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	<title>residenti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Lettera aperta al Consolato generale della Repubblica bolivariana del Venezuela a Milano</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2024 12:19:04 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2024/04/10/lettera-aperta-al-consolato-generale-della-repubblica-bolivariana-del-venezuela-a-milano/">Lettera aperta al Consolato generale della Repubblica bolivariana del Venezuela a Milano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/bra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="753" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/bra-1024x753.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17512" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/bra-1024x753.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/bra-300x221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/bra-768x565.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/bra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Venezuela attraversa da 25 anni uno dei periodi più difficili e bui della sua storia. Le notizie non sono mai state abbastanza forti per capire in profondità la crisi politica, sociale, economica ed umanitaria che attraversa il paese. Ad ottobre dell&#8217;anno scorso si è aperto uno spiraglio di luce in occasione delle elezioni primarie dell&#8217;opposizione che si sono svolte in Venezuela e in tutto il mondo e dove ha vinto la candidata Maria Corina Machado. Le elezioni presidenziali avrebbero dovute essere, secondo il calendario del Consiglio Nazionale Elettorale venezuelano (CNE) ad ottobre di quest&#8217;anno. Vista la forza che stava prendendo la candidata dell&#8217;opposizione, il governo del presidente Nicolas Maduro arbitrariamente ha anticipato di tre mesi le elezioni, scavalcando tutti le leggi. Ha proibito l&#8217;iscrizione della candidata Machado al CNE, ostacolando tutte le sue azioni in pro della democrazia e sta rallentando il processo di iscrizione al registro elettorale di tutti i venezuelani dentro e fuori dal Venezuela. La lettera seguente è stata scritta dai cittadini venezuelani residenti nel Nord Italia e inviata al Consolato Generale di Venezuela con sede a Milano, con l&#8217;obiettivo di chiedere al Console Generale che faccia partire il processo elettorale nel suddetto Consolato.<br></p>



<p></p>



<p>Console Generale del Venezuela a Milano. Sig. Giancarlo Di Martino.<br>Console Generale Aggiunto. Sig. Christians Eduardo Sánchez Oloyola.</p>



<p><br>Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Milano<br>Corso Europa, 5, 20122<br>Milano MI, Italia</p>



<p><br>Egregio Console Generale<br>Egregio Console Generale Aggiunto,<br>Ci rivolgiamo a voi in qualità di cittadini venezuelani residenti nel centro-nord Italia.<br>Secondo quanto stabilito nel calendario elettorale presidenziale 2024, pubblicato tramite la<br>Gazzetta Elettorale numero 1048 in data 05 marzo 2024, è stato comunicato che lo scorso<br>18 marzo sarebbe iniziato il processo di registrazione e aggiornamento dei dati per i<br>venezuelani residenti all&#8217;estero. Tuttavia, fino ad oggi, tale processo non è stato avviato,<br>privando così migliaia di venezuelani residenti in Italia del diritto fondamentale di voto.<br>Dal 2013, i venezuelani residenti in Italia sono impossibilitati a registrarsi per votare nei<br>processi elettorali in Venezuela, poiché i consolati e l&#8217;ambasciata mantengono chiusa la<br>procedura relativa alla ricezione dei documenti e al loro invio all&#8217;Ufficio Nazionale di<br>Registrazione Elettorale del Consiglio Nazionale Elettorale in Venezuela, violando gli articoli<br>24, 26 e 27 del Regolamento Generale della Legge Organica sui Processi Elettorali.<br>In base a quanto esposto precedentemente, si stanno violando anche i diritti umani e<br>costituzionali di tutti i venezuelani residenti in Italia, e nello specifico: l&#8217;articolo 63 della<br>Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, l&#8217;articolo 25 del Patto<br>Internazionale sui Diritti Civili e Politici, l&#8217;articolo 21 della Dichiarazione Universale dei Diritti<br>Umani.<br>Il rifiuto di aprire il registro elettorale rappresenta una chiara violazione dei principi<br>democratici e un atto di esclusione politica nei confronti dei cittadini che risiedono al di fuori<br>dei confini del Venezuela.</p>



<p><br>Pertanto:</p>



<p><br>1) Esigiamo che il Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a<br>Milano adotti immediatamente misure per agevolare la registrazione e<br>l&#8217;aggiornamento dei dati per i venezuelani residenti nel centro-nord Italia, nelle<br>regioni di sua competenza territoriale, ossia Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia,<br>Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Valle d&#8217;Aosta, Veneto e Toscana.</p>



