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		<title>20 marzo 1994</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2024 09:09:40 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Barbara Raccuglia</p>



<p><br>Si dice che il 20 marzo sia la giornata mondiale della felicità. Un&#8217;esperienza mai raggiunta, dai genitori di Ilaria Alpi, che si sono arditamente battuti per la ricerca della Verità.<br>Passano trent&#8217;anni per Luciana Riccardi e Giorgio Alpi, che nel frattempo invecchiano, e finiscono la loro vita, senza aver mai potuto fare luce e giustizia sull&#8217;omicidio dell&#8217;unica figlia.<br>Il 20 marzo del 1994, venivano assassinati a Mogadiscio, la giornalista italiana e fotoreporter Ilaria Alpi, e il cineoperatore Miran Hrovatin. Ilaria giunse per la prima volta  in Somalia nel dicembre 1992 per seguire, come inviata del TG3, la missione di pace Restore Hope, coordinata e promossa dalle Nazioni Unite per porre fine alla guerra civile scoppiata nel 1991, dopo la caduta di Siad Barre. Le inchieste della giornalista si sarebbero poi concentrate su un traffico internazionale di rifiuti tossici prodotti nei Paesi industrializzati e dislocati in alcuni Paesi africani in cambio di tangenti e di armi scambiate con i gruppi politici locali, vicende che avrebbero coinvolto i servizi segreti italiani e alte istituzioni italiane. Diversi documenti e testimonianze, affermano che Ilaria Alpi stava arrivando al cuore dei malaffari che legavano la Somalia all’Italia e ai Paesi dell’Est, dai quali provenivano gli armamenti, pagati col permesso di seppellire in loco le sostanze nocive.<br>Le circostanze in cui avvenne l&#8217;omicidio della giornalista e dell&#8217;operatore non furono mai del tutto chiarite, nonostante la battaglia della madre di Ilaria portata avanti fino alla morte avvenuta nel 2018.<br>Da allora è iniziata una vicenda processuale fatta di commissioni parlamentari, presunti tentativi di depistaggio, incarcerazioni, assoluzioni e richieste di archiviazione, senza mai riuscire a fare luce sul caso.</p>



<figure class="wp-block-image"><img/></figure>



<p><br>Per l’uccisione di Ilaria e Miran è stato condannato, in via definitiva, a ventisei anni di carcere uno dei presunti killer, Omar Hashi Hassan. Da tempo, però, numerose testimonianze e documenti mettono in discussione la sua colpevolezza. Infatti, Ali Rage Ahmed, detto “Gelle”, il principale accusatore di Hassan, sostiene di essere stato pagato per mentire su quella che a tutti gli effetti sarebbe stata un&#8217; esecuzione organizzata, e non l&#8217;assalto di sette teppistelli in cerca di monete. Da subito sono circolate le ipotesi più diverse sulla loro morte,  ma ci sono circostanze che inducono a ritenere che Ilaria avesse scoperto gravi illeciti, legati alla cooperazione. Elementi emersi da un’intervista che Ilaria realizzò a Abdullahi Moussa Bogor (sultano di Bosaso), che riferì di stretti rapporti intrattenuti tra alcuni funzionari italiani e il governo di Siad Barre, verso la fine degli anni ottanta. La registrazione dell&#8217;intervista è arrivata in Italia, incompleta, probabilmente manomessa; durava in tutto tredici minuti e le dichiarazioni del sultano risultavano spezzettate. Bogor, confermò che l’intervista rilasciata a Ilaria era almeno di due ore, non tredici minuti e che la giornalista gli aveva fatto parecchie domande sul traffico di armi e di rifiuti.  Quanto alle domande e alle relative risposte, però, non c’era traccia nella cassetta restituita alla Rai. Resta curioso il fatto, che insieme ad altri oggetti di Ilaria, sia sparito il taccuino dove lei era solita annotare le sue inchieste.<br>Siamo in tanti a notare un evidente interesse delle istituzioni nel voler tenere sepolta la Verità. Gli stessi che intendono ricordare ILARIA ALPI come una giovane donna forte, curiosa e coraggiosa &#8230; Una ragazza, che voleva soltanto raccontare l&#8217;inferno.</p>
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		<title>Sanremo canta i diritti</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Feb 2024 13:08:57 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p>Anche quest&#8217;anno, agli inizi del mese di febbraio, si è svolto il Festival di Sanremo, evento che, visto il suo grande seguito, costringe la TV generalista a modificare i palinsesti. Il festival, giunto alla sua settantaquattresima edizione, la quinta consecutiva condotta da Amadeus, ha sempre rappresentato negli anni, il &#8220;sentire popolare&#8221;, ovvero le aspettative del Paese. </p>



