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	<title>respingimenti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Cosa affrontano i cristiani cinesi fuggiti in Italia in caso di rimpatrio in Cina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 11:13:30 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="577" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/3-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17676" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/3-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/3-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/3-768x433.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Nel luglio 2024, durante una giornata soleggiata e calda, HH si è recata di buon’ora all’Ufficio Immigrazione per verificare l&#8217;esito della propria richiesta di protezione speciale, ma da quel momento non ha più fatto ritorno.<br>Nel pomeriggio, verso le cinque, HH ha inviato un messaggio a un amico: “Aiutami, sono all’Ufficio Immigrazione”. Dopodiché, non è stato più possibile mettersi in contatto con lei. Il giorno successivo, HH è stata rimpatriata in Cina dalle autorità italiane. Cosa significa per i cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente fuggiti in Italia a causa della persecuzione religiosa, tornare in Cina?<br>È noto che, dal 2018, anno dell&#8217;entrata in vigore della Nuova Normativa sugli affari religiosi, la persecuzione della fede religiosa da parte del governo cinese è aumentata progressivamente. Milioni di musulmani sono stati imprigionati nei famigerati campi di rieducazione nello Xinjiang, molte chiese sono state demolite e molte chiese domestiche sono state chiuse. I predicatori sono stati pesantemente condannati, e la Chiesa di Dio Onnipotente ha subito le repressioni e le persecuzioni più gravi. Il deputato del Parlamento Europeo Thomas Doss, durante una tavola rotonda del Parlamento Europeo nel 2018, ha dichiarato che la situazione dei cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente in Cina è peggiore di quella dei musulmani uiguri.<br>La pandemia di COVID-19, che è durata quattro anni, non ha fermato la repressione della Chiesa di Dio Onnipotente da parte del governo cinese. Il rapporto annuale del 2023 sulle persecuzioni della Chiesa da parte del governo cinese mostra che la persecuzione è aumentata drasticamente negli ultimi anni, con un numero di arresti e condanne che ha raggiunto nel 2023 i massimi livelli dalla<br>scoperta della pandemia.<br>Il rapporto indica che, secondo stime incomplete, nel 2023 almeno 12.463 cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente sono stati arrestati, tra quest 5.832 hanno subito torture o sono stati sottoposti a lavaggi del cervello forzati, e almeno 20 cristiani sono stati perseguitati fino alla morte.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="700" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17677" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-300x205.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-768x525.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-1536x1049.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-2048x1399.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Un altro dato inquietante è che solo il 15 giugno 2023, nella provincia di Zhejiang in Cina, sono state arrestate 1.043 persone. Alcuni cristiani liberati hanno rivelato che durante gli interrogatori la polizia ha affermato che il sistema di sorveglianza onnipresente, chiamato &#8220;SkyNet&#8221;, ha notevolmente facilitato gli arresti.<br>Molti casi dimostrano che in Cina il sistema di sorveglianza &#8220;SkyNet&#8221;, il monitoraggio dei telefoni, dei droni, e dei localizzatori per biciclette elettriche sono ampiamente utilizzati per monitorare e arrestare i cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente, fornendo così &#8220;prove&#8221; per arrestare i cristiani.<br>Per costringere i cristiani a fornire informazioni sulla chiesa e a firmare dichiarazioni in cui abiurano la propria fede, gli agenti di polizia li sottopongono a lavaggio del cervello e a vari tipi di tortura, li privano del sonno per lunghi periodi, li appendono con le manette alle sbarre di metallo di una finestra senza che i piedi tocchino il pavimento, gli infliggono scariche elettriche, pestaggi violenti, e in alcuni casi, somministrano forzatamente farmaci sconosciuti o addirittura li obbligano ad ingerire feci e così via. Molti cristiani sono stati anche costretti a girare video in cui dovevano forzatamente rinnegare la propria fede in Dio.</p>



<p>La gravità delle condanne inflitte ai cristiani di questa Chiesa è sorprendente. Dal 2020 al 2023, il numero dei membri della Chiesa di Dio Onnipotente condannati è aumentato in media del 26% all&#8217;anno per quattro anni consecutivi. Nel 2023 sono state condannate 2.207 persone e ben 1.094 sono state condannate a tre o più anni, pari al 49% del numero totale di condanne. Tra questi, 124 sono stati condannati a sette anni o più, con la pena più lunga che ha raggiunto i 12 anni e sei mesi.<br>La persona più giovane condannata aveva solo 16 anni, mentre la più anziana aveva 84 anni. Molti credenti comuni sono stati condannati a pene pesanti solo per aver posseduto un certo numero di libri elettronici e altro materiale riguardante la fede in Dio.<br>Un cristiano, incapace di sopportare ulteriormente le torture, si è gettato da un edificio, rimanendo invalido. Un altro cristiano con un&#8217;ernia del disco lombare, è stato costretto a stare in piedi per lunghi periodi, finendo per non essere più in grado di prendersi cura di sé. Un cristiano di 63 anni è morto mentre era detenuto in un centro d’indottrinamento forzato, e la polizia ha dichiarato che la sua morte fosse un suicidio. Molti cristiani sono stati privati del sonno: alcuni per 8 giorni, altri fino a 10 giorni e notti consecutive, e in alcuni casi anche per 40 giorni, senza poter dormire su un letto.<br>A causa di questa deprivazione, alcuni cristiani si sono rotti le mani quando si sono assopiti e sono caduti a terra.<br>A causa di un contesto così ostile per vivere e credere, i cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente sono stati costretti a fuggire all&#8217;estero, abbandonando tutto. Alcuni di loro sono riusciti a rifugiarsi in Italia. Purtroppo, si trovano nella stessa situazione di HH dopo che la loro richiesta di asilo è stata respinta: in qualsiasi momento potrebbero improvvisamente essere deportati nel Paese d&#8217;origine che<br>vuole condannare a morte i cristiani.<br>Una delle principali norme del diritto internazionale sui rifugiati è il principio di non respingimento.<br>Questo principio afferma che i rifugiati non devono essere rimpatriati in Paesi dove rischiano persecuzioni, prigionia o torture, indipendentemente dal fatto che abbiano ottenuto o meno l&#8217;asilo.<br>Nel 2021, la Svizzera ha respinto una richiesta di asilo di un cristiano della Chiesa di Dio Onnipotente, e il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha emesso una sentenza al riguardo.<br>Ha dichiarato che i membri della Chiesa di Dio Onnipotente in Cina, o coloro che vengono rimpatriati dopo che la loro richiesta di asilo è stata respinta all&#8217;estero, &#8220;rischiano la tortura o altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti&#8221;.<br>Facciamo un appello urgente al governo italiano affinché, in conformità con il principio fondamentale di non respingimento dei rifugiati,e con lo spirito di tutela dei diritti umani, non rimpatri i cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente nel loro Paese d&#8217;origine, la Cina, dove sono perseguitati, e garantisca loro la più elementare sicurezza personale.</p>



<p><br>Per maggiori dettagli sul rapporto annuale 2023 sulla persecuzione della Chiesa di Dio Onnipotente da parte del governo comunista cinese, clicca sul link:<br><a href="https://www.hidden-advent.org/persecution/annual-report-2023.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.hidden-advent.org/persecution/annual-report-2023.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="700" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17678" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-300x205.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-768x525.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-1536x1049.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-2048x1399.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>Storica vittoria del diritto di asilo: un visto d’ingresso in Italia per richiedere protezione</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/09/07/storica-vittoria-del-diritto-di-asilo-un-visto-dingresso-in-italia-per-richiedere-protezione/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2020 06:39:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da Asgi.it) Il comunicato Tutte le tappe che hanno portato alla condanna Stampa: video e interviste Sono arrivati oggi all’aeroporto di Fiumicino cinque cittadini eritrei a cui il Tribunale di Roma ha riconosciuto il&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>(da Asgi.it)</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/08/phil-mosley-wOK2f2stPDg-unsplash-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-41249"/></figure>



