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	<title>prigionieri Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La vita dei prigionieri di guerra e il Diritto internazionale umanitario</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2021 08:03:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Maddalena Formica Nel contesto di un conflitto armato, i combattenti di una fazione vengono spesso catturati dalle forze nemiche e da queste vengono privati di libertà e posti, per mesi o anni, in&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Maddalena Formica</p>



<p></p>



<p>Nel contesto di un conflitto armato, i combattenti di una fazione vengono spesso catturati dalle forze nemiche e da queste vengono privati di libertà e posti, per mesi o anni, in campi di prigionia, dove le condizioni di vita possono essere particolarmente difficili.</p>



<p>Il diritto internazionale umanitario si è dunque interessato alla loro sorte, compiendo una distinzione tra coloro che sono stati privati di libertà nell’ambito di un conflitto armato internazionale, un conflitto che vede dunque opporsi due o più Stati, e quelli che invece sono stati catturati nell’ambito di uno conflitto non internazionale, dove ad opporsi sono invece uno Stato e un gruppo armato o due o più gruppi armati. Nel primo caso, il termine utilizzato dalla dottrina è in genere quello di vero e proprio “prigioniero di guerra”, nel secondo caso si tenderà a favorire invece l’espressione di semplice “detenuto”. La distinzione tra i due non è solo puramente terminologica ma, anzi, risulta nella pratica particolarmente importante poiché, se quasi nulla dice il diritto umanitario circa i diritti dei detenuti, una disciplina particolarmente protettrice è riconosciuta ai prigionieri di guerra.</p>



<p>LA FORTE TUTELA DEI PRIGIONIERI DI GUERRA NEI CONFLITTI ARMATI INTERNAZIONALI</p>



<p>Nel quadro di un conflitto armato internazionale, tale statuto, innanzitutto, non può essere oggetto di rinuncia o essere perso dal soggetto che ne è beneficiario, anche qualora egli stesso abbia violato in precedenza disposizioni di diritto internazionale umanitario, ed è uno statuo che gli è automaticamente riconosciuto dal momento della cattura fino al momento del rimpatrio; in caso di dubbio circa il diritto ad ottenere tale statuto, inoltre, gioca una presunzione a lui favorevole, una presunzione che potrà essere superata solo nell’ambito di un procedimento giurisdizionale dinanzi ad un Tribunale.</p>



<p>La disciplina in materia di tutela dei prigionieri di guerra risulta essere inoltre particolarmente estesa nel momento in cui si affronta la gestione dello stesso campo di prigionia: tutti gli aspetti della vita dei prigionieri sono regolati in maniera precisa e tutte le disposizioni nel merito derivano da un generale obbligo di uguale ed umano trattamento a favore dei combattenti privati di libertà, a cui è quindi garantita una protezione massima.</p>



<p>Puntuali sono già le disposizioni circa la struttura stessa del campo: questi deve essere ad esempio posizionato in un luogo sicuro rispetto ai combattimenti, le evacuazioni in caso di emergenza devono essere possibili e il campo deve essere identificabile come tale (in genere sul tetto viene aggiunta la scritta “POW”” o “Prisoners of war” leggibile dall’alto) per evitare che venga colpito dalle forze nemiche. Standard minimi igienico-sanitari devono essere inoltre rispettati, così come garantite devono essere le cure mediche, le accortezze in materia di alimentazione, la possibilità di professare la propria religione e di ricevere lettere e pacchi dalla propria famiglia. Altre regole specifiche sono previste per proteggere bambini e donne (che ad esempio devono essere posti in locali diversi da quelli degli uomini) e in materia di lavoro: i prigionieri possono infatti svolgere attività ma non possono essere obbligati a lavorare se sono malati o feriti così come non possono essere obbligati ad arruolarsi o a partecipare in altro modo al conflitto.</p>



<p>Queste regole derivano dall’idea generale che essere della fazione opposta non costituisce un reato e che dunque l’essere prigioniero non deve inteso come una sanzione: condurre una vita “normale”, nei limiti del contesto del conflitto, deve essere dunque possibile.</p>



<p>Oltre a certe condizioni di vita, il diritto internazionale umanitario prevede e disciplina anche dei veri e propri meccanismi di garanzia dei diritti dei prigionieri di guerra, attivabili dal Comitato Internazionale della Croce Rossa e dagli stessi prigionieri. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa, innanzitutto, ha la possibilità di ispezionare i campi e di chiedere colloqui anonimi ai prigionieri per valutare le condizioni di vita ed eventualmente discuterne con coloro che ne sono responsabili; i prigionieri, invece, con piena immunità, possono allertare autonomamente la Croce Rossa, nominare un “uomo di fiducia” che li rappresenti e faccia valere i loro diritti e denunciare ai responsabili del campo eventuali situazioni contrarie alle disposizioni circa i già menzionati standard di vita individuati dalla Convenzione di Ginevra e dal relativo Protocollo I.</p>



<p>In genere, si può rilevare come, almeno nel contesto dei conflitti armati internazionali, le Parti tendano a rispettare nella pratica queste regole: oltre alle conseguenze di eventuali violazioni del diritto internazionale umanitario, infatti, gli Stati temono che condizioni di vita eccessivamente dure nei campi portino alla radicalizzazione dei nemici imprigionati così come a delle ritorsioni dell’avversario durante il conflitto.</p>



<p>LA SCARSA PROTEZIONE DEI DETENUTI NEI CONFLITTI ARMATI NON INTERNAZIONALI E LE PAURE DEL COMITATO INTERNAZIONALE DELLA CROCE ROSSA</p>



<p>Situazione molto diversa e, soprattutto, oggi sempre più preoccupante è quella invece dei detenuti, ovvero dei soggetti che hanno partecipato ai combattimenti nel contesto di un conflitto armato non internazionale e che hanno in seguito perso la propria libertà.</p>



<p>Pochissime sono infatti le disposizioni specifiche in materia previste dal Protocollo II della Convenzione di Ginevra e ai detenuti, come agli eventuali civili internati, si applicheranno in genere unicamente le regole consuetudinarie e le eventuali norme di diritto interno e di diritto internazionale in materia di diritti umani.</p>



<p>Il Comitato Internazionale della Croce Rossa tenta nella pratica spesso di dialogare con i diversi gruppi armati ed esso stesso ha più volte denunciato le pessime condizioni di vita nei campi di detenzione, ma quelli che sono i desideri degli attori del diritto internazionale umanitario si scontrano con la peculiare natura di questi conflitti.</p>



<p>I conflitti armati non internazionali, infatti, nascono in genere da scontri ideologici tra diversi gruppi, gruppi che, a differenza degli Stati, non hanno risorse economiche tali da finanziare i campi e gestirli nel rispetto del diritto umanitario e che, sulla base di una forte ideologia politica o religiosa o di una differenza etnica, sono poco propensi nella pratica a “perdonare” al nemico il fatto di essere della fazione opposta.</p>



<p>Questo problema è stato più volte sottolineato dal Comitato della Croce Rossa e da ONG che lavorano sul campo ed è un problema che risulta essere sempre più preoccupante poiché il modello del conflitto armato non internazionale è ormai quello più diffuso, mentre la classica guerra interstatale è stata quasi del tutto abbandonata: nuove misure sono state spesso auspicate ma, come spesso avviene nel contesto dei conflitti armati non internazionali, gli Stati sono oggi più che mai reticenti a creare disposizioni che possano intervenire direttamente sul proprio territorio, limitando la propria sovranità in una questione puramente interna.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Istanbul Istanbul</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2020 08:04:57 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="350" height="500" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/copertina-istanbul.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13962" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/copertina-istanbul.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 350w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/copertina-istanbul-210x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 210w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></figure></div>



