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	<title>populismo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Due donne, due Paesi, due futuri incerti.</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2024 13:36:38 +0000</pubDate>
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<p><br></p>



<p></p>



<p>di Tini Codazzi </p>



<p></p>



<p>Claudia Sheinbaum in Messico. María Corina Machado in Venezuela. Due donne diverse, due ideologie diverse ma un unico obiettivo: dare una svolta alla storia politica e sociale del proprio Paese.<br>Andiamo in Messico. Domenica 2 giugno si sono tenute le elezioni presidenziali in Messico. La candidata Sheinbaum ha stravinto con una percentuale di voti compresa tra il 58% e il 60%. Ha vinto contro i candidati conservatori di centro-destra e centristi. È la pupilla dell&#8217;attuale presidente López Obrador e promette di garantire tutti i programmi di welfare avviati dall’attuale presidente.<br>Queste sono alcune delle sue parole dopo i risultati: &#8220;Porteremo il Messico sulla strada della sicurezza, andremo avanti con attenzione alle cause, al rafforzamento della Guardia Nazionale&#8221;, ha detto in riferimento a una forza armata creata da López Obrador per sostituire una forza di polizia federale, un fatto ampiamente criticato dai detrattori per un pericolo reale a un abuso di potere<br>da parte dei militari. Un altro dei principali argomenti dell&#8217;attuale presidente è stato il suo punto di vista sulle politiche neoliberali, in particolare quelle degli Stati Uniti, unendo il suo pensiero a quello dei suoi alleati nella regione come Nicolás Maduro, Daniel Ortega ed Evo Morales. Durante la campagna elettorale, la candidata di sinistra ha appoggiato questi argomenti, ma ha promesso di incoraggiare gli investimenti. &#8220;Rispetteremo la libertà imprenditoriale e promuoveremo e faciliteremo con onestà gli investimenti privati nazionali e stranieri che promuovono il benessere sociale e lo sviluppo regionale, garantendo sempre il rispetto dell&#8217;ambiente&#8221;. &#8220;Garantiremo la<br>libertà di espressione, di stampa, di riunione, di concentrazione e di mobilitazione. Siamo democratici e per convinzione non faremo mai un governo autoritario o repressivo&#8221;, ha detto. La terremo d&#8217;occhio.<br>Andiamo in Venezuela. La strada non è così facile per María Corina Machado. La sua campagna e la sua lotta per diventare Presidente di un Paese completamente distrutto sono in costante salita, ma se c&#8217;è una cosa che questa donna possiede è il coraggio, l&#8217;audacia e la determinazione.<br>Sebbene Machado non si avvicini all&#8217;ideologia di Sheinbaum, le due donne hanno in comune la lotta per ottenere cambiamenti storici nella regione. Candidate e future “presidentesse” sono ciò di cui il continente ha bisogno e che chiede a gran voce. Machado è a capo di un movimento politico di centro-destra liberale e repubblicano (così si descrive Vente Venezuela, il suo partito). A differenza della realtà politica e sociale del Messico, questa è l&#8217;unica opzione possibile in un Paese come il Venezuela, distrutto da 25 anni di mal denominata e apparente sinistra, ma che in realtà si sono verificati regimi autoritari, populisti, radicali e oligarchici, sia nel caso di Hugo Chavez che nel<br>caso di Maduro. Solo una visione aperta e liberale come quella di Maria Corina Machado può salvare un Paese in rovina e rimetterlo in carreggiata dal punto di vista politico, economico e in settori importanti come la sanità e l&#8217;istruzione. Dopo molte battute d&#8217;arresto, la piattaforma unitaria MUD (i partiti che sostengono Machado) è riuscita a nominare il suo candidato Edmundo González Urrutia, pienamente sostenuto da lei, poiché come sappiamo Maria Corina Machado è stata inabilitata dal regime. Sostenere González Urrutia significa sostenere Machado.<br>Venezuela e Messico sono due realtà molto diverse, con situazioni attuali molto diverse, entrambe complesse. Claudia Sheinbaum è una donna e questo dovrebbe essere positivo. Sarà la prima “presidenta” nella storia del Paese azteco. È stata molto criticata nel suo lavoro di sindaco di Città del Messico e forse questo è il suo punto debole, insieme al fatto di essere la pupilla di López Obrador, che è stato anche lui, molto criticato per la sua vicinanza e simpatia con gli attuali regimi latinoamericani. Dall&#8217;altra parte c&#8217;è Maria Corina Machado. Sembra di vedere la luce alla fine del tunnel e riponiamo le nostre speranze nella MUD per le prossime elezioni del 28 luglio. Machado è criticata per la sua apertura liberale, ma molto ammirata all’estero e anche per essere una delle poche personalità politiche che hanno tenuto testa a Hugo Chávez e Nicolás Maduro.<br>Facciamo il tifo per queste due donne. Che facciano quello che gli uomini non hanno saputo fare per il benessere dei loro Paesi. Forse questa è una svolta sociale che doveva arrivare dopo tanta sofferenza. Sicuramente dovranno avere delle spalle larghe per sopportare il maschilismo imperante in America Latina. Queste due donne sono uscite dall’ombra domestica e adesso, prima di vedere il loro operato, è il valore più grande che c’è.</p>
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		<title>Intervista a Paolo Lambruschi, autori del saggio &#8220;Sulla loro pelle. Il fenomeno migratorio d&#8217;Africa ostaggio della politica&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Sep 2019 07:25:09 +0000</pubDate>
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<p>a cura di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ringrazia molto Paolo Lambruschi per la sua disponibilità.</p>



