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	<title>press Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>press Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Shireen Abu Akleh: reporter per Al Jazeera uccisa dalle forze israeliane</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2022 09:23:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Nicole Fraccaroli Le forze israeliane hanno ucciso a colpi di arma da fuoco la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh nella Cisgiordania occupata, secondo testimoni e il Ministero della Salute palestinese. Abu&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen-.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen--1024x683.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16373" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen--1024x683.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen--300x200.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen--768x512.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen--1536x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen--2048x1366.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Di Nicole Fraccaroli</p>



<p></p>



<p>Le forze israeliane hanno ucciso a colpi di arma da fuoco la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh nella Cisgiordania occupata, secondo testimoni e il Ministero della Salute palestinese.</p>



<p>Abu Akleh, corrispondente televisiva di lunga data di Al Jazeera Arabic, è stato uccisa mercoledì 11 maggio mentre seguiva i raid dell&#8217;esercito israeliano nella città di Jenin, nella Cisgiordania settentrionale occupata dalle forze israeliane.</p>



<p>Abu Akleh indossava un giubbotto da stampa ed era in piedi con altri giornalisti quando è stata uccisa.</p>



<p>Anche un altro giornalista di Al Jazeera, Ali al-Samoudi, è stato ferito da un proiettile alla schiena sulla scena, e ora è in condizioni stabili.</p>



<p>Il capo del dipartimento di medicina dell&#8217;Università al-Najah di Nablus ha confermato che Abu Akleh è stata colpita alla testa. Ha detto che il suo corpo è stato trasferito per un&#8217;autopsia sulla base di un ordine del pubblico ministero.</p>



<p>Al-Samoudi e altri giornalisti presenti sulla scena hanno affermato che non c&#8217;erano combattenti palestinesi presenti quando i giornalisti sono stati uccisi, contestando direttamente una dichiarazione israeliana che fa invece riferimento alla possibilità che si trattasse di un colpo da fuoco palestinese.</p>



<p><br>&#8220;Stavamo per filmare l&#8217;operazione dell&#8217;esercito israeliano e all&#8217;improvviso ci hanno sparato senza chiederci di andarcene o interrompere le riprese&#8221;, ha detto al-Samoudi. &#8220;Il primo proiettile ha colpito me e il secondo proiettile ha colpito Shireen&#8230; non c&#8217;era alcuna resistenza militare palestinese sulla scena&#8221;.</p>



<p>Shatha Hanaysha, una giornalista locale che era in piedi accanto ad Abu Akleh quando le hanno sparato, ha anche detto ad Al Jazeera che non c&#8217;erano stati scontri tra i combattenti palestinesi e l&#8217;esercito israeliano. Ha inoltre riferito che il gruppo di giornalisti era stato preso di mira direttamente. Questa azione rappresenterebbe una grave violazione dei diritti umani e una ferma violazione del diritto umanitario il quale riconosce i giornalisti non come dei target militari ma bensì come dei civili, e in quanto tali devono essere protetti e non possono essere oggetto di attacchi diretti.</p>



<p>&#8220;Eravamo quattro giornalisti, indossavamo tutti giubbotti, tutti indossavamo caschi&#8221;, ha detto Hanaysha. “L&#8217;esercito di occupazione [israeliano] non ha smesso di sparare anche dopo che è crollata. Non potevo nemmeno allungare il braccio per tirarla su a causa dei colpi sparati. L&#8217;esercito è stato irremovibile nello sparare per uccidere&#8221;. I dettagli dell&#8217;omicidio di Abu Akleh stanno ancora emergendo, ma i video dell&#8217;incidente mostrano che è stata colpita alla testa, come ha riferito Nida Ibrahim di Al Jazeera.</p>



<p>Abu Akleh, che aveva la doppia cittadinanza palestinese-americana, è stata una dei primi corrispondenti sul campo di Al Jazeera, entrando a far parte della rete nel 1997. Il dolore e l’amarezza hanno riempito gli uffici di Al Jazeera nel centro di Ramallah mentre la notizia si è diffusa rapidamente e decine di colleghi, colleghi giornalisti, amici e personalità palestinesi si sono addolorati profondamente, inclusi i politici palestinesi Hanan Ashrawi e Khalida Jarrar.</p>



<p>Shireen era una giornalista molto amata, una dei più esperti della regione; sempre un volto noto ai tanti grandi eventi di cronaca che scoppiano nel territorio. Una generazione di palestinesi è cresciuta vedendola sui loro schermi televisivi, una delle più famose reporter donne che si occupano del conflitto.</p>



<p>La presidenza palestinese ha condannato l&#8217;omicidio, affermando in una dichiarazione di ritenere responsabile l&#8217;occupazione israeliana.</p>



<p>Tutti i testimoni presenti sulla scena del crimine assicurano che sia stato un cecchino israeliano ad aver commesso il crimine in modo deliberato. Yair Lapid, il ministro degli Esteri israeliano, ha affermato che Tel Aviv sta offrendo una &#8220;indagine patologica congiunta&#8221; sulla &#8220;triste morte&#8221; di Abu Akleh. Ha aggiunto che “i giornalisti devono essere protetti nelle zone di conflitto”.</p>



<p>L&#8217;esercito israeliano ha affermato che i suoi soldati erano stati attaccati con pesanti colpi di arma da fuoco ed esplosivi mentre operavano a Jenin, e che hanno risposto al fuoco. Inoltre, l’esercito ha aggiunto che sta anch’esso &#8220;indagando sull&#8217;evento&#8221;.</p>



<p>Gli uffici di Al Jazeera nella Striscia di Gaza, in un edificio che ospitava anche l&#8217;Associated Press, sono stati bombardati dalle forze israeliane durante un&#8217;offensiva un anno fa, e giornalisti palestinesi e internazionali affermano di essere stati regolarmente presi di mira dalle forze israeliane nella Cisgiordania occupata e Gerusalemme est occupata.</p>



<p>In una dichiarazione di Al Jazeera si legge: &#8220;In un palese omicidio, violando le leggi e le norme internazionali, le forze di occupazione israeliane hanno assassinato a sangue freddo la corrispondente di Al Jazeera in Palestina, Shireen Abu Aqla, prendendola di mira con il fuoco vivo questa mattina&#8230; mentre conduceva il suo dovere giornalistico&#8221;. La rete ha invitato la comunità internazionale a ritenere il governo e l&#8217;esercito israeliani responsabili per &#8220;l&#8217;uccisione intenzionale&#8221; di un giornalista.</p>



<p>Il Qatar, che finanzia Al Jazeera, ha affermato di considerare l&#8217;uccisione un &#8220;crimine efferato e una flagrante violazione del diritto internazionale umanitario e una palese violazione della libertà dei media e di espressione&#8221;.</p>



<p>Il presidente dell&#8217;Autorità Palestinese Mahmoud Abbas ha condannato l&#8217;uccisione di Abu Aqla e ha affermato che questo faceva &#8220;parte della politica dell&#8217;occupazione [israeliana] di prendere di mira i giornalisti per oscurare la verità e commettere crimini in silenzio&#8221;.</p>



