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	<title>rispetto Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Pride to be free</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2022 08:23:45 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/pride.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="497" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/pride-497x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16479" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/pride-497x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 497w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/pride-146x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 146w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/pride-768x1581.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/pride-746x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 746w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/pride.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 777w" sizes="(max-width: 497px) 100vw, 497px" /></a></figure>



<p>di Martina Foglia </p>



<p>Finalmente posso dire di aver realizzato un mio sogno: sono una donna di 35 anni disabile motoria e ho partecipato al mio primo Pride. Quello che una volta veniva definito &#8220;Gay Pride&#8221;, ora assume una connotazione più generale. Per anni la manifestazione ha sancito la rivendicazione dei diritti delle persone omosessuali appunto; andando avanti col tempo, la manifestazione ha raccolto le istanze di tutte quelle persone che si sentono emarginate e discriminate dalla società, come ad esempio le persone no binary le persone cisgender le persone bisessuali ed infine le persone queer (proprio in quest&#8217;ultimo termine vengono incluse anche le persone con disabilità), cioè persone diverse dai canoni standard estetici e sociali di una cultura egemone.<br>Ora basta tediarvi con informazioni tecniche&#8230; Entriamo nel vivo! La partenza del corteo era prevista alle ore 14 dalla Stazione Centrale di Milano, con arrivo all&#8217;Arco della Pace in serata, dove ad attendere il corteo, era previsto un concerto con vari artisti della scena musicale contemporanea. I partecipanti hanno potuto ballare e scatenarsi fino a notte fonda. Io, consapevole del caldo che faceva, mi sono attrezzata di tutto punto, con acqua, occhiali da sole, cappello, integratore per ricaricare le energie e, con una fame atavica perenne, anche un po&#8217; di frutta. Dato che in passato avevo visto spesso nei servizi al TG un clima di festa e di divertimento, anch&#8217;io avevo una sorta di agitazione &#8220;friccicarella&#8221; e voglia di scatenarmi come non mai; inoltre, ad attendermi, c&#8217;era il mio migliore amico attivista per la tutela dei diritti delle persone Lgbtq+. Eravamo un bel gruppetto di amici pronti a sfidare il caldo per le strade di Milano.<br>Quello che mi ha colpito di più è stato l&#8217;impatto positivo al limite del commovente con questa folla colorata che cantava e ballava a ritmo di musica, questo senso di libertà e di appartenenza si respirava in ogni angolo della città, non importava più da dove venivi come eri pettinato né tantomeno se andassi in giro con indosso solo un paio di boxer oppure se indossassi vestiti eccentrici. Il Pride è un evento che non ha nessuna regola. L&#8217;unica regola prevista è quella che ognuno deve sentirsi libero di essere ciò che vuole, di agire come vuole, finalmente ognuno può mostrare l&#8217;aspetto di sé che più ha tenuto nascosto fino a quel giorno, può mostrare una parte della propria anima che fino a quel giorno aveva represso per rispettare i cosiddetti canoni della società. Per qualche ora del giorno le regole vengono scardinate.<br>Ecco che non ci si stupisce se si vede un uomo sfilare in gonna o se si assiste ad un bacio saffico o qualcuno vestito con accostamenti di abiti e di colore improbabili: nessuno griderà allo scandalo nessuno verrà mai giudicato, come giusto che sia. Proprio per avallare ancora di più quanto vi ho raccontato, posso dire che anch&#8217;io ho provato un senso di libertà mai vissuto e ho svelato la parte della mia anima un po&#8217; più sexy, per buona parte della manifestazione ho deciso di togliere la maglietta e rimanere in reggiseno cosa che fino ad allora non avevo mai fatto. Questa manifestazione mi ha permesso di svelare la parte più donna che fino a quel momento avevo un po&#8217; nascosto: certo mi è capitato di indossare vestiti scollati che facevano trasparire le mie forme, ma mai di metterle in evidenza in maniera così disinibita e libera.<br>Ma quanto ho ballato!!! Fino a perdere la cognizione del tempo, calcolate che non sono arrivata neanche fino alla fine e non sapete quanto avrei voluto. La LIBERTÀ è il bene più prezioso che abbiamo non dobbiamo mai reprimerla e avere paura di mostrarla. Ovviamente non parlo della Libertà fisica ma di quella mentale, solo se ci sentiamo liberi di esprimerci fino in fondo possiamo gridare con orgoglio &#8220;Io esisto, ci sono anch&#8217;io!&#8221; Pride To Be Free.</p>
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		<title>Violenza sulle donne nella notte di Capodanno</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2022 08:22:01 +0000</pubDate>
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<p><strong>Come è possibile che il premio di fine anno e gli auspici di uno nuovo nel nostro Paese contempli lo stupro di gruppo a danno di giovani donne? Si tratta, viene scritto, di devianza misogina, patriarcale e maschilista.</strong> (<em>Mietta Pellegrini</em>) </p>



