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	<title>Perù Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<title>Perù Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Appello alla solidarietà internazionale: la protesta sociale è un diritto!</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2023 09:09:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga il seguente appello Di fronte alla gravissima repressione che si sta vivendo in questi giorni in Perù, che ha già causato più di 50 morti, di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p> <strong>Associazione Per i Diritti umani </strong>aderisce e divulga il seguente appello</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16869" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-2048x1366.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Di fronte alla gravissima repressione che si sta vivendo in questi giorni in Perù, che ha già causato più di 50 morti, di cui 7 minorenni, i cittadini peruviani residenti in Italia invitano i rappresentanti delle istituzioni, i parlamentari, i partiti politici, i sindacati, le organizzazioni sociali e culturali laiche e religiose e i singoli cittadini a sottoscrivere il seguente appello di solidarietà.&nbsp;</p>



<p>Chiediamo anche il vostro sostegno finanziario per aiutare a sostenere i bisogni primari delle migliaia di manifestanti che sono giunti nella capitale da diverse regioni del paese per esercitare il loro legittimo diritto alla protesta.&nbsp;</p>



<p>Le donazioni possono essere effettuate sul seguente conto corrente bancario:&nbsp;</p>



<p>IBAN: IT83O0358901600010570275236&nbsp;</p>



<p>A nome di Edda Milagros Pando Juarez&nbsp;</p>



<p>Banca Allianzbank&nbsp;</p>



<p>La mail per inviare le adesioni e maggiori informazioni è: <strong>solidarietaperu@gmail.com&nbsp;</strong></p>



<p><strong>APPELLO ALLA SOLIDARIETA&#8217; INTERNAZIONALE&nbsp;</strong></p>



<p><strong>LA PROTESTA SOCIALE È UN DIRITTO!&nbsp;</strong></p>



<p>Da più di 50 giorni migliaia di cittadini peruviani manifestano contro il governo di Dina Boluarte. La protesta è iniziata nelle città della Sierra meridionale e si è estesa ad altre regioni del Paese. Pochi giorni fa, folte delegazioni, per lo più composte dai popoli Quechua e Aymara, si sono recate nella capitale, Lima, dando vita alla Marcia dei Quattro Suyos.&nbsp;</p>



<p>La risposta del governo alla protesta sociale è stata una spropositata repressione, che ha già provocato più di 50 vittime, oltre a decine di feriti e arresti.&nbsp;</p>



<p>• Il governo di Dina Boluarte nega alla popolazione il legittimo diritto alla protesta sociale attraverso l&#8217;uso eccessivo e violento della polizia e della forza militare. I manifestanti affermano che la polizia spara per uccidere e questa versione trova conferma nei referti dei medici forensi che hanno rivelato che molti dei corpi esaminati presentano colpi precisi alla testa e al torace. Nonostante le prove, il governo continua a negare di aver commesso eccessi, difende la “condotta immacolata” della polizia e incolpa i manifestanti di quanto sta accadendo.&nbsp;</p>



<p>• Il governo Boluarte ha scatenato una campagna di criminalizzazione dei cittadini che protestano, definendoli terroristi, vandali e criminali. Questo discorso riporta il Paese al clima sinistro del regime di Alberto Fujimori, quando furono commesse gravissime violazioni dei diritti umani.&nbsp;</p>



<p>Fatte queste considerazioni, i firmatari di questo appello chiedono:&nbsp;</p>



<p>• che siano ascoltate le istanze dei manifestanti: un governo che in 50 giorni ha provocato 57 vittime, di cui 7 minori, oltre a più di mille feriti, è un governo che ha perso la sua legittimità; • L&#8217;immediata cessazione della violenza e il rispetto del diritto alla vita;&nbsp;</p>



<p>• La fine della campagna di criminalizzazione e discriminazione dei manifestanti e il rispetto del diritto alla protesta.&nbsp;</p>



<p><strong>Nessuno dovrebbe morire esercitando il proprio diritto a protestare!</strong></p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Tre aggiornamenti dall&#8217;America latina</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2023 09:43:12 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="457" height="306" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16808" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a><figcaption>epa10279404 Groups of truckers block roads in Rio de Janeiro, Brazil, 01 November 2022. According to videos released on social networks by leaders of that rebellion, they will only end the protest when &#8216; the Army intervenes&#8217; to &#8216;prevent the return of communism&#8217;. Bolsonaro, who lost the elections by a difference of 1.8 points against Lula, had not yet ruled on the result and had not been seen in public since  he voted in Rio of Janiero.  EPA/ANDRÉ COELHO</figcaption></figure></div>



<p>Brasile</p>



<p><br>È già notizia il fatto dell’invasione dei “Bolsonaristi” radicali alle sedi dei tre poteri dello Stato Brasiliano<br>domenica 8 gennaio. Oggi si ricordano le parole che Isabella Kalil, studiosa di politica di destra brasiliana<br>diceva a dicembre: affermava che i simpatizzanti di Bolsonaro si stavano preparando per creare il caos e<br>che erano in un processo di radicalizzazione. Questo era abbastanza chiaro vedendo le proteste avvenute<br>successivamente alla vittoria di Lula a novembre scorso e che abbiamo raccontato in questa sede<br>nell’articolo “America latina-i diritti negati. Brasile oggi”. Secondo la Kalil domenica 8 hanno inviato un<br>chiaro messaggio al paese e al Presidente: hanno dimostrato che si possono organizzare senza l’aiuto<br>diretto delle istituzioni o dei leader politici. L’estrema destra vuole dare filo da torcere a Lula, di questo non<br>c’è dubbio. Forze di sicurezza nazionale e membri delle forze armate potrebbero essere simpatizzanti di<br>questi gruppi estremisti in appoggio a Bolsonaro. Un fatto pericoloso, una grande sfida per la Presidenza<br>attuale, l’effetto valanga nel tanto ricercato equilibrio della politica brasiliana. In un certo senso, vedendo<br>quelle immagini di Brasilia ci siamo ricordati del triste episodio a Washington, guarda caso, esattamente<br>due giorni prima, ma nel 2021.<br>Oggi si cerca di riparare i danni, di sistemare le finestre rotte, gli uffici rovinati, smantellare la rete di<br>organizzazione dell’assalto e arrestare i presunti responsabili. Arrivano notizie di future proteste e si<br>rafforza sempre di più la sicurezza nazionale. Questa storia è appena iniziata, direi che dopo la vittoria di<br>Lula per i “Bolsonaristi” è un working progress.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="960" height="640" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16809" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></figure></div>



