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	<title>pregiudizi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>In scena Danilo e il suo &#8220;Rumore bianco&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 09:51:28 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2025/09/15/in-scena-danilo-e-il-suo-rumore-bianco/">In scena Danilo e il suo &#8220;Rumore bianco&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Lo scorso anno ho partecipato ad un corso di teatro inclusivo a Milano voluto dal Teatro Lupi e Deinòs Teatri Bologna. È stata veramente una bellissima esperienza, la mia prima da attore e mi ha permesso di fare nuove conoscenze. Uno dei referenti del progetto di teatro, Alberto Corba, conoscendo il mio impegno per le tematiche lgbtquia+ mi ha messo in contatto con un attore che sta portando in giro per l&#8217;Italia uno spettacolo sul tema della transfobia e omofobia. Lo spettacolo in questione s&#8217;intitola &#8220;Rumore Bianco&#8221; e ha come unico attore in scena Danilo Napoli.</p>



<p>Il monologo avrà luogo nell&#8217;ambito del Milano Fringe Off Festival dal 2 al 5 ottobre.</p>



<p>Facciamo, ora, qualche domanda al protagonista di &#8220;Rumore Bianco, Danilo Napoli.</p>



<p><strong>Presentati:</strong></p>



<p>Mi chiamo Danilo Napoli e sono un attore e autore teatrale salernitano. Ma, principalmente, sono un ragazzo con la testa perennemente tra le nuvole, che fantastica su nuove storie e su situazioni improbabili. Di me dicono che sono simpatico e polemico, ma dopo tre ore non ce la fanno a sopportare la quantità di stupidaggini che dico e l’ampio ventaglio di improperi che ho scagliato contro l’attuale governo. È proprio per questo che ho cominciato a fare questo lavoro: scrivere mi dà la possibilità di mettere su carta tutte le storie, le battute che mi circolano per la testa; recitare mi dà la possibilità di farle sentire agli altri e di essere liberamente polemico senza contraddittorio!</p>



<p><strong>Chi sono gli attori e i registi che ti hanno ispirato?</strong></p>



<p>Prima di cominciare a recitare (cioè prima dei 16 anni), non conoscevo il teatro, ma conoscevo il cinema. Mi piacevano Di Caprio, Tarantino, Jack Nihcolson, Al Pacino, De Niro e tutti gli attori americani più famosi. Poi ho scoperto il teatro e Eduardo De Filippo, e credo che sia la figura che mi rappresenti di più, attualmente: sono anch’io attore e autore, come lui. Anche a me piace girare l’Italia con i miei spettacoli e sogno di mettermi a capo di una numerosa compagnia, un giorno.</p>



<p><strong>Cos&#8217;è per te il teatro?</strong></p>



<p>Ogni volta che vedo un palco, vedo una possibilità. Una possibilità di raccontare qualcosa a qualcuno, una possibilità di trasferire le mie emozioni e le mie idee a una platea. Il teatro, per me, è un contenitore di storie. Proprio come la mia testa.</p>



<p><strong>Come nasce questo spettacolo?</strong></p>



<p>Ero a cena con mia madre e suo marito e li sentii parlare di una zia (di lui) che aveva lasciato un’eredità dopo la sua morte. Fin qui tutto bene. Poi, il marito di mia madre comincia a raccontarci la sua storia a grandi linee, narrando quel che ricordava: Ursula, donna transgender (da lui ricordata affettuosamente come “zio Antonio”), era scappata da Salerno a causa dell’omofobia e della transfobia della famiglia e della città. Era così andata a Genova, era stata costretta a prostituirsi per sopravvivere e aveva accumulato ricchezze. Quella storia mi folgorò. Volevo saperne di più, allora feci qualche ricerca e decisi di ispirarmi alle sue vicissitudini per scrivere questo monologo.</p>



<p><strong>Cosa significa per te la storia rappresentata?</strong></p>



<p>Da membro della comunità LGBTQ+ questa storia mi tocca nell’anima. È una storia di odio e di oppressione, ma anche di perdono.</p>



<p><strong>Hai affrontato particolari difficoltà durante la preparazione?</strong></p>



<p>Le difficoltà ci sono sempre e sono sacrosante. Senza, non avremmo evoluzione. Ma Yari Gugliucci è stato in grado di prendere queste difficoltà e trasformarle in opportunità. Non lo ringrazierò mai abbastanza per il lavoro registico che ha fatto su di me e sul testo.</p>



<p><strong>Chi dovrebbe venire a vederti?</strong></p>



<p>I direttori artistici di tutti i teatri d’Italia… No, a parte gli scherzi, “Rumore bianco” è uno spettacolo per tutti. Nel corso della stagione passata sono venuti a vedermi adulti, anziani, ma anche adolescenti. Ovviamente, i membri della comunità LGBTQ+ possono rivedersi maggiormente nel personaggio, ma spero che verrà anche qualche omofobo (magari ignaro dell’argomento trattato) e che uscirà dal teatro con qualcosa che gli si è mosso dentro.</p>



<p><strong>Progetti per il futuro?</strong></p>



<p>Beh, innanzitutto, a ottobre saremo al Fringe Milano Off 2025 e ho voglia di spaccare tutto. Poi, sempre a ottobre, debutto a Salerno con il mio nuovo spettacolo “Lo spettacolo è stato annullato (causa fine del mondo)”, a tema disastri climatici, con cui poi andrò a Catania per il Fringe Catania Off 2025. A novembre voleremo a Barcellona (sì, in Spagna, non in Sicilia) per portare “Rumore bianco”, e proseguiremo con tutte le 28 date (finora) della tournée. Sto anche lavorando come formatore e dovrei mettermi a scrivere uno spettacolo nuovo da proporre come novità per la stagione prossima, ma sto usando ogni scusa possibile per ritardare il momento in cui mi siederò davanti al pc e, come dice Stephen King, mi metterò a sanguinare.</p>
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		<title>AMSI: su un totale di 47.600 medici stranieri, in Italia ci sono circa 24 mila medici specialisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 08:05:36 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p><strong>AMSI: SU UN TOTALE DI 47.600 MEDICI&nbsp;STRANIERI, IN ITALIA CI SONO CIRCA 24 MILA MEDICI SPECIALISTI (DI CUI 10 MILA CON SPECIALIZZAZIONE ITALIANA E 14 MILA SPECIALISTI GIA’ ALL&#8217;ESTERO). OLTRE IL 75% NON LAVORA NEL PUBBLICO.</strong></p>



<p><strong>Aodi: “Italia della sanità in emergenza: da una parte l’irrisolta carenza di specialisti italiani (ecco i nostri dati aggiornati sulla carenza), dall’altra gli specialisti stranieri sono palesemente ostacolati nella loro carriera da numerose criticità. L’Europa ci supera in lungo e in largo come opportunità di carriera e retribuzioni. Servono riforme concrete”</strong></p>



<p>ROMA 6 AGO 2025 &#8211; L’Italia vive una doppia emergenza: da un lato la carenza di medici specialisti italiani, dall’altro la difficoltà di integrare appieno i medici specialisti di origine straniera già presenti e formati. Secondo le stime&nbsp;di AMSI,&nbsp;ASSOCIAZIONE MEDICI DI ORIGINE STRANIERA IN ITALIA, su circa&nbsp;47.600 medici stranieri in attività, circa&nbsp;24 mila&nbsp;sono specialisti di cui 10 mila specialisti in Italia e 14 mila specialisti già all&#8217;estero. Un numero di certo insufficiente a colmare il vuoto lasciato dai colleghi italiani, nonostante la loro professionalità e la loro presenza in reparti strategici. Perché sono così pochi? C’è una ragione di fondo? Partiamo dall’inizio.&nbsp;</p>



<p><strong>Specialisti italiani insufficienti, reparti sotto pressione</strong></p>