<p></p>



<p>(da https://www.z3xmi.it/pagina.phtml?_id_articolo=14788&#8211;)&utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/violenza-donne-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="189" height="267" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/violenza-donne-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16076"/></a></figure></div>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><br>In questi ultimi giorni viene riportato sul quotidiano “Repubblica”, in parallelo agli articoli sui fatti di Milano, un articolo sulla violenza perpetrata su una ragazza un anno fa da un gruppo di ragazzi della Roma bene per festeggiare il nuovo anno e colpisce che questo fine anno a Milano sia la replica di quanto successo a Roma, ma in scala ben più terribile.<br><br>Viene da chiedersi &#8211; i due gruppi sono di diversa nazionalità ed estrazione sociale – quale sia la malattia di questo nostro mondo che tenta in ogni modo di svalutare e distruggere la figura femminile. Ma non hanno forse una madre questi giovani violentatori? Che ruolo hanno le madri nell&#8217;educazione dei figli? Che sia straniera o italiana, dove sta la differenza se la violenza maschile è sempre quella.<br><br>Qual è la gabbia mentale che costringe i maschi a ritenersi tali solo se esercitano la violenza e l’oppressione sulle donne? Questa riduzione di ruolo sociale è così limitante ed offensivo per qualsiasi essere umano, che sembra inverosimile che i maschi stessi non se ne rendano conto.<br><br>Come mai, ancora oggi, le donne subiscono la violenza maschile?<br>Il problema sta nella svalutazione dell’altro che colpisce le donne, ancora troppo spesso, nella quotidianità familiare, sociale e lavorativa, retaggio di una cultura paternalistica.<br>Si sente così spesso dire alle donne che se la sono cercata, perché vogliono l’indipendenza, perché vogliono dimostrare di valere, di avere un cervello, perché ottengono risultati migliori negli studi, perché sono vestite troppo poco, perché lavorano, perché sanno fare fronte a più necessità contemporaneamente, perché sono brave nello sport e vincono.<br><br>Il problema di fondo della violenza sta nella scarsa capacità di realizzarsi senza farlo a scapito di altri; il problema è accettare il valore degli altri, nell’assumersi le responsabilità del proprio agire, nel sapere di far parte indivisa della natura e non superiore ad essa. Il problema sta nel credere di essere al centro dell’universo e superiori ad esso, nel credersi pari a Dio e superiori a ogni donna.<br><br>Il percorso da compiere &#8211; siamo nel XXI secolo &#8211; è imprescindibile dall’educazione e questo richiama le responsabilità della famiglia, della scuola e dell&#8217;impegno di chi affronta questi territori culturali, che siano problemi di seconda generazione, di periferie, di mancanza di prospettive nel futuro, di violenza familiare, di bullismo, di violenza verso se stessi, di ruolo o della sua mancanza, di comunicazione in TV, on line, sui social con le fake news o altro.<br>Bisogna partire da qui: dalla scuola, dall’educazione dei più giovani, dalla valorizzazione dei talenti e non del potere, dalle azioni e dal linguaggio delle istituzioni e dei media, dal rispetto del lavoro delle persone, dall’ascolto e dalla forza della gentilezza nei rapporti quotidiani.<br><br>Passi sono stati fatti e se ne fanno, sono state create reti di associazioni che si adoperano in numerose iniziative sulla non-violenza, sull’aiuto ai/alle giovani, alle donne e alle famiglie.<br>Nel nostro territorio il “Tavolo per la nonviolenza” raccoglie, in questo grande esperimento di pace e democrazia, scuole e associazioni sia del territorio, che nazionali, nuovi italiani e stranieri, giovani e non più giovani, artisti e animatori e tante persone di buona volontà, che fanno dono del loro tempo e delle loro capacità per dar vita a una società più giusta, con la collaborazione e l&#8217;aiuto di tutti. È solo un inizio, ma promettente e speriamo contagioso. Perché di fronte a fatti come quello della notte di Capodanno, non basta scandalizzarsi: ognuno di noi, nel proprio quotidiano, nel proprio “intorno” può fare qualcosa di attivo, anche se non eclatante o vistoso, qualcosa che può costruire un’esperienza diversa, lasciare una traccia e forse cambiare le cose.</td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Promozione teatrale per i nostri lettori. Moby Dick alla prova di Orson Welles</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2021 11:19:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per le nostre lettrici e i nostri lettori il prezzo del biglietto è di 16,50 (invece di 33,00) Tute le info per prenotare sono in calce. 11 gennaio &#62; 6 febbraio &#124; sala Shakespeare&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Per le nostre lettrici e i nostri lettori il prezzo del biglietto è di 16,50 (invece di 33,00) </strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Moby_Dick_DeCapitani_DiGenio_phMarcellaFoccardi0337-1024x683.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15899" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Moby_Dick_DeCapitani_DiGenio_phMarcellaFoccardi0337-1024x683.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Moby_Dick_DeCapitani_DiGenio_phMarcellaFoccardi0337-300x200.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Moby_Dick_DeCapitani_DiGenio_phMarcellaFoccardi0337-768x512.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Moby_Dick_DeCapitani_DiGenio_phMarcellaFoccardi0337.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Tute le info per prenotare sono in calce. </p>



<p><strong>11 gennaio &gt; 6 febbraio | sala Shakespeare</strong></p>



<p><strong>Moby Dick alla prova</strong><br>di Orson Welles</p>



<p>adattato – prevalentemente in versi sciolti – dal romanzo di Herman Melville<br>traduzione Cristina Viti</p>



<p>uno spettacolo di Elio De Capitani</p>



<p>costumi Ferdinando Bruni</p>



<p>musiche dal vivo Mario Arcari, direzione del coro Francesca Breschi</p>



<p>maschere Marco Bonadei, luci Michele Ceglia, suono Gianfranco Turco</p>



<p>con Elio De Capitani</p>



<p>e Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Enzo Curcurù, Alessandro Lussiana, Massimo Somaglino, Michele Costabile, Giulia Viana, Vincenzo Zampa, Mario Arcari</p>



<p>una coproduzione Teatro dell’Elfo e Teatro Stabile di Torino &#8211; Teatro Nazionale</p>



<p><em>prima nazionale</em></p>



<p><em><strong>Lo spettacolo è dedicato alla memoria di Gigi Dall&#8217;Aglio.</strong></em></p>