<p>Per anni Sanremo ha cantato l&#8217;amore struggente, sofferto in tutte le sue declinazioni. In questa edizione però, qualcosa è cambiato. È stata un&#8217;edizione con un filo conduttore &#8220;nuovo&#8221; per la kermesse canora&#8230; Sul palco dell&#8217;Ariston si è parlato di diritti, di temi sociali cruciali e importanti per il difficile periodo storico che stiamo attraversando. Si è parlato della condizione disumana in cui i migranti attraversano il nostro mare nella speranza di trovare una vita migliore e invece proprio nelle acque del mare trovano la morte, ed inoltre si è posto l&#8217;accento sull&#8217;importanza del diritto al lavoro e di come questo debba essere svolto con dignità secondo le norme di sicurezza senza dover ogni giorno ascoltare notizie di decessi. A questo proposito mi ha colpito molto una canzone fuori gara, cantata da Paolo Jannacci e Stefano Massini che racconta la storia vera di un ragazzo morto in un&#8217;esplosione in fabbrica, &#8220;si è disintegrato come in un lampo&#8221; dichiareranno i colleghi. Amadeus dichiara prima dell&#8217;esibizione: &#8220;Quest&#8217;anno in Italia sono morte 1480 persone, il lavoro è un diritto che non prevede la morte, proteggere i lavoratori è un dovere&#8221;. Rimanendo in tema si è parlato anche della protesta degli agricoltori attraverso la lettura di un comunicato: ritengono indegno il trattamento loro riservato a livello economico, di tutta la filiera coinvolta; non viene riconosciuto il valore del loro lavoro e non riescono a garantire un prodotto di qualità. </p>



<p>Un importante tema emerso, attraverso il monologo di Teresa Mannino è quello della supremazia dell&#8217;uomo occidentale e di come la sua egemonia generi discriminazioni verso altre etnie; inoltre il suo atteggiamento incurante e sprezzante rispetto alla società in cui vive sta lentamente, ma inesorabilmente, rovinando il pianeta. </p>



<p>Un&#8217;altra delle canzoni che abbiamo ascoltato ha come tema centrale il bullismo e la forza interiore che ha permesso alla vittima di riconoscere il proprio valore e riprendere in mano la propria vita. Su quel palco due artisti in particolare: e poi ancora, Ghali e Dargen D&#8217;amico hanno implorato il cessate il fuoco e lo stop al genocidio in Medio Oriente. </p>



<p>Ritengo che questa edizione del festival sia stata una buona occasione per parlare di diritti e temi sociali anche se, purtroppo, dopo il termine della manifestazione, in una nota trasmissione Rai è intervenuta la censura e un comunicato del direttore di rete ha ribadito la solidarietà allo Stato d&#8217;Israele, negando di fatto il genocidio e la libertà di parola a chi stava parlando della questione.</p>



<p>Di seguito alcuni stralci delle canzoni di cui ho parlato: </p>



<p>Ghali &#8211; Casa mia &#8211; Ma, come fate a dire che qui è tutto normale. Per tracciare un confine con linee immaginarie bombardate un ospedale per un pezzo di terra o per un pezzo di pane.  Non c’è mai pace.</p>



<p> Dargen &#8211; &#8211; Onda alta &#8211; Se basta un titolo a fare odiare un intero popolo non lo conosci Noè? No eh? Sta arrivando, sta arrivando l’onda alta stiamo fermi, non si parla e non si salta senti il brivido. Ti ho deluso lo so siamo più dei salvagenti sulla barca. Sta arrivando sta arrivando l’onda alta non ci resta che pregare finché passa </p>



