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	<title>ricordi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>27 gennaio. Giornata internazionale della Memoria: l&#8217;importanza della solidarietà e dei ricordi</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2021 07:58:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Quest&#8217;anno Associazione per i Diritti umani ha chiesto a due gentili signore di raccontare la vicenda che hanno vissuto da piccole quando i loro genitori decisero di accogliere una famiglia di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Quest&#8217;anno <strong><em>Associazione per i Diritti umani </em></strong>ha chiesto a due gentili signore di raccontare la vicenda che hanno vissuto da piccole quando i loro genitori decisero di accogliere una famiglia di ebrei, i Barda, e le ringrazia tantissimo per questi preziosi ricordi che hanno voluto condividere con i nostri lettori.</p>



<p>Si trattava di una famiglia di ebrei originari della Libia, abitanti però da tantissimo a Parigi (da qualche ricevuta rimasta risulta che abitassero del XIX Arrondissement); probabilmente la loro attività era il commercio di profumi.</p>



<p>Dalla Francia (come è noto occupata nel 1940 dalla Germania) riuscirono a venire in Italia, nella primavera o nell&#8217;autunno del 1942. Consigliati dai loro cugini (Jules e Michel) giunsero ad Asso, in provincia di Como, dove ancora oggi è ubicata la villa della famiglia accogliente. Prima dell&#8217;8 settembre 1943 l&#8217;Italia poteva rappresentare la salvezza. E così fu fino a quando le cose cambiarono.</p>



<p>La famiglia Barda era composta da cinque persone: i genitori Salomon e Marie, entrambi avanti negli anni, e dai tre figli, tutti nel pieno della gioventù, Roger, Lionel e Jacqueline. Vivevano in cinque ammassati in una unica stanza!</p>



<p>Tra difficoltà e stenti vari, che più o meno tutti gli italiani hanno sopportato negli anni della guerra, si arrivò forse alla fine del 1943 quando la Germania, divenuta paese occupante, intensificò arresti e deportazioni: a un certo punto il maresciallo dei carabinieri del paese venne in soccorso e decise di mettere in allerta la famiglia Barda e la famiglia accogliente del pericolo incombente per la famiglia ebrea, aggiungendo di avere notizia che sarebbe quanto prima arrivata una &#8220;spedizione&#8221; e che era ormai urgente raccomandare a questi signori di mettersi al riparo in Svizzera. Si trattava di un percorso ben collaudato: si attraversavano le montagne vicine, poi il lago di Como in un punto stretto, poi si risaliva al Bisbino e lì si giungeva al confine e alla salvezza. A guidare di volta in volta i vari gruppi c&#8217;era il parroco di Sormano, Don Confalonieri , persona di grande generosità e di grande coraggio.</p>



<p>I Barda furono veramente sfortunati: qualcuno, infatti, informò i tedeschi e il gruppetto venne fermato e arrestato ormai vicino al lago. Non è mai stato accertato il nome della spia. In paese si pensava a una certa persona, un&#8217;ausiliaria della R.S.I. (Repubblica Sociale Italiana).</p>



<p>Insieme ai Barda fu arrestato anche Don Confalonieri. Il parroco di Asso, Monsignor Don Primo Discacciati, accorse a San Vittore e riuscì a riportare a casa il sacerdote.</p>



<p>Alla fine della guerra arrivarono le tremende notizie, i filmati, le testimonianze.</p>



<p>Nel 1946, all&#8217;incirca, una giovane signora dichiarò di essere un&#8217;infermiera dell&#8217;ospedale di Modena e ci chiese notizie di Lionel, che era stato in ospedale perché ferito durante un tentativo di fuga dal campo di raccolta di Fossoli da dove partivano i convogli verso i campi di concentramento di Germania e Polonia.</p>