<p>Elio De Capitani porta in scena un testo teatrale finora sconosciuto ai nostri palcoscenici, <em>Moby Dick alla prova, </em>scritto (oltre che diretto e interpretato) da Orson Welles. Questa nuova produzione (che vede collaborare il Teatro dell’Elfo e il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, dopo il bel successo messo a segno con <em>Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte</em>) è stata allestita e messa in prova nell’inverno 2020/21, ma non ha potuto essere presentata al pubblico. Il lavoro arriva a compimento nella stagione ‘21/22, con il debutto in prima nazionale l’11 gennaio sul palcoscenico dell’Elfo Puccini di Milano e le repliche al Teatro Carignano di Torino (8/20 febbraio).</p>



<p><strong>NOTE DEL REGISTA</strong><strong>: </strong><strong>Welles e Melville.</strong></p>



<p>Una duratura e magnifica ossessione quella di Welles per <em>Moby-Dick</em>. E finalmente il 16 giugno 1955, al Duke of York’s Theatre di Londra, va in scena per lottare personalmente con le sue balene bianche: Melville, il palco vuoto e la sala piena di spettatori. È un successo strepitoso per Welles: «questo spettacolo è l’ultima pura gioia che il teatro mi abbia dato».</p>



<p>Eppure al pubblico non dà né mare, né balene né navi. Solo un palco vuoto, una compagnia di attori, se stesso in tre ruoli: è Achab, ma è anche Re Lear ed è un impresario teatrale che convince la sua compagnia ad allontanarsi da Shakespeare e a seguirlo in una nuova avventura. Soprattutto al pubblico dà il suo testo, su cui ha lavorato per mesi, trovando appunto una via indiretta per affrontare la sfida di mettere in scena il romanzo: passare per <em>Re Lear</em>, lo spettacolo che la compagnia sta recitando ogni sera, che getta un ponte tra Melville e Shakespeare, scivolando dall’ostinazione di Lear che la vita, atroce maestra, infine redimerà all’ostinazione irredimibile, fino all’ultimo istante, del capitano Achab.</p>



<p>Il <em>blank verse</em> – per noi splendidamente tradotto dalla poetessa Cristina Viti, milanese di nascita ma londinese d’adozione – restituisce con forza d’immagini la prosa del romanzo, trasformando rapidamente l’iniziale entrare e uscire dal personaggio, che il capocomico Welles e i suoi attori fanno come ogni compagnia in prova, in una travolgente e intensa rappresentazione dello scontro, titanico e insensato, tra uomo e natura.</p>



<p>Oltre alla traduzione, un secondo potente motore di questa nostra versione del capolavoro di Welles (la prima in Italia) è una ciurma d’attori più che pronti alla sfida: un cast che salda le eccellenze artistiche di tre generazioni dell’ensemble dell’Elfo, nel quale anche molti dei giovani hanno un curriculum ricco di prestigiosi premi; in pieno lockdown, con la vita ferma fuori dalle mura del teatro, in una bolla all’Elfo Puccini di Milano, gli attori, i musicisti e le maestranze hanno trovato l’assoluta concentrazione nella difficoltà del momento e le prove sono diventate un ritiro totalizzante.</p>



<p>Terzo importante elemento dello spettacolo è la musica, che abita intensamente e dal vivo la scena (sia nel canto che strumentale), portentosa magia generatrice di emozioni profonde.</p>



<p>Ed è stato così che il capodoglio bianco ha preso anche la nostra vita. Da quando abbiamo iniziato a portare sulla scena il <em>Moby Dick alla prova</em> di Orson Welles, la duplice natura del grande mammifero marino ci tormenta.</p>



<p>ACHAB <em>Ma io, in quella bestia, io vedo forza oltraggiosa, imperscrutabile malvagità; è questo, questo imperscrutabile che io più odio, e che il capodoglio bianco ne sia agente o mandante sarà quell’odio che io gli infliggerò!</em></p>



<p><em>Non mi parlate di infamia o di bestemmia: io colpirei anche il sole se lui osasse insultarmi!</em></p>



<p>Il controcanto a quest’odio iperumano è un brano che abbiamo ritrovato nel cuore del romanzo di Melville e che si è posato nel cuore nostra versione scenica:</p>



<p><em>Dicono che spesso, da che più feroce e spietata si è fatta la caccia, le balene in enormi branchi solchino gli oceani per darsi l’un l’altra protezione e assistenza. […] se vi inoltrerete fino al cuore del branco dove giungono attutiti il clamore e lo spumeggiare delle onde, lì la distesa del mare vi apparirà come una levigata tela di raso […] Lì femmine e cuccioli giocano innocenti, pieni di gioia e senza timore o diffidenza alcuna. E se il vostro sguardo si spinge giù, giù, in quella trasparente profondità, lì in quelle caverne d’acqua vi appariranno le sagome delle balene che danno il latte e di quelle prossime a partorire. E come i neonati umani quando poppano puntano il loro sguardo tranquillo e fisso lontano dal seno, come se si nutrissero ancora di qualche loro memoria ultraterrena, così i piccoli di quelle balene vi guarderanno, ma non voi veramente, come se al loro occhio tranquillo voi non foste che un pezzetto di alga nel golfo.</em></p>



<p>Achab, come Kurtz in <em>Cuore di tenebra</em>, per devastare la natura, soggioga i suoi simili e ne fa strumento del suo odio, con estrema facilità.</p>



<p>ACHAB <em>Compito agevole, dopotutto… La mia unica ruota dentata sa mettere in moto i loro diversi meccanismi… ed eccoli tutti in moto…</em></p>



