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	<title>ragazzi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Venezuela. C&#8217;era una volta un adolescente&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Aug 2024 14:44:27 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/vene.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="754" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/vene-1024x754.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17682" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/vene-1024x754.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/vene-300x221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/vene-768x565.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/vene.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Il quotidiano spagnolo El Mundo titola un articolo sulla situazione in Venezuela e sulla detenzione arbitraria dei giovani: “Maduro, l&#8217;Erode chavista”. Confesso che avrei voluto rubare il titolo perché, senza dubbio, riassume perfettamente la mostruosità che sta vivendo il Paese.<br>Vediamo. C&#8217;è qualcosa di macabro, di malvagio, di psicopatico quando un adulto si accanisce gratuitamente contro un bambino, una bambina o degli adolescenti. In generale è così, ma soprattutto quando questi ragazzi e ragazze non ha fatto assolutamente nulla. Quando è gratuito, per il solo piacere di fare del male.<br>Di tutte le atrocità che stanno accadendo oggi e che sono accadute in Venezuela negli ultimi 25 anni, quella contro i giovani e i bambini è la più atroce di tutte. La sistematica persecuzione di uomini e donne della società civile, di leader politici, di giornalisti, di testimoni delle elezioni, mette in cima alla lista il sequestro e la persecuzione di bambini, bambine e adolescenti, dai 12 ai 17 anni. Negli ultimi giorni, la polizia del regime li ha trasferiti in due grandi prigioni nella regione di Aragua, vicino alla capitale.<br>C’è una caccia alle streghe dal giorno dopo le elezioni. ll modus operandi della polizia è sempre lo stesso: fanno incursioni notturne, sfondano porte, picchiano le persone, puntano le armi e prendono in custodia i ragazzi e le ragazze delle famiglie che secondo la polizia o i vicini simpatizzanti del chavismo hanno votato per Edmundo González Urrutia. Ci sono testimonianze che raccontano che sono stati picchiati in carcere, torturati, impediti di vedere le famiglie e gli avvocati, accusati di terrorismo, per non parlare delle violenze che le ragazze avrebbero subito. Costringono questi giovani a salutare un ritratto di Maduro e a cantare “Chávez vive”, in omaggio a Hugo Chávez. Gli adolescenti che hanno potuto parlare con le loro famiglie (perché molti di loro sono in isolamento) hanno informato le loro famiglie di essere stati sottoposti ad abusi fisici.<br>Il 22 agosto, un ragazzo di 15 anni è stato rilasciato dal carcere dopo aver subito una paralisi facciale 10 giorni prima, a causa dello stress che aveva provocato il suo arresto. Al ragazzo sono state imposte misure cautelari: comparire ogni otto giorni davanti al circuito giudiziario della città di Barinas e il divieto di lasciare il Paese.<br>Le organizzazioni per i diritti umani che monitorano la situazione venezuelana affermano che il numero di adolescenti arrestati supera quello della sanguinosa repressione del dittatore cileno Augusto Pinochet. Il regime cileno aveva arrestato 956 bambini e adolescenti dal 1974 al 1990, ovvero circa 56 all&#8217;anno. Maduro ne ha arrestati 114 in meno di un mese, secondo le cifre ufficiali.<br>La maggior parte di questi ragazzi e ragazze proviene da quartieri di classe bassa, roccaforti storiche che hanno sostenuto Chávez e Maduro e che di recente sono passate a sostenere l&#8217;opposizione.<br>Il Forum Penal Venezuelano, l&#8217;organismo legale che monitora la situazione dei prigionieri politici venezuelani, afferma che “tutti hanno paura di parlare, prima almeno avevamo accesso alle persone arrestate e a sentire le accuse di tortura, ora non più”, ha dichiarato Alfredo Romero, presidente del Forum Penal. L&#8217;organizzazione ha registrato 114 prigionieri politici adolescenti.<br>Mercoledì scorso c&#8217;è stata una manifestazione in piazza in Venezuela e nel mondo per denunciare per l&#8217;ennesima volta la situazione. Maria Corina Machado ha fatto un discorso di speranza a tutti i venezuelani, rivolgendo tra l&#8217;altro un appello ai detenuti nelle carceri. È di dominio pubblico che i detenuti hanno un codice d&#8217;onore per quello che riguarda la violenza contro i minori, la leader ha chiesto loro di proteggere tutti i minori da guardie e polizia del governo, vuole fidarsi di loro e gli ha dato questo compito.<br>Tutto ciò è spaventoso. È un piano crudele che mira a spezzare le famiglie, a rompere questa unione di cittadini mai vista prima in Venezuela. Il mandato di arresto internazionale per Maduro e la sua cupola assassina deve essere emesso ora, senza perdere un minuto in più.</p>



