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	<title>poeta Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Sembra mio figlio: il nuovo film di Costanza Quatriglio</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Sep 2018 07:06:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle sale cinematografiche dal 20 settembre. Consigliatissimo. &#160; &#160; di Alessandra Montesanto Ismail è un uomo dagli occhi a mandorla e lunghi capelli; vive in Italia, ma è di origine afghana, in particolare la&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b><span style="color: #ff0000;">Nelle sale cinematografiche dal 20 settembre. Consigliatissimo.</span> </b></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/04SEMBRA-MIO-FIGLIO-Ismail-e-Hassan-mare-810x541.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11408" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/04SEMBRA-MIO-FIGLIO-Ismail-e-Hassan-mare-810x541.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="810" height="541" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/04SEMBRA-MIO-FIGLIO-Ismail-e-Hassan-mare-810x541.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 810w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/04SEMBRA-MIO-FIGLIO-Ismail-e-Hassan-mare-810x541-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/04SEMBRA-MIO-FIGLIO-Ismail-e-Hassan-mare-810x541-768x513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Ismail è un uomo dagli occhi a mandorla e lunghi capelli; vive in Italia, ma è di origine afghana, in particolare la sua etnia è quella hazara, minoranza perseguitata in patria. A nove anni è dovuto scappare dal Paese d&#8217;origine a causa della guerra. Con un sacrificio immenso, la madre impone ai due fratelli di fuggire in cerca di un luogo in cui vivere in pace e con dignità. Ismail, con il fratello Hassan, segnato dalle torture subìte per mano dei talebani, arriva in Europa dopo aver attraversato l&#8217;Iran, la Turchia e la Grecia.</p>
<p>La loro madre è rimasta in Afghanistan, sempre in attesa di notizie da parte dei figli. Ismail avverte, dalla voce della donna al telefono, che c&#8217;è qualcosa di strano e di inquietante perchè, ad un certo punto, la madre al telefono non riconosce più suo figlio. L&#8217;uomo decide, quindi, di ricongiungersi con lei, dopo circa vent&#8217;anni di lontananza forzata e, per questo, di affrontare il viaggio verso la propria terra, un viaggio duro e difficile perchè ormai Ismail, dal carattere forte, ma silenzioso, appartiene anche all&#8217; Occidente, la sua identità è divisa in due. Nel percorso esitenziale di Ismail sarà fondamentale un&#8217;altra figura femminile: la donna di cui si sta innamorando, in Italia. Ma il viaggio verso le proprie radici fugherà i dubbi e cambierà il suo destino.</p>
<p>Ismail è l&#8217;alter ego del poeta Mohammad Jan Hazad, interpretato dal giornalista (e anch&#8217;egli poeta) Basir Ahang. Jan Hazad ha percorso gli stessi territori ripresi nel film, per gli stessi motivi e, dal giorno della sua partenza dall&#8217;Afghanistan, non ha più avuto notizie della propria madre; solo dopo averla rintracciata per caso, si accorge che la donna non lo riconosce dalla voce ed ecco che inizia il <em>nostos </em>di Jan/Ismail.</p>
<p>“Sembra mio figlio”: titolo dell&#8217;ultimo lavoro di Costanza Quatriglio che con quest&#8217;opera &#8211; presentata in anteprima mondiale, fuori concorso, al Festival di Locarno &#8211; nasce da un precedente film della stessa autrice, “Il mondo addosso” sul tema della vita degli immigrati in Italia. Un tema, quello dello strappo dalle radici, che si fa universale tramite i volti, gli sguardi, i non-detti degli attori protagonisti della nuova pellicola. C&#8217;è coraggio nel raccontare una storia di migrazioni sul grande schermo, in questi tempi bui di rigurgiti razzisti; c&#8217;è coraggio nel proporre una storia sui sentimenti, a lungo custoditi nel silenzio; c&#8217;è coraggio nel seguire gli animi, oltre ai passi, dei protagonisti, prendendosi tutto il tempo necessario; è un coraggio richiesto anche allo spettatore, che si trova ad immergersi in un altrove e che, per questo, è costretto ad abbandonare le proprie certezze. Alcuni dialoghi sono rimasti in lingua farsi, per restituire la verosomiglianza di una vicenda che, anche se raccontata attraverso la fiction, è molto vicina al reale. <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><br />
</span>Trieste fa da sfondo al racconto in Italia; Trieste, città di confine, simbolo di frontiere che in troppi vorrebbero chiudere e che, invece, devovo rimanere aperte per accogliere, per arricchirci e nutrirci. In particolare la Cultura dell&#8217;area di cui si parla in questo film non ha nulla da invidiare a quella occidentale: Storia, Arti, Pensiero hanno contribuito, nei secoli, a far maturare l&#8217;Umanità.</p>
<p>La regista è sempre stata brava a scegliere soggetti che evidenziassero i valori positivi, l&#8217;impegno, la profondità di persone a fronte di situazioni in cui l&#8217;essere umano si perde o è costretto a diventare invisibile. La cifra stilistica, nella prima parte, è segnata dal minimalismo, per entrare in punta di piedi nel cuore e nella testa di chi sembra tanto lontano da noi, ma non lo è affatto. Nella seconda parte, cambia il ritmo, muta l&#8217;estetica quasi a volere ripercorerre la differenza anche tra i due fratelli: uno più dolce e riflessivo e l&#8217;altro più inquieto e intransigente. Il risultato è un buon equilibrio tra potenza e intensità dove le donne non rimangono affatto sullo sfondo, anzi. Lo stesso Ismail ha cura e sensibilità di donna in un Paese devastato dalla guerra, voluta da uomini.</p>
<p>La minoranza hazara ha subìto una forte persecuzione, negli anni &#8217;90, iniziata dal re dell&#8217;Afghianistan, Abdul Rahamn Khan; da allora è iniziata la diaspora contemporanea e come non ricordare le immagini della devastazione dei Buddha di Bamyan. Se si attacca la Cultura di un popolo, si attacca la sua identità e il nuovo film di Costanza Quatriglio parla di questo: di ricerca dell&#8217;identità, di ricongiungimenti familiari, di intercultura, di accoglienza degli stranieri. Accogliere non significa tollerare o adottare; significa accettare che dentro ognuno di noi c&#8217;è una parte dell&#8217;Altro e viceversa.</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>28 luglio: giornata internazionale a sostegno di Ashraf Fayadh</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2016 06:39:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L’iniziativa è partita da Mona Kareem, traduttrice e amica di Ashraf, e Marcia L. Qualey, editor del famoso blog Arablit  (https://arablit.org/) Ci sono 10 modi con cui possiamo sostenere il poeta palestinese Ashraf Fayadh,(&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="vp9c-0-0">
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/th-72.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6420" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6420" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/th-72.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (72)" width="300" height="156" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’iniziativa è partita da Mona Kareem, traduttrice e amica di Ashraf, e Marcia L. Qualey, editor del famoso blog Arablit  (<a href="https://arablit.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://arablit.org/&amp;source=gmail&amp;ust=1469773735922000&amp;usg=AFQjCNEPhnuAEA7C9cFyy6da0Sy1d4XDQA&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">https://arablit.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a>)</p>
