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	<title>reportage Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Le storie dei ragazzi scomparsi durante l’occupazione russa</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 12:30:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da rsi.ch) Testimonianze di ragazzi ucraini tornati dopo mesi da strutture controllate da Mosca e di famiglie che cercano ancora chi non è rientrato Rapiti Di:&#160;Anna Bernasconi (Falò),&#160;inviata RSI in Ucraina Il fronte è&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da rsi.ch)</p>



<h2>Testimonianze di ragazzi ucraini tornati dopo mesi da strutture controllate da Mosca e di famiglie che cercano ancora chi non è rientrato</h2>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369594-da4o7c-kirill_bambini-rapiti3.jpg/alternates/r16x9/3369594-da4o7c-kirill_bambini-rapiti3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Kirill "/></figure>



<h3>Rapiti</h3>



<p></p>



<p>Di:&nbsp;Anna Bernasconi (Falò),&nbsp;inviata RSI in Ucraina</p>



<p>Il fronte è a soli a pochi chilometri. Le strade di Kherson sono costantemente prese di mira dagli attacchi russi. Unica protezione: chilometri di reti da pesca per tentare di intrappolare le eliche dei droni.</p>



<p>Kirill ci aspetta sotto casa. Ha 14 anni. Per sei mesi è stato in un campo di rieducazione russo ed è uno dei pochi minori che sono riusciti a fare ritorno. “Sei contento di essere tornato a casa?”, ma sopra le nostre teste volano i colpi dell’artiglieria. Non c’è elettricità né acqua e Kirill ha imparato a distinguere dal suono il tipo di ordigni in arrivo e a controllare il cielo armeggiando&nbsp;<strong>con</strong>&nbsp;i canali Telegram di monitoraggio. Come i suoi coetanei non può andare a scuola e non può muoversi liberamente. Con l’invasione russa del 2022 dai territori ucraini occupati, come Kherson, sono spariti bambini e adolescenti. Secondo il governo ucraino sono circa 19’500 i bambini deportati forzatamente. Altre ricerche, come quella dell’Humanitarian Research Lab dell’università di Yale, ne contano anche di più.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369516-yg6kt6-emeNA-.png/alternates/original/3369516-yg6kt6-emeNA-.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="emeNA-.png"/></figure>



<p>“Sono stata una stupida a lasciarlo andare” si tormenta Olga, una nonna che ha perso i contatti con suo nipote che ha cresciuto da sola in quanto orfano. Durante l’occupazione venivano proposti campi estivi in Crimea ai bambini dei territori invasi. Gli occupanti offrivano queste gite col pretesto di far passare ai bambini un momento di svago dalla guerra. Molti di loro non hanno più fatto ritorno.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369600-m3ljr9-olga.jpeg/alternates/original/3369600-m3ljr9-olga.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Olga"/></figure>



<p>Olga</p>



<p></p>



<p>Oggi l’Ucraina ha potuto riportare indietro solo 1’700 bambini. La metà grazie agli sforzi dell’associazione <a href="https://www.saveukraineua.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Save Ukraine</a>.</p>



<p>Mentre le pareti di casa tremano sotto i colpi dei bombardamenti, Kirill racconta come tutte le mattine dovevano cantare l’inno russo e onorare la bandiera, di come erano costretti ad imparare che gli ucraini sono nazisti e a seguire “i discorsi sulle cose importanti”, il programma di patriottismo reso obbligatorio nelle scuole dal governo russo.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369609-h6tpn2-CCTV_2.jpg/alternates/r16x9/3369609-h6tpn2-CCTV_2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone"/></figure>



<p>Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone</p>



<p>“Dovevamo scrivere delle cartoline di ringraziamento ai soldati russi per averci liberato” ricorda Veronika&nbsp;<a href="https://www.rsi.ch/play/tv/programma/falo?id=703565&utm_source=rss&utm_medium=rss">ai microfoni di Falò</a>, strappata alla madre da Kharkiv. Ogni tentativo di ribellione era punito: “Mi hanno detenuta in una stanza finché hanno visto che, moralmente, mi avevano spezzata”.</p>



<p>“Hanno fatto il lavaggio del cervello a mio fratello di soli 11 anni” racconta Ksenia. Lei e il fratello, orfani, sono stati separati e inviati in strutture differenti in Russia. Quando dopo mesi è riuscita a raggiungerlo per riportarlo in Ucraina “era così indottrinato dalla propaganda che in un primo tempo mi considerava un’estranea”.</p>



<p>Lo scopo delle deportazioni che emerge dai casi documentati è una sistematica “russificazione”. Ai minori vengono imposte lingua, cultura e cittadinanza russa. Spesso i bambini sono sottoposti a programmi di rieducazione, adozione forzata e anche militarizzazione.</p>



<p>Per questi fatti, la Corte Penale Internazionale&nbsp;<a href="https://www.icc-cpi.int/news/situation-ukraine-icc-judges-issue-arrest-warrants-against-vladimir-vladimirovich-putin-and?utm_source=rss&utm_medium=rss">ha emesso mandati di arresto nei confronti di Vladimir Putin e della commissaria per i diritti dell’infanzia Maria L’vova Belova</a>, ritenuti responsabili del crimine di guerra di “deportazione illegale e trasferimento forzato di bambini”.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369612-x0fab2-cctv_volodimir.jpg/alternates/r16x9/3369612-x0fab2-cctv_volodimir.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone"/></figure>



<p>Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>I russi passavano di fronte a casa mia, per due mesi siamo rimasti nascosti</p></blockquote>



<p>Oksana Koval,&nbsp;abitante di Kherson</p>



<p>Deportazioni che la Russia nemmeno nega, anzi sponsorizza sui suoi canali di propaganda. Per il governo russo non sono bambini rapiti ma salvati.</p>



<p>Oltre ai bambini tolti alle famiglie, le forze russe si sono concentrate su bambini vulnerabili e istituti.</p>



<p>Uno di questi è diventato il simbolo di questa storia perché il direttore Volodymyr Sahaidak è riuscito a salvare tutti i 52 bambini ospiti della sua struttura dalla deportazione grazie a stratagemmi e documenti falsificati. Gli orfani sono stati nascosti presso i dipendenti dell’istituto. Oksana Koval ha tenuto con sé tre fratellini: “I russi passavano di fronte a casa mia, per due mesi siamo rimasti nascosti”, spiega intervistato dalla RSI.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369603-aw9urt-08_CHIESA_golgota.jpg/alternates/r16x9/3369603-aw9urt-08_CHIESA_golgota.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Un'immagine scattata nella Chiesa di Golgota"/></figure>



<p>Un&#8217;immagine scattata nella Chiesa di Golgota</p>



<p>Dei sessanta bambini da zero a 4 anni ospitati durante l’occupazione nel seminterrato della chiesa di Golgota a Kherson, invece, non si sa più nulla. A causa di una foto pubblicata per errore da una maestra, il nascondiglio viene scoperto e i rappresentanti dell’FSB, agenzia russa di intelligence, arrivano armati ordinando di consegnare i bambini. “Ai bambini abbiamo detto che saremmo andati a fare un giro in macchina” spiega il parroco Pavlo Smolnyak “era tutto quello che si poteva dire loro”.</p>



