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	<title>protesta Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Siria: Kobanê, simbolo di speranza, è nuovamente minacciata dagli islamisti – Appello alla protesta pacifica</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 11:51:17 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/01/l_rojava11510933546431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="700" height="466" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/01/l_rojava11510933546431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18211" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/01/l_rojava11510933546431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/01/l_rojava11510933546431-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></figure>



<p>Gli attacchi genocidi del regime islamista di Damasco contro le zone curde nel nord-est della Siria continuano. Decine di migliaia di curdi sono in fuga. Intere città e regioni sono circondate e isolate dal mondo esterno, senza possibilità di ricevere medicinali, generi alimentari o carburante, riferisce l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV).</p>



<p>Nelle zone conquistate si dà la caccia ai curdi. Particolarmente drammatica è la situazione nella leggendaria città curda di Kobanê, che<br>nel 2014 ha resistito allo ”Stato Islamico” (IS). Da lì è partita la liberazione della regione dall’IS. A Kobanê sono state interrotte le forniture di acqua ed elettricità. Anche l’accesso a Internet è stato bloccato. I radicali islamici continuano ad avanzare. L’interruzione<br>intenzionale dei servizi di base sta provocando una crisi umanitaria. I civili, tra cui bambini e anziani, sono intrappolati nell’oscurità e non<br>hanno accesso ai servizi di base.</p>



<p>A quanto pare, il regime siriano vuole vendicarsi di Kobanê perché la città è un simbolo della lotta contro l’IS. Per i curdi – e per il mondo intero – Kobanê è un simbolo di speranza e di resistenza contro l’Islam radicale.</p>



<p>Di fronte ai continui attacchi delle truppe del regime islamista siriano contro la popolazione curda nel nord-est del Paese, centinaia di<br>migliaia di curdi e membri di altre minoranze siriane minacciate scendono in piazza in tutto il mondo per protestare. In questo contesto,<br>l’Associazione per i popoli minacciati fa appello ai curdi, ai drusi, agli alawiti e alle persone solidali in tutta Europa che protestano<br>affinché manifestino esclusivamente in modo pacifico. Anche se il dolore di fronte alle notizie sempre più drammatiche provenienti dalla Siria non conosce limiti, invitiamo tutti i manifestanti a protestare pacificamente. La rabbia per l’inerzia, l’indifferenza e persino il<br>sostegno al regime islamista di Damasco da parte dell’amministrazione Trump, dei governi e leader di partito in Europa è comprensibile. Non lasciatevi provocare da questo e dai siriani che dall’Europa sostengono il regime islamista! Chiediamo ai media di parlare con i membri delle minoranze siriane e di non minimizzare il regime islamista. Gran parte dell’opinione pubblica tedesca ed italiana è dalla parte delle minoranze perseguitate.</p>



<p>Tra i sunniti arabi siriani ci sono molte persone che rifiutano l’Islam radicale e si impegnano per la democrazia nel loro Paese. Molti sunniti arabi siriani attualmente tacciono, forse perché sperano che gli islamisti radicali porteranno la democrazia in Siria. Proprio come molte persone in Iran dopo il 1979, quando il regime di Khomeini salì al potere. Speravano in maggiori libertà per l’Iran dopo la terribile dittatura dello Scià. Ma molto presto questi siriani, proprio come allora gli iraniani, rimarranno delusi. Perché l’Islam radicale – sia sciita che sunnita – non ha portato più libertà in nessun luogo, ma solo più guerra, violenza, terrore e odio tra etnie e comunità religiose.</p>
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		<title>Ddl sicurezza. Antigone: &#8220;il più grande attacco alla libertà di protesta della storia repubblicana. Il Senato lo fermi&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Sep 2024 08:44:19 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p class="has-text-align-left">Associazione Per i Diritti umani si unisce all&#8217;appello lanciato da associazione Antigone e da tutte le altre realtà che considerano la Legge n. 1660 un attacco alla democrazia e alla Costituzione italiana. </p>



<p class="has-text-align-left"></p>



<p class="has-text-align-left">Il ddl sicurezza contiene un attacco al diritto di protesta come mai accaduto nella storia repubblicana, portando all&#8217;introduzione di una serie di nuovi reati con pene draconiane anche laddove le proteste siano pacifiche. Così si colpiranno gli attivisti che protestano per sensibilizzare sul cambiamento climatico, gli studenti che chiederanno condizioni più dignitose per i propri istituti scolastici, lavoratori che protestano contro il proprio licenziamento, persone detenute che in carcere protestano contro il sovraffollamento delle proprie celle. </p>



