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	<title>pubblicità Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Orizzonte donna&#8221;. Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Feb 2018 07:15:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale di Elisa Giomi, Sveva Magaraggia Ed. Il Mulino &#8220;Perché sedurla se puoi sedarla?&#8221;, oppure &#8220;perché sedurla se puoi saldarla?&#8221;: solo due esempi del livello di violenza e brutalità&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="western"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale</span></span></span></h1>
<h2 class="western"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">di </span></span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a class="western" href="https://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_giomi+elisa-elisa_giomi.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Elisa Giomi</b></span></span></span></a></u></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, </span></span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a class="western" href="https://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_magaraggia+sveva-sveva_magaraggia.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Sveva Magaraggia</b></span></span></span></a></u></span></span></h2>
<p>Ed. Il Mulino</p>
<p>&#8220;Perché sedurla se puoi sedarla?&#8221;, oppure &#8220;perché sedurla se puoi saldarla?&#8221;: solo due esempi del livello di violenza e brutalità quotidianamente veicolate dai social in pagine che mescolano misoginia, omo/transfobia, razzismo, incitamenti alla pedofilia. Al centro di questa indagine, la violenza contro le donne, ma anche la violenza che dalle donne è agita, due fenomeni speculari benché di natura e portata assai diverse, che sono analizzati nella loro copertura mediale. Dalle serie tv a circolazione globale alle cronache nazionali, dalla musica alla pubblicità, muovendosi tra &#8220;factual&#8221; e &#8220;fictional&#8221;, ciascuna delle due forme di violenza è esplorata attraverso molteplici raffronti tra il piano della realtà e il piano della rappresentazione, illustrando modelli, attori, dinamiche, radici, così come retoriche, estetiche, politiche.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/9788815265296.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10218 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/9788815265296.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="187" height="300" /></a></p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha rivolto un paio di domande di approfondimento alle autrici e le ringrazia per la disponibilità.</p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Quali sono gli assunti e le interpretazioni della violenza di genere su cui si basa questo studio?</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questo libro prende avvio dalle nostre rispettive esperienze politiche e teoriche sulla tematica della violenza di genere. Sono dibattiti molto complessi, difficilmente riassumibili, però abbiamo sin da subito identificato alcune colonne portanti del nostro ragionamento:</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Una delle lezioni fondamentali degli studi sulla violenza è che la violenza è un crimine del controllo e non di amore. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma sappiamo anche che c’è una “parentela insospettabile” (per prendere a prestito le parole di Lea Melandri) tra amore romantico e violenza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La dimensione del potere riveste un ruolo preponderante nel discorso d’amore, che ancora oggi permette di costruire dei rapporti di potere ben codificati e di definire i generi, il maschile e il femminile, come speculari. Ruoli ben codificati e definiti (ben esemplificati dal modo di dire “dietro ogni grande uomo c’è una grande donna”) che creano relazioni di profonda dipendenza emotiva: dipendenza che per gli uomini è imprescindibile e avvilente al contempo, perché dirsi dipendenti dalle cure femminile è una esperienza di impotenza e debolezza che va contro all’ideale di maschilità piena da un lato, e dipendenza che è pericolosa per le donne, perché essere dispensatrici di cura crea un vincolo di indispensabilità. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">I dati, non a caso, indicano come la violenza degli uomini contro le donne aumenti quando queste ultime vogliono finire la relazione di amore o durante la gravidanza: quando cioè, non vogliono o possono più essere dispensatrici di totale devozione e cura. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Inoltre, abbiamo tematizzato la violenza come questione culturale, non privata né psichiatrica (è l’espressione esacerbata dell’ordine di genere, è un comportamento ben radicato nella nostra cultura. Rappresentarla come frutto di follia, di perdita momentanea di lucidità serve solo a proteggere l’ordine di genere. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">La violenza per noi non è quindi un fenomeno residuale della nostra società, bensì una categoria costitutiva del reale. È un ingrediente primario nella costruzione delle nostre libertà.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Infine, è fondamentale, per noi, iniziare a nominare il maschile. Nodo principale di questo problema sociale sono gli uomini come individui e come genere. Gli uomini sono i principali autori di violenza, e anche per questo quando si costruiscono politiche di prevenzione della violenza è strategico creare alleanze e collaborazioni con maschilità non tossiche.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La violenza di genere è quindi una categoria esplicativa delle dinamiche interpersonali sul piano micro-sociologico e dell’ordine di genere su quello macro.</span></p>
