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	<title>redazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Attentato nel Nord Kivu: le testimonianze raccolte dalla Dire</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2021 08:24:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da pressenza.com) Riportiamo integralmente alcuni dispacci della redazione esteri dell’Agenzia Dire sull’attentato in cui ha perso la vita l’ambasciatore italiano, il suo autista e la sua scorta. “L’agguato al convoglio è stato molto probabilmente&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2021/02/nord-kivu-nigrizia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Attentato nel Nord Kivu: le testimonianze raccolte dalla Dire"/><figcaption>(Foto di Nigrizia)</figcaption></figure>



<p>(da pressenza.com) </p>



<p><em>Riportiamo integralmente alcuni dispacci della redazione esteri dell’Agenzia Dire sull’attentato in cui ha perso la vita l’ambasciatore italiano, il suo autista e la sua scorta.</em></p>



<p>“L’agguato al convoglio è stato molto probabilmente condotto da miliziani delle Forces democratiques de liberation du Rwanda, le Fdlr”. Così all’agenzia Dire il governatore del Nord Kivu, Carly Nzanzu Kasivita, che punta il dito contro forze ruandesi in campo già durante il conflitto di fine anni Novanta.</p>



<p>“E’ la tesi più probabile”, insiste l’amministratore, sottolineando che i miliziani hanno rifugi nella zona del Parco nazionale del Virunga.<br>&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Il governatore esprime “profonda tristezza” per la morte dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci, rimasti uccisi insieme a Mustapha Milambo, l’autista del Word Food Programme (Wfp). La delegazione doveva visitare una missione umanitaria dell’Onu nel Nord Kivu.<br>&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Il governatore, che nella mattinata ha parlato con i sopravvissuti all’imboscata, ricostruisce l’accaduto: “I veicoli sono stati assaltati lungo la strada nazionale che da Goma porta a Beni da uomini armati che hanno aperto il fuoco colpendo le due autovetture. Dopo averli fermati, i miliziani hanno costretto tutti a seguirli: il loro obiettivo probabilmente era portare l’intera delegazione nel cuore della foresta. Chiedevano di camminare in fretta”.<br>&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Durante il cammino, tuttavia, il gruppo sarebbe stato intercettato da una pattuglia dei ranger del Virunga, dispiegati sia per contrastare i gruppi armati che popolano il parco nazionale, il più grande del Congo, sia per contrastare il traffico illecito di merci e il bracconaggio.<br>&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Secondo Kasivita, i ranger erano stati allertati in seguito all’assalto al convoglio e con loro erano giunti a dare sostegno anche militari dell’esercito. Ne sarebbe seguito uno scambio a fuoco. Gli assalitori, però, riferisce il governatore, “hanno preferito sparare anche contro gli ostaggi”.<br>&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Kasivita conclude: “Le guardie forestali sono riuscite a liberare gli altri, portando d’urgenza i feriti in ospedale dove però, appena giunto, l’ambasciatore è deceduto”.</p>



<p>“Lungo la strada operano gruppi ribelli, come le ex Fdlr ruandesi, ma anche combattenti congolesi come i Mai mai e soprattutto banditi comuni, che colpiscono solo per rapinare; in più tratti, prima e dopo il settore di Kanya Bayonga, la scorta è essenziale”: così all’agenzia Dire Etienne Kambale, direttore dell’ong Fondation Point de vue de Jeunes Africains pour le Developpement.</p>



<p>La sua voce arriva da Goma, il capoluogo del Nord Kivu dove stamane sono morti in seguito a un agguato l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, 44 anni, origini lombarde, e il carabiniere Vittorio Iacovacci, 30 anni, nato in provincia di Latina.</p>



<p>Secondo ricostruzioni condivise con la Dire, l’episodio si è verificato nel settore di Kilimanyoko, a una ventina di chilometri da Goma, lungo l’asse che porta verso nord in direzione del territorio di Beni.</p>



<p>“Sulla strada ci sono aree considerate più sicure, dove ribelli e banditi non si spingono anche perché ci sono posti di blocco delle Fardc, le Forze armate congolesi” sottolinea Kambala. Convinto che però le zone offlimits o ad alto rischio siano diverse. “Una delle aree più pericolose – dice -è quella di Kanya Bayonga, nella direzione del Parco nazionale della Virunga”.</p>



<p>Secondo Kambale, ad alimentare l’insicurezza sono spezzoni delle Fdlr, le Forces democratiques de liberation du Rwanda, un gruppo composto perlopiù da ribelli hutu, già comandato dal generale Sylvestre Mudacumura, ucciso da forze congolesi nel 2019. Sono però attivi anche Mai mai, milizie nate su base comunitaria, inizialmente per difendere i villaggi dalle incursioni dei ribelli, in particolare con basi in Ruanda.</p>



<p>Secondo il direttore della Fondation, però, questa matrice si intreccia spesso ad altre dinamiche. “Episodi come quello di oggi – dice Kambale – potrebbero non essere legati né a politica né a ideologia ma solo a tentativi di estorsione ed esigenze di finanziamento”.</p>



<p>“Il sacrificio dell’ambasciatore e del carabiniere italiano risvegli la coscienza della comunità internazionale sul dramma del Congo”: così padre Gaspare Di Vincenzo, missionario, in un’intervista con l’agenzia Dire nella quale evidenzia però anche lo “stupore” per misure di sicurezza che non sarebbero state adeguate.</p>