<p>In Venezuela stanno accadendo molte cose, la situazione è incandescente, ma la protezione dei nostri bambini e adolescenti è una priorità, quindi vi chiedo dal profondo del cuore di aiutarci a diffondere questo articolo attraverso i social per denunciare queste atrocità senza precedenti nel nostro Paese.</p>



<p></p>



<p>Intanto, mentre pubblichiamo questo articolo, arriva la seguente (buona) notizia: <strong>Alfredo Romero del Foro Penal ha annunciato che ieri a Caracas sono stati rilasciati 16 adolescenti. 12 ragazzi e 4 ragazze. Stanno aspettando e lavorando per il rilascio di tutti i detenuti.</strong></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Buone notizie&#8221;. Dalla tossicodipendenza si PUÒ uscire!</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jul 2024 15:02:30 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>A cura di Martina Foglia </p>



<p>Come ci dimostra questa intervista, dalla tossicodipendenza si può uscire con l&#8217;aiuto di professionisti qualificati a cui affidarsi, acquisendo consapevolezza in se stessi, riconoscendo i propri errori ed imparando da questi! La storia di Valerio insegna che con la determinazione e la costanza si possono affrontare percorsi dolorosi e difficili e iniziare una nuova vita! </p>



<p>Vuoi presentarti ?</p>



<p>Sono Valerio ho 41 anni e vivo a Pavia. Come lavoro faccio l&#8217;educatore presso la &#8220;Casa del Giovane&#8221; di Pavia in una struttura chiamata &#8220;Casa accoglienza&#8221;, una comunità terapeutica e specialistica per ragazzi che vanno dai 14 ai 25 anni. </p>



<p>Quando e perché sei entrato in comunità? </p>



<p>Sono entrato in comunità per la prima volta a diciotto anni, esattamente nel 2000. Ero molto giovane, ma mi sono reso conto che avevo un problema con la cocaina di cui non riuscivo più a farne a meno. Ho chiesto aiuto allla mia assistente sociale dell&#8217; epoca che mi ha indirizzato al Sert di zona; in due mesi sono riuscito ad entrare in comunità. </p>



<p>So che oggi fai il mestiere di educatore nella stessa comunità che ti ha accolto da giovane: cosa ti ha spinto a fare questa scelta?  Raccontaci in breve le tappe salienti del tuo percorso</p>



<p>Ho scelto di tornare a lavorare con i ragazzi per cercare di mettere al servizio la mia esperienza di dipendenza e disagio, sperando possa essere loro da stimolo.</p>



<p>All’epoca ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada persone che mi hanno accolto e supportato durante il mio percorso senza mai giudicarmi, anche nei momenti più difficili mi hanno sempre sostenuto, facendomi sentire parte di una famiglia allargata e questo mi ha permesso di fidarmi e di conseguenza di sperimentare cose nuove come, ad esempio, relazioni sincere ed è quello che cerchiamo di fare anche oggi. </p>



<p>Quali attività esistono per il reinserimento di questi ragazzi all&#8217;interno della società? </p>



<p>Per il reinserimento dei ragazzi sinceramente siamo un po&#8217; carenti; ci sono borse lavoro e tirocini che avviano al lavoro perchè, dato che sono per la maggior parte giovani,  sono a carico della famiglia e pochi cercano una vera indipendenza al di fuori del nucleo familiare. Per chi finisce il percorso di riabilitazione si stabiliscono degli incontri di verifica mensili per monitorare l&#8217;andamento. </p>



<p>Come comunità aiutate concretamente e periodicamente i ragazzi del parco di Rogoredo (nel milanese): cosa fate in particolare? Siete riusciti a salvare qualcuno di loro? </p>



<p>Come comunità accogliamo chi dal &#8220;bosco di Rogoredo&#8221; vuole provare ad uscire e in questo momento abbiano due ragazzi che sono in comunità da più di un anno e stanno molto bene; negli anni ne abbiamo accolti parecchi, alcuni hanno mollato altri no. </p>



<p>Pensi che da parte delle istituzioni ci sia il giusto supporto per il lavoro che fate? </p>