<p>Recuperare i bambini sta diventando sempre più difficile perché la Russia sta intensificando l’imposizione forzata dei passaporti e facilitando le adozioni grazie ad un decreto ad hoc del governo.</p>
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		<title>Oltre il ghetto &#8211; Terza edizione</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Aug 2023 08:49:37 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="390" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g-1024x390.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17120" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g-1024x390.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g-300x114.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g-768x293.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g-1536x586.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g-2048x781.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><strong>OLTRE IL GHETTO  &#8211; Terza Edizione </strong><br><em> <br>Torna il contest contro il caporalato: una chiamata al racconto rivolta alle imprese e una chiamata alle arti rivolta ai creativi. In palio anche un premio giornalistico. <br></em><br><br><img width="600" alt="" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/5zAcYEtIFoKLqPCgWT1f_6KIotfDSiIijsLhNjeDUok3RIcjOIpdK-0GSPVsbfHpCr_LDn-6O0tYxgIddSpGDgWpGHpRFS073GTzZbzdEv7MmjyzTFoQRMfYfq-5I3sPwrwGtJM3SxQdvK4d6XKqL-1Rp4uRJg=s0-d-e1-ft#https://mcusercontent.com/147d6a00a95a1c5f12df6f20c/images/13c74c6d-4916-b138-17ab-a06d0385da97.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br><br>Ritorna il contest “Oltre il ghetto” per parlare di sfruttamento lavorativo delle persone migranti e di buone pratiche per il contrasto del caporalato in <strong>Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia</strong>, puntando i riflettori sulle storie di chi è riuscito a emanciparsi, ma anche sulle realtà imprenditoriali che mettono in campo esperienze di inclusione e di lavoro dignitoso. <br><br><strong>Sono quattro le sezioni previste da questa terza edizione</strong>:<br>la prima Sezione è dedicata alle<strong> imprese</strong> con un contest narrativo rivolto a tutte le attività a carattere imprenditoriale attive in Puglia, Calabria, Sicilia, Campania e Basilicata, che potranno candidarsi raccontando, attraverso un apposito form, le loro buone pratiche di economia etica.  <br><br>La seconda Sezione, invece, si rivolge alle <strong>organizzazioni del privato sociale </strong>impegnate nel contrasto al caporalato e attive nel favorire esperienze di emersione dallo sfruttamento lavorativo di persone migranti, chiamate a raccontare le storie di liberazione ed emancipazione dallo sfruttamento lavorativo di persone migranti, sempre con riferimento alle cinque regioni del Sud Italia: Puglia, Calabria, Campania, Sicilia e Basilicata. <br><br>Tra tutte quelle pervenute, le 3 migliori storie provenienti da ciascuna delle due sezioni di concorso, saranno premiate entrando a far parte della narrazione contenuta  in due video-reportage professionali che saranno realizzati e poi caricati sul canale YouTube del progetto, divulgati sui canali istituzionali disponibili e su tutte le community attive del progetto P.I.U.SUPREME.<br>Inoltre, concorreranno ai due premi finali di 2.500 euro ciascuno che si aggiudicherà rispettivamente l’impresa e l’associazione la cui storia, raccontata all’interno dei videoreportage, avrà totalizzato il numero maggiore di like, nel tempo di permanenza stabilito, sulla pagina Facebook di P.I.U.SUPREME.  <br><br><br>La terza sezione &#8211; <strong>ILLUSTRAZIONE </strong>&#8211; si rivolge ai creativi: graphic designer, illustratori e chiunque voglia esprimere la propria creatività realizzando un manifesto sui temi del rispetto dei diritti e dell’inclusione socio-lavorativa dei lavoratori migranti, del contrasto al caporalato, del consumo critico, della filiera etica. I manifesti potranno essere anche opere non originali e potranno essere candidati da un team o da un singolo autore. 5 opere selezionate dalla giuria del contest, fra quelle pervenute, diventeranno materiale di una mostra web e fruiranno di una ampia diffusione attraverso tutti i canali istituzionali e i social media legati al progetto.  <br>Delle suddette 5 opere, quella che avrà ottenuto il numero maggiore di like, nel tempo di permanenza stabilito, sulla pagina Facebook di P.I.U.SUPREME, si aggiudicherà un premio in denaro del valore di 1.000 euro.  <br><br>La quarta e ultima sezione del contest è quella riservata al <strong>Premio Giornalistico </strong>e si rivolge ai <strong>giornalisti </strong>che vogliano candidare inchieste giornalistiche (articoli, reportage fotogiornalistici, podcast d’inchiesta, videoreportage e servizi televisivi), realizzate nelle 5 Regioni del Sud Italia, negli anni 2022 e 2023, che hanno raccontato i temi di “Oltre il ghetto” (caporalato, sfruttamento lavorativo, inclusione e condizioni di vita dei migranti).<br>Lo staff tecnico del contest provvederà alla assegnazione del premio in denaro del valore di 1.000 euro e di una targa all’autore del servizio vincitore.<br><br> <img width="564" alt="" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/Cq4u8XLMD-ZThatk2SKrCLp88C-cogKBuWZms9y6qAMd5g4E3UaTWZG5TEgEHBzEiYRdzNa6_HZDVO-HoTZDnd7FfWFoh0ju_XOMQNgDPCT6G_bs4SUoNvAoPbJus1f9F4kyfU4rsK2GdYTkgX8UHom7fVHiYX4=s0-d-e1-ft#https://mcusercontent.com/147d6a00a95a1c5f12df6f20c/images/390d97de-d34b-98b6-ea86-01b7517cdded.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br><br><strong>Per partecipare alla SEZIONE IMPRESE ETICHE: </strong><br>il rappresentante legale dell’impresa o microimpresa &#8211; operante in Puglia, Calabria, Campania, Basilicata, Sicilia &#8211; dovrà compilare entro l’1 settembre 2023 il form online del contest, disponibile qui: <a href="https://cooperativacameraasud.us7.list-manage.com/track/click?u=147d6a00a95a1c5f12df6f20c&amp;id=1a5950b8a4&amp;e=981236aa3e&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://forms.gle/Hi4seVM9GG2kUz1q9?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>, e inviare una mail all’indirizzo <a href="mailto:oltreilghetto@supremeitalia.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltreilghetto@supremeitalia.org</a> contenente regolamento e dichiarazione privacy in formato pdf compilati e firmati, fotocopia del documento di identità del rappresentante legale, lo statuto dell’organizzazione, il curriculum dell’organizzazione (che sarà oggetto di valutazione della giuria), l’iscrizione al Registro delle Imprese. <br><br><br><strong>Per partecipare alla SEZIONE STORIE DI LIBERTÀ:</strong><br>il rappresentante legale dell’ente &#8211; operante in Puglia, Calabria, Campania, Basilicata, Sicilia &#8211; dovrà compilare entro l’1 settembre 2023 il form online del contest, disponibile qui: <a href="https://cooperativacameraasud.us7.list-manage.com/track/click?u=147d6a00a95a1c5f12df6f20c&amp;id=9009bf5753&amp;e=981236aa3e&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://forms.gle/Ea7TjfY97bwxTGed8?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>, e inviare una mail all’indirizzo <a href="mailto:oltreilghetto@supremeitalia.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltreilghetto@supremeitalia.org</a> contenente regolamento e dichiarazione privacy in formato pdf compilati e firmati, fotocopia del documento di identità del rappresentante legale, lo statuto dell’organizzazione, il curriculum dell’organizzazione (che sarà oggetto di valutazione della giuria).<br><br><br><strong>Per partecipare alla SEZIONE ILLUSTRAZIONE:</strong><br>i candidati dovranno compilare e inviare entro il 17 settembre 2023 il form online disponibile qui: <a href="https://cooperativacameraasud.us7.list-manage.com/track/click?u=147d6a00a95a1c5f12df6f20c&amp;id=4974bb5b76&amp;e=981236aa3e&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://forms.gle/uHgpFCrYWTob7xTa7?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> e mandare per posta elettronica i propri elaborati a <a href="mailto:oltreilghetto@supremeitalia.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltreilghetto@supremeitalia.org</a>  (usando i consueti sistemi di trasmissione di file di grandi dimensioni come wetransfer) accompagnati dal documento di identità dell’autore. <br><br><br><strong>Per partecipare alla SEZIONE PREMIO GIORNALISTICO:</strong><br>i giornalisti  dovranno compilare e inviare entro il 17 settembre 2023 il form online disponibile qui: <a href="https://cooperativacameraasud.us7.list-manage.com/track/click?u=147d6a00a95a1c5f12df6f20c&amp;id=ab33c26cbf&amp;e=981236aa3e&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://forms.gle/qQUAahbWB9xWQXvJA?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> e mandare per posta elettronica l’inchiesta giornalistica (articoli, reportage fotogiornalistici, podcast d’inchiesta, videoreportage e servizi televisivi) che intende candidare a <a href="mailto:oltreilghetto@supremeitalia.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltreilghetto@supremeitalia.org</a>  (usando i consueti sistemi di trasmissione di file di grandi dimensioni come wetransfer) accompagnati dal documento di identità dell’autore<br><br><br><strong>Per ulteriori informazioni: <br>Angelo Romano 373 773 5061<br><a href="mailto:oltreilghetto@supremeitalia.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltreilghetto@supremeitalia.org</a></strong><br><br><em>“Oltre il ghetto”, un’iniziativa organizzata nell’ambito del progetto indetto nell’ambito del progetto “P.I.U.SUPREME” Percorsi Individualizzati di Uscita dallo sfruttamento”, Convenzione dell’8 marzo 2019 e successivi Addendum a valere sul Fondo Sociale Europeo, Programma Operativo Nazionale “Inclusione” 2014-2020 Asse 3 – Priorità di Investimento 9i &#8211; Obiettivo Specifico 9.2.3. Sotto Azione III &#8211; Prevenzione e contrasto del lavoro irregolare e dello sfruttamento nel settore agricolo, CUP: B35B19000250006, intende promuovere un’azione di sensibilizzazione sul tema dello sfruttamento lavorativo dei cittadini di Paesi terzi attraverso una rinnovata cultura delle legalità e dell’accoglienza. </em></td></tr><tr><td><a href="https://cooperativacameraasud.us7.list-manage.com/track/click?u=147d6a00a95a1c5f12df6f20c&amp;id=589393c312&amp;e=981236aa3e&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Europe for Peace, a Roma il “No alla guerra” di un fiume umano</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2022 08:06:39 +0000</pubDate>
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<p>(da pressenza.com)</p>