<p>Il religioso, comboniano originario di Agrigento, vive da otto anni nella provincia del Nord Kivu, quella dove si è verificato l’agguato di stamane. “Stupisce il fatto che l’ambasciatore Luca Attanasio viaggiasse in una macchina non blindata, in una zona insicura come il territorio di Rutshuru” la premessa. “Secondo le prime informazioni condivise dai giornalisti locali, il convoglio era accompagnato da caschi blu della missione di pace dell’Onu, la Minusco, ma si tratta di un fatto per certi versi scontato perché in quest’area nessun’auto privata può viaggiare da sola”.</p>



<p>Secondo padre Di Vincenzo, raggiunto al telefono nella città di Butembo, a nord rispetto a Goma e al luogo dell’agguato, in buona parte del Kivu c’è “un’insicurezza totale” a causa delle incursioni sia di gruppi ribelli che di bande armate. “I peggiori massacri sono avvenuti davanti a basi della Monusco” dice il missionario: “L’agguato di oggi, che sembra avere quasi un carattere intimidatorio, quasi a beffare le forze di sicurezza, non dovrebbe meravigliare”.</p>



<p>Fotografie condivise da giornalisti locali mostrano il vetro infranto di un mezzo con le insegne del World Food Programme (Wfp/Pam), organizzatore della missione alla quale partecipava Attanasio, partito da Goma come pure la seconda vittima italiana, il carabiniere Vittorio Iacovacci.</p>



<p>In un altro scatto è riconoscibile il diplomatico sorretto dopo essere stato colpito, a bordo di un mezzo scoperto.</p>



<p>“Potrebbe essere un veicolo delle Fardc, l’esercito congolese” dice padre Di Vincenzo. “Non è chiaro se nell’area siano intervenuti anche soldati”.</p>



<p>“Dalle informazioni che stiamo ricevendo dai nostri contatti a Beni, l’ambasciatore italiano Luca Attanasio viaggiava a bordo di un veicolo che non era blindato.</p>



<p>Le fotografie mostrano vetri infranti, forse a causa dello scambio di colpi d’arma da fuoco seguito all’attacco dei miliziani dopo l’imboscata. Sarebbe molto grave: bisognerà verificare le responsabilità di tutti gli attori coinvolti”.</p>



<p>Così all’agenzia Dire Sam Kalambay, analista politico.</p>



<p>Il commento giunge in seguito all’agguato di stamane a un convoglio di delegati del Programma alimentare mondiale (World Food Programme, Pam-Wfp) e dell’ambasciata d’Italia, nel quale lungo la strada nazionale che conduce a Beni, sono stati uccisi il diplomatico, un carabiniere e un autista del Wfp. La strada attraversa il parco nazionale di Virunga, dove hanno basi gruppi armati, disertori e banditi comuni.</p>



<p>Kalambay chiama in causa presunte “leggerezze” e sostiene che vadano verificate le responsabilità dell’amministrazione locale, ma anche dell’ambasciata e dell’organismo Onu nel provvedere alla sicurezza dei delegazione. “In quelle zone non si può avere una sola guardia del corpo e con un veicolo che non sia blindato” dice l’analista. Critiche che si sommano a voci che circolano tra i giornalisti locali secondo cui il governatore Carly Nzanzu Kasivita non fosse stato informato del viaggio.</p>



<p>Una situazione che conferma l’insicurezza nel Nord Kivu e che, secondo Kalambay, non sarebbe sufficientemente raccontato dai media internazionali. “Oggi hanno perso la vita due europei e allora il mondo si è accorto di quanto pericolosa sia la crisi in Nord Kivu” dice l’analista.<br>“Ogni giorno però qui muoiono congolesi; i media non possono fare due pesi e due misure, perché le vite umane hanno lo stesso valore”.</p>



<p>L’esperto continua. “A volte i media internazionali ci danno notizie a cui le nostre testate locali non arrivano- dice- ma devono fare di più per premere sulle autorità affinché sia riportata la pace”.</p>



<p>Sempre all’agenzia Dire il corrispondente di Voice Of America, Austere Malivika, ha riferito che a garantire la sicurezza nel Parco del Virunga pensano ranger, o “ecogards”, come vengono chiamate in francese. “L’esercito non c’è” dice il cronista, riferendo che stamane i primi a prestare soccorso dopo l’assalto sono state proprio le guardie forestali. “Da almeno 20 anni la situazione securitaria nel Nord Kivu è precipitata” continua Malivika. “Da tante voci della società civile giungono continui appelli affinché la regione sia liberata dai gruppi armati”.</p>



<p>Secondo Kalambay, la strada dell’imboscata “è un tragitto obbligato per chi deve raggiungere grandi città come Goma, Beni o Butembo e i veicoli civili devono sempre viaggiare scortati perché uccisioni, sequestri e ferimenti sono all’ordine del giorno”.</p>
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		<title>Il Manifesto della comunicazione non ostile e inclusiva</title>
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		<pubDate>Sun, 10 May 2020 08:17:40 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="834" height="834" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/po_logo-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14022" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/po_logo-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 834w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/po_logo-1-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/po_logo-1-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/po_logo-1-768x768.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/po_logo-1-80x80.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/po_logo-1-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 834px) 100vw, 834px" /></figure></div>



