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	<title>Riace Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Riace Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Sostenere Riace e la solidarietà in mare e in terra. Intervista a Giovanna Procacci</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2021 14:37:39 +0000</pubDate>
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<p>(da pressenza.com. A cura di Anna Polo)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2021/09/siamo-tutti-con-Riace-rit.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>(Foto di https://www.facebook.com/comitatoundicigiugnomilano)?utm_source=rss&utm_medium=rss</figcaption></figure>



<p><em>La neonata “Rete Sostenere Riace”, composta da moltissime realtà milanesi e lombarde, organizza il 30 novembre&nbsp;<strong>una serata spettacolo alla Camera del Lavoro di Milano</strong>&nbsp;dal titolo “<a href="https://www.facebook.com/events/912454959701165/?source=6&amp;ref_notif_type=plan_user_invited&amp;action_history=null&utm_source=rss&utm_medium=rss">Sostenere Riace. L’abuso di umanità non è reato</a>”. Questa è solo una tappa di un lungo cammino iniziato l’11 giugno 2019, data di apertura del processo a Mimmo Lucano, con la formazione del&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/comitatoundicigiugnomilano?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comitato Undici Giugno Milano</a>. Un cammino che continuerà con nuove iniziative, con una campagna di largo respiro per tenere viva l’attenzione non solo sull’esperienza di Riace, ma anche sulla più ampia criminalizzazione della solidarietà in mare e in terra. Ripercorriamo il percorso fatto e le prospettive per il futuro con Giovanna Procacci, tra i fondatori del comitato e dell’attuale rete e autrice di numerosi articoli sul processo di Locri.</em></p>



<p><strong>Come è nato il Comitato Undici Giugno Milano e quali sono state le sue principali iniziative?</strong></p>



<p>Il&nbsp;<strong>Comitato Undici Giugno Milano</strong>&nbsp;è nato alla vigilia dell’inizio del processo penale che si è aperto in quella data a Locri contro Lucano e altri 26 collaboratori del sistema di accoglienza a Riace. In vista del processo, si è costituito un Comitato Undici Giugno nella Locride, replicato in varie città con il compito di organizzare quel giorno presìdi di protesta in tutta Italia. Il nostro comitato ha raccolto una settantina di associazioni, organizzazioni, comitati, oltre a molti cittadini e ha organizzato in città un presidio molto partecipato nei pressi della Prefettura, che ha poi sfilato nelle vie del centro.</p>



<p>In seguito, a processo avviato, l’impegno a difendere l’azione umanitaria svolta a Riace dalla criminalizzazione è continuato in vari modi, sia di presenza a Riace in momenti topici per quella comunità, sia di promozione e partecipazione a momenti di dibattito a Milano, spesso con la presenza di Mimmo Lucano. Io in particolare ho interpretato da subito quel processo, che pretendeva trattare come gravi reati penali un’azione pubblica di accoglienza e integrazione, come un processo politico; per questo la mia protesta si è espressa attraverso un’azione di monitoraggio di quello che vi succedeva, anche nella convinzione che un processo come quello chiuso in un tribunale di provincia della Calabria non avesse i requisiti di trasparenza e pubblicità che in particolare in un processo politico sono indispensabili. Ho seguito le udienze e ne ho scritto, grazie a Pressenza, nel tentativo di far circolare le informazioni su quanto vi si affermava. Questo mio lavoro è stato fatto a nome del Comitato Undici Giugno Milano.</p>



<p><strong>Hai seguito da vicino il processo a Mimmo Lucano, fino alla condanna di due mesi fa. Quali sono a tuo parere le caratteristiche fondamentali di quello che è stato definito un processo politico, che ha voluto colpire il modello di accoglienza e integrazione rappresentato da Riace?</strong></p>



<p>La prima caratteristica di questo processo è la confusione del piano amministrativo con quello penale. Come l’indagine investigativa della GdF che lo ha preceduto, il processo ha preso le mosse da una serie di irregolarità amministrative: disordine contabile, carenze della rendicontazione, scorciatoie rispetto a iter burocratici disegnati dalle Linee guida dei servizi di accoglienza, ecc. Molte di queste irregolarità erano in realtà caratteristiche ben note dell’accoglienza a Riace, come i cosiddetti lungo-permanenti; erano state tollerate per anni, i progetti riapprovati e rifinanziati. Il processo segue il filo delle irregolarità amministrative e le trasforma in gravi reati penali, pur dovendo ammettere che non c’è stato nessun vantaggio economico personale. Questo adeguarsi del penale alle ragioni dell’amministrativo sembra una costante dei processi politici intentati contro l’attivismo solidale, dalle navi del soccorso in mare alle accuse di favoreggiamento di chi soccorre ai confini.</p>



<p>La seconda caratteristica è che rovescia il senso comune: una persona nota per il suo attivismo solidale, per la dedizione alla causa degli ultimi, per le battaglie contro la criminalità organizzata, per la condizione di povertà in cui vive, viene presentata come un criminale e il sistema di accoglienza a Riace come un’associazione a delinquere. Questo rovesciamento è tipico di un processo politico, dove il vero reato non sta tanto nel contenuto dell’azione, quanto nell’idea che quell’azione incorpora. Per questo va cancellata la finalità d’integrazione delle varie pratiche messe in campo a Riace, che ne era l’idea trainante; eliminata l’idea, l’azione resta nuda e se ne può fare ciò che si vuole, anche una truffa che stranamente non produce nessun arricchimento.</p>



<p>La terza caratteristica è che si è trattato di un processo gestito dagli inquirenti a mezzo stampa. L’uso abbondante di intercettazioni telefoniche prima ancora della loro trascrizione ufficiale, indispensabile per sostenere prove documentali prive di consistenza, è servito anche a fornire alla stampa materiale per una campagna mediatica diffamatoria di Lucano e di Riace. Senza contare la grande anomalia di un procuratore capo che rilascia interviste alla stampa nei momenti topici (l’arresto, la sentenza) con giudizi pesantissimi e del tutto arbitrari sul principale imputato (chiamato “monarca”, “bandito” e simili).</p>



<p>Citerei ancora una caratteristica che considero importante: la presenza delle istituzioni (Viminale e Prefettura) come parti civili, cosa rarissima perfino in processi di ‘ndrangheta. Quelle stesse istituzioni che avevano approvato, finanziato e rifinanziato i progetti di accoglienza di Riace, che nell’emergenza avevano fatto pressioni di ogni genere perché Riace accogliesse numeri sempre più elevati di rifugiati, che l’avevano costretta a svolgere un ruolo di supplenza della loro incapacità nel far fronte all’accoglienza, nel processo accusano Riace di essersi mossa in modo emergenziale. E’ uno Stato che chiede di accogliere e poi abbandona chi accoglie. E’ lo stesso meccanismo per cui, dopo aver chiesto per anni aiuto alle ONG per soccorrere i naufraghi, si è cominciato ad incriminarle per aver continuato a farlo; lo stesso per cui, dopo aver abbandonato i profughi alle frontiere nelle sole mani delle persone solidali, poi le si persegue per reati di solidarietà.</p>



<p><strong>La rete “Sostenere Riace” è frutto di un lavoro di coinvolgimento di molte realtà. Puoi raccontarci brevemente come si è arrivati a questo risultato?</strong></p>



<p>La sentenza di primo grado emessa il 30 settembre dal tribunale di Locri ha sorpreso e scandalizzato molte persone; le reazioni sono state forti, da parte di giuristi, avvocati, giornalisti, associazioni, semplici cittadini e hanno dato vita a presidi in tutta l’Italia. L’idea di una Riace criminale e di un Lucano capo di un’associazione a delinquere è apparsa profondamente ingiusta. Di fronte ad una sentenza ingiusta, bisogna reagire. Per questo il Comitato Undici Giugno di Milano ha chiamato tutte le associazioni, organizzazioni, comitati ecc., coinvolti nell’azione solidale e di difesa dei diritti umani ad un’assemblea pubblica, che si è tenuta alla Camera del Lavoro il 27 ottobre ed è stata molto partecipata. Qui si è deciso di dar vita ad una Rete il più ampia possibile, che portasse avanti anche a Milano una campagna di sostegno a Riace. Ad oggi, le realtà che aderiscono alla&nbsp;<strong>Rete Sostenere Riace</strong>&nbsp;sono più di 70 e rappresentano uno spaccato significativo di società civile organizzata intorno ai temi della solidarietà, dell’accoglienza e dei diritti umani.</p>



<p>Da quell’assemblea è nata l’idea di questo primo evento della campagna, una serata spettacolo che si terrà il 30 novembre, a due mesi esatti dalla sentenza di primo grado, nella sala Di Vittorio della Camera del lavoro, dove parleremo di Riace, ma anche del soccorso in mare, perché l’attacco politico giudiziario investe tutta l’azione di solidarietà. E raccoglieremo fondi per contribuire anche da Milano alla raccolta avviata da A Buon Diritto Onlus, che mira a coprire le spese giudiziarie e le multe milionarie comminate dalla sentenza.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2021/11/sostenere-Riace-FB-def.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1477908"/></figure></div>



<p><strong>Quali sono le prossime tappe della campagna di sensibilizzazione e sostegno a chi viene criminalizzato per le sue attività solidali a favore dei migranti?</strong></p>



<p>Nella Rete abbiamo concordato che questa sarà necessariamente una campagna di lungo periodo, in considerazione dei tempi lunghi dell’appello e della Cassazione, e che dunque dovremo mettere in campo iniziative periodiche, anche diverse fra loro, per mantenere il più possibile viva l’attenzione pubblica su questo caso giudiziario e più in generale sulla criminalizzazione della solidarietà. Pensiamo di proporre iniziative di tipo culturale, come spettacoli, presentazioni di film, libri, ecc., o di tipo sociale, come cene solidali. Organizzeremo anche momenti di approfondimento politico del processo e della sentenza, dopo la pubblicazione delle motivazioni che è attesa per la fine dell’anno e realizzeremo anche viaggi a Riace e campi per ragazzi. Tutto quello che potremo inventarci per restare vigili su un terreno, quello della criminalizzazione della solidarietà, di cui Riace è ormai un simbolo – e per questo è stata colpita con particolare durezza – ma non è purtroppo l’unico caso.</p>
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		<title>A tutte le ore del giorno e della notte</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Oct 2021 08:23:14 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="681" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/luca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15660" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/luca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/luca-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/luca-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h1></h1>



<p><a href="https://comune-info.net/autori/chiara-sasso/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Chiara Sasso</a> (da comune-info.net)</p>



<h2>La sentenza del Tribunale di Locri – pesanti condanne primo fra tutti i 13 anni e 2 mesi a Domenico Lucano – è un terremoto. Siamo in tanti ad aver paura. Associazione a delinquere, peculato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: viene descritta una organizzazione ferrea per gestire i progetti in tutto il paese. “Chi lo ha conosciuto e vissuto sa che forse le uniche cose organizzate a Riace sono state le partite di carte, per il resto il dato che distingueva era l’improvvisazione sempre su tutto. E la disponibilità ad accogliere a tutte le ore del giorno e della notte – scrive Chiara Sasso – Forse era per questo che la Prefettura aveva una linea rossa perenne con il sindaco al quale chiedeva disponibilità sempre e immediata…”. Hanno bisogno di distruggere&nbsp;<a href="https://comune-info.net/tag/riace/?utm_source=rss&utm_medium=rss">la speranza nata in quel borgo</a></h2>



<p><strong><a href="https://comune-info.net/io-sto-con-mimmo-lucano/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Presidi di protesta contro la sentenza in diverse città</a></strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://comune-info.net/wp-content/uploads/2021/09/20180222_091718-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-448790"/></figure>



<p>Imessaggi che sono arrivati per commentare la sentenza del Tribunale di Locri – pesanti condanne primo fra tutti i 13 anni e 2 mesi a Domenico Lucano – riportavano nel testo la parola “<strong>paura</strong>”. Ripetuta. Eppure la giornata era limpida, soleggiata, un’aria settembrina con le montagne scolpite contro il cielo. Ma la notizia era troppo forte e gli occhi si abbassano dando spazio alla paura.&nbsp;<strong>Un terremoto che scuote certezze profonde</strong>, vissuto come un pesante segnale di pericolo per tutti. Appena fuori casa, no dentro casa. Rispetto per la magistratura… Assistiamo al rovesciamento della realtà, alla distorsione di ogni principio processuale.</p>



<p><strong>Fra le accuse più gravi associazione a delinquere, peculato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Viene descritta una organizzazione ferrea per gestire i progetti in tutto il paese. Chi lo ha conosciuto e vissuto sa che forse le uniche cose organizzate a Riace sono state le partite di carte, per il resto il dato che distingueva era l’improvvisazione sempre su tutto. E la disponibilità ad accogliere a tutte le ore del giorno e della notte</strong>.&nbsp;<strong>Forse era per questo che la Prefettura aveva una linea rossa perenne con il sindaco al quale chiedeva disponibilità sempre e immediata.</strong>&nbsp;Riace era nota per non lasciare nessuno per strada.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://comune-info.net/wp-content/uploads/2021/09/Marzo-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-448798"/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://comune-info.net/wp-content/uploads/2021/09/Maestra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-448788"/></figure>



