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	<title>riconoscimento Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Il fallimento del &#8220;Minority SafePack&#8221; a favore delle minoranze</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2022 08:22:15 +0000</pubDate>
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<p>L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si rammarica per il fallimento dell’iniziativa popolare “Minority SafePack” a favore delle<br>minoranze davanti al Tribunale dell’Unione europea (organo di prima istanza della Corte di Giustizia, CGUE). Questa decisione deludente<br>permette agli Stati dell’UE di continuare a ignorare le loro minoranze e di accettarne la definitiva scomparsa. Contrariamente a quanto<br>sostengono la Commissione europea e la Corte di giustizia europea, le misure e i mezzi attuali non sono affatto sufficienti a preservare la diversità culturale dell’Europa. Al contrario, l’esempio della Polonia mostra come una singola minoranza – in questo caso la minoranza tedesca – sia discriminata dalla riduzione delle lezioni di tedesco nelle scuole. Questo accade perché al governo polacco non piacciono le posizioni tedesche all’interno dell’UE. Ma gli esempi non mancano per la maggior parte degli stati europei in cui vivono minoranze più o meno in declino e che avrebbero urgente bisogno di un sostegno.</p>



<p>Più di un milione di cittadini di numerosi Stati dell’UE hanno aderito all’iniziativa. Ha formulato raccomandazioni a livello europeo per<br>proteggere e promuovere la diversità culturale e linguistica. Tra questi, i programmi di sostegno alle piccole comunità linguistiche,<br>l’uguaglianza per le minoranze apolidi come i Rom, la creazione di un centro per la diversità linguistica e la ricerca sul valore aggiunto<br>delle minoranze in Europa. La protezione delle minoranze nazionali e la promozione della diversità culturale e linguistica dovrebbero diventare biettivi del Fondo europeo di sviluppo regionale. La Commissione non sembra vedere le opportunità che tali finanziamenti offrirebbero.<br>Invece, si nasconde dall’esplosività della questione delle minoranze. Di recente la questione minoranze è servita a Putin come giustificazione pretestuosa per il suo attacco all’Ucraina in violazione del diritto internazionale.</p>



<p>L’Unione federale delle nazionalità europee (FUEN), l’organizzazione ombrello delle minoranze europee, aveva avviato il processo nel 2011. La Commissione europea ha infine richiesto la raccolta di un milione di firme per il progetto entro un anno. Le soglie dovevano essere raggiunte in almeno sette Paesi, cosa che è stata fatta in ben undici. L’iniziativa ha consegnato gli ultimi 1,1 milioni di firme alla<br>Commissione nel gennaio 2020, che ha poi affermato di fare già abbastanza per la protezione delle minoranze. In questo modo, l’UE sta<br>portando ad absurdum il suo unico strumento di partecipazione diretta dei cittadini. Ai cittadini dell’UE si sta mandando come segnale che le loro preoccupazioni non sono importanti e che il loro impegno non vale la pena. Tutto questo fa solo il gioco dei nemici della democrazia.</p>
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		<title>Porrajmos – Sa Mudaripen: il grande genocidio di Rom e Sinti mai terminato</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Aug 2022 11:23:45 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/porrajmos-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="512" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/porrajmos-3-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16510" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/porrajmos-3-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/porrajmos-3-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/porrajmos-3-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/porrajmos-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>In quel campo c’erano tantissimi bambini, molti di quei bambini certamente erano nati in quel recinto […]. La notte del 2 agosto 1944, ero rinchiuso ed era notte e la notte nel lager c’era il coprifuoco, però ho sentito tutto. In piena notte sentimmo urlare in tedesco e l’abbaiare dei cani, dettero l’ordine di aprire le baracche del campo degli zingari, da lì grida, pianti e qualche colpo di arma da fuoco. All’improvviso, dopo più di due ore, solo silenzio e dalle nostre finestre, poco dopo, il bagliore delle fiamme altissime del crematorio. La mattina, il primo pensiero fu quello di volgere lo sguardo verso lo&nbsp;<em>Zigeunerlager</em>&nbsp;che era completamente vuoto, c’era solo silenzio e le finestre delle baracche che sbattevano”.</p>



<p>Piero Terracina (Ebreo, sopravvissuto ad Aushwitz)</p>



<p>La comunità Rom e Sinta in Italia conta circa 180.000 individui il 70% e oltre di questi è cittadino italiano, molte delle famiglie sono presenti sul territorio nazionale dal 1300 la maggioranza di questi a combattuto nella Resistenza.</p>



<p>Perché la data del 2 agosto è importante da ricordare? Cosa succede in quell’occasione?</p>



<p>Il 2 Agosto del ’44 precisamente la notte del 1 agosto intere famiglie presenti nello Zigeunerlager  verranno sterminate nelle camere a gas ma questo non fu il primo tentativo da parte dei nazisti di sterminare il popolo Rom e Sinto. Il primo tentativo avvenne il 16 maggio del ’44 ma le persone all’interno dello <em>Zigeunerlager</em>, avvisati di quanto stava per accadere, diedero vita alla prima rivolta, armati di pietre, bastoni e tanta voglia di resistere cacciarono le SS e riuscirono a sopravvivere per altri tre mesi circa prima della fatidica notte. Tale rivolta, una delle più simboliche e importanti, ad oggi non viene menzionata da nessuno e il ricordo rimane vivo solo nel nostro popolo che porta avanti la memoria di ciò che fu e la testimonianza di quanto accade nei giorni nostri.</p>