<p><br>2) Invitiamo a intraprendere tutte le azioni necessarie per garantire l’esercizio dei diritti<br>democratici da parte dei cittadini venezuelani all&#8217;estero. Le vostre posizioni come<br>Console Generale e Console Aggiunto vi obbligano a rispettare la Costituzione della<br>Repubblica Bolivariana del Venezuela al di là delle vostre preferenze personali e<br>politiche; pertanto, facciamo appello all’autorità che rappresentate.</p>



<p>3) Esigiamo il rispetto dei nostri diritti e suggeriamo che sia offerta l&#8217;opportunità a tutti i<br>cittadini venezuelani di partecipare al processo elettorale in modo libero ed equo,<br>indipendentemente dal luogo di residenza.</p>



<p><br>4) Chiediamo che formalmente siano recuperate le giornate perse finora per la<br>registrazione elettorale senza che venga alterato il periodo minimo di 1 mese,<br>stabilito originariamente dalle disposizioni del CNE.</p>



<p><br>5) Chiediamo che sia offerta l&#8217;opportunità a tutti i cittadini di recarsi al consolato durante<br>l&#8217;orario di lavoro del consolato e senza necessità di appuntamento. È impossibile<br>assistere migliaia di venezuelani residenti nel centro-nord Italia tramite appuntamenti,<br>quindi suggeriamo di organizzare il processo tramite code di cittadini e ordine di<br>arrivo.</p>



<p><br>6) Chiediamo la massima e necessaria celerità in tutto il processo senza ulteriori ritardi<br>rispetto a quelli già verificatisi. La contesa elettorale riguarda tutti i venezuelani senza<br>distinzioni politiche, religiose o di qualsiasi altra natura, come ben descritto dalla<br>nostra Costituzione.</p>



<p><br>È la giustizia che ci aspettiamo di ricevere a Milano, Italia, il secondo giorno del mese di<br>aprile dell&#8217;anno 2024.<br>Restiamo in attesa delle Vostre immediate azioni in merito.<br>Firmato:<br>Cittadini venezuelani residenti nel centro-nord Italia.</p>
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		<title>Trattenuti a Malpensa e respinti 19 cittadini dominicani regolarmente soggiornanti in Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2020 07:59:53 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(da www.asgi.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2019/05/canva_aereo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-33466"/></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>ASGI e&nbsp;<a href="https://www.arci.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ARCI</a>&nbsp;inviano una lettera al garante e ai ministeri degli Esteri e dell’Interno</strong>. Fermati all’aeroporto e respinti dopo 4 giorni senza alcun intervento del tribunale. Tra loro anche alcuni minori.</p></blockquote>



<p>Alcuni cittadini dominicani regolarmente soggiornanti in Italia, arrivati il 20 luglio 2020 all’aeroporto di Milano Malpensa a bordo di un volo organizzato dal Ministero degli Affari Esteri, sono stati fermati all’arrivo nella zona di transito e, a seguito di notifica di provvedimenti di respingimento immediato,&nbsp;sono stati imbarcati su un volo che li ha riportati nelle Repubblica Dominicana.</p>



<p>Secondo quanto riferito dalle testimonianze raccolte da Mercedes Frias che ha poi contattato le due associazioni, i passeggeri provenienti da Santo Domingo<strong>&nbsp;sono stati suddivisi in gruppi a seconda della nazionalità</strong>; ai passeggeri aventi la cittadinanza italiana è stato immediatamente consentito l’ingresso in Italia, mentre gli altri sono stati fatti attendere nell’area partenze dell’aeroporto.</p>



<p>Il giorno 21 luglio, le autorità di frontiera hanno consentito ai passeggeri familiari di cittadini italiani di lasciare l’aeroporto mentre le persone rimaste, aventi la cittadinanza dominicana ma residenti in Italia,&nbsp;<strong>sono stati trattenuti de facto in aeroporto in attesa del primo volo utile per il rinvio eseguito&nbsp; per 19 di loro il successivo 23 luglio</strong>. Nonostante le richieste avanzate anche dagli interessati non è stato effettuato<strong>&nbsp;nessun tipo di accertamento sanitario</strong>.</p>



