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	<title>rassegnastampa Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2021 07:58:12 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="735" height="416" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/afga.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15650" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/afga.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 735w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/afga-300x170.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /></figure>



<p><strong>I titoli</strong></p>



<p><strong>Tunisia:</strong>&nbsp;100 dirigenti, deputati e ex minsitri abbandonano il partito islamista Ennahda, in polemica con la gestione del leader Ghannouchi.</p>



<p><strong>Sudan:</strong>&nbsp;Interrotte le esportazioni di petrolio da Port Sudan. L&#8217;oleodotto è stato occupato dagli autonomisti locali.</p>



<p><strong>Afghanistan:</strong>&nbsp;torna il macabro spettacolo dei cadaveri esposti in pubblico. Appesi ad una gru i corpi insanguinati di 3 rapitori trucidati dai taliban.</p>



<p><strong>Marocco:</strong>&nbsp;Consegnati dalla Turchia droni di combattimento Bayraktar.</p>



<p><strong>Siria:</strong>&nbsp;Truppe USA sfiorano la zona sotto il controllo dei governativi nella provincia orientale di Hasaka.</p>



<p><strong>Giordania:</strong>&nbsp;Inaugurata ad Amman la 20esima edizione della Fiera del Libro.</p>



<p><strong>Le notizie</strong></p>



<p><strong>Tunisia</strong></p>



<p>Una scissione all&#8217;interno del partito islamista Ennahda.</p>



<p>Oltre 100 dirigenti, deputati ed ex ministri hanno sbattuto la porta, accusando il leader Ghannouchi di aver fallito nell&#8217;esperienza governativa di 10 anni e di incapacità nella gestione della crisi con il presidente della Repubblica Qais Saied. Alcuni dei capi della rivolta contro Ghannouchi hanno espresso la loro volontà di fondare un nuovo partito.</p>



<p>Non si intravede una soluzione alla crisi istituzionale nel paese. Le attese della nomina di un nuovo governo, annunciato per ieri, sono rimaste deluse. In tutta la Tunisia si sono svolte manifestazioni pro e contro la decisione, di due mesi fa, di sospendere il Parlamento e mandare a casa il governo. Gli inviti del sindacato dei lavoratori ad una roadmap, per uscire indenni dalla crisi economica e sanitaria, sono stati ignorati dalla presidenza. 20 organizzazioni per la difesa dei diritti umani hanno denunciato il pericolo di una deriva dittatoriale.</p>



<p><strong>Sudan</strong></p>



<p>Gruppi di manifestanti tribali hanno bloccato l&#8217;esportazione di petrolio dal porto di Port Sudan, sul Mar Rosso. L&#8217;oleodotto trasporta greggio del Sud Sudan per essere esportato e il governo di Khartoum incassa i diritti di passaggio. Da una settimana il porto è occupato, ma il carico di petrolio non è stato bloccato. Due giorni fa è stato chiuso l&#8217;aeroporto e le principali arterie stradali che collegano la capitale all&#8217;est del paese. La protesta autonomista è considerata dall&#8217;ente petrolifero gravissima, perché minaccia le entrate economiche dello Stato e le forniture di carburanti alla capitale. Il presidente dell&#8217;ente ha chiesto l&#8217;intervento dell&#8217;esercito. Il premier Hamdouk accusa i manifestanti di collusione con il golpe militare, sventato pochi giorni fa, ma si è dichiarato disponibile ad aprire un tavolo di trattative per ascoltare le loro rivendicazioni.</p>



<p><strong>Afghanistan</strong></p>



<p>Cadaveri insanguinati appesi ad una gru. È questa la macabra scena che all&#8217;alba di ieri hanno visto i negozianti del centro di Herat. I tre morti, secondo un comunicato del governatore della provincia, erano i responsabili di un sequestro per fini di riscatto di un imprenditore e suo figlio. Sono stati inseguiti dai miliziani taliban e uccisi durante la sparatoria che ne è seguita. “La loro esposizione serve come deterrente contro i crimini”, ha sostenuto un portavoce del movimento fondamentalista, ignorando i dettami della sua stessa fede che vietano categoricamente l&#8217;esposizione dei corpi dei morti.</p>