<p>Ad oggi la situazione è migliorata?</p>



<p>Assolutamente no, oggi l’antiziganismo è molto forte nel nostro Paese ed è soprattutto istituzionale.</p>



<p>Il segretario di Maserada della Lega Nord scrive su Facebook: “Cosa si lancia a uno zingaro che sta affogando?&#8230;. La moglie e i figli”</p>



<p>“Possono partecipare tutti: basta avere un qualsiasi mezzo di locomozione che cammini, più è grosso e più va veloce sarà facilitato nella raccolta dei punti”. E&#8217; questa la descrizione del gioco “Acciacca lo zingaro”, Forza nuova, Roma Sud.</p>



<p>Giancarlo Gentilini Lega: settembre 2008: «<em>Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari. Io ne ho distrutti due a Treviso. E adesso non ce n&#8217;è più neanche uno. Voglio eliminare i bambini che vanno a rubare agli anziani.</em></p>



<p><em>Ci ricordiamo della capotreno che ai microfoni disse: “Via gli zingari dal convoglio, alla prossima scendete perché avete rotto”</em></p>



<p><em>Il caso di Casal Bruciato? Dove una famiglia Rom ha avuto una casa popolare regolarmente assegnata, quando la famiglia si presentò per entrarvi, cori fascisti e atti violenti seguirono la famiglia per impedirne l’entrata in casa, tanto da dover far intervenire le forze dell’ordine.</em></p>



<p><em>Il caso di Torre Maura dove venne calpestato il pane pur di non farlo arrivare al campo Rom al quale era destinato. In quest’occasione un ragazzo di 15 anni interverrà a difesa delle persone Rom alle quali era destinato il pane, dandoci una grande lezione di vita.</em></p>



<p>La&nbsp;<strong>legge 20 luglio 2000, n. 211</strong>&nbsp;(&#8220;<em>Istituzione del &#8220;Giorno della Memoria&#8221; in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti</em>&#8220;) è una&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_ordinaria?utm_source=rss&utm_medium=rss">legge ordinaria</a>&nbsp;della&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_italiana?utm_source=rss&utm_medium=rss">Repubblica italiana</a>&nbsp;emanata per l&#8217;istituzione della&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_della_Memoria?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giornata della Memoria</a>&nbsp;e pubblicata nella&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gazzetta_Ufficiale_della_Repubblica_Italiana?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gazzetta Ufficiale</a>&nbsp;n. 177 del 31 luglio 2000, non cita in alcun modo le persone Rom e Sinte.</p>



<p>«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, &#8220;Giorno della Memoria&#8221;, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»</p>



<p>Ad oggi L’Italia riconosce 12 minoranze storico – linguistiche presenti sul suolo nazionale nell&#8217;articolo 6 della Costituzione tranne una, la più numerosa d’Europa quella dei Rom e Sinti appunto.</p>



<p>La strada è ancora lunga e a tal proposito ci terrei a chiudere con la citazione di uno dei sopravvisuti del campo che è Karl Stojka:</p>



<p>“<em>Noi Rom e Sinti siamo come i fiori di questa terra. Ci possono calpestare, ci possono eradicare, gassare, ci possono bruciare, ci possono ammazzare – ma come i fiori noi torniamo comunque sempre”</em></p>
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		<title>Pride to be free</title>
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					<description><![CDATA[<p>di Martina Foglia Finalmente posso dire di aver realizzato un mio sogno: sono una donna di 35 anni disabile motoria e ho partecipato al mio primo Pride. Quello che una volta veniva definito &#8220;Gay&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/pride.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="497" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/pride-497x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16479" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/pride-497x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 497w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/pride-146x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 146w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/pride-768x1581.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/pride-746x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 746w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/pride.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 777w" sizes="(max-width: 497px) 100vw, 497px" /></a></figure>



