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	<title>psicologi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Disability Pride: ai tavoli di lavoro anche le disabilità invisibili</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jul 2024 10:50:37 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Il programma del Disability Pride, organizzato da Andrey Chaykin di Abbatti le barriere con la collaborazione di numerose realtá come Famiglie Disabili Lombarde, ha previsto tre giorni di interessanti iniziative.<br>Ho potuto assistere alla giornata inaugurale di Sabato 15 giugno. Protagonisti sono stati i tavoli di lavoro tematici su: abbattimento barriere architettoniche, caregiver e disabilità invisibili.<br>Ho scelto di partecipare al tavolo delle disabilità invisibili in quanto oltre all&#8217;emiparesi ho un deficit attentivo, a testimonianza della complessità di certe disabilità. La discussione è stata moderata dagli psicologi Stefano Corona e Marta Corradi.<br>Ora qualcuno si starà chiedendo cosa siano le disabilità invisibili.<br>Si tratta, appunto, di disabilità non immediatamente evidenti agli altri che possono includere malattie croniche come la fibromialgia, il morbo di crohn, il dolore cronico, la sordità, le neurodivergenze, l’ansia, la depressione i disturbi psichici ecc.. Nei casi appena descritti, la persona può apparire come chiunque altro all&#8217;esterno, ma lotta con sintomi invisibili. È, comunque, presente una compromissione fisica- sensoriale ma non visibile agli altri e si pone perciò la questione dell’abbattimento delle barriere sensoriali. Ad esempio, le persone con neurodiversitá hanno necessità di spazi di decompressione in luoghi molto affollati per non andare in sovraccarico sensoriale (che si esprime con segnali di disagio come coprirsi con le mani le orecchie).<br>Almeno tre partecipanti con autismo si sono raccontati. In molto casi, è stato difficile anche solo avere una diagnosi per via, ad esempio, del “masking” (ovvero fingere di esser neurotipici) per adattarsi all&#8217;ambiente. Un ambiente che ancora non<br>riconosce giuridicamente i cani da assistenza, fondamentali per far fronte ad alcune disabilità invisibili come l&#8217;autismo.<br>Gli accomodamenti ragionevoli sono stati un&#8217;altro tema importante di cui si è discusso. In particolare, per autistici e ADHD è molto importante che ci sia una rete di supporto che permetta di sentirsi utili e in grado di poter svolgere il lavoro loro assegnato.<br>Si è parlato anche di mancanza di interdisciplinarità, ovvero di équipe di professionisti che prendano in carico il singolo caso.<br>Spesso diagnosi errate o tardive, mancanza di empatia (vedi i casi di long covid o neuropatie sviluppatesi dopo vaccini) influiscono sull&#8217;aspetto psicologico.<br>Sono stati fatti i nomi anche di alcune realtà isolate che sono di supporto alle situazione appena descritte, come il collettivo Le Piovre che si occupa, oltre che di disabilità anche di tematiche queer; o l&#8217;agenzia per il lavoro di Daniele Regolo a Milano, dedicata all&#8217;inserimento lavororativo di chi ha disabilità di vario tipo; e per finire la fondazione Il Bullone che aiuta anche persone con disabilità gravi.<br>C&#8217;è molto da denunciare e da fare, ma come è stato anche sottolineato dagli psicologi presenti, parlarne insieme è già un&#8217;inizio. Dobbiamo continuare, disabili e non, a far sentire la nostra voce e a mostrare i nostri corpi e ausili vari, sui social, nelle piazze, insomma, ovunque!</p>
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		<title>“Art(e)Attualità”. Surrogati: un amore ideale</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Mar 2019 08:24:02 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Disturbante. Un aggettivo che ben definisce le immagini in mostra presso l&#8217;Osservatorio Prada di Milano fino al 22 luglio per “Surrogati. Un amore ideale” che vede esposti i progetti di Jamie Diamond e Elena Dorfman sui temi universali della famiglia, della coppia, dell&#8217;amicizia, del lutto; ma qui di comune c&#8217;è veramente poco perchè le persone ritratte estendono le proprie emozioni e i propri sentimenti su bambole di silicone, iperrealistiche.</p>