<p>Ci sono 10 modi con cui possiamo sostenere il poeta palestinese <b>Ashraf Fayadh</b>,( di cui abbiamo già parlato qui <a href="http://www.peridirittiumani.com/2016/01/19/free-ashraf/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.peridirittiumani.com/2016/01/19/free-ashraf/&amp;source=gmail&amp;ust=1469773735922000&amp;usg=AFQjCNG06g4OuEKwQsMZNW3ulyE6xDr5Gg&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">http://www.peridirittiumani.?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr /></span>com/2016/01/19/free-ashraf/</a> e qui <a href="http://www.peridirittiumani.com/2015/11/29/ashraf-fayadh-poeta-curatore-e-artista/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.peridirittiumani.com/2015/11/29/ashraf-fayadh-poeta-curatore-e-artista/&amp;source=gmail&amp;ust=1469773735922000&amp;usg=AFQjCNHY2IjS5n0i1eU6dZJJSHHidnEviQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr />peridirittiumani.com/2015/11/<wbr />29/ashraf-fayadh-poeta-<wbr />curatore-e-artista/</a>detenuto in Arabia Saudita con l’accusa di offesa alla morale e apostasia che gli sono costate 8 anni di galera e 800 frustate.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/th-73.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6421" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6421 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/th-73.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (73)" width="169" height="169" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/th-73.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/th-73-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/th-73-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/th-73-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 169px) 100vw, 169px" /><br />
</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<ul>
<li>Condividete sui vostri social la vicenda di Ashraf (su questo blog o su Arablit potete trovare altre informazioni più dettagliate)</li>
<li>Citate le sue poesie: <a href="https://editoriaraba.files.wordpress.com/2016/01/ashraf-fayadh_le-istruzioni-sono-allinterno_file-completo-definitivo.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://editoriaraba.files.wordpress.com/2016/01/ashraf-fayadh_le-istruzioni-sono-allinterno_file-completo-definitivo.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1469773735922000&amp;usg=AFQjCNFBfD98EHeUlegJOsAK66PVYs3gpg&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">https://editoriaraba.?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr /></span>files.wordpress.com/2016/01/<wbr />ashraf-fayadh_le-istruzioni-<wbr />sono-allinterno_file-completo-<wbr />definitivo.pdf</a> di cui qui trovate le traduzioni in italiano</li>
<li>Scrivete voi stessi un poema sul caso di Ashraf</li>
<li>Girate un video: può essere un video in cui recitate una poesia di Ashraf, o raccontate la sua vicenda</li>
<li>Scrivete: un saggio; un paper; un articolo; un post sul vostro blog. E poi condividetelo!</li>
<li>Lavorate in radio? Parlatene nel vostro programma e condividete il podcast</li>
<li>Fate una vignetta</li>
<li>Disegnate, se siete dei disegnatori/artisti</li>
<li>Siete dei musicisti? Potreste per esempio comporre una musica, o una canzone</li>
<li>Siete attori o sceneggiatori? Scrivete una breve sceneggiatura e mettetela in scena. O recitatela.</li>
</ul>
</ul>
<p>Per ulteriori informazioni: Mona <a href="mailto:Kareem@gmail.com" target="_blank"><span style="color: #1155cc;">Kareem@gmail.com</span></a> oppure <a href="mailto:mlynxqualey@gmail.com" target="_blank"><span style="color: #1155cc;">mlynxqualey@gmail.com</span></a></p>
</div>
</div>
</div>
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		<title>Il poeta libanese cantato da Fairouz e Marcel Khalifa</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2016 05:25:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi &#160; &#160; Il venditore del tempo,  per la prima volta tradotta in italiano l&#8217;opera del poeta libanese Talal Haidar. L&#8217;introduzione è di Simone Sibilio. &#160; “La poesia non chiede in che&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/9788897831143.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5283" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5283" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/9788897831143.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="9788897831143" width="158" height="240" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il venditore del tempo,  per la prima volta tradotta in italiano l&#8217;opera del poeta libanese Talal Haidar. L&#8217;introduzione è di Simone Sibilio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="RIGHT">“<i>La poesia non chiede in che lingua arriva </i></p>
<p align="RIGHT"><i>ma chiede dove sei diretto </i></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><i>e quali porte sei riuscito a spalancare”</i></span></p>
<p align="RIGHT"><i>In guerra ho imparato che</i></p>
<p align="RIGHT"><i>niente è più prezioso del silenzio, </i></p>
<p align="RIGHT"><i>perché solo dopo aver toccato l’abisso </i></p>
<p align="RIGHT"><i>puoi iniziare a ricostruire</i></p>
<p align="RIGHT"><i>La mia poesia è la valle della Beqa’: </i></p>
<p align="RIGHT"><i>l’acqua, le pietre, il sonno, la caffettiera ed il cavallo</i></p>
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Talal Haidar è stato paroliere di Fairouz e di Marcel Khalifa: e proprio l’incontro tra musica e poesia costituisce l’unico riferimento nazionale in grado di superare le divisioni e le barriere identitarie di quel Libano che Corm ha definito “la grande malata del XX secolo”. Ma Talal ha anche contribuito a far riconoscere dignità letteraria al dialetto libanese e alla poesia vernacolare relegata a folklore per fattori ideologici (minaccia la lingua araba pura intesa come sacralità e vessillo identitario della Umma): per questo gli è stato impedito di entrare in Egitto per più di dieci anni. In realtà si è trattato di scelta estetica e filosofica contro-egemonica che abbatte le barriere sociali e culturali riproducendo il ritmo della vita quotidiana. Ma anche di una scelta contro il fenicismo di Shiha e Aql che rigetta l’identità arabo-islamica mentre per Talal il libanese è una” “lingua araba evoluta nel tempo” arricchita dalle contaminazioni culturali e civili e soprattutto dal dinamismo di Baalbek e della valle della Beqa. Si sofferma poco sull’esperienza della guerra civile ma assume la Palestina a paradigma della perdita e contemporaneamente dell’anelito di liberazione.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Palestina:</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">il tuo viso, un ariete che grida in preda al terrore</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">un anello d’oro, un soppalco, un baule del corredo</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">il saccheggio dei campi</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">e tu</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">libro di storie e re del tempo</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">sei il tatuaggio</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">su mani di nomadi persi nel buio</span></p>
