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	<title>rito Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Cos&#8217;è il Ramadan</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Mar 2025 09:44:36 +0000</pubDate>
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<p><br></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>Il primo di marzo è iniziato il Ramadan per i musulmani. Di che cosa si tratta? Secondo la tradizione islamica è il mese in cui Maometto ricevette la rivelazione del Corano &#8220;come guida per gli uomini di retta direzione e salvezza&#8221; (Sura II, v. 185). Il nome deriva dalla radice &#8220;ar-ramad&#8221;, ovvero “calore cocente”. Questo mese sacro prevede il digiuno fino al tramonto, ma anche preghiera, meditazione e autodisciplina. Nell&#8217;Islam è molto importante l&#8217;intenzione: la partecipazione al Ramadan deve dunque essere perpetrata con serietà e consapevolezza. L’obiettivo del fedele musulmano è crescere spiritualmente e avvicinarsi ad Allah. Il digiuno è un obbligo per tutti i musulmani praticanti adulti e sani che, dalle prime luci dell&#8217;alba fino al tramonto, non possono mangiare, bere, fumare e praticare sesso.<br>Il digiuno si interrompe al tramonto con un dattero o un bicchiere d&#8217;acqua e segue poi il passo serale, detto &#8220;iftar&#8221;.<br>L&#8217;esonero dal digiuno è previsto per donne incinte, viaggiatori, anziani e donne durante il ciclo mestruale. Il mancato digiuno si può recuperare durante l’anno.<br>Il digiuno (sawn) è solo uno dei cinque doveri della fede islamica. Gli altri sono la professione di fede (kalima), la recita quotidiana delle cinque preghiere (salat), l&#8217;elargizione delle elemosine (zakat) e il compimento, almeno una volta nella vita, del pellegrinaggio (hagg) a La Mecca (Arabia Saudita).<br>La mancata osservanza di questi precetti, nelle comunità più osservanti, può portare all&#8217;imputazione del reato di apostasia. Il Ramadan è il mese più sacro dei musulmani &#8211; che sono circa 1,6 miliardi in tutto il mondo &#8211; e il periodo dell&#8217;anno in cui si celebra è lo stesso in tutti i Paesi islamici.<br>Non cade sempre nello stesso periodo del calendario gregoriano, perché quello degli islamici è un calendario lunare (l&#8217;anno lunare dura circa 11 giorni meno di quello solare), e la numerazione dell&#8217;anno non coincide perché i musulmani iniziano a contare dal nostro 622 d. C., quando Maometto lascò la Mecca per recarsi a Medina.<br>Ci sono cibi che si possono mangiare quando cala il sole. Ogni Paese ha le sue tradizioni: per esempio, in Tunisia, Algeria e Marocco viene preparato un cous-cous solo con agnello (non il pollo o il montone) e aggiunta di uvetta; in Siria e in Giordania invece si mangiano i &#8220;katai&#8221;, dolci con ripieno di cocco, nocciole tritate e zucchero.<br>Durante il Ramadan si bevono succhi di frutta, e nei Paesi del Maghreb quello di liquirizia, che alza la pressione sanguigna, perché chi digiuna ce l&#8217;ha più bassa del solito.<br>Ovunque, il Ramadan è un momento di condivisione e di unione. È usanza invitare i propri vicini e amici a condividere tutti insieme il pranzo serale e a recitare particolari preghiere dette &#8220;tarawih&#8221;. Il Ramadan termina dopo 29 o 30 giorni con una festa chiamata &#8220;&#8216;id al-fitr&#8221;, ovvero &#8220;la piccola festa&#8221;, durante la quale, oltre ad un pasto rituale, si fanno offerte per i più poveri della comunità.<br>Buon Ramadan a tutti!</p>



