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	<title>pluralismo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Dossier statistico immigrazione 2019: l&#8217;annus horribilis per i migranti</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Oct 2019 08:25:11 +0000</pubDate>
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<p>Presentata  a Roma e in tutta Italia la nuova edizione della pubblicazione curata dal Centro Studi e Ricerche Idos col Centro Studi Confronti e il contributo dell&#8217;Otto per mille Valdese Roma, 24 ottobre 2019 &#8211; Le nuove generazioni protagoniste del nuovo Dossier Statistico Immigrazione 2019 realizzato dal Centro Studi e Ricerche Idos in partenariato con il Centro Studi Confronti. Giovani protagonisti tanti sono stati gli studenti degli istituti scolastici, licei e istituti tecnici, presenti all&#8217;evento di lancio del Dossier, che si è svolto questa mattina, lunedì 24 ottobre, al Nuovo Teatro Orione a Roma. Ma attenzione sui giovani anche perchè il tema della cittadinanza per le &#8220;seconde generazioni&#8221; di immigrati, la discussione sullo ius soli e lo ius culturae, è uno dei punti al centro del dossier. </p>



<p>L&#8217;incontro, moderato da Maria Paola Nanni di Idos e Stefania Sarallo di Confronti si è aperto con il video che riassume i contenuti del Dossier, realizzato da Vibes-Radio Beckwith. Numeri che descrivono appunto un &#8220;annus horribilis&#8221; per l&#8217;immigrazione: 68.845 arrivi in Europa attraverso il Mediterraneo, dal 1° gennaio al 1° ottobre 2019, 1.314 morti e dispersi nella rotta centrale: una drastica riduzione degli arrivi via mare alla quale si aggiunge la sostanziale chiusura, come si legge nella scheda di sintesi del Dossier, dei canali regolari di ingresso. Intanto, i residenti stranieri in Europa sono 39,9 milioni, in Italia 5.255.503, l&#8217;8,7 per cento della popolazione residente (2018). 2.445.000 sono gli occupati stranieri in Italia, il 10,6 per cento del totale lavoratori e 602.180 le imprese condotte da stranieri in Italia, il 9,9 per cento delle aziende complessive. &#8220;Nell&#8217;anno trascorso – ha dichiarato Luca Di Sciullo, presidente Idos – c&#8217;è stato il tentativo di portare la nostra società a fasi storiche passate, abbiamo visto realizzarsi un&#8217;eclissi del senso dell&#8217;umano, dinanzi a quella che è stata chiamata la crisi dei migranti, che a essere onesti, dovremmo chiamare crisi dell&#8217;Europa&#8221;. Serve allora &#8220;riabilitare il principio della fratellanza umana, di là della retorica, perchè abbiamo, immigrati e italiani, comuni bisogni e fragilità. </p>



<p>Allo scontro tradizionale tra poveri e ricchi abbiamo sostituito una guerra tra poveri e impoveriti: non facciamo quest&#8217;errore, sarebbe il più grande favore a un potere inetto che vuole conservare il proprio status&#8221;. Luciano Manicardi, priore della Comunità di Bose, ha focalizzato l&#8217;attenzione su &#8220;la parola, il volto dell&#8217;altro e la memoria&#8221; come &#8220;tre elementi per ricostruire un&#8217;umanità degna di questo nome&#8221;, di fronte a quella che Ernst Bloch negli anni Trenta, a proposito del consenso di massa al nazismo, chiamava &#8220;la metamorfosi in demoni di gente comune&#8221;. E contro questo odio &#8220;dobbiamo riconoscere in noi l&#8217;alterità, lo straniero ci aiuta a restituirci a noi stessi, è una rivelazione che dice qualcosa di &#8220;noi&#8221;. Una metamorfosi che è basata spesso su luoghi comuni, quei &#8220;luoghi comuni spesso slegati dalla realtà dei fatti, contro i quali&#8221;, come ha dichiarato Elly Schlein, già parlamentare europea, &#8220;il Dossier è come una bibbia laica, una fonte essenziale per costruire politiche migliori, mentre spesso le politiche sono state frutto della propaganda&#8221;. Politiche come la legge Bossi-Fini, &#8220;una legge criminogena, che va cambiata&#8221; perchè ha costruito &#8220;irregolarità e caos&#8221; e i decreti sicurezza, che &#8220;vanno cancellati&#8221;, e infine occorre riformare la legge per ottenere la cittadinanza italiana. Takoua Ben Mohamed, graphic journalist, &#8220;tunisina di Roma&#8221;, usa il fumetto per raccontare le sue &#8220;battaglie quotidiane e l&#8217;immaginario sulle donne musulmane, costruito dall&#8217;informazione mainstream, che non mi rappresenta per niente&#8221;. </p>