<p>Infine: Teresa Mannino &#8211; monologo  &#8211; Siamo nel 2024 ma ragioniamo come 2524 anni fa. Il filosofo greco Protagora diceva che l&#8217;uomo è misura di tutte le cose, e per noi l&#8217;uomo ricco, bianco e occidentale è misura di tutte le cose, solo che l&#8217;ha persa, pensa che tutto il resto del mondo sia a sua disposizione e quello che non serve viene eliminato che fanno agricoltura da 50 milioni di anni e non hanno rovinato niente, mentre noi facciamo agricoltura solo da 10 mila anni e abbiamo sfinito il pianeta.</p>



<p></p>
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		<title>Aggiornamento su Patrick Zaki. Domani un&#8217;altra udienza</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2020 09:00:35 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p><em>Associazione Per i Diritti umani
</em>ringrazia ancora il giornalista (corrispondente RAI) Amedeo
Ricucci per il seguente aggiornamento su Patrick Zaki:</p>



<p>Sabato <em>(7 marzo 2020) </em>ci sarà
un&#8217;udienza che potrebbe prevedere il rilascio su cauzione di Zaki
oppure potrebbe prorogare di altri quindici giorni la detenzione
preventiva. In questo secondo caso sarebbe la conferma che Zaki
potrebbe fare la fine delle migliaia di attivisti che sono stati
imprigionati in Egitto e che vengono trattenuti in carcere sulla base
della legislazione di emergenza con questo giochino della “detenzione
preventiva”: il giudice, ogni quindici giorni, dice: <em>ok, potete
fare indagini per altre due settimane, ma il detenuto resta in
carcere</em> e così si aggiungono giorni a giorni e si finisce per
restare anni in carcere.</p>



<p>Le impressioni al Cairo e che ho
raccolto sono che comunque Zaki rischia un anno di carcere al
massimo; è assai probabile che il regime lo voglia tenere in galera
come esempio per ancora qualche mese per poi liberarlo solo perchè
ha paura della mobilitazione internazionale che c&#8217;è stata sul caso
Zaki, mentre sulle altre migliaia di attivisti imprigionati non c&#8217;è
stata alcuna mobilitazione. La situazione, quindi, è positiva per un
aspetto, ma negativa per l&#8217;altro nel senso che il povero Patrick Zaki
resta in galera. Adesso si trova in una prigione un po&#8217; migliore
rispetto a quella dove stata prima perchè precedentemente stava in
una cella superaffollata con una trentina di criminali comuni; poi ha
iniziato a stare male, ha chiesto di essere trasferito e, con un
occhio di riguardo da parte del giudice, ha ottenuto il
trasferimento. 
</p>



<p>Sabato staremo a vedere cosa verrà
decretato. Il giudice potrebbe anche liberarlo su cauzione, il che
vuol dire che ci saranno lo stesso limitazioni alla sua libertà e
che sarà difficile che lo lascino tornare in Italia perchè in
questo modo potrebbe sfuggire alla Giustizia, come dicono loro. 
</p>
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		<title>Yemen, nonostante la guerra: ne parliamo con Laura Silvia Battaglia</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Dec 2019 07:52:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Laura Silvia Battaglia, giornalista, è anche l&#8217;autrice e la regista del documentario &#8220;Yemen, nonostante la guerra&#8221;, il suo ultimo lavoro importante, un omaggio alla società civile yemenita, capace di grande resistenza.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/12/03/yemen-nonostante-la-guerra-ne-parliamo-con-laura-silvia-battaglia/">Yemen, nonostante la guerra: ne parliamo con Laura Silvia Battaglia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Laura Silvia Battaglia, giornalista, è anche l&#8217;autrice e la regista del documentario &#8220;Yemen, nonostante la guerra&#8221;, il suo ultimo lavoro importante, un omaggio alla società civile yemenita, capace di grande resistenza.</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha incontrato Laura Silvia Battaglia e la ringrazia per la disponibilità. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="656" height="492" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/doc.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13331" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/doc.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/doc-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Lo Yemen prima era una Repubblica (che non vuol democrazia) che si è unificata abbastanza recentemente, in realtà negli anni &#8217;90 che è ritornata ad essere divisa. Il sud del Paese con capitale Aden è nelle mani del governo centrale anche se il presidente ___ non vive a Aden ,ma a Riad, in Arabia saudita dove ha chiesto la protezione dei sauditi e quindi, di fatto, governano loro. Poi c&#8217;è un governo non riconosciuto a livello internazionale, guidato dagli huthi che sono una famiglia/tribù specifica con sede a San&#8217;a la città più grande al confine del Nord. Gli hutu hanno maturato negli anni precedenti una sostanziale volontà e necessità di non dialogare con il governo centrale e di separarsi perchè ritenevano di non essere abbastanza coinvolti nelle decisioni del governo centrale e continuano a vagheggiare un altro tipo di governo che è quello dell&#8217;imamato, un governo monarchico che era presente prima della nascita della Repubblica.  </p>



