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	<title>poeti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2021 07:58:12 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="735" height="416" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/afga.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15650" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/afga.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 735w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/afga-300x170.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /></figure>



<p><strong>I titoli</strong></p>



<p><strong>Tunisia:</strong>&nbsp;100 dirigenti, deputati e ex minsitri abbandonano il partito islamista Ennahda, in polemica con la gestione del leader Ghannouchi.</p>



<p><strong>Sudan:</strong>&nbsp;Interrotte le esportazioni di petrolio da Port Sudan. L&#8217;oleodotto è stato occupato dagli autonomisti locali.</p>



<p><strong>Afghanistan:</strong>&nbsp;torna il macabro spettacolo dei cadaveri esposti in pubblico. Appesi ad una gru i corpi insanguinati di 3 rapitori trucidati dai taliban.</p>



<p><strong>Marocco:</strong>&nbsp;Consegnati dalla Turchia droni di combattimento Bayraktar.</p>



<p><strong>Siria:</strong>&nbsp;Truppe USA sfiorano la zona sotto il controllo dei governativi nella provincia orientale di Hasaka.</p>



<p><strong>Giordania:</strong>&nbsp;Inaugurata ad Amman la 20esima edizione della Fiera del Libro.</p>



<p><strong>Le notizie</strong></p>



<p><strong>Tunisia</strong></p>



<p>Una scissione all&#8217;interno del partito islamista Ennahda.</p>



<p>Oltre 100 dirigenti, deputati ed ex ministri hanno sbattuto la porta, accusando il leader Ghannouchi di aver fallito nell&#8217;esperienza governativa di 10 anni e di incapacità nella gestione della crisi con il presidente della Repubblica Qais Saied. Alcuni dei capi della rivolta contro Ghannouchi hanno espresso la loro volontà di fondare un nuovo partito.</p>



<p>Non si intravede una soluzione alla crisi istituzionale nel paese. Le attese della nomina di un nuovo governo, annunciato per ieri, sono rimaste deluse. In tutta la Tunisia si sono svolte manifestazioni pro e contro la decisione, di due mesi fa, di sospendere il Parlamento e mandare a casa il governo. Gli inviti del sindacato dei lavoratori ad una roadmap, per uscire indenni dalla crisi economica e sanitaria, sono stati ignorati dalla presidenza. 20 organizzazioni per la difesa dei diritti umani hanno denunciato il pericolo di una deriva dittatoriale.</p>



<p><strong>Sudan</strong></p>



<p>Gruppi di manifestanti tribali hanno bloccato l&#8217;esportazione di petrolio dal porto di Port Sudan, sul Mar Rosso. L&#8217;oleodotto trasporta greggio del Sud Sudan per essere esportato e il governo di Khartoum incassa i diritti di passaggio. Da una settimana il porto è occupato, ma il carico di petrolio non è stato bloccato. Due giorni fa è stato chiuso l&#8217;aeroporto e le principali arterie stradali che collegano la capitale all&#8217;est del paese. La protesta autonomista è considerata dall&#8217;ente petrolifero gravissima, perché minaccia le entrate economiche dello Stato e le forniture di carburanti alla capitale. Il presidente dell&#8217;ente ha chiesto l&#8217;intervento dell&#8217;esercito. Il premier Hamdouk accusa i manifestanti di collusione con il golpe militare, sventato pochi giorni fa, ma si è dichiarato disponibile ad aprire un tavolo di trattative per ascoltare le loro rivendicazioni.</p>



<p><strong>Afghanistan</strong></p>



<p>Cadaveri insanguinati appesi ad una gru. È questa la macabra scena che all&#8217;alba di ieri hanno visto i negozianti del centro di Herat. I tre morti, secondo un comunicato del governatore della provincia, erano i responsabili di un sequestro per fini di riscatto di un imprenditore e suo figlio. Sono stati inseguiti dai miliziani taliban e uccisi durante la sparatoria che ne è seguita. “La loro esposizione serve come deterrente contro i crimini”, ha sostenuto un portavoce del movimento fondamentalista, ignorando i dettami della sua stessa fede che vietano categoricamente l&#8217;esposizione dei corpi dei morti.</p>



