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	<title>privatizzazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Venezuela: perché Maria Corina Machado potrebbe essere la soluzione</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jan 2024 16:34:31 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/ven.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="753" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/ven-1024x753.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17361" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/ven-1024x753.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/ven-300x221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/ven-768x565.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/ven.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p><br>L&#8217;escalation dei prezzi e inflazione in Venezuela è una delle più alte del mondo occidentale da diversi anni, questa non è una novità, tuttavia nell&#8217;anno 2023 l&#8217;inflazione è scesa notevolmente, secondo gli esperti, dal 305% del 2022 al 193%. Si tratta di una delle<br>percentuali più basse da molti mesi a questa parte, dopo un prolungato periodo di iperinflazione che il regime di Nicolás Maduro non ha mai riconosciuto pubblicamente. Ciò è dovuto alla recente dollarizzazione del Paese. La gente scappa dai bolivares, nessuno<br>vuole usarli, i contanti sono una merce rara, tutti vogliono guadagnare in dollari e usare i dollari. Le imprese incoraggiano la conversione immediata per uscire il più velocemente possibile dalla moneta nazionale. Alla cassa del supermercato, l&#8217;importo da pagare è in bolivares e anche in dollari, i prezzi di tanti prodotti nelle vetrine degli innumerevoli centri commerciali, la maggior parte senza anima viva, sono in dollari. È vero che l&#8217;approvvigionamento è migliorato notevolmente se ricordiamo i grandi momenti di crisi<br>umanitaria che il Paese ha vissuto intorno agli anni 2017-2019. Ora tutti i settori sono riforniti, dal cibo all&#8217;abbigliamento, passando per la cura della persona; ma la crisi economica resta un problema serio per il cittadino medio che non guadagna in dollari ma in bolivares. Molti di questi prodotti in commercio il cittadino medio non può permettersi di acquistarli. Il deterioramento dei salari continua a essere allarmante, lavoratori e pensionati di settori come la sanità e l&#8217;istruzione sono sommersi in una povertà preoccupante. I liberi professionisti e le imprese, che hanno dollarizzato la vendita di servizi o prodotti, godono di una bonanza economica che insegnanti, professori universitari o infermieri possono solo sognare al momento. Secondo i dati pubblicati dal quotidiano Voz de América, dal marzo 2022 il salario minimo mensile e le pensioni sono stati congelati a 130 bolivares. Prima erano circa 30 dollari, ora con il tasso di cambio ufficiale sono circa 4 dollari. Mi chiedo: che senso ha aprire un negozio di abbigliamento molto costoso se poi nessuno può comprare questi capi? Che senso ha aprire una catena di supermercati di lusso con prodotti provenienti da tutto il mondo se poi una famiglia media, che guadagna 10 dollari al mese, non può nemmeno nutrirsi bene e comprare una dozzina di uova? Vedere i negozi pieni di vestiti di marca, le corsie dei supermercati pieni di prodotti provenienti da tutto il mondo ma vuoti di gente fa riflettere molto, fa capire che in superficie la situazione sembra migliorare ma scavando in profondità si capisce che non<br>è così. La soluzione sarebbe uscire da questo circolo vizioso che ha creato questo governo.<br>Un altro fattore che ha frenato l&#8217;inflazione sono gli enormi investimenti nel settore commerciale. Negli ultimi anni post Covid, sono sorti grandi centri commerciali, ristoranti, negozi, alberghi, tutti lussuosi e imponenti. Da un lato della strada ci sono questi bei negozi e dall&#8217;altro mendicanti, bambini scalzi che chiedono l&#8217;elemosina, case fatiscenti e scuole chiuse per mancanza di insegnanti. Camminando per queste strade e vedendo SUV lussuose, ristoranti lussuosi e bambini denutriti e scalzi continuo a farmi tante domande e<br>continuo a riflettere su questo paradosso, molto difficile da comprendere se non si tocca con mano la realtà venezuelana.<br>Perché Maria Corina Machado è l&#8217;unica soluzione in questo momento storico?