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	<title>rivoluazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>rivoluazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Iraq dieci anni dopo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 14:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<category><![CDATA[documentario]]></category>
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		<category><![CDATA[film]]></category>
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		<category><![CDATA[Unknown Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Laura Silvia Battaglia lavora per la redazione esteri del quotidiano Avvenire. Come freelance collabora con il settimanale&#160;Terre di Mezzo, con l’agenzia&#160;Redattore Sociale, con i network radiofonici Radio Popolare e Radio In Blu, e con&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/UNKNOWN-IRAQ.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/UNKNOWN-IRAQ.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Laura<br />
Silvia Battaglia  lavora per la redazione esteri del<br />
quotidiano<i> </i><i>Avvenire.<br />
</i>Come freelance collabora<br />
con il settimanale&nbsp;<i>Terre<br />
di Mezzo, </i>con<br />
l’agenzia&nbsp;Redattore<br />
Sociale<i>,</i><br />
con i network radiofonici Radio<br />
Popolare e Radio<br />
In Blu<i>,</i><br />
e con RAI<br />
News. È&nbsp;caporedattore del sito&nbsp;www.assaman.info,?utm_source=rss&utm_medium=rss<br />
rivolto ai migranti senegalesi. Da alcuni anni si dedica al reportage<br />
in zone di confine e di conflitto etnico o religioso (Libano, Israele<br />
e Palestina, Gaza, Afghanistan, Kosovo, Serbia), e cerca di<br />
raccontare l’altro attraverso la scrittura, i suoni, le immagini.<br />
Il suo ultimo documentario si intitola <i>Unknown<br />
Iraq</i>:<br />
<b>Il<br />
20 marzo 2003 gli Stati Uniti occupavano l’Iraq con l’operazione<br />
militare “Iraqi Freedom”. Da allora sono passati dieci anni.</b><br />
Dieci anni di guerra in<br />
nome del terrorismo e della democrazia. Dieci anni di odio e di caos.<br />
Oggi l’Iraq è il quinto Paese più corrotto al mondo ed è il più<br />
corrotto in assoluto in Medio Oriente.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
documentario andrà in onda questa sera, sabato 27 aprile 2013, alle<br />
00.45 per  “Agenda del Mondo”, TG3.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
rivolto alcune domande a Laura Silvia Battaglia</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quando<br />
si è recata in Iraq e come si è mossa all&#8217;interno del Paese?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mi sono<br />
recata in Iraq in tre riprese diverse prima su Baghdad, poi su<br />
Bassora, poi sul Kurdistan iracheno e sempre via aerea. Questo per<br />
superare sia i problemi di sicurezza legati ai viaggi di lunga<br />
percorrenza su strada, sia per aggirare problemi di visto. Di fatto<br />
l&#8217;Iraq non è più un unico Paese ma una federazione dove la mano<br />
sinistra non sa quel che fa la destra. Un visto rilasciato da una<br />
regione, da un governatorato del Sud, ad esempio, non può valere per<br />
la capitale o per il Nord. Il Kurdistan, poi, è uno Stato nello<br />
Stato. Per quanto riguarda i movimenti su strada, ci sono diverse<br />
precauzioni di sicurezza da prendere. Baghdad certamente ha dei<br />
livelli di pericolosità maggiori, a causa degli attacchi bomba<br />
frequenti ma soprattutto a causa&nbsp; di possibili ceck points delle<br />
milizie. Gli occidentali possono essere degli ottimi target per<br />
rapimenti, riscatti, rappresaglie. Muoversi in taxi è decisamente<br />
pericoloso. Però, se vivi con le persone del posto, se non alloggi<br />
nella Green zone di Baghdad, se ti rechi al mercato come un cittadino<br />
qualunque &#8211; nel mio caso il mio volto e il modo in cui mi abbiglio mi<br />
aiutano nell&#8217;impresa &#8211; muoversi senza essere un target, nei limiti di<br />
quello che anche il destino ha scelto per te, è possibile.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
categorie di persone ha intervistato? Ad esempio, persone comuni,<br />
artisti, intellettuali e qual è il sentimento comune a dieci anni<br />
dal conflitto?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ho<br />
