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	<title>Rojava Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Anbamed: notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2021 07:47:40 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>a cura di Farid Adly</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="534" height="463" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/siria-afrin-erdogan-534.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15404" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/siria-afrin-erdogan-534.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 534w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/siria-afrin-erdogan-534-300x260.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 534px) 100vw, 534px" /></figure>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Palestina Occupata:</strong>&nbsp;Oggi a Gerusalemme Est la marcia delle bandiere della destra nazionalista israeliana.</p>



<p><strong>Iraq:</strong>&nbsp;Analisi del DNA per 123 corpi ritrovati in una fossa comune di Daiesh (ISIS).</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;23 condanne definitive alla pena capitale per i dirigenti della Fratellanza Musulmana.</p>



<p><strong>Siria:</strong>&nbsp;Raids russi sulla regione desertica siriana contro i covi dei fuggiaschi jihadisti.</p>



<p><strong>Libia:</strong>&nbsp;Ad Ajelat, duri scontri tra milizie nell&#8217;ovest libico, vicino al confine con la Tunisia.</p>



<p>Le notizie</p>



<p><strong>Palestina Occupata</strong></p>



<p>Oggi, a Gerusalemme Est si svolgerà la marcia delle bandiere organizzata da movimenti di estrema destra nazionalista, per commemorare l&#8217;occupazione del giugno 1967. La manifestazione era stata vietata la scorsa settimana dalla polizia, ma l&#8217;ex governo Netanyahu l&#8217;aveva autorizzata fissandola per oggi, per mettere alla prova il nuovo governo guidato dal miliardario Bennett.</p>



<p>I movimenti palestinesi hanno fatto appello alla mobilitazione generale della popolazione di Gerusalemme per impedire il passaggio nei luoghi sacri della moschea di Al-Aqsa.</p>



<p><strong>Iraq</strong></p>



<p>Le autorità irachene hanno prelevato campioni da 123 resti umani della fossa comune scoperta nel 2020. Le vittime sono una parte dei 600 prigionieri trattenuti nel carcere di Daboush che i miliziani di Daiesh, nel giugno 2014, avevano condotto in una valle e sparato loro addosso, soltanto perché erano di confessione sciita. Quella di Daboush è stata la più terribile carneficina compiuta dai criminali jihadisti. Le analisi del DNA confrontate con quelle dei parenti dei prigionieri forniranno un&#8217;identità ai resti e permetteranno ai familiari di sapere la sorte delle vittime, considerate da 7 anni come disperse.</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>La Cassazione ha confermato le condanne a morte per 12 ex dirigenti della Fratellanza Musulmana, accusati per gli scontri durante la carneficina del 3 agosto 2013, noti con il nome di Rabia Adaweia, quando le forze di polizia spararono contro i manifestanti. L&#8217;accusa rivolta loro è: “Resistenza a pubblico ufficiale e assassinio di agenti”. Altri 31 casi di condanna alla pena capitale nel processo di primo grado sono stati tramutati all&#8217;ergastolo. Tra i condannati a morte, vi è anche Issam Arian, già deceduto lo scorso anno in carcere.</p>



<p><strong>Siria</strong></p>



<p>Caccia russi hanno ripreso i bombardamenti sulla regione desertica nel centro della Siria, dove risiedono i covi dei fuggiaschi di Daiesh. Nella giornata di ieri sono state registrate almeno 40 raids e secondo la stampa governativa ci sarebbero stati morti e feriti tra i miliziani. L&#8217;area colpita è quella ai confini tra tre province: Raqqa, Deir Azzour e Homs, dove le attività terroristiche del fu falso califfato sono state riprese recentemente con agguati a convogli militari e auto civili.</p>



<p><strong>Libia</strong></p>



<p>Sono ripresi gli scontri tra milizie a ovest di Tripoli per il controllo della strada costiera. La battaglia è tra formazioni armate di Zawia e di Ajelat, non lontano dal confine tunisino. Malgrado un comunicato del Consiglio di Presidenza che invita alla calma, le milizie di Zawia hanno inviato rinforzi per attaccare Ajelat. Gli scontri durano da giovedì e hanno causato la morte di 8 persone, tra i quali civili. Nei combattimenti è stata usata anche artiglieria pesante che ha terrorizzato la popolazione di Ajelat.</p>



<p><strong>Approfondimento</strong></p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="KRCK14jUGN"><a href="https://www.anbamed.it/2021/06/15/difendere-il-kurdistan-contro-loccupazione-turca/?utm_source=rss&utm_medium=rss">DIFENDERE il KURDISTAN Contro l&#8217;occupazione turca</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;DIFENDERE il KURDISTAN Contro l&#8217;occupazione turca&#8221; &#8212; Anbamed" src="https://www.anbamed.it/2021/06/15/difendere-il-kurdistan-contro-loccupazione-turca/embed/#?secret=KRCK14jUGN&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="KRCK14jUGN" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<figure class="wp-block-embed-wordpress wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-defend-kurdistan"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="S4eMpvjQPP"><a href="https://defend-kurdistan.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Home</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;Home&#8221; &#8212; Defend Kurdistan" src="https://defend-kurdistan.com/embed/#?secret=S4eMpvjQPP&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="S4eMpvjQPP" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p><em><strong>DIFENDERE il KURDISTAN Contro l&#8217;occupazione turca</strong></em></p>