<p></p>



<p>Roma, 5 novembre 2022. “Siamo più di 100mila”. Così gli organizzatori della manifestazione per la pace dal palco di piazza San Giovanni. Di certo è stata una delle mobilitazioni per la pace più partecipate degli ultimi anni.</p>



<p>Un fiume umano composto da tantissimi giovani, da famiglie, da anziani, dal mondo dell’associazionismo, quello del terzo settore e dell’attivismo sociale e dalla società civile. Migliaia e migliaia di persone che attraversando le vie capitoline hanno urlato a gran voce e instancabilmente il proprio “No alla guerra”.</p>



<p>La manifestazione pacifista, convocata dalla coalizione “Europe for Peace”<strong>, </strong>ha animato e dato vita a un pomeriggio memorabile che ha riscaldato i cuori e rafforzato il messaggio della nonviolenza e lo spirito di umanità che è proprio dei popoli.</p>



<p>C’è ancora tanta speranza nell’essere umano!</p>



<p><em>Qui di seguito il fotoreportage del corteo curato da Dario Lo Scalzo</em></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="612" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16699" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p1-300x224.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p1-768x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="611" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16700" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p2-300x224.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p2-768x572.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="607" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16701" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p3-300x222.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p3-768x569.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p4.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p4.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16702" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p4.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p4-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p4-768x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="614" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16703" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p5-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p5-768x575.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p6.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="611" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p6.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16704" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p6.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p6-300x224.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p6-768x572.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p9.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-9" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="623" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p9.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16707" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p9.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p9-300x228.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p9-768x583.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p10.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-10" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p10.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16708" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p10.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p10-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p10-768x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p11.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-11" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="616" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p11.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16709" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p11.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p11-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p11-768x577.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p13.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-13" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="613" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p13.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16711" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p13.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p13-300x224.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p13-768x574.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p14.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-14" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="616" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p14.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16712" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p14.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p14-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p14-768x577.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p15.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-15" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="610" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p15.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16713" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p15.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p15-300x223.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p15-768x571.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p17.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-16" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="617" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p17.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16714" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p17.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p17-300x226.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p17-768x578.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>
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		<title>Afghanistan: chi è il più assassino qui?</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2021 09:16:36 +0000</pubDate>
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<p>Kabul &#8211; <a href="https://www.pressenza.com/it/author/francesca-borri/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Francesca Borri</a> (da pressenza.it)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2021/11/park-azadi-820x624.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>Ha 45 giorni e la pelle grigia. Si chiama Subhan. E a un certo punto, semplicemente, non respira più. Morto di freddo e di fame. Tra gli sfollati del Park Azadi di Kabul, è già l’undicesimo.Morto così, senza essere sentito, né visto – la sua immagine è una di quelle che le televisioni non trasmettono: una di quelle che turberebbero la nostra sensibilità. Dell’Afghanistan, l’ONU dice solo: il 95% della popolazione è food insecure. Ma significa questo: che cammini, qui, e i bambini ti svengono davanti.E all’improvviso, semplicemente, non respirano più.</p>



