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	<title>prigioni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Comunicare il carcere. Rifestival, Bologna 2019</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2019 09:16:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Durante il Rifestival (Bologna 2019) la conferenza “Comunicare il carcere” a cura di Elton Kalica, Antonio Ianniello e Valerio Pascali Associazione Per i Diritti umani propone, come sempre, alcuni spunti di riflessione e di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_122755.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12326" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_122755.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_122755.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_122755-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_122755-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_122755-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a></b></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Durante il Rifestival (Bologna 2019) la conferenza “Comunicare il carcere” a cura di Elton Kalica, Antonio Ianniello e Valerio Pascali</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i><b>Associazione Per i Diritti umani</b></i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> propone, come sempre, alcuni spunti di riflessione e di dibattito, riportando alcune parti di ciò che è stato riferito dai relatori. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Elton Kalica</b></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Università di Padova, Ristretti Orizzonti</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il carcere è un&#8217;istituzione che viene data ancora per scontata. Noi vogliamo che non sia una realtà isolata dal contesto sociale, ma vogliamo affermare l&#8217;importanza della riabilitazione dei detenuti e il loro eventuale reinserimento nel tessuto comunitario. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">A causa della ricerca della notiziabilità, da parte dei mass-media, le narrazioni passano in secondo piano, invece noi vogliamo rimetterle al primo posto.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Parlo del carcere dal punto di vista interno perchè sono stato dentro a lungo. I mass-media raccontano il Penale in un modo che spesso non corrisponde alla realtà e, per me, dare un&#8217;informazione diversa è una battaglia costante.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il messaggio della stampa è che , in Italia, ci sia una Giustizia che non funziona, che le pene siano insufficienti, manchi la certezza della pena e si criticano le attenuanti. Questo tipo di comunicazione, in realtà, disinforma perchè io ad esempio ho visto arrivare in prigione persone dopo 10/15 anni dal momento in cui avevano commesso il reato e che, nel frattempo, avevano cambiato vita. Mi occupo, inoltre, di “Convict criminology”: si tratta di un nuovo approccio che intreccia strumenti teorici con l&#8217;esperienza di vita detentiva e ho svolto la mia ricerca etnografica sul lavoro in carcere. Questo può essere utile, ma può far emergere anche aspetti di sfruttamento. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Per capire, quindi, la realtà effettiva bisogna fare esperienza dall&#8217;interno e io ho potuto farla prima come detenuto, poi come attivista e ora come ricercatore.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Valerio Pascali</b></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Associazione Antigone-Emilia Romagna</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">In Italia, a differenza degli Stati Uniti, ho trovato difficoltà a svolgere le ricerche a causa della chiusura delle amministrazioni penitenziarie che vogliono rimanere tali. Per poter approfondire la situazione nelle nostre prigioni si deve far riferimento ai report garantiti dalle associazioni preposte; difficile, per il ricercatore, per il sociologo, entrarvi a causa della diffidenza nei confronti della ricerca sociale. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ricordiamo che per Goffman il carcere è un&#8217;istituzione totale, quella in cui un gruppo di persone è tagliato fuori dalla società con una rottura delle barriere che separano i diversi aspetti della Vita perchè questi si svolgono nello stesso luogo, a stretto contatto con gli altri, a ritmi stabiliti, con attività forzate. Questo induce alla spersonalizzazione dell&#8217;individuo: il Sè dei detenuti è sottoposto a continue degradazioni.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il carcere è rappresentativo dell&#8217;intera società per il multiculturalismo, per le differenze di comportamenti, di età, dei problemi psicologici dei detenuti e non è detto, quindi, che il pluralismo sia sempre positivo. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Si deve, inoltre, guardare ad ogni istituto come a un micro istituto sociale all&#8217;interno della comunità più grande all&#8217;interno del quale il detenuto modifica la sua personalità con un adattamento progressivo alla comunità carceraria che culmina con l&#8217;identificazione totale con l&#8217;ambiente, tanto da non riuscire poi più a reinserirsi in un altro tipo di società. E questo è contrario all&#8217;obiettivo delle misure riabilitative.