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	<title>prostituzione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Non c’è posto per te! Campagna di sensibilizzazione in tema di violenza di genere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Oct 2023 08:00:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene e divulga la seguente Campagna: Campagna di sensibilizzazioneperché nessuna donna vittima di violenza sia più esclusa dai Servizi Antiviolenza L’ultimo rapporto Istat in tema di violenza di genere&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="548" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17232" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> sostiene e divulga la seguente Campagna: </p>



<p><strong>Campagna di sensibilizzazione<br>perché nessuna donna vittima di violenza sia più esclusa dai Servizi Antiviolenza</strong></p>



<p><em>L’ultimo rapporto Istat in tema di violenza di genere ci dice che il&nbsp;<strong>94%</strong>&nbsp;delle&nbsp;<strong>Case rifugio</strong>&nbsp;si è dotata di&nbsp;<strong>criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti</strong>. La campagna di sensibilizzazione “<strong>Non c’è posto per te!</strong>” rivolge specifiche&nbsp;<strong>richieste ai Servizi Antiviolenza e alle Istituzioni</strong>&nbsp;per far sì che nessuna donna vittima di violenza sia più esclusa dai Servizi in questione. Essa è aperta alla sottoscrizione sia di Enti e Gruppi che di singole persone&nbsp;</em><em>(per aderire o per informazioni scrivere a&nbsp;<a href="mailto:info@informareunh.it">info@informareunh.it</a>).</em></p>



<figure class="wp-block-image" id="attachment_18872"><a href="http://www.informareunh.it/formica-paola-panchina-rossa-ostile-2023-def/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Formica-Paola-panchina-rossa-ostile-2023-def-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Su un prato circondato da fogliame variopinto c’è una panchina rossa." class="wp-image-18872"/></a><figcaption>L’immagine scelta per la campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!” è una “panchina rossa ostile” realizzata dall’illustratrice Paola Formica. Essa vuole essere il simbolo di un’accoglienza selettiva che va superata. Si tratta di una panchina rossa sulla cui seduta è stato applicato un divisorio per impedire che le persone senza fissa dimora vi si possano sdraiare. Essere senza fissa dimora è uno dei criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti adottati dalle Case rifugio.</figcaption></figure>



<p>Nell’Italia in cui i casi di violenza di genere sono quotidiani e possiamo contare un femminicidio ogni tre giorni, alcune delle più frequenti esortazioni rivolte alle donne che subiscono violenza sono: «<em>Denunciate! Rivolgetevi ai Servizi!</em>». Tali esortazioni danno per scontato che qualunque donna si rivolga ai Servizi Antiviolenza troverà accoglienza e sarà benaccetta. Ebbene, non è così. Vi sono alcune<strong>&nbsp;donne</strong>&nbsp;che sono&nbsp;<strong>escluse dalle Case rifugio</strong>. Sono donne con&nbsp;<strong>difficoltà complesse</strong>&nbsp;in cui esiste spesso una compresenza di limitazioni o di fragilità e che quindi hanno bisogni importanti per numero e per specificità. Da qui deriva una&nbsp;<strong>minore possibilità di riuscire in autonomia</strong>&nbsp;a trovare aiuto e soluzioni, la qual cosa innesca un circolo vizioso di rifiuti e solitudine: lo svantaggio comporta debolezza ulteriore e questa aumenta l’esclusione e la cancellazione della persona e della donna. Sono donne esposte a&nbsp;<strong>discriminazione multipla/intersezionale</strong>, un tipo di discriminazione causata dalla compresenza nella stessa persona di più fattori di rischio (ad esempio, essere donna e fare abuso di sostanze; oppure essere donna ed avere una disabilità, ecc.).</p>



<p>Il&nbsp;<strong>94,1%&nbsp;</strong>delle&nbsp;<strong>Case rifugio</strong>&nbsp;si è dotata di&nbsp;<strong>criteri di esclusione&nbsp;</strong>dall’accoglienza delle ospiti, mentre il&nbsp;<strong>61,4%</strong>&nbsp;di esse ne ha introdotto di ulteriori in relazione ai&nbsp;<strong>figli e figlie delle ospiti</strong>&nbsp;(dati relativi all’anno 2021, fonte: Istat,&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</em></a>, 7 agosto 2023).</p>



<p>Stiamo parlando di donne che le Case rifugio respingono, ma nel rapporto Istat i criteri di esclusione sono indicati in modo asettico, come se si trattasse di una prassi inevitabile, accettabile e senza conseguenze per le donne:&nbsp;<strong>abuso di sostanze e dipendenze, disagio psichiatrico, essere senza fissa dimora, tratta e prostituzione, status giuridico,</strong>&nbsp;<strong>essere agli ultimi mesi di gravidanza, altri criteri di esclusione</strong>.</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><strong>Il dettaglio dei dati Istat sui criteri di esclusione adottati dalle Case rifugio</strong></td></tr><tr><td><em>Il 94,1% delle Case rifugio (317 in valori assoluti) si è dotata di criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti.</em>&nbsp;<em>L’81,9%&nbsp;delle Case rifugio (276 in valori assoluti)&nbsp;non accoglie&nbsp;donne che fanno&nbsp;abuso di sostanze e con dipendenze; l’80,7%&nbsp;(272 Case rifugio) non accoglie donne con&nbsp;disagio psichiatrico; il&nbsp;71,2%&nbsp;(240) donne&nbsp;senza fissa dimora; il&nbsp;37,1%&nbsp;(125) donne&nbsp;vittime di tratta e prostituzione; il&nbsp;20,8%&nbsp;(70) quelle prive di uno specifico&nbsp;status giuridico; il&nbsp;19,9%&nbsp;(67) donne agli&nbsp;ultimi mesi di gravidanza; il 10,1% (34) donne respinte sulla base di altri criteri di esclusione (dati relativi all’anno 2021, Tavole 16 e 17 del file con i dati sulle&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/files/2023/08/Tavole-appendice-Case-Rifugio-2021.xlsx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Case rifugio</em></a><em>&nbsp;contenuto in: Istat,&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</em></a><em>, 7 agosto 2023). Ulteriori&nbsp;criteri di esclusione&nbsp;dall’accoglienza sono applicati dal 61,4%&nbsp;delle&nbsp;Case rifugio (207 in valori assoluti) in relazione ai&nbsp;figli e figlie delle ospiti. Il 42,4% delle Case rifugio (143) pongono&nbsp;limiti all’età&nbsp;nell’accoglienza dei figli/figlie&nbsp;delle ospiti, il 48,4% (163) pongono&nbsp;limiti di genere, il 7,7% (26) ulteriori criteri di esclusione (dati relativi all’anno 2021, Tavola 18 del file con i dati sulle&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/files/2023/08/Tavole-appendice-Case-Rifugio-2021.xlsx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Case rifugio</em></a><em>&nbsp;contenuto in: Istat,&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</em></a><em>, 7 agosto 2023).</em></td></tr></tbody></table></figure>



<p>Non sappiamo&nbsp;<strong>cosa ne sia di queste donne escluse</strong>&nbsp;dalle Case rifugio, il rapporto non lo dice, ma non è difficile immaginare quale possa essere la loro sorte. Il citato rapporto Istat ha rilevato i criteri di esclusione solo per le Case rifugio, ma abbiamo avuto riscontro che le richieste di aiuto di diverse donne con disabilità siano state ignorate anche da diversi Centri antiviolenza (CAV). Pertanto la nostra riflessione è&nbsp;<strong>rivolta a tutti i Servizi Antiviolenza</strong>.</p>



<p>Solitamente l’introduzione di meccanismi di esclusione – che siano formalizzati o meno – non è percepita come discriminatoria da chi li pone in essere, ma tale percezione non è corretta: escludere dai Servizi Antiviolenza anche una sola donna costituisce una discriminazione, ed il fatto che siano escluse le donne con difficoltà complesse pone questioni etiche e giuridiche che non possono essere liquidate evocando l’inconsapevolezza della gravità della pratica. Infatti tutta la letteratura scientifica sul tema rivela che le donne che sono esposte a discriminazione multipla/intersezionale corrono un&nbsp;<strong>rischio significativamente più alto di subìre violenza</strong>&nbsp;rispetto alle altre donne. Ad esempio, il rischio di subìre&nbsp;stupri o tentati stupri&nbsp;è doppio per le donne con disabilità (10%) rispetto a quelle senza limitazioni funzionali (4.7%) (fonte: Istat,&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/files/2015/06/Violenze_contro_le_donne.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia. Anno 2014</em></a>).</p>