<p>Perù</p>



<p><br>Altre manifestazioni e di conseguenza altra forte repressione mercoledì 11 nella città precolombiana di<br>Cusco (un morto e più di trenta feriti) a causa del malcontento che c’è intorno alla destituzione e<br>detenzione del ex presidente Pedro Castillo avvenuta a dicembre. L’onda di manifestazioni si è fermata per<br>le festività, ma dopo capodanno hanno ripreso il suo corso. I manifestanti esigono la rinuncia della nuova<br>Presidente, la chiusura del Congresso e diversi cambi nella Costituzione.<br>Dopo due processi di destituzione contro il presidente Castillo, condotti dal Congresso, (in cui si tentava di<br>dichiarare la permanente incapacità morale), il mandatario, in vista della terza sfiducia, parla alla nazione e<br>annuncia la dissoluzione del Congresso e l’intervenzione dei massimi poteri del paese. In poche parole: un<br>autogolpe, non riuscito ovviamente. Una parte della sua cartella di ministri rinuncia e il Congresso vota per<br>la destituzione e la sua posteriore detenzione. In questo momento è in attesa di processo. Il popolo non ci<br>sta, così come non ci è mai stato. Perù ha una storia incredibile di frammentazione politica e una forte<br>frattura nella Costituzione perché esiste un articolo che permette molto facilmente che il Congresso possa<br>annullare le facoltà presidenziali. Per cui, negli ultimi tempi: sei presidenti in quattro anni. Non c’è stabilità,<br>né ora né prima, se ricordiamo il triste episodio di Alberto Fujimori. Cosa succederà? La nuova Presidente<br>potrà portare un po’ di equilibrio in un paese che da anni vive nello sbilanciamento più totale? Anche<br>questa situazione è in working progress.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="481" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-1024x481.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16810" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-1024x481.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-300x141.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-768x361.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-520x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 520w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></div>



<p>Venezuela</p>



<p><br>Una nazione in cui l’opposizione politica è un continuo e costante working progress deludente, inaffidabile<br>e disorganizzato. È per questa ragione che dopo 23 anni ancora non sono stati capaci di organizzarsi per<br>smantellare la narco tirannia che ha messo in ginocchio tutto il sistema politico, economico e sociale del<br>Venezuela. Parlare di crisi umanitaria, di Nicolás Maduro, di dittatura, di crisi politica, di crisi sanitaria e via</p>



<p>dicendo, ormai è diventata la normalità, per la diaspora venezuelana sparsa nei 5 continenti e per chi ci vive<br>dentro e ci fa i conti tutti i giorni.<br>L’ultima speranza si è ormai sgretolata. Aveva il nome di Juan Guaidó che, a gennaio del 2019, guidava il<br>governo ad interim con tre obbiettivi: sospensione dell’usurpazione, governo di transizione e elezioni<br>libere. Tutto molto democratico in un paese in cui la democrazia era scomparsa da 20 anni. Quel governo<br>ricevette il riconoscimento degli Stati Uniti, della maggior parte dei paesi latinoamericani ed europei.<br>Inoltre, permesse di accedere a importanti risorse economiche all’estero che altrimenti sarebbero state<br>prese dalla narco dittatura per finanziare narcotraffico, vendita di armi, ecc. Sembrava l’inizio della fine, la<br>luce in fondo al tunnel e invece no. Dopo più di tre anni, possiamo dire che Guaidó non è mai stato un vero<br>lider e l’opposizione non è mai riuscita a rimuovere di un centimetro Maduro, nemmeno a convocare<br>elezioni libere né, men che meno, a esercitare un reale potere dentro del Venezuela. Gli analisti affermano<br>che la mancanza di strategie chiare, i tentativi disorganizzati per far cadere Maduro e gli immancabili<br>scandali di corruzione interna hanno macchiato definitivamente questa presidenza parallela.<br>Ebbene, questo governo della speranza è arrivato al capolinea. A dicembre, il Parlamento ha votato per la<br>sua eliminazione con 72 voti a favore, 29 contro e 8 astenuti (dei quali tanti ex parlamentari<br>dell’opposizione). D’altro canto, Nicolás Maduro è riuscito a superare il suo peggior momento, a lui non<br>cambia niente questa decisione del Parlamento, perché la verità è che per lui non è mai cambiato niente.<br>Con o senza governo ad interim, Maduro è stato saldamente al governo, probabilmente ha anche<br>consolidato la sua politica autoritaria e sta riuscendo nel tentativo di camuffare definitivamente, agli occhi<br>del mondo, la sua dittatura per una democrazia sociale, cosa che il suo maestro Hugo Chávez era riuscito a<br>fare. Confondere le acque è una strategia molto usuale in America Latina in ambito politico.<br>Che ne sarà di questi tre paesi nel 2023? Hanno iniziato l’anno con i botti, direi scaduti, e non si prospetta<br>una situazione serena. I lavori in corso continueranno senz’altro. Dovremmo capire come.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Perù: la &#8220;Generación del bicentenario” dice basta!</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 10:28:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi È la protagonista di tante belle iniziative, ma anche delle manifestazioni e degli ultimi scontri di piazza a Lima, in Perù. I protagonisti sono giovani che vorrebbero un paese migliore e&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/11/25/america-latina-diritti-negati-peru-la-generacion-del-bicentenario-dice-basta/">&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Perù: la &#8220;Generación del bicentenario” dice basta!</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="770" height="470" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14834" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/0-300x183.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/0-768x469.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>È la protagonista di tante belle iniziative, ma anche delle manifestazioni e degli ultimi scontri di piazza a Lima, in Perù. I protagonisti sono giovani che vorrebbero un paese migliore e più giusto, che riflettono sul passato per tentare di cambiare il presente e il futuro e che portano avanti progetti per migliorare la società. Queste le loro parole: “…Perùviani che, sulla strada dei duecento anni della nostra indipendenza, desiderano un paese migliore: senza corruzione, sostenibile, pari opportunità, dove si rispetti e si riconosca la nostra identità e diversità”. Persone che si mobilitano per trovare soluzioni ai grandi e piccoli problemi. Sono stati battezzati così: “Generación del bicentenario”.</p>