<p><br>Si ringraziano Focus e National Geographic</p>
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		<title>Promozione teatrale: KIVA</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Feb 2020 16:35:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Promozione teatrale per i nostri lettori: 2 biglietti a €8,00 l&#8217;uno, anziché €18,00 l&#8217;uno. Prenotazione scrivendo a biglietteria@teatroi.org indicando data, numero di posti, nome, cognome, numero di cellulare e &#8220;coupon Per i diritti umani”&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="488" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/KIVA.PROMO_.PerIDirittiUmani-1024x488.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13644" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/KIVA.PROMO_.PerIDirittiUmani-1024x488.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/KIVA.PROMO_.PerIDirittiUmani-300x143.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/KIVA.PROMO_.PerIDirittiUmani-768x366.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/KIVA.PROMO_.PerIDirittiUmani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1241w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Promozione teatrale per i nostri lettori: 2 biglietti a €8,00 l&#8217;uno, anziché €18,00 l&#8217;uno.</p>



<p>  <br>Prenotazione scrivendo a <a rel="noreferrer noopener" href="mailto:biglietteria@teatroi.org" target="_blank">biglietteria@teatroi.org</a> indicando data, numero di posti, nome, cognome, numero di cellulare e &#8220;coupon Per i diritti umani” che trovate sull&#8217;immagine in alto.</p>



<p><br>26 e 27 Febbraio 2020</p>



<p><strong>KIVA</strong></p>



<p>con<strong>&nbsp;Eleonora Sedioli</strong><br>regia<strong>,</strong>&nbsp;ideazione, luci e macchine&nbsp;<strong>Lorenzo Bazzocchi</strong><br>foto&nbsp;<strong>Cristian Filippelli<br></strong>ufficio stampa&nbsp;<strong>Tatiana Tomasetta</strong></p>



<p>produzione&nbsp;<strong>Masque teatro</strong><strong></strong></p>



<p><em>&#8220;Kiva&#8221; è il nome con cui gli indiani Pueblos designavano, ancora agli inizi del XX secolo, la stanza segreta delle iniziazioni. Luogo sotterraneo, inaccessibile se non ai capi clan dell’antilope e del serpente, la kiva accoglieva e custodiva i serpenti a sonagli catturati vivi nel deserto e qui chiamati a partecipare a quello che lo storico dell’arte Aby Warburg chiamò “Il rituale del serpente”. Dalle suggestioni raccolte da Warburg trae vita la performance ideata e diretta da Lorenzo Bazzocchi, con Eleonora Sedioli, della visionaria compagnia Masque Teatro. Un’indagine sul movimento in cui ogni azione scomposta e reiterata si traduce in energia, volontà, presa di coscienza. Come un’iniziazione, un nuovo organismo prende forma su un’asse semovente: è corpo, figura, immagine, ectoplasma. Attraverso il continuo rinnovarsi di aperture e chiusure, la figura procede e ritorna, confrontandosi con se stessa e il mondo circostante. Mercoledì 26, a seguito della replica, incontro con i filosofi Carlo Sini e Florinda Cambria</em><strong>&nbsp;</strong><em>di Mechrì – Laboratorio di filosofia e cultura.</em></p>



<p>Figura o corpo. Né una né l’altro. Solo ectoplasmi. Un nuovo organismo prende forma, come inviluppo o bozzolo o membrana che avvolge il corpo che già non è più. Non si tratta di concepire il movimento della figura come una modifica o l’attualizzarsi di uno stato, ma come il manifestarsi sincronico di energie multiple condensantesi sul corpo che infine cessa di esistere. Siamo quindi in quattro, corpo, figura, immagine, ectoplasma o fantasmale. Questo l’ordine delle apparizioni. Una polarità binaria, lineare, sequenziale, causale. Appare il corpo, la carne si fa figura, la forma immagine e questa si allontana come icona senza sostanza.</p>



<p>KIVA è una indagine sul movimento. L’azione viene scomposta nella somma di eventi singolari all’interno della medesima sequenza ritmica. La parcellizzazione dell’azione in cluster isolati permette, a chi osserva, di cogliere l’istante iniziale e finale delle micro-azioni producendo una sorta di diffrazione dei corpuscoli di movimento elementari. Ciò rinnova, da step a step, la sensazione di inizio e fine,&nbsp;&nbsp;di slancio e acquietamento, di nascita e morte.</p>



<p>Il continuo rinnovarsi di aperture e chiusure secondo lo schema «inizio, svolgimento, fine» produce un accrescimento della sfera energetica che seppur inizialmente auto-imposto diviene necessario alla figura per poter sopravvivere allo spettro della ripetizione.</p>



