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	<title>rivolte Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Rivolte in Senegal, cosa sta succedendo</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2021 07:44:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Siamo qui per supportare Sonko, per uno Stato democratico, per l’uguaglianza e per il rispetto della legge, diciamo no alla violenza. – una giovane manifestante a Dakar &#8211; Guardo le immagini&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15143" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><em>Siamo qui per supportare Sonko, per uno Stato democratico, per l’uguaglianza e per il rispetto della legge, diciamo no alla violenza. </em>– una giovane manifestante a Dakar &#8211;</p>



<p>Guardo le immagini delle rivolte a Dakar e la prima cosa che noto è l’impressionante numero di donne che, avvolte nelle loro gonne colorate, tiene in mano una specie di noce di cocco che solitamente trova il suo uso principale in cucina. Una rivolta per molti inaspettata, in uno dei Paesi “più democratici” del caldo continente del quale si sente parlare quasi sempre in accezione positiva.</p>



<p>In queste ultime ore in Senegal si stanno riversando in strada centinaia di persone per protestare contro l’incarcerazione di Sonkho, giovane leader dell’opposizione dell’attuale governo capitanato da Macky Sall. Violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine hanno portato ad almeno 4 morti, decide di feriti e altrettanti arresti. La repressione, a seguito dell’avvicinamento dei manifestanti ai palazzi del potere, è stata molto forte con lancio di lacrimogeni e guerriglie, le principali arterie sono state bloccate e i giovani fermati.</p>



<p>Da dove nasce questa rabbia?</p>



<p>Ousmane Sonkho, ora incarcerato, è stato chiamato in tribunale per rispondere del reato di stupro che si è in breve tempo trasformato in incitamento alla rivolta. A questa proclamazione la situazione per le strade è degenerata, al grido “Libérer Sokho” centinaia di senegalesi hanno iniziato anche a saccheggiare alcuni centri commerciali legati alla Francia (Auchan) in segno di protesta contro l’attuale Governo che, secondo i giovani del Paese, è ancora molto legato alle dinamiche coloniali francesi. Il caso Sonkho, in realtà, è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già pieno di frustrazione e rabbia, e ha riportato in piazza gli animi di giovani delusi e impoveriti a causa della crisi economica da Covid19.</p>



<p>Sonkho, figura centrale delle rivolte, è considerato un outsider perché non nasce come politico e, soprattutto, perché da subito ha denunciato il potere – ha anche scritto un libro contro il governo Macky Sall &#8211; . Molti giovani si rivedono in lui perché ritengono che sia una persona esterna agli ingarbugli politici e molto lontana ai principi coloniali francesi che invece vengono per lo più associati all’attuale presidente in carica.</p>



<p>Una rivolta contro il Governo, mai rispettoso dei principi democratici, per una situazione senza via d’uscita: un Paese che si è sempre sostenuto grazie alle tantissime economie informali e al turismo e che si è dovuto scontrare ad una improvvisa diminuzione dell’economia causata della recente crisi.</p>



<p>Ma chi sono i ragazzi scesi in piazza?</p>



<p>Molti sono sicuramente sostenitori politici di Sonkho – in Senegal è da sempre molto presente l’attivismo politico tra i giovani &#8211; ma tantissimi sono anche ragazzi apolitici, scesi in piazza perchè frustrati e colpiti duramente dalla crisi. Le rivolte sono ormai in quasi tutto il paese, comprese le banlieue fuori Dakar che, essendo molto ampie, sono più difficili da tenere sotto controllo.</p>



<p>Nei prossimi giorni seguiremo con attenzione gli sviluppi giudiziari della vicenda, il comportamento di Macky Sall e l’andamento delle rivolte.</p>



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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Thomas Sankara, il coraggio e la determinazione</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2020 08:13:24 +0000</pubDate>
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<p>Di Veronica Tedeschi</p>



<p>Sono mesi di grandi rivolte per l’Africa Subsahariana: in Costa d’Avorio molti manifestanti sono scesi in piazza contro la terza candidatura del presidente uscente Alassane Ouattara.<br>Segue la notizia riguardante la ricandidatura di Alpha Condé che a ben 82 anni ha annunciato di voler proseguire la sua presidenza in Guinea.</p>



<p>Sono giorni di grandi pensieri per gli amanti dell’Africa che vedono questo problema riproporsi negli anni, non sono mai servite le proteste di molti nè il coraggio di pochi.</p>



<p>In questo difficile contesto, un presidente su tutti – pochi anni fa &#8211; rivelò al mondo intero la sua avversione a queste dinamiche e cercò di ribellarsi ai suoi predecessori.</p>



<p>Thomas Sankara, presidente 34enne del Burkina Faso. Dal 1984 al 1987 governò il paese riuscendo a ribaltare alcune malsane consuetudini radicate negli apparati di governo.</p>



<p>La prima cosa che fece fu cambiare nome al suo Stato natale: da Alto Volta (nome affibbiatogli dal Congresso di Berlino) a Burkina Faso, in modo da creare un legame tra il Paese e la sua popolazione, i burkinabè (uomini integri).</p>



<p><em>Sono davanti a voi in nome di un popolo che ha deciso sul suolo dei propri antenati di affermare d’ora in avanti se stesso e farsi carico della propria storia. Oggi vi porto i saluti di un paese di 270 mila km quadrati in cui 7 milioni di bambini, donne e uomini si rifiutano di morire di ignoranza, fame e sete non riuscendo più a vivere una vita degna di essere vissuta</em> – Thomas Sankara all’Assemblea annuale Nazioni Unite, 4 ottobre 1984 –.</p>



<p>Il Burkina Faso in quegli anni era la quinta essenza di tutti i mali del mondo e proprio in quel momento Sankara ebbe il coraggio di parlare a nome di tutti i poveri africani, alzò la testa per riconquistare l’emancipazione e il diritto all’educazione che spettava al suo popolo. Come criterio base di governo pose la felicità: la politica aveva senso solo se rendeva felici. Felici dovevano essere i governati e non i governanti (una follia per quei tempi).</p>



