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	<title>Potere Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Due donne, due Paesi, due futuri incerti.</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2024 13:36:38 +0000</pubDate>
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<p><br></p>



<p></p>



<p>di Tini Codazzi </p>



<p></p>



<p>Claudia Sheinbaum in Messico. María Corina Machado in Venezuela. Due donne diverse, due ideologie diverse ma un unico obiettivo: dare una svolta alla storia politica e sociale del proprio Paese.<br>Andiamo in Messico. Domenica 2 giugno si sono tenute le elezioni presidenziali in Messico. La candidata Sheinbaum ha stravinto con una percentuale di voti compresa tra il 58% e il 60%. Ha vinto contro i candidati conservatori di centro-destra e centristi. È la pupilla dell&#8217;attuale presidente López Obrador e promette di garantire tutti i programmi di welfare avviati dall’attuale presidente.<br>Queste sono alcune delle sue parole dopo i risultati: &#8220;Porteremo il Messico sulla strada della sicurezza, andremo avanti con attenzione alle cause, al rafforzamento della Guardia Nazionale&#8221;, ha detto in riferimento a una forza armata creata da López Obrador per sostituire una forza di polizia federale, un fatto ampiamente criticato dai detrattori per un pericolo reale a un abuso di potere<br>da parte dei militari. Un altro dei principali argomenti dell&#8217;attuale presidente è stato il suo punto di vista sulle politiche neoliberali, in particolare quelle degli Stati Uniti, unendo il suo pensiero a quello dei suoi alleati nella regione come Nicolás Maduro, Daniel Ortega ed Evo Morales. Durante la campagna elettorale, la candidata di sinistra ha appoggiato questi argomenti, ma ha promesso di incoraggiare gli investimenti. &#8220;Rispetteremo la libertà imprenditoriale e promuoveremo e faciliteremo con onestà gli investimenti privati nazionali e stranieri che promuovono il benessere sociale e lo sviluppo regionale, garantendo sempre il rispetto dell&#8217;ambiente&#8221;. &#8220;Garantiremo la<br>libertà di espressione, di stampa, di riunione, di concentrazione e di mobilitazione. Siamo democratici e per convinzione non faremo mai un governo autoritario o repressivo&#8221;, ha detto. La terremo d&#8217;occhio.<br>Andiamo in Venezuela. La strada non è così facile per María Corina Machado. La sua campagna e la sua lotta per diventare Presidente di un Paese completamente distrutto sono in costante salita, ma se c&#8217;è una cosa che questa donna possiede è il coraggio, l&#8217;audacia e la determinazione.<br>Sebbene Machado non si avvicini all&#8217;ideologia di Sheinbaum, le due donne hanno in comune la lotta per ottenere cambiamenti storici nella regione. Candidate e future “presidentesse” sono ciò di cui il continente ha bisogno e che chiede a gran voce. Machado è a capo di un movimento politico di centro-destra liberale e repubblicano (così si descrive Vente Venezuela, il suo partito). A differenza della realtà politica e sociale del Messico, questa è l&#8217;unica opzione possibile in un Paese come il Venezuela, distrutto da 25 anni di mal denominata e apparente sinistra, ma che in realtà si sono verificati regimi autoritari, populisti, radicali e oligarchici, sia nel caso di Hugo Chavez che nel<br>caso di Maduro. Solo una visione aperta e liberale come quella di Maria Corina Machado può salvare un Paese in rovina e rimetterlo in carreggiata dal punto di vista politico, economico e in settori importanti come la sanità e l&#8217;istruzione. Dopo molte battute d&#8217;arresto, la piattaforma unitaria MUD (i partiti che sostengono Machado) è riuscita a nominare il suo candidato Edmundo González Urrutia, pienamente sostenuto da lei, poiché come sappiamo Maria Corina Machado è stata inabilitata dal regime. Sostenere González Urrutia significa sostenere Machado.<br>Venezuela e Messico sono due realtà molto diverse, con situazioni attuali molto diverse, entrambe complesse. Claudia Sheinbaum è una donna e questo dovrebbe essere positivo. Sarà la prima “presidenta” nella storia del Paese azteco. È stata molto criticata nel suo lavoro di sindaco di Città del Messico e forse questo è il suo punto debole, insieme al fatto di essere la pupilla di López Obrador, che è stato anche lui, molto criticato per la sua vicinanza e simpatia con gli attuali regimi latinoamericani. Dall&#8217;altra parte c&#8217;è Maria Corina Machado. Sembra di vedere la luce alla fine del tunnel e riponiamo le nostre speranze nella MUD per le prossime elezioni del 28 luglio. Machado è criticata per la sua apertura liberale, ma molto ammirata all’estero e anche per essere una delle poche personalità politiche che hanno tenuto testa a Hugo Chávez e Nicolás Maduro.<br>Facciamo il tifo per queste due donne. Che facciano quello che gli uomini non hanno saputo fare per il benessere dei loro Paesi. Forse questa è una svolta sociale che doveva arrivare dopo tanta sofferenza. Sicuramente dovranno avere delle spalle larghe per sopportare il maschilismo imperante in America Latina. Queste due donne sono uscite dall’ombra domestica e adesso, prima di vedere il loro operato, è il valore più grande che c’è.</p>
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		<title>Convenzione teatrale. I due papi</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Feb 2024 12:19:56 +0000</pubDate>
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<p><strong>Biglietti scontati per le nostre lettrici e i nostri lettori per lo spettacolo<em> I due Papi</em>, in scena al Teatro Menotti dal 20 al 25 febbraio. Il costo dei biglietti è di €14.</strong></p>



<p>I due Papi” è un testo teatrale scritto da Anthony McCarten, autore premio Oscar per film come “Bohemian Rhapsody”, “L’ora più buia” e “La teoria del tutto”. La storia racconta le dimissioni di Papa Benedetto XVI, un evento epocale che ha sorpreso il mondo intero. Interpretato da due grandi attori italiani, Giorgio Colangeli e Mariano Rigillo, è stato elogiato come “un lavoro strepitoso. La scenografia imponente di Alessandro Chiti, che riproduce luoghi come i giardini di Castel Gandolfo, la terrazza di San Pietro e l’iconica Cappella Sistina, ha ricevuto il Premio “Mulino Fenicio” per la Migliore Scenografia.</p>



<p>Dall’autore premio Oscar per Bohemian Rhapsody, L’ora più buia e La teoria del tutto arriva il testo teatrale da cui è stato tratto un film di grande successo.<br>Dieci anni fa, Benedetto XVI sbalordiva il mondo con le sue dimissioni, le prime dopo più di sette secoli. Cosa ha spinto il più tradizionalista dei Papi alla rinuncia e a consegnare la cattedra di Pietro al radicale ed empatico cardinale argentino?<br>Interpretato da due grandi attori del nostro panorama, Giorgio Colangeli e Mariano Rigillo, “I due Papi” è stato accolto come ‘un lavoro strepitoso’ al suo debutto al Festival di Borgio Verezzi.<br>L’imponente scena di Alessandro Chiti, che riproduce dai giardini di Castel Gandolfo alla terrazza di San Pietro fino all’iconica Cappella Sistina, ha ricevuto il Premio “Mulino Fenicio” per la Migliore Scenografia.<br>Non fatevi ingannare dal titolo, perché “I Due Papi” non vuole tediare con nessuna soporifera dissertazione teologica. Fra documento storico, humor e dramma, lo spettacolo ripercorre non solo i giorni frenetici che portarono dalla rinuncia di Benedetto all’elezione di Francesco, ma anche le “vite parallele” di due uomini molto diversi, accomunati dallo stesso destino. E, soprattutto, ci racconta la nascita di un’amicizia – speciale e inaspettata – fra due personalità fuori dall’ordinario. Al centro di tutto, una domanda senza tempo: quando si è in crisi, bisogna seguire le regole o la propria coscienza?</p>



