<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>quotidiano Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/quotidiano/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/quotidiano/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Thu, 07 Feb 2019 07:45:09 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>quotidiano Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/quotidiano/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Giuseppe Piraino: l&#8217;imprenditore che si è rifiutato di pagare il pizzo</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/02/07/giuseppe-piraino-limprenditore-che-si-e-rifiutato-di-pagare-il-pizzo/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2019/02/07/giuseppe-piraino-limprenditore-che-si-e-rifiutato-di-pagare-il-pizzo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2019 07:45:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[antiracket]]></category>
		<category><![CDATA[arresti]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[codice penale]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[denuncia]]></category>
		<category><![CDATA[edilizia]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditori]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[mafie]]></category>
		<category><![CDATA[mentalità]]></category>
		<category><![CDATA[minacce]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[omertà]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[pizzo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politici]]></category>
		<category><![CDATA[protezione]]></category>
		<category><![CDATA[quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[ricatti]]></category>
		<category><![CDATA[ritorsioni]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[senso civico]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=12056</guid>

					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani ha intervistato, per voi, Giuseppe Piraino, un imprenditore siciliano che, recentemente, si è rifiutato di pagare il pizzo. Ringraziamo di cuore Giuseppe Piraino per quest&#8217;intervista. &#160; A cura di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/02/07/giuseppe-piraino-limprenditore-che-si-e-rifiutato-di-pagare-il-pizzo/">Giuseppe Piraino: l&#8217;imprenditore che si è rifiutato di pagare il pizzo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/084339941-8c563657-3c67-432f-bd19-8bde4b000b231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12057" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/084339941-8c563657-3c67-432f-bd19-8bde4b000b231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1800" height="1014" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/084339941-8c563657-3c67-432f-bd19-8bde4b000b231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/084339941-8c563657-3c67-432f-bd19-8bde4b000b231-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/084339941-8c563657-3c67-432f-bd19-8bde4b000b231-768x433.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/084339941-8c563657-3c67-432f-bd19-8bde4b000b231-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></a></p>
<p><i><b>Associazione per i Diritti umani </b></i>ha intervistato, per voi, Giuseppe Piraino, un imprenditore siciliano che, recentemente, si è rifiutato di pagare il pizzo.</p>
<p>Ringraziamo di cuore Giuseppe Piraino per quest&#8217;intervista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><strong>Partiamo da dove vive e dalla sua professione.</strong></p>
<p>Vivo a Palermo, ho una ditta edile da circa diciotto anni e mi occupo di edilizia commercaile, civile e pubblica.</p>
<p><strong>Vuole racontarci la vicenda che l&#8217;ha vista coinvolta nella richiesta del pizzo da parte della criminalità organizzata?</strong></p>
<p>Il nostro settore è bombardato da queste richieste perchè siamo particolarmente esposti con i ponteggi, attività di ristrutturazione, etc., in tutta la Sicilia.</p>
<p>Un giorno di metà luglio, il mio capocantiere mi dice che c&#8217;è una persona losca che chiede di me. E questo è accaduto più volte. Ho sempre lasciato perdere anche perchè questa persona pretendeva che fossi io a cecarla e a mettermi in contatto con lei. Da questo si evince come tutti conoscano questi personaggi perchè, se io fossi andato dal commerciante a fianco a chiedere di quella persona, avrebbe saputo da chi e dove mandarmi.</p>
<p>A settembre, dopo non aver ricevuto alcuna risposta da parte mia, il mafiosetto si è un po&#8217; arrabbiato e ha deciso di andare al cantiere, urlando che dovevo “alzare il culo” e andare a cercarlo perchè la cosa poteva finire male; poi ha buttato tutti quanti fuori, interrompendo il lavoro dei miei operai. A quel punto mi sono arrabbiato, sono arrivato in loco e ho fatto ricominciare i lavori.</p>
<p>Il giorno dopo &#8211; certo che questa persona sarebbe tornata a minacciarmi -ho comprato una videocamera, l&#8217;ho nascosta e ho fatto la ripresa delle minacce. Sono andato da Confartigianato, di cui sono socio, e loro mi hanno dato appoggio assoluto. Mi sono recato, quindi, dai Carabinieri.</p>
<p>Il video è uscito pubblicamente a dicembre perchè le indagini erano in corso, ma le forze dell&#8217;ordine lo avevano già visionato a settembre e ci sono stati degli arresti.</p>
<p>Come si può convincere anche altri a denunciare?</p>
<p>Proprio qui è il problema: sono vicino a tutti quelli che hanno denunciato e lo stanno facendo, ma spesso vengono strumentalizzati dai centri anti-racket che hanno iniziato a fare politica, dalle istituzioni, e dai politici. Come cittadino mi aspetto chissà che cosa dai politici, ma il politico fa solo il suo mestiere&#8230;Io non mi aspetto nulla, tantomeno protezione. Quello che, paradossalmente, si deve fare è penalizzare chi paga il pizzo, perchè la Legge dice che si tratta di favoreggiamento; su 50 arresti, siamo stati in 8/9 a denunciare, di cui 7 lo hanno fatto solo perchè sono uscite le intercettazioni dei Carabinieri e, quindi, sono stati costretti a farlo per non passare nel penale. E&#8217; stata quasi una denuncia costrittiva, ma non è così che si migliora il senso civico. Il senso civico nasce qualora tutti quanti prendono coscienza di dover fare fronte comune: a quel punto ci sarà il vero cambiamento. Uso sempre parole molto pesanti nei confronti di questi mafiosetti perchè non voglio avere paura, la paura è un ricatto.</p>
<p><strong>Anche la scuola è importante per combattere la mentalità mafiosa&#8230;</strong></p>
<p>Sono stato in alcune scuole e ho detto che è bellissimo essere sbirro e bruttissimo essere mafioso. Un conto è guardare il film “Il padrino” con tutti gli stereotipi culturali del siciliano, ma un altro è vivere nel 2018 e guardare in faccia la realtà: bellissimo è denunciare. Se non studiate &#8211; ho detto agli studenti &#8211; sarete disoccupati, avrete bisogno della raccomandazione per lavorare e finirete nelle maglie della mafia per guadagnare pochissimo, rischiando tutto. E&#8217; questo che volete?</p>
<p><strong>La sua famiglia la supporta?</strong></p>
<p>Ho due figlie da un primo matrimonio e un&#8217;altra dal secondo. Tutti mi supportano, anche gli amici mi fanno i complimenti. Le mie figlie più grandi hanno avuto paura all&#8217;inizio, ma bisogna trasmettere serenità e fiducia.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/02/07/giuseppe-piraino-limprenditore-che-si-e-rifiutato-di-pagare-il-pizzo/">Giuseppe Piraino: l&#8217;imprenditore che si è rifiutato di pagare il pizzo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2019/02/07/giuseppe-piraino-limprenditore-che-si-e-rifiutato-di-pagare-il-pizzo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una notte di 12 anni: Pepe Mujica e i suoi compagni nel film di Alvaro Brechner</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/02/03/una-notte-di-12-anni-pepe-mujica-e-i-suoi-compagni-nel-film-di-alvaro-brechner/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2019/02/03/una-notte-di-12-anni-pepe-mujica-e-i-suoi-compagni-nel-film-di-alvaro-brechner/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Feb 2019 08:23:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[Alvaro Brechner]]></category>
		<category><![CDATA[Americalatina]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[combattenti]]></category>
		<category><![CDATA[corpi]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[documento]]></category>
		<category><![CDATA[esercito]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[guerriglia]]></category>
		<category><![CDATA[ideali]]></category>
		<category><![CDATA[latinoamericani]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[militanti]]></category>
		<category><![CDATA[militari]]></category>
		<category><![CDATA[pellicola]]></category>
		<category><![CDATA[Pepe Mujica]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[regia]]></category>
		<category><![CDATA[regime]]></category>
		<category><![CDATA[regista]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[tortura]]></category>
		<category><![CDATA[tupamaros]]></category>
		<category><![CDATA[uguaglianza]]></category>
		<category><![CDATA[umanità]]></category>
		<category><![CDATA[Una notte di 12 anni]]></category>
		<category><![CDATA[Uruguay]]></category>
		<category><![CDATA[violenze]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=12033</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160; di Alessandra Montesanto Uruguay. Dopo un colpo di Stato, il fronte comunista viene sconfitto e al Potere si insedia l&#8217;estrema destra che avvia una dittatura militare. A questa si oppone un&#8217;ala armata, quella&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/02/03/una-notte-di-12-anni-pepe-mujica-e-i-suoi-compagni-nel-film-di-alvaro-brechner/">Una notte di 12 anni: Pepe Mujica e i suoi compagni nel film di Alvaro Brechner</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-12034 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="189" height="266" /></a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Uruguay. Dopo un colpo di Stato, il fronte comunista viene sconfitto e al Potere si insedia l&#8217;estrema destra che avvia una dittatura militare. A questa si oppone un&#8217;ala armata, quella dei Tupamaros. La guerra tra le autorità del regime e i guerriglieri è aspra: un&#8217;operazione segreta interna ai servizi, una notte del 1973, porterà all&#8217;arresto di nove tupamaros. Nel film si racconta la storia di tre di loro, tra cui, Pepe Mujica, che diventerà uno dei più amati presidenti del Paese.</p>