<p>Con il probabile supporto dei servizi segreti esteri (che avevano seguaci in Africa, dalla Libera con Charles Taylor – che scappò da una prigione federale americana per finire, casualmente, in Liberia – al senatore Prince Johnson), il 15 ottobre 1987 Thomas Sankara fu ucciso da Blaise Campaorè, suo successore alla guida del Burkina Faso e fedele amico. Secondo alcune ricostruzioni, a seguito di un litigio tra i due amici, Campaoré avrebbe sparato due colpi, mortali, al petto di Sankara, che si sarebbe accasciato senza vita su una sedia. Compaoré ha sempre negato questa versione dei fatti, affermando inizialmente che quel giorno era a casa sua, malato, e che a uccidere il presidente fosse stata un&#8217;altra persona, salvo poi ritrattare, affermando che fu lui ad uccidere Sankara, ma che il colpo partì accidentalmente dalla pistola.</p>



<p>Le idee di Sankara minacciavano l’Occidente: era il primo governante a pensare al suo popolo. Quando lo uccisero nel suo conto in banca trovarono pochissimi soldi e un mutuo acceso per il pagamento della casa in cui viveva con la sua famiglia. Applicava a sé stesso un certo rigore, prima di applicare regole ai suoi cittadini, doveva essere il primo a rispettarle: voleva dimostrare che con tanta volontà un paese poteva cambiare, senza elemosinare niente a nessuno.</p>



<p><em>Non parlo solo in nome del Burkina Faso ma anche in nome di tutti coloro che soffrono in ogni angolo del mondo. Parlo in nome dei milioni di esseri umani che vivono nei ghetti perché hanno la pelle nera o sono di culture diverse, considerati da tutti poco più che animali. Parlo in nome di quanti hanno perso il lavoro in un sistema che è strutturalmente ingiusto e congiunturalmente in crisi, ridotti a percepire della vita solo il riflesso di quella dei più abbienti. Parlo in nome delle donne del mondo intero che soffrono sotto un sistema maschilista che le sfrutta. Le donne che vogliono cambiare hanno capito e urlano a gran voce che lo schiavo che non organizza la propria ribellione non merita compassione per la sua sorte. Questo schiavo è responsabile della sua sfortuna se nutre qualche illusione quando il padrone gli promette libertà. Parlo in nome delle madri dei nostri Paesi impoveriti che vedono i loro bambini morire di malaria o diarrea e che ignorano che esistono per salvarli dei mezzi semplici che la scienza delle multinazionali non offre loro preferendo investire nei laboratori cosmetici, nella chirurgia estetica a beneficio dei capricci di pochi uomini e donne il cui fascino è minacciato dall’eccesso di calorie nei pasti così abbondanti e irregolari da dare le vertigini a noi che viviamo ai piedi del deserto.</em></p>
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		<title>Carceri italiane e diritti umani</title>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="500" height="384" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/cccccccccccccccccccccccccccccccccccccccc.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14232" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/cccccccccccccccccccccccccccccccccccccccc.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/cccccccccccccccccccccccccccccccccccccccc-300x230.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>



<p>Ecco, per voi, il webinar con <strong>Patrizio GONNELLA</strong>, presidente Antigone Onlus, sulla situazione delle <strong>carceri </strong>italiane e&#8230;una notizia fresca fresca.</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>organizza questi incontri virtuali per divulgare la cultura dei diritti umani, per monitorarli, per fare istanze che migliorino la <strong>qualità della vita di tutte e di tutti</strong>, a scopo di studio e informativo, per sensibilizzare&#8230;Seguiteci!</p>



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<p></p>
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		<title>Coronavirus/Carceri. Antigone: &#8220;dopo decreto governo che apre a nostre proposte ci appelliamo a direttori e magistrati perché le attuino da oggi e in modo ampio&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2020 08:19:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>C Coronavirus, esplodono le carceri: rivolta a San Vittore, Regina Coeli e Modena. Evasione di massa a Foggia Protesta contro le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria: a Modena 6 detenuti sono morti dopo la rivolta&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="800" height="531" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Carcere_italiano_chiave.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13698" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Carcere_italiano_chiave.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Carcere_italiano_chiave-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Carcere_italiano_chiave-768x510.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></div>



<h2><a href="https://www.antigone.it/news/antigone-news/3281-coronavirus-carceri-antigone-dopo-decreto-governo-che-apre-a-nostre-proposte-ci-appelliamo-a-direttori-e-magistrati-perche-le-attuino-da-oggi-e-in-modo-ampio?utm_source=rss&utm_medium=rss">C</a></h2>



<ul><li></li></ul>



<h1>Coronavirus, esplodono le carceri: rivolta a San Vittore, Regina Coeli e Modena. Evasione di massa a Foggia</h1>



<h2>Protesta contro le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria: a Modena 6 detenuti sono morti dopo la rivolta nel carcere di Sant’Anna. A Foggia fuggono in 50, interviene anche l’esercito. Bonafede: «Dialogo costante, violenza da condannare»</h2>



<p><a href="javascript:void(0)">di Michelangelo Borrillo</a></p>



<p>(da www.corriere.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss </p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://images2.corriereobjects.it/methode_image/2020/03/09/Interni/Foto%20Interni%20-%20Trattate/7350f59cd2dd64cbc184c3a197e9c9ae[1]-U431301008320562nEG-U31701096457890kBB-656x492@Corriere-Web-Sezioni.jpg?v=20200309204806&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Coronavirus, esplodono le carceri: rivolta a  San Vittore, Regina Coeli e Modena. Evasione di massa a Foggia"/></figure>



