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	<title>Ramallah Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Associazione Antigone in Palestina per la tutela dei diritti umani dei detenuti</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2019 07:33:37 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Associazione Antigone, in questi giorni, si è recata in Palestina per un corso di formazione sul monitoraggio dei diritti umani nei centri di detenzione, una buona e riuscita collaborazione tra il Ministero della Giustizia palestinese e l&#8217;Italia (con l&#8217; Agenzia Italiana per la cooperazione allo Sviluppo) nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Karama&#8221;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Visita_Palestina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12227" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Visita_Palestina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="637" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Visita_Palestina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Visita_Palestina-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Visita_Palestina-768x510.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>(da www.antigone.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>Ramallah, 14 Marzo 2019 &#8211; Questa settimana, una delegazione italiana del Garante dei diritti dei detenuti e delle persone private della libertà personale e della nostra associazione ha svolto una missione in Palestina per realizzare una tre giorni di formazione rivolta ai funzionari del Ministero della Giustizia e ai suoi partner, allo scopo di presentare e trasferire best practices italiane e metodologie utilizzate nel monitoraggio dei diritti umani nei centri di privazione di libertà.</p>
<p>Questa missione si inserisce nel quadro del progetto Karama: verso un sistema rispettoso dei diritti umani e della dignità delle persone, finanziato da AICS Gerusalemme (Agenzia Italiana per la cooperazione allo Sviluppo), e ribadisce la cooperazione su questo terreno, avviata con la visita dei funzionari del Ministero della Giustizia Palestinese presso l’omologo Ministero italiano a novembre 2014, sul tema “Diritti umani e organizzazione penitenziaria”.</p>
<p>Durante le giornate di formazione, gli esperti Michele Miravalle e Susanna Marietti hanno raccontato l’esperienza della nostra associazione ed analizzato gli strumenti adottati durante il monitoraggio, sia attraverso spiegazioni teoriche che esercizi partecipati, con un approfondimento sul carcere dal punto di vista di chi lo dirige o svolge funzioni di sicurezza, affrontato dal nostro Presidente Patrizio Gonnella.</p>
<p>Il Presidente del Garante Mauro Palma e il Responsabile delle Relazioni Internazionali Alessandro Albano hanno poi contribuito alle sessioni di formazione esplorando i compiti di un’istituzione di garanzia, con particolare riferimento alla Convenzione Internazionale contro la tortura e al suo protocollo aggiuntivo, cui la Palestina ha aderito e che prevede un meccanismo universale di controllo dei luoghi di detenzione.</p>
<p>Il Presidente Palma e il Presidente Gonnella, accompagnati dal Direttore AICS Cristina Natoli, hanno incontrato il Procuratore Generale Akram Alkahteb, che ha sottolineato gli eccellenti risultati della cooperazione tra Italia e Palestina in materia di tutela dei diritti dei minori.</p>
<p>Il Ministro della Giustizia Palestinese Ali Abu Diak ha infine accolto Palma, Gonnella e Natoli, insieme al Vice Console d’Italia a Gerusalemme Luigi Mattirolo, per ringraziare del supporto italiano all’istituzione della Unità per i Diritti Umani in seno al Ministero della Giustizia. In occasione dell’incontro, il Vice Console Mattirolo ha consegnato le chiavi di una vettura, donata dal progetto AICS e necessaria alla Unità per effettuare i monitoraggi nei centri di detenzione.</p>
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		<title>Gaza. I tre uomini che decidono la pace o la guerra</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Oct 2018 09:38:39 +0000</pubDate>
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<div style="padding: 10px; color: #555555; line-height: 19.5px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif;">