<p>Il portavoce del dipartimento di Stato americano Ned Price ha affermato di avere &#8220;il cuore spezzato” e condanna fermamente l&#8217;uccisione di Abu Aqla. Ha inoltre raccomandato di condurre un’indagine immediata e approfondita, affinché i responsabili vengano puniti, e ha definito la morte della giornalista “un affronto alla libertà dei media ovunque”.</p>



<p>Numerosi sono i messaggi di solidarietà, amore e supporto che sono stati dedicati a Shireen. Tra questi, ci sono le parole di Fadi Quran un attivista del gruppo di campagna Avaaz: &#8220;Shireen era una giornalista coraggiosa, gentile e di alta integrità che io e milioni di palestinesi siamo cresciuti guardando e ascoltando&#8221;.</p>
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		<title>Premio Diritti umani conferito dalla FLIP, Free Lance International Press</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Oct 2018 06:56:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 13 ottobre è stato consegnato il Premio Diritti umani dalla FLIP &#8211; Free Lance International Press. Di seguito, i nomi dei vincitori e le motivazioni. Il tema della solidarietà sta diventando un&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 13 ottobre è stato consegnato il Premio Diritti umani dalla FLIP &#8211; Free Lance International Press.</p>
<p>Di seguito, i nomi dei vincitori e le motivazioni.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/E55NZ43.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11531" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/E55NZ43.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1072" height="426" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/E55NZ43.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1072w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/E55NZ43-300x119.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/E55NZ43-768x305.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/E55NZ43-1024x407.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1072px) 100vw, 1072px" /></a></p>
<p>Il tema della solidarietà sta diventando un argomento sempre più pregnante nella nostra società. Partecipare alla 16 edizione del “Premo Italia Diritti Umani 2018” organizzato dalla Free Lance International Press svoltosi il 14 ottobre 2018 presso l’aula magna della facoltà valdese di teologia a via Cossa a Roma, assume in questo un momento un significativo diverso in Italia e nel mondo, visti i cambiamenti veloci sul modo di intendere la parola solidarietà. Le realtà che operano per l’ aiuto ai più deboli e una comunicazione  più autentica nel mondo sono comunque tante. Il “Premo Italia Diritti Umani 2018” della Flip è un progetto nato per dar luce a tutte quelle associazioni e personaggi particolarmente attivi per la difesa dei diritti umani. Piccole gocce nell’oceano in un mondo dove i diritti fondamentali dell’uomo non vengono messi al primo posto, come dovrebbe essere, e dove l’informazione dei media non è sempre all’altezza, dando risposte velleitarie. In questi spazi si inserisce il premio, fortemente voluto dall’associazione di giornalisti freelance, che lo dedicano alla memoria del loro vicepresidente Antonio Russo, ucciso nel 2000 in Georgia mentre indagava sulla tragedia cecena,  proprio per dare voce alle piccole realtà del nostro Paese, associazioni e persone dedite alla solidarietà, ai diritti umani e ad un’ informazione libera da lacci e ricatti.</p>
<p><b>Antonio Cilli</b>, Founder di Cittanet, spiega che oggi c’è un nuovo modo di fare giornalismo, con <i>mobil</i> e video. “ L’art. 21 della Costituzione ci accomuna, parla di libertà di espressione, fondamentale per</p>
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<td> <a href="https://youtu.be/3rRjt7YafSc?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0"><img loading="lazy" src="https://i.imgur.com/PPOlhpO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="193" height="108" /></a></td>
<td> <a href="https://youtu.be/5YUvC5slnPY?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-1"><img loading="lazy" src="https://i.imgur.com/HgtBXER.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="186" height="104" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td> video Antonio Cilli 1</td>
<td>video Antonio Cilli 2</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>tutti. Ognuno partecipa alla cosa pubblica quando informa ed è informato. Così, ad esempio, quando i giornali hanno come editore una società automobilistica c’è il rischio che non ci sia informazione oggettiva. Mi piacerebbe conoscere un editore che fa l’editore e non l’imprenditore – spiega Cilli &#8211; ….. Si ingigantiscono i problemi, si pongono delle esche, come ad esempio lo è stato per il caso del morbillo, costruendo un castello su fatti inesistenti, stessa cosa sta accadendo sul problema immigrati. Ci sono tanti problemi in Italia… criminalità organizzata, il problema delle periferie, e si parla invece di false verità. Ma oggi qualcosa è già cambiato; con la tecnologia si diventa editori di se stessi, con un cellulare, un video o un monitor possiamo fare informazione; quella ecologica però, raccontando la verità. Il futuro sarà una “piattaforma partecipativa per creare informazione”.</p>
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<tbody>
<tr>
<td> <a href="https://youtu.be/9egUHZp76S8?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-2"><img loading="lazy" src="https://i.imgur.com/G8wqbU3.jpg%20?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="245" height="137" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>Video  Emanuela Scarponi</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><b>Emanuela Scarponi</b>, fondatrice dell’agenzia stampa “African people” e relativa radio web, ha rimarcato che non abbiamo contezza dai paesi africani della situazione reale dei diritti violati ma, con web radio, journal tv e press agency sappiamo anche che l’Africa è un continente in crescita di valore, dove molte persone parlano almeno due lingue”.</p>
<p>Con l’idea di educare ai diritti umani, <b>Maria Elena Martini</b> presidente dell’associazione “arte e cultura per i diritti umani”, intervenuta all’incontro, dedica la sua vita all’educazione nelle scuole per far conoscere come si applicano i diritti, allo scopo</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td> <a href="https://youtu.be/DDWN33ebZpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-3"><img src="https://i.imgur.com/BAWiVjH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td> Video Maria Elena Martini</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>anche di risolvere le conflittualità di tutti i giorni. “Esiste un libricino di 30 articoli sulla libertà per i diritti umani dell’assemblea generale delle Nazioni Unite – spiega Martini &#8211; con degli spot dedicati, uno per ogni articolo, per comprendere i nostri diritti. L’organizzazione YHRI, con sede a Los Angeles, va in questa direzione, verso la pace e la tolleranza. Uno degli articoli che mi ha colpito di più è quello sulla responsabilità, l’art 29. Molti pensano alla responsabilità come un senso di colpa, mentre è un articolo sul prendersi cura dell’altro, dei propri figli, delle persone, invece bisognerebbe vivere tutti questi diritti non come un peso, ma come un’opportunità, &#8211; continua la Martini &#8211; mettono d’accordo l’umanità e ci rendono meno scimmie”</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td> <a href="https://www.youtube.com/watch?v=diLhgL6HyjU&amp;t=2s&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-4"><img src="https://i.imgur.com/RIJqf5E.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td> Video Riccardo Noury</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><b>Riccardo Noury</b>, portavoce di Amnesty International Italia, ha centrato l’attenzione su un Paese come L’Afghanistan, in cui ogni anno ci sono 10 mila vittime civili. “il ministro dell’interno tedesco &#8211; racconta l’attivista di Amnesty – ha rimpatriato 69 civili afgani e uno di questi si è suicidato a Kabul. Nell’ accordo era previsto il rimpatrio dei cittadini afgani in cambio di aiuti economici al Paese”. Così pure gran parte della popolazione norvegese si è mobilitata per impedire il rimpatrio forzato di una ragazza 18 enne, nata in Norvegia ma di origine afgana. Al ministro dell’istruzione così gli è stato chiesto: “ ma tu manderesti mai tua figlia in Afghanistan?” e lui ha risposto: “ no di certo!”, allora si è replicato: “e quindi, perché vuoi mandare una ragazzina in un paese non sicuro?”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Le motivazioni del Premio Italia Diritti Umani 2018:</p>