<p>Le istituzioni concretamente fanno ben poco per supportare il lavoro che facciamo; Rogoredo per esempio è un servizio di volontariato dove le istituzioni non ci aiutano minimamente e tutti i costi sono a carico dei volontari. </p>



<p>Avete anche realizzato un documentario che racconta il percorso di chi entra all&#8217;interno della comunità e il lavoro che viene regolarmente svolto per aiutare questi ragazzi&#8230; Ci vuoi raccontare come è nata l&#8217;idea, come hanno reagito i ragazzi? </p>



<p>Lo scorso anno abbiamo girato questo documentario intitolato &#8220;Scaltri ingenui&#8221;. E&#8217; nato per caso: un operatore ci ha fatto conoscere questo regista (Fabio Longagnani) che è venuto in comunità e si è appassianotato e incuriosito delle storie degli utenti e degli operatori, ha trascorso alcuni mesi da noi. I ragazzi hanno partecipato entusiasti al progetto e sono stati coinvolti in prima persona, c&#8217;è chi ha raccontato il proprio percorso e chi ha dato una mano al regista dietro le quinte. La cosa bella è che molte scuole hanno dedicato alcune mattinate alla proiezione del documentario con le testimonianze dei ragazzi stessi. </p>



<p>Quali sono le tue più grandi soddisfazioni? Cosa hanno imparato o imparano i ragazzi da te e tu da loro? </p>



<p>La più grande soddisfazione nel lavoro che faccio è vedere &#8220;rifiorire&#8221; molti di questi ragazzi, quando si lasciano aiutare e cominciano a fidarsi. É un percorso quotidiano che fai con loro e molto faticoso, ma allo stesso tempo, quando vedi che si &#8220;accende&#8221; quella fiammella di speranza in loro e cominciano a star bene è fantastico. Da loro imparo un sacco di cose: una su tutte, l&#8217;entusiasmo che hanno giovani.  Io cerco di portare un po&#8217; di speranza e dò loro anche fiducia</p>



<p>In base alla tua esperienza cosa ti senti di dire ai ragazzi di oggi per evitare che prendano strade pericolose? Il tuo motto è? </p>



<p>Ti direi che il mio motto è: &#8220;Vai avanti e non mollare&#8221;, nel senso che tante volte qualcuno ti fa vedere una strada che non hai mai preso e ti senti perso e vulnerabile e ti verrebbe voglia di lasciar perdere il percorso, invece è lì che devi fidarti e affidarti! Poi un bel giorno cominci a vedere &#8220;la luce&#8221; e sei talmente contento che ti dici: &#8220;Meno male che in certi momenti non ho mollato&#8221;</p>



<p>Credo che non ci sia altro da aggiungere a questa bellissima intervista &#8230; Posso solo dire che è una fortuna il fatto che esistano strutture come questa che danno la possibilità a molti giovani, anche minorenni, di iniziare una nuova vita. E voglio concludere con una frase di Tiziano Terzani: &#8220;l&#8217;unica rivoluzione possibile è quella dentro di noi&#8221;.</p>
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		<title>Carceri minorili. Il rapporto di Antigone: &#8220;rischio che la giustizia minorile perda i ragazzi per strada&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Feb 2024 16:48:52 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/rapporto_minori_vert_2_1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/rapporto_minori_vert_2_1-819x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17437" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/rapporto_minori_vert_2_1-819x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 819w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/rapporto_minori_vert_2_1-240x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/rapporto_minori_vert_2_1-768x960.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/rapporto_minori_vert_2_1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></a></figure>



<p>&#8220;Il modello della giustizia minorile in Italia, fin dal 1988, data in cui entrò in vigore un procedimento penale specifico per i minorenni, è sempre stato un vanto per il paese. Mettendo al centro il recupero dei ragazzi, in un&#8217;età cruciale per il loro sviluppo, nella quale educare è preferibile al punire, ha garantito tassi di detenzione sempre molto bassi, una preferenza per misure alternative alla detenzione in carcere, come ad esempio l&#8217;affidamento alle comunità e ottenuto un&#8217;adesione al percorso risocializzante ampio da parte dei giovani. Dal decreto Caivano in poi, invece, il rischio che questi 35 anni di lavoro vengano cancellati e i ragazzi persi per strada è una prospettiva drammatica e attuale&#8221;. Così Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, intervenendo alla presentazione di &#8220;Prospettive minori&#8221;, VII Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile.&nbsp;</p>