<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 20px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif; font-size: 13px;">
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo di Janiki Cingoli, Presidente di CIPMO, pubblicato sul magazine online Huffington Post.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>10.000 persone a Gaza hanno partecipato anche questo venerdì alle manifestazioni contro Israele,</strong> ma i più si sono tenuti lontano dal confine, seguendo le indicazioni date da Hamas, che aveva dichiarato di non voler mettere a rischio le trattative in corso con Israele, e aveva diffuso un appello a “preservare il sangue palestinese per quando sarà costruito lo Stato palestinese”. Tuttavia, alcuni gruppi si sono avvicinati bruciando copertoni, lanciando palloni incendiari e in tre casi infiltrandosi in Israele.</p>
</div>
</div>
</div>
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<div>
<div style="padding: 20px; color: #555555; line-height: 19.5px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif;">
<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 20px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif; font-size: 13px;">
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Mercoledì, due razzi Grad, di media gittata, hanno raggiunto l’area centrale di Israele,</strong> colpendo l’uno una casa a Beersheba, l’altro finendo in mare. E’ stata la prima volta, dall’inizio delle manifestazioni, che sono stati usati missili di portata così lunga, quasi un avvertimento a Israele del pericolo che graverebbe sulla sua popolazione civile, se la minacciata operazione su larga scala venisse attuata.</p>
<p>Contemporaneamente, sia Hamas che lo Jhiad islamico, le due organizzazioni più forti e le sole a detenere razzi di quel tipo, hanno negato in un comunicato congiunto di aver qualcosa a che fare con quei lanci, disconoscendone la paternità, lanciando così il segnale opposto di non volere un’escalation. Nel frattempo, una missione dei servizi di sicurezza egiziani faceva una frenetica spola tra Gaza, Gerusalemme e Ramallah, per arginare la possibile esplosione militare, parallelamente alla intensa attività dispiegata dall’inviato speciale dell’ONU in Medio Oriente, Nickolay Mladenov.</p>
<p>Come osservato giustamente sul <a href="http://cimpocentroitalianoperlapaceinmediooriente.musvc1.net/e/t?q=6%3dSTJWN%26D%3dG%26G%3dLUL%26H%3dLTJUM%26M%3dxMEH9_Kluf_Vv_Jgvk_Tv_Kluf_U1OCP.33qKzLF.60E_8tnr_H98At777-u4DL-48HK_8tnr_H9A328DLyG434L_4v3qCsis_M8.6KzEyN8-Lx8-E088z-EuG-67uI4Fw-M37-3BD784wDu-Iz3s8-4F-w4K3-G.YPXNcTb%26t%3dFFKB6L.FuM%264K%3dMaQ&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://cimpocentroitalianoperlapaceinmediooriente.musvc1.net/e/t?q%3D6%253dSTJWN%2526D%253dG%2526G%253dLUL%2526H%253dLTJUM%2526M%253dxMEH9_Kluf_Vv_Jgvk_Tv_Kluf_U1OCP.33qKzLF.60E_8tnr_H98At777-u4DL-48HK_8tnr_H9A328DLyG434L_4v3qCsis_M8.6KzEyN8-Lx8-E088z-EuG-67uI4Fw-M37-3BD784wDu-Iz3s8-4F-w4K3-G.YPXNcTb%2526t%253dFFKB6L.FuM%25264K%253dMaQ&amp;source=gmail&amp;ust=1540372872592000&amp;usg=AFQjCNEoMAm-ORw1BLqg7JXceqeexcMG4Q&utm_source=rss&utm_medium=rss">quotidiano Ha’aretz da Anshel Pfeiffer</a>,<strong> il destino di Gaza è nelle mani di tre uomini: Benjamin Netanyahu, Yahya Sinwar, leader di Hamas a Gaza, e Mahmoud Abbas, Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nessuno dei tre vuole una nuova guerra nella Striscia, nessuno dei tre fino ad oggi è stato capace di bloccare gli scontri.</strong></p>
<p>Netanyahu vuole guadagnare almeno un anno di calma: l’anno prossimo, a primavera, sono previste le elezioni anticipate, e lui non vuole certo presentarsi, in caso di guerra, con un pesante bilancio di vittime e feriti nella popolazione civile, e tra gli stessi militari. Inoltre, Israele vuole terminare i lavori di costruzione della barriera sotterranea, in grado di bloccare la penetrazione dei tunnel nel suo territorio. Israele poi non vuole certo riassumersi la responsabilità della gestione amministrativa e della vita di quei due milioni di palestinesi disperati. Infine, il leader israeliano è consapevole delle reazioni internazionali e nello stesso mondo arabo che una nuova operazione su larga scala comporterebbe.</p>
