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	<title>pregiudizio Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Uniti per Unire: nasce l&#8217;osservatorio internazionale anti-violenza sulle donne</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2021 07:27:24 +0000</pubDate>
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<p>Così, la comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) ,l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) ,l&#8217;unione medica euro mediterranea (Umem) e il Movimento internazionale Transculturale interprofessionale Uniti per Unire esprimono i loro auguri a tutte le donne di tutti i paesi del mondo invitando tutti a difendere i diritti ,la libertà, la sicurezza e l&#8217;autonomia delle donne. Oggi un giorno importante a livello mondiale per la festa delle donne che deve far riflettere tutti per quanto riguarda l&#8217;importanza del ruolo delle donne nelle società tutti i giorni, non solo l&#8217;8 marzo. Le donne hanno vinto numerose battaglie ma dobbiamo far ancora tanto per combattere la violenza contro le donne e rispettare tutti i loro diritti.</p>



<p>&#8220;Le nostre associazioni e comunità da anni sono contro la violenza sulle donne con iniziative pubbliche ,sportello online e assistenza sanitaria, valorizzando il ruolo delle donne. Per questo lanciamo oggi l&#8217;osservatorio internazionale anti-violenza sulle donne di Uniti per Unire, Amsi ,Co-mai e Umem per intensificare il nostro impegno tutti i giorni con iniziative,ricerca ,statistiche e proposte&#8221;, così dichiara il presidente Amsi e Co-mai e membro registro esperti Fnomceo, Foad Aodi, lanciando il *#Manifesto dell&#8217;Osservatorio internazionale Anti-violenza sulle Donne con statistiche del 2020 e proposte per il futuro.</p>



<p>*Statistiche*</p>



<p>Sono aumentate del 40% le patologie ortopediche di cui il 60% sono donne nel periodo del coronavirus, per motivi di eccessivo impegno professionale e casalingo, scarsa attività fisica , stress e sovrappeso.</p>



<p>Sono aumentate le crisi famigliari in Italia e nel mondo di circa 25% ,per colpa della crisi economica famigliare e del lockdown.</p>



<p>Sono in aumento continuo le violenze sessuali contro le donne migranti durante i loro &#8220;viaggi della speranza&#8221; e nel mare.</p>



<p>Sono in aumento le discriminazioni ed i pregiudizi contro le donne musulmane e dottoresse con il velo sui posti di lavoro.</p>



<p>In Italia e in Europa sono pochissime le donne che indossano il burqa ; ci sono già leggi che chiedono il viso scoperto per l&#8217;identificazione in pubblico e vanno rispettate ed attuate per tutte.</p>



<p>Il 55% dei professionisti della sanità di origine straniera sono donne( circa 40.000), molto impegnate nella difesa dei diritti di tutte le donne e i pazienti.</p>



<p>Ecco le nostre&nbsp;proposte:</p>



<p>Intensificare i centri anti-violenza con sportelli d&#8217;ascolto ed online con collaborazione interprofessionale , per sostenere le donne nel superare il tunnel della sofferenza.</p>



<p>Consentire a tutte le donne, in tutti i paesi, di svolgere in libertà e senza ostacoli burocratici le loro attività professionali ,attività fisica e la partecipazione a manifestazioni pubbliche.</p>



<p>Sostenere i figli delle donne che hanno subito violenza e&nbsp;promuovere progetti di riabilitazione gratuiti per il loro rinserimento nella società senza traumi.&nbsp;</p>



<p>Rispettare il principio dell&#8217;eguaglianza per tutte e chi sbaglia paga senza sconto ne&#8217; giustificazioni.</p>



<p>Intensificare la prevenzione e l&#8217;assistenza sanitaria per le donne migranti senza permesso di soggiorno</p>



<p>Combattere la mutilazione genitale femminile con leggi internazionali chiare e senza ambiguità.</p>



<p>Combattere ogni forma di disinformazione, pregiudizio, discriminazione contro le donne di altre religioni o culture.</p>



<p>Questi sono i punti che hanno una priorità nel trovare soluzioni concrete da parte delle istituzioni per combattere ogni forma di violenza contro le donne: fisica, verbale ,mentale e sessuale. Non saremo mai liberi se non ce&#8217; una libertà , rispetto dei diritti e sicurezza completa per tutte le donne,  in tutti i paesi del mondo, così chiude Aodi. </p>
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		<title>25 Aprile: giorno della Libertà, giorno della Memoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2020 07:36:08 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="500" height="375" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/iscrivitipertini.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13919" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/iscrivitipertini.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/iscrivitipertini-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>



