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	<title>prigioniero Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Appello per un prigioniero politico kurdo in Turchia, gravemente malato e non curato</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 08:05:34 +0000</pubDate>
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<h4></h4>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/04/Mehmet-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/04/Mehmet-1-273x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-92853"/></a></figure></div>



<p>(da labottegadelbarbieri.org)</p>



<p>Mi chiamo Nazire Bakrak, sono una donna Kurda e mi sono trasferita in Italia nel 2006, per permettere a mio figlio talassemico di poter ricevere cure mediche migliori, visto che la Turchia non offre cure adeguate. Durante questi anni i miei parenti rimasti là hanno sempre avuto ripercussioni sociali per via della nostra etnia, quella Kurda.<br>Mio fratello Mehmet Salih è un giovane ragazzo che da sempre ha avuto a cuore la nostra causa, partecipando attivamente alla vita del partito HDP (Partito degli Attivisti Kurdi). Un giorno durante l’ennesima manifestazione pacifica organizzata dal Partito, lui e altri ragazzi vengono arrestati dalla Polizia Turca. Avendo solo 17 anni venne portato nel Carcere Minorile di Adana Pozanti, dove rimarrà per circa 1 anno; durante questo arco di tempo verrà a conoscenze di un fatto scandaloso: gli addetti alla sicurezza del carcere, con la copertura dei responsabili ai piani alti, conducevano i ragazzi in zone segrete per sottoporli a violenze sessuali e fisiche.<br>Una volta raggiunta da Mehmet la maggiore età, il tribunale di Adana ha emesso la sentenza nei suoi confronti, condannandolo alla pena di 4 anni per sostegno al terrorismo. Dopo l’emissione della sentenza viene trasferito nel Carcere di Antalya. Una volta arrivato nel nuovo carcere decide di riportare per iscritto tutto quello che accadeva nel Carcere Minorile di Adana, descrivendo per filo e per segno le sofferenze che tutti i giovani vivevano una volta arrivati in quell’Inferno. Recapitò questa lettera ad un’Associazione dei Diritti Umani che ha sede a Istanbul. L’associazione, una volta ricevuta la lettera, manda due avvocati per parlare con lui della questione che aveva rivelato.<br>Gli avvocati gli dissero che l’unica possibilità era quella di fare causa alla Prigione Minorile, e automaticamente andare contro il sistema carcerario turco che copriva tutti questi soprusi.<br>Mehmet Salih, che nel cuore ha spazio solo per la giustizia e la democrazia, decise di fare causa, con la consapevolezza di andare incontro ad un suicidio giudiziario.<br>Il processo cominciò con lo Stato turco come colpevole sul banco degli imputati ma grazie ad una serie di imbrogli la situazione venne completamente ribaltata. Infatti, da processo nei confronti dello Stato divenne un processo nei confronti di Mehmet Salih. Vennero imputati a lui altri numerosi reati, come l’aver partecipato a manifestazioni urlando slogan contro il Governo; aver cantato delle canzoni dei Partigiani Kurdi, canzoni molto simili alla classica Bella Ciao italiana, e infine l’accusa più grave, quella di promuovere il terrorismo, e aver convinto altri giovani a seguirlo nella causa Kurda.<br>Il processo si concluderà con una sentenza che dimostra a tutto il mondo, quello che è la Turchia, e quello che è il sistema giudiziario Turco: <strong>una condanna a 18 anni di reclusione</strong>. Per cosa? Per aver semplicemente usato la propria voce come arma contro la Dittatura Turca. Ogni anno che passa vengono tirate fuori altre accuse contro Mehmet, che portano a un nuovo processo nei suoi confronti, facendogli accumulare altri anni di carcere.<br>La storia, lo racconto a malincuore, non termina qua. Mehmet Salih in questi anni si ammala di una grave forma di tumore all’intestino, che lo porta a vivere in condizioni ancora più disumane. Il suo sistema immunitario è praticamente inesistente, e questa forma tumorale ha portato ad altre gravi malattie, come la tubercolosi e l’artrite.<br>Il tumore era tenuto sotto controllo grazie ad un farmaco che veniva distribuito dalla Stato, ovviamente senza una frequenza regolare, ma almeno era distribuito. <strong>Nel marzo 2020 lo Stato ha bloccato la distribuzione di questo farmaco, come di altri farmaci di cui necessitano i prigionieri</strong>. A questo punto Mehmet decide di fare richiesta al carcere di far acquistare il farmaco dall’esterno, dai parenti in Turchia o da noi in Italia. Il tutto gli è stato negato senza alcuna motivazione, in poche parole lo stanno condannando ad una MORTE LENTA E DOLOROSA.<br><strong>La sua vita può finire in qualsiasi momento, senza che nessuno faccia qualcosa per salvarla</strong>.<br>In questo periodo della vicenda Covid-19 lo Stato Turco ha deciso di svuotare le carceri, liberando circa 100.000 prigionieri tra cui criminali comuni, assassini e spacciatori; ad eccezione dei prigionieri politici.<br>Io mi chiedo se nel 2020 uno Stato così vicino all’Unione Europea possa commettere tutte queste ingiustizie contro un giovane ragazzo di soli 24 anni, senza che nessuno faccia qualcosa per fermare questa tirannia.</p>



