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	<title>Rebibbia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Rebibbia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La tragedia di Rebibbia: non si aggiungano danni alla tragedia provocata da una mamma detenuta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Sep 2018 06:52:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lettera aperta di volontari, cappellani, operatori del sociale, del mondo del lavoro, della cultura, dello sport, della salute. Associazione per i Diritti Umani firma e aderisce all&#8217;appello pubblicato da Associazione Antigone. La tragedia che&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Lettera aperta di volontari, cappellani, operatori del sociale, del mondo del lavoro, della cultura, dello sport, della salute.</em></p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti Umani</strong></em> firma e aderisce all&#8217;appello pubblicato da Associazione Antigone.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/img_carcere-650x409.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11420" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/img_carcere-650x409.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="652" height="398" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/img_carcere-650x409.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 652w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/img_carcere-650x409-300x183.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 652px) 100vw, 652px" /></a></p>
<p>La tragedia che si è consumata a Rebibbia ci ha lasciati senza fiato. Un dolore e un orrore che ha travolto tutti: i due bambini innanzitutto, quella madre che forse ancora non è consapevole di quello che ha fatto, tutti gli operatori dell’Istituto, le oltre trecento donne lì detenute, le loro famiglie e anche noi volontari, cappellani, operatori del sociale, del mondo del lavoro, della cultura, dello sport, della salute che ogni giorno entriamo in carcere per dare il nostro contributo affinché la pena risponda sempre più alle finalità dettate dalla Costituzione.</p>
<p>Abbiamo accolto tutto questo dolore in un silenzio rispettoso, vicini alle donne detenute, al loro smarrimento e dolore. Abbiamo cercato di comprendere i tanti tasselli di una vicenda che ha avuto un epilogo così drammatico.</p>
<p>Conosciamo la complessità del carcere, dei suoi problemi, della sua gestione. Ma conosciamo anche bene l’impegno da sempre profuso dalla Direzione dell’Istituto femminile di Rebibbia per fare del carcere un luogo di reinserimento, di riflessione, di presa di coscienza, di riappacificazioni delle detenute con sé stesse e con le persone che hanno sofferto per le loro colpe, di crescita culturale e molto altro ancora. Sappiamo dell’attenzione con cui le donne sono seguite e ne condividiamo le scelte operative, dell’apertura dell’Istituto al territorio e alle sue Istituzioni, come la scuola materna del quartiere che accoglie ogni giorno nelle sue classi i bambini della Sezione nido.</p>
<p>Ed è per questo che sentiamo il dovere di rompere il silenzio.</p>
<p>Pensare di dare una risposta risolutiva a questo dramma scaricando sulla Direzione e sulla Vice-comandante la responsabilità di quanto è successo è un grave errore. Le responsabilità sono tante e nessuno &#8211; nemmeno noi &#8211; può pensare di tirarsene fuori, trovando un colpevole che paghi per tutti.</p>
<p>Il dramma dei bambini in carcere è noto a tutti. La legge del 2011 ha tracciato una linea che prevede una collocazione alternativa al carcere per mamme e bambini, ma la sua applicazione fatica a trovare pienezza. Il disagio sociale sempre più presente all’interno degli Istituti di pena non è certo una novità e troppo spesso il peso di tale problema è affidato al personale di Polizia penitenziaria. Gli Enti locali faticano a dare risposte a chi esce dal carcere e cerca di ricominciare una vita diversa. I cittadini molto spesso si oppongono alla nascita di strutture di accoglienza, come le case famiglia per le donne detenute con figli.</p>
<p>Colpire i vertici della Casa circondariale femminile di Rebibbia significa, per noi, aggiungere danni alla tragedia provocata da una mamma detenuta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; possibile leggere la notizia qui: <a href="http://www.ilfaroonline.it/2018/09/18/tragedia-rebibbia-detenuta-lancia-figli-dalle-scale-morta-laltro-grave/238504/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.ilfaroonline.it/2018/09/18/tragedia-rebibbia-detenuta-lancia-figli-dalle-scale-morta-laltro-grave/238504/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Il punto di Antigone sulla situazione carceri</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Feb 2014 06:14:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 28 gennaio scorso si è svolto a Milano un incontro, presso l&#8217;Urban Center, in cui si è discusso ancora del problema del sovraffollamento delle carceri italiane e, in particolare della situazione dei detenuti&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il 28<br />