<p class="has-text-align-left">Se consideriamo anche altri provvedimenti contenuti nel disegno di legge, il carcere per le donne incinte e le madri con figli neonati, la stretta sulla cannabis light, il carcere per chi occupa un&#8217;abitazione, si vede bene come il governo abbia deciso con questo provvedimento di voler gestire numerose questioni sociali nella maniera più illiberale possibile, cioè reprimendole con l&#8217;utilizzo del sistema penale e del carcere anziché aprirsi al dialogo e all&#8217;ascolto, intervenendo al contempo con risorse finanziarie per alleviare le problematiche che attanagliano i cittadini, che è ciò che ci si aspetterebbe in una democrazia con un forte stato di diritto.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-left">Chiediamo alle forze politiche di opposizione e anche a quelle moderate della maggioranza di non assecondare questi propositi e di fermare il disegno di legge nella discussione al Senato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/sic.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/sic-819x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17718" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/sic-819x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 819w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/sic-240x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/sic-768x960.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/sic.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></a></figure>
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		<title>Sanremo canta i diritti</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Feb 2024 13:08:57 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p>Anche quest&#8217;anno, agli inizi del mese di febbraio, si è svolto il Festival di Sanremo, evento che, visto il suo grande seguito, costringe la TV generalista a modificare i palinsesti. Il festival, giunto alla sua settantaquattresima edizione, la quinta consecutiva condotta da Amadeus, ha sempre rappresentato negli anni, il &#8220;sentire popolare&#8221;, ovvero le aspettative del Paese. </p>



<p>Per anni Sanremo ha cantato l&#8217;amore struggente, sofferto in tutte le sue declinazioni. In questa edizione però, qualcosa è cambiato. È stata un&#8217;edizione con un filo conduttore &#8220;nuovo&#8221; per la kermesse canora&#8230; Sul palco dell&#8217;Ariston si è parlato di diritti, di temi sociali cruciali e importanti per il difficile periodo storico che stiamo attraversando. Si è parlato della condizione disumana in cui i migranti attraversano il nostro mare nella speranza di trovare una vita migliore e invece proprio nelle acque del mare trovano la morte, ed inoltre si è posto l&#8217;accento sull&#8217;importanza del diritto al lavoro e di come questo debba essere svolto con dignità secondo le norme di sicurezza senza dover ogni giorno ascoltare notizie di decessi. A questo proposito mi ha colpito molto una canzone fuori gara, cantata da Paolo Jannacci e Stefano Massini che racconta la storia vera di un ragazzo morto in un&#8217;esplosione in fabbrica, &#8220;si è disintegrato come in un lampo&#8221; dichiareranno i colleghi. Amadeus dichiara prima dell&#8217;esibizione: &#8220;Quest&#8217;anno in Italia sono morte 1480 persone, il lavoro è un diritto che non prevede la morte, proteggere i lavoratori è un dovere&#8221;. Rimanendo in tema si è parlato anche della protesta degli agricoltori attraverso la lettura di un comunicato: ritengono indegno il trattamento loro riservato a livello economico, di tutta la filiera coinvolta; non viene riconosciuto il valore del loro lavoro e non riescono a garantire un prodotto di qualità. </p>



<p>Un importante tema emerso, attraverso il monologo di Teresa Mannino è quello della supremazia dell&#8217;uomo occidentale e di come la sua egemonia generi discriminazioni verso altre etnie; inoltre il suo atteggiamento incurante e sprezzante rispetto alla società in cui vive sta lentamente, ma inesorabilmente, rovinando il pianeta. </p>



<p>Un&#8217;altra delle canzoni che abbiamo ascoltato ha come tema centrale il bullismo e la forza interiore che ha permesso alla vittima di riconoscere il proprio valore e riprendere in mano la propria vita. Su quel palco due artisti in particolare: e poi ancora, Ghali e Dargen D&#8217;amico hanno implorato il cessate il fuoco e lo stop al genocidio in Medio Oriente. </p>



<p>Ritengo che questa edizione del festival sia stata una buona occasione per parlare di diritti e temi sociali anche se, purtroppo, dopo il termine della manifestazione, in una nota trasmissione Rai è intervenuta la censura e un comunicato del direttore di rete ha ribadito la solidarietà allo Stato d&#8217;Israele, negando di fatto il genocidio e la libertà di parola a chi stava parlando della questione.</p>



<p>Di seguito alcuni stralci delle canzoni di cui ho parlato: </p>



<p>Ghali &#8211; Casa mia &#8211; Ma, come fate a dire che qui è tutto normale. Per tracciare un confine con linee immaginarie bombardate un ospedale per un pezzo di terra o per un pezzo di pane.  Non c’è mai pace.</p>



<p> Dargen &#8211; &#8211; Onda alta &#8211; Se basta un titolo a fare odiare un intero popolo non lo conosci Noè? No eh? Sta arrivando, sta arrivando l’onda alta stiamo fermi, non si parla e non si salta senti il brivido. Ti ho deluso lo so siamo più dei salvagenti sulla barca. Sta arrivando sta arrivando l’onda alta non ci resta che pregare finché passa </p>