<p>Oltre a questa grande divisione, nel
Paese, ci sono delle istanze di separazione federalista da parte di
altri governatorati – situati soprattutto ad est – che hanno
velleità federali, ma non separatiste perchè hanno in mano la
produzione di greggio e di gas. Questa situazione si ripercuote anche
sui Paesi vicini perchè lo Yemen era un Paese guardato con
attenzione dai Paesi vicini perchè era una Repubblica, che inoltre
guardava con una certa simpatia alla Russia, quindi con una storia
molto diversa rispetto agli Stati confinanti perchè stava a cavallo
tra il nazionalismo arabo e il modello socialista; se lo Yemen fosse
cresciuto su questo aspetto sarebbe diventato molto competitivo e
allora una delle tecniche dei Paesi vicini è stata quella di
influenzare lo Yemen culturalmente ed economicamente (soprattutto da
parte saudita che ha imposto gli status-symbol soprattutto sui
giovani yemeniti che aspirano alla ricchezza e al lusso). 
</p>



<p>Lo Yemen, inoltre, si trova in una
posizione invidiabile, sullo stretto di ____, che consente il
passaggio dall&#8217;oceano indiano, tramite il Corno d&#8217;Africa, al Canale
di Suez: chi controlla lo Yemen, controlla tutto il passaggio delle
navi, di petroliere in particolare, che si riforniscono in Iran e
Arabia saudita. L&#8217;Iran ha bisogno che qualcuno dia noia allo Yemen e
ai suoi confini per poter passare e vendere il greggio agli europei
per cui lavorano ai fianchi dei sauditi, come fecero in Libano e in
Iraq, e come fanno con Hamas nella Striscia di Gaza e in Siria. In
Yemen da diversi anni si sta combattendo una guerra he è una sorta
di antipasto per l&#8217;armageddon finale per il Paese che sarebbe
una tragedia per tutta quest&#8217;area del mondo. 
</p>



<p><a href="http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Yemen-Laura-Silvia-Battaglia-2e553424-1867-4ee4-aa26-31d00733bd95.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Yemen-Laura-Silvia-Battaglia-2e553424-1867-4ee4-aa26-31d00733bd95.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><em>Yemen, nonostante la guerra</em>. Per
volontà del produttore, del distributore e di RAIdoc è un film che
vuole riassumere questi anni e capire come si è arrivati a questa
guerra, ma anche che vuole raccontare quello che dello Yemen non si
racconta mai e cioè chi resiste. Difficile farlo perchè l&#8217;accesso
al Paese è estremamente limitato e si entra spesso soltanto con il
canale dell&#8217;embedding o con le truppe saudite o pagando i trafficanti
che pagano poi i ribelli huthi (operazione disdicevole perchè si
pagano 6mila euro che verranno utilizzati per comprare armi) e queste
realtà non mostrano mai la società civile né tantomeno ti fanno
parlare con le persone liberamente. Usando in parte l&#8217;eccezionalità
della mia situazione (giornalista, ma sposata ad uno yemenita) che mi
permette di entrare nel Paese regolarmente senza un ufficiale che
possa controllare il mio lavoro, ho accesso alla vita quotidiana e
sono venuta a contatto con delle realtà straordinarie: il maestro
che apre la scuola nella casa di famiglia, il giornalista che
denuncia i rapimenti di persone ad Aden ma la Polizia non accoglie le
sue denunce perchè i poliziotti di notte “arrotondano”, il
direttore d&#8217;orchestra che sfida la censura degli huthi e crea
un&#8217;accademia rimbomba la passione per la musica&#8230;Tutte queste
persone, in questi modi, fanno politica: fa politica senza i partiti,
senza le milizie e anche senza le Ong. Quando c&#8217;è un popolo in
guerra passa il concetto che quel popolo sarà sempre bisognoso;
invece i popoli hanno una dignità e cercano delle soluzioni,
indipendenti da poteri esterni solo che spesso non sono né
rappresentati né ascoltati. 
</p>