<p>Più del 50% dei medici italiani ha più di 55 anni, e molte specialità soffrono di un ricambio generazionale inadeguato. In discipline come&nbsp;medicina d’urgenza, anestesia, pediatria e radiologia, la carenza media supera il&nbsp;20-25% del fabbisogno reale. Nei pronto soccorso, in alcune regioni, la voragine di specialisti italiani arriva a sfiorare il&nbsp;40%, con turni spesso sostenuti da personale a contratto o in libera professione.</p>



<p><strong>Specialisti stranieri in Italia: pochi e ostacolati</strong></p>



<p>I medici specialisti stranieri operano soprattutto in reparti chiave:&nbsp;chirurgia generale, ortopedia, fisiatria, ginecologia ,medicina generale anestesia e rianimazione, radiologia, pediatria ed emergenza-urgenza. Le nazionalità più rappresentate sono da noi sono i paesi arabi africani, i paesi dell&#8217;est e del sud America e in particolare principalmente: palestinesi, giordani, libanesi, siriani, argentini, cubani, africani del Camerun e del Congo. Quelli specialisti in Italia invece provengono da Romania, Albania, Egitto, Tunisia, Moldavia e dal Sud America (quelli già specialisti nei loro paesi di origine).</p>



<p>Nonostante la loro competenza, oltre il&nbsp;75% dei medici specialisti stranieri lavora in libera professione, a causa di&nbsp;barriere burocratiche&nbsp;come l’obbligo di cittadinanza nei concorsi e procedure lente di riconoscimento dei titoli. Questo frena la loro piena integrazione nel sistema sanitario pubblico, privando ospedali e servizi territoriali di risorse preziose.</p>



<p><strong>Europa decisamente più avanti: integrazione rapida, meno burocrazia, stipendi che superano il doppio i nostri</strong></p>



<p>In Europa la situazione è diversa: la media di medici specialisti stranieri sul totale è superiore al&nbsp;15%, con picchi del 25-30% in&nbsp;Germania e Regno Unito. Qui i professionisti vengono inseriti più rapidamente grazie a procedure snelle e contratti stabili, colmando i vuoti in specialità carenti. La Francia, con circa il 12% di medici stranieri, utilizza questi professionisti soprattutto in aree rurali e reparti con alta domanda.</p>



<p><strong>Il caso Veneto e l’impegno della Regione per l’inserimento dei professionisti stranieri&nbsp;</strong></p>



<p>Il Veneto è la prima Regione italiana ad avvalersi della possibilità, prevista fino al 2027 dal decreto Cura Italia, di impiegare medici stranieri con specializzazione conseguita all’estero ma non ancora riconosciuta in Italia. La misura, motivata dall’emergenza di copertura dei turni nei pronto soccorso e nei reparti più in sofferenza, ha suscitato forti critiche da parte di ordini professionali e sindacati, che la definiscono una soluzione “creativa” e priva di adeguate garanzie per law sicurezza dei pazienti.</p>



<p>In questo contesto, ecco l’intervento del&nbsp;<strong>Prof. Foad Aodi, presidente AMSI, presidente Umem (Unione Medica Euromediterranea), presidente Movimento Uniti per Unire, nonché medico, giornalista internazionale ed esperto in salute globale, Direttore dell’AISC, Agenzia Mondiale Britannica Informazione Senza Confini, membro del Registro Esperti FNOMCEO e 4 volte consigliere dell&#8217;OMCeO di Roma e docente dell’Università di Tor Vergata.).&nbsp;</strong></p>



<p>Aodi sottolinea la necessità di un approccio equilibrato: riconoscere il valore dei professionisti già presenti in Italia, ma al tempo stesso adottare procedure rigorose di verifica delle competenze e dei titoli, per trasformare un provvedimento emergenziale in una strategia strutturale di integrazione.</p>



<p><strong>Aodi: «Il Veneto apre una strada, ma servono garanzie e rispetto per chi è già in Italia»</strong></p>



<p>«Da un lato – afferma Foad Aodi, presidente di AMSI, l’Associazione dei medici di origine straniera in Italia – la decisione del Veneto apre per la prima volta un percorso di inserimento per professionisti stranieri già presenti sul territorio, anche senza riconoscimento formale dei titoli. Un segnale importante che, se gestito correttamente, può rappresentare una svolta. Ma attenzione: servono criteri rigorosi e rispetto per le competenze reali».</p>



<p>Aodi evidenzia che non tutti i percorsi di specializzazione esteri sono sovrapponibili a quelli italiani: «La pediatria in Ucraina dura due anni, la chirurgia plastica in Brasile tre. Le differenze nei percorsi formativi sono sostanziali e vanno verificate caso per caso. La legge è generale, ma ogni singola storia professionale merita un’analisi approfondita».</p>



<p>In Italia sono già presenti migliaia di medici stranieri specializzati all’estero ma non ancora riconosciuti: «Si tratta di professionisti formati nella seconda, terza e quarta fase migratoria – prosegue Aodi – Paesi dell’Est, Nord Africa, Medio Oriente. Molti di loro lavorano da anni nei reparti più critici, ma sono fermi a causa della burocrazia».</p>



<p><strong>La proposta: valorizzare chi ha esperienza concreta</strong></p>



<p>Aodi rilancia una proposta concreta: «Tra i nostri iscritti ci sono centinaia di medici italiani e di origine straniera che hanno maturato&nbsp;oltre cinque anni di esperienza nella stessa branca specialistica, pur senza una specializzazione universitaria. È una risorsa che può essere valorizzata se documentata e verificata dai direttori sanitari e generali delle strutture dove hanno lavorato. In molti paesi – dall’America Latina all’Asia – l’esperienza clinica vale quanto un titolo».</p>



<p>Secondo Aodi, per affrontare la grave carenza di specialisti, soprattutto nei pronto soccorso e nei reparti ad alta intensità, occorre guardare alle competenze realmente acquisite: «L’esperienza conta, e va affiancata a percorsi seri di verifica dei titoli e della lingua. Bisogna distinguere tra improvvisazione e reale integrazione professionale. La cura del paziente deve restare al centro».</p>



<p><strong>I rapporti con gli ordini: «Servono dialogo e coraggio»</strong></p>



<p>Aodi critica la reazione negativa di sindacati e ordini: «Ogni volta che si propone un’apertura ai medici stranieri, si alzano barricate. Invece non abbiamo mai sentito una proposta costruttiva. Solo la Federazione nazionale degli infermieri e quella dei podologi hanno avviato un dialogo aperto con noi per valorizzare le competenze e affrontare insieme le criticità: lingua, iscrizione, formazione continua».&nbsp;</p>



<p>Infine, un richiamo al passato: «Fino a pochi anni fa – ricorda Aodi – AMSI dialogava direttamente con gli ordini professionali, con un clima di apertura e rispetto. Oggi sembra che ogni proposta venga respinta in blocco. Ma&nbsp;il problema non è solo la scarsità di specialisti: è la mancanza di volontà politica di risolverlo in modo strutturale.Non si tratta di scegliere tra italiani e stranieri, ma di costruire una sanità che integri chi è già qui, con competenza e trasparenza».&nbsp;</p>



<p><strong>Regioni con maggiore carenza di specialisti</strong></p>



<p>Al sud e in molte regioni del Centro‑Nord il sistema sanitario è sull’orlo del collasso per la mancanza di medici specialisti. In Calabria circa il&nbsp;28% dei medici attivi raggiungerà l’età pensionabile nei prossimi anni, senza ricambio adeguato. La Liguria è tra le regioni più vulnerabili, con una delle percentuali più alte di medici over 55 e una formazione specialistica che non riesce a compensare l’esodo generazionale. Anche il Veneto e la Lombardia vedono vuoti rilevanti: fino al&nbsp;25–30% dei posti vacanti&nbsp;in discipline come emergenza-urgenza e anestesia. In diverse regioni del Sud (escluse solo Puglia e Sicilia) le falle arrivano a superare la media nazionale, rendendo urgente una programmazione mirata.</p>