<p>I ragazzi Perùviani sono usciti dalle scuole, dalle università e dalle case per denunciare il loro disaccordo sulla destituzione del Presidente Martín Vizcarra da parte del Congresso sostituendolo con Manuel Merino, a sua volta presidente del Congresso. La “Generación del bicentenario”, insieme al popolo, sostiene che questa sostituzione è arbitraria, poco democratica e incostituzionale; anche se per motivi di corruzione, è una sorta di colpo di stato. Sabato 14 novembre c’è stato il climax di repressione da parte delle forze dell’ordine e sono morti 2 giovani (di 22 e 24 anni), ci sono stati centinaia di feriti e una quarantina di <em>desaparecidos</em> (le notizie e informazioni a riguardo sono contrastanti: forse erano 40, o 42 o persino 47 scomparsi). In mezzo al caos, i giovani hanno continuato a ribellarsi, in forte divergenza con il governo: il tema dell’ennesimo atto di corruzione e arbitrarietà politica è stato il detonante. Il neopresidente Merino non ha resistito alla pressione e dopo meno di sei giorni dall’insediamento si è ritirato dopo aver subito la rinuncia della maggior parte del suo gabinetto. Di nuovo il paese è rimasto senza presidente. Il 17 novembre, l’ingegnere Francisco Sagasti prestava giuramento come terzo presidente in meno di una settimana.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="580" height="330" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14835" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 580w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru1-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 580px) 100vw, 580px" /></figure>



<p>Il Coordinamento Nazionale dei Diritti Umani in Perù (CNDDHH) ha denunciato davanti alla Procura la scomparsa di molte persone e ha richiesto un’immediata presa di posizione da parte del Ministero Pubblico e Ministero della Difesa. Da quello che si può costatare dai messaggi e video pubblicati in internet, dalla stampa e dalle denunce di associazioni, parenti e vittime stesse, diversi sono stati i responsabili di questa faccenda: il gruppo TERNA, uno squadrone dell’intelligence formato da agenti di polizia vestiti da civili e appartenenti alla Divisione di Operazioni Speciali della Polizia Perùviana; si sono infiltrati nelle manifestazioni di piazza e hanno commesso crimini contro la popolazione, ma non solo, diversi giovani feriti denunciano aver visto, sentito, non solo con le orecchie ma anche sulla propria pelle, spari con proiettili di gomma, biglie, hanno visto i fucili in mano con proiettili veri e hanno visto le manganellate da parte delle forze dell’ordine in divisa. Inoltre, più di un ferito ha denunciato il tentativo da parte dello stato di cancellare le evidenze e di incolpare la cittadinanza, facendo credere così che si è trattato di un episodio di violenza e guerriglia interna tra la popolazione e non tra polizia e i civili.</p>



<p><a href="https://elpais.com/internacional/2020-11-19/victimas-de-la-represion-en-las-protestas-en-peru-denuncian-intentos-de-destruccion-de-pruebas.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Luis Araujo, giovane sequestrato dagli agenti di polizia (senza divisa) la sera del sabato dopo essere stato presente nella manifestazione, ha chiesto attraverso il suo avvocato che si disattivi il gruppo TERNA, il suo avvocato ha denunciato: “Si sono identificati come poliziotti del TERNA, è stato detenuto, gli hanno coperto gli occhi, è stato obbligato a salire su una macchina e l’hanno picchiato. È stato detenuto in uno spazio dove c’era una sedia e una specie di latrina, lo hanno lasciato lì per tre giorni senza acqua né cibo mentre ascoltava la voce di sua madre che lo cercava: questo è tortura”.</a></p>



<p>Il Tribunale Costituzionale aveva un compito molto duro: fare pubblica la risoluzione sulla legalità o meno riguardo alla destituzione del ex presidente Vizcarra: il processo è andato male per i difensori dei diritti umani perché il Tribunale ha ritenuto che il Congresso ha agito in modo corretto, al contrario di quello che pensano i milioni di Perùviani che si sono riversati sulle strade. E poi ci sarebbe anche da capire cosa succederà con tutte queste denunce di violazioni che stanno arrivando in Tribunale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="640" height="366" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14836" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru2-300x172.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p>Ho ben presente tutti i momenti in cui la democrazia in Perù ha traballato ed è caduta veramente in basso. In modo particolare ricordo benissimo l’autogolpe perpetrato dalle forze militari di Alberto Fujimori 28 anni fa. Mentre si trasmetteva un suo discorso in TV dove Fujimori diceva: “Dissolvere, dissolvere temporaneamente il Congresso della Repubblica…”, truppe dell’esercito, della marina e delle forze aeree sono arrivate alle sedi del Parlamento, della Procura della Repubblica, del Ministero Pubblico e di altre istituzioni per prendere il controllo di esse a mano armata e con la violenza. I militari non hanno risparmiato nemmeno i sindacati. Ricordo tutto: le immagini, gli articoli di stampa, i militari, gli spari, Fujimori, i pianti, le urla, gli arresti e le storie dei Perùviani che sono poi arrivati in Venezuela. Dagli anni Novanta fino ad oggi, 6 presidenti Perùviani sono stati colpevoli di aver commesso atti di corruzione e dietro a loro tanti politici di destra, di centro e di sinistra. La corruzione è il peggior nemico dei Perùviani e questo, evidentemente dopo più di 20 anni, la “Generación del bicentenario” lo sa benissimo. Reagire come ha reagito la popolazione per le strade di Lima sembra essere stato quasi un atto dovuto. Parliamoci chiaro: sempre che sia in modo pacifico, sempre che si chieda il rispetto dei propri diritti e che si voglia l’onestà da parte delle forze politiche, queste manifestazioni di piazza sono importanti e necessarie. Ci saranno sempre vittime e ci sarà sempre abuso di potere. Questo è successo lo scorso 14 novembre a Lima.</p>
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		<title>Covid-19 tra gli Indigeni dell&#8217;Amazzonia. I contagi tra le tribù mostrano un crescente pericolo</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/07/17/covid-19-tra-gli-indigeni-dellamazzonia-i-contagi-tra-le-tribu-mostrano-un-crescente-pericolo/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2020 16:18:39 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="425" height="319" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/200327bras.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14418" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/200327bras.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 425w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/200327bras-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 425px) 100vw, 425px" /></figure>