<p>di
Alessandra Montesanto</p>



<p>“L&#8217;inferno
non è il luogo dove soffriamo,</p>



<p>è il
luogo dove nessuno</p>



<p>sente le
nostre sofferenze”. 
</p>



<p>al_Hallaj</p>



<p>Forse
può sembrare inusuale leggere, in tempi di pandemia, un romanzo che
narra di prigionieri curdi, in Turchia. Ma ve lo consigliamo
vivamente. Stiamo parlando di <em>Istanbul
Istanbul</em>, dello scrittore,
avvocato, giornalista turco di etnia curda, Burhan
Sonmez (per Nottetempo edizioni). 
</p>



<p>Il
titolo riporta due volte il nome della capitale turca perchè doppio
è il suo volto: chi la vuole vedere solo come una città
affascinante, ricca, moderna e chi la conosce come infingarda,
povera, cattiva. LEI è la regina del testo, spicca con i suoi
minareti, con le luci sul Bosforo, con le piazze aperte, ma nei
sotterranei si celano le prigioni dei dissidenti, dei rivoluzionari
che la ricordano, la ridisegnano, la anelano&#8230;</p>



<p>Un
giovane studente, un “Dottore”, un uomo anziano, una donna, un
barbiere &#8230;E le loro mogli, fidanzate, madri e i loro figli, amici,
compagni di lotta. Il microcosmo violento e crudele del regime ha
forme inumane e sfuocate; i corpi martoriati entrano nell&#8217;immaginario
del lettore con la compassione impotente di chi sa, ma non può fare
nulla. I racconti, le memorie, i desideri dei detenuti passano
sottopelle e non si dimenticano facilmente sia per il contenuto di
alto spessore sia per la scrittura poetica dell&#8217;autore del libro. 
</p>



<p>Da
dentro (la cella) a fuori (nella città); da sotto (nel labirinto
della morte) a sopra (nel capoluogo): chi può sentire le voci dei
condannati e farsene carico? Cosa siamo diventati, se la Cultura ha
soppiantato la Natura, se il denaro ha preso il posto di Dio, se un
Uomo non riconosce più la dignità di altri esseri umani?</p>