<p>Infine: Teresa Mannino &#8211; monologo  &#8211; Siamo nel 2024 ma ragioniamo come 2524 anni fa. Il filosofo greco Protagora diceva che l&#8217;uomo è misura di tutte le cose, e per noi l&#8217;uomo ricco, bianco e occidentale è misura di tutte le cose, solo che l&#8217;ha persa, pensa che tutto il resto del mondo sia a sua disposizione e quello che non serve viene eliminato che fanno agricoltura da 50 milioni di anni e non hanno rovinato niente, mentre noi facciamo agricoltura solo da 10 mila anni e abbiamo sfinito il pianeta.</p>



<p></p>
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		<title>“Stay human. Africa”. Gas lacrimogeni a Dakar</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Feb 2024 10:32:13 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Il 9 febbraio scorso è giunta anche in Italia la notizia che a Dakar, capitale del Senegal, le forze di Polizia hanno lanciato gas lacrimogeni contro cittadine e cittadini, riunitosi in centro città davanti al Parlamento, per protestare contro la politica in atto del presidente del Paese, Macky Sall.</p>



<p>Gli agenti erano in tenuta antisommossa, alcuni manifestanti dell&#8217;opposizione hanno lanciato pietre contro di loro: si tratta della prima contestazione in vista delle prossime elezioni che, inizialmente, sarebbero dovute essere il 25 febbraio 2024, ma che sono state rinviate a fine anno, in data da destinarsi.</p>



<p>Si è aperta, così, una forte crisi politica in Senegal in quanto le forze di opposizione considerano l&#8217;ascesa al potere di Sall come un vero e proprio golpe costituzionale con il quale è stato prolungato, appunto, il suo mandato in maniera antidemocratica e illegittima. Così è stato confermato anche dal dipartimento di Stato americano.</p>



<p>Terremo monitorata la situazione perchè il Paese è caduto della confusione e nell&#8217;incertezza politica e questo, si sa, è pericoloso per la società civile e per le relazioni internazionali.</p>
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		<title>6 febbraio. Giornata mondiale di lotta contro il regime di morte alle frontiere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2024 16:31:08 +0000</pubDate>
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<p>6 febbraio 2024 &#8211; Decimo anniversario</p>



<p>La loro vita, la nostra luce. Il loro destino, la nostra indignazione. Aprite le frontiere!<br>Giornata mondiale di lotta contro il regime di morte alle frontiere e per esigere verità, giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e per le loro famiglie.<br>Il 6 febbraio 2014, più di 200 persone, partite dalle coste marocchine, tentarono di raggiungere a nuoto la spiaggia di Tarajal, nell&#8217;enclave spagnola di Ceuta. Per evitare che arrivassero in “terra spagnola”, la Guardia Civil utilizzò strumenti antisommossa e anche i militari marocchini presenti non soccorsero le persone che stavano annegando davanti a loro. Quindici corpi furono ritrovati sul versante spagnolo, decine di altri scomparvero, i sopravvissuti furono respinti, alcuni morirono sul versante marocchino.<br>Sono passati dieci anni dal massacro di Tarajal.<br>Dieci anni durante i quali il numero dei morti e dei dispersi ha continuato ad aumentare, nel Mediterraneo e sulla rotta delle Canarie, all&#8217;interno dei confini interni dell&#8217;UE, sulla Manica, ai confini orientali, lungo la rotta dei Balcani, e ancora nel Deserto del Sahara e lungo qualsiasi altra traiettoria di mobilità. Il regime delle frontiere ha mostrato ancora una volta il suo volto cinico in maniera del tutto disinibita nel 2023, durante il naufragio di Cutro, quando nella notte del 25 febbraio morirono 94 persone e almeno altre 11 scomparvero a pochi metri dalle coste italiane, sotto lo sguardo impassibile di Frontex e delle autorità italiane, ancora il 14 giugno quando più di 600 persone scomparvero per sempre al largo di Pylos, in Grecia e come il 23 aprile 2022, quando un&#8217;imbarcazione con 90 persone a bordo affondò al largo delle coste libanesi.<br>Dieci anni durante i quali le associazioni, le famiglie e tutti coloro i quali si battono per il diritto alla mobilità per tutti e tutte hanno continuato a chiedere verità e giustizia per queste vittime, a evidenziare le responsabilità dirette e indirette del regime delle frontiere, a lavorare per dimostrare queste responsabilità e sostenere le famiglie e i propri cari nel doloroso percorso di<br>ricerca dei dispersi e di identificazione delle vittime.<br>In occasione del decimo anniversario del massacro di Tarajal, ribadiamo l&#8217;appello lanciato lo scorso anno, con l&#8217;auspicio che ancora più organizzazioni, associazioni, famiglie e attivisti si uniscano a questo processo delle CommemorAzioni decentrate che si svolgono ogni anno il 6 febbraio, affinché questa mobilitazione transnazionale diventi sempre più diffusa, sempre più visibile nello spazio pubblico e riesca a riunire sempre più persone.<br>Chiediamo a tutte le organizzazioni sociali e politiche, laiche e religiose, ai gruppi e collettivi di parenti delle vittime delle migrazioni, ai singoli cittadini e cittadine di tutti i Paesi del mondo di organizzare intorno al 6 febbraio iniziative di protesta e sensibilizzazione.<br>Vi invitiamo a utilizzare il logo riportato in alto, così come i vostri loghi, come elemento per evidenziare il collegamento tra tutte le diverse iniziative. Tutti gli eventi che si realizzeranno saranno pubblicati sul gruppo e sulla pagina Facebook “Commemor-Action”.</p>



