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	<title>pm Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>A tutte le ore del giorno e della notte</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Oct 2021 08:23:14 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="681" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/luca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15660" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/luca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/luca-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/luca-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h1></h1>



<p><a href="https://comune-info.net/autori/chiara-sasso/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Chiara Sasso</a> (da comune-info.net)</p>



<h2>La sentenza del Tribunale di Locri – pesanti condanne primo fra tutti i 13 anni e 2 mesi a Domenico Lucano – è un terremoto. Siamo in tanti ad aver paura. Associazione a delinquere, peculato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: viene descritta una organizzazione ferrea per gestire i progetti in tutto il paese. “Chi lo ha conosciuto e vissuto sa che forse le uniche cose organizzate a Riace sono state le partite di carte, per il resto il dato che distingueva era l’improvvisazione sempre su tutto. E la disponibilità ad accogliere a tutte le ore del giorno e della notte – scrive Chiara Sasso – Forse era per questo che la Prefettura aveva una linea rossa perenne con il sindaco al quale chiedeva disponibilità sempre e immediata…”. Hanno bisogno di distruggere&nbsp;<a href="https://comune-info.net/tag/riace/?utm_source=rss&utm_medium=rss">la speranza nata in quel borgo</a></h2>



<p><strong><a href="https://comune-info.net/io-sto-con-mimmo-lucano/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Presidi di protesta contro la sentenza in diverse città</a></strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://comune-info.net/wp-content/uploads/2021/09/20180222_091718-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-448790"/></figure>



<p>Imessaggi che sono arrivati per commentare la sentenza del Tribunale di Locri – pesanti condanne primo fra tutti i 13 anni e 2 mesi a Domenico Lucano – riportavano nel testo la parola “<strong>paura</strong>”. Ripetuta. Eppure la giornata era limpida, soleggiata, un’aria settembrina con le montagne scolpite contro il cielo. Ma la notizia era troppo forte e gli occhi si abbassano dando spazio alla paura.&nbsp;<strong>Un terremoto che scuote certezze profonde</strong>, vissuto come un pesante segnale di pericolo per tutti. Appena fuori casa, no dentro casa. Rispetto per la magistratura… Assistiamo al rovesciamento della realtà, alla distorsione di ogni principio processuale.</p>



<p><strong>Fra le accuse più gravi associazione a delinquere, peculato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Viene descritta una organizzazione ferrea per gestire i progetti in tutto il paese. Chi lo ha conosciuto e vissuto sa che forse le uniche cose organizzate a Riace sono state le partite di carte, per il resto il dato che distingueva era l’improvvisazione sempre su tutto. E la disponibilità ad accogliere a tutte le ore del giorno e della notte</strong>.&nbsp;<strong>Forse era per questo che la Prefettura aveva una linea rossa perenne con il sindaco al quale chiedeva disponibilità sempre e immediata.</strong>&nbsp;Riace era nota per non lasciare nessuno per strada.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://comune-info.net/wp-content/uploads/2021/09/Marzo-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-448798"/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://comune-info.net/wp-content/uploads/2021/09/Maestra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-448788"/></figure>



<p>Sono piovute condanne su persone, ventisette, incensurate senza nessuna attenuante generica. Otto anni a Cosimina Ierino. Forse in tanti abbiamo visto un altro film:&nbsp;<strong>Cosimina nella sede di Città Futura pronta ad accogliere tutti in una babele di lingue che si impastava con il calabrese. Cosimina come insegnante di italiano, come segretaria tuttofare</strong>. La sua mitezza faticava a volte a farsi strada con tutti quegli impetuosi spostamenti d’aria, fatti di persone, di bambini e bambine, che arrivavano nello stanzone facendo scricchiolare il pavimento di legno. Sempre con qualche richiesta. In molti abbiamo visto un altro film che tuttavia si ripresenta in moviola nel cuore e della mente.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://comune-info.net/wp-content/uploads/2021/09/38474982_1812899952123535_3570862516001046528_n-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-448782"/><figcaption>Foto di Valeria Fioranti</figcaption></figure>



<p><strong>C’è, nella sede di palazzo Pinnarò, un piccolo balcone che guarda direttamente al mare</strong>. Ci si arriva attraverso uno scalone che porta al secondo piano. Si arriva pensando di stare al chiuso, ed è come trovarsi sul Tetto del Mondo. Dal balcone lo sguardo supera i coppi di tante case, i vicoli, va oltre la strada con i suoi tornanti e il bivio per il santuario, fino a sposare quella massa blu di acqua salata. Si spazia. Impossibile non sentirne la forza. L’associazione Citta Futura si lega con il mondo, guarda avanti. Apre le porte, invita.&nbsp;<strong>«Prego&nbsp;<em>trasite</em>, entrate»</strong>. Come se il progetto in realtà possa appartenere a tutti.</p>



<p><strong>LEGGI ANCHE&nbsp;<a href="https://comune-info.net/tutta-la-mia-rabbia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Tutta la mia rabbia</a>&nbsp;</strong>Martina Lucano,&nbsp;<a href="https://comune-info.net/speranza-per-lalba-di-una-nuova-umanita/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Speranza per l’alba di una nuova umanità</strong></a>&nbsp;Domenico Lucano,&nbsp;<strong><a href="https://comune-info.net/la-comunita-di-riace/?utm_source=rss&utm_medium=rss">La comunità di Riace</a></strong>&nbsp;Gianluca Carmosino</p>