<p>Perchè Associazione Per i Diritti umani promuove la Cultura. </p>



<p><br>Per info e biglietti scrivere un’e-mail a <a href="mailto:convenzioni@teatromenotti.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">convenzioni@teatromenotti.org</a> o chiamare il numero 0236592538</p>



<p>Teatro Menotti: Via Ciro Menotti, 11 (MM4, fermata Dateo). </p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Cosa sta succedendo a Ciudad Juarez?</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 08:15:32 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Cosa sta succedendo a Ciudad Juarez in questi giorni? Centinaia di latinoamericani, tra cui moltissimi venezuelani, sono accampati nel confine tra Messico e Stati Uniti. Vogliono attraversare il confine tra Ciudad Juarez e la città americana de El Paso. Hanno attraversato con la forza e la violenza un ponte di confine a El Paso. La polizia di frontiera è riuscita a trattenerli e dopo cinque ore di proteste e manifestazioni, tutto è tornato all&#8217;apparente normalità.</p>



<p>Le autorità messicane affermano che questi eventi continueranno a verificarsi perché gli immigrati si sono stancati del processo anti burocratico messo in atto dall&#8217;amministrazione Biden per procedere alle richieste di asilo. Attraverso una app messa a disposizione dello Stato, gli immigranti potevano riempire i moduli e fare domanda per richiedere asilo politico. Questa app, chiamata CBP One, doveva snellire il processo, ma in realtà sembra sia piena di difetti tecnici, le domande sono centinaia e non funziona. Non ci sono uffici in cui richiedere la domanda e nemmeno in cui si possa chiedere informazioni. Questi immigranti esigono asilo politico, dichiarano di voler iniziare una nuova vita nel paese americano. Vero o non vero, se non altro, dopo mesi e mesi di attesa potrebbero ricevere delle risposte. Hanno trovato le porte chiuse dopo che gli Stati Uniti avevano aperto una finestra di speranza. Nel bene o nel male, queste persone sono in balia a se stesse.</p>



<p>Nel frattempo, a Ciudad Juarez, nota per essere una città pericolosissima e violenta, molti immigrati si trovano in situazioni di grande vulnerabilità, dormono per strada, le malattie sono proliferate, le donne hanno subito violenze, uomini e donne sono stati derubati e maltrattati.</p>



<p>Quest’ultima manifestazione dovrebbe essere un campanellino d’allarme per gli Stati Uniti.</p>



<p>Il problema dell&#8217;immigrazione non è solo un problema europeo, è un problema mondiale. Tutti i giorni leggiamo e vediamo avvenimenti agghiaccianti tra Stati e problematiche di immigrati. Tra potere e persone.</p>



<p>Come diceva Franco Battiato: “Come è misera la vita negli abusi di potere”</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Tre aggiornamenti dall&#8217;America latina</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2023 09:43:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Brasile È già notizia il fatto dell’invasione dei “Bolsonaristi” radicali alle sedi dei tre poteri dello Stato Brasilianodomenica 8 gennaio. Oggi si ricordano le parole che Isabella Kalil, studiosa di politica&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="457" height="306" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16808" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a><figcaption>epa10279404 Groups of truckers block roads in Rio de Janeiro, Brazil, 01 November 2022. According to videos released on social networks by leaders of that rebellion, they will only end the protest when &#8216; the Army intervenes&#8217; to &#8216;prevent the return of communism&#8217;. Bolsonaro, who lost the elections by a difference of 1.8 points against Lula, had not yet ruled on the result and had not been seen in public since  he voted in Rio of Janiero.  EPA/ANDRÉ COELHO</figcaption></figure></div>



<p>Brasile</p>



<p><br>È già notizia il fatto dell’invasione dei “Bolsonaristi” radicali alle sedi dei tre poteri dello Stato Brasiliano<br>domenica 8 gennaio. Oggi si ricordano le parole che Isabella Kalil, studiosa di politica di destra brasiliana<br>diceva a dicembre: affermava che i simpatizzanti di Bolsonaro si stavano preparando per creare il caos e<br>che erano in un processo di radicalizzazione. Questo era abbastanza chiaro vedendo le proteste avvenute<br>successivamente alla vittoria di Lula a novembre scorso e che abbiamo raccontato in questa sede<br>nell’articolo “America latina-i diritti negati. Brasile oggi”. Secondo la Kalil domenica 8 hanno inviato un<br>chiaro messaggio al paese e al Presidente: hanno dimostrato che si possono organizzare senza l’aiuto<br>diretto delle istituzioni o dei leader politici. L’estrema destra vuole dare filo da torcere a Lula, di questo non<br>c’è dubbio. Forze di sicurezza nazionale e membri delle forze armate potrebbero essere simpatizzanti di<br>questi gruppi estremisti in appoggio a Bolsonaro. Un fatto pericoloso, una grande sfida per la Presidenza<br>attuale, l’effetto valanga nel tanto ricercato equilibrio della politica brasiliana. In un certo senso, vedendo<br>quelle immagini di Brasilia ci siamo ricordati del triste episodio a Washington, guarda caso, esattamente<br>due giorni prima, ma nel 2021.<br>Oggi si cerca di riparare i danni, di sistemare le finestre rotte, gli uffici rovinati, smantellare la rete di<br>organizzazione dell’assalto e arrestare i presunti responsabili. Arrivano notizie di future proteste e si<br>rafforza sempre di più la sicurezza nazionale. Questa storia è appena iniziata, direi che dopo la vittoria di<br>Lula per i “Bolsonaristi” è un working progress.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="960" height="640" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16809" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></figure></div>



<p>Perù</p>



<p><br>Altre manifestazioni e di conseguenza altra forte repressione mercoledì 11 nella città precolombiana di<br>Cusco (un morto e più di trenta feriti) a causa del malcontento che c’è intorno alla destituzione e<br>detenzione del ex presidente Pedro Castillo avvenuta a dicembre. L’onda di manifestazioni si è fermata per<br>le festività, ma dopo capodanno hanno ripreso il suo corso. I manifestanti esigono la rinuncia della nuova<br>Presidente, la chiusura del Congresso e diversi cambi nella Costituzione.<br>Dopo due processi di destituzione contro il presidente Castillo, condotti dal Congresso, (in cui si tentava di<br>dichiarare la permanente incapacità morale), il mandatario, in vista della terza sfiducia, parla alla nazione e<br>annuncia la dissoluzione del Congresso e l’intervenzione dei massimi poteri del paese. In poche parole: un<br>autogolpe, non riuscito ovviamente. Una parte della sua cartella di ministri rinuncia e il Congresso vota per<br>la destituzione e la sua posteriore detenzione. In questo momento è in attesa di processo. Il popolo non ci<br>sta, così come non ci è mai stato. Perù ha una storia incredibile di frammentazione politica e una forte<br>frattura nella Costituzione perché esiste un articolo che permette molto facilmente che il Congresso possa<br>annullare le facoltà presidenziali. Per cui, negli ultimi tempi: sei presidenti in quattro anni. Non c’è stabilità,<br>né ora né prima, se ricordiamo il triste episodio di Alberto Fujimori. Cosa succederà? La nuova Presidente<br>potrà portare un po’ di equilibrio in un paese che da anni vive nello sbilanciamento più totale? Anche<br>questa situazione è in working progress.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="481" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-1024x481.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16810" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-1024x481.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-300x141.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-768x361.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-520x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 520w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></div>