<p></b></p>
<p><b>Menzione speciale A Rosa a Capodiferro</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Rosa Capodiferro</b>, nata in una povera famiglia di uno sperduto paese del nostro meridione, forte solo della sua tenacia e determinazione, passando attraverso tutti i gradini della vita lavorativa di un ospedale, da addetta alle pulizie, a portantina, a infermiera e caposala, arriva a specializzarsi come medico cardiologo e a svolgere la sua attività professionale presso importanti strutture ospedaliere. A partire dalla sua infanzia poverissima di figlia di un ciabattino, in una Lucania contadina e primitiva, e poi in un mondo più vasto, in cui si compirà un destino di realizzazione professionale, ma anche di</p>
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<tbody>
<tr>
<td> <a href="https://youtu.be/mPlaLyn3LWg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-5"><img src="https://i.imgur.com/UZV9Uoy.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>  Video Rosa Capodiferro</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>duro lavoro, fatica, dolore.</p>
<p>Il Premio Italia Diritti Umani a Rosa Capodiferro intende riconoscere il raggiungimento di quello che sempre più si presenta come diritto umano primario, il diritto all’istruzione ancora di più motivato se a raggiungere alti obiettivi professionali e culturali è proprio una donna.</p>
<p>Come cardiologo Rosa Capodiferro ha operato pure nell’India del Sud, medico volontario, lottando anche in quel Paese contro la fame, la sete e la lebbra che divorava corpi umani e devastava bambini.</p>
<p>Da figlia di ciabattino, o scarparo come si chiamava nel nativo Castelsaraceno in Basilicata, a primario ospedaliero, e adesso Rosa Capodiferro a menzione speciale al <b>Premio Italia Diritti Umani 2018.</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Premio Italia Diritti Umani 2018 a Silvia Pietrovanni</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dal 2010, <b>Silvia Pietrovanni</b> si dedica alla scrittura per il teatro civile. A tale scopo, dà innanzitutto vita al progetto “<i>Anemofilia teatro</i>”, con l&#8217;intento specifico di portare il teatro di denuncia anche al di fuori dei circuiti ufficiali, ricercando l’incontro con il pubblico in diversi contesti, dai parchi alle associazioni e alle biblioteche.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td> <a href="https://youtu.be/VAo5EWLySjQ?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-6"><img src="https://i.imgur.com/ObuaS75.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>  Video Silvia Pietrovanni</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>I temi trattati dal progetto Anemofilia hanno in comune l’interesse appassionato nei confronti dei diritti delle donne.</p>
<p>Nel 2010, il suo primo testo, “<i>Bada-mi</i>”, dedicato alle problematiche spesso ignorate inerenti alla condizione delle badanti in Italia,   risulta vincitore del<i>Premio Borrello/Etica in atto</i>.</p>
<p>Nel 2014, il testo &#8220;<i>H2SO4:la vita che vuoi è la sola che avrai?</i>&#8221; viene premiato al Salone del Libro di Torino come testo vincitore del<i> Premio InediTo 2014</i><b>, </b>e l’anno successivo si classifica al secondo posto per <i>Premio Donne e Teatro</i>.</p>
<p><i>H2SO4</i>, con cui Silvia denuncia le atroci violenze ai danni delle donne acidificate, ottiene inoltre il patrocinio dell&#8217;associazione <i>Smileagain</i>, da anni impegnata nella ricostruzione del volto e nella formazione delle donne vittime dell&#8217;acido solforico.</p>
<p>Nel 2015, scrive e porta in scena &#8220;<i>Herbarie: le chiamavano streghe</i>&#8221; (opera vincitrice della terza edizione<i> </i>del<i> Premio &#8220;Streghe di Montecchio&#8221;</i>), una colta riscoperta, rivalutazione e difesa della tradizionale medicina delle donne, mirante a promuovere un originale dibattito intorno al concetto di cura, di malattia e di ascolto del paziente.</p>
<p>Si conferisce pertanto il <b>Premio Italia Diritti Umani 2018</b> a Silvia Pietrovanni per il suo coerente e determinato progetto artistico, volto a richiamare l’attenzione sui diritti violati delle donne e a favorire, con un particolarissimo entusiasmo emotivo, sempre accompagnato da un’ammirevole capacità di ricerca critica, una preziosa attività di arricchimento culturale e di sensibilizzazione etico-civile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Premio Italia Diritti Umani 2018 a Antonella Napoli</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La giornata di <b>Antonella Napoli</b> è fatta di 72 ore: 24 per la famiglia, 24 per il giornalismo, 24 per l’attivismo in favore dei diritti umani.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td> <a href="https://youtu.be/natyg-rqnog?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-7"><img src="https://i.imgur.com/Rw4Z90f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td> Video  Antonella Napoli</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Pubblica regolarmente articoli e saggi su tematiche connesse alla politica estera, all’economia, all’immigrazione, alle politiche europee, alla cooperazione internazionale, alla libertà di informazione e ai diritti umani. Collabora, tra gli altri, con “la Repubblica” e “Huffington Post”.</p>
<p>Fondatrice dell’associazione Italians for Darfur, è stata la prima in Italia a richiamare l’attenzione sul conflitto iniziato nel 2003 in Sudan, il cui presidente è indiziato di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. Cura un rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nel paese e nel confinante Sud Sudan e promuove campagne internazionali, soprattutto sulle donne condannate a morte.</p>
<p>È autrice di “Volti e colori del Darfur” (pubblicato da Edizioni Gorée nel 2009, dal quale è stata tratta una mostra fotografica), di “Il mio nome è Meriam” (pubblicato da Piemme nel 2015 e tradotto in sette paesi) e de “L’innocenza spezzata” (pubblicato da Gorée nel 2018).<br />
Dal 2006 è membro di Articolo 21, dal 2016 nel Direttivo e nell&#8217;Ufficio di presidenza della stessa associazione.</p>
<p>Dal 2017 è nel board internazionale del Turkey advocacy group, unica giornalista italiana tra gli osservatori al processo a 18 redattori del quotidiano turco “Cumhuriyet” per conto della Federazione internazionale della stampa. Ha realizzato nell&#8217;occasione il reportage “Turchia, la più grande prigione per giornalisti”, proiettato in anteprima nella Giornata mondiale per la libertà di informazione nel corso dell’iniziativa pubblica promossa a Roma dalla Federazione nazionale della stampa italiana e da Articolo 21.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Premio Italia Diritti Umani 2018 a Maria Cristina Fraddosio</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td> <a href="https://youtu.be/TifrlhI-eoc?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-8"><img src="https://i.imgur.com/PortdIc.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td> Video Maria Cristina Fraddosio</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><b>Maria Cristina Fraddosio</b>. giornalista freelance. Collaboratrice de “Il Fatto Quotidiano”, &#8220;La Repubblica”, “Il Venerdì” e “L’Espresso”. Si occupa prevalentemente di inchieste legate ai diritti umani e all’ambiente. Nel 2017 è stata insignita dall’Ordine nazionale dei Giornalisti del premio “Ciampi” per l’inchiesta sul ghetto di Rignano (Foggia). Nel 2018 ha vinto il premio “Giornalista di Puglia”, per la sezione internet-cronaca con un’inchiesta sul gasdotto Trans Adriatic Pipeline. A questa tematica ha dedicato anche il suo primo documentario indipendente “Mena”.</p>