<p><strong>Chiediamo ad alta voce alle autorità competenti, e a chiunque possa alzare una voce autorevole, di poter far qualcosa per smuovere questa tragica situazione.</strong><br>Nazire Bakrak, 31 marzo 2020<br><em>Appello sottoscritto da Rete Kurdistan Sardegna e ASCE (Associazione Sarda Contro l’Emarginazione) &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;</em>per contatti:&nbsp;retekurdistansardegna@riseup.net</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/04/Erdin%C3%A7-Y%C3%BCcel-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/04/Erdin%C3%A7-Y%C3%BCcel-4-223x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-92855"/></a></figure>



<p><em>Erdinc Yucel</em></p>
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		<title>Firmiamo l&#8217;appello per Zaki. Attivista e ricercatore egiziano a rischio tortura: va scarcerato subito</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Feb 2020 07:41:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Aggiornato il 13/02/2020 –&#160;Patrick George Zaki, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni, resterà in stato di&#160;detenzione preventiva per almeno 15 giorni. Con una&#160;lettera all’ambasciatore egiziano a Roma&#160;abbiamo subito espresso le nostre preoccupazioni per&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="310" height="163" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/aaaaaaaaaaaa.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13627" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/aaaaaaaaaaaa.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/aaaaaaaaaaaa-300x158.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></figure></div>



<p><strong>Aggiornato il 13/02/2020 –&nbsp;Patrick George Zaki</strong>, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni, resterà in stato di&nbsp;<strong>detenzione preventiva per almeno 15 giorni</strong>.</p>



<p>Con una&nbsp;<a href="https://d21zrvtkxtd6ae.cloudfront.net/public/uploads/2020/02/11115417/letter-ambasciata-egitto.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>lettera all’ambasciatore egiziano a Roma</strong></a>&nbsp;abbiamo subito espresso le nostre preoccupazioni per la situazione dello studente egiziano.</p>



<p><strong>Patrick George Zaki</strong>&nbsp;era partito da&nbsp;<strong>Bologna</strong>, dove vive per motivi di studio, per trascorrere un periodo di vacanza nella sua città natale, al-Mansoura, in&nbsp;<strong>Egitto</strong>.</p>



<p>I suoi avvocati ci hanno riferito che gli agenti dell’<em>Agenzia di sicurezza nazionale</em>&nbsp;(NSA) hanno tenuto Patrick&nbsp;<strong>bendato e ammanettato</strong>&nbsp;durante il suo&nbsp;<strong>interrogatorio all’aeroporto</strong>, durato&nbsp;<strong>17 ore</strong>.&nbsp;Durante l’interrogatorio, lo hanno&nbsp;<strong>picchiato sulla pancia e sulla schiena</strong>,&nbsp;<strong>torturandolo con scosse elettriche</strong>.</p>



<p>Gli agenti della NSA lo hanno interrogato sul suo lavoro in materia di diritti umani durante il suo soggiorno in Egitto e lo scopo della sua residenza in Italia.</p>



<p>Successivamente è stato trasferito in una struttura di detenzione della NSA non rivelata ad al-Mansoura.</p>



<p>Il giorno seguente all’arresto, i pubblici ministeri di al-Mansoura hanno&nbsp;<strong>ordinato la sua detenzione per 15 giorni</strong>&nbsp;in attesa di indagini su&nbsp;<strong>accuse</strong>&nbsp;tra cui “diffusione di notizie false”, “incitamento alla protesta” e “istigazione alla violenza e ai crimini terroristici”. I pubblici ministeri hanno affermato di fare riferimento a&nbsp;<strong>dieci post pubblicati su Facebook</strong>&nbsp;come prova, ma non hanno permesso né a Patrick né al suo avvocato di esaminarli.</p>