<p>Vitalismo rapace, prepotentemente – ma non esclusivamente – occidentale, che rappresenta quella parte d’umanità che ci porta al disastro, al gorgo mortale che inghiotte la Pequod. Siamo alla sesta estinzione di massa, siamo al riscaldamento globale, siamo sull’orlo del baratro e continuiamo a correre. Generando odiatori meno mitici ma altrettanto ferali di Achab. Riascoltando le cronache del G8 di Genova venti anni dopo, impressiona la follia repressiva che offese i corpi, segnò le menti e colpì le idee di quell’imponente movimento trasversale che aveva, semplicemente, a cuore il destino del pianeta e dei popoli.</p>



<p>Diciamolo: <em>Moby-Dick</em> parla di noi, oggi. Ne parla come solo l’arte sa fare. Cogliendo il respiro dei secoli – tra passato e futuro – nel respiro di ogni istante della nostra vita.</p>



<p>Elio De Capitani, 20 luglio 2021</p>



<p><strong>TEATRO ELFO PUCCINI, sala Shakespeare, </strong>corso Buenos Aires 33, Milano– Durata: 2 ore 20 – Mart/sab. ore 20.30; dom. ore 16.00 – Prezzi: intero € 33 / rid. giovani e anziani €17,50 / online da € 16,50 &#8211; Info e prenotazione: tel. 02.0066.0606 – <a href="mailto:biglietteria@elfo.org">biglietteria@elfo.org</a></p>
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		<title>Oltre le differenze: un video su diritti e sport</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Sep 2021 08:01:01 +0000</pubDate>
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<p>Che bello quando i giovani ci contattano per proporci i loro lavori sul tema dei diritti!</p>



<p>Il video che pubblichiamo oggi è di Gabriele Bordin, di Riva del Garda (TN) che così si presenta: </p>



<p>Ciao! Sono un ragazzo di 18 anni e frequento il Liceo artistico dove studio cinema e fotografia, le mie più grandi passioni. Quest’estate ho colto l’occasione di partecipare a un concorso video sui diritti dello sport e mi sono messo subito all’opera. Indipendentemente dal voto, dato da una giuria, volevo mostrare il mio spot, le mie capacità e il significato del video a più persone possibili! Far capire così alle persone che lo sport può essere una possibilità di esprimere se stessi e le proprie potenzialità al di là di ogni pregiudizio e diversità.</p>



<p></p>



<p><strong><em>Associazione per i Diritti umani </em></strong>ringrazia molto Gabriele e chiede ad altri di farsi avanti! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f642.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="OLTRE LE DIFFERENZE" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/oQkqrNrv6Wg?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Le comunità indigene sono sempre più minacciate in tutto il mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Aug 2021 07:06:44 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="579" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/indigeni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15556" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/indigeni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/indigeni-300x174.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/indigeni-768x445.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>Le comunità indigene sono sempre più minacciate in tutto il mondo. Lo sottolinea l&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) in occasione della Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni (9 agosto). Sebbene il governo tedesco abbia dato segnali positivi con la recente ratifica della Convenzione 169 dell&#8217;ILO e l&#8217;approvazione della legge sulla catena<br>di approvvigionamento poco prima della fine della legislatura, ci sono pochi segni di speranza anche per i popoli indigeni d&#8217;Europa. I Sami nell&#8217;estremo nord della Norvegia, per esempio, temono per il loro sostentamento perché sul loro territorio sarà estratto il rame. La regione è il vivaio per l&#8217;allevamento di renne dei Sami. Inoltre, gli scarti della miniera di rame di Nussir saranno scaricati nel vicino Repparfjord, mettendo in pericolo lo stock di salmoni dei pescatori Sami. Il partner del progetto e acquirente del rame è la società tedesca Aurubis di Amburgo.</p>



<p>Ancora nel 1990, la Norvegia tra i primi stati al mondo aveva ratificato l&#8217;ILO 169 e si era così impegnata a rispettare i diritti dei Sami. Ciononostante, i permessi per l&#8217;estrazione del rame e per lo scarico dello strato di copertura sono stati quasi completati senza il consenso di tutti i Sami interessati. Allo stesso tempo, lo stock di salmone<br>atlantico è stato gravemente danneggiato dall&#8217;inquinamento delle acque negli anni &#8217;70, quando il rame veniva già estratto e solamente ora aveva iniziato a riprendersi. Ufficialmente sarebbe in corso un dialogo tra le società Nussir ASA, Aurubis e i Sami. Ma i pescatori e gli allevatori di renne dell&#8217;omonima regione del Nussir lo negano. La produzione di rame dovrebbe iniziare nel 2022.</p>



<p>Dall&#8217;altra parte del mondo, anche in Brasile si stanno votando nuove leggi, ma sono esplicitamente dirette contro le comunità indigene di quel paese. &#8220;Da settimane i popoli indigeni protestano davanti al palazzo del Congresso di Brasilia contro, tra le altre cose, il disegno di legge 2633/20, noto anche come legge sull&#8217;accaparramento delle terre, che è stato approvato ieri al Congresso. Viola la costituzione perché renderà molto più difficile completare le procedure di demarcazione in corso e aprirne di nuove. Queste procedure stabiliscono e riconoscono ufficialmente i confini dei territori indigeni. Le demarcazioni esistenti potrebbero anche essere invertite. Questo mette in pericolo anche i 178 territori che sono stati delimitati con il sostegno finanziario di molti stati tra cui la Germania. Un&#8217;altra legge, PDL 177/2021, permetterebbe al presidente Bolsonaro di ritirarsi dalla Convenzione 169 dell&#8217;ILO, che il Brasile ha ratificato nel luglio 2002.<br>Questo annullerebbe tutto ciò per cui gli indigeni hanno lottato negli ultimi 30 anni.</p>