<p class="Default">Coniuga l&#8217;impegno professionale a una grande curiosità per tutto ciò che riguarda la vita quotidiana e il destino degli esseri umani. E’ sempre pronta a riferirne, con precisione, con una profonda capacità di sintesi e uno stile che non dissimula l&#8217;indignazione per un mondo nel quale il rispetto dei diritti umani è un obiettivo tutto da conquistare. Per questi motivi</p>
<p>Si conferisce il Premio Italia Diritti Umani 2018 a Maria Cristina Fraddosio</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td> <a href="https://youtu.be/mpZ7MMCiK-8?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-9"><img src="https://i.imgur.com/zY55viH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>  Video Fabiola Di Gianfilippo</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Molti sono stati i momenti particolarmente toccanti e coinvolgenti del pomeriggio di domenica 14, destinato al ricordo di Antonio Russo e all’assegnazione annuale dei Premi per i Diritti umani. Ma un posto particolare è stato occupato, senza alcun dubbio, dal riferimento fatto dal presidente Virgilio Violo all’oramai lontano 2011, quando, a ricevere uno dei nostri premi, fu Ilaria Cucchi. E davvero bello e commovente è stato riascoltare quanto contenuto nella motivazione dell’assegnazione.</p>
<p>Non siamo stati certo né chiaroveggenti né profetici nello scegliere una persona come Ilaria. Comprendemmo soltanto, con semplice onestà di giudizio indipendente, quello che tanti altri avevano capito e che tutti avrebbero dovuto capire: la battaglia dura, durissima, sfibrante quanto ammirevole di Ilaria e dei suoi genitori era, è e resterà non una battaglia contro qualcuno, né tantomeno contro le istituzioni della nostra Repubblica, ma una battaglia per tutte le vittime di uno Stato che viene meno ai suoi doveri, usando la forza non per tutelare i suoi cittadini, ma per colpirli in maniera irragionevole ed arbitraria. Una battaglia per tutti coloro che nello Stato vogliono continuare a credere e a lavorare, affinché democrazia e giustizia possano costituirne sempre più la vera anima.</p>
<p>Riteniamo pertanto utile riportare, qui di seguito, il testo della motivazione del Premio.</p>
<p><b>Si conferisce il Premio a</b></p>
<p><tt><b>Ilaria Cucchi</b></tt></p>
<p>La battaglia che Ilaria Cucchi sta conducendo merita attenzione, rispetto e gratitudine da parte di tutti noi per molte ragioni. Non soltanto perché mira a restituire dignità alla persona del fratello Stefano, atrocemente quanto assurdamente privato della vita, mentre si trovava nelle mani di uno Stato che avrebbe dovuto proteggerlo, ma soprattutto perché si tratta di una battaglia che Ilaria ha scelto consapevolmente di portare avanti, con coraggio e tenacia, a favore di tutta la nostra società, per restituirci la fiducia nelle istituzioni democratiche, nello Stato di diritto, nella giustizia e negli altri.</p>
<p>Per il suo impegno generoso, quindi, Ilaria è diventata il punto di riferimento per tante persone che, come lei, si battono affinché le proprie storie tragiche di “diritti negati” escano da una sfera strettamente personale  per trasmettere a tutti noi la forza necessaria a chiedere sempre la verità e a riuscire ad ottenerla, nella convinta speranza che possa esserci un futuro, per noi e per i nostri figli, liberato dalla barbarie della violenza, dell’arbitrio, della prepotenza, della menzogna e della discriminazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“Il genocidio di rom e sinti durante il nazi-fascismo: una memoria rimossa”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2017 10:37:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>INVITO Si stima che il regime nazifascista abbia sterminato in Europa almeno 500 mila rom e sinti. Il genocidio di questo popolo – ricordato in lingua romanès come “Porrajmos” (“grande divoramento”) o “Samudaripen” (“tutti&#46;&#46;&#46;</p>
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<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-754.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8016" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-754.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-754.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-754-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></div>
<div></div>
<div><b>INVITO</b></div>
<div></div>
<div>Si stima che il regime nazifascista abbia sterminato in Europa almeno <b>500 mila rom e sinti</b>. Il genocidio di questo popolo – ricordato in lingua romanès come <b>“Porrajmos”</b> (“grande divoramento”) o <b>“Samudaripen”</b> (“tutti morti”) – rimane per la memoria collettiva una tragedia silenziosa, dimenticata. Per ricordare questo importante capitolo di storia dell’Europa e del nostro paese, la <b>Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato</b> e la <b>Cild</b> (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili), in collaborazione con <b>Associazione 21 luglio</b> invitano al convegno</p>
<p><b>“Il genocidio di rom e sinti durante il nazi-fascismo: una memoria rimossa”</b></p>
<p><b>Venerdì 27 novembre ore 11<br />
Senato della Repubblica – Sala ISMA<br />
Piazza Capranica 72, Roma</b></p>
<p><i>Saluti introduttivi</i><br />
<b>Patrizio Gonnella</b> – Presidente CILD, Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili<br />
<b>Robert Rydberg</b> – Ambasciatore della Svezia in Italia<br />
<b>Luigi Manconi </b>– Presidente Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani</p>
<p><i>Intervengono</i><br />
<b>Paola Trevisan</b>– Antropologa, “Da stranieri da espellere a italiani pericolosi: la persecuzione dei Rom e dei Sinti durante il regime fascista”<br />
<b>Majgull Axelsson</b>–Scrittrice, autrice del libro “Io non mi chiamo Miriam”</p>
<p><i>Modera</i><br />
<b>Carlo Stasolla</b> – Presidente Associazione 21 luglio Onlus</p>
<div><span style="color: #99042e;"> <a title="SCARICA LA LOCANDINA" href="https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad4b16afd&amp;linkDgs=11ef547ad4b16305&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad4b16afd%26linkDgs%3D11ef547ad4b16305&amp;source=gmail&amp;ust=1485253637052000&amp;usg=AFQjCNEpNU-wLqmU6OHI_qKxPwAo37kCQg&utm_source=rss&utm_medium=rss">SCARICA LA LOCANDINA</a> </span></div>
<div></div>
<div>L’accesso alla sala è consentito sino al raggiungimento della capienza massima. Per gli uomini sono obbligatorie giacca e cravatta. Si ricorda che per accedere al Senato <b>è obbligatorio l’accredito</b>.<br />
Per informazioni e accrediti: 06. 67065299 <a title="dirittiumani@senato.it" href="mailto:dirittiumani@senato.it?subject=" target="_blank" rel="noopener">dirittiumani@senato.it</a><br />
I giornalisti devono accreditarsi presso l’Ufficio stampa del Senato:<br />
Fax 06.67062947 Email: <a href="mailto:accrediti.stampa@senato.it?subject=" target="_blank" rel="noopener">accrediti.stampa@senato.it</a></div>