<p>“<em>L’arresto arbitrario e la tortura di Patrick Zaki rappresentano un altro esempio della sistematica repressione dello stato egiziano nei confronti di coloro che sono considerati oppositori e difensori dei diritti umani, una repressione che raggiunge livelli sempre più spudorati giorno dopo giorno&nbsp;</em>–&nbsp; ha dichiarato in una&nbsp;<a href="https://www.amnesty.it/egitto-amnesty-international-denuncia-larresto-arbitrario-e-la-tortura-di-patrick-zaki/?utm_source=rss&utm_medium=rss">nota ufficiale</a>&nbsp;<strong>Philip Luther</strong>, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International -.&nbsp;<em>Chiediamo alle autorità egiziane il rilascio immediato e incondizionato di Patrick, in stato di fermo esclusivamente per il suo lavoro sui diritti umani e per le idee espresse sui social. È necessario che le autorità conducano un’indagine indipendente sulle torture che ha subito e che sia garantita la sua protezione in maniera tempestiva</em>“.</p>



<p>Riteniamo che&nbsp;<strong>Patrick George Zaki</strong>&nbsp;sia un&nbsp;<strong>prigioniero di coscienza</strong>&nbsp;detenuto esclusivamente per il suo&nbsp;<strong>lavoro in favore dei diritti umani</strong>&nbsp;e per le&nbsp;<strong>opinioni politiche espresse sui social media</strong>.</p>



<p><strong>Patrick George Zaki</strong>&nbsp;è un ricercatore in studi di genere presso l’<em>Iniziativa egiziana per i diritti personali</em>&nbsp;(Eipr), frequenta un master all’Università di Bologna.</p>



<p>Continueremo a seguire da vicino il caso, attivando tutte le iniziative utili.</p>



<h3>LE INIZIATIVE PER CHIEDERE LA LIBERAZIONE DI PATRICK GEORGE ZAKI</h3>



<ul><li>14 febbraio, Pescara, sit in dalle 19 in piazza Salotto (piazza della Rinascita)</li><li>14 febbraio, Padova, flash mob dalle 18 organizzato dagli studenti universitari UDU e ASU presso il Palazzo comunale</li><li>15 febbraio, Milano, sit in dalle&nbsp;18, via Sondrio, parcheggio limitrofo al Consolato d’Egitto</li><li>16 febbraio, Forlì, ore 11, sit in per la liberazione di Patrick in collaborazione con associazioni studentesche dell’università</li><li>16 febbraio, Brescia, ore 16, presso Largo Formentone, mobilitazione per Patrick.</li></ul>
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		<title>Lorent Saleh, prigioniero della libertà</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Sep 2019 07:42:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Ho conosciuto Lorent. Anche chi legge queste pagine lo conosce, ne abbiamo parlato in passato. E’ una delle vittime più conosciute, purtroppo per lui, del regime di Nicolás Maduro. Ci siamo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Tini Codazzi</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/lorent1-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13046" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/lorent1-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/lorent1-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/lorent1-1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/lorent1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Ho conosciuto Lorent. Anche chi legge
queste pagine lo conosce, ne abbiamo parlato in passato. E’ una
delle vittime più conosciute, purtroppo per lui, del regime di
Nicolás Maduro.</p>



<p>Ci siamo seduti su una panchina, un
sabato mattina di sole preautunnale, durante una sua visita a Milano
per partecipare a vari incontri per la tutela dei diritti umani. Non
volevo che mi raccontasse dei suoi anni in prigione, della sua agonia
in “La Tumba” e nemmeno delle torture subite. Se ne è parlato
molto. Invece abbiamo parlato di libertà, della sua libertà, del
suo mondo fuori dalle sbarre. Il prossimo 13 ottobre compie un anno
di libertà, è stato un anno euforico, di giri, riunioni e incontri.
Un anno in cui è successa una cosa molto importante e molto bella: è
diventato papà di un bellissimo bambino e vive esiliato in Spagna,
insieme alla sua famiglia. E’ un giovane sincero, pensieroso ma
allo stesso tempo trasparente, il suo sguardo non è triste, non è
cupo, come si potrebbe immaginare, i suoi occhi sono ancora pieni di
luce nonostante tutto quello che ha passato. Nelle sue parole si
sente il peso di una vita vissuta duramente, che un ragazzo di 30
anni non avrebbe dovuto vivere. I segni della sua agonia però ci
sono ancora e sicuramente ci saranno per tanto tempo, una ingiusta
esperienza come la sua cambia completamente una vita e non parlo di
segni fisici. 
</p>