<p>Sono piovute condanne su persone, ventisette, incensurate senza nessuna attenuante generica. Otto anni a Cosimina Ierino. Forse in tanti abbiamo visto un altro film:&nbsp;<strong>Cosimina nella sede di Città Futura pronta ad accogliere tutti in una babele di lingue che si impastava con il calabrese. Cosimina come insegnante di italiano, come segretaria tuttofare</strong>. La sua mitezza faticava a volte a farsi strada con tutti quegli impetuosi spostamenti d’aria, fatti di persone, di bambini e bambine, che arrivavano nello stanzone facendo scricchiolare il pavimento di legno. Sempre con qualche richiesta. In molti abbiamo visto un altro film che tuttavia si ripresenta in moviola nel cuore e della mente.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://comune-info.net/wp-content/uploads/2021/09/38474982_1812899952123535_3570862516001046528_n-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-448782"/><figcaption>Foto di Valeria Fioranti</figcaption></figure>



<p><strong>C’è, nella sede di palazzo Pinnarò, un piccolo balcone che guarda direttamente al mare</strong>. Ci si arriva attraverso uno scalone che porta al secondo piano. Si arriva pensando di stare al chiuso, ed è come trovarsi sul Tetto del Mondo. Dal balcone lo sguardo supera i coppi di tante case, i vicoli, va oltre la strada con i suoi tornanti e il bivio per il santuario, fino a sposare quella massa blu di acqua salata. Si spazia. Impossibile non sentirne la forza. L’associazione Citta Futura si lega con il mondo, guarda avanti. Apre le porte, invita.&nbsp;<strong>«Prego&nbsp;<em>trasite</em>, entrate»</strong>. Come se il progetto in realtà possa appartenere a tutti.</p>



<p><strong>LEGGI ANCHE&nbsp;<a href="https://comune-info.net/tutta-la-mia-rabbia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Tutta la mia rabbia</a>&nbsp;</strong>Martina Lucano,&nbsp;<a href="https://comune-info.net/speranza-per-lalba-di-una-nuova-umanita/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Speranza per l’alba di una nuova umanità</strong></a>&nbsp;Domenico Lucano,&nbsp;<strong><a href="https://comune-info.net/la-comunita-di-riace/?utm_source=rss&utm_medium=rss">La comunità di Riace</a></strong>&nbsp;Gianluca Carmosino</p>



<p>Fa bene l’associazione a esporre il manifesto di un capo indiano: «Non è l’uomo che ha tessuto la trama della vita, egli è soltanto un filo». Ognuno che arriva tesse inconsapevolmente qualcosa. Come si può oggi far sentire affetto e vicinanza a tutte quelle persone che hanno fatto parte di quel sogno, di quel film che non verrà più proiettato. Quali parole usare per dire che&nbsp;<strong>comunque ne è valsa la pena, perché è stato un segnale per il mondo</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://comune-info.net/wp-content/uploads/2021/09/IMG-20210930-WA0000-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-448789"/></figure>



<p>È uno di quei casi della vita, nello stesso giorno in cui si aspetta notizie della sentenza, giovedì 30 settembre, prime ore del mattino, arriva un messaggio con una foto: è l’alba sul Mar Ionio. “Ieri a mezzanotte una telefonata mi ha fatto sobbalzare. Era il titolare di un locale di Caulonia, mi diceva che si era presentata una ragazza appena sbarcata che gli aveva fatto capire che aveva fame e freddo… Sono corso.&nbsp;<strong>Un barcone con settanta migranti&nbsp;</strong>veniva scortato verso il porto di&nbsp;<strong>Roccella</strong>. Uno pensa di essere abituato a tutto, dopo tanti anni e invece col cazzo che ci si abitua…”.&nbsp;<strong>Capita che gli operatori dei vari progetti vivano così, pronti a qualunque ora a fronteggiare emergenze a prendersi responsabilità</strong>&nbsp;a lanciare sempre il cuore oltre l’ostacolo. Stessa sorte capita ai sindaci in prima linea su tutto, a combattere e prendere decisioni sulla qualunque a lottare a mani nude. Non a caso Moni Ovadia qualche giorno fa ha commentato: “Piuttosto di fare il sindaco mi butto sotto un treno”.</p>
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		<title>Che cosa succede al processo contro Mimmo Lucano? La verità di Lucano</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 08:43:45 +0000</pubDate>
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<p>di Giovanna Procacci (da <a href="http://pressenza.com?utm_source=rss&utm_medium=rss ">pressenza.com</a>) </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="720" height="477" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/xIncontro-Caulonia-Mimmo-Lucano-0418web-720x477.jpg.pagespeed.ic_.NWuJJyZQWo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13283" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/xIncontro-Caulonia-Mimmo-Lucano-0418web-720x477.jpg.pagespeed.ic_.NWuJJyZQWo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/xIncontro-Caulonia-Mimmo-Lucano-0418web-720x477.jpg.pagespeed.ic_.NWuJJyZQWo-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></div>



<p>L’udienza del 12 novembre a Locri ha avuto un carattere diverso dal solito: è stata un’udienza breve che ha visto solo le dichiarazioni spontanee di Mimmo Lucano. Rispetto a luglio, quando aveva tenuto altre dichiarazioni spontanee, il processo si è ormai addentrato nei temi del dibattimento; c’era dunque una certa attesa per capire come Lucano avrebbe impostato il suo “contributo alla ricostruzione della verità”, sono parole sue, a far luce cioè sulle imputazioni di reato che gli vengono mosse.</p>



<p>È fuor di dubbio che la verità di Lucano sia parte integrante del processo, ancor più in un processo politico dove, come abbiamo più volte avuto occasione di constatare, i fatti in sé sono spesso confusi e sfumati, si prestano a molte letture, tutte fragili: scorrettezze di tipo amministrativo, cortocircuito di regolamenti burocratici, spregiudicatezza nel perseguire soluzioni dei mille problemi che la politica di accoglienza e integrazione lascia irrisolti, oppure reati penali? E dietro questa fragilità abbiamo visto affiorare regolarmente quegli “ideali di umanità” di Lucano, cui spesso è ricorsa l’accusa stessa per descrivere il&nbsp;<em>movente</em>&nbsp;del presunto dolo, in mancanza di prove dei vantaggi che ne avrebbe tratto – con tutta l’ambiguità di ideali che vengono trattati come movente, appunto. Ai fini del monitoraggio di cittadinanza che stiamo portando avanti sul processo di Locri, queste dichiarazioni sono interessanti in quanto Lucano ha preso il toro per le corna, ha voluto spiegare proprio questi suoi ideali e come abbia in tutti questi anni orientato la sua azione a Riace per tradurli in pratiche concrete; per questo pensiamo che valga la pena di farle conoscere e di ragionarci su a caldo, senza aspettare le prossime udienze che riprenderanno la routine dell’esame dei documenti prodotti dall’accusa.</p>



<p>Le dichiarazioni di Lucano hanno toccato tre aspetti cruciali. Innanzitutto, il&nbsp;<strong>ruolo dello Stato in tutta la vicenda di Riace</strong>. Il Comune di Riace subiva continue pressioni da parte della Prefettura e del Ministero perché ospitasse richiedenti asilo in gran numero, per risolvere situazioni difficili soprattutto negli anni dell’emergenza. Già nel 2008, quando al Viminale c’era Maroni, il prefetto Morcone aveva spiegato a Lucano, alla presenza di Ilario Ammendolia sindaco di Caulonia, che il ministro voleva evitare l’arrivo di troppi richiedenti asilo al nord; di qui, l’insistenza a collocare i richiedenti asilo al sud e in particolare a Riace, che li accettava. E li accettava, dice Lucano, per coincidenza di interessi: perché la missione che il Comune si era dato era quella dell’accoglienza e dello sviluppo locale che le politiche d’accoglienza potevano mettere in moto.</p>



<p>Era già emerso nel dibattimento che in Prefettura godeva dell’appellativo di “San Lucano”. Naturalmente, questo comportava inevitabili scorciatoie: se la Prefettura chiedeva di accogliere 300 o 500 persone e un paio di giorni dopo sulla piazza di Riace già arrivavano i pullman carichi, come avrebbe potuto il Comune bandire gare pubbliche per l’assegnazione dei servizi? Per questo a Riace erano nate varie associazioni e cooperative, per riuscire a fare immediatamente fronte alla necessità di ampliare i servizi. Ora però, nel processo, queste assegnazioni dirette sono diventate per l’appunto imputazioni di reato, sebbene non ci fosse alternativa possibile. “Se invece di accettare i rifugiati che mi mandavano, avessi detto di no, oggi non sarei qui”, osserva Lucano. Riace veniva usata per risolvere l’emergenza, ma adesso viene accusata di averla risolta “in modo emergenziale”; insomma,&nbsp;<strong>l’emergenza vale per lo Stato, ma non per chi concretamente si impegna ad accogliere le persone che lo Stato gli affida perché non sa dove metterle</strong>.</p>



<p>Questo meccanismo, di uno Stato che chiede di accogliere e poi abbandona chi accoglie è, dice Lucano, un aspetto strutturale. Si chiede di fare non solo accoglienza, ma anche integrazione; però lo Stato non dà gli strumenti, si limita a darti dei fondi con cui devi costruire l’integrazione a tuo rischio e pericolo. Intanto però mantiene tendopoli come quella di S. Ferdinando, dove le persone sono costrette a vivere in condizioni disumane, e spesso purtroppo muoiono ; eppure nessuno chiede se c’è l’agibilità a S. Ferdinando e nessuno risponde di quei morti. “A Riace non è morto nessuno, anzi siamo sotto accusa per il motivo opposto, per aver fatto il possibile e l’impossibile per accogliere tutti”. A Riace con gli stessi fondi pubblici sono state accolte molte più persone; se però c’è qualcosa che non va, lo Stato taglia i fondi. “Prima mi chiamate e poi mi abbandonate, ma 100 bambini e 250 adulti non si possono abbandonare così”. É per questo che è stato chiuso il Cas; perché è il Comune, e non la Prefettura come sostiene l’accusa, che ha chiuso il Cas di Riace.</p>



<p>Secondo aspetto,&nbsp;<strong>le attività di integrazione messe in campo a Riace</strong>. Le persone, che fossero incluse nel Cas o nello Sprar, sono state trattate tutte nello stesso modo, hanno avuto gli stessi servizi; non era giusto differenziarle in funzione del progetto di cui facevano parte. Nelle riunioni dell’apposito Tavolo organizzato dall’ANCI, cui partecipava da anni, Lucano non aveva mai fatto mistero del fatto che in un paese come Riace vitto e alloggio costassero poco; ma i fondi pubblici sono dati per fare anche l’integrazione, che invece non è affatto facile in un contesto come quello di Riace, dove il lavoro manca per tutti. In quel Tavolo, Lucano parlava delle criticità del sistema Sprar, che è pur sempre un sistema perfettibile ed infatti è stato più volte modificato; va fatta accoglienza integrata, ma sei tu che devi capire come concretamente integrarli in relazione al contesto specifico in cui agisci.</p>



<p>Ebbene,&nbsp;<strong>in un contesto come quello di Riace, impoverito, destinato all’abbandono, sotto il peso della criminalità organizzata, fare solo l’accoglienza, utilizzare cioè i fondi pubblici solo a vantaggio dei richiedenti asilo, avrebbe significato innescare una guerra fra poveri;</strong>&nbsp;<strong>era indispensabile unire i destini dei riacesi e dei rifugiati</strong>, immaginare uno sviluppo della comunità che coinvolgesse entrambi, e a questo potevano contribuire le attività e i servizi per l’integrazione. L’integrazione a Riace è diventata così importante proprio perché è stata vista come la chiave di volta per costruire un’economia collettiva che si opponesse all’abbandono, alle ingerenze mafiose e tenesse insieme tutta la comunità. Le botteghe, la fattoria didattica, il frantoio di comunità, il turismo solidale, gli eventi culturali, le borse lavoro sono stati tutti strumenti di integrazione dei rifugiati, certo, ma anche di costruzione di una comunità coesa. La scuola, l’acqua del Comune, la raccolta differenziata, l’ambulatorio medico gratuito, sono stati tutti servizi di cui hanno beneficiato in primis gli abitanti di Riace, che così hanno potuto toccare con mano quanto l’arrivo dei nuovi abitanti poteva essere un vantaggio per tutti.</p>



<p>Prendiamo l’esempio del frantoio, che proprio in questo periodo sta producendo l’olio di Riace. Oggi il frantoio dà lavoro a 15 operai immigrati e non, tutti con contratti regolari, paghe e orari sindacali; è un esempio di opportunità lavorative costruite per tutti, in un contesto il cui il lavoro non c’è. È un&nbsp;<strong>frantoio di comunità</strong>, non è proprietà di nessuno proprio perché è stato costruito coi fondi pubblici dell’integrazione.</p>



<p>Ma in questo processo le attività di integrazione sono diventate imputazioni di reato: distrazione di fondi, peculato, truffa ecc. Lo Stato, che non ti dà gli strumenti per l’integrazione,&nbsp;<strong>quando costruisci le condizioni per integrare ti contesta reati penali</strong>. Anche i lungo permanenti, di cui tanto si è discusso nel processo, sono rimasti a Riace per ragioni umanitarie; si potevano abbandonare a se stessi anche se l’integrazione non era stata raggiunta? Il termine massimo di 6 mesi è stato introdotto a un certo punto nelle linee guida dello Sprar, non è una legge dello Stato. Mettere in discussione quelle linee guida non significa trasgredire la legge, ma evidenziare delle criticità, che peraltro lo Sprar riconosce se prevede che si possa richiedere una deroga. A Riace il Comune si è fatto carico anche di loro. Ma come mai a Riace si sono fatte tante cose con quei 35 euro? Oggi, nel processo, si dice che tutto quello che restava dopo vitto e alloggio avrebbe dovuto essere restituito; ma senza quelle risorse, come si sarebbe potuta realizzare l’integrazione? &nbsp;<strong>“Aver a che fare con 500 persone in più e restare fedele a umanità e accoglienza: questo è stato il messaggio di Riace”</strong>. &nbsp;E la sfida che Riace ha lanciato, sennò perché, con tante realtà di accoglienza e integrazione in Italia, in tanti sarebbero venuti a vedere proprio Riace? Ma quelle pratiche virtuose di sviluppo locale, che sono state considerate delle eccellenze, adesso qui sono trattate come reati penali.</p>