<p>La loro detenzione è crudele, basata su violenze fisiche e psicologiche: molti i trasferimenti dalle celle di caserme sempre più isolate. Poche le visite dei parenti, ancor meno le uscite all&#8217;aperto. Qualche spiraglio di luce si intravede in piccoli gesti di solidarietà da parte dei secondini, nella volontà dei prigionieri di rimanere attaccati alla Vita, anche attraverso il gioco, nonostante le condizioni terribili in cui si trovano.</p>
<p>Resta, infatti, la loro strenua resistenza, quella del corpo e della mente, resistenza iniziata all&#8217;improvviso una notte e durata per lunghi, dodici anni. Dopo la liberazione, Pepe Mujica, Mauricio Rosencof e Eleuterio Fernàndez, hanno segnato, con il loro esempio, la Storia e la Politica dell&#8217;Uruguay, iniettando nello spirito della popolazione, l&#8217;importanza della ricerca di Giustizia.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/portada_mujica_1.jpg_1956802537.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12035" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/portada_mujica_1.jpg_1956802537.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="810" height="450" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/portada_mujica_1.jpg_1956802537.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 810w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/portada_mujica_1.jpg_1956802537-300x167.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/portada_mujica_1.jpg_1956802537-768x427.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></p>
<p>Una buia notte del &#8217;73, le abitazioni di militanti, guerriglieri e simpatizzanti comunisti vengono prese d&#8217;assalto. Botte, celle sporche, oscurità assoluta, silenzio: in questa dimensione fuori dal Tempo e dallo Spazio si muovono figure incerte, quelle di tre prigionieri tupamaros, trasferiti in una caserma del regime. Così parte la terza pellicola del regista uruguayano Alvaro Brechner, che qui racconta una delle pagine più feroci della dittatura, con uno sguardo interno e partecipe.</p>
<p>Il Sistema impone che ogni militare sorvegli i militanti affinchè non si rivolgano la parola, ma loro escogitano un codice preciso, quello di battere sul muro con il pugno e, così, riescono persino a impostare una partita a scacchi con l&#8217;ausilio dell&#8217;immaginazione.</p>
<p>Vengono trasferiti in anfratti scavati nella roccia, in cui non riescono nemmeno a stare in piedi, ma loro riescono anche a scrivere lettere d&#8217;amore. Difficile espletare i bisogni primari, se si è ammanettati con le braccia legate troppo in alto ed ecco che, allora, vengono scomodati comandanti, generali e sergenti. Una punta di sarcasmo per screditare l&#8217;autorità nella ferocia della sua ottusità.</p>
<p>L&#8217;obiettivo degli esponenti della dittatura non è quello di uccidere i membri dell&#8217;opposizione, ma di farli impazzire, di far loro perdere la ragione e l&#8217;umanità. La sceneggiatura del film – a cui ha partecipato lo stesso regista – invece, pone l&#8217;accento proprio sulla capacità di resilienza, su quell&#8217;aggrapparsi alla realtà anche quando fanno di tutto per allontanarla dalla coscienza. Ed è sufficiente, ad esempio, una sbirciata dal cappuccio che preclude la visione. Il mondo resta nella testa, nei pensieri, nel ricordi di chi è ancora fuori, in uno stato di semi libertà. Ed è per loro che si lotta, che si resta in vita.</p>
<p>Non c&#8217;è logica nelle vessazioni a cui i tre reclusi vengono sottoposti: l&#8217;obiettivo è la loro follia, ma la follia è propria delle autorità. I carcerieri obbediscono agli ordini, come spesso accade ed è accaduto in tutte le guerre e in tutti i regimi.</p>
<p>Un racconto lungo, forse un po&#8217; troppo, forse per rendere l&#8217;agonia di quei dodici anni trascorsi in balìa dell&#8217;arbitrarietà della violenza. Ogni tanto, un istante di allegria e di ironia per riportare alla Vita corpi e anime fiaccate, ma non sconfitte.</p>
<p>I toni e i generi si alternano: drammatico, lirico, anche thriller. La regia è presente, ma non invadente; il montaggio accompagna e insegue i protagonisti; ottima la scelta di usare, come commento musicale, il celebre pezzo “Sound of silence” portato al successo da Simon &amp; Garfunkel, ma qui cantata dalla voce suadente di Sìlvia Pèrez Cruz, per un omaggio all&#8217;armonia melodica latinomaricana che esalta l&#8217;emotività di ciò che si narra.</p>
<p>Interessante anche l&#8217;uso di inserti onirici, di flashback per l&#8217;andirivieni psicologico dei militanti dal Reale, ma che – come detto – vi si aggrappano con tutta la forza possibile.</p>
<p><strong>Una notte di12 anni</strong> (<strong>La Noche de 12 Años</strong>) riesce a far percorre allo spettatore quel lungo periodo che va dal 1973 al 1984 di Storia recente e diventa un documento necessario per rinfrescare la Memoria, Memoria che se però rimane sulla carta o su uno schermo, non è utile ad avviare un cambiamento. Il cambiamento deve avvenire, ogni giorno, dentro ciascuno di noi. Solo così ritroveremo la nostra umanità. E la abbracceremo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRAILER del FILM:</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/UCxuT1bouSg?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/02/03/una-notte-di-12-anni-pepe-mujica-e-i-suoi-compagni-nel-film-di-alvaro-brechner/">Una notte di 12 anni: Pepe Mujica e i suoi compagni nel film di Alvaro Brechner</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2019/02/03/una-notte-di-12-anni-pepe-mujica-e-i-suoi-compagni-nel-film-di-alvaro-brechner/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Marocco. Le donne berbere continuano le manifestazioni per i diritti</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/01/08/marocco-le-donne-berbere-continuano-le-manifestazioni-per-i-diritti/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2019/01/08/marocco-le-donne-berbere-continuano-le-manifestazioni-per-i-diritti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jan 2019 08:31:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[arabi]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[berbere]]></category>
		<category><![CDATA[berberi]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[esteri]]></category>
		<category><![CDATA[etnia]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[marocchine]]></category>
		<category><![CDATA[marocco]]></category>
		<category><![CDATA[maschilismo]]></category>
		<category><![CDATA[minoranza]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[patriarcato]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
		<category><![CDATA[quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Rif]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[sovrano]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=11903</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160; di Alessandra Montesanto &#160; Il 26 dicembre, pochi giorni fa, è giunta anche in Italia una notizia, qui però passata in sordina: in Marocco le donne berbere hanno deciso di manifestare per i loro diritti.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/01/08/marocco-le-donne-berbere-continuano-le-manifestazioni-per-i-diritti/">Marocco. Le donne berbere continuano le manifestazioni per i diritti</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/a-donne-berbere.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11904" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/a-donne-berbere.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="590" height="391" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/a-donne-berbere.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 590w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/a-donne-berbere-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 590px) 100vw, 590px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 26 dicembre, pochi giorni fa, è giunta anche in Italia una notizia, qui però passata in sordina: in Marocco le donne berbere hanno deciso di manifestare per i loro diritti.</p>
<p>Qual è la situazione dell&#8217;etnia berbera nel Paese nordafricano? Il Marocco fa parte della cosiddetta “Islamic belt” (cintura islamica), ma la sua popolazione è divisa, in maniera quasi paritetica, tra arabi e berberi. Il sovrano, Mohamed VI, è arabo (ma la madre è berbera), così come i detentori del potere politico ed economico.</p>
<p>I berberi vengono discriminati  anche se detengono il monopolio del commercio. Sono nomadi e la più alta concentrazione si trova nella regione del Rif (nell&#8217;estremo nord del Paese); la loro discriminazione si basa sul fatto che sono molto legati alle proprie tradizioni e, per questo, vengono considerati arretrati dal governo centrale.</p>
<p>Nel 2016 un pescatore perse la vita in uno scontro con la Polizia, mentre tentava di impedire il sequestro del frutto del proprio lavoro; da allora si sono accesi focolai di rivolta, ripresi appunto lo scorso dicembre dalle donne. Sì, proprio le donne, spesso rimaste sole ad accudire i figli e la casa perchè i loro uomini si trovano nelle prigioni di Stato. Donne, fino a poco tempo fa, ancora analfabete; donne che oggi sono scese nelle strade per chiedere istruzione e la possibilità di lavorare fuori dalle mura domestiche, più tutela contro le molestie, ma anche sanità, servizi di sussistenza e infrastrutture. Per il Bene della parte femminile, certo, ma anche per il resto della società.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/01/08/marocco-le-donne-berbere-continuano-le-manifestazioni-per-i-diritti/">Marocco. Le donne berbere continuano le manifestazioni per i diritti</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2019/01/08/marocco-le-donne-berbere-continuano-le-manifestazioni-per-i-diritti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;importanza dei corridoi umanitari</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/28/limportanza-dei-corridoi-umanitari/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/28/limportanza-dei-corridoi-umanitari/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Dec 2018 09:10:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attivista]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[controlli]]></category>