<p><b>Nel saggio si parla di “violenza gendered”: ci può anticipare il significato di questo concetto?</b></p>
<p>Parlare di <i>violenza gendered</i> significa in primis ricordarci che autori e vittime di violenza hanno un genere; è agita da uomini o da donne. Al contempo la violenza definisce modalità di costruzione del ruolo delle donne, degli uomini e del rapporto tra di loro.</p>
<p>Vediamo degli esempi, per capire meglio. Nel discorso dell’amore romantico la violenza gioca un ruolo speculare se riguarda un uomo o una donna: agire violenza è cifra della passione dell’attaccamento di lui, mentre accettare la violenza è testimonianza della devozione di lei. Questo meccanismo è amplificato nel linguaggio mediale, dove la gelosia, ad esempio, è giustificazione legittima al ricorso alla violenza maschile contro le donne. Ecco un esempio tratto dall’analisi della musica italiana contemporanea: (“«sei stata così perfida che / soffocherei tutti i respiri che fai [&#8230;] voglio vederti strisciare e concederti a me [&#8230;] ma prima inginocchiati, saziati / e concediti</p>
<p>ancora per l’ultima volta / accontentami, guardami, piangi, prega e chiedi scusa. / Devi dirmi voglio solo te / devi dirmi, hai ragione te / devi dirmi scusami e feriscimi / e implorami di non ucciderti» (Meschina, Modà 2008”).</p>
<p>Altro esempio di <i>violenza gendered</i>: nel mondo delle pubblicità analizzato in questo testo emerge chiaramente come, quando la violenza è rappresentata esplicitamente, sia <i>gendered</i>. Gli uomini vengono raffigurati nelle vesti di stupratori che agiscono palesemente senza il consenso femminile, procurando malessere e sofferenza, mentre le donne sono rappresentate nei (succinti) panni delle dominatrici, impegnate in un gioco sado-masochista, che quindi per definizione è consensuale. L’uomo è costruito come predatore naturalmente violento, la donna come bisognosa del consenso maschile per agire violenza. Violenza, in questo ultimo caso, agita per soddisfare un desiderio condiviso.</p>
<p>Come emerge nel testo, la violenza femminile possiede una carica destabilizzante molto più forte di quella maschile, e la sua messa in discorso richiede il contestuale utilizzo di dispositivi volti a mitigarla. Iscrivere la violenza femminile dentro un frame di gioco erotico serve proprio a questo – a normalizzarla e a non permetterle di destabilizzare un ordine di genere.</p>
<p>Le pubblicità prese in esame mostrano chiaramente come la violenza degli uomini uccide o umilia, mentre quella delle donne eccita.</p>
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		<title>Donne, immaginario e diritti</title>
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		<pubDate>Sun, 28 May 2017 08:27:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Associazione per i Diritti umani dialoga con Maria Nadotti, scrittrice, saggista e critico cinematografico. Il tema dell&#8217;incontro &#8211; che fa parte della manifestazione &#8220;D(i)RITTI al CENTRO&#8221; &#8211;  riguarda le donne e il corpo&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> dialoga con Maria Nadotti, scrittrice, saggista e critico cinematografico. Il tema dell&#8217;incontro &#8211; che fa parte della manifestazione &#8220;D(i)RITTI al CENTRO&#8221; &#8211;  riguarda le donne e il corpo e l&#8217;uso nelle pubblicità, ma gli argomenti trattati sono davvero tanti!</p>
<p>Il libro ? &#8220;Necrologhi. Pamphlet sull&#8217;arte di consumare&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per informazioni sulle nostre proposte rivolte alle scuole (primarie, secondarie di I e II grado) e università, potete scrivere alla mail: info@peridirittiumani.com</strong></p>
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		<title>Donne, corpi e pubblicità</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2016 05:27:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Donne, corpi e pubblicità L&#8217;Associazione per i Diritti Umani ha avuto il piacere di organizzare un incontro con la giornalista e scrittrice Maria Nadotti per analizzare le pubblicità e riflettere sui valori dell&#8217;Occidente, sullo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Donne, corpi e pubblicità</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Diritti Umani ha avuto il piacere di organizzare un incontro con la giornalista e scrittrice Maria Nadotti per analizzare le pubblicità e riflettere sui valori dell&#8217;Occidente, sullo sguardo dei mass-media e sulle relazioni di genere.</p>