<p>Infine, terzo aspetto,&nbsp;<strong>l’interesse politico</strong>. Lucano ha voluto contestualizzare la storia del “modello Riace” dal punto di vista della sua storia politica, degli ideali di giustizia e di solidarietà da cui si è sempre sentito mobilitato, della voglia di contribuire al riscatto della sua terra dall’abbandono e dallo strapotere della criminalità organizzata.&nbsp;<strong>Ideali politici</strong>, certo, ma capaci di parlare molte lingue, come per esempio quella di un cattolicesimo evangelico che si sente vicino agli ultimi. Nel processo, come abbiamo visto finora,&nbsp;<strong>questi ideali rappresentano proprio il cuore dell’attacco giudiziario</strong>; nel discutere di ogni capo d’imputazione, l’accusa stessa ripete come un mantra che il movente non è economico, non essendo emerso alcun elemento di prova di un vantaggio economico che Lucano avrebbe mai tratto dalla sua azione a Riace, ma appunto politico.</p>



<p>Per questo è interessante sentire Lucano che rivendica la sua ispirazione politica in termini di ideali e valori. La procura in realtà declina il cosiddetto “movente politico” in termini di caccia al consenso elettorale: Lucano avrebbe cercato di assicurarsi i voti garantiti dalle varie associazioni. Fuori da ogni contesto, però, perché ormai Lucano non avrebbe più potuto ricandidarsi a sindaco, essendo nel pieno del suo terzo ed ultimo mandato, né si è mai candidato a nessun’altra competizione elettorale. Racconta le pressioni subite da tanti fronti per candidarsi alle elezioni europee, ma ha tenuto duro e non si è candidato, per evitare che una sua candidatura gettasse una luce diversa sul suo impegno di vent’anni a Riace, che si potesse dire insomma: ecco, ha fatto tutto questo solo per arrivare lì. Ma anche perché, ha detto, non è interessato alla politica istituzionale, si sentirebbe a disagio in un contesto come quello del Parlamento Europeo. Ha citato il suo amico Pietro Bartòlo, il medico di Lampedusa che dopo trent’anni di lavoro al fronte è stato eletto parlamentare europeo, per dire che la sua idea di politica è un’altra:<strong>&nbsp;quello che lo interessa e lo avvince è la politica dal basso, la costruzione di una comunità, la democrazia diretta, cui ha voluto dare un contributo con la sua attività da sindaco</strong>. Da sindaco si è speso per lo sviluppo del suo paese, per affrancarlo dall’oppressione delle famiglie di ‘ndrangheta, e al tempo stesso per l’accoglienza solidale verso chi arrivava da storie di povertà, guerra e disumanità, in nome di un’ospitalità che considera uno dei valori pregnanti della cultura calabrese. Quindi sì, ha agito mosso da un interesse politico, quello di realizzare i suoi ideali; per questo si è sempre preoccupato che tutti i fondi pubblici fossero destinati a quest’opera di integrazione.</p>



<p>Per oltre 15 anni la storia di Riace è cresciuta, il paese è rinato, ha risolto problemi perfino nazionali, è diventato un esempio che ha ispirato altre strutture, nella regione e altrove in Italia. Poi qualcosa si è spezzato, in coincidenza con un cambiamento di paradigma nelle politiche italiane di accoglienza e integrazione, sono nate le inchieste e infine il processo. Riace, ha concluso Lucano, ha dato fastidio perché ha dimostrato che anche semplicemente da sindaco si potevano organizzare accoglienza e integrazione in un modo diverso. Ormai su questo tema si vincono o si perdono le elezioni, per questo ideali di giustizia, di rispetto dei diritti umani, vengono relegati in una sorta di pre-politica astratta che la politica “vera” non sente più il bisogno di attuare. A Riace si è voluto costruire una realtà differente, ribaltando concretamente quest’idea che gli ideali non c’entrino con la politica dei diritti.</p>



<p>Se riprendiamo le domande da cittadini che abbiamo sollevato seguendo le udienze precedenti, le sue dichiarazioni s’incrociano in vari passaggi ed i vari modi con quelle domande, e questo ci pare dia ancora più forza al percorso di monitoraggio che abbiamo intrapreso. Perché finalmente il processo ha trovato il suo centro: la verità di Lucano mette a nudo gli ideali trattati come reati, il rifiuto di una visione dell’integrazione tesa a risolvere i problemi senza conflitti, la criminalizzazione di un pensiero che mette al centro i diritti delle persone. In altre parole, mette a nudo il carattere politico del processo che si sta svolgendo a Locri.</p>
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		<title>Che cosa succede al processo contro Mimmo Lucano? Le udienze di settembre</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Oct 2019 06:59:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da www.pressenza.com) 2 (Foto di https://www.facebook.com/estatoilvento/) Giovanna Procacci, Comitato Undici Giugno-Milano Riprendiamo il nostro monitoraggio di cittadinanza del processo penale contro Mimmo Lucano, che ha riaperto a Locri le sue udienze dopo la pausa&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da<a href="http://pressenza.com?utm_source=rss&utm_medium=rss "> www.pressenza.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="720" height="540" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13063" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure>



<p> <strong>2</strong></p>



<p>(Foto
di https://www.facebook.com/estatoilvento/)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>Giovanna
Procacci, Comitato Undici Giugno-Milano</p>



<p>Riprendiamo
il nostro monitoraggio di cittadinanza del processo penale contro
Mimmo Lucano, che ha riaperto a Locri le sue udienze dopo la pausa
estiva. Sin dall’inizio ci siamo posti un obiettivo preciso: non
vogliamo sostituirci al processo, né giudicarlo; vogliamo piuttosto
diffondere&nbsp;<strong>l’informazione</strong>&nbsp;sui
contenuti dibattuti in quel processo, che ci sembra restare confinato
nei media locali e soffrire di un deficit di pubblicità, e
restituire una&nbsp;<strong>valutazione
da cittadini</strong>&nbsp;su
questi contenuti, nella misura in cui siamo convinti che quel
processo tratti una materia vitale per la nostra democrazia. Materia
vitale è certo la politica d’accoglienza e integrazione, ma
materia vitale è soprattutto la libertà di esplorare modelli,
costruire mondi, mettere alla prova idee che osino andare al di là
del pensiero dominante del momento.</p>



<p>Partiamo
con l’informare sullo svolgimento delle due udienze. L’&nbsp;<strong>11
settembre</strong>&nbsp;sono
state ascoltate due funzionarie prefettizie, Giovanna Frustaci e
Francesca Marazzita; l’udienza è stata particolarmente positiva
per Lucano, sebbene abbia visto la SIAE costituirsi parte civile,
fuori da ogni tempo massimo, in relazione a presunte false
dichiarazioni circa spettacoli musicali a Riace.&nbsp;<strong>Frustaci</strong>&nbsp;racconta
i rapporti fra Prefettura e Comune per il Cas di Riace, in
particolare a proposito dei cosiddetti “lungo permanenti” che fin
dall’inizio del processo abbiamo visto essere al centro delle
accuse di anomalie e irregolarità rivolte al Comune di Riace. Dice
che lo scambio di comunicazioni non funzionava sempre in modo
tempestivo; al Comune che chiedeva di prorogare il progetto
d’integrazione per motivi umanitari, spesso la Prefettura non
rispondeva; decurtava però comunque i fondi, come nel caso già
emerso dei 37 soggetti segnalati come non aventi più diritto al Cas.
Cosicché se quelle persone sono rimaste a Riace sono state a carico
del Comune.</p>



<p>All’osservazione
del presidente Accurso, che allora trattenere i lungo permanenti
sembra essere stato anti-economico per il Comune, Frustaci aggiunge
che anche la scarsa attenzione nella rendicontazione andava spesso a
svantaggio del Comune; sottolinea peraltro che difficoltà analoghe
riguardano tutti i Cas, a Riace sono amplificate da numeri più alti
e dalla presenza di famiglie con minori.</p>



<p><strong>Marazzita</strong>&nbsp;testimonia
invece sull’indagine eseguita a Riace il 26 gennaio 2017 da
Francesco Campolo, dirigente presso la Prefettura dell’area quarta
dell’immigrazione, e altri tre funzionari. A differenza
dell’ispezione precedente del dicembre 2016 firmata da Gullì, il
cui Rapporto arrivò inspiegabilmente a&nbsp;<em>Il
Giornale</em>&nbsp;e
dette la stura ad una campagna di fango mediatica, la relazione
conclusiva di questa ispezione non solo non venne resa pubblica, ma
addirittura venne negata a lungo allo stesso Lucano, con frasi del
tipo “tanto è uguale all’altra”. Difficile non pensare che il
ritardo nella pubblicazione fosse dovuto al contenuto della
relazione, che invece era molto diverso.</p>



<p>Gli
ispettori raccontano di essersi trovati davanti ad una esperienza
originale e molto positiva, e per questo hanno deciso di “abbandonare
il tono strettamente burocratico, e di trasmettere uno spaccato della
vita quotidiana a Riace”. Certo, da un punto di vista burocratico
riconoscono che vi si possono trovare quelle “pecche” individuate
in precedenti relazioni, ma preferiscono elogiare quanto realizzato,
l’inventività messa al servizio dei cittadini, la capacità di
imporsi in un contesto ad alto rischio di criminalità organizzata,
l’armonia in cui “persone di ogni colore e nazionalità”
concorrono al benessere della comunità. Ed elogiano il Sindaco “che
ha dedicato all’accoglienza buona parte della propria vita”.
Precisano anche che Lucano ha sempre collaborato con la Prefettura,
assicurando l’ospitalità che altri Centri della provincia avevano
rifiutato. E concludono chiedendo di sbloccare immediatamente i
finanziamenti sospesi, per permettere la prosecuzione di
un’esperienza “che rappresenta un modello di accoglienza studiato
in molte parti del mondo”. La funzionaria racconta di aver
percepito che la relazione non fosse stata gradita in Prefettura; in
effetti poco dopo Campolo venne trasferito ad altro incarico. Per
approfondire questo aspetto, il presidente ha anticipato che lo
ascolterà.</p>



<p>L’udienza
del&nbsp;<strong>24
settembre</strong>&nbsp;ha
invece avviato l’esame di un capitolo diverso dei documenti
d’indagine: non più gli esiti delle ispezioni disposte da
Prefettura e Ministero, ma l’informativa predisposta dalla Guardia
di Finanza nel 2016 su richiesta della Procura di Locri. Viene
ascoltato il colonnello&nbsp;<strong>Sportelli</strong>;
la sua testimonianza, che occuperà altre udienze in onore alle quasi
mille pagine dell’informativa, avrà luogo per capi d’imputazione.
In questa udienza vengono discusse le prove a sostegno
dell’imputazione di&nbsp;<strong>abuso
d’ufficio</strong>.
Il colonnello punta subito l’attenzione sulla questione dei lungo
permanenti, ad ulteriore conferma che questo è il vero nodo dello
“scandalo Riace”. Sostiene che nelle ispezioni non si è mai
andati a fondo sulla questione, cosa che la sua informativa ha invece
voluto fare redigendo una serie di prospetti contabili, su base
mensile e associazione per associazione, da confrontare con i
vari&nbsp;<em>data-base</em>&nbsp;delle
presenze, al fine di calcolare quanto siano effettivamente costati i
lungo permanenti di Riace. I dati su cui ha costruito i prospetti
sono ricavati dalla documentazione predisposta dalle varie
associazioni e firmata dai loro presidenti; tutto però confluiva poi
nell’associazione Città futura, unico interlocutore diretto con
Ministero e Prefettura, e doveva alla fine essere vidimato dal
responsabile del Comune, il sindaco Lucano.</p>



<p>Tuttavia,
ci sembra che se si vuole approfondire il tema dei lungo permanenti,
sarebbe indispensabile definire come vengono individuati, prima di
contarli e valutarne i costi; abbiamo invece l’impressione,
rafforzata anche dal contro-esame delle difese, che la nozione di
lungo permanente rimanga molto confusa. Comprende persone che restano
qualche giorno in più, persone che restano anni, persone per cui è
stata richiesta una proroga motivata dal Comune, persone che hanno
presentato ricorso e ne attendono l’esito – tutte nello stesso
calderone. Su questo punto dirimente, la testimonianza appare molto
approssimativa.</p>



