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	<title>radioattività Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Ricordando Chernobyl</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2019 07:06:50 +0000</pubDate>
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<p>di Cecilia Grillo</p>



<p>Nonostante
si tratti di una delle più drammatiche tragedie di cui la storia sia
stata spettatrice, insieme a Fukushima, ben pochi si sono ricordati
del 33esimo anniversario del disastro di Cernobyl che cadeva proprio
qualche giorno fa, il 26 aprile.</p>



<p>La
catastrofe di Chernobyl è stata definita come una delle più gravi
calamità per il popolo ucraino nel XX secolo, insieme al Terrore
della Guerra Civile, l’Holodomor &#8211; la carestia del 1932-1933 -, le
due guerre mondiali e la guerra in Afghanistan. 
</p>



<p>Allo
stesso tempo, sarebbe impossibile non notare la differenza tra questo
disastro e qualsiasi altro evento catastrofico: il pericolo di
Chernobyl è impercettibile, le sue manifestazioni e i suoi rischi
praticamente illimitati e persistenti. Lo scrittore britannico Mario
Petrucci, autore di “Hard Water: a Poem for Chernobyl” ha
affermato: “Chernobyl ha introdotto il concetto di disastro del
futuro”.</p>



<p>Alle
ore 1:23 del 26 aprile 1986, il quarto reattore della centrale
nucleare di Chernobyl esplose.</p>



<p>Secondo
rapporti delle Nazioni Unite, gli operatori della centrale di
Chernobyl, nell’odierna Ucraina, in violazione delle norme di
sicurezza, hanno disattivato importanti sistemi di controllo nel
reattore n. 4 dell’impianto. Un’ondata di corrente ha provocato
una serie di esplosioni, a partire dalle ore 1:23 del mattino, che
sono state in grado di far crollare il pesante coperchio del reattore
e di generare una nube di polvere radioattiva che si è estesa su
tutta l’Europa settentrionale e occidentale, raggiungendo la costa
orientale degli Stati Uniti.</p>



<p>Il
disastro è stato un incidente industriale unico dovuto alla scala
dei suoi effetti sociali, economici e ambientali e uno dei più gravi
nella storia dell’industria nucleare. Si stima che solo in Ucraina,
Bielorussia e Russia siano state colpite direttamente circa 9 milioni
di persone, sottoposte a radionuclidi per un lungo periodo di tempo
rilasciati a un’intensità più di 200 volte superiore rispetto a
quella delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki. Quasi 404.000
persone sono state reinsediate, ma milioni hanno continuato e
continuano a vivere in un ambiente in cui l’esposizione a
radiazioni genera una serie di conseguenze negative per le condizioni
di vita degli esseri umani, dell’ecosistema e delle generazioni
future.</p>



<p>Nel
territorio dell’ex Unione Sovietica la contaminazione ha provocato
l’evacuazione di circa 400.000 persone. Circa 200.000 km2 di terra
era, ed è, contaminata da atomi di cesio-137 radioattivo a livelli
superiori a 37.000 Bq / m2. In termini di superficie, circa 3.900.000
km2 del suolo europeo (40% della superficie dell’Europa) sono stati
contaminati dal cesio 137 (a livelli superiori a 4.000 Bq / m2).
Fatto peculiare, questi dati non sembrano essere stati pubblicati e,
certamente, la popolazione europea non ne è mai stata resa edotta.</p>



<p>La
contaminazione di Chernobyl persisterà per secoli, e in molti paesi,
oltre a Bielorussia, Ucraina e Russia, permarranno per i decenni a
venire gli ordini di restrizione al commercio alimentare disposti a
livello comunitario. Le conseguenze economiche dell’incidente
restano un onere gravoso per i paesi più colpiti: Ucraina e
Bielorussia continuano a spendere una ingente percentuale del loro
prodotto nazionale lordo nel tentativo di affrontare gli impatti
economici provocati dal disastro.</p>



<p>Sono
state condotte innumerevoli ricerche e sono state scritte centinaia
di relazioni circa l’impatto della tragedia di Chernobyl sulle
condizioni di salute delle popolazioni locali, ma persistono tuttavia
innumerevoli incertezze dovute ai dati poco attendibili a riguardo. 
</p>



<p>Un
rapporto delle Nazioni Unite del 2005 stima che l’incidente abbia
causato circa 4.000 morti, la maggior parte dei quali manifestatisi
con patologie cancerogene. Sebbene molti dei resoconti ufficiali
facciano riferimento a circa 4.000 decessi per cancro causati dal
disastro di Chernobyl in Bielorussia, Ucraina e Russia, la previsione
nelle relazioni AIEA / OMS è di oltre 9.000 decessi. Molti altri
studi prospettano un multiplo di quel numero, ad esempio il rapporto
di Green Peace “The Chernobyl Catastrophe &#8211; Conseguenze sulla
salute umana” del 2006 stimava che 200.000 decessi correlati alle
radiazioni abbiano avuto luogo tra il 1990 e il 2000 in Russia,
Ucraina e Bielorussia.  Una pubblicazione del 2009 che teneva in
considerazione i rapporti in lingua russa e ucraina, esclusi dagli
studi ufficiali, calcolava un numero di circa 900.000 vittime. 
</p>