<p></p>



<p><a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/vittoria-diritto-asilo-respinti-illegalmente-eritrei-oggi-in-italia-con-visto/#comunicato?utm_source=rss&utm_medium=rss">Il comunicato</a></p>



<p><a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/vittoria-diritto-asilo-respinti-illegalmente-eritrei-oggi-in-italia-con-visto/#tappe?utm_source=rss&utm_medium=rss">Tutte le tappe che hanno portato alla condanna</a></p>



<p><a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/vittoria-diritto-asilo-respinti-illegalmente-eritrei-oggi-in-italia-con-visto/#stampa?utm_source=rss&utm_medium=rss">Stampa: video e interviste</a></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Sono arrivati oggi all’aeroporto di Fiumicino cinque cittadini eritrei a cui il Tribunale di Roma ha riconosciuto il diritto a fare ingresso sul territorio mediante il rilascio di un visto con lo scopo di accedere alla domanda di protezione internazionale, dopo che l’Italia li aveva soccorsi con una nave della Marina militare nel mar Mediterraneo e illegalmente respinti in Libia nel 2009.</p></blockquote>



<p>Amnesty International Italia e Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) hanno celebrato e accolto un arrivo dall’eccezionale portata simbolica, che ripristina la legalità in relazione al diritto di asilo sancito dall’articolo 10 della Costituzione, leso dalle autorità italiane che da anni effettuano azioni volte a bloccare l’accesso di tutti coloro che tentano attraverso il Mediterraneo di arrivare ed ottenere protezione.</p>



<p>Assistiti dagli avvocati Cristina Laura Cecchini e Salvatore Fachile di Asgi e sostenuti dalla documentazione fornita da Amnesty International Italia, avevano presentato ricorso al Tribunale civile di Roma che,<a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/08/sentenza-22917.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;il 28 novembre 2019, con la sentenza 22917, ha dichiarato illegittimo il respingimento,&nbsp;</a>ordinato il rilascio di un visto d’ingresso per permettere di accedere alla procedura di riconoscimento della protezione internazionale e ha condannato le autorità italiane al risarcimento del danno.</p>



<p>La sentenza afferma che al fine di rendere effettivo il diritto di asilo&nbsp;<strong>è necessario “espandere il campo di applicazione della protezione internazionale volta a tutelare la posizione di chi, in conseguenza di un fatto illecito commesso dall’autorità italiana si trovi nell’impossibilità di presentare la domanda di protezione internazionale</strong>&nbsp;in quanto non presente nel territorio dello Stato, avendo le autorità dello stesso Stato inibito l’ingresso, all’esito di un respingimento collettivo, in violazione dei principi costituzionali e della Carta dei diritti dell’Unione europea.”</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Si tratta, secondo Amnesty International Italia e Asgi, di una decisione che rappresenta un precedente dalla portata storica perché per la prima volta viene stabilito da un tribunale italiano che ha diritto ad un visto per chiedere asilo in Italia chi non è presente sul territorio italiano.</p></blockquote>



<p>Hanno così ottenuto finalmente giustizia e il rispetto dei propri diritti coloro che, nel 2009, in un gruppo di 89 migranti e richiedenti asilo, erano stati ricondotti dalle autorità italiane in Libia, dove erano stati esposti nuovamente a trattamenti inumani e degradanti, violenze e torture.&nbsp;</p>



<p>Dopo l’arrivo sul territorio libico, infatti, tutte le persone erano state detenute, e solo dopo lunghi mesi di prigionia erano state rilasciate. Alcune di loro, nonostante il rischio di essere nuovamente respinte, avevano tentato nuovamente la traversata del Canale di Sicilia. Alcuni hanno perso la vita in naufragi negli anni successivi, mentre altri ancora sono riusciti a raggiungere le coste italiane e ad arrivare in altri paesi, come la Germania e la Svizzera, dove hanno ottenuto la protezione internazionale.</p>



<p>Sedici di loro, tutti cittadini eritrei, decisero di non correre nuovamente i rischi di un viaggio in mare e di tentare di raggiungere l’Europa via terra. Dopo aver attraversato l’Egitto e il deserto del Sinai,&nbsp;arrivarono in Israele.&nbsp;</p>



<p>Per circa 10 anni questi 16 cittadini eritrei sono rimasti bloccati in Israele, dove il loro diritto a richiedere asilo non è rispettato e col rischio costante di essere rimandati verso paesi africani che avevano stretto accordi bilaterali con Israele, come Uganda e Ruanda.</p>



<p>Il 25 giugno 2016 hanno promosso l’azione legale presso il Tribunale civile di Roma nei confronti della presidenza del Consiglio e dei ministeri degli Affari esteri, della Difesa e dell’Interno dello stato italiano. Il 28 novembre 2019, la già citata storica sentenza.</p>



<p>“<em>Siamo felici di essere qui. Abbiamo ripreso ad avere fiducia nella giustizia ora speriamo di avere la protezione di cui abbiamo bisogno</em>”, ha dichiarato uno dei cinque cittadini eritrei atterrati oggi a Fiumicino.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“<em>Finalmente si restituisce valore legale agli obblighi di protezione sanciti dall’art 10 della Costituzione. Questo arrivo rappresenta un precedente importante perché per la prima volta le autorità italiane sono costrette a garantire l’ingresso sul territorio per accedere alla procedura di riconoscimento della protezione internazionale e questo avviene non già in ragione di una concessione umanitaria ma dell’affermazione di un diritto di cui queste persone sono titolari. Sono evidenti le ricadute di tali principi verso tutte quelle politiche volte ad implementare il sistematico svuotamento degli obblighi di protezione e quanto mai attuale in questo momento storico</em>”, hanno affermato Cristina Laura Cecchini e Salvatore Fachile avvocati di Asgi.</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“<em>Illegittimamente respinti in Libia dall’Italia nel 2009, oggi grazie a una sentenza della giustizia italiana cinque richiedenti asilo eritrei sono arrivati nel nostro paese nel modo più sicuro e legale possibile. Ciò che dovrebbe essere garantito a tutti coloro che sono stati costretti a fuggire dai loro paesi a causa di conflitti, persecuzione politica e altre violazioni dei diritti umani</em>”, ha aggiunto Ilaria Masinara, campaign manager su migrazione e discriminazione di Amnesty International Italia.&nbsp;</p></blockquote>



<p>Dopo il periodo di quarantena previsto dalle norme vigenti, i cinque cittadini eritrei potranno finalmente avvieranno la procedura per chiedere all’Italia il riconoscimento della protezione internazionale ed ottenere, finalmente, tutti i diritti che ne conseguono.&nbsp;</p>



<p>Nei prossimi mesi dovranno giungere in Italia anche altre tre dei respinti, oggi sostenuti dall’organizzazione non governativa Assaf,&nbsp; che sono ancora bloccati in Israele in ragione del fatto che hanno costruito una famiglia. È stata infatti avanzata la richiesta per permettere l’ingresso anche di moglie e figli a seguito viste le condizioni in cui si trovano sul territorio israeliano e i rischi connessi e si è in attesa delle determinazioni dell’autorità consolare.&nbsp;</p>
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		<title>Trattenuti a Malpensa e respinti 19 cittadini dominicani regolarmente soggiornanti in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2020 07:59:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da www.asgi.it) ASGI e&#160;ARCI&#160;inviano una lettera al garante e ai ministeri degli Esteri e dell’Interno. Fermati all’aeroporto e respinti dopo 4 giorni senza alcun intervento del tribunale. Tra loro anche alcuni minori. Alcuni cittadini&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>(da www.asgi.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2019/05/canva_aereo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-33466"/></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>ASGI e&nbsp;<a href="https://www.arci.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ARCI</a>&nbsp;inviano una lettera al garante e ai ministeri degli Esteri e dell’Interno</strong>. Fermati all’aeroporto e respinti dopo 4 giorni senza alcun intervento del tribunale. Tra loro anche alcuni minori.</p></blockquote>