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Dopo il caso Torregiani, con la sentenza-pilota della Corte europea dei Diritti dell&#8217;Uomo, sono state proposte alcune iniziative volte a umanizzare alcune forme di detenzione e poi: meccanismi deflattivi (apparentemente stabili), sezioni specifiche per reati specifici, carceri modello a vocazione trattamentale&#8230;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Dal 2013 è stata aperta anche la sorveglianza dinamica (celle aperte durante il giorno con videosorveglianza), sono state inserite diverse figure professionali a sostegno dei detenuti. Però i tratti innovativi si basano NON su norme legislative, ma dall&#8217;amministrazione penitenziaria, per cui risultano deboli e questo è un problema perchè lo spazio e il tempo definiscono la quotidianità dei reclusi e servono per un loro progressivo avvicinamento all&#8217;uscita dal carcere, momento molto delicato della loro vita.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il miglioramento, infine, è ancora insufficiente anche per la capienza degli istituti, per le celle troppo piccole, per la mancanza di igiene.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Antonio Ianniello</b></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Garante del Comune di Bologna</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La prerogativa del garante riguarda la vigilanza dei luoghi che privano della libertà personale: delle carceri per minori, per adulti, delle camere di sicurezza e delle Rems Residenze per l&#8217;esecuzione delle misure di sicurezza), dopo il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Spesso le carceri vengono ubicate alla periferia delle città, in spazi marginali e questo ha allontanato la presa di coscienza di quella che è la tutela dei diritti dei detenuti. Il garante deve avere, invece, questa priorità. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel 2009 la figura del garante viene consacrata a livello legislativo con la possibilità di effettuare colloqui riservati con la popolazione carceraria, senza limitazioni numeriche e senza previa autorizzazione. E questo è positivo per la raccolta dei dati necessaria alle narrazioni dall&#8217;interno, come si diceva prima, e per approntare istanze di miglioramento. Bisogna, infatti, ricordare che il garante non ha poteri autoritativi, ma verifica le condizioni e le raccoglie le singole storie. Se svolto in maniera costante e corretta, il lavoro del garante può essere importante e utile.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_120150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12327" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_120150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_120150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_120150-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_120150-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_120150-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a></p>
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		<title>Prigionieri palestinesi, &#8220;La denuncia del silenzio dei media italiani e l&#8217;appello di solidarietà nel rispetto dei diritti umani&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 May 2017 05:34:49 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-family: Trebuchet MS; font-size: large;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/PrisonerProtest1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8695" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/PrisonerProtest1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3504" height="2336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/PrisonerProtest1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3504w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/PrisonerProtest1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/PrisonerProtest1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/PrisonerProtest1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 3504px) 100vw, 3504px" /></a></span></strong></p>
<div id="m_3864534628257670179yiv2108178327yui_3_16_0_ym19_1_1494407152919_497683" dir="ltr"><span style="color: #000000; font-family: trebuchet ms, sans-serif; font-size: large;"> </span></div>
<div id="m_3864534628257670179yiv2108178327yui_3_16_0_ym19_1_1494407152919_497688" dir="ltr"><span id="m_3864534628257670179yiv2108178327yui_3_16_0_ym19_1_1494407152919_497689">Nonostante comunicati e dichiarazioni ufficiali continuino a tentare di riavviare il processo di pace israelo-palestinese (e solo una settimana fa D</span><span id="m_3864534628257670179yiv2108178327yui_3_16_0_ym19_1_1494407152919_497691">onald Trump ha ricevuto il Presidente palestinese Abu Mazen alla Casa Bianca, comunicandogli che c’erano “ottime possibilità d&#8217;un accordo di pace tra Israele e uno Stato, presto indipendente, chiamato Palestina&#8221;), l&#8217;impressione prevalente è che tale processo sia destinato a  restare a lungo incagliato: come si trova, in sostanza, da poco dopo l&#8217;assassinio di Ytzhak Rabin (novembre 1995), e il successivo incagliarsi degli accordi di Oslo e Washington del 1992-&#8217;93. In una</span><span id="m_3864534628257670179yiv2108178327yui_3_16_0_ym19_1_1494407152919_497692"> Conferenza stampa, svoltasi nella sede dell&#8217;Ambasciata a Roma, l&#8217;Ambasciatrice palestinese in Italia Mai Alkaila ha denunciato la difficile situazione in cui si trovano attualmente gli </span><span id="m_3864534628257670179yiv2108178327yui_3_16_0_ym19_1_1494407152919_497693">oltre 1.800 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. </span></div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-944.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-8696 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-944.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="171" height="171" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-944.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 641w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-944-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-944-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-944-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-944-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 171px) 100vw, 171px" /></a></div>