<p><br>Per aderire all’appello potete scrivere a: globalcommemoraction@gmail.com<br>Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/330380128977418/?utm_source=rss&utm_medium=rss<br>Pagina Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=100076223537693&utm_source=rss&utm_medium=rss<br>Pagina delle precedenti CommemorAzioni: https://missingattheborders.org/news?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p><br>Migrare per vivere, non per morire! Sono persone, non numeri!</p>



<p>Libertà di movimento per tutti!</p>



<p>CHI SIAMO<br>Siamo parenti, amici e amiche di persone decedute, disperse e/o vittime di sparizioni forzate lungo le<br>frontiere di terra e di mare, in Europa, Africa e America.<br>Siamo persone sopravvissute al tentativo di attraversare le frontiere in cerca di un futuro migliore.<br>Siamo cittadini/e solidali che offrono aiuto alle persone immigrate durante il loro viaggio fornendo assistenza<br>medica, cibo, vestiario e sostegno quando si trovano in situazioni pericolose affinché il loro viaggio vada a<br>buon fine.<br>Siamo attivisti che hanno raccolto le voci di queste persone prima della loro scomparsa, che si impegnano a<br>identificare i corpi senza nome nelle zone di confine e che danno loro una sepoltura dignitosa.<br>Siamo una grande famiglia che non ha né confini né nazionalità, una grande famiglia che lotta contro i<br>regimi di morte imposti in tutte le frontiere del mondo e che lotta per affermare il diritto di migrare, la libertà di<br>circolazione e la giustizia globale per tutti e tutte.</p>



<p>COSA SONO LE COMMEMORAZIONI<br>Le CommemorAzioni mirano a rilanciare le richieste, a porre fine all’assenza di giustizia, a rendere omaggio<br>a tutte le vittime del regime delle frontiere pericoloso e immorale, a ricordare i loro nomi, di là dalle cifre<br>disumanizzanti che sono ben al di sotto della realtà, senza dimenticare le tante persone che sono<br>scomparse nell’anonimato.<br>Le CommemorAzioni sono eventi commemorativi delle persone migranti decedute, scomparse o vittime di<br>sparizione forzata durante il loro viaggio attraverso le frontiere del mondo.<br>Il percorso nasce dalla collaborazione tra familiari e amici delle persone scomparse, in particolare nel<br>Mediterraneo, e gli attivisti impegnati a raccogliere le loro testimonianze e amplificare le loro rivendicazioni.<br>Questa collaborazione si è consolidata e rafforzata attorno alla creazione della pagina web Missing at the<br>Borders (https://missingattheborders.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss nata per dare voce alle famiglie dei migranti e un&#8217;opportunità per<br>far ascoltare le loro storie.<br>Le CommemorAzioni sono momenti commemorativi e di protesta allo stesso tempo che mirano a costruire<br>collettivamente processi che possano supportare le famiglie nelle loro richieste di verità e giustizia riguardo<br>al destino dei loro cari.</p>



<p>Il processo delle CommemorAzioni si compone di due eventi:<br>COMMEMORAZIONI DECENTRATE e GRANDI COMMEMORAZIONI</p>



<p>Abbiamo scelto la data del 6 febbraio, giorno del massacro di Tarajal, come data simbolica per organizzare<br>ogni anno delle CommemorAzioni decentrate in tutti i paesi del mondo, per unificare tutte le lotte che molte<br>organizzazioni conducono ogni giorno con l’obiettivo di denunciare la violenza del massacro di Tarajal, dei<br>regimi delle frontiere del mondo e per chiedere verità, giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e<br>per le loro famiglie.<br>Nel febbraio 2020, attivisti e famiglie si sono riuniti a Oujda, in Marocco, per organizzare la prima Grande<br>CommemorAzione e il 6 settembre 2022 a Zarzis, in Tunisia, per realizzare la seconda, al fine di continuare<br>il processo di costruzione della rete internazionale di parenti dei migranti morti, dispersi o vittime di sparizioni<br>forzate e di continuare la lotta per il diritto alla libertà di circolazione per tutti. Le Grandi CommemorAzioni si<br>svolgono ogni due anni, il 6 settembre, giorno in cui si ricorda il naufragio del 2012 avvenuto a pochi<br>chilometri da Lampedusa in cui scomparvero in mare oltre 50 persone.</p>
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		<title>Turchia: Selahattin Demirtaş a processo. Proposte di misure concrete per una soluzione della questione curda</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jan 2024 08:38:36 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/cu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="464" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/cu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17356" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/cu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/cu-300x174.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/cu-768x445.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>L’ex co-presidente del partito HDP Selahattin Demirtaş, che da questa settimana è sotto processo presso un tribunale penale di Ankara nel cosiddetto processo Kobane, nel suo discorso di difesa ha proposto passi concreti per risolvere pacificamente la questione curda in Turchia.<br>Purtroppo, i politici e i media in Europa non si sono praticamente accorti di questo processo e del “piano di pace” proposto. Demirtaş ha proposto sette passi per risolvere il conflitto – che dura dalla fondazione della Repubblica di Turchia oltre 100 anni fa – e le relative guerre, espulsioni, movimenti di rifugiati, violazioni dei diritti umani e crimini di guerra attraverso i negoziati. Come primo passo, il 51enne, in carcere dal 2016, chiede la fine della “lotta armata” tra l’esercito turco e il PKK curdo.</p>