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		<title>Free Ashraf</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2016 06:37:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura e Saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Ashraf Fayadh]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Che male o danno può mai arrecare il petrolio se non inquinare l’aria di una miseria che si lascia alle spalle “In merito al petrolio nel sangue” (Traduzione di Simone Sibilio)&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="RIGHT">di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: left;" align="RIGHT">
<p style="text-align: left;" align="RIGHT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-167.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5099" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5099" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-167.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (167)" width="354" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-167.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 354w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-167-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 354px) 100vw, 354px" /></a></p>
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT">Che male o danno può mai arrecare il petrolio</p>
<p align="RIGHT"><a name="_GoBack"></a> se non inquinare l’aria di una miseria che si lascia alle spalle</p>
<p align="RIGHT">“In merito al petrolio nel sangue”</p>
<p align="RIGHT">(Traduzione di Simone Sibilio)</p>
<p align="JUSTIFY">Poeta, artista e curatore d’arte, Ashraf Fayadh è nato in Arabia Saudita da famiglia palestinese di Khan Younis. Fa parte del collettivo di artisti anglosauditi Edge of Arabia, con cui ha curato la mostra Rhizoma alla Biennale di Venezia del 2013. <span lang="zxx"><a href="http://edgeofarabia.com/exhibitions/rhizoma-generation-in-waiting?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://edgeofarabia.com/exhibitions/rhizoma-generation-in-waiting?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span> e ha realizzato un’istallazione di due murali alla Nazioni Unite nell’ambito di Our Mother’s House, iniziativa artistica portata avanti con Art Jameel in supporto delle donne del sud-ovest dell’Arabia Saudita.</p>
<p align="JUSTIFY">Fayadh è stato arrestato per la prima volta il 6 agosto 2013, dopo una lite in un caffè di Abha, con un uomo che l’accusava di diffondere idee in contrasto con l’Islam. Rilasciato il giorno dopo su cauzione, è stato nuovamente arrestato l&#8217;1 gennaio 2014 per una serie di reati legati alla blasfemia, tra cui: oltraggiare Allah e il Profeta Maometto; diffondere l’ateismo in luoghi pubblici; rifiutare il Corano; negare l’esistenza di “iaum al qiyyam” (giorno del giudizio) e “laila al-qadar” (notte del destino); scattare fotografie a donne col proprio cellulare e averle conservate (quest’ultimo “reato” viola l&#8217;articolo 6 della Legge saudita contro il cybercrimine). Gli amici e i sostenitori di Fayadh ritengono invece che il poeta sia stato punito per aver postato su YouTube un video dove un esponente della polizia religiosa saudita frustava un uomo; in ogni caso nei due anni di detenzione, Fayadh non ha mai potuto rivolgersi a un avvocato perché, al momento dell’arresto, la polizia religiosa gli ha confiscato i documenti, necessari per poter richiedere l’assistenza legale.</p>
<p align="JUSTIFY">Il 30 aprile 2014, il tribunale ha condannato Ashraf Fayadh a quattro anni di detenzione e 800 frustate per le accuse relative alle immagini di donne nel cellulare, ritenendosi soddisfatto del pentimento del poeta in relazione all&#8217;accusa di apostasia. Le proteste sollevate in quell&#8217;occasione dalle organizzazioni per i diritti umani ottennero l&#8217;effetto opposto: a metà novembre è stato riaperto il caso e il nuovo giudice che ha ritenuto “non sufficiente” il pentimento di Fayadh. Così il 19 novembre è stata emessa sentenza di condanna a morte per decapitazione con l’accusa di apostasia, di offesa alla morale saudita e di aver diffuso l’ateismo nella raccolta di poesie intitolata Al taalimat bi al dakhil (Le istruzioni sono all’interno), pubblicata a Beirut nel 2007 dall’editore libanese Dar al Farabi.</p>
<p align="JUSTIFY">Su internet è immediatamente partita la campagna<span lang="zxx"><a href="https://twitter.com/search?q=%20%23freeAshraf&amp;src=typd&amp;lang=it&utm_source=rss&utm_medium=rss"> #freeAshraf</a></span>; molti artisti e poeti come Adonis e Carol Ann Duffy hanno scritto una lettera a re Salman chiedendo di rivedere la sentenza perché “avere delle idee non significa commettere crimini”. Nel novembre 2015 il Berlin International Literature Festival ha pubblicato un appello per sostenere Ashraf Fayadh con reading in tutto il mondo il 14 Gennaio 2016. Lo scorso 3 dicembre a Ramallah, Gaza, Il Cairo e Tunisi sono stati organizzati quattro reading delle poesie di Ashraf in simultanea, che hanno raccolto cento poesie da tutto il mondo per Ashraf: “100 poems for freedom. No instructions to follow” (Cento poesie per la libertà. Non ci sono istruzioni all’interno).</p>
<p align="JUSTIFY">(A Milano il reading si è tenuto alla libreria Le Mots, organizzato da Q Code Magazine)</p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Moshen Tasha Wahidi: un giovane artista afghano espone a Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2016 12:23:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“MOHSEN TAASHA WAHIDI: BEYOND THE CURTAIN” mostra personale a cura di Marco Menenguzzo   &#160; © Mohsen Taasha Wahidi, The Red Curtain, 2010, matite colorate su carta, 22,5x34cm. Courtesy Theca Gallery. Theca Gallery inaugura&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff0000;">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">MOHSEN TAASHA WAHIDI: BEYOND THE CURTAIN”</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #ff0000;"><span lang="it-IT">mostra personale a cura di Marco Menenguzzo</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #ff0000;"><span lang="it-IT"> </span></span></span></span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/rev1558041.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5045" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5045" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/rev1558041.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="rev155804(1)" width="180" height="264" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">© Mohsen Taasha Wahidi, The Red Curtain, 2010, matite colorate su carta, 22,5x34cm. Courtesy Theca Gallery.