<p>E poi il Tempo. Il racconto è un insieme di storie nelle storie &#8211; come nelle scatole cinesi  e nella tradizione orientale tutta -storie che attraversano il tempo, mai in maniera lineare. Il Passato può anticipare il Futuro, il Presente è un lungo Passato e così via a dimostrare che la mente è il motore della nostra vita e della nostra morte perchè ci saremo ancora, anche dopo aver attraversato il ponte. Le idee non periscono e nemmeno i sogni. Se vogliamo ascoltare le voci&#8230;</p>
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		<title>Tra le rovine del Venezuela, un aggiornamento.</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jul 2018 08:31:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Tini Codazzi In passato ho cercato di denunciare alcune delle difficoltà che vive la sanità in Venezuela, ho parlato della crisi nell’ospedale dei bambini http://www.peridirittiumani.com/2018/04/15/venezuela-la-crisi-dellospedale-dei-bambini/ , del crollo nell’ospedale Maternidad del Sur&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/liberen-a-lorent.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10974" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/liberen-a-lorent.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="400" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/liberen-a-lorent.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 400w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/liberen-a-lorent-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/liberen-a-lorent-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/liberen-a-lorent-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/liberen-a-lorent-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="it-IT">di Tini Codazzi</span></p>
<p><span lang="it-IT">In passato ho cercato di denunciare alcune delle difficoltà che vive la sanità in Venezuela, ho parlato della crisi nell’ospedale dei bambini <a href="http://www.peridirittiumani.com/2018/04/15/venezuela-la-crisi-dellospedale-dei-bambini/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/2018/04/15/venezuela-la-crisi-dellospedale-dei-bambini/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> , del crollo nell’ospedale Maternidad del Sur <a href="http://www.peridirittiumani.com/2018/03/07/venezuela-ecrollata-la-sanita-in-venezuela-salvemoslamaternidaddelsur/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/2018/03/07/venezuela-ecrollata-la-sanita-in-venezuela-salvemoslamaternidaddelsur/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> e delle malattie infettive che sono proliferate in questi ultimi anni <a href="http://www.peridirittiumani.com/2017/11/08/le-sette-piaghe-del-venezuela/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/2017/11/08/le-sette-piaghe-del-venezuela/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> , ebbene, in questi giorni gli infermieri degli ospedali pubblici hanno deciso di scioperare in modo indefinito per chiedere un salario adatto al loro lavoro e denunciare ancora una volta la mancanza di medicine e forniture mediche. Disperati, è l’unica parola per definirli in questo momento. Professionisti che ogni giorno devono lavorare senza medicine, in strutture fatiscenti, senza poter curare i pazienti, senza poter dargli da mangiare, semplicemente aiutarli a morire di stento nel miglior modo possibile. Ho visto delle immagini che non avrei mai pensato di vedere e letto messaggi che non avrei mai pensato di leggere e che descrivono il loro incubo: donne che partoriscono nelle sale di attesa, malati sdraiati per terra, gravi infezioni in atto, persone decedute posizionate in ambienti insalubri e vicino ai malati, neonati morti&#8230; Lo sciopero è in atto. Il governo reprime.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/prigionieri-liberati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10975" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/prigionieri-liberati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="640" height="480" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/prigionieri-liberati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/prigionieri-liberati-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">A giugno sono stati liberati decine di prigionieri politici, in questo elenco ci sono i nomi più emblematici di questo regime: il generale Angel Vivas, l’ex sindaco Manuel Ceballos, il minorenne Dylan Canache, i parlamentari Gilbert Caro, Wilmer Azuaje e Renzo Prieto, l’attivista e studente Gabriel Valles, uno degli ospiti del carcere più crudele del Venezuela, “La Tumba” in cui è stato per 2 anni, Villca Fernandez, leader universitario detenuto nel 2016 a causa di un tweet, ecc. Così è patito il fenomeno della porta girevole, alcuni escono e tanti altri entrano e di queste persone non si parla perché tutti sono distratti dai grandi nomi in “libertà”. Secondo il Foro Penal tra maggio e giugno sono state detenute 148 persone e scarcerate 72. Fate i conti, il numero di incarcerazioni e evidentemente maggiore di quello delle scarcerazioni…. Il gruppo di prigionieri scarcerati non è in libertà, è semplicemente fuori dalle sbarre ma i loro diritti civili sono ancora limitati: nessuno può uscire dal paese, proibizione di dichiarazioni alla stampa, presentazione periodica davanti ai tribunali, un passo falso e vanno nuovamente in prigione. Il governo minaccia. </span></p>
<p><span lang="it-IT">In riferimento al caso di Lorent Saleh, il giovane attivista che viveva in Colombia e deportato dal presidente e Premio Nobel per la Pace Juan Manuel Santos nel 2014. In prigione da 4 anni, 50 volte differita la sua udienza in tribunale, 26 mesi ospite della Tumba, 2 tentativi di suicidio, adesso compie 50 giorni in isolamento senza vedere i suoi avvocati e la sua famiglia e altrettanti giorni in cui sua madre chiede spiegazioni al governo senza ottenere nessuna risposta. Un accanimento inspiegabile, secondo Alfredo Romero, presidente del Foro Penal, la sua situazione è incomprensibile visto che anche il suo compagno di battaglia e di prigionia, Gabriel Valles, è stato scarcerato. Questa è una famiglia completamente distrutta. Sul caso di Villca Fernandez, Romero ha manifestato che quello che è successo con questo giovane è una cosa grottesca perché è stato messo in esilio nonostante questa azione sia vietata dalla Costituzione, il ragazzo è uscito dal carcere e con gli stessi vestiti è stato messo su un aereo con destinazione Perù. E’ un fatto illegale. In definitiva, nonostante le scarcerazioni, la situazione dei prigionieri politici in Venezuela è sempre scura e affatto legale. La conclusione è che il regime mente.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/enfermeras-huelga-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10976" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/enfermeras-huelga-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="620" height="347" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/enfermeras-huelga-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/enfermeras-huelga-venezuela-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">L’osservatorio di conflittualità sociale del Venezuela (OVCS) ha denunciato che nel Paese ci sono state 850 proteste chiedendo il rispetto dei propri diritti: personale sanitario, professori, società civile, studenti, lavoratori, ecc. Il governo reprime e minaccia.</span></p>
<p><span lang="it-IT">Non si ferma la denuncia di decine e decine di bambini in tutto il paese morti per malnutrizione, complicazioni dopo la nascita, malattie varie, tumori, ecc. Uno studio realizzato da Save The Children colloca il Venezuela come uno dei paesi più pericolosi al mondo per l’infanzia, subito sopra il Bangladesh e Uganda. Il governo tace. VERGOGNA!</span></p>
<p><span lang="it-IT">Maria Corina Machado, leader oppositrice del partito politico Vente Venezuela, è diventata l’incubo del regime. Il governo ha potuto zittire, in modi diversi, a quasi tutti i leader politici dell’opposizione, ma lei è tosta, contro di lei non hanno ancora potuto e pochi giorni fa ha subito l’ennesima minaccia, questa volta è stata accusata di pianificare omicidi e aggressione Ad alti funzionari del governo. Lei smentisce. Il governo ha paura. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Nel frattempo, l’Unione Europea, ancora una volta, si dichiara contraria al regime di Nicolas Maduro e impone nuove misure restrittive, sanzioni come il congelamento dei beni e il divieto di visto per entrare in Europa, oltre all’embargo sula fornitura di armi e materiali tecnici che potrebbero essere usati contro la popolazione. Erano già stati sanzionati 7 esponenti del governo, adesso si sommano altri 11 funzionari, tra cui la Vicepresidente Delcy Rodriguez e il ministro delle industrie e produzione nazionale Tarek William Saab. Si stringe il cerchio, si tolgono i soldi e l’ossigeno al regime. In questa occasione, Maduro non tace, chi sa perché, e ripudia energicamente la decisione dell’UE. </span></p>
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		<title>Giornata internazionale per le vittime di tortura. Il comunicato di Amnesty international</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jun 2018 08:12:05 +0000</pubDate>