<p>Vi ricordiamo che alcuni incontri possono essere organizzati e condotti anche in ambito scolastico. Se siete interessati, potete scriverci alla mail: <span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="mailto:peridirittiumani@gmail.com">peridirittiumani@gmail.com</a></u></span></span></p>
<p>Ringraziamo tantissimo la Dott.ssa Maria Nadotti e il Centro Asteria per l&#8217;ospitalità.</p>
<p>Eccovi il video dell&#8217;incontro:</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/HFsxWx-nvc4?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/03/10/donne-corpi-e-pubblicita/">Donne, corpi e pubblicità</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Le donne, il corpo, la pubblicità</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2016 07:57:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici, l&#8217;Associazione per i Diritti umani di Milano è lieta di invitarvi al prossimo incontro della manifestazione &#8220;D(i)RITTI al CENTRO!&#8221;. Giovedì 25 febbraio &#8211; in attesa della Giornata internazionale delle&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici, l&#8217;Associazione per i Diritti umani di Milano è lieta di invitarvi al prossimo incontro della manifestazione &#8220;D(i)RITTI al CENTRO!&#8221;.</p>
<p>Giovedì 25 febbraio &#8211; in attesa della Giornata internazionale delle donne &#8211; affronteremo il tema del corpo nella pubblicità, della strumentalizzazione femminile, del consumo di cibo patologico e di tanto altro ancora.</p>
<p>Ne parleremo con Maria Nadotti, autrice del saggio &#8220;Necrologhi. Pamphlet sull&#8217;arte del consumare&#8221;.</p>
<p>Siete tutti invitati, in particolare i giovani, le studentesse e studenti, ragazze ragazzi che si affacciano al mondo e hanno tutto il diritto di una buona qualità della vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Giovedì 25 febbraio, ore 19.00, presso Centro Asteria, che ringraziamo per l&#8217;ospitalità (Piazza Carrara, 17.1 &#8211; ang. Via G. da Cermenate &#8211; MM Romolo, Milano)</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/programma-25-febbraio1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5270" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-5270" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/programma-25-febbraio1-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="programma 25 febbraio1" width="720" height="1018" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/programma-25-febbraio1-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/programma-25-febbraio1-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/programma-25-febbraio1-768x1087.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>The gender game: l&#8217;Università di Padova vince il contest &#8220;Pubblicità Progresso&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2014/08/02/the-gender-game-luniversita-di-padova/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Aug 2014 04:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un precedente articolo vi avevamo già parlato del progetto The Gender Game, originale e utile iniziativa sul tema dei rapporti di genere. Il progetto si è classificato come unico vincitore all&#8217;interno della categoria&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/08/unnamed-22.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/08/unnamed-22.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="266" width="400" /></a></div>
<p></p>
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td width="643"></p>
<p>   In un precedente articolo vi<br />
   avevamo già parlato del progetto The Gender Game, originale e<br />
   utile iniziativa sul tema dei rapporti di genere. Il progetto  si<br />
   è classificato come unico vincitore all&#8217;interno della categoria<br />
   Unconventional per Otm 2014-Pubblicità Progresso.</p>
<p>   Di seguito, il comunicato<br />
   stampa:</p>
<p>
&nbsp;&nbsp; </p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
   seguito alla partecipazione al <b>Contest<br />
   On The Move 2014</b>,<br />
   organizzato dalla <b>Fondazione<br />
   Pubblicità Progresso</b>,<br />
   gli studenti del <i>Corso<br />
   di Promozione d’Immagine</i>,<br />
   del <b>Prof.<br />
   Vittorio Montieri,</b><br />
   si sono classificati in prima posizione nell’ambito della<br />
   Categoria Unconventional.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
   ragazzi, iscritti al <i>Corso<br />
   di Laurea Magistrale in Strategie di Comunicazione</i><br />
   <b>(Università<br />
   degli studi di Padova), </b>hanno<br />
   partecipato al concorso con l’azione di guerrilla: <b>The<br />
   Gender Game.</b></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L’evento,<br />
   avvenuto il <b>13<br />
   Giugno </b>in<br />
   <b>Prato<br />
   della Valle</b>,<br />
   consisteva in una rivisitazione gigante del giro dell’oca: un<br />
   gioco interattivo al quale i passanti sono stati invitati a<br />
   partecipare come delle pedine viventi. Lo scopo non era la<br />
   vittoria, bensì la parità di genere, una condizione alla quale<br />
   si può arrivare solamente con la consapevolezza.