<p><br><a href="javascript:void(0);"></a></p>



<p>Fumo anche da Regina Coeli a Roma, dove sono accorsi gli agenti. Ormai dilaga in tutta Italia la rivolta nelle carceri. Da una parte della cancellata i detenuti che protestano. E alcuni che riescono anche ad evadere (come accaduto a Foggia). Dall’altra i parenti dei detenuti accorsi all’esterno del carcere. In mezza Italia, si contano almeno 28 proteste, è partita la rivolta nelle carceri,<a href="https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/cronaca/20_marzo_09/coronavirus-emilia-romagna-sei-morti-rivolta-carcere-modena-f2c9dcce-61e5-11ea-82aa-d3821fde97d4.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;dopo quella di domenica di Modena,</a>&nbsp;con i detenuti che protestano contro le restrizioni dovute all’emergenza coronavirus e la sospensione delle visite:&nbsp;<a href="https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/20_marzo_09/coronavirus-milano-rivolta-carcere-san-vittore-detenuti-tetto-0d721e9a-61ed-11ea-9897-5c6f48cf812d.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">oggi è accaduto a San Vittore a Milano</a>, e poi a Foggia, a&nbsp;<a href="https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/20_marzo_09/carcere-poggioreale-la-rivolta-danni-milioni-euro-eca0e9ce-61df-11ea-82aa-d3821fde97d4.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">Napoli</a>, a Frosinone, a Roma e a&nbsp;<a href="https://www.corriere.it/cronache/20_marzo_09/coronavirus-rivolta-carceri-modena-foggia-san-vittore-a7586076-61ef-11ea-9897-5c6f48cf812d.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">Palermo.</a></p>



<figure><iframe loading="lazy" width="540" height="400" allowfullscreen="true" src="https://video.corriere.it/video-embed/0e1b12c0-61f2-11ea-9897-5c6f48cf812d?playerType=article&amp;autoPlay=false&utm_source=rss&utm_medium=rss"></iframe></figure>



<h5>A Modena sette morti</h5>



<p>A Modena la situazione più grave: sono complessivamente sette i detenuti morti provenienti dal penitenziario modenese, tre a Modena ed altri tre dopo i trasferimenti in altre strutture carcerarie, a Parma, Alessandria e Verona. La procura di Modena ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, al momento contro ignoti. E altri detenuti sono stati portati in ospedale, in prognosi riservata e terapia intensiva, come spiega l’Ausl di Modena in un bollettino. In tutto sono 18 i pazienti trattati, in gran parte per intossicazione. Ferite lievi anche per tre guardie e sette operatori sanitari. A San Vittore, invece, la protesta è scattata verso le 8 del mattino, nel terzo raggio, detto «La Nave», quando alcuni carcerati hanno danneggiato gli ambulatori mentre altri, raggiunto il tetto, hanno iniziato a bruciare oggetti gridando «Libertà». Sul posto gli agenti di polizia in assetto antisommossa&nbsp;<a href="https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/20_marzo_09/coronavirus-pavia-detenuti-saliti-tetti-rientrano-celle-01e9a052-61cf-11ea-9897-5c6f48cf812d.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">(è rientrata invece la situazione al carcere di Pavia).</a></p>



<ul><li></li></ul>



<p>&#8220;Il nuovo decreto legge del governo per rispondere all&#8217;emergenza coronavirus contiene, nella parte relativa alla gestione degli istituti penitenziari, l&#8217;apertura a delle misure che avevamo sollecitato nei giorni scorsi riguardante l&#8217;aumento della durata delle telefonate e l&#8217;incentivo ad adottare misure alternative e di detenzione domiciliare&#8221;. A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. &#8220;Ci appelliamo dunque &#8211; prosegue Gonnella &#8211; a tutti i direttori delle carceri e a tutti i magistrati di sorveglianza affinché assicurino un contatto telefonico quotidiano dei detenuti con i propri famigliari e affinché più gente possibile, che sta scontando una parte finale della propria pena, possa accedere alle suddette misure alternative alla detenzione. E&#8217; un grande sforzo &#8211; sottolinea il presidente di Antigone &#8211; che va fatto immediatamente, anche per allentare la tensione che sta crescendo negli istituti di pena, oltre che per riconoscere i diritti fondamentali&#8221;.</p>



<p>&#8220;Gli strumenti normativi ci sono &#8211; ricorda Patrizio Gonnella. I direttori hanno come strumento sia il consiglio di disciplina che può proporre come premio l&#8217;accesso alla misura alternativa, sia gruppi di osservazione e trattamento allargato che possano proporre cumulativamente, per tutti i detenuti che hanno le caratteristiche per usufruirne, queste misure&#8221;.&nbsp;</p>



<p>&#8220;Ci rivolgiamo ancora poi a tutti i magistrati di sorveglianza, anche attraverso le loro rappresentanze, affinché capiscano la situazione drammatica di questo momento e facciano uno sforzo nella concessione di misure di questo genere. Evitiamo che le carceri diventino luoghi di tensione e di sofferenza estrema, facciamolo nel nome dei diritti dei detenuti, dei loro parenti, ma anche del personale penitenziario&#8221; conclude Gonnella.</p>
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		<title>A Mubarak onori, a Morsi il pavimento: come cancellare le ultime tracce delle rivolte egiziane del 2011</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 07:07:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Giuseppe Acconcia Lo scorso lunedì l&#8217;ex presidente egiziano Mohammed Morsi è morto mentre era in corso un&#8217;udienza dei tanti processi che ha dovuto affrontare negli ultimi sei anni. Alcuni giornali hanno avanzato dubbi&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Giuseppe Acconcia</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1021" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/2c250b3e-911b-11e9-9727-2ac38bf3e7d9_Egypt_50670jpg-be45d_1560787811-kgQ-U112036968669335G-1024x576@LaStampa.it_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12694" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/2c250b3e-911b-11e9-9727-2ac38bf3e7d9_Egypt_50670jpg-be45d_1560787811-kgQ-U112036968669335G-1024x576@LaStampa.it_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1021w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/2c250b3e-911b-11e9-9727-2ac38bf3e7d9_Egypt_50670jpg-be45d_1560787811-kgQ-U112036968669335G-1024x576@LaStampa.it_-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/2c250b3e-911b-11e9-9727-2ac38bf3e7d9_Egypt_50670jpg-be45d_1560787811-kgQ-U112036968669335G-1024x576@LaStampa.it_-768x433.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1021px) 100vw, 1021px" /></figure>