<p>di Alessandra Montesanto </p>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ha intervistato Giovanni Marilli, della sezione 3 dell&#8217;A.N.P.I. XXV Aprile che ringrazia e ringrazia anche Luisa Pesavento per il contatto. <br><br><br><br>Perchè è importante celebrare la ricorrenza del 25 Aprile, ancora e ancora? <br><br><strong><em>Il 25 Aprile, il giorno della Liberazione, per noi è soprattutto il giorno della memoria. Il giorno       segnato sul calendario nel quale sublimiamo la conoscenza di ciò che è avvenuto in questo Paese, ossia la capacità di un popolo intero di  riprendere in mano il proprio destino dopo venti anni di  regime fascista, venti anni di soppressione delle libertà, di eliminazione fisica degli oppositori e   dei &#8220;diversi&#8221;. Vent&#8217;anni di svuotamento di ogni forma di partecipazione democratica, di                  annichilimento della coscienza civile. Vent&#8217;anni di violenza elevata a rango di strumento di            contesa politica, vent&#8217;anni di razzismo, di guerre, di miseria, Il 25 Aprile è lo spartiacque ideale    tra il torpore di una massa ridotta a suddito e il risveglio di un popolo che prende consapevolezza dei propri diritti e delle proprie speranze, di un popolo che si autodetermina nella Resistenza         prima e nella Costituzione Repubblicana poi. Per questo è importante ricordare il 25 Aprile. Serve a tornare per un attimo su quello spartiacque, su quel crinale, e vedere cosa c&#8217;era prima e cosa c&#8217;è stato dopo.</em></strong><br><br>I giovani di oggi sono, a suo parere, abbastanza consapevoli delle vicende storiche e di alcune storie           individuali che hanno segnato il mondo negli anni precedenti e successivi la Seconda Guerra Mondiale?<br> <br><strong><em>Noi andiamo nelle scuole, il luogo privilegiato per parlare con i più giovani, in modo, con loro, da tenere viva la memoria. Tanto per dare qualche numero nel 2018 abbiamo avuto circa 39000           contatti con le scuole. Proviamo a raccontare loro che una conquista non è per sempre, che quello che i nostri padri e nonni, le nostre madre e nonne hanno conquistato, quello che i e le Costituenti hanno costruito è un dono prezioso;  che questo dono ci è stato lasciato in custodia e occorre         conservarlo con cura. E che occorre vigilare e impegnarsi per l&#8217;attuazione completa del dettame  costituzionale. A me piace dire che la Costituzione sono le regole del gioco, che non basta giocare secondo le regole, ma che occorre stare in guardia perché le regole le osservino tutti e chiedere     conto all&#8217;arbitro quando le si rileva qualche abuso.  La sfida è come rendere quel passato che si   allontana, ogni anno di più, e che rischia di apparire così remoto,  attuale, vivo, concreto. Nel       dialogo con i più giovani ci sorprende la curiosità, le domande che raramente sono banali, la loro voglia di capire l&#8217;oggi in relazione allo ieri. Scorgiamo la sorpresa di alcuni o la consapevolezza di altri che, seppure le vicende storiche possano essere collocate in contesti diversi, i valori che le      sottendono sono valori universali. Se ai giovani la Resistenza e la Costituzione vengono spiegate  per quello che sono, ossia carne e sangue per parafrasare un celebre monito di Pietro                        Calamandrei, e non sono ridotte a un sermone frontale,  allora i giovani rischiano anche di           appassionarsi. Non credo a giovani svogliati: è più facile credere a vecchi malvissuti.              </em></strong><br><br>Possiamo stabilire alcune analogie tra la propaganda del primo novecento e i giorni nostri? E, in caso affermativo, in che modo possiamo decostruire una certa mentalità intrisa di odio e di violenza?<br>   <br><strong><em>Sicuramente ci sono analogie preoccupanti, per quanto, secondo me,  la storia non si ripeta mai   due volte ( e neanche sotto forma di farsa). Viviamo una situazione di disagio economico diffuso e di drammatica disuguaglianza di fatto nell&#8217;accesso ai diritti, anche quelli più elementari. E come sempre è accaduto nella storia, la disperazione porta facilmente a individuare capri espiatori, la frustrazione rabbiosa può essere più facilmente convogliata a scaricarsi verso gli ultimi, i più       indifesi. Le tecnologie della comunicazione attuali sono enormemente più potenti e capillari di     quelle dei primi del &#8216;900 e questo rende ancora più complesso lo scenario, più oneroso lo sforzo di chi sente il dovere di rovesciare certi pregiudizi, di contrastare certe sub-culture violente,               prevaricatrici, spietatamente razziste. Purtroppo non ci sono ricette semplici, anzi la sfida sta     nel proporre risposte complesse a problemi che sono complessi.  Grandi questioni che soltanto      chi,</em></strong> <em><strong>per mala fede o per pura insipienza, </strong></em><strong><em>si fa portatore di una cultura di odio e di prevaricazione si compiace nel semplificare. Di fronte alla irrefrenabile velocità dell&#8217;accumulare &#8220;like&#8221; grazie a   battute ad effetto, di fronte all&#8217;impulso di rispondere colpo su  colpo e con colpi sempre più forti e dirompenti, di fronte al desiderio di spingersi sempre più in alto per spiccare dall&#8217;anonimato        calpestando, se serve, quelli attorno,  mi viene in mente quell&#8217;invito di Alex Langer  condensato in tre parole che rovesciano il motto olimpico: lentius, suavius, profundius. Direi di ripartire da qui.</em></strong><br><br>Quest&#8217;anno, il 25 Aprile, si celebra in un&#8217;epoca toccata da una pandemia mondiale: quali sono i pericoli &#8211; a livello politico e sociale &#8211; a cui potremmo andare in contro, data anche la debacle economica in cui versa e verserà il nostro Paese?<br><br> <strong><em>A questa domanda credo siano appropriate le parole di Carlo Smuraglia, presidente emerito dell&#8217;ANPI :&#8221;Se la memoria deve essere, prima di tutto, conoscenza e consapevolezza, il 25 aprile           dobbiamo necessariamente guardarci attorno e pensare al futuro, che si profila pessimo,               estremamente difficile, fortemente pericoloso. Avremo, quando saranno finiti gli effetti                    immediati del Coronavirus, degli effetti economici e sociali di una gravità inaudita. E come            sempre (l’esperienza degli anni 20 insegna) situazioni del genere sono molto pericolose per la        stessa democrazia.“Festeggiare” il 25 aprile significa, dunque, oggi anche capire il presente e         prepararci per l’avvenire. Toccherà ancora una volta ai più consapevoli (e speriamo siano la       maggioranza del Paese) prendere in mano il destino proprio e quello della nazione, combattendo le disuguaglianze e la povertà, creando condizioni di lavoro e di vita improntate ad una profonda socialità; occorrerà un impegno fortissimo di chiunque ami la libertà e creda nella Costituzione,   fare il possibile per liberarci non solo dai guai sanitari, ma anche dei problemi economici e            sociali che inevitabilmente colpiranno il Paese.Se siamo usciti da un dopoguerra difficilissimo,    dopo il 25 aprile 1945, se abbiamo dato vita ad una Costituzione tra le più avanzate del mondo,     sappiamo oggi che dovremo fare altrettanto anche questa volta, per consegnare ai nostri figli ed ai nostri nipoti un Paese libero, uguale e solidale, contro ogni forma di odio, di fascismo e di          razzismo. E ciò in nome di quel sogno di libertà per cui dettero la vita tante donne e tanti uomini nel periodo fascista e nella Resistenza. Sarà questa la nostra forza; e con questo spirito potremo  intonare ancora una volta la nostra canzone più cara. Bella Ciao, non per festeggiare una data    guardando al passato, ma per affrontare con forza, decisione e impegno un futuro di pace, di       democrazia, di libertà.&#8221; </em></strong><br><br> Ricordiamo perchè si canta &#8220;Bella Ciao&#8221; (Ripresa, ultimamente, anche da una celebre serie tv spagnola&#8230;)? <br><br><strong><em>Per la &#8220;storia&#8221; di Bella Ciao  rimando al sito dell&#8217;ANPI  <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.anpi.it/articoli/849/bella-ciao?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://www.anpi.it/articoli/849/bella-ciao?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>  Credo che ci riconosciamo in Bella Ciao perchè nelle parole di Bella Ciao, nel ritmo, nella cadenza, echeggia un  sentire universale di resistenza e di libertà che ci accomuna tutti a qualunque              latitudine</em></strong> .<br><br><br>https://youtu.be/mQBbgre25Qs?utm_source=rss&utm_medium=rss</td></tr></tbody></table>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Disabilità e pregiudizio﻿</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Dec 2019 07:55:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Come tutti i ragionamenti che si fanno sul continente africano, è bene distinguere tra le tante afriche che si trovano all’interno di un&#8217;unica terra. E’ scorretto dire che in Africa la&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Come
tutti i ragionamenti che si fanno sul continente africano, è bene
distinguere tra le tante afriche che si trovano all’interno di
un&#8217;unica terra. 
</p>



<p>E’
scorretto dire che in Africa la condizione dei disabili non è
semplice, molti Stati hanno assistito ad un’evoluzione non
indifferente sul tema in questi ultimi anni, vedendo la nascita di
campagne di inserimento lavorativo o promuovendo percorsi di
sensibilizzazione per la popolazione, come è accaduto in Kenya o in
Congo.</p>



<p>Più
in generale, la condizione dei disabili africani eredita un passato
fatto di superstizioni e pregiudizi.  Nel portatore di handicap gli
africani vedevano, e tuttora, in larga parte, vedono, qualcosa di
strano. Un’anomalia che, per forza, deve venire da un intervento
esterno, più o meno spirituale. Un fenomeno che va interpretato.  Se
è nato un disabile è perché qualcuno ha fatto il malocchio, oppure
i genitori si sono comportati male, oppure conoscenti o parenti hanno
fatto riti speciali, ecc</p>