<p><strong>Regioni con maggiore presenza di specialisti stranieri</strong></p>



<p>Le regioni con la maggiore presenza di specialisti stranieri coincidono in gran parte con quelle a più alta concentrazione di popolazione straniera residente. La Lombardia si distingue nettamente, ospitando la quota più elevata del totale nazionale:&nbsp;oltre il 12% degli specialisti&nbsp;stranieri in Italia lavora nelle strutture lombarde. Seguono Emilia‑Romagna, Veneto e Lazio, dove la presenza straniera è superiore al&nbsp;10‑13%&nbsp;e diventa cruciale nei reparti più colpiti dalla carenza italiana. In particolare, nelle grandi città come Milano e Roma gli specialisti stranieri rappresentano una componente essenziale nella copertura delle branche critiche.</p>



<p><strong>Aodi: “Semplificare, aprire i concorsi e trattenere chi già lavora qui e facilitare ingresso di nuove leve. No a discriminazioni e pregiudizi”</strong></p>



<p>«Non possiamo più permetterci un sistema che da un lato soffre la carenza di specialisti italiani e dall’altro tiene in panchina quelli stranieri che già lavorano nei nostri ospedali – dichiara il presidente AMSI – che potrebbero rappresentare, con le loro competenze, una soluzione importare per i nostri deficit. Serve&nbsp;eliminare l’obbligo di cittadinanza nei concorsi, velocizzare il&nbsp;riconoscimento dei titoli, e dare&nbsp;accesso prioritario ai concorsi a chi opera in Italia da almeno 5 anni. Così potremo trattenere chi già lavora con noi e attrarre nuove competenze. Altrimenti, con le offerte che arrivano da Germania, Regno Unito, Belgio, Olanda e Paesi del Golfo, rischiamo di perdere anche chi è già qui».</p>



<p><strong>Proposte AMSI</strong></p>



<p><strong>• Abolire l’obbligo di cittadinanza nei concorsi pubblici</strong></p>



<p><strong>• Riconoscimento rapido dei titoli esteri</strong></p>



<p><strong>• Accesso prioritario ai concorsi per chi lavora in Italia da almeno 5 anni</strong></p>



<p><strong>• Contratti pubblici stabili e incentivi economici per trattenere i professionisti stranieri</strong></p>



<p><strong>• Coordinamento nazionale per un censimento dei fabbisogno dei specialisti e professionisti della sanità in Italia e quali specialisti e sanitari in particolare.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Per completare le informazioni, abbiamo indicato il numero degli specialisti con titolo conseguito in Italia e quello con titolo ottenuto all’estero: rispettivamente 10 mila e 14 mila professionisti.</strong></p>



<p><strong>Per quanto riguarda le fasi migratorie, la maggioranza degli specialisti in Italia proviene dalla prima fase, caratterizzata dall’arrivo di studenti stranieri. Le altre quote si distribuiscono tra:</strong></p>



<p><strong>• la seconda fase, dopo la caduta del Muro di Berlino, con l’arrivo di professionisti dai Paesi dell’Est;</strong></p>



<p><strong>• la terza fase, legata alla Primavera Araba;</strong></p>



<p><strong>• la quarta fase, avviata durante la pandemia.</strong></p>



<p>In merito alla collaborazione istituzionale, ricordiamo il periodo delle presidenze Melidandri e Del Barone all’interno della FNOMCeO e ordini dei medici, con cui, per la prima volta in Italia, abbiamo avviato un dialogo strutturato per i medici e i professionisti della sanità di origine straniera. In quell’occasione è stata istituita una collaborazione proficua, che auspichiamo possa essere ripresa anche dagli attuali esponenti, anziché chiudere la porta all’AMSI e al suo consiglio direttivo. Non siamo solo numeri o usa e getta.&nbsp;</p>



<p><strong>Riepilogo dei dati (AMSI 31 LUGLIO 2025)</strong></p>



<p><strong>MEDICI SPECIALISTI STRANIERI IN ITALIA: 24MILA SU UN TOTALE DI 47.600</strong></p>



<p><strong>MEDICI SPECIALISTI IN EUROPA: SUPERA IN MEDIA DEL 15% I NUMERI ITALIANI CON PICCHI DEL 25-30%</strong></p>



<p><strong>RETRIBUZIONI: IN GERMANIA, OLANDA, BELGIO, REGNO UNITO, PER I MEDICI SPECIALISTI STRANIERI SUPERANO DEL DOPPIO I NOSTRI. IN SVIZZERA, NORD EUROPA, PAESI DEL GOLFO ANCHE IL TRIPLO E IL QUADRUPLO.</strong></p>



<p><strong>FUGHE: ENTRO IL 2027 RISCHIAMO DI PERDERE IL 30% DI QUESTI PROFESSIONISTI STRANIERI ATTRATTI DALL’ESTERO E DA NOI INSERITI SOLO AL 25% NEL PUBBLICO.</strong></p>



<p><strong>In Italia i medici totali sono circa 250.000. I medici stranieri sono 47.600, di cui circa 24 mila specialisti. Operano soprattutto in anestesia, radiologia, pediatria, ginecologia, chirurgia generale, fisiatria, ortopedia, medicina generale ed emergenza-urgenza. Più del 75% lavora in libera professione per ostacoli burocratici e limitazioni nei concorsi. In Europa la quota di specialisti stranieri è oltre il 15%, con Paesi come Germania e Regno Unito che superano il 25-30%. L’Italia rischia di rimanere indietro se non rimuove le barriere che oggi impediscono di valorizzare e trattenere queste competenze.</strong></p>
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		<title>Il teatro per l&#8217;inclusione: vi aspettiamo a settembre!</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 08:54:20 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/bi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="761" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/bi-761x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18117" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/bi-761x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 761w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/bi-223x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 223w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/bi-768x1034.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/bi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 761px) 100vw, 761px" /></a></figure>



<p>Le associazioni Per i Diritti umani e Amici Della Mente si uniscono ancora!!!</p>



<p>Questa volta vi proponiamo lo spettacolo del gruppo di teatro inclusivo “Facciamo che eravamo” uno dei laboratori all’interno della “bottega per l’inclusione sociale Fabrizio De andrè di Amici Della Mente. Lo spettacolo sará una rivisitazione de’ l’Iliade. Le parole chiave di questo progetto saranno SOSPENSIONE DEL GIUDIZIO e INCLUSIONE. </p>



<p>I gruppi dei laboratori della bottega, sono formati sia da persone che hanno avuto un disagio psichico o psicologico che non. Lo scopo è quello di lottare contro il pregiudizio e lo stogma che purtroppo è ancora presente riguardo al “malato mentale” In questa rappresentazione vi mostreremo il nostro lavoro a cui tutti noi abbiamo messo impegno e dedizione. </p>



<p>Vi aspettiamo numerosi DOMENICA 28 SETTEMBRE presso la biblioteca Chiesa Rossa. Trovate tutte le informazioni sulla locandina. </p>