intervistato solo persone comuni, posto che ho parlato anche con<br />
politici locali e con un ministro ma il loro punto di vista mi è<br />
servito per comprendere altri livelli di ragionamento legati ad<br />
interessi di parte, da parte appunto di chi governa. Ci sono due<br />
sentimenti prevalenti: la disfatta e la revanche. La disfatta è<br />
comune nelle persone che superano i 50 anni, unita alla convinzione<br />
che mai, mai più, l&#8217;Iraq tornerà ad essere ciò che era stato prima<br />
dei tempi di Saddam: un Paese modello di cultura e di sviluppo<br />
nell&#8217;area del Mashreq con la migliore università del Medio Oriente.<br />
Il secondo sentimento prevalente è la revanche, molto comune e<br />
diffusa tra i giovani ventenni. Ragazzi a cui non è stato possibile<br />
avere un&#8217;infanzia, una famiglia, un passato e che non possono<br />
sopportare l&#8217;idea di non potersi giocare il futuro. Si battono per la<br />
pace, per un lavoro, l&#8217;istruzione, la salute: tutti diritti garantiti<br />
nella forma dalla costituzione&nbsp; ma nella sostanza ancora negati.</p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Chi si<br />
sta occupando della ricostruzione del Paese e in che modo?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>Le cause di tutto questo vanno<br />
ricercate in un binomio esplosivo: i 13 anni di sanzioni a cui il<br />
Paese è stato sottoposto dalle Nazioni Unite, dopo l&#8217;invasione del<br />
Kuwait, da una parte; dall&#8217;altra la più grande operazione di<br />
state-building mai registrata prima, e in atto dal 2003. Un insieme<br />
di azioni militari, umanitarie ed economiche che costa agli americani<br />
65 miliardi di dollari l&#8217;anno e di cui usufruiscono esclusivamente le<br />
élite al potere. Soldi che vengono settimanalmente volatilizzati<br />
dentro la Banca Centrale Irachena in oscure operazioni all&#8217;estero.Tra<br />
gli ultimi programmi di sviluppo, l&#8217;<b>Unido</b><br />
ha lanciato il Teirq10006, per lo sviluppo della zona industriale di<br />
Baghdad. A questo progetto, che ha la benedizione di nove<br />
rappresentanti del governo iracheno, tra cui il Ministro<br />
dell&#8217;Industria e Minerali e 11 rappresentanti di organizzazioni<br />
internazionali, partecipa l&#8217;Italia come Paese donatore. Obiettivo:<br />
creare una Road Map industriale intorno a Baghdad che possa<br />
rappresentare un modello per lo sviluppo di altre zone industriali in<br />
tutto l&#8217;Iraq, da Bassora ad al-Anbar, passando per Erbil. Per rendere<br />
operativo il progetto, Unido chiede una definizione necessaria dei<br />
confini della zona industriale, un assetto giuridico che eviti gli<br />
effetti di free-low zones, un controllo sul territorio nazionale e<br />
non municipale, la privatizzazione sostanziale delle attività, la<br />
razionalizzazione e l&#8217;assicurazione delle risorse primarie per l&#8217;area<br />
industriale, specie acqua ed energia elettrica. In questo progetto<br />
non si fa menzione delle necessità dei civili iracheni.</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quanto<br />
sarebbe importante attivare campagne per favorire l&#8217;istruzione dei<br />
giovani e magari anche delle donne?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
&#8220;sarebbe&#8221; importante ma &#8220;è&#8221; importante. Il punto<br />
non è attivare le campagne, cosa che è già stata fatta. Il punto è<br />
fare in modo che vengano promosse, accettate, spinte dai forum<br />
sociali locali. Dopo questo passo, che ha tra le sue più importanti<br />
sostenitrici donne, attiviste e sindacaliste del calibro di Hanaa<br />
Edwar, coordinatrice dell&#8217;ong irachena<i> Al Amal,</i> è<br />
necessario che il governo recepisca questo tipo di imput. Può un<br />
governo che si dice democratico consentire ancora il delitto d&#8217;onore<br />
o accettare, per tradizione, il matrimonio di minori intorno ai 12-13<br />
anni d&#8217;età? E&#8217; quello che succede ancora in alcune zone del Paese.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il mondo<br />
italiano dell&#8217;informazione si è un po&#8217; dimenticato dell&#8217;Iraq e delle<br />
