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	<title>Raggi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Io resto a casa, loro restano nel campo</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2020 09:03:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione 21 luglio lancia un appello per la condizione nei campi rom ai tempi del coronavirus (e non solo). Noi lo abbiamo firmato e vi chiediamo di fare altrettanto. In calce, trovate l&#8217;analisi approfondita&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Associazione 21 luglio lancia un appello per la condizione nei campi rom ai tempi del coronavirus (e non solo). Noi lo abbiamo firmato e vi chiediamo di fare altrettanto. In calce, trovate l&#8217;analisi approfondita della situazione. Grazie.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="670" height="444" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/campi-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13763" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/campi-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 670w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/campi-rom-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></figure></div>



<p></p>



<p>“<strong>Io resto a casa</strong>”, il decreto emanato lo scorso 9 marzo dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per fronteggiare l’emergenza da contagio Covid-19, ha giustamente imposto regole ferree all’intero Paese obbligando tutti, tra i vari provvedimenti, ad assumere atteggiamenti di responsabilità e ad uscire di casa solo per situazioni emergenziali o motivi di lavoro. A distanza di qualche giorno dall’entrata in vigore delle nuove norme, <strong>Associazione 21 luglio ha svolto un’indagine all’interno delle baraccopoli istituzionali della città di Roma</strong> riservate a famiglie di etnia rom, per capire come le norme contenute nel decreto possono impattare sulla vita di chi abita in emergenza abitativa. Nel rispetto delle restrizioni imposte dal Governo, i dati e le testimonianze sono state raccolte mediante interviste telefoniche svolte tra il 14 e il 17 marzo dai nostri operatori.</p>



<p>In alcune baraccopoli, dopo la pubblicazione del decreto del 9 marzo 2020 si sono intensificati i controlli della Polizia Locale già presente in maniera stabile all’ingresso degli insediamenti.&nbsp;<strong>In alcuni casi gli abitanti avvertono il peso di restrizioni</strong>&nbsp;che impongono l’uscita solo a piedi e dilazionata nel tempo o rispettosa della norma che impone il metro di distanza anche all’interno delle autovetture. In relazione al contagio sono in molti a sentirsi più protetti all’interno dell’insediamento che fuori, durante le uscite si equipaggiano di dispositivi autoprodotti poiché nulla è stato consegnato loro per contrastare il contagio. Non solo,&nbsp;<strong>in nessuna baraccopoli è stata segnalata la presenza di operatori sanitari</strong>&nbsp;disponibili per la distribuzione del materiale o fornire informazioni. Restano quindi le azioni raccomandate attraverso la tv e che sono praticabili, però, laddove le condizioni igieniche lo permettono o dove almeno c’è disponibilità di acqua corrente.</p>



<p>Le famiglie presenti nelle baraccopoli della Capitale non hanno più la possibilità di svolgere l’attività lavorativa e, con le risorse disponibili ad oggi, non potranno far fronte ai giorni che verranno: un aspetto se possibile ancora più tragico che ghettizza chi vive ai margini. Anche&nbsp;<strong>la solidarietà in tempi di contagio è relegata ad eccezioni sporadiche</strong>&nbsp;per paura del contatto fisico e bambini e anziani rischiano di non avere la sussistenza quotidiana. Ad aggravare un quadro già drammatico anche la sospensione dell’attività scolastica e l’impossibilità di utilizzare strumenti tecnologici indispensabili a seguire un’eventuale didattica a distanza pone i minori in età scolare in uno stato di grave isolamento in rapporto ai coetanei e agli insegnanti.</p>



<p>A dispetto di “Io resto a casa”, per chi vive in emergenza abitativa lo slogan giusto potrebbe essere&nbsp;<strong>“Io resto nel campo” ad indicare le conseguenze prodotte dal decreto di una maggiore emarginazione e segregazione</strong>&nbsp;rispetto a quella già vissuta quotidianamente. Ma cosa accadrebbe se in uno degli insediamenti venisse riscontrata anche una sola positività?</p>



