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	<title>Rodotà Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Rodotà Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Galere d&#8217;Italia&#8221;: 12mo rapporto Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2016 07:38:03 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-280.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5728" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5728" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-280.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (280)" width="498" height="506" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-280.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-280-295x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 295w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; stato presentato a Roma il <strong>12° Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione “Galere d&#8217;Italia”</strong>. I <strong>dati</strong> che emergono mostrano che, dalla fine dell&#8217;anno al 31 marzo 2016, sono stati registrati 1331 detenuti in più nelle carceri italiane. Il tasso di affollamento è attualmente al 108% e 3950 persone sono prive di un posto regolamentare. Il tasso di detenzione è invece nella media europea. L&#8217;Italia ha circa 90 detenuti ogni 100 mila abitanti. Risulta essere particolarmente alto il numero degli imputati: i detenuti in attesa di sentenza definitiva sono il 34,6% del totale (la media europea è del 20,4%).</p>
<p>I <strong>detenuti stranieri</strong> sono meno, in percentuale, rispetto al 2009. Oggi rappresentano il 33,45% della popolazione detenuta. La media europea è del 21% circa. Essi risultano essere in percentuale più alta rispetto agli italiani in custodia cautelare. Cresce inoltre l&#8217;istituto della messa alla prova e i dati mostrano che le misure alternative alla detenzione e il braccialetto elettronico portano la recidiva a tassi prossimi allo zero. Sono stati inoltre presentati i risultati delle visite dell&#8217;Osservatorio di Antigone nelle sezioni psichiatriche e alcuni dei casi seguiti dal difensore civico dell&#8217;Associazione relativamente ad episodi di morti e presunte violenze.</p>
<p>Infine, il rapporto evidenzia che gli <strong>Stati Generali dell’Esecuzione Penale</strong>, voluti dal Ministero della Giustizia on. Andrea Orlando, sono stati un’importante e innovativa occasione di partecipazione democratica alle scelte istituzionali in materia di esecuzione penale. Gli Stati Generali sono stati un percorso di riflessione e approfondimento durato circa un anno durante il quale 18 tavoli di lavoro, composti da personalità esperte del sistema penitenziario e di diverse discipline, hanno dibattuto e prodotto riflessioni e proposte circa l’esecuzione della pena. Antigone vi ha preso parte attivamente, attraverso alcuni dei suoi componenti. L’esito finale dovrà ora incrociarsi con la discussione parlamentare del disegno di legge delega del Governo per la riforma dell’ordinamento penitenziario, approvato alla Camera e al momento fermo al Senato.</p>
<p><strong>Antigone</strong>, associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”, è nata alla fine degli anni ottanta nel solco della omonima rivista contro l’emergenza promossa, tra gli altri, da Massimo Cacciari, Stefano Rodotà e Rossana Rossanda. E’ un’associazione politico-culturale a cui aderiscono prevalentemente magistrati, operatori penitenziari, studiosi, parlamentari, insegnanti e cittadini che a diverso titolo si interessano di giustizia penale. In particolare Antigone promuove elaborazioni e dibattiti sul modello di legalità penale e processuale in Italia e sulla sua evoluzione; raccoglie e divulga informazioni sulla realtà carceraria, sia come lettura costante del rapporto tra norma e attuazione, sia come base informativa per la sensibilizzazione sociale al problema del carcere anche attraverso l&#8217;Osservatorio nazionale sull&#8217;esecuzione penale e le condizioni di detenzione; cura la predisposizione di proposte di legge e la definizione di eventuali linee emendative di proposte in corso di approvazione; promuove campagne di informazione e di sensibilizzazione su temi o aspetti particolari, comunque attinenti all’innalzamento del modello di civiltà giuridica in Italia, anche attraverso la pubblicazione del quadrimestrale Antigone.</p>
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		<title>Lo Stato indifferente: la Corte Europea ha riconosciuto all’Italia una grave violazione del diritto alla tutela della vita privata e familiare dei propri cittadini</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2015 04:49:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Rodotà (da La Repubblica 22.07.2015) La decisione della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo sui diritti da riconoscere alle unioni tra persone dello stesso sesso, che già suscita polemiche, era prevedibile per chi&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
di<br />
Stefano Rodotà  (da<br />
La Repubblica 22.07.2015)</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
decisione della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo sui diritti da<br />
riconoscere alle unioni tra persone dello stesso sesso, che già<br />
suscita polemiche, era prevedibile per chi conosce la giurisprudenza<br />
di quella Corte, la sua evoluzione, le novità introdotte proprio in<br />
questa materia anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell&#8217;Unione<br />
europea.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Interviene<br />
in un momento in cui la discussione si è fatta sempre più accesa<br />
dopo l&#8217;annuncio del Presidente del Consiglio di arrivare prima delle<br />
ferie parlamentari all&#8217;approvazione, almeno da parte di una delle<br />
Camere, cli una legge in materia. Siamo di fronte ad un invito<br />
esplicito al legislatore italiano, con indicazioni importanti e che<br />
non possono essere trascurate. I giudici di Strasburgo hanno<br />
esplicitamente ricordato le loro precedenti decisioni sul<br />
riconoscimento delle unioni civili, sì che nessun potrà dirsi colto<br />
cli sorpresa o invocare la necessità di un adeguato tempo di<br />
riflessione. Su questo punto la sentenza è chiarissima.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
silenzi del Governo, la totale disattenzione di fronte agli espliciti<br />
inviti rivolti nel 2010 dalla Corte costituzionale e nel 2012 dalla<br />
Corte di Cassazione, l&#8217;assoluta inazione del Parlamento hanno<br />
determinato una grave violazione del diritto alla tutela della vita<br />
privata e familiare, riconosciuto dall&#8217;articolo 8 della Convenzione<br />
europea dei diritti dell&#8217;uomo. E qui le parole dei giudici cli<br />
Strasburgo si fanno sferzanti. L&#8217;assoluto disinteresse di Governo e<br />
Parlamento per il gran lavoro fatto dalla magistratura italiana ha<br />
finito con il rappresentare una sua inammissibile delegittimazione,<br />
compromettendo il rispetto e l&#8217;effettività delle decisioni<br />
giudiziarie (a proposito: la somma indifferenza di Governo e<br />
Parlamento per l&#8217;elezione di tre giudici della Corte costituzionale<br />
non è forse già diventata una forma di delegittimazione di questa<br />
fondamentale e scomoda istituzione di garanzia?).