<p>di Martina Foglia </p>



<p>Finalmente posso dire di aver realizzato un mio sogno: sono una donna di 35 anni disabile motoria e ho partecipato al mio primo Pride. Quello che una volta veniva definito &#8220;Gay Pride&#8221;, ora assume una connotazione più generale. Per anni la manifestazione ha sancito la rivendicazione dei diritti delle persone omosessuali appunto; andando avanti col tempo, la manifestazione ha raccolto le istanze di tutte quelle persone che si sentono emarginate e discriminate dalla società, come ad esempio le persone no binary le persone cisgender le persone bisessuali ed infine le persone queer (proprio in quest&#8217;ultimo termine vengono incluse anche le persone con disabilità), cioè persone diverse dai canoni standard estetici e sociali di una cultura egemone.<br>Ora basta tediarvi con informazioni tecniche&#8230; Entriamo nel vivo! La partenza del corteo era prevista alle ore 14 dalla Stazione Centrale di Milano, con arrivo all&#8217;Arco della Pace in serata, dove ad attendere il corteo, era previsto un concerto con vari artisti della scena musicale contemporanea. I partecipanti hanno potuto ballare e scatenarsi fino a notte fonda. Io, consapevole del caldo che faceva, mi sono attrezzata di tutto punto, con acqua, occhiali da sole, cappello, integratore per ricaricare le energie e, con una fame atavica perenne, anche un po&#8217; di frutta. Dato che in passato avevo visto spesso nei servizi al TG un clima di festa e di divertimento, anch&#8217;io avevo una sorta di agitazione &#8220;friccicarella&#8221; e voglia di scatenarmi come non mai; inoltre, ad attendermi, c&#8217;era il mio migliore amico attivista per la tutela dei diritti delle persone Lgbtq+. Eravamo un bel gruppetto di amici pronti a sfidare il caldo per le strade di Milano.<br>Quello che mi ha colpito di più è stato l&#8217;impatto positivo al limite del commovente con questa folla colorata che cantava e ballava a ritmo di musica, questo senso di libertà e di appartenenza si respirava in ogni angolo della città, non importava più da dove venivi come eri pettinato né tantomeno se andassi in giro con indosso solo un paio di boxer oppure se indossassi vestiti eccentrici. Il Pride è un evento che non ha nessuna regola. L&#8217;unica regola prevista è quella che ognuno deve sentirsi libero di essere ciò che vuole, di agire come vuole, finalmente ognuno può mostrare l&#8217;aspetto di sé che più ha tenuto nascosto fino a quel giorno, può mostrare una parte della propria anima che fino a quel giorno aveva represso per rispettare i cosiddetti canoni della società. Per qualche ora del giorno le regole vengono scardinate.<br>Ecco che non ci si stupisce se si vede un uomo sfilare in gonna o se si assiste ad un bacio saffico o qualcuno vestito con accostamenti di abiti e di colore improbabili: nessuno griderà allo scandalo nessuno verrà mai giudicato, come giusto che sia. Proprio per avallare ancora di più quanto vi ho raccontato, posso dire che anch&#8217;io ho provato un senso di libertà mai vissuto e ho svelato la parte della mia anima un po&#8217; più sexy, per buona parte della manifestazione ho deciso di togliere la maglietta e rimanere in reggiseno cosa che fino ad allora non avevo mai fatto. Questa manifestazione mi ha permesso di svelare la parte più donna che fino a quel momento avevo un po&#8217; nascosto: certo mi è capitato di indossare vestiti scollati che facevano trasparire le mie forme, ma mai di metterle in evidenza in maniera così disinibita e libera.<br>Ma quanto ho ballato!!! Fino a perdere la cognizione del tempo, calcolate che non sono arrivata neanche fino alla fine e non sapete quanto avrei voluto. La LIBERTÀ è il bene più prezioso che abbiamo non dobbiamo mai reprimerla e avere paura di mostrarla. Ovviamente non parlo della Libertà fisica ma di quella mentale, solo se ci sentiamo liberi di esprimerci fino in fondo possiamo gridare con orgoglio &#8220;Io esisto, ci sono anch&#8217;io!&#8221; Pride To Be Free.</p>
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		<title>Restoring family links</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 09:20:19 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/res.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="730" height="487" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/res.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16438" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/res.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 730w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/res-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 730px) 100vw, 730px" /></a></figure>



<p>Chiediamo una vostra collaborazione per una ricerca delle seguenti persone:, nell&#8217;ambito del progetto Restoring Family Links che chiede supporto per le persone migranti scomparse:</p>



<p><strong>Sara Ibrahim nata il 28/04/21997 a Sulaymaniyah, Iraq (Origine etnica Kurda)</strong> il cui ultimo contatto è avvenuto il 19/09/2018 nel tentativo di attraversare l&#8217;Egeo e raggiungere l&#8217;Italia con il compagno. </p>



<p><strong>Hemn Hamza Abdullah</strong> di cui si sono perse le tracce il 13.04.2018 durante il viaggio di fuga dall&#8217;Iraq.</p>



<p><strong>Signor Omar KONATE nato il 01/01/1988 a Kankan, Guinea</strong></p>



<p><strong>Signora Manké CONDE nata il 01/01/2005, Guinea<br></strong>Nel 2016 hanno lasciato la Guinea e sono arrivati in Libia nell&#8217;aprile 2019. Una settimana dopo il loro arrivo, si sono si sono separati. Il 17 o 18 aprile la persona che li ricerca e che viaggiava con loro è partita con una nave per l&#8217;Italia. Da quel giorno non ha più avuto notizie dei ricercati.</p>



<p><strong>Clabs Masehe nato il 2/4/92, Pakistan</strong><br>il suo ultimo contatto è avvenuto il 21/011/2017 nel tentativo di lasciare la Turchia e raggiungere l&#8217;Italia.</p>



<p>Purtroppo non disponiamo di fotografie per il riconoscimento. </p>



<p>Progetto della Croce Rossa Internazionale. </p>



<p>Per informazioni e segnalazioni: <a href="https://www.icrc.org/en/what-we-do/restoring-family-links?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.icrc.org/en/what-we-do/restoring-family-links?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Raccontarsi (a modo mio). Ervin</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2022 07:16:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Jorida Dervishi Capita raramente nella vita di essere fieri di quanto si fa e si è fatto. Ultimamente il mio tempo libero è pari a zero, o quasi…Riposo poco e lavoro&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>A cura di Jorida Dervishi</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ervin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="306" height="337" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ervin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16370" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ervin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 306w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ervin-272x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 272w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></figure></div>



<p>Capita raramente nella vita di essere fieri di quanto si fa e si è fatto. Ultimamente il mio tempo libero è pari a zero, o quasi…Riposo poco e lavoro tantissimo. Negli ultimi due anni ho lavorato presso il comune di Bergamo, la Camera di Commercio ed ora sto seguendo il corso per entrare in CGIL un paio di mesi per la dichiarazione redditi, ma non lavorerò in questo posto. E pensare che ventuno anni fa sono arrivato da rifugiato, scappando da una guerra. Ed oggi questo è il risultato. Come ho fatto? </p>