<p>Sportelli
afferma che, se Lucano rifiutava di mandar via i migranti, era in
nome dei suoi&nbsp;<strong>ideali
di umanità e accoglienza</strong>&nbsp;e
non per un vantaggio economico; nel corso del tempo, però, i numeri
crescono e le cose si complicano, anzi a suo giudizio diventano
ingestibili senza una struttura amministrativa esclusivamente
dedicata. Ipotizza allora che Lucano abbia perseguito un interesse
politico, abbia cioè chiuso un occhio sulle irregolarità di alcune
associazioni per evitare che il modello Riace, ormai diventato
famoso, venisse intaccato; per lo stesso motivo avrebbe cercato di
nascondere che in realtà, con il ridursi dei numeri degli arrivi dal
2017, lo Sprar di Riace si sarebbe svuotato. Sono sue supposizioni;
ma è lo stesso pubblico ministero a dichiarare che, se soggetti non
aventi diritto sono stati coperti in modo indebito con le somme
anticipate dallo Sprar, non ci sono prove per dire come esattamente
queste somme siano state impiegate.</p>



<p>Come
nelle udienze precedenti, il&nbsp;<strong>Presidente</strong>&nbsp;deve
intervenire più volte per chiedere che le informazioni siano
contestualizzate nel quadro legislativo vigente al momento; in
particolare, fino al secondo semestre 2016 non ci sono disposizioni
sui tempi di permanenza consentiti nello Sprar, per cui il periodo
2014-2016 preso in esame dall’informativa non ne sarebbe
interessato. E deve richiamare ancora una volta le responsabilità
delle istituzioni che hanno il compito di effettuare le verifiche:
perché di fronte alla rendicontazione del triennio ricevuta a fine
2016 il progetto viene rifinanziato per i tre anni successivi, non ci
si accorge dei lungo permanenti? Chiede poi come mai, se davvero
c’erano posti vuoti nello Sprar, i migranti usciti dal Cas non
venivano inseriti a coprire quei vuoti? anche perché nelle udienze
precedenti si è accertato che Riace non ha mai respinto nessuno. E
conclude osservando che la presenza dei lungo permanenti dipende dal
fatto che i migranti non volevano andare via, o che Lucano non voleva
mettere la gente per strada; siccome però non potevano comunque
essere espulsi in quanto titolari di protezione umanitaria, i servizi
sociali del Comune dovevano pur trovare i mezzi per mantenerli. E
chiede di nuovo: Lucano ha operato così per un vantaggio economico,
suo o delle associazioni? O c’era forse un disegno collettivo per
procurare un vantaggio economico a tutti? La risposta del teste è
nuovamente negativa.</p>



<p>Questi
i dati salienti delle due udienze. A noi cittadini spetta però il
compito di&nbsp;<strong>valutare
l’impatto del processo</strong>&nbsp;sul
sistema di libertà e diritti su cui si basa l’assetto democratico
e costituzionale della nostra convivenza. Cerchiamo allora di fissare
gli elementi utili per questa valutazione. Si conferma che&nbsp;<strong>i
lungo permanenti sono il “reato” del modello Riace</strong>,
per quanto circoscritto nel tempo perché il termine massimo dei sei
mesi viene introdotto tardivamente rispetto al periodo d’indagine.
Questo reato non sarebbe stato compiuto per interesse economico,
ma&nbsp;<strong>per
motivi “ideali”</strong>&nbsp;che
avrebbero spinto ad utilizzare parte dei fondi per l’accoglienza
per soggetti che non ne avrebbero più avuto diritto. Ma questi
soggetti non vengono identificati in modo chiaro, gli enti preposti
al controllo delle rendicontazioni sembrano non accorgersene, spesso
non rispondono nemmeno alle richieste specifiche di proroga dal
termine ufficiale del progetto che pure sono previste dal sistema –
a conferma del fatto che in realtà si è consapevoli che il termine
dei sei mesi non è sempre applicabile. Peraltro, non si hanno prove
di quale uso sarebbe stato effettivamente fatto delle somme in
questione. Avanziamo delle ipotesi in merito: per dare borse-lavoro?
Per creare posti di lavoro in cui inserire i migranti, come il
frantoio per produrre l’olio, o le cooperative per la raccolta dei
rifiuti? Per attività, cioè, tese all’integrazione lavorativa?
Insomma, senza le prove del dolo o della distrazione dei fondi dagli
obiettivi di accoglienza e integrazione, siamo ancora in pieno nel
campo delle irregolarità amministrative. Continua a non risultare
chiaro il perché di un processo penale, se non come processo
politico contro quegli ideali, appunto, che hanno mosso l’azione di
Lucano a Riace.</p>



<p>Possiamo
concluderne che&nbsp;<strong>l’esperienza
di Riace</strong>&nbsp;dimostra
che l’integrazione, per essere tale, ha bisogno non solo di tempi
più lunghi, come abbiamo già rilevato, ma soprattutto di una
valutazione puntuale dei casi specifici? Che&nbsp;<strong>dimostra
cioè delle</strong>&nbsp;<strong>carenze
di sistema</strong>?</p>



<p>Per
anni, Riace è stata trattata come un&nbsp;<strong>laboratorio
di buone pratiche</strong>,
utile a fornire indicazioni per la costruzione prima, e gli
aggiornamenti poi, del sistema Sprar. Se questa sinergia fosse
continuata, se non fosse intervenuta una grave frattura nelle
politiche migratorie, se davvero come annunciava nel 2016 la
Circolare Morcone queste fossero andate nella direzione di chiudere i
Centri di accoglienza straordinaria e di generalizzare lo Sprar come
sistema pubblico di accoglienza, l’anomalia dei lungo permanenti di
Riace avrebbe potuto spingere a mettere a fuoco queste carenze e a
sviluppare il sistema dell’accoglienza in una direzione più vicina
agli obiettivi di integrazione.&nbsp;<strong>I
lungo permanenti diventano un “reato” per effetto di un
cambiamento politico</strong>,
che porterà ai respingimenti, al rifiuto di soccorso in mare, ai
“porti chiusi”, ecc. Diventano cioè un&nbsp;<strong>“reato
ex-post”</strong>.
E questo spiega anche la spinta poderosa che la&nbsp;<strong>campagna
di denigrazione</strong>&nbsp;di
Lucano e del modello Riace ha avuto in questo ultimo anno, come parte
integrante della criminalizzazione sfociata nel processo penale in
corso.</p>



<p>Stiamo
attenti però, perché “La campana suona a Riace, ma suona per
tutti”, come diceva saggiamente Ida Dominijanni dopo l’arresto di
Lucano (<em>Internazionale</em>,
2/10/2018). La dilatazione dell’area penale a casi di
discrezionalità amministrativa, cui assistiamo in questo processo, è
un sintomo inquietante, come osserva Livio Pepino (<em>Volere
la Luna</em>,
29/04/2019), di una magistratura arroccata nella difesa dello status
quo anche a scapito delle garanzie e dei diritti di tutti.</p>
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		<item>
		<title>5/6 ottobre 2019, secondo incontro nazionale della rete MediAttiviste/i ad Attigliano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2019 07:48:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da Redazione Italia Al Parco di Studi e Riflessione di Attigliano (Terni) dal 5 al 6 di ottobre si svolgerà la seconda riunione nazionale di MediAttiviste/i, la rete tra attivisti di base e giornalisti&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/redazione-italia/?utm_source=rss&utm_medium=rss"> Da Redazione Italia</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/09/mediattivisti-720x242.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="5/6 ottobre 2019, secondo incontro nazionale della rete MediAttiviste/i ad Attigliano"/></figure>



<p>Al Parco di Studi e Riflessione di Attigliano (Terni) dal 5 al 6 di ottobre si svolgerà la seconda riunione nazionale di MediAttiviste/i, la rete tra attivisti di base e giornalisti indipendenti lanciata da Pressenza e a cui hanno aderito e continuano ad aderire realtà sociali e giornalistiche delle più diverse.</p>



<p>MediAttiviste/i, rete tra giornalisti indipendenti e attivisti, si è formata con un percorso molto partecipato iniziato nel gennaio 2019 con incontri di città a Milano, Roma, Firenze e Napoli e un incontro nazionale tenutosi in aprile al Monastero del Bene Comune (Verona). In questi mesi la partecipazione alla mailing list creata fin dal primo incontro è cresciuta continuamente, arrivando a oltre 100 iscritti tra giornalisti di diverse testate, blog, siti ecc e attivisti di diversi campi, dall’ambiente ai diritti umani, dal disarmo alla nonviolenza.</p>



<p>Il nome e il logo MediAttiviste/i sono stati scelti dopo un’intensa consultazione online, con varie proposte e molto dibattito ed è stata poi creata una&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/Mediattivisti/?utm_source=rss&utm_medium=rss">pagina Facebook&nbsp;</a>e un<a href="https://mediattivisti.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;blog</a>&nbsp;in&nbsp; cui vengono pubblicate via via notizie, commenti e iniziative. Tutto su base volontaria, tutto animato da uno spirito positivo di coesione e collaborazione e dalla spinta a trovare sempre nuove forme di appoggio reciproco.</p>



<p>E’ ora di fare un altro passo avanti e dopo la riunione nazionale di aprile trovarci un’altra volta, ancora più numerosi, con alcuni per conoscerci di persona e non solo con scambi via mail e con tutti per delineare priorità di azione, definire progetti comuni e individuare iniziative da appoggiare in modo congiunto, creando una sorta di task force che segua eventi di particolare interesse.</p>



<p>Il programma della riunione è ancora in fase di elaborazione, ma alcuni dei temi&nbsp; che verranno trattati sono:</p>



<ul><li>La creazione di una rete di media indipendenti a livello europeo.</li><li>l’elaborazione di un sistema di pacchetti informativi che contrastino le fakes news</li><li>un sistema di segnalazione degli eventi di base</li><li>L’appoggio alle iniziative della&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/estatoilvento/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Fondazione “E’ stato il vento”</a>, nata per diffondere e rafforzare l’esperienza di Riace e i valori da essa rappresentati.</li><li>La creazione di un giornale cartaceo indipendente, gratuito e diffuso sul territorio nazionale.</li><li>L’appoggio alle Ong che salvano vite in mare, sia dal punto di vista giornalistico che di sostegno e diffusione di iniziative come&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/LaGiustaRotta/?utm_source=rss&utm_medium=rss">La giusta rotta</a>, la campagna di informazione e sensibilizzazione appena lanciata da Open Arms, Sea-Watch e Mediterranean Hope.</li><li>L’appoggio alle iniziative sul cambiamento climatico di&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/ExtinctionRebellion.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Extinction Rebellion</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/FridaysItalia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Fridays for Future</a>.</li><li>L’appoggio alla&nbsp;<a href="https://theworldmarch.org/it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza</a>, che partirà il prossimo 2 ottobre da Madrid e vi tornerà l’8 marzo 2020, dopo aver attraversato tutti i continenti con iniziative su pace, disarmo, ambiente, non discriminazione, diritti umani, educazione alla nonviolenza.</li><li>La gestione della pagina FB di MediAttiviste/i.</li><li>La ripresa della campagna sugli hate speech.</li></ul>



<p>L’incontro, aperto a tutti gli interessati, si terrà sabato 5 e domenica 6 ottobre (se possibile, si consiglia di arrivare il venerdì sera) al&nbsp;<a href="http://www.parcoattigliano.it/dw2/doku.php?utm_source=rss&utm_medium=rss">Parco di Studio e Riflessione di Attigliano</a>, in provincia di Terni, a meno di un’ora di treno e macchina da Roma. Si comincerà sabato mattina e si terminerà domenica alle 15, in modo da permettere un comodo rientro ai partecipanti arrivati dalle diverse città.</p>



<p>Per partecipare è necessario compilare la seguente tabella</p>



<p><a href="https://docs.google.com/document/d/13HUO-RRV5x5G9b2sWXEJAkcekQFsdIrnRWURtRsSmIM/edit?usp=sharing&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://docs.google.com/document/d/13HUO-RRV5x5G9b2sWXEJAkcekQFsdIrnRWURtRsSmIM/edit?usp=sharing&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Il programma definitivo sarà pubblicato al più presto.</p>
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		<title>Libertà e dignità a Mimmo Lucano &#8211; Appello del Comitato Undici Giugno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Aug 2019 14:03:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani divulga e firma, invitando tutti a farlo, la seguente petizione lanciata da Comitato 11 giugno ll.mo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ci appelliamo alla Sua conclamata sensibilità ed al Suo rispetto per&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/08/22/liberta-e-dignita-a-mimmo-lucano-appello-del-comitato-undici-giugno/">Libertà e dignità a Mimmo Lucano &#8211; Appello del Comitato Undici Giugno</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="477" height="268" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/GKrlevexrcYqHDf-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12936" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/GKrlevexrcYqHDf-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 477w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/GKrlevexrcYqHDf-800x450-noPad-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 477px) 100vw, 477px" /></figure></div>



<p> <strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>divulga e firma, invitando tutti  a farlo, la seguente petizione lanciata da Comitato 11 giugno</p>



<p>ll.mo <strong>Presidente</strong> della Repubblica, Sergio <strong>Mattarella</strong>,</p>



<p>ci appelliamo alla Sua conclamata sensibilità ed al Suo rispetto per i valori umani e per la dignità della persona e chiediamo il Suo urgente intervento in relazione alla nota vicenda politica e giudiziaria riguardante Domenico Lucano, Sindaco del Comune di Riace (RC) per tre mandati consecutivi, vicenda a Lei certamente nota.</p>



<p><strong>Dal 4 ottobre 2018</strong>, a seguito della richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Locri (RC),&nbsp;<strong>Domenico Lucano è stato sottoposto a misure cautelari restrittive della libertà personale</strong>, ovvero agli arresti domiciliari prima ed al&nbsp;<strong>divieto di dimora nel comune di Riace</strong>&nbsp;(RC) poi, misura quest&#8217;ultima ancora efficace.</p>