<p>Marcia delle donne indigene in Brasile come resistenza alla politica repressiva di Bolsonaro. Foto: Eliane Fernandes / GfbV</p>



<p>Sei indigeni del popolo Nahua, tribù recentemente contattata, sono stati trovati infettati dal coronavirus. Vivevano in isolamento volontario nella parte peruviana del bacino amazzonico. Il contatto con le comunità più isolate è sempre associato a un alto rischio per loro. Già durante il loro ultimo contatto con il mondo esterno, più di 30 anni fa, sono state trasmesse malattie convenzionali, motivo per cui sono morti molti Nahua. Durante l&#8217;attuale pandemia, è più che irresponsabile cercare il contatto con i popoli isolati o addirittura forzarlo.</p>



<p>Purtroppo i popoli in isolamento e autosufficienti sono ripetutamente &#8220;visitati&#8221; contro la loro volontà. Gli invasori illegali entrano nei loro territori per tagliare legno o cercare l&#8217;oro. Gli evangelici che vengono a fare missione portano anche il Covid-19 e altre malattie. E poi ci sono sempre trasmissioni di malattie da parte di personale medico infetto che dovrebbe essere lì per aiutare. Ma la cosa più utile per questi indigeni è lasciarli decidere da soli sui loro contatti e proteggere la loro terra dagli invasori.</p>



<p>Un gruppo di lavoro per la protezione delle tribù isolate e recentemente contattate nella pandemia si riunisce per la prima volta in Brasile questo venerdì per discutere sul da farsi. È probabile che verrà presa la decisione di fornire l&#8217;accesso alle aree indigene con punti di controllo dove si possa essere testati per l&#8217;infezione. Molte comunità indigene hanno preso questa misura mesi fa. Il governo li ha duramente criticati per questo e sta cercando di fermare le misure di protezione. Almeno 20 indigeni, che in realtà sono isolati, hanno finora contratto il Covid-19 in Brasile.</p>



