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	<title>redattore Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>redattore Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;: Scrittore e assassino, tutte le declinazioni del Potere</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Apr 2017 09:26:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Questa recensione è dedicata a #GabrieleDelGrande e alla sua famiglia) Ambientato in un piccolo paese sulla costa mediterranea della Turchia, Scrittore e assassino è un romanzo corposo, edito da E/O, che appassiona il lettore&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Questa recensione è dedicata a #GabrieleDelGrande e alla sua famiglia)</p>
<p>Ambientato in un piccolo paese sulla costa mediterranea della Turchia, Scrittore e assassino è un romanzo corposo, edito da E/O, che appassiona il lettore con intrecci di sesso e politica. Sesso e politica sono legati da un filo conduttore che tormenta tutti i personaggi, uomini e donne, giovani e meno giovani: quello della brama di Potere.<br />
Uno scrittore &#8211; forse, in parte, l&#8217;alter ego dello stesso autore &#8211; arriva nella cittadina in cerca di tranquillità e di ispirazione per la sua prossima opera, affascinato dal clima, dai colori e dalla Natura del luogo, ma ben presto si rende conto che, sotto la coltre di bellezza, si cela un&#8217;umanità inaridita e violenta. Una collina sovrasta il territorio e lì, all&#8217;interno di una chiesa, corre voce che si nasconda un tesoro. Come in una favola noir, gli abitanti del posto sognano di conquistarlo, lottano per averlo. Creano alleanze politiche pericolose, trame criminali e commissionano omicidi senza pietà. Ma il tesoro, ovviamente, non esiste, vano desiderio di possesso. Lo scrittore protagonista viene coinvolto in giochi sensuali, attratto prima da una prostituta &#8211; lucida nel capire quando sia il caso di parlare e quando no &#8211; poi da una bella giovane donna &#8211; contraddittoria e misteriosa &#8211; e poi da un&#8217;altra più agée &#8211; già moglie di un uomo ricco e potente.<br />
Come in ogni buona storia, tutte le figure ritratte riflettono tipi e caratteri, vizi e virtù: avidità, passione, curiosità. Questi, in particolare, sono i sentimenti che muovono la trama e che porteranno le persone a una deriva etica e morale, causata dall&#8217;ybris, dalla tracotanza che tanto viene punita nei miti greci.<br />
Lo scrittore, che spesso racconta in forma diretta, si paragona addirittura a Dio perchè entrambi, sostiene, scrivono storie e delineano il destino di tutti: “Gli scrittori passano la vita a lottare per non palesare agli altri il desiderio omicida che li governa. Come Dio, anche loro distruggono sena pietà i personaggi che creano, li sballottano da un dolore all&#8217;altro, elargiscono spietate punizioni, mossi dall&#8217;indifferenza tipica del serial killer” e con i dialoghi che inframezzano (come il coro nella tragedia classica) il racconto, pone questioni importanti e universali sull&#8217;esistenza o meno di un Creatore e sulla sua onestà intellettuale. Tema fondamentale, questo, che accomuna autori di libri e giornalisti nella ricerca della Verità, anche se esporla, come sappiamo purtroppo, può risultare pericoloso: “ Nessuno vuole vedere la Verità, perciò perchè dovrei farlo io? Ma adesso sono faccia a faccia con una verità di proporzioni tali che è impossibile da negare. Dio mi sta mostrando delle verità ineluttabili. Ho visto la verità. Sconvolto e pieno di paura, ho visto la verità”.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/cover_9788866328315_1904_240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8542 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/cover_9788866328315_1904_240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="240" height="372" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/cover_9788866328315_1904_240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/cover_9788866328315_1904_240-194x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 194w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a><br />
Sullo sfondo, come in uno dei migliori testi di Pamuk, anche in questo viene tratteggiato un popolo impaurito, tenuto sotto scacco dal giogo del ricatto e della minaccia da parte dei più forti oppure indifferente, cieco e seduto sulle piccole abitudini che segnano un&#8217;esistenza vigliacca: “Di sera chattavo con Zuhal e di pomeriggio con la gente del paese in un mondo sconfinato, una realtà completamente diversa da ciò che vedevamo o sentivamo. La vita vera, quella che vivevo tutto solo in città, era calma e noiosa a confronto&#8230;Ma la cosa più scioccante era il modo in cui le verità non viste, non proferite, indistinguibili del mondo reale emergevano nel mondo cosiddetto &#8216;virtuale&#8217;,,,”. Ecco un altro argomento che ci riguarda tutti, in Occidente e in Medioriente, in tutto il mondo: il rapporto che abbiamo con la realtà fittizia. Verità e menzogna si mescolano in specchi che deformano, identità multiple, anime marce che si svelano solo dietro al paravento di uno schermo, con la mancanza di coraggio ad esporsi nel quotidiano, quando nel quotidiano la manipolazione, l&#8217;ingiustizia e la corruzione sono evidenti.<br />