<p>A guidare la ritmica dell’azione nel suo complesso è il concetto freudiano di “rimozione” e “ritorno del rimosso” nell’accezione warburghiana di sopravvivenza. Il concetto diviene motore del fare performativo portando con sé, nel momento in cui si lascia il vuoto per abbracciare una nuova creazione, elementi consci ed inconsci, sopravvenienze e dimenticanze, certezze anticipate e abbandoni.</p>



<p>Mercoledì 26, a seguito della replica, incontro con i filosofi Carlo Sini e Florinda Cambria di Mechrì &#8211; Laboratorio di filosofia e cultura. <br></p>
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		<title>Urgono risposte e incontro con il Ministero della salute,più di 100 richieste di interventi riparatori da circoncisioni da tutte le regioni italiane</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Apr 2019 07:25:19 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">#Circoncisione Rituale;Foad Aodi (OMCEO di Roma e Amsi); urgono risposte e incontro con il Ministero della salute, più di 100 richieste di interventi riparatori da circoncisioni da tutte le regioni italiane.</p>
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<div dir="auto"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/aaa.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12306" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/aaa.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="630" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/aaa.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/aaa-300x158.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/aaa-768x403.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/aaa-1024x538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Chiediamo un intervento e incontro  urgente al Ministro della Salute Giulia Grillo per fermare il massacro dei bambini innocenti da #CirconcisioniClandestine.</div>
<div dir="auto">La nostra campagna congiunta Amsi -Fnomceo e Ordine dei medici di Roma ha ottenuto adesione da tutti i sindacati ,albi professionali ,associazioni di categorie ,comunità arabe e musulmane ,centri culturali  e moschee e comunità di origine straniera e abbiamo avuto risposte concrete dalla Regione Lazio ,Asl Roma 4 e 5 e dal presidente della Commissione Sanità del Senato Pierpaolo Sileri ,presidente Fnomceo Filippo Anelli e il presidente dell&#8217; OMCEO di Roma Antonio Magi .</div>
<div dir="auto">Adesso tocca alle istituzioni competenti incontrarci ,dopo questa nuova tragedia a Genova ,urgentemente e dare risposte .</div>
<div dir="auto">Anche perché dopo la morte del bambino a Reggio Emilia sono arrivate più di 100 richieste all&#8217;associazione nazionale medici di origine straniera in Italia (Amsi) e alla  Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), da famiglie di immigrati per interventi riparatori che hanno avuto complicanze e addirittura difficoltà di urinare e sterilità dopo circoncisioni.</p>
</div>
<div dir="auto">Stiamo aiutando  e facendo quello che possiamo nel programmare interventi riparatori e assistenza psicologica con i nostri rappresentanti regionali di Amsi e Co-mai e colleghi italiani</div>
<div dir="auto">#BastaMassacrodiBambini</p>
</div>
<div dir="auto">Così tempestivamente ritorna a dichiarare e lanciare il nostro grido di sofferenza Prof.Foad Aodi Fondatore Amsi e Co-Mai e Consigliere OMCEO di Roma Coordinatore Area Rapporti con i Comuni e Affari Esteri e Area Riabilitazione dell&#8217;OMCEO di Roma.</div>
<div dir="auto">Ricordiamo le nostre statistiche  Amsi e Co-mai più di 11.000 circoncisioni  Si fanno da residenti in Italia o senza permesso di soggiorno di cui 5000 in Italia e 6000 nei nostri paese di origine il 35 % di  quelle che si fanno in Italia si fa&#8217; in modo clandestino e a domicilio .</div>
<div dir="auto">Il costo in privato va da 2000 a 4000  e da 25 a 50 euro per la circoncisione clandestina.</div>
<div dir="auto">Il 99% delle famiglie musulmane lo vuole fare nei primi mesi.</div>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Essere donna in Africa</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2018 09:09:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Essere donna in Africa può essere faticoso, può significare lottare giornalmente per ottenere gli stessi diritti di un uomo, può significare ingiustizia e sottomissione. In alcuni Paesi africani, solitamente i più&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/GHANA-580x519.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10259" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/GHANA-580x519.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="580" height="519" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/GHANA-580x519.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 580w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/GHANA-580x519-300x268.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 580px) 100vw, 580px" /></a></b></span></span></p>