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<p>Nel XXI secolo, la <strong>tortura</strong> si presenta per molti versi con le <strong>stesse modalità dei supplizi medievali</strong>. Il torturatore usa in primo luogo il proprio corpo (per picchiare, strangolare, stuprare), poi ciò che ha a portata di mano (attrezzi di falegnameria, bastoni, alimenti urticanti, stracci imbevuti di sostanze chimiche, rudimentali congegni elettrici, materiali arroventati ecc.) o fabbrica strumenti terrificanti, congegnati volutamente per infliggere il massimo della sofferenza possibile.</p>
<p>Per rendersi conto dell’<strong>aberrazione</strong> cui può giungere la mente umana, attraverso un processo di “formazione” che punta a negare umanità al soggetto che si ha di fronte, basta <strong>scorrere l’elenco degli oltre 30 metodi di tortura</strong> praticati da decenni in <strong>Siria</strong>: <em>haflet al-istiqbal</em> (“festa di benvenuto”: duri pestaggi, spesso con spranghe di silicone o di metallo e cavi elettrici); <em>dulab</em> (“pneumatico”: il corpo del detenuto viene contorto fino a farlo entrare in uno pneumatico da camion, poi via ai pestaggi); <em>falaqa</em> (“bastonatura”: il classico pestaggio sulle piante dei piedi); <em>shabeh</em> (“impiccato”: il detenuto viene tenuto appeso per i polsi per parecchie ore, coi piedi nel vuoto, e picchiato ripetutamente); <em>bisat al-rih</em> (“tappeto volante”: la vittima è legata a una struttura pieghevole, la cui parte inferiore viene pressata su quella superiore).</p>
<p>In <strong>Messico</strong> il <strong>fenomeno</strong> è del tutto <strong>fuori controllo</strong>. Tra il 2000 e il 2013, la Commissione nazionale dei diritti umani ha ricevuto <strong>oltre 7000 denunce verso ufficiali federali</strong>, in non pochi casi riguardanti donne. Probabilmente molte altre denunce sono state presentate alle commissioni dei diritti umani a livello statale, ma non esistono dati ufficiali a riguardo. A fronte di questo alto numero, sono state emesse <strong>solo sette condanne per tortura</strong> a livello federale e cinque a livello statale.</p>
<p>Nello scantinato di una stazione di polizia delle <strong>Filippine</strong>, nel 2014, è stata trovata una “<em>ruota della tortura</em>”, un’imitazione tragicamente fedele della nota “<em>ruota della fortuna</em>”. A seconda di dove si fermasse la ruota, il detenuto poteva essere sottoposto a “30 secondi in posizione pipistrello” (ossia tenuto appeso a testa in giù per mezzo minuto) o a “20 secondi di Manny Pacquiao” (ossia a pugni in faccia, in onore del più famoso pugile filippino) o ad altri metodi di tortura efferati.</p>
<p>Ma accanto alla tortura prevalentemente fisica, si sta affermando una <strong>forma di tortura più sofisticata</strong>, che non lascia ferite o segni visibili sul corpo ma che <strong>devasta la mente</strong>, fino a farla impazzire e a rendere non credibile la vittima della tortura. Perché uno degli obiettivi di fondo del sistema della tortura è di non far raccontare alla vittima ciò che le è accaduto. Ecco alcuni dei numerosi metodi praticati nel <strong>centro di detenzione statunitense di Guantánamo Bay</strong>: esporre un prigioniero a <strong>luci accecanti</strong>, a<strong> musica assordante</strong> o a <strong>temperature gelide o torride</strong>, tenerlo <strong>incappucciato per mesi</strong>, <strong>isolarlo</strong> dal punto di vista acustico, costringerlo a rimanere <strong>seduto in posizioni scomode</strong> per giorni e giorni, <strong>negargli il cibo</strong>, <strong>non farlo dormire</strong>, <strong>minacciare di morte i suoi familiari</strong>, obbligarlo a rimanere <strong>nudo di fronte a estranei</strong> o ad assistere a spogliarelli di donne.</p>
<p>Il tutto, meticolosamente regolamentato da manuali, linee guida, avvocati (quelli che devono dimostrare, di fronte alla remota possibilità di un processo, che non si è trattato di tortura), medici (quelli che devono fermare la tortura quando c’è il rischio che chi la sta subendo ne muoia) e psicologi.</p>
<p>Lungi dall’essere il prodotto di un’estemporanea perdita di controllo o della presenza di “mele marce” all’interno di un cesto che si autodefinisce sano, la tortura odierna è al centro di un sistema curato con estrema meticolosità e, si potrebbe dire, con un approccio manageriale, in cui viene studiato ogni <em>“punto debole del nemico</em>” e curato ogni minimo dettaglio della conduzione degli interrogatori e del trattamento riservato a un prigioniero.</p>
<p>È difficile dire se faccia più male la <strong>tortura fisica</strong> o uno <strong>stato di perenne incertezza e angoscia</strong> sul proprio destino; se lasci più segni una scarica elettrica o l’ascolto delle urla di chi sta subendo torture nella stanza accanto; se annichilisca più una sevizia sessuale o la minaccia che tali sevizie verranno subite dai propri congiunti. Ma l’una o l’altra forma di tortura provocano danni duraturi. Gli operatori e le operatrici dei centri per la riabilitazione psicofisica delle vittime della tortura lo sanno bene. La loro missione è di ricostruire, pezzo dopo pezzo, le macerie di un terremoto emotivo.</p>
<p>La <strong>tortura</strong> è anche un <strong>prodotto altamente tecnologico</strong>. Nel mondo attualmente operano oltre <strong>100 aziende</strong> che si sono <strong>specializzate nella produzione di strumenti di tortura</strong>. Si tratta per lo più di congegni elettrici o di sostanze chimiche che rendono inoffensiva (a volte per sempre…) la persona contro la quale vengono usati. Addirittura, la tecnologia è riuscita a eliminare l’ultimo difetto della tortura, ovviamente dal punto di vista del torturatore: la necessità di essere a contatto con il torturato.</p>
<p>Queste descrizioni della tortura illustrano bene i suoi obiettivi: annichilire, tenere sotto controllo e in perenne soggezione una persona, distruggerne l’identità, punirla per ciò che è o per ciò che si sospetta possa essere. Avere presente questi obiettivi fa capire meglio il senso e il significato delle immagini, risalenti a 15 anni fa, del <strong>carcere iracheno di Abu Ghraib</strong>. Immagini purtroppo indimenticabili. Spiega anche, tragicamente, la crudeltà e l’abiezione mostrata da chi, in <strong>Egitto</strong>, ha torturato a morte <strong>Giulio Regeni</strong>.</p>
<p>In nome della lotta al terrorismo e col pretesto della sicurezza, dopo il 2001 la tortura ha ottenuto una certa riabilitazione: serve per ottenere informazioni, si asserisce, dunque è utile. E se è utile, è giusta. E può rimanere impunita.</p>
<p>Vale per tutti il caso dell’<strong>Uzbekistan</strong>, paese dell’ex spazio sovietico dell’Asia centrale la cui posizione di confine con l’Afghanistan gli ha garantito indulgenza, soldi e appoggio politico. Per aver denunciato che gli oppositori venivano sottoposti alla “<em>tortura dell’aragosta</em>” (ossia, <strong>fatti bollire vivi in vasche d’acqua a temperatura altissima</strong>), nel 2004 l’ambasciatore britannico Craig Murray venne richiamato a Londra e la sua carriera diplomatica si interruppe lì. Per giustificare l’assenza di critiche e condanne, al dipartimento di stato Usa hanno coniato l’espressione “<em>pazienza strategica</em>”.</p>
<p>Che la tortura sia uno <strong>strumento efficace d’indagine</strong>, a ogni buon conto, lo <strong>smentiscono criminologi e polizie di ogni parte del mondo</strong>, almeno di quella parte del mondo in cui il dibattito sulle violazioni dei diritti umani e sul rapporto tra diritti e sicurezza può svolgersi senza ripercussioni per chi vi prende parte. Sotto tortura si dice la prima cosa che salta in mente, si fa il primo nome che si ricordi, s’incolpa chiunque (“sotto tortura avrei fatto il nome anche di mia madre”, ha raccontato un sopravvissuto), ci si attribuisce reati neanche commessi.</p>
<p>In <strong>Italia</strong>, con 11.000 giorni di ritardo, nell’estate del 2017 è stato introdotto nel codice penale il <strong>reato di tortura</strong>. <a href="https://www.amnesty.it/approvazione-della-legge-sul-reato-tortura-commento-amnesty-international-italia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Qui il commento</a>.</p>