<p>La Convenzione 169 dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro dell&#8217;ONU (ILO 169) è finora l&#8217;unica norma internazionale che garantisce una protezione giuridicamente vincolante ai popoli indigeni. È stata ratificata solo da 24 stati, sei dei quali sono in Europa. Anche la Germania si è impegnata a rafforzare i diritti degli indigeni con il Supply Chain Act. Le aziende tedesche le cui attività possono influenzare la vita delle popolazioni indigene possono ora essere meglio sensibilizzate e ritenute responsabili delle loro azioni. Sono almeno 370 milioni le persone che nel mondo appartengono a 5000 popoli indigeni.</p>
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		<title>Siglato un protocollo d’intesa volto alla prevenzione e al contrasto di ogni tipo di discriminazione nel settore immobiliare</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2021 06:32:13 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/protocollo-unar-fiaip.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15481" width="461" height="370" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/protocollo-unar-fiaip.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/protocollo-unar-fiaip-300x241.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/protocollo-unar-fiaip-768x617.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 461px) 100vw, 461px" /></figure>



<p>Ieri, 30 giugno 2021, stato siglato a Roma presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il protocollo d’intesa tra <strong>Triantafillos Loukarelis</strong>, Direttore dell’Unar l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri (<strong>Unar</strong>) e <strong>Gian Battista Baccarini</strong> – Presidente della Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali (<strong>Fiaip</strong>) volto alla prevenzione e al contrasto di ogni tipo di discriminazione nel settore immobiliare.</p>



<p>L’accordo, di durata triennale, prevede la realizzazione congiunta di iniziative di formazione, informazione e sensibilizzazione, rivolte agli&nbsp;<strong>agenti immobiliari</strong>, finalizzate ad una migliore conoscenza degli strumenti normativi e di tutela, e l’emersione dei fenomeni di&nbsp;<strong>discriminazione&nbsp;</strong>legati alle procedure di&nbsp;<strong>compravendita&nbsp;</strong>o&nbsp;<strong>locazione di immobili</strong>.</p>



<p>In particolare, Unar e Fiaip, oltre ad istituire un tavolo tecnico di coordinamento, si sono impegnati a:</p>



<ul><li>definire e promuovere annualmente attività congiunte di sensibilizzazione sui temi dell’antidiscriminazione con particolare riferimento al settore immobiliare;</li><li>collaborare a iniziative finalizzate a una migliore conoscenza da parte degli agenti immobiliari e dei cittadini degli strumenti normativi e delle strategie di contrasto e prevenzione delle situazioni di discriminazione;</li><li>realizzare momenti di formazione e aggiornamento rivolti agli agenti immobiliari iscritti alla FIAIP</li><li>realizzare campagne di sensibilizzazione e informazione volte alla prevenzione dei comportamenti xenofobi e discriminatori e alla promozione della consapevolezza sui diritti;</li></ul>



<p>“Mai più dinieghi discriminatori per chi rivendica il diritto ad avere una casa per sé e per la propria famiglia – dichiara&nbsp;<strong>Triantafillos Loukarelis</strong>&nbsp;–direttore dell’UNAR<strong>.</strong></p>



<p>Troppo spesso in questi anni abbiamo appreso di proprietari di casa che non hanno guardato all’affidabilità della persona, ma alla sua origine etnica, al colore della sua pelle, all’orientamento sessuale o all’identità di genere. Questo protocollo che sottoscriviamo insieme alla Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali, è in grado di fare la differenza, arginando ogni tipo di razzismo e stereotipo, evitando così l’umiliazione di persone che chiedono di vedere riconosciuto un diritto. Le attività congiunte di formazione e di sensibilizzazione – continua&nbsp;<strong>Loukarelis&nbsp;</strong>– forniranno gli strumenti per consentire il rispetto della legalità e della parità di trattamento. Nessuna agenzia immobiliare o agente dovranno assecondare pratiche discriminatorie in futuro. Questo è il nostro auspicio comune e lavoreremo per renderlo realtà.”</p>



<p>“Fare cultura per prevenire le discriminazioni, sensibilizzare le agenzie immobiliari e migliorare i rapporti culturali in questa materia nel Real Estate – dichiara&nbsp;<strong>Gian Battista Baccarini,</strong>&nbsp;Presidente Nazionale&nbsp;<strong>Fiaip</strong>&nbsp;– è sempre più importante. Con l’accordo, siglato oggi che insiste sullo specifico campo della parità di trattamento nella compravendita o locazione degli immobili, si effettua in Italia un altro passo importante per la tutela e la pari dignità delle vittime di ogni tipo di discriminazione, sia essa legata alla razza e/o origine etnica, alla religione, all’età, alla disabilità, all’orientamento sessuale o all’identità di genere delle persone”.</p>



<p>In allegato il protocollo d’intesa.</p>



<p><a target="_blank" href="http://www.unar.it/wp-content/uploads/2021/06/Protocollo-UNAR-FIAIP-30-GIUGNO-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener">Protocollo UNAR-FIAIP 30 GIUGNO 2021</a></p>
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		<title>Bullied to death: contro l&#8217;omotransfobia e per la maturazione della società</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2021 07:40:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata ( e della settimana) internazionale contro l&#8217;omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, vi consigliamo il film Bullied To Death di Giovanni Coda. Il regista prende spunto dalla vera&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>In occasione della <strong>Giornata ( e della settimana) internazionale contro l&#8217;omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia,</strong> vi consigliamo il film <strong><em>Bullied To Death</em></strong> di Giovanni Coda. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="722" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/locandina-Bullied-to-Death--722x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15341" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/locandina-Bullied-to-Death--722x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 722w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/locandina-Bullied-to-Death--212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/locandina-Bullied-to-Death--768x1089.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/locandina-Bullied-to-Death--1083x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1083w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/locandina-Bullied-to-Death-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1111w" sizes="(max-width: 722px) 100vw, 722px" /></figure>