<p>Alcuni cittadini dominicani regolarmente soggiornanti in Italia, arrivati il 20 luglio 2020 all’aeroporto di Milano Malpensa a bordo di un volo organizzato dal Ministero degli Affari Esteri, sono stati fermati all’arrivo nella zona di transito e, a seguito di notifica di provvedimenti di respingimento immediato,&nbsp;sono stati imbarcati su un volo che li ha riportati nelle Repubblica Dominicana.</p>



<p>Secondo quanto riferito dalle testimonianze raccolte da Mercedes Frias che ha poi contattato le due associazioni, i passeggeri provenienti da Santo Domingo<strong>&nbsp;sono stati suddivisi in gruppi a seconda della nazionalità</strong>; ai passeggeri aventi la cittadinanza italiana è stato immediatamente consentito l’ingresso in Italia, mentre gli altri sono stati fatti attendere nell’area partenze dell’aeroporto.</p>



<p>Il giorno 21 luglio, le autorità di frontiera hanno consentito ai passeggeri familiari di cittadini italiani di lasciare l’aeroporto mentre le persone rimaste, aventi la cittadinanza dominicana ma residenti in Italia,&nbsp;<strong>sono stati trattenuti de facto in aeroporto in attesa del primo volo utile per il rinvio eseguito&nbsp; per 19 di loro il successivo 23 luglio</strong>. Nonostante le richieste avanzate anche dagli interessati non è stato effettuato<strong>&nbsp;nessun tipo di accertamento sanitario</strong>.</p>



<p>Secondo quanto riportato nei provvedimenti di respingimento notificati alle persone interessate, quanto accaduto ha avuto seguito in base a quanto disposto dall<strong>’Ordinanza del Ministero della Salute del 16 luglio 2020</strong>&nbsp;(preceduta da un’ordinanza analoga del 9 luglio e successivamente trasposta nel DPCM 7 agosto 2020) che, all’art. 1, dispone un divieto di ingresso nel territorio dello Stato nei confronti di coloro che, nei quattordici giorni precedenti abbiano soggiornato e transitato in uno dei 16 Paesi compresi nella lista di cui al comma 1 del medesimo articolo, tra i quali la Repubblica Dominicana; secondo la medesima ordinanza, tale divieto di ingresso non vale per i cittadini dell’Unione europea e i loro familiari residenti in Italia prima del 9 luglio. Nessuna eccezione è invece prevista per i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti e residenti in Italia.</p>



<p>Secondo le associazioni ARCI e ASGI, che hanno inviato&nbsp;<a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/08/2020_8_7_Segnalazione-Garante-respingimento-trattenimento-dominicani.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>una segnalazione al garante nazionale per le persone private della libertà</strong></a>, ai dubbi circa la legittimità delle disposizioni sopra citate, si aggiunge la preoccupazione per le&nbsp;<strong>condizioni materiali cui sono state soggette le persone coinvolte&nbsp;</strong>dal respingimento alla frontiera aeroportuale di Milano Malpensa.</p>



<p>Costrette inizialmente a dormire sulle sedie della sala di attesa posta nell’area partenze dell’aeroporto, senza alcuna informazione da parte delle autorità competenti se non relativamente alla necessità di attendere il primo volo utile per il rinvio in Repubblica Dominicana, dopo un giorno sono state condotte presso gli appositi locali di attesa, sistemate su brandine da campo, in condizioni di promiscuità tra uomini, donne e minori, senza alcuna possibilità di uscire e sotto stretta sorveglianza da parte delle autorità di frontiera.</p>



<p>Ancora una volta&nbsp;<strong>il trattenimento de facto e il successivo respingimento sono avvenuti senza l’intervento di un Giudice</strong>, a seguito di notifica di un provvedimento da parte delle autorità di frontiera.</p>



<p>“<em>Queste segnalazioni mettono in luce alcune insopportabili conseguenze della più recente normativa emergenziale in vigore, in particolare quella che incide sui diritti dei titolari di regolare permesso di soggiorno ovvero di altro titolo di ingresso ma attualmente nei loro Paesi d’origine</em>” affermano ASGI e ARCI nella <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/08/2020_8_21_lettera-ministeri-reigresso-covid.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>lettera inviata ai ministeri degli Esteri e dell’Interno</strong></a> in cui hanno richiesto con urgenza che vengano attivate <strong>le necessarie garanzie</strong> che dovrebbero essere poste in essere nei confronti di tutti i cittadini stranieri che hanno residenza e dimora abituale in Italia, anche al fine di evitare il ripetersi di analoghe circostanze.</p>