<p>Sono passati 34 anni da quando, il 10 dicembre 1984, l’<em>Assemblea generale</em> ha adottato la <strong>Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura</strong>. Quel testo è rimasto purtroppo un pezzo di carta. Il numero dei paesi che l’hanno ratificato, impegnandosi a prevenire e punire la tortura, è solo di poco superiore a quello dei paesi in cui è praticata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="ygyw9McAzo"><p><a href="http://www.amnesty.it/appelli/corri-con-giulio/?utm_source=rss&utm_medium=rss">#veritàpergiulioregeni</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" src="http://www.amnesty.it/appelli/corri-con-giulio/embed/#?secret=ygyw9McAzo&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="ygyw9McAzo" width="500" height="282" title="&#8220;#veritàpergiulioregeni&#8221; &#8212; Amnesty International Italia" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Iran, Nasrin Sotoudeh arrestata: il Parlamento UE ne chiede immediato rilascio</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2018 16:40:21 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/06/15/iran-nasrin-sotoudeh-arrestata-il-parlamento-ue-ne-chiede-immediato-rilascio/">Iran, Nasrin Sotoudeh arrestata: il Parlamento UE ne chiede immediato rilascio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #252525;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/c55a7acfe93335070c73661657f2747c.jpg-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10862" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/c55a7acfe93335070c73661657f2747c.jpg-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="690" height="442" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/c55a7acfe93335070c73661657f2747c.jpg-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 690w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/c55a7acfe93335070c73661657f2747c.jpg--300x192.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 690px) 100vw, 690px" /></a></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">E’ del 14 giugno la notizia di un nuovo arresto per l’avvocato Nasrin Sotoudeh a Teheran, in Iran. A darne annuncio il marito che ha precisato di non sapere ancora quali siano le accuse nei suoi confronti. Immediata la risposta del presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani che su twitter avrebbe cavalcato l’onda della nuova diplomazia: &#8220;Il Parlamento europeo sta dalla parte di tutti i difensori dei diritti umani. Invito l&#8217;Iran a rilasciare immediatamente il premio Sakharov, Nasrin Sotoudeh&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">Sotoudeh è il simbolo della lotta per i diritti umani in Iran e vincitrice del premio Sakharov per la libertà di pensiero. Nella sua carriera, valorizzata ancor di più dal fatto di essere Donna, ha difeso numerosi prigionieri politici, giornalisti e donne, comprese quelle della recente campagna “Le ragazze di Enghelab Street” arrestate per essersi tolte il velo, l’hijab, in luoghi pubblici e averlo sventolato in segno di protesta e libertà. Una richiesta legittima che però il Presidente Rouhani non sembra voler tutelare fino in fondo, nonostante le sue aperture al popolo, lasciando di fatto carta bianca alla Guida Suprema Khamenei che, nell’ordinamento dello Stato rappresenta il vertice della Repubblica e che aveva condannato il gesto ritenendo l’hijab “uno strumento di immunità e non restrizione” che impedirebbe alle donne di intraprendere “uno stile di vita deviato”.</p>
<p align="JUSTIFY">Questo sistema duale di poteri era stato introdotto dopo la rivoluzione del 1979 quando la monarchia dell’imperatore Pahlavi venne rovesciata da Khomeini con una linea anti-occidentale e anti-americana, portando in auge una visione il più possibile teocratica all’interno di cui l’attuazione dei diritti umani spesso vacilla sotto l’influenza di un’interpretazione restrittiva del Corano.</p>
<p align="JUSTIFY">Nasrin Sotoudeh, come all’epoca aveva riportato Amnesty International, era già stata arrestata nel settembre del 2010 con l’accusa di svolgere attività contro la sicurezza nazionale e per questo era stata condannata a 11 anni di carcere. La sentenza fu ridotto in appello a 6 anni con il divieto di svolgere la professione forense per dieci anni.</p>
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		<title>Venezuela. L&#8217;elicoide in fiamme</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2018 07:42:06 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/helicoide.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10731" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/helicoide.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="720" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/helicoide.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/helicoide-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/helicoide-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/helicoide-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di Tini Codazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’elicoide potrebbe simboleggiare una idea positiva, una strada verso il mondo, verso l’alto, una spirale per la libertà… invece “El Helicoide” è un mostro edilizio ubicato nel centro di Caracas, ha piuttosto la forma di una piramide a tre lati e non di un elicoide. È la sede del Servizio Bolivariano di Intelligenza (SEBIN), la polizia sanguinaria della dittatura di Nicolas Maduro, quelli agenti che invadono e irrompono dappertutto e si portano via illegalmente persone sospette di lottare contro la dittatura. “El Helicoide” funziona anche come carcere illegale, ci sono all’incirca 400 persone tra uomini, donne e minorenni. Ci sono prigionieri politici e anche prigionieri per reati comuni, l’importante è che la maggior parte di queste persone sono state portate lì e sequestrate. Non hanno mai avuto accesso ad un servizio legale, tanti hanno in mano un documento di scarcerazione, altri non hanno mai avuto diritto ad un processo legale, altri sono minorenni e non dovrebbero stare in un carcere per adulti. Ovviamente mancano i servizi essenziali: c’è una percentuale altissima di malati che non hanno mai visto un dottore, sui social si pubblicano delle notizie agghiaccianti sul quel posto: torture fisiche e psicologiche ai prigionieri politici, cibo scomposto come pietanza principale in pranzi e cene, escrementi nelle celle, ecc.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG-20180517-WA0010.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10732" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG-20180517-WA0010.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1080" height="847" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG-20180517-WA0010.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG-20180517-WA0010-300x235.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG-20180517-WA0010-768x602.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG-20180517-WA0010-1024x803.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></a></p>
<p>Ieri giovedì 17 maggio, i detenuti hanno presso il controllo della struttura e finalmente si sono ribellati e hanno deciso di parlare per denunciare la costante violazione di diritti umani di cui sono vittime. Vogliono la libertà di tutti i prigionieri politici, l’accesso a un processo legale e giusto per tutti gli altri detenuti, un servizio medico e una alimentazione adeguati. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’ennesimo episodio di tortura, questa volta all’attivista Gregory Sanabria, studente universitario, che è apparso con la faccia sfigurata dalle botte. Da ieri circolano immagini e video sui social dell’inizio dell’ammutinamento, i prigionieri dichiarano che non hanno armi, che non vogliono vedere sangue, vogliono giustizia, stop alle torture, un trattamento da essere umani e la presenza del procuratore generale della Repubblica (eletto illegalmente dall’assemblea costituente di Maduro) Tarek William Saab per intraprende un dialogo. Tutto qui. Sembrerebbe che in quelle condizioni in cui si trovano i detenuti non hanno niente da perdere e soprattutto sembra che abbiano perso la paura. In quel posto si trovano le figure più emblematiche di questa crisi nazionale, figure che il regime odia perché hanno avuto il coraggio di ribellarsi contro il governo: Il Generale Angel Vivas, il sindaco Daniel Ceballos, Joshua Holt, cittadino americano, l’attivista Lorent Saleh, l’ex militare Raul Baduel e tanti altri.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG-20180517-WA0011.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10733" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG-20180517-WA0011.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1080" height="1427" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG-20180517-WA0011.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG-20180517-WA0011-227x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 227w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG-20180517-WA0011-768x1015.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG-20180517-WA0011-775x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 775w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></a></p>
<p>La risposta del governo è quella di inviare truppe militari per aiutare le guardie carcerarie pronte a sparare e reprimere per fermare l’ammutinamento. Il procuratore afferma che ha mandato una commissione per parlare con i detenuti ma di lui nemmeno l’ombra. La ribellione continua in queste ore. Il presidente Maduro ha ordinato un intervento militare a 4 giorni dalle discusse elezioni presidenziali con 4 candidati alla presidenza. Maduro e altri tre fantocci del governo, che servono soltanto per far capire al mondo che anche queste elezioni sono democratiche, invece vi dico che anche queste elezioni, come succede da 19 anni in Venezuela, sono delle farse costruite apposta dal governo dittatoriale.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG-20180517-WA0016.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10734" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG-20180517-WA0016.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1070" height="1265" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG-20180517-WA0016.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1070w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG-20180517-WA0016-254x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 254w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG-20180517-WA0016-768x908.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG-20180517-WA0016-866x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 866w" sizes="(max-width: 1070px) 100vw, 1070px" /></a></p>
