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	<title>radio popolare Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>radio popolare Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Sgomberi ROM: Roma e Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Nov 2015 08:26:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Papa Francesco abbraccia i rom, Roma li sgombera</strong></p>
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#ffffff" width="643">Lo scorso 26 ottobre Papa Francesco ha ricevuto in udienza 5.000 rom provenienti da almeno venti nazioni del mondo. Nel frattempo, tuttavia, le autorità di Roma Capitale proseguono senza sosta, in vista del Giubileo, le azioni di sgombero forzato delle comunità rom per “ripulire” la città dai cosiddetti insediamenti informali. </p>
<p>«I vostri problemi e le vostre inquietudini interpellano non soltanto la Chiesa ma anche le autorità locali – ha detto il Pontefice rivolgendosi ai rom ricevuti nella sala Nervi -. Ho potuto vedere le condizioni precarie in cui vivono molti di voi e ciò contrasta col diritto di ogni persona ad una vita dignitosa». Papa Francesco ha quindi parlato della necessità dell’«integrazione» dei rom e ha ribadito che «nessuno è autorizzato a calpestare la dignità e i diritti». Dignità e diritti che tuttavia – denuncia l’Associazione 21 luglio – si continuano a calpestare nella Capitale con la pratica sistematica degli sgomberi forzati, che hanno come unica conseguenza quelle di rendere ancora più vulnerabili uomini, donne e bambini, relegandoli ai margini della società. L’Associazione 21 luglio esprime forte preoccupazione soprattutto per il netto incremento degli sgomberi forzati realizzati dalle autorità capitoline in seguito all’annuncio del Giubileo della Misericordia da parte di Papa Bergoglio, avvenuto il 13 marzo scorso. </p>
<p>Da allora, gli sgomberi forzati a Roma sono triplicati, passando da una media di 2,8 sgomberi al mese nei tre mesi precedenti l’annuncio a una media mensile di 10 sgomberi forzati dal 13 marzo 2015 a oggi. Dal 13 marzo, infatti, sono stati realizzati 70 sgomberi forzati che hanno coinvolto circa 1.150 persone per una spesa stimata di 1,5 milioni di euro. </p>
<p>«Gli sgomberi forzati violano il diritto internazionale, perché non rispettano le garanzie procedurali in materia di sgomberi previste dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite. Ma soprattutto queste azioni calpestano i diritti umani di uomini, donne e bambini, che continuano ad essere spostati da una parte all’altra della città e privati di un tetto, seppur precario, sopra la testa», afferma l’Associazione 21 luglio, che ha lanciato la campagna internazionale <a href="http://mandrillapp.com/track/click/30159671/www.21luglio.org?p=eyJzIjoiOXBSTVVSdGR3djRrZUJkVndlVVlsSVFRU1FrIiwidiI6MSwicCI6IntcInVcIjozMDE1OTY3MSxcInZcIjoxLFwidXJsXCI6XCJodHRwOlxcXC9cXFwvd3d3LjIxbHVnbGlvLm9yZ1xcXC93cC1jb250ZW50XFxcL3BsdWdpbnNcXFwvbmV3c2xldHRlclxcXC9zdGF0aXN0aWNzXFxcL2xpbmsucGhwP3I9TkRJek96TXdNREk3YUhSMGNEb3ZMM2QzZHk0eU1XeDFaMnhwYnk1dmNtY3ZjR1ZqWTJGMGJ5MWpZWEJwZEdGc1pUcyUzRFwiLFwiaWRcIjpcIjdkMTI2MjA4ODExMjQwNTU4YmE5MjY0NzcxN2Q1ZmRhXCIsXCJ1cmxfaWRzXCI6W1wiYmYxNGRjZmY2MmJmZTkzZWZlZDQ5OGY4Y2U2Mjg2YzBjOTZhODFhMVwiXX0ifQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">#PeccatoCapitale</a> per chiedere una moratoria sugli sgomberi forzati a Roma durante il periodo giubilare. </p>