<p>D’altra parte, una nuova guerra a Gaza lascerebbe al suo termine le cose esattamente come stanno, perché Netanyahu sa che sradicare Hamas da Gaza significherebbe solo aprire la strada a gruppi jihadistici ancora più estremisti. I suoi vertici militari gli hanno chiarito bene il concetto. E d&#8217;altronde il Leader israeliano preferisce in realtà la persistenza di due entità palestinesi distinte, perché questo indebolisce la controparte e allontana la possibilità di una ripresa dei negoziati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le trattative indirette svoltesi al Cairo in questi mesi,</strong> mediate dai servizi di sicurezza egiziani, sono andate molto avanti, arrivando a definire una bozza di accordo bilaterale, che prevede prima il ristabilimento della calma, con l’apertura dei valichi al confine con Israele, insieme a quello con l’Egitto, poi le trattative per lo scambio di prigionieri, e il varo di una tregua di cinque anni, insieme a misure di emergenza per risollevare le gravi condizioni di vita della popolazione, ivi incluso il possibile utilizzo di un porto a Cipro o in Egitto, per rompere l’isolamento di Gaza, ed anche la costruzione di un aeroporto. In sostanza, gli stessi impegni, rimasti del tutto inattuati, con cui si era chiusa nel 2014 la precedente guerra, denominata da Israele Operatione <em>“Protective Edge”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A questi elementi, si aggiunge inoltre l’apporto del Qatar, che si impegnerebbe a pagare il carburante per portare da 4 a 8 ore al giorno l’erogazione dell’elettricità a Gaza, e gli stipendi dei dipendenti pubblici assunti da Hamas in questi anni, eludendo così le sanzioni imposte dal Presidente Abbas per forzare Hamas a restituire il controllo di Gaza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>D’altra parte, per Netanyahu è difficile concludere una tregua di lunga durata con Hamas, scavalcando il Presidente Abbas e i sospetti sauditi per il coinvolgimento del Qatar, e senza ottenere già nel primo stadio la restituzione del corpo del soldato ucciso e dei due civili vivi, detenuti di Hamas. Tutto questo esporrebbe il leader israeliano agli attacchi dei concorrenti alla sua destra, dentro e fuori il Likud (in particolare di Naftali Bennet, leader di Habayait Hayehudi, la Casa Ebraica, che aspira a sostituirlo), che lo accusano di aver perso la capacità di deterrenza assicurata dalla precedente guerra del 1914.</p>
<p>Dal canto suo, <strong>Yahya Sinwar e la leadership di Hamas sono consapevoli di queste contraddizioni israeliane, e se ne fanno un punto di forza.</strong> A loro non basta ripristinare la situazione di calma preesistente allo scorso 28 marzo, quando ebbero inizio le manifestazioni: pensano che gli israeliani capiscano solo il messaggio della forza, ma intendono modularla tenendola sotto il livello di guardia di un possibile nuovo conflitto, memori delle terribili perdite subite dalla popolazione e dalle loro milizie nelle precedenti guerre. Quello che vogliono è in sostanza variare la bilancia della deterrenza, arrivando a creare una deterrenza reciproca e non solo di parte israeliana.</p>
<p>Quindi, quando al Cairo sembrava che si fosse vicini all&#8217;accordo, di cui era stata scritta una bozza dettagliata, hanno attenuato di molto le manifestazioni, per poi riaccenderle quando le trattative sono state sospese, in seguito all&#8217;intervento a piedi uniti del Presidente Abbas.</p>
<p>Sinwar vuole arrivare ad una tregua di lunga durata, che stabilizzi il controllo di Hamas sulla Striscia, il che non significa riconoscere Israele e accettare l’idea di dividere la Palestina storica, e in questo in sostanza la sua visione coincide con quella di Netanyahu, che preferisce evitare ogni negoziato sul “Final Status”.</p>