<p>Dopo una guerra durata vent’anni, e costata 2.300 miliardi di dollari, gli Stati Uniti si sono ritirati dall’Afghanistan. E sull’ambasciata americana, ora, sventola la bandiera dei talebani. Ma Kabul è come sospesa. Da un lato la comunità internazionale, che non ha ancora deciso se riconoscere o meno il nuovo governo, se e come avere rapporti con i talebani: e per il momento, ha congelato le riserve della Banca Centrale e bloccato gli aiuti umanitari. Che sono il 40% del PIL. Dall’altro, i talebani. Che giurano di essere cambiati, invece, di non essere più quelli delle lapidazioni, delle mani tagliate ai ladri, del divieto di musica e cinema. Ma non si aspettavano di tornare subito al potere: e sembrano non avere ancora idee precise. A parte un generico richiamo alle tradizioni, non hanno ancora definito le nuove regole. Di certo, le strade sono molto più tranquille di prima. Non si sente più sparare. Ma il vero nemico qui è un altro, adesso: è l’inverno.</p>



<p>“E farà molte più vittime dei jihadisti dell’ISIS di cui tanto parlate”, dice Abdul Baseer Rahimi, il coordinatore di Park Azadi. Che in realtà, più che un parco, è uno slargo alla periferia nord di Kabul, in cui mille dei circa 3,5 milioni di sfollati interni delle mille guerre dell’Afghanistan si sono accampati in tende di iuta e stracci. Non hanno più niente da tre giorni. Solo del tè. Il fuoco acceso bruciando bottiglie di plastica e vecchie scarpe sfondate. “Prima avevamo le ONG. Ma ora sono andati via tutti. E non arrivano più donazioni neppure dagli afghani”, dice. “I più ricchi si sono rifugiati all’estero, e quelli che sono rimasti qui, non ricevono lo stipendio da cinque mesi. E in banca non si possono ritirare più di 200 dollari a settimana. Sono chiuse persino le Western Union. Non arriva più un centesimo neppure da chi sta in Europa”, dice. Sono completamente soli. “Potessero, tornerebbero tutti a casa. Dove se non altro, avrebbero i vicini. Avrebbero parenti e amici. Ma non hanno di che pagarsi il viaggio”, dice. “E comunque, i pullman non hanno di che pagarsi la benzina”. Insieme alle riserve della Banca Centrale, è stata congelata l’intera economia.</p>



<p>Nei giorni in cui molti sono corsi all’aeroporto, ad agosto, in cerca di una via di fuga, altri hanno scelto la direzione opposta. Hanno scelto di rientrare. Abdul Baseer Rahimi ha 29 anni, ed era in Russia. Cadetto di un’accademia militare. E tutti gli hanno consigliato di restarsene lì. Che opportunità avrebbe mai avuto, a Kabul? “Ma il problema dell’Afghanistan non è l’Afghanistan”, dice. “Il problema di questo paese sono gli altri. Da sempre. Gli inglesi, i sovietici, gli americani. I pakistani. Non noi afghani”.</p>



<p>Mentre il mondo discute dei talebani, delle differenze rispetto a vent’anni fa, e di quelle con al-Qaeda, con l’ISIS, con l’Iran, delle differenze tra Kabul e il resto dell’Afghanistan, tra il sud e il nord, tra i talebani vicini al Pakistan e quelli vicini al Qatar, e la sharia di scuola indiana e quella di scuola saudita, e le ripercussioni di tutto questo sull’Indonesia, sul Mali, sull’Iraq, su Gaza, sulla coltivazione dell’oppio e il prezzo dell’eroina, gli afghani sono disperati. Giri per Park Azadi, e subito tutti ti vengono dietro, poi intorno: e ti ritrovi assediato, trattenuto per i fianchi, le spalle, le caviglie, tutti che vogliono consegnarti un numero di telefono, o una fotocopia sgualcita di un documento di identità, una prescrizione di un medico, il tesserino di quando erano traduttori al servizio degli americani, e non importa che tu sia solo un giornalista: non si arrendono fino a quando non ti appunti il loro nome, Basmina, Yaqoot, Shafiq, Hashmat – come se avere un nome, poi, fosse sufficiente a rintracciarli, mentre un ragazzo caccia dei venditori ambulanti di dolci, perché qui i bambini non hanno niente, dice, ed è crudele: venire proprio qui, con tutti questi dolci. Anche se poi, gli stessi venditori ambulanti sono bambini. E hanno altrettanta fame.</p>



<p>Park Azadi ti travolge. Una ragazza ha un’emorragia interna, perde sangue dall’orecchio e dalla bocca, un uomo non ha gli occhi, centrati da schegge di un RPG, un bambino ha il braccio deforme, con le ossa che si sono saldate al contrario dopo una frattura multipla, una bambina ha un cancro, la lingua così gonfia che non deglutisce più, un’altra la pelle tutta ustionata, un’altra ancora, semplicemente, è orfana, è qui da sola, e davanti alla sua tenda, tiri dritto, perché è solo un’orfana, in fondo, un’orfana di otto anni, non è certo una priorità, qui, una storia rilevante – provi a schivare gli sguardi, fissi il terreno: ma un bambino è scalzo nel fango, un altro non ha le dita di un piede.</p>



<p>Poi, all’improvviso, compare del riso. Lasciato da chissà chi. Una casseruola di riso. Ed è il caos. Mezzo Park Azadi si accalca intorno. Tutti che si spintonano. Tutti uno sull’altro, per arrivare alla casseruola. Fino a quando finisce tutto per terra.</p>



<p>Le ONG internazionali sono sparite. Vogliono garanzie sui diritti umani, e soprattutto, la riapertura immediata delle scuole alle bambine. Ammesse ora in classe solo fino al sesto grado. “Ma per studiare, le bambine intanto devono essere vive”, mi dice una madre: una delle undici che credeva che qui, i suoi figli sarebbero stati più al sicuro che in guerra. Tra l’altro, i talebani, diversamente da molti altri movimenti islamisti, non hanno mai avuto delle proprie charity. Non hanno mai costruito uno stato ombra. Sono combattenti e basta. E spesso, hanno fame quanto gli altri. Alcuni sono addestrati e equipaggiati come forze speciali: ma la maggioranza non ha che un Kalashnikov, e l’aria di chi dalla vita non ha avuto niente. Al passare di un aereo di linea, di istinto, si fermano: come se stesse per bombardare. Sono delle specie di Robin Hood. Tra i poveri, per i poveri. Quali prevarranno? Quelli sostenuti dall’estero, o quelli sostenuti dagli afghani? Difficile dirlo. Non hanno distintivi. E sono così diversi, così divisi in così tante unità, che ai checkpoint a volte sono controllati più dei civili: temono infiltrati dell’ISIS. Basta avvolgersi un turbante in testa, qui, per sembrare talebani.</p>



<p>E agli afghani, intanto, non rimane che tentare di sopravvivere. L’anima di Park Azadi è Abdul Mateen, un fisioterapista di 28 anni con lo stetoscopio al collo e poco altro: per comprare le medicine si è venduto l’oro della madre. E oggi, non ha che un po’ di antidolorifici e il vaccino contro il Covid. “Quando mi è stato consegnato, sono rimasto senza parole”, dice, mentre svita una fiala, e un uomo protesta: ha fame, e il Covid non ha idea di cosa sia. Sta qui giorno e notte: perché è uno sfollato come gli altri. Sta qui anche quando Park Azadi, la sera, scompare. L’unica luce è quella dei fari delle auto per strada. E senti solo tossire. Tossire ovunque. Per il fumo tossico che viene dal fuoco di bottiglie di plastica. Ma la sera, qui o respiri o ti congeli.</p>



