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	<title>Plaestina Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Salah Abdel Ati. Prove di riconciliazione a Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2019 06:03:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Salaah chiede che in Europa si manifesti e si parli della Giornata del Ritorno e dell&#8217;Anniversario della Marcia di Patrizia Cecconi (da www.pressenza.it) A Milano, in una sala dell’albergo Michelangelo gremita di pubblico nonostante l’evento&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-large;"><span class="gmail_default"><b>Salaah chiede che in Europa si manifesti e si parli<br />
della Giornata del Ritorno e dell&#8217;</b></span></span><span style="font-size: x-large;"><span class="gmail_default"><b>Anniversario della Marcia<br />
</b></span></span>di Patrizia Cecconi (da www.pressenza.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12150" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9-300x240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p align="justify">A Milano, in una sala dell’albergo Michelangelo gremita di pubblico nonostante l’evento sia stato organizzato in soli tre giorni, si è svolta ieri una sorta di prova informale di dialogo tra le diverse fazioni politiche della tormentata Palestina.</p>
<p align="justify">L’occasione è stata la conferenza organizzata per accogliere l’avv. Salah Abdel Ati proveniente da Gaza e diretto in Belgio e in Svizzera per perorare la causa palestinese di fronte al Parlamento europeo e alla Commissione per i diritti umani.</p>
<p align="justify">La serata di Milano è stata aperta dal saluto inviato dal console Hani Gaber, vale a dire da una voce dell’Anp, impossibilitato a partecipare in quanto fuori Milano, il quale ha ripreso e rilanciato uno degli obiettivi cari al giovane avvocato gazawo e alle organizzazioni che rappresenta e cioè l’importanza di superare le divisioni politiche in funzione dell’obiettivo comune: abbattere l’illegale occupazione pluridecennale della Palestina da parte di Israele.</p>
<p align="justify">Subito dopo la lettura del messaggio, l’avv. Salah ha fatto proiettare due brevi video in modo che il pubblico vedesse i due aspetti della Grande marcia per il ritorno che si svolge ogni venerdì lungo i confini dell’assedio. Quella in cui, mentre la conferenza si svolgeva, aveva già visto l’uccisione del piccolo Yousef Al Dayeh per mano dei cecchini dell’esercito israeliano e decine di feriti.</p>
<p align="justify">Il primo video mostrava alcune delle uccisioni “gratuite” di manifestanti disarmati compresi bambini, donne, personale medico di soccorso e giornalisti, tutto configurabile come crimine contro l’umanità secondo la legalità internazionale, in particolare la IV Convenzione di Ginevra. Il secondo video, invece, rappresentava la parte creativa, in qualche modo addirittura “folle”, che i gazawi offrono al mondo, ballando la dabkeh, facendo acrobazie di parkour o contraendo matrimoni officiati lungo il border, sotto il lancio dei micidiali canister e sotto la mira degli snipers israeliani.</p>
<p align="justify">Il pubblico, in parte informato solo attraverso i media mainstream, ha accolto con interesse queste immagini alle quali è poi succeduta l’esposizione dell’ospite che con grande chiarezza ha spiegato origine, composizione e prospettive della grande marcia.</p>
<p align="justify">L’intervento di Mohammed Hannoun, presidente dell’API e rappresentante della parte legata alla fazione politica più religiosa, è stato anch’esso impostato sulla necessità di trovare un’intesa in nome del comune obiettivo di una Palestina libera. L’arch. Hannoun ha anche insistito sull’esempio che questa conferenza stava dando, accogliendo l’indicazione della Grande marcia di avanzare uniti sotto un’unica bandiera, quella palestinese. Il suo impegno, anche pratico, come l’offrire l’elegante sala per la conferenza, cosa che ovviamente non ha reso pubblica ma che gli organizzatori sapevano, è stata un’ulteriore dimostrazione dell’interesse verso un percorso unificante anche con la parte più laica della rappresentanza politica palestinese. I suoi interventi sono stati accolti con favore dal pubblico e dall’ospite, così come gli interventi di Khader Tamimi, rappresentante della Comunità palestinese lombarda e coordinatore, su nomina dell’ambasciata palestinese, delle comunità palestinesi in Italia.</p>
<p align="justify">Anche il dr. Tamimi infatti, ha ribadito la necessità di accogliere il messaggio inviato da Gaza e portato dall’Avv. Salah, superando le chiusure e le divisioni e riconoscendo, come ha affermato quest’ultimo, che la battaglia di Gaza riguarda tutta la Palestina e che se Gaza riuscirà a vincere, la Palestina avrà vinto, perché quel che Gaza sta chiedendo è soltanto il rispetto della legalità internazionale, in particolar modo della Risoluzione Onu 194 che riguarda i palestinesi tutti, quelli di Gaza, della Cisgiordania, di Gerusalemme, della diaspora e finanche quelli con cittadinanza israeliana.</p>