<p>LA LETTERA: <a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/kYEV72_nHgrGHZ5FN3Gn9orDgCDtaH_vT46aRVpve68TUFf2jK7lvHPzNVGkxgIH3YVb8_U_cvX6OiNXOInk6FYrYth15qhbuRwCOITqjfuieSICp4iWuXgsQ-8GTctnPhiH0l5WZphM10EcEhaGaypKBwWrxPux49fx3kPkIoihJwXJMziD9tzemHmNgVFXrc6QDkQwyhqHNUkuSkdFzNALgX5cYukx1syFjQy9NUYvRkbtQtbQ2K4Ap0QogmbQafZpdjDmXx0?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/kYEV72_nHgrGHZ5FN3Gn9orDgCDtaH_vT46aRVpve68TUFf2jK7lvHPzNVGkxgIH3YVb8_U_cvX6OiNXOInk6FYrYth15qhbuRwCOITqjfuieSICp4iWuXgsQ-8GTctnPhiH0l5WZphM10EcEhaGaypKBwWrxPux49fx3kPkIoihJwXJMziD9tzemHmNgVFXrc6QDkQwyhqHNUkuSkdFzNALgX5cYukx1syFjQy9NUYvRkbtQtbQ2K4Ap0QogmbQafZpdjDmXx0?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Foto di&nbsp;<strong><a href="https://www.pexels.com/it-it/@andiravsanjani?utm_content=attributionCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=pexels&utm_source=rss&utm_medium=rss">Nur Andi Ravsanjani Gusma</a></strong>&nbsp;da&nbsp;<strong><a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/aereo-aeroplano-aviazione-cielo-1465904/?utm_content=attributionCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=pexels&utm_source=rss&utm_medium=rss">Pexels</a></strong></p>
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		<title>Messico. Forum Sociale mondiale sulle MIGRAZIONI</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Dec 2018 09:55:07 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Screenshot_2018-10-18-18-17-25.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11821" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Screenshot_2018-10-18-18-17-25.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="425" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Screenshot_2018-10-18-18-17-25.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Screenshot_2018-10-18-18-17-25-300x177.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">di Mayra Landaverde</p>
<p align="JUSTIFY">Il giorno è arrivato e, nonostante la iniziale confusione al bancone informazioni e anche sul programma del forum, sono riuscita a trovare la sala .</p>
<p align="JUSTIFY">Il laboratorio che <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha proposto in questo evento si è rivelato utilissimo e interessante.</p>
<p align="JUSTIFY">Hanno partecipato attivisti haitiani, messicani, francesi e statunitensi.</p>
<p align="JUSTIFY">Abbiamo discusso a lungo sulle somiglianze delle proprie frontiere.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli attivisti francesi ci hanno raccontato dei migranti  vittime del trattato di Dublino che, una volta arrivati in Francia dall&#8217;Italia, vengono respinti più e più volte.</p>
<p align="JUSTIFY">Una delle loro attività principali per far conoscere le persone straniere alle persone francesi e viceversa è quella di invitare le famiglie a trascorrere alcuni giorni nelle case degli immigrati per fa vedere che non siamo poi così diversi. Dalla condivisione di questa loro esperienza gli attivisti statunitensi hanno deciso di fare lo stesso nelle loro città.</p>
<p align="JUSTIFY">Il nostro laboratorio è stato un ponte fra persone che vivono lontanissimo e che dedicano la propria vita al nostro stesso scopo. Due giovani compagni di un’organizzazione canadese ci dicono come anche in Canada sia importantissima la giusta e degna accoglienza.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/logo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-11820 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/logo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="228" height="301" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/logo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 228w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/logo-227x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 227w" sizes="(max-width: 228px) 100vw, 228px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">La loro associazione si chiama <em>La Maison d’Haiti</em>, fondata nel 1972, che da sempre si è concentrata su quattro aspetti: l’istruzione, i nuovi arrivati, i giovani e le donne.</p>
<p align="JUSTIFY">Per sapere di più sulla loro organizzazione qui il loro sito: <a href="http://www.mhaiti.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.mhaiti.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Abbiamo conosciuto anche due donne coraggiose che portano avanti un bel progetto nelle scuole, niente meno che in una delle città più pericolose al mondo, Ciudad Juarez. Lucero de Alva, autrice del libro “Pita y los girasoles” e la maestra Graciela Codina portano la storia di Pita protagonista del libro che ha come “missione” riempire di girasoli la città per addolcire le sue pericolose strade.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/index.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11819" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/index.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="207" height="243" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Si presentano nelle scuole dello stato di Chihuahua nel nord del Messico regalando libri ai bambini e offrendo semi di girasole, che per ogni buona azione dei ragazzi dovrebbero poi sbocciare in fiori. E’ un’azione che può sembrare banale ma non lo è per niente, bisogna offrire dolcezza a tutti questi bambini che purtroppo sono circondati da violenza.</p>
<p align="JUSTIFY">Se volete conoscere da vicino tutto il tragitto che fa Pita potete trovare la sua pagina fb:<span style="font-size: x-large;"><a href="https://www.facebook.com/PitaylosGirasoles/?utm_source=rss&utm_medium=rss"> https://www.facebook.com/PitaylosGirasoles/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span></p>
<p align="JUSTIFY">Come conclusione abbiamo parlato su cosa fare per lottare in modo concreto ed efficace contro il clima di razzismo che dilaga nel mondo.</p>
<p align="JUSTIFY">Crediamo che l’unico modo di combattere l’odio sia principalmente quello di lavorare su due settori: la scuola e i mezzi di comunicazione. I bambini passano gran parte del giorno nelle aule scolastiche, gli adulti s’informano attraverso i media.</p>
<p align="JUSTIFY">Un’educazione e un&#8217; informazione responsabili, umana e veritiera produrrebbero sicuramente cittadini consapevoli e sensibili.</p>
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		<title>I nostri valori sono in pericolo. Chiediamo ora un&#8217;Europa che accoglie!</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jul 2018 07:33:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Associazione per i Diritti umani sostiene le iniziative di WelcomingEurope per un &#8216;Europa che accoglie. Ecco una campagna da firmare! Grazie. &#160; Non è un bel momento in Europa. I governi nazionali faticano&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/ashley-gilbertson-860x485-credits-ok-815x460.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11029" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/ashley-gilbertson-860x485-credits-ok-815x460.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="815" height="460" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/ashley-gilbertson-860x485-credits-ok-815x460.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 815w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/ashley-gilbertson-860x485-credits-ok-815x460-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/ashley-gilbertson-860x485-credits-ok-815x460-768x433.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 815px) 100vw, 815px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> sostiene le iniziative di WelcomingEurope per un &#8216;Europa che accoglie. Ecco una campagna da firmare! Grazie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è un bel momento in Europa. I governi nazionali faticano a dare risposte convincenti al fenomeno migratorio, gli episodi di intolleranza e razzismo sono in aumento.</p>
<p>Ma c’è anche <strong>l’altra faccia della medaglia</strong>, che ci fa sperare in un futuro migliore. Quella dei <strong>centinaia di migliaia di cittadini</strong>, studenti, volontari, associazioni e famiglie che credono nei valori della solidarietà, dell’accoglienza, dell’umanità. E <strong>che vogliono offrire un aiuto concreto</strong>.</p>
<p><strong>Il problema?</strong> Per le leggi europee non possono farlo. In m<strong>i</strong>gliaia sono stati<strong> multati o arrestati solo per aver offerto assistenza umanitaria </strong>o, peggio, per aver adempiuto al<strong><em> dovere</em> di soccorrere</strong> persone che fuggivano da guerre e persecuzioni.</p>
<p><strong>Aiutare il prossimo dovrebbe essere un diritto; soccorrere è un dovere.</strong></p>
<p>Per questo abbiamo deciso di unirci ad altre importanti organizzazioni e lanciare l’Iniziativa dei cittadini europei (<strong>ICE</strong>) <strong>#WelcomingEurope</strong>, uno strumento di democrazia diretta con cui possiamo vincolare la Commissione e il Parlamento Europeo a discutere le nostre richieste. <strong>Cosa vogliamo</strong>?</p>
<ul>
<li>Fermare la <strong>criminalizzazione della solidarietà</strong> negli Stati membri</li>
<li><strong>Sostenere i cittadini europei</strong> che vogliono garantire la sicurezza a chi fugge dalle persecuzioni</li>