<p>Più tardi, ad Asso, si venne a sapere che uno dei due cosiddetti &#8220;cugini&#8221;, Jules o Michel, si era salvato stando nascosto e che non aveva nessuna notizia della famiglia Barda. Passava il tempo, ma non si è mai avuto dubbio che per loro fosse finita tragicamente, altrimenti si sarebbero fatti vivi. Infatti: molto tempo dopo Simon Wiesenthal cominciò a fare ricerche, una delle due signore di Asso gli scrisse e rispose che tutti e cinque erano deceduti ad Auschwitz.</p>



<p>Nel 1991 uscì un testo definitivo: &#8220;Il libro della memoria&#8221; una grandiosa raccolta di dati ad opera di Liliana Picciotto Fargion, editore Mursia: a pagina 125 si trovano i dati relativi a Roger, Jacqueline, Lionel. Sulla stessa pagina: Salomone, il padre, e a pag. 321 Renata Hannuna, nome da ragazza della madre Marie. Manca la data di morte dei tre figli; c&#8217;è invece quella dei genitori che, essendo anziani, furono soppressi all&#8217;arrivo al campo.</p>



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		<title>Volontari animatori in Bosnia Erzegovina</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Feb 2020 08:10:57 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="720" height="960" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/82736684_10216800657032257_5173605132453019648_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13602" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/82736684_10216800657032257_5173605132453019648_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/82736684_10216800657032257_5173605132453019648_o-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></div>



<p>a cura
di Alessandra Montesanto</p>



<p>Fotografie
di @Beppe Deiana 
</p>



<p>Nel
1993 Don Ermanno D’Onofrio, allora non ancora sacerdote, ha
iniziato ad impegnarsi in numerosissimi viaggi di solidarietà nei
Paesi Balcanici piagati dalla guerra, guidando convogli di aiuti
umanitari che, partendo da Frosinone, giungevano in Bosnia Erzegovina
ed in Croazia per alleviare le sofferenze e portare conforto e calore
umano ad un’intera generazione di uomini, donne e bambini. Sotto la
spinta e l’entusiasmo di Ermanno D’Onofrio nasce, nel 1995,
l’Associazione di volontariato <em>Insieme
per gli Altri </em>per
portare avanti i numerosi progetti di solidarietà intrapresi.
I
bambini sono sempre stati al centro del suo impegno, della sua
attenzione e dei suoi progetti umanitari, anche nel territorio
nazionale. In quegli stessi anni, infatti, la sua attenzione, in
Italia, si è focalizzata particolarmente su progetti di assistenza,
cura e recupero di bambini ed adolescenti vittime di disagio. È
questo il periodo in cui ha ideato e diretto diverse colonie estive
per minori a rischio: “Le Colonie dell’Arcobaleno”. Esperienza
che successivamente ha visto nascere La Casa d’Accoglienza
L’Arcobaleno, dal 2003 al 2011, e che oggi è viva nel Progetto “La
Casa di Daniela”, struttura d’accoglienza per minori ispirata,
spiritualmente ed educativamente, alla figura della Serva di Dio
Daniela Zanetta oltre che in tutti i progetti realizzati a favore
dell’infanzia.<br>Contemporaneamente,
don Ermanno, ha continuato con costanza ad essere presente in
ex-Jugoslavia, organizzando una catena di solidarietà a favore
dell’Ospedale Pediatrico di Gornja Bistra, nei pressi di Zagabria.
Qui nasce il Giardino delle rose blu, prima come nome del Progetto e
successivamente, il 15 dicembre 2002, come Associazione Nazionale
che, il 28 giugno 2008, si è trasformata in una Fondazione
Internazionale.

</p>



<p>Il
progetto “Sarajevo, un inverno che non finisce” è un campo di
volontariato invernale in Bosnia Erzegovina. Nasce nel 2007, proprio
dall’impegno che “Il giardino delle rose blu” ONLUS svolge nei
Balcani dagli anni ’90.