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="de-DE"><b>Theca Gallery </b></span><span lang="de-DE">inaugura la </span><span lang="de-DE"><b>stagione espositiva 2016</b></span><span lang="de-DE"> con la mostra </span><span lang="de-DE"><b>personale</b></span><span lang="de-DE"> dell’</span><span lang="de-DE"><b>artista afgano “</b></span><span lang="de-DE"><i>Mohsen Taasha Wahidi: beyond the curtain“</i></span><span lang="de-DE">, </span><span lang="de-DE"><b>a cura</b></span><span lang="de-DE"> di </span><span lang="de-DE"><b>Marco Meneguzzo</b></span><span lang="de-DE">. L’artista rappresentato da Theca Gallery è stato esposto nel 2015 al </span><span lang="de-DE"><b>Padiglione Nazionale dell’Iran</b></span><span lang="de-DE"> alla </span><span lang="de-DE"><b>56° Biennale d’arte di Venezia</b></span><span lang="de-DE"> nella mostra curata da Marco Meneguzzo e Mazdak Faiznia </span>“<span lang="de-DE"><i>The Great Game</i></span>”<span lang="de-DE">. A Venezia sono state esposte tre opere dell’artista appartenenti a tre differenti cicli di lavori: </span>“<i>The Red Curtain</i>” (2010) e “<i>In the Seventh Sky</i>” (2012) entrambi precedentemente esposti a dOCUMENTA(13) nell’edizione diretta <span style="color: #00000a;">da Carolyn Christov Bakargiev,</span> unitamente a “<i>Untitled Miniature / Kala Minar</i>” (2013) opera presentata nella mostra americana “<i>Art Amongst War: Visual Culture in Afghanistan</i>” a cura di Deborah Hutton, presso il Sarnoff College Museum of Arts, in New Jersey nel 2014. L’artista oltre ad aver partecipato all’edizione di Kassel di dOCUMENTA(13) è stato esposto nello stesso annno anche nella sede distaccata di Kabul di dOCUMENTA(13) a cura di Andrea Viliani e Aman Mojadidi. L’opera di Mohsen Taasha Wahidi è caratterizzata da un forte radicamento alla cultura millenaria della sua terra (la Persia), temi da cui parte per sviluppare una riflessione critica sulla situazione sociopolitica dei luoghi in cui vive (Afghanistan e Pakistan). L’artista è stato parte del gruppo di artisti “Roschd” (“<i>Il fiorire</i>”), movimento che ha poi lasciato fondando il gruppo di artista Hazara “<i><b>Bad Artists</b></i>”, in seguito chiamati “<i>Taasha Artists</i>” (“Artisti Nascosti”), appellativo assunto poi dall’artista stesso nel suo nome d’arte. I suoi lavori raccontano una storia ferita, ritratta di volta in volta nella fusione di sagome umane senza volto, versi coranici e grida spezzate. Nelle sue opere Mohsen Taasha Wahidi unisce la sapienza della parola scritta, che usa spesso come sfondo oppure disegnando e dipingendo direttamente su pagine di Corano, all’uso simbolico del colore (rosso) e di dettagli iconografici ripresi sia dalla tradizione compositiva e grafica mediorientale.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La mostra che Theca Gallery ha organizzato a Milano “<span lang="de-DE"><b>Mohsen Taasha Wahidi: beyond the curtain</b></span><span lang="de-DE">“ presenta alcuni dei lavori più significativi dell’artista realizzati tra il 2010 e il 2015. In mostra è possibile vedere le tre opere provenieti dalla 56° Biennale di Venezia, alcune opere provenienti da dOCUMENTA(13), il ciclo delle Miniature presentato in USA e infine l’ultima serie di lavori prodotti dall’artista in Pakistan nel 2015 appositamente per la mostra milanese. Concluderà il percorso espositivo l’opera che era stata voluta dal gallerista per la prima mostra personale a Lugano dell’artista (2013) </span>“<i>MAIN d13 | one KaBuL (&#8230;) two TESsin [THE RIVERS]</i>”<i>, </i>a suggello di quel ponte fecondo tra Afghanistan e Italia che Alighiero Boetti aveva con il Paese di origine di Mohsen Taasha Wahidi. L’opera “<span style="color: #1a1a1a;"><i>AIIEOOEI LGHRBTT [portrait]” </i></span><span style="color: #1a1a1a;">per motivi di censura a cui l’artista è sottoposto non arrivò mai in tempo per la mostra in Svizzera e sarà mostrata quindi per la prima volta a Milano.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #ff2c21;">L’esposizione è visitabile dal martedì al venerdì con orario 14-20 e il sabato dalle ore 14 alle 19, il mattino su appuntamento.</span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Mohsen Taasha Wahidi</b></span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Nato a Kabul nel 1991 è uno dei giovani artisti più interessanti nel panorama delle arti visive afghane. Scoperto a livello internazionale nel 2012 in occasione della sua partecipazione a dOCUMENTA(13) a Kassel, curata da Carolyn Christov-Bakargiev e a dOCUMENTA(13) a Kabul, curata da Andrea Viliani e Aman Mojadidi. L’opera di Moshen Taasha è prevalentemente pittorica ecaratterizzata da un forte radicamento nella cultura millenaria della sua terra (la Persia), temi da cui parte per sviluppare una riflessione critica sulla situazione sociopolitica dei luoghi in cui vive (Afghanistan e Pakistan). Di etnia Hazara, minoranza di origini turco-mongoliche e fede sciita, Moshen Taasha Wahidi si appassiona al disegno da giovanissimo e coltiva le sue doti nell’Institute of Fine Arts di Kabul e nell’ambito di workshops sull’arte contemporanea organizzati nella città da artisti internazionali, come Ashkan Sepahwand, Adrian Villar Rojas, Chu e Emeric Lhuisset. Dopo aver fatto parte del gruppo “Roschd” (“Il fiorire”), il giovane lo lascia, a causa di frizioni etniche e politiche e fonda i “Bad Artists”, in seguito chiamati “Taasha Artists” (“Artisti Nascosti”), appellativo assunto poi dall’artista nel suo nome d’arte. Il lavoro di Moshen Taasha (“nascosto”) Wahidi racchiude nella vivacità dei suoi colori e nella finezza dei suoi tratti grafici sprazzi di luce e di ombra, di bellezza e di morte. I fogli leggeri di carta calligrafica su cui disegna e dipinge sono al contempo fragili specchi e potenti critiche alla società. I suoi lavori raccontano una storia ferita, ritratta di volta in volta nella fusione di sagome umane senza volto, versi coranici e grida spezzate. Caratteristica del suo lavoro sono i rossi scarlatti che appaiono violenti nelle sue serie. La morte in Taasha non è più fine tragica provocata da un nemico, ma secondo l’insegnamento del poeta, astronomo e filosofo persiano Jalāl ad- Dīn Muhammad Balkhī – meglio noto in Occidente come Rumi (XIII sec. d.C.) –, la morte è l’inizio di un nuovo percorso dello spirito. Theca Gallery nel 2013 organizza la mostra personale: “MAIN d13 | one KaBuL (&#8230;) two TESsin [THE RIVERS]” e lo stesso anno è esposto in una duplice mostra a Budapest, la prima “Memoriae of a Collection”, allestita da Theca Gallery, la seconda, invece, una mostra internazionale curata da Délia Vèkony sul tema della migrazione: “La Grand Migration” entrambe le mostre sono state ospitate presso l’Art Market Fair della capitale ungherese. Il 2014 è un anno ricco di partecipazioni collettive di Taasha, si ricordano “White Light | White Heat” a Lugano e “Segno e disegno” a cura di Valerio Dehò, direttore del Kunst Museum di Merano oltre alla personale organizzata sempre da Theca Gallery in Lituania, a Vilnius: “I was used to be there. An Unforgettable Stay (I would love to say)”. Di particolare rilievo internazionale è poi la mostra collettiva allestita in USA: “Art Amongst War: Visual Culture in Afghanistan” curata da Deborah Hutton, presso il Sarnoff College of Arts, in New Jersey. La mostra è accompagnata da un catalogo arricchito da saggi critici frutto della ventennale ricerca svolta da Emily Croll e dal suo dipartimento universitario sulle diverse tipologie di arte praticate in Afghanistan tra il 1991 e il 2014. In USA è esposta una parte della serie “Untitled Miniature / Kala Minar”. Quest’ultimo lavoro, insieme a “The