<p><strong>Tutti gli abitanti sarebbero posti in quarantena?</strong>&nbsp;L’appello di Associazione 21 luglio alla sindaca di Roma Virginia Raggi e al prefetto di Roma Gerarda Pantalone affinchè: si individuino nelle baraccopoli romane situazioni di fragilità e si provveda a fornire beni di prima necessità&nbsp;<strong>garantendo condizioni igienico-sanitarie</strong>&nbsp;e accesso all’acqua potabile; si provveda a incrementare la rete di volontariato sociale all’interno delle baraccopoli; si disponga la presenza di personale sanitario che illustri strumentazioni e misure da adottare. Nell’appello viene infine chiesto di predisporre per tempo&nbsp;<strong>adeguati piani sanitari da adottare in caso di positività</strong>&nbsp;all’interno di una delle baraccopoli romane.</p>



<h2><strong>FIRMA L’APPELLO</strong></h2>



<figure class="wp-block-embed-wordpress wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-associazione-21-luglio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="BSVpemFGgJ"><a href="https://www.21luglio.org/iorestoacasa-e-loro-restano-nel-campo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">#iorestoacasa e loro restano nel campo</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" src="https://www.21luglio.org/iorestoacasa-e-loro-restano-nel-campo/embed/#?secret=BSVpemFGgJ&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="BSVpemFGgJ" width="500" height="282" title="&#8220;#iorestoacasa e loro restano nel campo&#8221; &#8212; Associazione 21 Luglio" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p>Autorizzo Associazione 21 luglio all&#8217;uso dei dati ai sensi degli att. 7 e 13, D.Lgs n.196/2003 e ss.mm. e per le finalità di trattamento come specificate nella Privacy Policy.Grazie per aver firmato l&#8217;appello. È stato inviato.</p>



<p><strong><em>Egregia Sindaca Virginia Raggi,</em></strong><br><strong><em>Egregio Prefetto Gerarda Pantalone,</em></strong></p>



<p><em>Vi scrivo per esprimervi profonda preoccupazione circa la condizione di salute di oltre 6000 persone che vivono in emergenza abitativa presso le&nbsp;baraccopoli monoetniche della Capitale in un momento di emergenza sanitaria che l’OMS ha dichiarato pandemia.</em></p>



<p><em>Vi chiedo di mappare all’interno degli insediamenti formali e informali le condizioni di maggiore fragilità con l’obiettivo di garantire, in particolare ai minori e agli anziani, la distribuzione beni di prima necessità; di garantire all’interno di ogni singolo insediamento condizioni igienico-sanitarie adeguate assicurando in primis l’accesso all’acqua potabile; di assicurare all’interno degli insediamenti la presenza di operatori sanitari e di mediatori culturali che possano provvedere ad illustrare le misure di prevenzione raccomandate dal decreto del 9 marzo 2020 e distribuire agli abitanti dispositivi di protezione individuali; di rinforzare e coordinare una rete di volontariato sociale al fine di monitorare in maniera capillare le condizioni igienico-sanitarie e la salute di quanti vivono nelle baraccopoli della Capitale; di predisporre per tempo, in caso di riscontro di una o più positività al Covid-19 all’interno degli insediamenti formali, un adeguato e tempestivo piano di intervento sanitario, al fine di evitare che la città arrivi impreparata a tale evento.</em></p>



<p><a href="https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2020/03/indagine-io-resto-nel-campo-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">I<strong>NDAGINE:</strong> https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2020/03/indagine-io-resto-nel-campo-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>“Fiumi e laghi prosciugati dai profitti dei privati – Fuori l&#8217;acqua dal mercato”</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Nov 2017 09:27:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 25 ottobre andava in scena la cerimonia di chiusura del summit internazionale su Acqua e Clima alla Protomoteca del Campidoglio, associazioni e movimenti hanno chiesto con un flash mob alle istituzioni locali e&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/11/04/fiumi-e-laghi-prosciugati-dai-profitti-dei-privati-fuori-lacqua-dal-mercato/">“Fiumi e laghi prosciugati dai profitti dei privati – Fuori l&#8217;acqua dal mercato”</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 25 ottobre andava in scena la cerimonia di chiusura del summit internazionale su Acqua e Clima alla Protomoteca del Campidoglio, associazioni e movimenti hanno chiesto con un flash mob alle istituzioni locali e nazionali misure concrete per la <strong>gestione comune e sostenibile delle risorse idriche</strong>, il rispetto della giustizia climatica e del diritto universale all’acqua.</p>
