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	<title>Ricucci Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Ricucci Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Intervista ad Amedeo Ricucci su “La lunga marcia”, il viaggio insieme ai profughi siriani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2015 03:49:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; La lunga marcia: questo il titolo del reportage e dello Speciale del Tg1 mandato in onda su Rai 1 lunedì 12 ottobre 2015. Un giornalista, un cameraman e una&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-Tjs8sbc2DjY/ViMyWYCuRxI/AAAAAAAADW4/boK3QcWtah0/s1600/12096447_1078702452154061_5897305332669776742_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="392" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/12096447_1078702452154061_5897305332669776742_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="640" /></a></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>La<br />
 lunga marcia</i>: questo il<br />
 titolo del reportage e dello Speciale del Tg1 mandato in onda su Rai<br />
 1 lunedì 12 ottobre 2015. Un giornalista, un cameraman e una<br />
 studiosa arabista hanno viaggiato insieme ai profughi siriani nel<br />
 loro lungo, estenuante e pericoloso viaggio dal Paese in guerra al<br />
 continente della presunta salvezza.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Associazione<br />
 per i Diritti umani ha intervistato per voi Amedeo Ricucci e lo<br />
 ringrazia sempre per la sua disponibilità.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
 giorno successivo alla messa in onda sulla RAI. Come si sente?</div>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mi sento<br />
stanco perchè è stato un lavoro lungo, faticoso e fatto in tempi<br />
record perchè abbiamo montato in 10 giorni, appena rientrati dal<br />
viaggio. Ma sono anche molto felice perchè gli Speciali del TG1<br />
hanno vinto la seconda serata con quasi un milione di spettatori.<br />
Sono soprattutto contento del fatto che siamo riusciti nell&#8217;intento,<br />
credo, di comunicare al pubblico le forti emozioni vissute in questo<br />
viaggio, unico nel suo genere.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Qual è<br />
stato il tragitto de <i>La<br />
lunga marcia </i>e quali le<br />
peculiarità di questa esperienza?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Questo<br />
progetto è nato dal fastidio che provavo nel vedere tutti i giorni &#8211;<br />
nei Tg, sui giornali, sui media tradizionali – news e reportage sui<br />
migranti che arrivavano alle frontiere, e causavano problemi ai vari<br />
Stati. L&#8217;immagine che a me restava fissa in testa era quella del<br />
giornalista che stava in primo piano e dietro, sullo sfondo, un fiume<br />
di profughi: i profughi erano l&#8217;oggetto della narrazione, non il<br />
soggetto. Quindi l&#8217;idea è stata: proviamo a vedere se facendoli<br />
diventare il soggetto, cambia il tipo di narrazione giornalistica e<br />
se scopriamo aspetti inediti di questo fenomeno epocale. L&#8217;approccio<br />
è stato quello di raccontarlo, per la prima volta in Italia, da<br />
dentro, lungo un percorso iniziato dall&#8217;isola di Lesbo, seguendo il<br />
fiume e la rotta dei Balcani, direzione Germania.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Questo<br />
documentario può essere un&#8217;”alternativa” alle forme di<br />
informazione tradizionali?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Grazie<br />
alla rete, oggi, c&#8217;è una moltiplicazione delle fonti e questo ci<br />
obbliga &#8211; come lettori, cittadini, spettatori – a confrontare più<br />
atti di giornalismo. Il nostro è stato una forma di giornalismo<br />
partecipativo, un punto di vista che non esaurisce il problema, ma<br />
offre un aspetto interessante.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In che<br />
modo avete organizzato il viaggio e come vi siete spostati da un<br />
Paese all&#8217;altro?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mi<br />
riferisco proprio a questo quando parlo di giornalismo partecipativo.<br />
Eravamo: io, Simone Bianchi (cameraman) e Silvia Di Cesare<br />
(arabista). Attorno a noi si è mossa una serie di persone che hanno<br />
dato un contributo in tempo reale, parlo dell&#8217;UNHCR (nella persona di<br />
Carlotta Zami) che ci ha fornito indirizzi uitli e, in Grecia,<br />