Red Curtain” e “In the Seventh Sky” sono le tre opere scelte dai curatori, Marco Meneguzzo e Mazdak Faiznia, per il Padiglione Nazionale dell’Iran alla 56° Biennale d’arte di Venezia, 2015. “The Great Game” è il titolo emblematico dell’esposizione veneziana nella quale saranno esposti insieme a Mohsen Taasha Wahidi altri importanti artisti internazionali provenienti da: Iran, Pakistan, India, Iraq, Azerbaijan e Afghanistan. Tema del padiglione è rappresentare attraverso l’arte contemporanea di quei luoghi la consapevolezza delle problematiche socio-politiche proprie dell’area geografica. L’esposizione rappresenta quindi l’aspetto metaforico delle complessità e delle forze in atto in quell’inesauribile scacchiere di potere. Significative sul tema sono le ultime opere realizzate da Mohsen Taasha Wahidi nel 2014 in Pakistan, serie intitolata “Memorial” e “Untitled”, in cui il fango lascia il posto alla foglio d’oro e restano sempre presenti il rosso e il nero in primo piano, mentre sullo sfondo compaiono archetipi delle geometrie islamiche color ceruleo. “Beyond The Red Curtain” è la mostra personale di Mohsen Taasha Wahidi a cura di Marco Meneguzzo che Theca Gallery ha voluto presentare in apertura della stagione espositiva 2016 a Milano, esposizione che raccoglie i lavori dell’artista esposti internazionalmente, da Kassel a Venezia al New Jersey, accompgnato da un catalogo monografico realizzato per l’occasione.</span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><b>DATE della MOSTRA</b></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #ff2c21;"><b>21 gennaio – 5 marzo 2016</b></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><b>INAUGURAZIONE della MOSTRA</b></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #ff2c21;"><b>Giovedì 21 gennaio 2016</b></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #ff2c21;"><b>Ore 19.00</b></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><b>SEDE DELLA MOSTRA</b></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Theca Gallery <span style="color: #222222;"><br />
</span>Via Tadino, 22</span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Milano (IT)</span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">20124</span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><b>INFO</b></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="de-DE"><b>Phone |</b></span><span lang="de-DE"> +39 380.68.36.439</span><span style="color: #222222;"><span lang="de-DE"><br />
</span></span><span lang="en-US"><b>Web |</b></span><span lang="en-US"> www.theca-art.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, serif;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Mail |</b></span></span></span> <span style="color: #1155cc;"><span style="font-family: Helvetica, serif;"><span style="font-size: xx-small;"><span lang="de-DE"><u><a href="mailto:gallery@theca-art.com"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">gallery@theca-art.com</span></span></a></u></span></span></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="de-DE"><b>Follow us:</b></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="de-DE"><b>FB</b></span><span lang="de-DE"> | THECA Gallery </span><span lang="de-DE"><b>TW</b></span><span lang="de-DE"> | @ThecaGallery </span><span lang="de-DE"><b>INST</b></span><span lang="de-DE"> | theca_gallery</span></span></span></span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ashraf Fayadh, poeta, curatore e artista, condannato a morte da un tribunale dell’Arabia Saudita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Nov 2015 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura e Saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia saudita]]></category>
		<category><![CDATA[artista]]></category>
		<category><![CDATA[avvocato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ashraf Fayadh, poeta, curatore e artista, è stato condannato a morte da un tribunale dell’Arabia Saudita, paese dove è nato da genitori palestinesi.&#160; È accusato di aver promosso l’ateismo con i suoi testi inclusi&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="color: #4b4f4f; font-family: &quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 15px; font-weight: normal; line-height: 20px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px;">
<strong></strong><br />
<strong></strong><br />
<strong></strong><br />
<strong>Ashraf Fayadh, poeta, curatore e artista, è stato condannato a morte da un tribunale dell’Arabia Saudita</strong>, paese dove è nato da genitori palestinesi.&nbsp; </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://3.bp.blogspot.com/-9PkOXPrLpOk/VlrMOJBULkI/AAAAAAAACiI/XU7OyHKyUGQ/s1600/untitled%2B%252896%2529.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="180" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/11/untitled289629.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<div style="color: #4b4f4f; font-family: &quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 15px; font-weight: normal; line-height: 20px; margin-bottom: 0px; margin-top: 15px;">
È accusato di aver promosso l’<strong>ateismo</strong> con i suoi testi inclusi nell’antologia poetica &#8220;Instructions within&#8221; (2008), di aver avuto relazioni illecite, di aver mancato di rispetto al profeta Maometto e di aver minacciato la moralità saudita. La sentenza è stata emessa il 17 novembre ed è previsto che Fayadh possa presentare <strong>una richiesta d’appello entro trenta giorni</strong>.</div>
<div style="color: #4b4f4f; font-family: &quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 15px; font-weight: normal; line-height: 20px; margin-bottom: 0px; margin-top: 15px;">
Fayadh, 35 anni, è rappresentante dell’organizzazione di artisti britannico-saudita Edge of Arabia. Nel 2013 è stato tra i curatori della mostra Rhizoma alla Biennale di Venezia. È stato arrestato nel gennaio del 2014 e nel maggio dello stesso anno è stato condannato a <strong>quattro anni di prigione e 800 frustate</strong> da un tribunale di Abha, nel sudovest dell’Arabia Saudita.</div>
<div style="color: #4b4f4f; font-family: &quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 15px; font-weight: normal; line-height: 20px; margin-bottom: 0px; margin-top: 15px;">
Dopo che il suo primo ricorso è stato respinto, una nuova corte lo ha condannato a morte.</p>
<p>Mona Kareem, poeta e attivista per i diritti dei migranti che ha lanciato una campagna per la liberazione di Fayadh, ha detto al Guardian che il poeta <strong>non può chiedere a un avvocato di difenderlo perché dal giorno del suo arresto non ha più i documenti d’identità</strong>. Secondo Kareem, Fayadh sarebbe vittima di discriminazione perché di origine palestinese.</div>
<div style="color: #4b4f4f; font-family: &quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 15px; font-weight: normal; line-height: 20px; margin-bottom: 0px; margin-top: 15px;">
Durante le udienze il poeta ha dichiarato di essere musulmano e ha respinto le accuse.</div>
<div style="color: #4b4f4f; font-family: &quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 15px; font-weight: normal; line-height: 20px; margin-bottom: 0px; margin-top: 15px;">
<strong>Libertà per il poeta #AshrafFayadh condannato a morte in Arabia Saudita.</strong></div>