<p>Secondo quanto riportato nei provvedimenti di respingimento notificati alle persone interessate, quanto accaduto ha avuto seguito in base a quanto disposto dall<strong>’Ordinanza del Ministero della Salute del 16 luglio 2020</strong>&nbsp;(preceduta da un’ordinanza analoga del 9 luglio e successivamente trasposta nel DPCM 7 agosto 2020) che, all’art. 1, dispone un divieto di ingresso nel territorio dello Stato nei confronti di coloro che, nei quattordici giorni precedenti abbiano soggiornato e transitato in uno dei 16 Paesi compresi nella lista di cui al comma 1 del medesimo articolo, tra i quali la Repubblica Dominicana; secondo la medesima ordinanza, tale divieto di ingresso non vale per i cittadini dell’Unione europea e i loro familiari residenti in Italia prima del 9 luglio. Nessuna eccezione è invece prevista per i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti e residenti in Italia.</p>



<p>Secondo le associazioni ARCI e ASGI, che hanno inviato&nbsp;<a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/08/2020_8_7_Segnalazione-Garante-respingimento-trattenimento-dominicani.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>una segnalazione al garante nazionale per le persone private della libertà</strong></a>, ai dubbi circa la legittimità delle disposizioni sopra citate, si aggiunge la preoccupazione per le&nbsp;<strong>condizioni materiali cui sono state soggette le persone coinvolte&nbsp;</strong>dal respingimento alla frontiera aeroportuale di Milano Malpensa.</p>



<p>Costrette inizialmente a dormire sulle sedie della sala di attesa posta nell’area partenze dell’aeroporto, senza alcuna informazione da parte delle autorità competenti se non relativamente alla necessità di attendere il primo volo utile per il rinvio in Repubblica Dominicana, dopo un giorno sono state condotte presso gli appositi locali di attesa, sistemate su brandine da campo, in condizioni di promiscuità tra uomini, donne e minori, senza alcuna possibilità di uscire e sotto stretta sorveglianza da parte delle autorità di frontiera.</p>



<p>Ancora una volta&nbsp;<strong>il trattenimento de facto e il successivo respingimento sono avvenuti senza l’intervento di un Giudice</strong>, a seguito di notifica di un provvedimento da parte delle autorità di frontiera.</p>



<p>“<em>Queste segnalazioni mettono in luce alcune insopportabili conseguenze della più recente normativa emergenziale in vigore, in particolare quella che incide sui diritti dei titolari di regolare permesso di soggiorno ovvero di altro titolo di ingresso ma attualmente nei loro Paesi d’origine</em>” affermano ASGI e ARCI nella <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/08/2020_8_21_lettera-ministeri-reigresso-covid.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>lettera inviata ai ministeri degli Esteri e dell’Interno</strong></a> in cui hanno richiesto con urgenza che vengano attivate <strong>le necessarie garanzie</strong> che dovrebbero essere poste in essere nei confronti di tutti i cittadini stranieri che hanno residenza e dimora abituale in Italia, anche al fine di evitare il ripetersi di analoghe circostanze.</p>