<p>A Jalalabad, nell&#8217;est, due agenti delle forze di sicurezza sono rimasti uccisi e altri due feriti, in seguito all&#8217;esplosione di una bomba telecomandata nei pressi del commissariato di polizia. Alla deflagrazione è seguita una sparatoria, ma gli assalitori sono riusciti a far perdere le loro tracce. Nessuna rivendicazione, ma la zona è il principale covo dell&#8217;ISIS-Khorasan, il movimento estremista che considera i taliban traditori della causa per la firma dell&#8217;accordo con l&#8217;amministrazione Trump, nel febbraio 2020.</p>



<p><strong>Marocco</strong></p>



<p>L&#8217;aeronautica di Rabat ha ricevuto i primi droni di combattimento Bayraktar di fabbricazione turca. Lo scrive la stampa locale, citando il sito semiufficiale delle forze armate. Anche la società produttrice, Baykar, ha confermato l&#8217;avvenuta consegna. Lo scorso aprile, il Marocco ha ordinato l&#8217;acquisto di 13 caccia senza pilota per un valore di 75 milioni di dollari. Nel mese di giugno un gruppo di ufficiali marocchini hanno compiuto corsi di addestramento in Turchia per le manovre a distanza dei velivoli.</p>



<p>La corsa agli armamenti tra Marocco e Algeria è al suo apice a causa del contenzioso sui confini ereditati dal colonialismo e per la questione Saharawi. Algeri ha dichiarato, un mese fa, la rottura delle relazioni diplomatiche, ritirando l&#8217;ambasciatore a Rabat.</p>



<p><strong>Siria</strong></p>



<p>Nella provincia orientale di Hasaka, un convoglio di carri armati statunitensi è entrato nella zona di controllo delle forze governative ed a poche decine di metri da un eliporto russo. È la prima volta che si arriva ad un contatto ravvicinato tra le truppe USA e quelle governative. La presenza dei marines statunitensi è considerata illegale dal governo di Damasco. Il loro intervento era avvenuto per la protezione della regione autonoma curda, ma poi di fronte alle mire espansionistiche del neo sultano Erdogan, gli USA si sono ritirati, limitando il loro spazio d&#8217;intervento ai campi di petrolio e gas.</p>



<p><strong>Giordania</strong></p>



<p>È stata inaugurata ad Amman, con molte iniziative culturali, la 20esima sessione della Fiera del Libro, che rimarrà aperta fino al 2 ottobre. Vi partecipano oltre 360 case editrici di 20 paesi arabi e internazionali. Lo slogan dell&#8217;edizione di quest&#8217;anno è legato alla questione mediorientale: “Gerusalemme capitale della Palestina”. Uno stand tra i più frequentati è quello della libreria-casa editrice di Gaza “Mansour”, completamente distrutta dai bombardamenti israeliani dello scorso maggio.</p>



<p>Tra gli eventi di maggior interesse culturale vi sono quelli in ricordo dei poeti arabi recentemente scomparsi per la pandemia di Covid, l&#8217;racheno Saadi Yuossef e il palestinese Ezzeddin Manassira.</p>
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		<title>Anbamed: notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2021 07:47:40 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>a cura di Farid Adly</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="534" height="463" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/siria-afrin-erdogan-534.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15404" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/siria-afrin-erdogan-534.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 534w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/siria-afrin-erdogan-534-300x260.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 534px) 100vw, 534px" /></figure>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Palestina Occupata:</strong>&nbsp;Oggi a Gerusalemme Est la marcia delle bandiere della destra nazionalista israeliana.</p>



<p><strong>Iraq:</strong>&nbsp;Analisi del DNA per 123 corpi ritrovati in una fossa comune di Daiesh (ISIS).</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;23 condanne definitive alla pena capitale per i dirigenti della Fratellanza Musulmana.</p>



<p><strong>Siria:</strong>&nbsp;Raids russi sulla regione desertica siriana contro i covi dei fuggiaschi jihadisti.</p>



<p><strong>Libia:</strong>&nbsp;Ad Ajelat, duri scontri tra milizie nell&#8217;ovest libico, vicino al confine con la Tunisia.</p>



<p>Le notizie</p>



<p><strong>Palestina Occupata</strong></p>



<p>Oggi, a Gerusalemme Est si svolgerà la marcia delle bandiere organizzata da movimenti di estrema destra nazionalista, per commemorare l&#8217;occupazione del giugno 1967. La manifestazione era stata vietata la scorsa settimana dalla polizia, ma l&#8217;ex governo Netanyahu l&#8217;aveva autorizzata fissandola per oggi, per mettere alla prova il nuovo governo guidato dal miliardario Bennett.</p>