<p>Fa bene l’associazione a esporre il manifesto di un capo indiano: «Non è l’uomo che ha tessuto la trama della vita, egli è soltanto un filo». Ognuno che arriva tesse inconsapevolmente qualcosa. Come si può oggi far sentire affetto e vicinanza a tutte quelle persone che hanno fatto parte di quel sogno, di quel film che non verrà più proiettato. Quali parole usare per dire che&nbsp;<strong>comunque ne è valsa la pena, perché è stato un segnale per il mondo</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://comune-info.net/wp-content/uploads/2021/09/IMG-20210930-WA0000-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-448789"/></figure>



<p>È uno di quei casi della vita, nello stesso giorno in cui si aspetta notizie della sentenza, giovedì 30 settembre, prime ore del mattino, arriva un messaggio con una foto: è l’alba sul Mar Ionio. “Ieri a mezzanotte una telefonata mi ha fatto sobbalzare. Era il titolare di un locale di Caulonia, mi diceva che si era presentata una ragazza appena sbarcata che gli aveva fatto capire che aveva fame e freddo… Sono corso.&nbsp;<strong>Un barcone con settanta migranti&nbsp;</strong>veniva scortato verso il porto di&nbsp;<strong>Roccella</strong>. Uno pensa di essere abituato a tutto, dopo tanti anni e invece col cazzo che ci si abitua…”.&nbsp;<strong>Capita che gli operatori dei vari progetti vivano così, pronti a qualunque ora a fronteggiare emergenze a prendersi responsabilità</strong>&nbsp;a lanciare sempre il cuore oltre l’ostacolo. Stessa sorte capita ai sindaci in prima linea su tutto, a combattere e prendere decisioni sulla qualunque a lottare a mani nude. Non a caso Moni Ovadia qualche giorno fa ha commentato: “Piuttosto di fare il sindaco mi butto sotto un treno”.</p>
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		<title>Ingiustizia è fatta: Mimmo Lucano condannato a 13 anni e 2 mesi di carcere</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Oct 2021 06:55:54 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/08/Incontro-Caulonia-Mimmo-Lucano-0418web-720x477.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>(Foto di archivio Pressenza)</figcaption></figure>



<p>(da pressenza.it)</p>



<p>Il tribunale di Locri ha condannato l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano a ben 13 anni e 2 mesi di carcere, una pena addirittura superiore a quella di 7 anni e 11 mesi chiesta dal procuratore capo Luigi D’Alessio e dal pm Michele Permunian. A questo si aggiungono 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e il sequestro dei beni.</p>



<p>La durissima sentenza conferma quando abbiamo sempre affermato sul carattere politico del processo contro Mimmo Lucano: ideali e pratiche di solidarietà trattati come reati, il rifiuto di una visione dell’integrazione tesa a risolvere i problemi senza conflitti, la criminalizzazione di un pensiero che mette al centro i diritti delle persone e va oltre le carenze del sistema di accoglienza in Italia, sfidando anche il potere della legge in nome di un principio superiore di giustizia.</p>



<p>Ripercorriamo brevemente le vicende che hanno portato al verdetto odierno.</p>



<p>Il processo contro Mimmo Lucano e altre 26 persone si è aperto l’11 giugno 2019 e chiuso il 27 settembre 2021. Ha visto 34 udienze. Presidente del Collegio giudicante il dottor Fulvio Accurso, PM dottor Michele Permunian.</p>



<p>Il processo è nato da un’Informativa della Guardia di Finanza a conclusione di un’indagine investigativa durata un anno e mezzo circa e che ha riguardato il periodo 2014-2017.</p>



<p>La richiesta di rinvio a giudizio è stata respinta dal GIP Domenico Di Croce per la gran parte dei capi di imputazione, giudicati vaghi e generici. Ne aveva convalidato solo: un tentativo di falso matrimonio e l’affidamento diretto della raccolta differenziata dei rifiuti a due cooperative sociali di tipo B di Riace. Sulla base di queste due accuse rimaste in piedi, il GIP disponeva anche misure cautelari (il 2 ottobre Lucano veniva messo agli arresti domiciliari, annullati due settimane dopo e tramutati in divieto di residenza nel proprio paese, annullato dopo 11 mesi, il 5 settembre 2019).</p>



<p>Nonostante le decisioni del GIP, ad aprile 2019 il GUP Amelia Monteleone autorizzava il rinvio a giudizio su tutti i capi di imputazione, che sono stati dunque tutti oggetto di dibattimento e di richiesta di condanna da parte del PM.</p>



<p>Mimmo Lucano ha avuto 17 capi di imputazione, che vanno da associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a truffa aggravata, peculato, concussione, favoreggiamento personale, malversazione ai danni dello Stato, falsità ideologica, turbata libertà d’incanto, abuso d’ufficio, mancato rispetto del Testo Unico Immigrazione e del Codice dell’Ambiente.</p>



<p>Nella requisitoria presentata il 17 maggio 2021, il PM ha chiesto per Lucano una condanna a 7 anni e 11 mesi, incluso il capo 1 associazione a delinquere, di cui sarebbe il capo. Ha invece chiesto l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” per 4 capi d’imputazione in riferimento alle carte d’identità rilasciate in mancanza di permesso di soggiorno; il PM riconosce che si poteva fare sulla base della normativa vigente.</p>



<p>Nell’udienza del 25 settembre 2021 la difesa ha insistito sulla personalità di Lucano, sul carattere ideale dei suoi obiettivi riconosciuto da tutti, inclusa l’accusa e sulla mancanza di qualsiasi prova del dolo, sia in termini di vantaggio personale economico, che in quelli di vantaggio personale politico-elettorale. Evidentemente non è bastato a convincere il tribunale di Locri.</p>
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		<title>Perquisita la sede di Linea D&#8217;Ombra: la parola a Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2021 08:28:12 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="900" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1614107338.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15121" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1614107338.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1614107338-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1614107338-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></figure>