<p>“Fiumi e laghi prosciugati dai profitti dei privati – Fuori l&#8217;acqua dal mercato” recitava lo striscione srotolato.</p>
<p>Gli attivisti (tra i quali <strong>Terra!</strong>, <strong>Coordinamento Romano Acqua Pubblica</strong>, <strong>Associazione 21 luglio </strong>e<strong> A Sud</strong>) hanno inoltre colto l’occasione per lanciare la campagna <strong>#RiallacciaIlNasone</strong> (<a href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=ce87a4f8a2&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u%3D9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c%26id%3Dce87a4f8a2%26e%3Da18abbae43&amp;source=gmail&amp;ust=1509873241377000&amp;usg=AFQjCNF-4bOLa2ODIIoFxeSm2cBC65y2lQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://bit.ly/?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr />RiallacciaIlNasone</a><span style="color: #505050;">), <strong>con la richiesta alla Sindaca Virginia Raggi di riaprire le fontanelle pubbliche chiuse dall’Acea durante l’estate</strong>.<br />
La speranza è che dal summit sia il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, sia la Sindaca di Roma, Virginia Raggi, abbiano imparato qualcosa per<strong> invertire la rotta di politiche insostenibili</strong>. Grazie a un suggerimento del primo e al silenzio assordante della seconda, è passato a luglio il piano dell’Acea per la chiusura di quasi tutti i 2.800 nasoni di Roma, <strong>sull’onda di una emergenza siccità smentita dai rapporti dell’Ispra, mentre oltre il 40% dell&#8217;acqua di Roma si perde a causa dei mancati investimenti</strong>. Non c’è stato il rispetto del principio di giustizia climatica, che di fronte alle crisi ambientali imporrebbe la tutela dei soggetti più fragili. Chiudendo le fontanelle romane <strong>si è deciso di negare l’accesso all’acqua a circa 10 mila persone tra senza fissa dimora, rom, migranti e indigenti</strong>, che non hanno altro modo di lavarsi o dissetarsi. E dire che l’accesso all’acqua è un principio chiave della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dal 2010, mentre nel 2015 una storica risoluzione del Parlamento europeo ha proposto di inserirlo nella legislazione dell’Ue, di escludere l’acqua dai negoziati per accordi commerciali come il CETA e il TTIP, di bloccare le privatizzazioni.</p>
<p>Il Governo italiano finora ha clamorosamente mancato questi importanti obiettivi, aggirando il referendum del 2011<strong> tramite la legge Madia e sostenendo la firma del CETA, l’accordo di libero scambio Ue-Canada che apre a ulteriori privatizzazioni dei servizi pubblici</strong>.</p>
<p>Il Comune di Roma ha fatto altrettanto con il silenzio assenso sul piano di chiusura delle fontanelle pubbliche, pur essendo primo azionista di Acea. Il giudizio sulla gestione privata dell’acqua nella capitale è fortemente negativo, come sottolineano i dati: la rete idrica è afflitta da una tale carenza di manutenzione da registrare perdite del 40% e mentre nel 2016 gli oltre 60 milioni di euro di utili dell’azienda sono finiti in tasca agli azionisti, per rispondere a una presunta siccità si è preferito <strong>chiudere i “nasoni”, da cui passa appena l’1% dell’acqua che ogni secondo arriva a Roma</strong>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #505050;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9729" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="306" height="204" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 306w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-173-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p>
<p>Nemmeno a livello regionale per ora sono stati fatti passi avanti: eppure la Regione Lazio nel 2014 fu pioniera nell’approvare la prima legge che pone le basi per rendere nuovamente pubblico il servizio idrico. A pochi mesi dalle nuove elezioni, tuttavia, <strong>manca ancora l’ultima delibera dell’Assessore Fabio Refrigeri</strong>, che permetterebbe di attuare questo storico provvedimento. Allo stesso modo non si sono trovati i 2.500 euro annui sufficienti alla manutenzione degli idrometri del lago di Bracciano, ancora in crisi dopo gli allarmi di questa estate. Un’emergenza che, grazie a tre relazioni tecniche dell’Ispra pubblicate la settimana scorsa, sappiamo essere frutto non tanto della siccità, quanto delle <strong>captazioni sconsiderate per l’uso umano, soprattutto da parte di Acea</strong>.</p>