<figure class="wp-block-image" id="attachment_19156"><a href="http://www.informareunh.it/case-rifugio-criteri-esclusione-dati-istat-2021-grafico/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Case-rifugio-criteri-esclusione-dati-Istat-2021-grafico-300x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-19156"/></a><figcaption>Il grafico a torta su cui domina l’arancione del 94% delle Case rifugio che hanno adottato criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti, con un esiguo spicchietto azzurro (il 6% delle Case rifugio che non li hanno adottati), ben esprime anche in modo visivo le proporzioni della pratica discriminatoria. Grafico: Simona Lancioni – Fonte: Istat,&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</a>, 7 agosto 2023, Tabella 17 del file con i dati sulle&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/files/2023/08/Tavole-appendice-Case-Rifugio-2021.xlsx?utm_source=rss&utm_medium=rss">Case rifugio</a>&nbsp;(anno 2021).</figcaption></figure>



<p>Vero è che spesso i Servizi Antiviolenza dispongono di risorse limitate e di personale non specificamente formato ad affrontare la complessità che alcuni casi possono presentare. Sotto questo profilo va chiarito che non stiamo chiedendo ai singoli Servizi di affrontare questi casi in autonomia, li stiamo invece invitando ad affrontarli organizzandosi in modo diverso. Si tratta di costruire&nbsp;<strong>reti territoriali</strong>&nbsp;che mettano in comune risorse e competenze, nonché di disporsi a lavorare con&nbsp;<strong>équipe multidisciplinari</strong>&nbsp;a composizione variabile, coinvolgendo di volta in volta le professionalità utili e necessarie ad affrontare in modo adeguato i casi in questione. I Servizi Antiviolenza sono invitati a adottare un nuovo approccio di base in cui il&nbsp;<strong>principio di inclusione</strong>&nbsp;per ogni tipo di limite, difficoltà, disagio o patologia della donna che chiede aiuto sia considerato come una premessa ineluttabile, un elemento di eccellenza, sia dal punto di vista organizzativo concreto (accessibilità dei Servizi Antiviolenza, inclusione dei figli/e anche con disabilità, operatrici formate, ecc.), che dal punto di vista etico e culturale. Esistono già&nbsp;<strong>esempi virtuosi</strong>&nbsp;di Servizi Antiviolenza che si sono disposti a lavorare in questo modo (se ne legga a&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/servizi-antiviolenza-preparati-ad-accogliere-donne-con-disabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss">questo link</a>), si tratta solo di seguirne le orme.</p>



<p>Ancor meno ricevibile è l’argomentazione, talvolta proposta, che si tratti di casi residuali, giacché le donne che rientrano nei criteri di esclusione indicati dalle Case rifugio&nbsp;<strong>non sono affatto in un numero trascurabile</strong>, ed in ogni caso non può considerarsi trascurabile nessun numero superiore allo zero. In merito va evidenziato che laddove il principio di accessibilità sia rispettato, emerge una&nbsp;<strong>dimensione altrimenti invisibile</strong>&nbsp;di richieste e aumenta la consapevolezza dei propri diritti e delle condizioni di violenza subìte anche da parte di donne con maggiori difficoltà e disagio.</p>



<p>Infine vale la pena di ricordare che chiunque operi nella Rete Antiviolenza è vincolato/a al rispetto dei princìpi di<strong>&nbsp;uguaglianza e non discriminazione</strong>&nbsp;sanciti dall’articolo 4 della&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/ConsiglioEuropa-ConvenzioneIstanbul-VolenzaDonne2011.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Convenzione di Istanbul</strong></a>&nbsp;(la&nbsp;<em>Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica</em>), che è stata ratificata dall’Italia con la&nbsp;<a href="http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/07/01/13G00122/sg?utm_source=rss&utm_medium=rss">Legge 77/2013</a>, e che costituisce il riferimento normativo più elevato in tema di contrasto alla violenza di genere.</p>



<p>La presente campagna di sensibilizzazione, denominata “<strong>Non c’è posto per te!</strong>”, è pertanto finalizzata a far sì che&nbsp;<strong>nessuna donna vittima di violenza sia più esclusa dai Servizi Antiviolenza</strong>.</p>



<p>È importante sottolineare che non rientra nelle finalità di questa campagna discreditare i Servizi Antiviolenza. Non trarremmo alcun vantaggio da una simile operazione, e l’intera comunità ne sarebbe danneggiata. L’unico obiettivo della campagna è promuovere un’accoglienza senza discriminazioni. È proprio la consapevolezza di quanto sia&nbsp;<strong>preziosa e vitale</strong>&nbsp;la funzione svolta da tali Servizi, che rende intollerabile che qualcuna ne sia esclusa. Riteniamo infatti che rifiutarsi di accogliere anche una sola donna vittima di violenza significhi abbandonarla nelle mani del suo aggressore o del suo assassino, oppure relegarla in una condizione di subordinazione ed esclusione nel contesto in cui vive, e questo… ecco,&nbsp;<strong>questo deve finire!</strong></p>



<p>Più si accoglie senza discriminazioni, più le donne “tutte”, anche senza difficoltà complesse, modificano la propria percezione rispetto alle condizioni di vita di ciascuna e si possono attivare per chiedere aiuto e per sensibilizzare altre persone. Così si promuove il&nbsp;<strong>diritto per tutte di essere accolte e aiutate</strong>. Auspicabilmente, in questo modo, le stesse operatrici, le Reti di aiuto e i Servizi Antiviolenza diventano promotori e promotrici di consapevolezza ed emancipazione anche delle donne con limitazioni e difficoltà complesse.</p>



<p><strong>Richieste per i Servizi Antiviolenza</strong></p>



<ul><li><strong>Eliminazione dei meccanismi di esclusione dall’accoglienza</strong>&nbsp;delle ospiti e dei loro figli e figlie – formalizzati o meno – in ottemperanza alle disposizioni contenute nella Convenzione di Istanbul.</li><li><strong>Costituzione di reti territoriali</strong>&nbsp;finalizzate alla presa in carico delle donne vittime di violenza che sono esposte a discriminazione multipla/intersezionale.</li><li><strong>Disposizione a lavorare in</strong>&nbsp;<strong>équipe multidisciplinari</strong>&nbsp;a composizione variabile, coinvolgendo di volta in volta le professionalità utili e necessarie ad affrontare in modo adeguato la complessità che ciascun caso più presentare.</li></ul>



<p><strong>Richieste per le Istituzioni</strong></p>



<ul><li><strong>Introduzione del rispetto del principio di non discriminazione</strong>&nbsp;quale requisito richiesto per l’accesso ai fondi pubblici da parte dei Servizi Antiviolenza.</li><li><strong>Fissare un tempo di adeguamento</strong>&nbsp;entro il quale i Servizi Antiviolenza debbono eliminare i meccanismi di esclusione dall’accoglienza delle ospiti e dei loro figli e figlie – formalizzati o meno – onde evitare la sospensione dei finanziamenti pubblici.</li></ul>



<p>La campagna di sensibilizzazione “<strong>Non c’è posto per te!</strong>” è promossa da&nbsp;<a href="https://www.informareunh.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Informare un’h- Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli</strong></a>&nbsp;in collaborazione con le seguenti professioniste:&nbsp;<strong>Maria Giulia Bernardini&nbsp;</strong>(ricercatrice in Filosofia del Diritto presso l’Università di Ferrara),&nbsp;<strong>Martina Gerosa&nbsp;</strong>(urbanista, disability &amp; accessibility manager),&nbsp;<strong>Nadia Muscialini&nbsp;</strong>(psicoanalista e psicologa presso il Servizio Sanitario Nazionale),&nbsp;<strong>Piera Nobili&nbsp;</strong>(architetta),&nbsp;<strong>Maria Cristina Pesci&nbsp;</strong>(medica psicoterapeuta del progetto&nbsp;<a href="https://www.mondodonna-onlus.it/chiama-chiama/?utm_source=rss&utm_medium=rss">CHIAMA chiAMA</a>&nbsp;di Bologna gestito congiuntamente dalle Associazioni MondoDonna&nbsp;e&nbsp;AIAS di Bologna&nbsp;– Associazione Italiana Assistenza Spastici), e, chi scrive,&nbsp;<strong>Simona Lancioni</strong>, in qualità di responsabile del centro promotore della campagna. Inoltre la campagna ha ottenuto i&nbsp;<strong>patrocini</strong>&nbsp;della&nbsp;<a href="https://www.uildm.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>UILDM Nazionale</strong></a>&nbsp;(Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), del&nbsp;<a href="https://www.cerpa.org/index.html?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>CERPA Italia</strong></a>&nbsp;(Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell’Accessibilità), dell’Associazione&nbsp;<a href="https://www.femminilemaschileplurale.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Femminile Maschile Plurale</strong></a>&nbsp;(FMP) di Ravenna.</p>



