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	<title>Presidente Camera Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Laura Boldrini, a Milano, per celebrare la festa della liberazione</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 04:52:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Riportiamo, di seguito, il discorso del Presidente della Camera, Laura Boldrini, pronunciato ieri a Milano, in occasione della 68ma Festa della Liberazione. Un 25 aprile 2013, riscaldato dal sole, ma soprattutto da centinaia di&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Riportiamo,<br />
di seguito, il discorso del Presidente della Camera, Laura Boldrini,<br />
pronunciato ieri a Milano, in occasione della 68ma Festa della<br />
Liberazione. Un 25 aprile 2013, riscaldato dal sole, ma soprattutto<br />
da centinaia di persone colorate, attente, sorridenti, convinte che<br />
non si debba smettere di credere nei valori giusti, nella<br />
Costituzione, nell&#8217;impegno.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/L-bol.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/L-bol.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="179" width="320" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Laura Boldrini</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Care amiche e cari amici,</div>
<p>è per<br />
me un grande privilegio rivolgermi a voi in questa Piazza e in questa<br />
città.<br />Ho sfilato nel corteo e ora vi vedo da qui. Siete tanti,<br />
siamo in tanti, tantissimi! E c’è ancora chi parla del 25 Aprile<br />
come di una ricorrenza stanca e invecchiata. E anche questa mattina<br />
c’è stato chi ha scritto che questa festa è morta. Vengano qui<br />
gli scettici, gli increduli! Questa festa è più viva che mai. È la<br />
festa di tutti. Di tutti gli italiani liberi.</p>
<p>Oggi festeggiamo la riconquista<br />
della libertà, il dono più prezioso per ogni essere umano. C’è<br />
gioia ma c’è anche commozione, perché il nostro pensiero va ai<br />
tanti che per farci questo dono, la libertà, hanno perso la vita,<br />
sono stati uccisi, torturati, internati nei campi di sterminio. Ed<br />
erano giovani, giovanissimi. Di diverso orientamento politico, di<br />
diversa fede religiosa. La Resistenza non fu di parte. Fu un moto<br />
popolare e unitario, per restituire dignità all’Italia intera.</p>
<p>Quando sono stata eletta presidente<br />
della camera, mi è stato regalato un libro che conoscete bene : “Le<br />
lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana”. Un libro<br />
straordinario perché non è scritto con la penna, è scritto con la<br />
vita. La vita di tante persone.</p>
<p>Quello che più mi colpisce di<br />
quelle lettere è l’età di chi le scrisse, a poche ore dalla<br />
morte. Quasi tutti attorno ai vent’anni. Tutti animati da una<br />
grande speranza per il futuro dell’Italia.<br />Vorrei che da qui, a<br />
tanti anni di distanza, a quei ragazzi della Resistenza inviassimo un<br />
grande applauso, che è il nostro grazie per tutto quello che hanno<br />
fatto, per noi e per l’Italia.<br />Durante la mia esperienza negli<br />
organismi internazionali ho conosciuto gli orrori della guerra, non<br />
me li hanno raccontati: nei Balcani come in Medio Oriente o in<br />
Africa, altre ragazze e altri ragazzi feriti, imprigionati,<br />
torturati. E se riescono a mettersi in salvo diventano rifugiati,<br />
persone costrette a fuggire dai loro paesi perché vittime di<br />
persecuzioni e di violenze.</p>
<p>Come Sandro Pertini, costretto dal<br />
fascismo a riparare in Francia, e molti altri italiani come lui.<br />Così<br />
sono quei giovani della primavera araba che hanno sfidato regimi<br />
dittatoriali che sembravano irremovibili e molti altri in tutto il<br />
mondo che continuano a farlo, rischiando la vita ogni giorno. Sono<br />
anche loro combattenti per la libertà. E alcuni vivono in casa<br />
nostra, che deve essere anche casa loro. Ce lo dice la Costituzione!<br />
Ce lo dicono i nostri ideali : libertà, uguaglianza, fraternità!<br />Mai<br />
più il fascismo. Mai più guerre. Questa l’invocazione dell’Italia<br />
libera, subito dopo il 25 Aprile. E questo monito avevano in testa i<br />