<p>Il regista prende spunto dalla vera storia di uno youtuber suicidatosi in seguito ad una sequenza di gravi atti legati al bullismo scolastico e al cyber bullismo di stampo <strong>omofobo e grassofobo</strong> dopo il suo coming out come omosessuale. Il suo nome era <strong>Jamey Rodemeyer</strong>, viveva a Buffalo e aveva anche partecipato al progetto <strong>It Gets Better</strong>, che ha avuto una versione italiana chiamata <em>Le cose cambiano</em>. Rodemeyer ci ha lasciato nel settembre del 2011. Aveva scelto di essere una figura pubblica per dare il proprio contributo nell’aiutare altri adolescenti lgbt+ e per riscattarsi. Aveva una grande ammirazione per <strong>Lady Gaga</strong>, a sua volta attaccata dai bulli, e a lei dedicò il suo ultimo tweet prima di impiccarsi. La sua storia ha fatto il giro del mondo e serie americane come <em>Glee </em>vi alludono per l’importanza che ha avuto nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica.</p>



<p>Il regista e sceneggiatore Giovanni Coda lega alla storia di Jamey le storie di altre persone gay, lesbiche e trans, vittime di attacchi omofobi, uccise o indotte al suicidio, in diverse parti del mondo. Coda nel 2016 immagina che il <strong>17 maggio 2071</strong>, a sessant’anni dalla morte del giovane, durante la Giornata internazionale contro contro l&#8217;omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, un gruppo di artisti si ritrovi unito in una performance commemorativa che attraversa l’arco dell’intera giornata. Attori e performer si alternano nell’incarnare la voce narrante. “La storia di Jamey Rodemayer è la più nota &#8211; spiega il regista &#8211; ma nel film ne cito anche altre: <strong>Matthew Shepard </strong>fu massacrato e ucciso. <strong>Duduzile Zoso</strong> era lesbica e fu violentata prima di esssere uccisa. <strong>Zachary Dutro-Boggess </strong>fu ucciso dalla madre perché semplicemente temeva poteva essere gay. <strong>Leelah Alcorn </strong>era una ragazza trans che si suicidò. Episodi di violenza di genere e omotransfobica si registrano ogni giorno, ovunque”, prosegue Coda.“ Il mio film infatti non identifica alcun luogo preciso: è un film ambientato, letteralmente, nel mondo. Per questo ho scelto <strong>attori italiani, sardi, e un attore internazionale come Tendal Mann</strong>. Come con il precedente <em>Il Rosa Nudo, anche Bullied To Death </em>ha ottenuto <strong>premi in tutto il mondo</strong> e ne sono felice perché le mie non sono solo opere d’arte, ma anche strumenti per dire, ad esempio, che<strong> i media devono fare la propria parte</strong> e che il <strong>ddl Zan</strong> va approvato subito.”</p>



<p><em>Bullied To Death</em> ha vinto il Premio al Miglior Lungometraggio all’Omovies Festival di Napoli, Italia, l’Humanity Award all&#8217;Amsterdam New Renaissance Film Festival, il Premio al Miglior Lungometraggio a L&#8217;Aquila LGBT Film Festival, il Best Avant-Garde Innovation Award al Melbourne Documentary Film Festival e ha ottenuto menzioni speciali in altri festival.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Bullied-to-Death-immagine-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15340" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Bullied-to-Death-immagine-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Bullied-to-Death-immagine-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Bullied-to-Death-immagine-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Bullied-to-Death-immagine-1-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Bullied-to-Death-immagine-1-2048x1366.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Giovanni Coda </strong>(Cagliari, 1964) è attivo dagli anni Novanta come regista, artista multidisciplinare e operatore culturale. La sua filmografia è estremamente sensoriale e fonde <strong>cinema, fotografia e arti performative</strong> muovendosi tra schemi narrativi atipici e utilizzando generi, linguaggi e discipline diverse. Coda ha dedicato una trilogia al tema della <strong>violenza</strong>. Il suo prossimo film <strong><em>Storia di una lacrima</em></strong> (2021) è ispirato alla storia di <strong>Piergiorgio Welby</strong>, attivista e politico radicale che gravemente malato chiese l’eutanasia e morì infine nel 2006 riuscendo ad ottenere il distacco del respiratore artificiale che lo teneva in vita contro la sua volontà.&nbsp;</p>
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		<title>Sdegno dal mondo arabo per il comportamento inaccettabile e vergognoso nei confronti della von der Leyen</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2021 06:52:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Co-mai ,Amsi e Umem; mai più offese alle donne. Erdogan e Charles Michel chiedete scusa. Lanciamo il &#8220;Osservatorio #NoMaschilismo&#8221; contro le donne che non ha né colore né cultura e religione ma figlio dell&#8217;ignoranza personale. L&#8217;incidente&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Co-mai ,Amsi e Umem; mai più offese alle donne. Erdogan e Charles Michel chiedete scusa. Lanciamo il &#8220;Osservatorio #NoMaschilismo&#8221; contro le donne che non ha né colore né cultura e religione ma figlio dell&#8217;ignoranza personale.</p>



<p>L&#8217;incidente di protocollo, ribattezzato &#8220;sofagate&#8221;, durante la visita dei leader Ue in Turchia diventa un caso diplomatico. Martedì il presidente turco <strong>Erdogan </strong>ha prima lasciato in piedi poi fatto accomodare su un divano la presidente della Commissione europea, <strong>Ursula von der Leyen</strong>, mentre lui e il presidente del Consiglio Ue, <strong>Charles Michel,</strong> prendevano posto su due poltrone con le rispettive bandiere alle spalle.</p>