<p>Unendo i puntini siamo in grado di costruire <strong>una mappa delle responsabilità e delle carenze istituzionali che hanno generato uno stato di emergenza del tutto evitabile a Roma e nel Lazio</strong>. I prelievi idrici non controllati da enti indipendenti hanno causato il disastro ambientale di Bracciano, ma quegli stessi prelievi sembrano indispensabili a causa di enormi perdite nella rete idrica romana, su cui l’Acea non interviene da anni perché preferisce distribuire dividendi da capogiro agli azionisti. Il tutto a scapito delle comunità locali e dei cittadini romani, vittime della beffa di una misura ingiusta e vana come la chiusura dei nasoni.</p>
<p>Pensiamo che <strong>le passerelle ai summit internazionali non bastino a costruire il futuro dei territori</strong>. Per questo chiediamo a tutti i rappresentanti istituzionali – dalla Sindaca di Roma al Presidente della Regione Lazio, fino al Ministro dell’Ambiente – di assumersi le proprie responsabilità politiche: <strong>l’approccio attuale, ad ogni livello, è contrario ad una gestione partecipata, trasparente e sostenibile dell’acqua</strong>. E questo non è soltanto inaccettabile, ma rappresenta un pericolo concreto per chi vive e lavora sul territorio, sempre più esposto agli effetti dei cambiamenti climatici. <strong>Chiediamo una serie di misure urgenti alla Sindaca Raggi</strong>: faccia pressioni su Acea per <strong>la riapertura dei nasoni</strong> e imponga la <strong>riparazione della rete colabrodo</strong> impiegando gli utili aziendali, pubblichi i dati sulle risorse impiegate finora nelle riparazioni delle tubature e la lista degli interventi già conclusi.<strong> Al Presidente Zingaretti chiediamo di attuare la legge 5 del 2014</strong>, per realizzare il volere di milioni di cittadini e tutelare i bacini idrografici.<strong> Al Ministro Galletti va invece la richiesta di portare alla COP 23 una parola chiara sulla gestione dell&#8217;acqua</strong>: qualunque risposta ai cambiamenti climatici che tuteli la risorsa idrica deve rigettare le regole di mercato. Non può esistere attenzione ad un bene comune e scarso se l&#8217;obiettivo del gestore è fare profitti. Tutto il resto rischia di essere solo una favola vuota, probabilmente non a lieto fine.</p>
<p><strong>Contatti:</strong><br />
Francesco Panié (Terra!) – <strong>Tel 3664212245</strong><br />
Simona Savini (Coordinamento Romano Acqua Pubblica) – <strong>Tel 3494136733</strong><br />
Elena Risi (Associazione 21 luglio) – <strong>Tel 3884867611</strong><br />
Laura Boschetto (A Sud Onlus) – <strong>Tel. 3381799050</strong></span></p>
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		<title>Fake plan: piano di superamento dei campi Rom</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jun 2017 07:22:41 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fake Plan</strong>, “Piano Bufala”. E’ questo il termine utilizzato da Associazione 21 luglio nel corso della conferenza stampa organizzata oggi, per entrare nel merito del “Piano di superamento dei campi rom” presentato in Campidoglio il 31 maggio scorso dalla sindaca Virginia Raggi e dall’assessore alla Persona, Scuola e Comunità solidale Laura Baldassarre.</p>
<p>«Il 31 maggio – ha affermato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – per la prima volta ci siamo trovati di fronte alla presentazione di un <strong>Fake Plan</strong>, un <strong>“Piano Bufala” </strong>che ha rivelato la preoccupante incapacità di questa Amministrazione di comprendere e risolvere la questione. Nel corso della conferenza stampa organizzata dalle autorità capitoline si sono elencati principi generali di buon senso e date indicazioni di massima in ordine all’abitare delle comunità rom in emergenza abitativa, al processo di scolarizzazione e di inserimento lavorativo senza però che nessuno riuscisse realmente a comprendere obiettivi del “Piano”, azioni, tempi e budget. La cosa sorprendente, poi, è stata che è stato presentato un Piano in assenza dello stesso, <strong>visto che nessuno, né prima né dopo l’evento, ha avuto modo di visionarne il testo</strong>».</p>