costituenti nel redigere la nostra carta fondamentale.<br />Oggi,<br />
insieme alla Liberazione, celebriamo i valori della Costituzione: il<br />
ripudio della guerra, l’uguaglianza, la giustizia sociale.</p>
<p>È una giornata di ricordo. Ma deve<br />
essere anche l’occasione per riflettere e per chiederci : da che<br />
cosa ci siamo liberati il 25 Aprile?<br />Da un regime politico<br />
totalitario, innanzitutto. Ma anche dai valori che propugnava.<br />Ci<br />
siamo liberati dal mito della nazione e del popolo come comunità<br />
chiusa, che deve essere “purificata” da coloro che possono<br />
infettarla : i dissenzienti, i diversi, i deboli, le minoranze<br />
etniche e religiose.</p>
<p>Ci siamo liberati<br />
dall’autoritarismo e dal conformismo.<br />Ci siamo liberati da una<br />
concezione del potere tutta basata sulla violenza, dall’idea di<br />
superiorità razziale, dall’espansionismo aggressivo.<br />Ci siamo<br />
liberati dalla celebrazione della virilità, del maschilismo, della<br />
riduzione della donna a “madre e sposa”, dalla sua esclusione dal<br />
mercato del lavoro, dalla società e dalla politica.<br />Da tutto<br />
questo ci siamo liberati!</p>
<p>E abbiamo abbracciato altri valori:<br />
quelli di una società pluralista, dei diritti individuali e<br />
collettivi, della cittadinanza attiva. Quelli del ripudio della<br />
guerra e della ricerca della pace tra i popoli. Quelli della<br />
liberazione delle donne e dell’uguaglianza di genere.<br />Sono gli<br />
stessi valori che troviamo scolpiti nella Dichiarazione universale<br />
dei diritti umani, che è per me l’espressione più alta della<br />
cultura antifascista.<br />Sono i nostri valori, i valori della<br />
repubblica italiana.</p>
<p>Guai però a considerarli acquisiti<br />
una volta per tutte. Essi sono continuamente minacciati da gruppi e<br />
organizzazioni neofasciste. Gruppi pericolosi, perché cercano di<br />
fare proseliti tra i giovani. Approfittano dello smarrimento di<br />
ragazze e ragazzi ai quali è stata sottratta la fiducia nel<br />
futuro.<br />Vi è un pullulare di siti Internet che inneggiano al<br />
fascismo e al nazismo, all’odio razziale e alla violenza contro le<br />
donne. Questo, in un paese civile, non è tollerabile !<br />Esiste una<br />
convenzione del consiglio d’Europa, ratificata dall’Italia, che<br />
impegna gli Stati a punire chi, anche attraverso la rete, diffonde<br />
materiale xenofobo e, per odio razziale, minaccia e insulta altre<br />
persone.</p>
<p>Questa Convenzione va applicata<br />
rigorosamente.<br />Ma serve anche altro. Serve una battaglia<br />
culturale, di idee, di valori. Parliamo con i nostri ragazzi, non<br />
lasciamoli in preda a questa sottocultura ; trasmettiamo loro, nel<br />
modo più semplice e più chiaro possibile, la bellezza di quei<br />
valori che ci vedono insieme oggi, su questa piazza e in tante altre<br />
piazze d’Italia.</p>
<p>E smentiamo quei luoghi comuni che<br />
continuano a scorrere come un veleno nelle vene della società.<br />
Capita ad esempio di ascoltare perfino esponenti della politica e<br />
della cultura, affermare che ci sarebbero differenze tra un fascismo<br />
“buono” e un fascismo “cattivo”. Il primo sarebbe il fascismo<br />
“con il senso dello Stato”, il fascismo “modernizzatore”, il<br />
fascismo ricco di valori – l’onore, la patria, la famiglia. Il<br />
fascismo “cattivo” sarebbe quello dell’alleanza con Hitler,<br />
delle leggi razziali, della guerra.</p>
<p>Queste idee vengono da lontano e<br />
hanno fatto breccia in una parte dell’opinione pubblica. Si sono<br />
perfino convertite in luoghi comuni, in chiacchiera da bar. Ma sono<br />
idee completamente sbagliate e bisogna dirlo con forza!</p>
<p>Bisogna dire che non è mai<br />
esistito un fascismo buono. Che il fascismo è stato un regime<br />
illegittimo perché nato dall’esercizio massiccio della violenza<br />
squadristica e da una pratica del potere basata sull’assassinio<br />
politico, sulla soppressione delle libertà individuali e collettive,<br />
sulla persecuzione degli oppositori, sulla manipolazione<br />
dell’informazione.<br />Ce ne siamo liberati, con il 25 Aprile del<br />
1945 e con la Costituzione del ’48.</p>