		<category><![CDATA[corridoi umanitari]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[fame]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterranean Hope]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[norme]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[protezione]]></category>
		<category><![CDATA[quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[regole]]></category>
		<category><![CDATA[richiedenti asilo]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>
		<category><![CDATA[Sant'Egidio]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Yemen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=11870</guid>

					<description><![CDATA[<p>A cura di Alessandra Montesanto Intervista a Francesco Piobbichi, attivista per Mediterranean Hope sull&#8217;ultimo corridoio umanitario, partito dal Libano a fine novembre 2018. Vuoi parlarci dei corridoi umanitari con Mediterranean Hope? Siamo partiti dal&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/12/28/limportanza-dei-corridoi-umanitari/">L&#8217;importanza dei corridoi umanitari</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/L_arrivo_del_29_agosto_2017_dei_profughi_siriani_con_i_corridoi_umanitari_0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11871" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/L_arrivo_del_29_agosto_2017_dei_profughi_siriani_con_i_corridoi_umanitari_0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="901" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/L_arrivo_del_29_agosto_2017_dei_profughi_siriani_con_i_corridoi_umanitari_0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 901w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/L_arrivo_del_29_agosto_2017_dei_profughi_siriani_con_i_corridoi_umanitari_0-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/L_arrivo_del_29_agosto_2017_dei_profughi_siriani_con_i_corridoi_umanitari_0-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 901px) 100vw, 901px" /></a></p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p>Intervista a Francesco Piobbichi, attivista per Mediterranean Hope sull&#8217;ultimo corridoio umanitario, partito dal Libano a fine novembre 2018.</p>
<p>Vuoi parlarci dei corridoi umanitari con Mediterranean Hope?</p>
<p>Siamo partiti dal Libano con il progetto Mediterranean Hope &#8211; che lavora insieme alla comunità di Sant&#8217;Egidio &#8211; il 30 novembre e siamo arrivati a Roma; con noi c&#8217;era un&#8217; ottantina di persone di varia estrazione sociale, provenienti dalla Siria e una donna yemenita, di religioni diverse. Considerando quest&#8217;ultimo corridoio umanitario abbiamo portato in Italia 393 persone e, negli ultimi tre anni, in tutto 1400 persone perchè è stato rinnovato il protocollo con il governo italiano. A queste persone se ne vanno ad aggiungere altre 500 che stiamo portando in Francia, più altre che sono arrivate ad Andorra. La conferenza episcopale ha aperto un altro corridoio umanitario in Etiopia per altre 500 persone.</p>
<p>Collaborate con le istituzioni dei Paesi di provenienza di queste persone?</p>
<p>Dobbiamo avere per forza rapporti con le istituzioni locali perchè i corridoi umanitari sono una via legale e quindi bisogna stare dentro le regole di ogni nazione, ognuna delle quali ha la propria normativa rispetto alla questione dei Visti.</p>
<p>Per quanto riguarda il lavoro che facciamo con le autorità libanesi, si tratta di avere una lista di persone che le autorità controlla per vedere se le persone hanno avuto problemi con la giustizia; se le autorità libanesi ritengono che questi individui possano lasciare il Libano, concedono il Visto. Il Visto viene concesso dall&#8217;ambasciata italiana dopo che la stessa lista di persone viene controllata dal Ministero dell&#8217;Interno e degli Affari esteri. Quindi avvengono due controlli da parte di due nazioni.</p>
<p>Come procede il percorso delle persone che arrivano in Italia?</p>
<p>Vengono improntate in ambasciata con il sistema Eurodac e quindi inizia una procedura piuttosto stringente per quanto riguarda i controlli. Questo ci permette di affermare che il tema dei corridoi umanitari sia un tema che si lega a quello della sicurezza perchè, a differenza delle persone che purtroppo arrivano in mare rischiando la vita, noi garantiamo una possibilità di controlli sicuri. Anche il processo di resettlement risponde a questo tipo di esigenza: la differenza tra i corridoi umanitari e il resettlement è che il secondo concede lo status di rifugiato direttamente in Libano, mentre il corridoio permette di ottenere lo status di richiedenti asilo quando la persona arriva in Italia. Con il Visto umanitario la persona può chiedere la protezione internazionale appena arriva all&#8217;aeroporto italiano.</p>
<p>Le persone che avete portato in Italia con quest&#8217;ultimo corridoio umanitario dove sono collocate?</p>
<p>Sono collocate nella rete di accoglienza della comunità di Sant&#8217;Egidio che è una rete diffusa: famiglie, centri di accoglienza e varie altre fome diversificate nel territorio preposto. Il servizio di accoglienza dura un tempo limitato durante il quale le persone vengono seguite dal punto di vista legale, viene dato loro un alloggio e del cibo, un piccolo pocket money e si cerca anche di trovare lavoro per poi avviarne l&#8217;inclusione.</p>
<p>Qual è la situazione in Francia?</p>
<p>I due sistemi sono un po&#8217; diversi: il sistema di accoglienza in Francia è molto più strutturato. Una volta arrivati in Francia, le persone accolte hanno più strumenti per integrarsi. La Francia ha procedure più definite e, rispetto ai numeri che noi abbiamo, la Francia accoglie un numero minore di persone che vengono distribuite tra le Chiese protestanti e la Chiesa cattolica.</p>
<p>Non puoi dirci nulla sulla signora yemenita?</p>
<p>Non posso perchè le persone che noi portiamo sono richiedenti asilo e dobbiamo garantire loro un certo grado di riservatezza. Secondo noi la signora ha tutti i requisiti per chiedere la protezione internazionale in Italia.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/12/28/limportanza-dei-corridoi-umanitari/">L&#8217;importanza dei corridoi umanitari</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/28/limportanza-dei-corridoi-umanitari/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Imprese e Diritti umani&#8221;. A Natale non siamo tutti più buoni, e a pagarne le spese sono i lavoratori</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/24/imprese-e-diritti-umani-a-natale-non-siamo-tutti-piu-buoni-e-a-pagarne-le-spese-sono-i-lavoratori/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/24/imprese-e-diritti-umani-a-natale-non-siamo-tutti-piu-buoni-e-a-pagarne-le-spese-sono-i-lavoratori/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Dec 2018 09:26:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Imprese e Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualià]]></category>
		<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[cinesi]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
		<category><![CDATA[contratti]]></category>
		<category><![CDATA[costo]]></category>
		<category><![CDATA[denuncia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
		<category><![CDATA[fabbrica]]></category>
		<category><![CDATA[fabbriche]]></category>
		<category><![CDATA[giocattoli]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[guadagno]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[manifattura]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[multinazionali]]></category>
		<category><![CDATA[natale]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[operai]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[produzione]]></category>
		<category><![CDATA[quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[rubrica]]></category>
		<category><![CDATA[schiavitù]]></category>
		<category><![CDATA[sfruttamento]]></category>
		<category><![CDATA[sindacati]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[tutela]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=11854</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Fabiana Brigante Il Natale è alle porte, e mentre le letterine di milioni di bambini sono in viaggio verso il Polo Nord, ai piccoli aiutanti di Babbo Natale vengono negati alcuni diritti fondamentali.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/12/24/imprese-e-diritti-umani-a-natale-non-siamo-tutti-piu-buoni-e-a-pagarne-le-spese-sono-i-lavoratori/">&#8220;Imprese e Diritti umani&#8221;. A Natale non siamo tutti più buoni, e a pagarne le spese sono i lavoratori</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/arbeitende_erschoepft_wahtung.jpg.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11855" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/arbeitende_erschoepft_wahtung.jpg.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/arbeitende_erschoepft_wahtung.jpg.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/arbeitende_erschoepft_wahtung.jpg-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/arbeitende_erschoepft_wahtung.jpg-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>di Fabiana Brigante</p>