<p>L’unico dato concreto espresso dalla sindaca è stato <strong>l’impegno di superare, attraverso l’utilizzo di fondi europei, i due insediamenti La Barbuta e Monachina. </strong>Per farlo – ha spiegato la prima cittadina – verranno impiegati <strong>3,8 milioni di euro</strong> con un tempo previsto per il superamento <strong>non superiore ai 24 mesi</strong>.</p>
<p>E’ su questa azione che <strong>Associazione 21 luglio ha operato nei giorni scorsi un approfondito lavoro di ricerca che ha portato al reperimento del “Piano Operativo di Roma Capitale”</strong>, redatto dalle autorità capitoline nell’aprile 2017, per l’utilizzo dei 37.770.000 euro assegnati dalla Commissione Europea alla Capitale attraverso il PON Metro (Programma Operativo Nazionale “Città Metropolitane 2014 – 2020”). All’interno dell’Asse 3 sono riportate le azioni previste per l’inclusione delle comunità attraverso un’azione denominata <strong>“Tutte le strade portano a Rom” per la quale è previsto, come dichiarato dalla sindaca, un impegno di spesa di 3,8 milioni di euro. </strong></p>
<p>Saranno sufficienti tali risorse per superare entro due anni gli insediamenti di Monachina e La Barbuta come assicurato dalla prima cittadina?</p>
<p>Il progetto ha come punto di partenza un target di riferimento i 505 rom di origine bosniaca e macedone presenti a La Barbuta e i 113 rom di origine prevalentemente bosniaca residenti a Monachina per un totale di 113 nuclei familiari. Quale però il target reale destinatario dell’azione? «Si stima – si legge nel Piano Operativo &#8211; che circa il <strong>10% dei Rom</strong> presenti nei campi deciderà di sottoscrivere il <strong>Patto di Responsabilità Solidale</strong> e di partecipare attivamente ai percorsi di accompagnamento all’occupazione e alla casa». I risultati attesi dall’Azione prevedono infatti il coinvolgimento, entro la fine del progetto, di «60 individui». <strong>Saranno pertanto solo una decina le famiglie rom, ad uscire entro tre anni dai due insediamenti.</strong></p>
<p>Il progetto si articola su 4 azioni: Mappatura delle risorse, Azioni per l’inclusione lavorativa (con attivazione di tirocini formativi e il sostegno economico utile all’avvio di piccole realtà imprenditoriali), <strong>Azioni per l’inclusione abitativa (che si sviluppa in: reperimento di alloggi per quanti già autonomamente possano sostenere le spese; supporto motivazionale e materiale per quanti già capaci di autonomia; reperimento di alloggi attraverso l’Associazionismo per nuclei in condizioni di particolare fragilità)</strong>; Monitoraggio e valutazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>Secondo il cronoprogramma fissato, nelle prossime settimane verrà presentato il bando e si procederà all’aggiudicazione del progetto; dal 1° ottobre 2017 si inizieranno le azioni che <strong>termineranno il 30 marzo 2020</strong>. Il cronoprogramma finanziario prevede una spesa di 50.000 euro nel 2018, di 672.000 euro nel 2019, di 1.389.000 euro nel 2020, di 1.689.000 nel 2021.</p>
<p><strong>In sintesi l’azione concreta fissata dal “Piano di superamento dei campi rom” della Capitale prevede <u>entro la Primavera del 2020 la fuoriuscita dall’insediamento di La Barbuta e Monachina di 11 famiglie (circa 60 persone) per una spesa a famiglia pari a 345.454 euro ed una spesa procapite superiore ai 63.000 euro</u></strong>.</p>
<p>Ma non è la sola azione. Il prossimo 30 giugno, infatti, è prevista <strong>la fine della convenzione tra il Comune di Roma e l’ente gestore del Camping River</strong>, dove sono accolte 120 famiglie rom. A seguito degli esiti della Commissione che il 1° giugno 2017 ha giudicato come <strong>inidonea</strong> l’unica offerta presentata all’interno del Bando per il «reperimento di un’area attrezzata bel territorio del Municipio XV o limitrofi» per l’accoglienza delle suddette famiglie, l’Amministrazione Capitolina,<strong> in assenza di qualsiasi programmazione</strong>, sarà chiamata a reperire in un mese una soluzione adeguata alle 550 persone che, altrimenti, si ritroverebbero per strada.</p>