<li>Garantire <strong>accesso alla giustizia</strong> a tutte le vittime di abusi e sfruttamento</li>
</ul>
<p>Possono sostenere un’<a href="http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/basic-facts?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>ICE</strong></a> tutti i cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea che hanno raggiunto la maggiore età (18 anni, ad eccezione dell’Austria, dove si può votare al compimento dei 16), in possesso di un valido documento d’identità (per l’Italia, Carta d’identità o Passaporto; non è considerata valida la patente di guida).</p>
<p>Tutti i dettagli sui requisiti necessari per la firma si trovano sul <a href="http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/how-to-signup?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>sito ufficiale della Commissione Europea</strong></a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Per firmare, potete cliccare anche qui: <a style="color: #ff0000;" href="https://petizioni.actionaid.it/campagna/welcomingeurope/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://petizioni.actionaid.it/campagna/welcomingeurope/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span></p>
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		<title>Minori stranieri non accompagnati; dal monitoraggio della frontiera di Ventimiglia, quadro gravissimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Apr 2018 08:13:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Respingimenti illegali e violazioni sistematiche dei diritti &#160; Lettera di denuncia alla Commissione europea e alle autorità italiane &#160; Una dura condanna nei confronti dei respingimenti di minori stranieri non accompagnati (MSNA) effettuati&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/untitled-1176.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10543" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/untitled-1176.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="753" height="498" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/untitled-1176.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 753w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/untitled-1176-300x198.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 753px) 100vw, 753px" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Respingimenti illegali e violazioni sistematiche dei diritti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Lettera di denuncia alla Commissione europea e alle autorità italiane</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Una dura condanna nei confronti dei respingimenti di minori stranieri non accompagnati (MSNA) effettuati dalle autorità francesi alla frontiera di Ventimiglia, ma anche delle violazioni dei diritti dei MSNA perpetrate in Italia.</p>
<p align="JUSTIFY">È quanto si legge <a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2018/04/2018_4_Lettera-Respingimenti-MSNA-Ventimiglia.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer">in una lettera inviata alla Commissione europea e alle autorità italiane</a> da ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione), INTERSOS, Terres des Hommes Italia, Oxfam Italia, Caritas Diocesana di Ventimiglia – Sanremo e Diaconia Valdese.</p>
<p align="JUSTIFY">La lettera si rivolge alla <strong>Commissione europea</strong> chiedendo di verificare se le competenti autorità italiane e francesi abbiano violato la normativa europea, valutando se sussistano gli estremi per l’apertura di una procedura d’infrazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Al <strong>Ministro dell’Interno</strong> si richiede di rafforzare le “ispezioni nei centri di accoglienza e di garantire un’adeguata informazione ai MSNA in merito al diritto al ricongiungimento”, sottolineando in particolare come “solo se le procedure di ricongiungimento diventeranno più celeri potrà ridursi il numero di minori che tentano di raggiungere i parenti attraversando irregolarmente le frontiere interne all’Unione europea”.</p>
<p align="JUSTIFY">Infine, al <strong>Ministro degli Affari Esteri</strong>, le organizzazioni rivolgono la richiesta di “adottare nei confronti delle competenti autorità francesi tutte le misure necessarie affinché cessino i respingimenti illegittimi di MSNA”.</p>
<p align="JUSTIFY">Gravi le violazioni registrate nel monitoraggio alla frontiera da parte delle autorità francesi e già oggetto del rapporto “<a href="https://www.intersos.org/wp-content/uploads/2018/01/Rapporto-MSNA.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Minori stranieri non accompagnati lungo le frontiere nord italiane</a>” promosso da INTERSOS con il supporto di Open Society Foundation nel corso del 2017. “Come è noto – si legge nella lettera – <strong>ai sensi del Regolamento Dublino e della giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, i minori non accompagnati che presentano domanda d’asilo in Francia, non possono essere rinviati in Italia</strong>: a differenza degli adulti, infatti, ai MSNA non si applica il criterio del paese di primo ingresso. Nel caso in cui invece il minore non manifesti la volontà di presentare domanda d’asilo in Francia (spesso perché non adeguatamente informato di tale diritto), e venga fermato nella zona di frontiera, le autorità francesi potranno respingerlo in Italia. La normativa francese stabilisce però precise garanzie che devono essere rispettate nel caso di respingimento di un MSNA: in particolare deve essere nominato un tutore provvisorio (c.d. “administrateur ad hoc”) e il respingimento non può essere effettuato prima del termine di 24 ore (c.d. “jour franc”)”.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Tali norme e garanzie vengono costantemente disattese dalla polizia di frontiera francese</strong>. Non solo i minori fermati non vengono messi nella condizione di presentare domanda di asilo, ma il respingimento viene effettuato immediatamente, senza che sia nominato l’“administrateur ad hoc” e senza attendere la scadenza del termine di 24 ore previsto dalla legge francese. Un comportamento che espone i minori, che tentano nuovamente di attraversare la frontiera, al controllo dei trafficanti e in alcuni casi al rischio della vita.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Tribunale di Nizza, con ordinanza del 22 gennaio 2018, ha riconosciuto per le prima volta le violazioni delle garanzie previste dalla normativa francese, ordinanza ribadita in seguito di fronte ad altri 20 ricorsi. “Successivamente alle decisioni del Tribunale di Nizza – sottolineano le organizzazioni – <strong>abbiamo osservato da parte della polizia francese l’introduzione di una pratica di identificazione come maggiorenni di persone che si dichiarano minorenni e che erano state precedentemente identificate come minorenni in Italia</strong>”.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Gravi le mancanze anche dal lato italiano, legate in particolare all’estrema lunghezza dei tempi di esame delle domande di ricongiungimento famigliare, alla mancata informazione nei confronti d minori e alle condizioni dei centri di accoglienza.</strong> “In molte città – affermano le organizzazioni – i minori non riescono a presentare domanda d’asilo e quindi avviare la richiesta di ricongiungimento se non dopo molti mesi dall’arrivo, in violazione delle norme italiane ed europee che stabiliscono l’obbligo della questura di formalizzare la domanda di protezione internazionale entro tre giorni dalla manifestazione di tale volontà da parte del richiedente, prorogabili di dieci giorni lavorativi in presenza di un elevato numero di domande”.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel monitoraggio effettuato a Ventimiglia, “molti minori, anche dopo diversi mesi dal loro arrivo, non erano stati iscritti a scuola né a corsi di formazione, non era stato loro rilasciato un permesso di soggiorno né avevano potuto presentare domanda d’asilo, non avevano un tutore né altre figure adulte di riferimento che si prendessero cura di loro. Alcuni hanno lamentato addirittura il mancato soddisfacimento di bisogni primari, quali la disponibilità di cibo, vestiti e spazi adeguati, e l’inadeguata protezione da violenze e abusi”.</p>
<p align="JUSTIFY">“<strong>Fino a quando non miglioreranno le condizioni di accoglienza</strong> – concludono quindi le organizzazioni – <strong>un elevato numero di minori continueranno ad allontanarsi dalle strutture</strong>, per cercare altrove migliori opportunità. Si ricorda come, al 28 febbraio 2018, 4.307 MSNA risultavano irreperibili, essendosi allontanati dalle strutture di accoglienza in cui erano stati collocati”.</p>
<hr />
<p><strong>UNACCOMPANIED AND SEPARATED CHILDREN </strong></p>
<p><strong>SYSTEMATICALLY AND ILLEGALLY “PUSHED-BACK” TO ITALY:</strong></p>
<p><strong>THE ALARMING RESULTS OF THE MONITORING OPERATION</strong></p>
<p><strong>CARRIED OUT AT THE FRENCH-ITALIAN BORDER IN VENTIMIGLIA</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Letter to the European Commission and Italian Authorities</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2018/04/Letter-on-push-back-of-unaccompanied-minors-at-Ventimiglia.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener">The letter addressed to European and Italian representatives</a> condemns the push-backs of unaccompanied and separated children (UASC) that are being carried out by the French authorities on the border with Ventimiglia, as well as the violations of the children’s rights that are being perpetrated in Italy.</p>