<p>Dopo l’euforia che ha causato il suo
rilascio, Lorent si è ritrovato con sé stesso, ma in libertà. Mi
ha raccontato che durante la prigionia si era abituato alla sua cella
e al suo materasso, anche se avrebbe dato il mondo per un letto
comodo, una doccia calda, delle lenzuola. Arrivato in Spagna,
finalmente ha avuto tutto ciò ma lui non era comodo, gli mancava
quella cella e quel materasso, quel silenzio. A Madrid, all’inizio
era disturbato dal rumore del mondo. Infatti, Lorent raccontava
durante l’incontro “L’unità è la forza” organizzato da
Associazioni, Piattaforme, Attivisti e Istituzioni di America Latina,
che alla fine il prigioniero si abitua a quello spazio, a quella
circostanza, tanto è che i custodi non chiudono più a chiave le
celle, essendo sicuri che i prigionieri non faranno niente. Che
paradosso. Durante quei momenti ha anche capito che i suoi
torturatori sono essere umani, non robot. Che tutto è pieno di
sfumature e che nemmeno un regime è solo in bianco e nero, bensì un
tema di umani contro umani, con le sue sfumature e le sue scale di
valori, come lui stesso ha affermato. 
</p>



<p>Non si sente così libero perché in questo anno è stato aggredito e insultato, lui e la sua famiglia, soprattutto attraverso i social. Ha capito che la polarizzazione verso un lato o l’altro, per quello che riguarda la politica venezuelana, è presente in ogni suo movimento come se fosse un’ombra. Tutto il suo lavoro di attivista viene soggetto alla polarizzazione più radicale, come è successo dopo il suo incontro con Michelle Bachelet, Alto Commissario ONU per i diritti umani, duramente criticato. Lui però difende questo incontro dicendo che è stata una grande vittoria essere stato ricevuto da questa alta carica dopo anni e anni di richieste. Lorent è stato il primo attivista latinoamericano ad essere ricevuto in questo ufficio dell’ONU.   </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="928" height="601" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/BACHELET-CON-SALHE-2019.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13047" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/BACHELET-CON-SALHE-2019.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/BACHELET-CON-SALHE-2019-300x194.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/BACHELET-CON-SALHE-2019-768x497.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></figure>



<p>Da un anno l’autocensura è presente
nella sua vita, si è reso conto che questo mondo polarizzato che non
gli permette di esprimersi come lui vorrebbe, adesso è il suo
peggior nemico. Si sente ancora prigioniero e addolorato di questa
libertà. 
</p>



<p>Mi chiedo il perché di tutto ciò. Mi
chiedo come mai Lorent non abbia il diritto di fare una vita normale.
Mi chiedo perché debba sentirsi ancora prigioniero a causa degli
altri. Mi chiedo perché la mancanza di rispetto. Una vittima di
qualunque dittatura, incarcerata per aver manifestato i propri
pensieri merita rispetto, molto rispetto. Se non altro come qualunque
altra persona al mondo. 
</p>



<p>Lui vorrebbe parlare della libertà
come filosofia, come essenza di vita e invece deve sempre parlare di
tortura e di prigionia, perciò ha deciso d’ora in poi di trattare
il tema dei diritti umani in modo poco convenzionale. Il 7 ottobre
sarà ascoltato a Bruxelles nel Parlamento Europeo e sta preparando
una performance che presenterà nei sotterranei della stessa sede.
Presto vedremo un cortometraggio che lui stesso descrive poetico e
concettuale. Non vedo l’ora.</p>



<p>L’ho salutato pensando al sogno che
ha da tanti anni e che ancora non ha potuto esaudire: scrivere poesie
e fare surf. Per ora dovranno aspettare perché lui è consapevole
che ancora ha un compito importante che è il rovesciamento della
dittatura in Venezuela. 
</p>