<p>Sulla loro pelle si scrive, sulla loro pelle si genera consenso, sulla loro pelle si specula, sulla loro pelle si litiga: mai come oggi la questione migratoria sta cambiando il dibattito politico, mettendo addirittura in dubbio il ruolo dell&#8217;Unione europea. Distorta dalle fake news, stravolta da una narrazione tossica, la materia soffre anche per la cronica assenza del doppio sguardo, capace cioè di raccontare quello che sta accadendo in Africa: se infatti la crisi migratoria di questo decennio è stata caratterizzata inizialmente dagli esodi siriani, oggi il flusso momentaneamente tappato in Libia nelle galere dei trafficanti è quello che scorre dalle rotte africane. La sete, la fame e i piedi che fanno male, la sensazione di alienazione, la paura di non farcela: su 20 milioni di persone in movimento ogni anno in Africa in cerca di opportunità di lavoro e vita migliori, solo 2 milioni si dirigono verso nord. Ma la popolazione africana in due anni raddoppierà, quella europea resterà stabile. Occorre allora rivedere le politiche migratorie che non possono limitarsi a chiusure, muri e a spaventare i cittadini, ma devono trovare un equilibrio tra la libertà di restare, quella di partire e le necessità europee di manodopera, di preservazione del welfare e della identità. Serve una nuova visione per crescere con reciproci vantaggi, cambiando i paradigmi: una visione alla quale la Chiesa cattolica ha offerto molti contributi, perché, d&#8217;altra parte, siamo tutti migranti. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="221" height="341" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/9788892219212_0_221_0_75.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13028" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/9788892219212_0_221_0_75.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 221w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/9788892219212_0_221_0_75-194x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 194w" sizes="(max-width: 221px) 100vw, 221px" /></figure></div>



<p>Vogliamo ricordare, innanzitutto, quali sono i motivi di fuga dei migranti africani?</p>



<p>La fame che affligge 11 milioni di persone solo nel Sahel, la povertà dovuta allo sfruttamento delle risorse agricole e minerarie da parte di aziende spesso transnazionali che non lasciano nulla alla popolazione, la corruzione delle elites e la loro miopia che impedisce ad esempio la creazione di filiere industriali e frena lo sviluppo, la mancanza di democrazia e la repressione politica e la discriminazione etnico-religiosa, i conflitti spesso a bassa intensità per le risorse. Infine i mutamenti climatici che rendono sempre più precaria la vita lungo le coste per l&#8217;innalzamento del livello dei mari e i raccolti sempre più frequentemente alluvionati o braccati dalla siccità producendo carestie. Tutti questi motivi mettono in movimento in media 20 milioni di africani l&#8217;anno, il 10% circa verso nord. E i flussi sono e saranno sempre più misti, chi parte per fuggire da guerre e persecuzioni e chi dalla fame.<br>Il libro parla di Welfare e di accoglienza, ma anche di politica. </p>



<p>Quali potrebbero essere i suggerimenti per una nuova politica in linea con una società sempre più multiculturale?</p>



<p><br>Anzitutto l&#8217;Italia deve dotarsi di una politica migratoria. Nonostante il decennio di crisi vi sono settori interi del comparto produttivo come quello agricolo, alberghiero e turistico, edile, domestico  che non riescono a reperire manodopera e un decreto flussi, che comprenda anche gli stagionali, potrebbe aiutare la lotta alla irregolarità lavorativa. Per quanto riguarda i migranti regolari bisognerebbe agevolare l&#8217;integrazione a ogni livello a partire dai minori iniziando dal sostegno all&#8217;apprendimento linguistico o intensificando i corsi di formazione per gli adulti senza lavoro. Per i profughi giunti in Italia vanno aboliti i decreti sicurezza e reinserita la protezione umanitaria per evitare il progressivo aumento di irregolari. Parimenti vanno aumentati i fondi per i rimpatri volontari e intensificati gli sforzi per espellere o estradare i veri criminali abituali. Per prevenire infine le tragedie del mare va infine favorito l&#8217;ingresso legale e sicuro di persone vulnerabili attraverso corridoi umanitari europei.</p>



<p><br>Come valuta le attività delle Ong e la campagna (sempre politica) contro di loro? E cosa chiedere alla Ue?</p>



<p>Dal 2014 svolgono in mare una attività preziosa salvando vite umane e testimoniando quello che sta accadendo nel Mediterraneo. Senza di loro la pratica illegale dei respingimenti di profughi in Libia sarebbe passata sotto silenzio ad esempio così come le complicità tra i trafficanti e la cosiddetta guardia costiera libica. Sono state oggetto negli ultimi tre anni di una campagna denigratoria mai vista in Occidente che ne ha messo in discussione persino in Italia &#8211; dove nel non profit tra volontari e operatori si impegnano  6,5 milioni di persone- valori e finalità definendo con ignoranza becera e volgarità &#8220;mangiatoia&#8221; e &#8220;business tutto quanto afferisce all&#8217;accoglienza organizzata nonostante la sussidiarietà e la solidarietà siano valori costituzionali. Eppure ad oggi le accuse non sono state mai provate e le inchieste sono state tutte archiviate. Di questo clima che ha sdoganato il razzismo e l&#8217;arroganza e il cinismo e messo all&#8217;indice bontà, altruismo, pazienza ora ne stanno facendo le spese gli stessi italiani, come dimostrano le cronache di discriminazioni contro i meridionali, ad esempio nel profondo nord. Credo che comunque il loro posto vada preso da navi militari europee e che il compito di vigilanza e salvataggio debba essere compiuto dagli Stati finalmente tornati consapevoli della complessità del fenomeno migratorio. Alcuni Paesi Ue come Francia e Germania hanno iniziato a partecipare alla redistribuzione dei migranti sbarcati nei porti italiani. Quella è la strada da percorrere insieme alla riforma del regolamento di Dublino, varato un quarto di secolo fa e superato,il quale prevede che lo Stato di primo approdo sia responsabile dei profughi fino alla definizione del loro status.</p>



<p><br>Come combattere i populismi, oggi più che mai in voga ammantati di democrazia?</p>



<p>Il populismo sfrutta l&#8217;ignoranza della gente, in Italia molto più diffusa che altrove soprattutto sulla materia della immigrazione, per ottenere consensi con formule che propongono risposte semplicistiche e di corto respiro. Ad esempio la tanto sbandierata chiusura dei porti, che ha solo prodotto sofferenze e polemiche e alimentato odio contro profughi e Ong, non ha evitato gli sbarchi, li ha solo ritardati. E la solidarietà europea è arrivata dopo il cambio di governo. Non so come andrà la lotta politica al populismo, ma dal punto di vista dell&#8217;informazione occorre cambiare passo. Serve ad esempio una informazione più approfondita e meno provinciale sulle cause che provocano l&#8217;immigrazione e una narrazione diversa sull&#8217;Africa e le opportunità che offre all&#8217;Italia e agli italiani. &#8221; Sulla loro pelle&#8221; è un progetto che nella sua modestia vuole stimolare riflessioni in questa direzione, aprendo dialoghi con chi vuole saperne di più. Ovviamente non è esaustivo, ma se i lettori fossero incuriositi dall&#8217;Africa dopo la lettura e avessero gli strumenti per aprire le vedute, avrei raggiunto lo scopo.</p>