<p>The senders are the humanitarian organization INTERSOS, ASGI (Association for Legal Studies on Immigration), Terre des Hommes Italy, Oxfam Italy, Caritas Diocesana of Ventimiglia and San Remo, and Diaconia Valdese.</p>
<p>The organizations are urging <strong>the</strong> <strong>European Commission to verify if competent Italian and French authorities are violating European law</strong>, and whether there are grounds for starting an infringement procedure.</p>
<p>The letter also calls on <strong>the Italian Minister of Interior to “carry out the necessary monitoring operations in reception centers and provide adequate information on the right to family reunification”</strong>. The organizations stress that “the number of UASC that attempt to cross the border irregularly will decrease only if family reunification procedures become swifter and more efficient.”</p>
<p>Finally, the organizations appeal to <strong>the Italian Minister of Foreign Affairs to “adopt all necessary measures towards competent French authorities to stop illegal push-backs of UASC.”</strong></p>
<p>The results of the monitoring operation carried out at the border show that the French authorities have been committing serious violations. The issue had previously been addressed in the report: “<a href="https://www.intersos.org/wp-content/uploads/2018/02/UASC-along-Italys-northern-borders.compressed.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Unaccompanied and Separated Children along Italy’s Northern Borders</a>” published by INTERSOS in 2017 with the contribution of Open Society Foundation.</p>
<p>Under the Dublin Regulation and the case law of the European Court of Justice, unaccompanied children that request asylum in France <strong>cannot be returned to Italy</strong>, even if they landed on Italian shores and in some cases may have already applied for international protection in Italy. Differently from adults, the criterion by which an asylum application has to be processed in the applicant’s ‘first country of entry’ to the EU is not valid for UASC.</p>
<p>If the minor does not express the wish to apply for asylum in France (often because he/she is not informed of his/her rights), and is stopped at the border, French authorities can refuse entry and return the child to Italy. However, French law establishes a series of <strong>guarantees that have to be respected in case a UASC is refused entry to France</strong>: in particular, the child has to be assigned a temporary legal guardian (in French: ‘administrateur ad hoc’) and readmission cannot be carried out until 24 hours following the apprehension of the child (in French: ‘jour franc’).”</p>
<p><strong>These laws and guarantees are being systematically disregarded by the French Border Police. </strong>The UASC that are being apprehended at the border are not given a chance to apply for asylum and are immediately ‘pushed’ back to Italy, without the appointment of an “administrateur ad hoc” and without respecting the 24-hour interval prescribed by French law. These practices expose the minor to human traffickers and to an increased <strong>risk of losing their lives</strong> in the attempt of crossing the border again.</p>
<p>With an order dated the 22<sup><span style="font-size: medium;">nd</span></sup> of January 2018, the <strong>Court of Nice recognized the violations of France’s guarantees and laws</strong>. The court reaffirmed its decision in the 20 appeals filed on behalf of UASC that followed.</p>
<p>“Following the decisions by the Court of Nice – the organizations stress – we have observed that the French Police has developed the practice of systematically identifying all the minors they apprehend at the border as adults. <strong>Boys and girls who declare to be under age and have been previously identified and registered as unaccompanied minors in Italy, are identified as adults by the French authorities and immediately returned to Italy.”</strong></p>
<p><strong>There have been serious violations by Italian authorities as well, mostly caused by the strong delay with which UASC have access to the family reunification procedure, the lack of information, and the inadequate conditions in many reception centers. </strong>The organizations state that “in many cities, minors cannot apply for asylum, therefore they cannot apply for family reunification until many months after their arrival. This violates Italian and European norms that establish that police stations are obliged to formalize applications for international protection within three days of the asylum seeker’s request, which may be extended to ten days in case of a large number of applications”.</p>
<p>In the monitoring operation carried out in Ventimiglia, the minors reported their experience living in reception centers in Italy: “months after their arrival, they still had not been enrolled in school or in vocational training, had not been given a residence permit, and were not given the chance to apply for international protection. They had not been assigned a guardian. Some of them reported a failure of reception centers to cover primary needs such as food, clothes and adequate living spaces, and inadequate protection from violence and abuse.”</p>
<p>“<strong>If conditions in reception centers do not improve, a large number of minors will continue to leave the facilities, in search for better opportunities.</strong> On 28<sup><span style="font-size: medium;">th</span></sup> of February 2018, 4.307 UASC were registered as “missing”, since they left reception facilities on their own; this figure amounts to 23% of the 18.645 UASC reported to the Ministry of Labor and Social Policy.”</p>
<p><strong>ASGI, INTERSOS, Terres des Hommes Italia, Oxfam Italia, Caritas Diocesana di Ventimiglia – Sanremo e Diaconia Valdese : “Abbiamo osservato da parte della polizia francese l&#8217;introduzione di una pratica di identificazione come maggiorenni di persone che si dichiarano minorenni e che erano state precedentemente identificate come minorenni in Italia”. (da Asgi.it)</strong></p>
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		<title>Lungo la rotta del Brennero. Rapporto di monitoraggio sulla situazione dei migranti a Bolzano e al Brennero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2018 06:23:03 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/16601582_325681111160022_8210100545923932988_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10076" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/16601582_325681111160022_8210100545923932988_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1920" height="1080" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/16601582_325681111160022_8210100545923932988_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/16601582_325681111160022_8210100545923932988_o-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/16601582_325681111160022_8210100545923932988_o-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/16601582_325681111160022_8210100545923932988_o-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></a></p>
<p>Lo scorso 25 gennaio è stato presentato il Rapporto sulla nuova rotta del Brennero, a cura di ASGI. Il recente calo degli arrivi sulle coste italiane non sembra aver influito più di tanto sul flusso di persone che tentano di passare il confine del Brennero, inclusi anche i minori stranieri non accompagnati.</p>
<p>Il rapporto propone un’analisi puntuale della situazione dei migranti che transitano per Bolzano e/o giungono direttamente al Brennero nel tentativo di oltrepassare il confine o in seguito a ri-ammissioni sul territorio italiano. Attraverso il monitoraggio effettuato dai volontari di Antenne Migranti e una puntuale analisi giuridica di ASGI, mette in luce alcune delle ripercussioni della crescente chiusura del confine con l’Austria sul più ampio territorio della rotta Verona-Brennero, nonché le violazioni dei diritti umani emerse nelle pratiche di istituzioni e forze dell’ordine. Da un lato si sofferma sulle criticità relative all’accesso all’accoglienza, dall’altro sui controlli di polizia presso la stazione del Brennero e sulle azioni delle forze dell’ordine, per quanto riguarda riammissioni, respingimenti, irrogazione di multe e sequestro di beni personali.</p>
<p>Mentre il rapporto si concentra su Bolzano e il Brennero, i volontari del Progetto Antenne Migranti, anche in collaborazione con Osservatorio Migranti Verona e con l’Associazione One bridge to Idomeni, si sono impegnati a monitorare la situazione dei migranti a Verona, città che si trova sulla rotta del Brennero e che pare funzionare, in parte, come un ulteriore confine interno. Verona è da sempre un importante snodo ferroviario. In più casi sono stati trovati dei migranti, all’interno di container trasportati da camion, che tentavano di raggiungere il confine del Brennero a bordo di un treno merci, con tutti i rischi che ciò comporta, come purtroppo la cronaca ha più volte confermato. Nel solo mese di dicembre 2017, la stampa locale ha riportato due volte di casi simili, che ha visto coinvolti anche minori. Numerose problematiche sono emerse anche per quanto riguarda l’accesso all’accoglienza e le condizioni di accoglienza dei migranti e soprattutto dei cosiddetti “migranti fuori accoglienza”, ossia migranti che dormono generalmente per strada, ma che avrebbero diritto all’accoglienza in una struttura dedicata, oltre che all’assistenza legale e sanitaria.</p>
