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	<title>poetessa Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Ric-amati. Fili d&#8217;arte e parole&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2020 08:05:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato la fotografa e artista Romina Pilotti che, con la poetessa Agnese Coppola, ha realizzato il progetto Ric-amati. Fili d&#8217;arte e parole: diritti delle donne e impegno civile&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ha intervistato la fotografa e artista <strong>Romina Pilotti</strong> che, con la poetessa <strong>Agnese Coppola</strong>, ha realizzato il progetto <em>Ric-amati. Fili d&#8217;arte e parole: </em>diritti delle donne e impegno civile e tanta sensibilità sono i tratti comuni delle due professioniste e delle loro opere.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="600" height="635" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Locandina_600-opt72.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14510" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Locandina_600-opt72.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Locandina_600-opt72-283x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 283w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure></div>



<p>Di Alessandra Montesanto</p>



<p>Lo scorso 11 agosto è stata inaugurata la mostra “Ric-amati” presso la sala Artemedia di Cervia. Da dove nasce questo suo ultimo lavoro?</p>



<p>Il progetto &#8220;Ric-amati. Fili d&#8217;arte e parole&#8221; nasce da un incontro, quello di due donne che hanno voluto coniugare la propria arte con l&#8217;impegno civile.<br>Ho conosciuto la poetessa Agnese Coppola una sera di giugno, in occasione di un reading poetico organizzato presso la Casa-museo &#8220;Alda Merini&#8221; a Milano. Un incontro proficuo per entrambe, che ci ha incoraggiato a riflettere sulla condizione femminile e che ci ha spinto infine, ad ideare il progetto Ric-amati per valorizzare la donna.<br>Io avevo realizzato, in precedenza, alcuni scatti sulle mani di donna che ricamano, pertanto, ho deciso di continuare a lavorare con questo soggetto.<br>Ric-amati, nato con un significato metaforico &#8211; la donna che ricama se stessa, che tesse la vita e le relazioni &#8211; , nel tempo ha acquisito un valore documentaristico; ho fotografato donne in tutta Italia e in Europa e molte tipologie di ricamo e lavori a maglia: macramé, chiacchierino, tombolo, punto d&#8217;Irlanda, lavorazioni celtiche, etc. Pertanto, oggi, questo progetto si presta a diverse interpretazioni, come momento di riflessione sulla condizione femminile, ma anche come recupero e valorizzazione del lavoro manuale e artigianale e rispetto delle tradizioni tessili locali.</p>



<p>Quando è iniziato il suo percorso professionale?</p>



<p>Credo di aver sempre amato la fotografia, fin da quando ero una ragazzina. Potevo stare ore a guardare delle fotografie e mi piaceva farmi fotografare dai miei familiari. Qualche volta utilizzavo una macchina fotografica di cartone &#8220;usa e getta&#8221;, ma notavo che, nonostante la limitatezza dello strumento, le mie foto non erano niente male. Poi, ho iniziato a scattare foto con la mia prima macchina fotografica, una semplice pocket, ricevuta in regalo. Nel tempo, l&#8217;interesse per la fotografia é cresciuto e così ho iniziato a frequentare fotoclub, a leggere libri e a visitare le mostre dei grandi e piccoli nomi della fotografia.<br>Ho capito che la fotografia era diventata per me una vera passione quando una mia foto è stata selezionata per un&#8217;importante mostra collettiva esposta a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano. Da quel giorno non mi sono piú fermata. Ho iniziato a pensare e a lavorare per progetti, non più limitandomi a scattare una &#8221; bella foto&#8221; e consapevole che il mio percorso fotografico fosse solo all&#8217;inizio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="301" height="168" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Romina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14511"/><figcaption>Romina Pilotti</figcaption></figure>



<p>Il tema dei diritti delle donne fa parte della sua ricerca artistico/fotografica: ci racconta come affronta questo argomento, qual è il suo approccio?</p>