<p>Io però gli
auguro di tutto cuore che possa veramente camminare per il mondo in
totale libertà insieme alla sua famiglia, che ritrovi la pace nel
suo cuore e che possa esaudire i suoi due bellissimi sogni. 
</p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: “Terror Studios”: il documentario di Alexis Marant che analizza la propaganda di Daesh</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2016 06:52:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Il cuore del Califfato non è strutturato intorno a una caserma o a un pozzo di petrolio ma a un media center Zyad, ex cameramen Daesh Il jihad mediatico è metà&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">di Monica Macchi</span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="CENTER">
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-577.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7152" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-577.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-577" width="1000" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-577.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-577-300x120.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-577-768x307.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p align="CENTER">
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il cuore del Califfato non è strutturato</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>intorno a una caserma o a un pozzo di petrolio</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>ma a un media center</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Zyad, ex cameramen Daesh</span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il jihad mediatico è metà della battaglia </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Al Zawahiri </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Due società di produzione (al Furqan e al hayat in 15 lingue…compresa la lingua dei segni), 35 uffici (di cui 16 in Sinai e 19 nel Bilad al-Sham), un migliaio di contenuti per bambini e per le donne veicolati ogni mese, 50.000 account twitter e mujatweet quotidiani, una radio, un palinsesto con video ispirati ai videogame per il proselitismo e l’arruolamento e docufilm sui soldati ispirati ai film d’azione hollywoodiani: ecco i numeri della propaganda Daesh.</p>
<p align="JUSTIFY">A Raqqa c’è un centro multimediale dove un manipolo di nativi digitali che conoscono benissimo i codici della cultura pop occidentale creano script che non raccontano la realtà ma la mettono in scena con un’altissima qualità della strumentazione: fotografia, luci, software di montaggio e colonna sonora. Come esempio viene analizzato il video di Al Casasbeh, il pilota giordano bruciato vivo nella gabbia: quattro telecamere seguono la vittima che vaga per le strade deserte di Raqqa sotto lo sguardo di miliziani in divisa in 3D quando compaiono fiamme digitali e foto di civili che Al Casasbeh avrebbe bruciato e subito dopo per contrappasso con colori saturi e suoni evidenziati gli viene dato fuoco (secondo Zyad a bruciarlo è stato Al Adnani emiro di Daesh per la Siria). Per dimostrare la tesi di fondo del documentario e cioè che l’immaginario del terrore di Daesh usa storytelling che si richiamano esplicitamente a personaggi e simboli dell’immaginario occidentale a questo video viene giustapposta la scena finale del capitolo dedicato all’ira nel film “Seven” dove Brad Pitt sta per giustiziare Kevin Spacey.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-578.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7151" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-578-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-578" width="1024" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-578-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-578-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-578-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-578.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Il documentario si snoda così in un continuo rimando tra video di propaganda e le fonti di ispirazione: non solo film (oltre a “Seven” citazioni anche per la saga di “Saw” e “Kingdom of heaven” di Ridley Scott), ma anche riferimenti ai reality show (particolarmente inquietante il parallelismo tra Survivor con i concorrenti in costume sulla spiaggia in colonna e i foreigh fighters in tuta mimetica nella stessa identica posizione), ai videogiochi e alle serie tv (a Hollywood l’estremista musulmano è il nuovo cattivo da odiare e in un episodio della quinta stagione di House of Card il presidente Usa è costretto a guardare l’esecuzione di un prigioniero in tuta arancione). C’è poi il fenomeno dei report fighters: su caschi ed armi vengono montate mini-telecamere per raccontare le battaglie in soggettiva e poi si passa al montaggio con l’utilizzo di continui slow motion che enfatizzano i momenti clou.</p>
<p align="JUSTIFY">Si tratta quindi di una strategia di comunicazione articolata e accattivante diffusa capillarmente via web con budget pressoché illimitati ricavati non più da donazioni come era per Al Qaeda ma da traffici illeciti (racket, sequestri, contrabbando di petrolio, contrabbando archeologico e droga): un’associazione criminale più che religiosa.</p>