<p>Prepara un’iniezione a una signora anziana che ha la febbre alta, prima di scoprire che da una settimana, non ha che tè, e cercare piuttosto un po’ di zucchero: e come di giorno, subito gli sono tutti intorno. Una ragazza con la polmonite, poi un’altra, e poi un’altra invece che è arrivata a Kabul con il femore frantumato in più punti da un’esplosione, e chiuso in una specie di tubo rigido, e sigillato. Dice che ha crampi ovunque, ma Abdel Mateen non ha strumenti per tagliare il tubo, e esamina al chiaro di luna le lastre delle radiografie, prima di lasciarle un analgesico, e mormorare solo: “Finirà amputata”, mentre ripete: “Solo chi è in condizioni critiche! Solo chi è in condizioni critiche!” – ma è inutile, perché gli sono già tutti addosso: sperano in un po’ di pane, in un po’ di fortuna. Una diabetica si sente confusa, ha la vista annebbiata, la pressione alta, e Abdul Mateen chiede dell’aglio, non ha di meglio, ma tutti si frugano in tasca, e non c’è, in tutto Park Azadi, non c’è neppure dell’aglio, viene fuori solo un pezzo di mela, mentre altri gli mostrano foto di padri, fratelli, cugini malati: che non stanno qui, ma nel resto dell’Afghanistan – dove oltre alle medicine, mancano anche i medici. Gli chiedono una diagnosi a distanza, mentre una madre scheletrica si avvicina con il figlio in braccio, già livido, senza dire niente, perché lo sa: è già troppo tardi – Avete deriso il nuovo governatore della Banca Centrale, che aveva un Kalashnikov sulla scrivania, dice un uomo, ma poi, dice, avete bloccato l’economia: chi è più assassino?</p>



<p>Un bambino, intanto, si mette sull’attenti. Gli unici estranei in cui si è imbattuto, nella sua vita, sono uomini armati. Ma è un’eccezione. I bambini qui in genere ti fissano immobili. Inespressivi. E né quelli più piccoli, di pochi mesi, stretti ai padri, alle madri, piangono: non hanno forze. A un certo punto, semplicemente, capisci che sono morti. E sono così piccoli che invece di un lenzuolo bianco, sui loro corpi viene steso un tovagliolo.</p>



<p>La comunità internazionale è divisa. Alcuni pensano che riattivare gli aiuti umanitari sia un modo per influenzare i talebani, costringendoli, in cambio, a rispettare i diritti umani, mentre altri, invece, pensano che l’unico modo per influenzarli sia sospenderli. Secondo te?, chiedo ad Abdul Mateen. Mi guarda. Poi tira fuori il telefono, e mi mostra delle foto di casa sua. Completamente vuota. Si sono venduti tutto. E comunque, ora la casa neppure esiste più. E’ in macerie. Dice solo: Ma che altro volete da noi afghani?</p>
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		<title>Entriamo in un campo rom. La conoscenza per abbattere i pregiudizi</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2021 09:13:10 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-2-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15044" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-2-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-2-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha intervistato il fotografo <strong>Mauro La Martina</strong> (le foto nel testo sono sue) e lo ringrazia per aver condiviso con noi il lavoro che svolge con i rom di Torino.</p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong>Da dove nasce il suo interesse per il popolo rom?</strong></p>



<p>Sono per natura molto curioso, mi piace conoscere ed approfondire. Sono anche una persona pronta ad aiutare chi si trova in difficoltà.</p>



<p>Il popolo Rom è conosciuto spesso solo attraverso stereotipi. Siamo convinti che siano tutti ladri, che tutte le donne chiedano l’elemosina e mille altre cose.</p>



<p>Spesso li chiamiamo zingari e pensiamo che siano trasandati, infidi, ladri, senza cultura. Ma generalizzare è sbagliato: nell’Est europeo, e in molti casi anche in Italia, i Rom vivono in normali case, lavorano, studiano e la convivenza coi gagè (è cosi che viene chiamato chi non è rom) è tranquilla. Il campo è quindi un’eccezione, una situazione anomala e magari superabile attraverso iniziative che favoriscono l’integrazione.</p>



<p><strong>Come ha lavorato per realizzare il suo reportage (titolo?): quando è stato realizzato, se si è preparato prima di recarsi nel campo, se ha parlato con le istituzioni e poi con le persone rom, etc.</strong></p>



<p>#camporom è il titolo (forse provvisorio!?) che ha questo mio progetto/reportage fotografico. Un racconto in 100 fotografie. Fotografie di persone, momenti di vita quotidiana, vita vissuta dai Rom di Torino.</p>



<p>Sto ultimando in questo periodo, di scattare le ultime fotografie, poi lavorerò alla fase di post-produzione. Spero per la fine dell’anno di riuscire a realizzarne un libro.</p>



<p>Nasce tutto insieme ad alcuni amici e volontari che mi coinvolgono nell’estate dello scorso anno. Siamo un piccolo gruppo di persone provenienti da ogni parte del mondo (Italia, Serbia, Albania, Marocco, India, Ghana, Giappone!) Grazie al supporto di Slow Food International abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad un progetto che ha come obbiettivo quello del superamento dei campi. Attraverso percorsi di formazione, integrazione sul territorio, stage si vuole/voleva (visto che poi le cose sono cambiate con lo sgombero e l’abbattimento del campo di via Germagnano!) arrivare a creare nuove opportunità soprattutto per le nuove generazioni rom.</p>



<p>Il progetto di demolizione del campo era già nell’aria da parecchio tempo. Quando Siamo arrivati ci siamo interfacciati con una realtà ancora più difficile di quanto pensavamo. Il passaggio della polizia municipale era ancora ben visibile, qualche giorno prima hanno iniziato a demolire alcune baracche. Questo ha distrutto in primis il loro morale, la loro fiducia, la loro speranza, come se non bastasse la miseria nella quale già vivevano.</p>



<p>Siamo tutti convinti che non si possa vivere in quelle condizioni e che la vita del campo così precaria non può che essere un danno alle piccole generazioni che crescono sognando un mondo diverso, un mondo spesso chiuso con un lucchetto. Un mondo che non li vuole far entrare.</p>



<p>Ecco quindi che mi sono sentito in dovere di documentare la vita nel campo. Chi sono e cosa vogliono questi ragazzi che vivono emarginati dalla società.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-8-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15045" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-8-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-8-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-8-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Vuole raccontarci come è stato accolto dalle persone del campo di Torino che ha poi ritratto?</strong></p>



<p>Mi sono ritrovato un sabato pomeriggio nel campo di Via Germagnano a Torino come volontario con altre persone per portare sostegno e cibo.</p>



<p>Uscivamo dal primo lockdown e ti lascio immaginare come poteva essere stato difficile superare quel periodo per chi vive in situazioni già particolarmente difficili.</p>



<p>Per diverse settimane, grazie soprattutto al sostegno economico di Slow Food, siamo riusciti a portare al campo beni di prima necessità a quante più famiglie possibile, soprattutto a quelle con bambini piccoli o anziani malati.</p>