<p>Lo scorso 23 febbraio il Pm Massimo De Bortoli ha aperto una fascicolo per concorso in favoreggiamento all&#8217;immigrazione clandestina a carico di circa trenta persone, ma tra queste sono sotto osservazione anche i volontari di Linea D&#8217;Ombra, nota associazione che fornisce solidarietà ai migranti.</p>



<p>La Polizia ha fatto irruzione nell&#8217;abitazione di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi – l&#8217;abitazione è anche sede dell&#8217;associazione – e ha perquisito cellulari e computer.</p>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani </strong></em>ha chiesto un commento a Lorena Fornasir e a Gian Andrea Franchi ai quali dà pieno sostegno, preoccupata di un ritorno al “reato di solidarietà” e si impegna a monitorare la situazione.</p>



<p>Ecco le parole di Lorena e di Gian Andrea:</p>



<p>Siamo stati trascinati in una macchina del fango perchè sono supposizioni infami che non hanno uno straccio di prove e spero che riusciremo a smontarle. Ad Andrea hanno sequestrato, chissà per quanto tempo, computer e cellulare per cui dobbbiamo rifarci a questo mio telefono (Lorena)</p>



<p>Quello che sta accadendo è un tentativo di colpire l&#8217;attività che Lorena, io e un altro gruppo di persone stiamo facendo ormai da diverso tempo. Usano, per questo scopo, una vicenda che risale al luglio del 2019, ovvero l&#8217;intervento che Lorena ed io abbiamo fatto nei confronti di una famiglia iraniana che abbiamo ospitato ed aiutato a prendere un treno. Siccome questa famiglia, secondo la Procura, è stata aiutata anche da una rete di passeur vogliono collegare in particolare il mio nome a questa rete di trafficanti, insinuando (perchè prove non ne hanno) che io possa averne tratto dei vantaggi sul piano economico. Ripeto: il tentativo è essenzialmente quello di colpire un&#8217;attività che, per me e Lorena, risale al 2015 e che per l&#8217;associazione Linea D&#8217;Ombra inizia nel settembre del 2019. Non capisco altrimenti perchè tirino fuori tutta questa macchina di fango pur conoscendo la linearità del nostro comportamento che conoscono benissimo perchè ci controllano, ci seguono, etc. E&#8217; in atto un attacco ad un intervento di solidarietà che è in atto da tempo a Trieste e che ha creato una rete solidale che va ben oltre la città e che quindi inizia a diventare in qualche modo disturbante nei confronti della politica istituzionale verso i migranti (Gian Andrea).</p>
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		<title>Le mafie, qui e adesso. Anche per la continua nostra lotta.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 10:06:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto &#160; &#8220;La mafia, la ‘ndrangheta e la criminalità nella Capitale, composta da organizzazioni che si avvicinano sempre più alle modalità criminali delle mafie in Sicilia, Calabria e Campania&#8221;: questo è quanto&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;La mafia, la ‘ndrangheta e la criminalità nella Capitale, composta da organizzazioni che si avvicinano sempre più alle modalità criminali delle mafie in Sicilia, Calabria e Campania&#8221;: questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto semestrale della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Secondo il rapporto semestrale della DIA, in alcune aree della Capitale ci sono formazioni criminali che, “basate su stretti vincoli di parentela, evidenziano sempre di più modus operandi assimilabili alla fattispecie prevista dall’art. 416 bis (l’associazione mafiosa, ndr)”. <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-11021 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="256" height="144" /></a></p>
<p><strong>Roma tra clan autoctoni e storici</strong><br />
La relazione evidenzia come sia particolarmente complessa la realtà criminale nella capitale. Queste formazioni “sanno perfettamente intersecare i propri interessi non solo con i sodalizi di matrice straniera ma, anche, con le formazioni delinquenziali autoctone che, pur diverse tra loro, hanno adottato il modello organizzativo ed operativo di tipo mafioso, per acquisire sempre più spazi nell’ambiente territoriale di riferimento”. La relazione segnala la “vasta eco” suscitata dall’aggressione di Roberto Spada nei confronti del giornalista Emilio Piervincenzi che tentava di intervistarlo. L’esponente del clan poi è stato arrestato e condannato. Sempre in riferimento alla capitale, la relazione “segnala l’operatività del clan Casamonica, aggregato criminale ‘storico’, che poggia il suo potere su una solida base familiare. Tra le attività tipiche del sodalizio, le condotte usurarie ed estorsive, i reati contro la persona, i traffici di droga ed il reimpiego di capitali illeciti”.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11020" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387-300x220.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>
<p><strong>La figlia del Magistrato Paolo Borsellino, in questi giorni, ha dichiarato e ribadito:</strong></p>