Il nuovo sindaco del Paese, Mustafa, giovane arrivista, ma anche lui perdutamente innamorato, emana leggi e proclama a suo piacimento, in un climax sempre più ascendente di arroganza e presunzione; due capi clan di una mafia locale, ordinano omicidi e cercano complici anche in chi sa scrivere (il riferimento ai media è chiaro&#8230;), mentre il popolo sussurra. Gli uomini iniziano la guerra e le donne ,che dovrebbero custodire la Pace, sono invece la miccia che farà infuriare la violenza.<br />
Un vecchio falegname intagliatore di culle per i nuovi nascituri, amico forse immaginario dello scrittore è la speranza per il futuro e l&#8217;ancoraggio salvifico della saggezza: “Il falegname era il mio nesso con il futuro: in qualche modo era il mio trait d&#8217;union con l&#8217;infinito, mi ricordava il domani e alleviava le sofferenze del presente”. Le nuove generazioni hanno l&#8217;opportunità di non ripetere gli errori di chi li ha preceduti, rimanendo nell&#8217;ignavia, ma possono trasformare il mondo con azioni nuove, orientate davvero verso la bellezza, la verità e la giustizia.<br />
L&#8217;autore del romanzo di cui abbiamo scritto, Ahmet Altan, è stato arrestato nel settembre 2016 per la sua attività di giornalista, scrittore, difensore delle minoranze curde e armene.</p>
<p>Qui l&#8217;appello per la sua liberazione:</p>
<p><em>Pubblichiamo un appello per la liberazione dello scrittore e giornalista turco <strong>Ahmet Altan</strong>, arrestato in Turchia insieme a molti altri personaggi pubblici in seguito al fallito golpe.</em></p>
<p><em>Nel 2017 le Edizioni E/O pubblicheranno il suo romanzo</em> Scrittore e assassino.</p>
<p><em>Ahmet Altan, scrittore e giornalista turco, è autore di più di cinque romanzi bestseller. La sua prima opera, </em>Four Seasons of Autumn<em>, pubblicata all&#8217;età di 27 anni, ha vinto il Gran Premio della Akademi Publishing House. Nel 2009 ha vinto il prestigioso premio per la Libertà e il Futuro dei Media della Fondazione Cassa di Risparmio dei media Lipsia. Nel 2011 ha ricevuto il Hrant Drink Award.</em></p>
<h2 id="appello_per_la_turchia_e_per_ahmet_altan">Appello per la Turchia e per Ahmet Altan</h2>
<p>Noi sottoscritti facciamo appello ai democratici di tutto il mondo e a tutti coloro che hanno a cuore il futuro della Turchia e della regione sulla quale esercita un ruolo di primo piano, perché protestino contro la vendetta che il governo sta portando avanti contro i suoi più brillanti pensatori e scrittori qualora non condividano il suo punto di vista.</p>
<p>L’antefatto di questa lettera è il tentativo di colpo di stato avvento il 15 luglio 2015, che fortunatamente non è riuscito ed è stato rapidamente represso. Se lo stesso popolo turco non avesse resistito a quest’assalto alle istituzioni, ne sarebbero seguiti anni di miseria.</p>
<p>In seguito a questo colpo di stato, è comprensibile che il governo abbia imposto uno stato temporaneo di emergenza. Tuttavia, il fallito colpo di stato non dovrebbe essere il pretesto per una caccia alle streghe nello stile di McCarthy, né lo stato di emergenza dovrebbe essere applicato con scarso riguardo per i diritti fondamentali, per le norme in materia di prove, o persino per il senso comune.</p>
<p>Noi, come scrittori, universitari e difensori della libertà di espressione siamo particolarmente turbati nel vedere colleghi che conosciamo e rispettiamo essere imprigionati in base alle misure di emergenza. Giornalisti come Şahin Alpay, Nazlı Ilıcak o la scrittrice Aslı Erdogan sono stati aperti difensori della democrazia, oppositori del militarismo e della tirannia in qualunque sua forma.</p>
<p>Siamo particolarmente costernati nell’apprendere che il prominente romanziere Ahmet Altan, e suo fratello Mehmet Altan, scrittore e insigne professore di economia, sono stati arrestati in un raid avvenuto all&#8217;alba del 10 settembre 2016. Entrambi sono accusati di avere in qualche modo lanciato messaggi subliminali per chiamare a raccolta i sostenitori del colpo di stato, nel corso di uno show televisivo trasmesso il 14 luglio, la sera prima del tentato colpo stesso.</p>