<p>
In
un  passato non troppo lontano, in alcuni paesi, si arrivava fino
alla loro soppressione. L’uccisione dei piccoli disabili era prassi
comune. Spesso si sentiva dire: “Ho affidato il bambino alla zia…”.
Questo significava che i piccoli erano stati dati a chi sapeva come
eliminarli. In alcuni casi erano pure le madri a essere abbandonate e
isolate dalle famiglie insieme ai bambini. In altri casi, come
accadeva in Sierra Leone, i bambini disabili venivano abbandonati
nella foresta e, nella maggior parte dei casi, perdevano la vita.
Nonostante questo, oggi, la Sierra Leone si trova nell’elenco degli
Stati che hanno fatto un passo avanti (seppur relativo): il governo
locale ha concesso a diverse associazioni di costruire scuole e
orfanotrofi destinati ai più sfortunati. Strutture costruite ben
lontano dalla civiltà e seguite da realtà esterne, mai dal governo
centrale  (quasi come voler sopperire il senso di colpa senza però
mischiarsi con i disabili). Un altro Stato “in evoluzione” è il
Togo, dove sono nate diverse associazioni di persone disabili che
chiedono riscatto e che provano a sopravvivere senza l’aiuto di
nessuno.</p>



<p>
«Il
disabile – conferma Pierre Kouasi, religioso africano – era una
sorta di maledizione. Non si capiva perché una famiglia potesse
avere un figlio “non normale”. L’uccisione di un bambino
disabile era una pratica comune. Venivano eliminati e poi, d’accordo
con la famiglia, si diceva che il piccolo era morto durante il parto.
Se sopravvivevano, venivano nascosti».</p>



<p>Fortunatamente
le eliminazioni selettive, negli anni, sono gradualmente diminuite 
ma, parallelamente, non è diminuito il senso di colpa e di vergogna
da parte delle famiglie. 
</p>



<p>E’
molto importante ragionare sul perché questo accade: in molte
nazioni (solo a titolo esemplificativo e non esaustivo: Senegal,
Camerun, Mali) non esiste alcuna forma di assistenza sociale,
costringendo i genitori a far affidamento sui figli per poter godere
in vecchiaia di un minimo di benessere.  Il figlio è un investimento
per il futuro e su un disabile non si può investire.  
</p>



<p>Unica
eccezione a questo discorso sono i feriti di guerra i quali non sono
considerati disabili ma, anzi, vengono trattati da eroi.  Per loro
c’è un’attenzione particolare anche da parte dello Stato. In
Etiopia, per esempio, i feriti nella guerra contro l’Eritrea
combattuta alla fine degli anni Novanta godono di assistenza e  hanno
anche uno status sociale elevato. 
</p>



<p>Per
ultimo, non bisogna dimenticare la responsabilità forse più grande;
quella delle istituzioni pubbliche. Mancano i fondi per un sostegno
strutturale che dia vita a reti di centri pubblici e privati in grado
di lavorare in sinergia sul fronte della cura e dell’integrazione:
questo il motivo principale al quale vogliamo credere, sperano che
motivazioni legale a superstiziosi o paure siano scomparse tra le
cariche statali più alte.</p>