</div>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Il Marocco vieta la produzione e la vendita di burqa</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2017 08:46:19 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/01/20/venerdislam-il-marocco-vieta-la-produzione-e-la-vendita-di-burqa/">&#8220;VenerdIslam&#8221;: Il Marocco vieta la produzione e la vendita di burqa</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-739.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7959" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-739.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="660" height="330" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-739.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-739-300x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></a></b></span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="JUSTIFY">Sì, proprio del burqa, il velo integrale imposto dai talebani in Afghanistan negli anni Novanta e fenomeno estremamente marginale in Marocco ma vietato anche in altri Paesi africani, tra cui il Ciad, il Camerun e Senegal dopo gli attacchi terroristici. Inizialmente, dato che pochissime donne lo indossano, la circolare è passata sotto silenzio ma poi i circoli salafiti hanno iniziato a protestare temendo che il divieto verrà esteso per analogia anche al niqab, velo integrale che lascia scoperti solo gli occhi, diffuso nelle aree più conservatrici del nord. A questo punto si è infiammato il dibattito tra le istanze di sicurezza che passano per la lotta al terrorismo legato ad un’interpretazione distorta della religione (il più esplicito è stato Nouzha Skalli, ex ministro dello Sviluppo Sociale, Famiglia e Solidarietà che ha definito il divieto di vendita del burqa “un passo importante nella lotta contro l&#8217;estremismo religioso”), la libertà delle donne di indossare i vestiti che preferiscono, siano essi burqa, jeans scoloriti e bucati o minigonne (addirittura sostenuta da Abderrahim El Ghazali, il portavoce del Comitato misto difesa dei prigionieri salafiti) e la difesa dei valori e delle tradizioni socio-culturali… tra cui rientra anche l’abbigliamento.</p>
<p align="JUSTIFY">Un dibattito destinato a continuare tra alleanze inedite ed estemporanee.</p>
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		<title>Il confine umano: vite in cerca di pace</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2017 07:37:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani è fiera di annunciare l&#8217;uscita nelle librerie del nuovo saggio di Patrizia Angelozzi, che collabora con l&#8217;associazione per la rubrica &#8220;Scritture al sociale&#8221;. Il libro si intitola Il confine&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> è fiera di annunciare l&#8217;uscita nelle librerie del nuovo saggio di Patrizia Angelozzi, che collabora con l&#8217;associazione per la rubrica &#8220;Scritture al sociale&#8221;. Il libro si intitola <em>Il confine umano &#8211; Vite in cerca di pace</em>, Ianieri edizioni.</p>
<p>Abbiamo rivolto alcune domande a Patrizia Angelozzi. Per voi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-719.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7892" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-719.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="381" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-719.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 381w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-719-178x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 178w" sizes="(max-width: 381px) 100vw, 381px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come si è svolta la ricerca per la stesura di questo libro?</strong></p>
<p>La mia ricerca è iniziata dentro i centri di accoglienza per migranti e rifugiati. Ho avuto la possibilità di incontrare persone provenienti da Paesi diversi e con motivazioni differenti tra loro. Un anno di lavoro, di incontri, di appunti di vite&#8230;</p>
<p>Un percorso intrapreso con attenzione verso persone che hanno scelto un po’ alla volta di raccontare, superando “ricordi” dolorosi e di nostalgia verso i loro cari, persone che non ci sono più ed altre rimaste che sperano in una vita possibile.</p>
<p><b>Oltre alle barriere fisiche, bisogna cercare di abbattere anche quelle mentali: in quali modi ciò sarebbe possibile?</b></p>
<p>E’ possibile attraverso la cultura dell’altro e la conoscenza. L’unico mezzo per comprendere è capire dove e quando un “confine” diventa il pregiudizio, quello del non sapere. Giudicare a prescindere, parlare di situazioni che non conosciamo da un punto di vista burocratico, legislativo, politico. Senza la ‘conoscenza’ non siamo in grado di superare nulla, neanche noi stessi negli obiettivi di tutti i giorni.</p>
<p><b>Alcuni dei temi – di stretta attualità – veicolati da questo lavoro sono: la condizione femminile in alcune culture, il sesso prima del matrimonio, la scelta di un migrante tra illegalità e legalità, il sogno di un futuro migliore, il valore della dignità.<br />
Omar, Mohammed, Nassem e gli altri riportano esperienze di vita e aspettative: ci può anticipare qualche testimonianza con un suo commento?</b></p>
<p>Esperienze riportate attraverso un viaggio narrativo con dentro sette vite, sette storie, sette uomini. Tutti in cerca di pace, con la speranza di fuggire da conflitti, dalle persecuzioni. Di poter aprire gli occhi al mattino e non dover ‘controllare’ che in casa siano ancora vivi o non dover assistere ad uccisioni e far finta di essere d’accordo, applaudendo in piazza..<br />
“What can I do?” è la domanda che fin da bambino, si è chiesto uno di loro, scegliendo a soli quindici di andare via, come potrebbe fare un adulto.<i><br />
</i></p>
<p><b>Cosa chiedono queste persone all&#8217;Europa “unita”?</b></p>
<p>Loro chiedono di esistere, di poter vivere. Di essere utili agli altri, a se stessi, a noi. Comprendono le ‘distanze’ create dal terrorismo in giro per il mondo e si dissociano, perché Islam, vuol dire Pace.</p>
<p><b>Si parla di “confine umano”: proprio dal punto di vista umano, cosa ha lasciato in lei, l&#8217;incontro con le persone che ha conosciuto? </b></p>
<p>Porto con me la ricchezza degli incontri, degli sguardi pieni di ricordi e di speranze per il futuro. Il significato profondo del concetto di ‘pace’ spesso sottovalutato. Durante questa esperienza ho raccontato ai miei figli cosa stavo imparando. E per tutto questo lavoro, racchiuso in un libro, devo un grande ringraziamento al Consorzio Matrix, che lavora ed opera applicando protocolli e linee guida nel rispetto della dignità degli ‘ospiti’ e che vede il supporto di grandi professionisti, capaci e ‘umani’. Perché il tecnicismo è nulla senza la parte umana.</p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Shawkan Photo Award 2016</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2017 08:13:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi &#8220;Sono i fotogiornalisti a fare la storia, non più gli storici&#8221; Mohammed Abu Zeid alias Shawkan Per il secondo anno consecutivo ecco il premio fotografico intitolato a Shawkan il foto giornalista&#46;&#46;&#46;</p>
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<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-717.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7876" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-717.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="360" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-717.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 360w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-717-168x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /></a></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr">di Monica Macchi</p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr">&#8220;Sono i fotogiornalisti a fare la storia, non più gli storici&#8221;<br />
Mohammed Abu Zeid alias Shawkan</p>
<p dir="ltr">Per il secondo anno consecutivo ecco il premio fotografico intitolato a Shawkan il foto giornalista (di cui abbiamo già parlato qui <a href="http://www.peridirittiumani.com/2016/05/24/e-iniziato-il-processo-a-mahmoud-abou-zeid-alias-shawkan/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/2016/05/24/e-iniziato-il-processo-a-mahmoud-abou-zeid-alias-shawkan/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> e anche qui <a href="http://www.peridirittiumani.com/2016/07/26/shawkan-international-press-freedom-awards-2016/?utm_source=rss&utm_medium=rss"> http://www.peridirittiumani.com/2016/07/26/shawkan-international-press-freedom-awards-2016/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> )  in carcere dall&#8217;agosto 2013 e ancora in attesa di processo.</p>