<p>L&#8217;autrice ha raccontato anche la storia della sua famiglia, una storia che ha disegnato anche nei suoi libri &#8220;La rivoluzione dei gelsomini&#8221; e &#8220;Sotto il velo&#8221; (editi da Becco Giallo), della sua vita in Italia, della costruzione dell&#8217;identità, da &#8220;musulmana che porta il velo&#8221; e che ha incontrato anche un'&#8221;umanità che viene prima dell&#8217;ideologia&#8221;. &#8220;Fugare le percezioni sbagliate &#8211; ha concluso Alessandra Trotta, moderatora della Tavola valdese – è un obiettivo che il Dossier persegue e realizza. Percezione errata di cui anche noi, evangelici, siamo stati vittima: ci &#8220;accusano&#8221; di occuparci solo di migranti. Una percezione alla quale noi resistiamo fortemente: non dobbiamo mai mettere in competizione i diritti, perchè devono essere tutti tutelati. E fra le pieghe di questo Dossier c&#8217;è un fenomeno che mi preoccupa molto, a fronte del taglio dei progetti di accoglienza ed integrazione, ovvero la mutata percezione da parte dei migranti della possibilità di vivere nel nostro Paese, una perdita di fiducia che comincia a realizzarsi. Ma c&#8217;è anche un&#8217;altra Italia, che crede nell&#8217;inclusione e nel pluralismo, che vorremmo diventasse più visibile, attraverso il dialogo paziente con chi la pensa diversamente&#8221;. </p>



<p>La scheda di sintesi e il video sono scaricabili dal sito <a href="http:// www.dossierimmigrazione.it?utm_source=rss&utm_medium=rss ">http:// www.dossierimmigrazione.it?utm_source=rss&utm_medium=rss </a></p>
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		<title>La forza nascosta della Dignità Umana</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jun 2019 06:30:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Nicole Fraccaroli Il 70 ° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani offre una grande opportunità per riflettere su uno dei concetti chiave riguardanti la tematica che verte sui diritti umani: la Dignità&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="600" height="338" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dignità-umana.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12622" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dignità-umana.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dignità-umana-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p>Il
70 ° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
offre una grande opportunità per riflettere su uno dei concetti
chiave riguardanti la tematica che verte sui diritti umani: la
Dignità Umana.</p>



<p>Nonostante
le divisioni culturali e geografiche, è possibile notare un impegno
generale verso l’appagamento dei bisogni e dei desideri umani e lo
sviluppo di una pratica adeguata di diritti umani, in nome della
dignità umana stessa.</p>



<p>Come
riconosce McCrudden, il concetto di dignità umana sembra essere
un’emergente <em>ius commune </em>globale
dei diritti umani. Serve ovvero come una sorta di moneta comune nel
contesto internazionale dei diritti umani: fornisce una
giustificazione affinché i tribunali prendano in considerazione le
fonti estere di diritto nelle loro decisioni in materia di diritti
umani.</p>



<p>Gran
parte dell&#8217;ispirazione per l&#8217;uso del termine “dignity” (dignità)
nei testi internazionali e regionali sui diritti umani deriva
dall&#8217;uso dello stesso termine nella Dichiarazione Universale dei
Diritti Umani (UDHR). È evidente la presenza di notevoli differenze
nel suo impiego tra i testi regionali e internazionali sui diritti
umani. Le disposizioni costituzionali sempre più distinte su
particolari aspetti della violazione dei diritti, sono segno del
tentativo dei legislatori costituzionali di raggiungere chiare
distinzioni che riflettono notevolmente i tratti socio-culturali
delle diverse realtà. David Feldman ha quindi ragione nel suggerire
che la dignità è una &#8220;nozione culturalmente dipendente e
malleabile”. 
</p>



<p>La
prima volta che &#8220;dignità&#8221; appare nei trattati del sistema
della Convenzione Europea è nel 2002: nel Protocollo n. 13
sull&#8217;abolizione della pena di morte, il testo afferma che tale
abolizione è essenziale per il pieno riconoscimento della dignità
intrinseca di tutti gli esseri umani. Nonostante all’interno della
Convenzione Europea dei Diritti Umani (CEDU) non ci sia alcun
riferimento alla dignità umana, la Corte Europea dei Diritti Umani è
arrivata al punto di dichiarare che l&#8217;essenza stessa della
Convenzione sia il rispetto di tale dignità. Per cui, all&#8217;interno
della CEDU la dignità umana ha un ruolo non nel testo del trattato
ma nella pratica della giurisprudenza della Corte, testimoniata dagli
876 casi che includono un riferimento alla dignità.</p>



<p>Nel
contesto africano invece la persona umana è un essere religioso.
Questo valore conferisce alla persona un&#8217;alta dignità: è
riconosciuta questa natura speciale della persona, e di conseguenza
la dignità umana viene esaltata e concessa a ciascuno. 
</p>



<p>La
Convenzione Americana sui Diritti Umani percepisce la dignità nella
forma di doveri individuali fondamentali e di diritti.</p>



<p>Mentre
l&#8217;obiettivo ultimo del messaggio islamico è la protezione di un
credente, il suo onore e la sua dignità. Questo si traduce nella
preservazione della sua religione, vita, intelletto e proprietà. La
Dichiarazione del Cairo sui Diritti Umani nell&#8217;Islam, considera la
dignità una base per la protezione dell&#8217;onore poiché afferma che
l&#8217;informazione non debba essere sfruttata in un modo tale da violare
la dignità dei profeti. 
</p>



<p>Ciò
che emerge da questa concisa analisi, relativa al ruolo attribuito
alla dignità umana da alcune realtà geografiche e culturali, sono
differenze significative nelle modalità in cui la dignità umana è
stata incorporata nella legge positiva e risulta dunque rilevante
guardare oltre la stesura di tale concetto nella storia: il
significato della dignità umana, al momento della stesura della
Carta delle Nazioni Unite e l&#8217;UDHR, è stato quindi caratterizzato da
basi teoriche e in assenza di altre basi per il suo consenso. A quel
tempo, tutti potevano convenire che la dignità umana fosse centrale,
ma non il motivo. Si sapeva che una teoria dei diritti umani era
necessaria come punto di partenza, quindi attraverso i sistemi
regionali e nazionali il concetto si è sviluppato e adattato nella
forma di contenuti diversi per realtà diverse. 
</p>