   </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
   ragazzi infatti, hanno predisposto le varie caselle del tabellone<br />
   in modo che rappresentassero vantaggi e svantaggi dell’essere<br />
   uomo e dell’essere donna in questi anni. Un’occasione nata con<br />
   lo scopo di far provare sulla pelle dei partecipanti gli<br />
   stereotipi e i pregiudizi che entrambi i sessi possono incontrare<br />
   nelle situazioni di tutti i giorni.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ciò<br />
   che ha caratterizzato l’evento è stata sicuramente una chiave<br />
   di lettura ironica che ha permesso ai partecipanti di riflettere<br />
   sulle situazioni di disparità uomo e donna in modo non<br />
   convenzionale e con il sorriso sulle labbra.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
   giuria, composta da: <b>Alberto<br />
   Contri</b><br />
   <i>(Presidente<br />
   della Fondazione Pubblicità Progresso</i>),<br />
   <b>Matteo<br />
   Righi</b><br />
   (<i>Direttore<br />
   Creativo Hagakure</i>),<br />
   <b>Andrea<br />
   Di Turri</b><br />
   (<i>Giornalista<br />
   di Avvenire e Blogger)</i><br />
   e <b>Gaia<br />
   Alaimo</b><br />
   <i>(Responsabile<br />
   Relazioni Esterne per AIESEC</i>),<br />
   ha eletto i ragazzi dell’<b>Università<br />
   di Padova</b><br />
   come <b>unici<br />
   vincitori</b><br />
   all’interno della loro categoria, quella dell’<b>Unconventional</b>,<br />
   battendo oltre 250 progetti provenienti da 25 università<br />
   italiane.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Gli<br />
   studenti sono stati invitati a partecipare alla <b>X<br />
   Conferenza Internazionale della Comunicazione Sociale</b><br />
   che si terrà a <b>Milano</b><br />
   il <b>27<br />
   Ottobre,</b><br />
   dove verranno premiati e potranno raccontare brevemente il<br />
   percorso che li ha portati alla vittoria.</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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			</item>
		<item>
		<title>End Famale Genital Mutilation</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2014/02/26/end-famale-genital-mutilation/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2014 05:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[appello]]></category>
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		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Monica Macchi che ringraziamo sempre molto. Erik Ravelo è un artista cubano diventato famoso per alcune campagne pubblicitarie come Unhate, progettata per Benetton, fotomontaggi fantapolitici tra leader che si baciano (questo ha&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div align="LEFT" style="font-weight: normal; line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; margin-top: 0.49cm;">
Articolo di Monica Macchi<br />
che ringraziamo sempre molto.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; margin-top: 0.49cm;">
<strong>Erik<br />
Ravelo è un artista cubano diventato famoso per alcune campagne<br />
pubblicitarie</strong><br />
come <i>Unhate</i>,<br />
progettata per Benetton, fotomontaggi fantapolitici tra leader che si<br />
baciano (questo ha destato particolare scalpore…); </div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; margin-top: 0.49cm;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" class="separator" style="clear: both; line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; margin-top: 0.49cm; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/02/1-foto-monica.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/02/1-foto-monica.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="232" width="320" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; margin-top: 0.49cm;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; margin-top: 0.49cm;">
</div>
<p>Fahma<br />
Mohammed è invece una studentessa somala di Bristol di 17 anni che<br />
ha lanciato tramite Change.org una petizione ripresa poi dal “The<br />
Guardian” per azioni capillari di sensibilizzazione nelle scuole<br />
britanniche sulle mutilazioni genitali femminili. Secondo <strong>gli<br />
ultimi dati OMS questa pratica colpisce ancora più di 130 milioni di<br />
bambine nel mondo: nel solo Regno Unito, nonostante sia illegale dal<br />
1985,</strong> si<br />
calcola che ogni anno vengano infibulate o escisse circa 66.000<br />
bambine e ragazze e ce ne siano più di 20.000 “a rischio”.<br />
Erik ha voluto dare il<br />
suo contributo a questa campagna creando il logo presentato lo scorso<br />
fine settimana: una lametta arrugginita e affilata che evoca<br />
l’inequivocabile ma rotta, quindi inutilizzabile e per di più<br />
trafitta in diagonale dallo slogan della campagna: “End Female<br />
Genital Mutilation”.&nbsp;&nbsp; <br />
Ed ecco il testo della<br />
petizione (che si può ancora firmare) a Micheal Gove sottosegretario<br />
<br />
&nbsp;</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/02/foto-2-monica.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/02/foto-2-monica.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="249" /></a></div>