<p>Lo scorso
lunedì l&#8217;ex presidente egiziano Mohammed Morsi è morto mentre era
in corso un&#8217;udienza dei tanti processi che ha dovuto affrontare negli
ultimi sei anni. Alcuni giornali hanno avanzato dubbi sulle
circostanze della morte e think tank come Amnesty International e
Human Rights Watch hanno chiesto un&#8217;indagine indipendente sulle cause
della morte. Da mesi, giornalisti e politici avevano lanciato appelli
denunciando le sue precarie condizioni di detenzione, puntando il
dito soprattutto sulla sua condizione di diabetico sessantasettenne
senza accesso alle dovute cure e costretto a passare ore e ore a
dormire per terra in cella. Tutto questo mentre l&#8217;anziano ex
presidente Hosni Mubarak è stato rilasciato nel 2014, tutte le
accuse a suo carico sono andate via via cadendo e tutti i privilegi
della sua carica sono stati ripristinati, nonostante gli episodi di
corruzione, la chiusura del Partito nazional-democratico, i crimini
commessi in trent&#8217;anni, le centinaia di morti in piazza Tahrir, lo
stato di emergenza permanente. 
</p>



<p>Chi non
ricorda la solerzia con cui i media egiziani davano notizia
costantemente delle sue precarie condizioni per giustificarne il
rilascio? Nessun media locale ha invece parlato della volontà di
Morsi di confrontarsi a porte chiuse con i giudici per condividere
informazioni riservate, come riportato da varie fonti. Di sicuro
Morsi aveva notizie da rivelare, anche secondo la giustizia egiziana:
uno dei capi di imputazione per l&#8217;ex presidente era spionaggio per il
partito che governa la Striscia di Gaza Hamas, e per il movimento
sciita libanese Hezbollah. Ma rispondiamo a due domande che
resteranno forse senza risposta per molti anni: Morsi ha davvero
governato l&#8217;Egitto nel suo anno al potere tra il 2012 e il 2013?
Morsi ha portato gli islamisti al potere o ha fatto a pezzi la
Fratellanza musulmana?</p>



<p><strong>Morsi ha
davvero governato nel suo anno al potere tra il 2012 e il 2013?</strong></p>



<p>Con la morte
di Morsi viene cancellata l&#8217;ultima traccia delle rivolte del 2011.
L&#8217;ex presidente era lo scomodo residuo di una fase storica
estremamente problematica per l&#8217;attuale regime militare egiziano che
è iniziata con le proteste di piazza Tahrir del 25 gennaio 2011 ed è
culminata con l&#8217;elezione del primo presidente democraticamente eletto
della storia egiziana, con non poche manovre dietro le quinte, il 30
giugno 2012, e si è chiusa con il colpo di stato militare del 3
luglio 2013. Morsi è stato seppellito in fretta e furia il giorno
dopo la sua morte a Medinat Nasser e sono stati vietati funerali
pubblici a Sharqeya, la sua regione di origine, i cui abitanti hanno
sempre votato in massa per la Fratellanza musulmana. Questa assenza
di celebrazioni e di riconoscimenti per un presidente eletto fa
sorgere un quesito molto serio, e cioè se Morsi sia mai stato
veramente al potere in Egitto. 
</p>



<p>Di sicuro
Morsi non godeva dell&#8217;ausilio del parlamento, a maggioranza
islamista, che è stato sciolto immediatamente dopo la sua elezione
per il solito gioco di concessioni e repressioni a cui la Fratellanza
musulmana è stata sottoposta in Egitto prima del golpe del 2013. Non
ha mai potuto contare sul sostegno dei giudici, e per questo aveva
tentato il passo di estendere i poteri presidenziali bypassando il
controllo della magistratura. Neppure esercito e polizia rispondevano
alle richieste dell&#8217;ex presidente: al punto che gli islamisti stavano
organizzando le loro ronde per mettere in sicurezza il palazzo
presidenziale (Morsi è stato arrestato dalla guardia presidenziale),
le sedi del partito Libertà e Giustizia e della confraternita. Non
solo, lo stesso attuale presidente Abdel Fattah al-Sisi, da ministro
della Difesa del governo islamista, ha tradito la fiducia di Morsi
chiedendone l&#8217;arresto e procedendo al golpe militare del 2013.
L&#8217;unico successo dell&#8217;ex presidente egiziano è stata l&#8217;approvazione
della Costituzione nel dicembre 2012, ma anche su questo ci sarebbe
molto da dire. La Carta non è mai entrata in vigore, è stata
criticata da giudici, attivisti e lavoratori, è stata approvata con
i soli voti degli islamisti. Morsi ha poi concesso diritto di
cittadinanza a siriani e palestinesi: provvedimento cancellato dal
suo successore. 
</p>



<p>E così il
presidente islamista è stato ridicolizzato in politica estera dai
suoi detrattori: per le sue dichiarazioni sulla “distruzione”
della Diga della rinascita in Etiopia, per le sue possibili
concessioni sul triangolo di terra che divide Egitto e Sudan, per il
suo atteggiamento meno appiattito sulle posizioni israeliane
nell&#8217;operazione Pillar of Defense nel 2012. Infine, Morsi non ha mai
ottenuto il sostegno dei rivoluzionari liberali e socialisti che non
hanno accettato di formare un governo di coalizione con la
Fratellanza musulmana dopo la sua elezione. Insomma, il primo
presidente egiziano è stato manipolato e marginalizzato al punto che
il suo anno al potere è stato cancellato con un tratto di penna
anche dai libri di storia egiziana, come se non fosse mai esistito. 
</p>