<br>È l&#8217;unica candidata alla presidenza che ha inserito nel suo programma di governo i punti più importanti per la ricostruzione del Paese. Una delle differenze fondamentali con gli altri candidati e partiti politici è la sua apertura agli investimenti privati in un Paese che<br>dagli anni &#8217;70 ha avuto una forte presenza dello Stato nell&#8217;economia. Il programma di Machado propone il ripristino dei servizi di base (istruzione, sanità e inclusione sociale) e la privatizzazione e riattivazione delle compagnie petrolifere e del gas. Per evitare<br>l&#8217;inflazione o almeno contrastarla dopo questi anni di iperinflazione e corruzione è l’unica soluzione possibile. È evidente che lo Stato venezuelano, dopo che è stato svaligiato da 20 anni di regime corrotto e narcotrafficante, non ha le capacità finanziarie per fare<br>investimenti e per incrementare le attività produttive nel settore petrolifero e nelle industrie in generale; pertanto logicamente Machado propone l’unica soluzione possibile: la privatizzazione delle industrie per realizzare investimenti massicci. L&#8217;idea è quella di garantire alle aziende private le condizioni per aumentare la produzione in un breve periodo di tempo, al fine di combattere l&#8217;inflazione, ripristinare l&#8217;economia del Paese e creare posti di lavoro.<br>Pensare che la privatizzazione non sia un&#8217;opzione e che l&#8217;economia del Paese possa rimanere pubblica e gestita dallo Stato è un&#8217;ingenuità incredibile o è semplicemente condividere le politiche di un regime corrotto e narcotrafficante. Questi 20 anni lo hanno dimostrato. Può darsi che il programma di Maria Corina Machado non sia l’ideale dal punto di vista ideologico e non raggiunga la perfezione di ciò che immaginiamo, ma è l&#8217;unico programma possibile per risollevare un Paese in bancarotta che ha davvero tutte le risorse per tornare a essere un grande Paese e uscire dalla crisi.</p>
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		<title>Forum internazionale sulla salute: a Milano il prossimo 4 novembre</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Nov 2017 07:44:42 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>In occasione del prossimo Forum Internazionale sul diritto alla salute, che si terrà a Milano il 4 novembre e al cui appello aderisce anche <strong><em>Associazione per i Diritti umani</em></strong>,  iniziamo a pubblicare il seguente articolo uscito sul <em>Il Manifesto</em> 29 ottobre. Di Vittorio Agnoletto ed Emilio Molinari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/logomd.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9720" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/logomd.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="378" height="100" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Il 4-5 novembre a Milano. </strong></em><em>Controvertice con esperti internazionali. Gli argomenti in discussione: cambiamenti climatici acqua, siccità e alluvioni.</em></p>
<p>Il 5 e il 6 novembre si svolgerà a Milano l’incontro dei ministri della salute del G7.</p>
<p>Gli argomenti in agenda sono: le conseguenze sulla salute dei cambiamenti climatici, al quale verranno dedicate 3,5 ore di discussione; la salute della donna e degli adolescenti 1,5 ore, e la resistenza antimicrobica 1 ora.</p>
<p>Tempi sufficienti, secondo i ministri, per arrivare ad una solenne dichiarazione finale su questioni la cui rilevanza è fondamentale per il futuro dell’umanità. Considerato che a quei tavoli siederanno i massimi responsabili dell’attuale modello di sviluppo è fin troppo facile immaginare che, al di là delle parole, vi sarà il vuoto.<span id="more-2322"></span></p>
<p>Decine di associazioni impegnate in difesa della salute a livello locale, nazionale e internazionale hanno costituito il comitato «Salute senza padroni e senza confini» e, insieme al Guel, gruppo parlamentare «Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica» e al gruppo consiliare «Milano in Comune», hanno organizzato a Milano due iniziative.</p>
<p>Sabato 4 novembre un «Forum internazionale per il diritto alla salute e l’accesso alle cure» (<a href="http://www.medicinademocratica.org/wp/?p=5219&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.medicinademocratica.org/wp/?p=5219&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>; <a href="https://www.facebook.com/events/299458030530298/?acontext=%7b&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/events/299458030530298/?acontext=%7b&utm_source=rss&utm_medium=rss</a> )</p>