<p>Era giù nell’aria da un po’ la possibilità dello sgombero del campo (nonostante fossimo in piena emergenza sanitaria!) e la demolizione di alcune baracche da parte delle forze dell’ordine era già iniziata. Durante le periodiche visite, le baracche trovate vuote venivano prima sequestrate e poi abbattute. Magari l’inquilino era uscito per lavorare o era ricoverato in ospedale. Al ritorno la baracca non c’era più.</p>



<p>Via Germagnano era divisa su più campi. Si arrivava al campo principale (circa 100 baracche) con macchine e furgoni carichi di cibo e vestiti. Un anziano coordinatore del campo cercava di gestire la distribuzione dei prodotti in modo che tutti potessero ricevere quanto avevamo portato.</p>



<p>Durante le prime due visite, la macchina fotografica non era molto gradita. Documentavo cosa succedeva senza invadere troppo il loro territorio, rimanevo in disparte e smettevo di fotografare appena capivo di infastidire. Molti alla vista dell’obbiettivo si nascondevano o non volevano essere fotografati. I bambini invece diventavano subito protagonisti di fronte alla fotocamera</p>



<p><strong>In che modo vivono?</strong></p>



<p>Le aree del campo sono divise per famiglia. I vicini di casa sono i genitori o i figli. Ognuno vive nella propria baracca costruita con quello che si è riusciti a trovare. Si vedono pareti fatte di vecchi cartelloni pubblicitari, tetti di lamiera, pavimenti di bancali di legno. Nel campo non arriva acqua e l’energia elettrica e fornita da un generatore acceso solo all’occorrenza per ricaricare i cellulari o per accendere qualche lampadina la sera.</p>



<p>Le donne si occupano del cibo, della pulizia, dei bambini. I più grandi si occupano dei più piccoli. Gli uomini (quelli che possono) si guadagnano la giornata con lavori occasionali.</p>



<p>I bambini vanno a scuola. Ho conosciuto una mamma che ha voluto mostrarci orgogliosa i quaderni ordinati e con dei bei voti dei suoi figli. I ragazzi rom fanno esattamente le stesse cose che farebbe qualsiasi altro ragazzo del mondo “civile”, amici, uscire, divertirsi&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-7-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15046" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-7-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-7-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-7-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-7-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Qual è la sua opinione in merito ai numerosi sgomberi dei campi che vengono effettuati in Italia?</strong></p>



<p>Gli sgomberi senza soluzioni alternative non risolvono alcun problema, ma lo spostano soltanto più in là.</p>



<p>Servirebbero invece interventi di welfare veri, efficaci, non definiti su base etnica.</p>



<p>Serve la regolarizzazione delle persone che ancora, dopo generazioni, vivono senza documenti e l’assegnazione di case popolari a tutti gli aventi diritto. Serve volontà da parte delle istituzioni per favorire l’integrazione. Spesso invece vediamo solo le promesse durante le campagne elettorali</p>



<p><strong>Infine: un ricordo&#8230;</strong></p>



<p>Siamo stati invitati a mangiare con loro durante uno dei nostri pomeriggi di visita. In pochi minuti è stata allestita l’area cucina, le donne più giovani pronte a cucinare un piatto tipico della loro tradizione, le altre intente ad apparecchiare la tavola tirando fuori dalle loro baracche i servizi di posate e piatti che probabilmente utilizzavano solo per eventi veramente speciali. Ci siamo sentiti parte integrante della loro comunità. Avevano deciso di dividere il poco che avevano a disposizione con noi. Eravamo diventati gli ospiti d’onore di una festa improvvisata. Un vecchio detto arabo dice “non conosci veramente una persona fino a quando non ci mangi insieme!”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15047" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. PHOTOANSA: la realtà in immagini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2020 07:53:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Dopo il World Press Photo, quest&#8217;anno, vi riportiamo alcune informazioni che riguardano anche un&#8217;altra esposizione importante che ripercorre lo scorso anno attraverso le fotografie di illustri professionisti dell&#8217;immagine: PHOTOANSA che è&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alessandra Montesanto </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5905-2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14359" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5905-2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5905-2-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5905-2-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5905-2-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5905-2-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></div>



<p>Dopo il World Press Photo, quest&#8217;anno, vi riportiamo alcune informazioni che riguardano anche un&#8217;altra esposizione importante che ripercorre lo scorso anno attraverso le fotografie di illustri professionisti dell&#8217;immagine: PHOTOANSA che è stata in mostra da sabato 8 febbraio al 7 giugno 2020 al Forte di Bard (AO).</p>



<p>Dalla tragedia dei migranti alle proteste contro il cambiamento climatico, dalla demolizione dei tronconi del Ponte Morandi all&#8217;oro mondiale di Federica Pellegrini il 2019&#8230;<br>Il volume fotografico PHOTOANSA, che raccoglie le immagini più significative dei grandi fatti di attualità in Italia e nel mondo, realizzate dai fotografi della principale agenzia stampa italiana è diventato così un progetto espositivo.<br>Sono oltre 100 le immagini presentate al pubblico, suddivise in 12 sezioni: le tragedie dei migranti, le campagne di sensibilizzazione di Greta Thunberg, il rogo della cattedrale di Notre-Dame, l&#8217;odissea delle famiglie al confine messicano, il nuovo Parlamento europeo, Parigi sotto assedio per le proteste dei gilet gialli, la nazionale femminile di calcio e il boom degli eSports. </p>



<p>«Abbiamo accolto con grande interesse la proposta di ANSA di trasformare in una grande mostra una selezione delle più significative immagini presenti all’interno dell’edizione 2019 del volume&nbsp;&#8211; spiega il presidente del Forte di Bard, Ornella Badery -.&nbsp;La collaborazione con la più importante agenzia di informazione del nostro Paese testimonia l’autorevolezza che il Forte ha assunto in questi anni nel campo della fotografia, in particolare nell’ambito del fotogiornalismo.</p>



<p>L’esposizione è un prodotto del tutto originale, ideato e prodotto dall’Associazione Forte di Bard in sinergia con ANSA. Alla mostra sarà abbinato un ciclo di conferenze di approfondimento che porterà al Forte personaggi illustri della cultura e del giornalismo italiano».&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Eccone, per voi, un assaggio&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5906-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14353" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5906-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5906-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5906-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5906-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5906-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5907-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14354" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5907-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5907-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5907-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5907-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5907-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5908-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14355" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5908-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5908-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5908-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5908-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5908-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5913-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14362" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5913-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5913-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5913-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5913-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5913-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5916-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14363" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5916-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5916-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5916-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5916-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5916-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5928-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14374" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5928-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5928-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5928-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5928-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG-5928-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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		<title>Amazzonia: il polmone del mondo e i diritti umani</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2020 07:48:07 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/Amazzonia-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14262" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/Amazzonia-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/Amazzonia-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/Amazzonia-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/Amazzonia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Care e cari, pubblichiamo anche qui per voi il webinar di <strong>ANGELO FERRACUTI</strong>, scrittore e attivista per i popoli <strong>dell&#8217;Amazzonia</strong>. Ci ha parlato di <em>resistenza, di nuovi progetti, di responsabilit</em>à. Ma anche di <em>spiritualità</em>, quella che ci insegnano i popoli indigeni e gli sciamani. </p>