<p>A Jalalabad, nell&#8217;est, due agenti delle forze di sicurezza sono rimasti uccisi e altri due feriti, in seguito all&#8217;esplosione di una bomba telecomandata nei pressi del commissariato di polizia. Alla deflagrazione è seguita una sparatoria, ma gli assalitori sono riusciti a far perdere le loro tracce. Nessuna rivendicazione, ma la zona è il principale covo dell&#8217;ISIS-Khorasan, il movimento estremista che considera i taliban traditori della causa per la firma dell&#8217;accordo con l&#8217;amministrazione Trump, nel febbraio 2020.</p>



<p><strong>Marocco</strong></p>



<p>L&#8217;aeronautica di Rabat ha ricevuto i primi droni di combattimento Bayraktar di fabbricazione turca. Lo scrive la stampa locale, citando il sito semiufficiale delle forze armate. Anche la società produttrice, Baykar, ha confermato l&#8217;avvenuta consegna. Lo scorso aprile, il Marocco ha ordinato l&#8217;acquisto di 13 caccia senza pilota per un valore di 75 milioni di dollari. Nel mese di giugno un gruppo di ufficiali marocchini hanno compiuto corsi di addestramento in Turchia per le manovre a distanza dei velivoli.</p>



<p>La corsa agli armamenti tra Marocco e Algeria è al suo apice a causa del contenzioso sui confini ereditati dal colonialismo e per la questione Saharawi. Algeri ha dichiarato, un mese fa, la rottura delle relazioni diplomatiche, ritirando l&#8217;ambasciatore a Rabat.</p>



<p><strong>Siria</strong></p>



<p>Nella provincia orientale di Hasaka, un convoglio di carri armati statunitensi è entrato nella zona di controllo delle forze governative ed a poche decine di metri da un eliporto russo. È la prima volta che si arriva ad un contatto ravvicinato tra le truppe USA e quelle governative. La presenza dei marines statunitensi è considerata illegale dal governo di Damasco. Il loro intervento era avvenuto per la protezione della regione autonoma curda, ma poi di fronte alle mire espansionistiche del neo sultano Erdogan, gli USA si sono ritirati, limitando il loro spazio d&#8217;intervento ai campi di petrolio e gas.</p>



<p><strong>Giordania</strong></p>



<p>È stata inaugurata ad Amman, con molte iniziative culturali, la 20esima sessione della Fiera del Libro, che rimarrà aperta fino al 2 ottobre. Vi partecipano oltre 360 case editrici di 20 paesi arabi e internazionali. Lo slogan dell&#8217;edizione di quest&#8217;anno è legato alla questione mediorientale: “Gerusalemme capitale della Palestina”. Uno stand tra i più frequentati è quello della libreria-casa editrice di Gaza “Mansour”, completamente distrutta dai bombardamenti israeliani dello scorso maggio.</p>