<p>Il Natale è alle porte, e mentre le letterine di milioni di bambini sono in viaggio verso il Polo Nord, ai piccoli aiutanti di Babbo Natale vengono negati alcuni diritti fondamentali. È quanto è stato dimostrato da China Labor Watch, ActionAid, Solidar Suisse e CiR in un rapporto basato su indagini condotte da investigatori sotto copertura tra aprile e settembre di quest’anno in quattro fabbriche di giocattoli cinesi che rifornirebbero, tra gli altri, anche Disney e Lego. I risultati rivelano salari minimi inferiori al costo della vita, misure di sicurezza inadeguate a proteggere la salute dei lavoratori (carenza di maschere e guanti di bassa qualità), assenza di corsi di formazione dei lavoratori per prepararli alla manipolazione di materiali chimici tossici e al funzionamento di macchinari industriali (secondo il rapporto i lavoratori sono entrati in contatto con sostanze chimiche come il benzene, che è stato collegato ad avvelenamento e leucemia), numero eccessivo di ore di lavoro straordinario (fino a 175 ore al mese mentre la legge cinese stabilisce un tetto massimo di 36 ore mensili), condizioni di vita degradanti (dormitori sovraffollati, strutture igienico-sanitarie inadeguate), mancanza di organizzazioni sindacali indipendenti che rappresentino gli interessi dei lavoratori e di meccanismi di reclamo formali.<br />
La situazione in cui versano i lavoratori delle fabbriche di giocattoli cinesi trova origine in diverse cause, prima fra tutte la pressione crescente da parte delle multinazionali. L’economia cinese è infatti entrata in una fase in cui i costi di produzione sono in crescita e il settore manifatturiero continua ad incontrare difficoltà. La guerra commerciale di Trump intensifica ulteriormente questo conflitto. Per sopravvivere, le aziende cinesi hanno spostato la pressione dell’aumento dei costi sui lavoratori. Seppure esse non accettino di essere considerate responsabili per le violazioni dei diritti perpetrate nelle proprie catene di approvvigionamento, queste aziende svolgono un ruolo attivo nello sfruttamento dei lavoratori, chiedendo alle fabbriche di giocattoli di aumentare le proprie quote di produzione e riducendo al contempo i costi. Come si evince dal rapporto, ad esempio, in un anno i costi di produzione per 100 giocattoli Hasbro e Mattel sarebbero di $100 USD (87€ circa). Tuttavia, l&#8217;anno successivo, per produrre lo stesso giocattolo, Hasbro e Mattel avrebbero richiesto alla fabbrica di realizzare 105 o più giocattoli a fronte dello stesso prezzo. Per lo stesso prodotto, le aziende trovano due o tre fabbriche di giocattoli in competizione nell’acquisizione degli ordini e la fabbrica che avrà il minor costo di produzione sarà quella che riceverà il maggior numero di ordini. Nella fabbrica di Wah Tung &#8211; una di quelle in cui sono state condotte le indagini &#8211; un operaio che produce la bambola de la Sirenetta, ha una quota di produzione di circa 1.800 &#8211; 2.500 giocattoli al giorno, lavora 26 giorni al mese e guadagna circa 3000 RMB (380€) al mese. Per ogni bambola prodotta, il lavoratore riceve 0,008 €.<br />
Attualmente, questa bambola viene venduta a circa 37€ su Amazon. Dunque, un lavoratore di Wah Tung guadagna solo lo 0,02% del valore di mercato del giocattolo che produce.<br />
Inoltre, in Cina ai lavoratori non sono garantiti molti diritti, ad esempio essi non godono del diritto di sciopero. Sembra che nei casi in cui gli scioperi si siano comunque verificati le autorità li abbiano severamente repressi. A questo si aggiunga che i sindacati stabiliti nelle fabbriche cinesi sono affiliati alla All-China Federation of Trade Unions (ACFTU) che – come affermato dalla Confederazione Sindacale Internazionale (CSI) – non è un’organizzazione indipendente in quanto sostiene gli interessi del governo e non può pertanto essere considerata una voce autentica dei lavoratori cinesi.<br />
Infine, il rapporto registra violazioni ricorrenti delle leggi applicabili. Il diritto del lavoro in Cina si articola in molti regolamenti, ma spesso le fabbriche non vi aderiscono. Ad esempio, la legge cinese stabilisce dei limiti per l’impiego di studenti, i quali non dovrebbero lavorare per più di 8 ore al giorno e dovrebbero essere impiegati in campi rilevanti per il loro corso di laurea. Tuttavia, in molti casi non si registra una differenza tra il lavoro svolto dagli studenti e quello dei lavoratori regolari, né viene rispettato il limite di ore lavorative imposto dalla legge. Inoltre, spesso le imprese straniere si affidano ad agenzie intermediarie per l’assunzione di personale dipendente; il rapporto di lavoro che ne deriva presenta una struttura triangolare, in quanto non esiste un rapporto diretto tra dipendenti assunti tramite l’agenzia e l’impresa stessa. La legge cinese pone dei limiti all’assunzione di lavoratori tramite suddette agenzie in quanto i lavoratori assunti in questo modo sono più vulnerabili allo sfruttamento dal momento che qualsiasi reclamo o controversia viene gestito dall’agenzia e non dall’impresa, ma anche questo limite spesso non viene rispettato.<br />
Il rapporto ha analizzato la situazione dei lavoratori applicando anche una prospettiva di genere. Analizzando il livello di gestione delle fabbriche si evince che nonostante le donne rappresentino l’80% dei dipendenti, pare che nessuna di esse rivesta posizioni dirigenziali. La maggioranza delle donne sceglie questo lavoro solo per mancanza di alternative a causa dell’età avanzata o per il basso livello di istruzione. Sono inoltre stati registrati anche casi di discriminazione nei confronti di donne incinte. Nonostante la legge cinese imponga che nessun datore di lavoro possa ridurre gli stipendi, licenziare o rescindere il contratto di lavoro a causa di gravidanza, parto o allattamento, è stato denunciato che nei casi in cui le lavoratrici abbiano richiesto giorni di ferie a causa di circostanze particolari come quella di prendersi cura dei figli o per gravidanza, esse siano state declassate a ricoprire posizioni lavorative più stancanti che le hanno costrette a dimettersi.</p>
<p><strong>Cosa hanno risposto le imprese</strong></p>
<p>Molti dei più grandi produttori di giocattoli, tra cui Disney e Mattel, sono membri del Ethical Toy Program (ETP) del Consiglio Internazionale delle Industrie dei Giocattoli (International Council of Toy Industries, ICTI), il quale si impegna promuovere la responsabilità sociale delle imprese operanti nel settore dei giocattoli, stabilendo, tra le altre cose, standard da rispettare per migliorare le condizioni lavorative.<br />
Una delle fabbriche nelle quali sono state condotte le indagini è stata certificata dal ETP. Parlando a nome della fabbrica, il portavoce del ETP Mark Robertson ha dichiarato: “Le accuse evidenziate dal rapporto contravvengono alle esigenze del programma etico del giocattolo in materia di orari di lavoro, salari e ferie annuali. Lavoreremo direttamente con le fabbriche per risolvere eventuali problemi identificati […] Prendiamo molto sul serio le questioni sollevate da China Labor Watch e abbiamo iniziato le nostre indagini. Affronteremo in modo rapido ed efficace eventuali problemi identificati che violino i nostri standard”.<br />
Robertson ha affermato che l’ETP ha ottenuto sostanziali progressi nell’innalzamento delle condizioni etiche negli stabilimenti certificati dell’organizzazione sia in Cina che altrove: “I salari sono aumentati, gli ambienti delle fabbriche sono più sicuri e le ore di lavoro si stanno riducendo; le ore di lavoro presso le fabbriche di giocattoli in Cina sono inferiori a quelle nei settori dell’abbigliamento e dell’elettronica.”<br />
Un portavoce della Disney ha dichiarato che il marchio è stato un membro del programma Ethical Toy Program: “Disney ha un solido programma di standard lavorativi e prende molto sul serio l’applicazione del proprio codice di condotta in tutte le sedi. Abbiamo chiesto che il Consiglio esamini immediatamente queste affermazioni.”<br />
Mattel ha dichiarato di non avere una produzione corrente nelle fabbriche menzionate nel rapporto di China Labor Watch: “Mattel si impegna a garantire che ogni singola persona che fabbrica i nostri giocattoli e prodotti sia trattata in modo equo, rispettoso e sia in grado di lavorare in un ambiente sano e sicuro. I nostri standard di lavoro, i nostri programmi ambientali, di salute e sicurezza e i nostri processi di supervisione rispecchiano questo impegno.”<br />
Allo stesso modo, un portavoce di Lego ha affermato che il Gruppo non ha intrapreso rapporti commerciali con nessuno dei fornitori menzionati nel rapporto.<br />
D’altronde, non è sempre facile individuare tutti gli attori che fanno parte di una catena di approvvigionamento di una data impresa. Allo stesso modo, tuttavia, risulta difficile pensare a un’impresa che non ne faccia parte, a prescindere dalle dimensioni, dalla posizione geografica e dal tipo di prodotti di cui si occupa. Infatti tutte le aziende si impegnano in varie transazioni con altri attori commerciali, attingendo a reti complesse per reperire i componenti più economici e forza lavoro a basso costo per massimizzare i profitti. A ciò si aggiunga che la mancanza di trasparenza spesso impedisce di individuare tutti gli attori coinvolti, e quindi, anche di individuare i soggetti responsabili di determinate violazioni.<br />
Per il testo completo del rapporto (in inglese) si veda: <a href="https://www.solidar.ch/en/a-nightmare-for-workers?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.solidar.ch/en/a-nightmare-for-workers?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/12/24/imprese-e-diritti-umani-a-natale-non-siamo-tutti-piu-buoni-e-a-pagarne-le-spese-sono-i-lavoratori/">&#8220;Imprese e Diritti umani&#8221;. A Natale non siamo tutti più buoni, e a pagarne le spese sono i lavoratori</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/24/imprese-e-diritti-umani-a-natale-non-siamo-tutti-piu-buoni-e-a-pagarne-le-spese-sono-i-lavoratori/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Messico. Forum Sociale mondiale sulle MIGRAZIONI</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/18/messico-forum-sociale-mondiale-sulle-migrazioni/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/18/messico-forum-sociale-mondiale-sulle-migrazioni/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Dec 2018 09:55:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Proposte Associazione]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attivisti]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[barriere]]></category>