<p><strong>Parole ostili.</strong> Il potere delle parole: commuovono, uniscono, scaldano il cuore. Oppure feriscono, offendono, allontanano.<br>In Rete, spesso l’aggressività domina tra tweet, post, status e stories.<br>È vero che i social media sono luoghi virtuali, ma è vero che le persone che vi si incontrano sono reali, e che le conseguenze sono reali.<br>Per questo oggi, specie in Rete, dobbiamo stare attenti a come usiamo le parole.</p>



<p>Anche <strong><em>Associazione per i Diritti Umani </em></strong>ha contribuito, con altre realtà, alla stesura del <strong>Manifesto della comunicazione non ostile e inclusiva</strong>, presentato ieri, 9 maggio 2020, a Trieste: dieci principi di stile a cui ispirarsi per scegliere parole giuste, parole che sappiano superare le differenze, oltrepassare i pregiudizi e abbattere i muri dell’incomprensione. Parole che ci liberino dalle etichette, che non ci isolino, che non ci facciano sentire sbagliati. È il Manifesto di chi quotidianamente rischia di restare ai margini.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="724" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Manifesto-inclusione-OR-1024x724.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14023" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Manifesto-inclusione-OR-1024x724.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Manifesto-inclusione-OR-300x212.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Manifesto-inclusione-OR-768x543.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Manifesto-inclusione-OR-1536x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Manifesto-inclusione-OR.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per altri materiali: paroleostili.it </p>
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		<title>26° &#8220;Stay human: Africa!&#8221; : Festival del Cinema Africa, Asia e America Latina: Africa, il futuro del continente “vero”</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/04/16/26-stay-human-africa-festival-del-cinema-africa-asia-e-america-latina-africa-il-futuro-del-continente-vero/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2016 08:38:02 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><b>Anche questa settimana un articolo della rubrica &#8220;Stay human: Africa!&#8221;, a cura di Veronica Tedeschi, in occasione del Festival del cinema africano, d&#8217;Asia e America latina che si è da poco concluso a Milano. </b></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/logo-b-m1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5668" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5668" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/logo-b-m1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="logo-b-m1" width="546" height="153" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/logo-b-m1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 546w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/logo-b-m1-300x84.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 546px) 100vw, 546px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’Africa è una fonte di risorse ancora da sfruttare per l’umanità”.</span></span></p>
<p>di Veronica Tedeschi (con la vignetta di &#8220;La Carruski)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con queste parole, pronunciate da un intellettuale africano, si apre la seconda serata del 26° Festival del Cinema Africa, Asia, e America Latina. Marco Trovato, Direttore della rivista </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Africa</i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, introduce gli argomenti della serata, che hanno come focus il futuro del continente africano.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Argomento forse spinoso ma sviscerato in modo minuzioso dal Direttore e dai redattori della rivista, i quali, continuamente a contatto con la realtà di cui scrivono, meglio comprendono le complessità e i punti di forza di questo continente.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’immagine dell’Africa è ancora piena di pregiudizi e pietismo, indotti in primo luogo dal giornalismo italiano che molto spesso preferisce mettere in risalto le problematiche e non i punti di forza o le evoluzioni di queste popolazioni. Trovato, invece, dice di avere il “fiato corto”, il soggetto che lui studia è in continuo movimento, in continua evoluzione e per tale motivo gli capita di avere difficoltà nel raccontare un continente che continua a cambiare.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La parola passa ai redattori delle riviste “Africa” e “Africa e Affari”, giornalisti che passano 6 mesi su 12 in giro per l’Africa, per studiarla e per scriverne. Ricollegandosi all’ultima battuta di Trovato, Massimo Zaurrini – giornalista di </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Africa e Affari</i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> – inizia il suo discorso con un paragone tra i due grandi continenti, Europa e Africa. L’Europa è un continente vecchio, molto più lento nelle evoluzioni. L’Etiopia, per esempio, cresce e cambia a vista d’occhio, in pochi anni le baraccopoli sono state affiancate dai grattacieli; e ancora, si potrebbero fare decine di esempi di Stati africani in evoluzione. In questo senso, ci si porta dietro una brutta eredità del fare informazione; spesso il giornalismo italiano dà un racconto univoco di ciò che è l’Africa ma, come per l’Europa, questo è sbagliatissimo. Così come non possono mettersi a confronto un danese con un siciliano, è un paragone impossibile quello tra etiopi e senegalesi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Fino a pochi anni fa per andare in Africa, dovevo munirmi di due telefoni: il mio smartphone per la scheda italiana e un telefono vecchio per la scheda africana. Oggi, invece, sono costretto a portarmi due smartphone, perché la loro tecnologia si è evoluta e la loro scheda non funziona più in un vecchio telefono, come succede in Italia”.  <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-271.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5669" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5669 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-271.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (271)" width="500" height="374" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-271.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 670w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-271-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il secondo giornalista a prendere la parola è Raffaele Masto – redattore della rivista </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Africa</i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. L’attenzione ora viene spostata sulle questioni geopolitiche e, nello specifico, del perché la popolazione africana non viene chiamata ad intervenire nel disegno del suo futuro. È così da sempre, già dai tempi della colonizzazione; oggi, però, continuando su questa linea di pensiero si fa un errore ancora più grave perché le popolazioni africane hanno una capacità creativa di inventare e creare il mondo che in Europa non c’è più. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo non vuol dire che i rischi non esistano. I problemi dell’Africa sono molteplici, a partire dalle classi dirigenti “dinosauri” che sono al potere da generazioni e che modificano le costituzioni per consentire loro il rinnovo del mandato. Le così dette “dittature familiari” sono il punto cruciale delle problematiche africane e bisognerebbe agire su queste. Nelle baraccopoli, dove le persone sono costrette ad arrangiarsi, vige una importante e funzionante economia di sussistenza che evidenzia una delle tante capacità di questa popolazione di arrangiarsi ed evolversi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’interessante dibattito continua con l’intervento di Gianfranco Belgrano – giornalista della rivista </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Africa</i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> – il quale continua a parlare di geopolitica discostandosi, però, dall’idea di Masto. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il presidenzialismo all’africana è voluto anche dalla classe bassa della popolazione che vive nelle campagne. Queste persone hanno paura di cambiare, sono molto conservatrici”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A questo bisogna agganciare anche l’interesse di alcuni stati europei a mantenere certi dittatori, per esempio la Francia, avendo molti finanziamenti in Gabon, non ha alcun interesse a che questo Stato cambi presidente.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per smuovere qualcosa realmente bisogna concentrarsi anche sulla cooperazione allo sviluppo e sul riconoscimento di partner sinceri che abbiano voglia di investire. La maggioranza dei progetti sostenibili in Africa funziona ma, ammette Belgrano, alcuni aiuti sono stati un fardello per lo sviluppo.<br />
Si riprende l’esempio dell’Etiopia, stato emblematico a livello di evoluzione. Il pil sta correndo e la crescita è visibile ma non dimentichiamoci che il governo etiope soffoca la libertà di stampa e utilizza la violenza per reprimere la resistenza. O ancora, in Mozambico ci sono molte industrie in crescita ma nessuna di queste è in mano ad un mozambicano, queste aziende sono tutte di proprietà di occidentali o sudafricani. Bisognerebbe creare valore aggiunto, qualsiasi cibo coltivato in uno stato africano non dovrebbe essere esportato appena raccolto, se venisse fatta una prima lavorazione in loco sicuramente si potrebbero trarre dei vantaggi anche per la popolazione locale, bilanciando i guadagni.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La serata continua e si conclude tra dibattiti, domande e confronti, che hanno come punto fermo la presenza di una effettiva crescita in Africa che continuerà negli anni e che è necessario mettere in luce e far conoscere a tutti gli occidentali scettici.</span></span></p>
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		<title>Prima ricerca italiana sull&#8217;Hate speech, giornalismo e migrazioni</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2016 08:37:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; In occasione della giornata mondiale contro il razzismo (21 marzo), la Federazione Nazionale della Stampa, Articolo 21, Carta di Roma e COSPE, in collaborazione con www.illuminareleperiferie.it, hanno presentato la ricerca “L’odio non è&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/images-1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5488" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5488" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/images-1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="images-1-1" width="311" height="162" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/images-1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 311w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/images-1-1-300x156.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 311px) 100vw, 311px" /></a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">In occasione della giornata mondiale contro il razzismo (21 marzo</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>), la Federazione Nazionale della Stampa, Articolo 21, Carta di Roma e COSPE,</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> in collaborazione con </span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="http://www.illuminareleperiferie.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>www.illuminareleperiferie.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></span></a></u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>,</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> hanno presentato la ricerca “</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><u><b>L’odio non è un’opinione. Hate speech, giornalismo e migrazioni”. </b></u></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La ricerca realizzata da COSPE nell’ambito del progetto europeo (Italia, Belgio, Germania e Repubblica Ceca i paesi coinvolti) contro il razzismo e la discriminazione su web, “</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>BRIKCS” – Building Respect on the Internet by Combating hate Speech”,</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> ha approfondito questo fenomeno tramite l’analisi di casi studio ed interviste a testate e testimoni privilegiati. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ha coinvolto </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>4 direttori e caporedattori </b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">(Fan Page, Il Tirreno, l’Espresso, Il Post)</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>; 3 staff incaricati di community management </b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">(Il Fatto Quotidiano, Repubblica, La Stampa), </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>3 esperti di social media strategy, 3 blogger di testate nazionali, 2 esponenti di associazioni attive nel settore media e immigrazione</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> (ANSI e Carta di Roma), </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>2 organismi pubblici di tutela</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> (OSCAD – Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori e UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali).</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Proprio l’UNAR nel </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>2014 ha registrato 347 casi</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> di espressioni razziste sui social, di </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>cui 185</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> su Facebook e le altre su Twitter e Youtube. A queste se ne aggiungono </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>altre 326 nei link</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> che le rilanciano per un totale di </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>700 episodi di intolleranza, con un trend in crescita per il 2015</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, anno in cui i giornali europei hanno dovuto affrontare lo scenario di una delle più grandi crisi umanitarie senza riuscire, in gran parte, a restituire un’immagine corretta del fenomeno migratorio a livello globale e nazionale. </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>E’ in contesti come questi che si moltiplicano le espressioni di incitamento all’odio razziale </b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">nei confronti di rifugiati, migranti e minoranze: sono i forum dei giornali online, i commenti a margine degli articoli, le pagine Facebook delle testate nazionali e locali, i luoghi virtuali in cui dilagano i discorsi d’odio che prendono di mira i rifugiati e i cittadini di origine straniera e purtroppo si tratta di un fenomeno difficilmente monitorabile e controllabile.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Più in generale, infatti, la ricerca </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>mette in risalto le problematiche di gestione delle proprie community</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> e del lavoro </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>giornalistico ai tempi del web: </b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">dalla libertà di espressione alla necessità di regolamentazione, dal ruolo dei giornalisti a quello dei social media manager, dall’obiettivo di informare a quello di coinvolgere e le soluzioni diverse da parte delle redazioni, in una fase di sperimentazione contraddistinta da una difficoltà di adattamento alla dimensione digitale.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Per questo, alla ricerca seguiranno in ogni paese altre iniziative per combattere il fenomeno: </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>un decalogo per social media manager, un percorso formativo per insegnanti, toolkit multimediale, e un evento finale di sensibilizzazione. </b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Inoltre, con lo slogan “Silence hate &#8211; Changing words changes the world” e l’hashtag #silencehate prende il via il 21 marzo, la campagna europea contro l’hate speech on line. </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>L’obiettivo della campagna web è proprio porre l’attenzione sulla necessità di impedire la diffusione dell’odio e promuovere un uso consapevole della rete:</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> uno sforzo collettivo, che veda impegnati le testate, i lettori, i proprietari dei social network e che riparta da quegli elementi costitutivi della Rete stessa, la libertà e la partecipazione.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Qui è possibile </span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="http://www.cospe.org/wp-content/uploads/2016/03/ricerca_odiononèopinione.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">scaricare e leggere</span></a></u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> il dossier completo</span></p>
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		<title>Per ricordare e riflettere sull&#8217;attentato a Charlie Hebdo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2016 09:24:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi, 7 gennaio 2016, ricorre l&#8217;anniversario dell&#8217;attentato alla redazione di Charlie Hebdo. Per riflettere su quanto è accaduto e su ciò che ancora è in atto nel mondo, riproponiamo le foto delle manifestazioni a&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/_r-ezVvcAKI?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Oggi, 7 gennaio 2016, ricorre l&#8217;anniversario dell&#8217;attentato alla redazione di Charlie Hebdo.</p>
<p>Per riflettere su quanto è accaduto e su ciò che ancora è in atto nel mondo, riproponiamo le foto delle manifestazioni a Milano e altro materiale raccolto dall&#8217;Associazione per i Diritti umani durante quei giorni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/r-VEZDbT1oI?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/12240016_10153275922206958_4721931780778632589_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-4964" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-4964" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/12240016_10153275922206958_4721931780778632589_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="12240016_10153275922206958_4721931780778632589_n" width="960" height="720" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/12240016_10153275922206958_4721931780778632589_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/12240016_10153275922206958_4721931780778632589_n-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, 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srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/12241677_10153275922316958_7676095196070726251_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/12241677_10153275922316958_7676095196070726251_n-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/12241677_10153275922316958_7676095196070726251_n-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/12239691_10153275922516958_8310619874346621147_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-4967" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-4967" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/12239691_10153275922516958_8310619874346621147_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="12239691_10153275922516958_8310619874346621147_n" width="960" height="720" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/12239691_10153275922516958_8310619874346621147_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/12239691_10153275922516958_8310619874346621147_n-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/12239691_10153275922516958_8310619874346621147_n-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/unnamed-49.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-4968" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-4968" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/unnamed-49.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="unnamed (49)" width="627" height="521" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/unnamed-49.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 627w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/unnamed-49-300x249.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 627px) 100vw, 627px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/unnamed-48.