<p>LA LETTERA: <a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/kYEV72_nHgrGHZ5FN3Gn9orDgCDtaH_vT46aRVpve68TUFf2jK7lvHPzNVGkxgIH3YVb8_U_cvX6OiNXOInk6FYrYth15qhbuRwCOITqjfuieSICp4iWuXgsQ-8GTctnPhiH0l5WZphM10EcEhaGaypKBwWrxPux49fx3kPkIoihJwXJMziD9tzemHmNgVFXrc6QDkQwyhqHNUkuSkdFzNALgX5cYukx1syFjQy9NUYvRkbtQtbQ2K4Ap0QogmbQafZpdjDmXx0?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/kYEV72_nHgrGHZ5FN3Gn9orDgCDtaH_vT46aRVpve68TUFf2jK7lvHPzNVGkxgIH3YVb8_U_cvX6OiNXOInk6FYrYth15qhbuRwCOITqjfuieSICp4iWuXgsQ-8GTctnPhiH0l5WZphM10EcEhaGaypKBwWrxPux49fx3kPkIoihJwXJMziD9tzemHmNgVFXrc6QDkQwyhqHNUkuSkdFzNALgX5cYukx1syFjQy9NUYvRkbtQtbQ2K4Ap0QogmbQafZpdjDmXx0?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Foto di&nbsp;<strong><a href="https://www.pexels.com/it-it/@andiravsanjani?utm_content=attributionCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=pexels&utm_source=rss&utm_medium=rss">Nur Andi Ravsanjani Gusma</a></strong>&nbsp;da&nbsp;<strong><a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/aereo-aeroplano-aviazione-cielo-1465904/?utm_content=attributionCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=pexels&utm_source=rss&utm_medium=rss">Pexels</a></strong></p>
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		<title>I Rom, l&#8217;inclusione e Salvini</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jun 2018 07:26:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto &#160; Matteo Salvini  ha ricevuto molti voti, è stato eletto Ministro dell&#8217;Interno e ha lasciato in mezzo al mare 629 migranti poveri, tra cui donne e bambini. Matteo Salvini ora vuole&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Matteo Salvini  ha ricevuto molti voti, è stato eletto Ministro dell&#8217;Interno e ha lasciato in mezzo al mare 629 migranti poveri, tra cui donne e bambini. Matteo Salvini ora vuole indire un censimento dei Rom, facendo finta di dimenticare che anche Benito Mussolini ne fece uno e che Benito era un dittatore fascio. E &#8220;dimenticando&#8221; che questo tipo di censimento è anticostituzionale&#8230;Ah già ma lui se ne frega della Costituzione.</p>
<p>Noi continuiamo OGNI GIORNO a contrastare la violenza, anche quella di Stato, l&#8217;ingiustizia, l&#8217;antidemocrazia, per cui pubblichiamo oggi proprio lo studio di Associazione 21 Luglio sulla situazione delle etnie Rom, Sinti e Caminanti a Roma e in Italia. Per la libertà, la salute, la vita, l&#8217;istruzione &#8230;di tutte e di tutti e perché questi sono i diritti umani che vanno garantiti e tutelati. Altro che ruspe.</p>
<p><strong>Presentato  in Campidoglio il Report “Il Piano di Carta”, un monitoraggio dei primi dodici mesi del “Piano rom” del Comune di Roma. Appello urgente di Associazione 21 luglio: </strong><strong>«</strong><strong>Ad oggi il Piano non sta funzionando, occorre una profonda revisione</strong><strong>».</strong></p>
<p><div id="attachment_10870" style="width: 669px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/etnia-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-10870" loading="lazy" class="size-full wp-image-10870" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/etnia-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="659" height="351" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/etnia-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 659w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/etnia-rom-300x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 659px) 100vw, 659px" /></a><p id="caption-attachment-10870" class="wp-caption-text">fotogramma &#8211; sgombero rom cassio milano &#8211; LA POLIZIA SGOMBERA LA BARACCOPOLI DEL CAMPO NOMADI DI VIA DIONE CASSIO (MASSIMO ALBERICO, MILANO &#8211; 2013-04-19) p.s. la foto e&#8217; utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e&#8217; stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate</p></div></p>
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<p>Sono passati dodici mesi dalla presentazione del “Piano rom” del Comune di Roma, un documento che pianifica<strong> il superamento dei “campi” di Monachina e La Barbuta</strong> a cui si è aggiunto in corso d’opera l’insediamento di <strong>Camping River</strong>.</p>
<p>Nel corso di quest’anno, Associazione 21 luglio ha portato avanti un attento monitoraggio dell’andamento del “Piano” per valutare i risultati e l’impatto concreto sulla qualità della vita delle persone interessate, evidenziandone lacune e criticità. Da questo lavoro di <strong>analisi documentale</strong> e di <strong>ricerca sul campo</strong> è nato il report “<strong>Il Piano di Carta. Rapporto sui primi dodici mesi del Piano rom del Comune di Roma</strong>” &#8211; presentato oggi in Campidoglio &#8211; che evidenzia numerose fragilità cui è urgente porre rimedio.</p>