</p>



<p><em><strong>Associazione
Per i Diritti umani</strong></em>
ha avuto il piacere di parlare con alcuni membri della fondazione <em>Il
giardino delle rose blu </em>e
del loro ultimo campo in Bosnia Erzegovina come animatori per minori
e adulti in difficoltà e famiglie bisognose.</p>



<p>Ecco
le loro parole, i loro ricordi.</p>



<p>Massimiliano

</p>



<p>Lo
scorso dicembre è partito un campo invernale di volontariato in
Bosnia Erzegovina della Fondazione <em>Il
giardino delle rose blu</em>, un
nome che si riferisce  ad un centro di bambini con disabilità di
Zagabria e il fondatore della fondazione aveva trovato un poesia che
parlava di una rosa blu e di un bambino speciale, più fragile, ma
più prezioso.</p>



<p>Il giardino delle rose blu nasce negli anni &#8217;90 quando Ermanno andava coi ragazzi nei campi profughi in Bosnia per portare aiuti e per animare; nel 1998, per vie abbastanza casuali, Ermanno e i volontari arrivano all&#8217;ospedale di Gornja Bistra, vicino a Zagabria, per bambini con malattie genetiche dove è nato il nostro progetto più importante. Siamo poi tornati in Bosnia nel 2007 e da allora, ogni anno in inverno e in estate, organizziamo un campo. Quello estivo viene organizzato solo a Cerksa, un villaggio dell&#8217;est della Bosnia (un paese interamente di musulmani, ma localizzato nella Repubblica serba di Bosnia) dove animiamo i bambini. Quello invernale, invece, è itinerante in cui facciamo dieci giorni con tante attività, divisi in gruppi: nella prima parte, nella Bosnia centrale, animiamo (musica, clown, trucchi) le strutture per anziani e per bambini e visitiamo le famiglie, portando doni e materiale scolastico, mercatini di vestiti e altro. Si vive a contatto stretto con le persone del luogo: la maggior parte sono musulmane (ma ci sono anche famiglie croate, serbe) e a loro piace che con noi ci siano volontari di cultura serba perché è un modo per loro di superare le divisioni dovute alla guerra.</p>



<p>Una
seconda parte del campo viene vissuta in Erzegovina dove quest&#8217;anno
abbiamo fatto animazione nell&#8217;orfanotrofio di Mostar, presso le
famiglie e nella casa di riposo di Domanovići. 
</p>



<p>Inoltre,
quest&#8217;anno, a Sarajevo abbiamo approntato una festa per i bambini e
le famiglie migranti (l’ultimo giorno dell’anno) e una festa in
piazza a Mostar il 4 gennaio. Qui la signora che ci accompagnava ha
detto che Mostar non vedeva da anni una situazione così gioiosa,
perché è una città scoraggiata. Il mio ricordo più forte e il più
doloroso è l&#8217;orfanotrofio perché i bambini sono belli, educati,
gentili, ma si legge loro in faccia che hanno bisogno di abbracci. 
</p>



<p>Anna</p>



<p>Il
ricordo che voglio condividere è quello legato alla serata con le
famiglie migranti, dalla Siria, dall&#8217;Iraq, dall&#8217;Iran. Bambini che ci
venivano incontro, affettuosi; abbiamo giocato con loro e poi si sono
avvicinati anche i genitori, le donne, che hanno iniziato a fare
musica con noi, a suonare i bonghi, a ballare ed è stato come essere
tra amici. Abbiamo condiviso la cena e le storie e a me è rimasto in
mente un uomo che si è commosso mentre mi riportava il racconto di
lui come padre e del suo viaggio dall&#8217;Iraq a Sarajevo per arrivare in
Germania &#8211; dove avrebbe raggiunto il fratello &#8211;  con una bambina
piccola. L&#8217;uomo mi ha raccontato questa storia con le lacrime agli
occhi mentre in sala ha sempre tenuto un atteggiamento serio e forte.
Un contrasto che mi ha molto colpita. 
</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13603" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1333w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Roberto</p>



<p>Io
vorrei parlarti di un ragazzo di Bakovići,
un ospedale per persone con
difficoltà psichiatriche e altre malattie. Questo ragazzo mi ha
scritto su un foglio una poesia sulla madre che conservo a casa. Mi
stupisco di come possa essere lì un ragazzo con una mente come la
sua così brillante, che parla un italiano quasi perfetto, molto
attivo sui social come tanti giovani di oggi&#8230;</p>