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-4969" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-4969" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/unnamed-48.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="unnamed (48)" width="1001" height="521" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/unnamed-48.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1001w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/unnamed-48-300x156.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/unnamed-48-768x400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1001px) 100vw, 1001px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/unnamed-50.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-4970" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-4970" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/unnamed-50.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="unnamed (50)" width="886" height="521" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/unnamed-50.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 886w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/unnamed-50-300x176.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/unnamed-50-768x452.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 886px) 100vw, 886px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/unnamed-52.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-4971" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-4971" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/unnamed-52.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="unnamed (52)" width="278" height="521" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/unnamed-52.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 278w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/unnamed-52-160x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w" sizes="(max-width: 278px) 100vw, 278px" /></a></p>
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		<item>
		<title>Una giornata nell&#8217;agenzia di stampa delle donne curde</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2015 07:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Kurdistan, a Diyarbakir arrestata una giornalista curda La reporter Beritan Canozer è stata arrestata a Diyarbakir, nel corso di una manifestazione. Fa parte dell&#8217;agenzia di stampa JinHa, gestita interamente al femminile di Martino Seniga&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Kurdistan,<br />
a Diyarbakir arrestata una giornalista curda La reporter Beritan<br />
Canozer è stata arrestata a Diyarbakir, nel corso di una<br />
manifestazione. Fa parte dell&#8217;agenzia di stampa JinHa, gestita<br />
interamente al femminile
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
di<br />
Martino Seniga (da www.rainews.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/12/310x0_1450343321871_curda.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/12/310x0_1450343321871_curda.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Turchia,<br />
due morti negli scontri a Diyarbakir tra curdi e polizia di Martino<br />
Seniga 17 dicembre 2015. E&#8217; stata arrestata mentre cercava di svolgere<br />
il suo lavoro, raccontare quello che stava accadendo durante la<br />
manifestazione per chiedere la fine del coprifuoco nel Sur, la città<br />
vecchia di Diyarbakir. Si chiama Beritan Canözer, la giornalista<br />
dell&#8217;agenzia di stampa JinHa, all’ultimo piano di uno degli edifici<br />
più alti di Diyarbakir. Jin in curdo vuol dire donna e qui lavorano<br />
solo donne. Le giornaliste sono una decina nella “capitale” e 5 o<br />
6 dislocate in altre città del Kurdstan. Le notizie scritte in<br />
curdo, turco e inglese non raccontano solo la lotta quotidiana delle<br />
donne e degli uomini curdi in Turchia, Rojava (Siria), Iraq e Iran ma<br />
anche le storie di violenza contro le donne che arrivano da tutto il<br />
mondo. Qualche volta si trovano anche notizie positive, che<br />
raccontano i risultati ottenuti dalle donne nei campi del rispetto<br />
dei diritti umani e dell’uguaglianza. Da quando, dopo le elezioni<br />
del 6 giugno, è stato interrotto il processo di pace tra il governo<br />
turco e i rappresentanti del movimento curdo, la homepage è<br />
generalmente riempita dalle notizie dei coprifuoco e degli scontri,<br />
che da alcuni mesi caratterizzano la vita quotidiana in molti<br />
distretti del Kurdistan turco. L’attenzione delle giornaliste si<br />
concentra in particolare sui casi in cui tra le vittime dei conflitti<br />
ci sono donne e bambini.</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://3.bp.blogspot.com/-3CjaB6M63SE/VnkDgdafduI/AAAAAAAAD08/SGKLFfn7-VU/s1600/640x344_1450343066189_curda.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="215" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/12/640x344_1450343066189_curda.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="400" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Tra una<br />
notizia e l’altra scambio qualche parola con una delle<br />
collaboratrici mentre beviamo un caffè curdo nella cucina comune<br />
affianco alla redazione. Mi racconta che i proventi del lavoro<br />
dell’agenzia vengono ridistribuiti tra tutte le redattrici secondo<br />
i loro bisogni. Se una giornalista deve mantenere uno o più bambini<br />
o un genitore malato riceve un compenso maggiore di quello che va ad<br />
una single che vive con i genitori. Anche le decisioni editoriali<br />
vengono prese in modo collegiale, non c’è un direttore anche se<br />
una delle giornaliste più anziane è considerata quella con maggiore<br />
esperienza. Finisco il caffe curdo, che è sempre lo stesso caffè<br />
che i turchi chiamano caffè turco e i greci caffe greco.
</div>
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		<item>
		<title>Charlie Ebdo e la bomba in Yemen: segnali di una guerra globale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2015 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Battaglia]]></category>
		<category><![CDATA[bomba]]></category>
		<category><![CDATA[Charlie Ebdo]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
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		<category><![CDATA[terroristi]]></category>
		<category><![CDATA[vignettisti]]></category>
		<category><![CDATA[Yemen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I&#160;due gravissimi episodi accaduti ieri, 7 gennaio 2015, l&#8217;attentato alla redazione del giornale satirico Charlie Ebdo in Francia e l&#8217;autobomba a Sana&#8217;a, capitale dello Yemen, sono legati da un filo rosso. Rosso come il&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I&nbsp;due gravissimi episodi    accaduti ieri, 7 gennaio 2015, l&#8217;attentato alla redazione del    giornale satirico Charlie Ebdo in Francia e l&#8217;autobomba a Sana&#8217;a,    capitale dello Yemen, sono legati da un filo rosso. Rosso come il    sangue di una guerra di civiltà. </p>