<p>«Auspichiamo che le parole di oggi di Papa Francesco rappresentino uno stimolo decisivo per le autorità di Roma Capitale al fine di voltare una volta per tutte la pagina delle politiche dell’esclusione e della discriminazione nei confronti dei rom, che oggi continuano a trovare compimento nella ghettizzazione di tali comunità nei cosiddetti “villaggi attrezzati” e nell’attuazione sistematica di sgomberi forzati», conclude l’Associazione. </p>
<p>Con l’appello <a href="http://mandrillapp.com/track/click/30159671/www.21luglio.org?p=eyJzIjoiOXBSTVVSdGR3djRrZUJkVndlVVlsSVFRU1FrIiwidiI6MSwicCI6IntcInVcIjozMDE1OTY3MSxcInZcIjoxLFwidXJsXCI6XCJodHRwOlxcXC9cXFwvd3d3LjIxbHVnbGlvLm9yZ1xcXC93cC1jb250ZW50XFxcL3BsdWdpbnNcXFwvbmV3c2xldHRlclxcXC9zdGF0aXN0aWNzXFxcL2xpbmsucGhwP3I9TkRJek96TXdNREk3YUhSMGNEb3ZMM2QzZHk0eU1XeDFaMnhwYnk1dmNtY3ZjR1ZqWTJGMGJ5MWpZWEJwZEdGc1pUcyUzRFwiLFwiaWRcIjpcIjdkMTI2MjA4ODExMjQwNTU4YmE5MjY0NzcxN2Q1ZmRhXCIsXCJ1cmxfaWRzXCI6W1wiYmYxNGRjZmY2MmJmZTkzZWZlZDQ5OGY4Y2U2Mjg2YzBjOTZhODFhMVwiXX0ifQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">#PeccatoCapitale</a>, che ha già raccolto 1.200 firme, l’Associazione 21 luglio chiede alle autorità capitoline di fermare le azioni di sgombero – inutili, inefficaci, dispendiose e lesive dei diritti umani – nel periodo del Giubileo della Misericordia e di avviare con urgenza un tavolo di concertazione per individuare alternative possibili agli sgomberi. </p>
<p>Hanno finora aderito all’appello Roberto Saviano, Gad Lerner, Ascanio Celestini, Sabina Guzzanti, Piotta, Assalti Frontali, Paul Polansky e Padre Alex Zanotelli. Oltre a loro, 25 organizzazioni della società civile. </p>
<p>«Io non voglio un Giubileo del business. Ma un Giubileo che metta al primo posto i ‎rom, che oggi sono maltrattati e emarginati. Dobbiamo fare arrivare questo nostro appello anche a Papa Francesco per mettere fine a questi sgomberi forzati!», è il messaggio del missionario comboniano Padre Alex Zanotelli. <br /><a href="http://mandrillapp.com/track/click/30159671/www.21luglio.org?p=eyJzIjoieXM3S0x1RHllc0xFT1RUaEZzMzZFZjBGcGo4IiwidiI6MSwicCI6IntcInVcIjozMDE1OTY3MSxcInZcIjoxLFwidXJsXCI6XCJodHRwOlxcXC9cXFwvd3d3LjIxbHVnbGlvLm9yZ1xcXC93cC1jb250ZW50XFxcL3BsdWdpbnNcXFwvbmV3c2xldHRlclxcXC9zdGF0aXN0aWNzXFxcL2xpbmsucGhwP3I9TkRJek96TXdNREk3YUhSMGNITTZMeTkzZDNjdWVXOTFkSFZpWlM1amIyMHZkMkYwWTJnJTJGZGoxTlMzWnJjblZNVGxOeVRUcyUzRFwiLFwiaWRcIjpcIjdkMTI2MjA4ODExMjQwNTU4YmE5MjY0NzcxN2Q1ZmRhXCIsXCJ1cmxfaWRzXCI6W1wiYmYxNGRjZmY2MmJmZTkzZWZlZDQ5OGY4Y2U2Mjg2YzBjOTZhODFhMVwiXX0ifQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">#PECCATOCAPITALE: il video</a> <br /><a href="http://mandrillapp.com/track/click/30159671/www.21luglio.org?p=eyJzIjoiTmRuMFJpTUFud0w1NmtPMWszYzNoNUVoQnQ0IiwidiI6MSwicCI6IntcInVcIjozMDE1OTY3MSxcInZcIjoxLFwidXJsXCI6XCJodHRwOlxcXC9cXFwvd3d3LjIxbHVnbGlvLm9yZ1xcXC93cC1jb250ZW50XFxcL3BsdWdpbnNcXFwvbmV3c2xldHRlclxcXC9zdGF0aXN0aWNzXFxcL2xpbmsucGhwP3I9TkRJek96TXdNREk3YUhSMGNITTZMeTkzZDNjdWVXOTFkSFZpWlM1amIyMHZkMkYwWTJnJTJGZGoxbFJscHZja3RwWVZjMlFUcyUzRFwiLFwiaWRcIjpcIjdkMTI2MjA4ODExMjQwNTU4YmE5MjY0NzcxN2Q1ZmRhXCIsXCJ1cmxfaWRzXCI6W1wiYmYxNGRjZmY2MmJmZTkzZWZlZDQ5OGY4Y2U2Mjg2YzBjOTZhODFhMVwiXX0ifQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">L&#8217;appello di Padre Zanotelli</a></p>