<p>Pur appartenendo alla più grande e più discriminata minoranza europea? Pur essendo un ragazzo razzializato e gay? Come ho fatto ad arrivare a questo risultato? Non è stato semplice, ho pianto per molte sere di seguito chiedendomi se meritavo di più da me stesso e dagli altri, ho passato momenti brutti, di solitudine e di rimpianti, non è stato semplice. Ma&#8230;.. Mi sono sempre rialzato, più determinato di prima e più forte, promettendomi ogni volta di dare il buon esempio, di essere il motivatore; mi sono assunto grandissime responsabilità, sia personali che di rappresentanza, senza mai eccedere o pretendere. </p>



<p>Ho trovato, lungo il cammino, molti compagni, ho avuto grandi insegnamenti in questi dodici anni di attivismo e grandi possibilità. Spesso mi chiedono perché continuo a fare il cameriere se posso dare molto di più, perché non accetto di essere sempre al centro dell&#8217;attenzione mediatica e perché non approfitto della situazione per &#8220;sistemarmi&#8221; La risposta è semplice: l&#8217;attivismo e l&#8217;attivista stesso sono i mezzi per qualcosa di molto più grande e non i protagonisti; i veri protagonisti sono quelli che credono in te affinché tu possa donare la speranza di un mondo più equo e giusto e ho imparato con gli anni ad essere meno egoista e più propenso al bene comune. Quello che mi circonda sicuramente rappresenta anche l&#8217;opposto, ma non per me. Un giorno, sono sicuro che quando esalerò l&#8217;ultimo respiro sarò uno di quelli che potrà dire di aver vissuto la propria vita con una ragione, con un senso e degli obbiettivi che vanno aldilà dei canoni proposti. Non sarò mai ricco, non avrò mai una bella casa grande o il macchinone o i riflettori puntati, non è la mia ambizione, ma avrò la soddisfazione di poter dimostrare che nella vita tutto è possibile, basta volerlo fortemente e essere se stessi, sempre.</p>



<p> A volte mi chiedete come ho fatto: è semplice, ci credo tanto e mi rialzo sempre e quando non mi rialzeró più, sono sicuro che in molti continueranno. Perché faccio questo discorso di lodi nei miei confronti? Perché è un momento complicato sia dal punto di vista personale che politico, è un momento di grande sconforto tra covid, guerra, povertà, mancanza di lavoro, problemi familiari e molto altro. Spero con il mio discorso di darvi quello piccola speranza e quella grande forza di capire che non è mai troppo tardi e che nulla è impossibile, se puoi sognarlo puoi farlo!</p>



<p>Siate felici e se non lo siete, lottate per esserlo.</p>
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		<title>Non puoi conoscermi se non mi riconosci</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2022 08:40:17 +0000</pubDate>
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<p>NON PUOI CONOSCERMI SE NON MI RICONOSCI</p>



<p>La più grande minoranza europea, più di 12 milioni di cittadini europei di etnia Rom e Sinti che da secoli fanno parte dell’identità europea, un popolo che non ha mai armato un esercito per conquistare una terra, che parla tutte le lingue e pratica tutte le religioni europee, che ha saputo  mettere insieme le proprie diversità e mantenere un’unica identità attraverso secoli, pur essendo il più discriminato e maltrattato in Europa, ha  rappresentato nel suo piccolo quello che l’Europa dichiara di voler essere. Il nostro popolo lotta ancora per avere il suo posto nel panorama della cultura europea. Lotta ancora per essere riconosciuto e rispettato proprio per la sua diversità, una ricchezza che l’Europa ancora si ostina a rifiutare. Anche in Italia, siamo presenti dal 1400, abbiamo partecipato alla resistenza, abbiamo subito un genocidio razziale esattamente come gli ebrei, e in Italia siamo stati internati nei campi di concentramento fascisti, e lo stato Italiano ancora si ostina a non riconoscerci nonostante l’articolo 6 della nostra Costituzione lo preveda, e nonostante le altre 12 minoranze siano già state riconosciute da 23 anni.</p>



<p><br>#RMSL #movimentokethane #romesintiperlitalia </p>



<p><br>FIRMA LA PETIZIONE Per il riconoscimento dello status di minoranza storico linguistica dei Rom e Sinti! </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://fonts.gstatic.com/s/e/notoemoji/14.0/2b07_fe0f/32.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="&#x2b07;"/></figure>



<p><a href="https://petizione.kethane.digitribe.me/linguistica?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://petizione.kethane.digitribe.me/linguistica?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><br></p>
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		<title>“Romani piña &#8211; Sorelle rom”</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2022 08:27:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>SIETE tutte/i invitate/i alla conferenza stampa che si terrà: MERCOLEDI 2 FEBBRAIO, alle ore 16.30 sulla pagina FB di Associazione Per i Diritti umani In occasione della Giornata della Memoria si segnala l&#8217;uscita del&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>SIETE tutte/i invitate/i alla conferenza stampa che si terrà:</p>



<p></p>



<p>MERCOLEDI 2 FEBBRAIO, alle ore 16.30 sulla pagina FB di Associazione Per i Diritti umani </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/donne-rom-cover_page-0001-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="715" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/donne-rom-cover_page-0001-1-1024x715.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16091" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/donne-rom-cover_page-0001-1-1024x715.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/donne-rom-cover_page-0001-1-300x209.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/donne-rom-cover_page-0001-1-768x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/donne-rom-cover_page-0001-1-1536x1072.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/donne-rom-cover_page-0001-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1778w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>In occasione della Giornata della Memoria si segnala l&#8217;uscita del libro intitolato:</p>



<p>“<strong>Romani pi</strong><em><strong>ña</strong></em><strong> &#8211; Sorelle rom</strong>”</p>