<p>&#8220;Sono passati 26 anni dalla morte di mio padre, Paolo Borsellino, ucciso a Palermo insieme ai poliziotti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. E, ancora, aspettiamo delle risposte da uomini delle istituzioni e non solo&#8221;. Lo scrive in una lettera pubblicata su Repubblica Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso nel 1992, che elenca una serie di 13 domande &#8220;su un depistaggio iniziato nel 1992, ordito da vertici investigativi ed accettato da schiere di giudici&#8221;. Questo l&#8217;elenco: &#8220;1. Perché le autorità locali e nazionali preposte alla sicurezza non misero in atto tutte le misure necessarie per proteggere mio padre, che dopo la morte di Falcone era diventato l&#8217;obiettivo numero uno di Cosa nostra? 2. Perché per una strage di così ampia portata fu prescelta una procura composta da magistrati che non avevano competenze in ambito di mafia? L&#8217;ufficio era composto dal procuratore capo Giovanni Tinebra, dai sostituti Carmelo Petralia, Annamaria Palma (dal luglio 1994) e Nino Di Matteo (dal novembre &#8217;94). 3. Perché via D&#8217;Amelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo così la sottrazione dell&#8217;agenda rossa di mio padre? E perche&#8217; l&#8217;ex pm allora parlamentare Giuseppe Ayala, fra i primi a vedere la borsa, ha fornito versioni contraddittorie su quei momenti? 4. Perché i pm di Caltanissetta non ritennero mai di interrogare il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco, che non aveva informato mio padre della nota del Ros sul &#8220;tritolo arrivato in citta'&#8221; e gli aveva pure negato il coordinamento delle indagini su Palermo, cosa che concesse solo il giorno della strage, con una telefonata alle 7 del mattino? 5. Perché nei 57 giorni fra Capaci e via D&#8217;Amelio, i pm di Caltanissetta non convocarono mai mio padre, che aveva detto pubblicamente di avere cose importanti da riferire? 6. Cosa c&#8217;è ancora negli archivi del vecchio Sisde, il servizio segreto, sul falso pentito Scarantino (indicato dall&#8217;intelligence come vicino ad esponenti mafiosi) e sul suo suggeritore, l&#8217;ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera?&#8221;. E ancora: &#8220;7.Perché i pm di Caltanissetta non depositarono nel primo processo il confronto fatto tre mesi prima fra il falso pentito Scarantino e i veri collaboratori di giustizia (Cancemi, Di Matteo e La Barbera) che lo smentivano? Il confronto fu depositato due anni più tardi, nel 1997, solo dopo una battaglia dei difensori degli imputati. 8. Perché i pm di Caltanissetta furono accomodanti con le continue ritrattazioni di Scarantino e non fecero mai il confronto tra i falsi pentiti dell&#8217;inchiesta (Scarantino, Candura e Andriotta), dai cui interrogatori si evinceva un progressivo aggiustamento delle dichiarazioni, in modo da farle convergere verso l&#8217;unica versione? 9.Perché la pm Ilda Boccassini (che partecipò alle prime indagini, fra il giugno e l&#8217;ottobre 1994), firmataria insieme al pm Sajeva di due durissime lettere nelle quali prendeva le distanze dai colleghi che continuavano a credere a Scarantino, autorizzò la polizia a fare dieci colloqui investigativi con Scarantino dopo l&#8217;inizio della sua collaborazione con la giustizia? 10. Perché non fu mai fatto un verbale del sopralluogo della polizia con Scarantino nel garage dove diceva di aver rubato la 126 poi trasformata in autobomba? Perché i pm non ne fecero mai richiesta? E perché nessun magistrato ritenne di presenziare al sopralluogo? 11. Chi è davvero responsabile dei verbali con a margine delle annotazioni a penna consegnati dall&#8217;ispettore Mattei a Scarantino? Il poliziotto ha dichiarato che l&#8217;unico scopo era quello di aiutarlo a ripassare: com&#8217;è possibile che fino alla Cassazione i giudici abbiano ritenuto plausibile questa giustificazione? 12. Il 26 luglio 1995 Scarantino ritrattava le sue dichiarazioni con un&#8217;intervista a Studio Aperto. Prima ancora che l&#8217;intervista andasse in onda, i pm Palma e Petralia annunciavano già alle agenzie di stampa la ritrattazione della ritrattazione di Scarantino, anticipando il contenuto del verbale fatto quella sera col falso pentito. Come facevano a prevederlo? 13.Perchè Scarantino non venne affidato al servizio centrale di protezione, ma al gruppo diretto da La Barbera, senza alcuna richiesta e autorizzazione da parte della magistratura competente?&#8221;.</p>
<p><strong>Mafie e migrazioni:</strong></p>
<p>Il rapporto della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) ha fatto emergere anche che per le organizzazioni criminali straniere in Italia &#8220;il favoreggiamento dell&#8217;immigrazione clandestina, con tutta la sua scia di reati &#8216;satellite&#8217;, per le proporzioni raggiunte, e grazie ad uno scacchiere geo-politico in continua evoluzione, è oggi uno dei principali e più remunerativi business criminali, che troppe volte si coniuga tragicamente con la morte in mare di migranti, anche di tenera età&#8221;. Nel documento si legge che in questi affari sono coinvolti &#8220;maghrebini, soprattutto libici e marocchini, nel trasporto di migranti dalle coste nordafricane verso le coste siciliane&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11022" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="306" height="306" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p>
<p><strong>Giornalisti sotto scorta:</strong></p>
<p>Un esempio per tanti, troppi: Paolo Borrometi.</p>
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<article class="entry">N<a>ato a Ragusa nel 1983. Collaboratore dell&#8217;AGI per la provincia ragusana, nel 2013 ha fondato la testata giornalistica d&#8217;inchiesta </a><a href="https://www.laspia.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="nofollow noopener"><strong>&#8220;La Spia&#8221;</strong></a><a>. Sin da subito la sua attività è stata minacciata dalla malavita di Ragusa e Siracusa, intimidazioni che nel 2014 sono sfociate in violenza. </a></p>
<p>Le sue parole scritte hanno parlato dell&#8217;azienda commissariata per mafia Italgas, dei trasporti su gomma gestiti dalla malavita nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, fino alla &#8220;via della droga&#8221;, il percorso sospetto dei corrieri che collega il porto di Gioia Tauro fino alla provincia di Ragusa.</p>