<div style="border: currentColor; padding: 0cm;">
<u></u>&nbsp;</div>
<div style="border: currentColor; padding: 0cm;">
<u>____________________________________________________________________________________</u></div>
<div style="border: currentColor; padding: 0cm;">
<u></u>&nbsp;</div>
<div style="border: currentColor; padding: 0cm;">
<strong>MILANO</strong></div>
<div style="border: currentColor; padding: 0cm;">
<u></u>&nbsp;</div>
<div style="border: currentColor; padding: 0cm;">
CONSIGLIO COMUNALE DEL 5 NOVEMBRE 2015 </p>
<p>INTERVENTO AI SENSI DELL’ART.21 DELLA CONSIGLIERA ANITA SONEGO<br /> CAPOGRUPPO SINISTRA PER PISAPIA – FEDERAZIONE DELLA SINISTRA</p>
<p> PROBLEMA DELLA CASA E VIA IDRO</p>
<p> Signor Presidente, oggi davanti a Palazzo Marino ci sono due gruppi di manifestanti: il Sicet e i Rom di via Idro.<br /> Entrambi, pur nella loro diversità, vogliono porre all’attenzione dell’amministrazione comunale il problema della casa.<br /> Il Sicet ricorda come ci siano in città 14.000 sfratti pendenti, la maggior parte dei quali per morosità, mentre la lista d’attesa per l’assegnazione di una casa popolare comprende 24.000 famiglie.<br /> L’altro gruppo di manifestanti contesta la decisione della nostra amministrazione di chiudere il campo rom di via Idro.<br /> Quest’anno, come presidente della Commissione Pari Opportunità, ho partecipato a<br />tre incontri sulla situazione Rom e Sinti a Milano.<br /> Il primo, promosso dal NAGA l’11 marzo, presentava i dati di un’indagine sull’applicazione delle “Linee giuda Rom, Sinti e Caminanti” adottate dal Comune di Milano nel 2012 (il tutto è visibile in internet). In sintesi, il NAGA sottolinea e critica la politica degli sgomberi (dal gennaio a settembre 2014 -dati forniti dal comune- ci sono stati 191 sgomberi -5 per settimana-) e l’utilizzo dei 5 milioni e 691.000 euro del “Piano Maroni” essenzialmente per contrastare le irregolarità, degrado e illegalità soprattutto degli insediamenti spontanei, piuttosto<br /> che promuovere l’inclusione delle popolazioni Rom-Sinti-Caminanti. Gran parte delle risorse economiche sono state investite per misure emergenziali e temporanee<br />come i CES –centri di emergenza sociale- (in pratica cointeners o stanzoni in cui vivono 20-30 persone) piuttosto che per il lavoro, l’integrazione scolastica o l’autocostruzione.<br /> Il secondo incontro è stato promosso dalle ACLI il 13 ottobre e ha avuto come tema “La situazione giuridica dei Rom”. In quell’occasione la Caritas Ambrosiana&nbsp;ha&nbsp;presentato una ricerca sui Rom dell’area milanese confermando quanto rilevato dal NAGA.<br /> Il 24 ottobre, infine, alla Casa dei Diritti si sono incontrate varie associazioni per raccontare la “situazione di Rom e Sinti a Milano”.<br />Si è parlato, in quell’occasione, della imminenza della data del 3 novembre per gli abitanti del campo di via Idro.<br /> Da ieri, infatti, quel campo può essere sgomberato. Il 30 ottobre, 5 famiglie di Rom che vivono lì dal 1989, assieme al NAGA e con il supporto dell’Opera Nomadi e dell’associazione Amici di via Idro, hanno presentato un ricorso al TAR contro la delibera di giunta del 17 agosto scorso che prevede lo smantellamento del campo.