<p>Venezuela</p>



<p><br>Una nazione in cui l’opposizione politica è un continuo e costante working progress deludente, inaffidabile<br>e disorganizzato. È per questa ragione che dopo 23 anni ancora non sono stati capaci di organizzarsi per<br>smantellare la narco tirannia che ha messo in ginocchio tutto il sistema politico, economico e sociale del<br>Venezuela. Parlare di crisi umanitaria, di Nicolás Maduro, di dittatura, di crisi politica, di crisi sanitaria e via</p>



<p>dicendo, ormai è diventata la normalità, per la diaspora venezuelana sparsa nei 5 continenti e per chi ci vive<br>dentro e ci fa i conti tutti i giorni.<br>L’ultima speranza si è ormai sgretolata. Aveva il nome di Juan Guaidó che, a gennaio del 2019, guidava il<br>governo ad interim con tre obbiettivi: sospensione dell’usurpazione, governo di transizione e elezioni<br>libere. Tutto molto democratico in un paese in cui la democrazia era scomparsa da 20 anni. Quel governo<br>ricevette il riconoscimento degli Stati Uniti, della maggior parte dei paesi latinoamericani ed europei.<br>Inoltre, permesse di accedere a importanti risorse economiche all’estero che altrimenti sarebbero state<br>prese dalla narco dittatura per finanziare narcotraffico, vendita di armi, ecc. Sembrava l’inizio della fine, la<br>luce in fondo al tunnel e invece no. Dopo più di tre anni, possiamo dire che Guaidó non è mai stato un vero<br>lider e l’opposizione non è mai riuscita a rimuovere di un centimetro Maduro, nemmeno a convocare<br>elezioni libere né, men che meno, a esercitare un reale potere dentro del Venezuela. Gli analisti affermano<br>che la mancanza di strategie chiare, i tentativi disorganizzati per far cadere Maduro e gli immancabili<br>scandali di corruzione interna hanno macchiato definitivamente questa presidenza parallela.<br>Ebbene, questo governo della speranza è arrivato al capolinea. A dicembre, il Parlamento ha votato per la<br>sua eliminazione con 72 voti a favore, 29 contro e 8 astenuti (dei quali tanti ex parlamentari<br>dell’opposizione). D’altro canto, Nicolás Maduro è riuscito a superare il suo peggior momento, a lui non<br>cambia niente questa decisione del Parlamento, perché la verità è che per lui non è mai cambiato niente.<br>Con o senza governo ad interim, Maduro è stato saldamente al governo, probabilmente ha anche<br>consolidato la sua politica autoritaria e sta riuscendo nel tentativo di camuffare definitivamente, agli occhi<br>del mondo, la sua dittatura per una democrazia sociale, cosa che il suo maestro Hugo Chávez era riuscito a<br>fare. Confondere le acque è una strategia molto usuale in America Latina in ambito politico.<br>Che ne sarà di questi tre paesi nel 2023? Hanno iniziato l’anno con i botti, direi scaduti, e non si prospetta<br>una situazione serena. I lavori in corso continueranno senz’altro. Dovremmo capire come.</p>
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		<title>Nel decreto Ong l&#8217;impronta del fascismo. Attenzione!</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2023 08:04:27 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/ong.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="280" height="180" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/ong.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16798"/></a></figure></div>



<p>di Riccardo Bonacina (da vita.it)</p>



<p>In un&nbsp;<a href="https://www.vita.it/it/blog/la-puntina/2022/12/30/nel-decreto-ong-limpronta-del-fascismo-attenzione/5225/.%20https:/www.vita.it/it/article/2022/12/29/tutte-le-falle-del-codice-anti-ong/165307?utm_source=rss&utm_medium=rss">articolo molto argomentato</a>&nbsp;la nostra Anna Spena con l’ausilio del giurista&nbsp;<strong>Gianfranco Schiavone sottolinea tutte le falle e le incongruenze esplicite o nascoste nella bozza di decreto contro le ong impegnate in operazioni di salvataggio dei migranti in mar</strong>e. Non aggiungo altro essendo l’analisi, a me sembra, completa anche alla luce delle disposizioni internazionali ed europee.</p>



<p><strong>Ciò che però più mi impressiona nel decreto e prima ancora nella tenacia perseverante e anche un po’ idiota nel perseguirlo, è che in esso riluce una delle caratteristiche prime del fascismo: l’intolleranza verso le libere associazioni</strong>, la volontà di reprimere e controllare tutto ciò che non è governativo, ciò che può sfuggire al potere politico e dell’esecutivo.</p>



<p><strong>Questa risonanza fascistissima la coglie bene Luigi Ferrarella</strong>, giornalista esperto in giudiziaria sul&nbsp;<em>Corriere della sera</em>&nbsp;quando scrive: “La bozza mette in mano al prefetto una progressione di sanzioni pecuniarie e di fermi amministrativi delle navi da venti giorni a due mesi, e persino di loro confisca in caso di recidiva. Come prima conseguenza,&nbsp;<strong>l’autorità amministrativa che infligge queste sanzioni</strong>&nbsp;(prima di qualunque vaglio giurisdizionale anche solo cautelare)&nbsp;<strong>non ha le garanzie di indipendenza dei magistrati</strong>, perché è chiaro che il prefetto di turno fa quello che vuole il ministro dell’Interno da cui dipende gerarchicamente. La seconda conseguenza è<strong>&nbsp;la mancanza di tassatività (rispetto alla norma penale) del precetto di condotta asseritamente violato</strong>, e quindi la gassosità degli indici di inosservanza che l’autorità amministrativa ritenga di punire. La terza è&nbsp;<strong>l’inversione della tempistica delle sanzioni.&nbsp;</strong>Poiché il vero obiettivo (bloccare le navi) non è stato raggiunto in passato quando la cassetta degli attrezzi era quella penale, applicata da magistrati che in conformità al diritto internazionale finivano quasi sempre per concludere le proprie istruttorie in termini favorevoli ai soccorritori marittimi, ecco che allora si fa invece decidere ai prefetti una sanzione subito eseguibile, contro la quale saranno le Ong a doversi attivare per contestarne la legittimità al Tribunale amministrativo regionale, ma con a loro carico sia i non brevi tempi sia i costi, visto che in attesa dell’esito del ricorso le norme accollano all’armatore le spese di mantenimento della nave sotto fermo”.</p>



<p><strong>La bozza di decreto contro le ong (sul cui nome non starei a dibattere, è così bello e salutare sapere che esistono organizzazioni indipendenti dai governi!) conferisce il potere, tutto il potere alla struttura che più statale non si può: le prefetture</strong>, articolazioni dello Stato nei territori, articolazioni le cui inefficienze sono del resto note a tutti (ricordate la sanatoria della Bellanova? Remember?). La bozza di decreto toglie alla magistratura il potere per affidarlo ai prefetti che sono impiegati del Ministero dell’Interno.<strong>&nbsp;Cose da Codice Rocco, che solo recentemente, nel 2017 è stato cambiaato almeno in parte grazie alla Riforma del Terzo settore</strong>. Oggi si può fare una Fondazione senza chiedere permesso ai prefetti. Evviva.</p>