<p>Ringraziamo l’associazione Per i Diritti umani per averci dato l’opportunità di rappresentare questo spettacolo!</p>
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		<title>Infanzia rom, quasi 40 milioni di euro per progetti per l’inclusione</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Oct 2024 07:01:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione 21 Luglio: se ben gestito dalle amministrazioni sarà una svolta decisiva  Sono 31 i progetti per l&#8217;inclusione dei minori rom dichiarati ammissibili dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ne ha&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="681" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/rom-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17758" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/rom-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/rom-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/rom-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/rom-1536x1021.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><strong>Associazione 21 Luglio: se ben gestito dalle amministrazioni sarà una svolta decisiva</strong> </td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Sono 31 i progetti per l&#8217;inclusione dei minori rom dichiarati ammissibili dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ne ha approvato la graduatoria finale. I progetti approvati saranno finanziati con un importo complessivo che sfiora i 40 milioni di euro, proveniente dalle risorse del Fondo Sociale Europeo, programmazione 2021-2027, &#8220;PN Inclusione e lotta alla Povertà&#8221;.<br>È la prima volta che  una somma così ingente viene destinata all’infanzia rom, considerato un importo complessivo medio di circa 1,3 milioni di euro per città. Tra esse spiccano alcune città metropolitane come Roma (2,2 milioni di euro), Milano (1,9 milioni di euro), Napoli (1,6 milioni di euro), Bologna (1,3 milioni di euro), Torino (1,3 milioni di euro) ma anche province dove la presenza di comunità rom risulta abbastanza esigua come Asti (1,8 milioni di euro), Selargius (1,5 milioni di euro), Genova (1,4 milioni di euro), Latina (960 mila euro) Stando alle ultime rilevazioni dell’Associazione 21 luglio, che da anni monitora costantemente la situazione degli insediamenti monoetnici, a oggi in Italia si contano 97 baraccopoli istituzionali abitate da 11.040 rom e sinti. Di queste, 43 sono insediamenti abitati da 7.200 rom, 50 da 3.700 sinti, e 2 insediamenti misti abitati da 140 tra rom e sinti. In totale sono circa 2.500 le famiglie rom e sinte che non hanno ancora un  alloggio adeguato. <br>Particolarmente grave è la situazione nella Città Metropolitana di Napoli, che ospita la più alta concentrazione di rom in emergenza abitativa in Italia, quasi 3.000 persone. Qui, la presenza di baraccopoli informali, le gravissime condizioni di precarietà nelle quali sono costretti a vivere gli abitanti e l’assenza di piani di superamento rappresentano una sfida importante. Per le azioni di inclusione dei minori rom, l’Avviso pubblico definisce un impegno di spesa pari a  1,9 milioni di euro per il Comune di Giugliano in Campania, 1,6 milioni di euro per la città di Napoli, 666 mila euro per il Comune di Casoria. <br>Secondo l’Associazione 21 luglio l’ingente investimento previsto, se utilizzato al meglio dalle Amministrazioni locali, potrà rappresentare una svolta decisiva nei processi di inclusione che, poggiandosi su piani di superamento dei “campi rom”, consentiranno ai minori presenti nelle città oggetto dell’intervento, di vedere rimosse le barriere che ostacolano il loro sano sviluppo. Un minore presente in un insediamento monoetnico, infatti, vive all’interno di un ascensore sociale bloccato dove le possibilità di un cambio di vita rappresenta una sfida quasi sempre insormontabile. Per Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio «l’occasione è importante e non può essere persa. Elevato infatti è il rischio che alcune amministrazioni non siano in grado di gestire al meglio le risorse per mancanza di personale adeguato, scarsa conoscenza del fenomeno, riproposizione di modelli di intervento fallimentari perché ancorati al passato. Per tale ragione l’Associazione 21 luglio, alla luce delle esperienze maturate, offre consulenza e sostegno a quelle amministrazioni che vorranno avvalersi del nostro supporto, al fine di orientare al meglio i fondi nel definire strategie di intervento efficaci, impattanti e sostenibili».</td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Festival dell&#8217;Umano</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Oct 2024 09:55:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Sabrina Minervini Vi parliamo, oggi, di un festival che si terrà il 12 ottobre presso Ripa di Porta Ticinese 113, Milano e che crediamo essere del tutto in linea con la nostra associazione: il Festival dell’Umano, che quest’anno è giunto alla 4°edizione.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/fes.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="968" height="837" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/fes.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17742" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/fes.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 968w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/fes-300x259.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/fes-768x664.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 968px) 100vw, 968px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Sabrina Minervini</p>



<p>Vi parliamo, oggi,  di un festival che si terrà il 12 ottobre presso Ripa di Porta Ticinese 113, Milano e che crediamo essere del tutto in linea con la nostra associazione: il <strong>Festival dell’Umano, </strong>che quest’anno è giunto alla 4°edizione.</p>



<p>L’evento&nbsp;è organizzato dall’Andrea Bezzi Foundation.</p>



<p>Questa fondazione svolge due  eventi annuali che hanno l’obiettivo di valorizzare l’essere umano e la sua esistenza il primo è l’APF prize, un concorso, dove vengono premiati dei giovani artisti che con le loro capacità nell’arte, nella musica nella cultura etc, sono stati in grado di creare delle idee innovative per affrontare i vari temi che definiscono l’essere umano con i propri pregi e difetti. (lavoro, amore, amicizia ,affetti)</p>



<p>Il secondo è il Festival dell’Umano che ha lo scopo di far porre delle domande sul vero valore dell’uomo. Nelle edizioni precedenti sono state affrontate tematiche come ad esempio l’importanza di apparire e l’essere sempre perfetti esteticamente per paura di essere giudicati.</p>



<p>Quest’anno&nbsp;l’evento si concentrerà su due parole opposte tra loro,</p>



<p><strong>altruismo </strong>e <strong>egoismo</strong></p>



<p>Sarà una giornata interamente dedicata a questi due&nbsp;macro&nbsp;argomenti&nbsp;e in particolare&nbsp;al porsi delle domande su questi temi.</p>



<p>Oltre a questo&nbsp;verrà affrontato anche il “tema manageriale”&nbsp;molte aziende parteciperanno a questo evento tra cui&nbsp;PizzAut&nbsp;con il suo fondatore Nico Acampora, Fondazione Cariplo e&nbsp;il Comune di Milano.</p>



<p>In questa parte dell’evento verrà affrontato l’arduo tema&nbsp;del lavoro&nbsp;e dell’inclusione.</p>



<p>Perché si guadagna di più nell’assumere una persona con disabilità in azienda?&nbsp;Perché una persona con disabilità può essere una risorsa in&nbsp;un team&nbsp;di lavoro?</p>



<p>Se siete curiosi di scoprirlo vi aspetto&nbsp;in Ripa di&nbsp;Porta &nbsp;Ticinese&nbsp;113, Milano.</p>



<p>Ops, dimenticavo: puoi partecipare anche on line!</p>
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		<title>Disability glam: raccontarsi attraverso il corpo</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Sep 2024 08:22:17 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/fil.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/fil-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17707" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/fil-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/fil-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/fil-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/fil.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Come promesso, oggi approfondisco il progetto “Disability Glam” ideato da Gianfranco Falcone, ma che ha avuto tra i protagonisti anche il sottoscritto.<br>Gianfranco oltre a fotografare varie persone con disabilità, ha raccontato come ha vissuto questa esperienza e chi c&#8217;era dietro questi corpi. Il link Fotografia &#8211; Mentinfuga racchiude il<br>lavoro svolto.<br>Ci sarà la possibilità di conoscere di persona il fotografo in questione e di apprezzare le foto dal vivo Giovedì 19 settembre alla Biblioteca Chiesa Rossa di Milano nell&#8217;ambito del Festival delle Abilità.<br>Chi è Gianfranco Falcone? Molte cose in verità. Ha viaggiato molto da ragazzo e successivamente si è laureato in Filosofia. Grazie alla laurea, ha lavorato alle elementari e ha aperto e gestito per anni uno sportello psicopedagogico. Nemmeno la sindrome di Guillain Barrè lo ha fermato, ma solo reso disabile. Recentemente, infatti, si è laureato in Psicologia, diventando così della professione a tutti gli effetti. Ha scritto vari libri con lo pseudonimo di Mario Mascaro. Il suo ultimo romanzo s&#8217;intitola “21 volte Carmela”, una<br>serie di racconti di donne, o meglio, “carmele” tutte diverse. Collabora anche con Il Manifesto, L&#8217;Espresso e Left.<br>C&#8217;è molto molto da chiedere a Gianfranco. Questa volta ho deciso di approfondire l&#8217;esperenza di “Disability Glam” visto il suo entusiasmo contagioso.</p>