<p>La
speranza è che l’evoluzione sul tema non si fermi, che gli stati
continuino ad essere portatori di una necessità e che la popolazione
 cambi atteggiamento, abbandonando la paura e la superstizione in
maniera definitiva.</p>
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		<title>«Siamo tutti baha’i» — lo spirito di solidarietà cresce a dismisura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2016 07:04:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sana’a, Yemen, 23 agosto 2016, (BWNS) — Una straordinaria ondata di sostegno da parte di organizzazioni e di persone ha acceso la speranza nel cuore dei baha’i dello Yemen dopo i recenti arresti nel&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western"><strong><span lang="it-IT">Sana’a, Yemen, 23 agosto 2016, (BWNS) — Una straordinaria ondata di sostegno da parte di organizzazioni e di persone ha acceso la speranza nel cuore dei baha’i dello Yemen dopo i recenti arresti nel Paese. Inoltre si è visto fino a che punto la spinta baha’i verso la costruzione dell’unità ha trovato una risposta in tante persone nel Paese e in tutta la regione. Una dichiarazione di sostegno apre con questa energica affermazione di solidarietà: </span><span lang="it-IT">«Siamo tutti baha’i».</span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"> <span lang="it-IT">Il 10 agosto, soldati armati e mascherati hanno fatto irruzione durante un incontro educativo organizzato congiuntamente dalla Fondazione per lo sviluppo Nida e dalla comunità baha’i dello Yemen sul tema valorizzazione morale e servizio. Più di sessanta partecipanti sono stati arrestati, tra i quali c’erano anche bambini e giovani. La metà erano baha’i e si ritiene che in questo momento una quindicina di loro siano ancora in carcere, comprese alcune giovani madri.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span lang="it-IT">Ma il raid ha suscitato </span><span lang="it-IT"><b>una risposta senza precedenti da parte dei cittadini</b></span><span lang="it-IT"> e della società civile. Una capillare copertura da parte dei media della regione —televisione, Internet e stampa — ha evidenziato l’impegno costruttivo della comunità baha’i e l’infondatezza e l’illogicità degli arresti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span lang="it-IT">Due dei principali quotidiani pan-arabi — </span><span lang="it-IT"><b>Al-Arab e Al Quds Al-Arabi </b></span><span lang="it-IT">— hanno ampiamente raccontato l’evento. Tra le innumerevoli altre fonti di notizie che hanno pubblicato storie sul tema vi sono Al Morasel, Al Modon, Akhbar Al Khaleej, Gulf Eyes [gli occhi del Golfo], Al Masdar, Mosnad News, Savone Adan e Yemen Shabab.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span lang="it-IT">«Perché arrestare un pacifico gruppo di baha’i quando il paese è pieno di trafficanti d’armi, di bande, di fomentatori, di sabotatori, di spie e di terroristi in agguato? Con quale coraggio si arresta un gruppo di bambini e giovani indifesi, quando lo Yemen è pieno di migliaia di assassini, ladri, criminali, bande e milizie armate religiose?», chiede lo scrittore Sadiq Al-Qadi in un articolo su Al-Morasel News intitolato «Per amore della fede, della nazione e dell’umanità: liberate i baha’i».</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span lang="it-IT">«Che cosa ci guadagna il Paese perseguitando un gruppo che crede nell’obbedienza al proprio paese? Che cosa ci guadagna arrestando persone che considerano il lavoro un atto di preghiera e che si sforzano di servire la comunità?», prosegue l’articolo.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span lang="it-IT">La Fondazione Nida e la comunità baha’i dello Yemen si occupano di programmi per la valorizzazione dei giovani affinché si orientino verso lo sviluppo sociale, morale e intellettuale della società in modo pratico. Entrambi hanno lavorato anche per migliorare la condizione delle donne e promuovere il concetto di parità e, in particolare, l’educazione delle bambine. Inoltre, la Fondazione Nida ha discusso con i capi tribali le profonde implicazioni della pace, della riconciliazione e della co-esistenza in quella società dilaniata dalla guerra.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span lang="it-IT">Anche alcuni capi tribali e concittadini di varia provenienza hanno espresso il loro sostegno. Ad esempio, il sito del «The People of the Quran [Il popolo del Corano]» — un ordine religioso musulmano chiamato anche i Qurani, che conta milioni di seguaci in tutta la regione araba — ha evidenziato la natura pacifica del raduno educativo. Il sito ha dichiarato che l’evento si è svolto «in un’atmosfera di amore e fedeltà verso lo Yemen: un programma pieno di entusiasmo, determinazione e altruismo per servire la causa della pace e della convivenza, della costruzione della comunità e dell’unità tra i figli del Paese.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span lang="it-IT">«Siamo tutti baha’i!» incomincia la loro affermazione.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span lang="it-IT">«Se volete diffondere un’ideologia, mettetela in pratica! Questo riassume l’esperienza umana di qualsiasi nuovo modo di pensare», prosegue la dichiarazione.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span lang="it-IT">L’ufficio regionale di </span><span lang="it-IT"><b>Amnesty International</b></span><span lang="it-IT"> ha rilasciato una dichiarazione che condanna le azioni del governo. «Gli arresti arbitrari di alcuni baha’i i quali non hanno fatto nient’altro che partecipare a un pacifico evento della comunità è completamente ingiustificabile. È solo l’ultimo esempio della persecuzione delle fedi minoritarie da parte delle autorità», ha detto Magdalena Mughrabi, vicedirettrice dell’organizzazione del Programma per il Nord Africa e il Medio Oriente.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span lang="it-IT">Anche i social media hanno pubblicato numerosi messaggi e i sostenitori dei baha’i hanno pubblicato molti hashtag, alcuni in inglese e altri in arabo, </span><span lang="it-IT"><b>#Free_Bahais</b></span><span lang="it-IT">; #Free_Bahai_Mothers; #Freedom_For_Bahais. Molti hashtag di questo tipo parlano degli arresti ed evidenziano la nobiltà del carattere e delle finalità dei baha’i.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span lang="it-IT">Molte dichiarazioni di sostegno hanno trattato temi analoghi, vale a dire l’importanza delle attività dei baha’i per il miglioramento dello Yemen in un momento di estremo bisogno di sforzi costruttivi. Così travolgente e diffusa è stata la reazione della società yemenita a sostegno dei detenuti che alcuni si sono chiesti chi potrebbero essere i veri istigatori di questo incidente.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span lang="it-IT">L’ufficio della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a New York ha rilasciato una dichiarazione fornendo i dettagli degli arresti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span lang="it-IT">Uno degli interventi più forti è stato fatto da </span><span lang="it-IT"><b>Arwa Othman</b></span><span lang="it-IT">, fino a poco fa ministro nel governo dello Yemen e ora attivista dei diritti umani. La signora Othman ha scritto: «Sicurezza nazionale: quale funzione hai oggi? Il paese è incendiato dalla guerra e voi avete dimenticato i vostri doveri e avete fatto irruzione in un incontro educativo per la gioventù che aveva lo stesso obiettivo dei testi di educazione civica che i vostri bambini studiano a scuola.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span lang="it-IT">La dichiarazione prosegue dicendo: «I bambini, i giovani e le donne che avete arrestato non sono nemici ai quali si deve dichiarare guerra e che bisogna arrestare, violando i loro diritti — soprattutto quelli dei bambini. Quali prove avete trovato tra i ritagli di carta e i pastelli che sia stato commesso un crimine?».</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span lang="it-IT">Mettendo in evidenza il contrasto con i veri problemi della regione, la signora Othman ha dichiarato: «Quale minaccia vi ha spinti a entrare dell’edificio di una comunità come se ospitasse una cellula terroristica che stesse minacciando la sicurezza pubblica e la sovranità del Paese? Quali campi militari avete scoperto nei ricordi dei bambini, delle donne e degli adolescenti? Quali cellule dormienti di sedizione religiosa e settaria, all’opera per l’interesse dei nemici dello Yemen, avete trovato in quegli ambienti civilizzati?».</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span lang="it-IT">Infine, riferendosi alle donne che erano state arrestate, ha scritto: «Che cosa vi è preso, che le avete arrestate? I loro figli soffrono per la loro perdita! Alcuni di quei bambini sono neonati! Cosa è successo a voi e al vostro onore, Sicurezza nazionale&#8221;?».</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Traduzione di Julio Savi, <a href="http://news.bahai.org/story/1118?utm_source=rss&utm_medium=rss">cliccare qui</a> per l’articolo in inglese.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-497.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6706" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6706" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-497.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (497)" width="448" height="448" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-497.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 448w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-497-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-497-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-497-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-497-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 448px) 100vw, 448px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Immagine 1: “Libertà per i baha’i dello Yemen” è il messaggio di uno degli hashtag che circola nei social media del mondo arabo.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-498.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6707" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6707" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-498.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (498)" width="512" height="384" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-498.