<p>Tra gli eventi di maggior interesse culturale vi sono quelli in ricordo dei poeti arabi recentemente scomparsi per la pandemia di Covid, l&#8217;racheno Saadi Yuossef e il palestinese Ezzeddin Manassira.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Tre figlie di Eva</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Mar 2019 09:20:14 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Istanbul e Oxford: due città che rappresentano la Vecchia Europa e i suoi ideali e quella di un possibile Futuro, contaminata, interculturale. Due città raccontate attraverso i ricordi di Peri, giovane donna sposata con tre figli legata indissolubilmente ad altre due, sue ex compagne di università: Mona e Shirin. E un uomo, il professor Azur.</p>
<p>Peri è cresciuta tra la Fede islamica intransigente e bigotta della madre e il laicismo aperto del padre; Mona è americana, di origini egiziane, musulmana osservante; Shirin, la bella iraniana, atea convinta. E poi entra in scena, a sparigliare le carte in questo gruppo femminile e disomogeneo, colui che pretende di dissertare di Dio, chiedendo assoluta franchezza, mancanza di pregiudizi e apertura mentale: “Aveva preteso di trasformare Dio in una lingua che potesse essere, se non parlata, almeno compresa e condivisa da molti&#8230;Se spogliata di ogni etichetta e dogma, poteva la ricerca di Dio diventare un campo neutro in cui tutti, atei e politeisti compresi, partecipassero ad un dibattito ad alto livello?”. Impresa ardua, certo, idea bizzarra che si pone, però, come una soluzione possibile ai gravi problemi alla base di quello che alcuni definiscono, oggi, uno “scontro di civiltà”.</p>
<p>La questione di Dio è al centro, quindi, dell&#8217;ultimo romanzo di Elif Shafak &#8211; una delle voci più importanti della narrativa turca, già nota in Italia per il romanzo <i>La bastarda di Istanbul &#8211;</i> che qui, con <em>Tre</em><i> figlie di Eva </i>(Best Bur)<i>, </i>torna ad interrogarsi sul rapporto tra la Turchia e l&#8217;Occidente, paragonando lo stato di tutela dei diritti umani e civili e le condizioni di vita del genere femminile; raccontando come si può sentire una ragazza che ha lasciato il proprio Paese d&#8217;origine e che deve inserirsi in una nuova realtà, a lei molto estranea; confrontando il concetto di “democrazia” in base a opinioni e voci diverse: “Il fratello del nostro autista, al paesello, ha otto figli, e fra tutti quanti non avranno letto neanche un libro, eppure fanno dieci voti! In Europa la gente ha studiato e la democrazia non fa danni, ma in Medioriente è tutta un&#8217;altra storia! Far votare gli ignoranti è come dare i fiammiferi ai bambini: c&#8217;è il rischio che vada a fuoco la casa”.</p>
<p>A tratti con ironia, ma anche con una buona dose di mistero che trattiene fino al termine del libro, l&#8217;autrice, come il Prof. Azur, chiede al lettore di mettere in discussione le proprie certezze, di essere attivo nel prendere una posizione tra le tante proposte su argomenti universali e di stretta attualità, non ultimo quello della Giustizia.</p>
<p>Il romanzo, infine, è ricco di citazioni e riferimenti a grandi poeti delle due culture di cui si parla (Rilke, Rabi&#8217;a, Hafez) forse perchè anche nella Poesia si possono cercare Dio o il senso di Giustizia.</p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Poeti troiani sulle strade dell’apartheid</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jun 2017 07:38:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi “Mi sento un poeta troiano, uno di quelli a cui è stato tolto persino il diritto di tramandare la propria sconfitta” Mahmoud Darwish Dall&#8217;8 al 30 giugno sarà possibile visitare al&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-size: large;">di Monica Macchi</span></span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="RIGHT"><span style="color: #1c1c1c;">“</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><i>Mi sento un poeta troiano, </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><i>uno di quelli a cui è stato tolto persino </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><i>il diritto di tramandare la propria sconfitta</i></span><span style="color: #1c1c1c;">”<br />
</span><span style="color: #1c1c1c;">Mahmoud Darwish</span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8956" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="712" height="274" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 712w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033-300x115.