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
decisione della Corte non può essere facilmente aggirata, ed è bene<br />
ricordare che essa è stata presa all&#8217;unanimità. Si dice e si<br />
ribadisce che siamo di fronte a diritti dal cui effettivo<br />
riconoscimento dipendono l&#8217;identità, la dignità sociale, la vita<br />
stessa delle persone. In questi casi, la Corte lo sottolinea più<br />
volte, il margine di discrezionalità del legislatore è ristretto.<br />
Alle unioni stabili tra persone dello stesso sesso deve essere<br />
assicurato un riconoscimento effettivo attraverso una &#8220;solenne<br />
istituzione giuridica&#8221;, unioni civili riconosciute o<br />
partnerships registrate, che le sottraggano alla casualità e alla<br />
inaffidabilità che caratterizzano oggi la situazione italiana.<br />
L&#8217;esistenza non può essere affidata all&#8217;incertezza o a semplici<br />
patti privati o a regole limitate agli aspetti patrimoniali del<br />
rapporto. Siamo di fronte ad un &#8220;dovere positivo&#8221;, che lo<br />
Stato deve integralmente rispettare, soprattutto perché solo così<br />
può essere cancellata una inammissibile discriminazione, fondata<br />
com&#8217;è solo sull&#8217;orientamento sessuale.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nelle<br />
argomentazioni dei giudici di Strasburgo si coglie una particolare<br />
attenzione per lo scarto crescente, e sempre più evidente, tra<br />
dinamiche della realtà sociale e immobilità del diritto. La Corte<br />
mette in evidenza che la maggioranza dei paesi aderenti al Consiglio<br />
d&#8217;Europa, 23 su 47, hanno già disciplinato in forme adeguate unioni<br />
tra le persone dello stesso segno, segno di una tendenza da<br />
considerare ormai irreversibile. Così l&#8217;inaccettabilità della<br />
situazione italiana diviene particolarmente evidente, il suo<br />
protrarsi nel tempo è giudicato inammissibile, e questo spiega anche<br />
la ragione per la quale alle coppie ricorrenti è stato riconosciuto<br />
il diritto ad un risarcimento del danno che dovrà essere pagato<br />
dallo Stato italiano. Nella sentenza viene anche citato un sondaggio<br />
dal quale risulta che la maggioranza degli italiani è favorevole ad<br />
una legge che riconosca le unioni tra persone dello stesso sesso.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma i<br />
tempi non sono propizi né alle discussioni ragionate, né alla<br />
consapevolezza della centralità del riconoscimento dei diritti<br />
fondamentali. Già si sono manifestate reazioni scomposte, con<br />
insolenze nei confronti dei giudici di Strasburgo che dimostrano ir<br />
assenza di una cultura delle garanzie. Non consideriamole<br />
manifestazioni folkloristiche, come troppe volte si è fatto in<br />
passato, favorendo così la regressione culturale e politica. Ma più<br />
preoccupanti devono essere considerati i tentativi di svuotare<br />
dall&#8217;interno la riforma in discussione al Senato, nei quali si<br />
riflette anche una rinnovata pretesa di valutare le leggi in primo<br />
luogo secondo la morale cattolica, e non alla luce dei diritti delle<br />
persone. La buona politica, se c&#8217;è ancora, può trovare in questa<br />
sentenza di Strasburgo un forte sostegno. Il passo avanti, che la<br />
sentenza impone, è significativo. Ma non è destinato a chiudere<br />
definitivamente la questione.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dal<br />
mondo LGBT viene sempre più perentoria la richiesta di un<br />
riconoscimento anche alle coppie di persone dello stesso sesso del<br />
diritto a contrarre matrimonio. Di questo bisognerà discutere,<br />
soprattutto dopo la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti<br />
che ha imboccato decisamente questa strada. La Corte di Strasburgo ci<br />
ha ricordato che qui la discrezionalità del legislatore nazionale è<br />
più larga, perché solo 9 nazioni su 47 hanno accettato questa<br />
linea. Ma si può prevedere che questi numeri cambieranno presto, sì<br />
che le corti dovranno prendere atto della crescita di questo<br />
consenso.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E ai<br />
nostrani polemisti bisognerà pur ricordare che l&#8217;Italia ha firmato,<br />
e il Parlamento ha votato, la Carta dei diritti fondamentali<br />
dell&#8217;Unione europea, il cui articolo 9 ha cancellato il requisito<br />
della diversità di sesso per tutte le forme giuridiche di<br />
costruzione di una famiglia.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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