<p align="justify">Tra gli interventi più significativi va rilevato quello dell’avv. Giannangeli, il quale ha posto l’attenzione suilimiti del ricorso alla Corte penale internazionale, limiti che l’attivista e avvocato palestinese ha affermato di ben conoscere, ma tuttavia, ha detto, quella della Corte penale internazionale è una strada da battere quantomeno per ottenere quell’attenzione che né l’ONU né le varie Istituzioni cui si è fatto appello hanno mai concretamente mostrato bloccando o almeno punendo i crimini israeliani.</p>
<p align="justify">Ma cosa vuole, in sintesi, l’avv. Salah Abdel Ati dall’Italia e dall’Europa, oltre alla solidarietà da parte della società civile, motivo per cui è venuto a portare la sua testimonianza sulla Grande marcia del ritorno e sulla situazione nella Striscia di Gaza? Per capirlo meglio, oltre alle parole e alle immagini della serata, abbiamo deciso di farci rilasciare un’intervista.</p>
<p align="justify">A fine conferenza approfittiamo dell’accoglienza del dr. Tamimi per prenderci tutto il tempo necessario per conoscere meglio gli aspetti sociali e politici della società gazawa e i progetti delle associazioni rappresentate dall’avv. Salah. Confortati da un cosiddetto spuntino, in realtà ben più di questo, come usa in qualunque famiglia palestinese, iniziamo la nostra intervista.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei è un giovane avvocato ma ha già molti anni di esperienza nelle lotte per i diritti umani in Palestina. Vuole raccontarci un po’ della sua vita a Gaza?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Veramente non sono tanto giovane, ho 44 anni e due dei miei quattro figli sono già all’università. Il ragazzo studia ingegneria e la ragazza è al primo anno di farmacia. Noi vogliamo che i nostri figli studino e tutte le famiglie a Gaza vogliono questo. Non tutti però possono date le condizioni economiche, ma la percentuale di iscritti all’Università, maschi e femmine, è molto alta.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei fa parte delle famiglie arrivate a Gaza in seguito alla cacciata dovuta alla Nakba o è originario della Striscia?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sono uno di quel 75% di gazawi che vive in un campo profughi in quanto la mia famiglia è arrivata a Gaza dopo essere stata cacciata dalla Palestina storica. Da allora viviamo nel campo profughi di Jabaliya, al nord della Striscia<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Jabaliya è il luogo da cui partì la prima intifada, cioè la rivolta delle pietre, come venne chiamata, dopo l’uccisione di alcuni palestinesi investiti da un camion dell’esercito israeliano nel dicembre del 1987, è così?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sì, la rivolta partì da Jabaliya. La situazione era già carica e quella fu l’occasione che fece esplodere la rabbia palestinese. Inoltre, il giorno dopo l’investimento, gli israeliani spararono, uccidendolo, a un bambino che aveva lanciato delle pietre e da Jabaliya la rivolta si allargò e si espanse in tutti i territori occupati. Io ero un ragazzino e, come tutti gli altri ragazzini, partecipai alla rivolta. La mia gamba destra porta ancora i segni lasciati da Israele.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Durante e dopo la prima intifada si occupò di politica in modo sistematico o rimase nelle fila della rivolta spontanea?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Mi occupai di politica. Entrai nel Fronte Polare di liberazione (PFLP) e venni eletto rappresentante degli studenti. Sono rimasto nel Fronte popolare fino ad alcuni anni fa.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Il PFLP ha sempre rappresentato l’anima laica e di sinistra della Palestina, è vero?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sì, il PFLP è stato il primo partito ad avere delle donne tra i suoi massimi dirigenti, però ora non faccio più parte dell’organizzazione politica, ma seguito a svolgere le attività in cui ho sempre creduto e per le quali ho lavorato anche nel Fronte Popolare.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Per esempio?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Per esempio la formazione politica e sociale dei giovani, i tavoli di formazione e di dialogo con le donne. Lo studio dei diritti umani e le violazioni che Israele, ma anche le autorità che governano la Palestina, sebbene in forma e numero diversi, commettono. Tutti i programmi che svolgiamo nel sociale. Insomma tutto ciò che dovrebbe preparare alla vita in una società libera, quella per la quale lavoriamo e per la quale abbiamo iniziato l’esperienza della Grande marcia del ritorno.