<p>Sento la responsabilità dei lavori che realizzo e non riesco a scattare &#8220;a cuor leggero&#8221;; mi pongo sempre tante domande sul messaggio che voglio far arrivare e sul come farlo arrivare al meglio.<br>Su alcune tematiche non si puó essere superficiali e occorre utilizzare con attenzione immagini e parole. Ecco! Anche le parole sono importanti e, non a caso, sono una parte fondamentale del progetto Ric-amati.<br>Sento, inoltre, come un mio bisogno quello di promuovere i diritti delle donne attraverso i miei lavori. Ogni giorno, le donne sono oggetto di pressioni psicologiche, di attenzioni indesiderate, di pregiudizi, da parte sia di altre donne che degli uomini. Le racconto un episodio accadutomi proprio ieri sera durante la mia mostra, mentre ero con una cara amica. Un uomo si avvicina all&#8217;ingresso della sala, scrutando me e la mia amica dalla testa ai piedi, poi ci rivolge queste parole: &#8220;Dove sono i vostri uomini?&#8221;. Mi sono sentita offesa e irritata. Mi chiedo come, in un paese civile, si possa considerare il valore di una donna dal fatto che abbia o meno un uomo accanto. Lo trovo vergognoso!</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/agnesecoppola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14512" width="214" height="213" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/agnesecoppola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 758w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/agnesecoppola-300x298.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/agnesecoppola-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/agnesecoppola-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/agnesecoppola-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 214px) 100vw, 214px" /><figcaption>Agnese Coppola</figcaption></figure>



<p>Spesso ama scattare le fotografie in verticale, perchè?</p>



<p>Sí, é vero, la gran parte dei miei scatti ha un formato verticale, ma non é una scelta ragionata o voluta; credo sia una questione di gusto, come chi predilige un colore piuttosto che un altro. In realtà, l&#8217;occhio umano preferisce scattare in orizzontale, per un fatto neurologico &#8211; i nostri occhi sono uno accanto all&#8217;altro -, ma il formato verticale, a volte, può offrire maggiore dinamismo all&#8217;immagine. Inoltre, io sono una ritrattista, pertanto l&#8217;inquadratura verticale é più congeniale a questo genere fotografico. Oltre a ciò, non saprei dirti perché lo preferisco!</p>



<p>Tornando al progetto “Ric-Amati” (bellissimo titolo): cosa si sente di suggerire alle donne per imparare ad amarsi di più?</p>



<p>Ric-amati é un titolo pensato e a cui io e Agnese Coppola siamo giunte dopo l&#8217;originario &#8220;Con il fucile carico&#8221;, tratto da una biografia sulla poetessa americana, Emily Dickinson.<br>Ric-amati é un invito alla donna ad amarsi, a costruire la propria identità, a tessere se stessa,<br>ma non saprei quale consiglio dare alle donne per accrescere la propria autostima. Credo che ognuna possa trovare forza e motivazione in ogni aspetto della propria vita, nella famiglia, negli affetti, nell&#8217;arte, nel fare volontariato, nello sport, etc. Posso dirti, invece, quello che è stato importante per me: il mio lavoro, i viaggi e, soprattutto, i libri. La letteratura e la poesia sono stati fondamentali per la mia crescita. Come vedi, torniamo sempre lí, alle parole e al loro potere.</p>
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		<title>Promo teatrale. Dio arriverà all&#8217;alba &#8211; Omaggio ad Alda Merini</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jan 2020 10:30:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una promozione teatrale dedicata ai lettori di www.peridirittiumani.com: posti in balconata a 10 euro cad. Sono calorosamente invitati a partecipare i nostri amici giornalisti! Uno spettacolo importante per omaggiare la grande poetessa milanese, Alda&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="960" height="542" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/merini.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13443" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/merini.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/merini-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/merini-768x434.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure></div>



<p>Una promozione teatrale  dedicata ai lettori di www.peridirittiumani.com:?utm_source=rss&utm_medium=rss  posti in balconata a 10 euro cad.</p>



<p>Sono calorosamente invitati a partecipare i nostri amici giornalisti!</p>



<p>Uno spettacolo importante per omaggiare la grande poetessa milanese, Alda Merini: non solo, però, il dramma della sua esistenza, ma anche  l&#8217;immenso talento, la sua stravaganza, il suo spirito libero&#8230;Con i tratti della commedia. Perchè la Vita è così: tragicomica. </p>



<p><br>TeatroSenzaTempo, con il Patrocinio della città Metropolitana di Milano, celebra il Decennale dalla scomparsa di Alda Merini presentando DIO ARRIVERÁ ALL&#8217;ALBA &#8211; OMAGGIO AD ALDA MERINI <br>Scritto e diretto da Antonio S. Nobili.<br><br>Dopo lo straordinario successo che ha registrato il tutto esaurito al Teatro Out Off e al Teatro Alle Colonne di Milano, l&#8217;emozionante spettacolo dedicato ad Alda Merini torna in scena presso lo Spazio Teatro 89, <strong>Martedì 18 Febbraio 2020 alle ore 21</strong>.</p>



<p>&#8220;Si ride (tanto), come non ci si
aspetterebbe, si piange, e alla fine si resta estasiati davanti a
tanta poesia. Uno Spettacolo unico ed imperdibile, da vedere!&#8221;</p>