gennaio scorso si è svolto a Milano un incontro, presso l&#8217;Urban<br />
Center, in cui si è discusso ancora del problema del<br />
sovraffollamento delle carceri italiane e, in particolare della<br />
situazione dei detenuti negli istituti penitenziari della Lombardia.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Siamo<br />
una Regione molto particolare dal punto di vista carcerario” ha<br />
affermato Valeria Verdolini, presidente lombardo dell&#8217;Associazione<br />
Antigone “ con ben 19 diversi istituti detentivi. Un fenomeno di<br />
grandi dimensioni, quindi, ma al quale è possibile approcciarsi in<br />
maniera costruttiva grazie alla rete esistente a livello locale e che<br />
unisce le strutture di volontariato, le associazioni, le<br />
istituzioni”.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Antigone<br />
monitora periodicamente le carceri e racconta ciò che vede. Nel IX e<br />
ultimo rapporto dell&#8217;associazione sulle condizioni di detenzione,<br />
intitolato “Senza dignità”, i dati riferiscono che le regioni<br />
italiane più affollate sono la Liguria, la Puglia e il Veneto; al 31<br />
ottobre 2012 i 66.685 detenuti sono in maggioranza uomini e italiani;<br />
le donne rappresentano il 4,2% della popolazione carceraria e il<br />
35,6% è rappresentato dagli stranieri. Le nazionalità più presenti<br />
sono quella marocchina, romena, tunisina, albanese e nigeriana. Nel<br />
report si ricorda che: “Con una sentenza del 28 aprile 2011 la<br />
Corte di Giustizia Europea ha dichiarato incompatibile con la<br />
Direttiva rimpatri l&#8217;articolo 14, commi 5 ter e 5 quater, del Decreto<br />
Legislativo n. 286/1998, che prevedeva la detenzione in caso di<br />
mancata ottemperanza all&#8217;ordine del Questore di allontanarsi dal<br />
territorio italiano. Dopo una iniziale incertezza, si è di fatto<br />
proceduto per decreto legge alla modifica di questo reato, escludendo<br />
il ricorso al carcere. Ad oggi, però, la percentuale degli stranieri<br />
tra i detenuti è scesa di poco rispetto al dicembre del 2010, quando<br />
era del 36,7%”.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
ricerca riporta un dato inquietante: quello relativo agli atti di<br />
autolesionismo o ai tentati suicidi; a questo si aggiunge il fatto<br />
che il 70% dei detenuti è malato e che le patologie più comuni sono<br />
i disturbi psichici, le malattie dell&#8217;apparato digerente e le<br />
malattie infettive e parassitarie.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Qualche<br />
passo avanti è stato fatto, nella tutela dei diritti dei detenuti,<br />
con il piano di riorganizzazione avviato a livello ministeriale che<br />
ha ridotto il numero di ore che il detenuto deve trascorrere chiuso<br />
in cella, a favore di una maggiore possibilità di movimento<br />
all&#8217;interno della struttura: “Altre iniziative necessarie sono<br />
quelle miranti ad ampliare l&#8217;offerta di attività formative e<br />
ricreative” ha sostenuto Alessandra Naldi, Garante dei diritti dei<br />
detenuti del Comune di Milano e ha aggiunto: “In questo Bollate è<br />
diventata un vero e proprio modello per la sua capacità di sfruttare<br />
le risorse del territorio; Opera, invece, deve ancora completare<br />
questo processo di apertura verso l&#8217;esterno”. Diversa la situazione<br />
a San Vittore perchè, ha sottolineato  sempre il Garante, sono<br />
evidenti i problemi igienici e “la popolazione presenta emergenze<br />
di carattere sociale, con molti stranieri privi di permesso di<br />
soggiorno e detenuti affetti da problemi di salute mentale e di<br />
tossicodipendenza”.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Da<br />
Milano a Roma: a Rebibbia Antigone, in due anni di attività, ha<br />
effettuato 1.149 colloqui e, tra i diritti negati, quelli che più<br />
pesano sulle condizioni dei detenuti riguardano la lontananza dai propri affetti e il diritto alla salute.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Infine,<br />
un grande ostacolo al miglioramento delle condizioni di vita negli<br />
istituti carcerari è costituito dalla mancanza di fondi: “<br />
Assistiamo a un estremo impoverimento del sistema penitenziario”,<br />
ha affermato Daniela Ronco, coordinatrice dell&#8217;Osservatorio Nazionale<br />
sulle condizioni di detenzione di Antigone, &#8220;mancano i fondi per<br />
qualunque tipo di attività all&#8217;interno del carcere, per il lavoro,<br />
per lo studio e per tutti gli altri progetti che potrebbero rendere<br />
meno afflittiva la vita nelle strutture detentive”.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></p>
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