<p>Nonostante
non si abbiano informazioni certe rispetto a statistiche accurate che
accertino il numero effettivo delle vittime del disastro, è certo
che vi siano stati migliaia di decessi negli ultimi decenni nella
zona radioattiva come conseguenza diretta dell’incidente. 
</p>



<p>Negli
ultimi trent’anni, la consapevolezza pubblica dell’impatto
ambientale di Chernobyl sui diritti umani si è sempre maggiormente
sviluppata a seguito del crescente numero di decessi e casi di cancro
alla tiroide che sono emersi in Ucraina, Bielorussia e Russia.
Secondo il rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia
atomica, le conseguenze dell’incidente di Chernobyl si sono
tradotte in un sostanziale trasferimento atmosferico transfrontaliero
degli agenti radioattivi e nel successivo inquinamento di molti paesi
occidentali.</p>



<p>Gli
effetti a lungo termine della radioattività incontrollata provocata
dal disastro di Chernobyl, inclusi inquinamento dell’aria e
dell’acqua, numero crescente di patologie tumorali e decessi
correlati, radioattività di cibo e acqua, hanno minacciato i diritti
umani fondamentali, in particolare il diritto alla vita e alla
salute: i diritti umani essenziali non possono essere tutelati in
assenza di un ambiente ecologicamente pulito e salubre.</p>



<p>Iniziando,
in<em>
primis</em>,
con l’analisi del fondamentale diritto alla vita, primario fra i
diritti umani, secondo anche quanto affermato dal diplomatico
Franciszek Przetacznick: il godimento del diritto alla vita è un
prerequisito del godimento di tutti gli altri diritti umani. Ogni
essere umano ha un diritto intrinseco alla vita, e questo diritto è
quello che deve essere protetto dagli abusi da parte dello Stato in
conformità con le leggi e gli accordi internazionali. La
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, all’articolo 3 afferma
che: “<em>Ogni
individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della
propria persona</em>”.
La domanda sorge quindi spontanea: come può essere protetto il
diritto alla vita di esseri umani che vivono in un territorio
radioattivo? La contaminazione radioattiva dell’ambiente è mortale
per gli esseri umani e il diritto alla vita, come del resto tutti i
diritti umani (compresi quelli civili, culturali ed economici), è
chiaramente privo di significato in assenza di un ecosistema pulito e
sicuro. 
</p>



<p>Se
il Principio n.5 della Dichiarazione di Stoccolma del 1972 proclama
che le risorse non rinnovabili della terra devono essere impiegate in
modo tale da prevenire il pericolo del loro futuro esaurimento e
garantire che i benefici derivanti da tale impiego siano condivisi da
tutta l’umanità, così ispirando e guidando i popoli del mondo
nella conservazione e nella valorizzazione dell’ambiente umano,
invece il Principio 1 della Dichiarazione ha gettato le basi per
collegare i diritti umani e la protezione ambientale, dichiarando che
“<em>L’uomo
ha il diritto fondamentale alla libertà, all’eguaglianza e a
condizioni di vita soddisfacenti, in un ambiente che consenta di
vivere nella dignità e nel benessere ed è altamente responsabile
della protezione e del miglioramento dell’ambiente davanti alle
generazioni future</em>”.

</p>



<p>Così
anche l’articolo 24 della Carta Africana dei diritti dell’uomo e
dei popoli del 1981 dispone che ‘‘<em>tutti
i popoli hanno diritto a un ambiente soddisfacente e globale,
favorevole al loro sviluppo</em>’’.</p>



<p>E
ancora il Protocollo di San Salvador del 1988, Protocollo alla
Convenzione americana sui diritti dell’uomo in materia di diritti
economici, sociali e culturali, all’articolo 11, dispone che
‘‘<em>Ognuno
ha diritto a vivere in un ambiente sano e di avere accesso ai servizi
pubblici di base</em>”:
in condizioni ambientali malsane (come quelle di chi vive in una
regione radioattiva) i diritti umani fondamentali sono a rischio.</p>



<p>Volgendo
poi lo sguardo al diritto alla salute, strettamente correlato al
diritto alla vita, l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo
definisce quale diritto fondamentale di ogni essere umano. Il cancro
della tiroide, causato dallo iodio radioattivo, è stata una delle
principali manifestazioni dell’impatto sulla salute dell’incidente
di Chernobyl, in particolare tra i giovani. Il reattore rilasciava
nell’aria enormi quantità di sostanze radioattive incontrollate. I
bambini sono generalmente più a rischio di cancro alla tiroide
rispetto agli adulti e le statistiche indicano che l’incidenza del
cancro alla tiroide tra i bambini nelle zone limitrofe è aumentata
rapidamente a seguito del disastro di Chernobyl. Nella Convenzione
sui diritti dell’infanzia, all’articolo 24, si afferma che “<em>Gli
Stati parti riconoscono il diritto del minore di godere del miglior
stato di salute possibile</em>”.