<p><br>Qual è la posizione della Chiesa sul tema dell&#8217;accoglienza e cosa pensa dei cattolici che hanno votato Salvini e la sua propaganda?</p>



<p><br>Nel messaggio per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 2018, papa Francesco ha indicato ai cristiani 4 verbi, 4 azioni: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. A monte c&#8217;è la necessità di garantire a ogni uomo la libertà di scegliere di restare a casa propria e con la propria famiglia. E ovviamente il diritto alla mobilità. Ai credenti mi permetto di ricordare che i cristiani devono impegnarsi per la giustizia e quindi, in soldoni, è troppo comofo cavarsela con lo slogan &#8220;aiutiamoli a casa loro&#8221;. Invece per prevenire le migrazioni di massa serve anzitutto consapevolezza sulle azioni solidali da compiere sia come cittadini organizzati attraverso associazioni e Ong, sia come elettori che pretendono dalla politica risposte serie orientate allo sviluppi e aiuti allo sviluppo efficaci. Il governo giallo verde ha ulteriormente tagliato gli aiuti allo sviluppo. Infine inviterei a rileggere il Vangelo, dove misericordia e carità sono i fondamentali per dirsi cristiani. E il prossimo da aiutare e amare come te stesso, nonostante le curiose interpretazioni teologiche in chiave sovranista, è colui che incontri per strada, non solo la tua famiglia.  </p>