<p>I movimenti palestinesi hanno fatto appello alla mobilitazione generale della popolazione di Gerusalemme per impedire il passaggio nei luoghi sacri della moschea di Al-Aqsa.</p>



<p><strong>Iraq</strong></p>



<p>Le autorità irachene hanno prelevato campioni da 123 resti umani della fossa comune scoperta nel 2020. Le vittime sono una parte dei 600 prigionieri trattenuti nel carcere di Daboush che i miliziani di Daiesh, nel giugno 2014, avevano condotto in una valle e sparato loro addosso, soltanto perché erano di confessione sciita. Quella di Daboush è stata la più terribile carneficina compiuta dai criminali jihadisti. Le analisi del DNA confrontate con quelle dei parenti dei prigionieri forniranno un&#8217;identità ai resti e permetteranno ai familiari di sapere la sorte delle vittime, considerate da 7 anni come disperse.</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>La Cassazione ha confermato le condanne a morte per 12 ex dirigenti della Fratellanza Musulmana, accusati per gli scontri durante la carneficina del 3 agosto 2013, noti con il nome di Rabia Adaweia, quando le forze di polizia spararono contro i manifestanti. L&#8217;accusa rivolta loro è: “Resistenza a pubblico ufficiale e assassinio di agenti”. Altri 31 casi di condanna alla pena capitale nel processo di primo grado sono stati tramutati all&#8217;ergastolo. Tra i condannati a morte, vi è anche Issam Arian, già deceduto lo scorso anno in carcere.</p>



<p><strong>Siria</strong></p>



<p>Caccia russi hanno ripreso i bombardamenti sulla regione desertica nel centro della Siria, dove risiedono i covi dei fuggiaschi di Daiesh. Nella giornata di ieri sono state registrate almeno 40 raids e secondo la stampa governativa ci sarebbero stati morti e feriti tra i miliziani. L&#8217;area colpita è quella ai confini tra tre province: Raqqa, Deir Azzour e Homs, dove le attività terroristiche del fu falso califfato sono state riprese recentemente con agguati a convogli militari e auto civili.</p>



<p><strong>Libia</strong></p>



<p>Sono ripresi gli scontri tra milizie a ovest di Tripoli per il controllo della strada costiera. La battaglia è tra formazioni armate di Zawia e di Ajelat, non lontano dal confine tunisino. Malgrado un comunicato del Consiglio di Presidenza che invita alla calma, le milizie di Zawia hanno inviato rinforzi per attaccare Ajelat. Gli scontri durano da giovedì e hanno causato la morte di 8 persone, tra i quali civili. Nei combattimenti è stata usata anche artiglieria pesante che ha terrorizzato la popolazione di Ajelat.</p>



<p><strong>Approfondimento</strong></p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="KRCK14jUGN"><a href="https://www.anbamed.it/2021/06/15/difendere-il-kurdistan-contro-loccupazione-turca/?utm_source=rss&utm_medium=rss">DIFENDERE il KURDISTAN Contro l&#8217;occupazione turca</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;DIFENDERE il KURDISTAN Contro l&#8217;occupazione turca&#8221; &#8212; Anbamed" src="https://www.anbamed.it/2021/06/15/difendere-il-kurdistan-contro-loccupazione-turca/embed/#?secret=KRCK14jUGN&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="KRCK14jUGN" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="S4eMpvjQPP"><a href="https://defend-kurdistan.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Home</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;Home&#8221; &#8212; Defend Kurdistan" src="https://defend-kurdistan.com/embed/#?secret=S4eMpvjQPP&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="S4eMpvjQPP" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p><em><strong>DIFENDERE il KURDISTAN Contro l&#8217;occupazione turca</strong></em></p>



<p>Noi – circa 150 politici, difensori dei diritti umani, giornalisti, accademici, sindacalisti, parlamentari, attivisti politici, ecologisti e femministe di tutta Europa – abbiamo seguito da vicino i pericolosi sviluppi derivanti dagli attacchi della Turchia al Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale) dal 23 aprile 2021. Di conseguenza, ci siamo riuniti oggi ad Erbil e abbiamo deciso che dobbiamo&nbsp;intervenire.</p>