<p>Rocco</p>



<p>Riporto la testimonianza di Ammar, che conosciamo da molto tempo e che ogni volta che facciamo il campo ci viene a trovare. Ammar ci ringrazia sempre per l&#8217;aiuto che portiamo al popolo bosniaco; infatti noi siamo letteralmente innamorati della Bosnia e della sua gente. A me, per amarli, basta osservare gli anziani che hanno vissuto la guerra sulla propria pelle. Sono, inoltre, un clown e sto con i bambini e vedere i loro sorrisi vale già tutto il viaggio.  </p>



<p>Alice</p>



<p>C&#8217;è un
mix di ricordi e quello più nitido (che non riesco a togliermi dalla
testa) è quello di un ragazzino nella struttura di Drin, autistico,
seduto su una sedia, chiuso nel suo mondo; ad un certo punto, provo a
dargli la mano e lui si alza e iniziamo a correre insieme e ridiamo. 
</p>



<p>Il campo
è andato bene soprattutto per le persone che ne hanno fatto parte
perchè eravamo uniti, con un unico obiettivo, quello di far star
bene le persone intorno a noi e di divertirci e ci siamo riusciti.
Abbiamo inventato tante cose, anche con poco, e abbiamo creato
situazioni di gioia. Ad esempio nel campo per i migranti, i bambini
non volevano più farci andar via; in piazza abbiamo organizzato una
festa, durante uno degli ultimi giorni, e lì con quello che ci era
rimasto abbiamo avvertito un sacco di calore umano intorno a noi,
nonostante il freddo della temperatura. Non vedo l&#8217;ora di ripartire e
la prossima volta avrò un po&#8217; più di consapevolezza perchè questo
per me è stato il primo ed è stato tutta una scoperta. 
</p>



<p>Beppe</p>



<p>Ricordo
il volto di un donna anziana, a Cerska, che ha fatto tre ore di
cammino perché abita sulle montagne. E&#8217; arrivata da noi al mattino
per prendere i suoi due sacchi di viveri e altro (poi li abbiamo
caricati sul pulmino e l’abbiamo accompagnata a casa sua).</p>



<p>Ricordo
anche un&#8217;altra famiglia che ha resistito alla guerra a Sarajevo; una
famiglia composta da marito, moglie e una figlia. Entrambi gli adulti
soffrono di sindrome post traumatica da guerra. 
</p>