<p>Sinwar guarda oltre Gaza e Hamas, e vede sé stesso come il potenziale leader di tutto il movimento palestinese, il possibile successore di Abbas, il nuovo Arafat.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quanto al <strong>Presidente Abbas, ha fatto quanto poteva per ostacolare il negoziato a due, chiedendo che ogni accordo e ogni flusso di denaro passasse attraverso l’ANP, l’Autorità Nazionale Palestinese;</strong> e restando adamantino nel negoziato parallelo condotto al Cairo tra Fatah e Hamas per raggiungere e attuare un nuovo accordo interpalestinese. La sua richiesta è che l’organizzazione islamica passi all’ANP non solo il controllo amministrativo della popolazione (un peso certo non indifferente da assumere), ma anche quello militare: una richiesta che Hamas, la cui forza militare è di gran lunga superiore a quella dell’ANP, non è minimamente disposto a accettare. Inoltre il Presidente palestinese mantiene ancora il controllo del suo apparato di sicurezza, che agisce in stretto coordinamento con quelli israeliani, a tutela del comune interesse di contrastare gli sforzi di Hamas per espandere la sua forza in Cisgiordania.</p>
<p>D’altronde, Abbas è molto isolato, data la sua rottura verticale con gli USA, la sua stessa marginalizzazione nel mondo arabo, e il discredito di cui, secondo i sondaggi, è fatto oggetto in Cisgiordania. Se l’azione di blocco dei negoziati al Cairo gli era in un primo tempo riuscita, ora rischia grosso, perché gli egiziani sono stanchi del suo ostruzionismo, e l’ora delle scelte incombe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In questi giorni si deciderà dunque il destino di Gaza: il crinale tra pace e guerra è davvero sottile.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
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		<title>WALL: quel muro intorno ai territori occupati della Cisgiordania</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/10/09/wall-quel-muro-intorno-ai-territori-occupati-della-cisgiordania/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Oct 2018 07:51:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Alessandra Montesanto &#160; Nel 2001 un giovane palestinese si fece saltare in aria in una discoteca di Tel Aviv: 81 ragazzi uccisi e 182 feriti. Gli israeliani iniziarono, da quel momento, a&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">di Alessandra Montesanto</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11470" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="720" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/2-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>Nel 2001 un giovane palestinese si fece saltare in aria in una discoteca di Tel Aviv: 81 ragazzi uccisi e 182 feriti. Gli israeliani iniziarono, da quel momento, a costruire un muro di cemento, filo spinato, check point e torrette intorno ai territori occupati della Cisgiordania (la barriera ingloba, oggi, la maggior parte delle colonie israeliane e la quasi-totalità dei pozzi d&#8217;acqua). Parte da qui il film intitolato Wall, scritto e diretto da David Hare e presentato alla IVa edizione del festival Visioni dal Mondo, festival del documentario di Milano.</p>
<p>Wall, un titolo semplice, per una questione complessa e irrisolta. La Cisgiordania, detta anche West Bank, è una cerniera geografico-politica che separa da una parte i palestinesi e dall&#8217;altra gli israeliani. I primi, rinchiusi, privati della libertà di circolazione e impoveriti a causa della mancanza di scambi economici e commerciali con l&#8217;esterno; i secondi, che dichiarano di vergognarsi per la situazione pur sentendo la necessità di difendersi con un muro per veder garantita la propria sicurezza.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11471" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="900" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p>David Hare è la voce narrante che cuce un puzzle di persone &#8211; note e comuni &#8211; viaggiando tra Gerusalemme, Nablus, una delle più grandi città della Cisgiordania, e Ramallah, capitale politica dell&#8217;Autorità palestinese: importanti sono, ad esempio, le riflessioni di alcuni arabi che vivono in tante città miste di Israele – Haifa, Tel Aviv, Jaffa, Ramle, Nazareth – persone che si trovano dentro i confini dello Stato israeliano, ma che si sentono sempre e comunque palestinesi.</p>
<p>Così come il territorio e gli abitanti della West Bank, anche il film è diviso in due capitoli che raccontano la vita nelle due zone: a Gerusalemme, città contesa e strumentalizzata, che ha perso il proprio antico fascino a causa della modernizzazione e a Nablus, rappresentata qui solo da un cafè in cui è appeso un ritratto simbolico di Saddam Hussein.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" src="https://player.vimeo.com/video/233828588?app_id=122963&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="500" height="281" frameborder="0" title="WALL (Trailer)" webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen></iframe></div>