<div dir="LTR" id=":ww">
<p>Abbiamo chiesto alla    giornalista Laura Silvia Battaglia di commentare gli episodi per    capire bene cosa sta accadendo e la ringraziamo per questo suo     contributo. </p>
<div dir="LTR">
<br />I due episodi di ieri, l&#8217;attentato a Parigi contro il giornale satirico Hebdo e l&#8217;autobomba a Sanaa in Yemen, contro l&#8217;accademia di polizia, entrambi costati la morte a giornalisti, civili, militari, ci dicono con chiarezza un paio di cose. La prima: che siamo in presenza di scenari mutati e sempre più cruenti nel nuovo assetto del Medio Oriente da una parte e dell&#8217;Europa dall&#8217;altra. La seconda: che da tempo sono in atto ma sono arrivate solo oggi a piena maturazione le previsioni di conflitto globale già in atto dal 2004 e che interessano oggi i civili, le religioni, la cultura, le tradizioni e mettono fortemente in crisi qualsiasi tipologia di convivenza e cosmopolitismo. Se in Oriente si è favorito il contrasto e la lotta tra sunniti e sciiti, presentandola come una questione squisitamente religiosa, in Occidente si sta stimolando l&#8217;odio, da una parte contro i musulmani tout court e migranti provenienti da queste aree, dall&#8217;altra contro le società democratiche che tendono a favorire una laicità che e&#8217; diventata laicismo e sopportano i fenomeni migratori con leggi inadeguate e diffusi atteggiamenti ipocriti.<br />In entrambi casi, a farne le spese saranno le componenti sociali più a rischio: i giovani in Yemen e Medio Oriente e i migranti in Europa. Ma ciò che&nbsp;è più&#8217; preoccupante&nbsp;è il solco che si traccia in mezzo, figlio di anni di bombardamenti, droni e detenzioni eccezionali da una parte e di incitamenti all&#8217;odio confessionale e culturale verso i kuffar (gli infedeli) dall&#8217;altra. In questo clima, occorre abbandonarsi meno alle opinioni e più ai fatti. Sospendere i giudizi non richiesti e le conclusioni affrettate ma, allo stesso tempo, non avere paura ad affrontare dettami, pregiudizi o incomprensioni sulla propria identità e su quelle altrui che possano mettere in pericolo la stabilità di un Paese e la convivenza civile.</div>
</div>
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		<item>
		<title>Protezione internazionale: modifiche, richieste e possibilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 May 2014 04:15:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Istituto della protezione internazionale è stato introdotto in Italia con decreto legislativo 251 del 19 novembre 2007. Lo status di rifugiato viene riconosciuto dalla Convenzione di Ginevra (8 luglio 1951) in cui si legge&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Istituto<br />
della protezione internazionale è stato introdotto in Italia con<br />
decreto legislativo 251 del 19 novembre 2007. Lo status di rifugiato<br />
viene riconosciuto dalla Convenzione di Ginevra (8 luglio 1951) in<br />
cui si legge che il rifugiato è colui che: “ temendo a ragione di<br />
essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità,<br />
appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni<br />
politiche, si trova fuori dal Paese di cui è cittadino e non può o<br />
non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di<br />
questo Paese; oppure che, non avendo cittadinanza e trovandosi fuori<br />
dal Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tale<br />
avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui<br />
sopra”.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dal mese<br />
scorso è on-line una nuova area del portale Integrazione Migranti<br />
proprio dedicata alla protezione internazionale in cui si fa<br />
particolare riferimento all&#8217;inserimento socio-lavorativo.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il sito<br />
è <u><a href="http://www.integrazionemigranti.gov.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.integrazionemigranti.gov.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
e la nuova area è frutto di una collaborazione tra il Ministero del<br />
lavoro e delle Politiche sociali e dell&#8217;Alto commissariato delle<br />
Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). L&#8217;area intende promuovere una<br />
mappatura dei servizi e dei progetti dedicati ai richiedenti e ai<br />
titolari di protezione internazionale o umanitaria su tutto il<br />
territorio italiano.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
salute, la tutela legale e l&#8217;integrazione sono i temi principali su<br />
cui si è lavorato: per quanto riguarda la salute, in particolare si<br />
possono ottenere informazioni utili sui servizi di assistenza<br />
psicologica e psichiatrica rivolti alle persone che hanno subito<br />
violenze e torture nel Paese d&#8217;origine o durante il viaggio. Per<br />
quanto riguarda la tutela legale, sono previsti alcuni percorsi di<br />
preparazione ai colloqui con la Commissione che dovrà decidere per<br />
il riconoscimento dello status di rifugiato. Sono, inoltre, mappati<br />
anche progetti di integrazione con l&#8217;opportunità di fare esperienza<br />
in vari settori lavorativi, culturali e sportivi.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
All&#8217;indirizzo<br />
della redazione, <u><a href="mailto:redazioneintegrazione@lavoro.gov.it">redazioneintegrazione@lavoro.gov.it</a></u>,<br />
è possibile segnalare altri servizi e progetti, notizie, eventi e<br />
iniziative.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nell&#8217;area<br />
“protezione internazionale” un capitolo è dedicato al tema<br />
dell&#8217;accoglienza e sembra che il percorso di accompagnamento e di<br />
inclusione degli stranieri e, in particolare, dei richiedenti asilo<br />
non sia segnato da difficoltà: si parla di posti disponibili nel<br />
Sistema di Protezione dei Richiedenti Asilo e dei Rifugiati (SPRAR),<br />
si parla di ospitalità nei CARA oppure di un contributo economico da<br />
parte delle Prefetture, per il sostentamento di vitto e alloggio in<br />
altre strutture; si fa riferimento alla tutela<br />
giuridico-amministrativa, alla formazione linguistica e anche a<br />
progetti rivolti alle persone più vulnerabili: disabili, minori non<br />
accompagnati, donne sole in stato di gravidanza.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Tutto un<br />
sogno? No, è tutto scritto&#8230;Ma dalle parole scritte (anche su un<br />
portale) bisogna passare ai fatti.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A breve<br />
parleremo anche del Rapporto “Accesso alla protezione: un diritto<br />
umano”, progetto del programma europeo per l&#8217;integrazione e la<br />
migrazione a cura del CIR, Consiglio Italiano per i Rifugiati.</div>