<p>Cliccare qui per leggere il rapporto:<a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/brennero-bolzano-migranti/?utm_source=rss&utm_medium=rss"> https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/brennero-bolzano-migranti/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/01/30/lungo-la-rotta-del-brennero-rapporto-di-monitoraggio-sulla-situazione-dei-migranti-a-bolzano-e-al-brennero/">Lungo la rotta del Brennero. Rapporto di monitoraggio sulla situazione dei migranti a Bolzano e al Brennero</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<item>
		<title>Rapporto sulla missione LIBE in Italia</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2017/06/10/rapporto-sulla-missione-libe-in-italia/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Jun 2017 08:47:51 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Barbara Spinelli è intervenuta sul punto in agenda della riunione ordinaria della Commissione per le libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) riguardo a due specifici punti in agenda, in qualità di partecipante alla missione LIBE in Italia del 18-21 aprile 2017:</p>
<p></em></p>
<blockquote>
<div>
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<div><i>&#8211; Questione dei profughi/migranti in Italia: situazione e futuri scenari.Scambio di opinioni con Domenico Manzione, sottosegretario di Stato, ministero dell&#8217;Interno.</i></div>
</div>
</div>
<div>
<div class="m_5713403192523690748gmail_signature">
<div><i>&#8211; Missione della commissione LIBE in Italia su migrazione e asilo, 18-21 aprile 2017. Presentazione di un progetto di resoconto di missione</i></div>
</div>
</div>
</blockquote>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8734" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="603" height="483" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 603w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1-300x240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 603px) 100vw, 603px" /></a></div>
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<div dir="ltr"></div>
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<div>
<div class="m_5713403192523690748gmail_signature">
<div dir="ltr">&#8220;Ringrazio il dottor Manzione per la presentazione e soprattutto per le considerazioni critiche che ha fatto a conclusione del suo intervento sulla &#8220;solidarietà flessibile&#8221; – un vero ossimoro – sulle procedure spesso complicate di accoglienza e sul sistema Dublino. Ringrazio anche il segretariato Libe per l’eccellente rapporto sulla nostra missione in Italia.</p>
<p>Affronterò alcuni punti specifici:</p>
<p>Della questione delle Ong si è parlato molto, durante la missione in Italia, non solo con il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro ma con le Ong stesse. Vorrei evitare che si guardasse all’operato delle Ong alla stregua di attività che possono creare un &#8220;canale umanitario improprio&#8221;, come ha appena detto il dottor Manzione, perché in tal modo si finisce con l&#8217;introdurre, in modo a mio avviso pericoloso, l’idea che esita un nuovo concetto lecito, in Italia e nell’Unione, che potrebbe chiamarsi “search and rescue illegale”: una contraddizione in termini, perché il search and rescue è legale in sé, per definizione. Come accade per il concetto di “solidarietà flessibile”, i due termini non vanno bene insieme. In realtà non ci sono al momento che insinuazioni sulle Ong, vedremo i risultati delle inchieste, ma finora non esiste alcuna prova, come dichiarato dalla stessa Guardia di finanza. Chiedo un po’ di chiarezza in proposito: non vorrei che si parlasse di mafia in assenza di prove, anche se i procuratori in questione hanno una grande esperienza nell’antimafia.</p></div>
<div dir="ltr">
Un altro punto importante di cui si è discusso nel corso della missione è la nuova legge italiana sul contrasto all’immigrazione irregolare e l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, la cosiddetta legge Minniti. La collega Barbara Kudrycka (PPE, Polonia, co-leader della missione) ha detto cose giustissime su questo. In effetti ci sono molti dubbi sulla correttezza costituzionale di questa legge, sia per l’esclusione del contatto diretto tra il ricorrente e il giudice, sostituito dalle videoregistrazioni dei colloqui, sia per l’abolizione del secondo grado di giudizio, che compromette gravemente, stando al parere di molti costituzionalisti, l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Si è invece discusso in maniera molto positiva, anche con le Ong italiane, della legge Zampa, che riguarda i minori non accompagnati. Significativamente, la legge è stata elaborata con una grande cooperazione delle Ong, giungendo a un ottimo testo.</div>
<div dir="ltr">
Il terzo punto che vorrei affrontare sono gli accordi bilaterali tra Italia e Libia, spesso lodati anche in questo Parlamento. Vorrei farmi portavoce di quanto ho ascoltato in Italia dalle Ong e dai rappresentanti dell’Unhcr, che hanno sottolineato la natura di push factor ormai assunta dalla Libia. Parliamo di un Paese non più soltanto di transito per migranti e profughi, ma di un Paese dal quale la gente fugge perché non esiste più come Stato, e che non tiene in alcun conto i diritti umani, al punto da creare campi che da più parti sono stati definiti “campi di concentramento”.</div>
<div dir="ltr">
Ricordo al dottor Manzione che quella degli accordi con la Libia è una vecchia storia, e che la Corte di Strasburgo ha già condannato una volta l’Italia, nel caso Hirsi, per il respingimento di migranti e rifugiati verso la Libia, nel 2009. Erano respingimenti collettivi vietati dalla Convenzione di Ginevra, e attuati dopo l’accordo tra Berlusconi e Gheddafi: una politica italiana che rischia di ripetersi.</div>
<div dir="ltr">
Il quarto punto riguarda gli hotspot, dove l’identificazione di migranti e profughi è effettivamente arrivata quasi al cento per cento. Tuttavia, secondo un rapporto di Amnesty International, il prelievo delle impronte digitali avviene spesso con l’uso della violenza. Le autorità italiane lo hanno negato, ma le accuse contenute nel rapporto di Amnesty non possono essere ignorate.</div>
<div dir="ltr">
Vorrei concludere parlando della ricollocazione, sulla cui effettività si devono dire tutte le cose negative che ben conosciamo, ma a mio parere essa è in se stessa ingannevole se non si riforma il regolamento di Dublino. Riporto solo un dato: nel 2015-2016, in Italia ci sono stati 5.049 “trasferimenti Dublino”, ovvero migranti arrivati in Italia, andati in altri Paesi dell&#8217;Unione e ritrasferiti in Italia, e 3.936 ricollocamenti dall’Italia verso altri Stati membri. Questo significa che il numero delle persone rimandate in Italia è più alto di quello delle persone trasferite dall’Italia. Per questo affermo che, se non si riforma Dublino, la stessa ricollocazione rischia di essere un inganno. Vorrei sapere cosa il governo italiano si proponga di fare a riguardo, e se intenda veramente porre la questione Dublino, fino a giungere al veto nel Consiglio. Grazie&#8221;.</div>
</div>
</div>
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		<title>I “respingimenti assistiti” sono la miglior soluzione per l’Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2016 08:27:59 +0000</pubDate>
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<p>171 mila migranti arrivati dal Mediterraneo nel 2016 (numero record). Usare la flotta per risolvere il problema in modo ragionevole</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-692.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7607" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-692.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-692" width="940" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-692.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 940w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-692-300x101.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-692-768x257.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 940px) 100vw, 940px" /></a></p>
<div class="row">
<div class="col-xs-6">
<div id="article_108780_elements" class="vc_article_body_author_date vc_article vc_color_txt_article">
<p class="autore vc_author_with_link"><span class="prefisso_autore">di Gianandrea Gaiani  </span>(Il Foglio.it)</p>
<p class="autore vc_author_with_link">
</div>
<p class="autore vc_author_with_link">L’emergenza causata dai flussi ininterrotti di immigrati illegali in Italia – secondo dati diffusi questa settimana dal ministero dell’Interno gli illegali giunti dal Mediterraneo nel 2016 sono ormai 171 mila, e il dato batte il record storico di 170 mila del 2014 – dovrebbe imporre al governo italiano l’assunzione della responsabilità di fermare le partenze dalle coste della Tripolitania. Non solo per ripristinare la legalità da tempo calpestata consentendo a chiunque paghi i criminali di raggiungere l’Europa (neppure chi fugge dalla guerra ha diritto di rivolgersi a criminali per andare dove vuole) ma anche perché le politiche di immigrazione sono di competenza dei singoli stati, non dell’Unione europea, come dimostrano i respingimenti attuati dalla Bulgaria o il no all’accoglienza detto da Malta. La linea dura sull’immigrazione sta prendendo piede in tutta Europa, inclusa la Francia (i programmi del Front National ma anche di François Fillon parlano chiaro) e persino in Germania, dove Angela Merkel si ricandida promettendo un ritorno al rigore su questo tema.</p>