<p>A differenza dei ginoidi che possono parlare e camminare, le reborners sono feticci, del tutto uguali agli umani, con lo stesso peso di un neonato o di una donna, che le persone sostituiscono a quelle vere. In psicanalisi si parla di “per-versione”, non nell&#8217;accezione del tutto spregiativa in cui il termine si usa nel parlare, ma nel senso che l&#8217;individuo viene ridotto e trattato come un oggetto. Nel caso della comunità degli affezionati ai reborners l&#8217;oggetto assume, al contrario una valenza fondamentale, andando a riempire i vuoti lasciati dall&#8217;esistenza: un bambino mai nato a causa di un aborto, una moglie per uomini soli, una figlia adottiva&#8230;</p>
<p>“Fin da quando ero bambina desideravo essere una mamma. Ho sposato un uomo che aveva già due figli che la madre aveva abbandonato. Ho fatto la matrigna per 14 anni&#8230;Quando i ragazzi sono andati via di casa avevo circa 45 anni. Sapevo di essere troppo avanti con l&#8217;età per avere figli. Soffrivo la sindrome del nido vuoto e sentivo il bisogno di qualcosa, ma non sapevo cosa”: queste le parole di KYM dal catalogo dell&#8217;esposizione che consigliamo vivamente di acquistare qualora vi interessasse l&#8217;argomento.</p>
<p>“Forever mothers”, “I promise to be a good mother”, “Still lovers” sono i titoli delle sezioni che trasferiscono il visitatore in mondi stranianti, in una valle perturbante in cui bisogna essere molto empatici per poter capire, senza giudicare, come hanno fatto le artiste, con tanta delicatezza.</p>
<p>Non è affatto un gioco, è un esperimento sociologico interessante e originale che permette di riflettere sulle condizioni di vita contemporanee, sul senso di solitudine, sulla solidarietà, insomma sul Futuro dell&#8217;individuo e della collettività.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_140829-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12231" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_140829-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_140829-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_140829-1-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_140829-1-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_140829-1-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a><a 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		<title>In piazza per dire NO al decreto Pillon</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Nov 2018 07:25:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato scorso, 10 novembre, è stata indetta una manifestazione nazionale, a Roma, per contrastare il decreto Pillon, arrivato in commissione Giustizia del Senato lo scorso 10 settembre 2018. Il senatore leghista, già noto per&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato scorso, 10 novembre, è stata indetta una manifestazione nazionale, a Roma, per contrastare il decreto Pillon, arrivato in commissione Giustizia del Senato lo scorso 10 settembre 2018.</p>
<div id="Sezione1" dir="LTR">
<p>Il senatore leghista, già noto per le sue prese di posizione contro le unioni civili e l’aborto, ha difeso il disegno di legge perché, a suo parere, avrebbe l’obiettivo di diminuire la conflittualità tra i genitori.</p>
</div>
<div id="Sezione2" dir="LTR">
<p>“Indipendentemente dai rapporti intercorrenti tra i due genitori, il figlio minore, nel proprio esclusivo interesse morale e materiale, ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con il padre e con la madre, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambe le figure genitoriali, con paritetica assunzione di responsabilità e di impegni e con pari opportunità. Ha anche il diritto di trascorrere con ciascuno dei genitori tempi paritetici o equipollenti, salvi i casi di impossibilità materiale”, si legge all’articolo 11. Il giudice deve assicurare il diritto del minore di trascorrere “tempi paritetici in ragione della metà del proprio tempo, compresi i pernottamenti, con ciascuno dei genitori. Salvo diverso accordo tra le parti, deve in ogni caso essere garantita alla prole la permanenza di non meno di dodici giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre e presso la madre”, si legge ancora.</p>
<p>Il ddl Pillon si propone, inoltre, di contrastare il fenomeno dell’alienazione genitoriale: “Nelle situazioni di crisi familiare il diritto del minore ad avere entrambi i genitori finisce frequentemente violato con la concreta esclusione di uno dei genitori (il più delle volte il padre) dalla vita dei figli e con il contestuale eccessivo rafforzamento del ruolo dell’altro genitore”, si legge all’articolo 12.</p>
<p>Dal punto di vista economico, la cifra forfettaria stabilita automaticamente, verrebbe sostituita da un assegno calcolato ad hoc sui figli e sul progetto che i genitori hanno su di loro. La cifra stabilita sarà poi divisa equamente tra i genitori, in base a quanto guadagnano. Se una donna è priva di reddito, tutte le spese toccheranno al padre, che pagherà direttamente le spese vive o una cifra a fronte di fattura.</p>