<p>È
dunque possibile affermare che la dignità umana è profondamente
condizionata dai valori locali, risultando in principi contrastanti.
In quanto tale, un consenso a riguardo è particolarmente difficile
da mantenere in un contesto internazionale-pluralista: nessuna
singola visione della persona predomina e come risultato, diverse
versioni della dignità, tratte da tradizioni storico-culturali
diverse, competono. 
</p>



<p>Nel
passaggio seguente, vorrei soffermarmi sulla visione e sull&#8217;approccio
italiano alla dignità umana, sfruttando come strumento principale di
analisi la Costituzione Italiana. Dal mio punto di vista, il caso
italiano offre un esempio interessante di uno Stato, che pur non
essendo costituzionalmente fondato sulla dignità umana, è in grado
di applicare tale concetto per sviluppare e estendere i diritti umani
a ulteriori circostanze che sono frutto di cambiamenti e sviluppi
sociali.  
</p>



<p>A
differenza di alcuni sistemi giuridici, come quello tedesco, il cui
tema legato alla dignità umana è stato una costante fin dall&#8217;inizio
dell&#8217;esperienza costituzionale democratica; nella letteratura
giuridica italiana è mancato da tempo un interesse sostanziale. Una
valorizzazione del concetto di dignità nell&#8217;area del confronto
dottrinale italiano, è dovuta al progressivo aumento di nuove
problematiche specifiche e particolarmente sfidanti. In realtà, la
dignità umana non è percepita come qualcosa di giuridico, ma come
una sorta di &#8220;inizio&#8221; di uno sviluppo legislativo
all&#8217;interno del sistema legale. Dichiarare l&#8217;ambiguità che domina il
tema della dignità umana nel caso italiano, rispecchia la scelta di
non solennizzare l&#8217;inviolabilità del principio in un dato articolo.
La Repubblica italiana è difatti fondata sul lavoro, e di
conseguenza il soggetto in relazione alla dignità non è l&#8217;uomo
stesso, ma l&#8217;interpreneur. 
</p>



<p>Innanzitutto,
vorrei partire dai due articoli più rilevanti della prima parte del
testo costituzionale, intitolata &#8220;Principi fondamentali&#8221;.
Mi riferisco agli Articoli 2 e 3 che da un lato riconoscono
l&#8217;inviolabilità dei diritti umani; d&#8217;altra parte, creano un obbligo
specifico nei confronti delle autorità pubbliche per la rimozione di
alcuni ostacoli. Troviamo un riferimento alla dignità umana quando
si appella &#8220;la dignità sociale&#8221;, il che significa che ogni
essere umano ha lo stesso valore all&#8217;interno della struttura della
società. In questa lettura, è possibile affermare che la dignità
umana consista di due parti: quella individuale e quella sociale. Il
primo lato riguarda la dignità umana come elemento centrale di ogni
diritto fondamentale ed è comunemente preso in considerazione nella
giurisprudenza della Corte Costituzionale Italiana, ad esempio, in
merito al diritto alla salute. Sotto la dimensione sociale, è il
portatore del diritto che soffre la limitazione del godimento del
diritto, perché il godimento individuale di tale diritto viola la
nozione comune di dignità umana. Entrando nel capitolo dei diritti
all&#8217;interno della Costituzione, un primo riferimento deve essere
rivolto all&#8217;Articolo 27, secondo cui la punizione &#8220;non può
consistere in un trattamento contrario alla dignità umana&#8221;.
Qui, la Corte ha fondato la personalità generale del prigioniero che
ha ancora una parte residua della libertà personale. Un successivo
articolo in cui viene menzionata la dignità umana è l&#8217;Articolo 32,
che stabilisce il diritto di rifiutare trattamenti medici quando non
sono vincolati dalla legge. In questa circostanza, la dignità umana
è inclusa come limitazione, come protezione contro il trattamento
sanitario invasivo. Sotto l&#8217;Articolo 36 la dignità funziona come una
qualificazione del tipo di vita che i lavoratori e le loro famiglie
devono avere. L&#8217;ultimo ma non meno importante articolo che menziona
espressamente la dignità umana è l&#8217;Articolo 41, che stabilisce un
obbligo generale di protezione dei lavoratori. 
</p>



<p>Il
ruolo della dignità umana non si limita a tali disposizioni
contenute nella Costituzione, ma funge anche da fonte attraverso cui
far derivare nuovi diritti e ampliare quelli esistenti. Recentemente,
i giudici hanno fatto riferimento alla dignità personale per
abbattere i divieti legali, e la norma italiana (Legge Cirinnà n76,
entrata in vigore il 5 Giugno 2016) relativa alle unioni civili è
una prova. È un passo che rimuove alcune discriminazioni, per le
quali l&#8217;Italia era stata sanzionata dalla Corte Europea.  È un
regolamento, il cui scopo è regolarizzare le unioni civili tra
persone dello stesso sesso, con riferimento specifico e diretto agli
Articoli 2 e 3 della Costituzione. 
</p>