</p>



<p>Strettamente
connessi al diritto a una vita salubre l’accesso all’acqua e il
diritto al cibo sono stati riconosciuti dalle Nazioni Unite quali
diritti umani universali fondamentali.</p>



<p>Kofi
Annan, Segretario
generale delle Nazioni Unite nel 2013, durante la giornata mondiale
dell’acqua di qualche anno fa, ha affermato “<em>access
to safe water is a fundamental human need and, therefore, a basic
human rights</em>”.
<em>Contaminated
water jeopardizes both the physical and social health of all people.
</em><em>It
is an affront to human dignity</em>”.

</p>



<p>Il
diritto degli esseri umani a cibo ed acqua rappresenta un diritto
umano fondamentale, così come definito dal Patto internazionale sui
diritti economici, sociali e culturali (ICESCR), adottato
dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 16 dicembre 1966 e
in vigore dal 3 gennaio 1976, secondo cui deve essere riconosciuto il
diritto di ognuno a un livello di vita adeguato per sé e la sua
famiglia, compreso un nutrimento adeguato. Il diritto al cibo
rappresenta un diritto fondamentale di tutti gli esseri umani, così
come il diritto all’acqua potabile. Il secondo principio della
Dichiarazione di Stoccolma afferma che “<em>Le
risorse naturali della terra, ivi incluse l’aria, l’acqua, la
terra, la flora e la fauna e particolarmente il sistema ecologico
naturale, devono essere salvaguardate a beneficio delle generazioni
presenti e future, mediante una programmazione accurata o una
appropriata amministrazione</em>”.</p>



<p>In
un’area contaminata dalla radioattività non vi è accesso a cibo e
acqua salubri provocando così una serie di violazioni dei diritti
umani fondamentali. Negli anni precedenti all’incidente di
Chernobyl, l’area ora in analisi era circondata da foreste, fiumi e
centri urbani e circa il 40% del territorio veniva utilizzato per
scopi agricoli. A seguito del disastro, le forniture di acqua
potabile e i prodotti agricoli nella zona sono stati contaminati dai
più alti livelli di radiazioni e da quel momento l’accesso
all’acqua potabile e al cibo è diventato un problema pregnante per
coloro che hanno continuato a vivere nella regione.</p>



<p>In
conclusione, ho voluto analizzare la relazione tra violazioni dei
diritti umani e le problematiche ambientali provocate dal disastro
nucleare di Chernobyl in considerazione del diritto alla vita, a un
ambiente sano, del diritto all’acqua pulita e al cibo, tutti
identificati quali diritti umani fondamentali sia dalla Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani (UDHR) che dalla Carta Africana dei
diritti dell’uomo e dei popoli del 1981. 
</p>



<p>In
primo luogo, l’incidente di Chernobyl ha causato il più vasto
rilascio radioattivo incontrollato nell’ambiente mai sperimentato,
comportando gravi conseguenze ambientali, in particolare inquinamento
atmosferico e contaminazione delle acque. Il diritto alla vita
richiede un ambiente salubre e sicuro, e la contaminazione legata al
disastro di Chernobyl ha causato migliaia di decessi per cancro in
Russia, Ucraina e Bielorussia tra il 1990 e il 2000 ed effetti
deleteri per le condizioni di salute della maggioranza della
popolazione in Ucraina.</p>



<p>Secondariamente
un altro effetto ambientale causato dal disastro di Chernobyl ha
riguardato il diritto ad acqua pulita e cibo, identificabili quali
bisogni indispensabili per la protezione dei diritti degli esseri
umani a una nutrizione dignitosa. 
</p>



<p>L’impatto
ambientale provocato dall’incidente nucleare di Chernobyl ha
causato gravi violazioni dei diritti umani, principalmente in
Ucraina, Russia e Bielorussia. Le popolazioni della zona radioattiva
soffrono da un quarto di secolo della continua minaccia al proprio
diritto di vivere, al diritto ad un ambiente sano, alla salute,
all’acqua potabile e al cibo, situazione chiaramente in violazione
dei loro diritti umani fondamentali. L’incidente nucleare ha
trasformato le aree abitabili in aree inabitabili e innumerevoli vite
umane sono andate perdute; inoltre, la maggior parte dei territori
“contaminati” nella regione rimane insicura sia per gli
insediamenti umani che per lo svolgimento di attività economica.</p>
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