<p dir="ltr">Ecco le foto premiate:</p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-712.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7871" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-712.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="400" height="267" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-712.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 400w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-712-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a>5° posto: Abbraccio in tribunale tra Ahmed Aref ( portavoce dei Fratelli Musulmani) e la moglie ( foto di Ibrahim Ezzat Hendy)</p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-713.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7872" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-713.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="968" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-713.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 968w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-713-300x199.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-713-768x509.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 968px) 100vw, 968px" /></a>4° posto: Manifestazione contro le molestie sessuali ( foto di Aly Fahim)</p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-714.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7873" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-714.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="400" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-714.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 400w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-714-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a>3° posto: Addestramento militare di studenti ( foto di Ehab Behairy)</p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-715.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7874" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-715.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="961" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-715.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 961w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-715-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-715-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 961px) 100vw, 961px" /></a>2° posto: Aspettando il processo del papà ( foto di Ahmed Abdel Gawad)</p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-716.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7875" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-716.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-716.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-716-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-716-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a>1° posto: Funerali delle vittime della bomba alla cattedrale copta di El Botroseya: 23 morti e una cinquantina di feriti ( foto di Salam Gomea)</p>
<p dir="ltr">
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		<title>Associazione 21 luglio: «Per la prima volta il nuovo anno alle porte si prospetta come quello della svolta. Il superamento definitivo delle baraccopoli romane può diventare realtà».</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jan 2017 09:09:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Dopo decenni di politiche discriminatorie e segnate dalla discriminazione abitativa, finalmente il Comune di Roma si va allineando ai principi sanciti dalla Strategia Nazionale di Inclusione dei rom e con queste premesse il&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/01/05/associazione-21-luglio-per-la-prima-volta-il-nuovo-anno-alle-porte-si-prospetta-come-quello-della-svolta-il-superamento-definitivo-delle-baraccopoli-romane-puo-diventare-realta/">Associazione 21 luglio: «Per la prima volta il nuovo anno alle porte si prospetta come quello della svolta. Il superamento definitivo delle baraccopoli romane può diventare realtà».</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo decenni di politiche discriminatorie e segnate dalla discriminazione abitativa, finalmente <b>il Comune di Roma si va allineando ai principi sanciti dalla Strategia Nazionale di Inclusione dei rom</b> e con queste premesse il 2017 potrà diventare l’anno della svolta per il superamento definitivo delle baraccopoli istituzionali della Capitale.</p>
<p>A confermarlo è stata la recente <a title="Determinazione Dirigenziale" href="https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad4b06123&amp;linkDgs=11ef547ad4b03a25&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad4b06123%26linkDgs%3D11ef547ad4b03a25&amp;source=gmail&amp;ust=1483693390928000&amp;usg=AFQjCNE_NZcPUVmSMQdoNh0CG50botg5TA&utm_source=rss&utm_medium=rss">Determinazione Dirigenziale</a> del 21 dicembre 2016 che ha disposto la <b>sospensione in autotutela di due Bandi di gara milionari</b>, uno per l’affidamento dei servizi di gestione delle sei baraccopoli già esistenti, l’altro per il reperimento di una nuova area attrezzata per soli rom, per un totale di quasi 8 milioni di euro.</p>
<p>La Determinazione è stata firmata a pochi giorni dalla pubblicazione delle Osservazioni del CERD – il Comitato Onu per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale – in cui <b>l’Italia veniva ammonita ancora una volta per la segregazione abitativa </b>cui sottopone le comunità rom residenti nel nostro paese. In seguito alle raccomandazioni del Comitato, Associazione 21 luglio <span style="color: #99042e;"><a title="aveva inviato una lettera" href="https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad4b06123&amp;linkDgs=11ef547ad4b03a29&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad4b06123%26linkDgs%3D11ef547ad4b03a29&amp;source=gmail&amp;ust=1483693390928000&amp;usg=AFQjCNHoT4-71VjR1M_jgQzOFdow22v05w&utm_source=rss&utm_medium=rss">aveva inviato una lettera</a> </span>all’Assessora Laura Baldassarre e ai dirigenti del Dipartimento Politiche Sociali di Roma, per rimarcare la propria condanna per la prosecuzione dei Bandi di gara di appalto e chiedendo formalmente di arrestarne le procedure uniformandosi alle richieste espresse dal Comitato delle Nazioni Unite.</p>
<p>Associazione 21 luglio ha espresso soddisfazione per il netto cambio di rotta del Comune di Roma, poiché <b>fin da subito aveva condotto una dura battaglia per chiedere il ritiro dei Bandi </b>e a ottobre aveva manifestato ufficialmente la propria preoccupazione in una conferenza stampa di bilancio sulle <a title="azioni della Giunta nei suoi primi 100 giorni" href="https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad4b06123&amp;linkDgs=11ef547ad4b03a27&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad4b06123%26linkDgs%3D11ef547ad4b03a27&amp;source=gmail&amp;ust=1483693390928000&amp;usg=AFQjCNEsnew2fDH89GwgpjDWfujC_MKbNA&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">azioni della Giunta nei suoi primi 100 giorni</span></a>.</p>
<p>Già nelle settimane che hanno preceduto la pubblicazione della Determinazione, <a title="era stata accolta con positiva speranza" href="https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad4b06123&amp;linkDgs=11ef547ad4b03a1f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad4b06123%26linkDgs%3D11ef547ad4b03a1f&amp;source=gmail&amp;ust=1483693390929000&amp;usg=AFQjCNH2ivcvN8SecVo7u5gXQkEoSyvL2g&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">era stata accolta con positiva speranza</span></a><b> la firma della Memoria di Giunta per l’adozione di un Piano di Lavoro cittadino</b> denominato “Progetto Inclusione Rom” che scandisce le azioni dei primi sette mesi del 2017 con l’obiettivo di gettare le basi per la progressiva uscita delle comunità rom dalle baraccopoli romane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6549" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3872" height="2592" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3872w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 3872px) 100vw, 3872px" /></a></p>