<p>Per questa volta la Commissione “ha preferito dare priorità alle questioni di sostanza rispetto al protocollo”, ma assicura che “saranno presi contatti di tutte le parti coinvolte perché non si ripeta in futuro“. La visita di Ursula von der Leyen e Charles Michel ad Ankara, dove hanno incontrato il presidente Recep Tayyip Erdoğan al palazzo presidenziale, è diventato un caso diplomatico; il comportamento dell’organizzazione turca al palazzo presidenziale dove è avvenuto l’incontro, che ha fatto trovare solo due sedie, una per il capo di Stato e l’altra per il presidente del Consiglio Ue, lasciando la presidente della commissione europea in disparte, ha imbarazzato il mondo, lasciando “sorpresa” la Von der Leyen, come ha spiegato il portavoce di Palazzo Berlaymont.</p>



<p>&#8220;Abbiamo aspettato 24 ore per esprimere il nostro sdegno da una parte e la solidarietà alla <strong>von der Leyen</strong> dall&#8217;altra parte sperando che arrivassero le scuse di Erdogan e Charles Michel. Purtroppo nessuno dei due ha preso una posizione forte contro questo comportamento inaccettabile sia durante (Era doveroso da parte di Michel ribellarsi subito durante la visita e non giustificarsi nel rispetto del protocollo) che dopo l&#8217;accaduto che ha registrato una gravissima mancanza di rispetto verso le donne nel mondo. Chiediamo adesso che facciano le loro scuse pubbliche e non si ripeta più e purtroppo il maschilismo sta espandendo nel mondo contro le donne e non ha colore ,religioni e culture ma una ignoranza personale .Cosi Dichiara il Presidente <strong>Foad Aodi</strong> a nome della Comunità del mondo arabo in Italia<strong>(Co-mai) </strong>,l&#8217;associazione medici di origine straniera <strong>(AMSI)</strong> ,Unione medica euro mediterranea<strong> (UMEM)</strong> e il movimento internazionale transculturale interprofessionale <strong>Uniti per Unire che</strong> annuncia oltre il dipartimento contro la violenza sulle donne lanciamo il &#8220;Osservatorio <strong>#NoMaschilismo&#8221; </strong>contro le donne nel mondo del Movimento Uniti per Unire insieme alle associazioni e comunità aderenti  per ribadire il rispetto reciproco ,il rispetto dei diritti e doveri e nessuno può parlare o comportarsi in modo  scorretto a nome nostra offendendo le donne, le culture e le religioni.</p>
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		<title>Uniti per Unire: nasce l&#8217;osservatorio internazionale anti-violenza sulle donne</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2021 07:27:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Così, la comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) ,l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) ,l&#8217;unione medica euro mediterranea (Umem) e il Movimento internazionale Transculturale interprofessionale Uniti per Unire esprimono i loro auguri a tutte le donne di tutti i&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/03/09/uniti-per-unire-nasce-losservatorio-internazionale-anti-violenza-sulle-donne/">Uniti per Unire: nasce l&#8217;osservatorio internazionale anti-violenza sulle donne</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="804" height="804" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15147" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 804w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 804px) 100vw, 804px" /></figure>



<p>Così, la comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) ,l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) ,l&#8217;unione medica euro mediterranea (Umem) e il Movimento internazionale Transculturale interprofessionale Uniti per Unire esprimono i loro auguri a tutte le donne di tutti i paesi del mondo invitando tutti a difendere i diritti ,la libertà, la sicurezza e l&#8217;autonomia delle donne. Oggi un giorno importante a livello mondiale per la festa delle donne che deve far riflettere tutti per quanto riguarda l&#8217;importanza del ruolo delle donne nelle società tutti i giorni, non solo l&#8217;8 marzo. Le donne hanno vinto numerose battaglie ma dobbiamo far ancora tanto per combattere la violenza contro le donne e rispettare tutti i loro diritti.</p>



<p>&#8220;Le nostre associazioni e comunità da anni sono contro la violenza sulle donne con iniziative pubbliche ,sportello online e assistenza sanitaria, valorizzando il ruolo delle donne. Per questo lanciamo oggi l&#8217;osservatorio internazionale anti-violenza sulle donne di Uniti per Unire, Amsi ,Co-mai e Umem per intensificare il nostro impegno tutti i giorni con iniziative,ricerca ,statistiche e proposte&#8221;, così dichiara il presidente Amsi e Co-mai e membro registro esperti Fnomceo, Foad Aodi, lanciando il *#Manifesto dell&#8217;Osservatorio internazionale Anti-violenza sulle Donne con statistiche del 2020 e proposte per il futuro.</p>



<p>*Statistiche*</p>



<p>Sono aumentate del 40% le patologie ortopediche di cui il 60% sono donne nel periodo del coronavirus, per motivi di eccessivo impegno professionale e casalingo, scarsa attività fisica , stress e sovrappeso.</p>



<p>Sono aumentate le crisi famigliari in Italia e nel mondo di circa 25% ,per colpa della crisi economica famigliare e del lockdown.</p>



<p>Sono in aumento continuo le violenze sessuali contro le donne migranti durante i loro &#8220;viaggi della speranza&#8221; e nel mare.</p>



<p>Sono in aumento le discriminazioni ed i pregiudizi contro le donne musulmane e dottoresse con il velo sui posti di lavoro.</p>



<p>In Italia e in Europa sono pochissime le donne che indossano il burqa ; ci sono già leggi che chiedono il viso scoperto per l&#8217;identificazione in pubblico e vanno rispettate ed attuate per tutte.</p>



<p>Il 55% dei professionisti della sanità di origine straniera sono donne( circa 40.000), molto impegnate nella difesa dei diritti di tutte le donne e i pazienti.</p>