<p>Quindi, è con una sola voce di chiarezza morale che vogliamo condannare inequivocabilmente l&#8217;occupazione in corso del Kurdistan meridionale da parte dell&#8217;esercito turco ed essere solidali con il popolo di quella regione e le forze della resistenza curda nella protezione della loro terra madre.</p>



<p>Ad aprile, lo stato turco ha avviato una nuova campagna militare ad ampio raggio nel Kurdistan meridionale nelle regioni di Metina, Zap e Avashin. In queste regioni proseguono pesanti battaglie, con le forze della guerriglia curda che resistono ferocemente a questa invasione illegale. Questi attacchi su larga scala prendono di mira non solo le forze della guerriglia curda, ma anche le conquiste del popolo curdo, con l&#8217;obiettivo di occupare il Kurdistan meridionale.</p>



<p>Ad oggi la risposta a questi attacchi a livello internazionale è purtroppo rimasta in sordina. Approfittando di questo silenzio, il regime turco ha messo in atto il suo piano per occupare tutto il Rojava (la regione del nord e dell&#8217;est della Siria) insieme al sud del Kurdistan.</p>



<p>Così facendo, la Turchia è determinata a ripulire etnicamente questa vasta area – lunga 1400 km – dalla Siria nordoccidentale al confine iracheno-iraniano. Allo stesso tempo, la Turchia sta conducendo una guerra con droni contro il campo profughi di Maxmur, una grave violazione del diritto internazionale.</p>



<p>Collegato a questa politica di pulizia etnica, l&#8217;esercito turco spera anche di spopolare la regione di Sinjar, terra degli yazidi, e quindi di ottenere ciò che l&#8217;ISIS non ha potuto ottenere. Dall&#8217;estate del 2012, i curdi del Rojava e della Siria nord-orientale, hanno lavorato fianco a fianco con le comunità locali di arabi, assiri, turcomanni e armeni dopo aver guidato assieme una rivoluzione che ha istituito un&#8217;amministrazione autonoma che è democratica e dà potere alle donne.</p>



<p>In risposta la Turchia ha usato militanti jihadisti per attaccare direttamente queste aree del Rojava, tra cui Afrin, Azaz, Jarablus, Sere Kaniye e Gire Spi (Tal Abyad), nella speranza di occupare e distruggere i risultati di questa amministrazione guidata dalle donne.</p>



<p>Durante queste occupazioni in atto, la Turchia ha progettato il cambiamento demografico, lo stupro sistematico e la riduzione in schiavitù delle donne, causando lo sfollamento di massa della grande parte della popolazione curda e di altre popolazioni civili, come parte della sua strategia per turchizzare e alla fine annettere queste terre.</p>



<p>E i problemi non sono solo all&#8217;estero. In effetti, l&#8217;ultimo esempio dell&#8217;incessante ostilità di Erdoğan nei confronti delle conquiste politiche e sociali curde deriva dall&#8217;interno della stessa Turchia e dal suo tentativo di chiudere il Partito&nbsp;democratico&nbsp;dei popoli&nbsp;(HDP).</p>



<p>Questo è l&#8217;ultimo passo di una campagna in atto da anni contro HDP – un&#8217;alleanza progressista di curdi, turchi e molti altri partiti, organizzazioni e individui democratici – che ha portato all&#8217;arresto di oltre diecimila membri di HDP.</p>



<p>Sfortunatamente, la regione del Kurdistan (KRG) e il governo iracheno hanno fatto poco per fermare il tentativo di occupazione della Turchia.</p>



<p>In particolare è stato deludente per noi vedere come i funzionari del Partito democratico del Kurdistan (KDP) abbiano persino cercato di legittimare l&#8217;occupazione turca. Qualunque sia la pressione economica di Ankara, il KDP non deve lasciarsi trasformare in un delegato turco, poiché le conseguenze di questa guerra possono essere gravi per tutto il Kurdistan e la regione.</p>



<p>Il mondo deve riconoscere che la Turchia sta tentando di compiere un genocidio contro il popolo curdo. Ed è solo il movimento di resistenza curdo che impedisce la piena occupazione del Kurdistan e l&#8217;annientamento dei diritti politici dei curdi. L&#8217;attuale resistenza armata a Zap, Avashin e Metina ha trasformato il Kurdistan in una roccaforte di audacia, non solo per i curdi, ma per tutte le persone nella più ampia regione minacciate dall&#8217;espansionismo neo-ottomano turco. A tal fine, il presidente turco Erdoğan non ha nascosto la sua ambizione di ripristinare la gloria perduta dell&#8217;Impero ottomano riconquistando il suo antico territorio.</p>