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<p><u><strong>Le persone coinvolte nel Piano</strong></u></p>
<p>Un primo livello di inadeguatezza riguarda<strong> il numero di persone coinvolte</strong>. Secondo il “Piano di Roma Capitale per l’inclusione dei rom” sono ammessi alle misure di sostegno tutti i rom censiti dalla Polizia di Roma Capitale nel 2017, 4.503 persone presenti in 11 insediamenti formali che non comprendono in alcun modo i <strong>1.600 rom presenti nei “campi” informali della città</strong>, circa 300 microinsediamenti sparsi nel territorio della Capitale. In assenza di qualsiasi progettazione di carattere inclusivo per questi nuclei in condizione di grave fragilità, sono rimasti gli <strong>sgomberi forzati</strong>. Dal 31 maggio 2017, giorno di presentazione del “Piano rom”, al 10 maggio 2018 sono stati 28 gli sgomberi forzati perpetrati dalle autorità capitoline che, in assenza delle garanzie procedurali previste dalle Nazioni Unite, hanno coinvolto un totale di <strong>circa 700 persone</strong> per un <strong>costo stimato di circa 880 mila euro</strong>.</p>
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<p><strong><u>Il Camping River</u></strong></p>
<p>Già a pochi mesi dalla presentazione del Piano, il progetto del Comune ha dimostrato la sua inadeguatezza. Un primo banco di prova ha riguardato infatti il Camping River, per il quale una Deliberazione di giugno 2017 <strong>fissava la chiusura dell’insediamento al 30 settembre 2017</strong>, scadenza che non è mai stata rispettata perché si è scontrata da subito con la difficoltà oggettiva di attuare le azioni previste dal “Piano” una volta calate nel contesto reale. Ad oggi non solo l’insediamento è ancora aperto, ma nel frattempo <strong>le condizioni di vita al suo interno sono visibilmente peggiorate</strong>. Il 15 giugno, secondo la comunicazione notificata ai residenti, il Comune di Roma provvederà a rimuovere le abitazioni mobili presenti nell’area, aggravando così drammaticamente le condizioni delle 100 famiglie accolte.</p>
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<p><u><strong>Monachina e La Barbuta</strong></u></p>
<p>Criticità si sono riscontrate anche nelle azioni volte al superamento degli insediamenti di <strong>“Monachina” e “La Barbuta”</strong>. A dicembre 2018 l’Ufficio Speciale, Rom Sinti e Caminanti ha comunicato l’esito del bando di gara per l’affidamento dei servizi finalizzati al superamento dei “campi”: per il primo<strong> non si è registrata alcuna domanda</strong>, per il secondo è pervenuta <strong>una sola offerta </strong>da parte dell’Associazione della Croce Rossa Italiana Comitato Area Metropolitana di Roma Capitale.</p>
<p>Nel corso dei mesi, in tutti i casi e in ciascuno degli insediamenti monitorati da Associazione 21 luglio, l’Organizzazione ha riscontrato nei residenti <strong>una marcata sfiducia</strong>, una conoscenza superficiale e generica di azioni e finalità del Piano – sintomo di un <strong>inadeguato coinvolgimento dei diretti interessati</strong> – e una forte preoccupazione sulla mancanza di sostenibilità delle offerte abitative proposte dal Piano e dal Dipartimento Politiche Sociali del Comune di Roma.</p>
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<p><u><strong>Minori e scolarizzazione</strong></u></p>
<p>Risulta drammatica inoltre<strong> la situazione scolastica dei minori rom</strong> negli insediamenti formali della città. Dopo la sospensione del “Progetto di scolarizzazione che negli ultimi dieci anni ha registrato un numero di minori iscritti oscillante tra le 1.700 e le 2.000 unità, secondo il Dipartimento Servizi Educativi e Scolastiche di Roma Capitale il numero dei minori rom iscritti alla scuola dell’obbligo <strong>nell’anno 2017-8 era drasticamente sceso a 1.025</strong>.</p>
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<p><u><strong>Raccomandazioni</strong></u></p>
<p>Nel corso della presentazione del Report, Associazione 21 luglio ha ribadito la sua preoccupazione e ha chiesto<strong> una profonda revisione del Piano attraverso l’attuazione di alcune raccomandazioni</strong>, quali l’attivazione di un dialogo reale con le comunità rom in emergenza abitativa, l’inserimento di quanti sono stati esclusi nel censimento e l’individuazione di un ventaglio di strumenti abitativi e di percorsi di inclusione lavorativa certi e sostenibili.</p>