<p>Invece per la Meloni e il suo Governo si va in avanti guardando indietro, anche in questo caso: ritorna l&#8217;<strong>allergia a chi è troppo indipendente</strong>. Essendo che come a tutti è noto che l’opera di soccorso di una decina di navi delle Ong ha salvato nel 2022&nbsp;<a href="https://www.vita.it/it/article/2022/12/27/navi-umanitarie-oltre-14mila-i-migranti-salvati-nel-2022/165277/?utm_source=rss&utm_medium=rss">solo il 14 % dei migranti arrivati in Italia via mar</a>e l’unica ratio della nuova norma è ostacolare il campo del non governativo o commerciale. E chi se ne frega dei migranti in pericolo.</p>



<p><strong>Capite che tutto questo è non solo odore di fascismo ma molto di più!</strong></p>



<p><strong>Questa scelta del Governo mi ha ricordato due triste invettive, la prima del futuro Paolo VI quando era assistente nazionale della Federazione universitari cattolici (Fuci) e il 30 maggio 1931 scrive ai genitori e racconta del «triste giorno» in cui il fascismo sciolse d’autorità i gruppi giovanili cattolici:</strong>&nbsp;«Carissimi, come saprete, le nostre associazioni giovanili oggi sono state sciolte. Anche la Fuci. L’intimazione avvenne verse le due e mezzo nel nostro povero, misero ufficio, dove s’era tanto lavorato. Rovistarono ogni cosa per una perquisizione, ma che cosa possono trovare di cattivo tra le nostre povere carte? Il palazzo era pieno di agenti di Questura e Carabinieri. Da dieci giorni ci eravamo quasi abituati a questa strana compagnia. Poi siamo andati a San Pietro, ci siamo incontrati con alcuni amici. Nessun smarrimento d’animo; ma quanta pena. Quale umiliazione per il nostro Paese!. Mi si dice che il Santo Padre abbia avuto commozione fino al pianto a queste notizie ma che dimostri una forte e consueta chiarezza di comando. Tutti si ha la sensazione che qualche cosa di terribile prima, di provvidenziale poi sta per accadere. Speriamo sempre e preghiamo».</p>



<p><strong>Prima di lui anche Luigi Einaudi avvertì che col pretesto della pace sociale, si stava pian piano soffocando le libertà fondamentali, imponendo con la forza unanimità e consenso</strong>. Scriveva: “Lo fanno malmenando il diritto di associazione col decreto del 24 gennaio 1924 sulla vigilanza sulle associazioni operaie. Se la «vigilanza» fosse stata giuridica, cioè affidata al magistrato in virtù di leggi uguali per tutti, sarebbe stato un’ottima cosa, ma col decreto essa era per definizione politica in quanto si dava al prefetto e al ministro degli interni autorità per ispezionare, revocare, sostituirsi ai consigli di amministrazione, gestire e liquidare il patrimonio delle associazioni operaie, e solo di esse”.</p>



<p><strong>Ecco, ragazzi, attenzione: a volte ritornano</strong></p>
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		<title>Reporter senza frontiere, il 2022 è l’anno dei record: giornalisti in carcere, uccisi, rapiti e dispersi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2022 12:32:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il report annuale di Reporter senza frontiere fa il punto della situazione dei giornalisti nel mondo. Nel 2022 si sono registrati 533 giornalisti in carcere, 57 uccisi, 65 rapiti e 49 risultano ancora dispersi.&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-750x430-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="750" height="430" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-750x430-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16787" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-750x430-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-750x430-1-300x172.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a></figure>



<h2>Il report annuale di Reporter senza frontiere fa il punto della situazione dei giornalisti nel mondo. Nel 2022 si sono registrati 533 giornalisti in carcere, 57 uccisi, 65 rapiti e 49 risultano ancora dispersi. Ecco cosa sta succedendo e quali i paesi più pericolosi per chi si occupa di informazione</h2>



<p><a href="https://www.osservatoriodiritti.it/author/diego-battistessa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">di <strong>Diego Battistessa</strong></a> (da osservatoriodiritti.it)<a href="https://telegram.me/share/url?url=https%3A%2F%2Fwww.osservatoriodiritti.it%2F2022%2F12%2F19%2Freporter-senza-frontiere-2022%2F&amp;text=Reporter%20senza%20frontiere,%20il%202022%20%C3%A8%20l%E2%80%99anno%20dei%20record:%20giornalisti%20in%20carcere,%20uccisi,%20rapiti%20e%20dispersi&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p>Il 2022 è l’<strong>anno dei record</strong>&nbsp;per il nuovo studio di&nbsp;<strong>Reporter senza frontiere</strong>&nbsp;(Rsf) sullo stato di salute della<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/liberta-dinformazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;libertà d’informazione</a>&nbsp;nel mondo: 533 giornalisti in carcere, 57 uccisi, 65 rapiti e 49 dispersi.</p>



<p><strong>La&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/conflitti/guerra/?utm_source=rss&utm_medium=rss">guerra</a>&nbsp;in&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/ucraina/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Ucraina</a></strong>&nbsp;spiega in grande misura questo&nbsp;<strong>importante aumento delle morti</strong>&nbsp;di&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/giornalisti/?utm_source=rss&utm_medium=rss">giornalisti</a>&nbsp;e giornaliste in questo 2022 (18,8% in più del 2021), ma la tendenza degli attacchi, minacce e ritorsioni verso la stampa è in&nbsp;<strong>aumento in tutto il mondo</strong>.</p>



<p>Nel paese europeo che ha sofferto l’invasione russa lo scorso febbraio, solo nei primi sei mesi di conflitto sono stati&nbsp;<strong>uccisi 8 giornalisti</strong>, ma i dati peggiori arrivano da paesi che non vivono una guerra nel senso stretto della parola.</p>



<p>Tra questi troviamo il&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/messico/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Messico</strong></a>, il&nbsp;<strong>paese più mortale</strong>&nbsp;per chi esercita la professione di giornalista, con 11 casi di omicidio dal 1° gennaio al 1° dicembre 2022.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image" id="attachment_39751"><a href="https://www.osservatoriodiritti.it/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.osservatoriodiritti.it/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="reporter senza frontiere classifica" class="wp-image-39751"/></a><figcaption>Non si uccide la verità uccidendo i giornalisti (Messico 2013) – Foto: Eneas De Troya (via&nbsp;<a href="https://www.flickr.com/photos/eneas/9442739530/in/photolist-foqvtY-owSmHc-pEjJXY-q4kaXE-bX8raH-cetuno-2mGgWV3-dxL4dJ-bWimDC-Cim31w-Zpvk2r-Zpvmc2-Cim5j9-YjJx4C-Cim25U-Cim7ch-ppardi-NepJVx-2hwsZ22-2mGkobF-2mGi8qS-WR34zm-mqZhhg-2nQTJA8-PueTnW-xpNS2W-WR3hwU-HYDQF3-2hwqgYG-2hwqgDy-2hwsYeW-6r2phF-VCwqvY-WDAKxb-VF8tYM-MgJLdQ-WGTD5i-WjiXy1-MgJHBY-NbiRkN-MgGeLR-MgJLS5-2hwsXNW-Cj1J1L-ZkRMVq-YkqT3A-YoTNTk-Cj1HKf-YoTNNv-Cj1Jbf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Flickr</a>)</figcaption></figure>



<h2>Per Reporter senza frontiere, nel 2022 l’America Latina è la regione più pericolosa per i giornalisti</h2>