<p>Cosa si augura per il Futuro? </p>



<p><br>Più  coraggio da parte di tutti. Dopo questa stagione non ancora passata di paure, odio e chiusura. Siamo davanti a cambiamenti epocali e la immigrazione,  insieme alla questione ambientale e a quella delle disuguaglianze e dell&#8217;approvvigionamento energetico è una delle grandi sfide planetarie. Il rischio è quello di creare un mondo sempre più polarizzato e ingiusto e quindi conflittuale. Occorre quindi una opinione pubblica più attenta e informata e per questo servono giornalisti autorevoli e con la schiena diritta che offrano storie e notizie che chiariscano il quadro anche a costo di andare controcorrente, senza prestarsi al facile gioco della propaganda. <br></p>
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		<title>Migrazioni nel Mediterraneo. Dinamiche, identità e movimenti</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2019 07:21:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto &#160; I cambiamenti socio-politici, economico-culturali in Nord Africa e Medio Oriente per comprendere le motivazioni alla base dei flussi migratori verso l&#8217;Europa: tema centrale, questo, della nostra attualità e fulcro del&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/9788891781307.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-12278" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/9788891781307.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="376" height="560" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/9788891781307.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/9788891781307-202x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 202w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/9788891781307-768x1143.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/9788891781307-688x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 688w" sizes="(max-width: 376px) 100vw, 376px" /></a></p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I cambiamenti socio-politici, economico-culturali in Nord Africa e Medio Oriente per comprendere le motivazioni alla base dei flussi migratori verso l&#8217;Europa: tema centrale, questo, della nostra attualità e fulcro del saggio intitolato <span style="font-family: Arial, sans-serif;">“</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>Migrazioni nel Mediterraneo. Dinamiche, identità e movimenti</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">” </span>(per Franco Angeli editore) a cura di Giuseppe Acconcia e Michela Mercuri.</p>
<p>Uno studio che comprende la Turchia, l&#8217;Egitto, i campi profughi in Giordania e la Libia e che vede protagonista il Mediterraneo, quel mare nostrum, importante in Passato per gli scambi reciproci e le scoperte, divenuto oggi transito pericoloso di chi fugge da guerre civili, fame e soprusi, purtroppo tomba per troppe persone in cerca di un Futuro.</p>
<p>Nel testo si legge che in Egitto le comunità migranti siriane e palestinesi &#8211; che da poco hanno visto riconosciuto il loro diritto alla cittadinanza &#8211; subiscono un forte ostracismo come gruppi non desiderati in quanto finiscono per essere tacciati come sostenitori dell’ islamismo politico e, quindi, considerati terroristi. Per l&#8217;Egitto, inoltre, gli autori prendono in considerazione la differenza tra nazionalismo e populismo, concetti che dall&#8217;ambito politico finiscono con il contaminare i settori dell&#8217;economia, della giustizia sociale e della sicurezza, considerando anche le comunità di profughi siriani e palestinesi presenti sul territorio. Per quanto riguarda la Siria, ad esempio, si ricorda che, durante il governo del principe Faysal &#8211; in un preciso periodo storico &#8211; stava emergendo una società civile consapevole che chiedeva la trasparenza delle istituzioni statali.</p>
<p>Dagli anni &#8217;90, con il cambio di rotta della politica Estera di Gheddafi, molti cittadini dell&#8217;Africa sub-sahariana iniziano a emigrare verso la Libia, facendo passare l&#8217;intento panarabista del colonnello a quello panafricano per il contenimento del neocolonialismo nel suo disegno anti-imperialista, soprattutto rispetto a Israele. Dopo le rivolte del 2011 alcune tribù, come quella dei Tuareg, cercano di far pressione sul nuovo governo libico per veder riconosciuti i diritti fino ad allora mai ottenuti con conseguenti lotte interne che hanno, però, radici storiche profonde per la conquista del territorio caratterizzato dal caos e dalla mancanza di uno Stato vero e proprio. Interessante è scoprire quale sia la risposta alla domanda del paragrafo: <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>Lo scenario attuale. Semplici trafficanti o possibili alleati?</i></span></p>
<p>Molti sono gli autori che arricchiscono questo lavoro di Storia Moderna e Contemporanea:<i> </i></p>
<p>Lorenza Perini, dell&#8217;Università di Padova, affronta il tema del “displacement”, ovvero dello spostamento spaesante di persone costrette ad essere trasferite, dislocate e lo fa attraverso un&#8217;analisi nel campo profughi di Zaatari, in Giordania, lavorando in particolare con le donne e il loro potenziale per lo Sviluppo.</p>
<p>Alberto Gasparetto si occupa dell&#8217;identità curda nell&#8217;era del governo dell&#8217;Ak Parti a cui aggiunge un&#8217;indagine sul fenomeno migratorio in Turchia, sui profughi siriani e sullo <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>ius sanguinis</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">.</span></p>
<p>Nella seconda parte del libro si parla di Europa. Marco Omizzolo, da molto impegnato nella lotta al caporalato, con Pina Sodano &#8211; dell&#8217;Universita degli Studi Roma Tre &#8211; prende in esame il fenomeno della clandestinizzazione del migrante, vista come una “costruzione” istituzionale e normativa derivante dal processo di formazione di metaconfini e di mitilirazzazione di aree (il riferimento è allo Spazio Schengen).</p>
<p>Insomma: un volume urgente, preciso che vede la prefazione del Prof. Massimo Campanini, per addentrarsi nei mutamenti in atto in una parte del mondo in continua trasformazione, poco pacifica; un testo che induce a mettere in discussione le nostre certezze, spesso condizionate da slogan propagandistici e da una stampa superficiale o di parte.</p>
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		<title>Il Brasile e i precari equilibri dell&#8217;America Latina</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Nov 2018 09:22:18 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/elezionibrasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11668" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/elezionibrasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="620" height="312" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/elezionibrasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/elezionibrasile-300x151.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Tini Codazzi</p>
<p>L’ex militare Jair Bolsonaro ha vinto le elezioni presidenziali in Brasile. Al ballottaggio ha preso il 55% dei voti contro il suo avversario Fernando Haddad, candidato del Partito dei Lavoratori. Di tutto si è detto su di lui in campagna elettorale: razzista, omofobo, maschilista, sessista, fascista, amante delle dittature militari, violento, amante delle armi… ma la conclusione è che un personaggio considerato per molti analisti un pericolo per la regione, ha vinto dopo anni di corruzione gestita dai due governi del Partito dei Lavoratori, quelli di: Luis Inacio Lula da Silva e Dilma Rousseff. Il primo incriminato per riciclaggio e corruzione e condannato a 12 anni di prigione e la seconda destituita dal congresso nel 2016 e accusata di violazione delle norme e leggi fiscali e falso in bilancio. Quindi, come si poteva prevedere, il Partito dei Lavoratori dopo questi scandali ha perso tutta la popolarità e la credibilità, portando il paese a livelli di insicurezza, disoccupazione, violenza e povertà importanti, per cui il popolo ha preferito il rappresentante della destra radicale, piuttosto che continuare a mantenere il gioco corrotto della sinistra. Potrei anche dire che il popolo brasiliano ha ragione, solo che l’opzione per il cambiamento, proposta da Bolsonaro, non è delle migliori, anzi. Quindi, cosa si doveva fare? Per chi si doveva votare? Io non avrei saputo cosa fare.</p>