</div>
<div id="Sezione3" dir="LTR">
<p>L&#8217;affermazione di Pillon, secondo noi piuttosto grave, è la seguente:</p>
</div>
<p>“In caso di violenza domestica non ci può essere affido condiviso. Ma le dico di più: vogliamo punire tanto la violenza quanto le false accuse di violenza”, dichiarazione rilasciata in un’intervista a Vanity Fair, riferendosi a quelle accuse che lui definisce strumentali, “usate come minaccia per ottenere la custodia del figlio e alienarlo dal partner”.</p>
<p><em>“Donne che, dopo aver lasciato e denunciato l’ex partner per violenza domestica, si vedono giudicate a loro volta per “false accuse” dagli stessi psicologi e assistenti sociali che nelle loro perizie indicano queste donne non vittime di violenza ma alienanti, ovvero donne che vogliono soltanto (non si sa perché) allontanare i figli dal padre. Qualche mese fa il tribunale di Lucca ha revocato l’allontanamento di un bambino che stava per essere spostato in una casa famiglia perché si rifiutava di vedere il padre, in quanto gli assistenti sociali non avevano minimamente calcolato la violenza subita dalla mamma di cui era stato testimone il piccolo, e anzi per loro era lei che alienava il minore impedendogli di vedere il padre”,</em> si legge sul sito de La27Ora in un articolo di Luisa Betti Dakli. Come risposta, diremmo, alla dichiarazione del senatore.</p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/20181020_113755-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11641" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/20181020_113755-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="640" height="360" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/20181020_113755-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/20181020_113755-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></span></span></span></p>
<p>Su Change.org è comparsa una petizione online lanciata da Di.Re. Donne in rete contro la violenza che sottolinea proprio questo aspetto. &#8220;Il DDL fa pensare che chi ha redatto il testo sia completamente decontestualizzato e non tenga conto di cosa accade nei tribunali, nei territori e soprattutto tra le mura domestiche&#8221;, accusa l&#8217;associazione, e &#8220;se approvato&#8221; il dispositivo normativo &#8220;comporterebbe quindi per una gran parte delle donne, in particolare per quelle con minori opportunità e risorse economiche, l’impossibilità di fatto a chiedere la separazione e a mettere fine a relazioni violente determinando il permanere in situazioni di pregiudizio e di rischio in aperta contraddizione con l’attenzione alla sicurezza tanto centrale per questo governo&#8221;.</p>
<p>Il ddl rischia di ostacolare anche le separazioni consensuali. Cristina Obber, giornalista e scrittrice esperta di tematiche femminili, sempre su La 27esima Ora del Corriere della Sera ne ha evidenziato i limiti, dalle lungaggini burocratiche ad esempio per cambiamenti nel piano genitoriale nel caso di piccole variazioni quotidiane nella routine del minore, ai rischi per i bambini di finire a fare il pendolari tra una casa e l&#8217;altra dei due genitori per vedersi assicurati quei tempi &#8220;pariteteci&#8221; che magari prima della separazione non erano minimamente garantiti, fino all&#8217;aumento vertiginoso dei costi delle separazioni che metterebbero &#8220;in difficoltà uomini e donne con redditi limitati (soprattutto donne visto che nel nostro paese il gap occupazionale è ancora forte) acuendo le situazioni di povertà, con ricadute anche sui minori&#8221;.</p>
<p>Il ddl è sicuramente un caso politico che vede coinvolti Lega, M5S e le altre parti, ma a noi come sempre, interessano le ripercussioni sulle persone: il disegno di legge non tutela le donne e i minori ed è anche un testo che cancella anni e anni di lotte e di conquiste per la parità di genere oltre – checchè se ne dica – per la tutela della famiglia, di qualsiasi tipologia di nucleo familiare si voglia parlare.</p>
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		<title>Un altro me: il documentario che entra in carcere e racconta la presa di coscienza</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Mar 2017 07:59:59 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/un-altro-me-696x392.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8313" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/un-altro-me-696x392.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="696" height="392" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/un-altro-me-696x392.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 696w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/un-altro-me-696x392-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></a></p>