<p>«Approssimazione, incoerenza, dilettantismo. Sono questi – secondo Associazione 21 luglio &#8211; i tratti svelati dal Fake Plan. La sindaca ha sostenuto che è finita con questa Giunta la “mangiatoia di Mafia Capitale”. In realtà, il progetto di superamento di La Barbuta e Monachina potrà riformare l’humus ideale nel quale interessi criminali troveranno spazio per attecchire e radicarsi attorno alla “questione rom”. Con il Fake Plan della Giunta Raggi si è però fatta chiarezza. Nelle prossime settimane riporteremo in Consiglio Comunale la <strong>Delibera di iniziativa popolare del Comitato Accogliamoci per il superamento dei campi</strong> <strong>rom</strong> e i consiglieri capitolini saranno chiamati a decidere tra il Fake Plan della Raggi, che ora conosciamo, e la proposta sottoscritta da 6.000 cittadini romani».</p>
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		<title>Il Comune di Roma avvia l’iter per il superamento delle baraccopoli rom</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2016 07:52:34 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Comune di Roma avvia l’iter per il superamento delle baraccopoli rom. Associazione 21 luglio: «questo è il primo segnale di inversione di rotta registrato nella Capitale. Per la sua credibilità attendiamo l’approvazione della Delibera di Iniziativa Popolare per il “superamento dei campi”»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6549" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0391" width="3872" height="2592" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3872w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 3872px) 100vw, 3872px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con una Memoria di Giunta a firma della sindaca Virginia Raggi, il 18 novembre scorso la Giunta Capitolina ha indicato al Dipartimento Politiche Sociali e della Salute di Roma Capitale l’adozione di un Piano di Lavoro cittadino denominato “Progetto Inclusione Rom”.</p>
<p>Nel testo della Memoria si sottolinea come le linee politiche adottate nel passato in riferimento alle baraccopoli per soli rom abbiano prodotto «il risultato di moltiplicare da un lato insicurezza e conflitti nelle periferie e dall’altro di aumentare il livello di emarginazione delle popolazioni Rom, Caminanti e Sinti, senza garantire alcun processo di inclusione sociale nonostante le ingenti risorse economiche investite nel settore». Il punto nodale, viene affermato, è la questione abitativa che «influisce sulla condizione di vita dei singoli soggetti e della comunità perché incide sulle possibilità di accesso ai servizi, di vita sociale con le altre popolazioni residenti oltre che sulle opportunità di accesso al lavoro e all’istruzione» e per tale ragione, in una prospettiva di approccio interdisciplinare, viene adottato un Workplan “Progetto Inclusione Rom” con indicazione sintetica delle azioni nel periodo gennaio-luglio 2017.</p>
<p>Il Piano di Lavoro prevede, tra le altre cose, il coinvolgimento della Regione Lazio, dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale, del Ministero del Lavoro e dell’ANCI, l’avvio di accertamenti patrimoniali, due delibere (la prima per l’istituzione di un Tavolo, la seconda per il superamento degli insediamenti), la preparazione di un bando e Capitolato Europeo, incontri con cittadini rom e non rom, la costruzione di un network di organizzazioni.</p>
<p>Associazione 21 luglio esprime una cauta soddisfazione per il documento prodotto dalla Giunta Capitolina. «Registriamo – sottolinea l’organizzazione – come per la prima volta nella Capitale venga prodotto un cronoprogramma per l’avvio del processo per il superamento delle baraccopoli abitate dai rom. Il segnale è quindi importante e non di poco conto».</p>
<p>Secondo Associazione 21 luglio è fondamentale come la questione abitativa sia stata posta al centro in un quadro dove l’approccio interdisciplinare appare condizione indispensabile per l&#8217;avvio di un lavoro fondato su basi solide.«Auspichiamo – conclude Associazione 21 luglio &#8211; che la Memoria di Giunta rappresenti lo spartiacque con le politiche passate, l’inizio della fine del “sistema campi” che negli anni ha prodotto lesione dei diritti umani, fenomeni corruttivi e assistenzialismo inconcludente. Lo sarà realmente se ad essa seguirà il congelamento dei bandi milionari che nei prossimi mesi potrebbero ridare vita ad un perverso sistema di realizzazione e gestione di nuovi insediamenti. Ma la cartina di tornasole sarà la discussione nell&#8217;Aula dell’Assemblea Capitolina della “Delibera di iniziativa popolare per il superamento dei campi” sottoscritta da 6.000 cittadini romani che avverrà entro gennaio 2017. La sua approvazione, sollecitata dal Comitato “Accogliamoci” di cui Associazione 21 luglio è parte, potrà essere il segnale concreto e definitivo di un&#8217;inversione di rotta da tanti auspicato che potrà consentire alla città di Roma di relegare al passato la vergognosa e tragica stagione delle baraccopoli per soli rom».</p>