<p>Al
di là delle differenti interpretazioni giudiziarie, è possibile
notare che la dignità umana è spesso chiamata in azione là dove
sicurezza, eguaglianza e integrità sono in gioco. Non esiste una
concezione comune della dignità umana, sebbene sembri una sorta di
accettazione della profondità della dignità stessa. In questo modo
la dignità consente a ciascuna giurisdizione di sviluppare la
propria pratica dei diritti umani: ecco la forza nascosta della
Dignità Umana. 
</p>
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		<item>
		<title>Brasile. Bolsonaro trasferisce la competenza per le zone di tutela indigene al Ministero per l&#8217;Agricoltura</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2019 07:48:43 +0000</pubDate>
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<p>A poco più di una settimana dall&#8217;insediamento di Jair Bolsonaro alla guida del Brasile, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è appellata al nuovo presidente brasiliano affinché accetti l&#8217;invito delle comunità indigene amazzoniche degli Aruak, Baniwa e Apuriña ad avviare un dialogo diretto e paritetico con le comunità indigene del paese.<br />
Contemporaneamente l&#8217;APM critica fortemente la decisione di Bolsonaro di trasferire la competenza per le aree di tutela indigene dalla Fondazione Nazionale per gli Indigeni (FUNAI) al Ministero per l&#8217;agricoltura.</p>
<p>Per l&#8217;APM si tratta di un aperto attacco ai diritti territoriali dei circa 300 popoli indigeni del Brasile e costituisce un regalo alla potente lobby agraria che vorrebbe sfruttare economicamente i territori indigeni. In questo modo Bolsonaro compie con la sua promessa elettorale di avviare lo sfruttamento economico dell&#8217;Amazzonia sia a spese delle comunità indigene che andrebbero a perdere la loro base di sussistenza sia a spese dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Preoccupano anche le dichiarazioni di Bolsonaro, secondo le quali le ONG straniere e le organizzazioni internazionali manipolerebbero coscientemente le comunità indigene. Bolsonaro ha quindi annunciato di voler far controllare e coordinare il lavoro degli attivisti per i diritti umani. Un decreto in tal senso minerebbe però una delle basi di una società democratica e pluralistica.</p>
<p>Poco dopo l&#8217;insediamento di Bolsonaro all&#8217;inizio di gennaio 2019 e a nome dell&#8217;organizzazione &#8220;Rede de Cooperação Amazônica&#8221; (RCA), i rappresentanti dei popoli Aruak, Baniwa e Apuriña hanno inviato a Bolsonaro una lettera aperta con cui lo invitavano al dialogo e rifiutavano una politica di integrazione forzata e paternalistica del governo nei loro confronti. Nella lettera si legge: &#8220;Possediamo la capacità e l&#8217;autonomia per parlare per noi stessi. Siamo decisamente capaci di pensare e discutere i diritti dei popoli indigeni, così come fissati e garantiti dagli articoli 231 e 232 della Costituzione Federale<br />
brasiliana nonché dalla Convenzione ILO 169 dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) e dalla Dichiarazione sui Popoli Indigeni dell&#8217;ONU.</p>
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		<title>Garantire la sicurezza dei giornalisti, il pluralismo e la libertà dei media</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2018 12:58:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>MEDIA FREEDOM: relazione sulla risoluzione adottata  il 3 maggio 2018 con 488 voti a favore, 43 contrari e 114 astensioni e il comunicato dell&#8217;Onorevole Barbara Spinelli. In calce: altri documenti importanti   Maggior sostegno&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="ep-p_text"><span class="ep_icon"><strong>MEDIA FREEDOM: relazione sulla risoluzione adottata  il 3 maggio 2018 con 488 voti a favore, 43 contrari e 114 astensioni e il comunicato dell&#8217;Onorevole Barbara Spinelli.</strong></span></div>
<div class="ep-p_text"></div>
<div class="ep-p_text">In calce: altri documenti importanti</div>
<div class="ep_subtitle">
<div class="ep-p_text ep-layout_category"><span class="ep_icon"> </span></div>
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<div class="ep-p_text ep-layout_date"><span class="ep_icon"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/39371276-tutte-le-bandiere-dell-unione-europea-di-fronte-al-parlamento-europeo-bandiere-di-fronte-al-parla.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10669" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/39371276-tutte-le-bandiere-dell-unione-europea-di-fronte-al-parlamento-europeo-bandiere-di-fronte-al-parla.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="450" height="275" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/39371276-tutte-le-bandiere-dell-unione-europea-di-fronte-al-parlamento-europeo-bandiere-di-fronte-al-parla.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 450w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/39371276-tutte-le-bandiere-dell-unione-europea-di-fronte-al-parlamento-europeo-bandiere-di-fronte-al-parla-300x183.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></span></div>
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<div>
<ul class="ep_list">
<li>
<div class="ep-p_text"><span class="ep_name"> Maggior sostegno ai fornitori di servizio pubblico e al giornalismo investigativo</span><span class="ep_icon"> </span></div>
</li>
<li>
<div class="ep-p_text"><span class="ep_name">Creazione di un organismo di regolamentazione indipendente per monitorare e riferire in merito alle minacce subite dai giornalisti</span><span class="ep_icon"> </span></div>
</li>
<li>
<div class="ep-p_text"><span class="ep_name"> Prevenire azioni legali mirate a “imbavagliare” i media</span><span class="ep_icon"> </span></div>
</li>
</ul>