		<category><![CDATA[Canada]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[diversità]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[frontiere]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornali]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Haiti]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[lotta]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[muri]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[respingimenti]]></category>
		<category><![CDATA[scuole]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[stranieri]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=11818</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde Il giorno è arrivato e, nonostante la iniziale confusione al bancone informazioni e anche sul programma del forum, sono riuscita a trovare la sala . Il laboratorio che Associazione per i Diritti&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/12/18/messico-forum-sociale-mondiale-sulle-migrazioni/">Messico. Forum Sociale mondiale sulle MIGRAZIONI</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Screenshot_2018-10-18-18-17-25.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11821" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Screenshot_2018-10-18-18-17-25.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="425" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Screenshot_2018-10-18-18-17-25.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Screenshot_2018-10-18-18-17-25-300x177.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">di Mayra Landaverde</p>
<p align="JUSTIFY">Il giorno è arrivato e, nonostante la iniziale confusione al bancone informazioni e anche sul programma del forum, sono riuscita a trovare la sala .</p>
<p align="JUSTIFY">Il laboratorio che <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha proposto in questo evento si è rivelato utilissimo e interessante.</p>
<p align="JUSTIFY">Hanno partecipato attivisti haitiani, messicani, francesi e statunitensi.</p>
<p align="JUSTIFY">Abbiamo discusso a lungo sulle somiglianze delle proprie frontiere.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli attivisti francesi ci hanno raccontato dei migranti  vittime del trattato di Dublino che, una volta arrivati in Francia dall&#8217;Italia, vengono respinti più e più volte.</p>
<p align="JUSTIFY">Una delle loro attività principali per far conoscere le persone straniere alle persone francesi e viceversa è quella di invitare le famiglie a trascorrere alcuni giorni nelle case degli immigrati per fa vedere che non siamo poi così diversi. Dalla condivisione di questa loro esperienza gli attivisti statunitensi hanno deciso di fare lo stesso nelle loro città.</p>
<p align="JUSTIFY">Il nostro laboratorio è stato un ponte fra persone che vivono lontanissimo e che dedicano la propria vita al nostro stesso scopo. Due giovani compagni di un’organizzazione canadese ci dicono come anche in Canada sia importantissima la giusta e degna accoglienza.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/logo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-11820 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/logo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="228" height="301" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/logo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 228w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/logo-227x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 227w" sizes="(max-width: 228px) 100vw, 228px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">La loro associazione si chiama <em>La Maison d’Haiti</em>, fondata nel 1972, che da sempre si è concentrata su quattro aspetti: l’istruzione, i nuovi arrivati, i giovani e le donne.</p>
<p align="JUSTIFY">Per sapere di più sulla loro organizzazione qui il loro sito: <a href="http://www.mhaiti.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.mhaiti.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Abbiamo conosciuto anche due donne coraggiose che portano avanti un bel progetto nelle scuole, niente meno che in una delle città più pericolose al mondo, Ciudad Juarez. Lucero de Alva, autrice del libro “Pita y los girasoles” e la maestra Graciela Codina portano la storia di Pita protagonista del libro che ha come “missione” riempire di girasoli la città per addolcire le sue pericolose strade.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/index.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11819" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/index.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="207" height="243" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Si presentano nelle scuole dello stato di Chihuahua nel nord del Messico regalando libri ai bambini e offrendo semi di girasole, che per ogni buona azione dei ragazzi dovrebbero poi sbocciare in fiori. E’ un’azione che può sembrare banale ma non lo è per niente, bisogna offrire dolcezza a tutti questi bambini che purtroppo sono circondati da violenza.</p>
<p align="JUSTIFY">Se volete conoscere da vicino tutto il tragitto che fa Pita potete trovare la sua pagina fb:<span style="font-size: x-large;"><a href="https://www.facebook.com/PitaylosGirasoles/?utm_source=rss&utm_medium=rss"> https://www.facebook.com/PitaylosGirasoles/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span></p>
<p align="JUSTIFY">Come conclusione abbiamo parlato su cosa fare per lottare in modo concreto ed efficace contro il clima di razzismo che dilaga nel mondo.</p>
<p align="JUSTIFY">Crediamo che l’unico modo di combattere l’odio sia principalmente quello di lavorare su due settori: la scuola e i mezzi di comunicazione. I bambini passano gran parte del giorno nelle aule scolastiche, gli adulti s’informano attraverso i media.</p>
<p align="JUSTIFY">Un’educazione e un&#8217; informazione responsabili, umana e veritiera produrrebbero sicuramente cittadini consapevoli e sensibili.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/12/18/messico-forum-sociale-mondiale-sulle-migrazioni/">Messico. Forum Sociale mondiale sulle MIGRAZIONI</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/18/messico-forum-sociale-mondiale-sulle-migrazioni/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Decreti (in-sicurezza) meravigliosi&#8230;e dove trovarli</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/11/30/decreti-in-sicurezza-meravigliosi-e-dove-trovarli/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/11/30/decreti-in-sicurezza-meravigliosi-e-dove-trovarli/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Nov 2018 07:35:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[aiutiumanitari]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[camera]]></category>
		<category><![CDATA[centri]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[CPR]]></category>
		<category><![CDATA[decreto]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[deputati]]></category>
		<category><![CDATA[detenuti]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[dl]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[espulsione]]></category>
		<category><![CDATA[frontiere]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[hotsopt]]></category>
		<category><![CDATA[ignoranza]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[lega]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[ONG]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[permessodisoggiorno]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[profughi]]></category>
		<category><![CDATA[quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[richiedentiasilo]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>
		<category><![CDATA[rimpatrio]]></category>
		<category><![CDATA[sbarchi]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[SPRAR]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[voti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=11718</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160; di Matteo Vairo Neutralizzato il Senato, anche alla Camera con un voto di fiducia si è compiuto lo scempio abbondantemente previsto: è stato approvato in via definitiva il cosiddetto “decreto (in)sicurezza e immigrazione”,&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/11/30/decreti-in-sicurezza-meravigliosi-e-dove-trovarli/">Decreti (in-sicurezza) meravigliosi&#8230;e dove trovarli</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-size: x-large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/immigrati-dario-fo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11719" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/immigrati-dario-fo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="610" height="260" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/immigrati-dario-fo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 610w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/immigrati-dario-fo1-300x128.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 610px) 100vw, 610px" /></a></b></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Matteo Vairo</p>
<p>Neutralizzato il Senato, anche alla Camera con un voto di fiducia si è compiuto lo scempio abbondantemente previsto: è stato approvato in via definitiva il cosiddetto “decreto (in)sicurezza e immigrazione”, provvedimento fortemente voluto dal Ministro Salvini.</p>
<p>Nessuno dei più di seicento emendamenti presentati è stato discusso e i pochi presentati dalla maggioranza sono stati ritirati.</p>
<p>Abolizione della protezione umanitaria, estensione del trattenimento nei Centri per il Rimpatrio, trattenimento negli hotspot e ai valichi di frontiera, estensione dei reati che comportano la revoca dello status di rifugiato, istituzione di un elenco dei paesi di origine sicuri(?!), smantellamento del sistema SPRAR, nascita di permessi per “casi speciali”, esclusione dal registro anagrafico dei richiedenti asilo, maggiori fondi al capitolo di bilancio per i rimpatri, taglio al contributo giornaliero pro capite per l’accoglienza, taglio ai servizi deputati all’integrazione (istruzione, formazione…) ed altre amenità simili compongono il testo dato in pasto alle pance cariche di bile della popolazione italica che pensa a Madre Teresa di Calcutta ma brama, acclama e lotta in prima fila per liberare Barabba.</p>