<p><strong>Morsi ha
portato gli islamisti al potere o ha fatto a pezzi la Fratellanza
musulmana?</strong></p>



<p>Ora che l&#8217;ex
presidente egiziano non c&#8217;è più, resta da domandarsi cosa ne sarà
della Fratellanza musulmana egiziana e quale è stato il suo ruolo
politico. Di sicuro Morsi ha segnato la storia della confraternita
che per la prima volta nella sua storia di ottant&#8217;anni ha formato un
partito politico, nonostante la sua fragilità dopo anni di
repressione, ha partecipato al voto e vinto le elezioni. Chi può
dimenticare la sua euforia alla vigilia della nomina a guida del
partito, Libertà e Giustizia, che abbiamo potuto constatare di
persona in un&#8217;intervista che ci ha rilasciato Morsi durante
l&#8217;assemblea del partito nella città satellite del Cairo, 6 Ottobre,
nel 2011. Non solo questo, la Fratellanza musulmana è stata
essenziale per il movimento rivoluzionario che nel 2011 ha costretto
alle dimissioni l&#8217;ex presidente Mubarak sia per le sue capacità
organizzative sia per le sue capacità di mobilitazione. Una volta al
potere i Fratelli musulmani hanno dimostrato di essere un movimento
moderato-conservatore che può governare un paese come l&#8217;Egitto con
il dovuto sostegno da parte delle istituzioni statali. 
</p>



<p>Morsi si è
trovato involontariamente ad essere il leader in questa fase storica
così delicata per il movimento dopo la defenestrazione, voluta dai
militari, del vero leader carismatico della Fratellanza Khairat
al-Shater. Purtroppo però sarà anche ricordato come il politico che
ha riportato il movimento nell&#8217;illegalità e nell&#8217;inattività
politica. Sono migliaia le condanne a morte decise contro gli
islamisti dopo il golpe del 2013, le ultime nove sono state eseguite
pochi mesi fa (sebbene prima del 2013 non si eseguissero le condanne
a morte in Egitto) per l&#8217;attentato contro il procuratore generale
Hesham Barakat nel 2015. Il partito Libertà e giustizia è stato
sciolto e così anche la confraternita dopo gli attacchi alla polizia
di Mansoura nel 2014. Scuole, ospedali e opere caritatevoli della
Fratellanza sono state messe sotto controllo, congelati i beni dei
businessman più influenti, chiusi i rubinetti dei finanziamenti dal
Qatar, così come le sedi di al-Jazeera al Cairo. Eppure Morsi resta
un simbolo di una breve epoca che non verrà dimenticata facilmente
dai sostenitori della Fratellanza in tutto il mondo, inclusi il
presidente turco Recep Tayyip Erdogan e l&#8217;emiro del Qatar, Tamim
la-Thani, dalle centinaia di martiri di Rabaa al-Adaweya, il sit-in
islamista riunitosi per affermare la sua legittimità nel quartiere
residenziale di Medinat Nasser al Cairo, disperso nel sangue il 14
agosto 2013, dagli islamisti egiziani e non solo delle diaspore in
Europa e negli Stati Uniti che hanno lasciato il paese in seguito
alla repressione su larga scala decisa dal regime militare. 
</p>



<p>Nonostante
un&#8217;economia al collasso, secondo i dati della Banca mondiale che
attesta al 60% il numero di egiziani in condizioni di povertà o
vulnerabilità, Al-Sisi governerà almeno fino al 2030, in seguito
alla riforma costituzionale approvata nell&#8217;aprile 2019, Mubarak
riceverà gli onori riservati ai presidenti, mentre nessun tributo è
stato concesso a Morsi, pur sempre il primo presidente eletto della
storia egiziana, in attesa che la Fratellanza musulmana egiziana si
risvegli finalmente dal suo torpore. 
</p>
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		<title>Da Torre Maura a Casal Bruciato, Associazione 21 luglio: «Le istituzioni facciano rispettare le leggi garantendo la tutela dei diritti umani»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 May 2019 07:35:32 +0000</pubDate>
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<p> Nel pomeriggio del 6 maggio 2019, frange di estrema destra hanno iniziato il loro presidio in via Sebastiano Satta, nel quartiere Casal Bruciato, periferia della città di Roma, per<strong> opporsi all’assegnazione legittima di una casa popolare ad una famiglia rom</strong>. Quattordici persone, dopo anni trascorsi all’interno della baraccopoli La Barbuta, regolarmente inserite nella graduatoria del Comune di Roma per l’assegnazione, hanno finalmente ottenuto l’alloggio ed effettuato il trasferimento. Ma dalla giornata di ieri, ormai, fanno i conti con manifestazioni di odio e razzismo nei loro confronti che culminerà con la manifestazione del pomeriggio di oggi annunciata da CasaPound.</p>



<p>Lo scorso mese di aprile,&nbsp;<strong>un’altra rivolta anti rom a Casal Bruciato</strong>, in via Facchinetti. Anche in quel caso, una famiglia rom proveniente da La Barbuta è stata contestata da militanti neofascisti. Dopo giorni di presidio da parte dell’estrema destra al grido “Prima gli italiani”, la famiglia ha scelto di tornare a vivere nella baraccopoli e lo ha fatto sotto gli occhi delle&nbsp;<strong>amministrazioni municipali e comunali che hanno consentito ai militanti di organizzare un presidio fisso senza autorizzazione</strong>&nbsp;e di inveire con slogan e minacce verso i componenti della famiglia.</p>