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<div class="ep_gridcolumn-content">
<div class="ep-a_text ep-layout_chapo">
<p>Gli Stati membri dovrebbero “creare e mantenere, di fatto e di diritto, un ambiente sicuro per i giornalisti”, hanno dichiarato i deputati giovedì.</p>
</div>
</div>
</div>
<p><!-- Text content --></p>
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<div class="ep_gridcolumn-content">
<div class="ep-a_text">
<p>La risoluzione non legislativa presentata da Barbara Spinelli (GUE/NGL, IT) è stata approvata con 488 voti in favore, 43 contrari e 114 astensioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I deputati chiedono alla Commissione europea uno stanziamento adeguato e permanente all’interno del bilancio UE per sostenere il <a href="http://cmpf.eui.eu/media-pluralism-monitor/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Centro per il pluralismo e la libertà dei media</a> e per creare un meccanismo di supervisione indipendente che valuti i rischi per il pluralismo e la libertà dei media in Europa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Invitano i Paesi UE a rafforzare il sostegno finanziario ai fornitori di servizio pubblico e ai giornalisti investigativi, astenendosi dal prendere parte alle decisioni editoriali. Tutti i finanziamenti pubblici erogati ai proprietari dei media dovrebbero essere regolarmente monitorati, aggiunge il testo. I deputati ribadiscono la loro richiesta di un trattamento IVA neutrale per tutti i media (ad esempio non discriminando tra testate cartacee e quelle online), come raccomandato già nella <a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2011-0436+0+DOC+XML+V0//IT&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">risoluzione del 2011</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Controllo regolare sulla libertà di espressione</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per proteggere i giornalisti dalla violenza, dovrebbe essere istituito un organismo di regolamentazione indipendente e imparziale che cooperi con le organizzazioni dei giornalisti e incaricato di monitorare e riferire in merito alle minacce subite. I giornalisti la cui libertà è messa a rischio hanno bisogno di procedure giuridiche efficaci per evitare l’auto censura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cyberbullismo, “<em>revenge porn</em>” e abusi sessuali sui minori.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>I deputati sono preoccupati per l’aumento del cyberbullismo, del ‘<em>revenge porn’</em> e degli abusi sessuali sui minori e ribadiscono che i media devono rispettare in pieno gli interessi e i diritti dei minori. Chiedono una legislazione che comprenda norme sull’individuazione, segnalazione e rimozione dai social media dei contenuti dannosi per la dignità umana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Fake news: facilitare la verifica dei fatti</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il testo osserva che l’uso del termine ‘fake news’ non dovrebbe “mai mirare a minare la fiducia dei cittadini nei media e a screditare e criminalizzare le voci critiche”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per promuovere e proteggere le informazioni obiettive, i deputati incoraggiano le società di social media e le piattaforme online a sviluppare strumenti che consentano agli utenti di segnalare potenziali notizie false, facilitare le rettifiche e consentire revisioni da parte di organizzazioni certificate, indipendenti e imparziali di controllo dei fatti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, i deputati chiedono alla Commissione europea di proporre una direttiva anti-SLAPP (azioni legali tese a bloccare la partecipazione pubblica) che protegga i media indipendenti da azioni legali volte semplicemente a farli tacere o a intimidirli.</p>
</div>
<p><strong>DICHIARAZIONE di BARBARA SPINELLI:</strong></p>
<p>“Lo scandalo di Facebook e Cambridge Analytica è scoppiato quando la nostra relazione era già ultimata, ma le analisi e le raccomandazioni che essa contiene non cambiano nella sostanza. Lo scandalo ci rinforza ancor più nel nostro proposito: difendere e incoraggiare l&#8217;indipendenza e il pluralismo dell&#8217;informazione, sia su carta sia online, e non moltiplicare i mezzi per controllarla o addirittura reprimerla. È il motivo per cui siamo stati cauti nel trattare il tema delle <em>fake news</em>, ricordando che queste non nascono con internet. Sono a mio parere il frutto di comportamenti di gruppo – il cosiddetto &#8220;groupthink&#8221; – che affliggono e hanno afflitto i mezzi di comunicazione scritti oltre che online. La nozione di <em>fake news</em>, è scritto nella relazione, non va usata per escludere e criminalizzare le voci critiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La disinformazione internet ha una natura virale e aggressiva che non deve essere sottovalutata, ed è vero che pochi giganti di internet esterni all&#8217;Unione (Google, Facebook, Apple, Microsoft) esercitano un potere immenso di controllo e selezione delle notizie, di sorveglianza e profilazione degli utenti, ma la censura – soprattutto se affidata agli stessi giganti – non può essere la risposta. Al momento, le analisi più serie concordano sul fatto che né le <em>fake news</em>, né la profilazione psicografica degli utenti, né Cambridge Analytica – oggi finalmente chiusa – hanno determinato l&#8217;esito delle elezioni americane o francesi, o del referendum sul Brexit. Accusare l&#8217;algoritmo è una scappatoia troppo conveniente per evitare l&#8217;analisi di un risultato elettorale. Rimuovere da internet i contenuti più pericolosi – specie nei casi di pedopornografia e terrorismo – è una soluzione spesso necessaria, ma non può