<p>Il documentario di Claudio Casazza intitolato &#8220;Un altro me&#8221; e vincitore del Premio del pubblico al 57mo Festival dei Popoli, è frutto di due anni di lavoro e segue l’evolversi dei colloqui in carcere tra un gruppo di uomini che hanno commesso violenze sessuali e l’unica equipe in Italia che da oltre un decennio porta avanti il primo Trattamento Intensificato per autori di reati sessuali.</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em>ha realizzato l&#8217;intervista a Claudio Casazza e lo ringrazia per la sua disponibilità.</p>
<p>Come è stato realizzato questo progetto?</p>
<p>Ho scelto un approccio di osservazione; l&#8217;obiettivo era quello di essere presente durante tutto il periodo del percorso, cioè tutto l&#8217;anno &#8211; da novembre 2014 a ottobre 2015 &#8211; per seguire quello che succedeva. I detenuti svolgono le attività cinque giorni alla settimana e io mi recavo tutte le settimane.</p>
<p>Sono entrato in maniera più aperta possibile, senza conoscere fino in fondo quello che sarei andato a riprendere, per avere un territorio libero da esplorare e questo è molto importante in particolare per creare un rapporto di fiducia con chi ha commesso reati molto gravi. Ho scoperto ciò che loro avevano fatto mentre lo raccontavano durante le sedute del percorso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quali sono state le scelte di post produzione, dato il luogo così particolare e gli argomenti così delicati?</p>
<p>Ho deciso di riprendere i detenuti tenendoli fuori fuoco per un duplice motivo: per tutela delle vittime in prima istanza e per i detenuti stessi.</p>
<p>In ripresa eravamo sempre in due: io che usavo la macchina da presa e un fonico e, quasi più della telecamera piccola, era molto presente il microfono che risultava un po&#8217; invasivo. Ma dopo un po&#8217; di tempo i detenuti si sono abituati alla nostra presenza che è stata il più discreta possibile, senza interferenze.</p>
<p>Il mio intento non era quello di fare un film sul carcerario, ma volevo raccontare un percorso di presa di coscienza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non deve essere facile per gli psicologi e i criminologi assorbire questo genere di racconti&#8230;</p>
<p>Da un lato per loro si tratta di lavoro per cui è quasi un&#8217;abitudine, da un altro è sicuramente duro quello che fanno, infatti hanno dei momenti di compensazione in cui quasi si divertono perché hanno bisogno di tirar fuori, di esternare tutto il male che immagazzinano per non portarselo dietro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il carcere può essere uno strumento di recupero per persone che hanno commesso reati così gravi?</p>
<p>Il carcere dovrebbe essere uno strumento di recupero per evitare il rischio di recidiva che, in generale, è alto.</p>
<p>Il lavoro che fanno nell&#8217;istituto di pena di Bollate &#8211; e che dovrebbe essere svolto in ogni istituto &#8211; è importante anche in relazione alle vittime che sono fuori e sono persone che hanno bisogno di essere sicure che si stia svolgendo un percorso di recupero vero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se ci sono, quali sono i segnali di una presa di coscienza da parte dei detenuti e del dolore che hanno inflitto alle vittime e ai loro familiari?</p>
<p>Mi accorgevo che in molte persone c&#8217;era un passaggio su alcuni temi, ad esempio su come la relazione era vista. All&#8217;inizio la vittima era considerata soltanto un oggetto poi, invece, come individuo. E questo è un primo cambiamento; da qui si comincia a vedere il danno compiuto e, infine, arriva la consapevolezza.</p>
<p>Sono sedute di gruppo e il detenuto compie il percorso soprattutto ascoltando gli altri e identificandosi con le vittime: questo è interessante perché magari, all&#8217;inizio, ogni detenuto si sente più vicino al compagno di cella, ma dopo riesce a mettersi nei panni della vittima.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Contro la prostituzione delle donne migranti, contro la tratta di persone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 08:33:24 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Fondazione Somaschi, Associazione Lule, Caritas Ambrosiana, Coop. Farsi Prossimo, Suore del Buon Pastore, Cairos di Bergamo, Porta Aperta di Mantova e associazioni su Milano: tutti insieme per bloccare la tratta di persone e, in particolare, per prevenire la prostituzione di donne e ragazze migranti. Stiamo parlando del progetto intitolato “Mettiamo le ali” che è stato rifinanziato, anche per il prossimo anno dagli enti pubblici. E siamo contenti di dare questa buona notizia.</p>