<p>Noi – circa 150 politici, difensori dei diritti umani, giornalisti, accademici, sindacalisti, parlamentari, attivisti politici, ecologisti e femministe di tutta Europa – abbiamo seguito da vicino i pericolosi sviluppi derivanti dagli attacchi della Turchia al Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale) dal 23 aprile 2021. Di conseguenza, ci siamo riuniti oggi ad Erbil e abbiamo deciso che dobbiamo&nbsp;intervenire.</p>



<p>Quindi, è con una sola voce di chiarezza morale che vogliamo condannare inequivocabilmente l&#8217;occupazione in corso del Kurdistan meridionale da parte dell&#8217;esercito turco ed essere solidali con il popolo di quella regione e le forze della resistenza curda nella protezione della loro terra madre.</p>



<p>Ad aprile, lo stato turco ha avviato una nuova campagna militare ad ampio raggio nel Kurdistan meridionale nelle regioni di Metina, Zap e Avashin. In queste regioni proseguono pesanti battaglie, con le forze della guerriglia curda che resistono ferocemente a questa invasione illegale. Questi attacchi su larga scala prendono di mira non solo le forze della guerriglia curda, ma anche le conquiste del popolo curdo, con l&#8217;obiettivo di occupare il Kurdistan meridionale.</p>



<p>Ad oggi la risposta a questi attacchi a livello internazionale è purtroppo rimasta in sordina. Approfittando di questo silenzio, il regime turco ha messo in atto il suo piano per occupare tutto il Rojava (la regione del nord e dell&#8217;est della Siria) insieme al sud del Kurdistan.</p>



<p>Così facendo, la Turchia è determinata a ripulire etnicamente questa vasta area – lunga 1400 km – dalla Siria nordoccidentale al confine iracheno-iraniano. Allo stesso tempo, la Turchia sta conducendo una guerra con droni contro il campo profughi di Maxmur, una grave violazione del diritto internazionale.</p>



<p>Collegato a questa politica di pulizia etnica, l&#8217;esercito turco spera anche di spopolare la regione di Sinjar, terra degli yazidi, e quindi di ottenere ciò che l&#8217;ISIS non ha potuto ottenere. Dall&#8217;estate del 2012, i curdi del Rojava e della Siria nord-orientale, hanno lavorato fianco a fianco con le comunità locali di arabi, assiri, turcomanni e armeni dopo aver guidato assieme una rivoluzione che ha istituito un&#8217;amministrazione autonoma che è democratica e dà potere alle donne.</p>



<p>In risposta la Turchia ha usato militanti jihadisti per attaccare direttamente queste aree del Rojava, tra cui Afrin, Azaz, Jarablus, Sere Kaniye e Gire Spi (Tal Abyad), nella speranza di occupare e distruggere i risultati di questa amministrazione guidata dalle donne.</p>



<p>Durante queste occupazioni in atto, la Turchia ha progettato il cambiamento demografico, lo stupro sistematico e la riduzione in schiavitù delle donne, causando lo sfollamento di massa della grande parte della popolazione curda e di altre popolazioni civili, come parte della sua strategia per turchizzare e alla fine annettere queste terre.</p>



<p>E i problemi non sono solo all&#8217;estero. In effetti, l&#8217;ultimo esempio dell&#8217;incessante ostilità di Erdoğan nei confronti delle conquiste politiche e sociali curde deriva dall&#8217;interno della stessa Turchia e dal suo tentativo di chiudere il Partito&nbsp;democratico&nbsp;dei popoli&nbsp;(HDP).</p>



<p>Questo è l&#8217;ultimo passo di una campagna in atto da anni contro HDP – un&#8217;alleanza progressista di curdi, turchi e molti altri partiti, organizzazioni e individui democratici – che ha portato all&#8217;arresto di oltre diecimila membri di HDP.</p>



<p>Sfortunatamente, la regione del Kurdistan (KRG) e il governo iracheno hanno fatto poco per fermare il tentativo di occupazione della Turchia.</p>



<p>In particolare è stato deludente per noi vedere come i funzionari del Partito democratico del Kurdistan (KDP) abbiano persino cercato di legittimare l&#8217;occupazione turca. Qualunque sia la pressione economica di Ankara, il KDP non deve lasciarsi trasformare in un delegato turco, poiché le conseguenze di questa guerra possono essere gravi per tutto il Kurdistan e la regione.</p>



