<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>reclusione Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/reclusione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/reclusione/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Wed, 07 Jun 2023 08:46:28 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>reclusione Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/reclusione/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>E&#8217; vietata la tortura: nuovo report dell&#8217;associazione Antigone</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2023/06/07/e-vietata-la-tortura-nuovo-report-dellassociazione-antigone/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2023/06/07/e-vietata-la-tortura-nuovo-report-dellassociazione-antigone/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jun 2023 08:44:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[carceri]]></category>
		<category><![CDATA[detenuti]]></category>
		<category><![CDATA[detenzione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[divieto]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[inserimento]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[penitenziario]]></category>
		<category><![CDATA[reclusione]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[riabilitazione]]></category>
		<category><![CDATA[sezioni]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Statodidiritto]]></category>
		<category><![CDATA[tortura]]></category>
		<category><![CDATA[umanità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=17004</guid>

					<description><![CDATA[<p>Oggi pubblichiamo un approfondimento tratto dal nuovo report di associazione Antigone dal titolo: &#8220;E&#8217; vietata la tortura&#8221;. In calce, potrete leggere molto altro del rapporto uscito nei giorni scorsi. La rigida separazione tra donne&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2023/06/07/e-vietata-la-tortura-nuovo-report-dellassociazione-antigone/">E&#8217; vietata la tortura: nuovo report dell&#8217;associazione Antigone</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Oggi pubblichiamo un approfondimento tratto dal nuovo report di associazione Antigone dal titolo: &#8220;E&#8217; vietata la tortura&#8221;.</p>



<p>In calce, potrete leggere molto altro del rapporto uscito nei giorni scorsi. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="538" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17005" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-300x158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-768x404.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-1536x807.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h4></h4>



<h4>La rigida separazione tra donne e uomini in carcere. “Cose di un altro mondo”</h4>



<p> di Valeria Polimeni </p>



<p></p>



<p>Che il carcere costituisca una sorta di “mondo a sé” non è certo una novità: in quanto istituzione totale, esso è infatti caratterizzato da precise e peculiari regole che scandiscono minuziosamente la vita dei detenuti, intente, almeno in teoria, ad assicurare l’ordine e la sicurezza interna. Ma se la particolare durezza di tali norme e pratiche può trovare giustificazione nelle specifiche caratteristiche che differenziano il contesto penitenziario dalla comunità libera, non sempre la diversa regolazione della vita delle persone ristrette rispetto a quelle libere appare a priori ragionevole.</p>



<p>Solo nel 10% degli istituti penitenziari a “composizione mista” si registrano attività in comune di tipo formativo, professionalizzante, culturale o sportivo</p>



<p>È il caso, per esempio, di quella prassi, riscontrata nella maggior parte degli istituti penitenziari lombardi ospitanti donne e uomini, di mantenere una rigida separazione tra detenuti di sesso opposto nella gestione della vita penitenziaria quotidiana. Guardando, infatti, ai dati relativi alle visite svolte durante l’attività dell’Osservatorio di Antigone effettuate su tutto il territorio nazionale nel corso dell’anno 2022 emerge come i momenti trattamentali intramurari comuni tra donne e uomini ristretti siano molto scarsi: solo nel 10% degli istituti penitenziari a “composizione mista” si registrano attività in comune di tipo formativo, professionalizzante, culturale o sportivo (seppure in miglioramento in confronto all’anno precedente, rispetto al quale il tasso di istituti visitati con sezioni femminili in cui erano previste attività “miste” si attestava al 4,3%).</p>



<p>Questi dati nazionali risultano confermati anche nella più circoscritta realtà lombarda: nelle case circondariali di Milano San Vittore e Como e nella casa di reclusione di Vigevano, ad esempio, non si rilevano momenti di “socialità mista” tra detenuti di sesso opposto. Circostanza che vale anche per gli istituti di Bergamo e Brescia-Verziano, fatta eccezione per le rare occasioni di incontro che riguardano solamente le attività teatrali nel primo caso e quelle scolastiche nel secondo. Anche se è interessante notare come nella casa di reclusione di Brescia sia prevista la possibilità per donne e uomini di prestare attività lavorativa presso una cooperativa per il confezionamento di cialde di caffè, ma su turni rigorosamente separati. Singolare risulta poi l’esperienza della casa di reclusione di Bollate, in cui, rispetto al passato, si riscontra oggi una maggiore chiusura all’integrazione tra donne e uomini nelle attività trattamentali miste. Le uniche opportunità che si muovono in tal senso sono attualmente costituite dal progetto “Commissione cultura”, formato da una persona detenuta per ogni reparto (compreso quello femminile) e deputato ad organizzare la realizzazione di progetti e attività culturali da svolgersi in istituto, nonché dal progetto “Redazione Carte Bollate”, che vede impegnati settimanalmente donne e uomini detenuti insieme. Dal punto di vista professionale e lavorativo poi solo nell’attività di call center è prevista una partecipazione mista di (tre) donne e uomini detenuti. Inoltre, nella seconda casa di reclusione di Milano la possibilità di svolgere colloqui privati tra detenuti di sesso opposto richiede, secondo una curiosa prassi ormai consolidata nel tempo, che tra i medesimi vi sia stato un precedente periodo di scambio epistolare di almeno quattro mesi (di cui due con bollo affrancato e due senza).</p>



<p>Questi sporadici progetti costituiscono però una vera e propria eccezione. Nelle strutture penitenziarie promiscue la regola di fondo rimane, infatti, quella della ferrea separazione tra donne e uomini.</p>



<p>Questi sporadici progetti costituiscono però una vera e propria eccezione. Nelle strutture penitenziarie promiscue la regola di fondo rimane, infatti, quella della ferrea separazione tra donne e uomini, a fronte di quanto previsto dall’art. 14, co. 6, ordin. penit., secondo cui, com’è noto, le donne devono essere ospitate in istituti separati da quelli maschili oppure in apposite sezioni di questi ultimi.</p>



<p>«Uomo in sezione!»</p>



<p>A conferma della permanenza di questa tradizionale prassi, fanno riflettere lo stupore e l’imbarazzo del personale penitenziario – spesso percepiti durante le suddette visite sul territorio lombardo – di fronte alla richiesta di informazioni circa le possibilità di socialità intramurarie tra donne e uomini detenuti nel medesimo istituto, quasi come se si trattasse di domande dal contenuto scandaloso. Non solo, in alcuni casi questa angoscia tra gli operatori penitenziari nel gestire la popolazione detenuta nel rapporto con l’altro sesso non sembra rivolta solo alla parte maschile della popolazione ristretta, ma anche nei confronti delle persone di sesso maschile provenienti dalla comunità esterna. Invero, in occasione di alcune visite condotte insieme ad altri volontari di Antigone di entrambi i sessi, si è avvertito un certo senso di ansia tra gli educatori e il personale di polizia penitenziaria che ci ha accompagnato durante l’attività di osservazione quando ad entrare in contatto con le detenute della sezione femminile dell’istituto fossero volontari uomini. Ciò si è reso evidente dal “grido di allarme” che in quella circostanza ha preceduto l’entrata in reparto della componente maschile del gruppo: «Uomo in sezione!».</p>



<p>Questa prassi, se può costituire ordinaria amministrazione per gli addetti al mestiere, appare però inconsueta a chi, da esterno, osserva i meccanismi propri delle istituzioni totali, soprattutto perché, in quelle occasioni, un medesimo segnale non è stato rilasciato quando lo stesso gruppo di volontari (donne e uomini) si è recato nelle sezioni maschili dell’istituto; né tale pratica è stata osservata in altri istituti lombardi con sezioni femminili quando a svolgere la visita era una delegazione di volontarie formata interamente da donne.</p>



<p>Ebbene, queste non rare reazioni dimostrano quanto nel mondo penitenziario sia ancora inimmaginabile garantire alcuni diritti e libertà, che sono invece pienamente affermati al di fuori delle mura del carcere. Ci si riferisce, ovviamente, a quella sfera di «diritti sommersi», tra cui, anzitutto, il diritto all’affettività e sessualità in carcere, il quale, dopo la nota sentenza costituzionale n. 301/2012, è oggi nuovamente tornato in auge a seguito della recente questione di legittimità costituzionale, sollevata dal magistrato di sorveglianza di Spoleto, dell’art. 18 ordin. penit. nella parte in cui non prevede che al detenuto sia consentito, quando non vi siano ragioni di sicurezza, lo svolgimento di colloqui intimi (anche a carattere sessuale) con la persona convivente non detenuta, stante il controllo a vista da parte del personale di custodia. Antigone è peraltro entrata nel giudizio presentando un proprio atto di intervento.</p>