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 712px) 100vw, 712px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Dall&#8217;8 al 30 giugno sarà possibile visitare al Museo teatro Commenda di Prè di Genova la mostra fotografica <em>Le strade dell&#8217;apartheid </em>ideata da Luca Greco, una trentina di scatti in bianco e nero sul popolo saharawi nel deserto dell&#8217;Hammada (sud dell&#8217;Algeria), sui palestinesi dei campi profughi e sui muri che separano cattolici e protestanti in Irlanda del Nord: tre realtà in cui vigono forme diverse di apartheid. Ci sono anche tre reading: il 15 giugno, alle 19 Gianna Coletti fa conoscere la storia di Mariem Hassan “la voce del Sahara” e del popolo saharawi, in La voce dei figli delle nuvole, il 22 giugno alle 19 Davide Sormani in Tracce di Sands, racconta dell’attivista repubblicano irlandese Bobby Sands e il 29 giugno alle 19 Marco Sgarbi chiude con Juliano. Ovvero sia della resistenza dedicato al fondatore del Freedom Theatre di Jenin, Juliano Mehr Khamis di cui abbiamo già parlato qui <a href="https://www.peridirittiumani.com/2016/04/08/e-ripartito-il-freedom-bus/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.peridirittiumani.com/2016/04/08/e-ripartito-il-freedom-bus/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p align="JUSTIFY">Verrà inoltre presentato il libro di Barta Edizioni in uscita in questi giorni “Io sono saharaui”, una graphic novel dedicata appunto a Mariem Hassan, storia musicale al femminile che si intreccia ad un percorso di autodeterminazione individuale e politica per l’indipendenza del popolo saharawi. Un testo diviso in sei capitoli, dove ogni titolo rimanda ad una canzone, caratterizzato da una militanza estetica radicale (testo in font sempre diversi che circondano i disegni coloratissimi) che rispecchiano le scelte di vita di Mariem dal rifiuto del matrimonio combinato a 15 anni, alla decisione di indossare la melfa, il vestito tradizionale lungo 10 metri, fino al successo trovato in Spagna il paese dei colonialisti.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8957" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8958" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="464" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 464w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031-217x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 217w" sizes="(max-width: 464px) 100vw, 464px" /></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il genocidio ignorato degli hazara in Pakistan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2013 08:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Adelaide zambusi]]></category>
		<category><![CDATA[afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Basir Ahang]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[convenzione]]></category>
		<category><![CDATA[crimini]]></category>
		<category><![CDATA[etnia]]></category>
		<category><![CDATA[genocidio]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[hazara]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>
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		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo più di un secolo di crimini sistematici come il genocidio, la schiavitù, gli abusi e le violenze sessuali, i crimini di guerra e le discriminazioni, essere Hazara appare ancora oggi un crimine in&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/03/24/il-genocidio-ignorato-degli-hazara-in/">Il genocidio ignorato degli hazara in Pakistan</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
Dopo<br />
più di un secolo di crimini sistematici come il genocidio, la<br />
schiavitù, gli abusi e le violenze sessuali, i crimini di guerra e<br />
le discriminazioni, essere Hazara appare ancora oggi un crimine in<br />
Paesi come l’Afghanistan e il Pakistan. Solo Sabato 16 Febbraio<br />
2013, infatti, più di trecento uomini, donne e bambini sono stati<br />
uccisi o feriti in un attacco terroristico nella città di Quetta.<br />
Questo attacco segue un altro attentato avvenuto il 10 Gennaio nella<br />
stessa città, attacco che ha provocato la morte di più di cento<br />
persone. In questi ultimi anni, più di mille persone appartenenti<br />
all’etnia Hazara sono state uccise in simili attacchi organizzati<br />
in questo Paese. Oggi, nella loro stessa terra, in Afghanistan, le<br />
persone appartenenti a quest’etnia non sono al sicuro.
</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
Attraverso<br />
la conferenza che si è tenuta a Bologna il 17 marzo scorso,<br />
organizzata dalla Rete Internazionale del Popolo Hazara, si è cercato di capire cosa sta accadendo in quell&#8217;area del mondo.</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
Innanzitutto<br />
bisogna partire &#8211; come ha sottolineato la giornalista Laura Silvia<br />
Battaglia nel suo intervento &#8211; da un&#8217;informazione corretta. I<br />
giornalisti devono documentarsi meglio, studiare e, possibilmente,<br />
conoscere le persone e le situazioni di cui scrivono o parlano perchè<br />
solo la conoscenza può aiutare a capire  le cose.</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
In<br />
particolare, questo discorso vale per la stampa italiana che non si<br />
occupa mai abbastanza di politica internazionale e, per quanto<br />
riguarda, ad esempio, la politica interna riguardo al tema<br />
dell&#8217;immigrazione, ne parla sempre in termini di “sicurezza”. Per<br />
questi motivi, in Italia, non si hanno molte notizie certe sulla<br />