<p>Il progetto nasce a seguito di denunce depositate presso le procure di alcune città lombarde da parte di volontari di associazioni che operano sul campo: le operatrici e gli operatori di Lodi, Lecco, Milano e Pavia hanno raccolto i racconti di ragazze e donne, soprattutto nigeriane, che una volte riuscite a scappare dalla Libia e arrivate in Italia, a Milano, sono state costrette a vendere il proprio corpo, per strada, e a consegnare 200 euro al giorno ai loro sfruttatori che, in molti casi, sono altre donne (le “madame”).</p>
<p>Il progetto “Mettiamo le ali” è ampio e prevede, appunto, il contrasto ai fenomeni di marginalità per favorire l&#8217;inclusione degli stranieri nella società e la tutela giuridico-sanitaria per le vittime di tratta.</p>
<p>Per quanto riguarda la lotta alla prostituzione, l&#8217;attività si svolge tramite unità mobili che intervengono sul territorio; in seguito vengono organizzati colloqui di orientamento per dirigere l&#8217;accoglienza delle ragazze in luoghi protetti, secondo le direttive dell&#8217;articolo 13 L. 228/03 e dell&#8217; articolo 18 D. Lgs. 286/98.</p>
<p>Superato il periodo della prima accoglienza, le vittime vengono accompagnate in un percorso di educazione e di formazione orientato all&#8217;elaborazione del vissuto drammatico e all&#8217;acquisizione di strumenti per inserirsi autonomamente nella società. Inoltre &#8211; aspetto molto importante &#8211; la ragazza o la donna può realizzare un rimpatrio VOLONTARIO e ASSISTITO.</p>
<p>Per ulteriori informazioni, è possibile consultare la Carta dei servizi al seguente link:</p>
<p><a href="http://www.bing.com/search?q=lule+carta+dei+servizi&amp;form=IE10TR&amp;src=IE10TR&amp;pc=EUPP_MALNJS&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.bing.com/search?q=lule+carta+dei+servizi&amp;form=IE10TR&amp;src=IE10TR&amp;pc=EUPP_MALNJS&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>“Hate crimes in Europe!”: Disagi continui / Continuous Hardships</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2016 15:09:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Cinzia D&#8217;Ambrosi Gli effetti psicologici dei campi e detenzioni sui richiedenti di asilo sono numerosi, anche se i campi di accoglienza sono aperti, e quindi i richiedenti asilo sarebbero liberi, ma in realta&#8217;&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Cinzia D&#8217;Ambrosi</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli effetti psicologici dei campi e detenzioni sui richiedenti di asilo sono numerosi, anche se i campi di accoglienza sono aperti, e quindi i richiedenti asilo sarebbero liberi, ma in realta&#8217; sono immobilizzati da barriere burocratiche fino a che non viene presa una decisione sul loro caso . La sistematica e prolungata detenzione e permanenza in questi centri hanno effetti devastanti sia a livello fisico che mentale su coloro che sono gia&#8217; provati da esperienze traumatiche. In un degli ultimi reports di <i>Medecin San Frontiers</i> (in Grecia) è citato un grande numero di malattie riscontrate, incluse quelle respiratorie e gastrointestinali, ma è stata riscontrata anche una particolare rilevanza di malattie mentali quali:, ad esempio, depressione ed ansieta&#8217;. Purtroppo queste non sono trattate e spesso vengono alimentate dalle scarse condizioni nei campi e dei centri. Per esempio, nel porto di Piraeus e in Elliniko &#8211; dove al momento centinaia di profughi hanno trovato riparo &#8211; non ci sono servizi per accedere ad acqua corrente e quindi potersi lavare. Anche ricevere un bicchiere d&#8217;acqua consiste nell&#8217;aspettare in una lunga fila di persone, come mi racconta un profugho dell&#8217;Afghanistan. Melak, una donna della Siria, mi dice che e&#8217; nel porto da 20 giorni ma non ha avuto accesso ad acqua, mentre Benar, anche lei della Siria, incinta di sette mesi trova molto difficile la scarsita&#8217; di cibo. Purtroppo c&#8217;e una grande necessita&#8217; di migliorare le condizioni di questi posti e di creare un processo legale piu&#8217; rapido per allievare la sofferenza di molti.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-270.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5660" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5660" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-270.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (270)" width="690" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-270.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 690w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-270-300x218.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 690px) 100vw, 690px" /></a></p>