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-498-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Immagine 2: Diversi messaggi circolano sui social media che richiedono la libertà per i baha’i e fanno appello all’unità e alla comprensione. Alcuni di questi messaggi da sinistra a destra: “Una società non può avanzare se continua a considerare come nemici coloro che sono diversi. </span>E’ pregiudizio cieco ed eresia contro gli altri. <span lang="it-IT">E’ un atto selvaggio commesso da coloro che pretendono di essere perfetti e vedono l’imperfezione in altri.” </span>“ I baha’i dello Yemen sono in prigione ingiustamente!” “Dite no alla violenza!”</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-499.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6708" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6708" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-499.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (499)" width="801" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-499.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 801w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-499-300x240.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-499-768x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 801px) 100vw, 801px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Immagine 3: un esempio dei numerosi post sui social media a sostegno dei baha’i. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-500.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6709" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6709" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-500.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (500)" width="795" height="468" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-500.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 795w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-500-300x177.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-500-768x452.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 795px) 100vw, 795px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Immagine 4: messaggi che richiedono il rilascio dei baha’i dalla prigione in Yemen appaiono ovunque nel mondo. “Liberate i prigionieri e le prigioniere baha’i” afferma l’immagine qui sopra.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-501.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6710" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6710" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-501.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (501)" width="785" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-501.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 785w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-501-300x245.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-501-768x627.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 785px) 100vw, 785px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Immagine 5: Ayman al-&#8216;Awami imprigionato, gli è stato impedito di attendere gli esami di maturità. Accusa: ha partecipato ad un seminario sul servizio alla comunità. </span>“Liberate i prigionieri baha’i dello Yemen!”</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-502.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6711" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6711" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-502.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (502)" width="335" height="230" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-502.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 335w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-502-300x206.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 335px) 100vw, 335px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Immagine 6: “Il silenzio è un crimine! Liberate i baha’i dello Yemen. Liberate questi individui onerevoli!”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-503.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6712" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6712" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-503.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (503)" width="540" height="438" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-503.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 540w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-503-300x243.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Immagine 7: numerosi post circolano nei social media a sostegno dei baha’i.</span></p>
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		<title>&#8220;Conoscenza nel rispetto delle differenze, il mondo arabo soffre sotto il velo del pregiudizio&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/05/19/conoscenza-nel-rispetto-delle-differenze-il-mondo-arabo-soffre-sotto-il-velo-del-pregiudizio/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2016 09:43:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Presentato il 17 maggio a  Roma il  libro &#8220;Quel Velo Sul Tuo Volto&#8221; di Nicola Lofoco, alla presenza dell&#8217;Ambasciatrice di Palestina e del Delegato d&#8217;Affari della Lega Araba in Italia. &#160;  Lo scrittore&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: large;"> </span></strong></p>
<p><span style="font-size: large;"><b><span style="font-family: 'Trebuchet MS';">Presentato il 17 maggio a  Roma il  libro &#8220;Quel Velo Sul Tuo Volto&#8221; di Nicola Lofoco, alla presenza dell&#8217;Ambasciatrice di Palestina e del Delegato d&#8217;Affari della Lega Araba in Italia.</span></b></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-319.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5967" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5967" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-319.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (319)" width="892" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-319.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 892w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-319-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-319-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 892px) 100vw, 892px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;"> <span style="font-family: 'Trebuchet MS';">Lo scrittore e giornalista  </span><b style="font-family: 'Trebuchet MS';">Nicola Lofoco,</b><span style="font-family: 'Trebuchet MS';"> in collaborazione con le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai</span><b style="font-family: 'Trebuchet MS';">), </b><span style="font-family: 'Trebuchet MS';">ha presentato ieri, 17 maggio, presso la Federazione Unitaria Italiana Scrittori (FUIS) il  suo libro &#8220;Quel velo sul tuo volto&#8221;. Lo &#8220;accompagnano&#8221; con grande partecipazione Rappresentanti delle Istituzioni, delle Ambasciate straniere, esperti internazionali dei diversi settori, che hanno risposto con la forza della conoscenza, del dialogo e del confronto a quelle che restano delle questioni ancor &#8220;spinose&#8221; per l&#8217;Occidente:  le Primavere Arabe, la crescita del terrorismo  e l&#8217;uso del velo nella tradizione islamica.  </span></span></p>
<p><span style="font-size: large;">     <span style="font-family: 'Trebuchet MS';">&#8220;Una cosa è  parlare dell&#8217;identità, un&#8217;altra è parlare della libertà della donna. Ci sono donne arabe che portano il velo per ribadire la loro identità in maniera libera; ma non possiamo escludere che ve ne sono altre che possono essere sottomesse&#8221;: Lo ha sostenuto <b>Foad Aodi,</b> Presidente di Co-mai e  Focal Point per l&#8217;integrazione in Italia per Alleanza delle Civiltà (UNAoC). La sola via per impedire qualsiasi interpretazione individuale dell&#8217;Islam &#8211; ha proseguito lanciando un appello &#8211;   che lede alla libertà,  e allo stesso tempo acuisce le strumentalizzazioni del mondo arabo  e islamico, è quella di arrivare ad un accordo sulla libertà religiosa tra le Comunità Arabe e Musulmane Italiane e il Governo, favorendo così la convivenza pacifica, la sicurezza e la trasparenza economica&#8221;. </span></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS';">    A seguito dei ringraziamenti rivolti a tutti i presenti del  Delegato D&#8217;Affari della Lega Araba in Italia <b>Zouheir Zouairi</b>, l&#8217;Ambasciatrice di Palestina in Italia, Sua Eccellenza <b>Mai Al Kaila,</b> ha approfondito la questione-velo: &#8220;In Terra Santa  il velo è largamente diffuso, non solo tra le donne arabe, ma anche tra le donne cristiane ed ebree, per rispetto, tradizione e cultura. Nessuno deve subire una sottomissione. Il velo è una libertà personale, non un atto religioso. Deve essere portato in modo libero e non deve essere associato al terrorismo che non ne ha niente a che vedere. Il mondo arabo soffre per questi pregiudizi&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS';">      Da parte Sua, <b>Maria Amata Garito</b>, Rettore dell&#8217;Università Telematica internazionale UNINETTUNO, ha dichiarato citando la scrittrice Fatema Mernissi: &#8220;La liberazione della donna è globale, vive nella forza della conoscenza, nella luce di un rinnovamento culturale laico che si riflette in una società globalizzata e interconnessa. Le donne arabe e musulmane &#8211; ha aggiunto  &#8211; possono avventurarsi nella modernità con orgoglio. L&#8217;aspirazione alla democrazia, ai diritti umani, alla partecipazione alla vita sociale e politica di un Paese, non è una prerogativa dell&#8217;Occidente, ma parte integrante dello sviluppo di ogni società civile&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Trebuchet MS';"><span style="font-size: large;">   A conclusione, le testimonianze dei numerosi ospiti di prestigio, tra i quali: <b>Enrico Granara</b>, Ministro plenipotenziario e Coordinatore per gli Affari Multilaterali del Mediterraneo e del Medio Oriente &#8211; Ministero per gli Affari Esteri;  L&#8217;<b>On. Fabio Lavagno </b>(PD);<b> Maurizio Peggio</b>, Moderatore dell&#8217;evento e  Giornalista Rai; <b>Natale Antonio Rossi</b>, Presidente FUIS;  Ing.<b>Giuseppe Papaleo</b>, Presidente dello IASEM &#8211; Istituto Alti Studi Euro-Mediterranei; <b>Dr. Ahmed Iraqui</b>, Delegato in Terra Santa (AMSI) e Direttore di Al Rahma Medical Centre di Tira (Israele);  <b>Habiba Manaa</b>, Coordinatrice Dipartimento Giovani e Seconde Generazioni (Co-mai);<b> Fadi Mansour</b>, Direttore del Giornale Online Altiira.com e<b> Intisar Masri</b>, Segretario Generale di Al Sadakah.</span></span></p>
