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		<title>Tre volti: il nuovo film di Panahi sull&#8217;Iran di oggi, la censura, i diritti delle donne</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2018 08:31:12 +0000</pubDate>
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<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/imm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-11760 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/imm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="150" height="214" /></a></b></span></p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>L&#8217;immagine mossa di una giovane donna in un video registrato con il cellulare: la donna si chiama Marziyeh e si sta appellando ad un&#8217;altra signora, un&#8217;attrice nota in tutto il Paese, affinchè convinca i suoi genitori a darle il permesso di realizzare il sogno di lavorare nel Cinema e nel Teatro. Altrimenti, dice Marziyeh, si toglierà la vita. La giovane donna vive reclusa in un piccolo villaggio rurale e arcaico.</p>
<p>L&#8217;attrice famosa, Behnaz Jafari, ascoltato il tragico messaggio, decide di abbandonare le riprese del film a cui sta lavorando, per andare in cerca della ragazza e verificare la veridicità del video. Inizia, così, un viaggio tra i villaggi dell&#8217;Iran profondo; un percorso effettuato in macchina, con alla guida lo stesso regista Jafar Panahi, durante il quale si intrecciano le vicende di altri personaggi, spesso femminili. Saranno, infatti, tre le donne protagoniste di questa storia, come tre sono i volti citati nel titolo. Ogni tappa del viaggio, su strade impervie e sempre più sterrate, rappresenta una riflessione sul tessuto politico-culturale del Paese.</p>
<p>L&#8217;attrice, quella importante, viene accolta dalla famiglia della ragazza e dalla comunità locale con tutti gli onori, ma a Marziyeh viene negata la possibilità di svolgere la sua stessa professione. Questo è il mistero che avvolge il racconto, ma non sarà l&#8217;unico.</p>
<p>Ha vinto l&#8217;Orso d&#8217;oro a Berlino nel 2015, Jafar Panahi, con il film intitolato <em>Taxi Teheran</em>. Torna nelle sale cinematografiche con il suo ultimo lavoro <em>Tre volti</em> in cui lui stesso si ritrova alla guida di un&#8217;automobile, personaggio diegetico e narratore di una vicenda che vede protagoniste tre donne, simboli della società iraniana contemporanea.</p>
<p>Prima di parlare del film, però, bisogna ricordare che Panahi si trova agli arresti domiciliari a causa del regime liberticida che vige nel Paese, ma la sua Arte riesce a sconfinare grazie alla tecnologia digitale e ai canali social. E <em>Tre volti</em> inizia proprio con un video, girato con un cellulare, che veicola un messaggio inquietante: se la giovane Marzyeh non riuscirà a realizzare il sogno di diventare attrice, si toglierà la vita. Questo è il motore di un viaggio nell&#8217;interno dell&#8217;Iran, tra i villaggi dove la cultura e la tradizione sono più arretrate rispetto alla capitale, Teheran.</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/6VE4oZlepQo?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>La riflessione di Panahi, come sempre nei suoi ultimi film, non si ferma a sottolineare la differenza tra città e campagna, ma insiste sul tema della censura, a cui lui stesso è stato ed è sottoposto. Anche questa pellicola, infatti, è stata considerata “illegale” perchè, secondo le autorità, mina l&#8217;onorablità dell&#8217;Iran e degli iraniani: ed ecco, quindi, che i familiari e la comunità di Marzyeh non vogliono che lei esca dalle mura domestiche e dal recinto in cui è stata cresciuta perchè deve ricalcare lo stereotipo della “brava ragazza”, devota al parentado, senza pretendere alcun tipo di emancipazione. Ma c&#8217;è chi fa da contraltare, ed è l&#8217;attrice ormai affermata, Benhaz Jafar, che qui recita se stessa. Affermata sì, ma nel film reietta perchè lavorava in televisione prima dell&#8217;avvento della Rivoluzione khomeinista e ora viene disprezzata da tutti (torna il tema della censura).</p>
<p>Premiato all&#8217;ultima edizione del festival di Cannes per la Migliore Sceneggiatura, il film di Panhai rappresenta anche una riflessione sul Cinema e sulla differenza tra finzione e realtà: il regista, e attore, osserva il video inviato da Marzyeh e si interroga sulla sua veridicità, non vedendo stacchi nel montaggio. Qui si annida il primo dubbio, ma anche il nucleo del discorso: qualsiasi forma di rappresentazione non può mai essere identica al Reale e, quindi, veritiera. Come si può, quindi, condannare un artista? Il tema fondamentale diventa quello della libertà di espressione. Ma anche quello della manipolazione delle immagini e delle parole per fare propaganda o, comunque, per orientare l&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>C&#8217;è, sicuramente, un omaggio al Maestro Abbas Kiarostami, ai suoi paesaggi quasi dipinti, ma le strade percorse dall&#8217;auto con i suoi viaggiatori sono quelle dei villaggi del nord-ovest, nella zona turcofona, dove affondano le radici del genitori e dei nonni di Panahi. Un omaggio anche alla sua famiglia di origine.</p>