<p>Affinché entrambe le parti possano tornare a parlarsi, è necessario rimuovere “tutti gli ostacoli legali e amministrativi alla politica democratica” in Turchia. Il diritto alla protesta pacifica, agli scioperi, all’auto-organizzazione e alla libertà di espressione deve essere garantito e allineato agli standard europei e universali. La terza richiesta riguarda il luogo in cui si svolgono le proposte e i<br>dibattiti politici sulla soluzione della questione del Kurdistan.<br>Secondo Demirtaş, questo luogo è il Parlamento, la “Grande Assemblea Nazionale della Turchia”. Per questo, il Paese ha bisogno di una nuova costituzione civile e liberal-democratica.</p>



<p>Questa nuova costituzione dovrebbe “riconoscere i curdi come popolo, garantire il libero uso della loro lingua madre in tutti i settori, la<br>conservazione e lo sviluppo della loro storia e cultura, la loro auto-organizzazione con una propria identità e il diritto all’auto-amministrazione”. Inoltre, è necessario indagare sui crimini del passato e avviare una rivalutazione critica della storia del Paese.<br>Infine, le decine di migliaia di persone imprigionate per motivi politici devono essere rilasciate.</p>



<p>La leadership turca purtroppo non risponderà a nessuna delle proposte di Demirtas. I politici curdi hanno ripetutamente avanzato queste proposte.<br>La soluzione pacifica della questione curda non sta fallendo a causa della mancata volontà di compromesso dei curdi. Piuttosto, lo Stato<br>turco insiste a risolvere la questione con la guerra, la violenza, l’espulsione, l’assimilazione forzata, i procedimenti penali e le prigioni.</p>



<p>Il “Processo Kobane” si occupa degli eventi relativi alla città di confine curdo-siriana di Kobane, assediata dall’IS nel 2014/15.<br>All’epoca, l’esercito turco impedì ai Curdi turchi di andare in soccorso dei loro parenti dall’altra parte del confine. All’epoca Demirtaş aveva invitato a protestare contro questa situazione.</p>
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		<title>6 febbraio 2023 &#8211; MIGRARE E&#8217; un DIRITTO !</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2023 10:38:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Aderisce anche Associazione Per i Diritti umani 6 febbraio 2023 &#8211; MIGRARE È UN DIRITTO! Giornata globale di lotta contro il regime di morte nelle frontiere e per esigere verità,giustizia e riparazione per le&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Aderisce anche Associazione Per i Diritti umani</p>



<p><strong><img loading="lazy" src="https://lh3.googleusercontent.com/D6WLpJM3k6rvrkOXFmc_FSPC_M5BxHDEnnlTorQEHm3isq4ayD0qPPvOmvmYROX1BrK0xF6Yu6bEaDUmNdM7o29WxpCQZ1J7D2DUsi8Y8CvNg0IV7OJkeG75iFjxosmIFJMDD1f0jHI0jCwpNwEi5jsyTJqElJbrvEn_GMujjzXRVMDiWmWjkTvYKUxX3H3TchDBv1JbGA?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="490" height="146"></strong></p>



<p>6 febbraio 2023 &#8211; MIGRARE È UN DIRITTO!</p>



<p>Giornata globale di lotta contro il regime di morte nelle frontiere e per esigere verità,<br>giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e per le loro famiglie.</p>



<p>Siamo parenti, amici e amiche di persone decedute, disperse e/o vittime di scomparsa forzata lungo le frontiere di terra<br>o di mare, in Europa, in Africa, in America.<br>Siamo persone sopravvissute al tentativo di attraversare le frontiere alla ricerca di un futuro migliore.<br>Siamo cittadini/e solidali che offrono aiuto alle persone immigrate durante il viaggio fornendo loro soccorso medico,<br>cibo, vestiti e supporto quando si trovano in situazioni di pericolo affinché il loro viaggio abbia un lieto fine.<br>Siamo attivisti che hanno raccolto le voci di queste persone immigrate prima che sparissero, che si adoperano per<br>cercare di identificare i corpi senza nome nelle zone di confine e che danno loro una degna sepoltura.<br>Siamo una grande famiglia che non ha confini e non ha nazionalità, una grande famiglia che lotta contro i regimi di<br>morte imposti in tutte le frontiere del mondo e che si batte per affermare il diritto di migrare, la libertà di circolazione e<br>la giustizia globale per tutti e tutte.<br>Anno dopo anno assistiamo al massacro in atto lungo le frontiere e nei luoghi di detenzione progettati per scoraggiare le<br>partenze delle persone migranti. Non possiamo dimenticare queste vittime! Non vogliamo restare in silenzio di fronte a<br>ciò che accade!</p>