<p>Ci sono almeno 110 popolazioni indigene volontariamente isolate in tutto il mondo. La maggior parte di loro vive nel bacino amazzonico, tra Bolivia, Brasile e Perù. Hanno scelto l&#8217;isolamento soprattutto a causa di brutte esperienze di violenza e malattie infettive. I furti di terreni, il sovrasfruttamento delle materie prime nei loro territori e la distruzione ambientale ad essi associata ne minacciano l&#8217;esistenza.</p>
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		<title>&#8220;Business &#038; Human rights&#8221;. Il caso Glencore Xstrata in Perù</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jul 2018 08:45:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici inauguriamo oggi, con molto piacere, una nuova rubrica intitolata &#8220;Business &#38; Human rights&#8221; che sarà curata dalle bravissime Cecilia Grillo e Fabiana Brigante, entrambe Avvocato e esperte in Business&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #ff0000;">Care amiche e cari amici inauguriamo oggi, con molto piacere, una nuova rubrica intitolata &#8220;Business &amp; Human rights&#8221; che sarà curata dalle bravissime Cecilia Grillo e Fabiana Brigante, entrambe Avvocato e esperte in Business and Human rights.</span></h1>
<p><span style="color: #ff0000;">Sperando di farvi cosa gradita, ecco a voi il primo articolo di Cecilia Grillo.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/south-american-african-mines-lift-glencore-xstrata-copper-output-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10969" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/south-american-african-mines-lift-glencore-xstrata-copper-output-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="340" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/south-american-african-mines-lift-glencore-xstrata-copper-output-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/south-american-african-mines-lift-glencore-xstrata-copper-output-1-300x170.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Data la sempre maggiore importanza che le grandi imprese rivestono in ambito internazionale, il settore di business and human rights è andato con gli anni progressivamente espandendosi.</p>
<p>Ma cosa si intende per business and human rights? In tale ambito vengono inclusi tutti i rischi specifici che variano da azienda ad azienda a seconda del settore, che sono in grado di avere un impatto negativo sui diritti umani: violazione della privacy, discriminazioni, limitazione della libertà di espressione, violazione dei diritti dei minori, inquinamento ambientale, violazione dei diritti dei lavoratori, impatto sulle popolazioni locali, violazione del diritto alla salute, etc.</p>
<p>Così nel giugno 2016 il Consiglio dell&#8217;Unione europea ha pubblicato le sue ‘Conclusions on Business and Human Rights’, in occasione del quinto anniversario dell&#8217;approvazione degli UN Guidelines Principles (UNGP) da parte dell&#8217;UN Human rights Council.</p>
<p>Gli UNGP sono il primo strumento globale universalmente accettato in materia business e human rights, sviluppato dal professor John Ruggie in relazione al tema di <i>human rights and transnational corporations and other business entities.</i></p>
<p>Le UNGP sono costituite di tre pilastri che si basano sul ‘Protect, Respect and Remedy’ Framework:&#8221;<i>(i) the state duty to protect human rights against violations by third parties, including corporations; (ii) the corporate responsibility to respect human rights, meaning to act with due diligence to avoid infringing the rights of others; and (iii) greater access to effective remedies, both judicial and non-judicial, for victims of corporate human rights abuse</i>&#8220;.</p>
<p>In aggiunta è stato creato l&#8217;UN Working Group sul tema di Human Rights and Transnational Corporations and Other Business Entities al fine di promuovere ‘the effective and comprehensive dissemination and implementation’ degli UNGP.</p>
<p>Tuttavia, nonostante lo sviluppo di nuovi strumenti volti alla tutela dei diritti violati dalle operazioni delle grandi imprese, vi sono ancora immense difficoltà nel rendere tali strumenti effettivi ed operativi, sia per via del carattere di soft-law delle linee Guida ONU sia perché associando la <i>corporate social responsibility</i> con l&#8217;obbligo giuridico effettivo in un unico strumento, diventa  difficile distinguere gli elementi obbligatori da quelli volontari in tema di business and human rights.</p>
<p>Molte sono state le accuse nei confronti di imprese quali Chevron, Eni, Shell, Kik, Samsung, Nestlè, operanti in paesi in via di sviuppo, per aver violato norme nazionali e internazionali in tema di tutela di environmental rights, safety and health rights, indigenous people rights, workers&#8217; rights, etc.</p>
<p>Spesso queste grandi imprese operano i territori incontaminati e abitati da popolazioni indigene in quanto gran parte delle risorse naturali residue (ad esempio risorse minerali, acqua dolce e potenziali fonti di energia) si trovano sui terreni incontaminati del Sud America, Asia e Africa.</p>
<p>Si deve considerare inoltre che la domanda globale di risorse naturali è enormemente aumentata di recente, a causa principalmente del progressivo sviluppo dei non-Western States e in aggiunta dell&#8217;istituzione di regimi di investimento liberali e di trattati di riduzione dell&#8217;attenuazione del rischio che hanno ridotto i costi di impiego nello sviluppo delle risorse.</p>
<p>Per chiarire meglio qual&#8217;è il campo d&#8217;azione in tema di business e human rights, mi piacerebbe trattare brevemente il caso Glencore Xstrata in Perù: Glencore è una società mineraria anglo-svizzera registrata in Svizzera, che sfrutta le risorse minerarie nei paesi in via di sviluppo, non pagando quasi nessuna tassa, dato che il suo centro di profitto si trova in Svizzera, a Baar, Canton Zugo, uno dei cantoni che ha le aliquote fiscali più basse in Svizzera.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La miniera Tintaya-Antapaccay a Espinar, in Perù, di proprietà di Glencore PLC, si è dedicata alla produzione di rame per diversi decenni contaminando pesantemente l&#8217;ambiente circostante: i residenti bevono acqua avvelenata ogni giorno, non sono in grado di vendere le loro colture contaminate nei mercati locali e i metalli pesanti rinvenuti nei campioni di sangue e di urina minacciano la loro salute.</p>
<p>Infatti nessuno degli standard socio-ambientali, in tutela dell&#8217;ambiente e delle comunità locali, vengono rispettati nei paesi in via di sviluppo. Nel caso specifico del Perù, le leggi locali sono completamente ignorate, le regole di &#8220;due Diligence&#8221; di Glencore, non sono rispettate in un paese così corrotto, dove la società svizzera ha la possibilità di pagare giudici, avvocati, polizia, politici e persino strutture mediche: sia Glencore sia le autorità statali rimangono inattive quando si tratta di monitoraggio ambientale e protezione della salute.</p>
<p>Nel maggio 2015 l&#8217;European Center for Constitutional and Human rights (ECCHR), insieme ai residenti colpiti e alle organizzazioni Multiwatch (Svizzera) e Derechos Humanos sin Fronteras e CooperAcción (Perù), ha presentato una denuncia all&#8217;UN Special Rapporteur for the human right to safe drinking water and sanitation e all&#8217;UN Working Group on human rights and transnational corporations,  affinché esaminassero se Perù, Svizzera e/o Glencore stessero violando i loro obblighi ai sensi dei UNGP in relazione a business e human rights.</p>
<p>Tuttavia notevoli sono le difficoltà nell&#8217;attribuire responsabilità alla Glencore, dovute, oltre ai fattori sopra elencati in tema di corruzione, sia al carattere di soft-law dei UNGP sia al fatto che, sebbene diversi studi abbiano identificato sostanze contaminanti legate all&#8217;estrazione del rame in fonti d&#8217;acqua locali e campioni di sangue e urine dei residenti, tuttavia, questi studi non sono stati in grado di dimostrare quale particolare attività mineraria ne fosse responsabile: Glencore continua a negare ogni responsabilità per i problemi ambientali e di salute causati dalla sua miniera in Perù.</p>