essere affidata alle compagnie private né può trascurare i tre principi del Patto internazionale sui diritti civili e politici: la necessità, la proporzionalità e la legittimità. Abbiamo chiesto che a giudicare siano organi indipendenti e che al tempo stesso siano assicurate la neutralità della rete e la protezione dei dati personali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sempre per lo stesso motivo esprimiamo preoccupazione riguardo alle leggi sulla diffamazione, sottolineando gli effetti paralizzanti che esse possono avere sul diritto a diramare e a ricevere informazioni. Al tempo stesso, abbiamo ricordato il ruolo chiave dei <em>whistleblower </em>nella salvaguardia del giornalismo di investigazione. In questo quadro abbiamo reso omaggio a chi, da giornalista investigativo, ha pagato con la vita la propria indipendenza: a Daphne Caruana Galizia come a JánKuciak.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La crisi economica, combinandosi con l&#8217;ascesa della comunicazione online, ha gravemente colpito un mestiere chiave nelle democrazie. Il quarto potere è oggi impoverito, e le condizioni di chi investiga sono talmente precarie che non si può più parlare veramente di un potere indipendente, capace di evitare l&#8217;autocensura e la dipendenza da altri poteri, politici, finanziari o pubblicitari. Questo degrado è sottolineato nella nostra relazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non tutti i miei convincimenti si rispecchiano nella relazione – specie riguardo alla depenalizzazione del reato di diffamazione, su cui non è stata raggiunta un&#8217;intesa – ma ringrazio i vari gruppi che hanno mostrato spirito di collaborazione nello stilare questo testo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><u>Materiali</u></p>
<p><strong>Comunicato stampa del Gruppo GUE/NGL:</strong></p>
<p><a href="http://www.guengl.eu/news/article/category//internet-giants-cannot-be-trusted-to-monitor-online-content?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.guengl.eu/news/article/category//internet-giants-cannot-be-trusted-to-monitor-online-content&amp;source=gmail&amp;ust=1525956290623000&amp;usg=AFQjCNGlqLT99kKHIM6PvDZdZVRAqxwuRA&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.guengl.eu/news/article/category//internet-giants-cannot-be-trusted-to-monitor-online-content?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Comunicato stampa del Parlamento europeo:</strong></p>
<p><a href="http://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20180426IPR02615/tackle-online-and-offline-threats-to-media-pluralism-and-freedom-urge-meps?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20180426IPR02615/tackle-online-and-offline-threats-to-media-pluralism-and-freedom-urge-meps&amp;source=gmail&amp;ust=1525956290623000&amp;usg=AFQjCNESPfK3cWzJYoNCKGkiT3jnLkz76w&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20180426IPR02615/tackle-online-and-offline-threats-to-media-pluralism-and-freedom-urge-meps?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><strong> </strong></p>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
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		<title>VenerdIslam: la parola è SHAR&#8217;IYYA</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2016 12:45:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Continuiamo l’incursione nel vocabolario dell’Islam in preparazione dell’incontro col prof. Massimo Campanini il 28 aprile al Centro Asteria, in occasione della manifestazione “D(i)RITTi al CENTRO!” organizzata dall&#8217;Associazione per i Diritti umani. Di Monica Macchi&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-281.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5731" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5731" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-281.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (281)" width="376" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-281.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 376w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-281-225x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 376px) 100vw, 376px" /></a></span></span></em></p>
<p align="JUSTIFY">Continuiamo l’incursione nel vocabolario dell’Islam in preparazione dell’incontro col prof. Massimo Campanini il 28 aprile al Centro Asteria, in occasione della manifestazione “D(i)RITTi al CENTRO!” organizzata dall&#8217;Associazione per i Diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Di Monica Macchi</p>
<p align="CENTER">SHAR’IYYA</p>
<p align="JUSTIFY">Letteralmente significa “via dritta” e rappresenta la legge religiosa dell’Islam: le sue fonti si ritrovano nel Corano, nella Sunna (l’insieme degli Hadith), nell’Igma’ ossia il consenso dei teologi e nel Qiyas cioè il ragionamento analogico attraverso le tre fonti precedenti. Dunque una Legge religiosa e rivelata anche alla “gente del Libro” (ebrei e cristiani) ma perfezionata e completata con l’Islam che comprende dogmi, riti, precetti morali e obblighi giuridico-religiosi. L’Islam è caratterizzabile dal concetto di “ortoprassi” cioè una dottrina etica e di comportamento dominata dalla presenza di un Dio sublime e perfetto ma rivolta al foro mondano con un’integrazione tra dimensione del culto e dimensione sociale. Emerge così il concetto di “Siyyasa shar’iyya” cioè “Politica secondo la Legge Religiosa”: la religione ha una chiara declinazione politica secondo cui l’islam può accettare qualsiasi forma di governo purchè la legislazione rispetti la shar’iyya. Ma la shariyya è un corpus immodificabile o si può e si deve contestualizzare soprattutto in Stati in cui i musulmani si ritrovano ad essere minoranza? Quesito attualissimo al punto che nel numero di febbraio di Micromega c’è un articolo sui fatti di Colonia a firma di Necla Kelek dal titolo “Rischio Shar’iyya nel cuore dell’Europa” che paventa la creazione di “società parallele” e il 30 aprile a Londra ci sarà un’intera giornata di studi dedicata a questo tema con la presentazione dell’ultimo libro di Elham Manea (professoressa specializzata sul Mena all’Università di Zurigo, scrittrice e attivista per i diritti umani) Women And Sha’riyya Law: The Impact Of Legal Pluralism In The UK (Donne e Shar’iyya: l’impatto del pluralismo giuridico in Gran Bretagna).</p>