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei è coordinatore per gli aspetti legali della Grande marcia del ritorno. Ci può dire come e da chi è nata l’idea di questa Marcia che finora ha visto circa 250 martiri e oltre 25.000 feriti? e chi realmente la porta avanti? Le faccio questa domanda perché i nostri media, a parte quelli “di nicchia” ne parlano come di un progetto imposto da Hamas alla popolazione gazawa. Un progetto crudele che manda a morire tanti innocenti.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>No, non è un progetto di Hamas. Io ho molti contatti con l’occidente e so bene come vengono manipolate le notizie. Intanto diciamo che in questo modo la colpa delle uccisioni non si dà agli assassini ma si scarica su una parte della società gazawa, quella che ne rappresenta il governo di fatto. Hamas può essere accusato di restrizioni e di una visione reazionaria rispetto ai valori della sinistra laica, ma non può essere accusato degli omicidi israeliani. Israele uccide manifestanti inermi, si è accanita su due dei giornalisti più competenti e conosciuti anche all’estero. Due reporter che mandavano foto inequivocabili alle agenzie internazionali. Non è un caso. I suoi cecchini colpiscono il personale sanitario mentre presta soccorso. Sparano sui bambini. Sono tutti crimini contro l’umanità e se il Diritto internazionale non sanziona Israele per questi numerosi e continui crimini, Israele continuerà a commetterli e queste violazioni peseranno anche sulle vostre democrazie. Comunque la grande marcia non è un progetto di Hamas, ma il movimento di Hamas partecipa, al pari di membri di Fatah, del Popular Front, del Democrat Front, degli altri movimenti politici e delle organizzazioni della società civile che hanno aderito in grande numero alla Marcia.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Le ripeto la domanda che le avevo fatto e alla quale già mi ha risposto, ma solo in parte. Abbiamo capito che non è nata da Hamas e che non è governata da Hamas, ma come è nata l’idea della Grande marcia?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>E’ nata alla fine del 2017 discutendo sulla situazione che ci vede schiacciati sotto l’assedio. Acqua quasi totalmente non potabile, elettricità somministrata a piacere di Israele tre, quattro ore a caso durante il giorno o la notte col chiaro intento di rendere più difficile possibile la vita dei gazawi. Campi continuamente distrutti o dalle ruspe o dagli aerei che distribuiscono diserbanti. Bombardamenti israeliani a piacere. Disoccupazione altissima. Salari tagliati anche dall’Anp. Il grado di esasperazione dei giovani e degli adulti che si alterna a fenomeni di depressione per mancanza di futuro. Insomma una situazione insostenibile. Discutendo veniva fuori che in questi 70 anni in tutta la Palestina e, in particolare, in questi 12 anni di assedio a Gaza, nessuna lotta è mai riuscita vincente.</p>
<p align="justify">La resistenza è un nostro legittimo diritto ma né la resistenza armata, né la non violenza hanno mai portato all’ottenimento dei diritti spettanti al nostro popolo. Allora abbiamo pensato, discutendo e anche litigando, che un vero movimento popolare, un movimento di massa, senza uso di violenza, avrebbe potuto aiutarci ad ottenere quel che ci è dovuto. Abbiamo pensato che un diritto riconosciutoci dall’ONU già nell’anno della Nakba rappresentava tutti i palestinesi, la Risoluzione 194, cioè il nostro diritto al ritorno nelle terre, nelle case da cui siamo le nostre famiglie sono state cacciate. Così abbiamo pensato, organizzandoci in comitati, a organizzare questa grande Marcia, ricreando lungo il confine dell’assedio, gli accampamenti in cui le tende portavano il nome dei villaggi e delle città da cui siamo stati cacciati. Sarebbe stato un grande movimento e forse il mondo delle istituzioni ci avrebbe finalmente dato ascolto. La Grande marcia non vuole divisioni tra fazioni politiche e questo è un altro nostro importante obiettivo.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Ma non avete messo in conto che Israele avrebbe potuto fare una carneficina?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Israele ci ammazza ogni giorno e il mondo sta in silenzio. I nostri giovani hanno ideato il fumo nero degli pneumatici per coprire la vista ai cecchini, ma il mondo non ferma Israele, anzi lo protegge e addirittura abbiamo letto sui vostri giornali che i nostri giovani sono violenti perché incendiano gli pneumatici! Il nostro popolo ama la vita, non vuole morire, ma la morte è messa in conto. Lei ha visto durante la proiezione dei filmati che abbiamo adottato la vostra canzone “Bella ciao”? ebbene l’ultima strofa della vostra canzone è quella che ci porta a lottare a rischio della vita, morire per la libertà.