<p>All’inizio del 2024 sono circa 500 i detenuti nelle carceri minorili italiane. Sono oltre dieci anni che non si raggiungeva una simile cifra. Gli ingressi in IPM sono in netto aumento. Se sono stati 835 nel 2021, ne abbiamo avuti 1.143 nel 2023, la cifra più alta almeno negli ultimi quindici anni.&nbsp; La crescita delle presenze negli ultimi 12 mesi è fatta quasi interamente di ragazze e ragazzi in misura cautelare. Frutto questo del decreto Caivano che ha esteso l&#8217;applicazione della custodia cautelare in carcere, stravolgendo l’impianto del codice di procedura penale minorile del 1988. Altra novità, in linea con quanto previsto dal Decreto, laddove prevede di disporre la custodia cautelare anche per i fatti di lieve entità legati alle sostanze stupefacenti è la notevole crescita degli ingressi in IPM per reati legati alle droghe, con un aumento del 37,4% in un solo anno.&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Aumenti dei numeri, quindi, che non trovano riscontro nell&#8217;aumento dei reati, con il dato più recente che, tra alti e bassi, è in linea con quello registrato 10 anni fa.&nbsp;</p>



<p>&#8220;Sono prospettive minori quelle che oggi vediamo rispetto a due anni fa, quando pubblicammo il nostro precedente rapporto sulla giustizia minorile in Italia &#8211; ha spiegato Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e responsabile dell&#8217;osservatorio minori. Prospettive minori per il sistema, che sta rinunciando a incontrare con pienezza quei principi ispiratori sui quali è stato costruito e che hanno fatto sì che la giustizia minorile nel nostro paese divenisse un modello a livello europeo; prospettive minori per gli operatori, alcuni dei quali fanno un lavoro straordinario fuori e dentro le carceri e si ritrovano strumenti sempre più spuntati e inefficaci; e, soprattutto, prospettive minori per i ragazzi e le ragazze, che si ritrovano attorno più sbarre, fisiche e metaforiche, e meno speranze riguardo al loro futuro. Occorre riprendere la strada tracciata dai 35 anni di giustizia minorile italiana, mettere al centro il bene supremo dei ragazzi e non cadere nella tentazione punitiva verso chi commette un reato in una fase così cruciale del proprio percorso di crescita. Se non ci possiamo permettere di perdere un adulto, ancor meno ci possiamo permettere di perdere un ragazzino&#8221; ha sottolineato Susanna Marietti.&nbsp;</p>



<p>Alessio Scandurra, coordinatore dell&#8217;osservatorio di Antigone sulle carceri per adulti ha a sua volta sottolineato: &#8220;con il decreto Caivano, che ha fortemente ampliato la possibilità di trasferire i ragazzi maggiorenni, che sono in IPM in quanto avevano compiuto il reato compiuto da minorenni, nelle carceri per adulti si assiste a una ulteriore torsione del sistema, portando queste persone a doversi confrontare con tipo di detenzione più dura, limitata, in luoghi dove i loro bisogni, anche a fronte del grande sovraffollamento e quindi della scarsità di opportunità di studio, lavoro e ricreative, non vengono tenuti nel giusto peso, lasciandoli invece in un sistema che, ad oggi, produce criminalità a causa di tassi di recidiva molto alti&#8221;.</p>



<p></p>



<p>A questo link si può leggere il report: <a href="https://www.ragazzidentro.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.ragazzidentro.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Cyberbullismo: un nemico invisibile. Da sconfiggere</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Dec 2023 14:12:08 +0000</pubDate>
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<p>di Martina Foglia</p>