<p>Il legame del brasiliano con i militari di destra, la sua idea di facilitare il possesso di armi, la promessa elettorale di dare maggiori facoltà alle forze dell’ordine per usare le armi durante il loro lavoro, il suo progetto di cambiare la scuola per “militarizzare” i programmi scolastici, il desiderio di cambiare le leggi per la protezione dei diritti degli indios dell’Amazzonia e delle minoranze, sono alcune delle sue promesse elettorali, dei suoi programmi, delle sue idee che non combaciano molto con una linea di governo democratica, aperta e al passo con i tempi.</p>
<p>In linea teorica, il nuovo governo sembrerebbe non aiutare il precario equilibrio che adesso persiste in America Latina. In quelle latitudini, gli estremismi sono stati sempre molto pericolosi e la storia ce lo ha dimostrato ampiamente. L’estremismo di destra nella sua maggioranza è stato militare e ha portato all’auge sanguinarie dittature come in Argentina, Uruguay, Cile, Paraguay e il medesimo Brasile. Gli estremismi di sinistra sono stati anche loro portati avanti da militari comunisti o pseudo comunisti come in Cuba e Venezuela o da movimenti rivoluzionari socialisti come in Nicaragua o in Bolivia. Non importa da che ideologia provengono, il leit motiv di tutti questi estremismi è stato, è e sarà sempre l’avvio di regimi autoritari o dittatoriali caratterizzati dalla violazione sistematica di diritti umani e civili, dalla censura, dalla violenza, dalla discriminazione e dall’oscurità. È per questa ragione che in un momento così delicato come quello che adesso vive America Latina, la vittoria di Bolsonaro potrebbe far scoppiare definitivamente il terremoto. Per esempio, in questo momento il continente è attraversato da tre dittature: Venezuela, Nicaragua e Bolivia, da un governo ambivalente e di tolleranza zero come quello di Donald Trump, da un governo di sinistra “amico” delle politiche venezuelane come quello appena iniziato in Messico dal populista López Obrador. Potrebbero essere delle bombe pronte a scoppiare, quindi ci si chiede: Bolsonaro sarà l’ennesima minaccia per la democrazia della zona già estremamente traballante?</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/bolsonaro-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11669" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/bolsonaro-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="675" height="275" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/bolsonaro-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 675w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/bolsonaro-1-300x122.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 675px) 100vw, 675px" /></a></p>
<p>Per la vicina Venezuela, il governo di Bolsonaro potrebbe rappresentare un’altra minaccia, dopo gli Stati Uniti di Trump e la Colombia di Ivan Duque, perché un governo di destra radicale sicuramente non darà ossigeno alla narco dittatura di Nicolas Maduro, piuttosto aiuterà a moltiplicare sanzioni e contrattempi e a spingere per una soluzione, si spera, democratica, alla crisi senza precedenti che vive il Venezuela. Questo paese è nel mirino di Bolsonaro, il quotidiano brasiliano “Folha de Sao Paulo” nei mesi scorsi aveva pubblicato una inchiesta che affermava che il presidente eletto voleva far cadere Maduro con l’aiuto del suo omologo colombiano, Ivan Duque. Questa notizia è stata smentita da tutti e due i governi, in campagna elettorale Bolsonaro ha detto che avrebbe chiuso i confini con il Venezuela per impedire che milioni di rifugiati attraversassero la frontiera per raggiungere la regione confinante di Roraima, adesso afferma che troverà delle soluzioni insieme all’Organizzazione di Stati Americani per aiutare i profughi della nazione vicina. È un dato di fatto che la narco dittatura di Maduro è criticata dalla maggior parte dei paesi della zona e adesso più che mai Brasile si unirà al coro di critiche.</p>
<p>Dunque, per le dittature della regione, il trionfo di Bolsonaro potrebbe essere una minaccia, un bene, un aiuto in più per cercare una soluzione; per il popolo brasiliano, invece, questo trionfo potrebbe essere un male.  La storia ce lo dirà.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ventimiglia, Amsi e UMEM: &#8220;Rispetto per i diritti umani e della salute! Così la Francia dal Paese della democrazia diventa il Paese delle discriminazioni e del populismo&#8230;&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/04/09/ventimiglia-amsi-e-umem-rispetto-per-i-diritti-umani-e-della-salute-cosi-la-francia-dal-paese-della-democrazia-diventa-il-paese-delle-discriminazioni-e-del-populismo/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2018 05:25:10 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/UMEM-Logo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-10498" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/UMEM-Logo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="420" height="385" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/UMEM-Logo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 949w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/UMEM-Logo-1-300x275.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/UMEM-Logo-1-768x703.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>Foad Aodi: &#8220;Che il Governo francese faccia chiarezza sugli ultimi episodi di razzismo </strong></span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>e discriminazione&#8221;</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">&#8220;Ogni Stato deve lavorare per garantire la sicurezza e difendere la legalità, ma questo non vuol dire dimenticarsi dell&#8217;umanità e della solidarietà, del rispetto per i diritti umani, e della tutela della salute delle migranti incinte e dei minori non accompagnati&#8221;: sono le parole di <strong>Foad Aodi</strong>, Fondatore dell&#8217;Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI) e della Confederazione Unione Medica Euromediterranea _ UMEM, che commenta l&#8217;atteggiamento violento della polizia francese assunto nei confronti della migrante incinta proveniente da Ventimiglia e fatta scendere dal treno con la forza a Mentone. L&#8217;episodio è stato riportato in un video e divulgato recentemente da tre studenti francesi invadendo i social.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 12pt;"> Così, Aodi, che è Presidente del Movimento Internazionale Transculturale Interprofessionale &#8220;Uniti per Unire&#8221;, che a sua volta aggrega numerose realtà associative e comunitarie, precisa: &#8220;Siamo sdegnati dall&#8217;atteggiamento della Francia nei confronti dei migranti: doveva essere il Paese della libertà, dell&#8217;uguaglianza e della della fratellanza, ma è diventato negli ultimi anni il Paese delle discriminazioni e del populismo&#8230; Non è con la forza che si scioglie la matassa dell&#8217;immigrazione illegale &#8211; prosegue &#8211; ma con una legge Europea d&#8217;immigrazione che preveda un bilancio dell&#8217;accoglienza dei migranti spartito equamente tra tutti i Paesi Ue, e soprattutto il rafforzamento delle misure di sicurezza e dei servizi socio-sanitari che parta dai nostri Paesi di origine e che preveda una maggior collaborazione con le Comunità e Associazioni di origine straniera. Ci rincresce che questa legge Europea manchi nelle agende politiche internazionale, e ci rincresce anche, per quanto riguarda l&#8217;Italia, che l&#8217;immigrazione sia strumentalizzata per fini mediatici e politici, e che proprio per questa ragione l&#8217;urgenza di questa legge sia caduta nell&#8217;ombra, anche da parte dei partiti liberali e democratici&#8230; Non fermeremo la nostra azione come professionisti della Sanità di origine straniera in Italia per contrastare qualsiasi &#8220;mina&#8221; per la dignità umana e il rispetto reciproco tra i popoli, le culture e le religioni&#8221;. Conclude.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"> </span></p>