<p>Per favorire la diffusione dell’iniziativa attraverso i social sono state prodotte alcune brevi&nbsp;<strong>clip informative</strong>&nbsp;curate dalle professioniste coinvolte nel progetto. Alla predisposizione dei filmati hanno collaborato anche&nbsp;<strong>Alessandro Pecori</strong>, responsabile operativo dello sportello&nbsp;<a href="https://www.informarecomunicando.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Informarecomunicando</strong></a>&nbsp;di Pisa, che ha fornito un supporto tecnico;&nbsp;<strong>Delphine Caron</strong>, docente della lingua dei segni italiana (LIS) ed attivista per i diritti delle donne e delle persone sorde che ha prodotto il filmato in questa lingua; e l’Associazione&nbsp;<a href="https://www.blindsight.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Blindsight Project</strong></a>&nbsp;che ha curato la&nbsp;<strong>audiodescrizione&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>sottotitolazione&nbsp;</strong>delle clip allo scopo di rendere fruibili i contenuti informativi anche dalle persone con disabilità sensoriali, in particolare hanno collaborato&nbsp;<strong>Laura Raffaeli</strong>, presidente dell’Associazione,&nbsp;<strong>Laura Giordani</strong>, che ha curato i testi dell’audiodescrizione,&nbsp;<strong>Barbara Paradiso</strong>, che ha curato la sottotitolazione,&nbsp;<strong>Alessandra Paganelli</strong>, che ha prestato la voce per l’audiodescrizione, e&nbsp;<strong>Luca Ruffini&nbsp;</strong>della Pselion Web Agency, che ha curato il mix e il montaggio. Tutto il materiale è liberamente fruibile dai seguenti link:</p>



<ul><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/890686091903767?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Presentazione della campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!”</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Simona Lancioni</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/1592015391329730?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Servizi Antiviolenza</em><em>: una proposta di organizzazione inclusiva</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Nadia Muscialini</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/watch/?v=701102201930193&utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Un esempio virtuoso di Servizio Antiviolenza inclusivo: lo Sportello CHIAMA chiAMA di Bologna</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Maria Cristina Pesci</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/6694673277246546?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>I princìpi di uguaglianza e non discriminazione nella Convenzione di Istanbul</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Maria Giulia Bernardini</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/288624384147677?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Accessibilità e inclusione dei Servizi Antiviolenza</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Piera Nobili</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/1013677256565119?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>L’accessibilità delle informazioni sui Servizi Antiviolenza</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Martina Gerosa</strong>, riprese di&nbsp;<strong>Diego Villalón</strong>.</li><li><em><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/3677549922476465?utm_source=rss&utm_medium=rss">La campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!” in LIS</a></em>, a cura di&nbsp;<strong>Delphine Caron&nbsp;</strong>(alla traduzione in LIS ha collaborato&nbsp;<strong>Mita Graziano</strong>, le riprese sono state fatte preso il&nbsp;<strong>Museo della Seta&nbsp;</strong>di Como, mentre le opere sullo sfondo sono dell’artista<strong>&nbsp;Davide Molteni</strong>).</li></ul>



<p>Inoltre, per consentire l’accesso alle informazioni a chi ha difficoltà a utilizzare i consueti testi scritti, questa campagna di sensibilizzazione è stata realizzata anche nella&nbsp;<strong>versione facile da leggere e da capire</strong>&nbsp;(<em>Easy To Read</em>, disponibile a&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Non-c-e-posto-per-te-linguaggio-facile.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>questo link</strong></a>), a cura di&nbsp;<strong>Francesca Stella</strong>, formatrice nazionale del linguaggio&nbsp;<em>Easy To Read</em>&nbsp;e lettrice di prova del gruppo dell’<a href="http://www.anffasudine.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>ANFFAS di Udine</strong></a>&nbsp;(Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), e nella&nbsp;<strong>versione con i simboli della</strong>&nbsp;<strong>comunicazione aumentativa alternativa</strong>&nbsp;(CAA, disponibile a&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Non-c-e-posto-per-te-CAA-def_compressed.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>quest’altro link</strong></a>), a cura di&nbsp;<strong>Stefania Costantini&nbsp;</strong>(educatrice socio-pedagogica).</p>



<p>L’immagine scelta per questa campagna di sensibilizzazione è stata realizzata dall’illustratrice&nbsp;<strong>Paola Formica</strong>. Essa raffigura una panchina rossa, uno dei simboli del contrasto alla violenza di genere, ma questa, a differenza delle altre, è una “<strong>panchina rossa ostile</strong>”, infatti sulla seduta è stato applicato un divisorio per impedire che le persone senza fissa dimora vi si possano sdraiare. Essere senza fissa dimora è uno dei criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti adottati dalle Case rifugio. L’opera vuole essere il simbolo di un’<strong>accoglienza selettiva che va superata</strong>.</p>



<p>La campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!” è rivolta ai Servizi Antiviolenza, alle Istituzioni e a tutta la popolazione. Essa è&nbsp;<strong>aperta alla sottoscrizione</strong>&nbsp;sia&nbsp;di&nbsp;<strong>Enti&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>Gruppi</strong>&nbsp;che di&nbsp;<strong>singole persone</strong>&nbsp;(per aderire o per informazioni scrivere a&nbsp;<a href="mailto:info@informareunh.it">info@informareunh.it</a>).</p>



<p>Simona Lancioni<br>Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa)</p>



<p><strong>Nota su Informare un’h</strong><br>Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) è un servizio informativo in tema di disabilità della&nbsp;<a href="https://pisa.uildm.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">UILDM Sezione di Pisa</a>&nbsp;(Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare). Il centro presta molta attenzione alle questioni di genere, è impegnato da vent’anni nella promozione dei diritti delle&nbsp;<a href="https://www.informareunh.it/documentazione/donne-con-disabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss">donne con disabilità</a>, ed in particolare nel contrasto alle discriminazioni multiple e alle&nbsp;<a href="https://www.informareunh.it/la-violenza-nei-confronti-delle-donne-con-disabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss">violenze</a>&nbsp;che esse subiscono. Per info:&nbsp;<a href="mailto:info@informareunh.it">info@informareunh.it</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.informareunh.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>



<p><strong>Pubblichiamo di seguito gli elenchi, in costante aggiornamento, dei Soggetti aderenti</strong></p>



<p><strong>Adesioni degli Enti/Gruppi</strong>&nbsp;(in ordine di arrivo)</p>



<p>1 Diritti alla Follia<br>2 Studio Legale Ferlin<br>3 Associazione Il Coraggio<br>4 Associazione Michele Baù – Angeli con le ali<br>5 Associazione per i Diritti Umani<br>6 Centro di Relazioni Umane di Bologna<br>7 Associazione Code per Curiosi<br>8 Associazione Diritti Senza Barriere<br>9 Gruppo Donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare)<br>10 Associazione Libere Sinergie<br>11 Progetto Aisha<br>12 Circolo Chico Mendez<br>13 Centro per l’alternativa alla psichiatria Francesco Lorusso<br>14 Centro Antiviolenza Vittore Buzzi di Milano<br>15 CCDU – Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani<br>16 Superando.it<br>17 Coordinamento Etico dei Caregivers di Pisa<br>18 Gruppo Donne del GALM (Gruppo Animazione Lesionati Midollari)<br>19 Comunità Fragole Celesti<br>20 Associazione DisabilmenteMamme</p>