<p>È chiaro che quella resistenza del nostro legislatore e dell’Amministrazione penitenziaria a riconoscere momenti e spazi di socialità tra donne e uomini ristretti nel medesimo istituto penitenziario è riscontrabile ancora di più nell’assenza di luoghi e istituti giuridici che garantiscano alla popolazione penitenziaria (maschile e femminile) il diritto all’affettività con i propri cari. Da questo punto di vista, peraltro, l’ordinamento penitenziario per adulti sembra discostarsi da quello minorile, per il quale è invece oggi prevista, grazie alla riforma Orlando, la possibilità di usufruire, ai sensi dell’art. 19 d.lgs. n. 121/2018, di «visite prolungate» all’interno di apposite unità abitative con i propri familiari o con altre persone con le quali sussista un legame affettivo. Eppure, nemmeno ciò varrebbe ad affermare che almeno per i detenuti minorenni sia avvenuto un superamento della logica di separazione sottesa al rapporto con l’altro sesso, considerato il caso del carcere di Pontremoli, unico istituto penale minorile italiano interamente costituito da popolazione femminile.</p>



<p>La forzata separazione tra i due sessi in carcere appare, quindi, espressione di quel perdurante e dannoso approccio infantilizzante alla popolazione detenuta, secondo cui quest’ultima viene concepita come oggetto del trattamento, piuttosto che come insieme di persone titolari di diritti</p>



<p>La forzata separazione tra i due sessi in carcere appare, quindi, espressione di quel perdurante e dannoso approccio infantilizzante alla popolazione detenuta, secondo cui quest’ultima viene concepita come oggetto del trattamento, piuttosto che come insieme di persone titolari di diritti. Tale prassi risulta poi pericolosa anche perché ha senza dubbio favorito il radicarsi nel tempo dell’idea del carcere come istituzione pensata anzitutto a forma d’uomo, alle cui regole le donne detenute devono, in via residuale, adeguarsi.</p>



<p>Guardando, infatti, alle disposizioni contenute nella legge o nel regolamento penitenziario ci si accorge di come, nonostante le Regole di Bangkok per il trattamento delle donne detenute<a><sup>1)</sup></a>, nel nostro ordinamento non vi sia alcuna attenzione alle specifiche condizioni e ai peculiari bisogni delle donne ristrette e ciò probabilmente anche a causa dell’esiguo numero che esse rappresentano rispetto al totale della popolazione detenuta (il solo 4,2 %). Una situazione, questa, che permane malgrado la citata riforma dell’ordinamento penitenziario del 2018, la quale è intervenuta sul menzionato art. 14, co. 6, ordin. penit., prevedendo che nelle sezioni femminili di istituti maschili vi sia una dimensione minima di donne detenute «in numero tale da non compromettere le attività trattamentali», e ha introdotto, all’art. 31, co. 2, ordin. penit., la possibilità anche per la popolazione femminile di far parte delle rappresentanze dei detenuti e degli internati.</p>



<p>Costituendo, le donne detenute una minoranza e non essendo consentito loro di partecipare alle attività pensate principalmente per gli uomini, si determinano evidenti disparità trattamentali tra i due sessi</p>



<p>Costituendo, quindi, le donne detenute una minoranza e non essendo consentito loro di partecipare alle attività pensate principalmente per gli uomini, si determinano evidenti disparità trattamentali tra i due sessi, come evidenziato, in particolare riferimento al carcere di San Vittore, anche nel rapporto del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti in occasione delle visite effettuate in alcuni istituti penitenziari italiani nel 2022. Differenziazioni in tal senso sono rinvenibili altresì nella casa circondariale di Como, in cui la maggior parte delle offerte di trattamento sono destinate ai detenuti di sesso maschile, non essendo prevista alcuna attività lavorativa, ricreativa, sportiva o culturale specifica per le sezioni femminili. Del resto, ciò è confermato dal&nbsp;<a href="https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">primo rapporto di Antigone sulle donne detenute in Italia</a>, secondo cui risulta davvero difficile enucleare dai dati sulle offerte trattamentali intramurarie quelli specificamente destinati alla popolazione femminile, a riprova della scarsità di attività di questo tipo.</p>



<p>Importanti differenze di possibilità risocializzative si riscontrano poi soprattutto rispetto alle attività scolastiche, a cui generalmente le detenute possono accedere per i soli gradi inferiori di istruzione.</p>



<p>Nonostante la previsione di cui all’art. 19, co. 3, ordin. penit., che assicura la parità di accesso alla formazione culturale e professionale per le donne detenute e internate, importanti differenze di possibilità risocializzative si riscontrano poi soprattutto rispetto alle attività scolastiche, a cui generalmente le detenute possono accedere per i soli gradi inferiori di istruzione (come i corsi di alfabetizzazione), mancando nella maggior parte dei casi spazi e numeri sufficienti a consentire l’attivazione di corsi di istruzione di secondo livello o di corsi di studi universitari.</p>



<p>Per evitare allora che il carattere minoritario della popolazione detenuta femminile venga utilizzato come pretesto per giustificare la penalizzazione di fatto di un’intera categoria di persone che spesso si traduce in una carenza di risorse e attività risocializzative, sarebbe forse opportuno che, nel ripensare un diverso modello di amministrazione detentiva, ci si spogli di regole eccessivamente anacronistiche e afflittive, le quali, richiedendo una gestione separata della popolazione mista, implicano anche una differenziazione delle opportunità di reinserimento sociale, con il risultato di renderle poi nettamente sbilanciate a favore della componente maschile. Peraltro, una differente gestione della popolazione penitenziaria all’interno delle strutture promiscue consentirebbe anche il definitivo superamento di quelle logiche che spesso portano alla genderizzazione delle poche attività presenti nelle sezioni femminili, secondo cui alle detenute vengono generalmente offerte solo quelle attività ritenute più confacenti al genere femminile (quali, per esempio, attività di sartoria, ricamo, lavanderia, pasticceria, giardinaggio, estetista o parrucchiera).</p>



<p>Pertanto, laddove le fondamentali esigenze di sicurezza lo consentano, sarebbe davvero utile, sotto diversi punti di vista, sostenere una normalizzazione delle attività c.d. “miste”, nonché della socialità tra donne e uomini del medesimo istituto, al pari di quanto accade, d’altronde, nel mondo libero: non potendo ravvisarsi nulla di scandaloso o immorale nel garantire alle persone private della libertà personale quei diritti la cui restrizione o negazione non trova alcuna giustificazione plausibile se non quella di un’ulteriore afflizione. Il principio di separazione espresso dal citato art. 14, co. 6, ordin. penit. non dovrebbe, dunque, intendersi in senso assoluto: per evitare che alcuni gruppi rimangano privi di opportunità risocializzative sarebbe comunque possibile (se non doveroso) ipotizzare attività che coinvolgano insieme categorie disomogenee tra loro. In questo senso, proprio per attenuare il forte divario che rende il carcere una sorta di universo a parte rispetto al resto della società, negli istituti a prevalenza maschile che ospitano sezioni femminili si potrebbe favorire l’organizzazione di attività diurne comuni, partendo, ad esempio, dal campo educativo e formativo attraverso l’istituzione generalizzata di classi miste, oppure nell’ambito delle manifestazioni religiose. Ciò implicherebbe certamente anche un ripensamento degli spazi – già insufficienti – da destinare alle attività trattamentali, nonché delle tipologie di queste ultime: affinché, nella regolamentazione della gestione della vita quotidiana detentiva così come nell’offerta di opportunità di reinserimento sociale, possa finalmente rivolgersi la dovuta attenzione anche alla componente femminile della popolazione penitenziaria ed evitarne così la sua progressiva marginalizzazione.</p>



<p>L’auspicio, allora, è che il tema del rapporto con l’altro sesso riceva una maggiore attenzione all’interno delle politiche di management penitenziario, non fosse altro che per le evidenti e concrete ripercussioni che esso ha sulle condizioni di vita intramuraria delle persone ristrette.</p>



<p>L’auspicio, allora, è che il tema del rapporto con l’altro sesso riceva una maggiore attenzione all’interno delle politiche di management penitenziario, non fosse altro che per le evidenti e concrete ripercussioni che esso ha sulle condizioni di vita intramuraria delle persone ristrette.</p>