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		<title>Dopo le mucche, Israele imprigiona i clown</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Sep 2016 07:39:12 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/09/08/dopo-le-mucche-israele-imprigiona-i-clown/">Dopo le mucche, Israele imprigiona i clown</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-520.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6794" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6794" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-520.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (520)" width="739" height="493" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-520.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 739w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-520-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 739px) 100vw, 739px" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p align="JUSTIFY">Le mucche sono quelle di “Cow18” delizioso film che in un mix di animazione in stop-motion, interviste ai protagonisti e filmati d’archivio racconta la storia (vera) della ricerca di 18 mucche che dalla fattoria di Beit Sahour minacciano la sicurezza nazionale israeliana in quanto diventano un punto di riferimento economico e di esperienza di militanza di base. Il clown invece è <a href="http://972mag.com/israel-holding-palestinian-clown-in-administrative-detention/117531/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mohammed Abu Sakha</a>, in detenzione amministrativa cioè senza accusa né processo ormai da sette mesi. Non solo clown ma anche docente di clown terapia per bambini con problemi motori e direttore della Palestinian Circus School, una scuola circense nell’area tra Ramallah e Bir Zeit. La scorsa settimana giocolieri israeliani e palestinesi in collaborazione con Amnesty International hanno messo in scena uno spettacolo a Tel Aviv per chiederne la liberazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Evidentemente arrestare mucche e clown, espellere attivisti per i diritti umani (ne abbiamo parlato qui: <a href="http://www.peridirittiumani.com/2016/08/06/il-bds-in-israele-tra-espulsioni-ed-eliminazioni-mirate/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/2016/08/06/il-bds-in-israele-tra-espulsioni-ed-eliminazioni-mirate/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>), demolire scuole (ne abbiamo parlato qui: <a href="http://www.peridirittiumani.com/2016/08/22/gomme-coloni-e-beduini-cronaca-di-una-demolizione-annunciata/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/2016/08/22/gomme-coloni-e-beduini-cronaca-di-una-demolizione-annunciata/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>) sono requisiti per il titolo di “unica democrazia del Medio Oriente”.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-521.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6795" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6795" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-521.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (521)" width="739" height="493" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-521.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 739w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-521-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 739px) 100vw, 739px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-519.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6796" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6796" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-519.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (519)" width="739" height="493" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-519.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 739w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-519-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 739px) 100vw, 739px" /></a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/09/08/dopo-le-mucche-israele-imprigiona-i-clown/">Dopo le mucche, Israele imprigiona i clown</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Iran: la reazione negativa contro i baha’i espone l’estrema ostilità delle autorità per la minoranza religiosa</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2016 10:33:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Fonte: ohchr.org GINEVRA (8 giugno 2016) – Due esperti di diritti umani delle Nazioni Unite hanno affermato oggi che l’attuale ondata di istigazione all’odio verso la comunità baha’i, riflessa nei discorsi fatti da&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT"><b> </b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Fonte: <a href="http://ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=20073&amp;LangID=E&utm_source=rss&utm_medium=rss">ohchr.org</a></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-360.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6113" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6113" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-360.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (360)" width="320" height="320" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-360.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-360-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-360-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-360-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">GINEVRA (8 giugno 2016) – Due esperti di diritti umani delle Nazioni Unite hanno affermato oggi che l’attuale ondata di istigazione all’odio verso la comunità baha’i, riflessa nei discorsi fatti da funzionari religiosi, giudiziari e politici della Repubblica Islamica dell’Iran “ha esposto l’estrema ostilità delle autorità iraniane per gli aderenti alla minoranza religiosa.”</span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span lang="it-IT">Attacchi verbali da parte di funzionari statali contro una comunità già vulnerabile come i baha’i sono estremamente preoccupanti, non solo perché violano apertamente gli obblighi legali internazionali dell’Iran di non discriminare i suoi cittadini, ma perché potrebbero incoraggiare discriminazione e atti violenti contro questo gruppo”, ha affermato Ahmed Shaheed, Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">L’ultima reazione negativa contro la comunità baha’i in Iran è iniziata dopo che la figlia dell’ex Presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, Faezeh Hashemi, ha visitato la casa di Fariba Kamalabadi, il giorno 13 maggio, dopo che alla signora Kamalabadi era stato concesso un rilascio temporaneo dalla prigione. La signora Kamalabadi è una dei sette leader baha’i che sono stati in prigione nel paese dal 2008 per aver esercitato pacificamente la loro fede.