<p>Uno Spettacolo biografico
originalissimo. In scena non solo la poesia, ma soprattutto il
quotidiano della &#8220;poetessa dei Navigli&#8221;. Una finestra
affacciata verso l’interno. Alda Merini, la poetessa, la madre, la
folle capricciosa truccatissima e ingioiellata frequentatrice del
Costanzo Show.</p>



<p>Una vita un po’ illuminata dai
riflettori, un po’ no. La poetessa vissuta tra il tentativo di
abbracciare la normalità sottraendosi alla maledizione della poesia,
e l&#8217;insistere eroico e fragile, con sofferenza e feroce ironia, nel
dare alla luce sempre nuove e caparbie produzioni, sempre con le
parole in bocca e nelle mani. Sempre pronta a provocare, come a farsi
carico di sollevare anime al di là del muro del normale, del
socialmente accettabile e conforme alle regole.</p>



<p>Una poesia che nello Spettacolo &#8220;Dio
arriverà all&#8217;alba&#8221; sorge dove non ci si aspetterebbe mai, tra i
mozziconi di un posacenere, tra la polvere sui mobili e le
cianfrusaglie da rigattiere, sui tasti di un pianoforte di una casa
popolare.</p>



<p>L&#8217;Alda Merini che Nobili porta sul
palcoscenico è capricciosa, tagliente, divertente, prende in giro
chi la va a trovare, è piena di vizi, guarda la tv color sul primo,
beve solo coca cola e caffè, e fuma 40 sigarette al giorno, come
minimo. Ma sa fare poesia. Perché la poesia e la bellezza di dentro
possono riflettersi all’esterno, malgrado il vetro sporco dello
specchio.</p>



<p>&#8220;Dio arriverà all&#8217;alba&#8221; rappresenta ad oggi una evocazione unica di un personaggio entrato nella Storia di questo Paese. Uno spettacolo imperdibile per la Critica ed il Pubblico.<br><br> <br><strong>SCRITTO E DIRETTO DA ANTONIO NOBILI</strong> </p>



<p> <br><strong>CON: <br>ANTONELLA PETRONE nel ruolo di ALDA MERINI</strong> </p>



<p> <br><strong>SARA MORASSUT: Anna<br>DANIEL DE ROSSI: Arnoldo<br>ALESSIO CHIODINI: Paolo<br>ALBERTO ALBERTINO: Dott. Gandini<br>SHARON ORLANDINI: La Bambina</strong> <br> </p>



<p><strong>Parte dei proventi del libro saranno devoluti in beneficenza al Progetto Itaca, che supporta le famiglie di persone affette da patologie psichiatriche.</strong></p>



<p><strong>Acquisto online biglietti:
</strong><a href="http://www.dioarriveraallba.com/milano?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>www.dioarriveraallba.com/milano?utm_source=rss&utm_medium=rss</strong></a></p>