<p><strong>Adesioni di persone</strong>&nbsp;(in ordine di arrivo)</p>



<p>1 Vittoria Doretti<br>2 Paola Cavalieri<br>3 Giuseppe Zecchini<br>4 Anna Francesca Masiero<br>5 Sara Boicelli<br>6 Silvia Cutrera<br>7 Vincenzo Lorubbio<br>8 Simona Ferlin<br>9 Luisella Bosisio Fazzi<br>10 Orietta Baù<br>11 Silvia Fasolin<br>12 Sara Bonanno<br>13 Simone Madussi<br>14 Ubaldo Balestriere<br>15 Simona Sforza<br>16 Aldo Schiavello<br>17 Simona Maffei<br>18 Isabella Groppi<br>19 Federica Danesi<br>20 Sofia Cuberli<br>21 Luisa Mariani<br>22 Antonella Rosa<br>23 Federico Girolomoni<br>24 Chiara Cuberli<br>25 Marta Silimbani<br>26 Maria Tarallo<br>27 Elisabetta Stellato<br>28 Annalisa Cuberli<br>29 Nadia Fiorentino<br>30 Eliane Rodrigues<br>31 Maria Grazia Nichetti<br>32 Sara Lancioni<br>33 Marcella Corsi<br>34 Paolo Addis<br>35 Vito Totire<br>36 Simonetta Cuberli<br>37 Luca Benvenga<br>38 Mario Bernardini<br>39 Ivonne&nbsp;Pattuelli<br>40 Marina Lombardi<br>41 Paola Persici<br>42 Alberto Brugnettini<br>43 Cinzia Mancini<br>44 Laura Scudieri<br>45 Nathalie Paris<br>46 Maria Chiara Quadrini<br>47 Linda Lamborghini<br>48 Bimba Landmann<br>49 Sandra Rossetti<br>50 Pietro Lodi<br>51 Cinzia Pennati<br>52 Vincenzo Cadoni<br>53 Andrea Pancaldi<br>54 Mara Ruele<br>55 Mauro Pirani<br>56 Emanuele Giorgi<br>57 Gabriele Giorgi<br>58 Antonella Tarantino<br>59 Maria Paola Giubileo<br>60 Francesco Comelli<br>61 Barbara Badiani<br>62 Grazia Trunfio<br>63 Giovanni Conte<br>64 Tommasa Lombardi</p>
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		<title>“Art(e)Attualità. Ri-scatti”. Per le strade mercenarie del sesso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2020 08:56:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto In questo tempo buio, siamo riusciti a visitare la mostra di RI-SCATTI, al PAC di Milano, in corso fino al 25 ottobre 2020. L&#8217;edizione di quest&#8217;anno ha visto la collaborazione tra&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7136-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14736" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7136-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7136-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7136-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7136-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7136-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>In questo tempo buio, siamo riusciti a visitare la mostra di RI-SCATTI, al PAC di Milano, in corso fino al 25 ottobre 2020. L&#8217;edizione di quest&#8217;anno ha visto la collaborazione tra l&#8217;associazione di volontariato che si occupa, da anni, di progetti ed eventi per promuovere l&#8217;integrazione sociale e Lule onlus, composta da un gruppo di volontari a favore delle vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale.</p>



<p>Il titolo dell&#8217;eposizione è “Per le strade mercenarie del sesso” e vede le sale del Padiglione d&#8217;Arte Contemporanea riempite da immagini che prostitute &#8211; anche transgender – si sono scattate con un cellulare durante il loro lavoro, per le strade, durante la loro quotidianità, in casa: ambienti poveri, squallidi, dove si evidenziano le tracce della loro solitudine, della loro fatica. E poi un video su cui scorrono, in bianco e nero, i frame ancora di ambienti urbani periferici, nascosti, abbandonati, fatiscenti e, in sottofondo, le voci delle stesse protagoniste del progetto che esprimono le proprie emozioni e i sentimenti di una Vita aspra.</p>



<p>Ecco, per voi, alcune immagini della mostra con informazioni utili per comprendere il fenomeno della tratta degli esseri umani e della prostituzione. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7137-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14737" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7137-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7137-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7137-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7137-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7137-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7139-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14738" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7139-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7139-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7139-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7139-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7139-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7160-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14739" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7160-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7160-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7160-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7160-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7160-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7161-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14740" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7161-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7161-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7161-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7161-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7161-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7148-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14741" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7148-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7148-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7148-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7148-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7148-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7151-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14742" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7151-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7151-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7151-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7151-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7151-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7150-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14743" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7150-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7150-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7150-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7150-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7150-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7153-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14744" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7153-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7153-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7153-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7153-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7153-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7157-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14745" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7157-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7157-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7157-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7157-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7157-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



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<p></p>
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		<title>Promozione teatrale per i nostri lettori. Tutto quello che volevo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2020 06:53:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani è lieta di proporre ai suoi lettori una promozione teatrale. Lo spettacolo si intitola &#8220;Tutto quello che volevo&#8221; e sarà in scena presso il teatro Elfo Puccini di Milano.&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="680" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Tutto-quello-che-volevo©-Laila-Pozzo-1-low-680x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14667" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Tutto-quello-che-volevo©-Laila-Pozzo-1-low-680x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 680w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Tutto-quello-che-volevo©-Laila-Pozzo-1-low-199x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 199w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Tutto-quello-che-volevo©-Laila-Pozzo-1-low-768x1156.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Tutto-quello-che-volevo©-Laila-Pozzo-1-low-1020x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1020w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Tutto-quello-che-volevo©-Laila-Pozzo-1-low-1360x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1360w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Tutto-quello-che-volevo©-Laila-Pozzo-1-low-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1700w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> è lieta di proporre ai suoi lettori una promozione teatrale. </p>



<p>Lo spettacolo si intitola &#8220;<strong>Tutto quello che volevo</strong>&#8221; e sarà in scena presso il teatro Elfo Puccini di Milano. </p>



<p>Costo del biglietto in promo: <strong>16,50 </strong>euro (anzichè 33,00)</p>



<p>SALA FASSBINDER | 20 OTTOBRE &#8211; 1 NOVEMBRE 2020</p>



<p>MAR-SAB: 21:30 / DOM: 17:30 &nbsp;</p>



<p><strong>TUTTO QUELLO CHE VOLEVO</strong></p>



<p>Storia di una sentenza</p>



<p>di e con Cinzia Spanò</p>



<p>regia Roberto Recchia</p>



<p>video del &#8220;Sogno&#8221; di Paolo Turro<br>datore luci Matteo Crespi, fonico Gianfranco Turco</p>



<p>voci di Irene Canali (Laura) e<br>Ferdinando Bruni, Federico Vanni, Francesco Bonomo, Giovanna Guida<br>con l&#8217;amichevole collaborazione di Francesco Bolo Rossini</p>



<p>produzione Teatro dell&#8217;Elfo</p>



<p>Pubblico Ministero: «A cosa ti servivano i soldi che guadagnavi?»<br>La ragazza: «Taxi, vestiti, shopping, insomma tutto quello che volevo […]<br>Era questo il mio scopo, alla fine non c&#8217;era nessuno scopo».</p>



<p>Torna in scena, dopo il tutto esaurito registrato nella stagione 2018/2019&nbsp;<em>Tutto quello che volevo</em>, uno spettacolo dedicato alla Giudice Paola Di Nicola e alla sua coraggiosa e sorprendente sentenza. Cinzia Spanò prosegue la riflessione sul femminile, iniziata con&nbsp;<em>La Moglie</em>, raccontando l&#8217;incontro tra due figure molto diverse, ma legate entrambe dal bisogno di collocarsi dentro la propria storia per diventare pienamente ciò che sono.</p>



<p>Fece molto scalpore, qualche anno fa, la storia di due ragazzine di 14 e 15 anni, studentesse frequentanti uno dei licei migliori della capitale, che si prostituivano dopo la scuola in un appartamento di viale Parioli. Il caso ebbe una fortissima eco mediatica anche per via dei clienti che frequentavano le due ragazze tutti appartenenti alla cosiddetta &#8216;Roma-bene&#8217;. La vasta indagine che è seguita alla scoperta della vicenda ha visto coinvolte e processate un altissimo numero di persone tra clienti e sfruttatori.</p>



<p>All&#8217;epoca, attraverso una narrazione facente leva prevalentemente sugli stereotipi, i media hanno fortemente inquinato la lettura collettiva della vicenda. Lo stigma è caduto soprattutto sulle giovani, che proprio in virtù del fatto di non essere percepite come vittime sono divenute vittime una seconda volta.</p>



<p>Attraverso lo sguardo della giudice andiamo alla scoperta di un&#8217;altra realtà, molto diversa da quella che avevamo immaginato.</p>