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Caro avvocato, è eroico e mi azzarderei a dire commovente quel che mi sta dicendo, ma il mondo delle istituzioni non sembra capirlo.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>E’ per questo che sto facendo questo viaggio. Domani sarò a Bruxelles perché abbiamo bisogno di lobbies politiche che ci aiutino a imporre a Israele le giuste sanzioni secondo la normativa giuridica internazionale. Senza sanzioni che costringano Israele al rispetto dei diritti umani non ci sarà né giustizia né pace.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei a Gaza dirige il centro Masarat, giusto? Qual è l’attività di questo centro?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Il Masarat – Palestinian Center for Policy Research &amp; Strategic Studies segue una filosofia di apertura in tutte le direzioni e l’obiettivo prioritario su cui stiamo lavorando da molti anni è quello di raggiungere la riconciliazione tra le due fazioni più importanti, i cui leader governano rispettivamente la Cisgiordania (Fatah) e la Striscia di Gaza (Hamas). Noi siamo convinti che senza unificazione tra tutte le forze politiche non ci sarà alcuna possibilità di battere l’occupazione. Sul fronte interno, dal punto di vista politico,  lavoriamo per questo. Sul fronte esterno lavoriamo per ottenere il rispetto dei diritti umani da parte di Israele, ma se cogliamo violazioni dei diritti umani da parte delle autorità palestinesi non esitiamo a denunciarle e a chiedere che vengano ripristinati i diritti violati. Recentemente abbiamo denunciato come violazione dei diritti umani anche il taglio degli stipendi agli impiegati di Gaza da parte dell’ANP.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Questo tipo di denunce non può acuire le distanze tra  Fatah e Hamas?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>No, perché noi non denunciamo per conto dell’una o dell’altra fazione politica, ma in nome del rispetto del popolo palestinese che è un dovere rispettare, quale che sia l’orientamento politico dei singoli cittadini. Noi abbiamo un programma con obiettivi precisi e strategie precise. Critichiamo i comportamenti che ledono il popolo palestinese e sono quelli che acuiscono le intolleranze politiche. Il nostro obiettivo finale è la fine dell’occupazione perché è da questa lunghissima occupazione che genera la corruzione, l’esasperazione e sfiducia.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal">Abbiamo un numero altissimo di diritti riconosciuti sulla carta ma mai applicati. Domani a Bruxelles, dove speriamo di poter avere presto una sede, e nei giorni successivi a Ginevra (Commissione dei diritti umani) andrò con questo compito, quello di segnare un passo concreto verso la fine dell’occupazione<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>E se l’obiettivo interno per cui lavorate da anni non si realizzerà?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal">R. Se si realizzerà avremo una chance, non la certezza, ma una chance di abbattere l’occupazione. Se invece non si realizzerà resteremo in una situazione continuamente precaria, Israele seguiterà a mangiarsi la West Bank e seguiterà lo stillicidio di vite palestinesi sia lì che a Gaza. Ma a Gaza potrebbe anche prendere forma la sempre minacciata nuova guerra di aggressione  e allora non sarà solo Gaza a pagarne le conseguenze. Noi vogliamo l’unificazione, ma sappiamo che in realtà non abbiamo delle leadership democratiche. In Palestina abbiamo delle figure di grande intelligenza, ma non si riesce a uscire dalla logica del personalismo, mentre avremmo bisogno di una struttura democratica. Noi lavoriamo per questo ed è per questo che operiamo in tutte le direzioni che poi è il significato che ha il nome dell’associazione che presiedo, “Masarat”, cioè “in ogni direzione”.</p>