<p><strong>Infoline: 3293550022</strong></p>
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		<title>America latina: i diritti negati. America Latina si scrive al femminile!</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 07:54:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Prima parte &#160; di Mayra Landaverde &#160; Il continente americano è fatto di donne. Di donne coraggiosissime, intelligenti e molto amorevoli. Siamo così le donne latinoamericane, forti. Non abbiamo scelta. Il nostro territorio è&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/03/08/america-latina-i-diritti-negati-america-latina-si-scrive-al-femminile/">America latina: i diritti negati. America Latina si scrive al femminile!</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-218.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5405" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5405" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-218.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (218)" width="320" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-218.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-218-191x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 191w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Prima parte</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Mayra Landaverde</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il continente americano è fatto di donne. Di donne coraggiosissime, intelligenti e molto amorevoli. Siamo così le donne latinoamericane, forti. Non abbiamo scelta. Il nostro territorio è pieno di maschilismo. Siamo maltrattate, umiliate, uccise. Tutti i giorni, da tempi immemorabili. Tante di noi, non abbiamo avuto la possibilità di studiare e di avere una carriera professionale di successo. Tante non sanno scrivere ne leggere. Tante moriranno a Cd. Juárez a Tijuana o Estado de México, dove si registrano le cifre più alte di femminicidi in Messico. Troppe moriranno di parto, si, di parto nel 2016, come l’indigena del Oaxaca che è morta dopo aver partorito sulle aiuole del ospedale dopo essere stata mandata a casa. Altre moriranno assassinate per aver “parlato troppo” come le giornaliste di Veracruz o la militante ecologista dell’Honduras Berta Cáceres. Altre sono morte durante le dittature militari in Argentina, Chile, Uruguay ecc. Altre sono ancora vive a cercare giustizia per le loro desaparecidas.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nonostante tutto noi donne americane non perdiamo mai la voglia di vivere, di ballare, di sorridere di lavorare. Di cambiare il mondo.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Queste sono le donne che hanno cambiato il mio.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mia madre, che ha avuto il coraggio di portarmi al mondo, anche se aveva soltanto diciannove anni. Si è laureata con me in braccio. Le sue colleghe mi raccontano che andava alla Facoltà con me, mi metteva sulla finestra e lei studiava, e io dormivo. Non si può dire che io non abbia frequentato l’Università!</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La mia mamma non è una famosa scrittrice non è un’attrice né si dedica alla politica. E’ solo mia madre, ma è una donna incredibilmente forte. E’ riuscita a mantenere decorosamente due figlie da sola, mi ha sempre procurato una casa e del cibo. E tanto tanto amore. Sono donne come lei che inventano ogni giorno quest’America Latina che tanto mi manca nelle mie grigie giornate milanesi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mia nonna che con la sua cucina ha riempito le bocche di tutti quanti noi maschi e femmine. Che con i suoi racconti ho scoperto la passione di scrivere e inventarmi delle storie. Donna di una pazienza infinita, intraprendente, bella. Mia nonna mi ha sempre dato dei buoni consigli che in parte ho seguito e soprattutto mi ha sempre visto come la “salvezza” della famiglia. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mia sorella che è e sarà sempre la mia più grande musa ispiratrice. Che è rimasta a vivere in Messico nonostante tutto, che fa la mamma di due bimbi straordinari, che fa la moglie, ma fa anche l’artista, che disegna, che recita. Che si rifiuta di trovare un lavoro che non le piaccia e fa quello che la rende veramente felice. Essere libera.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sono tutte queste donne fantastiche che non solo non lasciano morire il nostro continente, ma lo fanno vivere.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Donne come Elena Poniatowska, la <i>Princesa roja. </i>Giornalista, scrittrice messicana. La chiamano così perché lei è veramente una principessa, viene dalla famiglia reale della Polonia. Ed è veramente comunista. I suoi genitori sono arrivati in Messico ma poi durante la Revoluciòn sono scappati in Francia poiché grandi sostenitori del dittatore Porfirio Dìaz. Non mi sono mai spiegata come sia stata sempre una donna <i>de izquierdas </i>venendo da una famiglia così. Scherzi della vita. D&#8217;altra parte nemmeno io vengo da una famiglia di sinistra. Mio papà mi buttava nella spazzatura tutti i miei libri de <i>rojillos</i> , cioè tutti i libri di Marx o del Che Guevara…</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-219.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5406" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-5406" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-219-1024x484.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (219)" width="720" height="340" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-219.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-219-300x142.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-219-768x363.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-219-520x245.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 520w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-219-720x340.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Poniatowska è un bell’esempio di queste poche ma importantissime donne femministe del mio paese.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Las Patronas sono delle tipiche donne messicane. Forti, determinate e fanno da mangiare. Loro, come ho scritto diverse volte su questa rubrica, danno da mangiare ai migranti centroamericani che viaggiano sulla Bestia. Tutto volontariamente. Hanno ricevuto nel 2013 il Premio Nacional de Derechos Humanos in Messico. Non solo hanno cambiato il mio di mondo, ma il mondo di migliaia di centroamericani che passano da Veracruz nel loro viaggio verso gli Stati Uniti.