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		<title>La Giunta Raggi e i rom: 12 milioni di euro per un nuovo “sistema campi”?</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2016 06:43:03 +0000</pubDate>
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<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6542" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="popolo-rom" width="700" height="525" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></div>
<div>
<p>Preoccupazione di Associazione 21 luglio: «Dopo che nel 2015 erano state azzerate le risorse per la gestione dei campi rom, con la nuova Amministrazione si sta riattivando <b>un flusso economico di 12 milioni di euro</b>. Si sta riformando l’humus nel quale è cresciuto il “sistema campi” di <b>Mafia Capitale</b>».</p>
<p>I primi 100 giorni costituiscono per ogni Amministrazione Comunale un’occasione per tracciare un bilancio sull’eredità raccolta e per delineare linee programmatiche secondo macro obiettivi chiari e definiti. Associazione 21 luglio, nel rileggere i primi 100 giorni della Giunta Raggi e le politiche espresse in relazione alle baraccopoli presenti nella Capitale, <b>manifesta delusione</b> e una <b>profonda preoccupazione</b> per il rischio che, in presenza di linee politiche poco chiare e di azioni contraddittorie, <b>possa ricrearsi l’humus in cui è nato e si è consolidato il “sistema campi” </b>venuto alla luce nell’inchiesta denominata “Mafia Capitale”.</p>
<p>Le premesse non erano state incoraggianti. La campagna elettorale che ha preceduto l’elezione del sindaco di Roma è stata caratterizzata dall’obiettivo quasi comune a tutti i candidati di “<b>superare le baraccopoli</b>”, accompagnato tuttavia dall’assenza di tempi certi e di azioni definite.</p>
<p>Dopo le elezioni, il 21 luglio 2016 la Giunta Capitolina ha approvato le “<b>Linee programmatiche 2016-2020 per il Governo di Roma Capitale</b>”. In due occasioni si parla del “superamento dei campi” e in entrambi i casi, in assenza di un piano strategico definito, <b>gli obiettivi vengono confusi con le azioni e gli strumenti</b>. In assenza di linee politiche chiare, nei primi 100 giorni della Giunta Raggi si è assistito a una serie di azioni che destano preoccupazione.</p>
<p>L’8 luglio 2016, attraverso il sito ufficiale, il Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale ha indetto una “<b>Gara per il reperimento di un’area attrezzata</b>” per soli rom. Il concorrente – si legge nel bando – dovrà mettere a disposizione «un’area attrezzata per l’accoglienza e soggiorno temporaneo di 120 nuclei familiari di cui 109 attualmente ospiti presso il Villaggio River», per un appalto che avrà come importo complessivo posto a base di gara di <b>1.549.484 euro</b> e che avrà decorrenza dal 1° ottobre 2016 per terminare il 31 dicembre 2017. Il 9 agosto l’Assemblea Capitolina ha bocciato una mozione nella quale veniva chiesto il ritiro del bando.</p>
<p>Il 25 agosto si è svolto presso il Dipartimento Politiche Sociali il primo incontro ufficiale sulla “questione rom” preparatorio al <i>Tavolo per l’inclusione dei rom</i> convocato dall’assessore Laura Baldasarre. Dopo anni di assenza, tra gli invitati sono riapparsi alcuni <b>sedicenti “rappresentanti rom”</b>: autoproclamatisi tali o nominati nella passata amministrazione a guida Alemanno al fine di ridurre a mera formalità l’effettiva partecipazione dei rom alle decisioni che influiscono sul loro futuro. Gli stessi, al termine dell’incontro, sono stati invitati a redigere rapporti sulle condizioni strutturali degli insediamenti, con il rischio che nuovamente potranno assurgere al ruolo di filtro e proteggere gli interessi di pochi a discapito delle istanze di quei nuclei famigliari maggiormente vulnerabili che ancora attendono di riuscire a far sentire la propria voce.</p>
<p>Il 20 settembre si è proceduto all’apertura delle offerte relative alla <b>Gara per la gestione di 6 baraccopoli istituzionali</b>, denominati “villaggi” per un importo lordo superiore ai <b>6 milioni di euro</b>. Il servizio prevede la riproposizione delle medesime mansioni svolte negli insediamenti fino al 2014 inasprendo le regole sicuritarie già stabilite nel periodo della “Emergenza Nomadi” e <b>dichiarate incostituzionali dal TAR del Lazio nel 2009</b>.</p>