<p>Agli 11 casi di assassinio di giornalisti e giornaliste in Messico, paese che da solo copre il 20% del totale, si sommano i&nbsp;<strong>6 omicidi</strong>&nbsp;avvenuti ad&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2022/10/10/haiti/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Haiti</strong></a>, i&nbsp;<strong>3 avvenuti in&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/brasile/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Brasile</a></strong>&nbsp;e uno in&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/colombia/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Colombia</strong></a>.</p>



<p>Questi omicidi fanno diventare l’<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/america-latina/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>America Latina</strong></a>&nbsp;la&nbsp;<strong>regione del mondo più pericolosa&nbsp;</strong>al mondo per la stampa, con quasi la metà di tutti i giornalisti uccisi a livello globale nel 2022.</p>



<p><a href="https://www.osservatoriodiritti.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Osservatorio Diritti</em></a>&nbsp;ha già raccontato la grave situazione in&nbsp;<strong>Messico</strong>&nbsp;riguardo all’attacco costante alla stampa (leggi anche&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2022/09/20/giornalisti-uccisi-in-messico/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giornalisti uccisi in Messico: la mattanza continua nell’impunità</a>), dove oltre l’<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/difensori-dei-diritti/ong/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ong</a>&nbsp;Article 19 fornisce dati ancora più gravi rispetto a quelli di Rsf.</p>



<p>Sul&nbsp;<strong>Brasile&nbsp;</strong>la nostra testata ha raccontato il caso di&nbsp;<strong><a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2022/06/17/brasile-amazzonia-assassinati-dom-philips-bruno-pereira-araujo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Dom Philips</a></strong>, ucciso insieme a&nbsp;<strong>Bruno Pereira Araújo</strong>&nbsp;in Amazzonia mentre indagavano sull’ecocidio del polmone verde e sul genocidio indigeno.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image" id="attachment_39750"><a href="https://www.osservatoriodiritti.it/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.osservatoriodiritti.it/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="reporter senza frontiere classifica annuale" class="wp-image-39750"/></a><figcaption>Le Farc liberano il giornalista francese Romeo Langlois – Foto: AFP PHOTO/Luis Acosta (via Globovisión,&nbsp;<a href="https://www.flickr.com/photos/globovision/7303972326/in/photolist-c8qLvm-21FbkF-aa7xmr-5YZzcK-VsByeq-5Z4Luw-9y9gcQ-9y6hTZ-5YZy1a-9y6gJD-9y9fQC-9y9fB9-ucVSUC-9y9f49-mqtyZn-uuJope-9y9ftf-ud4WBH-9y9gvA-9y9eMq-aNrfmn-aNrfFD-aNrf6v-7Ga8cf-9y9fYL-5X4oqQ-22ZrGsm-9y6gTZ-txFeKZ-c8qM2m-bb2otp-txv89y-brfA8n-9y6hFg-9y6hZP-aNrewP-aNreoB-aNrhfR-aNrhoX-aNriir-aNrhUK-aNric2-aNri4p-c8qMWG-r9JHZZ-rr6rry-brAbQ6-brxvhc-2mGgWzU-2mGmkRu?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Flickr</a>)</figcaption></figure>



<h2>Carceri piene di giornalisti: la classifica 2022</h2>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>«I regimi dittatoriali e autoritari stanno rapidamente riempiendo le loro prigioni, detenendo giornalisti. Questo nuovo record di giornalisti in carcere conferma la necessità imperiosa e urgente di resistere a questi poteri senza scrupoli e di esercitare la nostra fattiva solidarietà con tutti coloro che difendono l’ideale di libertà, indipendenza e pluralismo dell’informazione», ha detto&nbsp;<strong>Christophe Deloire</strong>, segretario generale de RSF.</p></blockquote>



<p>Riguardo alla detenzione di giornalisti la&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/cina/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Cina</strong></a>&nbsp;si conferma la&nbsp;<strong>più grande prigione del mondo</strong>. Il paese asiatico ha raggiunto livelli estremi di&nbsp;<strong>censura e sorveglianza</strong>&nbsp;e ad oggi conta almeno&nbsp;<strong>110 giornalisti incarcerati</strong>. Rsf segnala, per esempio, il caso del giornalista indipendente&nbsp;<strong>Huang Xueqin</strong>, che si è occupato di questioni legate alla corruzione, all’inquinamento industriale e alle molestie nei confronti delle&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/discriminazione/donne/?utm_source=rss&utm_medium=rss">donne</a>.</p>



<p>Come seconda carcere più grande del mondo per i giornalisti troviamo il&nbsp;<strong><a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/myanmar/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Myanmar</a></strong>&nbsp;(ex Birmania), dove – sottolinea Rsf –&nbsp;<strong>«la pratica del giornalismo</strong>&nbsp;è semplicemente&nbsp;<strong>fuorilegge</strong>, come dimostrano i numerosi media messi al bando dopo il&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2022/06/23/myanmar-oggi-situazione-cosa-succede/?utm_source=rss&utm_medium=rss">colpo di stato militare</a>&nbsp;nel febbraio 2021». In questo paese sono almeno&nbsp;<strong>62 i giornalisti attualmente in carcere.</strong></p>



<p>Al terzo posto si trova la&nbsp;<strong>Repubblica islamica dell’<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/iran/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Iran</a></strong>, dove con &nbsp;l’aumento &nbsp;della repressione dopo il&nbsp;<strong>caso Mahsa Amini</strong>&nbsp;troviamo ben&nbsp;<strong>47 casi di detenzione</strong>&nbsp;di membri della stampa. Se a questi tre stati aggiungiamo&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/bielorussia/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Bielorussia&nbsp;</strong></a>e&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/vietnam/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Vietnam</strong></a>, otteniamo il 54% del totale dei 533 giornalisti incarcerati.</p>



<p>Un altro dato importante e significativo rispetto alla repressione verso la stampa riguarda il fatto che solo poco più di un terzo dei giornalisti in carcere ha ricevuto una condanna:&nbsp;<strong>il 63,6% de detenuti si trova in prigione senza essere stato processato</strong>.</p>



<h2>Reporter senza frontiere denuncia l’aumento delle giornaliste detenute</h2>



<p>Uno dei dati che vengono sottolineati dall’ong francese riguarda l’<strong>aumento delle detenzioni di donne</strong>&nbsp;che lavorano nel settore giornalistico.</p>



<p>Il 2022 è stato particolarmente duro per le giornaliste che sommano un&nbsp;<strong>totale di 78 casi di incarceramento</strong>&nbsp;sui 533 registrati: un&nbsp;<strong>aumento del 27,9%&nbsp;</strong>rispetto allo scorso anno.</p>



<p>Secondo il&nbsp;<a href="https://rsf.org/sites/default/files/medias/file/2022/12/RSF_Bilan2022_EN.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">report</a>&nbsp;questo nuovo aumento riflette la crescente&nbsp;<strong>femminilizzazione della professione</strong>, ma conferma anche che le donne non sono esenti dalla repressione.</p>



<p>Come esempio basti pensare a&nbsp;<strong>Cina, Iran, Myanmar e Bielorussia,</strong>&nbsp;quattro paesi che si trovano tra le posizioni più basse nel ranking mondiale della libertà di stampa e dove nel 2022 sono state incarcerate rispettivamente 19, 18, 10 e 9 giornaliste (il 70% del totale).</p>