<p>D. Vorrei farle un’ultima domanda. Vedo che ormai è notte fonda e domattina presto dovrà partire, ma può dirmi cosa pensa dei Paesi arabi rispetto alla situazione di Gaza e della West Bank?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Sarò necessariamente sintetico. I Paesi arabi sono l’essenza della conflittualità poliedrica. Prendiamo ad esempio il Qatar. Il Qatar ha interessi sia in West Bank che nella Striscia, offre finanziamenti, ricostruisce interi quartieri distrutti dai bombardamenti ma, al tempo stesso, collabora con Israele. Questa è una situazione che in modo più o meno evidente ritroviamo in quasi tutti i Paesi arabi. Non abbiamo altri alleati credibili che noi stessi,per questo il nostro obiettivo è l’unità dei palestinesi e quindi la riconciliazione.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Bene, la ringrazio e le auguro buona fortuna a Bruxelles e a Ginevra<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Vorrei chiudere affidandole un messaggio per il popolo italiano. Al popolo italiano vorrei dire, potete sostenerci boicottando Israele affinché capisca che la società civile non sostiene i suoi crimini, e potete sostenerci chiedendo alle vostre istituzioni di esprimersi a favore della nostra causa, cioè a favore della giustizia.</p>
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		<title>ARISTI per GAZA: la mostra a Milano!</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2016 08:22:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Vi aspettiamo numerosi alla TRE GIORNI dedicata alla PALESTINA!!! &#160;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vi aspettiamo numerosi alla TRE GIORNI dedicata alla PALESTINA!!!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-599.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7215" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-599.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-599" width="909" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-599.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 909w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-599-300x212.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-599-768x542.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 909px) 100vw, 909px" /></a></p>
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		<title>&#8220;Conoscenza nel rispetto delle differenze, il mondo arabo soffre sotto il velo del pregiudizio&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/05/19/conoscenza-nel-rispetto-delle-differenze-il-mondo-arabo-soffre-sotto-il-velo-del-pregiudizio/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2016 09:43:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Presentato il 17 maggio a  Roma il  libro &#8220;Quel Velo Sul Tuo Volto&#8221; di Nicola Lofoco, alla presenza dell&#8217;Ambasciatrice di Palestina e del Delegato d&#8217;Affari della Lega Araba in Italia. &#160;  Lo scrittore&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: large;"> </span></strong></p>
<p><span style="font-size: large;"><b><span style="font-family: 'Trebuchet MS';">Presentato il 17 maggio a  Roma il  libro &#8220;Quel Velo Sul Tuo Volto&#8221; di Nicola Lofoco, alla presenza dell&#8217;Ambasciatrice di Palestina e del Delegato d&#8217;Affari della Lega Araba in Italia.</span></b></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-319.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5967" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5967" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-319.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (319)" width="892" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-319.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 892w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-319-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-319-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 892px) 100vw, 892px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;"> <span style="font-family: 'Trebuchet MS';">Lo scrittore e giornalista  </span><b style="font-family: 'Trebuchet MS';">Nicola Lofoco,</b><span style="font-family: 'Trebuchet MS';"> in collaborazione con le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai</span><b style="font-family: 'Trebuchet MS';">), </b><span style="font-family: 'Trebuchet MS';">ha presentato ieri, 17 maggio, presso la Federazione Unitaria Italiana Scrittori (FUIS) il  suo libro &#8220;Quel velo sul tuo volto&#8221;. Lo &#8220;accompagnano&#8221; con grande partecipazione Rappresentanti delle Istituzioni, delle Ambasciate straniere, esperti internazionali dei diversi settori, che hanno risposto con la forza della conoscenza, del dialogo e del confronto a quelle che restano delle questioni ancor &#8220;spinose&#8221; per l&#8217;Occidente:  le Primavere Arabe, la crescita del terrorismo  e l&#8217;uso del velo nella tradizione islamica.  </span></span></p>