<p>Il mese prima,&nbsp;<strong>a Torre Maura è andata in scena una contestazione senza precedenti</strong>: un presidio di tre giorni da parte degli estremisti giunti da varie zone di Roma ha avuto un epilogo inaccettabile. Le famiglie rom, 77 persone trasferite dal centro di via Toraldo alla struttura di via dei Codirossoni, sono state portate via, smistate e divise, e due di esse si sono viste costrette, con il consenso degli operatori comunali, a trasferirsi in due insediamenti della capitale. &nbsp;</p>



<p>In tutti e tre i casi, senza censura né freno da parte delle Forze dell’ordine,<strong>&nbsp;i militanti di estrema destra hanno dettato la linea delle assegnazioni delle case popolari sul territorio comunale</strong>&nbsp;organizzando manifestazioni non autorizzate, occupando suolo pubblico con minacce e azioni di forza: la presenza delle Forze dell’ordine ha solo marcato i limiti tra accusatori e vittime.</p>



<p>A partire da Torre Maura,&nbsp;<strong>l’Amministrazione Comunale sembra aver definitivamente ceduto al ricatto dell’estrema destra</strong>, manifestando una profonda debolezza e mostrandosi accondiscendente, di fatto, alle pulsioni neofasciste.<br>Le famiglie provenienti dall’insediamento La Barbuta rientrano nel progetto comunale del superamento dei campi denominato “Piano rom”. Il loro ritorno alla baraccopoli sancisce, tra le altre cose, il fallimento del disegno politico.</p>



<p><strong>Associazione 21 luglio esprime profonda preoccupazione&nbsp;</strong>per quanto sta accadendo a Roma e ancora di più per l’arrendevolezza dell’Amministrazione Comunale davanti alla violenza di manifestazioni di stampo razzista e xenofobo.</p>



<p><strong>Chiediamo alla sindaca Raggi una cosa molto semplice: far rispettare le leggi</strong>, garantendo ad ogni cittadino, al di là della sua etnia, la tutela dei diritti fondamentali e lottando, senza mezzi termini e tentennamenti, contro ogni minaccia e sopruso.</p>