<p>Il nostro intento è stato quello di
individuare delle storie simboliche della resistenza della società
civile, di gente che resiste in senso <em>politico</em>, partecipa
della città trovando soluzioni e affrontando gli ostacoli. 
</p>



<p>Per tutta la parte di contesto e di
racconto del Passato abbiamo usato buona parte del mio archivio non
utilizzato dal 2012 ad oggi. Questo materiale è stato montato con le
storie che ho raccolto durante i miei tre viaggi in Yemen, tra il
2016 a oggi e, qualche mese prima della messa in onda, abbiamo
sviluppato alcune storie che ci interessavano, organizzando delle
unità sul territorio con colleghi locali, lavorando per ogni città,
giorno per giorno. In questo modo abbiamo dato la possibilità a
delle persone del luogo di fare i reporter. In una delle mie unità,
quella girata a San&#8217;a, ha lavorato con noi una collega che mi ha
detto di essere molto scocciata di avere richieste in cui le
redazioni le chiedono di raccontare la fame, il colera, gli ospedali,
etc. Lavorando alla nostra unità, invece, e grazie all&#8217;operato di un
bravissimo fotografo, ha conosciuto cose del proprio Paese che ancora
non conosceva. Con il documentario si restituisce agli yemeniti
stessi una memoria storica dimenticata o sconosciuta, quindi. Da una
parte mostriamo la bellezza e l&#8217;eccellenza del Paese, dall&#8217;altra 
conserviamo un pezzo di Storia insospettabile (le donne, negli anni
&#8217;70, non si vestivano come si vestono oggi! Ad esempio). 
</p>



<p>Tutte le persone yemenite che hanno
visto il documentario hanno dato un riscontro positivo e anche gli
italiani che conoscono bene il Paese. E la mia soddisfazione è
quando mi dicono: “Finalmente una cosa che racconta NOI”. 
</p>