<p>Particolarmente grave la situazione in Iran, dove la repressione verso la stampa si è accentuata dopo le proteste per l’uccisione di &nbsp;Mahsa Amini. Rsf sottolinea che tra questi casi preoccupano particolarmente quelli di&nbsp;<strong>Nilufar Hamedi</strong>&nbsp;ed&nbsp;<strong>Elahe Mohammad</strong>, giornaliste ora in carcere e&nbsp;<strong>punibili con la&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2022/05/24/pena-di-morte-nel-mondo-oggi-paesi-amnesty-international/?utm_source=rss&utm_medium=rss">pena di morte</a></strong>&nbsp;per essere state le prime a denunciare il caso Amini, e perciò accusate di “propaganda contro il sistema e associazione per delinquere finalizzata ad agire contro la sicurezza nazionale” (leggi anche&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2022/10/27/iran-proteste-donne-oggi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Proteste in Iran, Babak Monazzami: «La mia battaglia per un Paese libero e forte»</a>).</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image" id="attachment_39749"><a href="https://www.osservatoriodiritti.it/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.osservatoriodiritti.it/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="reporter senza frontiere 2022" class="wp-image-39749"/></a><figcaption>Proteste per la morte di Mahsa Amini&nbsp; a Londra – Foto: Alisdare Hickson (via&nbsp;<a href="https://www.flickr.com/photos/alisdare/52417414501/in/photolist-2nRWX8T-2nRWSvg-2nRZvj4-2nT151U-2nRZx7n-2nRZcQt-2nQBF2h-2nQ9vJF-2nQBJMx-2nNcB9y-2o4bvku-2nRYpFt-2nNcBbN-2nR6m1q-2nUuo2m-2nRZfVQ-2nUvL6T-2nQAW7J-2nQ8ez7-2nVk2a3-2nRA8jR-2nNYyRc-2nNTLPw-2nVnjcp-2nYP6Qw-2nNTLPg-2nQRJGt-2nPEX5h-2o1csmV-2nT4M4Q-2nUymMw-2nPFPfu-2nPyXPV-2nYLCYW-2nRJx5H-2nQPb1i-2nNZMyB-2nYRXo7-2nYQyMi-2nT77j3-2nP1KLD-2nX89BN-2nNZjXw-2nXJ436-2nYLCYa-2nNYyFY-2nQRpbG-2o5ah22-2nQRovZ-2nNUo2K?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Flickr</a>)</figcaption></figure>



<h2>Rapimenti e sparizioni forzate tra gli operatori dell’informazione</h2>



<p>Anche la&nbsp;<strong>pratica dei rapimenti</strong>&nbsp;continua ad essere una costante nel settore. Ad oggi, puntualizza Reporter senza frontiere, sono&nbsp;<strong>almeno 65 i giornalisti sequestrati</strong>&nbsp;e altri&nbsp;<strong>49 risultano ancora dispersi</strong>.</p>



<p>I sequestri si concentrano in tre paesi del&nbsp;<strong><a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/medio-oriente/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Medio Oriente</a>:&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/iraq/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Iraq</a>,&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/siria/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Siria</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/yemen/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Yemen</a>,</strong>&nbsp;ai quali si aggiunge il&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/mali/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Mali</strong></a>, dove un gruppo jihadista ha rapito il&nbsp; giornalista francese&nbsp;<strong>Oliver Dubois.</strong></p>



<p>Per quanto riguarda i giornalisti scomparsi, nel 2022 si sono aggiunti i casi di&nbsp;<strong>Dmytro Khiliuk</strong>&nbsp;(scomparso il 4 marzo nella città ucraina di Dymer, a nord di Kiev, occupata dalle forze russe) e&nbsp;<strong>Roberto Carlos Flores Mendoza</strong>&nbsp;(fondatore del portale di notizie&nbsp;<em>Chiapas Denuncia Ya</em>, scomparso il 20 settembre).</p>



<p>Questi due nuovi casi portano a&nbsp;<strong>49 il numero totale di giornalisti scomparsi dal 2003</strong>&nbsp;e tre di loro sono donne (due giornaliste messicane e una peruviana).</p>



<h2>Reporter senza frontiere: la classifica annuale</h2>



<p><strong>Reporter senza frontiere</strong>&nbsp;elabora questo report ogni anno dal 1995 da RSF, su&nbsp;<strong>dati raccolti tra il 1° gennaio e il 1° dicembre</strong>&nbsp;dell’anno della pubblicazione. Il conteggio totale del bilancio 2022 include giornalisti professionisti e non professionisti, nonché altri operatori dei media.</p>



<p>Rsf raccoglie meticolosamente informazioni per poter affermare che l’incarcerazione, il rapimento, la scomparsa o la morte di un giornalista è una&nbsp;<strong>diretta conseguenza dell’esercizio della professione</strong>.</p>
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		<title>Fine della Coppa del Mondo in Qatar: le violazioni dei diritti umani continuano senza sosta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2022 12:29:28 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/qatar.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/qatar-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16784" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/qatar-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/qatar-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/qatar-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/qatar.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Al termine dei Mondiali di calcio in Qatar, l’Associazione per i popoli minacciati (APM) si rivolge alla comunità internazionale perché continui a monitorare la situazione dei diritti umani nell’emirato. Già durante i Mondiali, la pressione sul Qatar ha continuato a diminuire. Se la situazione dei diritti umani, ancora negativa, viene nuovamente dimenticata, il Qatar non farà altro che trascinare con sé il guadagno d’immagine della Coppa del Mondo. Non cambierà nulla nella situazione delle persone colpite.</p>



<p>Da quando la Coppa del Mondo è stata assegnata all’Emirato nel 2010, l’APM aveva messo in guardia sl fatto che il Qatar voleva usare questo grande evento sportivo per distogliere l’attenzione dal finanziamento di gruppi islamisti che commettono le più gravi violazioni dei diritti umani in molti Paesi. Al termine della Coppa del Mondo, è emerso chiaramente che, nonostante lo scambio di critiche, il comportamento dell’Emirato non è cambiato. Soprattutto le persone che occupano posizioni di potere non hanno preso una posizione abbastanza chiara o non hanno tratto conseguenze dalle violazioni dei diritti umani. D’altra parte, i tifosi di calcio in particolare hanno dimostrato con contro-eventi e boicottaggi privati che non vogliono vedere il calcio abusato per interessi politici ed economici. Questo dibattito critico deve continuare. Perché anche la situazione delle minoranze religiose, delle donne, delle persone omosessuali e dei lavoratori ospiti è cambiata poco o per niente.</p>



<p>Per i regimi in cerca di influenza, i grandi eventi sportivi sono ancora attraenti. La Cina, ad esempio, si sta candidando per ospitare la Coppa del Mondo di calcio femminile del 2031. La Cina commette le più gravi violazioni dei diritti umani su vasta scala contro le donne uigure.<br>Vengono sterilizzate con la forza, costrette ad abortire, i loro figli vengono portati via e indottrinati in collegi statali. I farmaci vengono<br>somministrati contro la loro volontà. Può uno Stato del genere organizzare la Coppa del Mondo di calcio femminile?</p>



<p>Regimi come il Qatar e la Cina si sostengono a vicenda nelle loro macchinazioni. Solo di recente il Qatar ha negato il genocidio degli<br>uiguri. L’emirato sostiene la Cina nel bloccare un’indagine sul genocidio e su altre gravi violazioni dei diritti umani presso il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite.</p>
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		<title>10 dicembre, Giornata dei Diritti Umani: mobilitazione internazionale per Julian Assange</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2022 10:16:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(da pressenza.it) Il 10 dicembre si avvicina e in tutto il mondo si preparano eventi per chiedere la liberazione di Julian Assange, opporsi alla sua estradizione negli Stati Uniti e denunciare la gravissima violazione&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/Julian-e-Stella-rit.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="713" height="591" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/Julian-e-Stella-rit.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16774" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/Julian-e-Stella-rit.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 713w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/Julian-e-Stella-rit-300x249.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 713px) 100vw, 713px" /></a></figure>