<p>E’ torcida guizzante nonché tronfiamente baldanzosa per i tifosi del “capitano”, convinti che sia questa la strada maestra da imboccare per risollevare le proprie frustrazioni e porre fine alla totalità delle proprie sofferenze: finalmente la legge è dalla loro, finalmente un’arma in più da scagliare contro “buonisti”, “quelli del PD”, “magliette rosse” ed affini!</p>
<p>Ma sarà proprio così?</p>
<p>Posto che nessuno ha la sfera di cristallo, il buon senso potrebbe venirci un po&#8217; in aiuto…</p>
<p>Innanzitutto l’impressione è che l’immigrazione debba continuare ad essere un problema: che fine farebbero gli attuali governanti se fossero chiamati a dare risposte VERE e non spot o propagandistiche ruspe sul cancro delle mafie, sulla corruzione, sul clientelismo spregiudicato e sulla sicurezza intesa come qualità della vita?</p>
<p>Finiti gli sbarchi (non per “merito” di Salvini) si è deciso di scardinare quanto di buono in questi anni di accoglienza si era creato come il sistema SPRAR, un’istituzione quasi sempre vincente che ha mostrato come l’accoglienza diffusa su poche unità è propedeutica ad una positiva integrazione. La destrutturazione del sistema di accoglienza dei richiedenti asilo sarà anche un colpo all’economia locale italiana che è stata favorita dalla diffusione territoriale dei progetti SPRAR e porterà alla perdita di numerose professionalità che si ritroveranno senza contratto. Con questo decreto, invece, si farà un grosso favore alle organizzazioni private che gestiscono i grandi centri di accoglienza, si creeranno grossi centri, privi di servizi e con standard bassi. Di solito questi centri sono gestiti da organizzazioni che preferiscono logiche speculative legate ai grandi numeri e in passato sono state anche protagoniste di inchieste giudiziarie che hanno ravvisato legami con la criminalità organizzata.</p>
<p>Si produrranno molti migranti irregolari e si alimenteranno i contenziosi giudiziari: tutti quelli che riceveranno un diniego faranno ricorso appellandosi all’articolo 10 della Costituzione. È quasi un paradosso: un decreto che è fatto per combattere l’illegalità, produrrà illegalità. Moltissime persone si troveranno in una situazione d’irregolarità sul territorio italiano. La situazione peggiore che potrebbe verificarsi con l’applicazione del decreto è la creazione di 60mila nuovi irregolari che si aggiungeranno ai 70mila già previsti, prodotti dai dinieghi della domanda di asilo, per un totale di 130mila irregolari in più nei prossimi due anni (dati ISPI).</p>
<p>Togliere la possibilità di rilasciare un permesso umanitario a un richiedente asilo che ha compiuto un percorso di integrazione, trovando un lavoro e concorrendo positivamente al benessere generale, è una previsione che va contro ogni buonsenso.</p>
<p>Il tempo di permanenza nei centri di espulsione aumenterà notevolmente e non migliorerà l’efficienza del sistema. La conseguenza di questa misura sarà l’aumento dei detenuti nei CPR e maggiore sofferenza per queste persone, senza che questo vada ad influire sui rimpatri. La difficoltà ad aumentare il numero delle persone rimpatriate dipende dai pochi accordi bilaterali firmati dall’Italia con i paesi di origine e non sarà operativa solo a colpi di facili slogan dal sapore elettorale.</p>
<p>La disamina potrebbe continuare a lungo e non ho accennato per esempio alla palese incostituzionalità di alcune norme o alla lista dei paesi sicuri (sicuri per chi?! Da che punto di vista?!), ma già sento (o meglio leggo) le contestazioni: “Era ora….VOI (noi chi?!) del PD avete ridotto l’Italia una fogna e permesso i “casi” Pamela e Desireè…finalmente stroncato il business dell’immigrazione..” ed altre ciarlatanerie simili lontane dai problemi reali che l’anarchia del sistema di accoglienza italiano potenzialmente può creare.</p>
<p>Quando distribuivano il manicheismo probabilmente io ero in bagno o altrove, di sicuro da “addetto ai lavori” (e giù con contestazioni anche su questo!) mi permetto di esprimere il mio parere non solo in quanto libero cittadino ma perché i risvolti della situazione ricadono concretamente sul mio quotidiano professionale (oltre che etico).</p>
<p>Non so, nessuno sa, le ripercussioni che questo avrà tra “qualche domani”, di sicuro si è persa una bella opportunità di mettere mano, con coscienza e professionalità, al sistema di accoglienza e gestione del fenomeno migratorio che tanto avrebbe avuto bisogno di una ristrutturazione prima di tutto etica e poi tecnica.</p>
<p>Sembra invece di assistere a risposte date “da” ed “a” una viscerale ignoranza italica figlia di anni di tagli alla cultura e all’istruzione e in cui si fa a gara a personificare “il capoclasse della classe dei malinformati, dei ripetenti per scelta, il portavoce del popolino descritto dal Manzoni, il megafono di un disagio sociale che giorno dopo giorno inghiottisce tutti e riporta le lancette della storia indietro nel tempo” sia da un lato che dall’altro della “tifoseria”.</p>
<p>Ai posteri l’ardua sentenza…</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/11/30/decreti-in-sicurezza-meravigliosi-e-dove-trovarli/">Decreti (in-sicurezza) meravigliosi&#8230;e dove trovarli</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/11/30/decreti-in-sicurezza-meravigliosi-e-dove-trovarli/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Esportazione di armi: quando il “Made in Italy” non è motivo di orgoglio</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/11/29/imprese-e-diritti-umani-esportazione-di-armi-quando-il-made-in-italy-non-e-motivo-di-orgoglio/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/11/29/imprese-e-diritti-umani-esportazione-di-armi-quando-il-made-in-italy-non-e-motivo-di-orgoglio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 08:55:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Imprese e Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia saudita]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[denaro]]></category>
		<category><![CDATA[denuncia]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[disarmo]]></category>
		<category><![CDATA[esportazioni]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditori]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[Medioriente]]></category>
		<category><![CDATA[militari]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[operai]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[reato]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[violazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Yemen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=11715</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Fabiana Brigante “Italia nel mirino per bombe sganciate sullo Yemen”, o ancora: “I produttori di armi e le autorità italiane sono responsabili per le violazioni di diritti umani in Yemen?” recitavano alcune testate&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/11/29/imprese-e-diritti-umani-esportazione-di-armi-quando-il-made-in-italy-non-e-motivo-di-orgoglio/">&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Esportazione di armi: quando il “Made in Italy” non è motivo di orgoglio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/yemen-guerra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11716" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/yemen-guerra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="980" height="551" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/yemen-guerra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 980w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/yemen-guerra-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/yemen-guerra-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></a></b></span></span></p>
<p align="RIGHT">
<p style="text-align: left;" align="RIGHT">di Fabiana Brigante</p>
<p align="JUSTIFY">“Italia nel mirino per bombe sganciate sullo Yemen”, o ancora: “I produttori di armi e le autorità italiane sono responsabili per le violazioni di diritti umani in Yemen?” recitavano alcune testate giornalistiche nel 2016, all’alba di un attacco aereo che aveva colpito il villaggio di Deir Al-Hajari nel nord-ovest dello Yemen.</p>
<p align="JUSTIFY">La guerra civile è scoppiata nel paese nel marzo del 2015, quando una coalizione militare a guida saudita intervenne in supporto al presidente Abd Rabbih Mansur Hadi, deposto dai ribelli Houthi, alleati dalla fine dell’anno precedente con l’ex presidente Ali Abd Allah Saleh.</p>
<p align="JUSTIFY">I riflettori si sono accesi sull’Italia quando un membro della ONG Human Rights Watch, ha catturato con la sua macchina fotografica la prova della bomba da 460 libbre sganciata alle 3:00 dell’8 ottobre 2016 uccidendo una famiglia di sei persone. L’ordigno riportava un numero di serie che lo identificava come parte di un lotto prodotto nel giugno 2014 da RWM Italia S.p.A., azienda italiana controllata dal gruppo tedesco Rheinmetall AG.</p>
<p align="JUSTIFY">Lo scorso aprile diverse organizzazioni tra cui lo European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR), insieme con l’organizzazione yemenita Mwatana e la Rete Italiana per il Disarmo in collaborazione con l’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa (O.P.A.L.), hanno presentato una denuncia penale contro i dirigenti di RWM Italia S.p.A. e gli alti funzionari dell’Unità per le Autorizzazioni dei Materiali d&#8217;Armamento &#8211; UAMA &#8211; alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. Attraverso la denuncia si chiedeva al pubblico ministero di indagare, tra le altre cose, circa la responsabilità penale dei soggetti menzionati per la loro complicità quanto meno a titolo di colpa cosciente per i reati di omicidio e lesioni personali, ai sensi degli Artt. 589 e 590 e 61 n.3 del codice penale italiano. A seconda di quanto riscontrato durante il corso delle indagini del pubblico ministero, tali condotte potrebbero anche configurare ipotesi di concorso nei reati di omicidio e lesioni a titolo di dolo, ai sensi degli Artt. 110, 575 e 582 del codice penale italiano.</p>