<p>• Orari: mar-sab 21:30 / dom 17:30<br>• Durata: 85&#8242; senza intervallo</p>
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		<title>La legge Merlin non si tocca</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Mar 2019 07:28:35 +0000</pubDate>
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<p>Di Alessandra Montesanto</p>
<p>Durante le udienze tenutesi lo scorso 5 marzo, le associazioni &#8220;<strong><em>Rete per la Parità</em></strong>&#8221; e &#8220;<strong><em>Differenza donna</em></strong>&#8221; davanti alla Corte Costituzionale hanno riaffermato, con successo, la <strong>difesa della legge Merlin soprattutto nella parte che prevede come REATO il favoreggiamento e reclutamento della prostituzione</strong>. Da anni la Legge Merlin (L.75/1958) viene sottoposta ad attacchi: si va dalla proposta di trasformare in &#8220;lavoro&#8221; l&#8217;acquisto del corpo di un altro essere umano, alla proposta di &#8220;legalizzare&#8221; le case chiuse&#8230;Secondo la Corte l&#8217;impianto della norma, che configura la prostituzione come attività in sé lecita, ma punisce tutte le condotte di terzi che la agevolino o la sfruttino, è in linea con la Costituzione; e il reato di favoreggiamento non contrasta col principio di determinatezza e tassatività della fattispecie penale. «La legge Merlin è salva e non si tocca» dice la senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione Femminicidio. Soddisfatta Differenza donna: «Da questo risultato &#8211; twitta la Ong &#8211; occorre ora partire per una grande mobilitazione per i diritti e la libertà delle donne».</p>
<p><strong>Di seguito il comunicato stampa delle due associazioni</strong>.</p>
<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/femminismo-anni_70-21.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-12185 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/femminismo-anni_70-21.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="260" height="182" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/femminismo-anni_70-21.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 369w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/femminismo-anni_70-21-300x210.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 260px) 100vw, 260px" /></a></strong></p>
<p><strong>‘RETE PER LA PARITA’’ E ‘DIFFERENZA DONNA’: “LA LEGGE MERLIN NON SI TOCCA “</strong></p>
<p>“La legge Merlin non si tocca, soprattutto nella parte in cui prevede i reati per reclutamento e favoreggiamento della prostituzione” E’ quanto dichiara la presidente dell’associazione ‘Rete per la Parità” Rosa Oliva de Conciliis al termine dell’udienza che si è svolta questa mattina in Corte Costituzionale relativamente ai reati di ‘favoreggiamento e reclutamento della prostituzione’ previsti dalla legge Merlin (Legge 75 del 1958). La questione di costituzionalità è stata sollevata dalla Corte di Appello di Bari che ha ritenuto “non manifestamente infondata” la richiesta dei legali di Gianpaolo Tarantini e Massimiliano Verdoscia nel noto processo per le escort.</p>
<p>“Come associazioni – aggiunge Rosa Oliva de Conciliis &#8211; abbiamo presentato due distinti atti di intervento. Non siamo state ammesse a discutere del merito &#8211; perché non eravamo parte nel giudizio di Bari, da cui è partito quello dinanzi alla Corte – ma abbiamo comunque portato davanti ai giudici costituzionali la voce delle donne in una vicenda che le riguarda profondamente. Adesso confidiamo nella saggezza della Corte: <strong>dichiarare l’illegittimità costituzionale della legge Merlin nella parte in cui prevede i reati di reclutamento e favoreggiamento della prostituzione aprirebbe un vuoto di tutela pericolosissimo soprattutto per le donne più fragili e vulnerabili</strong>. Ricordiamo che, nonostante quello che abbiamo sentito in udienza da parte degli avvocati di Tarantini e Verdoscia, prostituirsi non è mai una libera scelta, ma è sempre frutto di pesanti condizionamenti”.</p>
<p>Per l’avvocata Antonella Anselmo che ha presentato l’atto di intervento per la Rete per la Parità “<strong>La legge Merlin è ancora molto attuale perché difende incondizionatamente la libertà di tutte le donne, senza alcuna distinzione, mentre punisce ogni forma di sfruttamento della prostituzione ad opera di terzi.</strong> Con la legge Merlin <strong>lo Stato non interferisce sulla libertà femminile ma punisce ogni forma di business che approfitti di tale libertà</strong> perché in contrasto con la dignità umana e con l’eguaglianza tra uomini e donne. La senatrice Merlin, con la sua legge, è stata tra le prime a dare concreta attuazione ai principi fondamentali della Costituzione”.</p>
<p>“E’ stato importante che l’Avvocatura dello Stato si sia costituita in questo giudizio a difesa della legge Merlin &#8211; aggiunge l’avvocata Teresa Manente per l’associazione Differenza Donna-Onlus. Siamo intervenute perché non poteva mancare la voce delle donne lese dalla prostituzione nella loro dignità e libertà che accogliamo nei nostri Centri antiviolenza. La nostra esperienza dimostra che la prostituzione è un mercato in cui la libertà sessuale di ogni donna viene piegata alla domanda che è veicolata da chi la agevola e la favorisce”.</p>
<p>“Ci opponiamo strenuamente -dice Elisa Ercoli, presidente di Differenza donna-Onlus- alla cancellazione dei reati di favoreggiamento e di reclutamento e alla normalizzazione della prostituzione che è stata ed è strumento di consolidamento del patriarcato e del modello androcentrico delle società globali”.</p>
<p>“Ringrazio -conclude Rosa Oliva de Conciliis- le sei associazioni di donne, DonneinQuota, Coordinamento italiano della Lobby Europea delle Donne/Lef-Italia, Salute Donna Napoli, UDI (Unione Donne in Italia) di Napoli, Resistenza Femminista, Iroko Onlus, che hanno presentato con noi l’atto di intervento. Con loro e con Differenza Donna continueremo la nostra battaglia in difesa della legge Merlin e dei diritti delle donne”.</p>
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		<title>LETTERA A SALVINI DI UN&#8217;IMMIGRATA AFRICANA: «LA FACCIA CATTIVA LA DEDICHI AI POTENTI CHE OCCUPANO CASA MIA»</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jan 2019 08:33:27 +0000</pubDate>
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<p><strong>È diretta e senza mediazioni la lettera aperta di una donna africana al ministro dell&#8217;Interno. &#8220;Se avessi potuto scegliere, avrei fatto volentieri a meno della sua ospitalità&#8221;. (da raiwadunia.com)</strong></p>
<p><strong><em><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/donne-migranti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11931" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/donne-migranti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="405" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/donne-migranti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/donne-migranti-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></em></strong></p>
<p>«Ho visto la sua faccia ieri al telegiornale. Dipinta dei colori della rabbia. La sua voce ,poi, aveva il sapore amarissimo del fiele. Ha detto che per noi che siamo qui nella vostra terra è finita la pacchia. Ci ha accusati di vivere nel lusso, rubando il pane alla gente del suo paese. <strong>Ancora una volta ho provato i morsi atroci della paura…</strong><br />
Chi sono? Non le dirò il mio nome. I nomi, per lei, contano poco. Niente. <strong>Sono una di quelli che lei chiama con disprezzo “clandestini”.</strong><br />
Vengo da un paese, la Nigeria, dove ben pochi fanno la pacchia e sono tutti amici vostri. Lo dico subito. Non sono una vittima del terrorismo di Boko Haram. Nella mia regione, il Delta del Niger non sono arrivati. Sono una profuga economica, come dite voi, una di quelle persone che non hanno alcun diritto di venire in Italia e in Europa.<br />
Lo conosce il Delta del Niger? Non credo. <strong>Eppure ogni volta che lei sale in macchina può farlo grazie a noi. Una parte della benzina che usa viene da lì.</strong><br />
Io vivevo alla periferia di Port Harkourt, la capitale dello Stato del Delta del Niger. Una delle capitali petrolifere del mondo. Vivevo con mia madre e i miei fratelli in una baracca e alla sera per avere un po’ di luce usavamo le candele. Noi come la grande maggioranza di chi vive lì.</p>
<p><strong>È dura vivere dalle mie parti. Molto dura. Un inferno se sei una ragazza</strong>. Ed io ero una ragazza. Tutto è a pagamento. Tutto. Se non hai soldi non vai a scuola e non puoi curarti. Gli ospedali e le scuole pubbliche non funzionano. E persino lì, comunque, se vuoi far finta di studiare o di curarti, devi pagare. E come fai a pagare se di lavoro non ce ne è? La fame, la miseria, la disperazione e l’ assenza di futuro, sono nostre compagne quotidiane.<br />
La vedo già storcere il muso. È pronto a dire che non sono fatti suoi, vero?<br />
<strong>Sono fatti suoi, invece</strong>.<br />
Il mio paese, la regione in cui vivo, dovrebbe essere ricchissima visto che siamo tra i maggiori produttori di petrolio al mondo. E invece no. Quel petrolio arricchisce poche famiglie di politici corrotti, riempie le vostre banche del frutto delle loro ruberie, mantiene in vita le vostre economie e le vostre aziende.<br />