<p><span style="font-size: large;">     <span style="font-family: 'Trebuchet MS';">&#8220;Una cosa è  parlare dell&#8217;identità, un&#8217;altra è parlare della libertà della donna. Ci sono donne arabe che portano il velo per ribadire la loro identità in maniera libera; ma non possiamo escludere che ve ne sono altre che possono essere sottomesse&#8221;: Lo ha sostenuto <b>Foad Aodi,</b> Presidente di Co-mai e  Focal Point per l&#8217;integrazione in Italia per Alleanza delle Civiltà (UNAoC). La sola via per impedire qualsiasi interpretazione individuale dell&#8217;Islam &#8211; ha proseguito lanciando un appello &#8211;   che lede alla libertà,  e allo stesso tempo acuisce le strumentalizzazioni del mondo arabo  e islamico, è quella di arrivare ad un accordo sulla libertà religiosa tra le Comunità Arabe e Musulmane Italiane e il Governo, favorendo così la convivenza pacifica, la sicurezza e la trasparenza economica&#8221;. </span></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS';">    A seguito dei ringraziamenti rivolti a tutti i presenti del  Delegato D&#8217;Affari della Lega Araba in Italia <b>Zouheir Zouairi</b>, l&#8217;Ambasciatrice di Palestina in Italia, Sua Eccellenza <b>Mai Al Kaila,</b> ha approfondito la questione-velo: &#8220;In Terra Santa  il velo è largamente diffuso, non solo tra le donne arabe, ma anche tra le donne cristiane ed ebree, per rispetto, tradizione e cultura. Nessuno deve subire una sottomissione. Il velo è una libertà personale, non un atto religioso. Deve essere portato in modo libero e non deve essere associato al terrorismo che non ne ha niente a che vedere. Il mondo arabo soffre per questi pregiudizi&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS';">      Da parte Sua, <b>Maria Amata Garito</b>, Rettore dell&#8217;Università Telematica internazionale UNINETTUNO, ha dichiarato citando la scrittrice Fatema Mernissi: &#8220;La liberazione della donna è globale, vive nella forza della conoscenza, nella luce di un rinnovamento culturale laico che si riflette in una società globalizzata e interconnessa. Le donne arabe e musulmane &#8211; ha aggiunto  &#8211; possono avventurarsi nella modernità con orgoglio. L&#8217;aspirazione alla democrazia, ai diritti umani, alla partecipazione alla vita sociale e politica di un Paese, non è una prerogativa dell&#8217;Occidente, ma parte integrante dello sviluppo di ogni società civile&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Trebuchet MS';"><span style="font-size: large;">   A conclusione, le testimonianze dei numerosi ospiti di prestigio, tra i quali: <b>Enrico Granara</b>, Ministro plenipotenziario e Coordinatore per gli Affari Multilaterali del Mediterraneo e del Medio Oriente &#8211; Ministero per gli Affari Esteri;  L&#8217;<b>On. Fabio Lavagno </b>(PD);<b> Maurizio Peggio</b>, Moderatore dell&#8217;evento e  Giornalista Rai; <b>Natale Antonio Rossi</b>, Presidente FUIS;  Ing.<b>Giuseppe Papaleo</b>, Presidente dello IASEM &#8211; Istituto Alti Studi Euro-Mediterranei; <b>Dr. Ahmed Iraqui</b>, Delegato in Terra Santa (AMSI) e Direttore di Al Rahma Medical Centre di Tira (Israele);  <b>Habiba Manaa</b>, Coordinatrice Dipartimento Giovani e Seconde Generazioni (Co-mai);<b> Fadi Mansour</b>, Direttore del Giornale Online Altiira.com e<b> Intisar Masri</b>, Segretario Generale di Al Sadakah.</span></span></p>
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		<title>Per Samantha Comizzoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2015 06:18:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Due giorni fa è stata arrestata Samantha Comizzoli, che da Nablus ci faceva arrivare di ora in ora informazioni sulla resistenza palestinese. La stessa che dieci giorni fa è stata ferita di striscio ad&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Due<br />
giorni fa è stata arrestata Samantha Comizzoli, che da Nablus ci<br />
faceva arrivare di ora in ora informazioni sulla resistenza<br />
palestinese. La stessa che dieci giorni fa è stata ferita di<br />
striscio ad un braccio e al seno. Palese l&#8217;intenzione di chi sparava.<br />
Si raccolgono le firme di solidarietà per farla scarcerare qui:</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
https://www.change.org/p/ai-parlamentari-italiani-chiediamo-con-urgenza-che-i-nostri-rappresentanti-al-governo-diano-vita-ad-iniziative-atte-a-fare-chiarezza-sui-fatti-riguardanti-l-incarcerazione-di-samantha-comizzoli?utm_source=rss&utm_medium=rss</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Alle 10,<br />
ore italiane, Samantha Comizzoli è stata fermata mentre si stava<br />
recando ad una manifestazione, come tutti i venerdì, per<br />
presenziare, testimoniare e poi divulgare le informazioni sugli<br />
orrori quotidiani nella Palestina occupata dal mostro.  Le è stato<br />
immediatamente sequestrato il passaporto, probabilmente per il visto<br />
scaduto, mentre rapidamente hanno provveduto a fotografarla,<br />
schedarla, interrogarla per poi trasferirla nel carcere di Ariel, uno<br />
dei più grandi insediamenti di coloni. Da più di un anno Samantha è<br />
in Palestina, il visto concesso da Israele scade dopo tre mesi, ma<br />