<p align="JUSTIFY">Nonostante le denunce delle violazioni dei diritti umani e circa l’impatto devastante del conflitto armato in corso sulla popolazione, l’Italia non ha negato la fornitura di armi ai membri della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita; non solo in pieno contrasto con quanto previsto dalla Legge n. 185/1990, che vieta l’esportazione di armi “verso paesi in conflitto armato”, ma anche contro gli obblighi comuni derivanti dalle norme UE sul controllo delle esportazioni e in violazione a quanto prescritto nel Trattato internazionale sul Commercio di Armi ratificato dall’Italia.</p>
<p align="JUSTIFY">La L. 185/90, al suo Articolo 6 lett. d), specifica il divieto di esportare materiali di armamento “[…]verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell&#8217;UE o del Consiglio d&#8217;Europa[…]”. Tra gli aspetti più rilevanti della legge vi è l’onere per il Presidente del Consiglio dei Ministri di presentare ogni anno al Parlamento una relazione sulle operazioni autorizzate e svolte – entro il 31 dicembre dell’anno precedente – riguardo import-export e transito dei materiali d’armamento. La Legge impone un obbligo di trasparenza nel prevedere che le informazioni contenute nella relazione debbano essere “indicazioni analitiche – per tipi, quantità e valori monetari – degli oggetti concernenti le operazioni contrattualmente definite indicandone gli stati di avanzamento annuali sulle esportazioni, importazioni e transiti”, nonché una “lista dei Paesi indicati nelle autorizzazioni definitive”.</p>
<p align="JUSTIFY">Inoltre, l’Italia è stato il primo paese europeo a ratificare il Trattato delle Nazioni Unite sul commercio delle armi (Arms Trade Treaty – ATT), entrato in vigore il 24 dicembre 2014 con l’obiettivo di migliorare la regolamentazione del commercio di armi e prevenire (o eliminare) il traffico illecito delle stesse. Al suo articolo 7, il Trattato specifica che &#8211; a prescindere dai casi previsti nell’articolo 6 dello stesso Trattato in cui l’esportazione di armi è proibita &#8211; ciascuno degli Stati Parti deve valutare, “in maniera obiettiva e non discriminatoria e prendendo in considerazione ogni elemento utile”, se le armi che si intendono esportare possano essere utilizzate per: “Possono essere utilizzati per: “(i) Commettere o agevolare una grave violazione del diritto internazionale umanitario; (ii) Commettere o agevolare una grave violazione del diritto internazionale dei diritti umani; (iii) Commettere o agevolare un atto che costituisca un illecito ai sensi delle convenzioni internazionali o dei protocolli relativi al terrorismo di cui lo Stato è parte; oppure (iv) Commettere o agevolare un atto che costituisca un illecito ai sensi delle convenzioni internazionali o dei protocolli relativi alla criminalità organizzata transnazionale di cui lo Stato è parte”. In conseguenza, e nel caso in cui si configuri una delle ipotesi appena menzionate, lo Stato è tenuto a negare l’esportazione.</p>
<p align="JUSTIFY">L’articolo 13 dello stesso trattato, rubricato “Presentazione dei rapporti”, prevede che ogni Stato Parte del Trattato presenti annualmente al Segretariato un rapporto sulle autorizzazioni o effettive esportazioni ed importazioni di armi convenzionali.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma di rapporti non parla solo il Trattato sul commercio delle armi. Anche l’Ufficio delle Nazioni Unite per il disarmo (UNODA), istituito nel 1998 con l’obiettivo di promuovere il disarmo nucleare e la non proliferazione e il rafforzamento dei regimi di disarmo rispetto ad altre armi di distruzione di massa, armi chimiche e biologiche, vede nel suo Registro delle Nazioni Unite sulle Armi Convenzionali (UN ROCA) il meccanismo chiave a garanzia della trasparenza nel trasferimento di armi.</p>
<p align="JUSTIFY">Tuttavia, nonostante le disposizioni di legge, pare che la trasparenza sia rimasta per molti anni solo illusoria; infatti, è stato denunciato che dal 2009 l’Italia non invia informazioni circa le esportazioni di armi all’UNROCA. Anche per quanto riguarda l’incoraggiamento da parte dell’ATT di riportare annualmente al Segretariato di Ginevra informazioni circa il commercio di armi, è stato evidenziato che, ad esempio, nel rapporto dell’Italia del 2015 manchi l’elenco dei paesi destinatari dell’export di armi.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta si è pronunciata sul tema, comunicando di aver inviato pochi mesi fa una richiesta di chiarimenti alla Unità per le Autorizzazioni dei Materiali di Armamento, aggiungendo che laddove dovesse emergere una violazione della Legge 185 del 1990 si interromperà subito l’export di armi.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Parlamento Europeo è intervenuto sulla questione con una Risoluzione del 4 ottobre (2018/2853(RSP)) sulla situazione nello Yemen, esortando “tutti gli Stati membri dell&#8217;UE ad astenersi dal vendere armi e attrezzature militari all&#8217;Arabia Saudita, agli Emirati arabi uniti e a qualsiasi membro della coalizione internazionale, nonché al governo yemenita e ad altre parti del conflitto”.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel frattempo, nel Comune di Iglesias, in Sardegna,– dove si trova una delle sedi di RWM Italia S.p.A. –si discute sull’autorizzazione di due nuove linee produttive della società del gruppo Rheinmetall Defence. Esse consentirebbero la triplicazione della produzione di armi e quindi forse anche di sostenere ulteriormente il conflitto in corso. Nei mesi scorsi il Comitato Riconversione RWM e Italia Nostra Sardegna si sono costituiti nella Conferenza dei Servizi convocata per il procedimento autorizzativo in qualità di portatori d’interesse diffuso e hanno fatto presente all’amministrazione comunale di Iglesias numerose perplessità rispetto alla compatibilità ambientale del progetto ed alla correttezza dell’operazione dal punto di vista giuridico.</p>
<p align="JUSTIFY">La questione resta aperta. Ma se è pur vero che, come recita l’articolo 11 della nostra Carta Costituzionale, “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali[…]”, bisogna far sì che questo principio non resti lettera morta.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/11/29/imprese-e-diritti-umani-esportazione-di-armi-quando-il-made-in-italy-non-e-motivo-di-orgoglio/">&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Esportazione di armi: quando il “Made in Italy” non è motivo di orgoglio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/11/29/imprese-e-diritti-umani-esportazione-di-armi-quando-il-made-in-italy-non-e-motivo-di-orgoglio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le comunità del mondo arabo in Italia sul tema della violenza contro le donne</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/11/27/le-comunita-del-mondo-arabo-in-italia-sul-tema-della-violenza-contro-le-donne/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/11/27/le-comunita-del-mondo-arabo-in-italia-sul-tema-della-violenza-contro-le-donne/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2018 08:12:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[abusi]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[arabe]]></category>
		<category><![CDATA[arabi]]></category>
		<category><![CDATA[arabo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[centri]]></category>
		<category><![CDATA[Co-Mai]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[decreto]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[fede]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[Foad Aodi]]></category>
		<category><![CDATA[genere]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[mediatori]]></category>
		<category><![CDATA[medici]]></category>
		<category><![CDATA[musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[parità]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[Pillon]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[religioso]]></category>
		<category><![CDATA[rispetto]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[soccorso]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>
		<category><![CDATA[tutela]]></category>
		<category><![CDATA[uguaglianza]]></category>
		<category><![CDATA[uomini]]></category>
		<category><![CDATA[valori]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=11704</guid>

					<description><![CDATA[<p>Foad Aodi ; &#8220;Complimenti alla Tunisia per la nuova proposta legge in favore dell&#8217; uguaglianza  tra donne e uomini nell&#8217; eredità, Non bisogna dimenticare i diritti delle donne nei paesi euro Mediterranei e africani”&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/11/27/le-comunita-del-mondo-arabo-in-italia-sul-tema-della-violenza-contro-le-donne/">Le comunità del mondo arabo in Italia sul tema della violenza contro le donne</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><b><i>Foad Aodi ; &#8220;Complimenti alla Tunisia per la nuova proposta legge in favore dell&#8217; uguaglianza  tra donne e uomini nell&#8217; eredità, Non bisogna dimenticare i diritti delle donne nei paesi euro Mediterranei e africani”</i><br />
</b></div>
<div dir="auto"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Logo-Co-mai.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-11706" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Logo-Co-mai.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="314" height="314" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Logo-Co-mai.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 465w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Logo-Co-mai-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Logo-Co-mai-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Logo-Co-mai-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Logo-Co-mai-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 314px) 100vw, 314px" /></a></div>