<p>Il 16 aprile 2014 Borrometi viene raggiunto e aggredito da uomini incappuciati che gli provocano una grave menomazione alla mobilità di una spalla. In quel periodo il giornalista si stava occupando dell’omicidio di Ivano Inglese, trentaduenne postino di Vittoria trovato assassinato la sera del 20 settembre 2012. Da agosto 2014 Borrometi viene così messo sotto scorta dai carabinieri e l&#8217;AGI lo trasferisce da Ragusa a Roma.</p>
<p>Dalle intercettazioni tra il boss di Cosa Nostra della provincia di Siracusa, Salvatore Giuliano, e un altro membro di spicco dell&#8217;organizzazione, Giuseppe Vizzini, sono emersi i nuovi messaggi con le minacce: &#8220;Fallo ammazzare, ma che c**** ci interessa&#8221;. Il dialogo risalirebbe all&#8217;8 gennaio scorso. In un altro ambientale del 20 febbraio Giuseppe Vizzini fa nuovamente riferimento a Borrometi, dicendo che <em>picca n’avi</em>, &#8220;poco ne ha&#8221; e condividendo i suoi progetti d&#8217;omicidio con i figli.</p>
<p>Il Gip Giuliana Sammartino arriva alla conclusione che il clan catanese dei Cappello, su richiesta del boss siracusano Salvatore Giuliano, stava per organizzare &#8220;un&#8217;eclatante azione omicidiaria&#8221; per &#8220;eliminare lo scomodo giornalista&#8221;. Vengono così emesse tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Giuseppe Vizzini. È ancora ricercato invece Giovanni Aprile, di 40 anni.  Nel 2017 fu condannato per minacce gravi di morte a Borrometi il boss Giambattista Ventura, nel 2017 le minacce arrivarono dal pluripregiudicato Francesco De Carolis, fratello del boss Luciano De Carolis.</p>
<p>E la vicenda non è ancora terminata&#8230;Così come non deve terminare oggi, o in giornate speciali di ricorrenze speciali, la lotta alle mafie. Deve continuare anche e soprattutto a partire dalla Cultura, dalla scuola, dall&#8217;educazione, in ogni scelta e in ogni nostro comportamento quotidiano.</p>
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		<title>Trattativa Stato-mafia: in nome del Popolo Italiano, la Corte condanna</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2018 12:02:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/sentenza-trattiva-stato-mafia-300x125.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10559" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/sentenza-trattiva-stato-mafia-300x125.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="125" /></a> </b></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">di Valentina Tatti Tonni</span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">5 anni di processo e 220 udienze. Infine venerdì 20 aprile 2018 la Corte d&#8217;Assise di Palermo sezione seconda presieduta da Alfredo Montalto, ha emesso la sentenza riguardo la Trattativa Stato-mafia. </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Commozione e applausi durante la lettura. Condannati i boss Leoluca Bagarella a 28 anni e Antonino Cinà a 12 anni, gli ex alti ufficiali del Ros Giuseppe De Donno (8 anni), Mario Mori (12 anni) e Antonio Subranni (12 anni), l&#8217;ex senatore Forza Italia Marcello Dell&#8217;Utri (12 anni) e il testimone imprenditore Massimo Ciancimino, figlio di Vito, (8 anni). Assolto l&#8217;ex ministro Nicola Mancino perché il fatto non sussiste. Prescrizione per il pentito Giovanni Brusca e naturalmente archiviazione per Totò Riina causa decesso. Stabilito dai giudici un risarcimento di tutti gli imputati in solido tra loro di 10 milioni di euro per danni nei confronti della presidenza del consiglio, il risarcimento in favore delle altri parti civili (Presidenza Regione Siciliana, Comune di Palermo, Centro Studi Iniziative Culturali Pio La Torre, Libera) e per l’associazione per le vittime della strage di via dei Georgofili; Massimo Ciancimino condannato anche al risarcimento in favore di Giovanni De Gennaro; inoltre tutti condannati al risarcimento in favore delle parti civili delle spese processuali. </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Oggettivamente disattese le richieste di dare pene pesanti agli imputati, fatte durante la requisitoria, ci si augura non vengano ribaltate in appello; le motivazioni della sentenza arriveranno fra 90 giorni.</span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ora finalmente c&#8217;è la prova scritta e indelebile di uno Stato piegato alle richieste di Cosa nostra per far tacere le stragi. Mentre Falcone e Borsellino saltavano in aria, boss e funzionari di Stato facevano affari tra loro negoziando: la mafia, &#8220;l&#8217;invenzione letteraria&#8221;, era diventata realtà legittimata sotto i detriti delle bombe. Come ha dichiarato il Pm Nino Di Matteo ascoltato fuori dall’aula bunker dopo la sentenza: “Che la trattativa c’era stata, veramente non c’era bisogno della sentenza di oggi per dirlo. La sentenza di oggi dice che qualcuno dello Stato ha contribuito con Bagarella, con Riina e con gli altri stragisti a trasmettere ai governi in carica le richieste di Cosa nostra, e questo è molto grave”. Un negoziato subdolo il cui cuore “è negli appalti”, come ha recentemente detto Fiammetta Borsellino, figlia di Paolo, a Salvo Palazzolo di Repubblica, che sia “</span></span></span><span style="color: #4d4d4d;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">lecito pensare che anche il depistaggio sulla morte di mio padre sia stato frutto della trattativa&#8221;.