<p><br>A febbraio 2020, ci siamo riuniti/e a Oujda, in Marocco, per organizzare la prima grande CommemorAzione. In<br>quell’occasione abbiamo scelto il 6 febbraio, giorno della strage di Tarajal, come data simbolica contro la<br>militarizzazione delle frontiere e per la libertà di circolazione da celebrare con eventi organizzati in tutto il mondo.<br>A settembre 2022 ci siamo riuniti a Zarziz, in Tunisia, per la seconda grande CommemorAzione e abbiamo confermato la<br>nostra volontà di continuare a lavorare insieme perché il 6 febbraio diventi la giornata in cui si uniscono tutte le lotte<br>che numerose organizzazioni portano avanti ogni giorno per denunciare il regime di morte nelle frontiere e per esigere<br>verità, giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e per le loro famiglie.</p>



<p><br>Chiediamo a tutte le organizzazioni sociali e politiche, laiche e religiose, ai gruppi e collettivi dei parenti delle vittime<br>della migrazione, ai singoli cittadini e cittadine di tutti i paesi del mondo di organizzare iniziative di protesta e<br>sensibilizzazione il 6 febbraio 2023.</p>



<p><br>Vi invitiamo ad usare il logo riportato in alto, insieme ai vostri propri loghi, come elemento per evidenziare il<br>collegamento tra tutte le diverse iniziative. Tutti gli eventi che si realizzeranno potranno essere pubblicati nella pagina<br>Facebook Commemor-Action</p>



<p><br>Migrare per vivere, non per morire!<br>Sono persone non numeri!<br>Libertà di movimento per tutti e tutte!</p>
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		<title>&#8220;America latina. I diritti negati&#8221;. Brasile, oggi</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2022 08:01:26 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="529" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16730" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/brasile-300x207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p><br>Ieri 15 novembre è stata la Festa della Repubblica in Brasile. Nel 1889 un golpe militare istituì il sistema presidenziale repubblicano, rovesciando la monarchia dell&#8217;Impero brasiliano e, di conseguenza, ponendo fine al regno dell&#8217;imperatore Pedro II del Brasile.<br>Ieri 15 novembre, gli elettori di Bolsonaro sono scesi in piazza per protestare contro le elezioni che hanno visto Luiz Inázio Lula Da Silva vincere con quasi il 51%. Dopo i <em>camioneros </em>che continuano a bloccare decine di strade in tutto il paese, oggi è toccato ai simpatizzanti dell’ormai ex presidente che si sono accampati davanti alle caserme militari dell’esercito nelle principali città brasiliane e in particolare in Brasilia e Sao Paulo. I manifestanti hanno chiesto alle forze armate di “salvare” il Brasile. Le forze armate hanno risposto<br>garantendo la costituzione, la legge e l’ordine.<br>Le proteste e le manifestazioni potrebbero continuare in un paese in crisi e che difficilmente riuscirà a superare a breve le difficoltà legate alla criminalità, alla salute e ai problemi nell’Amazzonia, per citarne alcune. Una vittoria così stretta durante le recentissime elezioni e la presenza di due candidati così polemici come Jair Bolsonaro e Luiz Inázio Lula Da Silva fanno scattare molte scintille in un paese completamente diviso. Lula Da Silva ha una importante sfida all’orizzonte, non sarà facile negoziare con quasi la metà degli elettori contro e governare insieme ai parlamentari di Bolsonaro. Non ci sono le idee chiare. I prossimi mesi sono molto importanti per capire come saranno i prossimi quattro anni.</p>
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		<title>Riapertura delle RSA</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2021 09:24:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di ANCHISE &#8211; Comitato nazionale famiglie RSA &#8211; RSD &#8211; SANITA&#8217; All’indomani del provvedimento ministeriale che stabilisce la riapertura delle RSA (9 maggio 2021), il Comitato Nazionale Anchise esprime vivo rammarico per&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di ANCHISE &#8211; Comitato nazionale famiglie RSA &#8211; RSD &#8211; SANITA&#8217;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="298" height="169" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/RSA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15321"/></figure></div>



<p>All’indomani del provvedimento ministeriale che stabilisce la riapertura delle RSA (9 maggio 2021), il Comitato Nazionale Anchise esprime vivo rammarico per il colpevole ritardo con cui il Ministero della Sanità interviene e serie perplessità sulle modalità concrete della riapertura.<br>Mentre i mezzi stampa gridano al miracolo, veniamo raggiunti dalla protesta di centinaia di privati<br>cittadini &#8211; i familiari di chi è di fatto sotto sequestro da 15 mesi all’interno delle RSA &#8211; che hanno<br>subito colto i punti salienti dell’ordinanza.</p>