<br /> I 19 ricorrenti, sono tutti cittadini italiani, residenti a Milano, a cui è stato offerto, in luogo delle casette e piazzole in cui vivono, di essere alloggiati presso i Centri di Autonomia Abitativa (in questo caso il Ceas di Parco Lambro). In una specie di containers e per un periodo temporaneo. Tutto ciò in evidente contrasto con le linee guida che prevedevano l’assegnazione di case popolari o aiuti per l’autocostruzione.<br /> Nel ricorso si cita l’art.8 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo che parla di “diritto al rispetto della vita privata e familiare”. I Ces e i Centri di Autonomia Abitativa restano strumenti all’interno di una logica “assistenziale”. Non si tratta di fornire assistenza, ma di attuare una politica volta all’indipendenza e alla dignità delle persone.<br /> I cittadini italiani di via Idro non chiedono di rimanere per forza in quel luogo ma che sia offerta loro un’alternativa che non rappresenti un peggioramento della situazione in cui vivono.<br /> La politica del superamento dei campi aveva al suo fondo un’idea di abitazioni più dignitose ed umane ma se non si offrono alternative condivise con gli interessati, si creano davvero quei “Nomadi per forza” di cui parla il NAGA.<br /> Se persino l’assessore Granelli, in una intervista a Radio Popolare ammette che<br /> non sono delle vere e proprie case quelle che vengono proposte temporaneamente,<br /> perché chi abita in una situazione decente dovrebbe andarsene?<br /> Ultima domanda: perché da molto tempo è solo l’assessorato alla sicurezza che si<br />occupa di ROM? A me sembra indicare una scelta politica piuttosto strana (diciamo così) per una amministrazione di centrosinistra.</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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			</item>
		<item>
		<title>Ti disturbo?: parlare di una Milano multietnica con ironia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Nov 2013 07:55:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sanja Lucic è nata a Belgrado. Vive e lavora a Milano da 13 anni, città che ama moltissimo . Giornalista da più di 16 anni, nel 2000 si trasferisce nel capoluogo lombardo dove lavora&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sanja Lucic è nata a Belgrado.<br />
Vive e lavora a Milano da 13 anni, città che ama moltissimo .<br />
Giornalista da più di 16 anni, nel 2000 si trasferisce nel capoluogo<br />
lombardo dove lavora a <em>Radio<br />
Popolare</em> oltre a scrivere<br />
per molti giornali in Serbia e in Italia.<br />Ha curato per anni il<br />
blog <u><a href="http://www.strangerinmilan.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.strangerinmilan.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
da cui è nata<br />
l&#8217;idea di <em>Ti disturbo? </em><em>Una<br />
serie di racconti lucidi, divertenti, acuti e pungenti. Un libro<br />
edito da Edizioni del Gattaccio.</em></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/copertina-Ti-disturbo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/copertina-Ti-disturbo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Associazione<br />