<p><strong>Breve bibliografia</strong></p>



<p>Dalla parte di Antigone. Primo rapporto sulle donne detenute in Italia, pubblicato in&nbsp;<a href="https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>F. Brioschi,&nbsp;<em>Donne ai margini di un carcere che parla al maschile</em>, 10 marzo 2023, in&nbsp;<a href="https://ristretti.org/donne-ai-margini-di-un-carcere-che-parla-al-maschile?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://ristretti.org/donne-ai-margini-di-un-carcere-che-parla-al-maschile?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>G. Masullo, V. Fidolini,&nbsp;<em>Sessualità negate? L’eros negli istituti penitenziari</em>, in Salute e Società, n. 1/2018, pp. 27 ss.</p>



<p>Report to the Italian Government on the periodic visit to Italy carried out by the European Committee for the Prevention of Torture and Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (CPT) from 28 March to 8 April 2022, pubblicato in&nbsp;<a href="https://www.coe.int/it/web/portal/-/il-comitato-anti-tortura-pubblica-il-rapporto-sull-italia?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.coe.int/it/web/portal/-/il-comitato-anti-tortura-pubblica-il-rapporto-sull-italia?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>S. Ronconi, G. Zuffa,&nbsp;<em>La prigione delle donne. Idee e pratiche per i diritti</em>, Roma, 2020</p>



<p>S. Talini,&nbsp;<em>L’affettività ristretta</em>, in M. Rutolo, S. Talini (a cura di), I diritti dei detenuti nel sistema costituzionale, Napoli, 2017, pp. 198 ss.</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><th scope="row"><a>↑1</a></th><td>La Regola 1 delle Regole delle Nazioni Unite per il trattamento delle donne detenute stabilisce che: «Affinché sia messo in pratica il principio di non discriminazione, sancito dalla regola 6 delle Regole Minime per il trattamento dei detenuti, bisogna tener conto delle esigenze peculiari delle donne detenute per l’attuazione delle presenti regole. Le misure adottate per soddisfare tali necessità nella prospettiva della parità di genere non devono essere considerate discriminatorie».</td></tr></tbody></table></figure>



<p>PER LEGGERE IL REPORT: https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss<a href="https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2023/06/07/e-vietata-la-tortura-nuovo-report-dellassociazione-antigone/">E&#8217; vietata la tortura: nuovo report dell&#8217;associazione Antigone</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2023/06/07/e-vietata-la-tortura-nuovo-report-dellassociazione-antigone/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“LibriLiberi”. Istanbul Istanbul</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/05/03/libriliberi-istanbul-istanbul/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2020/05/03/libriliberi-istanbul-istanbul/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2020 08:04:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura e Saggi]]></category>
		<category><![CDATA[LibriLiberi]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[autore]]></category>
		<category><![CDATA[casaeditrice]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[consiglidilettura]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[curdi]]></category>
		<category><![CDATA[detenuti]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[dissidenti]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[editore]]></category>
		<category><![CDATA[espressione]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalista]]></category>
		<category><![CDATA[Isanbul]]></category>
		<category><![CDATA[lettori]]></category>
		<category><![CDATA[lettrici]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[lotta]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Nottetempo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politici]]></category>
		<category><![CDATA[Potere]]></category>
		<category><![CDATA[prigionieri]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[reclusione]]></category>
		<category><![CDATA[regime]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[rubrica]]></category>
		<category><![CDATA[scrittore]]></category>
		<category><![CDATA[Sonmez]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[voci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=13961</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto “L&#8217;inferno non è il luogo dove soffriamo, è il luogo dove nessuno sente le nostre sofferenze”. al_Hallaj Forse può sembrare inusuale leggere, in tempi di pandemia, un romanzo che narra di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/05/03/libriliberi-istanbul-istanbul/">“LibriLiberi”. Istanbul Istanbul</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="350" height="500" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/copertina-istanbul.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13962" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/copertina-istanbul.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 350w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/copertina-istanbul-210x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 210w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></figure></div>



<p>di
Alessandra Montesanto</p>



<p>“L&#8217;inferno
non è il luogo dove soffriamo,</p>



<p>è il
luogo dove nessuno</p>



<p>sente le
nostre sofferenze”. 
</p>



<p>al_Hallaj</p>



<p>Forse
può sembrare inusuale leggere, in tempi di pandemia, un romanzo che
narra di prigionieri curdi, in Turchia. Ma ve lo consigliamo
vivamente. Stiamo parlando di <em>Istanbul
Istanbul</em>, dello scrittore,
avvocato, giornalista turco di etnia curda, Burhan
Sonmez (per Nottetempo edizioni). 
</p>



<p>Il
titolo riporta due volte il nome della capitale turca perchè doppio
è il suo volto: chi la vuole vedere solo come una città
affascinante, ricca, moderna e chi la conosce come infingarda,
povera, cattiva. LEI è la regina del testo, spicca con i suoi
minareti, con le luci sul Bosforo, con le piazze aperte, ma nei
sotterranei si celano le prigioni dei dissidenti, dei rivoluzionari
che la ricordano, la ridisegnano, la anelano&#8230;</p>



<p>Un
giovane studente, un “Dottore”, un uomo anziano, una donna, un
barbiere &#8230;E le loro mogli, fidanzate, madri e i loro figli, amici,
compagni di lotta. Il microcosmo violento e crudele del regime ha
forme inumane e sfuocate; i corpi martoriati entrano nell&#8217;immaginario
del lettore con la compassione impotente di chi sa, ma non può fare
nulla. I racconti, le memorie, i desideri dei detenuti passano
sottopelle e non si dimenticano facilmente sia per il contenuto di
alto spessore sia per la scrittura poetica dell&#8217;autore del libro. 
</p>



<p>Da
dentro (la cella) a fuori (nella città); da sotto (nel labirinto
della morte) a sopra (nel capoluogo): chi può sentire le voci dei
condannati e farsene carico? Cosa siamo diventati, se la Cultura ha
soppiantato la Natura, se il denaro ha preso il posto di Dio, se un
Uomo non riconosce più la dignità di altri esseri umani?</p>



<p>E poi il Tempo. Il racconto è un insieme di storie nelle storie &#8211; come nelle scatole cinesi  e nella tradizione orientale tutta -storie che attraversano il tempo, mai in maniera lineare. Il Passato può anticipare il Futuro, il Presente è un lungo Passato e così via a dimostrare che la mente è il motore della nostra vita e della nostra morte perchè ci saremo ancora, anche dopo aver attraversato il ponte. Le idee non periscono e nemmeno i sogni. Se vogliamo ascoltare le voci&#8230;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/05/03/libriliberi-istanbul-istanbul/">“LibriLiberi”. Istanbul Istanbul</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2020/05/03/libriliberi-istanbul-istanbul/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Premio Diritti Umani Stefano Cucchi Onlus 2019 Alla Comunità Sikh Di Latina Per La Battaglia Per I Diritti Dei Lavoratori Nell’Agro Pontino, Gullotta E Ioia</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/10/23/premio-diritti-umani-stefano-cucchi-onlus-2019-alla-comunita-sikh-di-latina-per-la-battaglia-per-i-diritti-dei-lavoratori-nellagro-pontino-gullotta-e-ioia/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2019/10/23/premio-diritti-umani-stefano-cucchi-onlus-2019-alla-comunita-sikh-di-latina-per-la-battaglia-per-i-diritti-dei-lavoratori-nellagro-pontino-gullotta-e-ioia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 09:48:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[abusi]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[agropontino]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[denuncia]]></category>
		<category><![CDATA[detenuti]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Cucchi]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[MarcoOmizzolo]]></category>
		<category><![CDATA[memoriale]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[pena]]></category>
		<category><![CDATA[premio]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
		<category><![CDATA[reclusione]]></category>
		<category><![CDATA[schiavitù]]></category>
		<category><![CDATA[sfruttamento]]></category>
		<category><![CDATA[sikh]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Cuchi]]></category>
		<category><![CDATA[Tempimoderni]]></category>
		<category><![CDATA[torture]]></category>
		<category><![CDATA[violenze]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=13172</guid>

					<description><![CDATA[<p>(da Tempimoderni.net) Giuseppe Gullotta, Pietro Ioia e la comunità Sikh di Latina che porta avanti la battaglia per i diritti dei lavoratori nell’Agro Pontino. Sono questi i vincitori del Premio Diritti Umani 2019 dell’Associazione&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/10/23/premio-diritti-umani-stefano-cucchi-onlus-2019-alla-comunita-sikh-di-latina-per-la-battaglia-per-i-diritti-dei-lavoratori-nellagro-pontino-gullotta-e-ioia/">Premio Diritti Umani Stefano Cucchi Onlus 2019 Alla Comunità Sikh Di Latina Per La Battaglia Per I Diritti Dei Lavoratori Nell’Agro Pontino, Gullotta E Ioia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>(da Tempimoderni.net)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="620" height="339" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/cucchi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13173" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/cucchi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/cucchi-300x164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure></div>