<p><br>•⁠&nbsp;⁠Da dove nasce l&#8217;idea?<br>Scrittura e fotografia sono sempre stati i miei strumenti espressivi privilegiati. Per me è stato un gesto naturale focalizzare scrittura e fotografia su ciò che fa parte della mia vita. È stata una logica conseguenza del processo artistico fotografare e raccontare storie di<br>persone con disabilità partendo dei loro corpi, dai nostri corpi. I corpi hanno una potenzialità espressiva straordinaria, il corpo arriva più velocemente all’attenzione e alla considerazione delle persone, ancora di più se poi è un corpo nudo.<br>&nbsp;<br>•⁠&nbsp;⁠So che al progetto hanno partecipato più donne che uomini. Ti sei chiesto il perché?<br>Mi sono confrontato con fotografi professionisti. Mi dicevano che è più facile trovare modelle donne. Credo che il concetto di sesso forte sia veramente fasullo e da rivedere.<br>C’è una forza nelle donne, una capacità di mostrarsi, di raccontarsi per come si è che spesso l’uomo non ha, così prigioniero com’è degli stereotipi relativi al genere e alla bellezza. Gli uomini fanno più fatica a esporsi, a “mettersi a nudo”. Non mi riferisco soltanto alla nudità che fa a meno dei vestiti. I maschietti fanno più fatica a togliersi le maschere, di qualunque genere esse siano.<br>&nbsp;<br>•⁠&nbsp;⁠Cosa è piaciuto di più del progetto ai partecipanti? Come hanno vissuto<br>l&#8217;esperienza?<br>Le persone che hanno partecipato al progetto mi hanno sempre detto che per loro è stata un’esperienza positiva. Si sono sentite valorizzate, hanno avuto la possibilità di riscoprire la propria bellezza e la propria storia. Anche per me ogni incontro è stato prezioso. Mi ha dato modo di riflettere in modo sempre più accurato sulla disabilità, la mia e quella degli altri, di andare incontro alla poesia di corpi e anime che si svelavano con sincerità. È questo è sempre qualcosa che riappacifica con la vita.<br>Poi dovresti essere tu a dirmi come hai vissuto questa esperienza, visto che anche tu hai fatto da modello per il Disability glam.</p>



<p>&nbsp;<br>•⁠&nbsp;⁠So che stai preparando un libro sul Disability glam. Puoi anticiparci qualcosa?<br>Non dire gatto finché non ce l’hai nel sacco. Ad ogni modo sì. Sono stato contattato da un editore e abbiamo iniziato a lavorare al progetto di un libro con fotografie e testi. Siamo alle prime battute. Vedremo che cosa ne esce fuori, e soprattutto se ne esce fuori<br>qualcosa.</p>



<p><br>•⁠ ⁠Perché altri dovrebbero partecipare al progetto?<br>Se non siamo noi a raccontare le nostre storie saranno gli altri a farlo. E lo faranno a loro uso e consumo. È importante che a raccontare siano i protagonisti del mondo della disabilità, le persone come me e come te, che tutti i giorni vivono sulla loro pelle una<br>condizione di disabilità. Troppo spesso la disabilità viene equiparata alla malattia, al limite, all’assenza. Questa è una visione distorta della realtà. Il Disability Glam, la disabilità svelata nasce anche per mostrare la varietà di storie, di bellezza, di avventure di cui il mondo della disabilità è portatore nel suo essere nel mondo e con il mondo.<br>Concludo rispondendo alla domanda di Gianfranco sull&#8217;esperienza “Disability Glam”.<br>Ho cercato di divertirmi e di tirare fuori la mia personalità attraverso il volto e il corpo, ma ho anche avuto modo di riflettere sul modo in cui mi guardo.<br>Vi aspettiamo il 19!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/filo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/filo-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17709" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/filo-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/filo-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/filo-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/filo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>&#8220;Buone notizie&#8221;. Seconda chance!</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Aug 2024 09:43:07 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/sab.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="682" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/sab-682x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/sab-682x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 682w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/sab-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/sab-768x1153.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/sab-1023x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1023w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/sab.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1066w" sizes="(max-width: 682px) 100vw, 682px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>di Martina Foglia </p>



<p></p>



<p>Questa intervista dimostra come, nonostante le tante difficoltà e le tante volte in cui la vita mette a dura prova, l&#8217;importante è non mollare e percorrere sempre la propria strada con coraggio, convinzione e determinazione come è successo a Sabrina che ha trovato nel sociale un ambito dove potersi esprimere liberamente senza pregiudizi di alcun tipo e al tempo stesso, essere d&#8217;aiuto ad altre persone in difficoltà.</p>



<p>Vuoi presentarti?</p>



<p><br>Mi chiamo Sabrina, ho 28 anni, sono una ragazza molto curiosa verso tutto vió che mi circonda. Sono sempre in cerca di qualcosa per poter cambiare nel mio piccolo, per quello che posso, quello che non mi va di questo mondo.</p>



<p>Sei molto attiva nel sociale: come sei arrivata a questa scelta? C&#8217;è stato qualcuno oppure qualche associazione che ti ha aiutato e incoraggiato nell&#8217;intraprendere questa strada?<br><br>Subito dopo la scuola superiore mi sono addentrata nel duro mondo del lavoro. Mi sono subito resa conto dell’enorme difficoltà nel trovarne uno.<br>Poiché sono una persona con disabilità sia motoria che visiva, e per questo non del tutto autonoma, quando tentavo di svolgere un colloquio di lavoro la risposta era sempre: ”hai troppe esigenze “, “abbiamo bisogno di una persona più veloce e smart” , “le faremo sapere “ senza poi ricevere alcuna risposta, oppure, nella migliore delle ipotesi, i progetti “mirati” all’inserimento lavorativo per persone con disabilità mi facevano svolgere tirocinii senza alcun tipo di affiancamento, lasciandomi in balia di me stessa.<br>Dopo queste esperienze negative e frustranti sono entrata in un periodo molto buio della mia vita (non solo per il lavoro, ma anche per altri motivi) che non mi facevano accettare la mia disabilità.<br>Mi sentivo persa, non sapevo cosa fare per uscire da questo tunnel che mi faceva vedere tutto nero. Con l’aiuto e la spinta da parte dei miei genitori ho iniziato a svolgere un percorso psicologico (che svolgo regolarmente ancora oggi) grazie al quale ho conosciuto il dottor Gabriele Catania.<br>Insieme a lui, oltre a svolgere un percorso psicologico che mi sta aiutando ad accettare la mia condizione, ho conosciuto anche l’associazione &#8220;Amici Della Mente&#8221; (di cui lui è fondatore) che si occupa principalmente di lottare contro il pregiudizio e lo stigma che è ancora presente quando si parla di salute mentale e di disagio psicologico.<br>La particolarità di questa associazione è che combatte ogni forma di discriminazione e di pregiudizio anche attraverso l&#8217;Arte e<br>questo mi ha permesso di raccontare la mia vita e ció che provo anche attraverso la musica che durante il mio percorso di vita ho sempre utilizzato come valvola di sfogo.<br>Prima di conoscere &#8220;Amici Della Mente&#8221;, infatti, ho sempre cantato e ascoltato musica rock perchè grazie ad essa riuscivo a tirare fuori la mia rabbia e a rispecchiarmi in alcune canzoni come, per esempio, quelle dei Linkin Park in cui il cantante parlava del non essere mai contento degli obiettivi raggiunti.<br>Da quando ho conosciuto &#8220;Amici Della Mente&#8221; ho conosciuto anche i testi di Fabrizio De Andrè.; &#8220;Amici Della Mente&#8221; crede molto nella sua opera e nel suo pensiero perché con i suoi capolavori questo cantautore ha parlato di ogni forma di discriminazione e di ció che ancora oggi ci fa porre delle donande su ció che ancora non va nella società di oggi.<br>Lui ha dato una voce a coloro che vengono sempre messi da parte. Mi sono rispecchiata subito nelle sue canzoni al punto tale che, ispirandomi ad un progetto di Gabriele Catania che ha modificato i testi di alcuni brani per raccontare le storie dei pazienti (il progetto si chiama &#8220;Faber in mente&#8221;), ho cambiato anche io due testi del cantautore: in uno parlo (su musica di &#8220;Khorakhanè&#8221;) della mia vita e lancio il messaggio di aprire gli occhi, di non rimanere indifferenti e di non lasciare indietro chi è meno performante e meno produttivo perché, al contrario, puó essere una risorsa; l’altro testo (su musica de &#8220;La canzone di Marinella&#8221;) dedico proprio a Faber la mia esperienza personale.<br>Testimoniare parlando della mia vita e di ció che provo e cantare queste canzoni in vari eventi mi ha fatto capire che anch’io posso lanciare un messaggio e lasciare un segno.<br>Un’altra associazione che mi sta incoraggiando a continuare il mio percorso nel sociale è &#8220;Per i diritti umani&#8221; perché, attraverso la scrittura di articoli, ho la possibilità di “gridare“ quali siano, secondo me, i diritti che ancora vengono negati a chi è dimenticato dalle istituzioni.<br>Inoltre, attraverso la lettura di articoli dei miei “colleghi”, mi rendo conto che non sono sola.</p>