Il mio paese è stato preda di più colpi di stato. Al potere sono sempre andati, caso strano, personaggi obbedienti ai voleri delle grandi compagnie petrolifere del suo mondo, anche del suo paese. Avete potuto, così, pagare un prezzo bassissimo per il tanto che portavate via. E quello che portavate via era la nostra vita.<br />
Lo avete fatto con protervia e ferocia. <strong>La vostra civiltà e i vostri diritti umani hanno inquinato e distrutto la vita nel Delta del Niger e impiccato i nostri uomini migliori.</strong> Si ricorda Ken Saro Wiwa? Era un giovane poeta che chiedeva giustizia per noi. Lo avete fatto penzolare da una forca…<br />
Le vostre aziende, in lotta tra loro, hanno alimentato la corruzione più estrema. Avete comprato ministri e funzionari pubblici pur di prendervi una fetta della nostra ricchezza.<br />
L’ Eni, l’ Agip, quelle di certo le conosce. Sono accusate di aver versato cifre da paura in questo sporco gioco. Con quei soldi noi avremmo potuto avere scuole e ospedali. A casa, la sera, non avrei avuto bisogno di una candela…<br />
<strong>Sarei rimasta lì, a casa mia, nella mia terra.</strong><br />
Avrei fatto a meno della pacchia di attraversare un deserto. Di essere derubata dai soldati di ogni frontiera e dai trafficanti. Di essere violentata tante volte durante il viaggio. Avrei volentieri fatto a meno delle prigioni libiche, delle notti passate in piedi perché non c’ era posto per dormire, dell’ acqua sporca e del pane secco che ti davano, degli stupri continui cui mi hanno costretta, delle urla strazianti di chi veniva torturato.<br />
Avrei fatto a meno della vostra ospitalità. <strong>Nel suo paese tante ragazze come me hanno come solo destino la prostituzione</strong>. Lo sapete. E non fate niente contro la nostra schiavitù anzi la usate per placare la vostra bestialità. Io sono riuscita a sfuggire a questo orrore, ma sono stata schiava nei vostri campi. Ho raccolto i vostri pomodori, le vostre mele, i vostri aranci in cambio di pochi spiccioli e tante umiliazioni.<br />
Ancora una volta, la pacchia l’ avete fatta voi. Sulla nostra pelle. Sulle nostre vite. Sui nostri poveri sogni di una vita appena migliore.<br />
Vedo che non ho mai pronunciato il suo nome. Me ne scuso, ma mi mette paura. Quella per l’ ingiustizia di chi sa far la faccia dura contro i deboli, ma sa sorridere sempre ai potenti.<br />
<strong>Vuole che torniamo a casa? Parli ai suoi potenti</strong>, a quelli degli altri paesi che occupano di fatto casa mia in una guerra velenosa e mai dichiarata. Se ha un po’ di dignità e di coraggio, la faccia brutta la faccia a loro».</p>
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		<title>Un viaggio esplorativo per aiutare la popolazione del Niger</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2018 06:42:47 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;attivista Gennaro Giudetti, con Laila Simoncelli, si è recato un paio di settimane fa in Niger per una missione esplorativa &#8211; voluta dalla Comunità Papa giovanni XXIII e da Operazione Colomba &#8211; per capire quali siano le criticità del Paese e come intervenire con azioni di aiuto.</p>
<p><i><b>Associazione per i Diritti umani</b></i> ha rivolto alcune domande a Gennaro Giudetti e lo ringrazia per il tempo che le ha dedicato.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/nige-MMAP-md.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10607" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/nige-MMAP-md.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1036" height="733" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/nige-MMAP-md.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1036w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/nige-MMAP-md-300x212.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/nige-MMAP-md-768x543.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/nige-MMAP-md-1024x725.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1036px) 100vw, 1036px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molti rifugiati sono passati dal Niger per raggiungere l&#8217;Algeria e la Libia: hai raccolto qualche testimonianza ?</p>
<p>Noi abbiamo considerato, in particolare, il problema della povertà locale. Esiste anche quello delle migrazioni. Ad Agadez i migranti venivano respinti dalla Libia e dall&#8217;Algeria, venivano rigettati nel deserto e così ritornavano ad Agadez. Ovviamente ci chiedevano un programma di rimpatrio oppure cercavano un modo di ritornare nei propri Paesi e riescono grazie ad OIM. Per andare in Libia sono costretti a percorrere rotte illegali, mai fatte prima, e impiegano più tempo. I numeri dei migranti sono diminuiti anche perchè si sono allargati i tempi: se prima un migrante aspettava ad Agadez qualche giorno, adesso possono passare anche mesi e vengono chiesti loro molti più soldi.</p>
<p>Ci sono, inoltre, i rifugiati dal Sudan che sono stati respinti dalla Libia e dall&#8217;Algeria, ma loro possono chiedere asilo politico. Il governo nigeriano, però, ha paura di riconoscerli come rifugiati (perchè vengono dal Darfur) tanto che l&#8217;UNHCR ha difficoltà a proteggerli proprio in quanto sono considerati cellule terroristiche.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-218.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10609" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-218.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="474" height="294" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-218.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-218-300x186.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In che veste siete andati a fare questo viaggio?</p>
<p>E&#8217; stato un viaggio esplorativo, per capire come poter operare. Molti vivono in condizioni di miseria, soprattutto nelle aree rurali dove è anche dilagante il fenomeno della prostituzione minorile. Questa è considerata un reato, ma se la donna è maggiorenne viene tollerata.</p>
<p>Nelle città sono in atto proteste contro il governo, attuate da associazioni locali, e alcuni attivisti della società civile sono stati incarcerati.</p>
<p>Abbiamo avuto modo di parlare con varie organizzazioni del posto (soprattutto la Chiesa locale) UNHCR, l&#8217;OIM e l&#8217;ambasciata.</p>
<p>Oltre alla povertà e alla prostituzione minorile, quali sono le altre problematiche della popolazione?</p>
<p>La disabilità è diffusa e molto grave. Ora dobbiamo capire a cosa dare la priorità perchè le persone dicono che le Ong vanno in Niger per occuparsi principalmente dei migranti: noi, invece, ci siamo messi in ascolto e abbiamo raccolto le richieste di aiuto per tutta la popolazione che ha bisogno di cibo, di programmi di sviluppo e di scuole.</p>
<p>Il tema dell&#8217;istruzione è un tema molto importante: su quel territorio ci sono poche scuole, in quelle poche spesso si fanno scioperi e manifestazioni quindi sono spesso chiuse e anche lo stesso personale scolastico, in alcuni casi, non è personale competente, ma è composto da volontari perchè è stato fatto un grosso taglio al ministero dell&#8217;Istruzione. La qualità, quindi, dell&#8217;istruzione dei ragazzi è scadente e questo può favorire, per alcuni, la deriva verso la radicalizzazione religiosa con tutto quello che comporta.</p>
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		<title>Lettera aperta sulla tragica situazione che vive il Venezuela</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jun 2017 07:03:25 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Oggi ci occupiamo ancora della situazione in Venezuela e lo facciamo tramite una lettera aperta di Tini Codazzi, di origini venezuelane, che ringraziamo molto.</strong></p>
<p>Il Venezuela sta vivendo una grave crisi politica, sociale e umanitaria. La cattiva informazione di parte della stampa italiana ha sempre creato molta confusione ed è sempre stata poco chiara,  il che mi porta a scrivere questa lettera. Il Venezuela vive in dittatura da 18 anni. Prima con Hugo Chávez e adesso, dopo la sua morte, con Nicolas Maduro. Nel 2000, quando Chávez vinse le elezioni (le uniche vinte in modo trasparente) iniziò una campagna d’informazione per ingannare il mondo, facendo credere che lui era il portatore di una rivoluzione populista e nuova e che cambiava la realtà del paese dopo anni di governi corrotti di destra; in verità stava iniziando una dittatura mascherata da democrazia “bolivariana”.  I prigionieri politici, i torturati, i sequestrati, i minacciati, l&#8217;accanimento contro l&#8217;industria privata, la censura, la chiusura di mezzi di comunicazione come radio e TV, la nazionalizzazione, ecc. iniziano con il suo governo.  Tutti segnali di un regime dittatoriale e di una mancanza di democrazia. Lui è il responsabile di questo attuale disastro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469580595-800x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8938" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469580595-800x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="785" height="540" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469580595-800x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 785w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469580595-800x540-300x206.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469580595-800x540-768x528.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 785px) 100vw, 785px" /></a></p>