<p>Pertanto, parallelamente alle campagne militari turche contro i curdi in Siria, Turchia e Iraq, Erdoğan si è intromesso in varie aree di conflitto, tra cui Libia, Artsakh/Azerbaigian, Yemen, Niger, Nigeria, Ciad, Sudan, Somalia e Libano.</p>



<p>Collegate a ciò, ci sono le sue minacce contro molte nazioni, come Grecia, Cipro, Armenia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia. Dobbiamo anche riconoscere che il regime di Erdoğan ha una lunga esperienza di finanziamento, armamento e sostegno allo Stato Islamico (ISIS) e a vari altri gruppi jihadisti violenti simili, usandoli ufficialmente e ufficiosamente come forze per procura per aumentare la portata dello Stato turco all&#8217;estero.</p>



<p>Durante il recente conflitto ad Artsakh che ha coinvolto Armenia, Azerbaigian e Turchia, Erdoğan ha inviato dalla Siria centinaia di combattenti jihadisti per procura per sostenere l&#8217;Azerbaigian e ha anche inviato questi combattenti in Libia per partecipare al lungo conflitto del paese. Attraverso queste azioni, la Turchia sta violando la sovranità di altri paesi e sta diffondendo il suo terrorismo mercenario in tutto il mondo.</p>



<p>Erdoğan è ben consapevole della posizione geopolitica unica della Turchia e la sfrutta a suo vantaggio. Sa che il suo esercito, il secondo più grande della NATO, è una forza formidabile e un baluardo per l'&#8221;Occidente&#8221;. Quindi, lo stato turco, sotto il suo governo, continua a sfidare apertamente e sistematicamente il diritto internazionale e a violare le convenzioni sui diritti umani.</p>



<p>La Turchia viola continuamente la sovranità di molti paesi. Nel frattempo, la NATO, le Nazioni Unite, l&#8217;Unione Europea e il Consiglio d&#8217;Europa rispondono tutti con un silenzio assordante.</p>



<p>Ma la comunità internazionale deve essere guidata dalla moralità, non dalla geo-strategia. E la loro incapacità di sfidare l&#8217;autoritarismo e i crimini di guerra di Erdoğan gli dà effettivamente il permesso di continuare la sua aggressione militare. A sua volta, li rende anche un cospiratore in parte responsabile nella sua continua distruzione.</p>



<p><em><strong>Proclamiamo quindi un&#8217;iniziativa internazionale DIFENDERE IL KURDISTAN contro l&#8217;occupazione turca!</strong></em></p>



<p>Al fine di ottenere un arresto immediato degli attacchi turchi al Kurdistan meridionale e il ritiro di tutte le truppe turche e dei mercenari islamisti, chiediamo quanto segue:</p>



<p>• Fermare l&#8217;occupazione turca, il cambiamento demografico, l&#8217;instabilità e la campagna di pulizia etnica nel Kurdistan meridionale.</p>



<p>·&nbsp;&nbsp;Fermare la distruzione e lo sfruttamento della natura del Kurdistan.</p>



<p>·&nbsp;&nbsp;Nessuna complicità delle potenze internazionali e regionali nel genocidio curdo.</p>



<p>·&nbsp;&nbsp;Sostegno di tutti i partiti, istituzioni e persone curde alla resistenza della guerriglia alla loro posizione unita contro l&#8217;occupazione turca.</p>



<p>·&nbsp;&nbsp;No al progetto espansionista neo-ottomano di Erdoğan in tutto il Medio Oriente e il Mediterraneo orientale.</p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Mar 2021 07:52:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Farid Adly Negli approfondimenti pubblichiamo il comunicato dell’UIKI (Ufficio d&#8217;Informazione del Kurdistan in Italia), per la liberazione del leader curdo Abdullah Ocalan, da 22 anni in isolamento nel carcere dell&#8217;isola di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>a cura di Farid Adly</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="349" height="248" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_5969.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15173" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_5969.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 349w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_5969-300x213.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Negli approfondimenti pubblichiamo il comunicato dell’UIKI (Ufficio d&#8217;Informazione del Kurdistan in Italia), per la liberazione del leader curdo Abdullah Ocalan, da 22 anni in isolamento nel carcere dell&#8217;isola di Imrali, in Turchia.</p>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Yemen:</strong>&nbsp;Gli Houthi ammettono l&#8217;incendio avvenuto nel centro migranti di Sanaa: 44 morti e 193 feriti.</p>