<p>Ma il germe dell’autoritarismo è<br />
sempre pronto a diffondersi, soprattutto in tempi di crisi economica.<br />
Non possiamo dimenticare che tra le cause scatenanti il fascismo vi<br />
fu la disoccupazione di massa che fece seguito alla prima guerra<br />
mondiale. E che il partito di Hitler fu sospinto al potere da masse<br />
di popolo senza lavoro e senza reddito, dopo la grande crisi del ’29.</p>
<p>Anche oggi, in diversi paesi<br />
europei, maturano risposte autoritarie e illiberali alla grave crisi<br />
economica che comprime come in una morsa la vita di milioni di<br />
persone.<br />Dobbiamo quindi stare in guardia e respingere ogni<br />
insorgenza neofascista e ogni populismo autoritario.<br />Ma dobbiamo<br />
soprattutto, le istituzioni debbono – il parlamento, il governo, le<br />
regioni – dare lavoro ai giovani, aiutare i pensionati, sostenere<br />
le madri e i padri di famiglia che perdono il lavoro, gli artigiani e<br />
i piccoli imprenditori strangolati dalla crisi.</p>
<p>No. Nessuno deve essere lasciato<br />
solo. Anche così si difende la democrazia!<br />E la democrazia ha<br />
bisogno costantemente di essere difesa. Quante volte gli italiani<br />
sono stati chiamati, nella storia repubblicana, a difendere la<br />
libertà e le istituzioni democratiche!<br />È stato necessario,<br />
perché il fascismo ha lasciato una impronta profonda sulla vita<br />
della Repubblica.<br />La vita delle istituzioni italiane è stata<br />
particolarmente travagliata, molto più di tutte le altre democrazie<br />
europee. È stata attraversata in modo più violento che altrove<br />
dalle lacerazioni della guerra fredda. Minacciata più di altre dalla<br />
presenza inquietante di strutture parallele, da settori militari e<br />
civili infedeli,dal rumore di sciabole…</p>
<p>L’Italia è stata colpita<br />
ripetutamente dalla violenza politica, dal massacro indiscriminato di<br />
cittadini inermi, dall’attacco militare della mafia, dalla barbarie<br />
del terrorismo, dall’assassinio a tradimento di servitori dello<br />
stato e di politici, sindacalisti, giornalisti. Tanti, troppi, anche<br />
dopo la Resistenza, hanno continuato a morire per difendere la nostra<br />
libertà e la nostra democrazia. Ci inchiniamo ancora una volta alla<br />
loro memoria, abbracciamo le loro famiglie, sentiamo come fosse<br />
nostro il loro dolore.<br />Anche grazie al loro sacrificio, l’Italia<br />
ha superato con coraggio quella fase terribile della sua storia.</p>
<p>Ma si tratta di una ferita<br />
dolorosa. Una ferita ancora aperta. Tante, troppe di quelle vite<br />
perdute nelle piazze, sui treni, sugli aerei, non hanno ricevuto<br />
giustizia. In tanti, troppi casi le istituzioni non hanno saputo dare<br />
una parola di certezza sugli esecutori e sugli strateghi del<br />
terrore.<br />Questa mancanza di verità e giustizia è una sconfitta<br />
per le istituzioni.<br />Per questo, ci tengo a dire proprio oggi, 25<br />
aprile, che mi unisco a quanti chiedono l’abrogazione completa e<br />
definitiva del segreto di stato per i reati di strage e<br />
terrorismo.<br />Perché in un paese civile la verità e la giustizia<br />
non si possono barattare e non si possono calpestare.</p>
<p>Vorrei concludere con le parole che<br />
Piero Calamandrei rivolse ai giovani, qui a Milano, dieci anni dopo<br />
la Liberazione. Era un discorso sulle origini della nostra<br />
Costituzione. “Se volete andare in pellegrinaggio – disse<br />
Calamandrei – nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate<br />
nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono<br />
imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un<br />
italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate li, o<br />
giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione”.</p>
<p>Grazie, per avermi invitato a<br />
questa bella manifestazione, per avermi accolto con tanto affetto,<br />
per avermi permesso, in questa giornata di festa, di stare qui con<br />
voi, a Milano, città medaglia d’oro della Resistenza.</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
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</div>
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