<p>Oltre all&#8217;obbligo delle imprese di rispettare  i diritti umani, vi è anche un dovere degli stati di rispettare questi ultimi: secondo quanto disposto dagli UNGP, le aziende hanno la responsabilità di rispettare i diritti umani, ma lo Stato ha l&#8217;obbligo di proteggere i diritti umani dalle violazioni delle società; così l&#8217;organizzazione peruviana Instituto de Defensa Legal ha citato in giudizio lo Stato Peruviano, affinché sviluppasse piani sanitari, fornisse cure mediche urgenti e acqua potabile per i residenti, e regolamentasse efficacemente le attività minerarie.</p>
<p>Così anche la Svizzera ha un obbligo extraterritoriale, ai sensi dell&#8217;UNGP, di garantire che le società svizzere non siano coinvolte in violazioni dei diritti umani all&#8217;estero: Il governo svizzero è pienamente consapevole e complice di questi reati societari, è a conoscenza di cosa succede al di fuori dei suoi confini.</p>
<p>Nel giugno 2015, il governo svizzero ha dichiarato di essere pronto a sostenere uno studio internazionale per valutare la responsabilità di Glencore per l&#8217;inquinamento, a condizione che le autorità peruviane facessero lo stesso, tuttavia il governo peruviano finora non ha risposto all&#8217;offerta svizzera di sostenere lo studio.</p>
<p>Come questo molti altri casi rimangono e sono rimasti irrisolti, a causa della scarsa vincolabilità delle normative internazionali in tema di business and human rights, della corruzione dei governi locali e della scarsità di risorse legislative a tutela delle popolazioni locali.</p>
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		<title>Due approfondimenti sull&#8217;America latina</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2018 10:08:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Vi aspettiamo perché non dobbiamo trascurare situazioni in fermento, nel mondo, e perché vogliamo discuterne con tutte/i voi! Ingresso libero. Prenotazione obbligatoria, scrivendo a: info@peridirittiumani.com &#160; GRAZIE! 🙂 &#160; &#160; &#160;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vi aspettiamo perché non dobbiamo trascurare situazioni in fermento, nel mondo, e perché vogliamo discuterne con tutte/i voi!</p>
<p>Ingresso libero.</p>
<p>Prenotazione obbligatoria, scrivendo a: info@peridirittiumani.com</p>
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		<title>America latina: protagonismo per i diritti</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2018 12:02:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Continuiamo a fare informazione, ad approfondire, a divulgare le notizie dal mondo&#8230; Vi aspettiamo!</p>
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<p>Vi aspettiamo!</p>
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		<title>Venezuela. Tra il Premio Sakharov e la Siria</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Dec 2017 07:40:33 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="it-IT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Premio-Sakharov.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9949" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Premio-Sakharov.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="480" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Premio-Sakharov.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Premio-Sakharov-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></span></p>
<p>di Tini Codazzi</p>
<p><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Mercoledì scorso l’opposizione venezuelana ha ricevuto il Premio Sakharov 2017 consegnato dal Parlamento Europeo. E’un segnale importante perché vuol dire che l’Unione Europea è consapevole della crisi umanitaria che vive il Venezuela e del sequestro di cui la sua gente è vittima. Le parole di Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo, nel annunciare il Premio sono state: </span><span lang="it-IT"><i>“Questo premio non rappresenta solo un riconoscimento alla coraggiosa resistenza dell’Opposizione Democratica. Oggi, questo Parlamento vuole manifestare la sua vicinanza e rendere omaggio a tutto il popolo venezuelano: a coloro che sono stati imprigionati ingiustamente per aver espresso la propria opinione; a chi, quotidianamente, lotta per sopravvivere a un regime brutale; alle famiglie in lutto per la perdita dei propri cari durante mesi di ininterrotta pacifica protesta per la libertà.”</i></span> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">L’avvocato venezuelano Alfredo Romero, direttore della ong Foro Penal Venezolano, ha ricevuto il Premio Robert F. Kennedy per la difesa dei diritti umani consegnato dall’omonima Fondazione. In Italia, mozioni e risoluzioni a livello comunale, regionale e nazionale sono state approvate a favore della democrazia in Venezuela (Commissione Esteri del Senato della Repubblica, regioni come l’Emilia Romagna, Veneto, Toscana, comuni come Roma, Triggiano e Corato (BA), Vicenza, Rossano Veneto e Bassano del Grappa (VI), altrettanto è successo a livello intrenazionale in paesi come: Peru, Uruguay, Spagna. Nel mondo, Stati Uniti in testa, sono state applicate delle sanzioni economiche contro il governo del Venezuela e contro alcune alte cariche dello stato. L’Organizzazione degli Stati Americani, L’Organizzazione delle Nazioni Unite, L’Unione Europea, Amnesty International, Human Rights Watch, ecc. hanno denunciato e manifestato il loro ripudio per quello che succede nel paese. Ma tutto ciò non è sufficiente. Il Venezuela è un paese sotto sequestro. Un gruppo di uomini hanno in pugno un intero paese che piano piano agonizza sotto gli occhi di tutti. La mancanza di cibo e medicinali e la crisi nel mondo dell’istruzione sono dei chiari metodi di controllo della popolazione. Se un popolo è malnutrito, debole, povero e ignorante può essere sottomesso e manipolato molto più facilmente. E’ questo che ormai sta succedendo in Venezuela. </span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/frontera_venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9950" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/frontera_venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="700" height="468" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/frontera_venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/frontera_venezuela-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">La diaspora fa quello che può per raccogliere medicinali e beni di prima necessità e spedirli attraverso canali non ufficiali, perché il governo ha chiaramente negato la apertura di un canale umanitario dichiarando che la nazione non è in crisi, allo stesso modo, la diaspora gira il mondo diffondendo notizie, denunciando le continue e sistematiche violazioni dei diritti umani, chiedendo giustizia e più sanzioni economiche. Ma tutto ciò non è sufficiente.</span></span></p>
<p><span lang="it-IT">Il numero di bambini malnutriti aumenta di ora in ora, così come il numero di persone disperate che lasciano il paese. I malati di patologie come il diabete, tumori vari, AIDS, epilessia, malattie cardiache, ecc. da mesi non hanno accesso ai medicinali specializzati o ai trattamenti e stanno morendo in silenzio. Alcune vittime della repressione sfrenata di quest’anno aspettano contributi economici e donazioni da parte dei cittadini per poter iniziare trattamenti, procedere a interventi, ecc. Nessuno ha delle possibilità economiche per affrontare spese mediche e il diritto alla salute pubblica ormai è sepolto. Senza parlare della gravissima situazione dei prigionieri politici, la cifra ufficiale in data 29 novembre è di 299 prigionieri di coscienza. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-cucuta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9951" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-cucuta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="950" height="468" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-cucuta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 950w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-cucuta-300x148.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-cucuta-768x378.