<p><strong>Libano:</strong>&nbsp;Le proteste contro il carovita dilagano in un paese senza governo da 8 mesi.</p>



<p><strong>Libia-</strong>Tunisia: Visita del presidente Saied a Tripoli, primo capo di Stato in Libia dopo l&#8217;insediamento del nuovo governo.</p>



<p><strong>Palestina Occupata:</strong>&nbsp;25 giornalisti palestinesi detenuti in Israele per aver compiuto il loro dovere, quello di informare.</p>



<p>Le notizie</p>



<p><strong>Yemen</strong></p>



<p>Il canale tv Al-Maseera (Il Cammino) ha trasmesso le scuse del portavoce del movimento Houthi, Hossein Uzzi, per quello che ha definito un incidente nel quale sono morti 44 migranti e feriti altri 193. È la prima volta che l&#8217;incendio viene ammesso da parte dei ribelli che occupano la capitale Sanaa. Il rogo – secondo rapporti delle organizzazioni umanitarie presenti nella città – è avvenuto il 7 marzo in seguito alla caduta di obici su un serbatoio di carburante nel centro detenzione migranti. Quel giorno &#8211; raccontano alcuni superstiti &#8211; i migranti avevano fatto lo sciopero della fame e si erano rifiutati di tornare nelle camerate. Sono stati costretti al rientro con la forza delle armi e poi i guardiani hanno lanciato delle bombe incendiarie che hanno appiccato le fiamme in una vasta parte del centro, dove i migranti erano rinchiusi a chiave.</p>



<p><strong>Libano</strong></p>



<p>Un marzo caldo in Libano. Si sono rinnovate anche ieri le manifestazioni di protesta, in tutte le principali città libanesi, contro il carovita. A Beirut un gruppo di manifestanti ha tentato di occupare il ministero dell&#8217;economia, ma è stato bloccato dalla polizia. Il calo vertiginoso del cambio della lira ha causato un&#8217;inflazione senza precedenti. Secondo l&#8217;ente di statistica statale, rispetto al 31 dicembre 2020, l&#8217;inflazione è salita a 144%. Il paese è senza un governo in carica dall&#8217;agosto scorso.</p>



<p>Il presidente Aoun ha parlato in diretta TV ed ha annunciato l&#8217;imminente nascita del governo Hariri. Il quotidiano Al-Anouar ha scritto che entro tre giorni sarà formato il nuovo esecutivo.</p>



<p><strong>Tunisia-Libia</strong></p>



<p>Si è svolta ieri la visita ufficiale del presidente tunisino Qais Saied in Libia, dove si è incontrato con il capo del Consiglio presidenziale El-Menfi e il premier Dbeiba. Le relazioni economiche tra i due paesi hanno visto un calo a causa della situazione militare, malgrado che la Tunisia per i libici sia stata un canale di comunicazione con il mondo esterno. Saranno ripristinate le libertà di transito per passeggeri e merci e saranno firmati nuovi accordi commerciali. Per la Tunisia la frontiera libica è stata fonte di instabilità per il passaggio dei terroristi, i quali hanno compiuto attacchi contro le attività turistiche. Nello stesso tempo, i jihadisti tunisini sono stati il gruppo più numeroso operante in Libia: circa 3 mila miliziani.</p>



<p><strong>Palestina Occupata</strong></p>



<p>Il Comitato di sostegno ai giornalisti, un organismo giuridico internazionale con sede a Ginevra, ha pubblicato un rapporto sui detenuti palestinesi. L&#8217;occasione è la pronuncia della condanna al giornalista, Tamer Al-Barghouti a 10 mesi di carcere, arrestato lo scorso dicembre, mentre svolgeva il suo lavoro di informazione davanti al carcere israeliano di Ofer. Nelle prigioni israeliane sono reclusi 25 giornalisti palestinesi, arrestati tutti nel momento in cui svolgevano il loro lavoro. Nove sono stati processati e condannati, mentre 5 sono arrestati amministrativamente (senza intervento della magistratura) e altri 11 sono in stato di fermo senza accuse.</p>