</span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Già lo scrittore Andrea Camilleri intervistato nel 2010 da Carlo Lucarelli parlò di come “sradicare la mentalità mafiosa che è la protezione a tutti i costi dell’amico, la protezione a tutti i costi di un beneficio raggiunto, il far raggiungere illegalmente certe posizioni a persone che non lo meritano. Tutto questo è mafioso… si è portatori sani di mafia”. Sull’avvicinamento tra Stato e mafia, Camilleri commentava: “Il vecchio mafioso prima di ricorrere all’uso delle armi, trattava. Erano abilissimi e bravi diplomatici in questo senso e trattavano con tutti. Se una trattativa c’è stata tra Stato e mafia, bisogna vedere chi si è seduto al tavolo delle trattative e quali erano le </span></span></span><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>commentatizie</i></span></span></span><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> di chi si sedeva al tavolo delle trattative”. </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>L’ipotesi investigativa della Trattativa si fece strada proprio per sradicare la mentalità mafiosa e per legare i fatti accaduti nel biennio 1992-93. </b></span></span></span><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Così come disse il giornalista Francesco La Licata, sempre nel 2010: “…dalle ultime risultanze investigative a proposito delle stragi di mafia, consegna all’opinione pubblica un quadro diverso da quello che nel corso degli anni era stato dato sui rapporti istituzionali di Cosa nostra. (…) Viene fuori semmai un’organizzazione criminale, una Cosa nostra, quasi che si sia prestata nel corso degli anni a fare da service a interessi superiori, che fossero anche politici, economici o istituzionali, una sorta di service del malaffare a cui rivolgersi per fare il cosiddetto lavoro sporco”. </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ed è stato proprio così. </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A sentir parlare la prima volta di Trattativa, cioè nel momento in cui il presagio di una negoziazione ha smesso di essere un’ipotesi e si è concretizzata, è stato Giovanni Brusca (u verru), figlio del boss Bernardo, che prima di redimersi diventando pentito o collaboratore di giustizia era stato condannato a più di cento omicidi, compreso quello del piccolo Giuseppe Di Matteo ed esecutore materiale della strage di Capaci in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">scorta </span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Montinaro?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Antonio Montinaro</span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rocco_Dicillo?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Rocco Dicillo</span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> e </span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vito_Schifani?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Vito Schifani</span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. Nel 1996, stesso anno dell’arresto, cominciò a parlare: aveva sentito parlare della Trattativa tra Riina e alcuni funzionari di Stato durante gli omicidi di Falcone e Borsellino. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo la ricostruzione della Procura, a cui la Corte ha infine dato ragione, ci sarebbe stata una prima trattativa nel 1992 tra i carabinieri del Ros, Mori e De Donno, e l’ex Sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino (per tutti don Vito) che avrebbe consegnato loro le richieste di Totò u curtu (Riina) per fermare le stragi. Dopo l’arresto di Riina nel 1993 ci sarebbe stata una seconda Trattativa, questa volta tra Bernardo Provenzano e Marcello Dell’Utri: urgevano favori che Berlusconi avrebbe accolto, mentre esplodevano le bombe tra Roma, Firenze e Milano.</span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Basilio-Legale-Mori-625x350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-10560 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Basilio-Legale-Mori-625x350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="253" height="142" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Basilio-Legale-Mori-625x350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 625w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Basilio-Legale-Mori-625x350-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 253px) 100vw, 253px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Così, nel 2009 le procure di Caltanissetta e Palermo hanno iniziato le indagini per istruire il processo, la cui prima udienza si è svolta il 29 ottobre 2012 grazie al lavoro dei pubblici ministeri </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Antonio Ingroia, Antonino Di Matteo, Lia Sava e Francesco Del Bene. Al termine del dibattimento avvenuto nel </span></span><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">2017, in dicembre è iniziata la requisitoria cioè le richieste in atto d’accusa presentate alla Corte dai pubblici ministeri </span></span></span><span style="color: #252525;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nino Di Matteo, Vittorio Teresi, Francesco Del Bene e Francesco Tartaglia.</span></span></span><span style="color: #252525;"><span style="font-family: Arial, serif;"> </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #ff0000;">QUI POTETE LEGGERE LA SENTENZA:</span> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/sentenza-trattativa.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">sentenza-trattativa</a></p>
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		<title>Non mi faccio &#8220;Capaci&#8221;&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jun 2017 11:15:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi (Iogiocopulito.it) un&#8217;altra &#8220;nostra&#8221; brava collaboratrice che per noi cura la rubrica &#8220;Scritture al sociale&#8221; &#160; Mi si consenta il quasi gioco di parole, in una polemica arrivata come un uragano, paragonabile&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi (Iogiocopulito.it) un&#8217;altra &#8220;nostra&#8221; brava collaboratrice che per noi cura la rubrica &#8220;Scritture al sociale&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mi si consenta il quasi gioco di parole, in una polemica arrivata come un uragano, paragonabile ad un <strong>attentato terroristico della legalità</strong>:<br />