situazione in Afghanistan o in Pakistan e, in rete, si trovano spesso<br />
soltanto informazioni scritte in inglese.</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
Chi<br />
riporta le informazioni da quei paesi si dimentica che, al loro<br />
interno, ci sono realtà etniche diversissime e che questa diversità<br />
non poggia soltanto su motivazioni religiose, ma anche su vicende<br />
storiche e disuguaglianze culturali; dimenticando questo,  le varie<br />
etnie spariscono dalle cartine geografiche, dai discorsi geopolitici<br />
e dal mondo dell&#8217;informazione. La giornata organizzata dalla Rete<br />
Internazionale del Popolo Hazara aggiunge alcuni tasselli di<br />
conoscenza e di approfondimento per colmare questi vuoti, queste<br />
lacune.</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
 Adelaide<br />
Zambusi, coordinatore regionale presso UNHCR Italia, ha ricordato<br />
che:</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
“Costituiscono<br />
<u>genocidio</u>,<br />
secondo la definizione adottata dall&#8217;ONU,<br />
<i>&#8220;Gli<br />
atti commessi con l&#8217;intenzione di distruggere, in tutto o in parte,<br />
un </i><u><i>gruppo<br />
nazionale</i></u><i>,</i><i><br />
</i><u><i>etnico</i></u><i>,<br />
</i><u><i>razziale</i></u><i><br />
o </i><u><i>religioso</i></u><i>&#8220;</i>.<br />
Anche la sottomissione intenzionale di un gruppo a condizioni di<br />
esistenza che ne comportino la scomparsa sia fisica sia culturale,<br />
totale o parziale, è di solito inclusa nella definizione di<br />
genocidio.</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
termine, derivante dalla <u>greco</u><br />
<i>γένος</i><br />
(<i>ghénos</i><br />
razza, stirpe) e dal<br />
<u>latino</u><br />
<i>caedo</i><br />
(uccidere), è entrato nell&#8217;uso comune ed ha iniziato ad essere<br />
considerato come un <u>crimine</u><br />
specifico,<br />
recepito nel diritto<br />
internazionale<br />
e<br />
nel diritto interno di molti Paesi.</div>
<div style="line-height: 150%; orphans: 2; widows: 2;">
L&#8217;<br />
11 dicembre<br />
1946,<br />
l&#8217;Assemblea<br />
generale delle Nazioni Unite<br />
riconobbe<br />
il crimine di genocidio con la risoluzione 96 come <i>&#8220;Una<br />
negazione del diritto alla vita di gruppi umani, gruppi razziali,<br />
religiosi, politici o altri, che siano stati distrutti in tutto o in<br />
parte&#8221;</i>.<br />
Il riferimento a &#8220;gruppi politici&#8221;, un&#8217;aggiunta rispetto<br />
alla proposta di Lemkin, non era gradito all&#8217;Unione<br />
Sovietica,<br />
che fece pressioni per una formulazione di compromesso. Nel dicembre del 1948 fu adottata, con la risoluzione 260 A (III), la <i>Convenzione<br />
per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio</i><i><br />
</i>che,<br />
all&#8217;articolo II, definisce il genocidio come: <i>Uno<br />
dei seguenti atti effettuato con l&#8217;intento di distruggere, totalmente<br />
o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso in<br />
quanto tale:</i></div>
<div style="line-height: 150%; orphans: 2; widows: 2;">
</div>
<ul>
<li>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.04cm; orphans: 2; widows: 2;">
 <i>Uccidere<br />
 membri del gruppo;</i></div>
</li>
<li>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.04cm; orphans: 2; widows: 2;">
 <i>Causare<br />
 seri danni fisici o mentali a membri del gruppo;</i></div>
</li>
<li>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.04cm; orphans: 2; widows: 2;">
 <i>Influenzare<br />
 deliberatamente le condizioni di vita del gruppo con lo scopo di<br />
 portare alla sua distruzione fisica totale o parziale;</i></div>
</li>
<li>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.04cm; orphans: 2; widows: 2;">
 <i>Imporre<br />
 misure tese a prevenire le nascite all&#8217;interno del gruppo;</i></div>
</li>
<li>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.04cm; orphans: 2; widows: 2;">
 <i>Trasferire<br />
 forzatamente bambini del gruppo in un altro gruppo. </i>
 </div>
</li>
</ul>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.04cm; orphans: 2; text-indent: -1.27cm; widows: 2;">
<br />Basir<br />
Ahang, giornalista e attivista dei Diritti Umani, ha, invece,<br />
sottolineato che questo incontro è stato organizzato anche: “&#8230;<br />
per il diciottesimo anniversario dell&#8217;assassinio di Baba Mazari,<br />
l&#8217;uomo che perse la sua vita perché credeva nell&#8217;uguaglianza e nella<br />
giustizia per tutti i cittadini dell&#8217;Afghanistan, l&#8217;uomo che<br />
desiderava che l&#8217;essere Hazara non rappresentasse più un crimine.<b><br />
</b>Per<br />
due secoli gli Hazara hanno vissuto diversi tipi di crimine come il<br />
genocidio, la pulizia etnica, la schiavitù e l&#8217;emigrazione forzata.<br />
Io non capisco come mai il genocidio degli Hazara venga ignorato dai<br />
principali mezzi di comunicazione. I giornali non se ne occupano<br />
quasi mai e quando lo fanno parlano di uccisione di sciiti e non di<br />
uccisione<br />