<p></p>



<p>Veniamo ora all&#8217;argomento della nostra intervista:il tuo tirocinio presso &#8220;Fondazione Eris&#8221;: come ne sei venuta a conoscenza ?</p>



<p><br>Ho ricevuto una telefonata da parte dell’ufficio per l’impiego, mi è stato chiesto di svolgere un colloquio insieme ad altre persone, dopo il colloquio siamo stati divisi in più gruppi in base al proprio titolo di studio.<br>Sono diplomata come perito turistico, per cui sono stata mandata al CAPAC (Politecnico del Commercio e del Turismo) che, oltre ad essere una scuola, si occupa anche di far svolgere tirocinii alle persone con disabilità; all’interno del CAPAC , infatti, c’è Fondazione Enaip che si occupa proprio di questo.<br>Esaminando il mio CV e le mie competenze, fondazione Enaip lo ha inviato a Fondazione ERIS la quale si è resa disponibile a farmi svolgere un tirocinio.</p>



<p><br>Qual era il tuo ruolo all&#8217;interno di questo tirocinio ? Il tirocinio era retribuito? Per quanto tempo l&#8217;hai svolto?</p>



<p><br>Ho svolto un tirocinio di sei mesi. La fondazione ERIS si occupa del reinserimento nella società di ragazzi che hanno avuto problemi di dipendenze o che hanno avuto problemi con la Legge dando loro così una seconda chance.<br>Io mi occupavo dell’inserimento dati dei tirocinii lavorativi svolti dai ragazzi nel loro sistema aziendale.</p>



<p><br>Con quale tipologia di persone sei entrata in contatto? So che questa realtà si dedica al completo reinserimento di queste persone che hanno avuto una vita drammatica, ovvero il reinserimento non avviene solo unicamente dal punto di vista lavorativo: puoi spiegarci meglio?</p>



<p><br>Oltre all’ambito lavorativo, la fondazione si occupa anche di far svolgere attività ricreative come: lo yoga, la mindfilness o attività musicali.<br>Inoltre si occupa di offrire alloggio a chi non ha fissa dimora.</p>



<p>Qual è stata la cosa più bella che hai imparato da questa esperienza e dalle persone che hai conosciuto?</p>



<p>Grazie a questa esperienza sono cresciuta a livello umano. Grazie alle storie di queste persone e alla vita che hanno avuto ho visto nei loro occhi la voglia di riscattarsi e ho capito che la seconda possibilità non si nega a nessuno; è importante soprattutto ascoltare fino in fondo la storia di una persona e il motivo che l’ha portata a fare quello che ha fatto (se ha avuto problemi con la legalità).</p>



<p><br>Progetti futuri?</p>



<p><br>Quello che spero di fare in futuro è essere ancora più coinvolta nell’ambito del sociale perché ho capito che posso fare la differenza e che nel mio piccolo posso cambiare le cose.<br></p>



<p>In tre parole, che cosa ti senti di dire ai ragazzi che volessero percorrere la strada nel settore del sociale?</p>



<p><br>Ai ragazzi che volessero intraprendere la strada del sociale direi che farebbero benissimo! Scopriranno nuove realtà e si sentiranno molto cresciuti a livello umano.<br>Prima di lanciarsi in queste esperienze li inviterei a sospendere il proprio giudizio e ad ascoltare la storia che c’è dietro ad ogni persona.<br></p>



<p>In una parola oggi Sabrina é&#8230;?</p>



<p><br>Sabrina oggi è cresciuta grazie alle esperienze che ha vissuto.<br>È sicuramente una persona che sta diventando sempre più consapevole dei suoi limiti ma anche dei propri punti di forza e di ció che puó fare per gli altri</p>



<p>Il tuo motto è<br>Il mio motto è: &#8220;The show must go on”, nonostante quello che ti può capitare devi avere la forza di reagire ed di andare avanti</p>



<p></p>



<p>Concludo affermando che quest&#8217;intervista ci dimostra che non bisogna mai mollare al primo tentativo, bisogna sempre cercare di riprovarci così da trovare la propria strada, la propria dimensione, credendo sempre in se stessi e nelle proprie capacità anche se a volte ci può sembrare impossibile.</p>
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		<title>Medici stranieri in Italia, Foad Aodi (AMSI): “Dubitare delle competenze dei professionisti sanitari che arrivano qui aumenta i pregiudizi”</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 08:57:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista della giornalista Francesca Mazzini al Prof. Foad Aodi. Le tematiche della nostra sanità a 360 gradi https://www.tag24.it/1080641-medici-stranieri-in-italia-intervista-foad-aodi-amsi/ In Italia per far fronte alla carenza di personale sanitario, chiamare medici e infermieri stranieri sembra essere l’ultima risorsa disponibile. La&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Intervista della giornalista Francesca Mazzini al Prof. Foad Aodi. Le tematiche della nostra sanità a 360 gradi</strong></p>



<p><a href="https://www.tag24.it/1080641-medici-stranieri-in-italia-intervista-foad-aodi-amsi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.tag24.it/1080641-medici-stranieri-in-italia-intervista-foad-aodi-amsi/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="290" height="290" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17596" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 290w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao-150x150.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao-80x80.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 290px) 100vw, 290px" /></a></figure></div>



<p class="has-text-align-left">In Italia per far fronte alla carenza di personale sanitario, chiamare medici e infermieri stranieri sembra essere l’ultima risorsa disponibile. La speranza è quella di trovare una soluzione alla situazione, giunta ad uno stadio emergenziale. Una strategia che si pensa di adottare in diverse regioni del bel Paese, tra cui la Lombardia, come annunciato nei giorni scorsi da Guido Bertolaso. L’assessore al Welfare della Lombardia vorrebbe portare in Italia oltre 3mila infermieri e 500 medici direttamente dal Sudamerica. <br>Questa soluzione non trova i consensi fra tutti gli addetti ai lavori del settore sanità, tra chi insiste sulla necessità di dare più spazio a medici e infermieri nostrani, chi ha timore dello scoglio delle difficoltà della lingua parlata o delle diverse competenze che potrebbero sussistere. Altri ancora, ravvisano in questi atteggiamenti delle perplessità legate a pregiudizi.<br>Campane diverse ma la voce che grida allo stop di soluzioni “tappabuchi” è univoca: il personale sanitario in Italia è ridotto ai minimi termini; bisogna trovare una soluzione per impedirne l’esodo all’estero. Modifiche all’intero sistema organizzativo della sanità sono urgenti oltre che necessarie.</p>



<p>Il&nbsp;Professor Foad Aodi, presidente dell’AMSI (Associazione Medici Di Origine Straniera In Italia) e dell’UMEM (Unione Medica Euromediterranea), ha approfondito la questione insieme a&nbsp;Tag24.<br>Medici stranieri in Italia, Foad Aodi: “Da anni denunciamo la carenza di personale. Ora questa soluzione è inevitabile”</p>