<p>britannico all’educazione per formare insegnanti sul tema delle MGF<br />
prima dell’estate, “la stagione del taglio” quando<br />
approfittando delle vacanze scolastiche, molte ragazze vengono<br />
rimandate nei Paesi d’origine per essere sottoposte a questo rito<br />
che le priva del piacere sessuale e le condanna al dolore e a<br />
continue infezioni.</p>
<div style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.49cm; margin-top: 0.49cm;">
<p><em>Warning:<br />
This petition is about FGM and may be distressing for some<br />
readers.</em><i><br /></i></p>
<p>You<br />
wouldn&#8217;t think school girls in the UK have to worry about female<br />
genital mutilation (FGM), but we do. Although it is illegal in the<br />
UK, it is still happening &#8211; 24,000 girls in the UK are currently at<br />
risk of FGM. People just don&#8217;t talk about it, doctors don&#8217;t check for<br />
it and teachers don&#8217;t teach it.</p></div>
<div style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.49cm; margin-top: 0.49cm;">
<strong>FGM<br />
is child abuse.</strong><br />
It forces girls into a future of pain from the moment they are cut.<br />
They face the risk of infertility, pain during urination,<br />
menstruation, childbirth and sexual intercourse. The pain doesn’t<br />
go. <strong>It’s<br />
a traumatic experience they have to live with every single day,<br />
physically and emotionally.</strong></div>
<p></p>
<div style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.49cm; margin-top: 0.49cm;">
<u><a href="http://www.theguardian.com/end-fgm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><b>That’s<br />
why I’ve started this campaign with The Guardian</b></a></u><strong>.</strong></p>
<p>I<br />
know of people who have been cut &#8211; anyone who knows girls from FGM<br />
affected communities will know girls who have been cut. We were told<br />
Ofsted would be asking schools what they are doing to protect these<br />
girls from FGM, but it never happened.</p></div>
<p></p>
<div style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.49cm; margin-top: 0.49cm;">
Me<br />
and my classmates campaigned for our school to do more on FGM. <strong>Now<br />
all the girls at school know the risks of FGM and feel able to talk<br />
about it.</strong><br />
But this is one school. We need this to happen at every school in the<br />
country &#8211; so that no girl is missed.
</div>
<p></p>
<div style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.49cm; margin-top: 0.49cm;">
We<br />
need to act now. Many girls are sent away to be cut over the summer<br />
holidays. Some are cut at home. <strong>They<br />
call it the &#8216;cutting season&#8217;.</strong><br />
If every headteacher was given the information they need to talk<br />
about FGM to students and parents we could reach every girl who is at<br />
risk before the holidays. We could convince families not to send<br />
their daughters to be cut and we can help girls who are at risk. <strong>We<br />
could break the cycle so the next generation is safe.</strong></div>
<p></p>
<div lang="en-US" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.49cm; margin-top: 0.49cm;">
That’s why I’m<br />
calling for Michael Gove to get schools to teach about FGM before the<br />
summer holidays.</div>
<p></p>
<div style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.42cm; margin-top: 0.49cm;">
<strong>Michael<br />
Gove &#8212; we’re serious, we’re not going to back down and we won’t<br />
go away.</strong></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="en-US" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; margin-top: 0.49cm;">

</div>
<p></p>
<div style="line-height: 115%; margin-bottom: 0.35cm; orphans: 2; widows: 2;">
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Notizie e storie dal Centroamerica: quando Presente e Passato si intrecciano</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/05/25/notizie-e-storie-dal-centroamerica/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 May 2013 04:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Centroamerica]]></category>
		<category><![CDATA[cile]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[narcos]]></category>
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		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[sudamerica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pablo Larràin è un regista cileno: figlio dell&#8217; ex Presidente dell&#8217;Unione Democratica Indipendente e di un ministro nel governo Piñera, torna a parlare delle vicende politiche del suo Paese con il film NO! I&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/05/25/notizie-e-storie-dal-centroamerica/">Notizie e storie dal Centroamerica: quando Presente e Passato si intrecciano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/I-GIORNI-ARCOBALENO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/I-GIORNI-ARCOBALENO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Pablo<br />
Larràin è un regista cileno: figlio dell&#8217; ex Presidente dell&#8217;Unione<br />
Democratica Indipendente e di un ministro nel governo <em>Piñera,<br />