<p><strong>Tra Antropologia, Diritti, Giornalismo</strong>.</p>



<p>Trovate tutti i nostri relatori sul canale YOUTUBE di ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI e vi invitiamo ad iscrivervi!</p>



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		<title>“Art(e)Attualità”. World Press Photo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2020 08:46:49 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="980" height="653" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/020_World-Press-Photo-Story-of-the-Year-Nominee_Romain-Laurendeau.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14252" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/020_World-Press-Photo-Story-of-the-Year-Nominee_Romain-Laurendeau.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 980w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/020_World-Press-Photo-Story-of-the-Year-Nominee_Romain-Laurendeau-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/020_World-Press-Photo-Story-of-the-Year-Nominee_Romain-Laurendeau-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption>© Romain Laurendeau, Francia<em>Kho, the Genesis of a Revolt</em>&#8220;Kho&#8221; significa &#8220;fratello&#8221; ed il progetto parla dei giovani e del loro ruolo nell&#8217;ispirare <a href="https://www.ilpost.it/2019/03/09/proteste-algeria-spiegato/?utm_source=rss&utm_medium=rss">le grandi proteste in Algeria del 2019</a>. Nella foto si vedono tifosi durante una partita ad Algeri, 22 novembre 2014<a href="https://www.worldpressphoto.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">World Press Photo</a></figcaption></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>E&#8217; da tanto che non scriviamo per questa rubrica e torniamo a farlo, nella fase 2 della pandemia che ha colpito il mondo, in una maniera un po&#8217; diversa dal solito. Gli anni scorsi abbiamo visitato l&#8217;esposizione delle fotografie vincitrici del World Press Photo presso la galleria Sozzani a Milano e vi abbiamo riportato molte immagini dei professionisti in gara; il Covid-19 non ci ha permesso di farlo ancora, ma il contest si è svolto ugualmente e ve ne possiamo dare notizia. E&#8217; importante, ancora di più di questi tempi, perchè l&#8217;attualità è stata complicata da un evento straordinario e inaspettato. I fotoreporter hanno viaggiato, si sono mischiati con il Presente e ne hanno riportato le difficoltà, le opportunità, le crisi, le istanze&#8230;125 i Paesi raccontati, sempre tante le categorie prese in considerazione: ambiente, general news, vita quotidiana, sport, ritratti&#8230;</p>



<p>La storia dell&#8217;anno è quella di Romain Laurendeau che ha documentato le manifestazioni in Algeria e lo stesso autore ha dichiarato: “E&#8217; stato impossibile per me non riconoscermi in questi giovani, stanchi di questa situazione nel Paese che chiedono di vivere come tutti gli altri”, una narrazione potente sulle proteste del 2019; dal nord Africa al sud con Yasuyoshi Chiba, vincitore del premio per la Foto dell&#8217;anno dal titolo <em>Straight Voice </em>in cui è ripreso un ragazzo, illuminato dalla luce dei cellulari, mentre recita una poesia a una manifestazione in Sudan attorniato da persone che battono le mani: il presidente della giuria del World Press Photo, Lekgetho Makola, ha motivato la scelta dicendo: “&#8230;soprattutto nel periodo in cui viviamo, pieno di violenza e conflitti, è importante avere un&#8217;immagine che ispiri le persone”.</p>



<p>Ma l&#8217;importante esposizione ha visto anche il racconto dei funerali delle vittime del volo Ethiopian Airlines 302, di una donna armena affetta dalla “sindrome della rassegnazione”, della lotta dei curdi in Iraq, e della più grande conferenza sulla difesa in Medio Oriente.</p>



<p>Apriamo lo sguardo e non rimaniamo indifferenti: quello che accade lontano da noi è, in realtà, molto vicino. Ma per capirlo bisogna andare in profondità.</p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Letizia Battaglia</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jan 2020 11:05:56 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Letizia Battaglia, una grande fotografa, una grande donna che, chi scrive, ha avuto l&#8217;onore e il piacere di incontrare anni fa, espone presso Palazzo Reale di Milano con una mostra intitolata &#8220;Letizia Battaglia. Storie di strada&#8221; (visitabile fino al 19 gennaio).</p>



<p>Un &#8216;intellettuale &#8211; come i numerosi che ha ritratto &#8211;  capace di uno sguardo profondo, dedicato in particolare agli ultimi, alle donne, alla sua Palermo e agli aspetti più critici della società italiana; un lavoro, quello della fotoreporter, che si snoda dagli anni &#8217;80 ad oggi, anche all&#8217;estero, con uno stile documentaristico e poetico allo stesso tempo. </p>



<p>Una donna coraggiosa, che fin dagli esordi della propria carriera, sceglie la strada da fotografare e la strada più difficile da percorrere, tanto che è stata la prima a riprendere le immagini delle guerre tra i clan mafiosi per fissarle nella Memoria collettiva. </p>



<p>Colpiscono sempre il cuore e la mente, le fotografie di Donna Letizia, per la maggior parte in bianco e nero perchè, quando si tratta di fare scelte etiche, non  possono esserci sfumature. </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4592-e1579278164694-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13504" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4592-e1579278164694-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4592-e1579278164694-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="892" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/unnamed-e1579278523572-892x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13529" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/unnamed-e1579278523572-892x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 892w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/unnamed-e1579278523572-261x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 261w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/unnamed-e1579278523572-768x882.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 892px) 100vw, 892px" /></figure>



<p></p>
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		<title>Yemen, nonostante la guerra: ne parliamo con Laura Silvia Battaglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2019 07:52:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Laura Silvia Battaglia, giornalista, è anche l&#8217;autrice e la regista del documentario &#8220;Yemen, nonostante la guerra&#8221;, il suo ultimo lavoro importante, un omaggio alla società civile yemenita, capace di grande resistenza.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Laura Silvia Battaglia, giornalista, è anche l&#8217;autrice e la regista del documentario &#8220;Yemen, nonostante la guerra&#8221;, il suo ultimo lavoro importante, un omaggio alla società civile yemenita, capace di grande resistenza.</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha incontrato Laura Silvia Battaglia e la ringrazia per la disponibilità. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="656" height="492" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/doc.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13331" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/doc.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/doc-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Lo Yemen prima era una Repubblica (che non vuol democrazia) che si è unificata abbastanza recentemente, in realtà negli anni &#8217;90 che è ritornata ad essere divisa. Il sud del Paese con capitale Aden è nelle mani del governo centrale anche se il presidente ___ non vive a Aden ,ma a Riad, in Arabia saudita dove ha chiesto la protezione dei sauditi e quindi, di fatto, governano loro. Poi c&#8217;è un governo non riconosciuto a livello internazionale, guidato dagli huthi che sono una famiglia/tribù specifica con sede a San&#8217;a la città più grande al confine del Nord. Gli hutu hanno maturato negli anni precedenti una sostanziale volontà e necessità di non dialogare con il governo centrale e di separarsi perchè ritenevano di non essere abbastanza coinvolti nelle decisioni del governo centrale e continuano a vagheggiare un altro tipo di governo che è quello dell&#8217;imamato, un governo monarchico che era presente prima della nascita della Repubblica.  </p>