<p>Incrociamo le dita perché si possa evitare un altro ingiusto spargimento di sangue. Continueremo a informare.</p>
<p>#LiberenALosPresosPoliticos</p>
<p>#quehayajusticia</p>
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		<title>Vertice UE / Turchia: richiesta del ritiro da Afrin e rispetto dei diritti fondamentali delle minoranze in Turchia</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2018 07:14:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani sostiene la seguente richiesta: &#160; &#160; In occasione dell&#8217;odierno vertice tra Turchia e Unione Europea in Bulgaria, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede all&#8217;Europa di pretendere dalla Turchia&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> sostiene la seguente richiesta:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/43871013.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10408" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/43871013.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="260" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/43871013.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/43871013-300x252.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In occasione dell&#8217;odierno vertice tra Turchia e Unione Europea in Bulgaria, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede all&#8217;Europa di pretendere dalla Turchia l&#8217;immediato ritiro delle proprie truppe e di quelle dei loro alleati da Afrin nel Kurdistan siriano. L&#8217;invasione turca ha causato la fuga in massa di più di 170.000 persone, ha portato violenza e distruzione e ha ulteriormente destabilizzato una regione già fragile. Per l&#8217;APM, l&#8217;invasione e il terrore turco ad Afrin discreditano in toto la Turchia come interlocutore con l&#8217;Europa. L&#8217;APM chiede però che l&#8217;Europa si soffermi anche sulla grave situazione dei diritti umani in Turchia. Il governo turco deve finalmente concedere la libertà di culto a Cristiani, Aleviti e Yezidi e un&#8217;ampia autonomia alla regione kurda in Turchia garantendo la parità linguistica tra il turco e il kurdo. Solo in questo modo possono essere poste le basi per la democrazia e la pace.</p>
<p>Secondo l&#8217;APM è però improbabile che il governo turco possa procedere con riforme di questo tipo considerato che la Turchia è oggi il maggiore carcere mondiale per giornalisti, sindaci, parlamentari di opposizione, scrittori e scienziati. La collaborazione con la Turchia dovrebbe presupporre la liberazione dei prigionieri politici e il rispetto dei diritti democratici fondamentali. Finché il regime di Erdogan viola in modo così palese la libertà di stampa, di opinione, di associazione e di organizzazione non vi può essere alcuna base su cui ampliare la collaborazione tra Europa e Turchia.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/175516750-9101236a-3b9c-4769-b951-87492beab309.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10409" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/175516750-9101236a-3b9c-4769-b951-87492beab309.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="495" height="330" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/175516750-9101236a-3b9c-4769-b951-87492beab309.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 495w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/175516750-9101236a-3b9c-4769-b951-87492beab309-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a></p>
<p>Secondo l&#8217;APM, non basta che l&#8217;Europa comunichi al regime di Erdogan le sue perplessità sulla violazione dei diritti democratici fondamentali nel paese, è ora che tragga le conclusioni dall&#8217;attuale e sempre più grave situazione e quindi ponga fine alla collaborazione tra gli apparati di polizia europei e turchi e decida finalmente l&#8217;embargo alla vendita di armamenti e tecnologie per la sicurezza alla Turchia. Quanto l&#8217;Europa faccia finta di ignorare la situazione di repressione in Turchia è dimostrato dall&#8217;interesse manifestato dalla Turchia per l&#8217;ammodernamento dei carri armati Leopard 2. Secondo quanto dichiarato dalla stessa ditta produttrice Rheinmetall un accordo in tal senso è già stato negoziato cinque mesi fa, e secondo i dati forniti dal Ministero federale per l&#8217;Economia tedesco, tra il 18 dicembre 2017 e il 24 gennaio 2018 sono stati autorizzati 31 esportazioni di armamenti in Turchia. Considerata l&#8217;invasione turca ad Afrin, in cui i carri armati tedeschi sono stati massicciamente usati, è ora che l&#8217;Europa ponga immediatamente fine alle sue esportazioni di armi in Turchia.</p>
<p>MOZIONE N. 880/18 &#8220;Solidarietà con la regione autonoma Rojava/Siria del nord &#8211; Fermiamo l&#8217;avanzata militare turca verso Afrin&#8221;: <a href="http://www2.landtag-bz.org/documenti_pdf/idap_504407.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www2.landtag-bz.org/documenti_pdf/idap_504407.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1522564948046000&amp;usg=AFQjCNFc8HIl7nEQ_ewlgmQIBS02dwvcZQ&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">www2.landtag-bz.org/documenti_<wbr /></span>pdf/idap_504407.pdf</a></p>
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		<title>Venezuela. Tra il Premio Sakharov e la Siria</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Dec 2017 07:40:33 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="it-IT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Premio-Sakharov.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9949" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Premio-Sakharov.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="480" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Premio-Sakharov.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Premio-Sakharov-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></span></p>
<p>di Tini Codazzi</p>
<p><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Mercoledì scorso l’opposizione venezuelana ha ricevuto il Premio Sakharov 2017 consegnato dal Parlamento Europeo. E’un segnale importante perché vuol dire che l’Unione Europea è consapevole della crisi umanitaria che vive il Venezuela e del sequestro di cui la sua gente è vittima. Le parole di Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo, nel annunciare il Premio sono state: </span><span lang="it-IT"><i>“Questo premio non rappresenta solo un riconoscimento alla coraggiosa resistenza dell’Opposizione Democratica. Oggi, questo Parlamento vuole manifestare la sua vicinanza e rendere omaggio a tutto il popolo venezuelano: a coloro che sono stati imprigionati ingiustamente per aver espresso la propria opinione; a chi, quotidianamente, lotta per sopravvivere a un regime brutale; alle famiglie in lutto per la perdita dei propri cari durante mesi di ininterrotta pacifica protesta per la libertà.”</i></span> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">L’avvocato venezuelano Alfredo Romero, direttore della ong Foro Penal Venezolano, ha ricevuto il Premio Robert F. Kennedy per la difesa dei diritti umani consegnato dall’omonima Fondazione. In Italia, mozioni e risoluzioni a livello comunale, regionale e nazionale sono state approvate a favore della democrazia in Venezuela (Commissione Esteri del Senato della Repubblica, regioni come l’Emilia Romagna, Veneto, Toscana, comuni come Roma, Triggiano e Corato (BA), Vicenza, Rossano Veneto e Bassano del Grappa (VI), altrettanto è successo a livello intrenazionale in paesi come: Peru, Uruguay, Spagna. Nel mondo, Stati Uniti in testa, sono state applicate delle sanzioni economiche contro il governo del Venezuela e contro alcune alte cariche dello stato. L’Organizzazione degli Stati Americani, L’Organizzazione delle Nazioni Unite, L’Unione Europea, Amnesty International, Human Rights Watch, ecc. hanno denunciato e manifestato il loro ripudio per quello che succede nel paese. Ma tutto ciò non è sufficiente. Il Venezuela è un paese sotto sequestro. Un gruppo di uomini hanno in pugno un intero paese che piano piano agonizza sotto gli occhi di tutti. La mancanza di cibo e medicinali e la crisi nel mondo dell’istruzione sono dei chiari metodi di controllo della popolazione. Se un popolo è malnutrito, debole, povero e ignorante può essere sottomesso e manipolato molto più facilmente. E’ questo che ormai sta succedendo in Venezuela. </span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/frontera_venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9950" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/frontera_venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="700" height="468" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/frontera_venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/frontera_venezuela-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">La diaspora fa quello che può per raccogliere medicinali e beni di prima necessità e spedirli attraverso canali non ufficiali, perché il governo ha chiaramente negato la apertura di un canale umanitario dichiarando che la nazione non è in crisi, allo stesso modo, la diaspora gira il mondo diffondendo notizie, denunciando le continue e sistematiche violazioni dei diritti umani, chiedendo giustizia e più sanzioni economiche. Ma tutto ciò non è sufficiente.</span></span></p>