<p>Il testo della pellicola nasce da uno spettacolo teatrale del 2009, ma la resa sul grande schermo è ancora più potente grazie alla tecnica della motion picture: i corpi e volti degli attori sono stati ripresi frontalmente per poi essere elaborati con l&#8217;animazione digitale. La fotografia, inoltre, è monocromatica (sfumature di grigio che gettano ombra su un&#8217;area del mondo abbandonata a se stessa) per arrivare al finale dove i colori, invece, esplodono dai graffiti che, sul muro di cemento, urlano slogan di giustizia, speranza e Futuro. La grafica e la tecnica diventano, quindi, una possibilità per trasformare la realtà e una denuncia della mancanza di volontà, da parte anche della comunità internazionale, nel voler trovare una soluzione pacifica tra due popoli condannati entrambi alla paura e alla rabbia. Due popoli eternamente in conflitto ed immancabilmente sconfitti.</p>
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		<title>Quando una ragazza dai capelli rossi sfida i soldati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jan 2018 09:33:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono discordanti le ultimissime notizie riguardanti la liberazione o meno di Ahed Tamimi , la 16enne di Ramallah, divenuta “simbolo della resistenza palestinese” che deve rispondere di 12 capi d’accusa, in seguito alla diffusione di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10004" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/ahed-tamimi-a-16yearold-palestinian-protests-before-israeli-forces-in-picture-id897118250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-10004" loading="lazy" class="size-full wp-image-10004" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/ahed-tamimi-a-16yearold-palestinian-protests-before-israeli-forces-in-picture-id897118250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="630" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/ahed-tamimi-a-16yearold-palestinian-protests-before-israeli-forces-in-picture-id897118250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 630w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/ahed-tamimi-a-16yearold-palestinian-protests-before-israeli-forces-in-picture-id897118250-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></a><p id="caption-attachment-10004" class="wp-caption-text">Ahed Tamimi (L), a 16-year-old Palestinian, protests before Israeli forces in the West Bank village of Nabi Saleh, north of Ramallah, on May 12, 2016, after a demonstration following Friday prayers in solidarity with Palestinian prisoners on hunger strike in Israeli jails.<br />Israel&#8217;s army arrested Ahed Tamimi on December 19, 2017, after a video went viral of her slapping Israeli soldiers in the occupied West Bank as they remained impassive. / AFP PHOTO / ABBAS MOMANI (Photo credit should read ABBAS MOMANI/AFP/Getty Images)</p></div>
<p>Sono discordanti le ultimissime notizie riguardanti la liberazione o meno di <a href="http://www.dailymail.co.uk/wires/afp/article-5226709/Israel-charges-Palestinian-teen-viral-slap-video.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Ahed Tamimi ,</a> la 16enne di Ramallah, divenuta “simbolo della resistenza palestinese” che deve rispondere di 12 capi d’accusa, in seguito alla diffusione di un video, divenuto virale, nel quale colpisce con schiaffi e calci dei soldati israeliani in Cisgiordania.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa sarebbe la prova del “crimine” di <a href="https://twitter.com/hashtag/AhedTamimi?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw&utm_source=rss&utm_medium=rss">#AhedTamimi</a>…<a href="https://t.co/0bciWzmrfW?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://t.co/0bciWzmrfW?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ahed e la cugina – Nour, 20 anni, già incriminata – si avvicinano a due soldati israeliani, li esortano ad andarsene, li spintonano e li prendono a schiaffi. Loro non rispondono alle provocazioni e in seguito sosterranno di essersi trovati in quella zona per impedire ai palestinesi di lanciare pietre contro gli automobilisti israeliani.</p>