<p></p>



<p>Instagram, Facebook Twitter Tik Tok&#8230; I nomi dei più importanti social network al mondo che influenzano e condizionano la nostra vita a vari livelli di consapevolezza a seconda dell&#8217;utente che ne usufruisce. Oggi si è abbassata sempre di più la fascia d&#8217;età di chi ha tra le mani uno smartphone (8/9 anni di età) e che quindi ha libero accesso a queste piattaforme oltretutto in maniera molto semplice, basta un nickname (nome di fantasia) ed una password e poi si naviga&#8230; Si naviga nell&#8217;ignoto per trovare nuovi stimoli o conoscenze<br>Magari.<br>La realtà è che nel mondo social per adolescenti il fenomeno del momento sono le Sfide o come vengono definite Challenge, che tante volte determinano la direzione della vita di un ragazzino, una direzione imprevedibile a volte senza ritorno, in tanti casi una direzione fatale. Le sfide sono pericolose al limite dell&#8217;incolumità fisica tanto è vero che molti giovani ne restano vittime.<br>Tutto ciò avviene all&#8217;insaputa dei genitori che sono convinti che i loro figli stiano semplicemente chiacchierando con i loro amici.<br>Chi vince le sfide è ritenuto un eroe dal gruppo e le sfide aumentano di difficoltà, ogni volta.<br>Mi sono chiesta perché dare un cellulare a bambini così piccoli e la risposta dei genitori è la frase classica &#8220;ma tutti i compagni hanno il cellulare con Facebook perché mio figlio non ce lo deve avere?&#8221; ed ecco qui che inconsapevolmente consegnano nelle mani del figlio un arma letale, il cellulare con tutto quello che ne consegue .<br>Un&#8217;altra forma di cyberbullismo è il bodyshaming cioè un insulto diretto da parte di uno sconosciuto ma soprattutto da amici, compagni di scuola, che riguarda l&#8217;aspetto fisico della vittima e che ne danneggia l&#8217;autostima , anche perché sono ragazzini coetanei ad esercitare questo tipo di vessazioni e credetemi che i cosiddetti leoni da tastiera o haters sanno dove colpire sanno qual è il punto debole ,sanno che nella società di oggi se non hai un aspetto fisico perfetto, se hai un corpo difforme sei continuamente bersagliato, discriminato dal gruppo<br>I bulli si attaccano a qualsiasi difetto fisico della vittima designata. Insomma sanno come ferire nel profondo.<br>Cyberbullismo non è solo bodyshaming ma anche umiliazioni continue su aspetti caratteriali della vittima che ne vanno a colpire la psiche causando un inevitabile ed ulteriore disistima di sé , questo perché il bambino o l&#8217;adolescente non essendo ancora strutturato emotivamente non sa come reagire a queste critiche così feroci e si convince di essere effettivamente una nullità Se non riesce a rivolgersi ad un adulto, un genitore, un un insegnante, a qualcuno di cui si fida<br>che sia in grado di aiutarlo a ritrovare l&#8217;autostima, può essere portato a compiere gesti estremi<br>A tal proposito vi voglio dare qualche dato statistico Istat: 200 giovani si tolgono la vita ogni anno.<br>Le prime cause sono imputabili al bullismo e al fallimento scolastico, dati che mi stupiscono e mi spaventano perché sono dati che riguardano bambini piccoli persone indifese! Il fenomeno del cyberbullismo però si può prevenire con una corretta educazione all&#8217;uso del cellulare e un controllo maggiore da parte dei genitori: attenzione ai piccoli segnali come cambiamenti di umore da parte del figlio, andamento scolastico altalenante Insomma qualcosa di inusuale nel comportamento e poi è necessario controllare le chat di WhatsApp o di altre piattaforme di comunicazione soprattutto quando si tratta di bambini: consegnare nelle mani dei propri figli un cellulare in età infantile può essere deleterio.<br>Anche la scuola ha un ruolo fondamentale attraverso l&#8217;educazione all&#8217;uso dei social network, con lezioni mirate e approfondimenti tenuti dalla Polizia Postale che ha il compito di individuare comportamenti criminali all&#8217;interno del web<br>Gli insegnanti hanno il compito di captare eventuali segnali anomali di comportamento da parte dello studente e aiutarlo ad uscirne eventualmente anche con l&#8217;aiuto di un percorso psicologico all&#8217;interno della scuola<br>Facendo rete e controllando &#8220;la rete&#8221; si può sconfiggere il cyberbullismo, bullismo ancora più pericoloso e subdolo perché invisibile.<br>I social sono pericolosi non in quanto tali ma per come vengono usati.<br>Proprio sui social ho visto un video di una poliziotta che parlava a bambini di elementari e medie, le parole che ha detto, i fatti terribili che ha raccontato e l&#8217;attenzione con cui i bambini ascoltavano mi ha dato lo spunto per scrivere questo articolo, perché trovo che sia un messaggio importante da dare alle giovani generazioni.<br>Non facciamoci fregare: siamo più forti di loro.</p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;: Tori e Lokita (questa volta parliamo di un film)</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2023 13:37:50 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Lokita ha sedici anni e Tori dodici; sono partiti entrambi a piedi dall&#8217;Africa: lei dal Camerun e lui dal Benin. Non sono fratelli dal punto di vista biologico, ma hanno creato un legame molto forte, tanto da farli sentire tali. Arrivano a Catania per poi continuare il loro viaggio e giungere in Belgio dove, secondo la legge dello Stato, devono dimostrare di essere parenti e, non potendolo fare, entrano in un giro di malaffare per ottenere i documenti necessari a poter vivere dignitosamente.</p>