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Il 18 maggio, il portavoce ufficiale della magistratura, Gholamanhossein Mohseni Ejei, ha annunciato che la magistratura avrebbe intrapreso una causa formale contro la signora Hashemi, che aveva conosciuto la signora Kamalabadi durante un breve periodo di prigionia nella prigione di Evin nel 2012, perché la sua decisione di incontrare un prigioniero politico costituiva un “atto molto sgradevole e osceno.”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Secondo quanto riportato, dalla metà di maggio, 169 leader religiosi, della magistratura e politici hanno parlato o scritto apertamente contro la comunità baha’i in Iran. Tra il 18 maggio e il 4 giugno, i sermoni del venerdì di ecclesiastici nominati dall’Ufficio del Leader Supremo hanno attaccato, condannato o criticato le credenze abbracciate dai membri della comunità baha’i, dichiarando che la fede baha’i è essenzialmente un partito politico mascherato da religione.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Dopo i sermoni del venerdì, un numero di giornali ha pubblicato articoli e op-ed che collegano membri della comunità baha’i ai nemici dell’Iran, marchiandoli come “sionisti” e incoraggiando alla violenza. Il 4 giugno, per esempio, Tasnim News Agency ha ricordato ai suoi lettori che la fede baha’i fu creata dalla Gran Bretagna e da Israele, che il considerare il “bahaismo” una religione legittima equivarrebbe ad attaccare l’Imam Occulto, e che gli individui che sono in contatto con questa setta devono essere perseguiti legalmente. </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span lang="it-IT">Commenti del genere sono vergognosi specialmente dato che così tanti baha’i sono già sottoposti ad arresti arbitrari, irruzioni in casa, confisca e distruzione delle loro proprietà e attività commerciali, diniego di impiego lavorativo, e accesso ristretto all’educazione”, ha sottolineato Shaheed. “[tali commenti] dimostrano chiaramente la sistematica e continuativa persecuzione di questa comunità da parte dello stato.”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Ci sono al momento almeno 72 baha’i in prigione solamente a causa delle loro credenze e pratiche religiose.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Lo Special Rapporteur delle Nazioni Unite, Heiner Bielefeldt, ha osservato che “i baha’i sono sempre stati un gruppo vulnerabile e marginalizzato, privo di appropriata protezione legale, perché la costituzione iraniana non li riconosce ufficialmente come una minoranza religiosa.” </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span lang="it-IT">La retorica sempre più ostile contro la comunità baha’i non solo spoglia i suoi membri dei propri diritti e li tratta come cittadini di seconda classe” ha detto Bielefeldt, “Pone l’intera comunità di fronte a un precipizio molto pericoloso, dove la loro stessa esistenza viene minacciata.”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">L’esperto ha ricordato che il governo iraniano è un membro del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e ha affermato: “Queste convenzioni non solo proteggono il diritto delle persone alla libertà religiosa, che è un diritto inderogabile, ma anche il loro diritto alla libertà e alla sicurezza della persona”.</span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span lang="it-IT">Dopo anni di pregiudizio senza ritegno contro la comunità baha’i, l’ultimo round di attacchi e istigazione all’odio è veramente scioccante e assolutamente inaccettabile” ha detto Shaheed.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Lo Special Rapporteur sollecita le autorità iraniane “a porre fine a tutte le forme di discriminazione e istigazione contro i baha’i e a investigare accuratamente, e perseguire legalmente, gli individui che commettono questi atti, nonostante il loro rango o posizione.”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Gli esperti delle Nazioni Unite hanno rinnovato il loro appello al governo iraniano di porre fine ad una discriminazione sanzionata dallo stato contro la minoranza. Hanno incoraggiato le autorità a riconsiderare i casi legali dei 72 baha’i attualmente in prigione per aver organizzato incontri religiosi, per aver sostenuto il diritto all’educazione, o per gestire gli affari religiosi e amministrativi della loro comunità.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">I Special Rapporteur Ahmed Shaheed e Heiner Bielefeldt fanno parte delle Procedure Speciali del Consiglio per i Diritti Umani. Procedure Speciali, l’organo più numeroso di esperti indipendenti nel sistema dei diritti umani dell’ONU, è il nome comunemente usato per i meccanismi indipendenti di monitoraggio e inchiesta che si occupano della situazione di paesi specifici o di specifici problemi ovunque nel mondo. Gli esperi di Procedure Speciali lavorano come volontari; non sono staff dell’ONU e non ricevono uno stipendio per il loro lavoro. Sono indipendenti da ogni governo e organizzazione e servono a titolo personale. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a><span lang="it-IT">Per i link della pagina in lingua originale e i contatti cliccare il seguente <a href="http://ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=20073&amp;LangID=E&utm_source=rss&utm_medium=rss">link</a>. </span></p>
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