di Hazara.<br />
Ancora<br />
non<br />
so se questa politica dell&#8217;informazione sia da attribuire a un<br />
qualche tipo di falsificazione o semplicemente all&#8217;ignoranza. Forse<br />
non sanno che il motivo per il quale gli Hazara vengono uccisi dai<br />
terroristi sia in Pakistan che in Afghanistan è proprio il fatto che<br />
loro sono Hazara, facilmente distinguibili dagli altri per via dei<br />
loro tratti asiatici. Gli Hazara non vogliono ricorrere alle armi,<br />
alla violenza e alla guerra perché credono ancora che il miglior<br />
modo di trovare la pace sia la tolleranza e perché pensano che il<br />
miglior modo per convivere con gli altri sia accettarsi e rispettarsi<br />
reciprocamente. Oggi siamo qui per parlare di tutto questo, siamo qui<br />
per dire che anche gli Hazara fanno parte della società umana ed<br />
hanno il diritto di vivere in pace. Siamo qui anche per chiedere ai<br />
nostri amici italiani di esserci a fianco proprio<br />
come oggi, in<br />
questa ricerca della pace”. </p>
</div>
<div style="line-height: 150%; orphans: 2; widows: 2;">
Terminiamo<br />
con la lettera aperta che i poeti di tutto il mondo hanno scritto al<br />
Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, al Presidente<br />
della Commissione Europea José Manuel Barroso e al Presidente degli<br />
Stati Uniti Barack Obama:</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Egregi<br />
Signori,</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Dopo<br />
più di un secolo di crimini sistematici come il genocidio, la<br />
schiavitù, gli abusi e le violenze sessuali, i crimini di guerra e<br />
le discriminazioni, essere Hazara appare ancora oggi un crimine in<br />
paesi come l’Afghanistan e il Pakistan. Solo Giovedì 10 Gennaio<br />
2013, infatti, più di cento Hazara sono stati uccisi in un attacco<br />
terroristico nella città di Quetta, in Pakistan. In questi ultimi<br />
anni, più di mille persone appartenenti all’etnia Hazara sono<br />
state uccise in simili attacchi organizzati nello stesso paese.</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Oggi,<br />
nella loro stessa terra, in Afghanistan, le persone appartenenti a<br />
quest’etnia non sono al sicuro. Ogni anno sono esposte agli<br />
attacchi dei Kuchi afghani che godono del supporto dei Talebani e del<br />
governo afghano. Le loro strade vengono bloccate da Talebani armati,<br />
le loro auto vengono fermate e i passeggeri uccisi. Nel centro<br />
dell’Afghanistan, dove una gran parte della popolazione Hazara è<br />
marginalizzata, non hanno nemmeno accesso a diritti basilari. Ancora<br />
oggi essi sono esposti agli attacchi dei Talebani. Il risultato è<br />
che circa un milione di Hazara sono fuggiti in numerosi paesi come<br />
rifugiati o richiedenti asilo, il più delle volte vivendo in<br />
terribili condizioni umane e psicologiche.</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
La<br />
popolazione indigena Hazara rappresentava circa il 67% della<br />
popolazione dell’Afghanistan prima del XIX Secolo. Nel corso di<br />
questo secolo hanno sofferto il genocidio e la schiavitù e sono<br />
stati obbligati con la violenza ad abbandonare le loro terre, situate<br />
nel sud del moderno Afghanistan. Più del 60% di questa popolazione<br />
venne uccisa e migliaia di loro furono venduti come schiavi.</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
L’intera<br />
storia del XX secolo in Afghanistan è stata contrassegnata dalle<br />
uccisioni e dalle discriminazioni nei confronti di questo popolo. Il<br />
10 e 11 Febbraio 1993 in un’area di Kabul chiamata Afshar, il<br />
governo dei Mujaheddin e i suoi alleati massacrarono migliaia di<br />
donne, uomini e bambini di etnia Hazara. Nell’Agosto del 2008,<br />
inoltre, i Talebani uccisero più di 10 000 Hazara nella città di<br />
Mazar-i-Sharif. Simili massacri si diffusero velocemente anche in<br />
altre parti del paese. La distruzione di simboli e patrimoni<br />
artistici e culturali Hazara, nonché la creazione e diffusione di un<br />
falso percorso storico attribuito loro, sono state altre strategie<br />
adottate, oltre ai già sopracitati crimini, al fine di eliminare<br />
l’esistenza di quest’etnia.</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Per<br />
esempio nel Marzo del 2001, come è noto, i Talebani distrussero le<br />
antiche statue di Buddha a Bamiyan, simboli della storia e della<br />
cultura Hazara, nonché uno dei capolavori più importanti del<br />
patrimonio dell’umanità. Tale è la storia di questi ultimi due<br />
secoli di crimini contro il popolo Hazara.</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Per<br />
queste ragioni, noi poeti di tutto il mondo dichiariamo la nostra<br />
solidarietà al popolo Hazara e chiediamo ai leader di tutto il mondo<br />
di tenere in considerazione i seguenti punti al fine di assicurare la<br />
sicurezza e la salvaguardia del popolo e della cultura Hazara:</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">