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		<title>La carovana dei diritti&#8230;continua ! Con un altro invito per voi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Nov 2013 09:12:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cari amici,&#160; la carovana dei diritti, organizzata dall&#8217;Associazione per i Diritti Umani, continua grazie a voi e con voi. Vi invitiamo al prossimo incontro con gli scrittori romeni: Viorel Boldis e Ingrid Beatrice Coman&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici,&nbsp;<br />
la carovana dei diritti, organizzata dall&#8217;Associazione per i Diritti Umani, continua grazie a voi e con voi.</p>
<p>Vi invitiamo al prossimo incontro con gli scrittori romeni: Viorel Boldis e Ingrid Beatrice Coman per la presentazione della raccolta di poesie &#8220;150 grammi di poesia d&#8217;amore&#8221; e del romanzo &#8220;Per chi crescono le rose&#8221;, alla presenza dei due autori e di Raffaele Taddeo, presidente dell&#8217;associazione interculturale La Tenda. E, alla fine, ci sarà un&#8217;altra bella sorpresa&#8230;!&nbsp;</p>
<p><b>Vi aspettiamo DOMENICA 10 NOVEMBRE, alle ore 19.00&nbsp;</b></p>
<p><b>presso la LIGERA, in Via Padova, 133 Milano</b></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/10novembre-fronte-722x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/10novembre-fronte-722x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="400" width="281" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/10novembre-retro-722x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/10novembre-retro-722x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="400" width="281" /></a></div>
<p></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/11/02/la-carovana-dei-diritticontinua-con-un/">La carovana dei diritti&#8230;continua ! Con un altro invito per voi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<item>
		<title>Università estiva 21-25 agosto 2013 a Firenze</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/07/31/universita-estiva-21-25-agosto-2013/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2013 04:46:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Razzismo, antirazzismo, multiculturalità, immigrazione: questi sono temi molto dibattituti negli ultimi vent&#8217;anni, in Italia e nel mondo. Ma gli immigrati, i richiedenti asilo, i profughi, gli stranieri sono spesso solamente oggetto di studio e&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/07/31/universita-estiva-21-25-agosto-2013/">Università estiva 21-25 agosto 2013 a Firenze</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Razzismo,<br />
antirazzismo, multiculturalità, immigrazione: questi sono temi molto<br />
dibattituti negli ultimi vent&#8217;anni, in Italia e nel mondo. Ma gli<br />
immigrati, i richiedenti asilo, i profughi, gli stranieri sono spesso<br />
solamente oggetto di studio e di indagine e quasi mai protagonisti<br />
delle riflessioni: eppure sono loro ad aver vissuto situazioni<br />
complicate in prima persona e sull propria pelle.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
neonata associazione “Prendiamo la parola” &#8211; costituita da<br />
persone immigrate e di orgine straniera &#8211; organizza, con il sostegno<br />
di vari enti pubblici e privati e in collaborazione con l&#8217;UNAR<br />
(Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale), l&#8217;<i>Università<br />
estiva sul razzismo e la lotta contro la discriminazione</i>,<br />
un laboratorio di formazione antirazzista che si terrà dal 21 al 25<br />
agosto, presso la Facoltà Avventista di Teologia, Villa Aurora, a<br />
Firenze.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;università<br />
estiva si propone come un luogo di formazione per supportare azioni<br />
sociali, politiche, culturali per contrastare le forme di razzismo &#8211;<br />
xenofobia &#8211; discriminazione, più o meno esplicite, presenti nella<br />
nostra società.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
programma è ricco e gli interventi interessanti. Ne segnaliamo<br />
alcuni: “Le categorie dell&#8217;esclusione nella storia” a cura di<br />
Adel Jabbar, sociologo dei processi migratori, comunicazione e<br />
relazioni transculturali; “Stereotipi, pregiudizi, raazzismo,<br />
discriminazione. Come interagiscono? Cosa producono?” di Udo<br />
Enwereuzor, coordnatore  del Punto Focale Nazionale per il FRANET e<br />
EIGE, svolge attività di ricerca, formazione e consulenza sui temi<br />
della lotta al razzismo e alle discriminazioni; Edda Pando Juarez,<br />
attivista antirazzista e del movimento degli e delle immigrati/e<br />
terrà una cnferenza su “ Autorganizzazione. Quale capitale<br />
politico”. Agli approfondimenti sono collegati laboratori di<br />
decostruzione dei processi e dei meccanismi che portano a pratiche e<br />
a comportamenti razzisti e discriminatori.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
titolo dell&#8217;iniziativa di quest&#8217;anno, infatti, è: “Ma che razza di<br />
discorsi! Immigrzione, dal Discorso sulla razza ai meccanismi di<br />
discriminazione: strumenti per la decostruzione”. La proposta<br />
formativa è rivolta a partecipanti di ogni età, nazionalità,<br />
provenienza, livello di istruzione e, in particolar modo, agli<br />
insegnati, agli operatori sociali, ai giornalisti, agli educatori, ai<br />
referenti dei centri iinterculturali e ai funzionari degli uffici<br />
pubblici che si occupano di migrazioni.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
iscrizioni e informazioni, si può consulatre il sito<br />
dell&#8217;Associazione Prendiamo la Parola: <u><a href="http://www.prendiamolaparola.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.prendiamolaparola.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mail:<br />
<u><a href="mailto:plp.segreteria.universita@gmail.com">plp.segreteria.universita@gmail.com</a></u></div>
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</div>
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</div>
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		<title>Il dibattito sulla cittadinanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jun 2013 04:08:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione di un incontro con gli studenti dei licei di Padova, il Ministro per l&#8217;integrazione, Cècile Kyenge, ha parlato dello Ius soli. “E&#8217; il Paese che deve dare delle risposte alla nuova fotografia.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/Kyenge.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/Kyenge.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
occasione di un incontro con gli studenti dei licei di Padova, il<br />
Ministro per l&#8217;integrazione, Cècile Kyenge, ha parlato dello Ius<br />
soli. “E&#8217; il Paese che deve dare delle risposte alla nuova<br />
fotografia. L&#8217;Italia è oggi un Paese meticcio dove convivono persone<br />
che vengono da tanti paesi. La forma di ius soli che si troverà darà<br />
una risposta a questa nuova fotografia dell&#8217;Italia”, ha affermato<br />
il Ministro e, a proposito delle scritte ingiuriose nei suoi<br />
confronti, ha dichiarato: “ &#8230;Credo si debba cambiare l&#8217;ottica di<br />
come vengono percepite queste offese, questi insulti. Non sono<br />
indirizzati soltanto alla sottoscritta, ma a ogni persona. I giovani<br />
ce lo stanno dimostrando, mostrandoci la faccia dell&#8217;Italia<br />
migliore”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Intanto<br />
il politologo e professore universitario, Giovanni Sartori, sul<br />
Corriere della Sera scrive un editoriale  &#8211; che, però, viene<br />
pubblicato  sulla destra  della pagina &#8211; dal titolo: “Ius soli,<br />
integrazione e una catena di equivoci” in cui si legge, in<br />
riferimento a Cècile Kyenge e al suo ministero: “ Nata in Congo,<br />
si è laureata in Italia in medicina e si è specializzata in<br />
oculistica. Cosa ne sa di integrazione, ius soli e correlativamente<br />
di ius sanguinis?”. Il professore ha, poi, continuato, dicendo: “<br />
La brava ministra ha scoperto che il nostro Paese è meticcio. Se lo<br />
Stato italiano le dà i soldi, compri pure un dizionarietto e<br />
scoprirà che meticcio significa persona nata da genitore di razze<br />
(etnie) diverse. Per esempio, il Brasile è un Paese molto meticcio,<br />
ma l&#8217;Italia proprio no”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
“ministra”, come viene spesso chiamata Cècile Kyenge, risponderà<br />
a breve a queste affermazioni.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/SARTORI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/SARTORI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a>L&#8217;<br />
associazione nazionale universitaria degli antropolgi culturali<br />
(Anuac) ha, invece, espresso solidarietà e sostegno al progetto di<br />
integrazione dei cittadini migranti e della loro prole, sostenenedo<br />
che, dai processi migratori e dallo scambio planetario delle merci,<br />
scaturiscono forme nuove di moltiplicazione della diversità che<br />
arricchisce tutti, dal punto di vista culturale. Ma gli antropologi<br />
ricordano che possono scaturire anche pratiche di esclusione e di<br />
discriminazione. E&#8217; necessario, quindi &#8211; oltre a una modifica delle<br />
norme vigenti per l&#8217;acquisizione della cittadinanza italiana da parte<br />
dei figli dei migranti &#8211; accompagnare il cambiamento con una lotta<br />
continua al pregiudizio, al razzismo e alla disuguaglianza sociale.
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Clandestini. Viaggio nel vocabolario della paura: un manuale per monitorare il linguaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2013 04:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
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		<category><![CDATA[parole]]></category>