per i Diritti Umani ha intervistato per voi l&#8217;autrice e, in<br />
primavera, saremo lieti di presentare il libro in un incontro<br />
pubblico. Ringraziamo tantissimo Sanja Lucic e il suo editore.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Le<br />
parole, il linguaggio veicolano stereotipi, spesso negativi: quali<br />
sono i modi di dire più frequenti nelle conversazioni e quali le<br />
sembrano inopportuni?</b></div>
<div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
mio libro parlo molto di modi di dire che non sono solo questo,<br />
rispecchiano i concetti di vita in questa città, in questo Paese. Ho<br />
sempre trovato molto strano dire “Ti disturbo?” (ed è anche il<br />
titolo del libro) quando si chiama qualcuno. Non capisco perché<br />
dobbiamo pensare che la nostra telefonata disturbi la persona<br />
dall’altra parte e poi se è effettivamente occupata dovrebbe non<br />
rispondere, giusto? Ma questo evidenzia un modo di vivere<br />
completamente indirizzato sul lavoro, sulle cose da fare, dove i<br />
momenti per godersi la vita, fare due chiacchiere con gli amici,<br />
sentire qualcuno al telefono, sono rari, sono un fattore disturbante.<br />
Il tempo qua è prezioso, si ritiene che tutti hanno tanto da fare in<br />
ogni momento della giornata e non hanno il tempo da perdere, con una<br />
telefonata (se non è di lavoro), appunto. La stessa cosa è con:<br />
“Dimmi”, oppure “Buon lavoro”. Queste frasi mi sono sempre<br />
suonate stonate, non mi appartengono e non le uso mai. Non è una<br />
critica, è solo un’osservazione di qualcosa che è diverso dal mio<br />
modo di vivere. Nel libro ci sono molti modi di dire che ho notato da<br />
straniera, ma decisamente non è un libro che parla solo di questo.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Ci<br />
può raccontare della sua esperienza, vissuta nel 1999 a Belgrado?</b></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
1999 è stato un culmine, dopo sette anni d’embargo economico e gli<br />
scaffali nei supermercati completamente vuoti, la benzina che si<br />
vendeva nelle bottiglie per strada, l’inesistenza delle banche,<br />
lunghe code per i beni primari dalle 04 del mattino, gli amici<br />
chiamati in guerra e i notiziari che 24/24 h trasmettevano le<br />
immagini terribili; gli anni in cui non sapevo che fine avevano fatto<br />
mia zia e la nonna in Croazia perché le linee telefoniche erano<br />
tagliate. Nel 1999  gli aerei della Nato hanno bombardato Belgrado<br />
per 78 giorni. Ho vissuto in quei giorni sempre vestita, con uno<br />
zaino vicino al letto dentro il quale c’erano poche cose necessarie<br />
per una fuga. Non c’era più la differenza tra il giorno e la<br />
notte. Gli aerei attaccavano sempre, le sirene che ci avvisavano del<br />
loro arrivo partivano d’improvviso, ad ogni ora. Il 30 aprile del<br />
1999 una “bomba intelligente” e’ caduta a 100 metri da casa<br />
mia. Sono morte le persone, l’intera via è stata rasa al suolo ed<br />
io per soli 100 metri non sono stata “l’errore collaterale”. E’<br />
stato terribile ma è come se io solo ora avessi elaborato tutto.<br />
Qualche giorno fa, per la prima volta dopo 14 anni, sono scoppiata a<br />
piangere raccontando l’accaduto.