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		<title>Restrizione degli spazi di agibilità della società civile, criminalizzazione delle ONG e attacco ai difensori dei diritti umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2017 10:01:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 27 ottobre si è tenuto, a Roma, il workshop:   &#8220;Restrizione degli spazi di agibilità della società civile, criminalizzazione delle ONG e attacco ai difensori dei diritti umani” a cura di In&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th6U6LX4KX.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9747" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th6U6LX4KX.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="333" height="187" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th6U6LX4KX.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 333w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th6U6LX4KX-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 333px) 100vw, 333px" /></a></span></span></span></p>
<p lang="it-IT">Lo scorso 27 ottobre si è tenuto, a Roma, il workshop:</p>
<div id=":4" dir="LTR">
<div id=":2" dir="LTR">
<table style="height: 15px;" border="0" width="5" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="643" /></colgroup>
<tbody>
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<td width="643">
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<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT"> </span></span></span></span></p>
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<p align="JUSTIFY">&#8220;R<span lang="it-IT">estrizione degli spazi di agibilità della società civile, criminalizzazione delle ONG e attacco ai difensori dei diritti umani” a cura di In Difesa Di, per i Diritti Umani e chi li Difende, e la partecipazione di Transnational Institute e Civil Society Europe.</span></p>
</div>
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</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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</div>
<p lang="it-IT">Ecco per voi alcune riflessioni raccolte da Francesco Martone, portavoce di IN DIFESA DI, che ringraziamo molto. Da Osservatorio Carta di Milano.</p>
<p lang="it-IT">
<p><span lang="it-IT">Si calcola che almeno sei miliardi di persone nel mondo vivano in paesi dove la libertà di opinione, associazione, iniziativa sociale e politica, la possibilità di organizzare campagne per i diritti civili, sociali, ambientali sono in tutto o in parte negate. Paesi nei quali le autorità governative varano leggi draconiane per mettere al bando organizzazioni nongovernative, o per restringerne progressivamente la capacità di azione. Dalle intimidazioni, alle campagne denigratorie e di diffamazione a mezzo stampa, all’imposizione di condizioni sempre più stringenti per la rendicontazione delle fonti di finanziamento, a complicate procedure burocratiche, ricorrendo poi in casi estremi all’arresto, ed alla condanna per attività criminali, terroristiche o in qualche maniera considerate contro l’interesse nazionale e la sicurezza, gli strumenti per restringere questi spazi di agibilità sono tanti, e spesso ricorrenti. In gergo si definisce “</span><span lang="it-IT">shrinking space</span><span lang="it-IT">” o “</span><span lang="it-IT">closing space</span><span lang="it-IT">” per la società civile e più in generale per le libertà civili e democratiche. E’un leitmotiv, che ormai in varia intensità attraversa la gran parte dei paesi nel mondo, anche in quelle che dovrebbero essere considerate “democrazie liberali”. Torsioni securitarie, retorica nazionalista, xenofoba, rafforzamento delle formazioni populiste di destra rappresentano oggi una minaccia senza precedenti per le organizzazioni della società civile anche nell’Unione Europea. Ne è la riprova un recente dossier preparato dall’organizzazione Civil Liberties Union for Europe, dal titolo </span><span lang="it-IT">“</span><span lang="it-IT">Participatory democracy under threat:</span><span lang="it-IT"> </span><span lang="it-IT">Growing restrictions on the freedoms of NGOs in the EU</span><span lang="it-IT">” che sottolinea la gravità degli attacchi ripetuti alle organizzazioni della società cibile in vari paesi membri dell’Unione Europea. Secondo il dossier, la restrizione degli spazi di agibilità per le organizzazioni della società civile è spesso accompagnata da misure volte a limitare la libertà d’espressione e di stampa e ad assicurare l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario. Le organizzazioni più colpite sono quelle che lavorano per assicurare le libertà ed i diritti civili, quelli delle minoranze, dei rifugiati e dei diritti LGBTI e delle donne. </span><span lang="it-IT">Il rapporto fa anche riferimento esplicito alle campagne di diffamazione e criminalizzazione delle organizzazioni che accolgono e prestano solidarietà ai migranti e rifugiati nel nostro paese stigmatizzando </span><span lang="it-IT">come pratica discriminatoria la creazione dell’albo delle ONG che operano per il salvataggio di migranti in mare. Ed anche di come tale campagna abbia alterato significativamente la percezione dell’opinione pubblica italiana verso l’operato delle ONG, pregiudicandone anche importanti fonti di autofinanziamento.  </span></p>
<p><span lang="it-IT">Questi dati allarmanti riflettono quanto riscontrato anche nel primo rapporto dell’Ufficio dell’OSCE per la Democrazia e i Diritti Umani, relativo alla situazione dei difensori dei diritti umani nei paesi OSCE, il primo mai prodotto. Un documento importante anche in vista della prossima presidenza italiana dell’OSCE nel 2018, occasione per rilanciare con forza un’iniziativa ampia della società civile italiana sui temi dei diritti umani, e della difesa dei difensori dei diritti umani. Orbene il rapporto OSCE per il 2014-2016, intitolato </span><span lang="it-IT">“</span><span lang="it-IT">The Responsibility of States”: Protection of Human Rights Defenders in the OSCE Region (2014–2016)</span><span lang="it-IT"> </span><span lang="it-IT"> denuncia l’aumento registrato negli ultimi tre anni degli attacchi ai difensori dei diritti umani  nei paesi membri OSCE da parte di attori statuali e non-statuali, in particolare – come anche sottolineato da Civil Liberties Union for Europe &#8211; contro chi difende i diritti delle donne, delle minoranze etniche ed i diritti LGBTI.  </span></p>
<p><span lang="it-IT">Ad aprile di quest&#8217;anno CIVICUS aveva reso noti i dati raccolti nel corso del 2016. La loro pubblicazione ha un titolo eloquente “People Power under Attack” (il potere del popolo sotto attacco).</span></p>
<p><span lang="it-IT">Secondo CIVICUS, solo il tre percento della popolazione mondiale vive in paesi dove lo spazio di agibilità ed iniziativa &#8220;civica&#8221; può considerarsi &#8220;aperto&#8221;. Sono ben 106 i paesi dove chi si mobilita pacificamente rischia la galera, la morte o la repressione. Dei 195 paesi monitorati da CIVICUS in 20 lo spazio di agibilità è chiuso, represso in 35, ristretto in 63, ed &#8220;aperto&#8221; in solo 26. Oltre sei miliardi di persone vivono in paesi dove l&#8217;agibilità politica e civica è chiusa, repressa o ostruita.</span></p>