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		<title>Una conversazione con Jean Claude Mbede Fouda: direttore di All TV, la televisione di tutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2013 05:56:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cecile Kyenge]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti Umani ha partecipato al convegno di lancio di All TV, primo canale televisivo italiano che promuove la cittadinanza comune (di cui potete vedere i video sul nostro sito e sul&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Associazione<br />
per i Diritti Umani ha partecipato al convegno di lancio di <i>All<br />
TV</i>, primo canale televisivo<br />
italiano che promuove la cittadinanza comune (di cui potete vedere i<br />
video sul nostro sito e sul canale dedicato Youtube<br />
dell&#8217;associazione) e ora vi proponiamo l&#8217;intervista che, in seguito,<br />
abbiamo fatto al Direttore responsabile,  Jean Claude Mbede Fouda,<br />
che ringraziamo molto.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Cosa<br />
intende quando parla di “cittadinanza comune”?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quando<br />
parlo di cittadinanza, parlo di uguaglianza di tutti i cittadini di<br />
fronte alla legge, di uguaglianza di diritti e doveri e di una<br />
società dove tutti i cittadini si frequentano, si parlano: una<br />
società senza  discriminazioni.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono le carenze dei mezzi di informazione italiani?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
stampa italiana ha discriminato cinque milioni di persone. Ci sono<br />
cittadini, all&#8217;interno della società italiana, anche se non<br />
regolarmente, che vengono ignorati del tutto dalla stampa: cinque<br />
milioni sono tanti, sono troppi anche dal punto di vista economico<br />
perchè, ad esempio, non consumano il marchio italiano.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Durante<br />
il nostro convegno anche il Direttore de <i>Il<br />
Giorno, </i>Giancarlo<br />
Mazzuccato, ha affermato che la stampa italiana non fa alcuno sforzo<br />
per andare incontro alle comunità straniere, ma è altrettanto vero<br />
che le stesse comunità straniere in Italia &#8211; sicuramente perchè<br />
impaurite &#8211; non fanno molto per farsi conoscere. Gli stranieri vivono<br />
come cittadini di “serie B” perchè sembra che tutti i ragazzi<br />
stranieri &#8211; anche coloro che studiano, che si laureano &#8211; siano<br />
condannati a fare i “badanti”: sembra che per loro non ci sia un<br />
futuro.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Gli<br />
italiani non sono razzisti, io dico che non conoscono: non c&#8217;è una<br />
conoscenza culturale. I media parlano degli stranieri solo in termini<br />
negativi: parlano di violenza, di stupri, di rapine etc., ma non<br />
parlano degli stranieri ingegneri, medici, avvocati. In televisione<br />
ci invitano solamente per parlare della nostra storia di migranti,<br />
arrivati a Lampedusa, ma mai quando si parla di economia o di<br />
istruzione.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Lei<br />
è un giornalista, ma quando è arrivato in Italia &#8211; cinque anni fa &#8211;<br />
ha avuto qualche difficoltà ad entrare nelle redazioni&#8230;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
amico diceva che le redazioni italiane sono come l&#8217;Italia: bianche e<br />
cattoliche.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Qual&#8217;è<br />
la percentuale di cittadini di origine straniera nelle redazioni<br />
italiane? Se andiamo a vedere, su una redazione che conta mille<br />
giornalisti, non ce ne sono due. Come può una redazione essere<br />
interessata agli “Esteri” oppure alle comunità straniere se non<br />
c&#8217;è un giornalista straniero al suo interno?</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Se<br />
l&#8217;Italia vuole crescere, potrebbe fare come il Sudafrica dove<br />
praticano la “discriminazione positiva”: cioè mettono,<br />
all&#8217;interno della redazione, una persona di una comunità straniera<br />
che sappia raccontare ciò che conosce da vicino. La parola d&#8217;ordine,<br />
invece, nelle redazioni italiane è che la conoscenza delle comunità<br />
straniere “non interessa” all&#8217;italiano medio, ma questo non è<br />
vero. Se noi prepariamo un&#8217;informazione fatta bene, questa viene<br />
consumata da chiunque.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Siamo<br />
noi giornalisti che dobbiamo dare l&#8217;informazione e far sì che la<br />
società possa sentirsi multiculturale; per questo con la nostra<br />
televisione vogliamo essere l&#8217;immagine dell&#8217;Italia che vogliamo<br />
raccontare. Nella nostra redazione ci sono persone di tante<br />
nazionalità e di tutti gli orizzonti: italiani, stranieri neri,<br />
stranieri bianchi.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Questo<br />
è il motivo per cui avete chiamato il canale televisivo <i>All<br />
TV </i>?</p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
è una Tv per stranieri, ma una Tv che vuole far conoscere gli<br />
stranieri agli italiani e che vuole far conoscere la Storia, la<br />
cultura italiana agli stranieri. E&#8217; la Tv comune, la Tv di tutti.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
noi l&#8217;italiano è la lingua che unisce italiani e stranieri, è il<br />
primo strumento di integrazione per gli stranieri che arrivano ed è<br />
lo strumento per far comunicare le persone che appartengono alle<br />
diverse comunità: ecco perchè tutto quello che facciamo è in<br />
lingua italiana. Questo è ancora più importante per un giornalista,<br />
per un intellettuale, perchè la lingua è per lui anche il mezzo di<br />
lavoro.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Cos&#8217;è,<br />
per lei, l&#8217;Italia?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Italia<br />
è tutto per me. Un immigrato vero non può far del male all&#8217;Italia:<br />
nessuno può amare l&#8217;Italia più di un rifugiato a cui l&#8217;Italia ha<br />
salvato la vita.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;amiamo<br />
perchè è l&#8217;unico bene che abbiamo.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Sono<br />
arrivato qui a 29 anni, il mio Paese mi ha rifiutato e io, come molti<br />
altri giovani, voglio  mettere tutta la mia energia a disposizione<br />
dell&#8217;Italia: aiutarla a crescere, perchè vogliamo dimostrare di<br />
avere tanto da dare.
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/11/12/una-conversazione-con-jean-claude-mbede/">Una conversazione con Jean Claude Mbede Fouda: direttore di All TV, la televisione di tutti</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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