lei ha continuato a resistere giorno dopo giorno, anche durante i<br />
bombardamenti della scorsa estate, ha resistito alle persecuzioni ed<br />
agli accanimenti di squallidi sionisti , una vera e propria campagna<br />
diffamatoria che, a più riprese, ha tentato inutilmente di<br />
screditarla. Sul sul blog, giorno dopo giorno, prendevano forma gli<br />
orrori di un’oppressione che non risparmiava neanche i bambini,<br />
protagonisti sia del suo primo documentario, Shoot, che del secondo,<br />
“Israele, il cancro”  presentato di recente in un tour in tutta<br />
Italia e anche questa volta con una corsa ad ostacoli senza<br />
precedenti.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Proprio<br />
qualche giorno fa Samantha aveva scritto sul suo profilo Facebook un<br />
messaggio dal quale si capiva chiaramente che era consapevole che il<br />
proprio tempo fosse ormai scaduto, queste le sue parole:</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
NON HO<br />
PAURA</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
http://www.tgmaddalena.it/samantha-comizzoli-attivista-italiana-arrestata-questa-mattina-in-palestina/?utm_source=rss&utm_medium=rss</div>
<p>
_____________________________________________________________________________________</p>
<p>&#8220;Samantha fisicamente sta bene. Si considera prigioniera politica e ha iniziato uno sciopero della fame finchè non verranno liberati tutti i bambini rinchiusi nelle carceri sioniste.Ha rifiutato di essere assistita dall&#8217;avvocato imposto dall&#8217;ambasciata. E&#8217; in isolamento, si rifiuta di rispondere alle domande della polizia e si oppone alla propria deportazione&#8221; </p>
<p><a href="https://www.facebook.com/photo.php?fbid=931208836939219&amp;set=a.525843060809134.1073741825.100001503345953&amp;type=1&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/photo.php?fbid=931208836939219&amp;set=a.525843060809134.1073741825.100001503345953&amp;type=1&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>
Last news about Samantha .<br /> Good morning &#8230; this morning the Italian embassy in tel aviv contacyed me. Samantha is physically well, she considered herself a pol&#8230;itical prisoner and began a hunger strike until all children in the zionist jails will not be freed, he has also laid refused the lawyer assigned to the embassy. She is in isolation and refuses to answer the questions of the police as well she refuses hers deportation.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;importanza delle fiabe</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2014/05/25/limportanza-delle-fiabe/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 May 2014 06:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[arabi]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
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		<category><![CDATA[guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Ramallah]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è svolta a Ramallah, qualche settimana fa, la cerimonia di presentazione del progetto L’unicità delle leggende e delle favole beduine narrate dagli occhi dei bambini, realizzato da Vento di Terra e Tamer Institute.&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è svolta a<br />
 Ramallah, qualche settimana fa, la cerimonia di presentazione del<br />
 progetto <em>L’unicità<br />
 delle leggende e delle favole beduine narrate dagli occhi dei<br />
 bambini</em>, realizzato da<br />
 Vento di Terra e Tamer Institute. Un anno di lavoro nelle comunità<br />
 beduine del centro della Cisgiordania, a stretto contatto con gli<br />
 studenti delle scuole e gli insegnanti palestinesi, che ha dato vita<br />
 al secondo libro di fiabe beduine e ad un<br />
 film-documentario.<strong>Obiettivo<br />
 è la valorizzazione della cultura popolare beduina, una cultura<br />
 millenaria schiacciata dall’avanzare delle ruspe israeliane e<br />
 dalla colonizzazione del Deserto di Gerico.</strong></p>
<div dir="LTR" id="Sezione5">
<div align="JUSTIFY">
Il testo è bilingue<br />
 -italiano arabo- e sarà <strong>distribuito<br />
 tra le scuole aderenti</strong><br />
 nei due versanti progettuali. <em>“Fiabe<br />
 tradizionali raccontate dai bambini beduini ai bambini del mondo”</em><br />
 è un passo ulteriore del nostro comune cammino di pace e<br />
 comprensione tra culture diverse. Il libro, le cui prime copie sono<br />
 giunte in Italia, è completato da un video sulla percezione della<br />
 natura da parte delle comunità Jahalin. Alla cerimonia erano<br />
 presenti Barbara Archetti per VdT, Giulia Orecchia in rappresentanza<br />
 degli illustratori italiani, la direttrice del Tamer Institute Renad<br />
 Qubaid, Bassam Barakat per il Ministero Palestinese dell’Educazione<br />