<p>Il 19 dicembre scorso la ragazza è stata arrestata a causa di questo episodio, divenendo un simbolo per i palestinesi, che hanno riempito i social media con elogi e parole di sostegno e hanno dato il via a diverse campagne, chiedendo la sua liberazione.</p>
<p>L’accusa, dal canto suo, sta cercando di sgretolare questa immagine di eroina costruita intorno alla sua persona, definendo la ragazza una pedina nelle mani della famiglia, che le chiederebbe di esibirsi in rimostranze sceniche, così da diventare il volto della protesta e raccogliere consensi intorno alla causa.</p>
<p>Con lei in carcere c’è anche la madre Nariman, accusata, tra l’altro, di utilizzare Facebook per “incitare le persone a commettere attacchi terroristici”. L’8 gennaio si terrà la prossima udienza e madre e figlia rimarranno in custodia almeno fino a quella data. I pm hanno chiesto che la detenzione prosegua sino alla fine del processo. In caso di condanna, le attendono diversi anni di prigione.</p>
<p>Chi la difende, sostiene che alla base dell’arresto della minorenne ci sarebbe il fatto che il suo volto sia diventato il simbolo di quella che viene definita la “nuova coraggiosa giovane generazione palestinese”, nel tentativo di tenerla lontana dalle rivolte e dai riflettori per lungo tempo.</p>
<p>Seguiremo la sua vicenda, statene certi!</p>
<p><img class="no-display appear" alt="" data-mep="2339745" data-credit="Getty Images" /><br />
<img class="no-display appear" alt="" data-mep="2339746" data-credit="Getty Images" /></p>
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		<title>L&#8217;importanza delle fiabe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 May 2014 06:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è svolta a Ramallah, qualche settimana fa, la cerimonia di presentazione del progetto L’unicità delle leggende e delle favole beduine narrate dagli occhi dei bambini, realizzato da Vento di Terra e Tamer Institute.&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è svolta a<br />
 Ramallah, qualche settimana fa, la cerimonia di presentazione del<br />
 progetto <em>L’unicità<br />
 delle leggende e delle favole beduine narrate dagli occhi dei<br />
 bambini</em>, realizzato da<br />
 Vento di Terra e Tamer Institute. Un anno di lavoro nelle comunità<br />
 beduine del centro della Cisgiordania, a stretto contatto con gli<br />
 studenti delle scuole e gli insegnanti palestinesi, che ha dato vita<br />
 al secondo libro di fiabe beduine e ad un<br />
 film-documentario.<strong>Obiettivo<br />
 è la valorizzazione della cultura popolare beduina, una cultura<br />
 millenaria schiacciata dall’avanzare delle ruspe israeliane e<br />
 dalla colonizzazione del Deserto di Gerico.</strong></p>
<div dir="LTR" id="Sezione5">
<div align="JUSTIFY">
Il testo è bilingue<br />
 -italiano arabo- e sarà <strong>distribuito<br />
 tra le scuole aderenti</strong><br />
 nei due versanti progettuali. <em>“Fiabe<br />
 tradizionali raccontate dai bambini beduini ai bambini del mondo”</em><br />
 è un passo ulteriore del nostro comune cammino di pace e<br />
 comprensione tra culture diverse. Il libro, le cui prime copie sono<br />
 giunte in Italia, è completato da un video sulla percezione della<br />
 natura da parte delle comunità Jahalin. Alla cerimonia erano<br />
 presenti Barbara Archetti per VdT, Giulia Orecchia in rappresentanza<br />
 degli illustratori italiani, la direttrice del Tamer Institute Renad<br />
 Qubaid, Bassam Barakat per il Ministero Palestinese dell’Educazione<br />
 e Abu Soleiman, portavoce delle comunità beduine.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/05/1526285_10202873411707406_257320812_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/05/1526285_10202873411707406_257320812_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="168" width="400" /></a></div>
</div>
<div align="JUSTIFY">
</div>
<p><strong>IL PROGETTO&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </strong></p>
<p>Il progetto ha<br />
 l&#8217;obiettivo di fare <strong>promozione<br />