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 950px) 100vw, 950px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">Nei mesi scorsi le autorità colombiane discutevano se preparare e allestire campi profughi per i venezuelani che ogni giorno attraversano il confine con la Colombia. Le autorità delle città di confine erano molto preoccupate per l’emergenza iniziata nei primi mesi di quest’anno. 470.000 venezuelani sono in Colombia, poco meno della metà sono regolari, 67.000 hanno un permesso di soggiorno speciale, altri sono clandestini. Città di confine colombiane come Barranquilla, Maicao e Cúcuta sono in difficoltà per questa crisi. A Cúcuta, al meno 3.000 venezuelani dormono nelle piazze e sui marciapiedi. Di giorno puliscono i vetri delle auto, sono venditori ambulanti, chiedono l’elemosina, e quando cala il sole si posizionano su spazi pubblici e passano la notte. Nell’ottobre scorso, il governo di Panama ha innalzato una diga di contenimento all’intenso flusso migratorio venezuelano, il presidente ha ordinato che i cittadini venezuelani devono richiedere un visto per entrare nel paese, altrettanto, a causa di questa presenza massiccia, i social network e poi i giornali hanno diffuso i racconti di denunce per razzismo, ripudio, violenza psicologica, mobbing, ecc. da parte di panamensi verso questi immigranti. Non di meno i venezuelani in Ecuador: le cifre indicano che l’83% ha un livello scolastico superiore e/o universitario, sono professionisti ma lavorano come colf, camerieri, venditori ambulanti, babysitter, ecc. E così’ potrei continuare e parlare di casi di questo genere in quasi tutti i paesi dove i venezuelani disperati sono andati. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-colombia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9952" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-colombia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-colombia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-colombia-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">Alcuni giornali venezuelani hanno pubblicato la notizia allarmante del fenomeno della prostituzione venezuelana in paesi come Colombia, Ecuador, Peru, Repubblica Dominicana. Donne di tutte le classi sociali, alcune perfino professioniste che in Venezuela erano impiegate, maestre, medici, ecc. e che grazie alla crisi hanno cambiato “lavoro” e paese per poter sfamare le loro famiglie. Tutte rispondono che lo fanno per avere in cambio cibo o bensì soldi per comprare alimenti e medicine e mandarli ai parenti rimasti in Venezuela. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Come mi ricordano tutti questi fatti la situazione che da anni viviamo in Europa a causa dell’emigrazione clandestina. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Nel frattempo, il presidente Nicolas Maduro e il suo entourage continua a negare che in Venezuela ci sia una crisi, grazie ai social network girano filmati e commenti di persone e ong o associazioni che denunciano come il governo ignora questa situazione e umilia il proprio popolo facendo baccanali con champagne e aragoste, parlando in TV mentre mangiano, mostrando le loro ville, i loro vestiti di marca, rinfacciando regali costosi, spendendo i soldi in viaggi, mentre il popolo più povero rovista nella spazzatura, fugge attraverso la frontiera, muore di fame, di malaria, di tubercolosi, di sofferenza e mentre i prigionieri politici marciscono in prigione e gli viene negato ogni diritto. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezolanos-en-peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9953" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezolanos-en-peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezolanos-en-peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezolanos-en-peru-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezolanos-en-peru-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezolanos-en-peru-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">Basta ya! Liberiamo il Venezuela sotto sequestro!</span></p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;  Riflessioni di una vacanza a Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 01:21:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; Voi tutti o quasi tutti che se non siete già in vacanza state comunque per partire. Voi che andrete al mare, in montagna, al fresco insomma. A voi stavo pensando&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Mayra Landaverde</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/untitled-1093.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9138" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/untitled-1093.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="465" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/untitled-1093.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/untitled-1093-300x233.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">Voi tutti o quasi tutti che se non siete già in vacanza state comunque per partire. Voi che andrete al mare, in montagna, al fresco insomma. A voi stavo pensando adesso che in tanti andate proprio nel mio paese. Meta preferita per i viaggi di nozze soprattutto. Da immigrata in Italia è proprio una gran fortuna essere messicana. Tutti sorridono quando dico da dove vengo, certo fossimo negli Stati uniti si sorriderebbe di meno. A voi pensavo mentre da una finestra dell’ospedale Buzzi l’unica cosa che potevo ammirare era un palazzo alto con la scritta Regione Lombardia. Eh già, perché io questa estate sarà l’unica cosa che vedrò. La regione Lombardia. Neanche, diciamo che vedrò solo Milano. Ho il compito di far nascere una bambina. Che non avrà il passaporto italiano, avrà quello marocchino e quello messicano. Cioè, lei avrà dei passaporti che li “donano” una identità di luoghi che non ha mai visto, invece qui, dove nascerà verrà trattata da straniera. Dovrà fare la fila con la mamma al commissariato per rinnovare il permesso di soggiorno. Pensateci bene a queste parole. Permesso-di-soggiorno. Lei dovrà chiedere il permesso allo stato italiano di soggiornare qui, come l’ha chiesto anche mio primo figlio e come continuiamo a chiederlo ogni anno io e mio marito. E migliaia di altre persone, figli nati qui inclusi.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">So bene che tante persone lo ritengono giusto, chiedere il permesso di entrare, di soggiornare, qui però. Ora che si parla così tanto di frontiere di territorio, anzi, di difendere il territorio. Vorrei ricordare a tutte queste persone che di solito cominciano le loro frasi con: “Io non sono razzista ma…” </span></p>
<p><span style="font-size: large;">In America latina vivono milioni d’italiani. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">In Perù</span></p>
<p><span style="font-size: large;"> fino al 2015 c’erano 35,000 italiani a viverci e lavorare. Più di un milione e mezzo di peruviani hanno origini italiane.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">In Brasile si trova la maggior quantità di discendenti da italiani nel mondo dopo gli Stati uniti. Gli italiani cominciarono ad arrivare dai tempi di Amerigo Vespucci.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Attualmente in Venezuela vivono circa 190,000 italiani dei quali più di 30,000 con cittadinanza venezuelana. Si, loro hanno dato la cittadinanza.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">E arriviamo al Messico. Nel mio paese lo scambio culturale o flusso migratorio, scegliete voi, con gli italiani cominciò dai tempi della conquista spagnola, dove numerosi religiosi che lavoravano già per la corona spagnola si sono stabiliti in Messico.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Quasi tutti gli italiani che sono arrivati ( e arrivano anche adesso) provengono dal nord. Prima il nord! dice qualcuno.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Più di un milione e mezzo di messicani hanno origini italiane.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Le seguenti città messicane sono composte per più del 90 per cento da gente italiana: Chipilo, Gutierrez Zamora, Zentla, Barreto y Lombardìa. Con accento sulla i.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Io scrivo queste parole non con cattiveria o con aria di vendetta, la mia intenzione non è quella di dirvi “Ecco, vedete anche voi andate di là!” ma così a titolo informativo, perché voi sappiate tutti che il mondo è mondo e a me le frontiere, invenzione dell’uomo per complicarci l’esistenza, mi fanno schifo e nel mio piccolino anche da una stanza di un ospedale, lotterò sempre per abbatterle. Tutte. Ovunque.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Siete curiosi di vedere un italiano che se non parla veneto parla solo spagnolo con un accento più messicano del mio?</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ecco un video di una serie bellissima di reportage di alcune comunità di stranieri che vivono in Messico. Questo video parla di Chipilo, conosciuta comunità veneto messicana che non ha mai dimenticato da dove viene e sa bene dove si trova adesso.</span></p>