<p>Le ragioni dell&#8217;applicazione delle citate misure cautelari nei confronti di Domenico Lucano, accusato di essersi adoperato per favorire l&#8217;immigrazione clandestina attraverso la celebrazione di matrimoni fittizi (circostanza, peraltro, mai verificatasi) oltre che di aver proceduto ad affidamento diretto del servizio di raccolta di rifiuti a cooperative sociali (circostanza, nel caso di specie, ammessa dalla legge), venivano ricondotte al rischio di reiterazione dei reati contestati e di inquinamento probatorio in considerazione della carica di Sindaco che Domenico Lucano ha rivestito nel Comune di Riace fino allo scorso 26 maggio, data in cui i cittadini di Riace hanno eletto una nuova amministrazione comunale nella quale Domenico Lucano non ricopre alcuna carica pubblica, né amministrativa né politica.</p>



<p>Chiaro ed evidente risulta che oggi non vi è alcun motivo per ritenere che siano concrete ed attuali le motivazioni che hanno condotto all&#8217;applicazione delle citate misure cautelari.</p>



<p>A tutto quanto sopra si aggiunga che è pendente dinnanzi al Tribunale di Locri (RC) un processo a carico, tra gli altri, di Domenico Lucano, in cui verrà accertata la fondatezza delle accuse e rispetto al quale lo stesso ha sempre dichiarato piena fiducia nella magistratura.</p>



<p>Si aggiunga altresì che lo scorso mese di marzo 2019, a seguito del ricorso presentato dagli avvocati difensori di Lucano, si è pronunciata la&nbsp;<strong>Suprema&nbsp; Corte di Cassazione</strong>&nbsp;che &#8211; in buona sostanza &#8211;&nbsp;<strong>ha ritenuto insussistenti le ragioni che hanno portato all&#8217;applicazione della misura restrittiva della libertà personale.</strong></p>



<p>Alla luce di quanto sopra, ed in particolare della cessazione di ogni carica, di fatto, Domenico Lucano, cittadino incensurato, né, prima d&#8217;ora, neppure indagato per alcun tipo di reato, risulta oggetto di un esilio politico non giustificato da alcuna ragione giuridica.</p>



<p>Atteso che in questi giorni, l&#8217;<strong>anziano padre di Domenico Lucano, Roberto, 93enne, sta trascorrendo quelli che potrebbero essere i suoi ultimi giorni di vita</strong> visto il notevole <strong>aggravamento della propria situazione di salute</strong> (affetto da una grave forma di <strong>leucemia</strong> è stato colpito anche da un <strong>infarto</strong>) <strong>nella propria abitazione di Riace, ove il figlio, Domenico, non può recarsi neanche per una breve visita.<br></strong><br>In considerazione di tutto quanto sopra ci appelliamo alla Sua sensibilità ed ad un gesto umanitario, per dare la possibilità a Domenico Lucano ed al padre di potersi salutare con serenità dentro le mura della loro casa.<br>A tal fine <strong>chiediamo il Suo intervento</strong> affinché, con qualunque strumento a Sua disposizione e considerata la Sua posizione di Garante dei diritti costituzionali, <strong>si consenta a Domenico Lucano di poter tornare nel comune di Riace a far visita ed assistere il proprio anziano padre.</strong><br>Confidando in un sollecito ed urgente riscontro e ringraziando per l&#8217;attenzione, si inviano</p>



<p>Distinti saluti.<br>Comitato Undici Giugno </p>



<p></p>



<p><strong>Per firmare la petizione:  <br></strong><a href="https://www.change.org/p/presidente-della-repubblica-mattarella-liberta-e-dignita-a-mimmo-lucano-appello-del-comitato-undici-giugno?utm_content=bandit-starter_cl_share_content_it-it%3Av2&amp;recruited_by_id=33189600-c2b1-11e9-b5c3-f9835306c45a&amp;recruiter=993645843&amp;utm_source=share_petition&amp;utm_medium=copylink&amp;utm_campaign=share_petition&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>https://www.change.org/p/presidente-della-repubblica-mattarella-liberta-e-dignita-a-mimmo-lucano-appello-del-comitato-undici-giugno?utm_content=bandit-starter_cl_share_content_it-it%3Av2&amp;recruited_by_id=33189600-c2b1-11e9-b5c3-f9835306c45a&amp;recruiter=993645843&amp;utm_source=share_petition&amp;utm_medium=copylink&amp;utm_campaign=share_petition&utm_source=rss&utm_medium=rss</strong></a><strong> </strong></p>
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		<title>Riace, il sentiero di Sara</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Aug 2019 09:09:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Roberta Ferruti (ilsentierodisaraweb.com) Tornare a Riace un anno dopo. Camminare per le strade del borgo semi deserte, le botteghe chiuse. Mi guardo intorno: i luoghi sono sempre gli stessi, le persone mi riconoscono,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h1></h1>



<p>di Roberta Ferruti     (ilsentierodisaraweb.com)</p>



<p>Tornare a Riace un anno dopo. Camminare per le strade del borgo semi deserte, le botteghe chiuse. Mi guardo intorno: i luoghi sono sempre gli stessi, le persone mi riconoscono, ci abbracciamo. Non servono altre parole, ne abbiamo scritte e dette tante, tra le lacrime e la rabbia. Ora è il momento del silenzio. Ascolto il rumore dei miei passi mentre mi conducono per le stradine strette del borgo, tra i murales ora scrostati, tra i vicoli dove gli asini non passano più a raccogliere l’immondizia. La raccolta differenziata oggi è organizzata da “forestieri” di Lamezia Terme, la Muraca srl, già oggetto nel 2014 di denuncia alla Procura di Lamezia per una discarica abusiva. Il nuovo che avanza e i vecchi cassonetti in legno, costruiti dalle botteghe, soppiantati da quelli in plastica.</p>



<p></p>



<p>Il passato però non si cancella con una manciata di voti, soprattutto qui, a Riace, paese dell’accoglienza. Il miracolo realizzato dal sindaco Lucano dal 2004 al 2018 è stato possibile anche grazie alle caratteristiche storiche e culturali di questa terra: i calabresi sono un popolo di emigranti, sanno che significa sentirsi straniero in casa altrui, conoscono la sofferenza dell’abbandono e del viaggio, la paura del futuro e la difficoltà di vivere lontani da casa. L’accoglienza è spontanea, senza riserve. A Riace sono partiti in molti nel secolo scorso, molti sono emigrati in Argentina, o al Nord. Hanno lasciato un paese povero, arido, senza prospettive. La grande pigna centenaria all’ingresso del paese, affettuosamente chiamata&nbsp;<em>A Pignara</em>, è testimone di strazianti addii, partenze senza ritorno.</p>



<p>Ecco, questo quadro così comune a tante piccole realtà italiane, dall’entroterra arido del Meridione ai paesini di montagna del Nord, è lo scenario in cui nasce il modello Riace: l’accoglienza diffusa nelle case abbandonate del borgo, il lavoro ostinato a preservare la memoria di queste mura, di queste persone rimaste a casa mentre tutti partivano e farlo rivivere, far rivivere la speranza. Tra la rassegnazione dei vecchi che recitavano una litania ossessiva <em>“ormai, ormai…”</em> e l’orgoglio di chi invece non si arrendeva, nasceva Città Futura, l’associazione di riacesi voluta da Mimmo Lucano, Mimì Capatosta. Un paese che accoglie diventa un posto più bello.</p>



<p>L’intuizione geniale dell’aprire le case abbandonate per accogliere i nuovi cittadini doveva coniugarsi con il rispetto delle tradizioni e delle persone rimaste, questo è stato chiaro da subito e mentre si ristrutturavano le case per l’accoglienza, si lavorava per recuperare la memoria storica del paese, restituirgli dignità. La festa della ginestra, la tessitura, i manufatti, le conserve. Per anni i riacesi sono stati coinvolti in questo processo di rinascita. Al posto della discarica sorge ora un anfiteatro multi colore e un parco giochi. Rinasce il vecchio frantoio, riapre la scuola.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://tralerigheweb.files.wordpress.com/2019/08/anfiteatro.jpg?w=700&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1692"/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://tralerigheweb.files.wordpress.com/2019/08/parco-giochi.jpg?w=700&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1693"/></figure>



<p>Ma la siccità è il filo conduttore di tante storie di sofferenza e l’acqua è da sempre compito delle donne: in Africa, in Asia come da noi, l’acqua veniva distribuita grazie al lavoro costante e quotidiano delle donne, abili portatrici di giare nelle dimore. A Riace, nel borgo, è ancora possibile vedere saldati all’apice dei tetti delle brocche, messe lì in segno di buon auspicio, contro la siccità.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://tralerigheweb.files.wordpress.com/2019/08/brocche.jpg?w=700&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1695"/></figure>



<p>L’acqua a Riace è arrivata nelle case soltanto negli anni ’80 e fino ad allora la sorgente dietro il borgo vecchio era uno dei punti d’incontro più frequentati. Ci si incontrava per lavare i panni, per prendere l’acqua, per dare da bere agli asini, per lavarsi. Per decenni le donne scendevano alla fonte e risalivano il sentiero con brocche sulla testa, alcune lo facevano di professione e servivano le famiglie nobili della zona. La costruzione dei primi pozzi che portarono l’acqua al paese e ne permisero l’indipendenza dalla fornitura idrica della Cassa del Mezzogiorno, oggi Sorical, coincisero con l’abbandono dell’area e il declino della civiltà contadina. La fonte fu abbandonata, il sentiero invaso dall’ erbacce. L’ultima portatrice d’acqua che la memoria dei riacesi ricordi, è stata Sara Gallo che&nbsp;<em>“era diventata calva a forza di portare gli otri su e giù dalle fontane al paese”</em>.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://tralerigheweb.files.wordpress.com/2019/08/sara.jpg?w=700&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1696"/></figure>



<p>Ridare l’acqua alla montagna che si era prosciugata, riaprire la strada franata è stata l’operazione portata avanti dal 2006 con un bando di 600mila e euro della Regione per il recupero dei centri storici. E così nasce “il parco delle Fontane”, ora Parco Sara, perché le sorgenti d’acqua e i lavatoi erano il fulcro della civiltà contadina. L’area inizia con un’antica porta in pietra che dava accesso al paese, chiamata proprio “La porta dell’acqua” e continua con una stradina in pietra, una piccola fattoria e un piazzale con antichi lavatoi in pietra per risalire poi nella parte alta del paese, a fianco della mediateca .&nbsp;<em>“Per ricreare un sistema a cascatelle, non abbiamo sprecato acqua ma utilizzato quella in esubero delle condotte”</em>&nbsp;spiegava il geologo Aurelio Circosta, l’uomo che ha trovato le falde sotterranee da cui furono creati i pozzi degli anni Ottanta e che di fatto cambiò la vita dei riacesi.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://tralerigheweb.files.wordpress.com/2019/08/parco-sara.jpg?w=700&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1706"/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://tralerigheweb.files.wordpress.com/2019/08/fonte.jpg?w=700&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1699"/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://tralerigheweb.files.wordpress.com/2019/08/graffiti.jpg?w=700&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1701"/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://tralerigheweb.files.wordpress.com/2019/08/sentiero.jpg?w=700&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1702"/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://tralerigheweb.files.wordpress.com/2019/08/porta-acqua-retro-1.jpg?w=700&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1703"/></figure>



<p><em>“L’acqua si andava a prendere con gli asini. Ogni famiglia ne aveva almeno due, in totale in paese c’erano almeno 70 somarelli.”</em>&nbsp;raccontano gli anziani. Ecco perché Domenico Lucano ha fortemente voluto che gli asini ritornassero a Riace e venissero utilizzati anche per la raccolta differenziata porta a porta. Gli asinelli che tanto hanno emozionato folle di turisti e studiosi, erano il simbolo della tradizione rurale, facevano parte della vita di tutti, almeno fino a quando l’acqua non arrivò nelle case. Ma non è stato per niente semplice trovare gli asinelli autoctoni e le bardature di cuoio originali, dette ‘basto’ e per questo è stato necessario ricorrere alla mediazione dei Rom, gli ultimi mercanti ad avere ancora asini ed equipaggiamento. Erano loro a gestire la grande fiera degli asini, scomparsa ormai da quasi quarant ’anni, in occasione della festa dei santi Cosma e Damiano di Riace. L’intera comunità ha accolto con emozione il ritorno degli asinelli tra i vicoli del borgo, rinnovati nella loro funzione ma di nuovo parte della vita di tutti.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://tralerigheweb.files.wordpress.com/2019/08/20.jpg?w=700&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1705"/></figure>



<p>Sara però se n’era andata da tempo e non ha potuto vedere la rinascita del suo paese e l’arrivo dei nuovi abitanti. Ha trascorso una vita a servizio, su e giù per il sentiero di sassi e terra battuta a portare acqua. Oggi, in estate, quando l’afa è insopportabile, la gente di Riace si incontra alla rinata Porta dell’acqua: i calcinacci e le erbacce sono stati rimossi, le pietre ripulite, ristrutturate. Sotto l’arco è stato ricostruito anche un angolo maiolicato a memoria dell’antico banco del pesce. La Porta dell’acqua è tornata ad essere un punto di incontro, tira sempre una brezza piacevole nel pomeriggio. Proprio su questi muretti, sotto l’immagine della Madonna, Mimmo Lucano raccontava di Sara, questa donna minuta e semplice:&nbsp;<em>“Non sapeva quanti anni avesse, non l’ha mai saputo. Abbiamo voluto dedicare a lei questo sentiero perché Sara rappresenta la nostra storia, le nostre radici profonde con questa terra”</em>.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://tralerigheweb.files.wordpress.com/2019/08/mimmo-e-porta-acqua.jpg?w=700&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1707"/></figure>