<div id=":4" dir="LTR">
<div id=":2" dir="LTR">
<table border="0" width="556" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="556" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td width="556">
<div id=":m7" dir="LTR">
<div id=":m9" dir="LTR">
<div id=":m8" dir="LTR">
<p>Didascalia: Fuggiti da Kobane, i bambini vivono in tende intorno l&#8217;aeroporto di Piraeus</p>
</div>
</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<p align="JUSTIFY">
<div id="Sezione1" dir="LTR">
<div id="Sezione2" dir="LTR">
<table border="0" width="463" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="463" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td width="463">
<div id="Sezione3" dir="LTR">
<p>Caption: Escaping from Kobane, children living in a tent at Piraeus port.</p>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Continuous Hardships</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">by Cinzia D&#8217;Ambrosi</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">The psychological effect that migration camps, detentions have on refugees are numerous. Even if migration camps are open and asylum seekers are free to go out and come back, they are immobilized by bureaucratic barriers. They cannot really leave until a decision on their legal status is reached, and are not allowed to welfare support. Thus, the effect of a camp even if it is not fenced, holds equally the psychological representation of being detained. Prolonged and systematic detention has devastating effects on physical and in particular mental health. In one of their latest reports, MSF (Medicine San Frontiers, Greece) cites a number of medical problems being detected including respiratory, gastrointestinal disease and a number of stress and trauma related diseases such depression, anxiety. For example, in Piraeus port and in Elliniko where thousands of asylum seekers have found shelter, there are not facilities for running water, thus it is not possible to wash. An asylum seeker from Afghanistan says that one needs to queue for a glass of water. Many of the asylum-seekers have lived traumatic experiences and being a victim of torture and continue to live traumatic experiences, which are aggravated by the prolonged limbo conditions. Similarly, Melak, a lady from Syria has been 20 days in the camp in Piraeus and has had no access to water and Benar, 7 months pregnant mother from Syria is finding it very hard particularly as food is scarce. There is a need to improve conditions in these spaces and to create a more rapid system for the legal process to take place. </span></span></p>
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		<title>Le donne, il corpo, la pubblicità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2016 07:57:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici, l&#8217;Associazione per i Diritti umani di Milano è lieta di invitarvi al prossimo incontro della manifestazione &#8220;D(i)RITTI al CENTRO!&#8221;. Giovedì 25 febbraio &#8211; in attesa della Giornata internazionale delle&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici, l&#8217;Associazione per i Diritti umani di Milano è lieta di invitarvi al prossimo incontro della manifestazione &#8220;D(i)RITTI al CENTRO!&#8221;.</p>
<p>Giovedì 25 febbraio &#8211; in attesa della Giornata internazionale delle donne &#8211; affronteremo il tema del corpo nella pubblicità, della strumentalizzazione femminile, del consumo di cibo patologico e di tanto altro ancora.</p>
<p>Ne parleremo con Maria Nadotti, autrice del saggio &#8220;Necrologhi. Pamphlet sull&#8217;arte del consumare&#8221;.</p>