torna a parlare delle vicende politiche del suo Paese con il film </em><em><i>NO!<br />
I giorni dell&#8217;arcobaleno</i></em><em>,<br />
terza opera che compone una trilogia iniziata con</em><em><i><br />
Tony Manero</i></em><em><br />
e continuata con </em><em><i>Post<br />
mortem. </i></em>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>Siamo<br />
nel 1988: sono trascorsi quindici anni dal colpo di stato militare<br />
che ha deposto il governo socialista di Salvador Allende e<br />
dall&#8217;insediamento della giunta di Augusto Pinochet. Il blocco<br />
societico si è disfatto, non si avverte più la minaccia comunista<br />
e, per Pinochet, forse, è giunto il momento di dare una parvenza di<br />
costituzionalità al potere militare attraverso un referendum<br />
regolare: ma le cose non vanno secondo i piani del regime. Il<br />
referendum vede vincere l&#8217;opposizione con il 54,7% dei voti e, da<br />
quel momento, il Cile comincia un percorso, tortuoso, verso la<br />
democrazia. </em>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>Il<br />
film di Pablo Lorràin racconta i giorni in cui si è svolta la<br />
campagna referendaria, portata avanti con pochi mezzi, ma con idee<br />
geniali, grazie alle intuizioni di Renè Saavedra, un giovane<br />
copywriter formatosi negli Stati Uniti. Saavedra, infatti, dice “NO!”<br />
, e con quella piccola parola lancia un messaggio: NO al ricordo<br />
continuo della atrocità del regime, NO alla cultura della paura, NO<br />
alla violenza. E questo per quanto riguarda il contenuto della<br />
campagna. Per quanto riguarda, invece, lo stile di comunicazione<br />
Saavedrà avrà un&#8217;altra intuizione felice: accosta il concetto di<br />
“democrazia” ai codici della pubblicità commerciale.</em></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>E,<br />
allora, anche Lorràin mescola il materiale di repertorio (gli spot<br />
di un quarto d&#8217;ora realizzati dalle parti politiche avverse) al<br />
racconto filmico, usando una cinepresa degli anni &#8217;80, ricreano le<br />
ambientazioni dell&#8217;epoca, lavorando sui colori per immergere lo<br />
spettatore nella cultura di allora, frivola e ammantata di ottimismo.<br />
Interessante, ad esempio, lo scarto tra i seriosi comunicati del<br />
regime incastrati tra le telenovelas e gli spot che inneggiano al<br />
progresso&#8230;</em></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>Per<br />
la distribuzione italiana al titolo originale del film  è stato<br />
aggiunto il sottotitolo che recita: “I giorni dell&#8217;arcobaleno”<br />
per sottolineare la speranza nel passaggio dalla dittatura alla<br />
democrazia: ma, osservando la situazione (in Italia come in altri<br />
Paesi), il dubbio nasce spontaneo.</em></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em><br /></em></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>Intanto,<br />
sempre dal Centro e Sudamerica, giungono altre notizie, purtroppo<br />
negative: 16.000 corpi attendono di essere identificati. Ed è la<br />
stessa cifra &#8211; svelata dal sottosegretario messicano per i Diritti<br />
Umani, Lìa Lìmon – delle persone scomparse durante il genocidio<br />
perpetrato dai militari argentini tra il 1976 e il 1983. </em>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>Si<br />
tratta, oggi, dei desaparecidos della guerra ai narcos: sulle strade<br />
del Messico  diversi migranti sono scomparsi o sono stati<br />
assassinati, proprio negli ultimi sei anni, da quando è cominciata<br />
la guerra alla criminalità organizzata. </em>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>Ad<br />
ottobre, è partita la “Carovana delle madri”, composta da<br />
genitori di El salvador, Honduras, Nicaragua e Guatemala che,<br />
percorrendo 14 Stati e circa 4.600 chilometri, chiedono notizie,<br />
cercano indizi. Sono aiutati, in questo loro pellegrinaggio, da enti<br />
locali, istituti di migrazione, università, sostenitori dei diritti<br />
e l&#8217;iniziativa mira a richiamare l&#8217;attenzione sul trattamento che le<br />
autorità messicane riserva agli immigrati centroamericani. Un<br />
cartello recita, infatti, la scritta: “Tutto il Messico è un<br />
cimitero di migranti”: e le madri chiedono anche l&#8217;esumazione dei<br />
corpi che si trovano nelle fosse comuni.   </em>
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/CAROVANA-MADRI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/CAROVANA-MADRI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>Sono<br />
da qualche parte, nube o tomba</em></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>cercandoci,<br />
riordinando i loro sogni,</em></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>le<br />
loro dimenticanze, </em>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>forse<br />
convalescenti </em>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>dalla<br />
loro morte privata</em></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>versi<br />
tratti da “Desaparecidos” di Mario Benedetti </em>
</div>
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