<p>I due giovani frequentano il bar di un uomo, Betim, che traffica in sostanze stupefacenti e li coinvolge nello spaccio come corrieri della droga, approffittando anche sessualmente di Lokita in cambio della promessa di libertà. La ragazza vuole inviare denaro in Africa per mantenere i propri familiari, ma deve anche proteggersi dai trafficanti che l&#8217;hanno aiutata a partire dal proprio paese e che devono ancora riscuotere il credito di viaggio. Dopo tre mesi di coercizione da parte di Betim e dei suoi complici, Lokita otterrà i documenti falsi per il permesso di soggiorno, ma non sarà mai libera su questa terra: Tori, infatti, vedrà i suoi piedi spuntare da un cespuglio e capirà (capiremo) che Lokita è stata privata della vita. Tori abbassa lo sguardo nella speranza di vederla rialzarsi, ma lei non lo farà.</p>



<p>Tori e Lokita, come molti migranti irregolari nella realtà, vengono inseriti in un centro di accoglienza belga, che non accoglie affatto, ma è solo un dormitorio; i due noti registi,Jean-Pierre e Luc Dardenne, con l&#8217;uso della tecnica registica del pedinamento (con camera a mano e inquadrarture tormentate come i protagonisti) fanno seguire agli spettatori passo dopo passo i due giovani per le strade della città in cui si trovano a sopravvivere, tra non-luoghi (per dirla con Marc Augè) e pericoli alla ricerca di un posto sicuro nella società, dopo che insieme hanno formato una piccola famiglia, seppur fittizia.</p>



<p>“Rosetta”, “Il ragazzo con la bicicletta”, “La promessa” e altre: opere che mettono in luce, da angolature diverse, le difficoltà degli adolescenti in un&#8217;epoca &#8211; e in un Occidente &#8211; che offre molto a chi è già privilegiato e che si accaniscono su chi parte svantaggiato. Lokita porta sulle spalle anche il peso dell&#8217;età e dell&#8217;essere donna. Tori è costretto ad affrontare da solo il viaggio della e per la vita, con l&#8217;illusione di trovare un futuro migliore e troppo presto dovrà fare i conti con la violenza e con la perdita di una persona cara.</p>



<p>Un&#8217; immagine fissa apre il film, presentato in concorso all&#8217;ultima edizione del festival di Cannes: è il volto di Lokita intenta a rispondere a una raffica di domande che provengono dal fuoricampo e rivolte alla ragazza dalla commisione di valutazione degli immigrati per l&#8217;assegnazione del permesso di soggiorno. Sembra l&#8217;interrogatorio di una criminale, quando non avere i documenti è solo un reato amministrativo. I Dardenne, quindi, fin dall&#8217;incipit denunciano le politiche errate e punitive in termini di diritti umani da parte dell&#8217; Unione Europea. Mentre Lokita si sacrifica &#8211; fino all&#8217;estremo &#8211; per il sostentamento di tutti, Tori dimostra di essere un ragazzino vivace, intelligente, pieno di idee, che cerca di dare fondo a tutte le energie pur di aiutare l&#8217;amica e se stesso in questo percorso dantesco che non dà loro tregua. Il legame che li unisce e una filastrocca sono gli unici appigli che li fanno procedere con tenacia in un mondo adulto scevro di ogni umanità. <em>Alla fiera dell&#8217;Est </em>&#8211; il motivo che i due hanno imparato in Sicilia &#8211; è un antico canto ebraico che Angelo Branduardi ha modificato nella versione italiana e che narra di una creatura piccola e debole che viene mangiata da quelle via via sempre più grandi e prepotenti.</p>



<p>L&#8217;essenzialità fa anche di quest&#8217;ultimo lavoro dei Dardenne una critica alla società contemporanea, una riflessione sulla deriva valoriale in particolare degli adulti che dovrebbero proteggere i giovani, soprattutto se sono Minori Stranieri Non Accompagnati, e invece li sfruttano o li abbandonano (come le istituzioni).</p>