<p>Siete tutti invitati, in particolare i giovani, le studentesse e studenti, ragazze ragazzi che si affacciano al mondo e hanno tutto il diritto di una buona qualità della vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Giovedì 25 febbraio, ore 19.00, presso Centro Asteria, che ringraziamo per l&#8217;ospitalità (Piazza Carrara, 17.1 &#8211; ang. Via G. da Cermenate &#8211; MM Romolo, Milano)</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/programma-25-febbraio1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5270" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-5270" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/programma-25-febbraio1-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="programma 25 febbraio1" width="720" height="1018" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/programma-25-febbraio1-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/programma-25-febbraio1-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/programma-25-febbraio1-768x1087.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
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		<title>Diritti dei minori sempre più negati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2015 05:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Minori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un bambino non sorride, non parla, non cerca di socializzare: sono segnali importanti da prendere subito in considerazione. Spesso non si tratta di malattie neurologiche, ma sintomi di maltrattamento. E il maltrattamento non passa&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
bambino non sorride, non parla, non cerca di socializzare: sono<br />
segnali importanti da prendere subito in considerazione. Spesso non<br />
si tratta di malattie neurologiche, ma sintomi di maltrattamento. E<br />
il maltrattamento non passa solo sul corpo, ma anche sulla psiche e<br />
nell&#8217;anima.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
Garante per l&#8217;Infanzia e l&#8217;Adolescenza, Vincenzo spadafora, ha deciso<br />
di realizzare un&#8217;indagine, in tutta Italia, per capire dove, come e<br />
in che misura le bambine e i bambini vengano maltrattati.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
ricerca è stata curata da “Terres des hommes” e “Cismai” e<br />
risultano censiti 91 mila minori.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Purtroppo<br />
i dati dicono che gli abusi avvengono più frequentemente al Sud e<br />
che le vittime più numerose sono le femmine e gli stranieri.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma cosa<br />
si intende per <i>maltrattamento</i>?<br />
Il termine si riferisce, ovviamente, alle percosse (e nella ricerca<br />
si parla &#8211; oltre che di schiaffi e pugni &#8211; anche di frustate), ma a<br />
seguire &#8211; e non meno grave &#8211; la violenza psicologica. Nel rapporto<br />
dell&#8217;Authority si leggono altre due forme inquietanti di violenza: la<br />
trascuratezza materiale e affettiva e la patologia delle cure. Il<br />
primo caso, come ha sostenuto Spadafora: “ E&#8217; una forma non<br />
evidente di maltrattamento, abusi che non si vedono, ma se ripetuti<br />
nel tempo possono creare danni gravissimi” e riguarda quei bambini<br />
che non sono amati, tanto trascurati e spesso malnutriti; il secondo<br />
caso riguarda quell&#8217;atteggiamento secondo il quale gli adulti o<br />
trascurano, sottovalutandola, la malattia del minore oppure<br />
somministrano a quest&#8217;ultimo troppe medicine.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Infine,<br />
balza agli occhi il dato che riguarda gli abusi sessuali: sui 91 mila<br />
bambini registrati nell&#8217;indagine, 3.800 li hanno subìti.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La cura<br />
dei più piccoli e degli indifesi dà sempre la misura della civilità<br />
di un popolo; continuiamo a monitorare, insieme, l&#8217;entità del<br />
fenomeno dei maltrattamenti e, quando è possibile, cerchiamo di<br />
intervenire. Lo chiediamo a tutti e, in particolare, a chi ha a che<br />
fare ogni giorno con i bambini e con i ragazzi, italiani e stranieri:<br />
genitori, nonni, parenti, insegnanti, allenatori. Ma, ripetiamo,<br />
tutti dobbiamo dare il nsotro contributo per proteggere le future<br />
generazioni.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
ulteriori informazioni sull&#8217;”Indagine nazionale del maltrattamento<br />
dei bambini e degli adolescenti in Italia:
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<u><a href="http://www.garanteinfanzia.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.garanteinfanzia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<u><a href="http://www.gruppocrc.net/CISMAI?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.gruppocrc.net/CISMAI?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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