<p><span lang="it-IT">Il numero di bambini malnutriti aumenta di ora in ora, così come il numero di persone disperate che lasciano il paese. I malati di patologie come il diabete, tumori vari, AIDS, epilessia, malattie cardiache, ecc. da mesi non hanno accesso ai medicinali specializzati o ai trattamenti e stanno morendo in silenzio. Alcune vittime della repressione sfrenata di quest’anno aspettano contributi economici e donazioni da parte dei cittadini per poter iniziare trattamenti, procedere a interventi, ecc. Nessuno ha delle possibilità economiche per affrontare spese mediche e il diritto alla salute pubblica ormai è sepolto. Senza parlare della gravissima situazione dei prigionieri politici, la cifra ufficiale in data 29 novembre è di 299 prigionieri di coscienza. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-cucuta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9951" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-cucuta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="950" height="468" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-cucuta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 950w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-cucuta-300x148.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-cucuta-768x378.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 950px) 100vw, 950px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">Nei mesi scorsi le autorità colombiane discutevano se preparare e allestire campi profughi per i venezuelani che ogni giorno attraversano il confine con la Colombia. Le autorità delle città di confine erano molto preoccupate per l’emergenza iniziata nei primi mesi di quest’anno. 470.000 venezuelani sono in Colombia, poco meno della metà sono regolari, 67.000 hanno un permesso di soggiorno speciale, altri sono clandestini. Città di confine colombiane come Barranquilla, Maicao e Cúcuta sono in difficoltà per questa crisi. A Cúcuta, al meno 3.000 venezuelani dormono nelle piazze e sui marciapiedi. Di giorno puliscono i vetri delle auto, sono venditori ambulanti, chiedono l’elemosina, e quando cala il sole si posizionano su spazi pubblici e passano la notte. Nell’ottobre scorso, il governo di Panama ha innalzato una diga di contenimento all’intenso flusso migratorio venezuelano, il presidente ha ordinato che i cittadini venezuelani devono richiedere un visto per entrare nel paese, altrettanto, a causa di questa presenza massiccia, i social network e poi i giornali hanno diffuso i racconti di denunce per razzismo, ripudio, violenza psicologica, mobbing, ecc. da parte di panamensi verso questi immigranti. Non di meno i venezuelani in Ecuador: le cifre indicano che l’83% ha un livello scolastico superiore e/o universitario, sono professionisti ma lavorano come colf, camerieri, venditori ambulanti, babysitter, ecc. E così’ potrei continuare e parlare di casi di questo genere in quasi tutti i paesi dove i venezuelani disperati sono andati. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-colombia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9952" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-colombia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-colombia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-colombia-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">Alcuni giornali venezuelani hanno pubblicato la notizia allarmante del fenomeno della prostituzione venezuelana in paesi come Colombia, Ecuador, Peru, Repubblica Dominicana. Donne di tutte le classi sociali, alcune perfino professioniste che in Venezuela erano impiegate, maestre, medici, ecc. e che grazie alla crisi hanno cambiato “lavoro” e paese per poter sfamare le loro famiglie. Tutte rispondono che lo fanno per avere in cambio cibo o bensì soldi per comprare alimenti e medicine e mandarli ai parenti rimasti in Venezuela. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Come mi ricordano tutti questi fatti la situazione che da anni viviamo in Europa a causa dell’emigrazione clandestina. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Nel frattempo, il presidente Nicolas Maduro e il suo entourage continua a negare che in Venezuela ci sia una crisi, grazie ai social network girano filmati e commenti di persone e ong o associazioni che denunciano come il governo ignora questa situazione e umilia il proprio popolo facendo baccanali con champagne e aragoste, parlando in TV mentre mangiano, mostrando le loro ville, i loro vestiti di marca, rinfacciando regali costosi, spendendo i soldi in viaggi, mentre il popolo più povero rovista nella spazzatura, fugge attraverso la frontiera, muore di fame, di malaria, di tubercolosi, di sofferenza e mentre i prigionieri politici marciscono in prigione e gli viene negato ogni diritto. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezolanos-en-peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9953" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezolanos-en-peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezolanos-en-peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezolanos-en-peru-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezolanos-en-peru-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezolanos-en-peru-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">Basta ya! Liberiamo il Venezuela sotto sequestro!</span></p>
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		<title>Venezuela. La VOCE della diaspora</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Nov 2017 08:15:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi &#160; Nel 2015 il grande poeta venezuelano Rafael Cadenas, Premio García Lorca di poesia in Spagna scriveva: Se mi chiedessero dove si trova il Venezuela? Dovrei dire che si trova in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">di Tini Codazzi</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Nel 2015 il grande poeta venezuelano Rafael Cadenas, Premio García Lorca di poesia in Spagna scriveva: </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Se mi chiedessero dove si trova il Venezuela? Dovrei dire che si trova in Messico, a Miami e in altre zone dell&#8217;entroterra degli Stati Uniti. Si trova in Colombia, in Ecuador, in Spagna, in Panama, in Cile e persino negli Emirati Arabi (…) Venezuela oggi è una nazione dispersa nel mondo. Dov’è radicato il talento, l’intelligenza e il lavoro dei venezuelani, lì si trova il Venezuela (…) </i></span></span><i> </i></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">E io aggiungo: adesso, questo Venezuela mondiale ha un volto e una voce perché lo scorso 17 novembre è scappato dal Venezuela Antonio Ledezma, sindaco metropolitano della città di Caracas, simbolo dei prigionieri politici insieme a Leopoldo López; Ledezma era agli arresti domiciliari dal 2015 per presunta cospirazione contro il governo di Nicolás Maduro. È fuggito verso la frontiera colombiana. E’uscito di casa, superando innumerevoli punti di controllo della polizia e dei militari, quindi è arrivato in Colombia e dopo alcune ora è partito in aereo, destinazione Spagna. Tra le prime dichiarazioni ha detto che per fuggire ha ricevuto aiuto da parte delle forze armate e che il governo aveva “altri progetti” per lui. Senz’altro, penso che questa avventura da film non sarebbe stata possibile senza aiuto. Questo però è un segno molto interessante di quello che sta succedendo all’interno del governo, ampie spaccature nelle forze armate e nella cupola di Nicolás Maduro. Evidentemente il governo è sempre più fragile, le crepe sono sempre più profonde. Ma la vendetta doveva arrivare. Mentre scrivo queste righe è in atto una caccia alle streghe con la detenzione di 18 persone: 3 dipendenti del comune metropolitano, 12 funzionari del Sebin (la polizia della dittatura), 2 guardie private e l’amministratore del condominio dove ha l’abitazione il sindaco Ledezma.</span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/antonioledezma.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9802" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/antonioledezma.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="700" height="430" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/antonioledezma.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/antonioledezma-300x184.