<p>Secondo Associazione 21 luglio la legittimazione operata nei confronti dei sedicenti rappresentanti rom e la contestuale <b>riproposizione di bandi milionari</b> – nei quali le voci di spesa destinate all’inclusione sono minime e non è possibile rintracciare indicatori concreti in linea con il dichiarato obiettivo di superare le baraccopoli &#8211; rappresentano fatti estremamente gravi volti a ricreare le condizioni per il ricostituirsi del “sistema campi”. «<i>Come mosche sul miele </i>– denuncia il presidente Carlo Stasolla – <i>alcune organizzazioni che fino al 2014 operavano attorno alla fiorente economia del sociale che si muoveva attorno ai “campi”, alcune delle quali hanno visto i loro presidenti indagati o arrestati, potranno rientrare dalla finestra, dopo che le vicende successive a “Mafia Capitale” le avevano fatte uscire dalla porta</i>».</p>
<p>Secondo Associazione 21 luglio la Giunta Raggi non sembra avere consapevolezza dell’urgenza di adempiere anzitutto agli <b>obblighi istituzionali</b> derivanti da una <b>sentenza del Tribunale Civile di Roma</b>, da una <b>delibera di iniziativa popolare</b> sottoscritta da<b> 6.000 cittadini romani</b> e da una <b>delibera della Giunta Capitolina</b> che impegna 4,4 milioni di euro di fondi europei per la chiusura degli insediamenti e l’inclusione abitativa delle comunità rom a Roma.</p>
<p>La prima risale al 30 maggio 2015 quando un giudice del Tribunale Civile di Roma, in riferimento alla baraccopoli istituzionale La Barbuta, ha riconosciuto «<i>il carattere discriminatorio che si concretizza nell’assegnazione degli alloggi</i>» ordinando al Comune di Roma «<i>la cessazione della suddetta condotta nel suo complesso e la rimozione dei relativi effetti</i>». A tale Ordinanza <b>non è seguita alcuna azione da parte dell’attuale Amministrazione</b> che quindi non sta dando seguito alla decisione del giudice.</p>
<p>La seconda risale allo scorso anno, quando nove organizzazioni hanno depositato in Campidoglio più di 6.000 firme per chiedere il superamento progressivo e la chiusura degli insediamenti formali per rom presenti nella città di Roma in attuazione della Strategia nazionale d’inclusione dei Rom. La delibera di iniziativa popolare dovrebbe essere discussa dall’Assemblea Capitolina, così come richiede lo Statuto Comunale, <b>ma ad oggi non è stato nemmeno avviato l’iter</b>.</p>
<p>La terza è del 28 ottobre 2015 quando la Giunta Capitolina ha deliberato, nella Deliberazione n. 350, la partecipazione di Roma Capitale al Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane adottato dalla Commissione Europea. Il Programma prevede una specifica azione di inclusione abitativa, scolastica e occupazionale volta ad agevolare la fuoriuscita dei rom dalle baraccopoli istituzionali attraverso lo stanziamento di 4,4 milioni di euro. Ad oggi si segnala <b>una amnesia istituzionale e nessuna azione è stata intrapresa dalla Giunta Raggi</b> <b>al fine di darne concreta attuazione</b> con il rischio che il denaro venga a breve riallocato in altre voci di spesa.</p>
<p>Associazione 21 luglio esprime profonda preoccupazione per l’inadempienza, da parte del Comuna di Roma, della sentenza del Tribunale Civile, così come ritiene che la mancata discussione della Delibera rappresenti un grave deficit di ascolto della volontà popolare. <b>A fronte di 7,6 milioni di euro di fondi comunali previsti per il mantenimento del “sistema campi”, si denuncia il mancato utilizzo di 4,4 milioni di fondi europei previsti per il superamento degli insediamenti. In gioco ci sono 12 milioni di euro</b> che l’Amministrazione Comunale potrebbe utilizzare da subito per ottemperare alle promesse fatte in campagna elettorale.</p>
<p>«<i>In piena campagna elettorale</i> – conclude il presidente Carlo Stasolla – <i>Virginia Raggi parlò di superamento dei campi. Le idee e le risorse non mancano e con 12 milioni di euro il problema potrebbe essere aggredito alla radice. Chi ha interesse a che ciò non avvenga? Ci sembra invece di assistere a un film già visto fatto di azioni confuse e contraddittorie, di proclami e di bandi milionari. <b>In tale contesto risulta elevato il rischio di veder riaffiorare i nomi di quanti nel passato hanno lucrato illegalmente attorno alla “questione rom”</b></i>».</p>
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