<p align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="CENTER">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Essere donna in Africa può essere faticoso, può significare lottare giornalmente per ottenere gli stessi diritti di un uomo, può significare ingiustizia e sottomissione.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">In alcuni Paesi africani, solitamente i più radicali, le donne non sono incluse nella società, che ancora oggi, nel 2018, risulta prettamente maschilista e ostile a cambiamento.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La condizione femminile in Africa non è riassumibile in grandi settori, non si può affermare, come fanno molti, che sicuramente in Africa subsahariana le donne sono più rispettate mentre nell’Africa centrale debbano giornalmente lottare per ottenere i loro diritti fondamentali. L’approccio al mondo femminile è vario e difforme in tutto il continente.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Ci concentreremo su un paese in particolare, appunto perché generalizzare è poco utile: il Ghana, paese multiculturale e multietnico che conta circa 27 milioni di abitanti.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Leggendo la carta costituzionale ghanese, le donne hanno parità di diritti, che, però nella pratica si affievoliscono sempre di più uscendo dalle città e addentrandosi nei villaggi, dove possiamo trovare mamme con circa 5 figli a testa e con un’età media di 20 anni.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il tutto, però, inizia in un preciso momento, un periodo cruciale per le donne ghanesi, a partire dal quale queste ultime vengono incluse ufficialmente nella società e possono farne parte: il </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Dipo.</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Non c’è un’età precisa per partecipare a questo rito, dipende da quando le madri sentano la necessità di iniziare la figlia alla società; le partecipanti al rito, infatti, hanno dai 5 ai 16 anni. La decisione di non inserire un’età precisa deriva dal fatto che la verginità è conditio sine qua non, ed è proprio per questo che l’età media delle partecipanti diminuisce di anno in anno.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il rito avviene per la quasi totalità del tempo senza vesti e questo sta proprio a rappresentare l’assenza di ruoli sociali che fino a quel momento ha caratterizzato la donna krobo (l’etnia ghanese nella quale è diffusa questa usanza). La vestizione delle iniziande non avviene con stoffe pregiate ma con fili di perle di vetro colorate, oggetti riconosciuti a livello internazionale e diventati cruciali per le dinamiche comunitarie del Paese.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Le donne sono tutte in fila, le più piccole fanno da apripista, tenendo sulla testa delle grandi zucche vuote con dentro tutto l’occorrente per le abluzioni purificatrici e per le esercitazioni di igiene personale. La destinazione è la fonte sacra dove le donne faranno il primo bagno rituale; successivamente una sacerdotessa aspergerà il volto e il torace delle donne con acqua mescolata a gesso e polvere di legno di sandalo.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/Dipo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10260" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/Dipo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/Dipo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/Dipo-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Dipo è un momento di fondamentale importanza, non solo per le donne che, da quel momento, sono ufficialmente inserite nella società, ma anche per la comunità intera che riceve un nuovo membro.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">In passato la preparazione a questo rituale durava addirittura un anno e i mezzi per praticare il rito erano più rudi e pericolosi (venivano usate anche delle lamette). Ad oggi la preparazione, comunque molto dura, al rito dura solo 5 giorni e nessuna cicatrice viene lasciata sul corpo delle ragazze.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Da questo momento in poi il riconoscimento dei diritti della donna è pieno, “</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>io ci sono</i></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">” può ufficialmente dire una donna krobo.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Essere donna in Africa può essere faticoso ma la lotta perché tradizioni come questa non si fermino continuerà perché mette al centro la donna e gli riconosce diritti e tutela all’interno della comunità in cui vive.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">A dispetto della lentezza del cambiamento di mentalità che si sta avendo in quasi tutta l’Africa, non si deve essere pessimisti rispetto alla possibilità di avere in futuro un vero partnetariato fra uomini e donne fondato non solo sull’uguaglianza dei diritti ma su quella nei fatti.</span></span></p>
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