Alessandra Morelli che ci ha seguito con decine di telefonate al<br />
giorno. Oltre agli aiuti istituzionali, c&#8217;è stata tutta la rete<br />
della comunità italo-siriana alla quale attingo spesso perchè sono<br />
persone straordinarie e di grane generosità, che mi hanno fornito<br />
contatti e informazioni sui corridoi umanitari da seguire o da non<br />
seguire. Una delle cose più commoventi del viaggio è che i profughi<br />
volevano stare con noi a tutti i costi perchè avere vicino dei<br />
giornalisti dà loro una sorta di garanzia contro i soprusi della<br />
Polizia.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mi fa<br />
capire, quindi, che i soprusi ci sono?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ho visto<br />
abusi solo nel campo di Opatovach in Croazia, ma non metterei sotto<br />
accusa le forze dell&#8217;ordine.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
problema è che il flusso migratorio è molto consistente, si parla<br />
di migliaia e migliaia di persone che tutti i giorni attraversano le<br />
frontiere e gli Stati, per cecità e menefreghismo, non vogliono<br />
attrezzarsi per aiutarli. Gli Stati provano ad arginare il flusso di<br />
profughi, a dirottarlo su strade secondarie, trattandolo come un<br />
problema di ordine pubblico quindi, se in un campo arrivano 6.000<br />
persone da gestire e si è in pochi, la situazione diventa difficile.<br />
A questo si aggiunge un atteggiamento che non sempre è amichevole da<br />
parte delle forze dell&#8217;ordine&#8230;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
commenta l&#8217;intervento della Russia in Siria?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Da<br />
giornalista cerco di attenermi ai fatti: tutti coloro che hanno<br />
vissuto il dramma della Siria fin dall&#8217;inizio, andando sul posto,<br />
avevano subito detto che la Siria era la madre di tutti i problemi<br />
del Medioriente, che ci fosse un risiko, un “great game” fra le<br />
grandi potenze e che questo avrebbe provocato, in Siria,<br />
sconvolgimenti molto più gravi di quelli che già c&#8217;erano. Purtroppo<br />
siamo stati bravi profeti.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
problema della Siria poteva essere risolto 4/5 anni fa, all&#8217;epoca<br />
delle prime manifestazioni anti-regime; ci siamo ostinati, invece, a<br />
non intervenire, lasciando intervenire l&#8217;Iran e gli hezbollah<br />
libanesi e adesso siamo quasi ad una terza guerra mondiale.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;intervento<br />
della Russia accelera la situazione ed è il segno evidente della<br />
debolezza di Assad che, proprio dal punto di vista militare, non ce<br />
la faceva più, sconfitto sia dai ribelli sia dagli jihadisti.<br />
L&#8217;intervento russo dà fiato ad Assad e anche all&#8217;Isis perchè stanno<br />
bombardando le formazioni combattenti non legate all&#8217;Isis e i<br />
terroristi, così, possono arrivare fino ad Aleppo, come sta<br />
accadendo.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>La<br />
lunga marcia </i>è<br />
servito a ribadire che i siriani non stanno scappando solo dall&#8217;Isis,<br />
ma principalmente dal regime di Assad.
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Isis, il nemico perfetto: una conversazione con Amedeo Ricucci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2015 06:14:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche alla luce degli ultimi attentati in Francia, Tunisia, Kuwait e Somalia l&#8217;Associazione per i Diritti Umani vi propone l&#8217;intervista che ha realizzato al giornalista Amedeo Ricucci, partendo dal suo reportage dal titolo: Isis,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Anche<br />
alla luce degli ultimi attentati in Francia, Tunisia, Kuwait e<br />
Somalia l&#8217;Associazione per i Diritti Umani vi propone l&#8217;intervista<br />
che ha realizzato al giornalista Amedeo Ricucci, partendo dal suo<br />
reportage dal titolo: <i>Isis,<br />
il nemico perfetto</i>, con<br />
interviste a Olivier Roy, David Cockburn, Renzo Guolo, Fabio Mini,<br />
Marco Minniti, Theo Padnos, Hamza Piccardo, Luca Bauccio, Daniele<br />
Raineri e tanti altri. In esclusiva, inoltre, l’intervista a due<br />
“pentiti” dell’ISIS ed un reportage sull’“autostrada del<br />
jihad”, che dall’aeroporto di Istanbul porta ad Akcahkale, la<br />