<div style="color: #4b4f4f; font-family: &quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 15px; font-weight: normal; line-height: 20px; margin-bottom: 0px; margin-top: 15px;">
<strong></strong>&nbsp;</div>
<div style="color: #4b4f4f; font-family: &quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 15px; font-weight: normal; line-height: 20px; margin-bottom: 0px; margin-top: 15px;">
<strong></strong>&nbsp;</div>
<div style="color: #4b4f4f; font-family: &quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 15px; font-weight: normal; line-height: 20px; margin-bottom: 0px; margin-top: 15px;">
<strong>PER FIRMARE la PETIZIONE SU CHANGE.ORG: </strong></div>
<div style="color: #4b4f4f; font-family: &quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 15px; font-weight: normal; line-height: 20px; margin-bottom: 0px; margin-top: 15px;">
<a href="https://www.change.org/p/re-salman-bin-abdelaziz-al-saud-arabia-saudita-libert%C3%A0-per-il-poeta-ashraffayadh?utm_source=action_alert&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=449462&amp;alert_id=ZsoWJRpMWq_ynINJJaSF93UjH7A9euOrgAs4N1j0bVwpDCt7Xyuzk4%3D&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.change.org/p/re-salman-bin-abdelaziz-al-saud-arabia-saudita-libert%C3%A0-per-il-poeta-ashraffayadh?utm_source=action_alert&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=449462&amp;alert_id=ZsoWJRpMWq_ynINJJaSF93UjH7A9euOrgAs4N1j0bVwpDCt7Xyuzk4%3D&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></div>
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		<item>
		<title>Reading per Darwish</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2015 06:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[Darwish]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
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		<category><![CDATA[guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[poeta]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domenica, 14 giugno, alle ore 10.30, per la rassegna letteraria “Area P, Milano incontra la poesia”, promossa dal Comune, Palazzo Marino si apre alla città per l’omaggio al poeta palestinese Mahmud Darwish. L&#8217;Associazione per&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>
Domenica, 14 giugno, alle ore<br />
10.30, per la rassegna letteraria “Area P, Milano incontra la<br />
poesia”, promossa dal Comune, Palazzo Marino si apre alla città<br />
per l’omaggio al poeta palestinese Mahmud Darwish.</p>
<p>
L&#8217;Associazione per i Diritti<br />
Umani vi ripropone l&#8217;articolo di Monica Macchi sulla sua opera.</p>
<p>
di Monica Macchi</p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="RIGHT" style="line-height: 0.25cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
<p>على<br />
هذه الأرض</p></div>
<p></p>
<div align="RIGHT" style="line-height: 0.25cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
<p>كَانَتْ<br />
تُسَمَّى فِلِسْطِين.<br />
صَارَتْ<br />
تُسَمَّى</p></div>
<p></p>
<div align="RIGHT" style="line-height: 0.25cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
<p>فلسْطِين.<br />
سَيِّدَتي:<br />
أَستحِقُّ،<br />
لأنَّكِ سيِّدَتِي، أَسْتَحِقُّ الحَيَاةْ</p></div>
<p></p>
<div align="RIGHT" style="line-height: 0.25cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
<p>
</div>
<p></p>
<div align="RIGHT" style="line-height: 0.25cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
<p>Su<br />
questa terra</p></div>
<p></p>
<div align="RIGHT" style="line-height: 0.25cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
<p>si<br />
chiamava Palestina,
</p></div>
<p></p>
<div align="RIGHT" style="line-height: 0.25cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
<p>si<br />
chiama ancora Palestina,
</p></div>
<p></p>
<div align="RIGHT" style="line-height: 0.25cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
<p>su<br />
questa terra mia Signora, ho diritto alla vita
</p></div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
L’Italia<br />
ha festeggiato il compleanno di Mahmud Darwish con un reading<br />
collettivo organizzato in dodici città dall’associazione Arabismo:<br />
un omaggio al cantore della Palestina ed insieme un atto contro il<br />
rischio di oblio e di progressiva scomparsa. Infatti, da quando ha<br />
chiuso la casa editrice Epochè, i suoi testi sono reperibili con<br />
sempre maggior difficoltà. Ma si è trasformato anche in una<br />
denuncia contro la censura visto che alla Fiera del Libro di Riyadh<br />
le opere di Darwish sono state tolte dagli stand<br />
perchè,<br />
come dichiarato da Abdulaziz Khoja, Ministro della Cultura e<br />
dell’Informazione, “destabilizzano l’unità e la sicurezza del<br />
regno”.
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<br />A<br />
Milano la serata è stata organizzata in collaborazione con<br />
l’Associazione Barzakh ed è stata presentata da Jolanda Guardi e<br />
Giacomo Longhi che hanno scelto le poesie seguendo il filo conduttore<br />
della molteplicità delle voci del poeta: non solo la memoria della<br />
terra e la vicinanza agli oppressi, ma anche la sottile vena ironica,<br />
come in أنا<br />
يوسف يا أبي<br />
dove<br />
Darwish scrive:</p>
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<h1 align="JUSTIFY" class="western">
“وَالذِّئْبُ<br />
أَرْحَمُ مِنْ إِخْوَتِي يَمْدَحُونِي<br />
يُرِيدُونَنِي أَنْ أَمُوتَ لِكَيْ<br />
إِخْوَتِي”</h1>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
“i<br />
miei fratelli sperano che io muoia per poi elogiarmi…il lupo è<br />
stato più compassionevole dei miei fratelli”) e anche poesie<br />
d’amore come “Lezioni dal Kamasutra”</div>
<p></p>
<h1 align="JUSTIFY" class="western">
اُنتظرها</h1>
<p></p>
<div style="line-height: 0.25cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
<p>بسبعِ<br />
وسائدَ مَحْشُوَّةٍ بالسحابِ الخفيفِ</p></div>
<p></p>
<h1 align="JUSTIFY" class="western">
اُنتظرها</h1>
<p></p>
<div style="line-height: 0.25cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
<p>تحدَّثْ<br />
إليها كما يتحدَّثُ نايٌ</p></div>
<p></p>
<h1 align="JUSTIFY" class="western">
إلى<br />
وَتَرٍ خائفٍ</h1>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<br />“Aspettala<br />
con sette cuscini riempiti di nuvole leggere, aspettala, parlale come<br />
parla il flauto alla corda spaventata del violino”</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<br />Darwish<br />
poeta, ma non solo: a luglio è infatti prevista la pubblicazione per<br />
la casa editrice Feltrinelli di una trilogia in prosa che conterrà<br />
“Diario di ordinaria tristezza”; “Una memoria per l’oblio”<br />
e “In presenza dell’assenza”, tradotte in italiano da<br />
Elisabetta Bartuli e Ramona Ciucani.</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<p>Ed<br />
ora la parola a Darwish:</p>
<p>&nbsp;</p></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<iframe loading="lazy" width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/dNJFAXNQuks/0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" src="https://www.youtube.com/embed/dNJFAXNQuks?feature=player_embedded&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<br />(Lettura<br />
in arabo di Khaled Al Nassiry, lettura in italiano di Silvia Rigon,<br />
al pianoforte Riccardo Rijoff)</p>
<p>
</div>
<p>Il testo sarà letto<br />