 del diritto all’esistenza, attraverso l’arte</strong>.<br />
 Il riconoscimento della cultura tradizionale beduina ha permesso di<br />
 valorizzare questa popolazione all’interno della società<br />
 palestinese e fuori, a livello internazionale. Attraverso gli occhi<br />
 dei bambini e il coinvolgimento dell’intera comunità è stato<br />
 possibile riprendere in mano valori e storie che negli ultimi tempi<br />
 rischiavano di andare perduti.</p>
<div align="JUSTIFY">
Nelle pagine del<br />
 libro gli stili, le storie, le linee e i colori delle favole danno<br />
 vita a personaggi variegati, come il <strong>piccolo<br />
 Mohammed</strong>, in lotta<br />
 con la mostruosa Ghoula che gli ha mangiato mamma e papà; la <strong>mamma<br />
 capra Anasiye</strong>, che<br />
 con le sue corna d’oro uccide il lupo e salva i suoi capretti; la<br />
 <strong>dispettosa volpe del<br />
 deserto Huseini</strong>,<br />
 ancora in fuga da un lupo arrabbiato che non ha gradito l’essere<br />
 stato preso in giro.</div>
<div align="JUSTIFY">
<strong>Il progetto,<br />
 iniziato a gennaio 2013,</strong><br />
 <strong>ha visto coinvolti 500<br />
 bambini beduini di 10 diverse comunità in tutta la Cisgiordania, 30<br />
 insegnanti palestinesi, sei artisti palestinesi e italiani e 20<br />
 insegnanti di scuole ed asili italiani. Uno scambio interculturale<br />
 che ha permesso di avvicinare mondi solo apparentemente lontani.</strong></div>
<div align="JUSTIFY">
Gli autori hanno<br />
 lavorato su due livelli: uno informale, tramite la promozione alla<br />
 lettura con il <em>Bibliobus</em>,<br />
 libreria mobile che ha viaggiato in diverse comunità beduine,<br />
 portando ai bambini libri e attività ricreative che non li<br />
 facessero sentire isolati. E uno formale, con un percorso di<br />
 formazione per gli insegnanti palestinesi che lavorano nelle scuole<br />
 beduine, attraverso la metodologia dell’arte e il processo di<br />
 apprendimento partecipativo.</div>
<div align="JUSTIFY">
E&#8217; stato organizzato<br />
 un laboratorio di scrittura creativa per due mesi, durante il quale<br />
 si è risposto ad alcune domande, quali: come si racconta una<br />
 storia? Quali sono gli strumenti per farsi ascoltare? Come<br />
 utilizzare il corpo, la respirazione, il cambio di tonalità? Sono<br />
 poi seguiti laboratori di illustrazione con sei illustratori: tre<br />
 italiani (<strong>Giulia<br />
 Orecchia, Emanuela Bussolati e Dario Cestaro</strong>)<br />
 e tre palestinesi (<strong>Lubna<br />
 Taha, Anastasia Qarawani e Abdallah Qarawiq</strong>).<br />
 I bambini hanno chiesto ai loro genitori di raccontare le storie<br />
 tradizionali e le hanno poi riportate nei laboratori al poeta <strong>Anas<br />
 Abu Rahma</strong> e a <strong>Denis<br />
 Asaad</strong>, la narratrice<br />
 (<em>hakawatia</em>,<br />
 figura centrale nelle comunità beduine). È nato così un nuovo<br />
 dialogo con la famiglia e i bambini si sono sentiti portatori di<br />
 quei valori tradizionali che rischiavano di andare perduti. Non<br />
 solo: <strong>si sono sentiti<br />
 orgogliosi di essere beduini, consapevoli dell’unicità e della<br />
 ricchezza della loro cultura</strong>”,<br />
 racconta Natalia Fais, project manager in loco per Vento di Terra.</div>
<div align="JUSTIFY">
Insieme al libro, i<br />
 bambini beduini di Wadi Abu Hindi e Anata hanno anche girato un<br />
 film, “<em>I saggi abitanti<br />
 del deserto”</em>. Con la<br />
 supervisione di artisti italiani e palestinesi – Ahmad Bakri,<br />
 Pietro Bellorini e Marianna Bianchetti – è nato un documentario<br />
 di 30 minuti in cui i bambini mostrano la ricchezza della natura e<br />
 raccontano la necessità e la bellezza di vivere in armonia con<br />
 animali e piante, un messaggio che arriva facilmente al cuore dei<br />
 bambini di tutto il mondo.</div>
<div align="JUSTIFY">
Per ricevere il<br />
 libro “Fiabe tradizionali raccontate dai bambini beduini ai<br />
 bambini del mondo”? Scrivi a <u><a href="mailto:ventoditerra@ventoditerra.org">ventoditerra@ventoditerra.org</a></u><br />
 o chiama il numero 02.39.43.21.16</div>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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