<p><br>1) Ad un’attenta lettura non sfugge che, ancora una volta, viene attribuita assoluta<br>discrezionalità ai Direttori Sanitari delle strutture in merito al come, quando e se<br>consentire le visite nelle strutture.</p>



<p><br>2) Poiché molti dei parenti non sono ancora stati vaccinati, ci si dovrà sobbarcare il<br>costo del tampone molecolare ogni volta che sarà consentito visitare il proprio<br>congiunto (o del test anticorpale, se in passato positivi al Covid19), venendosi con<br>ciò a creare un’ odiosa discriminazione in relazione alle disponibilità economiche<br>individuali. E’ vergognoso che non si sia pensato a questo, dotando le ASL o le stesse<br>strutture di quantitativi di tamponi e test necessari e sufficienti a garantire l’espletamento di<br>una necessità primaria, vitale e chiaramente non più procrastinabile, quale il<br>ricongiungimento parentale.</p>



<p><br>3) Dovendo le visite – il che appare scontato – svolgersi in spazi dedicati e adeguati, con<br>impiego di personale ad hoc con funzione di vigilanza, poiché il dicastero della Sanità e il<br>governo non hanno previsto aiuti di nessun tipo alle strutture, le visite, dopo un lasso<br>di tempo interminabile di allontanamento coatto trai più stretti congiunti, saranno ancora<br>una volta crudelmente centellinate per mere esigenze organizzative. In altri termini,<br>saranno consentite di rado e per poco tempo, con grave nocumento in particolare di quanti,<br>affetti da demenza o Alzheimer, non potranno di fatto apprezzare la presenza dei loro cari.</p>



<p><br>4) L&#8217;ordinanza nulla dice quanto alle numerosissime strutture private non convenzionate<br>diffuse sul territorio, che restano terra di nessuno anche in costanza di pandemia.</p>



<p><br>Una cosa è certa, il Ministro si è preoccupato di specificare bene che le strutture possono<br>adesso aprire le porte ai nuovi ospiti, reintegrando i posti vacanti a beneficio delle casse. Forse<br>ignora che questo sta avvenendo già da molto tempo, stante il beneplacito delle ASL.<br>E&#8217; dal novembre 2020 che con svariate iniziative ci siamo adoperati per favorire la riapertura<br>delle RSA, da quando cioè lo stesso Speranza ha emanato una circolare che la prevedeva a<br>partire da quel momento. Una circolare che è al dunque rimasta lettera morta, senza che<br>alcuno dal dicastero della Sanità abbia doverosamente vigilato, verificando lo stato dell&#8217;arte ed<br>intervenendo presso Regioni e ASL (cosa che a noi cittadini appare assai ipocrita, molto più<br>che inspiegabile).<br>Ci rendiamo conto in queste ore che la guardia va tenuta ancora molto alta, perché non ci pare<br>di avere raggiunto gli obiettivi sperati e siamo consapevoli che ne fanno le spese ancora e<br>sempre i più deboli.</p>
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		<title>Rapporto RSF 2020: 50 giornalisti uccisi, più di due terzi assassinati in paesi pacifici</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2021 07:44:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>ORGANIZZAZIONE Reporter Senza Frontiere (RSF) pubblica la seconda parte del suo rapporto annuale sugli abusi commessi contro i giornalisti di tutto il mondo. Nel 2020 sono stati uccisi 50 giornalisti. Mentre il numero di giornalisti uccisi&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://rsf.org/sites/default/files/styles/rsf_full/public/cp_bilan_tues.png?itok=9hhrp8yp&amp;timestamp=1609160989&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" title=""/></figure>



<p>ORGANIZZAZIONE Reporter Senza Frontiere (RSF) pubblica la seconda parte del suo rapporto annuale sugli abusi commessi contro i giornalisti di tutto il mondo. Nel 2020 sono stati uccisi 50 giornalisti. Mentre il numero di giornalisti uccisi nei campi di guerra continua a diminuire, sempre di più vengono uccisi in paesi pacifici.<br><br><a rel="noreferrer noopener" href="https://rsf.org/sites/default/files/bilan_2020_fr-tues_1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">LEGGI IL REPORT</a></p>



<p>RSF ha identificato 50 giornalisti uccisi nel corso della loro professione &#8211; tra il 1 gennaio e il 15 dicembre 2020. Questo dato rimane stabile rispetto all&#8217;anno precedente (53 morti nel 2019) nonostante la riduzione delle segnalazioni a causa dell&#8217;epidemia di Covid-19.&nbsp;Inoltre, un numero crescente di giornalisti viene ucciso nei cosiddetti paesi &#8220;pacifici&#8221;.&nbsp;Nel 2016, il 58% è stato ucciso nelle zone di conflitto.&nbsp;Oggi, la percentuale di giornalisti uccisi in aree dilaniate dalla guerra (Siria, Yemen) o minate da conflitti di bassa o media intensità (Afghanistan, Iraq) è del 32%.&nbsp;In altre parole, il 68% (più di due terzi) dei giornalisti uccisi si trova in paesi pacifici, in particolare in Messico (8 uccisi), India (4), Pakistan (4), Filippine (3) e Honduras. (3).<br></p>