<p>Approfondimento</p>



<p><strong>Aprite le porte di Imrali, adesso!</strong><br><br>Dichiarazione sulle voci sullo stato di salute di Öcalan<br><br>Oggi, il team legale di Öcalan, lo studio legale Asrin, ha pubblicato una lettera dedicata alle voci che ieri hanno iniziato a circolare diffusamente sullo stato di salute di Öcalan. Condividiamo le preoccupazioni degli avvocati. Così come la loro ragionevole e giusta richiesta per un immediato accesso ad Abullah Öcalan e ai loro tre assistiti nell’isola carceraria di Imrali. Gli avvocati sono stati bloccati nella consultazione con Abdullah Ocalan dal 7 agosto 2019, e dal 1999, Öcalan ha avuto solo una conversazione telefonica con un membro della famiglia, il 27 aprile 2020. Da allora gli avvocati non sono stati in grado in nessun modo di comunicare con i loro assistiti, sebbene sia un diritto costituzionale e legale dei loro assistiti consultare i loro avvocati.</p>



<p><br>In realtà Abdullah Öcalan, Ömer Hayri Konar, Hamili Yıldırım, e Veysi Aktaş nei fatti, sono stati completamente isolati per molto più tempo; il loro isolamento è stato rotto solo da uno sciopero della fame di Leyla Güven, che allora si trovava in carcere e che è stata di nuovo incarcerata, con altri detenuti e altre persone nel mondo che si sono unite. Adesso è in corso un altro sciopero della fame che è iniziato più di cento giorni fa.</p>



<p><br>Le politiche vendicative dello stato turco nei confronti di Öcalan e dei suoi compagni detenuti, rendono possibile che ogni voce sia vera; è impossibile verificare o non prendere in considerazione ogni affermazione sul suo stato di salute. Questo significa che ogni danno intenzionale nei suoi confronti passerà inosservato. Il silenzio delle organizzazioni e delle istituzioni internazionali è clamoroso. Il Consiglio d&#8217;Europa appare incapace di seguire le raccomandazioni fatte dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti (CPT). Il Consiglio dei Ministri sta fallendo nell’imporre l’esecuzione delle sentenze della Corte Europea dei Diritti Umani, e le Nazioni Unite guardano solamente a come la Turchia calpesta ripetutamente tutti gli accordi e convenzioni internazionali.<br><br>Noi non stiamo chiedendo che i detenuti sull&#8217;isola di Imrali ricevano un trattamento speciale; al contrario, stiamo chiedendo che il loro trattamento speciale finisca. Abbiamo richiamato l&#8217;attenzione su questi su questi temi in numerose occasioni. Il sistema dell’isolamento nel carcere dell&#8217;isola di Imrali è al di fuori dei confini del diritto nazionale ed internazionale, e in violazione degli accordi e delle convenzioni sui diritti umani. L&#8217;intero complesso del carcere di Imrali deve essere smantellato. Tutti coloro che sono coinvolti nel mantenere il totale isolamento nel carcere dell&#8217;isola di Imrali stanno agendo illegalmente e sono coinvolti nella violazione dei diritti umani in corso.</p>



<p><br>Il solo modo per porre fine alla speculazione sullo stato di salute di coloro che sono incarcerati, e che preclude che ogni possibilità che queste voci diventino realtà è di rendere il carcere di Imrali trasparente.</p>



<p><br>Noi chiediamo la fine immediata dell’isolamento. Aprire le porte del carcere di Imrali adesso!<br>Chiediamo ancora una volta a tutti di:</p>



<p><br>• esercitare pressioni sulle istituzioni internazionali di cui la Turchia è parte, vale a dire il Consiglio<br>d&#8217;Europa e le Nazioni Unite, così come tutte le altre istituzioni politiche e dei diritti umani.<br>• esercitare pressioni sui vostri rappresentanti locali per porre fine all&#8217;isolamento<br>• aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi: “Freedom for Abdullah Öcalan—Peace in Kurdistan” now.</p>



<p><br><strong>International Initiative “Freedom for Abdullah Öcalan–Peace in Kurdistan” Cologne, 15 March 2021<br>URL of this statement:&nbsp;</strong><a href="https://www.freeocalan.org/news/english/open-the-gates-of-imrali-now?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>https://www.freeocalan.org/news/english/open-the-gates-of-imrali-now?utm_source=rss&utm_medium=rss</strong></a></p>
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