<p></p>



<p>(da pressenza.it)</p>



<p>Il 10 dicembre si avvicina e in tutto il mondo si preparano eventi per chiedere la liberazione di Julian Assange, opporsi alla sua estradizione negli Stati Uniti e denunciare la gravissima violazione dei diritti umani di cui è vittima da anni. Come si ripete dovunque, non c’è in gioco solo la vita di un giornalista perseguitato per aver rivelato terribili crimini di guerra, ma anche la libertà di stampa e il nostro diritto di cittadini di essere informati sull’operato dei governi.</p>



<p>Come nel caso della&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2022/10/maratona-per-julian-assange-migliaia-di-persone-collegate-on-line-decine-di-eventi-e-molto-altro/?utm_source=rss&utm_medium=rss">maratona del 15 ottobre</a>, l’appello alla creatività degli attivisti ha dato luogo a eventi molto diversi tra loro, ma legati da un filo conduttore: la volontà non solo di protestare, ma anche di far sentire calore, gratitudine, vicinanza e solidarietà a un uomo prigioniero da anni in una minuscola cella. E con lui a tutti i prigionieri politici del mondo.</p>



<p>Proprio da questo nasce l’idea di Team Assange&nbsp;<strong>Sydney&nbsp;</strong>di aggiungere all’abituale presidio davanti all’ufficio del Primo Ministro australiano Anthony Albanese un momento per riflettere, meditare, pregare e mandare pensieri positivi di benessere, forza e libertà per Julian. Con lo stesso spirito a&nbsp;<strong>Londra&nbsp;</strong>il presidio di solidarietà davanti alla&nbsp;<strong>Prigione di Belmarsh</strong>&nbsp;si arricchirà con nastri gialli e 40 piccole lanterne di carta per illuminare l’oscurità ed esprimere calore e vicinanza ad Assange. Lanterne che verranno accese anche ad&nbsp;<strong>Amburgo.&nbsp;</strong>Al Parco di Studio e Riflessione di&nbsp;<strong>Attigliano</strong>&nbsp;si terrà una cerimonia di benessere per Assange e per tutti i prigionieri politici del mondo e a&nbsp;<strong>Trieste</strong>&nbsp;una fiaccolata.</p>



<p>A&nbsp;<strong>Manchester&nbsp;</strong>la vena artistica degli attivisti già manifestata il 15 ottobre si tradurrà in un’azione stradale nella centrale Market Street con musica e discorsi. Musica anche a&nbsp;<strong>Ulm</strong>, mentre a&nbsp;<strong>New York&nbsp;</strong>Countdown to Freedom e NYC Free Assange organizzeranno un presidio davanti al Consolato Britannico. A&nbsp;<strong>Tenochtitlan&nbsp;</strong>il presidio della Coalición Vida y Libertad Julian Assange davanti all’ambasciata del Regno Unito proseguirà con una marcia fino all’ambasciata degli USA. Una marcia si terrà anche a&nbsp;<strong>Norimberga</strong>&nbsp;e a&nbsp;<strong>Brisbane&nbsp;</strong>verranno organizzate assemblee.</p>



<p>Una forma di protesta che si ripeterà in molti luoghi è quella del flash mob “Bring your chair”: la vedremo, organizzata in molti casi da Free&nbsp;Assange&nbsp;Wave, a&nbsp;<strong>Barcellona, Girona</strong>,&nbsp;<strong>Mar del Plata, Parigi, Vienna, Colonia, Bruxelles, Namur, Adelaide, Magnetic Island, Viseu, Reggio Emilia&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>Perugia</strong>, in alcune città, come&nbsp;<strong>Como</strong>,&nbsp;<strong>Milano e Roma</strong>, nella versione Stand4Truth.</p>



<p>E sempre a&nbsp;<strong>Roma</strong>, davanti all’ambasciata del Regno Unito a Porta Pia, gli attivisti di Free Assange Italia costruiranno una pila di scatole-regalo natalizie, leggendo al microfono le relative etichette, ognuna delle quali menzionerà una&nbsp;rivelazione di WikiLeaks e il corrispondente diritto umano che è stato così tutelato, come ringraziamento ad Assange per aver difeso i nostri diritti. A&nbsp;<strong>Reggio Emilia</strong>&nbsp;il flash mob sarà seguito da un incontro con vari interventi e uno spazio politico-musicale.</p>



<p>La&nbsp;<a href="https://www.24hassange.org/it/iniziative/?utm_source=rss&utm_medium=rss">mappa</a>&nbsp;delle iniziative, in continuo aggiornamento, si può consultare nel sito&nbsp;<a href="https://www.24hassange.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.24hassange.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp;ed è aperta fino all’ultimo a nuove segnalazioni scrivendo alla mail&nbsp;<a href="mailto:24hAssange@proton.me">24hAssange@proton.me</a>. Al momento sono previsti eventi in Italia, Spagna, Francia, Belgio, Germania, Austria, Portogallo, Regno Unito, Messico, Argentina, Stati Uniti e Australia.</p>



<p>Come si era detto il 15 ottobre, le iniziative per Julian Assange continuano e continueranno. Solo la pressione dell’opinione pubblica mondiale potrà ottenere la sua liberazione.</p>
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		<title>Gli orsi non esistono: Jafar Panahi e il suo Cinema di denuncia del regime in Iran</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2022 07:36:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 6 ottobre. Un regista è costretto a seguire a distanza, tramite un computer, le riprese clandestine del suo ultimo film che viene girato&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/gli-orsi-non-esistono-jafar-panahi.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/gli-orsi-non-esistono-jafar-panahi-1024x576.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16629" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/gli-orsi-non-esistono-jafar-panahi-1024x576.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/gli-orsi-non-esistono-jafar-panahi-300x169.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/gli-orsi-non-esistono-jafar-panahi-768x432.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/gli-orsi-non-esistono-jafar-panahi.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p></p>



<p>Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 6 ottobre. </p>



<p></p>



<p>Un regista è costretto a seguire a distanza, tramite un computer, le riprese clandestine del suo ultimo film che viene girato nella città di Teheran perchè si trova esiliato in un remoto paesino rurale, al confine tra Iran e Turchia: le autorità governative lo considerano un dissidente e gli vietano di lavorae. Nel piccolo villaggio, il cineasta all&#8217;inizio viene accolto con curiosità: qui, nonostante il veto, sta realizzando un&#8217;opera che riguarda due coppie di innamorati che tentano di fuggire dal Paese di origine dopo anni di ricerca dei documenti falsi per l&#8217;espatrio, ma si ritrova a fotografare un ragazzo e una ragazza che si baciano, denunciando un amore proibito; l&#8217;immagine diventa la prova all&#8217;interno di un processo pubblico, secondo le leggi e le tradizioni ataviche del luogo, che vedrà coinvolti il regista, i due giovani, la comunità, il Potere e&#8230; un bambino. E l&#8217;artista, prima apprezzato dopo aver superato una certa diffidenza verso chi è estraneo da parte degli abitanti del paesino, ora diventa il possibile testimone di una grave ingiustizia.</p>



<p>Il protagonista del film, suo malgardo, è lo stesso Jafar Panahi che, al termine della narrazione, tira il freno a mano della sua vettura, dopo aver assistito a una situazione drammatica e aver preso una decisione difficile, ma eticamente necessaria.</p>