<p>Di tutti i giornalisti uccisi nel 2020, l&#8217;84% è stato consapevolmente preso di mira e deliberatamente eliminato, rispetto al 63% nel 2019. Alcuni sono stati uccisi in condizioni particolarmente barbare.</p>



<p>In Messico, il giornalista del quotidiano El Mundo Julio Valdivia Rodríguez, è stato trovato decapitato nello stato di Veracruz, il suo collega Víctor Fernando Álvarez Chávez, redattore capo del sito di notizie locale Punto x Punto Noticias, è stato tagliato in pezzi nella città di Acapulco.&nbsp;In India, il giornalista del quotidiano Rashtriya Swaroop, Rakesh Singh &#8220;Nirbhik&#8221; è stato bruciato vivo dopo essere stato spruzzato con gel idroalcolico altamente infiammabile, mentre il giornalista, Isravel Moses, corrispondente di una stazione televisiva del Tamil Nadu , è stato ucciso con i machete.</p>



<p>In Iran, è lo Stato che è stato il carnefice: l&#8217;amministratore del canale Telegram Amadnews, Rouhollah Zam, condannato a morte dopo un processo iniquo, è stato giustiziato per impiccagione.&nbsp;Anche in questo Paese che pratica ancora la pena capitale, nessun giornalista è stato vittima di questa punizione arcaica e barbara per 30 anni.</p>



<p><em>“La violenza del mondo continua a colpire i giornalisti,</em>&nbsp;deplora il segretario generale di RSF, Christophe Deloire.&nbsp;<em>Una parte dell&#8217;opinione pubblica ritiene che i giornalisti siano vittime dei rischi della professione, anche se sono sempre più attaccati quando indagano o riportano su argomenti sensibili.&nbsp;Ciò che viene indebolito è il diritto all&#8217;informazione, che è un diritto per tutti gli esseri umani &#8220;.</em></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://rsf.org/sites/default/files/Capture%20d%E2%80%99e%CC%81cran%202020-12-28%20a%CC%80%2019.54.46.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>I temi più pericolosi da coprire rimangono tradizionalmente le indagini sui casi di corruzione locale e appropriazione indebita di fondi pubblici (10 uccisi nel 2020) o su mafia e criminalità organizzata (4 uccisi).&nbsp;Novità nel 2020: 7 giornalisti sono stati uccisi mentre coprivano le proteste.&nbsp;In Iraq è sempre lo stesso modus operandi: 3 giornalisti sono stati colpiti alla testa da uomini armati non identificati durante i comizi, un quarto è morto in Kurdistan mentre cercava di sfuggire agli scontri tra le forze. ordine e manifestanti.&nbsp;In Nigeria, anche 2 giornalisti sono stati vittime del clima di violenza in cui si svolgono i movimenti di protesta, che denunciano in particolare la brutalità di un&#8217;unità di polizia incaricata della lotta alla criminalità.&nbsp;In Colombia,&nbsp;1 giornalista di un media comunitario è stato ucciso a colpi d&#8217;arma da fuoco mentre seguiva una manifestazione delle comunità indigene che protestavano contro la privatizzazione della terra nella loro regione.&nbsp;Anche in questo caso la manifestazione è stata violentemente dispersa dalla polizia, dall&#8217;esercito e dai controlli antisommossa.</p>



<p>Nella sua&nbsp;<a href="https://rsf.org/fr/actualites/bilan-rsf-2020-une-augmentation-de-35-du-nombre-de-femmes-journalistes-en-detention-arbitraire?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rivista annuale 2020 dei giornalisti detenuti, ostaggi e scomparsi,</a>&nbsp;pubblicata il 14 dicembre, RSF ha elencato 387 giornalisti incarcerati per aver esercitato la loro professione dell&#8217;informazione, un numero storicamente elevato di giornalisti detenuti.&nbsp;L&#8217;anno 2020 è stato anche caratterizzato da un aumento del 35% del numero di donne detenute arbitrariamente e da un aumento di quattro volte del numero di arresti all&#8217;inizio della diffusione del virus nel mondo.&nbsp;Allo stesso modo, 14 giornalisti, arrestati in relazione alla loro copertura dell&#8217;epidemia di Covid-19, sono ancora dietro le sbarre fino ad oggi.&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/01/14/rapporto-rsf-2020-50-giornalisti-uccisi-piu-di-due-terzi-assassinati-in-paesi-pacifici/">Rapporto RSF 2020: 50 giornalisti uccisi, più di due terzi assassinati in paesi pacifici</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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