<p>Ecco le nostre&nbsp;proposte:</p>



<p>Intensificare i centri anti-violenza con sportelli d&#8217;ascolto ed online con collaborazione interprofessionale , per sostenere le donne nel superare il tunnel della sofferenza.</p>



<p>Consentire a tutte le donne, in tutti i paesi, di svolgere in libertà e senza ostacoli burocratici le loro attività professionali ,attività fisica e la partecipazione a manifestazioni pubbliche.</p>



<p>Sostenere i figli delle donne che hanno subito violenza e&nbsp;promuovere progetti di riabilitazione gratuiti per il loro rinserimento nella società senza traumi.&nbsp;</p>



<p>Rispettare il principio dell&#8217;eguaglianza per tutte e chi sbaglia paga senza sconto ne&#8217; giustificazioni.</p>



<p>Intensificare la prevenzione e l&#8217;assistenza sanitaria per le donne migranti senza permesso di soggiorno</p>



<p>Combattere la mutilazione genitale femminile con leggi internazionali chiare e senza ambiguità.</p>



<p>Combattere ogni forma di disinformazione, pregiudizio, discriminazione contro le donne di altre religioni o culture.</p>



<p>Questi sono i punti che hanno una priorità nel trovare soluzioni concrete da parte delle istituzioni per combattere ogni forma di violenza contro le donne: fisica, verbale ,mentale e sessuale. Non saremo mai liberi se non ce&#8217; una libertà , rispetto dei diritti e sicurezza completa per tutte le donne,  in tutti i paesi del mondo, così chiude Aodi. </p>
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		<title>Orgoglio LGBTQA e la legge sull&#8217;omotransfobia</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2020 08:11:05 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Si è da poco concluso il mese dedicato ai temi che riguardano i diritti LGBTQA e <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ne ha parlato con Filippo Cinquemani, attivista, che ringrazia molto. Ecco l&#8217;intervista: </p>



<p>Giugno è il mese dell”orgoglio” Lgbt: cosa rappresenta, per te, un pride?</p>



<p>Il Pride per me è soprattutto un&#8217;occasione di festa. Lo vivo come la festa della libera espressione e questa definizione trovo che sia ogni anno più calzante. Nel corso degli anni la manifestazione si è modificata. Oggi l&#8217;aspetto più folkloristico, che pur ha la sua importanza, ha ceduto il posto alla dimensione più strettamente sociale. Ci sono nuove soggettività che scendono in piazza con la volontà di far sentire la propria voce. Lo scorso anno, in vari pride sono intervenuti dal palco persone con disabilità per esempio. C&#8217;è da aggiungere che oggi il pride non è solo parata ma una settimana intera di eventi per la sensibilizzazione riguardo le tematiche LGBTQIA+. Colgo l&#8217;occasione per invitare ad assistere alla prossima parata tutti quelli che non hanno avuto mai modo di assistervi, perché solo così si può capire cos&#8217;è davvero un pride e ci si può rendere conto che ci si può anche emozionare.</p>



<p>L&#8217;acronimo dei diritti diventa sempre più lungo (Lgbtqa&#8230;), ma non può risultare fuorviante e complesso per chi non è ancora sensibilizzato sui questi temi?</p>



<p>Diciamo che è l&#8217;essere umano ad essere complesso. Alla battaglia di gay, lesbiche e trans si sono aggiunte nuove soggettività che hanno bisogno di sostegno in quanto anch&#8217;esse minoranze. Penso agli asessuali e agli intersessuali che grazie anche alle nuove conquiste sociali, sono a marciare ai Pride. Purtroppo restistono degli atteggiamenti che mirano, invece, all&#8217;esclusione sociale anche all&#8217;interno della comunità omosessuale. In questi casi mi sembra di assistere a delle &#8220;guerre tra poveri&#8221;. Fare parte di una minoranza dovrebbe, invece, rendere più sensibili nei confronti di coloro che affrontano una situazione simile se non più difficile.</p>



<p>Cosa ne pensi del disegno di legge sull&#8217;omofobia recentemente depositato alla Camera?</p>



<p>Finalmente dopo 25 anni si sta arrivando a qualcosa di concreto. Rischia fino a 4 anni chi<br>istiga alla violenza omofobica. Personalmente credo che la violenza omofobica esiste perché c&#8217;è una cultura che la incoraggia. Una cultura che sostiene ancora che i gay sono malati e l’omosessualità si può curare, che le donne trans non sono donne e che le famiglie con due mamme o due papà non sono vere famiglie. Questi concetti passano in nome della libertà d&#8217;opinione.</p>



<p>Dal 19 al 27 giugno anche Milano sarà coinvolta nella Pride Week, che si svolge in modalità online. Hai seguito alcuni incontri interessanti? Ce ne vuoi parlare?</p>



<p>Da gay e disabile mi ha colpito molto l&#8217;intervista fatta ad Anna Senatore sulla figura dell&#8217;assistente sessuale. È stato anche bello vedere come la comunità LGBTQIA+ non si sia persa d&#8217;animo nonostante l&#8217;emergenza covid. Oltre alle Pride Week Online, a settembre ci sarà il consueto appuntamento con il Mix di Milano, festival del cinema gay, lesbico e queer culture.<br></p>



<p>Puoi darci qualche informazione sul Rainbow Social Fund?</p>



<p>Si tratta di un fondo si solidarietà alimentato da una campagna di foundraising. Nasce per aiutare le persone LGBTQIA+ che sono in difficoltà anche a causa della pandemia. Due sono i progetti importanti legati a questo fondo finora: uno riguarda il garantire un contesto abitativo dignitoso e protetto a chi è nel bisogno. L&#8217;altro progetto riguarda un fondo di Mutuo soccorso pensato dal comune per aiutare le attività commerciali e non. So che sono in programma altre iniziative di questo tipo.</p>



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