<p>Oltre a questa grande divisione, nel
Paese, ci sono delle istanze di separazione federalista da parte di
altri governatorati – situati soprattutto ad est – che hanno
velleità federali, ma non separatiste perchè hanno in mano la
produzione di greggio e di gas. Questa situazione si ripercuote anche
sui Paesi vicini perchè lo Yemen era un Paese guardato con
attenzione dai Paesi vicini perchè era una Repubblica, che inoltre
guardava con una certa simpatia alla Russia, quindi con una storia
molto diversa rispetto agli Stati confinanti perchè stava a cavallo
tra il nazionalismo arabo e il modello socialista; se lo Yemen fosse
cresciuto su questo aspetto sarebbe diventato molto competitivo e
allora una delle tecniche dei Paesi vicini è stata quella di
influenzare lo Yemen culturalmente ed economicamente (soprattutto da
parte saudita che ha imposto gli status-symbol soprattutto sui
giovani yemeniti che aspirano alla ricchezza e al lusso). 
</p>



<p>Lo Yemen, inoltre, si trova in una
posizione invidiabile, sullo stretto di ____, che consente il
passaggio dall&#8217;oceano indiano, tramite il Corno d&#8217;Africa, al Canale
di Suez: chi controlla lo Yemen, controlla tutto il passaggio delle
navi, di petroliere in particolare, che si riforniscono in Iran e
Arabia saudita. L&#8217;Iran ha bisogno che qualcuno dia noia allo Yemen e
ai suoi confini per poter passare e vendere il greggio agli europei
per cui lavorano ai fianchi dei sauditi, come fecero in Libano e in
Iraq, e come fanno con Hamas nella Striscia di Gaza e in Siria. In
Yemen da diversi anni si sta combattendo una guerra he è una sorta
di antipasto per l&#8217;armageddon finale per il Paese che sarebbe
una tragedia per tutta quest&#8217;area del mondo. 
</p>



<p><a href="http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Yemen-Laura-Silvia-Battaglia-2e553424-1867-4ee4-aa26-31d00733bd95.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Yemen-Laura-Silvia-Battaglia-2e553424-1867-4ee4-aa26-31d00733bd95.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><em>Yemen, nonostante la guerra</em>. Per
volontà del produttore, del distributore e di RAIdoc è un film che
vuole riassumere questi anni e capire come si è arrivati a questa
guerra, ma anche che vuole raccontare quello che dello Yemen non si
racconta mai e cioè chi resiste. Difficile farlo perchè l&#8217;accesso
al Paese è estremamente limitato e si entra spesso soltanto con il
canale dell&#8217;embedding o con le truppe saudite o pagando i trafficanti
che pagano poi i ribelli huthi (operazione disdicevole perchè si
pagano 6mila euro che verranno utilizzati per comprare armi) e queste
realtà non mostrano mai la società civile né tantomeno ti fanno
parlare con le persone liberamente. Usando in parte l&#8217;eccezionalità
della mia situazione (giornalista, ma sposata ad uno yemenita) che mi
permette di entrare nel Paese regolarmente senza un ufficiale che
possa controllare il mio lavoro, ho accesso alla vita quotidiana e
sono venuta a contatto con delle realtà straordinarie: il maestro
che apre la scuola nella casa di famiglia, il giornalista che
denuncia i rapimenti di persone ad Aden ma la Polizia non accoglie le
sue denunce perchè i poliziotti di notte “arrotondano”, il
direttore d&#8217;orchestra che sfida la censura degli huthi e crea
un&#8217;accademia rimbomba la passione per la musica&#8230;Tutte queste
persone, in questi modi, fanno politica: fa politica senza i partiti,
senza le milizie e anche senza le Ong. Quando c&#8217;è un popolo in
guerra passa il concetto che quel popolo sarà sempre bisognoso;
invece i popoli hanno una dignità e cercano delle soluzioni,
indipendenti da poteri esterni solo che spesso non sono né
rappresentati né ascoltati. 
</p>



<p>Il nostro intento è stato quello di
individuare delle storie simboliche della resistenza della società
civile, di gente che resiste in senso <em>politico</em>, partecipa
della città trovando soluzioni e affrontando gli ostacoli. 
</p>



<p>Per tutta la parte di contesto e di
racconto del Passato abbiamo usato buona parte del mio archivio non
utilizzato dal 2012 ad oggi. Questo materiale è stato montato con le
storie che ho raccolto durante i miei tre viaggi in Yemen, tra il
2016 a oggi e, qualche mese prima della messa in onda, abbiamo
sviluppato alcune storie che ci interessavano, organizzando delle
unità sul territorio con colleghi locali, lavorando per ogni città,
giorno per giorno. In questo modo abbiamo dato la possibilità a
delle persone del luogo di fare i reporter. In una delle mie unità,
quella girata a San&#8217;a, ha lavorato con noi una collega che mi ha
detto di essere molto scocciata di avere richieste in cui le
redazioni le chiedono di raccontare la fame, il colera, gli ospedali,
etc. Lavorando alla nostra unità, invece, e grazie all&#8217;operato di un
bravissimo fotografo, ha conosciuto cose del proprio Paese che ancora
non conosceva. Con il documentario si restituisce agli yemeniti
stessi una memoria storica dimenticata o sconosciuta, quindi. Da una
parte mostriamo la bellezza e l&#8217;eccellenza del Paese, dall&#8217;altra 
conserviamo un pezzo di Storia insospettabile (le donne, negli anni
&#8217;70, non si vestivano come si vestono oggi! Ad esempio). 
</p>



<p>Tutte le persone yemenite che hanno
visto il documentario hanno dato un riscontro positivo e anche gli
italiani che conoscono bene il Paese. E la mia soddisfazione è
quando mi dicono: “Finalmente una cosa che racconta NOI”. 
</p>



<p>Il problema è che, di fronte ai
conflitti, i media vanno sempre in cerca di due aspetti: una
narrazione televisiva, per immagini con scene forti e l&#8217;essere umano
ridotto a un nulla, e una grande insistenza retorica. Ma questo non
garantisce veridicità alla storia, ma solo pornografia. Dopo quasi
sei anni di guerra abbiamo continuato a mostrare bambini nudi e
emaciati, con il compiacimento di molti giornalisti, ma i nostri
bambini continuano a morire. Una terza via di narrazione esiste ed è
una narrazione che, per quanto possa essere eccezionale, si impone
necessariamente perchè i veri protagonisti sono le persone che
resistono. Ritengo che la retorica faccia molto bene ai canali
televisivi e ai giornalisti che la cavalcano, ma toglie dignità alle
persone che hanno subìto o che subiscono la guerra. Noi, invece,
dobbiamo individuare quali possano essere le possibili soluzioni ai
conflitti, insieme alla società civile, per il cambiamento in
positivo e concreto della situazione nel Paese.</p>
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