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">In questo momento, Ledezma rappresenta la più importante figura della diaspora venezuelana. Diaspora che è aumentata in modo esponenziale negli ultimi anni a causa della crisi. Gente di tutte le età, classi sociali e livelli di istruzione costretta a lasciare il paese alla ricerca di una vita migliore, una vita decente. Un gran numero di persone che in altre circostanze non avrebbero mai lasciato il paese. Il Venezuela è un paese che ospita, un paese con forti radici, nella storia non è mai stato un popolo emigrante, piuttosto uno che nei secoli ha aperto le braccia a europei, nord africani, arabi, agli stessi latinoamericani, ecc., e li ha fatti suoi, li ha accolti sempre come fratelli. L’emigrazione sistematica dal Venezuela è iniziata 18 anni fa con l’avvento al potere di Hugo Chávez e nel governo di Nicolás Maduro si è intensificata. L’Osservatorio della Diaspora Venezuelana ha pubblicato uno studio coordinato dal sociologo Tomás Páez e in quelle pagine si parla di più di 2 milioni di venezuelani nel mondo. Questo esodo massiccio è impressionante ed è la dimostrazione che la crisi umanitaria è insopportabile. Le cifre “non ufficiali” parlano chiaro: 440.000 persone negli Stati Uniti, 230.000 in Spagna, 150.000 in Italia, 100.000 in Portogallo, 30.000 in Francia, più di 220.000 in tutta America Latina, persino 2.500 negli Emirati Arabi… In tutti e cinque i continenti ci sono venezuelani. Di tutta la popolazione all’estero più del 88% è rappresentata dai cervelli in fuga, professionisti con alti livelli accademici. Queste cifre sono state pubblicate da diverse ricerche universitarie e appunto, dall’Osservatorio della Diaspora, ma non sono mai state ufficializzate né dal governo, né da nessun ministero. Come sempre il governo tace o nasconde l’informazione. Più passa il tempo, più le cifre aumentano e meno parla il governo.</span></span></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9803" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/Weil.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/Weil.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/Weil-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/Weil-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/Weil-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/Weil-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" />Caricatura di Ricardo Weil.</p>
<p><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Le diverse comunità venezuelane nel mondo rappresentano le nuove ambasciate della parola, le voci del paese nel mondo. Voci che dagli USA all’Australia, passando per l’Italia e la Spagna denunciano all’unisono, danno informazione, diffondono, parlano delle loro esperienze, aiutano come possono in nome di tutti i connazionali che in Venezuela non hanno voce o non possono parlare, in nome dei prigionieri politici e delle loro famiglie, dei bambini malati e denutriti, degli adolescenti e giovani che non hanno un futuro, dei malati negli ospedali che non hanno nemmeno un’aspirina in mano, della gente di tutte le età che muore di fame, delle famiglie spaccate, degli anziani che sono rimasti soli senza i figli e i nipoti perché, appunto, questi parenti fanno parte della gigantesca diaspora. </span></span></p>
<p><span lang="it-IT">Per cui, Antonio Ledezma sicuramente sarà la nostra voce più autorevole, senz’altro sarà più utile fuori dal paese mentre alza la sua voce, che dentro in prigione e con il bavaglio in bocca. Il bavaglio è rimasto per terra nella sua casa di Caracas e in compenso come valigia ha portato con sè soltanto una bandiera. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span lang="es-ES">¡</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">BASTA YA!</span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/cartel.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9804" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/cartel.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="928" height="561" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/cartel.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/cartel-300x181.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/cartel-768x464.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></p>
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		<title>Appello per i prigionieri politici marocchini</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Sep 2017 06:44:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Appello بلاغ Appel #FREEMOROCCANPRISONNERS (It, Ar, Fr) APPELLO dei marocchini residenti all’estero in solidarietà con i prigionieri politici marocchini e il Hirak (IT) APPELLO dei marocchini residenti all’estero in solidarietà con i prigionieri politici marocchini e il&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="entry-title">Appello بلاغ Appel #FREEMOROCCANPRISONNERS (It, Ar, Fr)</h1>
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<p>APPELLO dei marocchini residenti all’estero in solidarietà con i prigionieri politici marocchini e il Hirak</p>
</div>
<p><!-- .entry-summary --></p>
<div class="entry-content">
<div id="js_f" class="_5pbx userContent">
<p><strong><u>(IT)</u></strong></p>
<p><strong>APPELLO dei marocchini residenti all’estero in solidarietà con i prigionieri politici marocchini e il Hirak</strong></p>
<p>La società odierna è intrappolata in una dinamica di crescenti sfruttamento e disuguaglianza, con l’incapacità della maggior parte delle organizzazioni politiche e civili a svolgere il loro ruolo nel garantire e difendere i diritti dei cittadini di godere dei diritti fondamentali, ossia: istruzione, salute, lavoro e alloggio.<br />
Attualmente il Marocco conosce diversi avvenimenti legati al movimento Hirak, per rivendicare proprio l’accesso a questi bisogni fondamentali, oltre alla dignità, alla libertà e uno stato di diritto. Questi movimenti ci portano a porci molte domande sulla complessità della realtà politica e l’inegalità sociale del paese.<br />
Oggi queste lotte si fanno sempre più intense, in particolare nella regione del Rif che è stata si ritrova da molto tempo in una situazione di abbandono e isolazione: è proprio qui che nato, nel novembre del 2016, il movimento Hirak.<br />
In risposta alle rivendicazioni del popolo marocchino e di Hirak, lo Stato conduce una politica di repressione, di processi giudiziari corrotti e con pesanti condanne contro dei cittadini che hanno sempre manifestato pacificamente.<br />
In risposta a ciò che sta accadendo in Marocco, sentiamo il dovere come cittadini marocchini residenti in Italia, e altri cittadini solidali, di esprimere la nostra indignazione e il nostro sostegno al Hirak.</p>
<p>ECCO PERCHÉ VI INVITIAMO TUTTI A PARTECIPARE ALLA GIORNATA DI SOLIDARIETA’ CON HIRAK CHE SI TERRÀ IL 20 SETTEMBRE 2017, ATTRAVERSO LA PUBBLICAZIONE SUI PROPRI SITI, BLOG, PAGINE DI FACEBOOK E ALTRI MEZZI INFORMAZIONE ONLINE QUESTO MESSAGGIO O SIMILI, ACCOMPAGNATO DAL HASHTAG <strong>#FREEMOROCCANPRISONNERS</strong> !</p>
</div>
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<p>————————————————————–</p>
<p><strong> (AR)</strong></p>
<p><strong>بلاغ </strong></p>
<p>في إطار الدينامية والحركية التي يعرفها مجتمعنا، وعجز جل الإطارات الجماهيرية في لعب دورها في تأطير المواطنين، والدفاع عن مطالبهم المشروعة كالحق في التعليم، والصحة والشغل والسكن، مما جعل من الإحتجاجات على قضايا مختلفة واقعا يوميا، يفرض إيقاعا جديدا في المشهد السياسي بطرح أكثر من سؤال اليوم، وطنيا يعرف تصاعدا قي الإحتجاجات، وخصوصا منطقة الريف التي أهدر حقها في التطور و التنمية، ولمدة طويلة، وحين تمت المطالبة بهذا الحق، ووجهت باعتقالات ومحاكمات صورية٠<br />
لدا، فنحن كمغاربة يعيشون بإيطاليا مطالبين بالتضامن مع هدا الحراك كجزء من مسؤوليتنا إتجاه قضايا الوطن والمواطنين٠<br />
فموعدنا إذن يوم ٢٠ شتنبر٢٠١٧ بطورينو كيوم للغضب والتضامن</p>
<p>—————————————————–</p>
<p><strong>(Fr) </strong></p>
<p><strong>Communiqué des Marocains résidant à l’étranger en solidarité avec les prisonniers politiques marocains et Hirak</strong></p>
<p>La société d’aujourd’hui est désormais prise au piège dans une dynamique de croissantes exploitation et d’inégalités, avec l’incapacité de la majorité des organisations politiques et civiles de jouer leur rôle dans l’encadrement et la défense des droits des citoyens à jouir des besoins primaires et fondamentaux, c’est à dire : l’ÉDUCATION, la SANTÉ, l’EMPLOI et le LOGEMENT.<br />
Actuellement le Maroc connait plusieurs manifestations, dans le cadre du mouvement HIRAK, portant sur différentes revendications liées notamment à la garantie de ces besoins primaires, à la dignité, à la liberté et à un État de droit. Ces mouvements nous amènent à nous poser plusieurs questions sur la complexité de la réalité politique et sociale du pays.<br />
Aujourd’hui plusieurs régions connaissent une accentuation dans le rythme des manifestations, et cela plus particulièrement dans celle du RIF, région qui a été délaissée pendant une longue période et où est né, en novembre 2016, le mouvement HIRAK. En réponse aux revendications du peuple marocain et du HIRAK, l’État mène une politique de répression, de procès préconfectionnés et de peines lourdes envers des citoyens qui ont manifesté de façon pacifique.<br />
En réponse à ce qui se passe actuellement au Maroc, nous sentons le devoir, en tant que Marocains Résidant en Italie, et autres citoyens solidaires, d’exprimer notre indignation et notre soutien au HIRAK.<br />
C’EST POUR CELA QUE NOUS INVITONS TOUT LE MONDE À PARTICIPER À LA JOURNÉE DE SOLIDARITÉ AVEC LE HIRAK QUI AURA LIEU LE 20 SEPTEMBRE 2017, EN PUBLIANT SUR LEUR SITES, BLOG, PAGES FACEBOOK ET AUTRE MOYENS D’INFORMAYION EN LIGNE CE MESSAGE OU UN MESSAGE SIMILAIRE ACCOMPAGNÈ PAR LE HASHTAG <strong>#FREEMOROCCANPRISONNERS .</strong></p>
</div>
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