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		<title>Una sfida che non ci possiamo permettere il lusso di perdere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2016 10:37:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Paolo Branca (audizione alla V commissione della Regione Lombardia, 15.1.15, h. 16.30) Sono docente di Lingua e Letteratura Araba e di Islamologia all&#8217;Università Cattolica di Milano, conoscitore e spesso amico di molti musulmani&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/este_24170900_09290.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5321" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5321" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/este_24170900_09290.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="este_24170900_09290" width="280" height="219" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Paolo Branca (audizione alla V commissione della Regione Lombardia, 15.1.15, h. 16.30)</p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a>Sono docente di Lingua e Letteratura Araba e di Islamologia all&#8217;Università Cattolica di Milano, conoscitore e spesso amico di molti musulmani &#8216;milanesi e lombardi&#8217; fin dagli anni &#8217;70, quando ero ancora studente, di recente consulente sia del Ministro degli Interni Maroni nel Comitato per l&#8217;Islam Italiano, del Comune di Milano, collaboratore della Diocesi&#8230; Ma in nessuna di queste vesti e unicamente in qualità di esperto in materia sento di dovervi parlare con la massima franchezza. La più che trentennale inerzia che ha caratterizzato in tutta Italia la gestione del complesso e delicato tema dei luoghi di culto islamici ci ha portati ad averne circa 800 sul territorio nazionale, sale di preghiera &#8216;camuffate&#8217; per forza maggiore in circoli culturali o associativi, quasi sempre in collocazioni fortunose e poco dignitose, dirette da persone spesso volonterose ma non di rado inadeguate, con legami più o meno evidenti con movimenti o correnti religiose dei paesi d&#8217;origine spesso appiattite su una visione ideologica della fede che determina molte opacità e che in qualche caso è addirittura sfociata in reati.</p>
<p align="JUSTIFY">Il mio profondo rispetto per una nobile tradizione religiosa cui siamo legati per radici condivise quasi quanto all&#8217;Ebraismo, unitamente all&#8217;amore per la mia città e al comune destino che già stiamo condividendo nella nostra ormai pluralistica società non mi consentono più di tacere, di fronte ai possibili rischi, ma ancor più davanti alle potenzialità positive che potrebbero derivare da imminenti scelte su un tema di tale e cruciale rilevanza. Non solo è auspicabile, ma inevitabile un netto salto di qualità. Relazioni di amicizia o affinità ideologiche vanno messe da parte, una volta tanto, per promuovere qualcosa che sul medio-lungo periodo contribuisca a mutare un clima di sospetto e pregiudizio che si è creato, mantenuto e va acuendosi per responsabilità di tutte le parti in causa. Cercare di sfruttare per interessi particolaristici o di corto respiro questa opportunità rimanderebbe di decenni una svolta quanto mai necessaria e urgente. Mi rendo conto della complessità e della delicatezza della questione, ma non vi nascondo che ciò che temo di più è il perpetuarsi di una mancata gestione del fenomeno la quale non può e non deve incagliarsi in logiche meramente e falsamente ‘securitarie’. Quello che si decide di non gestire, infatti, diventa inevitabilmente qualcosa che si subisce: mantenere fuori dall’ufficialità e in uno stato di totale <i>deregulation</i> le sfide che una realtà religiosa già e irreversibilmente pluralistica ci pone davanti, finisce per favorire un’enorme area grigia che col tempo si consolida come fosse un corpo estraneo o una sorta di società parallela di cui alla fine ci si vedrà costretti a prendere atto, seguendo logiche emergenziali o di sanatoria purtroppo già sperimentate in altri campi e rivelatesi sempre fallimentari.</p>
<p align="JUSTIFY">Naturalmente resta aperto il dossier della regolarizzazione di tutti gli altri luoghi di culto, e non solo di quelli musulmani, sul nostro territorio. I due livelli non vanno confusi anche per evitare ulteriori alibi che ci condannerebbero a restare nella medesima palude ancora a lungo, a discapito delle giuste aspirazioni e delle legittime preoccupazioni degli uni e degli altri. Con molti, e non da ieri, sto sollecitando questo orientamento che mi pare l&#8217;unico capace di farci uscire da un penoso e dannoso stallo dal quale una metropoli europea e la regione di cui essa è capoluogo &#8211; che oltretutto si approssima ad ospitare l&#8217;Expo ormai imminente – non può più tollerare di rimanere bloccata e su cui si misura, permettetemi di richiamarlo, la credibilità delle stesse istituzioni. A differenza degli altri sistemi politici, la democrazia è ‘costretta’ a funzionare per non compromettere la sua stessa legittimità: essa si caratterizza più per le buone pratiche che sa promuovere, sostenere e premiare che per le necessarie ma mai esclusive azioni di prevenzione e repressione di possibili irregolarità e disfunzioni.</p>