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		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Migrante irregolare, migrante/immigrato, vittima della tratta, rifugiato, profugo&#8230;Per raccontare e capire le trasformazioni della nostra società bisogna ricominciare dalle parole e questo è il lavoro proposto nel saggio Clandestini. Viaggio nel vocabolario della paura,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/CLANDESTINI-libro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/CLANDESTINI-libro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Migrante<br />
irregolare, migrante/immigrato, vittima della tratta, rifugiato,<br />
profugo&#8230;Per raccontare e capire le trasformazioni della nostra<br />
società bisogna ricominciare dalle parole  e questo è il lavoro<br />
proposto nel saggio <i>Clandestini.<br />
Viaggio nel vocabolario della paura</i>,<br />
di Giulio Di Luzio, edizioni Ediesse. </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
tratta di un vero e proprio alfabeto che elenca molti termini –<br />
tratti dalla cronaca e dalla narrativa – di uso comune nei<br />
confronti degli stranieri migranti e che, troppo spesso, generano e<br />
confermano pregiudizi e stereotipi negativi.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
rivolto alcune domande all&#8217;autore</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quanto<br />
il linguaggio &#8211; la parola parlata e scritta &#8211; contribuisce a<br />
fomentare il sentimento della paura nei confronti dell&#8217; “Altro”?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il ruolo<br />
delle narrazioni pubbliche sui temi delle migrazioni ha, per certi<br />
aspetti, un valore determinante nella percezione dell&#8217;opinione<br />
pubblica del fenomeno: i media, i giornali, si nutrono, soprattutto,<br />
di fonti provenienti dal mondo della politica, da quello giudiziario<br />
e da quello delle forze dell&#8217;ordine. ne viene fuori un quadro molto<br />
piatto, basato sull&#8217;emergenza, sull&#8217;allarmismo e sul panico morale.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
maggior parte delle persone – tranne chi ha un rapporto diretto o<br />
indiretto con le comunità di immigrati &#8211; apprende le notizie da<br />
queste fonti e, così, il mondo dell&#8217;informazione diventa<br />
determinante nel formare un “pensiero unico”. Uno studio<br />
dell&#8217;Univeristà di Lecce ha messo in evidenza che laddove gli<br />
studenti hanno avuto un contatto, anche minimo, con le comunità<br />
presenti, hanno maturato un quadro più strutturato e preciso, grazie<br />
all&#8217;esperienza diretta; laddove, invece, non avevano avuto contatti<br />
con le comunità di immigrati presenti nel Salento, risentivano<br />
pesantemente di un quadro di valutazione negativa”. Si affidavano<br />
solo su quello che avevano assorbito dai mass-media.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono i termini maggiormente usati nei confronti degli immigrati?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
C&#8217;è un<br />
ventaglio di parole, ahimè, grazie al quale ho potuto mettere in<br />
fila, dalla A alla Z, circa cento parole che vengono utilizzate con<br />
enfasi e con un uso quasi vendicativo da noi occidentali nei<br />
confronti di chi giunge in Europa, in Italia.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il libro<br />
racconta, per ogni vocabolo, l&#8217;uso improprio che se ne fa. Ad<br />
esempio: “clandestino”. Esistono profughi politici, migranti<br />
economici, persone con bisogni umanitari: la parola “clandestino”<br />
è stata coniata dal mondo dell&#8217;informazione, della politica e da<br />
quello giudiziario per evocare uno scenario delittuoso, di vite<br />
condotte nell&#8217;ombra e nell&#8217;illegalità. Peccato che, invece, molte<br />
persone scappino dalla guerra, da catastrofi umanitarie, da<br />
sconvolgimenti climatici.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Oppure<br />
prendiamo la parola “extracomunitario”, termine coniato dalla<br />
legislazione italiana per indicare persone estranee alla Comunità<br />
europea, ma che poi è stato esteso ed usato per escludere certe<br />
categorie di persone dai diritti fondamentali: non chiameremmo mai un<br />
giapponese o un americano “extracomunitario” ! Oggi, infatti, la<br />
parola “extracomunitario” non è più un aggettivo, ma è<br />
diventata un sostantivo per cui, quasi ontologicamente, gli<br />
extracomunitai sono quelli che ……..commettono reati.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono le nazionalità più colpite da questo modo di esprimersi<br />
violento e denigratorio?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I Nord<br />
africani, marocchini e tunisini, in particolare, e gli albanesi.<br />
Secondo le varie stagioni storico-politiche, nel libro, sono indicate<br />
le comunita’  apostrofate con questo genere di linguaggio: per<br />
esempio, nel 1991 &#8211; con la prima ondata di migrazioni dal Paese delle<br />
Aquile verso la Puglia– albanese diventeràun’&#8217;icona negativa.<br />
Dire “albanese” voleva dire “ladro”, “persona sporca”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Questi<br />
termini ci hanno impedito una comprensione oggettiva e più allargata<br />
dei fenomeni migratori: e proprio in questo senso il testo vuole<br />
essere un manuale per i giovani, per il mondo della formazione perchè<br />
scandaglia e spiega come ogni termine sia stato, sempre più,<br />
ammantato di significati negativi.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Cosa si<br />
nasconde dietro questa volontà di alimentare la diffidenza ?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ci sono<br />
scelte politiche che solo gli ultimi trent’anni sono in grado di<br />
raccontare. L’approccio securitario del legislatore italiano fin<br />
dall’esordio, per esempio. La scelta di derubricare le priorità<br />
sul tema delle migrazioni da parte delle forze progressiste in<br />
Italia. Basta guardare quel che è successo dal 1989 in poi con la<br />
morte del profugo sudafricano Jerry Masslo in Italia, con la caduta<br />
del muro di Berlino e l’abolizione della “riserva geografica”,<br />
che limitava le tutele a chi proveniva dai Paese dell’Est.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dopo il<br />
1989 le forze democratiche progressiste hanno portato avanti una<br />
politica miope che non ha fatto altro che confermare pregiudizi e<br />
stereotipi.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Inoltre,<br />
sono state tagliate le nostre radici storiche come Paese di migranti.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/Giulio-Di-Luzio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/Giulio-Di-Luzio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="231" width="320" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Giulio Di Luzio</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Che genere di Islam: un saggio che parla di omosessuali, queer e transessuali nel mondo islamico</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/01/26/che-genere-di-islam-un-saggio-che-parla/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Jan 2013 07:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Vanzan]]></category>
		<category><![CDATA[Corano]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sayeh Sky è una cantante rap iraniana e, nelle sue canzoni, racconta come abbia comunicato il fatto di essere omosessuale e lamenta i diritti negati ai trans nel suo Paese (ora, però, vive in&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/01/26/che-genere-di-islam-un-saggio-che-parla/">Che genere di Islam: un saggio che parla di omosessuali, queer e transessuali nel mondo islamico</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/01/Che-GENERE-di-islam.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/01/Che-GENERE-di-islam.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div style="text-align: center;">
</div>
<div style="text-align: center;">
</div>
<div style="text-align: left;">
Sayeh Sky è una cantante rap iraniana e, nelle sue canzoni, racconta come abbia comunicato il fatto di essere omosessuale e lamenta i diritti negati ai trans nel suo Paese (ora, però, vive in Canada). Nel 1988 l&#8217;univeristà egiziana di Al-azhar rifiutò di ammettere alla sessione finale degli esami uno studente perchè aveva subito un&#8217;operazione che da uomo lo aveva fatto diventare donna; il caso diventò famoso, sulla stampa internazionale, come il &#8220;sesso di Sally&#8221;. Nel 2010 il canale televisivo libanese Al-hurra ha trasmesso una puntata &#8211; di un&#8217;ora e mezzo &#8211; intitolata &#8221; L&#8217;omosessualità femminile nel romanzo arabo&#8221;. E poi ancora: un&#8217;analisi attenta delle parole del Corano sul tema dell&#8217;omosessualità.</div>
<div style="text-align: left;">
Questi sono solo alcuni esempi delle informazioni e degli approfondimenti che sono al centro del saggio intitolato <i>Che genere di Islam: omosessuali, queer e transessuali tra shari&#8217;a e nuove interpretazioni</i>, di Jolanda Guardi e Anna Vanzan, edizioni Ediesse.</div>
<div style="text-align: left;">
Il lavoro prende in considerazione il testo sacro islamico (e le sue interpretazioni nel tempo), la letteratura moderna e contemporanea, il Cinema per un&#8217;analisi del cambiamento nel modo di DIRE l&#8217;omosessualità e anche&nbsp; una concezione politica del corpo.</div>
<div style="text-align: left;">
Attraverso una panoramica della storia e delle situazioni riguardanti l&#8217;omosessualità nel mondo arabo-persiano-islamico, le autrici hanno voluto ribaltare i preconcetti comuni sull'&#8221;Islam omofobico&#8221;, dimostrando che sia l&#8217;Islam sia l&#8217;omosessualità sono due categorie, due concetti sempre &#8220;in divenire&#8221; e mutevoli.</div>
<div style="text-align: left;">
Dalla lettura del testo si evince, ad esempio, che fra i musulmani non c&#8217;è una visione unica e negativa nei confronti di orientamenti sessuali diversi, ma un tentativo (almeno da parte di alcuni) di conciliare Fede e &#8220;diversità&#8221;. E, inoltre, si sottolinea il fatto che sia inutile e poco costruttivo applicare stereotipi occidentali ad un tema così complesso all&#8217;interno di una cultura, quella islamica, ricca di sfumature.</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/01/Bio-still-Chris-Belloni_2-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/01/Bio-still-Chris-Belloni_2-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="179" /></a></div>