<p>D: Qual è il suo punto di vista sulla situazione in cui si trova l’Italia? E’ d’accordo con la soluzione proposta da Guido Bertolaso? Si tratta di una strategia momentanea, “tappabuchi”, oppure potrebbe funzionare?<br>R: Per quanto riguarda la situazione della carenza dei medici, infermieri, fisiatri e farmacisti – queste sono attualmente le quattro figure che vengono richieste maggiormente – possiamo dire che ormai è una patologia cronica. Noi dell’AMSI (Associazione Medici Di Origine Straniera In Italia) abbiamo cominciato a denunciare 15 anni fa questa situazione, invitando tutti, politici, associazioni, sindacati, a cominciare insieme una programmazione, affinché non si arrivasse ad una situazione così grave.<br>Avevamo un quadro anche di ciò che accadeva a livello internazionale: avevamo capito che questa carenza sussisteva non solo in Italia. Siamo davanti ad una situazione desertica dal punto di vista sanitario. Un secondo elemento poi è da tenere in considerazione: negli ultimi cinque anni abbiamo ricevuto più di 8.000 richieste di medici, specialisti, infermieri, fisiatri e farmacisti da tutte le regioni, sia pubblico che dal privato. In entrambi i settori le richieste maggiori arrivano per il pronto soccorso, ortopedia, fisiatria, chirurgia generale, emergenza, anestesia, radiologia e ginecologia.<br>D: In quest’ultimo periodo si parla molto di test di ingresso alle facoltà di medicina…Pro o contro? Parte del problema o soluzione secondo lei?<br>R: Adesso stiamo affrontando la questione dell’esame di ammissione alla facoltà di Medicina, ma i problemi non si risolvono con l’abolizione dell’ingresso. Noi non abbiamo bisogno di medici generici ma di specialisti, che è diverso. Tutti quelli che entrano all’università si devono specializzare. Bisogna combattere l’abbandono della facoltà che affligge il 20% tra studenti italiani e il 15% di quelli stranieri. Per quello non servono soluzioni tamponi.<br>Medici stranieri e carenza di personale, Aodi spiega la situazione delle Regioni e il “decreto Cura Italia”<br>Il Professor Aodi ha spiegato nel dettaglio qual è la situazione attuale in alcune delle Regioni italiane. La carenza di personale sanitario viene arginata anche grazie all’applicazione del “decreto Cura Italia”, la cui applicabilità è stata estesa fino al 2025.<br>“Le Regioni hanno cominciato a manifestare interesse, tra cui Lazio, Sicilia, Sardegna e hanno attivato collaborazioni con l’AMSI. L’Associazione Medici di Origini Straniera in Italia, fondata nel 2000, ha già dato disponibilità a tutte le regioni, con conferenze online ed esperti. Dal 2020, con l’inizio della pandemia, è stato istituito il “decreto Cura Italia” (Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18, ndr.) che grazie all’articolo 13, consente ai medici e infermieri di lavorare in Italia, senza passare per la strada ordinaria del riconoscimento del titolo presso il Ministero della Salute. Si procede tramite deroga delle regioni.<br>Il decreto aveva consentito ai medici ucraini e russi, e poi a tutti quelli venuti all’inizio della pandemia, di venire in Italia a lavorare, per dare una mano. Piano piano questo decreto – con scadenza nel 2022 – è stato rinnovato, fino al 31 dicembre 2025, ma non tutte le regioni l’hanno applicato. Alcune regioni hanno sofferto molto, come la Calabria con i medici cubani, la Sardegna, la Sicilia, Lombardia e altre regioni adesso stanno iniziando ad utilizzare il decreto. Noi volevamo coinvolgere i nostri professionisti della sanità prima di far arrivare qualcuno dall’estero. Vogliamo utilizzare i medici che stanno in Italia”.<br>Il Presidente di UMEM (Unione Medica Euromediterranea) poi continua ad illustrare le conseguenze della cattiva organizzazione del sistema sanitario pubblico:<br>“Purtroppo la risposta è stata molto negativa per quanto riguarda la decisione di chi sta in Italia. Il motivo qual è? Gli stranieri professionisti della sanità qui non accettano di lasciare un contratto a tempo indeterminato e sicuro per andare verso la struttura pubblica per un anno. Perché noi sappiamo che chi non ha la cittadinanza italiana non può accedere ai concorsi pubblici. Quindi potrebbero entrare per questo famoso periodo di un anno, ma poi non si sa come andrà a finire.<br>Tante Regioni si stanno rivolgendo ai professionisti della sanità all’estero e anche all’AMSI perché non ci sono risposte alle loro esigenze attualmente. Per tale motivo ora è una scelta obbligatoria. Avevamo avvertito tutti dieci anni fa. Se non cominciamo a programmare, a specializzare tutti e a puntare sulle specializzazioni più richieste e più carenti, è normale che poi arriviamo a rivolgerci all’estero come hanno fatto la Francia, la Germania e altri Paesi europei che hanno iniziato molto prima dell’Italia”.<br>La questione delle competenze dei medici stranieri in Italia per Foad Aodi è una discriminazione<br>D: Tra le perplessità più frequenti, per quanto riguarda la scelta di far arrivare medici e infermieri dal Sud America, c’è la questione competenze. Hanno le stesse qualifiche dei medici in Italia? La carenza di specializzazioni in settori particolari è un’esigenza a cui si può far fronte con questa decisione?<br>R: Per quanto riguarda le specializzazioni, qui ne mancano parecchie perché in Italia negli ultimi 15 anni non è stata fatta una programmazione. Tra chi non le sceglie, chi non le vuole fare, chi va nel privato e la fuga di massa all’estero, la situazione è grave. Abbiamo denunciato tutto questo con statistiche, dati reali. In più l’aumento delle aggressioni ai medici, i salari bassi e i turni massacranti, stanno aggravando questa carenza dei professionisti. Bisogna affrontare la realtà e risolvere concretamente i problemi ma purtroppo ci agitiamo molto e si agisce poco. Solo dichiarazioni, slogan, propositi, ma di concreto poco.<br>Dubitare delle competenze dei medici che arrivano qui dall’estero è una dichiarazione gravissima secondo me. La nostra associazione è una realtà presente in 120 Paesi e affrontiamo tutti i giorni le carenze dei professionisti della sanità. Non penso che tutti siano andati a scegliere professionisti non competenti. La selezione di chi viene qui deve essere fatta con criterio e in modo approfondito, questo è chiaro perché si tratta della salute. Vanno verificati i titoli, va insegnata la lingua italiana, ma non in nove mesi, al massimo in tre, come fanno in tutti gli altri Paesi.<br>In tre mesi già si comincia a lavorare, applicandosi, non come gli studenti sui libri. La risposta è semplice, bisogna selezionare l’università di provenienza, fare una verifica, ma non sparare nel mucchio in modo generale. Non si risolve così. Adesso tutti parlano di analisi di soluzione ma noi vogliamo vedere la concretezza.<br>La soluzione alla carenza di personale sanitario in Italia secondo Aodi<br>D: Per non cadere nella trappola tappabuchi quindi qual è secondo lei la soluzione?<br>R: Avrebbero dovuto ascoltare l’allarme dell’AMSI. La prima volta che ho chiesto ufficialmente censimento per quanto riguarda la mancanza dei professionisti della sanità e programmare il futuro in base a questa necessità è stata nel 2003. Purtroppo non ci si è reso conto della situazione che è molto grave. Si è continuato a girare intorno al problema, ma non è stato mai affrontato con una vera soluzione. Bisogna prima coinvolgere i professionisti della sanità che stanno qui in Italia, combattere la fuga all’estero.<br>Occorre programmare le specializzazioni, combattere la fuga dal pubblico e l’esodo all’estero e capire quali sono i motivi, far specializzare tutti quelli che si laureano in medicina, intensificare la collaborazione tra tutti gli albi professionali, non andare uno contro l’altro. Con queste dichiarazioni discordanti, purtroppo, rispetto al 2020, siamo andati incontro all’aumentato del 35% della discriminazione nei confronti dei professionisti della sanità, perché quando si dice che non sono competenti, non sanno la lingua italiana o altro, nell’opinione pubblica poi nascono alcuni pregiudizi.</p>
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		<title>Civil week: ascoltare per capire e conoscersi</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2024 11:56:45 +0000</pubDate>
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<p>di Martina Foglia </p>