<p>Una vita con un otre in testa e un figliolo che aveva cresciuto da sola e per il quale desiderava una vita diversa. Se n’è andata come era vissuta, in silenzio, mentre dormiva. Soltanto la solidarietà dei piccoli centri, dove tutti sono famiglia, ha permesso di scoprirne la salma e darne dignitosa sepoltura. Riace è soprattutto questo: una comunità che accoglie e si sostiene. Il giro nei vicoli termina in cima al paese, sulla piazza della mediateca. Ora il cartello che indica l’inizio del sentiero dell’acqua, del Parco Sara, non c’è più. Chi pensa di aver ucciso il paese dell’accoglienza tranciandone le radici ha soltanto dimostrato di non conoscere questa gente. I riacesi sono protagonisti orgogliosi della loro storia e soprattutto non dimenticano.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://tralerigheweb.files.wordpress.com/2019/08/no-cartello.jpg?w=700&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1709"/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://tralerigheweb.files.wordpress.com/2019/08/riace-salvini.jpg?w=700&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1710"/></figure>
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		<title>Che cosa succede al processo contro Mimmo Lucano? Le due udienze di luglio</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jul 2019 07:54:50 +0000</pubDate>
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<p>(Da <a href="http://www.pressenza.com?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.pressenza.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="720" height="424" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/io-sto-con-Riace-720x424.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12856" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/io-sto-con-Riace-720x424.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/io-sto-con-Riace-720x424-300x177.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure>



<p>Al tribunale di Locri continua il processo contro Lucano, il 10 e il 16 luglio ci sono state altre due udienze, le ultime prima dell’interruzione estiva, per poi riprendere l’11 settembre. Come avevamo fatto per le <a href="https://www.pressenza.com/it/2019/06/che-cosa-succede-al-processo-contro-mimmo-lucano/?utm_source=rss&utm_medium=rss">tre udienze di giugno</a>, proviamo a dare una valutazione di quanto è successo in queste udienze dal nostro punto di vista di cittadini interessati a monitorare il processo e a farne conoscere all’opinione pubblica la materia viva su cui si incentra. Siamo certi che questa materia sia di vitale importanza per i molti di noi che di Lucano condividono i valori dell’accoglienza, della solidarietà e dell’umanità.</p>



<p>Si tratta di un punto di vista diverso da quello giudiziario; abbiamo già detto che non vogliamo entrare nei meccanismi del processo. E’ chiaro che i rilievi che il presidente Accurso continua a muovere ai testimoni dell’accusa, di imprecisione, confusione, scarsa documentazione, ecc., non ci lasciano indifferenti; sono segnali importanti della volontà dei giudici di ricostruire un quadro di verità, sotto il fumo di supposizioni in cui il processo è nato. Ma il nostro obiettivo è un altro: capire perché si è sparso quel fumo, cosa si vuole effettivamente attaccare e delegittimare. Vogliamo ragionare pubblicamente su cosa esattamente si sta processando, su quali azioni vengono trattate come reati, quali idee additate come illecite, nella misura in cui riteniamo queste azioni e queste idee parte integrante delle nostre libertà.</p>



<p>Innanzitutto, facciamo un po’ di informazione su quanto è avvenuto in queste udienze, visto che gli articoli di stampa sul processo scarseggiano, mentre nei quotidiani governativi impazzano macchine del fango e campagne di disinformazione sugli eventi artistici realizzati a Riace dalle giunte di Lucano.</p>



<p>L&#8217;udienza del 10 luglio si è aperta con le dichiarazioni spontanee di Mimmo Lucano, che per la prima volta ha parlato al processo per dare, ha detto, il suo contributo alla ricostruzione della verità. Ha ricostruito l’integrazione a Riace, mettendo in evidenza il senso del lavoro fatto: coinvolgere migranti e comunità locale in un progetto di cambiamento complessivo, raccordando integrazione e sviluppo locale e adottando una serie di misure di antimafia sociale. Ha rivendicato quel sistema di nuove opportunità di lavoro (laboratori, fattoria didattica, frantoio, turismo solidale) e di servizi (scuole, ambulatorio medico, acqua pubblica, raccolta differenziata) che è stato messo in piedi a Riace e ha permesso a tanti giovani di trovare un’alternativa all’emigrazione. Ha richiamato l’importanza che Riace ha assunto nella regione, rappresentando un punto di sfogo nei momenti più critici degli sbarchi cui volentieri ricorrevano Viminale e Prefettura, al punto che in Prefettura lo chiamavano “San Lucano”. “Io ho assecondato le loro richieste perché quella gente aveva bisogno. Ho sempre detto di sì, anche perché vedevo che Riace stava crescendo, anche esteticamente, diventava più bella, più viva” [citato da A. Candito, La Repubblica 10/7/2019]. Ha rivendicato tutto quello che ha fatto, sottolineando che non si è mai mosso per interesse: “E’ sempre stata solo una missione politica e umana”. Ha poi ripreso i vari passaggi che dalla prima ispezione del 21 luglio 2016 hanno portato alle ispezioni successive, che muovevano rilievi, ma erano anche in contraddizione fra loro, tanto che il prefetto nel 2017 ne dispone una ulteriore più approfondita che riabilita il sistema di Riace. Ha parlato anche apertamente della questione che già è stata al centro delle udienze precedenti, i lungo permanenti: “Io mi rifiuto di pensare che dopo 6 mesi di permanenza di una famiglia si possa mandar via le persone, far interrompere ai bambini la frequenza della scuola, o altro”.</p>



<p>In seguito, nelle due udienze si sono succedute le testimonianze di funzionari della prefettura di Reggio Calabria (Salvatore del Giglio, Maria Grazia Surace, Salvatore Gullì) sulle ispezioni nel CAS e SPRAR di Riace e sulle irregolarità rilevate. Si spazia da affidamenti dei servizi senza gara (ma le gare non erano obbligatorie a quell’epoca), a presenze nel CAS che non avrebbero più dovuto esserci, a rendicontazioni poco convincenti.</p>



<p>Anche qui, come per le precedenti, non è nostra intenzione seguire il dettaglio delle questioni tecniche sollevate; possiamo solo rilevare contraddizioni fra delle premesse in cui si apprezza l’integrazione dei migranti con la comunità locale, e il lungo elenco delle anomalie riscontrate, che però si sperdono in imprecisioni, confusioni, vuoti di memoria e incompetenze di vario genere. La sensazione è che gli ispettori non conoscano il territorio (alcuni di loro non sono nemmeno mai stati a Riace e hanno lavorato su dati riferiti); che non abbiano piena consapevolezza della normativa in vigore nei vari periodi; che non tengano conto della diffusione di certe problematiche nella gran parte dei CAS e SPRAR in Italia; che spesso non conoscano le differenze fra i due sistemi, in particolare in termini di erogazione fondi e rendicontazione. Ne esce un quadro confuso che non aiuta a distinguere il potenziale illecito amministrativo da eventuali responsabilità penalmente rilevanti e fa scattare a più riprese il Presidente Accurso, che deve correggere, precisare il contesto normativo e chiedere maggiore chiarezza e documentazione più consistente.</p>



<p>Questo per l’informazione. Ma nel nostro monitoraggio vogliamo valutare il contenuto che questi rilievi tendono a mettere in discussione; perché se si trattasse solo di irregolarità o errori nel rendicontare, non saremmo in un processo penale. Cos’è dunque che si prende davvero di mira in questa disamina di CAS e SPRAR di Riace? Certo, la storia di CAS e SPRAR nel sistema di accoglienza pubblico in Italia è complessa: rappresentano due livelli, un primo livello di accoglienza straordinaria in centri tenuti dalle Prefetture e un secondo livello affidato ai Comuni, dove dovrebbe realizzarsi un’integrazione diffusa nel territorio. Al termine delle condizioni straordinarie, i soggetti di protezione dovrebbero entrare nel circuito degli SPRAR; in realtà, la sproporzione di posti disponibili rimane molto forte a vantaggio dell’accoglienza straordinaria e crea un imbuto che ostacola il passaggio al secondo livello.</p>



<p>Secondo i Rapporti sulla protezione internazionale in Italia, a fine 2016 il 73% dei richiedenti asilo era nei CAS e solo il 19% negli SPRAR; un anno dopo lo SPRAR era sceso al 15%, mentre i CAS assorbivano più del 77%, sebbene già nel 2016 una circolare ministeriale annunciasse la sparizione dei CAS a favore degli SPRAR. I Rapporti denunciano molta confusione fra i due sistemi e l’insufficienza di posti negli SPRAR; di questi ultimi, denunciano anche i tempi brevi di copertura (6 mesi eventualmente prorogabili), che non sempre bastano ad avviare una vera integrazione. Insomma, chi dovrebbe uscire dall’accoglienza straordinaria ed entrare nello SPRAR molto spesso non può farlo, tanto è vero che si può presentare istanza di deroga per casi specifici.</p>



<p>Questa è la situazione generale in Italia. Vista attraverso le ispezioni a Riace, però, serve a far riapparire, nei confini incerti fra le due istituzioni, quella figura che già abbiamo visto nelle udienze precedenti essere al centro delle accuse a Lucano: i lungo permanenti, che lui stesso dichiara apertamente di aver tenuto a Riace e per i quali ha presentato molte domande di deroga allo SPRAR, almeno in parte accettate. La questione dei lungo permanenti si gioca tutta qui, nel gioco ad incastro fra le due istituzioni dell’accoglienza e nelle loro fragilità. Se non ci sono posti disponibili nello SPRAR, restano al CAS, stabiliva la circolare Morcone fino al 2016 e i Rapporti confermano che è successo così anche molto dopo quella data; ma non avendo più diritto, la Prefettura non riconosce più i fondi (dice Surace che ad un certo punto si accorgono che 37 persone non dovevano più essere nel CAS e decurtano i fondi). Dunque se restano a Riace, restano praticamente a spese del Comune; né tolgono posti ad altri, visto che sono fuori dal CAS e che il Comune di Riace, come ammette Surace, non ha mai rifiutato di accogliere qualcuno ogni qualvolta la Prefettura glielo ha chiesto. Se invece sono nello SPRAR, e i 6 mesi del progetto non sono sufficienti a metterli in una condizione di autonomia, restano a Riace perché Lucano si rifiuta di mandarli via per “serie e gravi ragioni umanitarie”; ma anche qui non ci sono più fondi a loro destinati in quanto il progetto SPRAR è terminato.</p>



<p>Insomma, i lungo permanenti di Riace non comportano altri costi, sembrano essere un reato di per sé.</p>



<p>In sostanza l’anomalia rappresentata dai lungo permanenti si conferma come il centro anche di queste deposizioni, ma neanche queste deposizioni riescono a fondare il sospetto che siano stati fonte di lucro. Anzi, a più riprese il Presidente rileva una carenza di controlli da parte della Prefettura, che pare accorgersi tutt’a un tratto di irregolarità fino ad allora tollerate e altrove evita perfino di perseguirle. Torna allora con forza la domanda da cittadini che ci siamo già poste: tener conto della vulnerabilità delle persone e quindi dei tempi loro necessari per riconquistare un’autonomia di esistenza è un dovere di umanità, o un reato? Non potrebbe essere questo il cuore di una politica migratoria diversa, che rispetti i diritti umani e il dettato costituzionale? E’ in questo senso che nel processo a Lucano crediamo siano in gioco le nostre libertà.</p>



<p><strong>Donatella Murolo Latella, Giovanna Procacci, Marcella Stagno (Comitato Undici Giugno)</strong></p>
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		<title>Che cosa succede al processo contro Mimmo Lucano?</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jun 2019 07:03:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Giovanna Procacci (Comitato 11Giugno) L’11 giugno scorso è iniziato presso il tribunale di Locri il processo a Mimmo Lucano, ex-sindaco di Riace, e ad altre 26 persone. E’ iniziato in un clima surreale,&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/06/28/che-cosa-succede-al-processo-contro-mimmo-lucano/">Che cosa succede al processo contro Mimmo Lucano?</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>di Giovanna Procacci (Comitato 11Giugno)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="360" height="140" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 360w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/download-300x117.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /></figure></div>