integralmente in forma di concerto da Anna Delfina Arcostanzo e Marco<br />
Gobetti, con musica dal vivo di Beppe Turletti.<br />Il poeta irakeno<br />
Fawzi-al-Delmi, esperto di poesia araba, traduttore di Adonis e<br />dello<br />
stesso Darwish, presenterà l’autore e leggerà alcuni brani in<br />
lingua originale.</p>
<p>Mahmoud Darwish (1941-2008) è stato il più<br />
grande poeta e scrittore palestinese.<br />Autore di oltre venti<br />
raccolte di poesie, è stato giornalista e direttore della<br />rivista<br />
letteraria “al-Karmel” (il Carmelo). Impegnato anche<br />
politicamente per<br />la difesa del suo popolo, è scomparso<br />
prematuramente in seguito a un intervento<br />cardiaco.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>STATO D’ASSEDIO: da Ramallah una metafora della condizione esistenziale universale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2015 04:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura e Saggi]]></category>
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		<category><![CDATA[assedio]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Ho scritto 20 righe di poesia E mi è sembrato che l’assedio sia arretrato di 20 metri Mahmoud Darwish Ogni prodotto artistico è influenzato dall’ambiente culturale cioè da una serie di&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
<div align="RIGHT" style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Ho<br />
scritto 20 righe di poesia</i></div>
<p></p>
<div align="RIGHT" style="margin-bottom: 0cm;">
<i>E<br />
mi è sembrato che l’assedio</i></div>
<p></p>
<div align="RIGHT" style="margin-bottom: 0cm;">
<i>sia<br />
arretrato di 20 metri</i></div>
<p></p>
<div align="RIGHT" style="margin-bottom: 0cm;">
Mahmoud<br />
Darwish</div>
<p></p>
<div align="RIGHT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/04/unnamed-93.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/04/unnamed-93.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p> Ogni prodotto artistico è influenzato dall’ambiente culturale cioè da una serie di condizioni economiche, politiche, sociali e sovrastrutturali in cui viene creato e si sviluppa. Pensato e scritto durante l’occupazione e l’assedio di Ramallah del 2002, questo testo crea un nuovo canone estetico della scrittura in un ambiente di mobilitazione sociale e politica. La condizione generale della Palestina diventa condizione personale intima che si sviluppa lungo la linea dell’assedio in un continuo rimando collettivo/personale, oggettivo/soggettivo: l’intera comunità crea l’atto artistico che diventa contemporaneamente anche atto di resistenza.<br />In particolare in arabo il termine “ حالة” “Stato” è ripreso dal sufismo (dove indica lo stato di estasi in cui il mistico cerca di arrivare alla comunione con Allah) ma viene utilizzato da Darwish come necessità di esprimersi attraverso la parola per entrare in comunione con la collettività di cui fa parte. Le condizioni collettive sociali, oggettive e reali sono allo stesso tempo soggettive: così l’esterno si riversa all’interno del poeta anche nello stile. Infatti attraverso particolari di oggetti quotidiani con parole esili, nude e secche si esprime il legame con la terra e con ciò che il luogo richiama mentre l’orizzonte culturale amplissimo ha un’intertestualità che rimanda a una memoria mitica plurale e stratificata che va dalla poesia araba classica, al dialetto locale, alla musicalità andalusa con una complessità di ritmo che in italiano viene reso con l’allitterazione.<br />Quindi la soggettività rappresenta l’unico mezzo per esprimersi nella collettività e l’esperienza individuale palestinese diventa così metafora di una condizione esistenziale universale.<br />
</p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ed<br />
ecco la <b>LETTURA<br />
INTEGRALE DEL POEMA https://www.youtube.com/watch?v=ccF7ZphXO10&utm_source=rss&utm_medium=rss</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="_GoBack"></a><br />

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Reading per Darwish, di Monica Macchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Mar 2014 06:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[arabi]]></category>
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		<category><![CDATA[scrittore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; على هذه الأرض كَانَتْ تُسَمَّى فِلِسْطِين. صَارَتْ تُسَمَّى فلسْطِين. سَيِّدَتي: أَستحِقُّ، لأنَّكِ سيِّدَتِي، أَسْتَحِقُّ الحَيَاةْ &#160; Su questa terra si chiamava Palestina, si chiama ancora Palestina, su questa terra mia Signora, ho diritto&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div align="RIGHT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
على هذه الأرض</div>
<div style="text-align: center;">
</div>
<div align="RIGHT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
كَانَتْ<br />
تُسَمَّى فِلِسْطِين.<br />
صَارَتْ<br />
تُسَمَّى</div>
<div style="text-align: center;">
</div>
<div align="RIGHT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
فلسْطِين.<br />
سَيِّدَتي:<br />
أَستحِقُّ،<br />
لأنَّكِ سيِّدَتِي، أَسْتَحِقُّ الحَيَاةْ</div>
<div style="text-align: center;">
</div>
<div align="RIGHT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
</div>
<div align="RIGHT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
&nbsp;</div>
<div align="RIGHT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
</div>
<div style="text-align: center;">
</div>
<div align="RIGHT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
Su questa terra</div>
<div style="text-align: center;">
</div>
<div align="RIGHT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
si chiamava Palestina,
</div>
<div style="text-align: center;">
</div>
<div align="RIGHT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
si chiama ancora<br />
Palestina,
</div>
<div style="text-align: center;">
</div>
<div align="RIGHT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
su questa terra mia<br />
Signora, ho diritto alla vita
</div>
<div style="text-align: center;">
</div>
<div style="text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
L’Italia<br />
ha festeggiato il compleanno di Mahmud Darwish con un reading<br />
collettivo organizzato in dodici città dall’associazione Arabismo:<br />
un omaggio al cantore della Palestina ed insieme un atto contro il<br />
rischio di oblio e di progressiva scomparsa. Infatti, da quando ha<br />
chiuso la casa editrice Epochè, i suoi testi sono reperibili con<br />
sempre maggior difficoltà. Ma si è trasformato anche in una<br />
denuncia contro la censura visto che alla<br />
Fiera del Libro di Riyadh le opere di Darwish sono state tolte dagli<br />
stand perchè,<br />
come dichiarato da Abdulaziz Khoja, Ministro della Cultura e<br />
dell’Informazione, “destabilizzano l’unità e la sicurezza del<br />
regno”. </div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div style="text-align: left;">
<br />A<br />
Milano la serata è stata organizzata in collaborazione con<br />
l’Associazione Barzakh ed è stata presentata da Jolanda Guardi e<br />
Giacomo Longhi che hanno scelto le poesie seguendo il filo conduttore<br />
della molteplicità delle voci del poeta: non solo la memoria della<br />
terra e la vicinanza agli oppressi, ma anche la sottile vena ironica, come in أنا<br />