<p>a cura di Alessandra Montesanto, vicepresidente dell&#8217;Associazione Per i Diritti umani (www.peridirittiumani.com)?utm_source=rss&utm_medium=rss e Giulia Di Rocco (attivista, mediatrice e consulente legale)</p>



<p>Multimage &#8211; La casa editrice dei diritti umani</p>



<p>Con il contributo della Fondazione Fidapa Onlus</p>



<p>Il testo è parte dal racconto di vita di tre donne, italiane e rom: Giulia Di Rocco (attivista, mediatrice e consulente legale), Virginia Morello (sindacalista) e Concetta Sarachella (in arte “Saracetty”, stilista) fondatrici di <em>Mistipè</em>, ilprimo partito politico italiano che vede i Rom come principali rappresentanti.</p>



<p>Non si tratta, però, di un lavoro politico, ma di un lavoro in cui si vuole far conoscere le informazioni di base sull&#8217;etnia rom, dal punto di vista femminile.</p>



<p>Tre donne, quindi, che hanno incontrato, durante la loro esistenza, molte difficoltà, ma che hanno ottenuto un riscatto sia nel pubblico sia nel privato; sono tre esempi di donne, italiane e appartenenti ad una minoranza da sempre discriminata che intendono fornire il proprio esempio per motivare altre ragazze o coetanee a continuare a lottare per i propri diritti.</p>



<p><strong>Romani pi</strong><em><strong>ña</strong></em><strong> &#8211; Sorelle rom</strong> è, quindi, un libro agile &#8211; corredato di immagini a colori &#8211; che parla direttamente al cuore delle persone che lo leggeranno: cultura italiana rom (usi, costumi, religione, giustizia), accenni al ruolo della donna nel Passato e nel Presente (ricordiamo il <em>samudaripen </em>e le donne che sono state anche partigiane), un curioso riferimento al cambiamento del costume, in particolare della gonna come indumento e status symbol, analisi di fenomeni di antiziganismo al femminile che si protraggono anche nella nostra attualità: questi sono alcuni argomenti presi in considerazione.</p>



<p>Le autrici sono fermamente convinte che sia necessario iniziare a far conoscere la comunità rom anche dal punto di vista femminile per avviare un dialogo nuovo e completo tra la stessa e la società maggioritaria.</p>



<p>Il libro è importante per TUTTE le donne, per la propria autodeterminazione nell&#8217;ottica di una autentica parità di genere.</p>