<p>Il problema è che, di fronte ai
conflitti, i media vanno sempre in cerca di due aspetti: una
narrazione televisiva, per immagini con scene forti e l&#8217;essere umano
ridotto a un nulla, e una grande insistenza retorica. Ma questo non
garantisce veridicità alla storia, ma solo pornografia. Dopo quasi
sei anni di guerra abbiamo continuato a mostrare bambini nudi e
emaciati, con il compiacimento di molti giornalisti, ma i nostri
bambini continuano a morire. Una terza via di narrazione esiste ed è
una narrazione che, per quanto possa essere eccezionale, si impone
necessariamente perchè i veri protagonisti sono le persone che
resistono. Ritengo che la retorica faccia molto bene ai canali
televisivi e ai giornalisti che la cavalcano, ma toglie dignità alle
persone che hanno subìto o che subiscono la guerra. Noi, invece,
dobbiamo individuare quali possano essere le possibili soluzioni ai
conflitti, insieme alla società civile, per il cambiamento in
positivo e concreto della situazione nel Paese.</p>
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		<title>Prigionieri sull&#8217;isola: in onda stasera</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Nov 2018 08:37:12 +0000</pubDate>
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<p><div id="attachment_11626" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Articolo211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-11626" loading="lazy" class="size-full wp-image-11626" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Articolo211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="480" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Articolo211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Articolo211-300x141.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Articolo211-768x360.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Articolo211-520x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 520w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><p id="caption-attachment-11626" class="wp-caption-text">This Afghan family have been living in the old airport of Elliniko, Athens for five months. Golroz (right) is six month pregnant. She says that she can walk for more than 10 minutes and spend most of the time inside a tent outside the building. “We didn’t expect our life to be like this here. I only want a better life my kids”, says Golroz.</p></div></p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Avrebbero voluto censurare. Avrebbero voluto censurare le lacrime e i sorrisi dei bambini delle isole di Lesbo e di Bihac, minori stranieri spesso soli, spaventati, stanchi, ma che hanno bisogno di credere ancora nel Futuro.</p>
<p>Quei bambini sono stati ripresi nel documentario intitolato <em>Prigionieri sull&#8217;isola</em> di Valerio Cataldi che, con sensibilità, ha raccontato la vita di chi è profugo, di chi chiede rifugio e accoglienza.</p>
<p>In un primo momento la proiezione era stata bloccata con l&#8217;accusa di violare la deontologia professionale e la Carta di Treviso(<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carta_di_Treviso?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://it.wikipedia.org/wiki/Carta_di_Treviso?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>).</p>
<p>Ma il regista è anche Presidente della Carta di Roma (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carta_di_Roma?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://it.wikipedia.org/wiki/Carta_di_Roma?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)  ben consapevole, quindi, del dovere di tutelare la dignità dei minori e non solo. Qui si tratta, invece, di documentare la realtà così com&#8217;è e di fare un buon lavoro di informazione e di comunicazione.</p>
<p>Solo volto è stato oscurato: quello di un ragazzino che racconta del dolore che si è inflitto da solo e dei pensieri suicidi cui è costretto da una situazione di prigionia inutile e forzata. Ma era stato coperto dall’inizio dallo stesso autore.</p>
<p>La battaglia sindacale condotta da Usigrai con il comitato di redazione del Tg2 ha portato al risultato desiderato grazie anche alla mobilitazione che le associazioni hanno fatto con una <a href="https://www.cartadiroma.org/editoriale/lettera-alla-rai-sulla-mancata-messa-in-onda-del-reportage-sui-migranti-in-grecia-e-bosnia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener">lettera alla Rai.</a></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Il documentario <em>Prigionieri sull&#8217;isola </em>andrà in onda questa sera, sabato 10 novembre, a TG2 Dossier, ore 23.30.</span> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/11/10/prigionieri-sullisola-in-onda-stasera/">Prigionieri sull&#8217;isola: in onda stasera</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Bellissime si diventa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2018 09:10:37 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/chiara-bordi-protesi-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11395" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/chiara-bordi-protesi-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1217" height="694" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/chiara-bordi-protesi-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1217w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/chiara-bordi-protesi-1-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/chiara-bordi-protesi-1-768x438.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/chiara-bordi-protesi-1-1024x584.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1217px) 100vw, 1217px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Si chiama <b>Chiara Bordi</b>, ha diciotto anni ed è molto bella. A causa di un incidente stradale con il motorino subì l’amputazione di un arto con conseguente protesi. E’ di Tarquinia, una piccola città del Lazio ed era tra le finaliste del concorso più famoso dedicato alla bellezza, “Miss Italia”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Il web, quello becero e misero, l’ha attaccata. &lt;&lt;<b>Ti votano perché sei storpia</b>&gt;&gt;.<br />