<p><a href="https://youtu.be/rarJz3ojAHw?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0"><span style="font-size: large;">https://youtu.be/rarJz3ojAHw?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
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		<title>Il fenomeno della tratta di persone: crimine organizzato trasnazionale</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2016 09:31:17 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Veronica Silva</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La schiavitù del secolo XXI È un fenomeno globale che implica l’uso di violenza, minacce, raggiri con la finalità di creare una forza lavoro malleabile e sfruttabile. Secondo dati raccolti da UNODC (United Nation Office for Drugs and Crime), sono almeno 152 i paesi di origine e 124 di destinazione coinvolte nella tratta di persone, essendo oltre 510 i flussi di questo traffico umano che attraversano il mondo; da ciò possiamo concludere che non c’è paese immune a tale fenomeno criminale. L&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) stima che attualmente le vittime di tratta siano 35 milioni, da considerare anche che il profitto totale illecito prodotto in un anno dai lavoratori forzati è stato stimato di circa 32 miliardi di dollari nel 2005. I dati sono comunque approssimativi. Il Protocollo per prevenire, sopprimere e punire il traffico di persone delle Nazioni Unite, che integra la Convenzione contro il Crimine Organizzato Transnazionale, è abbastanza esteso da comprendere diverse forme di sfruttamento attraverso la tratta, alcuni delle quali sono il lavoro forzato (40%) e lo sfruttamento sessuale (53%). Le principali vittime di questo fenomeno sono bambini e donne. Secondo dati recentemente raccolti da UNODC sul numero delle vittime rilevate dalle autorità statali nel mondo, due terzi delle vittime erano donne e il 79% delle vittime erano soggette a sfruttamento sessuale.</p>
<p>Le definizione di questo reato varia, cosi come le capacità di rilevare le vittime. Ci sono molti fattori che possono rendere un paese vulnerabile al traffico di persone, il più citato di tutti è la povertà, ma ci sono molti paesi poveri che non sembrano produrre grandi numeri di vittime, quindi la povertà in sé non è la sola spiegazione del fenomeno.</p>
<p>Le popolazioni della diaspora lo sono sicuramente. La situazione al riguardo non è meno drammatica in America Latina dove, come nel resto del mondo, le vittime sono principalmente bambini, adolescienti e donne. Secondo l’Indice Globale di Schiavitu’ (Índice Global de Esclavitud) il Perù è il quarto paese dell&#8217; America Latina con più casi di tratta dopo Guatemala, Reppublica Dominicana e Haiti. Nicaragua è uno dei provveditori di minorenni mentre Honduras, Guatemala e Messico sono i punti di incontro delle vittime che saranno inviate, maggioritariamente, agli Stati Uniti e al Canada. Le vittime di tratta in Perù sono approssimativamente 66 mila, di cui il 60% sono minorenni e il 90% donne.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/trattaessseriumani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7377" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/trattaessseriumani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="trattaessseriumani" width="800" height="581" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/trattaessseriumani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/trattaessseriumani-300x218.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/trattaessseriumani-768x558.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un recente reportage di PROMSEX Perù sulla situazione attuale di migliaia di bambini e adolescenti, dagli 11 anni in sù, vittime dello sfrutamento sessuale, ha scosso il paese perchè ha portato alla luce una delle questioni più contrastanti di un paese in via di sviluppo. Il reportage è stato girato a “La Pampa” in Madre de Dios, dipartimento peruviano nell’Amazonia. Migliaia di bambine e adolescenti sono state recluse forzatamente per essere sfruttate sessualmente nei “bares” di La Pampa, lì dove l’attività mineraria informale è prolifera, il che fa dei minatori i principali clienti di questo commercio umano. Le vittime sono spesso reclutate con inganni, i trafficanti hanno bisogno di guadagnare la fiducia delle potenziali vittime, per cui, il reclutamento è spesso portato da cittadini che appartengono allo stesso Stato delle vittime. L&#8217;uso di donne per reclutare altre donne è stato documentato da studi condotti in questo campo. Per molte forme di crimine, le donne sono meno probabili ad essere esecutori; nel traffico umano è un&#8217;eccezione. Le ragazze non possono provare a fuggire o tentare di ribellarsi a questa rete criminale perchè verrebbero picchiate, punite disumanamente e addirittura squartate. Jerónimo Centurión, giornalista peruviano, ha intervistato un medico della zona, testimone di questa drammatica realtà, che ha dicchiarato di aver visto “il corpo di una donna senza testa in La Pampa”. Il dramma però colpisce altre zone del Perù come La Rinconada, un insediamento minerario nel dipartimento di Puno. La Polizia peruviana stima che nella Rinconada essistano più di 4.500 donne vittime del traffico sessuale e che, secondo esperti del crimene organizato, i trafficanti operano in “alleanza” con le miniere informali. “Ci trattenevano i documenti e non ci davano soldi affinchè non scappassimo. C’erano molte boliviane e peruviane, anche colombiane. A volte ci incontravamo per strada. Vivevamo sotto minaccia”, racconta ad un giornale latinoamericano una delle pocche vittime che è riuscita a fuggire da quell&#8217; inferno chiamato La Rinconada.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/trataesseriumani3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7378" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/trataesseriumani3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="trataesseriumani3" width="800" height="1053" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/trataesseriumani3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/trataesseriumani3-228x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 228w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/trataesseriumani3-768x1011.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/trataesseriumani3-778x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 778w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>Molti paesi solo recentemente hanno approvato, e altri devono ancora farlo, la legislazione che fa del traffico umano un crimine. Il Codice penale peruviano prevede fino a 20 anni di prigione per il delitto di tratta di persone, ma l’unica legge che sembra prevalere in zone come Madre de Dios e La Rinconada, e altre parti del mondo, è la legge dell’oro che, attraverso le miniere informali, permette che queste bambine siano sfruttate fino a morire con la complicità dello Stato assente e il silenzio dei mezzi di comunicazione che occulta questa realtà latente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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