<p>nel quale si confronteranno ricercatori, scienziati, medici, biologi di altissima professionalità con attivisti di tutto il mondo per individuare obiettivi condivisi sia dai movimenti sociali che da chi agisce in campo scientifico. Proprio da quest’ambito abbiamo ricevuto un’enorme disponibilità, come testimonia il programma, segno che la scienza, quando non è asservita al potere, giunge a conclusioni molto simili a quelle del movimento antiliberista.</p>
<p>Domenica 5 novembre si svolgerà un incontro tra i movimenti italiani attivi nella difesa della salute per organizzare insieme delle campagne nazionali.</p>
<p>I temi del Forum sono: «la disuguaglianza sociale come determinante di malattie», nel 2012 l’effetto Glasgow aveva dimostrato come il tasso di mortalità fosse strettamente correlato alle condizioni sociali della popolazione, l’Istituto Mario Negri ha documentato lo stesso fenomeno a Milano.</p>
<p>«L’accesso alle cure», il 50 % delle persone colpite dal virus Hiv nel mondo ne sono prive e l’accesso ai farmaci salvavita non è più garantito nemmeno nel mondo occidentale come testimonia la vicenda del Sofosbuvir per l’epatite C.</p>
<p>«La privatizzazione dei servizi sanitari» vera preda del mercato globale ma anche locale come dimostra, ad esempio, il tentativo della Regione Lombardia di sostituire, nell’assistenza a 3.350.000 cittadini con patologie croniche, il medico di famiglia con un gestore, società per lo più private finalizzate al profitto.</p>
<p>E infine «Le conseguenze sulla salute dei cambiamenti climatici». Amitav Gosh, noto romanziere bengalese, ha recentemente pubblicato un saggio: «La Grande Cecità», quella dei cambiamenti climatici. L’accusa è, alla letteratura mondiale, di essere centrata su l’umano e i suoi diritti, e di aver ignorato il «non umano», indifferente ai destini della terra, dell’acqua e dell’aria, relegati tutti nella letteratura di serie B: la fantascienza. Eppure di cambiamenti climatici ci si ammala e si muore; per l’Oms potrebbero provocare 12,6 milioni di decessi tra il 2030 e il 2050. 250.000 morti in più ogni anno: per malnutrizione, malaria, diarrea. 20.000 morti per colpi di calore nella sola Europa. A questi numeri andrebbero aggiunti i morti per la maggior concentrazione di inquinanti nell’atmosfera dovuti all’assenza di piogge: 500.000 deceduti in Europa, 90.000 in Italia e 9 milioni nel mondo.</p>
<p>Ma la vera tragedia del cambio climatico è l’acqua. Siccità e alluvioni agiscono pesantemente nel ridurne la sua disponibilità. Nel 2050 verrà a mancare il 50% del necessario e a farne le spese saranno i poveri della Terra, i 900 milioni di persone prive di acqua potabile. La corsa all’accaparramento delle terre fertili e degli invasi da parte delle multinazionali e dalla Cina e dall’Arabia saudita è da tempo iniziata e i mutamenti climatici l’accentueranno sempre più.</p>
<p>Le grandi dighe prolificano in Asia e in Africa con il loro seguito di profughi e di guerre e le multinazionali degli acquedotti Suez – Veolia – Thams Water – Rwe ecc.. premono con maggior forza per la privatizzazione dei rubinetti di tutto il mondo.</p>
<p>Le stime dell’alto commissario delle Nazioni Unite parlano di 79 guerre in corso per cause ambientali e appropriazione di risorse. Nella guerra del Kashmir (100.000 morti) ci sono le dighe sul fiume Indo e la concorrenza tra India, Pakistan, Cina. L’Egitto è una polveriera di 90 milioni di persone che vivono attorno al Nilo aggredito dalle dighe dell’Etiopia. La guerra in Siria avviene dopo 5 anni di siccità e di dighe turche sul Tigri. Le guerre ai kurdi hanno acqua e petrolio sullo sfondo. Nella contabilità mondiale 3 miliardi di persone sono considerati da «qualcuno»: insostenibili esuberi.</p>
<p>Beni comuni salute del pianeta e salute pubblica vanno insieme e vanno collocate in cima alle nostre priorità.</p>
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		<title>La crisi idrica mette a nudo i danni di mala gestione e privatizzazione dell&#8217;acqua</title>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Stop alla distribuzione dei dividendi, tutti gli utili per la ristrutturazione delle reti idriche Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua L&#8217;emergenza idrica è oramai un&#8217;evidenza conclamata, con effetti nefasti sulla disponibilità per uso&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Stop alla distribuzione dei dividendi, tutti gli utili per la ristrutturazione delle reti idriche</strong></p>
<p><strong>Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua</strong></p>