<p>Il cineasta iraniamo fin dal 2010 è perseguitato dal regime per le sue posizioni politiche ed è quindi sottoposto ad una serie di misure che limitano la sua libertà personale, e i diritti fondamentali quali: svolgere la propria professione e esprimere le proprie opinioni. Lo scorso luglio è stato nuovamente arrestato per aver sostenuto il collega Mohammad Rasoulof, ma ha proposto alla 79ma Mostra del Cinema di Venezia il film intitolato <em>Gli orsi non esistono </em>(<em>No bears</em>), vincendo il Premio Speciale della Giuria.</p>



<p>Lo spettatore segue, nella prima sequenza, i movimenti di una coppia in procinto di scappare dal Paese grazie a passaporti contraffatti per poi spostare lo sguardo verso le immagini di un computer che riflettono quelle di un film che si sta svolgendo nella capitale. Questi primi minuti narrativi contengono una dichiarazione di intenti del nuovo lavoro di Panahi: una riflessione accurata, intellettualmente complessa, sulle possibilità della tecnologia nel mescolare finzione e realtà con l&#8217;intento di dimostrare che, spesso e soprattutto nei Pasi sotto dittatura, l&#8217;attualità violenta supera la fantasia. Non solo autore, ma anche sceneggiatore e attore, Panahi vuole svelare l&#8217;ignoranza, l&#8217;ipocrisia, la brutalità del Potere sia nelle grandi città sia nei villaggi interni del suo Paese in cui a farne le spese è la società civile e in particolare i giovani che avrebbero diritto ad una vita e ad un futuro sereni. Per continuare a denunciare, quindi &#8211; come con tutti gli ultimi suoi film &#8211; Panahi utilizza gli strumenti a disposizione: cinepresa a mano (che permetterà di utilizzare anche ad una persona inesperta purchè si documenti), zoom, rottura della quarta parete, il pedinamento degli attori (vedi la scena con i contrabbandieri); e poi schermo del computer e del telefono cellulare per moltiplicare le immagini e creare un&#8217;opera meta-cinematografica come nella lezione appresa dal Maestro Abbas Kiarostami di cui è stato aiuto regista.</p>



<p>Molto rimane fuori campo per sottolinerare da una parte l&#8217;importanza dell&#8217;immaginazione e del coinvolgimento di chi prende parte alla visione e, dall&#8217;altra, per fare un riferimento alla censura da parte del regime che opprime la libera creatività e condiziona le scelte di vita delle persone. E chi sono in fondo gli orsi del titolo? Sono proprio gli uomini al potere, gli esponenti delle istituzioni politiche e teocratiche che utilizzano tradizioni antiquate, la mentalità ottusa e patriarcale e abitudini reiterate per generare paure, per minacciare e per eliminare gli oppositori. Il Cinema è Cultura e la Cultura può essere un&#8217;arma pacifica per contrastare la repressione: ecco perchè i cineasti vengono imprigionati e i giovani vogliono trovare una via di fuga in Europa se soltanto una presunta fotografia scattata inavvertitamente può mettere in pericolo l&#8217;esistenza stessa di due innamorati, senza nemmeno lo scrupolo di coinvolgere un bambino in una vicenda paradossale e brutale allo stesso tempo.</p>



<p>In un&#8217;inquadratura, infine, si vedono una sedia vuota un posto lasciato libero: quel posto verrà riempito da chi deciderà di continuare a battersi per la Verità e, a tal proposito, noi ci sentiamo di dedicare questa recensione all&#8217;attivista Masha Amini e a tutte le donne iraniane (e non solo) che osano affermare i diritti universali anche al costo più alto.</p>
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		<title>24h per Assange</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2022 08:19:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga. Pressenza promuove, insieme alle numerose realtà in continuo aggiornamento che leggete in calce, una maratona di 24 ore per la libertà di Julian Assange. Qui sotto&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/assange.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="782" height="765" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/assange.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16612"/></a></figure>



<p><em>Pressenza promuove, insieme alle numerose realtà in continuo aggiornamento che leggete in calce, una maratona di 24 ore per la libertà di Julian Assange. Qui sotto l’invito/appello. Partecipate numerosi.</em></p>



<p>Julian Assange è un uomo, un giornalista che ha rivelato i crimini e i criminali delle guerre in Afghanistan e in Iraq degli Stati Uniti.</p>



<p>Julian Assange per questo è stato punito, è stato ingiustamente incarcerato e imbavagliato, gli è stato impedito di fare informazione. Mentre i crimini e i criminali sono impuniti e assolti.</p>



<p>Julian Assange rischia di essere estradato negli Stati Uniti e condannato a morte con 175 anni di carcere.</p>



<p>Julian Assange ha due figli piccoli e ha accanto una compagna e avvocata, Stella Assange, che continua a lottare.</p>



<p>Julian Assange è il simbolo di tutti i giornalisti, le giornaliste, le voci libere che con lui possono essere messe a tacere.</p>



<p>Julian Assange rappresenta un modello di mondo nuovo e migliore dove l’ingiustizia va condannata e i diritti umani difesi.</p>



<p>Sono sempre più numerose le iniziative per la libertà di Assange e per impedirne la pericolosa estradizione negli USA.</p>



<p>Ti invitiamo a partecipare a un’iniziativa grandiosa che possa far conoscere il suo caso in tutto il pianeta: 24 ore non stop dove giornalisti, attivisti, artisti, persone di cultura manifesteranno in tutto il pianeta per la libertà di Julian. Il 15 Ottobre sul Pianeta Terra.</p>



<p>Aderisci a:&nbsp;<a href="mailto:24hAssange@proton.me" target="_blank" rel="noreferrer noopener">24hAssange@proton.me</a></p>



<p>Prossimamente attivo il sito web<a href="http://www.24hassange.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"> http://www.24hassange.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> in varie lingue.</p>



<p></p>



<p>Qui promotori e adesioni in continuo aggiornamento:</p>



<p><strong>Comitato promotore</strong></p>



<p><em>Organizzazioni e testate:</em></p>



<p>Amnesty International</p>



<p>Articolo21</p>



<p>Atlante delle guerre</p>



<p>Free Assange Italia</p>



<p>Italia che Cambia</p>



<p>Left</p>



<p>Media Alliance</p>



<p>Pressenza</p>



<p>Terra Nuova</p>



<p>transform! Italia</p>



<p>Sostenitori di Julian Assange</p>



<p>Sovranità Popolare</p>



<p>Unimondo</p>



<p>Ecomapuche</p>



<p><em>Persone:</em></p>



<p>Daniela Bezzi</p>



<p>Maurizio del Bufalo, Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli</p>



<p>Renato Giuseppe Napoli (EarthProtector-StopEcocide)<br>Maurizio Torti</p>



<p>Dale Zaccaria</p>



<p><strong>Adesioni alla campagna</strong></p>



<p><em>Organizzazioni e testate:</em></p>



<p>La Comunità per lo Sviluppo Umano</p>



<p>PeaceLink</p>



<p><em>Persone:</em></p>



<p>Maurizio Acerbo</p>



<p>Cecilia Capanna</p>



<p>Marco Cappato (associazione Luca Coscioni)</p>



<p>Geraldina Colotti</p>



<p>Pietro Folena</p>



<p>Alessandro Hellmann (autore)</p>



<p>Lazzaro Pappagallo</p>



<p>Stefania Maurizi</p>



<p>Vincenzo Vita</p>
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