<p>Ahmet Altan è uno degli scrittori più importanti della Turchia; i suoi romanzi sono stati pubblicati in traduzione e vendono milioni di copie. Per cinque anni è stato, inoltre, caporedattore del quotidiano liberale Taraf. Il giornale ha sempre sostenuto il diritto di sapere dei lettori. Ahmet Altan è stato più volte processato durante la sua carriera &#8211; nel 1990 per aver cercato di far sì che i lettori turchi entrassero in empatia con i curdi del paese; più recentemente, per aver tentato di spingere il primo ministro a scusarsi pubblicamente per il massacro di Roboski del 2011 in cui sono stati bombardati 34 villaggi. Il 2 settembre si è presentato in tribunale, imputato di aver rivelato segreti di stato, sulla base di un atto d&#8217;accusa che era in gran parte un copia e incolla di casi completamente diversi.</p>
<p>Mehmet Altan è professore presso l&#8217;Università di Istanbul, editorialista e autore di numerosi libri in cui ha sostenuto la necessità di ricostruire l&#8217;identità della Turchia non sulla razza o sulla religione, ma sul rispetto dei diritti umani. Come suo fratello e altri ora in carcere non è colpevole di aver sostenuto il colpo di stato, ma di aver portato avanti una critica molto efficace al governo attuale, i cui progressi iniziali nell’ampliamento della democrazia si sono ormai inceppati e stanno retrocedendo.</p>
<p>Chiediamo al governo turco di cessare la sua persecuzione di scrittori di primo piano e di accelerare il rilascio di Ahmet e Mehmet Altan, così come dei tanti loro colleghi ingiustamente accusati.</p>
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		<title>26° &#8220;Stay human: Africa!&#8221; : Festival del Cinema Africa, Asia e America Latina: Africa, il futuro del continente “vero”</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/04/16/26-stay-human-africa-festival-del-cinema-africa-asia-e-america-latina-africa-il-futuro-del-continente-vero/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2016 08:38:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche questa settimana un articolo della rubrica &#8220;Stay human: Africa!&#8221;, a cura di Veronica Tedeschi, in occasione del Festival del cinema africano, d&#8217;Asia e America latina che si è da poco concluso a Milano.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><b>Anche questa settimana un articolo della rubrica &#8220;Stay human: Africa!&#8221;, a cura di Veronica Tedeschi, in occasione del Festival del cinema africano, d&#8217;Asia e America latina che si è da poco concluso a Milano. </b></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/logo-b-m1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5668" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5668" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/logo-b-m1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="logo-b-m1" width="546" height="153" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/logo-b-m1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 546w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/logo-b-m1-300x84.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 546px) 100vw, 546px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’Africa è una fonte di risorse ancora da sfruttare per l’umanità”.</span></span></p>
<p>di Veronica Tedeschi (con la vignetta di &#8220;La Carruski)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con queste parole, pronunciate da un intellettuale africano, si apre la seconda serata del 26° Festival del Cinema Africa, Asia, e America Latina. Marco Trovato, Direttore della rivista </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Africa</i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, introduce gli argomenti della serata, che hanno come focus il futuro del continente africano.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Argomento forse spinoso ma sviscerato in modo minuzioso dal Direttore e dai redattori della rivista, i quali, continuamente a contatto con la realtà di cui scrivono, meglio comprendono le complessità e i punti di forza di questo continente.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’immagine dell’Africa è ancora piena di pregiudizi e pietismo, indotti in primo luogo dal giornalismo italiano che molto spesso preferisce mettere in risalto le problematiche e non i punti di forza o le evoluzioni di queste popolazioni. Trovato, invece, dice di avere il “fiato corto”, il soggetto che lui studia è in continuo movimento, in continua evoluzione e per tale motivo gli capita di avere difficoltà nel raccontare un continente che continua a cambiare.