<p>Cosa ci ha lasciato Chávez come eredità? Innanzitutto, questo attuale dittatore. Ci ha anche lasciato un sistema repressivo importante e potente: iniziando da &#8220;la Tumba&#8221; (la fossa) una prigione bunker nel cuore di Caracas, sotto terra, con celle minuscole senza luce naturale e senza finestre, con una luce artificiale 24 su 24,  senza igiene, senza rispetto per i diritti umani basilari e dove si tortura sistematicamente con metodi inumani.  Lì sono rinchiusi i personaggi più pericolosi per il regime, cioè studenti, giornalisti, persone comuni. Ci ha lasciato carceri militari piene di prigionieri politici civili. Nel 2010 il governo di Chávez creò il SEBIN, (Servizio Bolivariano di Intelligenza), in parole povere, un esercito di sbirri assassini che perseguitano il popolo.  Ci ha lasciato un paese morto economicamente, perché lui e poi Maduro hanno sistematicamente fatto morire l’economia, iniziando così una crisi a livello generale con la carenza di alimenti, di medicine, di prodotti di prima necessità come pannolini, carta igienica, sapone, dentifricio, ecc.;  si è fermata l&#8217;economia in un paese assolutamente ricco, non si produce niente in nessun settore, dall&#8217;agricoltura all&#8217;industria. Le infrastrutture e i servizi non funzionano più da tanto tempo: in tutto il paese c’è carenza di acqua potabile, di elettricità, di gas. Sono anni che si fanno manifestazioni, sono anni che si reprime e sempre con più cattiveria. Se parliamo della salute la situazione diventa intollerabile: solo nel 2016 sono morti <a href="tel:11.466">11.466</a> bambini entro il primo anno di età, la Caritas ha pubblicato dati allarmanti sulla denutrizione, le campagne di vaccinazioni non esistono più, malattie come la malaria e la difterite sono ricomparse dopo decenni. La gente prega di non ammalarsi perché entrare in un ospedale pubblico carente di igiene potrebbe essere una condanna definitiva a morte. E’ incredibile come queste cose stiano succedendo in un paese ricco e occidentale. Il tasso di disoccupazione è sempre più alto. Il fenomeno della prostituzione di donne venezuelane in Colombia è allarmante, lo fanno per portare soldi ai propri cari.</p>
<p>Ad aprile Maduro ha fatto un autogolpe e ha tolto legittimità all&#8217;Assemblea Nazionale di maggioranza di opposizione, è stata la ciliegina sulla torta per il popolo ormai stanco che da più di 50 giorni che ha iniziato a manifestare in modo organizzato e sistematico in tutta la nazione. Nelle manifestazioni la polizia spara biglie e lacrimogeni (anche scaduti) sui corpi dei manifestanti, a bruciapelo. I blindati investono le persone, come i terroristi in Francia e Germania, solo che non sono terroristi ma forze dell’ordine di un paese cattolico e occidentale.  Molte le persone detenute arbitrariamente e poi sequestrate, altre invece sono dei desaparecidos. Centinaia di civili sono stati giudicati da tribunali militari. Ogni giorno muoiono uno o due studenti, centinaia sono detenuti e/o feriti nelle manifestazioni e siccome non ci sono medicine nè materiale medico rischiano di morire negli ospedali. Durante la notte i blindati passano per alcuni quartieri delle città e sparano lacrimogeni dentro le case mentre la gente dorme, i paramilitari (cioè commandi di civili assassini) armati dal dittatore saccheggiano negozi, rubano macchine, picchiano e ammazzano. Ad alcuni esponenti dell’opposizione e giornalisti sono stati tolti i passaporti quando volevano viaggiare per denunciare quello che accade. Otto sindaci oppositori di Caracas sono sotto minaccia di carcere da parte della Corte Suprema. Il regime continua la sua campagna per neutralizzare i leader oppositori e i giornalisti scomodi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469794521-800x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8939" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469794521-800x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="532" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469794521-800x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469794521-800x540-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469794521-800x540-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>La risposta di Maduro è stata la repressione smisurata e l’intenzione di cambiare la Costituzione a suo piacimento mettendo in moto la creazione di una “Costituyente”. Sui social girano video del dittatore che balla, visitando fattorie di animali, inaugurando monumenti, sulla Tv di Stato dicono che va tutto bene e che bisogna difendersi dai terroristi manifestanti. Sembra una realtà parallela.<br />
La stampa si ferma alle manifestazioni e ai morti di questi due mesi&#8230; E i morti per malattie? E i bambini che sono morti negli anni e continuano a morire per denutrizione e per tumori vari? E i morti per insicurezza, per la fame, per le torture durante questi ultimi 18 anni? Di questo non si parla? E le città distrutte? E il sistema sanitario inesistente? E l’analfabetismo e il sistema educativo in rovine? E i soldi rubati?</p>
<p>Noi venezuelani chiediamo alla comunità internazionale di riflettere e di aiutarci, di pronunciarsi a favore della libertà, ma questo sta succedendo molto lentamente. Soltanto gli Stati Uniti, l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) e oggi Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo, lo stanno facendo. E il resto del mondo occidentale? E la Chiesa? Abbiamo bisogno di mediatori obbiettivi, chi lotta sta perdendo l’obbiettività dopo tanti soprusi, miserie e ingiustizie quotidiane. Nel frattempo la situazione è sempre più grave, il paese è sempre più nel caos e nella confusione, la lista di morti e feriti si fa più lunga. Le parole “Diritti Umani” non esistono. Per favore, aiutateci, facciamo girare l’informazione.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469040887-800x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8940" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469040887-800x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="532" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469040887-800x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469040887-800x540-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469040887-800x540-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ molto difficile vedere la distruzione del proprio paese come se fosse un film, vedere tante ingiustizie messe insieme e rimanere seduti sul divano di casa, nella solita vita, a piangere e non fare niente.  Fa molto male dire tutte queste cose ma bisogna denunciare, bisogna parlarne, bisogna pronunciarsi. Questo è il mio piccolo contributo.</p>
<p><span lang="es-ES">BASTA YA! NO MÁS DICTADURA!<br />
</span></p>
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		<title>Talking to the trees: parlare di prostituzione minorile attraverso un film</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Mar 2017 13:55:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/Talking-To-The-Trees.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8376" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/Talking-To-The-Trees.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="420" height="592" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/Talking-To-The-Trees.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 420w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/Talking-To-The-Trees-213x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 213w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></a></b></span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="JUSTIFY">Lunedì 27 marzo ore 19,30 all’Anteo di Milano verrà presentato alla presenza della regista e sceneggiatrice Ilaria Borrelli, di Pierfrancesco Majorino (Assessore politiche sociali), Silvia Belloni (consigliere dell’ordine degli avvocati) e Fabio Roja (Presidente di sezione del tribunale di Milano) Talking To The Trees, film girato con il supporto tecnico di Rithy Pahn, (regista del pluripremiato documentario “S-21: The Khmer Rouge Killing Machine” sulla prigione di Tuol Sleng e di “The Missing Picture” che ha vinto il festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard), il patrocinio/sostegno di Cambogia Film Commission, di Amnesty International e dell&#8217;Unicef e ha vinto il premio come Miglior Film al Women&#8217;s International Film Festival di Los Angeles.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/talking-to-the-trees_Film-ilaria-borrelli-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-8377 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/talking-to-the-trees_Film-ilaria-borrelli-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="598" height="399" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/talking-to-the-trees_Film-ilaria-borrelli-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/talking-to-the-trees_Film-ilaria-borrelli-1024x683-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/talking-to-the-trees_Film-ilaria-borrelli-1024x683-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 598px) 100vw, 598px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">La regista, dopo aver girato nel 2003 “Mariti in affitto” , con Maria Grazia Cucinotta e Brooke Shields, e nel 2007 “Come le formiche &#8211; Wine and Kisses” con Patrizia Pellegrino ha completamente cambiato genere e col marito Guido, antropologo e documentarista, ha girato questo film sulla prostituzione minorile in Cambogia. All’inizio ha pensato ad un documentario con le testimonianze delle baby prostitute ma sulla base della convinzione che “Il cinema emoziona e parla così a tutti, non solo a chi è già informato” ha deciso di fare un road movie puntando sulla bellezza dei luoghi in cui la protagonista, una fotografa francese quando scopre il fidanzato in un bordello con una ragazzina, decide di riportarla dalla sua famiglia, salvando lei e anche se stessa.</p>