<p><strong>L&#8217;emergenza idrica è oramai un&#8217;evidenza conclamata</strong>, con effetti nefasti sulla disponibilità per uso umano, sull&#8217;agricoltura e più in generale sull&#8217;ambiente. Si tratta di una drammatica realtà provocata dall&#8217;acuirsi dei <strong>cambiamenti climatici</strong> a cui, da oltre vent&#8217;anni, si sono sovrapposti i <strong>processi di mercificazione e privatizzazione dell&#8217;acqua</strong>. I fautori dell&#8217;ingresso dei privati nella gestione dell&#8217;acqua avevano utilizzato come argomento forte la grande opportunità di apporto di capitali da parte di quest&#8217;ultimi per rendere più efficiente il servizio, per restrutturare le reti e costruire gli impianti di depurazione. Inoltre, grazie al mercato e alla concorrenza, il tutto sarebbe stato più economico per i cittadini. La proposta comprendeva anche l&#8217;ovvio benificio all&#8217;ambiente visto che si sarebbe salvaguardata maggiormente la risorsa. Vent&#8217;anni dopo <strong>le tariffe e le perdite delle reti sono aumentate, gli investimenti sono diminuiti</strong>, l&#8217;Italia è sotto procedura d&#8217;infrazione da parte dell&#8217;Unione europea per l&#8217;inadeguatezza del trattamento delle acque reflue. E&#8217; evidente che qualcuno non l&#8217;ha raccontata giusta. Oggi i fautori del mercato e delle privatizzazioni, non contenti del permanere in tariffa, sotto mentite spoglie, della remunerazione del capitale investito abrogata dal referendum, sostengono che le tariffe non forniscono abbastanza soldi per fare gli investimenti per cui devono essere ulteriormente innalzate fino ad allinearsi ai livelli europei. Che qualcosa non torni in queste argomentazioni è molto semplice dimostrarlo:</p>
<ul>
<li><strong>le quattro “sorelle dell&#8217;acqua” (IREN, A2A, ACEA, HERA)</strong>, ossia le quattro grandi società multiutilitiy quotate in borsa, tra il 2010 e il 2014 <strong>hanno distribuito oltre 2 miliardi di € di dividendi</strong> ai propri soci, addirittura oltre 150 mln di € in più degli utili prodotti nello stesso periodo;</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>ACEA ATO 2 S.p.A.</strong> tra il 2011 e il 2015 <strong>ha distribuito</strong> in media <strong>come dividendo</strong> ai propri soci (quasi esclusivamente ACEA S.p.A.) <strong>il 93 % degli utili</strong> prodotti, ossia circa 65 mln di €/anno, per poi ottenere dalla stessa ACEA S.p.A. dei finanziamenti a tasso di mercato che utilizza per fare gli investimenti.</li>
</ul>
<p>Utilizziamo questi esempi perchè le 4 multiutility rappresentano gli operatori più rilevanti del mercato italiano rifornendo complessivamente circa 15 mln di cittadini. Mentre ACEA ATO 2 S.p.A. è un caso emblematico rispetto al <strong>fallimento del modello di gestione privatistico</strong> che ancora oggi si vorrebbe estendere a tutta Italia: perdite delle reti che sono quasi raddoppiate negli ultimi 10 anni, emersione del disastro ambientale dovuto all&#8217;abbassamento del livello delle acque del lago di Bracciano, la minaccia dell&#8217;azienda di razionare l&#8217;acqua a 1,5 mln di cittadini romani a seguito dell&#8217;imposizione dello stop alle captazioni dal lago, diminuzione degli investimenti. I dati ci dicono in maniera palese che <strong>i soldi ci sono ma che non sono utilizzati per effettuare gli investimenti</strong> e garantire così un servizio essenziale, <strong>ma per remunerare gli azionisti</strong> (pubblici e privati), ossia il modello di gestione privatistico, secondo cui il costo totale del servizio idrico è interamente coperto dalla tariffa e l&#8217;affidamento viene fatto a soggetti privati, ha dimostrato il suo fallimento. <strong>E&#8217; necessaria dunque una radicale inversione di tendenza</strong> rispetto a questo modello, che si può realizzare unicamente con la ripubblicizzazione del servizio idrico e un nuovo sistema di finanziamento, basato sulla leva tariffaria, sulla finanza pubblica e la fiscalità generale. Parte integrante di questo modello di gestione pubblica è la predisposizione di un Piano nazionale per la ristrutturazione delle reti idriche. In coerenza con quest&#8217;impostazione, a fronte della situazione di emergenza idrica che si è evidenziata in quest&#8217;ultimo periodo di tempo e che comunque ha caratteristiche strutturali, occorre mettere in campo rapidamente alcuni interventi in grado di aggredirla e dare ad essa soluzioni utili. In particolare, due ci sembrano le misure prioritarie che si possono assumere in tempi brevi, anche attraverso una strumentazione legislativa come il decreto legge, che contempli:</p>
<ul>