يوسف يا أبي<br />
  dove<br />
Darwish scrive:
</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div style="text-align: left;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
&nbsp;</div>
<h1 align="JUSTIFY" class="western">
“وَالذِّئْبُ<br />
أَرْحَمُ مِنْ إِخْوَتِي يَمْدَحُونِي<br />
يُرِيدُونَنِي أَنْ أَمُوتَ لِكَيْ<br />
إِخْوَتِي”</h1>
<div style="text-align: left;">
“i<br />
miei fratelli sperano che io muoia per poi elogiarmi…il lupo è<br />
stato più compassionevole dei miei fratelli”) e anche poesie<br />
d’amore come “Lezioni dal Kamasutra”</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div style="text-align: left;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
&nbsp;</div>
<h1 align="JUSTIFY" class="western" style="font-weight: normal;">
اُنتظرها</h1>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
بسبعِ<br />
وسائدَ مَحْشُوَّةٍ بالسحابِ الخفيفِ</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<h1 align="JUSTIFY" class="western" style="font-weight: normal;">
اُنتظرها</h1>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
تحدَّثْ إليها<br />
كما يتحدَّثُ نايٌ</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<h1 align="JUSTIFY" class="western" style="font-weight: normal;">
&nbsp;</h1>
<h1 align="JUSTIFY" class="western" style="font-weight: normal;">
إلى<br />
وَتَرٍ خائفٍ</h1>
<div style="text-align: left;">
<br />
&nbsp;“Aspettala con sette cuscini riempiti di nuvole leggere, aspettala, parlale come parla il flauto alla corda spaventata del violino”</div>
<div style="text-align: left;">
<br />Darwish poeta, ma non solo: a luglio è infatti prevista la pubblicazione per la casa editrice Feltrinelli di una trilogia in prosa che conterrà “Diario di ordinaria tristezza”; “Una memoria per l’oblio” e “In presenza dell’assenza”, tradotte in italiano da Elisabetta Bartuli e Ramona Ciucani.</div>
<div style="text-align: left;">
<p>Ed ora la parola a Darwish:</p>
<p>&nbsp;</p></div>
<div style="text-align: center;">
</div>
<div style="text-align: left;">
<p> (Lettura in arabo di Khaled Al Nassiry, lettura in italiano di Silvia Rigon, al pianoforte Riccardo Rijoff)</div>
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			</item>
		<item>
		<title>La guerra e l&#8217;amore, l&#8217;orrore e la bellezza: le poesie di Golan Haji</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2014 05:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura e Saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[curdo]]></category>
		<category><![CDATA[esilio]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Golan Haji è un giovane poeta curdo siriano, patologo di professione, ma poeta di fama riconosciuta, vincitore di molti premi letterari e collaboratore per diversi organi di stampa libanesi anche se ora vive in&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/02/07/la-guerra-e-lamore-lorrore-e-la/">La guerra e l&#8217;amore, l&#8217;orrore e la bellezza: le poesie di Golan Haji</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="font-weight: normal;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/02/untitled-8.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/02/untitled-8.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="228" /></a></p>
</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal;">
Golan<br />
Haji è un giovane poeta curdo siriano, patologo di professione, ma<br />
poeta di fama riconosciuta, vincitore di molti premi letterari e<br />
collaboratore per diversi organi di stampa libanesi anche se ora vive<br />
in esilio in Francia a causa della guerra civile nel suo Paese<br />
d&#8217;origine.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
questi giorni è uscita la raccolta dal titolo “L&#8217;autunno, qui, è magico e immenso”, ed. Il Sirente, in cui<br />
l&#8217;autore propone le sue liriche, scritte negli ultimi due anni e<br />
pubblicate per la prima volta in italiano e con testo arabo originale<br />
a fronte.&nbsp; </div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
guerra è fatta di lance che trasfigurano il corpo della terra;<br />
l&#8217;orrore comporta paura, solitudine e abbandono; l&#8217;esilio può essere<br />
ironia e la bellezza, cosa può essere la bellezza se non lo sguardo<br />
di un bambino e un desiderio nascosto dietro la spalla e sotto le<br />
ciglia?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/02/untitled-10.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/02/untitled-10.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="400" width="285" /></a>Riprendendo<br />
la lezione di Italo Calvino nelle sue “Lezioni americane”, la<br />
poesia, nel testo di Haji, si pone, nei confronti della guerra, come<br />
Perseo di fronte alla testa della Gorgone: il poeta non rimane<br />
pietrificato perchè non guarda la testa, ma i suoi riflessi nello<br />
scudo. Un poeta, Haji, fortemente ancorato alla contemporaneità, ma<br />
che non permette all&#8217;orrore di pietrificare anche la libertà insita<br />
nel fare poesia. Nei suoi versi orizzonti, corpi e anime sono composti<br />
dalla stessa materia e quelle pietre o quelle lance possono farsi<br />
nuvole.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;autore,<br />
infatti, dice: “Per uno scrittore in una situazione come quella<br />
della Siria, usando l&#8217;uscita di sicurezza dell&#8217;incubo per superare le<br />
lacrime e il dolore, è importante riuscire a vedere noi stessi in<br />
modo diverso, la nostra memoria e il nostro passato. Dobbiamo<br />
meditare e contemplare il passaggio di tempo degli ultimi due anni e<br />
interrogarci”.</p>
</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal;">
<i>Dal<br />
corpo della terra evaporare</i></div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal;">
<i>le<br />
piogge gli avevano insegnato,</i></div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal;">
<i>all&#8217;ombra<br />
delle rose addormentarsi</i></div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal;">
<i>i<br />
gatti gli avevano insegnato;</i></div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal;">
<i>e<br />
il pozzo lo guidava ad occultarsi.</i></div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal;">
<i>Gialle<br />
le foglie in giro volano e urlano;</i></div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal;">
<i>e<br />
l&#8217;affanno dell&#8217;albero lui ascolta.</i></div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal;">
<i>Il<br />
mondo è lacerante come le punte delle lance,</i></div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal;">
<i>brandelli<br />
sventolano come stendardi nell&#8217;arena</i></div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal;">
<i>dove<br />
i folli nuotavano nelle nostre ferite</i></div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal;">
<i>pregandole<br />
di rimanere aperte;</i></div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal;">
<i>e<br />
nulla questo sangue fermerà</i></div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal;">
<i>escluso<br />
il sole e il vento.</i></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Da:<br />
L&#8217;autunno, qui, è magico e immenso</div>
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