<p>In via urgente Associazione 21 luglio ha richiesto un intervento sociale per il miglioramento delle condizioni di vita all’interno dei “campi”, <strong>la sospensione degli sgomberi forzati </strong>degli insediamenti informali, l’arresto dell’emorragia di iscrizioni e frequenze scolastiche dei bambini rom e la revisione del Patto di Responsabilità solidale, sottoposto alle famiglie per accedere ai servizi del Piano, giudicato inadeguato e discriminatorio.</p>
<p>Secondo Associazione 21 luglio «Il Piano rom della Giunta Raggi è un “Fake Plan”, ovvero un <strong>“Piano di carta” con un impianto teorico ma una forte disconnessione dalla realtà</strong> degli insediamenti della Capitale, e quindi le sue azioni sono condannate al fallimento. Dopo dodici mesi dalla sua presentazione <strong>sono i numeri a parlare</strong>: 700 persone sgomberate al di fuori delle garanzie procedurali previste dalle Nazioni Unite; 1.000 bambini rom non più iscritti alla scuola dell’obbligo; condizioni di vita negli insediamenti drammaticamente peggiorate; 100 famiglie che il prossimo 15 giugno si vedranno private dei loro container nell’insediamento Camping River e costrette a dormire all’addiaccio. In compenso registriamo proclami fondati su dati errati e informazioni distorte. Solo<strong> una profonda revisione del “Piano rom”</strong>, urgente e immediata, potrà consentire un <strong>diverso impatto delle azioni promosse dal Campidoglio</strong>, che oggi risulta lesivo dei diritti fondamentali. Questo è l’appello che rivolgiamo alla sindaca Virginia Raggi».</p>
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		<title>Feriti nella Striscia di Gaza</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2018 10:34:09 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre il Giro d&#8217;Italia passa da Israele e Gerusalemme e non si placano le proteste, <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> riporta notizie da Gaza, grazie a MEDU, Medici per i diritti umani. (www.mediciperidirittiumani.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/fpkmcmppaaeegfbh.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10666" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/fpkmcmppaaeegfbh.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="525" height="536" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/fpkmcmppaaeegfbh.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 525w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/fpkmcmppaaeegfbh-294x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 294w" sizes="(max-width: 525px) 100vw, 525px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Medici per i Diritti Umani diffonde il comunicato dell’organizzazione partner Physicians for Human Rights Israele</em></p>
<p>Nelle ultime settimane, decine di migliaia di palestinesi residenti nella Striscia di Gaza hanno manifestato in diverse località lungo il confine con Israele. Le manifestazioni hanno portato alla morte di 40 palestinesi e 5.511 feriti, di cui 138 in gravi condizioni. Di questi 1.704 hanno riportato ferite agli arti inferiori e 21 hanno perso un arto ed altri sono a rischio di perderlo.</p>
<p>Nonostante il numero molto alto di feriti e la gravità delle ferite e anche se il sistema sanitario di Gaza manca di mezzi e competenze per evitare le amputazioni, <strong>solo 20 dei feriti, per la maggior parte bambini e giornalisti, hanno richiesto di poter uscire da Gaza per ricevere cure mediche fuori. Israele ha approvato solo 9 di queste richieste</strong>.</p>
<p>Anche quando i feriti hanno lasciato la Striscia di Gaza, il tempo di arrivare in una struttura medica adeguata è stato talmente lungo che ha reso vani gli sforzi di evitare l’amputazione oltre al fatto che queste persone hanno anche rischiato la vita.</p>
<p>All’interno della Striscia di Gaza, è stato deciso di non trasferire i manifestanti feriti, inclusi coloro i quali rischiavano la vita, per ricevere cure all’esterno. Questo perché i feriti e le loro famiglie hanno paura che una volta in Israele possano essere arrestati dalle Forze di sicurezza israeliane, come è successo spesso in passato.</p>
<p>Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’Israeli Coordination and Liaison Administration (CLA) situata al valico di Erez ha ricevuto 20 richieste di uscita da Gaza per motivi di salute, tutti urgenti. Ad ogni modo, quattro dei feriti sono riusciti ad uscire solo grazie all’aiuto di organizzazioni umanitarie per i diritti umani che hanno fatto appello alla Corte israeliana.</p>