<p>Per ulteriori informazioni: <a href="mailto:info@peridirittiumani.com">info@peridirittiumani.com</a> – <a href="mailto:diroccogiulia81@gmail.com">diroccogiulia81@gmail.com</a></p>
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		<title>Dichiarazione delle organizzazioni della diaspora Hazara sulla situazione a Behsud, in Afghanistan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jun 2021 10:32:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Noi sottoscritti, organizzazioni della società civile della diaspora Hazara, esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per la situazione di tensione che si sta verificando nel distretto di Behsud, nella provincia afgana di Maidan-Wardak.L&#8217;Afghanistan National Security&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/164492429-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15469" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/164492429-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/164492429-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/164492429-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/164492429.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong><br></strong>Noi sottoscritti, organizzazioni della società civile della diaspora Hazara, esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per la situazione di tensione che si sta verificando nel distretto di Behsud, nella provincia afgana di Maidan-Wardak.<br>L&#8217;Afghanistan National Security and Defense Force (ANDSF) è stato schierato per lanciare un&#8217;operazione militare contro una forza di resistenza locale guidata dal comandante Abdul Ghani Alipur in seguito allo schianto di un elicottero militare il 17 marzo 2021, che ha ucciso nove membri dell&#8217;esercito a bordo. All&#8217;inizio di quest&#8217;anno, il 29 gennaio 2021, le forze di comando afghane (Unità 333) hanno guidato gli Humvees nelle proteste civili di Hazara nel distretto, uccidendo 11 manifestanti civili e ferendone 39.<br>Esprimiamo le nostre condoglianze alle famiglie delle vittime di questi tragici eventi e chiediamo un&#8217;indagine imparziale e approfondita su questi incidenti, comprese le circostanze che hanno portato a queste tragedie prevenibili, e chiediamo che i responsabili siano ritenuti tali.<br><br><strong>Le nostre preoccupazioni<br></strong><br>La risposta della leadership del governo afghano e dei suoi funzionari militari al tragico incidente dell&#8217;elicottero dell&#8217;esercito ha creato notevoli preoccupazioni tra la popolazione locale a Behsud. In una conferenza telefonica con le famiglie delle vittime il 20 marzo, il presidente Ashraf Ghani ha chiesto &#8220;vendetta&#8221; per la morte dell&#8217;esercito afghano. Dichiarazioni simili sono state fatte da altri funzionari della sicurezza e della difesa, alcune delle quali molto preoccupanti. Ad esempio, in un post sui social media, il comandante del 215 Maiwand Afghan Army Corps ha ordinato al personale militare di &#8220;dare la caccia ai membri del gruppo di Alipur e ai loro sostenitori a Kabul, autostrade, distretti, stazioni di polizia e Behsud come cani rabbiosi&#8221;. Tali dichiarazioni sono profondamente inquietanti in quanto incitano alla violenza e promuovono l&#8217;uccisione extragiudiziale in violazione del diritto internazionale. Con il dispiegamento delle truppe e le misure di rappresaglia in corso a Behsud, siamo profondamente preoccupati per la possibilità di un&#8217;ulteriore intensificazione della violenza con conseguenti gravi violazioni dei diritti umani nel distretto. Inoltre, tale linguaggio da parte dei funzionari del governo afghano rischia di incitare alla violenza etnica mirata contro i civili hazara in tutto l&#8217;Afghanistan. I prodromi di violenza etnica sono già presenti sui social. Siamo preoccupati che, se l&#8217;attuale situazione di tensione a Behsud non viene affrontata adeguatamente, la crisi potrebbe innescare violenze su vasta scala nel distretto e nelle maggiori regioni di Hazara poiché il conflitto a Behsud ha anche profonde dimensioni storiche e interetniche. La gente di Behsud ha dovuto affrontare un conflitto annuale con i Kochi (nomadi). Nonostante le suppliche della popolazione locale e dei suoi rappresentanti politici, il governo non è riuscito a risolvere i problemi di terra tra i Kuchi e la popolazione locale per prevenire le controversie. Inoltre, gli attacchi dei talebani ai viaggiatori Hazara sulla Jalriz Road che collega Kabul all&#8217;Afghanistan centrale sono in corso da molti anni e il governo non è stato in grado di fornire misure di sicurezza per proteggere le persone. Questi fattori sono alla base delle circostanze in cui le forze della milizia di Alipur sono emerse come meccanismo di autodifesa locale per proteggere la popolazione locale dalle invasioni dei Kochi e dei talebani dei villaggi Hazara, nonché per proteggere i viaggiatori sulla strada. Siamo anche preoccupati che la risposta del governo al conflitto di Behsud e le sue sproporzionate misure di rappresaglia possano essere motivate politicamente. Siamo anche preoccupati che la risposta del governo al conflitto di Behsud e le sue sproporzionate misure di rappresaglia possano essere motivate politicamente. Queste violazioni, che sono state confermate dal rapporto della Commissione indipendente per i diritti umani dell&#8217;Afghanistan (AIHRC) pubblicato l&#8217;8 febbraio 2021, violano il diritto internazionale umanitario, in particolare l&#8217;obbligo di non attaccare civili e obiettivi civili. Alla luce di tutte queste preoccupazioni, siamo preoccupati che l&#8217;attuale rappresaglia militare, in particolare l&#8217;uso delle forze di sicurezza nazionale per scopi politici, provocherà la perdita della fiducia del pubblico nell&#8217;ANDSF e l&#8217;escalation della violenza oltre Behsud. Ciò metterà ulteriormente a repentaglio la stabilità e la sicurezza dell&#8217;Afghanistan e fornirà opportunità agli spoiler, compresi gli attori regionali, di sfruttare la situazione per i propri interessi e minare un&#8217;opportunità storica per un accordo di pace con i talebani. Per affrontare le preoccupazioni e i rischi esistenti, chiediamo quanto segue:<br><br><strong>Le nostre richieste<br></strong><br>Esortiamo il governo afghano e le forze di sicurezza a:<br><br>1) Risolvere il conflitto in modo pacifico invece che attraverso azioni militari e ritorsioni, che potrebbero aumentare ulteriormente la violenza e l&#8217;insicurezza a Behsud e nelle aree circostanti.<br><br>2) Rimuovere Allah Dad Fadaei dal suo ruolo di capo della polizia di Laghman e deferire il suo caso alla magistratura per un&#8217;indagine indipendente.<br><br>Chiediamo che:<br><br>1) La comunità internazionale e gli Stati impegnati in Afghanistan hanno esercitato pressioni sul governo afghano per evitare un&#8217;escalation di violenza e raggiungere una soluzione pacifica alle tensioni di Behsud.<br><br>2) L&#8217;ufficio della Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) conduce indagini indipendenti sulle presunte violazioni dei diritti umani commesse a Behsud.<br><br>3) Gli Stati impegnati in Afghanistan e le Nazioni Unite conducono un&#8217;indagine imparziale sullo schianto dell&#8217;elicottero ANDSF il 17 marzo, fornendo anche competenze tecniche e informazioni per identificare la fonte del potenziale attacco e gli autori.<br><br><strong>Esortiamo l&#8217;AIHRC e Amnesty International a:<br></strong><br>1) Monitorare da vicino gli sviluppi in corso in Behsud e fornire rapporti indipendenti e imparziali per contrastare la disinformazione.<br><br>2) Condurre le proprie indagini sulle violazioni dei diritti umani, compresa l&#8217;uccisione di civili e membri dell&#8217;ANDSF.<br><br><br></p>



<p><em>Presentato da: Hazara International, Australian Hazara Women&#8217;s Friendship Network, Hazara Council of Great Britain, World Hazara Council, Canadian-Hazara Humanitarian Services in Canada, Salsal Association in Svezia, The Hazara Research Collective, Hazara Kulturverein Hamburg, Katib Cultural Association in Danimarca, World Ismaili Hazara Network in Canada e Baba Mazari Foundation in Australia. Associazione Hazara della Nuova Zelanda Per richieste stampa, contattaci tramite: (info@hazarainternational.com)<br></em><br></p>
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		<title>Prima indagine nazionale sulla condizione giuridica dei rom originari dell’ex Jugoslavia</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2021 07:35:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione 21 luglio: «Si colma finalmente un gap conoscitivo. La conoscenza dei numeri indispensabile per politiche mirate». Con la dissoluzione dell’ex Jugoslavia, iniziata con la morte di Tito nel 1980 e la guerra civile&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><br>Associazione 21 luglio: «Si colma finalmente un gap conoscitivo. La conoscenza dei numeri indispensabile per politiche mirate».</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="739" height="499" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15092" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 739w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 739px) 100vw, 739px" /></figure>