<p>L’Italia rischia quindi di restare isolata a causa dell’accoglienza indiscriminata benché abbia a disposizione un’opzione ragionevole e a basso costo, quale quella dei “respingimenti assistiti”. Si tratta di un’operazione attuabile impiegando 5 o 6 fregate e pattugliatori (un terzo di quelle schierate oggi dalle flotte italiane ed europee) e una nave da sbarco classe San Giorgio dotata di ampio ponte di volo dove raccogliere i clandestini soccorsi in mare e identificarli: una flotta da schierare a ridosso della costa libica per intercettare barconi e gommoni appena salpati evitando così naufragi e migliaia di morti. Malati, bambini soli e donne incinta sarebbero trasferiti in Italia per essere rimpatriati tramite i loro paesi d’origine, “incoraggiati” con la minaccia di chiudere il rubinetto degli aiuti elargiti da Italia e Ue. Tutti gli altri (oltre l’80 per cento sono uomini giovani) verrebbero riportati in Libia a piccoli gruppi, utilizzando mezzi da sbarco con scorta dei fucilieri di Marina e lasciati su una spiaggia mantenuta sgombra da milizie e bande libiche con la presenza deterrente di aerei e di una delle fregate Fremm – da mezzo miliardo di euro ciascuna – oggi impiegate come “traghetti”.<br />
A differenza delle operazioni di soccorso e accoglienza, destinate a non avere mai fine, i “respingimenti assistiti” consentirebbero di risparmiare molte vite e azzerare i flussi migratori e gli affari dei trafficanti (chi li pagherebbe per ritrovarsi sulla sponda africana del Mediterraneo?) legati al terrorismo islamico, come ammette anche il governo italiano. Certo, a Tripoli non approverebbero i respingimenti (secondo la missione navale Ue, i traffici di esseri umani rappresentano il 50 per cento del pil della Tripolitania), ma finché la nostra ex colonia non sarà in grado di controllare il suo territorio, l’Italia ha il diritto di difendersi dalle minacce. Del resto Stati Uniti, Egitto e Algeria hanno condotto numerosi raid militari in Libia senza chiedere il permesso alle Nazioni Unite che, con i “respingimenti assistiti”, avrebbero l’occasione per intervenire e rimpatriare i migranti, come già fecero nel 2011 in Tunisia con un ponte aereo a favore di oltre un milione di lavoratori stranieri fuggiti dalla Libia. Anche l’obiezione secondo la quale non si possono riportare i migranti in un paese in guerra non regge: in Libia si combatte solo in poche aree, i migranti sono entrati nel paese di loro volontà e secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni il 56 per cento degli africani presenti vuole restare a lavorare in Libia, non venire in Europa.</p>
</div>
</div>
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		<title>L&#8217;ipocrisia del Migration Compact</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2016 09:44:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Francesco Martone   (da Comune.info) &#160; È stato presentato nei giorni scorsi il  secondo rapporto del relatore speciale Onu sui crimini e violazioni dei diritti umani in Eritrea. Ennesimo atto di accusa verso un&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Francesco Martone   (da Comune.info)</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/campesi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6129" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6129" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/campesi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="campesi" width="600" height="401" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/campesi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/campesi-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>È stato presentato nei giorni scorsi</strong> <strong>il  secondo rapporto del relatore speciale Onu sui crimini e violazioni dei diritti umani in Eritrea.</strong> Ennesimo atto di accusa verso <strong>un regime spietato</strong> quello di Isaias Afewerki, <strong>uno dei possibili beneficiari dei fondi previsti dal Migration Compact</strong> presentato anch’esso nei giorni scorsi a Bruxelles e figlio di una proposta avanzata da Matteo Renzi. Una proposta e un’iniziativa non solo improntata su un’approccio securitario, che mira a bloccare sull’altra sponda del Mediterraneo i flussi di migranti e possibili richiedenti asilo, ma rischia anche di consolidare e perpetuare le cause stesse di quelle migrazioni. L’idea di fondo è quella di sostenere i governi dei paesi di origine, e investire decine di miliardi di euro in infrastrutture, usando la leva degli investimenti privati, né più e né meno come pretende di fare il piano Jucker per l’Europa.</p>
<p>In realtà<strong> il Migration Compact è muto, cieco e sordo riguardo le vere cause dell’esodo di massa verso l’Europa, guerra e repressione, violenza e dittature. </strong>Ci sono certo coloro che cercano un futuro lavorativo in Europa ci mancherebbe ed è loro diritto fondamentale, perché le migliaia e migliaia di italiani che se ne vanno dal paese per costruirsi un progetto di vita altrove che sono, beneficiati dal loro colore della pelle? Il punto però è che per molti provenienti da altre zone di conflitto, passerebbe la visione secondo la quale il problema (per gli eritrei e non solo, si pensi ad esempio agli etiopi Omo e Oromo magari, vessati e espulsi dalle loro terre) sarebbe un problema di sviluppo, di crescita. Insomma non persone che fuggono per salvare la propria vita, ma<strong> migranti economici,</strong> ai quali proporre chissà quando un posto di lavoro a casa propria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/84149870_eritrome20junafp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6130" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6130" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/84149870_eritrome20junafp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="84149870_eritrome20junafp" width="660" height="371" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/84149870_eritrome20junafp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/84149870_eritrome20junafp-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Diciamo le cose come stanno, se si dovesse fare un calcolo in termini di posti di lavoro, in Africa se ne dovrebbero “costruire” oltre ottocento milioni. E fino quando questi benedetti posti di lavoro non verranno creati e queste infrastrutture costruite quelle persone dove vanno? Magari in campi di concentramento trasformati in sale di attesa? Se invece si ragionasse in altra maniera, riconoscendo le vocazioni e le specificità di quei territori a creare reddito, non necessariamente attraverso il classico posto di lavoro, non necessariamente reddito in termini di Prodotto interno lordo o Indici di Sviluppo Umano, magari si riuscirebbe a <strong>dare la possibilità a milioni di persone di produrre il loro cibo, e dar loro accesso agli strumenti per determinare il proprio futuro. </strong>Questo è il primo elemento. Ma anche <strong>l’assioma secondo il quale la crescita porterà democrazia fa acqua da tutte le parti</strong>.</p>
<p>Chi controlla l’economia di quei paesi? Dove andranno le risorse economiche e finanziarie? <strong>Le parole della commissione di inchiesta sui crimini in Eritrea</strong> ci riportano alla realtà nuda e cruda, e <strong>mettono di nuovo a nudo la contraddizione se non l’ipocrisia dell’Europa e del suo Migration Compact</strong>. Insomma una spruzzata di umanitarismo e lotta alla povertà <em>mainstream</em>, per nascondere le vere questioni politiche e le cause del fenomeno migratorio, e addolcire la pillola amara della repressione “poliziesca” fatta di filo spinato e <em>hotspot</em>. Pillola amarissima per chi fugge dalla guerra o dalla repressione e la galera e si ritroverebbe dentro un’altra galera per poi essere rispedito a casa in attesa di un fantomatico “posto di lavoro”.</p>
<p><strong>Ma non è che forse proprio per quel modello di sviluppo, a causa dell’illusorio mito della crescita e del “trickle-down” development praticato in Africa e non solo che migliaia di persone partono dall’Africa se non per sfuggire alla guerra o alla repressione, almeno in cerca di una vita più decente? </strong>Per non dimenticare che nel frattempo l’Unione Europea sta continuando a spingere sui quei paesi per l’attuazione rapida degli Accordi di Partenariato Economico (Epa o Economic Partnership Agreements) che rischiano di creare grave pregiudizio alla possibilità di quelle economie di svilupparsi autonomamente. E così facendo ricreando le premesse per nuovi esodi migratori. Sono altre le maniere di ripagare un <strong>debito ecologico e sociale</strong> accumulato verso quel continente. Mi pare invece che il gatto si morda la coda. Anzi ancora una volta è il gatto che si mangia il topo.</p>
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