La risposta di Chiara è stata: &lt;&lt;<b>A me mancherà un piede, a te cuore e cervello</b>&gt;&gt;. L<span style="color: #222222;">a commentatrice piena di rabbia e violenza verbale, ha proseguito: &lt;&lt;</span><span style="color: #222222;"><b>Fai schifo, vattene a casa e non fare pena agli italiani che ti votano perché sei storpia</b></span><span style="color: #222222;">&gt;&gt;.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #222222;">Parlare a nome degli italiani non ha senso, a meno di rivestire ruoli pubblici a nome della collettività</span><span style="color: #222222;"><b>, e gli italiani, in questo caso sono stati in tantissimi a non essere d’accordo.</b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #222222;"><b>E’ nata spontaneamente sul web la difesa a Chiara</b></span><span style="color: #222222;"> in favore di una idea di bellezza senza limiti. E’ la prima ragazza a gareggiare in questo storico concorso con una protesi, è forte, coraggiosa </span><span style="color: #222222;"><b>e di certo in grado di spronare verso il superamento altre persone che si sentono in difficoltà. </b></span><span style="color: #222222;">&lt;&lt;</span><span style="color: #222222;"><b>Voglio far capire a tutti che la vita è sempre bella</b></span><span style="color: #222222;"> &gt;&gt; Solare e sorridente ha sfilato a nome di chi vive un problema, a significare il cambiamento.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">&lt;&lt;<b>Mi dispiace che ad alcuni sia arrivato il messaggio “votatemi perché sono storpia” e non il “guardatemi, mi manca un piede ma non ho paura di mostrarmi al mondo</b>”.<br />
A me della vittoria non interessa , tantomeno di fare pena. Sto facendo questo per mostrare alle persone ottuse che una ragazza senza un arto può gareggiare alla pari di tutte. Che la diversità non è vincolante e che la vita non si interrompe mai ed è sempre bella. Da un dramma si rinasce e si cresce più forti di prima, tutto sta nel saper reagire».</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><b>Chiara Bordi è terza classificata a Miss Italia</b>, ci ha deliziato con la sua splendida fisicità e il sorriso disarmante, requisiti che hanno oltrepassato la passerella, sono arrivati attraverso le emozioni diventate lezioni di vita.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Dopo il concorso, Chiara <b>tornerà nelle scuole con l’Associazione SuperAbile</b> a portare la sua testimonianza, ha già incontrato gli studenti di 17 Istituti nella provincia di Viterbo e Corviale nella periferia di Roma.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Fa la barista part-time specializzata nel ‘caffè-corretto’ e promuove il coraggio.<br />
Prima dell’incidente ha fatto arrampicata, preso il brevetto da sub, ha giocato nella nazionale di sitting-volley e basket in carrozzina, praticato windsurf e snowboard. Il suo primo 10 in matematica lo ha preso mentre era ricoverata all’Ospedale Gemelli di Roma, in terza media. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><b>Quest’anno Miss Italia ha vinto</b>, grazie a Chiara con una 79ma edizione senza limiti.</span></p>
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		<title>Mostra di Vincenzo Dazzi a Milano: per i bambini di Gaza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2018 07:52:42 +0000</pubDate>
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<div class="text_exposed_root text_exposed"></div>
<div id="id_5acdbbc4124488692761133" class="text_exposed_root text_exposed">Nel quarantennale della scomparsa dell&#8217;artista milanese, Vincenzo Dazzi, la famiglia ha donato all&#8217;ACM una collezione di suoi guazzi e prove d&#8217;artista. La donazione è destinata a favorire la raccolta di fondi per finanziare le adozioni a distanza di bambini di Gaza.</p>
<p>Dal 25 al 27 Maggio 2018, le opere saranno esposte al pubblico nello spazio PERCORSI di via Kramer, 32 &#8211; Milano.</p>
<p>L&#8217;iniziativa è organizzata in collaborazione con l&#8217;Associazione APS PERCORSI, con <strong><em>l&#8217;Associazione per i Diritti Umani</em></strong>, con la famiglia Dazzi e con la prof. Marzia Devoto.</p>
<p>Inaugurazione: Venerdì 25 Maggio 2018 alle 18.30.<br />
Sarà presente il critico d&#8217;arte ed amico dell&#8217;artista, Tommaso Trini, oltre alla sorella dell&#8217;artista, Michela Dazzi<span class="text_exposed_show">, giornalista Rai; si svolgerà un confronto sul tema: &#8220;L&#8217;arte di Vincenzo Dazzi&#8221;,</p>
<p>Nei giorni successivi, la mostra rimarà aperta con orario continuato dalle 10.00 alle 20.00.</p>
<p>Sabato 26, alle 18.00, presentazione del progetto &#8220;ORE FELICI PER I BAMBINI DI GAZA&#8221; e cerimonia di consegna delle opere scelte dagli affidatari:</p>
<p>Domenica 27, alle 18.00, saranno presentati un libro e un film sulla Palestina, a cura di Monica Macchi <strong><em>dell&#8217;Associazione per i Diritti umani</em></strong>.</span></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Come muore Aleppo</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2016 12:08:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;COME MUORE ALEPPO&#8221; di Amedeo Ricucci e Simone Bianchi. Dedicato a tutti quei prodi giornalisti embedded ( con l&#8217;esercito di Assad e i suoi alleati, ca va sans&#8230; dire) che in questi giorni hanno&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;COME MUORE ALEPPO&#8221; di Amedeo Ricucci e Simone Bianchi.<br />