<em><strong>“La possibilità di ‘cure adeguate al proprio domicilio per Totò Riina, malato terminale</strong>“</em>.<br />
Nella definizione <em>“<strong>PER NON DIMENTICARE</strong>“</em> facciamo riferimento alle vittime, in questo caso, è necessario <strong>NON DIMENTICARE chi è Totò Riina</strong>. E non c’è <strong>‘pietas</strong>‘ che tenga…basterebbe anche solo il piccolo <strong><em>‘Matteo’,</em> il bambino sciolto nell’acido</strong>. Ma per chi ha la memoria corta o crede nel diritto per chi NON HA PIU’ DIRITTI, la voce strozzata di notizie come queste, possono far scrollare le ultime speranze di un Italia che voglia e possa restare garante della legalità.<br />
Senza dimenticare TUTTI i detenuti, ai quali non è stato e non sarà riservato l’esercitare la stessa richiesta. (e anche qui l’elenco è lungo)</p>
<p><strong>Chi è Totò Riina</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-17045" src="http://www.iogiocopulito.it/wp-content/uploads/2017/06/riina.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="646" height="528" /></p>
<p>Nel <strong>1992</strong> venne condannato in contumacia all’ergastolo insieme con il boss <strong>Francesco Madonia</strong> per l’omicidio del capitano Emanuele Basile. Nell’ottobre del <strong>1993</strong> subisce la seconda condanna all’ergastolo, come mandante dell’omicidio del boss Vincenzo Puccio. Nel <strong>1994</strong>, altro ergastolo per l’omicidio di tre pentiti e quello di un cognato di <strong>Tommaso Buscetta</strong>. Nel 1995, nel processo per l’omicidio del tenente colonnello <strong>Giuseppe Russo</strong>, Riina venne condannato all’ergastolo insieme con <strong>Bernardo Provenzano</strong>, <strong>Michele Greco</strong> e <strong>Leoluca Bagarella</strong>; lo stesso anno, nel processo per gli omicidi dei commissari Beppe Montana e Ninni Cassarà, venne pure condannato all’ergastolo insieme con Michele Greco, Bernardo Brusca, Francesco Madonia e Bernardo Provenzano, a cui seguì il processo per gli omicidi di Piersanti Mattarella, Pio La Torre e Michele Reina, nel quale gli viene inflitto un ulteriore ergastolo insieme con Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci. Nel <strong>1996 </strong>Riina venne nuovamente condannato all’ergastolo per l’omicidio del giudice Antonino Scopelliti insieme con i boss Giuseppe Calò, Francesco Madonia, Giuseppe Giacomo Gambino, Giuseppe Lucchese, Bernardo Brusca, Salvatore Montalto, Salvatore Buscemi, Nenè Geraci e Pietro Aglieri. Sempre nel 1995, nel processo per l’omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, del capo della mobile Boris Giuliano, e del professor Paolo Giaccone, Riina venne condannato all’ergastolo insieme con Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Bernardo Brusca, Francesco Madonia, Nenè Geraci e Francesco Spadaro. Nel <strong>1997</strong>, nel processo per la strage di Capaci in cui persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e la scorta (Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Dicillo), Riina venne condannato all’ergastolo insieme con i boss Pietro Aglieri, Bernardo Brusca, Giuseppe Calò, Raffaele Ganci, Nenè Geraci, Benedetto Spera, Nitto Santapaola, Bernardo Provenzano, Salvatore Montalto, Giuseppe Graviano e Matteo Motisi. Lo stesso anno, nel processo per l’omicidio del giudice Cesare Terranova, Riina ricevette un altro ergastolo insieme con Michele Greco, Bernardo Brusca, Giuseppe Calò, Nenè Geraci, Francesco Madonia e Bernardo Provenzano. Nel <strong>1998</strong> Riina <strong>venne condannato all’ergastolo</strong> insieme con il boss Mariano Agate per l’omicidio del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto. Nel 1999, viene condannato all’ergastolo come mandante per la <strong>strage di via D’Amelio</strong>, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque dei suoi uomini di scorta (Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina). Insieme con lui vengono condannati alla stessa pena i boss Pietro Aglieri, Salvatore Biondino, Carlo Greco, Giuseppe Graviano, Gaetano Scotto e Francesco Tagliavia.</p>
<p>Nel <strong>2000</strong> subisce <strong>un’ulteriore condanna all’ergastolo</strong> insieme con Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella e Bernardo Provenzano per l’attentato in Via dei Georgofili, in cui persero la vita 5 persone e subirono enormi danni musei e chiese, oltre che per gli attentati di Milano e Roma. Nel <strong>2002</strong>, per l’omicidio del giudice in pensione Alberto Giacomelli, Riina venne condannato all’ergastolo come mandante; lo stesso anno la Corte d’Assise di Caltanissetta condannò Riina all’ergastolo per l’omicidio del giudice Rocco Chinnici insieme con i boss Bernardo Provenzano, Raffaele Ganci, Antonino Madonia, Salvatore Buscemi, Nenè Geraci, Giuseppe Calò, Francesco Madonia, Salvatore e Giuseppe Montalto, Stefano Ganci e Vincenzo Galatolo; sempre lo stesso anno, Riina venne condannato nuovamente all’ergastolo insieme con il boss Vincenzo Virga per la strage di Pizzolungo, in cui persero la vita Barbara Rizzo e i suoi figli Salvatore e Giuseppe Asta, gemelli di 6 anni.</p>