<p>&nbsp;Per informazioni e adesioni:&nbsp;<a href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=cb3f467e9b&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">stampa@21luglio.org</a></p>
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		<title>Quando una ragazza dai capelli rossi sfida i soldati</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jan 2018 09:33:05 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_10004" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/ahed-tamimi-a-16yearold-palestinian-protests-before-israeli-forces-in-picture-id897118250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-10004" loading="lazy" class="size-full wp-image-10004" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/ahed-tamimi-a-16yearold-palestinian-protests-before-israeli-forces-in-picture-id897118250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="630" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/ahed-tamimi-a-16yearold-palestinian-protests-before-israeli-forces-in-picture-id897118250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 630w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/ahed-tamimi-a-16yearold-palestinian-protests-before-israeli-forces-in-picture-id897118250-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></a><p id="caption-attachment-10004" class="wp-caption-text">Ahed Tamimi (L), a 16-year-old Palestinian, protests before Israeli forces in the West Bank village of Nabi Saleh, north of Ramallah, on May 12, 2016, after a demonstration following Friday prayers in solidarity with Palestinian prisoners on hunger strike in Israeli jails.<br />Israel&#8217;s army arrested Ahed Tamimi on December 19, 2017, after a video went viral of her slapping Israeli soldiers in the occupied West Bank as they remained impassive. / AFP PHOTO / ABBAS MOMANI (Photo credit should read ABBAS MOMANI/AFP/Getty Images)</p></div></p>
<p>Sono discordanti le ultimissime notizie riguardanti la liberazione o meno di <a href="http://www.dailymail.co.uk/wires/afp/article-5226709/Israel-charges-Palestinian-teen-viral-slap-video.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Ahed Tamimi ,</a> la 16enne di Ramallah, divenuta “simbolo della resistenza palestinese” che deve rispondere di 12 capi d’accusa, in seguito alla diffusione di un video, divenuto virale, nel quale colpisce con schiaffi e calci dei soldati israeliani in Cisgiordania.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa sarebbe la prova del “crimine” di <a href="https://twitter.com/hashtag/AhedTamimi?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw&utm_source=rss&utm_medium=rss">#AhedTamimi</a>…<a href="https://t.co/0bciWzmrfW?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://t.co/0bciWzmrfW?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ahed e la cugina – Nour, 20 anni, già incriminata – si avvicinano a due soldati israeliani, li esortano ad andarsene, li spintonano e li prendono a schiaffi. Loro non rispondono alle provocazioni e in seguito sosterranno di essersi trovati in quella zona per impedire ai palestinesi di lanciare pietre contro gli automobilisti israeliani.</p>
<p>Il 19 dicembre scorso la ragazza è stata arrestata a causa di questo episodio, divenendo un simbolo per i palestinesi, che hanno riempito i social media con elogi e parole di sostegno e hanno dato il via a diverse campagne, chiedendo la sua liberazione.</p>
<p>L’accusa, dal canto suo, sta cercando di sgretolare questa immagine di eroina costruita intorno alla sua persona, definendo la ragazza una pedina nelle mani della famiglia, che le chiederebbe di esibirsi in rimostranze sceniche, così da diventare il volto della protesta e raccogliere consensi intorno alla causa.</p>
<p>Con lei in carcere c’è anche la madre Nariman, accusata, tra l’altro, di utilizzare Facebook per “incitare le persone a commettere attacchi terroristici”. L’8 gennaio si terrà la prossima udienza e madre e figlia rimarranno in custodia almeno fino a quella data. I pm hanno chiesto che la detenzione prosegua sino alla fine del processo. In caso di condanna, le attendono diversi anni di prigione.</p>
<p>Chi la difende, sostiene che alla base dell’arresto della minorenne ci sarebbe il fatto che il suo volto sia diventato il simbolo di quella che viene definita la “nuova coraggiosa giovane generazione palestinese”, nel tentativo di tenerla lontana dalle rivolte e dai riflettori per lungo tempo.</p>
<p>Seguiremo la sua vicenda, statene certi!</p>
<p><img class="no-display appear" alt="" data-mep="2339745" data-credit="Getty Images" /><br />
<img class="no-display appear" alt="" data-mep="2339746" data-credit="Getty Images" /></p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;: Ultimo giro al Guapa. Essere gay in Medioriente</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Mar 2017 09:55:36 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/9788866327554_p0_v1_s192x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8386" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/9788866327554_p0_v1_s192x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="192" height="299" /></a></p>
<p>Il Guapa è un locale frequentato da persone omosessuali in una città del Medioriente, un mondo a parte, unico luogo clandestino in cui si possono esprimere identità e desideri.</p>
<p>Rasa – giovane non dichiarato che vive con la nonna Teta – intreccia un&#8217; intensa relazione con Taymor, bello e tanto affascinante da far innamorare anche Leila, una ragazza della media borghesia con cui deciderà di sposarsi.</p>
<p>Il senso di colpa per essere stato scoperta dall&#8217;anziana nonna in camera da letto con l&#8217;amante, la scelta sentimentale di quest&#8217;ultimo e l&#8217;arresto di Maj, suo migliore amico, fanno precipitare il fragile equilibrio del protagonista, precedentemente abbandonato dalla madre artista, quando era ancora un bambino.</p>
<p>Questa la sinossi del romanzo intitolato “Ultimo giro al Guapa”, edito da E/O e scritto da Saleem Haddad. Haddad è di madre iracheno-tedesca, di padre libano-palestinese, è cresciuto tra Kuwait, Giordania e Cipro e ora si trova a Londra. Questo è il suo libro d&#8217;esordio nella letteratura contemporanea. Le vicende esistenziali dell&#8217;autore, le sue culture di appartenenza permettono un&#8217;analisi attenta del mondo arabo, con le sue contraddizioni tra legame con la tradizione e con l&#8217;apertura verso la modernità, nel testo ben rappresentati dalla figura della nonna – severa, conservatrice, religiosa (“Una giovane donna con un velo rosa legge i titoli di apertura. Se Teta fosse qui, borbotterebbe: &#8216;Ma guardala! Porta lo hijab ma si dipinge mezza faccia col rossetto. Sembra una gatta che ha appena divorato i suoi micini&#8217;) e dalle ragazze e dai ragazzi che ruotano intorno a Rasa nella sua quotidianità. La madre – artista, sensibile e affamata di libertà come il figlio – non resiste ingabbiata in una società patriarcale e soffocante per le donne emancipate e per chi vorrebbe esprimere le proprie opinioni e la propria creatività; il padre – deceduto da poco – resta presente nel continuo ricordo della sua nutrice, nella conflittualità silenziosa con il figlio, come Legge etica e morale dominante, così in famiglia come nella società e in politica. Un uomo, questo padre, ostinato a serbare un segreto, incapace di esprimere emozioni, che con la sua tirannia psicologica crea danni irreparabili. “In alcuni momenti ho accarezzato l&#8217;idea di strappare via dai muri tutte le foto di Baba. Non perchè lo odi. No, volevo bene a mio padre. E&#8217; solo che volevo scegliere di volergli bene, non vedermi sbattere in faccia il suo ricordo ovunque guardi. Ognuna di quelle foto sembra un ordine: &#8216;Amami!&#8217;, &#8216;Amami!?”:come non fare un&#8217;associazione con i grandi manifesti di pseudo Presidenti che impongono la loro pseudo bonarietà&#8230;</p>