<p>Giuseppe Gullotta, Pietro Ioia e la comunità Sikh di Latina che porta avanti la battaglia per i diritti dei lavoratori nell’Agro Pontino. Sono questi i vincitori del Premio Diritti Umani 2019 dell’Associazione Stefano Cucchi Onlus: verranno conferiti domani all’Angelo Mai a Roma, nel corso della prima della due giorni del Quinto Memorial Stefano Cucchi a Roma. I premi sono realizzati come ogni anno da Mauro Biani.A ritirare il premio, Giuseppe Gullotta, Pietro Ioia e Gurmukh Singh, presidente della comunità indiana del Lazio.<strong>I premi</strong>C’è un numero che accomuna Gullotta e Ioia: 22. Sono gli anni che entrambi hanno passato in carcere. Il primo da innocente: si tratta di uno degli errori giudiziari più gravi della storia della Repubblica. A 18 anni si è autoaccusato di aver ucciso due giovani carabinieri: la sua confessione era stata estorta con botte, violenze e torture. Il secondo da colpevole: entrato per piccoli reati, in breve tempo è diventato un narcotrafficante internazionale di hashish e cocaina. Ha scontato la sua pena in 20 diversi istituti penitenziari e ha pagato i suoi errori: «Ho regalato gli anni migliori della mia vita alla carceri, non ho visto i miei figli crescere e per questo ho deciso di cambiare vita», dice sempre. Ma è riuscito a conquistarsi una seconda possibilità nella vita e ha avuto il coraggio di denunciare l’abuso e la sospensione dello stato di diritto, portando allo scoperto quello che accadeva nella cosiddetta Cella Zero del carcere di Poggioreale, dove Ioia ha trascorso sette anni di reclusione. «La Cella zero è un luogo di tortura e violenza, situata al piano terra della struttura: di giorno era utilizzata come smistamento, per le visite mediche e per i colloqui per poi divenire di sera luogo di tortura dove i detenuti erano pestati», spiega.</p>



<p>&nbsp;«Dimenticati e abbandonati dalle istituzioni: quelle di Ioia e di Gullotta sono storie esemplari di quegli “organi” malati ancora presenti nel “corpo” della giustizia italiana», spiegano dall’Associazione Stefano Cucchi Onlus. «Dimenticati dalla società» come lo sono i Sikh di Latina: sfruttati e ricattati nell’Agro Pontino, «hanno trovato la forza di sollevarsi e di far sentire la propria voce per una giustizia che dovrebbe semplicemente essere la normalità», dice ancora la Cucchi Onlus.</p>



<p> «Sono storie di giustizia negata. Hanno fatto sentire la loro voce e vogliamo contribuire alle battaglie che portano coraggiosamente avanti», dice Ilaria Cucchi, presidente dell’associazione. «La mia famiglia, da dieci lunghi anni, sa bene cosa vuol dire trovarsi davanti a muri da abbattere. Camminiamo insieme nella lotta per una giustizia che sia tale anche per gli ultimi: il velo può essere squarciato».<strong>Il Memorial Stefano Cucchi</strong> «Dieci anni senza Stefano. Umanità in marcia»: è questo il titolo del 5° Memorial Stefano Cucchi, che si è tenuto il 12 e 13 ottobre a Roma, a dieci anni dalla morte, mentre era nelle mani dello Stato, di questo ragazzo di 31 anni che ormai tutta Italia conosce.</p>



<p>&nbsp;«La morte di Stefano Cucchi è entrata nella Storia del Paese. Quanto accaduto dieci anni fa ha oltrepassato le mura delle carceri e le aule processuali, è diventato oggetto di dibattito pubblico, fatto politico, giornalistico e, insieme, motivo di risveglio della coscienza civile di un Paese intero», spiegano le realtà promotrici del Memorial: l’Associazione Stefano Cucchi Onlus, Il Comitato Promotore Memorial Stefano Cucchi e l’Associazione Comunitaria.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/10/23/premio-diritti-umani-stefano-cucchi-onlus-2019-alla-comunita-sikh-di-latina-per-la-battaglia-per-i-diritti-dei-lavoratori-nellagro-pontino-gullotta-e-ioia/">Premio Diritti Umani Stefano Cucchi Onlus 2019 Alla Comunità Sikh Di Latina Per La Battaglia Per I Diritti Dei Lavoratori Nell’Agro Pontino, Gullotta E Ioia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2019/10/23/premio-diritti-umani-stefano-cucchi-onlus-2019-alla-comunita-sikh-di-latina-per-la-battaglia-per-i-diritti-dei-lavoratori-nellagro-pontino-gullotta-e-ioia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ergastolo ed abbreviato</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/06/21/ergastolo-ed-abbreviato/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2019/06/21/ergastolo-ed-abbreviato/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jun 2019 07:25:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[abbreviato]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[avvocato]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[detenuti]]></category>
		<category><![CDATA[dibattito]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[ergastolo]]></category>
		<category><![CDATA[giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[giuristi]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[imputati]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[legislatore]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[norme]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[pena]]></category>
		<category><![CDATA[penale]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblico Ministero]]></category>
		<category><![CDATA[reati]]></category>
		<category><![CDATA[reclusione]]></category>
		<category><![CDATA[sistema]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[vittime]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=12699</guid>

					<description><![CDATA[<p>Di Alessia Sorgato (avvocato) Lo scorso 12 aprile 2019 è stata approvata la legge n. 33 che impedisce di chiedere il rito abbreviato agli accusati di un delitto per cui prevista la pena dell’ergastolo.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/06/21/ergastolo-ed-abbreviato/">Ergastolo ed abbreviato</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="194" height="259" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/imgres5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12700"/></figure></div>



<p>Di
Alessia Sorgato (avvocato)</p>



<p>Lo
scorso 12 aprile 2019 è stata approvata la legge n. 33 che impedisce
di chiedere il rito abbreviato agli accusati di un delitto per cui
prevista la pena dell’ergastolo. 
</p>



<p>La
Novella è stata annunciata – forse a torto – nel solco di una
politica, anche legislativa, di stampo apparentemente più rigoroso,
ed ha incontrato reazioni svariate a seconda della provenienza:
fortemente critico il mondo dell’avvocatura, più o meno favorevole
l’opinione pubblica. 
</p>



<p>Il
divario, a modesto parer mio, dipende non tanto dalla coloritura
partitica della legge (peraltro, non nuova nel panorama italiano)
quanto dall’estremo allarme sociale destato dai delitti
astrattamente puniti con la sanzione più afflittiva: l’ergastolo
infatti è previsto, tra gli altri, per strage, omicidio e sequestro
di persona aggravati.</p>



<p>Il
rito abbreviato, dal canto suo, è stato introdotto con la riforma
del codice di procedura penale del 1988 e consente la definizione del
processo “allo stato degli atti” presenti nel fascicolo del
giudice per l’udienza preliminare quindi, di fatto, sulle
risultanze delle indagini e sugli eventuali apporti delle difese
(anche della vittima, quindi).</p>



<p>La
sua premialità, ossia lo sconto di pena di un terzo, va messa in
correlazione col notevole risparmio di tempo e di risorse che tale
scelta comporta: sarà sufficiente infatti un giudice ed il suo
cancelliere contro gli otto componenti della Corte d’Assise – due
togati e sei laici – più tutti i giudici popolari supplenti e, di
prassi, alla decisione si arriverà in una, massimo due o tre
udienze.</p>



<p>Il rapporto tra abbreviato ed ergastolo quindi è matematico: qualora l’imputato opti per questo rito, in caso di condanna non gli verrà comminata la pena perpetua, ma la reclusione per trent’anni (almeno in linea teorica perché, come vedremo questo è il primo punto su cui si sono registrate le alterne vicende della norma).</p>



<p>Ma è soprattutto un rapporto a singhiozzo, scandito da numerosi rimaneggiamenti sia ad opera del legislatore che della Corte Costituzionale. All’inizio, infatti, per accedere al rito abbreviato era necessario il consenso del Pubblico Ministero, elemento questo su cui obiettivamente si poteva lavorare, per esempio subordinandolo a qualche forma di risarcimento o restituzione a favore della vittima o, peggio, di chi restava a piangerla.  </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="724" height="483" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/giustizia-ThinkstockPhotos-676815338-jpg.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12701" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/giustizia-ThinkstockPhotos-676815338-jpg.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/giustizia-ThinkstockPhotos-676815338-jpg-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /><figcaption>gavel, scales of justice, books, wooden table and blue background</figcaption></figure>