<p><span lang="it-IT">I dati di CIVICUS rivelano con chiarezza la responsabilità degli apparati di stato nell&#8217;assalto sistematico a chi, individui o movimenti, critichi l&#8217;autorità, svolga attività di monitoraggio dei diritti umani, o rivendichi i proprio diritti sociali ed economici. Il più recente rapporto sullo stato della società civile nel mondo sempre a cura di CIVICUS, va oltre ed identifica nella crescita del populismo e dell&#8217;estremismo sciovinista una delle cause dell&#8217;aumento della sfiducia verso la società civile, pretesto per attacchi allo spazio di agibilità civica.</span></p>
<p><span lang="it-IT">In questo contesto parlare semplicemente di &#8220;</span><span lang="it-IT">shrinking space</span><span lang="it-IT">&#8221; potrebbe rappresentare un&#8217;urgenza ed un&#8217;emergenza politica globale in maniera asettica e per questo &#8220;depoliticizzata&#8221;. Chi è responsabile del restringimento di questi spazi di agibilità? Chi li occupa e popola quegli spazi? Solo quella che si può considerare secondo norma la società civile? In realtà anche la scelta delle terminologie ormai diventate ricorrenti anche tra fondazioni e agenzie di cooperazione, rischia di invisibilizzare ancor di più quello che già di per sé è invisibile, chi quotidianamente lotta e resiste per i propri diritti e quelli della collettività. E poi rischia di dividere il fronte tra “buoni” e “cattivi”. Tra le organizzazioni che meritano riconoscimento e supporto, e quelle che per loro natura e pratica di critica radicale, vanno marginalizzate, soffocate, represse. Ed anche creare una situazione nella quale le grandi ONG potrebbero finire per contribuire al restringimento degli spazi di agibilità per le organizzazioni della società civile ed i movimenti. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Cos’era fino a qualche tempo fa. Non ora da quando ad esempio in Italia, la retorica e la pratica di marginalizzazione, delegittimazione, criminalizzazione ha travolto anche le grandi ONG quali MSF e Save the Children. Un fatto nuovo che offre importanti possibilità di costruzione di alleanze trasversali. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Per questo è assai importante cercare di comprendere se la recente campagna di criminalizzazione delle organizzazioni non governative e della società civile che fanno soccorso in mare, o <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/09/ong-lappello-del-relatore-onu-sono-sotto-attacco-basta-denigrare-chi-difende-i-diritti-umani/3572163/?utm_source=rss&utm_medium=rss">solidarietà con migranti e rifugiati</a> sia un caso isolato o &#8211; come appare più plausibile &#8211;  la manifestazione estrema  di un &#8220;trend&#8221; che si è insinuato in maniera insidiosa anche nel nostro paese. Dalla criminalizzazione ed intimidazione verso comitati e movimenti per la protezione dell&#8217;ambiente e del territorio (ad esempio No TAV o No TAP), o di alle minacce a giornalisti o avvocati da parte della criminalità organizzata o la proposta di legge per la criminalizzazione della campagna BDS e di chi la sostiene, anche nel nostro paese iniziano a palesarsi <a href="https://monitor.civicus.org/country/italy/?utm_source=rss&utm_medium=rss">i sintomi di una dinamica preoccupante</a>. Sempre secondo CIVICUS, nel nostro paese nella prima metà del 2016 le principali libertà civili di associazione, riunione ed espressioni sono generalmente rispettate, ma sussistono alcune problematiche. Dalla discrezionalità nelle operazioni di ordine pubblico, all&#8217;uso eccessivo della forza in occasione di proteste di piazza. Occasionalmente difensori e difensore dei diritti umani soffrono minacce e intimidazioni. Anche il rapporto sulla situazione dei difensori dei diritti umani nei paesi OSCE riporta alcuni casi relativi all’Italia tra cui le denunce di un’organizzazione di donne Rom e sottolinea anche i rischi per la libertà di associazione rappresentati dall’attuale legislazione sulle manifestazioni di piazza, e l’obbligo di notifica preventiva. Preoccupa a tal riguardo l’assenza in Italia (a differenza della grande maggioranza dei paesi OSCE) di un’Autorità nazionale indipendente per i diritti umani, come richiesto da importanti risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Dopo anni ed anni di discussioni e dibattiti parlamentari, si era giunti ad una possibile mediazione che avrebbe permesso di approvare un disegno di legge per istituire l’Autorità, ipotesi “congelata” assieme ad altre importanti iniziative legislative sui temi dei diritti civili. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="it-IT">Per tutto questo oggi proteggere i difensori della terra, dell&#8217;ambiente, dei diritti umani è un compito urgente, una sfida essenziale anche per la politica e per il settore privato, oltre che per la società civile nel nostro paese. Il prossimo anno l&#8217;Italia presiederà l&#8217;OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione Europea) che attribuisce grande rilevanza al tema dei difensori dei diritti umani nei suoi paesi membri, tra cui vanno annoverati seppur con modalità diverse, paesi come la Turchia, l&#8217;Egitto, la Polonia, o l&#8217;Ungheria. E non solo, il 2018 marcherà il 20esimo anniversario della Dichiarazione ONU sui Difensori dei Diritti Umani occasione imperdibile per rilanciare con forza il tema della difesa dei difensori dei diritti umani e della tutela degli spazi di agibilità &#8220;civica&#8221; chiedendo al governo, al Parlamento ed agli enti locali uno sforzo collettivo per questa importante campagna di civiltà politica e sociale.</span></p>
<p><span lang="it-IT">Di questo si è parlato nel workshop promosso dalla rete In Difesa Di – per i diritti umani e hi li difende, assieme al Transnational Institute, ed a Civil Society Europe che si è tenuto a Roma il 27 ottobre scorso. Accanto all’analisi delle dinamiche di marginalizzazione e criminalizzazione a livello globale ed europeo i partecipanti hanno avuto occasione di confrontarsi sulle ricadute nel loro lavoro specifico da chi lavora con i migranti e rifugiati, a chi opera nella campagna BDS, o con comunità Rom. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Dal workshop è nata l’idea di lavorare ad un portale che raccolga informazioni, materiali, dati sullo “shrinking space” come si manifesta come difendersi e quali strumenti sono a disposizione per denunciare pratiche di criminalizzazione, e delegittimazione a livello internazionale. Oltre all’OSCE, con i suoi uffici e le sue direttive sui Difensori dei Diritti Umani, esiste la possibilità di rivolgersi al Relatore Speciale ONU sui Difensori dei Diritti Umani,Michel Forst, che sta lavorando ora ad un rapporto sulla criminalizzazione della solidarietà da presentare all’assemblea generale delle Nazioni Unite a marzo 2018. Sarà questa l’occasione per lavorare in maniera concertata e collaborativa al fine di facilitare la produzione di materiali informatici, e l’invio di casi direttamente all’ufficio del Relatore Speciale. Per ultimo, la rete In Difesa di, assieme ad Un Ponte Per, lavorerà per sostenere l’organizzazione in Italia di un workshop internazionale di attivisti e rappresentanti di movimenti coordinato dal Transnational Institute al fine di discutere e condividere pratiche di resistenza e creazione di alleanze. A breve il Transnational Institute diffonderà un nuovo dossier dedicato alla criminalizzazione della solidarietà, che potrà fornire uno strumento utile di lavoro ed approfondimento anche nell’ottica di rafforzare il ruolo ed il contributo dell’Osservatorio della Carta di Milano. La rete In Difesa Di è a disposizione con le sue competenze, strumenti e capacità. </span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">Per maggiori informazioni: </span></span></span></span><a href="http://www.indifesadi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">www.indifesadi.