<p>Non è un film particolarmente originale, se si conosce la cinematografia degli autori, ma ancora oggi, e forse più che mai, si tratta di un film necessario per far comprendere l&#8217;attualità e restituire, almeno virtualmente, dignità a tutte le ragazze e i ragazzi che hanno perso l&#8217;infanzia e la giovinezza, se non la vita stessa, a causa di meccanismi economici e di potere che li divora come topolini inermi (“<em>Alla fiera dell&#8217;Est per due soldi un topolino mio padre comprò; e venne il gatto che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò&#8230;</em>”).</p>
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		<title>Oltre le differenze: un video su diritti e sport</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Sep 2021 08:01:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Che bello quando i giovani ci contattano per proporci i loro lavori sul tema dei diritti! Il video che pubblichiamo oggi è di Gabriele Bordin, di Riva del Garda (TN) che così si presenta:&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="422" height="425" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/sports-icons-240963.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15647" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/sports-icons-240963.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 422w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/sports-icons-240963-298x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 298w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/sports-icons-240963-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/sports-icons-240963-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 422px) 100vw, 422px" /></figure>



<p>Che bello quando i giovani ci contattano per proporci i loro lavori sul tema dei diritti!</p>



<p>Il video che pubblichiamo oggi è di Gabriele Bordin, di Riva del Garda (TN) che così si presenta: </p>



<p>Ciao! Sono un ragazzo di 18 anni e frequento il Liceo artistico dove studio cinema e fotografia, le mie più grandi passioni. Quest’estate ho colto l’occasione di partecipare a un concorso video sui diritti dello sport e mi sono messo subito all’opera. Indipendentemente dal voto, dato da una giuria, volevo mostrare il mio spot, le mie capacità e il significato del video a più persone possibili! Far capire così alle persone che lo sport può essere una possibilità di esprimere se stessi e le proprie potenzialità al di là di ogni pregiudizio e diversità.</p>



<p></p>



<p><strong><em>Associazione per i Diritti umani </em></strong>ringrazia molto Gabriele e chiede ad altri di farsi avanti! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f642.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="OLTRE LE DIFFERENZE" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/oQkqrNrv6Wg?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>
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		<title>A town upgrating plan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 May 2021 12:06:10 +0000</pubDate>
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<p>Siamo molto felici di pubblicare, oggi, il PRIMO lavoro realizzato da studenti di scuola superiore (IIS) di una cittadina vicino a Palermo che hanno seguito il laboratorio su Cinema e Periferie a partire dal saggio intitolato &#8220;Visioni periferiche. La narrazione dell&#8217;hinterland in Italia e nel mondo&#8221;, Multimage editore. Il laboratorio verte sui temi del welfare, dei servizi, dei diritti fondamentali, dell&#8217;inclusione e molto altro e gli alunni hanno elaborato le informazioni, facendo ricerca e proposte realizzabili per un futuro migliore per tutte e per tutti. </p>



<p>Ne arriveranno altri e siamo fieri di aver coinvolto le ragazze e i ragazzi nella riflessione (prima) e nella ricerca (poi).</p>



<p>Ringraziamo di cuore la Prof.ssa Claudia Sferlazza e  le autrici e l&#8217;autore di questo lavoro finale: Alessia Campagna, Alessia Riili e Andrea Valvano 4D. </p>



<p></p>



<p>Sveleremo in seguito il nome della cittadina&#8230;:) </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0001-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15304" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0001-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0001-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0001-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0001.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0002-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15305" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0002-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0002-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0002-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0003-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15306" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0003-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0003-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0003-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0004-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15307" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0004-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0004-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0004-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0004.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0005-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15308" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0005-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0005-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0005-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0005.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>&#8220;Dialogo con gli studenti&#8221;. Alessio e Marco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2020 08:55:03 +0000</pubDate>
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<p>Ecco per voi un altro video per conoscere i giovani di oggi: le loro aspettative, i loro interessi, come si affacciano alla vita e al futuro. Abbiamo ALESSIO e MARCO, due gemelli. Vi consigliamo di ascoltarli perchè vi fare anche due risate!</p>



<p>Il progetto è a cura di Jorida Dervishi</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="&quot;Dialogo con gli studenti&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/mgN0aAqxpO8?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>La mia storia è la tua storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2020 08:50:12 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/qqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqq-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14010" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/qqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqq-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/qqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqq-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/qqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqq-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/qqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqq-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/qqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqq-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/qqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqq-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/qqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqqq.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Siamo lieti di iniziare, oggi, a pubblicare alcune parti di un progetto (diventato poi un libro) <em>“La mia storia è la tua storia “ </em>di Jorida Dervishi dal titolo. Jorida è giovane, preparata, impegnata, animatrice culturale in diversi centri di cultura popolare dove si svolgono  corsi di italiano, è entrata in contatto con molti migranti (donne, uomini e ragazzi).</p>