<p>Nel
1991 fu escluso per i reati puniti con l’ergastolo, e questo
proprio in virtù della critica da parte della Consulta alla
sostituzione automatica con la pena a trent’anni. Anche allora si
aprirono i fronti del dibattito, diviso tra chi optava per la
possibilità di procedere allo stato degli atti, salvo poi non
concedere sconti di pena e chi invece stava a favore della
inammissibilità tout court. 
</p>



<p>Nel
1999 con la legge c.d. Carotti le cose sono tornate <em>ab
origine</em>:
abbreviato ammesso ed ergastolo convertito in trent’anni di
reclusione. 
</p>



<p>Vent’anni
dopo, il nuovo <em>revirement</em>,
con automatica esclusione del rito, salvo il recupero degli sconti di
pena se, a conclusione dell’udienza preliminare o del successivo
dibattimento, emerga che il delitto commesso non merita ergastolo ma
una pena inferiore (per fornire un esempio banale, se si scopra che
il soggetto sequestrato non è deceduto, ma è ancora in vita).</p>



<p>Personalmente
prevedo nuove questioni di legittimità costituzionale ed il fatto
che non se ne registrino ancora dipende solo dal fattore temporale:
entrata in vigore il 20 aprile 2019, la legge si applica solo a fatti
commessi successivamente a tale data, il che comporta che mentre si
scrive questo articolo (giugno 2019) nessuna indagine per delitti
così efferati può essere stata conclusa ed approdata in udienza
preliminare (sede in cui presumibilmente verranno sollevate le
eccezioni).</p>



<p>Alla
base del rischio che questa norma venga nuovamente travolta ci sono,
anzitutto, quasi novant’anni di giurisprudenza sull’art. 3 della
Costituzione, dedicato al principio di eguaglianza, così
efficacemente riassunto in qualsiasi aula giudiziaria con la frase
“La legge è uguale per tutti”. 
</p>



<p>E
se di primo acchito può sembrare una formula di facciata, dedicata
alla parità di diritti che vanno riconosciuti ad accusati abbienti
come ai poveri, ai cittadini come agli stranieri, e così via,
precisandola nel senso che qui ci interessa sta a significare una
cosa differente, ossia che tutti gli imputati, qualsiasi sia il reato
di cui devono rispondere, devono accedere alla Giustizia alle
medesime condizioni.</p>



<p>Questo
mi pare il vero <em>vulnus</em>
della questione.</p>



<p>Trovo
assolutamente marginale il discorso del risparmio di tempo e del
risparmio di denaro perché di fronte alla morte (perché di questo
stiamo parlando) nessuno può permettersi di risparmiare o
risparmiarsi: quello che i cittadini chiedono è giustizia, equità,
riparazione.</p>



<p>Le
statistiche sull’incidenza del rito abbreviato proprio in casi di
omicidio (che pare essere molto alta), che la nuova legge
sbaraglierebbe a favore di lunghi dibattimenti con testimoni e magari
periti e quant’altro, si spiegano non tanto con la furbesca
attitudine dell’imputato a cercare di “sfangarla” con una pena
più breve. Questo è quello che si è fatto credere alla gente. Di
fatto stiamo parlando della differenza (non così marcata) tra un
“fine pena mai” e trent’anni di carcere; tra un ergastolo con
ed un ergastolo senza isolamento diurno. Non ci passano decine di
anni di carcere in meno.</p>



<p>Noi
operatori del diritto conosciamo una realtà ben diversa, che non si
limita ai reati più gravi, ma che costituisce la regola generale per
qualsiasi penalista. L’abbreviato è il rito dei “molto
colpevoli” o dei “molto innocenti”. In caso di “tanta prova”,
esattamente come in caso di “poca prova”, perché rischiare con
un processo ordinario, dove qualsiasi testimone convocato di persona
potrebbe aggravare la situazione?</p>



<p>Si
chiudono i giochi con quel che c’è nel fascicolo all’udienza
preliminare: se l’imputato è spacciato, tanto vale che abbia uno
sconto di pena. Se contro di lui si è raccolto poco, allora c’è
caso che il giudice lo assolva (molto più raro, infatti, che un
G.u.p. pronunci sentenza di non luogo a procedere).</p>



<p>All’allarme
sociale destato da questi gravissimi delitti (si pensi ai
femminicidi, che hanno ispirato anche la sottoscritta a formulare
proposte di legge che attenuassero l’innegabile scotto pagato dai
famigliari della vittima) e, soprattutto, al senso di ingiustizia che
aleggia ormai nel nostro Paese, si può rispondere in modo molto più
efficace.</p>