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Le<br />
è capitato di sentirsi straniera a Milano e ci si può sentire tali<br />
anche se si è nati in questa città?</b></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
mi è mai capitato che gli altri mi abbiano fatto sentire straniera.<br />
Ho forse avuto la fortuna di incontrare le persone che non hanno mai<br />
fatto un accenno, in senso negativo, al fatto che io fossi straniera.<br />
Ma ci sono state alcune volte in cui mi sono sentita tale.
</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
tratta di momenti, di episodi di vita quotidiana quando per esempio<br />
mi accorgevo che qua la gente non si telefona per chiacchierare ma<br />
per mettersi d’accordo per qualcosa. Che non c’è l’abitudine<br />
di sentirsi al telefono solo per condividere una cosa, una<br />
sensazione, un episodio. Che la gente non fa le visite a casa se non<br />
si preannunciano molto tempo prima. Ma in generale ci si incontra nei<br />
ristoranti e raramente a casa. Che Milano toglie completamente la<br />
spontaneità. E’ una città molto programmata, ogni minuto è<br />
pensato bene e riempito fino ai minimi dettagli. Non c’è tregua. E<br />
poi, qua si sente spesso che si è amici, tutti sembrano amici ma in<br />
realtà, si tratta delle semplici e superficiali conoscenze. Ecco,<br />
questi sono gli esempi delle varie situazioni nelle quali io mi sono<br />
sentita diversa-straniera visto che da dove arrivo io si vive<br />
diversamente.
</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Ascoltando<br />
gli amici napoletani, calabresi, sardi e pure romani noto che loro<br />
fanno le mie stesse osservazioni. E si sentono stranieri a Milano. Ma<br />
la cosa interessante è che spesso le persone nate in questa città<br />
commentano e criticano Milano dicendo: “E pensa, sono nato qua!”
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<b>Che<br />
cosa ama, invece, in particolare di Milano?</b></div>
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Spesso<br />
mi capita di guidare per le vie che ormai conosco bene, di sorridere<br />
e pensare: “Questa è la mia città”. Io adoro i tram milanesi,<br />
mi fanno sentire a casa, mi piace il Duomo, lo trovo “mozzafiato”<br />
ed ogni volta quando gli passo vicino mi emoziona. Mi piace via Paolo<br />
Sarpi. Mi piacciono i chioschi che vendono i fiori, il parco<br />
Sempione, i mezzi pubblici che nonostante quello che si dice sono<br />
puntuali. Ma sopratutto mi piace il  mio mondo che mi sono creata a<br />
Milano. Il mondo fatto dal bar di Efisio sotto il condominio 54, i<br />
miei stupendi vicini di casa e il caffé al mattino con loro, i<br />
piccoli negozi dove conosco tutti, la passeggiata con il cane quando<br />
chiacchiero con la gente e il fatto che nel mio quartiere ci<br />
conosciamo tutti. Io amo le persone perché basta non fermarsi<br />
all’apparenza e in questa città trovi gente stupenda, buona,<br />
creativa, interessante, generosa.
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<b>Il<br />
suo nome, in serbo, significa “colei che sogna”: quali sono il<br />
suo sogno più bello e il suo desiderio più grande ?</b></div>
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Direi<br />
che proprio in questo momento una fase della mia vita è finita. In<br />
questa fase avevo realizzato tutti i miei sogni. Avevo una lista che<br />
riguardava l’università, il lavoro da giornalista, l’amore, gli<br />
interessi, i viaggi. E ho fatto tutto anche se è stata davvero dura,<br />
soprattutto negli anni di guerra.
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Ora<br />
le cose sono cambiate ed io ho una nuova lista. Mi piacerebbe<br />
continuare ad essere in salute, avere i soldi a sufficienza per poter<br />
rendere felici le persone che mi circondano, vorrei continuare a<br />
lavorare in radio perché non è solo un lavoro, è la ragione di<br />
vita. Vorrei pubblicare un altro libro, portare questo primo in<br />
teatro e vorrei avere una famiglia.
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