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		<title>Contro la prostituzione delle donne migranti, contro la tratta di persone</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 08:33:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Fondazione Somaschi, Associazione Lule, Caritas Ambrosiana, Coop. Farsi Prossimo, Suore del Buon Pastore, Cairos di Bergamo, Porta Aperta di Mantova e associazioni su Milano: tutti insieme per bloccare la tratta di persone e,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Fondazione Somaschi, Associazione Lule, Caritas Ambrosiana, Coop. Farsi Prossimo, Suore del Buon Pastore, Cairos di Bergamo, Porta Aperta di Mantova e associazioni su Milano: tutti insieme per bloccare la tratta di persone e, in particolare, per prevenire la prostituzione di donne e ragazze migranti. Stiamo parlando del progetto intitolato “Mettiamo le ali” che è stato rifinanziato, anche per il prossimo anno dagli enti pubblici. E siamo contenti di dare questa buona notizia.</p>
<p>Il progetto nasce a seguito di denunce depositate presso le procure di alcune città lombarde da parte di volontari di associazioni che operano sul campo: le operatrici e gli operatori di Lodi, Lecco, Milano e Pavia hanno raccolto i racconti di ragazze e donne, soprattutto nigeriane, che una volte riuscite a scappare dalla Libia e arrivate in Italia, a Milano, sono state costrette a vendere il proprio corpo, per strada, e a consegnare 200 euro al giorno ai loro sfruttatori che, in molti casi, sono altre donne (le “madame”).</p>
<p>Il progetto “Mettiamo le ali” è ampio e prevede, appunto, il contrasto ai fenomeni di marginalità per favorire l&#8217;inclusione degli stranieri nella società e la tutela giuridico-sanitaria per le vittime di tratta.</p>
<p>Per quanto riguarda la lotta alla prostituzione, l&#8217;attività si svolge tramite unità mobili che intervengono sul territorio; in seguito vengono organizzati colloqui di orientamento per dirigere l&#8217;accoglienza delle ragazze in luoghi protetti, secondo le direttive dell&#8217;articolo 13 L. 228/03 e dell&#8217; articolo 18 D. Lgs. 286/98.</p>
<p>Superato il periodo della prima accoglienza, le vittime vengono accompagnate in un percorso di educazione e di formazione orientato all&#8217;elaborazione del vissuto drammatico e all&#8217;acquisizione di strumenti per inserirsi autonomamente nella società. Inoltre &#8211; aspetto molto importante &#8211; la ragazza o la donna può realizzare un rimpatrio VOLONTARIO e ASSISTITO.</p>
<p>Per ulteriori informazioni, è possibile consultare la Carta dei servizi al seguente link:</p>
<p><a href="http://www.bing.com/search?q=lule+carta+dei+servizi&amp;form=IE10TR&amp;src=IE10TR&amp;pc=EUPP_MALNJS&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.bing.com/search?q=lule+carta+dei+servizi&amp;form=IE10TR&amp;src=IE10TR&amp;pc=EUPP_MALNJS&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Indifesa: il dossier di Terres des Hommes sulla condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Oct 2016 07:13:29 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/lexi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7144" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/lexi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="lexi" width="962" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/lexi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 962w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/lexi-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/lexi-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 962px) 100vw, 962px" /></a></p>
<p><em>Tante le ragazzine che arrivano incinte sulle nostre coste. Tante, troppe le bambine e le giovani che si avventurano nei viaggi per raggiungere l&#8217;Europa in fuga da conflitti, dalla miseria e dai regimi. Nel corso del 2015 sono stati registrati in Europa poco meno di 90mila MSNA (Minori Stranieri Non Accompagnati, ati Eurostat), si ricorda nel dossier della campagna Indifesa di Terre des Hommes, presentato al Senato. Si tratta di bambini e ragazzi in fuga da Afghanistan, Siria, Somalia, Eritrea, Iraq e tante altre nazioni in crisi. Bambini e ragazzi che viaggiano soli, senza il supporto di genitori, fratelli maggiori o altri familiari. Nella quasi totalità dei casi, si tratta di maschi.</em></p>
<p>In base alle stime di Eurostat le bambine e le ragazze che hanno viaggiato sole per raggiungere l’Europa e sono state registrate al loro arrivo nel 2015 sono state 7.805. La Svezia è stato il paese più accogliente con oltre 35mila minori non accompagnati accolti nel 2015, in Italia, invece, nel corso del 2015 sono arrivate circa 130 bambine e ragazze sole.</p>
<p><img src="http://www.adnkronos.com/rf/image_size_1280x960/Pub/AdnKronos/Assets/Immagini/indifesa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></p>
<p>Le giovani nigeriane sono in gran parte vittime di tratta: arrivano sui barconi partiti dalla Libia, mescolate tra i profughi in fuga dall’Eritrea, dalla Somalia, dal Sudan, dal Gambia.  Sono state messe sui barconi con la forza o con l’inganno, dopo settimane o mesi di viaggio nel deserto, per essere poi costrette a prostituirsi sulle strade di tutta Italia.</p>
<p>Il dossier di Terre des Hommes mette in evidenza anche un altro aspetto violento nei paesi in guerra. In Iraq e Siria migliaia di donne e ragazze sono ridotte a schiave dei combattenti. I bambini e le bambine &#8220;prede di guerra&#8221; vengono rapiti o arruolati con la forza da eserciti regolari e gruppi ribelli. In altri casi, però, i più piccoli finiscono con l’imbracciare un fucile perché spinti dalla povertà, dall’esclusione sociale o dal desiderio di vendetta per le violenze subite dalla loro famiglia. Un’altra piaga che si è acutizzata con il conflitto è quella delle spose bambine, in Siria, in Yemen e in altri Paesi.</p>
<p>&#8220;Se da un lato l’instabilità politica e la violenza diffusa hanno reso ancora più precaria la condizione delle bambine e delle giovani donne nella sponda sud del Mediterraneo, questo profondo disordine ha anche reso più acute, più visibili, e più presenti, anche tra noi nel mondo cosiddetto sviluppato, tutte le gravi violazioni dei dritti umani di cui sono soggette le bambine e le ragazze&#8221;, afferma Lia Quartapelle, capogruppo Pd e segretario della Commissione Affari esteri e comunitari, Camera dei Deputati.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/dossier3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-7143 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/dossier3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="dossier3" width="425" height="425" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/dossier3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 425w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/dossier3-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/dossier3-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/dossier3-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/dossier3-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 425px) 100vw, 425px" /></a></p>
<p>&#8220;L’Italia &#8211; continua Quartapelle &#8211; riconosce la tutela dei diritti delle donne migranti tra le priorità da affermare con la nostra presidenza del G7. E il dossier Indifesa ci dice molto sul lavoro da fare, che si iscrive anche nel solco dell’impegno sottoscritto con l’Agenda 2030 di porre fine ai matrimoni infantili e di perseguire efficacemente l’obiettivo di una piena emancipazione di tutte le donne e tutte le ragazze&#8221;.</p>
<p>&#8220;L’Italia &#8211; continua Quartapelle &#8211; riconosce la tutela dei diritti delle donne migranti tra le priorità da affermare con la nostra presidenza del G7. E il dossier Indifesa ci dice molto sul lavoro da fare, che si iscrive anche nel solco dell’impegno sottoscritto con l’Agenda 2030 di porre fine ai matrimoni infantili e di perseguire efficacemente l’obiettivo di una piena emancipazione di tutte le donne e tutte le ragazze&#8221;.</p>
<p>Quest&#8217;anno Terre des Hommes chiede al popolo dei social network di testimoniare la condivisione dei valori della campagna aderendo alla sua #Orange Revolution, la &#8216;Rivoluzione Arancione&#8217; che scatta proprio domani mattina. Basta postare sul proprio profilo Facebook, Twitter o Instagram un oggetto, uno slogan, una foto o un selfie dal tocco arancione usando gli hashtag #OrangeRevolution #indifesa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per leggere il dossier: http://www.terredeshommes.it/landing4/dossier.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
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