<p>Ma
fino a quando il legislatore non ascolterà chi ha proposte davvero
concrete da offrire, lavoreremo con leggi fatte di elastico, oggi
allungatissime, domani rotte.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/06/21/ergastolo-ed-abbreviato/">Ergastolo ed abbreviato</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2019/06/21/ergastolo-ed-abbreviato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un Convegno nel Carcere di Larino per la giornata contro la violenza sulle Donne</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/06/un-convegno-nel-carcere-di-larino-per-la-giornata-contro-la-violenza-sulle-donne/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/06/un-convegno-nel-carcere-di-larino-per-la-giornata-contro-la-violenza-sulle-donne/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2018 08:05:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Minori]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[convegno]]></category>
		<category><![CDATA[denuncia]]></category>
		<category><![CDATA[detenute]]></category>
		<category><![CDATA[detenuti]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[lettere]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[pena]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[reato]]></category>
		<category><![CDATA[reclusione]]></category>
		<category><![CDATA[recupero]]></category>
		<category><![CDATA[reinserimento]]></category>
		<category><![CDATA[rieducazione]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[uomini]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=11766</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160; In occasione della giornata contro il Femminicidio il 26 novembre si è tenuta presso la Casa circondariale di Larino una conferenza che ha visto partecipi il Direttore del carcere, Rosa La Ginestra, la&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/12/06/un-convegno-nel-carcere-di-larino-per-la-giornata-contro-la-violenza-sulle-donne/">Un Convegno nel Carcere di Larino per la giornata contro la violenza sulle Donne</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/carcere-di-Larino.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11767" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/carcere-di-Larino.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="450" height="460" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/carcere-di-Larino.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 450w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/carcere-di-Larino-293x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 293w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In occasione della giornata contro il Femminicidio il 26 novembre si è tenuta presso la Casa circondariale di Larino una conferenza che ha visto partecipi <b>il Direttore del carcere, Rosa La Ginestra, la Preside dell’Istituto Alberghiero di Termoli la Prof.ssa Maria Chimisso,la Prof.ssa Virginia Nararpasquale e l’attrice Sara Nanni</b> <b>e la scrittrice Patrizia Angelozzi.</b></p>
<p>Ciascuno, a modo proprio, ha dato un contributo, affrontando il tema della violenza in tutte le sue sfaccettature e spaziando tra le varie epoche fino ad arrivare all’attualità.<br />
Si è palesata la condizione delle donne internate durante il periodo fascista nei manicomi, etichettate come ‘diverse’ perché troppo loquaci, ninfomani o prive del desiderio di maternità. La situazione atroce di queste, sottoposte a femminicidi legalizzati, ritrovate nelle poesie di Alda Merini, poetessa dei nostri giorni che sperimentò sulla propria pelle le nefandezze della reclusione in tali istituti. Le opere tratte dai suoi scritti sono state lette e recitate in questo incontro insieme al ripercorrere storia ed eventi di violenza su di loro.</p>
<p><b>Molto toccante è stato l’intervento da parte degli uomini-detenuti</b>, artefici di elaborati commoventi rivolti non solo contro la brutalità dell’uomo ma anche e soprattutto sul ruolo imponente, in termini di valori, della figura femminile, apparentemente fragile ma dalla tenacia e forza in grado di ‘spostare montagne’.</p>
<p><b>Coinvolgente il dialogo inscenato tra l’attrice Sara Nanni e da uno dei ragazzi</b> che si è improvvisato ‘attore’ nel pezzo interpretato nei teatri e nelle Tv, da Paola Cortellesi e Claudio Santamaria.</p>
<p><b>Alcune testimonianze –Lettere dal carcere</b></p>
<p><b>G.:</b> Ci ricordiamo delle donne e del loro dolore soprattutto in questi giorni, dimenticando a volte che ognuno di noi ha avuto una piccola-grande donna. Ne ho conosciuta una che con un marito condannato all’ergastolo è stata messa a dura prova dalla vita, rimasta sola con quattro figli ma mantenere, crescere. Immaginate quanto sia stato difficile per lei, in quanto il padre dei suoi figli non è stato di certo un esempio di vita. Nella mia esperienza personale posso confermare che se sono un uomo migliore ed un papà presente ed il merito è soprattutto della mia ‘piccola – grande donna’.</p>
<p><b>A.: </b>Ringrazio tutte le persone che si sono prestate ad un convegno su questo tema, dedicato a quante subiscono tutti i giorni violenze, sopraffatte dalla paura, solo per aver amato. A voi dico, non perdete tempo, urlate e chiedete aiuto alle istituzioni affinché tutto questo finisca per sempre. E mi appello a te, anima malata, sii saggio, recati in un Centro specializzato, facendo questo saremo orgogliosi di averti aiutato e non condannato.</p>
<p><b>T.:</b> Donna, nostra creatrice. Uomini che hanno malattie mentali, pieni di possessività. Sono amori malati. Uomini che non andrebbero chiamati ‘uomini’. La donna va supportata, amata, gratificata. Dall’adolescenza all’età adulta. Non c’è cosa più bella di crescere insieme alla propria donna, guardarsi con le dita incrociate e affrontare tutte le cose belle e meno belle della vita insieme. Mia moglie cresce tre figli, da sola e affronta tutti gli ostacoli della vita. Vi ringrazio di avermi dato modo di esprimere i miei pensieri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/12/06/un-convegno-nel-carcere-di-larino-per-la-giornata-contro-la-violenza-sulle-donne/">Un Convegno nel Carcere di Larino per la giornata contro la violenza sulle Donne</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/06/un-convegno-nel-carcere-di-larino-per-la-giornata-contro-la-violenza-sulle-donne/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Orizzonte donna&#8221;. Jaha&#8217;s promise</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2017/12/24/orizzonte-donna-jahas-promise/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2017/12/24/orizzonte-donna-jahas-promise/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Dec 2017 11:27:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Orizzonte donna]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[bambine]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[documentario]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[femminili]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Gambia]]></category>
		<category><![CDATA[genitali]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[lotta]]></category>
		<category><![CDATA[mariti]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[MGF]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[mutilazioni]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[padre]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Potere]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[reclusione]]></category>
		<category><![CDATA[rubrica]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[spose]]></category>
		<category><![CDATA[uomini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=9965</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Ivana Trevisani &#160; Dal titolo alla realtà, il film documentario di Patrick Farrelly e Kate O&#8217;Callaghan, ci restituisce la promessa mantenuta e onorata da Jaha Dukureh, una promessa fatta a se stessa ancor&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/12/24/orizzonte-donna-jahas-promise/">&#8220;Orizzonte donna&#8221;. Jaha&#8217;s promise</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Ivana Trevisani</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9966" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Dal titolo alla realtà, il film documentario di Patrick Farrelly e Kate O&#8217;Callaghan, ci restituisce la promessa mantenuta e onorata da Jaha </span><span style="font-size: large;">Dukureh</span><span style="font-size: large;">, una promessa fatta a se stessa ancor prima che a tutte le ragazze e donne che, come lei hanno dovuto subire una pratica e una consuetudine che segnano la vita di ogni donna costretta a patirle: mai più mutilazioni genitali femminili, mai più matrimoni infantili forzati.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Due pratiche che Jaha conosce molto bene per averle vissute su di sé, in Gambia, il suo paese natale, ancora bambina è stata sottoposta a mutilazione genitale e successivamente, a 15 anni portata dal padre a New York per sposarla ad uno sconosciuto di 45 anni, a cui era stata promessa dalla famiglia quando aveva 9 anni.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La determinazione di Jaha a non accettare passivamente le ingiustizie, le consente dopo dieci anni di sottrarsi</span><span style="font-size: large;"> a quel matrimonio, e di costruirsi una nuova famiglia, con un altro compagno, scelto da lei e che con lei condivide l&#8217;idea di libertà femminile e la sostiene nel suo impegno al contrasto delle sopracitate pratiche.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La sua tenacia e il sostegno del nuovo marito la incoraggiano a tornare in Gambia per condurre su campo la sua lotta, e proprio nel paese delle sue origini avvia e guida una campagna contro le pratiche che le hanno segnato la vita. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9967" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">L&#8217;intelligenza di Jaha le fa tuttavia intuire che non sarebbe favorevole, per l&#8217;efficacia della lotta, chiudersi in un&#8217;enclave con sole donne, peraltro non sempre disposte ad accettare la sua posizione. Eccola quindi a cercare e perseguire un&#8217; alleanza anche con i maschi. esponendo e spiegando l&#8217;obbiettivo della sua lotta, per strada, con i giovani uomini che incontra e nella casa paterna dove, grazie all&#8217;accordo con il suo stesso padre, riesce nel fermo intento di salvare la sorellina neonata, sottraendola al disegno di mutilazione genitale della giovane madre, ultima moglie, che si rassegna a rinunciarvi a fronte della nuova decisione del marito. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Portare a discussione, senza animosità</span><i> </i><span style="font-size: large;">ma con inconfutabile pacatezza la questione è l&#8217;atteggiamento che ha consentito a Jaha non solo di raggiungere l&#8217;affermazione di un risultato favorevole della sua lotta per le donne le ragazze le bambine, ma mosso anche ad una consapevolezza dell&#8217;atrocità e dell&#8217;insensatezza di una pratica accettata per inerzia tradizionale e nell&#8217;ignoranza la stessa popolazione maschile. </span><i> </i></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9968" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">Jaha, con le alleanze e il sostegno femminili e maschili nell&#8217;intero paese, riesce a mettere anche le strutture di potere di fronte alle loro responsabilità, a pretendere rispetto per i diritti delle donne, bambine e ragazze e l&#8217;esito, a fronte di tanta lucida e indiscutibile richiesta, non può che essere positivo. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il 28 dicembre 2015 il governo del Gambia proibisce per legge le MGF (Mutilazioni Genitali Femminili), con la reclusione fino a tre anni di chi se ne renda responsabile e/o un&#8217;ammenda di 1200 euro, pari a 4 volte il salario medio, ottimo deterrente in un paese la cui popolazione non gode certo di diffuso benessere economico. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il 6 luglio 2016 inoltre, il governo del Gambia vieta i matrimoni forzati con minori e prevede il carcere per chi li contrae.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il film si rivela quindi, molto più che racconto, l&#8217;eccezionale affresco di uno straordinario riscatto sia individuale che sociale riuscito, che pur senza eluderla, ma anzi riconoscendola e affrontandola, ha potuto superare la tensione di un conflitto personale, familiare e politico.</span></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/12/24/orizzonte-donna-jahas-promise/">&#8220;Orizzonte donna&#8221;. Jaha&#8217;s promise</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2017/12/24/orizzonte-donna-jahas-promise/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Carta dei figli di genitori detenuti</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/01/09/la-carta-dei-figli-di-genitori-detenuti/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2016/01/09/la-carta-dei-figli-di-genitori-detenuti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jan 2016 10:16:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Minori]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[campagna]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[detenuti]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[ministero]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[operatori]]></category>
		<category><![CDATA[pena]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[reato]]></category>
		<category><![CDATA[reclusione]]></category>
		<category><![CDATA[tribunale]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=4983</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Carta dei figli dei genitori detenuti, un Protocollo d&#8217;Intesa sottoscritto dal Ministero della Giustizia, dall&#8217;Autorità Garante dell&#8217;Infanzia e dell&#8217;Adolescenza e dall&#8217;Associazione Bambinisenzasbarre Onlus, a tutela dei diritti dei 100mila bambini e adolescenti che&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/01/09/la-carta-dei-figli-di-genitori-detenuti/">La Carta dei figli di genitori detenuti</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Carta dei figli dei genitori detenuti, un Protocollo d&#8217;Intesa sottoscritto dal Ministero della Giustizia, dall&#8217;Autorità Garante dell&#8217;Infanzia e dell&#8217;Adolescenza e dall&#8217;Associazione Bambinisenzasbarre Onlus, a tutela dei diritti dei 100mila bambini e adolescenti che entrano nelle carceri italiane è nata nel marzo 2014. Vogliamo ricordarla e ricordare le sue finalità: “Se a un bambino succede che gli arrestino uno dei genitori, riuscire a mantenere la relazione familiare, senza sentirsi tradito da quel genitore, ma anche senza sentirsi spaventato da quelle istituzioni, che rinchiudono in carcere suo padre o sua madre, è fondamentale perché la sua crescita sia ugualmente equilibrata e il più possibile serena” (come si legge su Ristretti orizzonti)</p>
<p>La Carta dei figli dei genitori detenuti riconosce il diritto di questi figli, spesso considerati &#8220;orfani di padri o madri vivi&#8221;, devono veder garantito il loro diritto alla continuità del legame affettivo con il genitore detenuto, ma anche il diritto di quei padri e quelle madri a non perdere la loro famiglia nel periodo della reclusione.</p>
<p>Proponiamo una testimonianza, raccolta sempre da Ristretti orizzonti all&#8217;epoca della redazione della Carta, e vi chiediamo di seguire la Campagna intitolata “Non un mio crimine, ma una mia condanna” di cui parliamo di seguito.</p>
<p><strong>Il carcere fa nascere e crescere nei bambini un muro di durezza</strong></p>
<p>Nei giorni scorsi è stato firmato un protocollo d&#8217;intesa affinché ai figli delle persone in carcere sia garantito proprio il diritto ad essere figli.</p>
<p>Purtroppo le carceri italiane e le leggi attuali in merito a questo tema sono molto inadeguate rispetto a quello che succede in tanti altri Paesi europei, infatti è sempre più difficile oggi per i figli delle persone detenute riuscire a mantenere un rapporto umano con il proprio congiunto, e in questo modo si rischia che siano proprio i figli a pagare la vera pena per gli errori che hanno commesso i loro genitori, dovendo crescere sentendosi come bambini di serie B rispetto ai loro coetanei, perché ci si dimentica che invece anche loro sono vittime delle scelte dei genitori, rinchiusi per aver commesso dei reati.</p>
<p>Io sono un genitore detenuto, e prima di essere padre sono stato figlio a mia volta di un padre detenuto. Nonostante siano passati ormai molti anni da quando ero figlio di un detenuto, è ancora nitido il ricordo della sofferenza e della disumanità che sono stato obbligato a vivere in quegli anni quando mi recavo nei vari istituti a trovare mio padre, o la rabbia e la frustrazione che crescevano dentro di me in quel periodo nei confronti delle istituzioni ogni qual volta all&#8217;uscita da scuola o nei vari eventi come un compleanno, le recite, la comunione, diversamente dai miei compagni io ero senza la presenza di mio padre.</p>
<p>In questo modo per i figli la pena del padre diventa una punizione crudele, in quanto non tiene conto della loro dignità e tanto meno del diritto ad essere figlio.</p>
<p>Io credo che una pena utile deve privare un genitore solo della propria libertà e non del ruolo genitoriale, come invece oggi avviene per chi sta in carcere, perché in questo modo si fa pagare ai figli delle persone detenute male con male, usando lo stesso linguaggio di violenza che hanno usato i loro genitori nel commettere i loro reati, e con il tempo questa punizione rischia di diventare deleteria nei confronti di chi è stato figlio di un detenuto, perché fa nascere e crescere nei bambini un muro di durezza, che invece di avvicinarli alle istituzioni e alla legalità finisce per allontanarli.</p>
<p>Credo che infatti non sia un caso che tanti bambini che hanno avuto i genitori in carcere a loro volta crescendo si sono trovati ad avere problemi con la giustizia e quindi a sperimentare l&#8217;esperienza carceraria.</p>
<p>Io credo che ci sia bisogno non solo di un protocollo d&#8217;intesa, ma anche di una rivoluzione culturale nel nostro Paese in merito a questo tema per cambiare rotta, altrimenti sulla carta continuiamo ad avere moltissimi diritti, ma poi di fatto i figli dei detenuti continuano a vivere una vera e propria negazione di esperienze di conoscenza autentica nei confronti dei propri genitori, che nel tempo in molti casi rischia di trasformarsi in un senso di inferiorità fisica e psicologica.</p>
<p>Io apprezzo il buon senso dell&#8217;iniziativa presa dai vari operatori del settore in merito a quest&#8217;ultimo protocollo d&#8217;intesa che rafforza ulteriormente la sacralità di essere figli &#8220;senza se e senza ma&#8221;, ma auspico però che chi è preposto poi ad applicare queste leggi dimostri maggior sensibilità su questo tema e non continui a far rimanere i diritti solo parole scritte sulla carta e mai applicate.</p>
<p>Luigi Guida</p>
<p><strong>CAMPAGNA “NON UN MIO CRIMINE, MA MIA LA CONDANNA”</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/krX00z0yFl4?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<i>Lo sguardo dei bambini trasforma ed umanizza il carcere, costretto a prendere in considerazione la loro presenza e ad attrezzarsi per accoglierli </i><i><b>&#8211; ha sottolineato Lia Sacerdote, Presidente di Bambinisenzasbarre &#8211; Il Modello d&#8217;Accoglienza Spazio Giallo</b></i><i> non è solo un modello per il sistema penitenziario, ma lo anche per il “sistema città” di cui il carcere è parte ed occupa un posto cruciale in termini di legami e scambi relazionali, soprattutto per i bambini coinvolti. Il modello, che Bambinisenzasbarre sta estendendo sul territorio nazionale partendo dagli istituti in Lombardia, si è rivelato decisivo per le ricadute in termini di trasformazione dei comportamenti sociali sul territorio, riducendo il disagio delle persone e della società e avviando un processo di inclusione sociale. Non ultimo effetto di questo processo, generato anche dalla Carta firmata lo scorso marzo, è la presa di coscienza da parte delle Istituzioni dell&#8217;importanza di questa questione, non più rimandabile, dando esempio agli altri Paesi europei.</i>”<i>. </i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&#8220;Non un mio crimine, ma una mia condanna”</strong> è la Campagna di raccolta fondi di <strong>Bambinisenzasbarre, che </strong><b>sostiene</b> – con l&#8217;invio al <b>45507 di un SMS da 2 Euro da cellulare e 2 o 5 Euro da telefono fisso</b> &#8211; il consolidamento e l&#8217;estensione negli Istituti penitenziari del <strong>Modello d&#8217;accoglienza Spazio Giallo</strong><b>,</b> il luogo di Bambinisenzasbarre predisposto nelle sala d&#8217;attesa delle carceri dedicato alle famiglie ed ai bambini che si preparano all&#8217;incontro con il genitore detenuto insieme alle psicologhe, psicopedagogiste e arte-terapeute e <b>di strutturare il servizio nazionale di</b> <strong>Telefono Giallo</strong> per rispondere alle famiglie di persone in una situazione di detenzione, agli operatori e, al contempo, per dare risposte concrete alle esigenze e alle difficoltà dei bambini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Finalità della Campagna è sensibilizzare il grande pubblico sull&#8217;importanza del riconoscimento e visibilità di questi bambini e dei loro bisogni senza per questo stigmatizzarli, nel pieno rispetto del diritto di ogni bambino di essere tale.</p>