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></span></a></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">Per approfondimenti: </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">Transnational Institute: “On shrinking space: a framing paper” (traduzione in Italiano disponibile a breve) </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="https://www.tni.org/files/publication-downloads/on_shrinking_space_2.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">https://www.tni.org/files/publication-downloads/on_shrinking_space_2.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Global Witness, The Guardian: </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span><a href="https://www.theguardian.com/environment/2017/oct/11/2017-deadliest-on-record-for-land-defenders-mining-logging?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><u>https://www.theguardian.com/environment/2017/oct/11/2017-deadliest-on-record-for-land-defenders-mining-logging?utm_source=rss&utm_medium=rss</u></span></span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Rapporto OSCE per il 2014-2016, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><b>“</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>The Responsibility of States”: Protection of Human Rights Defenders in the OSCE Region (2014–2016)</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i><b> </b></i></span></span></span><a href="http://www.osce.org/odihr/341366?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><u>http://www.osce.org/odihr/341366?utm_source=rss&utm_medium=rss</u></span></span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Civil Liberties Union for Europe,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"> “</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>Participatory democracy under threat:</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: MS Mincho, serif;"><span style="font-size: small;"><i> </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>Growing restrictions on the freedoms of NGOs in the EU</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">” </span></span></span><a href="https://www.liberties.eu/en/news/participatory-democracy-under-threat-summary/12755?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><u>https://www.liberties.eu/en/news/participatory-democracy-under-threat-summary/12755?utm_source=rss&utm_medium=rss</u></span></span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Civicus Monitor, “People power under attack”: </span></span></span><a href="http://www.civicus.org/images/People_Power_Under_Attack_Findings_from_the_CIVICUS_Monitor.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">http://www.civicus.org/images/People_Power_Under_Attack_Findings_from_the_CIVICUS_Monitor.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Civicus, “State of Civil Society in the world, 2017” </span></span></span><a href="http://www.civicus.org/index.php/state-of-civil-society-report-2017?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">http://www.civicus.org/index.php/state-of-civil-society-report-2017?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></p>
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		<item>
		<title>La morte di Hugo Chavez: un leader controverso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2013 05:45:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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		<category><![CDATA[Hugo Chàvez]]></category>
		<category><![CDATA[Human Rights Watch]]></category>
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		<category><![CDATA[Presidente]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hugo Chávez è deceduto a 58 anni e anche la sua fine fa discutere. E&#8217; morto a causa di un tumore, ma molti sostengono che la malattia sia la conseguenza di un avvelenamento. Chàvez&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/03/07/la-morte-di-hugo-chavez-un-leader/">La morte di Hugo Chavez: un leader controverso</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<p></p>
<p>Hugo<br />
Chávez è deceduto a 58 anni e anche la sua fine fa discutere. E&#8217;<br />
morto a causa di un tumore, ma molti sostengono che la malattia sia<br />
la conseguenza di un avvelenamento.<br />
</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Chàvez<br />
ha incarnato una politica e anche un immaginario populisti e, spesso,<br />
autoritari, ma ha sempre vinto le elezioni nel suo Paese e,<br />
nonostante i continui tentativi di delegittimazione interna ed<br />
internazionale, ha messo in atto un piano di efficaci <strong>riforme<br />
sociali, dichiarandosi sempre dalla parte degli umili.</strong></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
figura del presidente emerge quando, nel <strong>1992</strong><br />
alla guida del <strong>Movimento<br />
Quinta Repubblica,</strong><br />
tenta di mettere in atto un colpo di stato in Venezuela contro<br />
l’allora presidente <strong>Carlos<br />
Andrés Peréz</strong>.<b><br />
</b>Il colpo di Stato fallì,<br />
ma Chávez ottenne così un&#8217;enorme visibilità e, da quel momento,<br />
potè cominciare a proporre le sue riforme per attuare il<br />
cambiamento. <strong>Simòn<br />
Bolìvar &#8211; </strong>il<br />
Libertador, da cui trasse l’ispirazione per una politica<br />
panamericana di liberazione dal giogo, soprattutto economico, degli<br />
Stati Uniti &#8211; ma anche<br />
<strong>Marx</strong><br />
e <strong>Gramsci<br />
&#8211; </strong> da cui<br />
trasse la base ideologica per costruire un’opposizione frontale<br />
alla globalizzazione neoliberista, sostenendo politiche di contrasto<br />
alla povertà e di abbattimento dell’analfabetismo – sono stati i<br />
suoi punti di riferimento e gli ispiratori della sua campagna<br />
politica.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Gli USA<br />
lo definiscono un dittatore, che ha mantenuto il potere con ogni<br />
mezzo, anche attraverso la limitazione delle libertà individuali e<br />
le violazioni dei diritti umani. Alla notizia della sua morte, il<br />
Presidente americano, Barak Obama, ha affermato: “In un momento in<br />
cui il Venezuela inizia un nuovo capitolo della sua storia, gli Stati<br />
uniti restano impegnati in politiche promuovono i principi<br />
democratici, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani”.<br />
La stessa organizzazione Human Rights Watch (HRW) ricorda di avere<br />
sempre sottolineato l&#8217;indifferenza del leader  sudamericano al tema<br />
dei diritti fondamentali.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217; anche<br />
vero, però, che la sua politica di stampo comunista e nazionalista<br />
ha portato la mortalità infantile ai livelli minimi, ad aumentare la<br />
scolarizzazione e ad un sistema sanitario eccellente.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un&#8217;altra<br />
voce a favore della figura di Chàvez è  stata quella dell&#8217;Autorità<br />
nazionale palestinese e di Al Fatah, attraverso le parole del<br />
dirigente Nabil Shaath: “ La Palestina dice addio a un amico fedele<br />
che ha difeso con passione il nostro diritto alla libertà e<br />
all&#8217;autodeterminazione”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-uQv13x0Zh24/UTg3BCICOvI/AAAAAAAAAcQ/oAYdSmqnu4w/s1600/Hugo+Chavez.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="209" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Hugo-Chavez.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
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</div>
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