<li><strong>la destinazione degli utili delle aziende che gestiscono il servizio idrico alla ristrutturazione delle reti idriche</strong>, sulla base del Piano nazionale ad esso dedicato;</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>incentivi all&#8217;ammodernamento degli impianti di irrigazione</strong> in agricoltura (ad es. irrigazione a goccia) e all&#8217;utilizzo delle acque piovane;</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>incentivi alla realizzazione di reti idriche duali</strong> ed all’installazione di dispositivi per il risparmio idrico nell’edilizia di servizio, residenziale e produttiva.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le alternative al liberismo si discutono nella tana del lupo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Aug 2016 15:59:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Riflessioni a 360° sul Forum Sociale Mondiale che si sta svolgendo a Montreal.  di Vittorio Agnoletto (www.vittorioagnoletto.it) “Queste sarebbero le nazioni che pretendono di darci lezioni di democrazia? In verità  l’occidente ha paura del&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><span dir="LTR"><i>Riflessioni a 360° sul Forum Sociale Mondiale che si sta svolgendo a Montreal. </i></span></p>
<p><span dir="LTR">di Vittorio Agnoletto (www.vittorioagnoletto.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">“Queste sarebbero le nazioni che pretendono di darci lezioni di democrazia? In verità  l’occidente ha paura del confronto sulle idee e sulle nostre proposte. Noi siamo portatori di idee non di bombe” Questa la dura reazione di Aminata Traore’, attivista dei diritti umani, già  ministra della cultura del Mali</span><span dir="LTR">. Sono oltre 250 gli attivisti e i dirigenti sindacali e dei movimenti sociali ai quali è stato rifiutato il visto per entrare in Canada per partecipare a Montreal al 12° Forum Sociale Mondiale. Nonostante una dichiarazione di protesta firmata da centinaia di associazioni di tutto il mondo non è pervenuta alcuna reazione da parte del governo canadese che mostra assoluta indifferenza alle critiche ampiamente riprese dai media. </span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Il numero esiguo di rappresentanti del sud del mondo sta modificando sensibilmente l’andamento del Forum; non c’è  dubbio che il tentativo di costruire, attraverso il primo Forum realizzato nel nord del mondo, un ponte tra le emergenze sociali dei due emisferi abbia subito un arresto. Tuttavia questo non significa il fallimento del Forum che si sarebbe trasformato in una “scommessa persa” come viene sostenuto ad esempio da Sara Gandolfi sul Corriere, uno dei pochi media </span><span dir="LTR"><i>mainstream </i></span><span dir="LTR">di casa nostra che ha scritto sull’argomento. Anzi, paradossalmente questa obbligata e imposta pausa di riflessione, può aiutarci a riprendere il cammino con maggior forza.</span><span id="more-1596"></span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR"><b><i><u>Il Forum si  trasforma</u></i></b></span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Il Forum nato a Poro Allegre 15 anni fa, nel 2001, pur dentro un approccio globale, leggeva il mondo attraverso uno sguardo al cui centro c’era il rapporto nord/sud con i temi della solidarietà  e della cooperazione internazionale, la denuncia delle politiche del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale in Africa, tutto questo letto con una forte sensibilità terzomondista. Sullo sfondo la discussione e l’analisi si ampliava al crescente dominio della finanza e al ruolo delle nuove istituzioni internazionali quali il WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio.</span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Oggi la drammatica crisi sociale ed economica che investe tutto il mondo e in particolare modo l’emisfero nord-occidentale ci obbliga, se vogliamo essere realisti e credibili anche per i nostri concittadini, a puntare lo sguardo innanzitutto sui nostri territori, a sforzarci di trovare soluzioni idonee ad affrontare la pesante realtà del nostro quotidiano con proposte capaci di porre al centro anche nelle nostre nazioni i temi della redistribuzione della ricchezza, della giustizia sociale, della democrazia reale e quindi dell’accesso libero e generalizzato al sapere e alle nuove tecnologie. </span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Nel 2001 il 20% della popolazione possedeva l’80% della ricchezza, oggi l’8,7% possiede, secondo Credite Suisse l’85% della ricchezza globale. Questa concentrazione del potere economico sempre più  nelle mani di pochi testimonia certamente un ulteriore impoverimento dei Paesi del sud del mondo, ma anche i tanti &amp;sud&amp; che si sono sviluppati nel ricco nord del pianeta.