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La parola passa ai redattori delle riviste “Africa” e “Africa e Affari”, giornalisti che passano 6 mesi su 12 in giro per l’Africa, per studiarla e per scriverne. Ricollegandosi all’ultima battuta di Trovato, Massimo Zaurrini – giornalista di </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Africa e Affari</i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> – inizia il suo discorso con un paragone tra i due grandi continenti, Europa e Africa. L’Europa è un continente vecchio, molto più lento nelle evoluzioni. L’Etiopia, per esempio, cresce e cambia a vista d’occhio, in pochi anni le baraccopoli sono state affiancate dai grattacieli; e ancora, si potrebbero fare decine di esempi di Stati africani in evoluzione. In questo senso, ci si porta dietro una brutta eredità del fare informazione; spesso il giornalismo italiano dà un racconto univoco di ciò che è l’Africa ma, come per l’Europa, questo è sbagliatissimo. Così come non possono mettersi a confronto un danese con un siciliano, è un paragone impossibile quello tra etiopi e senegalesi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Fino a pochi anni fa per andare in Africa, dovevo munirmi di due telefoni: il mio smartphone per la scheda italiana e un telefono vecchio per la scheda africana. Oggi, invece, sono costretto a portarmi due smartphone, perché la loro tecnologia si è evoluta e la loro scheda non funziona più in un vecchio telefono, come succede in Italia”.  <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-271.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5669" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5669 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-271.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (271)" width="500" height="374" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-271.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 670w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-271-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il secondo giornalista a prendere la parola è Raffaele Masto – redattore della rivista </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Africa</i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. L’attenzione ora viene spostata sulle questioni geopolitiche e, nello specifico, del perché la popolazione africana non viene chiamata ad intervenire nel disegno del suo futuro. È così da sempre, già dai tempi della colonizzazione; oggi, però, continuando su questa linea di pensiero si fa un errore ancora più grave perché le popolazioni africane hanno una capacità creativa di inventare e creare il mondo che in Europa non c’è più. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo non vuol dire che i rischi non esistano. I problemi dell’Africa sono molteplici, a partire dalle classi dirigenti “dinosauri” che sono al potere da generazioni e che modificano le costituzioni per consentire loro il rinnovo del mandato. Le così dette “dittature familiari” sono il punto cruciale delle problematiche africane e bisognerebbe agire su queste. Nelle baraccopoli, dove le persone sono costrette ad arrangiarsi, vige una importante e funzionante economia di sussistenza che evidenzia una delle tante capacità di questa popolazione di arrangiarsi ed evolversi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’interessante dibattito continua con l’intervento di Gianfranco Belgrano – giornalista della rivista </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Africa</i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> – il quale continua a parlare di geopolitica discostandosi, però, dall’idea di Masto. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il presidenzialismo all’africana è voluto anche dalla classe bassa della popolazione che vive nelle campagne. Queste persone hanno paura di cambiare, sono molto conservatrici”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A questo bisogna agganciare anche l’interesse di alcuni stati europei a mantenere certi dittatori, per esempio la Francia, avendo molti finanziamenti in Gabon, non ha alcun interesse a che questo Stato cambi presidente.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per smuovere qualcosa realmente bisogna concentrarsi anche sulla cooperazione allo sviluppo e sul riconoscimento di partner sinceri che abbiano voglia di investire. La maggioranza dei progetti sostenibili in Africa funziona ma, ammette Belgrano, alcuni aiuti sono stati un fardello per lo sviluppo.<br />
Si riprende l’esempio dell’Etiopia, stato emblematico a livello di evoluzione. Il pil sta correndo e la crescita è visibile ma non dimentichiamoci che il governo etiope soffoca la libertà di stampa e utilizza la violenza per reprimere la resistenza. O ancora, in Mozambico ci sono molte industrie in crescita ma nessuna di queste è in mano ad un mozambicano, queste aziende sono tutte di proprietà di occidentali o sudafricani. Bisognerebbe creare valore aggiunto, qualsiasi cibo coltivato in uno stato africano non dovrebbe essere esportato appena raccolto, se venisse fatta una prima lavorazione in loco sicuramente si potrebbero trarre dei vantaggi anche per la popolazione locale, bilanciando i guadagni.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La serata continua e si conclude tra dibattiti, domande e confronti, che hanno come punto fermo la presenza di una effettiva crescita in Africa che continuerà negli anni e che è necessario mettere in luce e far conoscere a tutti gli occidentali scettici.</span></span></p>
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