<p></p>



<p>Con la dissoluzione dell’ex Jugoslavia, iniziata con la morte di Tito nel 1980 e la guerra civile che ne è scaturita, migliaia di cittadini sono scappati dal loro Paese di origine per trovare riparo nelle periferie delle metropoli italiane. Si stima che negli anni Ottanta e Novanta siano stati almeno<strong> 40mila i cittadini di origine rom in fuga dal conflitto balcanico</strong> e stanziatisi inizialmente all’interno di tende o di roulotte prima che venissero costruiti i cosiddetti campi rom dove concentrare persone considerate erroneamente di cultura “nomade”.</p>



<p>Negli ultimi 30 anni la condizione giuridica di molti di loro non è mai stata sanata. La cancellazione anagrafica disposta dal Paese di provenienza e l’impossibilità ad ottenere un permesso di soggiorno italiano li ha fatti piombare in una sorta di limbo giuridico che si è tradotto per molti in una condizione di apolidia&nbsp;<em>de facto</em>&nbsp;senza alcun tipo di riconoscimento. Persone senza diritti perché inesistenti per lo Stato italiano e le amministrazioni locali.</p>



<p><strong>Quanti sono oggi i cittadini rom a rischio apolidia presenti negli insediamenti italiani?</strong>&nbsp;Sino ad oggi svariati sono stati i numeri stimati. Nel 2008 fu l’ISPO (Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione) a stimare «<strong>almeno 20/25.000 giovani rom soprattutto dell’ex Jugoslavia che non hanno cittadinanza</strong>: non sono stati riconosciuti nei Paesi di origine, parlano solo italiano e romanès e sono senza documenti». Tre anni dopo la Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato ha indicato altre cifre relative alla condizione che «riguarda i minori, figli (e sempre più spesso nipoti) di rom provenienti da quella che fu la Jugoslavia:&nbsp;<strong>si può stimare che si tratti di circa 15.000 giovani</strong>». Tali numeri, non supportati da studi e ricerche, hanno fatto sì che negli anni si promuovessero disegni di legge, si creassero Tavoli di lavoro anche all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si impegnassero fondi per l’implementazione di progettualità su larga scala.</p>



<p>Associazione 21 luglio ha voluto indagare sull’entità del fenomeno e,&nbsp;<strong>con la ricerca ‘Fantasmi urbani’, ha condotto un’analisi meticolosa e puntuale sulla presenza, in Italia, dei cittadini di origine jugoslava a rischio apolidia</strong>. Uno studio i cui risultati marcano una forte differenza rispetto ai dati di riferimento assunti anche dal Governo italiano. L’indagine è partita da un ampio campione rappresentato dal 36,5% del totale di cittadini dell’ex Jugoslavia presenti nei “campi rom” italiani. Per raccogliere i dati sono state incontrate 2.666 persone e visitati 17 insediamenti in 8 Comuni italiani. Alla luce dei risultati emersi, le persone originarie dell’ex Jugoslavia a rischio apolidia, perché prive di passaporto e di permesso di soggiorno,&nbsp;<strong>residenti nei “campi rom” italiani sono circa 860</strong>, un numero ben lontano dalla forbice sino ad ora stimata di 15.000/25.000 unità. Di essi poco meno di&nbsp;<strong>500 dovrebbero essere rappresentati da minori</strong>.</p>



<p>Secondo Associazione 21 luglio&nbsp;<strong>un numero così esiguo, assai lontano dalle cifre passate non fondate su basi scientifiche, ridimensiona il fenomeno e soprattutto consente finalmente l’attivazione di politiche mirate a singoli contesti e specifiche situazioni locali.</strong></p>