<p></p>
<div style="text-align: left;">
</div>
<p></p>
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</div>
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</div>
<div style="text-align: left;">
Per un ulteriore punto di vista sull&#8217;argomento, pubblichiamo, di seguito, un&#8217;intervista a&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
CHRIS BELLONI, regista del documentario intitolato <i>I am gay and muslim </i>.</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div style="text-align: left;">
L&#8217;intervsita è in lingua inglese. Per la traduzione in italiano, potete andare sul sito <a href="http://www.corriereimmigrazione.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.corriereimmigrazione.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><a href="http://www.corriereimmigrazione.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.corriereimmigrazione.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></div>
<div style="text-align: left;">
(Traduzione dall&#8217;inglese all&#8217;italiano a cura di EsseBi)</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
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</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 0; widows: 0;">
An<br />
intervew to Chris Belloni: filmaker . His new documentary is &#8221; I<br />
am gay and muslim&#8221;.</div>
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</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 0; widows: 0;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 0; widows: 0;">
When people talk<br />
about  the “identity” of a person, what do they refer to?</div>
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</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 0; widows: 0;">
People often<br />
refer to someone’s sexual identity if they speak about ‘identity’.<br />
I think that someone’s identity is multi-layered and consists of<br />
many different aspects. In my film I AM GAY AND MUSLIM the guys<br />
openly share their experiences about their religious and sexual<br />
identity. These two identities seem opposed to each other and<br />
therefore it is interesting to hear them speak about it. But the<br />
Moroccan identity is also very important to them.</div>
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</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 0; widows: 0;">
Many people<br />
consider being homosexual and Muslim as a contradiction: in your<br />
opinion, prejudices towards homosexuality derive from culture or from<br />
the Koran?</div>
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</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 0; widows: 0;">
<p>Many Muslim<br />
people condemn homosexuality based on their beliefs of the Koran.<br />
However, I have met the homosexual imam Muhsin Hendricks from<br />
South-Africa and he has another interpretation about homosexuality<br />
and the Koran. Imam Hendricks theological methodology is based on<br />
Loth referring to story of Sodom and Gomorrah. People who entered the<br />
cities of Sodom and Gomorrah were abused and raped by its<br />
inhabitants. Muslims often refer to this story to condemn<br />
homosexuality whereas this imam says that homosexuality is between<br />
the love of two men instead of abuse and male-to-male rape.
</p></div>
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</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 0; widows: 0;">
In the<br />
Arabic-Islamic world, are there any cases of transgender people?</div>
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</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 0; widows: 0;">
Of course many<br />
cases are known of transgender people in Arab world but also in<br />
Turkey for instance. One of the most famous singers in Turkey is<br />
transgender. She used to be man and is woman now. However, she<br />
detests homosexuality; she wants to be accepted as woman who loves<br />
men.
</div>
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</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 0; widows: 0;">
And what about<br />
bisexuality? Can you talk about some situation you personally know?
</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 0; widows: 0;">
I have had about<br />
80 interviews with homosexual/bisexual guys in Morocco for my<br />
filmproject. Many of them consider themselves bisexual because it<br />
costs some time to admit to be homosexual. Others consider themselves<br />
bisexual because they want to have a normal family life with wife and<br />
children. In other words: they are homosexual because they feel<br />
attracted to men, but call themselves bisexual because they want to<br />
be accepted by society and start a family life.
</div>
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</div>
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</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 0; widows: 0;">
Can you tell us<br />
how is the life of a person who has to hide his own sexual attitude?<br />
What are the greatest difficulties?</div>
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</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 0; widows: 0;">
Many gay guys in<br />
Morocco live in very dire circumstances. Most of them have to hide<br />
their true (homosexual) feelings for their whole life. Some of them<br />
have more open and liberal parents, but this is only possible for a<br />
few: 9 out of 80 interviewees had told their parents. Most of them<br />
live half-open; they have told some (gay-)friends or some close<br />
friends. But it is very difficult to be open about your homosexuality<br />
towards family members such as parents or siblings. Remarkably enough<br />
many guys have their first sexual experience with a relative, notably<br />
a cousin.</div>
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</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 0; widows: 0;">
Do you believe<br />
that documentary movies may be a useful instrument to inform people<br />
about the real situation of Muslim homosexuals and to promote<br />
reflexions and constructive debates about this subject?</div>
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</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 0; widows: 0;">
Yes, I surely<br />
think that portraying the lives of people (as documentaries do) have<br />
a positive result on the live of people. Maybe not directly of the<br />
protagonists who appear in the film, but the LGBT community in<br />
Morocco certainly benefits from it. I AM GAY AND MUSLIM has been<br />
screened at numerous international filmfestivals around the world and<br />
in many countries the situation of LGBT people in Morocco in being<br />
discussed. Furthermore, the film has been screened a few times in<br />
Morocco for selected audiences in cooperation with the embassy of the<br />
Netherlands. Many NGO’s, human rights organizations and diplomats<br />
from western embassies have seen the film and try to strengthen<br />
projects fighting for LGBT rights in Morocco. Last but not least:<br />
many gay guys in Morocco are aware of this film and they feel<br />
empowered that some guys dared to share their stories. So yes, I do<br />
think that a documentary like mine does make some progress in the<br />
emancipation process of LGBT people in Morocco.
</div>
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</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 0; widows: 0;">
What has been<br />
the reaction of people who have played a part in the movie, when you<br />
have proposed them your project?</div>
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</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 0; widows: 0;">
I<br />
met many gay guys in Morocco and most of them wanted to share their<br />
stories with me. However, just a few of them actually wanted to share<br />
their stories <i>on<br />
camera</i>,<br />
which is very understandable. The guys who appear in the film are<br />
true heroes and I guess they make significant changes by appearing in<br />
the film. Nevertheless, it costs me a lot of time and effort to<br />
convince them to cooperate in this project. Up until now, the guys in<br />
the film did not encounter any problems. Let’s<br />
keep the fingers crossed.
</div>
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</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 0; widows: 0;">
What do you hope<br />
for the future?</div>
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</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 0; widows: 0;">
I have good<br />
hopes for the future of LGBT people in Morocco. There are some minor<br />
changes in the positive direction. The most important thing is that<br />
article 489 of the penal code which forbids homosexuality (‘unnatural<br />
acts’) needs to be abolished. The country is not ready for this<br />
yet, but one can see the tendency that this law is victimizing less<br />
people. It would be really difficult to have homosexuality accepted<br />
in a Muslim country as Morocco but I think people should be more<br />
aware about the phenomenon of homosexuality and more education about<br />
it that in one day parents can sort of accept their child if they<br />
happen to be gay.&nbsp;</div>
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</div>
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</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/01/Film-still-masks-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/01/Film-still-masks-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="180" width="320" /></a></div>
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&nbsp;
</div>
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</div>
<p></p>
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</div>
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