<p>Nel <strong>2009</strong> Riina ricevette<strong> un altro ergastolo</strong> insieme con Bernardo Provenzano per la<strong> strage di viale Lazio</strong>. Nel febbraio 2010, ancora un ergastolo per Riina, che insieme con i boss Giuseppe Madonia, Gaetano Leonardo e Giacomo Sollami, decise nel 1983 l’omicidio di Giovanni Mungiovino, politico della DC che si era opposto alla mafia corleonese, Giuseppe Cammarata, scomparso nel 1989 e Salvatore Saitta, ucciso nel 1992. Il 10 giugno <strong>2011 </strong>viene assolto, per “incompletezza della prova” (ex art. 530 c.p.p.), dalla Corte d’Assise di Palermo per l’omicidio il 16 settembre 1970 del giornalista Mauro De Mauro. Il 26 gennaio <strong>2012</strong> gli viene inflitta una condanna all’ergastolo da parte della Corte di Assise di Milano perché ritenuto il mandante dell’omicidio di Alfio Trovato del 2 maggio 1992 avvenuto in via Palmanova a Milano. Il 14 aprile <strong>2015</strong> viene assolto dalla Corte d’Assise di Firenze dall’accusa di essere stato il mandante della Strage del Rapido 904 del 23 dicembre 1984 per mancanza di prove; il pubblico ministero aveva richiesto l’ergastolo per Riina che era l’unico imputato. Nel 1992 erano stati condannati Pippo Calò, Guido Cercola, Franco Di Agostino e l’artificiere tedesco Friedrich Schaudinn.</p>
<p><strong>Proprio mentre era sottoposto a regime di 41-bis, il 24 maggio 1994 </strong>durante una pausa del processo di primo grado a Reggio Calabria per l’uccisione del giudice Antonino Scopelliti fu raggiunto dal capo-redattore della Gazzetta del Sud Paolo Pollichieni, al quale rilasciò dichiarazioni minacciose contro il procuratore Giancarlo Caselli e altri rappresentanti delle istituzioni, lamentandosi delle severe condizioni imposte dal carcere duro. L’intervento di Riina causò l’apertura di un provvedimento disciplinare da parte del Consiglio Superiore della Magistratura contro il pubblico ministero Salvatore Boemi, accusato di non aver vigilato sul detenuto. Dopo pochi mesi dalle dichiarazioni del boss corleonese il<strong> regime di 41-bis</strong> (allora valido per soli tre anni, decorsi i quali decadeva la sua applicabilità) è stato rafforzato mediante vari interventi legislativi volti a renderlo prorogabile di anno in anno.</p>
<p>Nella <strong>primavera del 2003</strong> subisce un intervento chirurgico per problemi cardiaci, e nel maggio dello stesso anno viene ricoverato nell’ospedale di Ascoli Piceno per un infarto. Sempre nel 2003, a settembre, viene nuovamente ricoverato per problemi cardiaci. Il 22 maggio 2004, nell’udienza del processo di Firenze per la <strong>strage di via dei Georgofili</strong>, accusa il <strong>coinvolgimento dei servizi segreti nelle stragi di Capaci e via d’Amelio</strong>, e riferisce dei contatti fra l’allora colonnello Mario Mori e Vito Ciancimino, attraverso il figlio di lui Massimo al tempo non convocato in dibattimento. Trasferito nel carcere milanese di Opera, viene nuovamente ricoverato nel 2006 all’ospedale San Paolo di Milano, sempre per problemi cardiaci. Nel novembre 2013 trapela la notizia di minacce da parte di Riina nei confronti del magistrato Antonino Di Matteo, il pm che aveva retto l’accusa in numerosi procedimenti penali a suo carico. Il 4 marzo 2014 viene nuovamente ricoverato. Il 31 agosto 2014 i giornali riferiscono che nel novembre dell’anno prima<strong> Riina avrebbe rivolto minacce anche nei confronti di Don Luigi Ciotti</strong>. (da allora sotto scorta per ben due ‘condanne a morte’ da parte di Totò Riina…</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-17046" src="http://www.iogiocopulito.it/wp-content/uploads/2017/06/Don-Luigi-Ciotti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1400" height="933" /></p>
<p>Le parole di <strong> Don Luigi Ciotti<br />
(sotto scorta da anni per essere stato <em>‘condannato a morte’</em> da Totò Riina…)</strong></p>
<p><em><strong>“Il diritto a morire dignitosamente vale per ogni persona detenuta</strong>, in accordo a quella più ampia umanizzazione della pena che contrassegna la civiltà di un Paese, come ci ricorda la Costituzione. <strong>Non fa eccezione Toto Riina</strong>, al quale è giusto assicurare tutte le cure necessarie in carcere e, se occorre, in ospedale, affinché la detenzione non aggravi le sue condizioni di salute. Sull’ipotesi , avanzata dalla Cassazione , di una mutazione della pena detentiva in arresti domiciliari, sono certo che il Tribunale di Bologna valuterà con saggezza e piena cognizione di causa, tenendo conto di tutti i fattori in gioco. Perché certo c’è una persona malata, al quale lo Stato deve riservare un adeguato trattamento terapeutico a prescindere dai crimini commessi e dalla presenza o meno,  che in questo caso non c’è stata, di una presa di coscienza, di un percorso di ravvedimento e di conversione.</em></p>
<p><em><strong>Ma c’è anche una vicenda di violenza, di stragi e di sangue che ha causato tante vittime e il dolore insanabile dei loro famigliari. Molti di loro ho avuto la fortuna di conoscerli, e di apprezzarne il coraggio e la fermezza d’animo, la ricerca di verità e la speranza incrollabile nella giustizia, il rispetto per le istituzioni e la volontà di trasformare il dolore in impegno, in contributo alla costruzione di una società più giusta. </strong>C’è dunque un diritto del singolo, che va salvaguardato. Ma c’è anche una più ampia logica di giustizia di cui non si possono dimenticare le profonde e indiscutibili ragioni”.</em> <strong>Luigi Ciotti</strong></p>
<p>Una <strong>richiesta va allo Stato</strong>: la precisa applicazione di LEGGI a GARANTIRE tutele e per quanto sta accadendo in questi giorni, lasciare inciso nella nostra storia,  la parola GIUSTIZIA da abbinare ad  una COSA VERA che non ci faccia pensare mai più a <em><strong>‘COSA NOSTRA’</strong></em>…</p>
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