<p>Ricordo
la casa per famiglie migranti, con quest&#8217;uomo curdo che arriva in
Europa per cercare una via di uscita e un lavoro per sostenere i
familiari in Kurdistan e che, mentre si sposta per l&#8217;Europa, gli
arriva la notizia del decesso del padre, ucciso dall&#8217;Isis; decide di
tornare in Kurdistan, per tre anni si batte contro l&#8217;Isis e dopo tre
anni decide di partire con la moglie e i due figli piccolissimi,
attraversando mezza Africa (con la Libia) la Siria, la Turchia, la
Grecia, la Croazia, la Serbia per arrivare in Bosnia, con i piedi nei
fiumi, nei deserti&#8230;Queste sono le mie suggestioni e le emozioni
sono ancora vivide. 
</p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Solo da bambini</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2019 09:04:32 +0000</pubDate>
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<p>L&#8217;opera collettiva &#8220;Lo stesso giro del mondo&#8221; apre l&#8217;esposizione &#8220;Solo da bambini&#8221;, presso la Fondazione Merz di Torino fino al 19 maggio 2019, per cui sono stati coinvolti tre richiedenti asilo, Mohamed, Chehou e Kalambani, in Italia da meno di due anni e per vivere raccolgono ferro vecchio. Hanno realizzato una giostra, simbolo del gioco, dell&#8217;aspetto ludico della Vita che dovrebbe appartenere all&#8217;infanzia di tutte e di tutti e che, troppo spesso, invece viene negata.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135824.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12341" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135824.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135824.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135824-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135824-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135824-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135908-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12342" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135908-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135908-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135908-1-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135908-1-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135908-1-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140115.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12343" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140115.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140115.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140115-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140115-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140115-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12344" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140406-e1555923244227.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12345" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140406-e1555923244227.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2240" height="4608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140406-e1555923244227.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140406-e1555923244227-146x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 146w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140406-e1555923244227-768x1580.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140406-e1555923244227-498x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w" sizes="(max-width: 2240px) 100vw, 2240px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12346" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549-1-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549-1-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549-1-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_141810.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12347" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_141810.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_141810.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_141810-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_141810-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_141810-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140855.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12348" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140855.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140855.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140855-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140855-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140855-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a></p>
<p>A partire dalla giostra si diramano le narrazioni artistiche di Daniele Gaglianone, Paolo Leonardo e di Lina Fucà: i tre artisti (due visivi e un regista), intrecciano il proprio vissuto con l&#8217;attualità per una riflessione sulle condizioni dei minori, di Ieri e di Oggi.</p>
<p>Una grande ragnatela di juta, ricavata da sacchi portati da Cuba, con alle pareti tante piccole fotografie raccontano di donne che danno la Vita e la trasmettono; un&#8217;abitazione, in &#8220;Ti ho pensata sempre&#8221; è al centro di una riflessione che riguarda il nido in cui si cresce e si invecchia; quattro adolescenti corrono incontro al Futuro, pieni di speranze e di aspettative; Gaglianone, attraverso gli sguardi dei suoi figli, crea un suggestivo viaggio onirico ripetendo le stesse immagini commentate da una voce di bambina che ricorda l&#8217;assalto alla caserma di Moncada, durante una rivolta cubana. Paolo Leonardo utilizza le foto incastonate su dipinti, in &#8220;Altri occhi e &#8220;Non avere paura&#8221;, dialogando con l&#8217;opera del regista, per poi realizzare l&#8217;opera intitolata &#8220;Archivio Coco&#8217;s&#8221;, un video che riporta alla Memoria le vicende della famiglia proprietaria del Coco&#8217;s, ristorante situato al centro di Torino frequentato, fin dagli anni &#8217;70, dalla comunità di migranti che arrivava dal meridione.</p>