<p>Al contempo, si intende far comprendere come la continuità e il rafforzamento del  legame affettivo agisca in termini di prevenzione sociale: per il figlio che non rischia di ripetere l’esempio del padre da cui è forzatamente separato e, a causa dell’improvvisa “scomparsa”, ne idealizza il comportamento ma, al contrario, ne comprende le debolezze e gli errori e, quindi, è in grado di scegliere un diverso stile di vita; mentre per il genitore detenuto il figlio con cui riesce a mantenere un legame diventa la motivazione forte per non ripetere il reato e ritornare ad essere per lui un modello.</p>
<p>Una volta di più, l&#8217;intera comunità è chiamata a mettere in atto tutte quelle pratiche positive che permettano a questi bambini di subire il minor danno possibile da questa difficile situazione e garantire loro il diritto all’infanzia.</p>
<p><b><br />
Bambinisenzasbarre, liberiamo i bambini.</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Bambinisenzasbarre Onlus difende il diritto di essere bambini. È impegnata nella cura delle relazioni familiari durante la detenzione di uno o entrambi i genitori, nella tutela del diritto del bambino alla continuità del legame affettivo e nella sensibilizzazione della rete istituzionale e della società civile.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/01/09/la-carta-dei-figli-di-genitori-detenuti/">La Carta dei figli di genitori detenuti</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2016/01/09/la-carta-dei-figli-di-genitori-detenuti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quel pranzo di Natale nel carcere di Opera</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2015/12/25/quel-pranzo-di-natale-nel-carcere-di/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2015/12/25/quel-pranzo-di-natale-nel-carcere-di/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Dec 2015 07:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Minori]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[chef]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[detenuti]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[natale]]></category>
		<category><![CDATA[Opera]]></category>
		<category><![CDATA[pena]]></category>
		<category><![CDATA[pranzo]]></category>
		<category><![CDATA[reato]]></category>
		<category><![CDATA[reclusione]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2015/12/25/quel-pranzo-di-natale-nel-carcere-di/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nella Casa di reclusione di Opera, lo scorso 23 dicembre, si è tenuto un pranzo molto speciale: uno chef stellato ha cucinato varie prelibatezze per i detenuti e i loro familiari. Anche se apprezziamo&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/12/25/quel-pranzo-di-natale-nel-carcere-di/">Quel pranzo di Natale nel carcere di Opera</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nella<br />
Casa di reclusione di Opera, lo scorso 23 dicembre, si è tenuto un<br />
pranzo molto speciale: uno chef stellato ha cucinato varie<br />
prelibatezze per i detenuti e i loro familiari.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Anche se<br />
apprezziamo il gesto professionale e umano dello chef e delle altre<br />
persone famose coinvolte nell&#8217;iniziativa intitola  &#8220;L&#8217;ALTrA<br />
cucina&#8230; per un pranzo d&#8217;amore&#8221;, </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/12/th281129.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/12/th281129.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
non<br />
vogliamo citarle perchè a noi interessa altro: interessa<br />
sottolineare i motivi che stanno alla base di questa scelta<br />
illuminata, da parte del Direttore dell&#8217;istituto di pena, e le<br />
conseguenze positive. La giornata è poi proseguita con un concero di<br />
Edoardo Bennato, preso il teatro dell&#8217;istituto. Tornando al motivo<br />
della bella iniziativa: immaginiamo che sia stato quello di offrire<br />
ai reclusi un momento diverso dalla quotidianità, uno spazio per<br />
riabbracciare i cari, stare in compagnia e riflettere, tutti insieme,<br />
sul senso vero e profondo della nascita di Gesù: un uomo che ha<br />
incarnato i peccati degli altri uomini, che ha pagato per tutti, ma<br />
che poi è tornato alla vita. Le conseguenze: la gioia di tutte le<br />
persone, libere e non, che si sono ritrovate insieme a condividere il<br />
pane, simbolo di pace. Ma non è tutto: a servire il pranzo sono<br />
state le vittime di alcuni reati commessi dai detenuti. Una decisione<br />
meritevole, un esempio grande di capacità di perdono. Si deve andare<br />
avanti, cercando di mettersi nei panni dell&#8217;Altro, anche quando<br />
l&#8217;errore è stato enorme. Ci vuole tempo, tanto tempo per capire,<br />
perdonare. Ci vuole tempo, tanto tempo anche per riscattarsi. </div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il dono<br />
più bello? La presenza dei bambini che, con il loro chiasso, le loro<br />
domande, il loro entusiasmo hanno ridato la voglia di continuare a<br />
stare dentro e ad aspettare fuori, con la fiducia nel sapere che non<br />
è poi tutto sprecato.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;iniziativa<br />
è stata replicata in altre quattro carceri per le detenute e i<br />
detenuti e i loro familiari.
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/12/25/quel-pranzo-di-natale-nel-carcere-di/">Quel pranzo di Natale nel carcere di Opera</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2015/12/25/quel-pranzo-di-natale-nel-carcere-di/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sos al Papa per la chiesa del carcere a Porto Azzurro</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2015/08/25/sos-al-papa-per-la-chiesa-del-carcere/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2015/08/25/sos-al-papa-per-la-chiesa-del-carcere/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2015 06:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[culto]]></category>
		<category><![CDATA[detenuti]]></category>
		<category><![CDATA[direttore]]></category>
		<category><![CDATA[fede]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[messa]]></category>
		<category><![CDATA[notizia]]></category>
		<category><![CDATA[Papa]]></category>
		<category><![CDATA[reclusione]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2015/08/25/sos-al-papa-per-la-chiesa-del-carcere/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il direttore del penitenziario, D’Anselmo: &#8220;Le rivolgo una richiesta di aiuto a nome dei 500 reclusi&#8221; (da La Nazione) Porto Azzurro (Isola d&#8217;Elba, Livorno) 18 agosto 2015 &#8211; &#8220;Le rivolgo, Santo Padre, una richiesta&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/08/25/sos-al-papa-per-la-chiesa-del-carcere/">Sos al Papa per la chiesa del carcere a Porto Azzurro</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>Il direttore del penitenziario, D’Anselmo: &#8220;Le rivolgo una<br />
richiesta di aiuto a nome dei 500 reclusi&#8221;</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>
(da La Nazione)</p>
<p>Porto Azzurro (Isola d&#8217;Elba, Livorno) 18 agosto 2015 &#8211; &#8220;<strong>Le<br />
rivolgo, Santo Padre, una richiesta di aiuto a nome di circa 500<br />
persone recluse nel carcere di Porto Azzurro, che da ormai quasi 10<br />
anni non possono più partecipare alla santa messa nella chiesa di<br />
san Giacomo Maggiore, situata all’interno del secentesco forte<br />
spagnolo che ospita la casa di reclusione&#8221;.</strong></p>
<p>Inizia cosi la lettera che il nuovo direttore del penitenziario<br />
elbano, <strong>Francesco D’Anselmo,</strong> ha scritto a <strong>papa<br />
Francesco </strong>per informarlo della situazione e chiedere un suo<br />
autorevole intervento per far sì che la chiesa in questione,<br />
costruita nel ‘600, venga restaurata e torni ad essere un punto di<br />
riferimento non solo per la popolazione carceraria, ma anche per il<br />
paese di Porto Azzurro.</p>
<p>&#8220;Dal 2004 – aggiunge il direttore &#8211; la chiesa è stata<br />
dichiarata non agibile e perciò chiusa al culto. In realtà varie<br />
perizie avevano allora evidenziato che non si trattava di una<br />
situazione di particolare gravità, ma di infiltrazioni della<br />
copertura e di deterioramento delle gronde. Così&nbsp;fin dal 2005<br />
dal Vescovo diocesano e dalla direzione del carcere&nbsp;era stato<br />
individuato un progetto per il restauro dell’ edificio, che<br />
prevedeva costi piuttosto contenuti. I detenuti, i volontari, gli<br />
operatori penitenziari a più riprese si rivolsero ai ministri della<br />
Giustizia e dei Beni ambientali. Ne seguirono dichiarazioni di<br />
disponibilità e di attenzione al problema. Ma gli anni sono passati<br />
e la chiesa è sempre chiusa, le sue condizioni sono deteriorate ed<br />
il degrado è sempre più evidente&#8221;. Il direttore evidenzia<br />
l’importanza della Chiesa riveste per i reclusi.</p>
<p><strong>&#8220;Per i detenuti&nbsp;che vivono in ambienti angusti –<br />
scrive ancora il dottor D’Anselmo &#8211; l’unico luogo armonioso che<br />
può trasmettere loro serenità e bellezza è questa chiesa.</strong><br />
In un carcere, inoltre, dove pochi sono i motivi di conforto, la<br />
chiesa è un centro di diffusione di luce ed è bello stare uniti a<br />
pregare in un luogo dove molti hanno pregato e dove anche alcuni<br />
cittadini della comunità esterna possono, previa autorizzazione,<br />
partecipare alla messa, realizzando con i detenuti la comunione<br />
cristiana più autentica&#8221;.</p>
<p>Nel carcere di Porto Azzurro da dieci&nbsp;anni la messa viene<br />
celebrata in un piccolo ambiente del tutto inadeguato, che non può<br />
accogliere più di 60-70 persone. &#8220;E’ un locale adibito a<br />
teatrino – spiega il direttore &#8211; con alle pareti pitture<br />
raffiguranti non certo immagini sacre. Certo, so che l’importanza<br />
dell’Eucarestia non dipende da pareti affrescate, statue all’altare<br />
ed altro, ma dalla disposizione dell’anima e dalla Grazia. Però<br />
l’essere umano ha bisogno di bellezza, musica, arte, che esprimono<br />
fede e gratitudine. Tanto più in un luogo di sofferenza e di<br />
tristezza come un carcere. Riaprire al culto la chiesa di San Giacomo<br />
sarebbe perciò importante, una vera Grazia&#8221;.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/08/25/sos-al-papa-per-la-chiesa-del-carcere/">Sos al Papa per la chiesa del carcere a Porto Azzurro</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2015/08/25/sos-al-papa-per-la-chiesa-del-carcere/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