<p>Il blocco dell’ennesimo bando milionario per la costruzione di un nuovo campo si va ad aggiungere alle vittorie di <b>altre due importanti battaglie</b> che negli ultimi anni hanno visto Associazione 21 luglio sempre in prima linea contro la costruzione di nuovi “campi” anche durante le precedenti amministrazioni, portando al ritiro dei progetti per nuovi “villaggi attrezzati” alla Cesarina e a La Barbuta (entrambi i progetti furono bloccati grazie alla campagne “<a title="#DiscriminareCosta" href="https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad4b06123&amp;linkDgs=11ef547ad4b03a1d&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad4b06123%26linkDgs%3D11ef547ad4b03a1d&amp;source=gmail&amp;ust=1483693390929000&amp;usg=AFQjCNHmU-vRvGcgyomWoMwN5GA2gO7kZg&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">#DiscriminareCosta</span></a>” e “<a title="Leroy Merlin, un campo rom è un ghetto: non costruirlo" href="https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad4b06123&amp;linkDgs=11ef547ad4b03a21&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad4b06123%26linkDgs%3D11ef547ad4b03a21&amp;source=gmail&amp;ust=1483693390929000&amp;usg=AFQjCNGlan0GXPkPmJnu1TmaMAkbx_Gm0g&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">Leroy Merlin, un campo rom è un ghetto: non costruirlo</span></a>”).</p>
<p>«Una volta bloccato il flusso economico che sino ad ora ha alimentato il “sistema campi” occorre ora rimettere in moto la macchina dell’inclusione delle comunità rom, <b>cominciando dalla Delibera di iniziativa popolare per il superamento dei campi</b> che verrà discussa e votata nelle prossime settimane dall’Assemblea Capitolina – afferma Associazione 21 luglio &#8211; oltre che dalla <b>chiusura della baraccopoli “La Barbuta” </b>sulla quale pende l’Ordinanza del Tribunale Civile di Roma non ancora ottemperata dal Comune».</p>
<p>Nell’esprimere la propria soddisfazione, Associazione 21 luglio continuerà a monitorare le azioni del Comune di Roma in riferimento alle comunità rom chiedendo alle autorità capitoline il rispetto della <b>volontà popolare</b> – confermata dai 6000 firmatari della delibera di iniziativa popolare – e dell’<b>ordinanza del giudice</b> che ha ordinato al Comune di Roma di rimuovere gli effetti discriminatori individuati all’interno della baraccopoli La Barbuta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/01/05/associazione-21-luglio-per-la-prima-volta-il-nuovo-anno-alle-porte-si-prospetta-come-quello-della-svolta-il-superamento-definitivo-delle-baraccopoli-romane-puo-diventare-realta/">Associazione 21 luglio: «Per la prima volta il nuovo anno alle porte si prospetta come quello della svolta. Il superamento definitivo delle baraccopoli romane può diventare realtà».</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Uiguri minacciati di espulsione verso la Cina</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2017 07:49:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  APM chiede all&#8217;Alto Commissario dell&#8217;ONU di impegnarsi per i profughi uiguri perseguitati L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è rivolta all&#8217;Alto Commissario per i Rifugiati dell&#8217;ONU Filippo Grandi affinché si adoperi con&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/th-115.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""> </a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/74565619_protests_2009.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7854" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/74565619_protests_2009.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="624" height="351" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/74565619_protests_2009.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 624w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/74565619_protests_2009-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 624px) 100vw, 624px" /></a><br />
APM chiede all&#8217;Alto Commissario dell&#8217;ONU di impegnarsi per i profughi uiguri perseguitati</p>
<p>L&#8217;<span class="il">Associazione</span> per i <span class="il">Popoli</span> <span class="il">Minacciati</span> (APM) si è rivolta all&#8217;Alto Commissario per i Rifugiati dell&#8217;ONU Filippo Grandi affinché si adoperi con il Primo ministro indiano Narendra Modi per l&#8217;accoglienza e la tutela di tre profughi uiguri fuggiti dalla Cina. Arrestati nel giugno 2013 nelle montagne del Kashmir, i tre Uiguri sono stati accusati di essere entrati illegalmente nel paese e di spionaggio e sono stati condannati a 18 mesi di carcere. La maggior parte degli Uiguri non riesce a ottenere il passaporto dalle autorità cinesi per cui non hanno alcuna possibilità di entrare legalmente in un altro paese. Dopo aver scontato la loro pena Abdul Khaliq, Abdul Salam e Adil hanno trascorso altri due anni in carcere sulla base della discussa legge sulla sicurezza indiana (Public Safety Act). Nel maggio 2016 il Ministero degli interni indiano ha ordinato la loro espulsione verso la Cina senza peraltro aspettare che fosse valutata la loro richiesta di asilo inoltrata presso il tribunale dello stato indiano di Jammu e Kashmir.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/th-115.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-7853 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/th-115.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="299" height="168" /></a></p>
<p>L&#8217;APM chiede che i tre profughi vengano accolti per motivi umanitari. La situazione di molti profughi uiguri è drammatica, soprattutto in Asia. Per motivi politici ed economici molti paesi asiatici rifiutano l&#8217;asilo politico agli Uiguri oppure hanno iniziato ad espellere i profughi già presenti sul loro territorio. La Tailandia per esempio, ha annunciato l&#8217;espulsione di 70 profughi uiguri. Tornati in Cina i profughi uiguri sono in pericolo di vita.</p>
<p>Per l&#8217;APM è scandaloso che nonostante le massicce persecuzioni in atto in Cina contro gli Uiguri i profughi vengano espulsi e rimandati a casa. Nel giugno 2015 la Tailandia ha rimpatriato 109 Uiguri in Cina. Molti di questi sono stati arrestati all&#8217;arrivo, diversi sono stati torturati in carcere e costretti a &#8220;confessare&#8221; davanti a delle telecamere e qualcuno è stato condannato a morte.</p>
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		<title>Andrea Margelletti: terrorismo, sicurezza, paura</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2017 12:39:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali. Riproponiamo, nostro malgrado, l’intervista di Associazione per i Diritti umani a seguito degli attentati a Bruxelles, ad Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali per parlare di&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali.</p>
<p>Riproponiamo, nostro malgrado, l’intervista di <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> a seguito degli attentati a Bruxelles, ad Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali per parlare di sicurezza, terrorismo, paura, Europa e politica Estera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-43.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5518" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMA==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5518" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-43.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (43)" width="299" height="199" /></a></p>