<p>Strade in salita, acciotolate, difficili da percorrere, così come è difficile ottenere la tutela dei diritti fondamentali per le donne nella società iraniana. Donne riprese spesso in primo piano, mentre l&#8217;uomo (lui, Panahi) si fa riprendere di spalle, quasi a voler ammettere la propria rassegnazione di fronte al mancato sviluppo democratico della situazione politica  e a voler rimarcare il ruolo, negativo, della parte maschile nel tessuto sociale e nella vita delle mogli, figlie, sorelle&#8230;</p>
<p>Non abbiamo volutamente fatto cenno al terzo volto importante nella sceneggiatura; consigliamo, inoltre, di rimanere a guardare fino alla fine dei titoli di coda E poi ognuno farà le proprie considerazioni. E poi ognuno farà le proprie considerazioni.(Ricordiamo che i dialoghi italiani sono a cura di Babak Karimi).</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;: rivoluzione gambiana?</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2016 08:13:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Veronica Tedeschi</p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-699.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7653" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-699.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-699" width="674" height="449" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-699.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 674w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-699-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 674px) 100vw, 674px" /></a></p>
<p align="CENTER">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Quella del Gambia poteva essere la svolta che l’Africa aspetta da tempo e la realizzazione del sogno di molti africani. Durante tutta la campagna elettorale, il presidente gambiano Jammeh lasciò l’opposizione respirare libertà e dopo la sua sconfitta, decretata il 2 dicembre con il 36% dei voti, si congratulò addirittura con il nuovo Presidente Adama Barrow.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Durante i 22 anni di potere, Jammeh si è “conquistato” la reputazione di leader spietato e le organizzazioni a difesa dei diritti umani hanno spesso denunciato intimidazioni da parte del Presidente uscente. Sconcertò tutti con la sua “svolta islamista”, con la quale nella neonata “Repubblica Islamica” venne definita lingua ufficiale l’arabo, parlato da solo una piccola percentuale di popolazione, perlopiù anglofona. La motivazione di questa riforma fu esclusivamente mirata ad attirare capitali dall’Arabia Saudita e dai Paesi del Golfo, non di certo legata agli interessi dei gambiani.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Le carceri sono oggi piene di dissidenti politici, torture diffuse e sparizioni forzate sono le parole d’ordine del suo lungo mandato. Il bilancio del suo regime annovera sei tentativi di golpe soffocati nel sangue, violazioni sistematiche dei diritti umani e una legge tra le più omofobe del pianeta che ha costretto al carcere a vita molti gay e lesbiche.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-701.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-7654 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-701.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-701" width="410" height="564" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-701.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 466w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-701-218x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 218w" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Ad aggravare la situazione degli ultimi vent’anni gambiani è stata anche l’impunità delle forze di sicurezza e le minacce continue ai media. I civili sono ormai soffocati da questo regime, i gambiani vogliono sperare nel futuro e molti di loro avevano riposto sogni e certezze in Adama Barrow, neo presidente eletto. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Sembrava avercela fatta, la notizia è volata in tutta l’Africa, finalmente Jammeh si era fatto da parte, ma per la piccola enclave del Senegal le cose sono peggiorate negli ultimi giorni infatti, il 13 dicembre le forze di sicurezza hanno occupato la Commissione elettorale come protesta per la vittoria di Barrow. A questo atto si sono accodate delle dichiarazioni dell’ormai ex presidente Jammeh di rifiuto del risultato elettorale. Per il momento nelle strade principali del Gambia non ci sono stati incidenti rilevanti ma le proteste continuano ad aumentare e la situazione potrebbe peggiorare in pochissimo tempo.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Presidente del Senegal Sall non vuole trovarsi impreparato nel caso di disagi in Gambia. I cittadini senegalesi sono, infatti, costretti ad attraversare il Gambia per raggiungere le province meridionali della Casamance; in questi confini si lucra tantissimo, legalmente e illegalmente. I dazi doganali sono stati aumentati, paralizzando le forniture alimentari, fino al ripristino delle precedenti tariffe, avvenuto qualche mese dopo.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Qualche giorno fa presi in mano un portachiavi che ritraeva il Senegal: la forma di questo Stato non è di certo l’ideale per un oggetto di questo tipo, infatti sembrava mancasse un pezzo, come se si fosse rotto. Il Gambia si trova proprio lì, è il pezzo mancante di uno Stato civile e pacifico come il Senegal che vede i suoi cittadini, per quanto poveri e, spesso, in condizioni disagiate, contenti del loro Presidente che mai violerebbe i loro diritti fondamentali.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-700.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7652" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-700.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-700" width="733" height="377" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-700.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 733w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-700-300x154.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 733px) 100vw, 733px" /></a></p>
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		<title>L&#8217;iran e le elezioni</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 04:15:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In Iran qualcosa sta cambiando. Nella giornata di venerdì 14 giungo sono state aperte le urne per votare il nuovo presidente che, in realtà, ha un potere relativo in un Paese in cui il&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/elezioni-IRAN.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/elezioni-IRAN.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="139" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In Iran<br />
qualcosa sta cambiando. Nella giornata di venerdì 14 giungo sono<br />
state aperte le urne per votare il nuovo presidente che, in realtà,<br />
ha un potere relativo in un Paese in cui il vero capo è la Guida<br />
suprema. Ma ci sono un paio di segnali positivi.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Innanzitutto,<br />
l&#8217;affluenza è stata del 70%: un buon risultato, ottenuto grazie<br />
anche ai ripetuti appelli che i sei candidati hanno fatto ai<br />
cittadini per incitarli a recarsi a votare e, probabilmente, grazie<br />
anche al fatto che gli elettori hanno potuto esprimere la loro<br />
preferenza anche all&#8217;estero (i seggi sono stati allestiti a Dubai, a<br />
Londra e negli Stati Uniti; e si deve considerare che l&#8217;Iran non<br />
autorizza la presenza di osservatori esterni).
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
secondo luogo, sembra essere in testa, nei risultati parziali, il<br />
candidato moderato-riformista Hassan Rohani, 64 anni, l&#8217;unico<br />
religioso fra gli altri candidati laici, che veramente laici non<br />
sono. Rohani avrebbe superato la soglia assoluta, con il 50,4, al<br />
termine dello scrutinio in più di un quinto dei seggi: questo è ciò<br />
che emerge dai dati diffusi  dalle reti della Tv di Stato iraniana.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
 Interessante<br />
ricordare che, il fulcro tematico su cui si è svolta la campagna<br />
elettorale, riguarda il nucleare e le possibili sanzioni e che, anche<br />
su questo punto, la popolazione ha epresso chiaramente la propria<br />
posizione: il nuovo presidente e il suo establishment dovranno<br />
cambiare politica.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le code<br />
ai seggi nelle principali città, in particolare a Teheran e a<br />
Mashad, e il primo risultato elettorale fanno sperare in una<br />
rinascita del movimento riformista, a distanza di quattro anni dall&#8217;<br />
“onda verde” sulla quale il governo attuò una durissima<br />
repressione.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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