<div dir="auto"><i>Le comunità del mondo arabo in Italia (le Co-mai), l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) ed il Movimento internazionale Uniti per Unire sul tema della violenza contro le donne.<br />
</i></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><img loading="lazy" class="img-responsive alignright" src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2018/07/VIOLENZA-6-1-720x470.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Amsi e Co-mai contro la violenza e le aggressioni contro le donne a casa e sui posti di lavoro: “chiediamo più centri di ascolto e assistenza socio sanitaria”" width="258" height="169" data-pagespeed-url-hash="3771752283" /></div>
<div dir="auto"><i>“È  vergognoso e non è comprensibile come,  ancora  , nel 2018, si continui a parlare di violenza sulle donne senza rispettare i loro legittimi diritti, i quali rappresentano una delle migliori conquiste della democrazia e delle civiltà e dei diritti umani.  Da lodare la  Tunisia , dove venerdì 23.11 è stata avanzata una proposta di legge in favore dell’ uguaglianza nell&#8217; eredità tra maschi e femmine  ” &#8211; dichiara il Fondatore dell&#8217;AMSI e delle Co-mai <b>Prof.Foad Aodi </b>Medico Fisiatra e membro del Focal Point per l&#8217;integrazione in Italia per alleanza delle Civiltà UNAOC-Organismo ONU.<br />
</i></div>
<div dir="auto"><i>“Oggi vogliamo esprimere la nostra solidarietà a tutte le donne nel mondo che hanno subito violenza. Tra loro ricordiamo le tante immigrate  violentate ingiustamente  durante i “tragitti delle speranze” . Ricordiamo la vergogna delle “ spose bambine” e delle piccole vittime dei pedofili. Ricordiamo le donne che hanno subito mutilazioni genitali femminili ,le giovani  che spesso non possono vivere come le loro coetanee , le donne che non possono studiare ,lavorare o guidare per colpa di leggi ingiuste. Le donne  che hanno meno diritti degli uomini ,le donne che portano il velo per costrizione imposta da altri ed anche tutte quelle che non riescono a realizzare i loro sogni per colpe non loro “ &#8211; conclude <b>Aodi-</b>  il quale invia una precisa richiesta alle istituzioni : rafforzare ed ampliare i centri d&#8217;ascolto multilingue presso le Asl ed i Municipi per prevenire la violenza sulle donne sia mentale quanto fisica , sostenendo chi sta in difficoltà e chi ha avuto il coraggio di denunciare. E’ necessario non farle sentire mai sole “- conclude Aodi. <b>Nicola Lofoco</b>, portavoce e responsabile del dipartimento scrittori del movimento Uniti per Unire è sulla stessa lunghezza d’onda : “ I diritti delle donne vanno sempre tutelati e difesi. Il nostro movimento sarà sempre in prima fila per sostenere la causa di chi è stato ingiustamente vittima di violenza.  Siamo impegnati con dedizione al dialogo inter-religioso ed alla collaborazione tra i popoli e saremo sempre al fianco di tutte le donne, di qualsiasi religione esse siano” . <b>Dalila Sahnoune</b>, membro della Co-Mai e mediatrice culturale a Cerveteri è totale accordo: “ Nella mia esperienza di mediatrice interculturale ho avuto modo di seguire la comunità musulmana. Ho notato che una piccola parte delle donne è molto remissiva ,chiusa, impaurita ed insicura . Alcune di loro non hanno potere decisionale , anche sui loro bisogni o per chiedere una semplice visita medica. Questa per me  è violenza mentale. Quello che vorrei dire alle donne è reagite, svegliatevi,  non nascondetevi,  fatevi aiutare dalle istituzioni e dalle associazioni sociali perché non bisogna vergognarsi, la violenza patriarcale e culturale non è colpa vostra. Unite possiamo reagire e combattere&#8221;. <b>Federica Battafarano</b> , vice presidente del “Movimento Uniti per Unire” e Assessore alle politiche culturali e sportive  del Comune di Cerveteri dichiara che  “Bisogna lavorare ancora moltissimo sulla prevenzione culturale e sociale. In questi anni sono stati fatti dei passi in avanti importanti e diffusi, sia in termini di sensibilizzazione che di attenzione mediatica. Nonostante questo, bisogna investire sulla formazione e sull’educazione sin dalla prima infanzia, per trasmettere già ai più piccoli i valori del rispetto e della parità. Dobbiamo batterci contro il Decreto Pillon, che ci porta indietro di 40 anni, contro ogni forma di discriminazione e violenza, e non arretrare di un solo passo nella difesa dei diritti fondamentali”</i></div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/11/27/le-comunita-del-mondo-arabo-in-italia-sul-tema-della-violenza-contro-le-donne/">Le comunità del mondo arabo in Italia sul tema della violenza contro le donne</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/11/27/le-comunita-del-mondo-arabo-in-italia-sul-tema-della-violenza-contro-le-donne/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221; Primo presidente donna in Etiopia e in tutto il continente africano</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/11/24/stay-human-africa-primo-presidente-donna-in-etiopia-e-in-tutto-il-continente-africano/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/11/24/stay-human-africa-primo-presidente-donna-in-etiopia-e-in-tutto-il-continente-africano/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Nov 2018 09:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Stay Human Africa]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazioni]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[eritrea]]></category>
		<category><![CDATA[esercito]]></category>
		<category><![CDATA[etiope]]></category>
		<category><![CDATA[etiopia]]></category>
		<category><![CDATA[etnia]]></category>
		<category><![CDATA[genere]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[ministro]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[nazione]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[parità]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente]]></category>
		<category><![CDATA[quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[rubrica]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[voto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=11696</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Dopo Soham, primo sindaco donna di Dakar, il nome di Sahle-Work Zewde imperversa su tutti i giornali internazionali. Prima donna presidente dell’Etiopia e unico capo di stato donna in carica in&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/11/24/stay-human-africa-primo-presidente-donna-in-etiopia-e-in-tutto-il-continente-africano/">&#8220;Stay human. Africa&#8221; Primo presidente donna in Etiopia e in tutto il continente africano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/et.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11697" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/et.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="656" height="492" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/et.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/et-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></a></b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">Dopo Soham, primo sindaco donna di Dakar, il nome di Sahle-Work Zewde imperversa su tutti i giornali internazionali. Prima donna presidente dell’Etiopia e unico capo di stato donna in carica in tutto il continente Africano.</p>
<p align="JUSTIFY">L’Etiopia, in questo momento più che mai, sta attraversando una fase di cambiamenti che derivano, in primis, dall’accordo di pace siglato con l’Eritrea, dopo bene 20 anni di conflitti e tensioni tra i due paesi. Questa importante svolta è comune anche sotto il punto di vista della necessità di unità tra le comunità etniche e religiose dei due paesi e l&#8217;impegno comune contro la discriminazione delle donne.</p>
<p align="JUSTIFY">L’elezione di Sahle arriva quindi in un momento storico molto importante, una settimana dopo che Abiy Ahmad, primo ministro riformista, ha nominato un gabinetto in cui metà dei posti sono stati attribuiti alle donne. Infatti, alla nomina di una donna a capo dello Stato, segue la nomina del 50% di donne nel governo.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">«</span></span>Governo e opposizioni devono capire che vivono sotto lo stesso tetto, e devono perciò concentrarsi su ciò che li unisce e non su ciò che li divide, per creare un Paese di cui essere fieri<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>»,</i></span></span> ha aggiunto la presidente al termine del suo primo discorso da capo dello stato.</p>
<p align="JUSTIFY">Sahle-Work Zewde è ora sottosegretario generale dell’Onu e speciale rappresentante presso l’Unione Africana. Sostituisce Mulatu Teshome Wirtu &#8211; dimessosi nei giorni scorsi, un anno prima della fine del suo mandato &#8211; dichiarando che vuole partecipare più attivamente al processo di cambiamento in atto nel paese.</p>
<p align="JUSTIFY">Infatti, è giusto specificare che in Etiopia il ruolo del presidente è molto cerimoniale e di rappresentanza mentre il potere esecutivo è di competenza del primo ministro. Nonostante questo, una presidente donna in Etiopia è una sorta di rivoluzione se la si somma al fatto che, come detto, metà del parlamento è costituito da donne.</p>
<p align="JUSTIFY">Per concludere, in Africa si sono susseguite donne importanti che hanno guidato moralmente e fisicamente eserciti o nazioni (vedi, per esempio, la regina Taytu Betul o la guerriera Yaa Asantewaa) ma mai una donna è stata posta a capo di una Nazione intera.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa è la prima volta in assoluto e, si spera, possa essere solo l’inizio di una bellissima storia tutta in rosa.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/11/24/stay-human-africa-primo-presidente-donna-in-etiopia-e-in-tutto-il-continente-africano/">&#8220;Stay human. Africa&#8221; Primo presidente donna in Etiopia e in tutto il continente africano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/11/24/stay-human-africa-primo-presidente-donna-in-etiopia-e-in-tutto-il-continente-africano/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