<p align="JUSTIFY">Non a caso l’istituzione che da molti anni mi è stata più vicina e ha offerto preziose occasioni di formazione e di maturazione a numerosi musulmani italiani di nuova generazione è stato il Consolato degli Usa. La dinamicità della società americana, che tanto ci affascina per le opportunità che sa garantire a chi desidera darsi da fare e contribuire al bene comune, è anche il sistema migliore per mantenere a livello residuale chi invece si isola rinunciando alla partecipazione per incapacità o, peggio, per antagonismo.</p>
<p align="JUSTIFY">Il mio è in definitiva un accorato invito affinché voi facciate e facciate bene il vostro lavoro. Esortazioni e critiche non le risparmio certamente neppure agli amici musulmani, sia quelli strutturati in forme associative, sia quelli facenti parte di una larghissima ‘maggioranza silenziosa’ che potrebbe essere indotta a ridurre la propria identità religiosa al rango di una questione puramente rituale e individualistica, quasi da dissimulare anche a motivo di potenti pregiudizi che sempre più spesso si configurano come espressioni di vera e propria islamofobia. Sono certo che in luoghi di culto dignitosi e ben gestiti, la gran parte di costoro troverebbe finalmente quel rispetto e quel riconoscimento senza i quali nessuna autentica integrazione potrebbe mai avvenire e contribuirebbe a rendere le moschee ‘normali’ centri di aggregazione e di spiritualità come sono le sinagoghe e le chiese. Pur senza negare le peculiarità della fede islamica e perfettamente consapevole delle tensioni che a essa sono legate soprattutto nei paesi d’origine, resto convinto che lasciare le cose come stanno o renderle ancor meno gestibili con ulteriori appesantimenti burocratici o labirintiche regolamentazioni sia la prospettiva meno efficace, anche sul decisivo versante della sicurezza che anzi si aggraverebbe fino alla paralisi totale se ancora una volta un ‘eccezionalismo’ troppo sbrigativamente e meccanicamente attribuito a tutti i musulmani indistintamente continuasse a tenerci tutti, noi e loro, in ostaggio.</p>
<p align="JUSTIFY">Le condizioni affinché ciò possa accadere, a mio parere, sono con tutta evidenza le seguenti: accanto a una regolarizzazione dell’esistente (della quale possono ovviamente far parte anche provvedimenti di chiusura di luoghi che per varie ragioni non potranno perdurare) e senza forzature che riducano il sano pluralismo delle comunità musulmane presenti sul nostro territorio, sarebbe auspicabile almeno un grande centro di studi e iniziative culturali qualificato con sala di preghiera annessa, ma la cui <i>mission</i> principale sia quella di far conoscere e valorizzare, non solo per i musulmani ma per tutti, la ricchezza spirituale e l&#8217;eredità culturale di una delle più grandi civiltà del Mediterraneo e del mondo intero; il partner principale dovrebbe essere un&#8217;istituzione culturale islamica di livello internazionale alla quale potranno affiancarsi le organizzazioni musulmane territoriali che purtroppo non possiedono ancora né i requisiti, né il personale, né il coordinamento necessario, ma anzi sono spesso tra loro concorrenti, con leadership talvolta inamovibili, litigiose e carenti sia dal punto di vista della trasparenza che da quello del pluralismo (durante il travaglio egiziano, e non solo, si son verificate gravi frizioni interne tra fedeli di diverso orientamento politico durante gli stessi riti del Ramadan 2013).</p>
<p align="JUSTIFY">Pur non essendo un giurista, non posso evitare di rilevare che alcuni degli emendamenti di cui ho conoscenza configurano profili d’incostituzionalità palesi e già esclusi da più di una sentenza e mi permetto di concludere citando un brevissimo passo del parere sui “Luoghi di culto islamici” del suddetto Comitato per l’Islam italiano nominato dall’allora Ministro dell’Interno R. Maroni:</p>
<p align="JUSTIFY">“non è ipotizzabile una confessionalizzazione delle leggi, Né tantomeno una regolamentazione specifica che riguardi l’islam, poiché pur in presenza di una lacuna normativa che interessi maggiormente la sensibilità di alcune specifiche comunità, le leggi debbono essere intese <i>erga omnes</i> e uguali per tutti i cittadini” (Roma, 3.3.2011).</p>
<p align="JUSTIFY">Vi ringrazio della cortese attenzione e vi lascio questo piccolo omaggio, tratto da una delle opere di letteratura che personalmente considero un ineguagliato capolavoro:</p>
<p align="JUSTIFY">“<i>Quelle razze che vivevano porta a porta da secoli non avevano avuto mai né il desiderio di conoscersi, né la dignità di sopportarsi a vicenda. I difensori che, stremati, a tarda sera abbandonavano il campo, all’alba mi ritrovavano al mio banco, ancora intento a districare il groviglio di sudicerie delle false testimonianze; i cadaveri pugnalati che mi venivano offerti come prove a carico, erano spesso quelli di malati e di morti nei loro letti e sottratti agli imbalsamatori. Ma ogni ora di tregua era una vittoria, anche se precaria come tutte; ogni dissidio sanato creava un precedente, un pegno per l’avvenire. M’importava assai poco che l’accordo ottenuto fosse esteriore, imposto, probabilmente temporaneo; sapevo che il bene e il male sono una questione d’abitudine, che il temporaneo si prolunga, che le cose esterne penetrano all’interno, e che la maschera, a lungo andare, diventa il volto. Dato che l’odio, la malafede, il delirio hanno effetti durevoli non vedo perché non ne avrebbero avuti anche la franchezza, la giustizia, la benevolenza. A che valeva l’ordine alle frontiere se non riuscivo a convincere quel rigattiere ebreo e quel macellaio greco a vivere l’uno a fianco all’altro tranquillamente?”</i></p>
<p align="JUSTIFY"><i>(</i>M. Yourcenar<i>, Memorie di Adriano)</i></p>
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