porta turca di ingresso al neo-Califfato.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ringraziamo<br />
molto Amedeo Ricucci.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<p></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Da Isis<br />
a Is: il nome è cambiato e questo cosa significa?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217; stato<br />
un cambiamento che si è costruito nel tempo, anche nel silenzio<br />
dell&#8217;Occidente, quando lo Stato islamico di Iraq e del Levante (cioè<br />
la grande Siria) si è costituito nel 2013: lo ricordo bene perchè,<br />
in quel momento, ero sequestrato in Siria da un gruppo armato che<br />
aveva dichiarato la propria affiliazione all&#8217;Isis quel giorno.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Isis,<br />
per un anno, si è confuso in mezzo agli altri gruppi che si sono<br />
ribellati al regime di Assad e poi ha svelato la sua vera natura,<br />
ovvero quella di voler creare uno Stato islamico ispirato a una<br />
visione particolarmente conservatrice dell&#8217;Islam, in Iraq e in Siria.<br />
Il passo successivo in questa direzione è stata la dichiarazione di<br />
costituzione del Califfato islamico (che è la prima forma di<br />
organizzazione statale che l&#8217;Islam combattente si è data): il<br />
Califfato è stato dichiarato a giugno, dopo che le milizie dell&#8217;Isis<br />
di al Baghdadi hanno attaccato la provincia frontaliera tra Iraq e<br />
Siria &#8211; la provincia dell&#8217;Anbar &#8211; e a giugno sono riusciti a<br />
conquistare Mosul, che è la seconda città dell&#8217;Iraq. E non<br />
dimentichiamo, infine, che il Califfato per sua natura ha un progetto<br />
espansionistico.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono gli argomenti principali che non vengono trattati nella maniera<br />
corretta dalla stampa italiana e internazionale?</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
documentario pongo l&#8217;accento sul fatto che l&#8217;Isis è il frutto dei<br />
nostri errori politici e militari.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Se non<br />
ci fosse stata la guerra in Afghanistan prima e dopo la guerra in<br />
Iraq &#8211; con tutti i danni collaterali e cioè con l&#8217;idea da parte dei<br />
musulmani integralisti che noi siamo truppe di infedeli che hanno<br />
calpestato la terra sacra &#8211; probabilmente non ci sarebbe stata questa<br />
recrudescenza dell&#8217;Islam radicale. Il Califfato è l&#8217;ultima delle<br />
aberrazioni dell&#8217;Islam radicale e, per Islam radicale, intendo<br />
l&#8217;Islam che si dà una strutturazione politica e che intende<br />
diventare un attore fra gli attori internazionali.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
seconda cosa che si dice nel documentario è che l&#8217;Isis (o Stato<br />
islamico) è anche lo specchio delle nostre psicosi: l&#8217;uso dell&#8217;arma<br />
del terrore fatto dal Califfato ha scatenato le paure dell&#8217;Occidente.<br />
Questa paura è stata molto amplificata dai mass-media, è stata<br />
confusa con un&#8217;altra paura che è quella degli immigrati che<br />
potrebbero invaderci e il risultato sono state situazioni ridicole<br />
come, ad esempio, il fatto che a Porto Recanati, lo scorso febbraio,<br />
siano state allertate le forze dell&#8217;ordine perchè c&#8217;era una bandiera<br />
dell&#8217;Isis in uno stabile per poi scoprire che si trattava di uno<br />
straccio nero&#8230;L&#8217;Isis rappresenta un pericolo, ma va affrontato con<br />
intelligenza e lucidità.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un altro<br />
elemento importante a cui ho dedicato molto tempo nel film, è l&#8217;uso<br />
perverso che l&#8217;Isis fa della comunicazione e gli errori che i media,<br />
europei e occidentali, fanno nel diventarne il megafono.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
partire dall&#8217;agosto del 2014, l&#8217;Isis ha cominciato ad usare l&#8217;arma<br />
del terrore in modo sempre più perverso: decapitazioni di<br />
giornalisti, decapitazioni di massa in Iraq, in Siria e tutte quelle<br />
esecuzioni sono state sceneggiate ad arte, secondo un copione ben<br />
preciso. Tute arancioni, passamontagna, coltelli e messaggi. I media<br />
occidentali hanno ripreso questi video e li hanno trasmessi senza<br />
capire che, così facendo, li avrebbero moltiplicati. In questo modo<br />