<p>Un bellissimo progetto di cui c&#8217;è molta necessità, sia per aiutare chi arriva in Italia a sentirsi meno migrante, sia per aiutare chi in Italia ci vive e ha bisogno di conoscere gli altri. Conoscere fa passare la paura.<br>Il libro è suddiviso in tre parti, nella prima parte i brani studiati da noi durante l’anno cercando di mantenere l’autenticità del racconto. Nella seconda parte, che è anche il cuore del libro, sono riportate le storie e alla fine, nel il terzo capitolo, sono riportate le reti migratorie. </p>



<p>Circa un anno fa il progetto è stato presentato a Brooklyn (<a rel="noreferrer noopener" href="http://storycorps.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">storycorps.org</a>) e, prima della pandemia, Jorida ha iniziato a raccogliere storie anche a Berlino per continuare il viaggio&#8230;</p>



<p><strong>La storia di Kareem</strong></p>



<p>Nato in Afghanistan Età 31 anni</p>



<p>Viaggiare è un gran mestiere, non c&#8217;è da vergognarsene.</p>



<p>Mi chiamo Kareem e sono nato il 10/09/1998 a Frasetti in Afghanistan; l’Afganistan è un paese bello ma dal 2001 pieno di ferite, di guerre, dove tutti combattono contro l’organizzazione terroristica chiamata AlQaeda, ma nessuno pensa ai civili, gente che vuole vivere in pace. Ho cinque fratelli e due sorelle. Due dei miei fratelli abitano nel mio paese insieme ai miei genitori. Mio padre durante la guerra con la Russia faceva parte del comando afghano, è un politico importante. Lui ha sempre voluto che ereditassi questa professione, ma a me la politica e la guerra non interessano. Sono questioni difficili e altrettanto sporche ed è difficile trovare una soluzione in favore di tutti. È qui che ha preso inizio, in mezzo alle disgrazie, il viaggio della mia famiglia verso l’Europa. Prima di venire in Italia ho vissuto a Londra, insieme ai miei fratelli maggiori. Per tante persone il fatto di lasciare e poi ricominciare può sembrare strano, e infatti lo è… Ci vuole una gran forza d&#8217;animo per insistere e sopportare le umiliazioni, vedere la tua casa rovinata, i tuoi amici morti…Sapete, diventa una cosa quasi normale nella speranza di una vita tranquilla. In Italia sono arrivato nel 2006, dopo sei mesi ho preso il permesso di soggiorno. Subito dopo sono andato in Germania perché qui in Italia mi sentivo solo, come se non avessi un motivo per starci. Invece in Germania mi aspettava mio cugino. Dopo passai qualche mese in Olanda, poi in Francia e alla fine a Bruxelles. Nel 2013 i miei amici arrivati prima di me in Italia, mi chiamano dicendomi che potrebbero aiutarmi con un lavoro. E fu così! Lavoravo durante la notte, il mio turno iniziava alle ore 17 di pomeriggio e finiva alle 5 di mattina. Un lavoro molto faticoso ma sempre meglio delle guerre. Per il momento sono disoccupato. Faccio parte di un&#8217;associazione afgana con la sede a Roma che aiuta i migranti afghani a trovare un lavoro, una casa o pure a fare alcuni documenti di cui hanno bisogno, per le cure, etc&#8230;</p>



<p>Sarò io il rappresentante di questa comunità presso la sede di Milano. Non sono arrivato in Italia per rubare, non sarei stato in Europa se non fosse per la guerra, ne abbiamo passato di tutti i colori, ma continuano a attaccarci facendo delle leggi strane, come il “decreto sicurezza”. Ma di che sicurezza possiamo parlare lì dove ancora si spara e bisogna proteggersi?</p>



<p>Ma noi continuiamo sempre a viaggiare per sopravvivere.</p>
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		<title>Infanzia e adolescenza al tempo del Covid-19</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 08:19:38 +0000</pubDate>
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<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha avuto il piacere di avere come ospite la psicoterapeuta e saggista Nadia Muscialini che ci ha parlato della situazione dei bambini e degli adolescenti in tempo di pandemia, suggerendo consigli ai genitori per star loro vicini e per affrontare insieme la convivenza forzata delle giornate. </p>



<p>Per ascoltare le parole di Nadia Muscialini, che collabora anche con Progetto Aisha, o i precedenti streaming è sufficiente cliccare sul quadrante che vi interessa. Grazie!</p>



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