<div dir="ltr"><span id="m_3864534628257670179yiv2108178327yui_3_16_0_ym19_1_1494407152919_497693">Per un pieno riconoscimento dei loro diritti, e la piena applicazione delle convenzioni internazionali che tutelano i detenuti, </span><span id="m_3864534628257670179yiv2108178327yui_3_16_0_ym19_1_1494407152919_497694">i prigionieri palestinesi stanno conducendo uno sciopero della fame arrivato ormai al 24simo giorno, ed entrato &#8211; ha precisato l&#8217;Ambasciatrice &#8211; &#8220;in una fase molto critica, pericolosa per la loro salute, e tale da mettere a repentaglio la loro vita&#8221;. </span>Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai),  e del Movimento internazionale &#8220;Uniti per Unire&#8221;, ha denunciato inoltre il silenzio dei media italiani su questi temi, e ha chiesto al Governo Gentiloni d&#8217;inviare una commissione nazionale parlamentare e sanitaria in Israele, proprio per verificare la condizione dei detenuti palestinesi. &#8220;La loro non è una battaglia politica, è una battaglia universale per i diritti umani nelle carceri&#8221; &#8211; ha sottolineato Aodi &#8211; &#8220;battaglia che, senza qui entrare nel merito della complessa situazione del conflitto israelo-palestinese, va sostenuta per una semplice, quanto giusta, esigenza di civiltà, umana e giuridica&#8221;.</div>
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		<title>L&#8217;estate dei CIE</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Aug 2013 05:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[CIE]]></category>
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		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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<p></p>
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</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il mese<br />
di agosto sta per terminare, le città si riempiono e,<br />
nell&#8217;indifferenza di molti, continuano a sbarcare immigrati a<br />
Lampedusa. Da lì vengono parcheggiati nei CIE (questo argomento è<br />
stato da noi più volte trattato), ma il 10 agosto scorso è accaduto<br />
un fatto più grave del solito: nel centro di accoglienza Sant&#8217;Anna<br />
di Isola di Capo Rizzuto è scoppiata una rivolta che ha visto<br />
coinvolta una cinquantina di persone. Un uomo di nazionalità<br />
marocchina, di 31 anni, si è sentito male ed è stato portato al<br />
Pronto Soccorso dell&#8217;ospedale civile di Crotone dove è deceduto per<br />
una cardiopatia, probabilmente aggravata dall&#8217;uso di farmaci. La<br />
struttura di Capo Rizzuto è stata chiusa alla vigilia di ferragosto,<br />
dopo che la Procura l&#8217;ha dichiarata inagibile.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
notizia della morte dell&#8217;immigrato ha riacceso i riflettori sulle<br />
condizioni di sopravvivenza delle persone che vengono portate nei<br />
centri di identificazione e di espulsione: in un&#8217;interessante<br />
intervista ad Alexandra D&#8217;Onofrio &#8211; pubblicata nel mese di luglio<br />
sulla nostra piattaforma, nella quale si parlava del suo documentario<br />
intitolato “La vita che non CIE” &#8211;  sono state raccontate le<br />
difficoltà, le paure, le aspettative di uomini, giovani e meno<br />
giovani, che partono dai loro Paesi d&#8217;origine, affrontando un viaggio<br />
pericoloso, per ritrovarsi all&#8217;interno di edifici-prigioni senza aver<br />
commesso reato, senza documenti, senza capire cosa stia accadendo; per<br />
mesi e mesi restano rinchiusi, abbandonati a se stessi, spesso senza<br />
conoscere la lingua con cui chiedere e comunicare e, per calmare<br />
l&#8217;ansia (ma anche per tenere sotto controllo l&#8217;aggressività) vengono sedati<br />
con psicofarmaci. E questa è solo una parte della situazione.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
alcuni casi, quindi, chi ha ancora forza e lucidità prova a<br />
protestare, usando mobili e arredi, bruciando materassi. Un modo per<br />
farsi sentire, una maniera per esprimere rabbia ed esasperazione.<br />
Negli ultimi giorni la rivolta ha toccato anche il CIE di Gradisca,<br />
in provincia di Gorizia, in cui sono rimasti feriti due immigrati<br />
(per uno di loro la prognosi è ancora riservata). All&#8217;interno<br />
dell&#8217;edificio, circa trenta detenuti sono saliti sul tetto, gridando<br />
slogan per denunciare le loro condizioni; all&#8217;esterno, si è creato<br />
un presidio durante il quale i manifestanti hanno esposto cartelli<br />
con le scritte: “Chiudiamo i lager di Stato” oppure “<br />
Libertà/Freedom/Liberté”. A dar forza alla richiesta anche le<br />
parole della vicepresidente della Provincia di Gorizia, Mara Cernic,<br />
che ha dichiarato: “ Siamo contrari a questo modo di gestire<br />
l&#8217;immigrazione, che risulta inadeguato sul piano del rispetto dei<br />
diritti umani”.
</div>
</div>
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