l&#8217;Isis è riuscita a intrufolarsi nelle nostre coscienze perchè noi<br />
l&#8217;abbiamo rappresentata più volte come un&#8217;entità invincibile,<br />
terribilmente capace di cose atroci e dotata di un potere di vita e<br />
di morte su tutti noi. Invece dobbiamo smontare questo mito.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Il<br />
nemico perfetto” è un titolo provocatorio&#8230;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sì, è<br />
provocatorio nel senso che è un nemico che di fatto ci fa comodo. E&#8217;<br />
un nemico che mette a fuoco una serie di nostri difetti. Sul piano<br />
delle forze militari, il pericolo dell&#8217;Isis è un pericolo<br />
“irrisorio” perchè stiamo parlando di 40/50mila miliziani che,<br />
se i Paesi occidentali mettessero insieme gli eserciti, potrebbero<br />
essere sconfitti facilmente. Ma non lo si fa perchè, quella<br />
dell&#8217;Isis, è una guerra asimmetrica, di guerriglia ed è complicato<br />
bombardare i posti dove si è arroccata perchè ci sono i civili. Ma<br />
il problema di fondo è un altro: non è chiudendo la partita con<br />
l&#8217;Isis che risolveremo il problema del radicalismo islamico.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
documentario c&#8217;è un&#8217;intervista al politologo francese, Olivier Roy<br />
(che si occupa da trent&#8217;anni di Islam radicale) il quale dà<br />
dell&#8217;Isis una versione particolare: secondo Roy, il jihad (la guerra<br />
santa) corrisponde al mito della rivoluzione degli anni &#8217;60-&#8217;70 in<br />
Italia e in Francia. Buona parte della gioventù italiana credeva nel<br />
mito della rivoluzione e, in nome di quel mito, alcuni di loro hanno<br />
impugnato anche le armi e da questo sono nate le Brigate Rosse. Il<br />
radicalismo islamico non ha nulla a che vedere con l&#8217;Islam<br />
tradizionale, ma è una scelta militante; è gente che spesso si è<br />
convertita all&#8217;Islam (il 25% sono foreign fighters), sono cittadini<br />
europei e occidentali che, nel giro di tre o quattro mesi, vanno a<br />
combattere. Non è una scelta religiosa, è una scelta che matura in<br />
rete e che, come detto, ha altre basi.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Per<br />
vedere il documentario: </b><br />
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a5448a35-e393-4a2c-8d8f-a28a5e3c0621.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</div>
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		<title>Il grande salto: dall&#8217;Africa subsahariana all&#8217;Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2015 04:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un reportage esclusivo, per la RAI, di Amedeo Ricucci e Franco Ceccarelli, vincitore del Premio TV 2015: Il grande salto racconta le storie dei migranti che tentano di superare la triplice barriera che separa&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
reportage esclusivo, per la RAI, di Amedeo Ricucci e Franco Ceccarelli, vincitore del Premio TV 2015: <i>Il grande<br />
salto</i> racconta le storie dei migranti che tentano di superare la<br />
triplice barriera che separa il Marocco dal sogno dell&#8217;Europa.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Associazione<br />
per i Diritti Umani ha rivolto, per voi, alcune domande al<br />
giornalista. Ringraziamo moltissimo Amedeo Ricucci per la sua<br />
disponibilità.</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-2nZWSN0ziaU/VXaMY15VYGI/AAAAAAAACyU/SllrNwcuyZw/s1600/Premio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="320" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/06/Premio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="240" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Qual è<br />
l&#8217;importanza strategica della frontiera di Melilla?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
frontiera di Melilla è l&#8217;unico punto di contatto tra Europa e Africa<br />
ed è più facile da affrontare per i migranti che arrivano<br />
dall&#8217;Africa subsahariana perchè “basta” superare le tre barriere<br />
che difendono questa enclave spagnola. Un altro dato importante, a<br />
cui spesso non si dà rilievo, è il fatto che, per arrivare in<br />
Marocco, molti migranti &#8211; sempre dell&#8217;Africa subsahariana &#8211; non hanno<br />
bisogno del visto: ad esempio i senegalesi o i camerunensi.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ceuta e<br />