conseguenze della guerra e della rivoluzione?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;informazione<br />
sugli esteri in Italia è una sconosciuta, oggi più che mai.<br />
Probabilmente è colpa dell&#8217;assenza di una vera politica di Esteri,<br />
dovuta al nostro passato poco o per nulla coloniale, a cui si agiunge<br />
oggi la crisi dei media e del mercato editoriale. Eppure siamo un<br />
Paese chiave nel Mediterraneo e gli italiani sono attori preziosi in<br />
contesti di dialogo e mediazione. Riguardo all&#8217;Iraq, il fatto, ad<br />
esempio, che in questi ultimi 4 giorni ci siano stati 200 morti in<br />
scontri settari, e che non si sia nemmeno scritta una breve; o che<br />
nell&#8217;agosto del 2012 siano state impiccate 21 persone in un solo,<br />
stesso giorno senza un giusto processo e sia uscito solo un<br />
trafiletto nelle ultime pagine di 3 quotidiani, continua a confermare<br />
una triste verità: di Iraq non si parla perché l&#8217;Iraq è l&#8217;unica,<br />
vera, grande riserva di petrolio a cielo aperto nel Medio Oriente e<br />
perché sono molti i giacimenti ancora non sfruttati. Secondo il<br />
ministro del Petrolio iracheno, infatti, nel 2014 la produzione<br />
dovrebbe raggiungere quota 6,5 milioni di barili al giorno, più del<br />
doppio della attuale cifra di 2,7. E le previsioni più ottimistiche<br />
parlano di 12 milioni di barili per il 2017, quasi cinque volte la<br />
produzione attuale come sostiene lo scenario energetico profilato per<br />
il 2030 dalla British Petroleum. Perché dunque parlare (male) di un<br />
Paese nel quale si continuano a fare affari d&#8217;oro?
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Può<br />
anticipare chi è Usama Al – Samarai, che lei ha intervistato, e<br />
commentare le sue parole?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Usama<br />
Al Samarrai è il figlio di Ahmed Al Samarrai, il presidente del<br />
Comitato Olimpico Nazionale Iracheno rapito a Baghdad il 15 luglio<br />
del 2006 in un incontro pubblico, insieme ad altri 24 membri del<br />
Comitato. Alcuni rapiti sono stati rilasciati dopo qualche tempo. Ma<br />
Usama non ha mai più avuto notizie del padre. Nessuno, a distanza di<br />
sette anni, sa se è vivo o morto.&nbsp;
</div>
<p>Niran, la moglie<br />
del presidente rapito, ha parlato dopo sei anni. Nel libro “A<br />
homeland kidnapped” denuncia l’inefficienza del nuovo governo<br />
iracheno, il silenzio della comunità internazionale, e ipotizza<br />
questo scenario: il marito ha pagato la sua equidistanza da qualsiasi<br />
partito e il suo amore per il Paese al di là delle divisioni<br />
settarie sull&#8217;altare delle nuove elité al potere. Di questo crimine,<br />
secondo la vedova e il figlio &#8220;sono responsabili figure<br />
attualmente al Governo”. Da parte mia aggiungo, semplicemente, che<br />
è molto strano non attivare nessun tipo di inchiesta o di<br />
interrogazione parlamentare o di indagine di fronte al rapimento di<br />
ben 24 persone da parte di un commando armato che ha fatto irruzione<br />
in una sala conferenze pubblica a Baghdad. E&#8217; come se in Italia 20<br />
persone irrompessero armate durante una riunione di Confindustria,<br />
intimando ai cameraman presenti di spegnere le telecamere prima<br />
dell&#8217;azione e rapissero 24 delegati. Provate solo a immaginarlo. Non<br />
chiedersi il perché, non attivare nessuna azione di contrasto, non<br />
interrogare i rilasciati, insabbiare tutto nel silenzio, a livello<br />
locale e internazionale, equivarrebbe inevitabilmente a rendersene<br />
complici. </p>
<p>
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<a href="http://vimeo.com/63411137?width=1080&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">UNKNOWN IRAQ TRAILER</a> from <a href="http://vimeo.com/user16709023?utm_source=rss&utm_medium=rss">Laura Silvia Battaglia</a> </p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/laura-silvia-battaglia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/laura-silvia-battaglia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Laura Silvia Battaglia</td>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<p></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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