<p>L’11 giugno scorso è iniziato presso il tribunale di Locri il processo a Mimmo Lucano, ex-sindaco di Riace, e ad altre 26 persone. E’ iniziato in un clima surreale, una città blindata, reparti speciali, un tribunale protetto dietro sbarramenti di poliziotti, qualcosa di mai visto, assicurano tutti, nemmeno in occasione del processo alla ‘ndrangheta di S. Luca per la strage di Duigsburg. Un processo “speciale dunque, come si evince anche dalla costituzione in parte civile del Viminale e della prefettura di Reggio Calabria; neanche questo era mai successo nei processi di ‘ndrangheta.<br>Subito si è deciso d’altronde che le telecamere non potranno più entrare fino al giorno della sentenza; il processo sarà dunque speciale ed oscurato. Intanto il calendario delle udienze va avanti spedito; le prossima udienze saranno il 10 e il 16 luglio; c’è una prima pausa di tre settimane di cui possiamo approfittare per provare a fare una prima sintesi. Non siamo né avvocati, né giudici, né esperti e nemmeno giornalisti. Siamo semplici cittadini osservatori di un processo che ci riguarda, nella misura in<br> cui consideriamo quanto realizzato a Riace un esempio alto di civiltà dell’accoglienza, ma anche di un processo che rischia di non dare sufficienti garanzie di pubblicità. Per questo consideriamo nostro compito monitorare ciò che vi succede, informare e mantenere viva l’attenzione pubblica, mettendo sul tavolo le domande che noi ci facciamo, il senso che diamo a quanto emerge, una valutazione “di cittadinanza” che segua il filo del dibattimento, al di là dei suoi esiti giudiziari.<br>Nel corso delle prime tre udienze si è avviato l’esame delle carte presentate dalla procura per richiedere il rinvio a giudizio. Sono state ascoltate le testimonianze dei funzionari del servizio Sprar<br> (Enza Papa, Sergio Trolio, Enrico Broglia, Maisto), che hanno raccontato le numerose ispezioni svolte a Riace fra il luglio 2016 e il 2018. Sarà pure vero che, come ha osservato a più riprese il presidente del tribunale Fulvio Accurso, i loro racconti restano generici, pieni di vuoti e non evidenziano responsabilità soggettive, come invece dovrebbero fare per superare con chiarezza il confine delle irregolarità amministrative e individuare eventuali responsabilità di carattere penale. Ma dal nostro punto di vista di cittadini, conta di più il fatto che queste testimonianze mettono esattamente in luce il senso delle accuse che si sono abbattute su Lucano e Riace. Insomma, siamo già entrati nella materia<br>viva del processo e allora vediamo di mettere insieme gli elementi che abbiamo a disposizione per una nostra valutazione.<br> Riace è stato uno dei primi progetti di accoglienza e integrazione in Italia, attivo dalla nascita del Piano nazionale asilo (Pna) e poi dello Sprar, istituito dalla legge 189 del 2002. Il progetto di Riace è stato uno dei primi finanziati nel 2002. “La storia del paese si è sovrapposta a quella dello Sprar”, osserva Gianfranco Schiavone, uno degli ideatori del sistema Sprar. Per anni Riace ha funzionato da modello ispiratore sia del sistema nazionale dello Sprar, sia della legge regionale calabra approvata nel 2009, sia localmente nella misura in cui, grazie all’esempio di Mimmo Lucano, molti sindaci calabresi hanno capito che l’accoglienza poteva aiutare a ripopolare i borghi. Così la Calabria è diventata la terza regione d’Italia per il numero degli Sprar, come spiega Giovanni Maiolo della Rete dei Comuni Solidali, con ben 126 Sprar su 113 Comuni. Gli Sprar hanno aiutato, in un territorio con una forte presenza della criminalità organizzata, a evitare che in alcuni contesti i fondi per l’accoglienza venissero dirottati.<br>Improvvisamente, dopo tanti anni di collaborazione con il sistema Sprar, nel 2016 cominciano le ispezioni che rilevano gravi anomalie. Gli strali dei funzionari che ne riferiscono in aula si concentrano<br> in particolare su tre punti: le cosiddette “borse lavoro”, i bonus (o moneta locale) e il database degli assistiti.<br> Prendiamo le borse lavoro, che sono cruciali nel modello Riace. Pare abbiano contato parecchio per quei 14 punti di penalità attribuiti al Comune di Riace per “erogazione di servizi a favore di soggetti diversi da quelli ammessi all’accoglienza”. Perché diversi? E chi sono? Per capirlo, partiamo dal problema a cui le borse lavoro vogliono risponder: la durata dei percorsi di integrazione che nel<br>sistema Sprar è di 6 mesi, eventualmente prorogabili. Come ammette lo stesso ufficio centrale, solo una persona su due riesce a raggiungere una condizione di autonomia nei tempi previsti dal sistema. Il 50% di fallimenti non è una piccola percentuale. E allora cosa fare degli altri? Ai rilievi critici mossi al<br> Comune sui tempi lunghi di permanenza oltre il termine previsto, Riace rispondeva che in alcuni casi “non era possibile cessare con immediatezza l’accoglienza per serie e gravi ragioni umanitarie,<br> trovandosi di fronte a nuclei famigliari con minori, anche piccolissimi, a persone malate o vulnerabili che ancora non avevano nessun luogo in cui andare”. Ecco allora chi sono i “soggetti diversi da quelli ammessi all’accoglienza”. Insomma, Lucano si rifiutava di “licenziare” le persone allo scadere del progetto Sprar, di lasciarle partire per S. Ferdinando o altri ghetti del genere, alla ricerca di un lavoro da schiavi. Con le borse lavoro, riusciva a prolungare con un inserimento lavorativo il periodo di soggiorno a Riace, per aiutarli a raggiungere una vera autonomia. A Riace ci sono sempre stati i cosiddetti “lungo permanenti”, e alla luce del sole; nel 2017 l’ufficio Sprar ne aveva autorizzati 15 su 22 richiesti, pur continuando a ritenere che rappresentassero un problema. Non è stata dunque una scoperta delle ispezioni, lo si è sempre saputo. E non si è trattato nemmeno di uno sperpero di denaro pubblico,<br>perché le risorse economiche fornite dal ministero riuscivano a coprire tutto – accoglienza, servizi e borse lavoro. É proprio il principio che non va; devono andare via, anche se non sono ancora in condizioni di condurre una vita lavorativa autonoma, devono restare ospiti, e non inserirsi nella comunità come dei pari.<br>Peraltro le borse lavoro sono anche essenziali a quell’idea che è la chiave di volta del modello Riace,  che fa del lavoro di integrazione degli stranieri un’opportunità di sviluppo locale per rivitalizzare una comunità che si stava spegnendo e creare un’alternativa all’emigrazione, in particolare per i giovani. Il contributo del lavoro degli stranieri ha permesso di riaprire i laboratori, di sviluppare i servizi, di riqualificare il territorio urbano, di riavviare l’economia e dare lavoro anche ai riacesi. Nei venti anni del<br> lavoro di accoglienza, il borgo è stato restaurato, il degrado urbano ha lasciato spazio ad opere pubbliche importanti, intere aree sono state bonificate, il frantoio, la fattoria didattica, i luoghi del<br> turismo solidale organizzati, e un lavoro importante di stimolazione culturale ha accompagnato i riacesi verso una comunità aperta.<br>Questa rivitalizzazione dell’economia locale aveva bisogno di uno strumento, i bonus. Non sono una moneta, ma qualcosa di molto simile ai buoni pasto che conosciamo tutti. Due gli obiettivi: rispettare l’ospite come un soggetto attivo di libere scelte, anziché passivo destinatario di un pacco alimentare e alimentare il mercato locale, con delle ricadute dirette su produttori e commercianti. Ma questi obiettivi richiedono tempismo e regolarità nell’arrivo dei fondi, oppure degli strumenti, come i bonus, che li anticipino in modo fittizio grazie a dei patti che sono stati nuove occasioni di avvicinare gli interessi degli ospiti a quelli dei riacesi. I bonus rimettono in movimento un sistema economico e creano legami<br> positivi fra autoctoni e ospiti. Non è solo a Riace che ci si è posti la questione di far sì che il denaro destinato ai rifugiati permettesse loro di sostenere l’economia del luogo in cui sono ospitati; anzi, sono<br> molti gli studi che dimostrano che un’integrazione efficace si ottiene dando non cibo, ma soldi per alimentare il mercato locale. Give cash, no food, è il primo principio stabilito dal prof. J. Edward Taylor nella sua ricerca per la Harvard Business Review nel 2016, insieme al secondo principio fondante, Promote long term integration, dare cioè il tempo necessario per integrarsi al fine di<br>consentire un importante ritorno economico per il paese. Sembra la descrizione del modello Riace!<br>Infine il database. È stato detto in aula che era tenuto in modo caotico e insufficiente. Può darsi, ma si tratterebbe di irregolarità amministrative. Invece a noi interessa la questione non formale che viene sollevata e che va nella stessa direzione delle accuse sulle borse lavoro: anche qui riappaiono dei “soggetti diversi da quelli ammessi all’accoglienza”. Il database dimostrerebbe infatti che a Riace erano accolte più persone di quante non ne finanziava il sistema Sprar! Altro che distrazione dei fondi pubblici per l’accoglienza! Addirittura con gli stessi fondi si aiutavano più persone del previsto! Tanto di cappello! E passi pure sotto silenzio che molto spesso queste persone venivano accolte su richiesta<br> urgente della prefettura di Reggio Calabria, oggi parte civile contro Lucano. Ma la nostra domanda sui rilievi a proposito del database è un’altra: è un reato accogliere quante più persone si può con quello<br>che si ha a disposizione? O non c’è forse qui un’indicazione di merito che viene da Riace, per cui un sistema consolidato di accoglienza e integrazione può permettersi economie di scala che gli<br>consentono di fare di più del previsto?<br>Come sappiamo tutto verrà rimesso in discussione, perché il TAR Calabria ha deciso che la chiusura dello Sprar di Riace è stata illegittima, proprio perché è avvenuta con un cambiamento di rotta<br>improvviso rispetto a pratiche note e tollerate da anni. Ma indipendentemente da quanto decideranno i tribunali coinvolti, spetta a noi cittadini ragionare su quale sia il senso di quelle pratiche che, all’improvviso, vengono attaccate a tal punto da diventare le basi di accuse gravissime sul piano<br> penale. Le borse lavoro, i “lungo permanenti”, nascondono una questione cruciale: è accettabile che il sistema di integrazione italiano sia a breve termine, come previsto dallo Sprar, e che alla fine del periodo le persone siano abbandonate a se stesse? O non dovremmo invece batterci perché vengano messe in piedi delle politiche di integrazione a medio e lungo termine, le uniche in grado di costruire autonomia individuale e legami comunitari? Per attuare finalmente l’art.10 della nostra Costituzione, che stabilisce il dovere dello Stato costituzionale di dare asilo al rifugiato, il che vuol dire proteggerlo e accompagnarlo verso un’integrazione piena nella comunità in cui vive.</p>
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		<title>Il discorso di Domenico (Mimmo) LUCANO a Milano, 30 ottobre 2018</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Nov 2018 08:17:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 30 ottobre, Domenico Lucano è stato ospite presso la Sala Alessi del Municipio di Milano: una sala gremita di folla, attenta e partecipe. Ecco il suo intervento. E qui potete ascoltare le&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 30 ottobre, <span style="color: #ff0000;">Domenico Lucano</span> è stato ospite presso la Sala Alessi del Municipio di Milano: una sala gremita di folla, attenta e partecipe.</p>
<p>Ecco il suo intervento.</p>
<p>E qui potete ascoltare le parole di tutti gli altri relatori:</p>
<p><a href="https://facebook.us13.list-manage.com/track/click?u=957d9578e54fc673148298c8e&amp;id=865825e0e8&amp;e=74a956fe1c&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://facebook.us13.list-manage.com/track/click?u=957d9578e54fc673148298c8e&amp;id=865825e0e8&amp;e=74a956fe1c&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Sono emozionato, non immaginavo un abbraccio così pieno di calore, non so come ringraziarvi, sicuramente sono momenti che resteranno indelebili nel ricordo.  Voglio ringraziarvi uno per uno, il sindaco, il consigliere e tutte le persone presenti. Grazie, prima di tutto per l&#8217;affetto, per questo abbraccio di umanità, certamente voi volete sapere, conoscere, capire. Sicuramente non avrei mai immaginato che un piccolo comune di 1500/1600 abitanti, sarebbe stato al centro di un evento così coinvolgente a Milano, una delle capitali europee.<br />
Questo però ci dà una responsabilità, una gratificazione e la consapevolezza di non essere soli e che spesso la propaganda non corrisponde alla realtà. In questi ultimi periodi, la propaganda e alcuni sondaggi sembrano fatti apposta per dire che si deve insistere sulla disumanizzazione della società. La consapevolezza più grande che ho quando in questi ultimi periodi dove, nel bene e nel male siamo diventati &#8220;famosi&#8221; e non era certamente questo uno dei nostri obiettivi, tutto è capitato in maniera così casuale una cosa dietro l&#8217;altra, è la grande fame di umanità. Non è vero che dobbiamo assistere in maniera passiva ad accettare che questa società ci porti verso la barbarie, verso la disumanizzazione, allora noi non siamo altro che na piccola cosa, una piccola storia che trasmette questo messaggio che noi tutti vogliamo il rispetto dei diritti umani, della dignità degli essere umani. Al di là delle diversità, delle provenienze al di là di tutto ogni essere umano è un panorama che non ha uguali, ognuno, ogni persona singolarmente.<br />