<p>La tirannia c&#8217;è ed è molto presente nel testo; la tirannia vera, quella di chi governa un Paese tramite la paura, il ricatto, la violenza. Una violenza che si abbatte su tanti, troppi e, in particolare su chi è considerato “diverso”, oltraggioso verso la decenza pubblica solo perchè ha un orientamento sessuale non convenzionale. Nel libro Rasa dice al suo amico Maj: “Potremmo documentare le tue ferite e denunciarle a quel gruppo di attivisti per i diritti umani con cui lavori”. Maj infila gli occhiali da sole e fa una risatina amara. “L&#8217;unico scopo di quelle denunce è alleviare i rimorsi dell&#8217;Occidente per aver fornito armi al regime” e chi scrive questa recensione si sente, inevitabilmente, chiamato in causa&#8230;</p>
<p>L&#8217;Occidente è spesso osservato criticamente da Haddad: “I sognatori di tutto il mondo vanno in America. Ma il sogno è solo un&#8217;esca. L&#8217;America è come l&#8217;amo di un pescatore, capace di catturarti e poi di tagliarti in due e divorarti, oppure se non sei di suo gusto, di ributtarti in acqua con un buco a forma di amo dentro la guancia”, queste le dichiarazioni fatte attraverso Teta, ma anche una ragazza, Nora,quindi una rappresentante della nuova generazione, a proposito di eventuali riforme in tema di libertà civili dice:” Il piano di riforme&#8230;Ma per favore. E&#8217; pilotato dall&#8217;Occidente, che non ha nessuna intenzione di lasciarci prendere decisioni autonome. Ci hanno dato una penna per sottoscrivere la nostra condanna a morte e noi litighiamo sul colore dell&#8217;inchiostro”.</p>
<p>Il linguaggio della scrittura è duro e dolce, allo stesso tempo, esattamente come il temperamento del protagonista che si fa emblema di un popolo (o forse più di uno) sensibile, colto, ma indurito per autodifesa.</p>
<p>Tanti gli argomenti importanti raccontati: la questione dell&#8217;omosessualità nel mondo islamico, le dittature, la situazione nei campi profughi scampati ai numerosi conflitti in corso, la lotta per le libertà e i diritti universali. Percorre il libro un senso di disillusione, di fatica: “Questo è un regime che si accanisce sugli arrabbiati e i deboli. Sugli angariati e gli oppressi, i poveri, le donne, i profughi e gli immigrati clandestini. Oggi mi hanno rilasciato dopo poche ore. E perchè? Perchè parlo un inglese fluente e abito nella periferia Ovest. Politicamente, costa troppo uccidermi”.</p>
<p>E noi dedichiamo questo articolo a tutti coloro – dissidenti, preseguitati – che sono ancora in carcere o che non ce l&#8217;hanno fatta.</p>
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		<title>Continua la &#8220;carovana dei diritti&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2013 08:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[arabe]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nostro viaggio continua con voi e grazie a voi. Mercoledì prossimo, 30 ottobre, alle 20.30 presso la Casa per la pace di Milano, in Via M. D&#8217;Agrate 11,&#160; l&#8217;Associazione per i Diritti Umani&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro viaggio continua con voi e grazie a voi.<br />
Mercoledì prossimo, 30 ottobre, alle 20.30 presso la Casa per la pace di Milano, in Via M. D&#8217;Agrate 11,&nbsp; l&#8217;Associazione per i Diritti Umani continua la CAROVANA dei DIRITTI con la presentazione del libro:<br />
<b><br /></b><br />
<b>FERITE di PAROLE. LE DONNE ARABE in RIVOLUZIONE. MILLE FUOCHI di VOCI, di GESTI e di STORIE di VITA. </b>&nbsp; &nbsp; di Leila Ben Salah e Ivana Trevisani.</p>
<p>Alla presenza di Ivana Trevisani, psicologa, antropologa<br />
Noah Hassaan, traduttrice <br />
Monica Macchi, esperta di mondo arabo e redattrice per formacinema.it</p>
<p>
Un&#8217;altra occasione importante per approfondire temi di stretta attualità&nbsp;</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: right;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/30ottobre-fronte-CASA-PACE-722x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/30ottobre-fronte-CASA-PACE-722x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="400" width="281" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/30ottobre-retro-CASA-PACE-722x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/30ottobre-retro-CASA-PACE-722x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="400" width="281" /></a></div>
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		<title>L&#8217;estate dei CIE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Aug 2013 05:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[CIE]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mese di agosto sta per terminare, le città si riempiono e, nell&#8217;indifferenza di molti, continuano a sbarcare immigrati a Lampedusa. Da lì vengono parcheggiati nei CIE (questo argomento è stato da noi più&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/08/20130820_cie_gradisca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/08/20130820_cie_gradisca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="276" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il mese<br />
di agosto sta per terminare, le città si riempiono e,<br />
nell&#8217;indifferenza di molti, continuano a sbarcare immigrati a<br />
Lampedusa. Da lì vengono parcheggiati nei CIE (questo argomento è<br />
stato da noi più volte trattato), ma il 10 agosto scorso è accaduto<br />
un fatto più grave del solito: nel centro di accoglienza Sant&#8217;Anna<br />
di Isola di Capo Rizzuto è scoppiata una rivolta che ha visto<br />
coinvolta una cinquantina di persone. Un uomo di nazionalità<br />
marocchina, di 31 anni, si è sentito male ed è stato portato al<br />
Pronto Soccorso dell&#8217;ospedale civile di Crotone dove è deceduto per<br />
una cardiopatia, probabilmente aggravata dall&#8217;uso di farmaci. La<br />
struttura di Capo Rizzuto è stata chiusa alla vigilia di ferragosto,<br />
dopo che la Procura l&#8217;ha dichiarata inagibile.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
notizia della morte dell&#8217;immigrato ha riacceso i riflettori sulle<br />
condizioni di sopravvivenza delle persone che vengono portate nei<br />
centri di identificazione e di espulsione: in un&#8217;interessante<br />
intervista ad Alexandra D&#8217;Onofrio &#8211; pubblicata nel mese di luglio<br />
sulla nostra piattaforma, nella quale si parlava del suo documentario<br />
intitolato “La vita che non CIE” &#8211;  sono state raccontate le<br />
difficoltà, le paure, le aspettative di uomini, giovani e meno<br />
giovani, che partono dai loro Paesi d&#8217;origine, affrontando un viaggio<br />
pericoloso, per ritrovarsi all&#8217;interno di edifici-prigioni senza aver<br />
commesso reato, senza documenti, senza capire cosa stia accadendo; per<br />
mesi e mesi restano rinchiusi, abbandonati a se stessi, spesso senza<br />
conoscere la lingua con cui chiedere e comunicare e, per calmare<br />
l&#8217;ansia (ma anche per tenere sotto controllo l&#8217;aggressività) vengono sedati<br />
con psicofarmaci. E questa è solo una parte della situazione.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
alcuni casi, quindi, chi ha ancora forza e lucidità prova a<br />
protestare, usando mobili e arredi, bruciando materassi. Un modo per<br />
farsi sentire, una maniera per esprimere rabbia ed esasperazione.<br />
Negli ultimi giorni la rivolta ha toccato anche il CIE di Gradisca,<br />
in provincia di Gorizia, in cui sono rimasti feriti due immigrati<br />
(per uno di loro la prognosi è ancora riservata). All&#8217;interno<br />
dell&#8217;edificio, circa trenta detenuti sono saliti sul tetto, gridando<br />
slogan per denunciare le loro condizioni; all&#8217;esterno, si è creato<br />
un presidio durante il quale i manifestanti hanno esposto cartelli<br />
con le scritte: “Chiudiamo i lager di Stato” oppure “<br />
Libertà/Freedom/Liberté”. A dar forza alla richiesta anche le<br />
parole della vicepresidente della Provincia di Gorizia, Mara Cernic,<br />
che ha dichiarato: “ Siamo contrari a questo modo di gestire<br />
l&#8217;immigrazione, che risulta inadeguato sul piano del rispetto dei<br />
diritti umani”.
</div>
</div>
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