Melilla, negli ultimi dieci anni, sono diventate due trampolini per<br />
arrivare in Europa anche  se Ceuta è molto più militarizzata. I<br />
numeri di questa immigrazione non hanno nulla a che vedere con le<br />
cifre italiane: sono passati circa 3.500 migranti che sono ben poca<br />
cosa rispetto ai 50.000 che sono sbarcati sulle coste italiane da<br />
Lampedusa. E&#8217; interessante sottolineare che le rotte di immigrazione<br />
mutano a seconda delle possibilità che si creano: sono stato a<br />
Melilla nel luglio-agosto 2014 e la situazione in Libia stava<br />
precipitando e questo ha consigliato a molti migranti di trasferirsi<br />
dal Marocco verso la Libia per tentare da lì una traversata, visto<br />
che in Libia non c&#8217;erano più autorità in grado di bloccare i flussi<br />
attraverso un pattugliamento delle coste. Sempre a maggio-giugno<br />
dello scorso anno, a Melilla c&#8217;è stato un grosso flusso migratorio<br />
perchè allora si riusciva a passare, poi sono stati messi una rete<br />
protettiva e un fossato e questo ha reso più difficile il “grande<br />
salto”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma<br />
proprio dal punto di vista pratico, come si possono superare le<br />
barriere?&nbsp; </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
<a href="http://4.bp.blogspot.com/-A-mO9BFk-70/VXaMeJNLH9I/AAAAAAAACyc/Mp5RdikAcB0/s1600/il-grande-salto.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="168" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/06/il-grande-salto.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Alla<br />
barriera ci si arriva senza alcun problema; è protetta da delle<br />
garitte, dei posti di guardia dell&#8217;esercito marocchino e se ci arrivi<br />
alle quattro o cinque di mattina è possibile tentare di scavalcarla.<br />
Il problema è che bisogna scalarne tre.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In via<br />
teorica (in Spagna come in Italia) se tu metti piede su terra<br />
spagnola, dovresti essere salvo. Se la Guardia Civil ti ferma,<br />
dovresti aver diritto ad essere identificato e trasferito al centro<br />
di accoglienza di Melilla. Ma molte organizzazioni denunciano il<br />
fatto che, in realtà, la polizia marocchina e la Guardia Civil<br />
spagnola abbiano adottato comportamenti del tutto anticostituzionali,<br />
nel senso che alla polizia marocchina viene concesso di entrare a<br />
Melilla e lì le vengono consegnati i migranti che sono riusciti a<br />
toccare suolo spagnolo.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
C&#8217;è,<br />
inoltre, un altro stratagemma: per un cavillo legale, le autorità di<br />
Melilla hanno stabilito che tu non sei su suolo spagnolo finchè non<br />
vieni a contatto con una guardia civil o con un rappresentante delle<br />
forze dell&#8217;ordine di Melilla, per cui se tu caschi dall&#8217;altra parte<br />
della rete, vieni preso dalla guardia marocchina e quella ti può<br />
riportare in Marocco. Il tutto si gioca sul filo del rasoio e ci sono<br />
organizzazioni dei diritti dell&#8217;Uomo – sia in Marocco sia in Spagna<br />
– che fanno attività importanti di denuncia di queste situazioni<br />
di irregolarità.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
interviste per il reportage sono state realizzate in un luogo<br />
particolare&#8230;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sì, sul<br />
monte Gurugù, un monte che sovrasta Melilla, con una foresta che lo<br />
ricopre e che si è, così, trasformato in una sorta di accampamento<br />
illegale dove i migranti – divisi per nazionalità – sostano in<br />
maniera irregolare.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
polizia marocchina fa delle retate, cerca di distruggere questi<br />
accampamenti provvisori, anche se di fatto è impossibile arrestare i<br />
flussi per cui si ricreano.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
Melilla si vedono le luci dell&#8217;Europa e la tentazione di arrivarci è<br />
molto più forte rispetto a quella di chi fa la traversata via mare.<br />
C&#8217;è chi tenta di arrivare in Europa otto, dieci, quindici volte; è<br />
gente che, ogni volta, si fa manganellare dalla polizia marocchina o<br />
che si fa arrestare dalla Guardia Civil. E c&#8217;è anche tanto<br />
fatalismo&#8230;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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