</span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Questo non significa assolutamente ignorare la catastrofe economica, sociale ed umanitaria che travolge intere regioni del mondo, ed infatti i temi dell’emigrazione, dei rifugiati, dell’accaparramento delle risorse, delle terre e dell’acqua hanno grande spazio nelle discussioni che si sviluppano qui a Montreal. Significa avere uno sguardo globale ma partendo dalla consapevolezza della propria situazione.E questo oggi è l’unico modo serio per poter contribuire a modificare la situazione anche nel sud del mondo. Il Forum che si sta svolgendo a Montreal ci può,  seppure con i suoi limiti, aiutare a compiere questo percorso.</span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR"><b><i><u>Da “Occupy Wall Street” al Forum</u></i></b></span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">I soggetti che oggi hanno organizzato il Forum sono molto diversi da quelli che lo hanno fondato nel 2001: allora i protagonisti indiscussi erano la CUT, il grande sindacato brasiliano, i Sem Terra e via Campesina, le grandi organizzazioni contadine diffuse in America Latina, in Africa e in Asia; in collaborazione, ma in seconda fila, con Attac, l’organizzazione nata nel nord del mondo, in Francia, con l’obiettivo di tassare le speculazioni finanziarie. Era la fotografia di due attraversamenti, quello a cavallo dell’Equatore e quello tra i due millenni.</span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Questa complessità permane tutta ed infatti  qui nel Forum vi sono importanti incontri sugli accordi commerciali internazionali tra via Campesina, e le organizzazioni dei coltivatori del Quebec e perfino le associazioni dei nativi di queste terre; ma gli organizzatori di questo Forum hanno alle spalle un’altra storia: provengono da “Occupy Wall Street”, dalle lotte studentesche contro la privatizzazione del sapere e per un web libero, dalla lotta contro i grandi oleodotti, contro le pipeline, dall’impegno per un’energia pulita, contro un modello di sviluppo energivoro fondato sui combustibili fossili. </span></p>
<p class="normal" align="justify"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/FSM-2016.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6618" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6618 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/FSM-2016.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="FSM-2016" width="191" height="200" /></a></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR"><b><i><u>Cambiare il pianeta partendo dalla nostra condizione </u></i></b></span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Sono giovani tra i 20 e i trent’anni, frequentano assiduamente il mondo del web, non portano sulle loro spalle il ‘900 ma conoscono, hanno sperimentato da sempre, il dominio della finanza e dei mercati sulle loro vite e hanno piena consapevolezza dell’assenza di una qualunque tutela sul loro futuro. Conoscono forse meno la storia coloniale, ma sanno tutto del WTO, del TTIP, degli accordi TRIPs sulla proprietà intellettuale e sui medicinali, organizzano campagne per la chiusura dei paradisi fiscali e per la messa al bando nella finanza dei &amp;derivati&amp;. </span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Frequentano le università ed hanno trascinato centinaia di loro professori al Forum dove li troviamo impegnati in dibattiti complessi. Cresciuti in un mondo dominato dalle multinazionali, hanno chiuso rigidamente la porta a qualunque offerta di sponsorizzazione avanzata da compagnie telefoniche, da catene distributive ecc.; consapevoli dell’importanza del ruolo delle istituzioni – sia da un punto di vista democratico che nella redistribuzione della ricchezza e nella gestione del welfare, il sistema di sicurezza sociale – hanno fatto di tutto per coinvolgerle nella preparazione e nella partecipazione ai dibattiti</span>.</p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Ecco perché  pur con tutti i limiti, il Forum che si sta svolgendo a Montreal, rappresenta comunque un’opportunità per chi, anche nel nord del mondo, non rinuncia a cercare delle alternative al dominio del sistema liberista.</span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Una pausa di riflessione con un profondo lavoro su noi stessi, per riprendere, con maggior forza un percorso condiviso con tutti coloro ai quali, qui a Montreal, è  stata chiusa la porta in faccia.</span></p>
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