 e Abu Soleiman, portavoce delle comunità beduine.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/05/1526285_10202873411707406_257320812_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/05/1526285_10202873411707406_257320812_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="168" width="400" /></a></div>
</div>
<div align="JUSTIFY">
</div>
<p><strong>IL PROGETTO&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </strong></p>
<p>Il progetto ha<br />
 l&#8217;obiettivo di fare <strong>promozione<br />
 del diritto all’esistenza, attraverso l’arte</strong>.<br />
 Il riconoscimento della cultura tradizionale beduina ha permesso di<br />
 valorizzare questa popolazione all’interno della società<br />
 palestinese e fuori, a livello internazionale. Attraverso gli occhi<br />
 dei bambini e il coinvolgimento dell’intera comunità è stato<br />
 possibile riprendere in mano valori e storie che negli ultimi tempi<br />
 rischiavano di andare perduti.</p>
<div align="JUSTIFY">
Nelle pagine del<br />
 libro gli stili, le storie, le linee e i colori delle favole danno<br />
 vita a personaggi variegati, come il <strong>piccolo<br />
 Mohammed</strong>, in lotta<br />
 con la mostruosa Ghoula che gli ha mangiato mamma e papà; la <strong>mamma<br />
 capra Anasiye</strong>, che<br />
 con le sue corna d’oro uccide il lupo e salva i suoi capretti; la<br />
 <strong>dispettosa volpe del<br />
 deserto Huseini</strong>,<br />
 ancora in fuga da un lupo arrabbiato che non ha gradito l’essere<br />
 stato preso in giro.</div>
<div align="JUSTIFY">
<strong>Il progetto,<br />
 iniziato a gennaio 2013,</strong><br />
 <strong>ha visto coinvolti 500<br />
 bambini beduini di 10 diverse comunità in tutta la Cisgiordania, 30<br />
 insegnanti palestinesi, sei artisti palestinesi e italiani e 20<br />
 insegnanti di scuole ed asili italiani. Uno scambio interculturale<br />
 che ha permesso di avvicinare mondi solo apparentemente lontani.</strong></div>
<div align="JUSTIFY">
Gli autori hanno<br />
 lavorato su due livelli: uno informale, tramite la promozione alla<br />
 lettura con il <em>Bibliobus</em>,<br />
 libreria mobile che ha viaggiato in diverse comunità beduine,<br />
 portando ai bambini libri e attività ricreative che non li<br />
 facessero sentire isolati. E uno formale, con un percorso di<br />
 formazione per gli insegnanti palestinesi che lavorano nelle scuole<br />
 beduine, attraverso la metodologia dell’arte e il processo di<br />
 apprendimento partecipativo.</div>
<div align="JUSTIFY">
E&#8217; stato organizzato<br />
 un laboratorio di scrittura creativa per due mesi, durante il quale<br />
 si è risposto ad alcune domande, quali: come si racconta una<br />
 storia? Quali sono gli strumenti per farsi ascoltare? Come<br />
 utilizzare il corpo, la respirazione, il cambio di tonalità? Sono<br />
 poi seguiti laboratori di illustrazione con sei illustratori: tre<br />
 italiani (<strong>Giulia<br />
 Orecchia, Emanuela Bussolati e Dario Cestaro</strong>)<br />
 e tre palestinesi (<strong>Lubna<br />
 Taha, Anastasia Qarawani e Abdallah Qarawiq</strong>).<br />
 I bambini hanno chiesto ai loro genitori di raccontare le storie<br />
 tradizionali e le hanno poi riportate nei laboratori al poeta <strong>Anas<br />
 Abu Rahma</strong> e a <strong>Denis<br />
 Asaad</strong>, la narratrice<br />
 (<em>hakawatia</em>,<br />
 figura centrale nelle comunità beduine). È nato così un nuovo<br />
 dialogo con la famiglia e i bambini si sono sentiti portatori di<br />
 quei valori tradizionali che rischiavano di andare perduti. Non<br />
 solo: <strong>si sono sentiti<br />
 orgogliosi di essere beduini, consapevoli dell’unicità e della<br />
 ricchezza della loro cultura</strong>”,<br />
 racconta Natalia Fais, project manager in loco per Vento di Terra.</div>
<div align="JUSTIFY">
Insieme al libro, i<br />
 bambini beduini di Wadi Abu Hindi e Anata hanno anche girato un<br />
 film, “<em>I saggi abitanti<br />
 del deserto”</em>. Con la<br />
 supervisione di artisti italiani e palestinesi – Ahmad Bakri,<br />
 Pietro Bellorini e Marianna Bianchetti – è nato un documentario<br />
 di 30 minuti in cui i bambini mostrano la ricchezza della natura e<br />
 raccontano la necessità e la bellezza di vivere in armonia con<br />
 animali e piante, un messaggio che arriva facilmente al cuore dei<br />
 bambini di tutto il mondo.</div>
<div align="JUSTIFY">
Per ricevere il<br />
 libro “Fiabe tradizionali raccontate dai bambini beduini ai<br />
 bambini del mondo”? Scrivi a <u><a href="mailto:ventoditerra@ventoditerra.org">ventoditerra@ventoditerra.org</a></u><br />
 o chiama il numero 02.39.43.21.16</div>
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