<p>Esperienze personali, desideri, ricordi passati&#8230;Coinvolgendo vari materiali, possibilmente poveri, diverse forme e mezzi artistici, la mostra vuole sottolineare l&#8217;importanza dei sogni, dedicando ad essi la sensibilità e la riflessione critica degli artisti e delle persone comuni.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135226-e1555923012639.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-9" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12338" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135226-e1555923012639.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2240" height="4608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135226-e1555923012639.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135226-e1555923012639-146x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 146w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135226-e1555923012639-768x1580.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135226-e1555923012639-498x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w" sizes="(max-width: 2240px) 100vw, 2240px" /></a></p>
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		<title>“LibriLiberi”. Io non mi chiamo Miriam</title>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/io-non-mi-chiamo-miriam-ebook.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9669" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/io-non-mi-chiamo-miriam-ebook.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/io-non-mi-chiamo-miriam-ebook.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/io-non-mi-chiamo-miriam-ebook-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/io-non-mi-chiamo-miriam-ebook-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/io-non-mi-chiamo-miriam-ebook-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>E&#8217; difficile e doloroso aprire i cassetti della Memoria, ma prima o poi, bisogna farlo. A ottantacinque anni, Miriam tiene sempiaperti gli armadietti della cucina, tra le mura rassicuranti della sua abitazione in Svezia. “Sua”: che cosa è davvero suo, se non lo è neanche il nome?</p>
<p>Una verità nascosta per decenni, ritorna a galla e diventa testamento morale per la nipote Camilla e per tutti i lettori del romanzo intitolato <i>Io non mi chiamo Miriam</i>, della scrittrice Majgull Axelsson (anche giornalista e drammaturga), edito da Iperborea. Il vero nome della protagonista è Malika, una ragazzina Rom sopravvissuta all&#8217;inferno di Auschwitz e Ravensbruck. Questa è la verità.</p>
<p>Lo stile del testo è quasi cinematografico, con dissolvenze incrociate che accompagnano il lettore attraverso le epoche, dagli anni &#8217;40 all&#8217;attualità, tramite una precisa ricerca dei dettagli degli ambienti, dei costumi, degli interni e delle atmosfere. Prima una donna anziana e sola, Miriam/Malika, che ha paura di destare i ricordi e poi la giovane Camilla, madre di Sixten. Donne, molte donne: si può quasi dire che sia un racconto al femminile in cui, tra nonna e nipote entrambe madri, si alternano figure femminili positive e negative, reali e ricordate, ma tutte forti, tenaci, sagge. Gli uomini restano sullo sfondo (il marito di Miriam, Olof, il figliastro tanto amato, Thomas, ma anche il famigerato Dott. Mengele), uomini positivi e negativi, reali e ricordati, ma tutti poco forti, poco saggi, tenaci solo nel loro intento di costruire una vita basata sull&#8217;amnesia o in quello di distruggere esistenze innocenti. Innocenti sono solo le persone che appartengono alle nuove generazioni, ignare loro malgrado di quel terribile Passato che ha segnato il &#8216;900, ignare soprattutto del fatto che l&#8217;Olocausto può essere più vicino di quanto si immagini.</p>
<p>Ogni capitolo del libro, corredato di titolo, è impreziosito anche da versi poetici (“Mi domando continuamente: perchè questi popoli sono così poveri? Forse perchè non ci sono più gli schiavi?”, Margarete Himmler) che anticipano le parti narrative; il focus del libro riguarda lo sterminio dei Rom durante gli anni del nazismo, un fatto di cui poco si parla.</p>
<p>Malika, è Rom, ha una famiglia, una lingua, una tradizione culturale e religiosa, ma per salvarsi, deve rinunciare a tutto, è costretta a negare la propria identità per vivere l&#8217;esistenza di un&#8217;altra ragazza, ebrea. Ritorna il tema di Primo Levi, il senso di colpa per essere sopravvissuta (a differenza della cugina Anjuska e dell&#8217;adorato fratello/figlio Didi); Miriam costringe se stessa a mentire, a soffocare i propri sentimenti, a indossare una maschera&#8230;Ma che vita può essere questa? Tanti sono gli interrogativi posti da questo romanzo: interrogativi che riguardano molti di coloro che sono costretti, anche oggi, a ripudiare le proprie origini, le proprie radici per cercare un Futuro diverso, sereno. E che riguardano anche noi che abbiamo il dovere di accoglierli.</p>
<p>La parte centrale del libro è atroce e non può che non essere così: vengono narrate le torture fisiche e psicologiche perpretate nei campi di concentramento contro donne, uomini e bambini. Inutile ripetere quanto sia stata banale, ovvero vuota di senso e “normalizzata”, quella violenza, quella cattiveria, quella ragionata follia. Vengono riportati fatti storici accaduti realmente, come la rivolta dei Rom contro le SS in un primo momento riuscita e successivamente sedata con la morte di migliaia di loro; viene rievocata la famigerata “ricerca scientifica” di Mengele sul Noma, una pratica talmente orribile che qui non la vogliamo riportare di nuovo.</p>
<p>Durante la lettura, l&#8217;elemento naturale, concede qualche momento di sollievo: una Natura che si rigenera continuamente, che sottolinea la fede nel ciclo vitale, ma che resta impassibile ad osservare il Male a cui può arrivare l&#8217;Essere umano.</p>
<p>Un romanzo/memento, quindi, che mescola l&#8217;indagine accurata con un lirismo consolatorio, rabbia e dolcezza, consigliato per nutrire quella coscienza storica e collettiva spesso vilmente annacquata da rigurgiti di bassa politica.</p>
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