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Potrei scrivere per giorni sulle donne scrittrici latine ma ora mi viene subito in mente Gioconda Belli. <i>La donna abitata</i> è uno dei libri più belli che abbia mai letto. E’ un libro davvero femminile pieno di amore di sesso e di politica. Meglio di così…</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gioconda Belli è una giornalista, poetessa nicaraguense. E anche se non ho la fortuna di conoscerla, da donne americane ci capiamo benissimo:</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«<i>Due cose che non ho deciso io hanno determinato la mia vita: il paese in cui sono nata e il sesso col quale sono venuta al mondo […] Non sono stata ribelle fin da piccola. Al contrario. Niente faceva presagire ai miei genitori che la creatura ammodo, dolce e garbata, delle mie fotografie infantili si sarebbe trasformata nella donna rivoluzionaria che tolse loro il sonno.[…] Sono stata due donne e ho vissuto due vite. Una delle due donne voleva far tutto secondo i canoni classici della femminilità: sposarsi, fare figli, nutrirli, essere docile e compiacente. L’altra aspirava ai privilegi maschili: sentirsi indipendente, essere considerata per se stessa, avere una vita pubblica, la possibilità di muoversi, amanti. Ho consumato gran parte della vita alla ricerca di un equilibrio tra queste due donne, per unirne le forze, per non essere dilaniata dalle loro battaglie a morsi e graffi. Penso di avere ottenuto, alla fine che entrambe le donne coesistessero sotto la stessa pelle. Senza rinunciare a sentirmi donna, credo di essere riuscita a essere anche uomo.»</i></span></span></p>
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		<title>One billion rising: la violenza sul corpo sacro delle donne</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2016 08:48:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Ora la lotta è tra le persone che devastano il pianeta, saccheggiandone le risorse, e noi Scrittrice, poetessa, sceneggiatrice, regista e attivista di origini ebree è diventata famosa per i “Monologhi&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
<div align="CENTER"></div>
<div align="RIGHT"><i>Ora<br />
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le risorse,</i></div>
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<div align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled289029.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5234" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5234" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled289029.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled289029" width="216" height="300" /></a></div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY">
Scrittrice, poetessa, sceneggiatrice, regista e attivista di origini ebree è diventata famosa per i “Monologhi della vagina”<a class="sdfootnoteanc" href="https://www.blogger.com/editor/static_files/blank_quirks.html#sdfootnote1sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1anc">1</a>, che dal 1996 è stato tradotto in 50 lingue e rappresentato in 150 paesi (ha appena debuttato in India e a Cuba). Ogni anno viene attualizzato con un nuovo monologo sulle violenze contro le donne in ogni parte del mondo: una delle più<br />
rappresentate è <i>My Vagina Was My Village</i>, monologo scritto sulla base delle testimonianze delle donne vittime di stupro in Bosnia. Da queste pièce teatrali è nato il movimento<br />
globale V-Day, per la difesa dei diritti delle donne: 189 Paesi, oltre 70 città in Italia, 13mila organizzazioni femminili e femministe coinvolte oltre a singole personalità come Vandana Shiva e il Dalai Lama.</div>
<div align="JUSTIFY">Dal 14 gennaio 2012 dopo aver letto una statistica secondo cui una donna su tre in tutto il pianeta sarà oggetto di percosse o stupro nel corso della sua vita ha lanciato la campagna One Billion Rising in cui le attiviste e gli attivisti danzano come strumento creativo per mostrare sdegno e assumersi le proprie responsabilità e favorire una nuova presa di coscienza, una presa di coscienza che opponga resistenza alla violenza finché questa non diventerà inconcepibile.</div>
<div align="JUSTIFY">
<div class="separator"></div>
<div class="separator"><a title="" href="http://2.bp.blogspot.com/-2qzmETO5fyU/VlVjDa3UMjI/AAAAAAAADlM/TCTcED62Ug0/s1600/untitled%2B%252891%2529.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMQ==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/11/untitled289129.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="320" height="127" border="0" /></a></div>
</div>
<div align="JUSTIFY"><a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="_GoBack"></a>Lo scorso 13 settembre Eve Ensler era a Milano al Teatro Elfo-Puccini in un incontro pubblico con Lella Costa per presentare il suo ultimo libro “Nel corpo del mondo” in cui racconta la sua esperienza con la malattia, un tumore all’utero e la riappropriazione del proprio corpo rispetto alle mutilazioni fisiche e psicologiche. In particolare rivendica una maternità non stereotipata che va al di là degli organi di procreazione, ma intesa come cura nei confronti di persone che si scelgono e con cui si creano dei legami. Ed Eve ha scelto le donne di Bukavu, in Congo con cui ha creato la Città della Gioia, un luogo condiviso in cui donne, molte delle quali analfabete<br />
e sopravvissute a stupri e torture, esorcizzano i traumi attraverso l’arte, la danza e corsi di autodifesa mentre diventano catalizzatrici di un radicale cambiamento sociale seguendo corsi<br />
professionali, di agricoltura e di uso del computer per poi istruire altre donne nei villaggi. Il cancro diventa così una metafora della società capitalistica senza alcuna attenzione né all’ambiente né alle persone: legare la nostra lotta a quella degli altri contro una<br />
società consumistica e sprecona è l’unico modo per ribaltare la gerarchia e la violenza.</div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY"><strong>Il numero, in Italia, per denunciare violenze e stalking: 1522</strong></div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div id="sdfootnote1">
<div><a class="sdfootnotesym" href="https://www.blogger.com/editor/static_files/blank_quirks.html#sdfootnote1anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1sym">1</a><br />
La traduzione italiana del testo è disponibile in edizione Il Saggiatore e Marco Tropea</div>
</div>
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