Io non ho fatto altro che rimanere normale. La cosa più sconvolgente è che non c&#8217;è bisogno di nulla per fare quello che ho fatto io. Le cose sono capitate quando non ero nemmeno sindaco, più di vent&#8217;anni fa &#8230;uno sbarco, la spiaggia, l&#8217;arrivo delle persone in fuga dalle guerre per un sogno di liberazione, di pace, persone che non possono nemmeno parlare la loro lingua perché sono arrestate dalla polizia turca, persone che vogliono capire come immaginare un futuro possibile fatto soprattutto di pace. Così nasce la storia di Riace, la mattina all&#8217;alba un veliero, la spiaggia, le case abbandonate  del centro storico perché i nostri concittadini hanno intrapreso oltre oceano lasciando vuoto in questo modo tutto il centro storico. Case abbondonate, io non ero sindaco e mi ricordo che non avevamo nemmeno la possibilità economica per ripristinare gli impianti elettrici delle case, per fare i contratti con l&#8217;Enel, abbiamo allora comprato le candele di cera e alla sera si vedeva questa luce fioca che usciva dalle case che di nuovo erano tornate a vivere. Gli emigrati avevano abbandonato queste case e nuovi emigranti erano arrivati, è un disegno circolare del destino, poco cambia se hanno il volto più scuro o se si vestono in maniera differente, sono uguali sono esseri umani allo stesso livello. Questo è stato un processo fantastico, Riace appartiene alle cosiddette aree interne della Calabria che hanno vissuto questi processi di spopolamento, di declino demografico, di abbandono, di rassegnazione sociale, di condizionamenti da parte della criminalità organizzata la cui voce è quella che più si sente e spesso lo stato è complice di questo. Complice di questo silenzio, di questo far sentire un unica voce. Mano a mano che la storia ha cominciato a strutturarsi, con la presenza sempre più numerosa, perché nel 2001avevamo aderito a quel programma che si chiamava programma nazionale asilo e con Riace che stava sempre più diventando una società multietnica, addirittura interessava i cosiddetti turisti solidali. Turisti che non erano mai venuti per i bronzi di Riace, queste due state della Magna Grecia che sono state ritrovate nel nostro mare molti anni fa e che dovevano far decollare il turismo sul modello di Rimini, Riccione ma che così non è stato perché i bronzi sono nel museo di Reggio Calabria, ora venivano per la società multietnica che Riace stava diventando. Per la curiosità di capire come mai un piccolo comune che non ha nulla per mandare avanti la propria comunità si apre comunque all&#8217;accoglienza in maniera spontanea, questo ha incuriosito chi ha fame di umanità, chi vuole un mondo fatto senza barriere, di un mondo in cui tutte le persone hanno gli stessi  diritti, gli stessi doveri. Non ci vuole molto e addirittura la presenza di queste persone ha contribuito a far rinascere Riace. Voi dovete considerare che la popolazione di Riace è come quella di un quartiere di Milano, siamo 1500 abitanti e addirittura nella parte del centro storico dove anch&#8217;io abito, abitavo perché adesso non posso andare a Riace, siamo 600 abitanti giusto 300 cittadini riacesi autoctoni così ci chiamiamo-io vorrei una società dove nessuno si può dire autoctono- e 300 cittadini immigrati che provengono da almeno venti nazionalità. Abbiamo fatto l&#8217;asilo nido multietnico, ovviamente abbiamo anche i progetti di supporto SPRAR, i progetti con  le prefetture, poi un ambulatorio medico in un periodo in cui la sanità è un problema molto sentito in Calabria, ma credo in tutta Italia è nato un ambulatorio medico gratuito che è servito per i rifugiati ma anche per le persone del luogo. Abbiamo recuperato la scuola, la pluriclasse che abbiamo è una cosa fantastica, quando venivano a visitare quest&#8217;esperienza aprivamo la porta per entrare in quest&#8217;aula e c&#8217;era una sensazione incredibile come se si fosse aperta una finestra sul mondo. Bambini di tutte le nazionalità e tra di loro non c&#8217;è mai nessun pregiudizio per il colore della pelle, non lo avvertono siamo. Sono veramente convinto che l&#8217;accoglienza si riconduce all&#8217;essenza stessa della calabresità, permettetemi questa considerazione perché il mio amico antropologo dice che l&#8217;antropologia dei luoghi è fondamentale, è questo che ha permesso che questo fenomeno nascesse in una maniera spontanea. A Riace poteva esserci questa storia perché c&#8217;è anche la fierezza d&#8217;incontrare un&#8217;altra persona, non lo dico in senso retorico o come luogo comune, l&#8217;accoglienza è un contro con un altro essere umano come te e io credo che ognuno deve essere fiero quando incontra un&#8217;altra persona, non avere pregiudizi o secondi fini. Quando succede invece il contrario, quando l&#8217;incontro diventa un problema, suscita paura allora io dico che probabilmente c&#8217;è un disturbo del comportamento, si ha paura di sé stessi. Vi pare una cosa normale disprezzare gli esseri umani?  Provare odio per il colore della pelle? Essere razzisti, essere fascisti non è una cosa normale se dobbiamo dire le cose come stanno, ed è incredibile il consenso che invece hanno. Siamo sempre stati abituati e con questo faccio riferimento al mio pensiero politico a essere minoranza elettorali tuttavia come anima, come pensiero non lo siamo.<br />
A Riace è capitato che il partito a cui sono stato più legato come ideali che si chiamava Democrazia Proletaria prese alle elezioni solo due voti, uno era il mio e nessuno avrebbe allora immaginato che io sarei diventato sindaco di Riace. Anche come sindaco non ho fatto altro che essere coerente con i miei ideali, il sogno di una società che rincorriamo, magari che non realizzeremo però questo sogno ci serve sempre per continuare a camminare, a rincorrerlo e nel rincorrerlo ci sono le cose che ti danno spinta, coraggio. Queste sono le cose che motivazioni miei interiori ma anche del territorio che hanno fatto nascere questo paese accogliente nella Calabria Ionica. In questa serata così come in altri miei interventi pubblici relativamente agli aspetti giudiziari di questi ultimi due anni e quindi non iniziati con questo governo ma anche prima, non voglio che far passare l&#8217;idea di essere dei perseguitati politici, per nulla. E&#8217; giusto che la magistratura faccia il suo lavoro, qualsiasi persona può avere sbagliato o non rispettato la legge e io sono contento che la magistratura vada fino in fondo per portare chiarezza  e per definire da quale parte sta la giustizia. Guardate però che spesso la giustizia è spesso una cosa molto più profonda mentre la legalità  è legata invece, almeno alcune volte, a mantenere un privilegio e allora capitano le cose più impensabili.<br />
Sono stato arrestato per aver affidato la gestione della raccolta differenziata a due cooperative sociali del luogo, una si chiama Aquilone l&#8217;altra Ecoriace. Aquilone è formata dalle persone più deboli di Riace e con due ragazzi rifugiati un ragazzo del Benin e l&#8217;altro Daniel del Ghana e il sistema porta a porta aveva favorito la nascita di un rapporto molto bello tra loro e i cittadini. Io definisco il nostro sistema di raccolta una democrazia ecologica, dove tutti, anche le persone più anziane del luogo venivano istruite attraverso i colori delle buste.<br />
La contestazione che ha portato al mio arresto riguardava il fatto che avremmo fatto un affidamento diretto, tuttavia non è stato tanto questo quanto il fatto che le due cooperative non fossero iscritte all&#8217;albo regionale delle cooperative e cosa paradossale, ribadita anche dal mio avvocato, quest&#8217;albo di fatto non c&#8217;è. Una cosa assurda mentre l&#8217;altro reato che mi è stato contestato è il favoreggiamento all&#8217;immigrazione clandestina. Su questo punto vorrei aprire una parentesi sulle responsabilità politiche, si è detto che avrei fatto matrimoni mentre in realtà ne ho fatto solo uno e preciso che siè trattato di un matrimonio regolarissimo tra una ragazza nigeriana e una persone di Riace, quando mi hanno intercettato io stavo scherzando di altre cose e invece mi hanno preso alla lettera.<br />
Voglio ritornare alle responsabilità politiche perché in quel periodo il governo e  il ministro degli interni allora in carica era impegnatissimo in Libia con i capi clan di un paese senza governo e che non rispetta i diritti umani a fare contratti. Vi assicuro che a Riace c&#8217;è una percezione molto alta di quello che succede fuori proprio perché il numero dei rifugiati è altissimo e ci chiedevano che cosa stesse succedendo all&#8217;Italia: &#8220;ci stanno chiudendo nei campi di concentramento, non ci portano da mangiare, ci lasciano morire. Ma il governo si proccupava solo di dire che il numero delle persone che sbarcavano in Italia era diminuito e questo probabilmente con il fine di intercettare il consenso elettorale. Questi sono crimini contro l&#8217;umanità! Io ho fatto un matrimonio ma ricordiamoci che in quel periodo veniva sospeso il diritto di appello, riducendo così da tre a due i gradi di giudizio per i richiedenti asilo violentando il diritto costituzionale perché non è corretto fare differenze tra esseri umani. Tantissime ragazze nigeriano i cui ricorsi contro il diniego delle commissioni avevano avuto esito negativo, stavano cercando  tutti i modi per non ritornare nuovamente nei bassifondi da cui provenivano. Fanno questi viaggi per cambiare la loro vita, si impegnano anche economicamente e a volte finiscono sulla strada.<br />
Voglio ricordare in particolare una di queste ragazze, lei non aveva pensato di trovare qualcuno da sposare per poter ottenere il permesso di soggiorno, si è rassegnata e così dopo due anni di permanenza a Riace all&#8217;interno di un progetto CAS, in silenzio lei è venuta in municipio il 22 dicembre del 2017 perché voleva rinnovare la carta d&#8217;identità che aveva perso e io come sindaco in base alla legge sono anche il responsabile dell&#8217;ufficio amministrativo del comune perché è un comune sotto i 3000 abitanti, e quella carta d&#8217;identità glielo fatta io subito, senza esitazioni e sono orgoglioso di avergliela fatta.<br />
Questa ragazza doppia diniegata (nel frattempo il progetto CAS era stato chiuso perché da due anni non ci stavano pagando, ci stavano creando delle condizioni invivibili e i rapporti con le istituzioni superiori stranamente erano tutti diventati oppressivi per Riace), trova come unica soluzione ai suoi problemi il lager di San Ferdinando, nella piana di Gioia Tauro dove si vive in capanne, senz&#8217;acqua, senza luce, senza servizi igienico sanitari. La sera del 28 gennaio del 2018 assieme a una sua amica accende un fuoco per riscaldarsi dal freddo e la capanna brucia e Becky muore, bruciata viva nell&#8217;inferno si San Ferdinando. Le autorità sono arrivate solo giorni dopo per fare la passerella ma Becky ha pagato con la propria vita, era venuta da noi per vivere, per immaginare un futuro migliore e invece ha trovato la morte. Allora io sono veramente orgoglioso di averle fatto la sua ultima carta d&#8217;identità, un carta a cui lei teneva tanto perché come tutti gli esseri umani anche lei voleva un documento per essere riconosciuta nella sua dignità umana.<br />
Quella carta d&#8217;identità non si è bruciata, l&#8217;hanno raccolta e su quella carta c&#8217;era la mia firma!<br />
Il clima di odio, che è il prodotto di quest&#8217;ultimo governo, addirittura di legittima difesa che ha portato nella Piana di Gioia Tauro, dominata da alcune famiglia mafiose che controllano tutto l ciclo del lavoro attraverso il caporalato e dove se qualcuno protesta viene seppellito anche vivo dove si vive senza diritti , all&#8217;uccisione di un ragazzo Soumayla Sacko diventato sindacalista proprio per difendere le persone di colore. L&#8217;ha ammazzato questo clima di odio, lui stava rubando delle stupidaggini.<br />
Vi ho voluto raccontare queste cose perchè in quel periodo sono nate le storie dei matrimoni e mi hanno arrestato anche per questo.<br />
Meglio aver cercato in qualche modo di ver salvato anche una sola persona da questi drammi piuttosto che aver contribuito a quello che aveva fatto sia il governo precedente che quello attuale.<br />
Vi ho spigato da un punto di vista giudiziario questa storia anche perché Riace oggi si sta indebolendo, molte persone se ne stanno andando via e spero che si riesca a continuare perché questa piccola comunità era ormai organizzata in un modo che questo intreccio, questa mescolanza di persone, era diventata l&#8217;elemento di richiamo anche per il turismo solidale che noi abbiamo definito turismo dell&#8217;accoglienza. Non sono vere tutte queste storie di invasione, di emergenza che vengono raccontate. L&#8217;emergenza c&#8217;è ma è dentro di noi perché non abbiamo più la capacità di sentire, stiamo perdendo la sensibilità umana.<br />
Quando il cuore diventa arido quella è la vera emergenza, quando le persone ci danno fastidio, quando prevale ciò che io definisco &#8220;sindrome da fastidio dagli esseri umani&#8221; è la fine della società. Nella realtà di questa piccolo comune, questa piccola comunità situata in una delle aree più  difficili d&#8217;Italia, quando arrivano le persone scalze, disperate dopo questi lunghi viaggi e ci sono stati tantissimi sbarchi sulla spiaggia di Riace, incontrano altre persone disperate come siamo noi e invece di gridare, in altre parti d&#8217;Italia con possibilità a volte più alte delle nostre ci sono state rivolte della popolazione locale per accogliere solo otto rifugiati, e questo ha fatto nascere un&#8217;idea di riscatto sociale, economico ma soprattutto di riscatto umano.<br />
E se questo è stato possibile a Riace questo significa che è possibile ovunque e questo, come diceva prima il consigliere comunale, a chi fa paura?  Perché un ministro del governo si interessa così tanto di un piccolo comune, di un sindaco diventato sindaco quasi per caso, perché non vuole che parliamo quando ci invitano nelle occasioni pubbliche, in tv perché non vogliono mandare inonda una fiction girata a Riace? Non ci vuole molto per capirlo, semplicemente perché questo messaggio non deve essere divulgato, non deve arrivare perché dimostra che un&#8217;altra umanità è possibile!</p>
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