<p>Precedentemente, Physicians for Human Rights Israel (PHRI) ha fatto appello in due casi ed ora ha aggiunto altri tre casi di palestinesi feriti ai quali è stata negata l’uscita dalla Striscia.</p>
<p>Due casi che dimostrano l’assurdità di questa tragedia sono quelli di Abd-al-Rahman Nofal e Yusuf Al-Qatrawi.</p>
<p>Abd al-Rahman Nofal, 12 anni, è stato ferito il 17 aprile scorso. I soldati gli hanno sparato alla gamba mentre prendeva parte alle manifestazioni fuori dal campo profughi di Al-Bureij. Nell’ospedale di Al-Shifa a Gaza City, i dottori hanno deciso di trasferirlo in un ospedale della Cisgiordania dato che non avevano mezzi per curarlo e volevano prevenire l’amputazione. La richiesta della famiglia di trasferire il ragazzo ferito all’ Istishari Hospital di Ramallah è stata negata e hanno contattato PHR-Israel in cerca di aiuto. PHR-I ha inviato un appello urgente alla CLA di Gaza e non avendo ricevuto alcuna risposta, ha inviato una petizione all’Alta Corte di Giustizia che la sera stessa ha richiesto di permettere al ragazzo di uscire per ricevere cure adeguate.</p>
<p>Dopo circa mezz’ora, Abd al-Rahman Nofal ha ricevuto il permesso ed è stato trasferito la notte stessa all’ospedale di Ramallah. Alla madre non è stato permesso di accompagnarlo. All’ospedale, i medici non hanno potuto evitare l’amputazione.</p>
<p>Yusuf al-Qatrawi, 17 anni, è stato ferito alle anche dopo che i soldati israeliani gli hanno sparato il 6 aprile scorso.Anche lui ha chiesto di uscire da Gaza per ricevere cure mediche ed il permesso gli è stato negato. PHR-I ha fatto nuovamente appello al CLA di Gaza e al Coordinator of Government Activities in the Territories per far trasferire il ragazzo. Il dottor Dani Rozin, volontario di PHRI ha dichiarato: “Yusuf al-Qatrawi ha riportato ferite di arma da fuoco ad entrambe le anche; le ossa sono state danneggiate ed un’operazione urgente è necessaria. La ferita è stata suturata ma successivamente ha riportato un’infezione e nonostante il trattamento antibiotico, l’ infezione permane e risulta difficile da curare tanto che rischia di perdere l’arto e la cosa può anche mettere a rischio la vita del paziente”. Al tempo di questa diagnosi, la richiesta di Al-Qatrawi non ha avuto alcuna risposta, nonostante il fatto che fosse una questione di tempo salvare la sua vita. Ad ogni modo, PHR-I ha inoltrato un appello urgente all’Alta corte di giustizia per far approvare il suo trasferimento.</p>
<p>La posizione dello Stato di Israele su questa questione è stata chiarita dalla risposta data alle petizioni presentate all’Alta corte di giustizia. In queste petizioni i due manifestanti palestinesi feriti alle gambe chiedono di uscire per ricevere trattamenti medici in Cisgiordania, per evitare l’amputazione. Lo Stato ha risposto che le richieste non possono essere accettate in quanto le ferite sono state riportate durante manifestazioni organizzate da Hamas. Questo significa che lo Stato considera che le circostanze in cui una persona ha riportato una ferita sono importanti rispetto a dare un permesso o meno per uscire da Gaza per cure mediche</p>
<p>Una situazione in cui le forze di sicurezza israeliane uccidono manifestanti inermi è inaccettabile in sé. Una volta accaduto, però, queste persone devono poter ricevere cure mediche appropriate il prima possibile. Il fatto che lo Stato neghi la possibilità che un paziente possa uscire per ricevere cure mediche sulla mera base delle circostanze in cui è accaduto il ferimento, in questo caso una manifestazione, e non sulla base delle sue effettive condizioni di salute, considerando il fatto che può essere in pericolo di vita o in procinto di perdere un arto, è un atto crudele ed oltraggioso. La deontologia medica vuole che vi siano cure appropriate in beneficio di tutte le persone ferite senza alcun riguardo per le circostanze in cui il ferimento è avvenuto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><small>La versione italiana del comunicato è a cura di Medici per i Diritti Umani (MEDU).<br />
Medici per i Diritti Umani (MEDU) e Physicians for Human Rights – Israele, organizzazioni partner, fanno parte dell’International Federation of Health and Human Rights Organisations (IFHHRO) e collaborano dal 2009 in progetti sanitari nei Territori occupati palestinesi insieme all’organizzazione palestinese Palestinian Medical Relief Society (PMRS</small></p>
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