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		<title>Trump sposta l&#8217;ambasciata a Gerusalemme, l’annuncio e i fatti</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Dec 2017 08:06:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Articolo di Janiki Cingoli, Presidente del CIPMO (Huffington Post). L&#8217;annuncio di Trump, che ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele, ha avuto un&#8217;eco enorme nel mondo, suscitando reazioni di condanna tra i palestinesi, nel&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/th-197.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9940" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/th-197.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="288" height="216" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo di Janiki Cingoli, Presidente del CIPMO (Huffington Post).</em></p>
<p>L&#8217;annuncio di Trump, che ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele, ha avuto un&#8217;eco enorme nel mondo, suscitando reazioni di condanna tra i palestinesi, nel mondo arabo, in Europa e nella più ampia Comunità internazionale, e ovviamente soddisfazione in Israele. L&#8217;annuncio in sé è un elemento che modifica, ancora una volta, la tradizionale linea degli Stati Uniti, ora riguardo alla città contesa. Tuttavia, per l&#8217;appunto, si tratta di un annuncio, il metodo preferito da Trump, che lascia sostanzialmente inalterati i fatti sul terreno.<br />
Contestualmente al suo discorso, è stata presa la decisione di rinviare di sei mesi il trasferimento dell&#8217;Ambasciata Usa a Gerusalemme come è stato fatto da tutti i Presidenti Usa dal &#8217;95 in poi: una scelta destinata a essere rinnovata semestralmente, dato che comunque il trasferimento reale richiederà almeno quattro anni, con la costruzione della nuova sede prevista a Gerusalemme Ovest (un trasferimento quindi che potrebbe quindi essere revocato dal prossimo Presidente degli Stati Uniti, se Trump non sarà riconfermato). Ma soprattutto un rinvio che lascia a disposizione tutto il tempo necessario, per verificare l&#8217;accettabilità del nuovo piano di pace tra israeliani, palestinesi e mondo arabo, cui sta lavorando il team negoziale insediato da Trump subito dopo la sua elezione, e diretto da suo genero Jared Kushner.<br />
Molti commentatori hanno riflettuto su quali siano i motivi che hanno spinto il Presidente Usa a prendere questa iniziativa. Secondo il Washington Post, sarebbe stata l&#8217;influenza dei circoli evangelici statunitensi, ultra filoisraeliani, e soprattutto quella di alcuni potenti magnati e finanziatori, a cominciare da Sheldon Adelson, il re dei casinò di Las Vegas, che aveva rotto con Trump, proprio per il mancato mantenimento della promessa di trasferire l&#8217;Ambasciata.<br />
Altri hanno ricordato il declino della componente più realista del suo cerchio magico, con la ormai prossima sostituzione del Segretario di Stato, Rex Tillerson, ormai caduto in disgrazia, con l&#8217;attuale direttore della Cia, Mike Pompeo, anch&#8217;egli su posizioni estreme di sostegno a Israele.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9941 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="301" height="207" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 301w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1150-300x206.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 301px) 100vw, 301px" /></a><br />
Ma il motivo più probabile è stato la ricerca di un diversivo, che attirasse l&#8217;attenzione del mondo, e soprattutto dell&#8217;opinione pubblica Usa, distogliendola dal cappio sempre più stretto che le investigazioni sul Russiagate stanno stringendo intorno a Trump e alla sua famiglia, in particolare proprio Kushner.<br />
Tuttavia, se si legge bene il testo del suo discorso, si scorgono dei caveat, o meglio dei paletti, che probabilmente gli sono stati suggeriti dai concitati scambi telefonici avuti con i maggiori leader arabi ed europei, oltre che dai suoi collaboratori più impegnati nello sforzo negoziale, e dal Segretario della Difesa James Mattis, consapevole delle conseguenze in termini geostrategici e dei rischi per le truppe Usa nel mondo, che una presa di posizione del genere può comportare.<br />
Non mi riferisco tanto alla reiterazione dell&#8217;impegno a facilitare un accordo di pace tra le due parti, e a ricercare un futuro di pace e sicurezza per la Regione; o all&#8217;affermazione, avanzata per la prima volta da questo Presidente, che gli Stati Uniti sosterrebbero una soluzione a due stati, condizionata però all&#8217;accordo di entrambi i contendenti.<br />
L&#8217;elemento più significativo è la sottolineatura che, con questo riconoscimento, gli Usa non stanno prendendo posizione su alcun aspetto riguardante il negoziato sul Final Status, compresi gli specifici confini della sovranità israeliana dentro Gerusalemme, o la risoluzione delle contestazioni sui confini tra le due parti. Tali questioni, si afferma, sono lasciate al negoziato tra le parti coinvolte.<br />
Questo ovviamente, contrasta in pieno con la versione israeliana di &#8220;Gerusalemme capitale unica e indivisibile di Israele&#8221;. In qualche modo, una mela avvelenata lasciata dentro il pacco dono per Netanyahu.<br />
Di questo, il leader israeliano è certo pienamente consapevole. Ma intanto incassa l&#8217;ondata di consenso entusiastico che la dichiarazione di Trump ha suscitato nell&#8217;opinione pubblica del suo paese e negli ebrei di tutto il mondo, rivendicandola come un frutto della sua pervicace iniziativa di pressione e di orientamento verso gli Stati Uniti. Anche per lui, è questo l&#8217;essenziale, mentre anch&#8217;egli, come Trump, è sempre più soffocato dalle maglie dell&#8217;inchiesta per corruzione che la polizia israeliana sta conducendo su di lui.<br />
Il momento della verità verrà quando, secondo le anticipazioni dei circoli del team negoziale di Trump, a fine gennaio verrà presentata la proposta Usa per la soluzione del conflitto. Netanyahu sa di aver contratto un grosso debito di riconoscenza verso il Presidente degli Stati Uniti, oltre che per la sua ultima dichiarazione, per l&#8217;immediata missione in Israele subito dopo la sua elezione a sorpresa, e la sua emozionale visita al Muro del Pianto (ove tuttavia Trump non volle il Premier israeliano accanto a sé, considerandolo come &#8220;luogo conteso&#8221; insieme a tutta l&#8217;area della Spianata delle Moschee). Il Premier di Israele sa che Trump resta essenzialmente un mercante, e con lui i debiti si pagano.<br />
Resta da vedere quale sarà, in concreto, questa proposta di pace. In questi giorni si rincorrono le anticipazioni, si parla di un&#8217;ampia porzione del Sinai egiziano, ai confini con Gaza, che verrebbe ceduta ai palestinesi per costruire il loro Stato, in cambio di una striscia della Cisgiordania, di circa il 12%, ove sono concentrati i maggiori insediamenti israeliani; si parla di una proposta di Capitale palestinese ad Abu Dis, un sobborgo di Gerusalemme Est (riesumando così vecchia proposta di accordo proposta nel 1995 dall&#8217;esponente israeliano Yosii Beilin e dall&#8217;attuale Presidente Palestinese Mahmoud Abbas, allora respinta dalla destra israeliana). Si parla di un quotidiano scambio di Sms tra Jared Kushner e Mbs, il Principe ereditario saudita Moḥammad bin Salmān, per definire i contorni regionali di tale proposta. Bisognerà vedere se alla fine la proposta potrà essere accettabile per il Presidente palestinese Abbas (e la proposta su Abu Dis capitale difficilmente lo sarebbe). E se Netanyahu potrà reggere senza che il suo Governo vada in frantumi. Un&#8217;equazione a molte incognite, che solo nei prossimi mesi potrà trovare la sua soluzione.</p>
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