</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
1.<br />
Dichiarare uno stato di emergenza riguardante la situazione degli<br />
Hazara autorizzato dalla Convenzione per la prevenzione e la<br />
repressione del crimine di genocidio.</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
2.<br />
Esercitare pressione sul governo dell’Afghanistan e sul governo del<br />
Pakistan, richiedendo la cessazione immediata degli atti di<br />
discriminazione contro gli Hazara, nonché la cessazione del loro<br />
supporto a gruppi terroristici.</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
3.<br />
Richiedere agli Stati parte della Convenzione sui rifugiati la<br />
protezione dei richiedenti asilo Hazara e la concessione del diritto<br />
d’asilo.</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
4.<br />
Istituire una Commissione internazionale di verità che indaghi sui<br />
crimini contro il popolo Hazara.</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
5.<br />
Aprire un’indagine presso le Corti e i Tribunali Internazionali<br />
come ad esempio la Corte Penale Internazionale.</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
6.<br />
Richiedere alle truppe internazionali presenti in Afghanistan di<br />
assicurare la sicurezza delle persone di etnia Hazara.</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
7.<br />
Richiedere ai media internazionali di riferire ed indagare sui<br />
crimini e le violenze contro il popolo Hazara in Pakistan e in<br />
Afghanistan.</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Hazara-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Hazara-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="172" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/hazara-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/hazara-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="509" width="439" /></a></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/hazara-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/hazara-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="221" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-5XFtECEX8Aw/UU7Agy1zvNI/AAAAAAAAAig/O-h7HbUF70A/s1600/hazara+3.JPG?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><br /></a></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/hazara-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><br /></a></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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