<div class="clear"></div>
<div class="entry">
<div class="entry-inner">
<div>L’Associazione per i Diritti Umani ha rivolto, per voi, alcune domande al Dott. Andrea Margelletti, Presidente del Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) e lo ringrazia molto per la sua disponibilità.</div>
<div></div>
<div>E’ probabile che tra i migrati che arrivano in Europa ci siano persone “pericolose”? Come combattere la cultura della paura, diffusa da alcune parti politiche?</div>
<div></div>
<div>Bisognerebbe definire cosa vuol dire “pericolose”: una cosa sono i terroristi, un’altra sono i criminali.  Sul fatto che arrivino criminali o persone che in poco tempo vanno a delinquere, mi pare evidente perchè è una realtà che accomuna tutte le migrazioni. Chi si sposta in condizioni disperate, in alcuni casi, può essere attratto dai guadagni facili e questo è successo anche agli italiani che sono emigrati all’estero; quindi si tratta di un fenomeno endemico nei grandi numeri.</div>
<div>Altra cosa, invece, è il terrorismo: fino ad ora non ci sono risultati terroristi arrivati con i barconi anche perchè il terrorista è una persona estremamente formata, preziosa per il gruppo terroristico e non si rischia di metterlo su un barcone dove può affondare; è più facile che arrivi in Europa con un visto turistico o, addirittura, che sia cittadino europeo. Per bloccare il traffico umano è inutile arrestare solo gli scafisti.</div>
<div></div>
<div>Quali operazioni sarebbero necessarie allo scopo?</div>
<div></div>
<div>Le operazioni che nessuno si sente in grado di fare: sarebbe opportuno intervenire nelle zone per cui le persone partono (e non mi riferisco soltanto alla Libia, ma anche all’Africa sub-sahariana) con delle politiche di lunghissimo termine ed estremamente costose. Al momento, non mi pare che alcun Paese europeo o occidentale abbia voglia di spendere miliardi di euro per questo tipo di attività che richiedono molti anni per vedere i primi risultati.</div>
<div></div>
<div>Qual è il suo parere, quindi, riguardo alle politiche europee in termini di sicurezza e di immigrazione?</div>
<div></div>
<div>Dal punto di vista della sicurezza interna, c’è grandissima collaborazione tra le forze di polizia e i servizi di informazione-sicurezza. Poi ciascun Paese adotta, sul proprio territorio nazionale, le misure che ritene più efficaci e opportune.</div>
<div>In termini di immigrazione non c’è una reale politica europea: l’Italia è stata lasciata sola ad affrontare il problema. Spesso la Ue, di fronte a problemi grossi, diventa una realtà di singoli e non più un’unione.</div>
<div></div>
<div>La comunità internazionale dovrebbe intervenire in alcune aree del mondo, ad esempio in Siria?</div>
<div></div>
<div>In Siria sono già presenti alcune ONG e sono in atto alcune operazioni – da parte della comunità internazionale – contro l’Isis, ma mi pare che anche in Siria, per l’ennesima volta, non vi sia, a livello di Paesi occidentali, una visione comune su come affrontare il problema.</div>
<div>Prima di tutto dovremmo avere una politica comune, a fonte della quale si fanno scelte comuni che possano essere anche sbagliate, ma che almeno sono condivise da tutti. Il fatto di procedere in maniera disunita ci rende deboli e vulnerabili.</div>
</div>
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		<title>Per la liberazione del nativo americano Leonard Peltier</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2016 14:14:16 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/dzfMQBcvkJA?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Leonard Peltier, prigioniero politico nativo americano ha adesso 72 anni, chiuso da 41 anni in carcere, da molti anni gravemente malato (cecità da un occhio, diabete, aneurisma alla aorta, alta pressione…) All&#8217;inizio di dicembre di quest&#8217;anno suo figlio di 41 anni, Paul Peltier, è morto, non ha mai visto suo padre libero. E&#8217; morto mentre era a Washington a chiedere la libertà per suo padre. Ai nostri occhi Leonard Peltier è innocente. Ho lavorato 4 anni per realizzare un documentario sul suo caso, ho fatto un lavoro di ricerca negli Usa e scritto un libro„ &#8220;One Life For Freedom – Leonard Peltier e la resistenza indigena&#8221; (solo in tedesco, Marzo 2016). Ora stanno trascorrendo gli ultimi giorni della presidenza di Obama. Potrebbe essere l&#8217;ultima possibilità per Leonard di rivedere la sua famiglia, i suoi parenti e amici, fuori di prigione. Obama puo&#8217; firmare la grazia.</p>
<p>Rockstars da tutte le parti del mondo hanno firmato in passato petizioni per la libertà di Peltier. Date un&#8217;occhiata su YouTube:  <a href="https://www.youtube.com/watch?v=E-td0Q3agpU&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.youtube.com/watch?v%3DE-td0Q3agpU&amp;source=gmail&amp;ust=1483192980946000&amp;usg=AFQjCNGJm61V9lk-LBm9t0DTYBGRDkqg_w&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.youtube.com/watch?v=E-td0Q3agpU&utm_source=rss&utm_medium=rss</a> o  <a href="https://www.youtube.com/watch?v=TzLckwBZ208&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-1" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.youtube.com/watch?v%3DTzLckwBZ208&amp;source=gmail&amp;ust=1483192980946000&amp;usg=AFQjCNFR-a4LYvGO6DXtpzq2iwCRADvasQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.youtube.com/watch?v=TzLckwBZ208&utm_source=rss&utm_medium=rss</a> or <a href="https://www.youtube.com/watch?v=dzfMQBcvkJA&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-2" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.youtube.com/watch?v%3DdzfMQBcvkJA&amp;source=gmail&amp;ust=1483192980946000&amp;usg=AFQjCNG4xKuSo6yx9MYQjHEVnBoklQ1gAQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.youtube.com/watch?v=dzfMQBcvkJA&utm_source=rss&utm_medium=rss</a> o <a href="https://www.youtube.com/watch?v=3dJyg9-Q4sA&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-3" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.youtube.com/watch?v%3D3dJyg9-Q4sA&amp;source=gmail&amp;ust=1483192980946000&amp;usg=AFQjCNGZDCP0as6buB7fiODXR2PMUJz43A&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.youtube.com/watch?v=3dJyg9-Q4sA&utm_source=rss&utm_medium=rss</a> o a questa lista di personaggi che hanno già firmato per la sua liberazione <a href="http://users.skynet.be/kola/vips.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://users.skynet.be/kola/vips.html&amp;source=gmail&amp;ust=1483192980946000&amp;usg=AFQjCNF7upbT9IX_dMX0MR46B8vUOhk30Q&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://users.skynet.be/kola/vips.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>  (Troverete i nomi dei musicisti di questa lista e della campagna  &#8220;I will&#8221; alla fine di questa lettera. Unite il vostro nome, siete in buona compagnia)</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/free-Peltier.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7827" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/free-Peltier.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="620" height="464" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/free-Peltier.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/free-Peltier-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></p>
<p>Per sostenere la campagna, potete scrivere una mail: &#8220;SI, lo voglio, Yes I will&#8221;. Il messaggio verrà inviato il 10 di Gennaio 2017 con la lista dei nomi alla Casa Bianca. Che siate world star o giovani musicisti, professionisti o &#8220;musicisti solo per passione&#8221;, – ogni nome conta. Unitevi a questo vasto movimento mondiale di musicisti che chiedono la libertà per Peltier. Per favore, please, condividete questo messaggio con altri musicisti. Vi ringraziamo. In nome della giustizia e della libertà.</p>
<p>Mandate la vostra Email a <a href="mailto:lpsgrheinmain@aol.com">lpsgrheinmain@aol.com</a></p>
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