<p></p>



<p>L&#8217;associazione per i diritti umani ringrazia la biblioteca condominiale di Lambrate (Cohbiblio e Lucia Pompele) per aver ospitato l&#8217;iniziativa &#8220;Libri Parlanti&#8221;all&#8217;interno della Civil Week, settimana ricca di eventi per ricordare l&#8217;importanza del rispetto della tutela dei diritti civili di ogni singolo cittadino e per sottolineare il ruolo attivo che ogni singolo cittadino deve poter esercitare nella comunità in cui vive.</p>



<p>All&#8217;interno di questo contesto l&#8217;associazione Per i diritti umani ha proposto per il pomeriggio di sabato 11 maggio l&#8217;iniziativa &#8221; Libri parlanti&#8221;, ossia persone che hanno saputo trasformare la loro &#8220;diversità&#8221; in un&#8217;esperienza di vita da raccontare a chiunque volesse ascoltare.<br>Un incontro con l&#8217;Altro privo di filtri, intimo e individuale per smantellare i pregiudizi e gli stereotipi.<br>L&#8217;evento di sabato è stato molto bello, aperto e commovente; ognuno si è raccontato sinceramente e con naturalezza.<br>Abbiamo regalato un&#8217;esperienza unica alle persone che ci hanno ascoltato, e questa è stata la nostra più grande soddisfazione, senza tralasciare l&#8217;aspetto di gruppo che si è creato tra noi &#8220;libri&#8221;.</p>
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		<title>La biblioteca umana contro i pregiudizi</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 08:16:29 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/blioteca_umana-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="663" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/blioteca_umana-1-1024x663.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17533" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/blioteca_umana-1-1024x663.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/blioteca_umana-1-300x194.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/blioteca_umana-1-768x497.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/blioteca_umana-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1040w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p>Se ci fermiamo a riflettere, ci accorgiamo che tutti i giorni nella nostra vita quotidiana abbiamo interazioni con persone diverse da noi, quando andiamo a fare la spesa, dal panettiere o in posta o semplicemente quando usciamo con i nostri amici; queste azioni per noi sono una routine, non ci soffermiamo mai a pensare se nelle conversazioni o interazioni abbiamo agito con pregiudizio o con preconcetto. Dentro di noi pensiamo: &#8220;Tanto è il mio migliore amico, ci perdonerà&#8221;  oppure &#8220;Tanto è un commerciante chissà quante persone vede, ci  avrà fatto l&#8217;abitudine&#8221;. Penso, invece, che non ci si debba mai abituare al pregiudizio perché è dal pregiudizio che poi si può generare indifferenza,  idiosincrasia o nel peggiore dei casi arrivare all&#8217;odio! Vi faccio un esempio personale: sono una ragazza con disabilità motoria, se tutti i giorni mi dicessero &#8220;poverina&#8221;, oppure solo perché ho pronunciato il mio nome alla domanda &#8220;Come ti chiami? sentirsi dire: &#8220;Ah ma parla!&#8221; mi sentirei sottovalutata, non apprezzata per quello che sono realmente; questo esempio per dire come per una &#8221; categoria&#8221; (in questo caso le persone con disabilità, vengano attribuite omologhe caratteristiche pur essendo persone diverse, accomunate solamente dalla disabilità fisica) l&#8217;idea che &#8220;le persone con disabilità non riescono a comunicare&#8221; sia una generalizzazione figlia del pregiudizio perché presuppone che tutte le persone (dis)abili abbiano questa difficoltà cosa assolutamente non vera. </p>



<p>Il pregiudizio è un giudizio a priori dato senza conoscere la storia della persona o gruppo di persone a cui è rivolto. Prima di esprimerci dovremmo conoscere a fondo la storia di ogni persona. È ovvio che  non lo si può  fare con tutti  perché le persone che ci circondano sono tante, ma se vogliamo davvero approfondire la conoscenza di una persona diversa da noi, ovvero costruire un primo approccio che sia privo di pregiudizio, esiste una modalità di interazione molto originale e, secondo me,  per niente banale di cui vi parlerò nelle prossime righe di questo articolo! Se vogliamo avere un primo approccio autentico con l&#8217;Altro, un&#8217;idea potrebbe essere partecipare all&#8217;iniziativa della <strong>biblioteca vivente</strong> o anche detta dei <strong>libri parlanti</strong>. L&#8217;idea è nata da Ronni Abergel nella città di Copenaghen in Danimarca. L&#8217;ideatore definì questa esperienza &#8220;Human library&#8221;, ossia biblioteca umana appunto, che trovò applicazione nei primi anni 2000 per poi approdare in tutta Europa e nel 2007, grazie ad un progetto all&#8217;Università di Torino, anche nel nostro Paese. </p>



<p>I libri parlanti o human library non sono altro che delle persone che  hanno visto nella loro diversità una risorsa, un qualcosa di prezioso e per questo scelgono di condividere parte della loro storia con chi decide di ascoltarla. I fruitori di questa esperienza, o meglio i  &#8220;lettori&#8221; del libro, prima di cominciare la &#8220;lettura&#8221;si rivolgono al bibliotecario/a che è colui o colei che mostra il catalogo dei libri che partecipano, un elenco con il titolo del libro, i vari capitoli che rimandano all&#8217;argomento che il &#8220;libro&#8221; desidera trattare. Questi scritti vengono consegnati precedentemente al bibliotecario dai &#8220;libri&#8217; stessi, in modo che  il bibliotecario, avendo letto le storie di tutti, possa consigliare al lettore la storia più adatta a lui in quel dato momento e secondo gli interessi espressi. Caratteristica molto importante di questa modalità di interazione  è il tempo che viene  stabilito in 15 minuti circa, per permettere a più persone di poter &#8220;leggere&#8221; uno stesso libro. Un&#8217;altra caratteristica molto importante: l&#8217;interazione tra libro e lettore DEVE avvenire in modalità &#8220;One to One&#8221;, ovvero il lettore si siede di fronte al libro scelto e inizia l&#8217;ascolto: questa modalità permetterà ai due attori in gioco di creare un rapporto &#8220;intimo&#8221; così da permettere ad entrambi la reciproca conoscenza. Altra regola di questa esperienz: il lettore-ascoltatore ha la possibilità di rivolgere alcune domande al libro-narratore e, di contro, se il libro ritiene la domanda inopportuna può decidere di non rispondere. </p>



<p>Lo scopo di questa esperienza è provare a scardinare il pregiudizio di cui noi stessi siamo artefici e a volte vittime. Mi è capitato più volte di partecipare all&#8217;iniziativa come lettrice di più libri e ho ascoltato storie bellissime e commoventi. Capita per fortuna non spesso di entrare in libreria e acquistare un libro solo perché ci attira la copertina,  sottovalutandone il contenuto che invece è la parte fondamentale. Così come un libro, anche ognuno di noi non va giudicato, se non dopo averlo prima letto (o ascoltato). </p>



<p></p>



<p>Potrete partecipare ad una sessione di Biblioteca umana o di Libri parlanti il prossimo 11 maggio alle ore 15. Presso Cohbiblio Lambrate, Via Pitteri 93 (MM2, Lambrate)</p>



<p><strong>Evento organizzato da Associazione Per i Diritti umani </strong>in occasione della Civil Week, a Milano. </p>



<p></p>



<p>Vi aspettiamo!</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/libri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/libri-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17534" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/libri-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/libri-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/libri-768x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/libri-1086x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/libri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1414w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></a></figure>
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