Dedicato a tutti quei prodi giornalisti embedded ( con l&#8217;esercito di Assad e i suoi alleati, ca va sans<span class="text_exposed_hide">&#8230;</span><span class="text_exposed_show"> dire) che in questi giorni hanno abdicato al loro impegno deontologico, buttando alle ortiche il coraggio della verita&#8217;.<br />
Con <a class="profileLink" href="https://www.facebook.com/lorenzo.trombetta9?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-hovercard="/ajax/hovercard/user.php?id=100002592214476" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Lorenzo Trombetta</a>, <a class="profileLink" href="https://www.facebook.com/Abu.Diana?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-hovercard="/ajax/hovercard/user.php?id=606373626" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Fouad Roueiha</a>, Mahmoud al Basha, Monter Etaki e Aleen al Halabi.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per vedere il reportage, cliccate qui. Sul profilo Fb di Amedeo Ricucci</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>https://www.facebook.com/amedeo.ricucci/videos/1169681086420217/?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
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		<title>&#8220;Perché i telegiornali&#8221; oscurano la manifestazione delle donne?</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2016 10:55:24 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Comunicato Non una di meno: &#8220;Perché i telegiornali&#8221; oscurano la manifestazione delle donne?</p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-672.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7526" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-672.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-672" width="361" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-672.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 361w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-672-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 361px) 100vw, 361px" /></a></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr">Ieri a Roma una manifestazione di almeno 200 mila persone condotta dalle donne, potente e bella come una marea, ha detto all’opinione pubblica di questo Paese che la violenza maschile deve finire perché rovina e spegne le nostre vite, e che le femministe hanno la competenza, il metodo e l’esperienza per sapere quali misure adottare e quali interventi. Oggi discuteremo in migliaia alla Università di Roma un piano d’azione nazionale femminista contro la violenza maschile che sia utile ed efficace. Quando sarà pronto chiederemo con tutte le nostre forze che venga adottato.<br />
Ma nelle edizioni della sera i maggiori telegiornali hanno fatto scomparire la notizia.<br />
Il TgUno, che appena il 25 novembre condannava la violenza sulle donne, ieri sera ha intervistato solo la Ministra Boschi e poi, come per caso, è stata data la notizia che migliaia di donne avevano sfilato a Roma per dire no alla violenza.<br />
RaiDue ha mostrato un papà con un bambino sullo sfondo del Colosseo e della manifestazione, sembrava una festa per famiglie.<br />
La7 non si è accorta di niente.<br />
E allora si pone un problema di democrazia e rispetto delle leggi.</p>
<p dir="ltr">Non accettiamo più che i governi non agiscano da subito per contrastare il femminicidio, che si chiudano i Centri Antiviolenza, che non si faccia prevenzione, educazione, formazione. Volete un’altra manifestazione, più grande? Noi abbiamo le ragioni urgenti,  l’energia e la rabbia per farla.</p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-670.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7528" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-670.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-670" width="361" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-670.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 361w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-670-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 361px) 100vw, 361px" /></a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/11/27/perche-i-telegiornali-oscurano-la-manifestazione-delle-donne/">&#8220;Perché i telegiornali&#8221; oscurano la manifestazione delle donne?</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Generazione Rosarno: i giovani e la n&#8217;drangheta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Apr 2016 08:01:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre in televisione &#8211; e, ancor peggio, sul servizio pubblico &#8211; viene mandata in onda un&#8217;intervista al figlio di un boss, l&#8217;Associazione per i Diritti umani risponde con il video della giornalista SERENA UCCELLO&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre in televisione &#8211; e, ancor peggio, sul servizio pubblico &#8211; viene mandata in onda un&#8217;intervista al figlio di un boss, <em>l&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> risponde con il video della giornalista SERENA UCCELLO e del suo libro/inchiesta &#8220;GENERAZIONE ROSARNO&#8221; perché queste sono le persone a cui bisogna dare voce !!!</p>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="159na-0-0">Un incontro emozionante, ricco, dagli argomenti forti.</div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="159na-0-0"><a href="https://youtu.be/UXVeLvnOm04?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://youtu.be/UXVeLvnOm04?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></div>
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