<p>Il mondo deve riconoscere che la Turchia sta tentando di compiere un genocidio contro il popolo curdo. Ed è solo il movimento di resistenza curdo che impedisce la piena occupazione del Kurdistan e l&#8217;annientamento dei diritti politici dei curdi. L&#8217;attuale resistenza armata a Zap, Avashin e Metina ha trasformato il Kurdistan in una roccaforte di audacia, non solo per i curdi, ma per tutte le persone nella più ampia regione minacciate dall&#8217;espansionismo neo-ottomano turco. A tal fine, il presidente turco Erdoğan non ha nascosto la sua ambizione di ripristinare la gloria perduta dell&#8217;Impero ottomano riconquistando il suo antico territorio.</p>



<p>Pertanto, parallelamente alle campagne militari turche contro i curdi in Siria, Turchia e Iraq, Erdoğan si è intromesso in varie aree di conflitto, tra cui Libia, Artsakh/Azerbaigian, Yemen, Niger, Nigeria, Ciad, Sudan, Somalia e Libano.</p>



<p>Collegate a ciò, ci sono le sue minacce contro molte nazioni, come Grecia, Cipro, Armenia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia. Dobbiamo anche riconoscere che il regime di Erdoğan ha una lunga esperienza di finanziamento, armamento e sostegno allo Stato Islamico (ISIS) e a vari altri gruppi jihadisti violenti simili, usandoli ufficialmente e ufficiosamente come forze per procura per aumentare la portata dello Stato turco all&#8217;estero.</p>



<p>Durante il recente conflitto ad Artsakh che ha coinvolto Armenia, Azerbaigian e Turchia, Erdoğan ha inviato dalla Siria centinaia di combattenti jihadisti per procura per sostenere l&#8217;Azerbaigian e ha anche inviato questi combattenti in Libia per partecipare al lungo conflitto del paese. Attraverso queste azioni, la Turchia sta violando la sovranità di altri paesi e sta diffondendo il suo terrorismo mercenario in tutto il mondo.</p>



<p>Erdoğan è ben consapevole della posizione geopolitica unica della Turchia e la sfrutta a suo vantaggio. Sa che il suo esercito, il secondo più grande della NATO, è una forza formidabile e un baluardo per l'&#8221;Occidente&#8221;. Quindi, lo stato turco, sotto il suo governo, continua a sfidare apertamente e sistematicamente il diritto internazionale e a violare le convenzioni sui diritti umani.</p>



<p>La Turchia viola continuamente la sovranità di molti paesi. Nel frattempo, la NATO, le Nazioni Unite, l&#8217;Unione Europea e il Consiglio d&#8217;Europa rispondono tutti con un silenzio assordante.</p>



<p>Ma la comunità internazionale deve essere guidata dalla moralità, non dalla geo-strategia. E la loro incapacità di sfidare l&#8217;autoritarismo e i crimini di guerra di Erdoğan gli dà effettivamente il permesso di continuare la sua aggressione militare. A sua volta, li rende anche un cospiratore in parte responsabile nella sua continua distruzione.</p>



<p><em><strong>Proclamiamo quindi un&#8217;iniziativa internazionale DIFENDERE IL KURDISTAN contro l&#8217;occupazione turca!</strong></em></p>



<p>Al fine di ottenere un arresto immediato degli attacchi turchi al Kurdistan meridionale e il ritiro di tutte le truppe turche e dei mercenari islamisti, chiediamo quanto segue:</p>



<p>• Fermare l&#8217;occupazione turca, il cambiamento demografico, l&#8217;instabilità e la campagna di pulizia etnica nel Kurdistan meridionale.</p>



<p>·&nbsp;&nbsp;Fermare la distruzione e lo sfruttamento della natura del Kurdistan.</p>



<p>·&nbsp;&nbsp;Nessuna complicità delle potenze internazionali e regionali nel genocidio curdo.</p>



<p>·&nbsp;&nbsp;Sostegno di tutti i partiti, istituzioni e persone curde alla resistenza della guerriglia alla loro posizione unita contro l&#8217;occupazione turca.</p>



<p>·&nbsp;&nbsp;No al progetto espansionista neo-ottomano di Erdoğan in tutto il Medio Oriente e il Mediterraneo orientale.</p>
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		<title>Rapporto della Commissione ONU di inchiesta sulla Siria</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2020 09:19:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Da labottegadelbarbieri.org) NIENTE MANI PULITE: DIETRO LE PRIME LINEE E I TITOLI DEI GIORNALI, GLI ATTORI ARMATI CONTINUANO A SOTTOPORRE I CIVILI AD ABUSI ORRIBILI E SEMPRE PIÙ MIRATI di Staffetta sanitaria Rojava (*) Come&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/RepONU_Isis-1024x576.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14826" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/RepONU_Isis-1024x576.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/RepONU_Isis-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/RepONU_Isis-768x432.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/RepONU_Isis.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>(Da labottegadelbarbieri.org)</p>



<p>NIENTE MANI PULITE: DIETRO LE PRIME LINEE E I TITOLI DEI GIORNALI, GLI ATTORI ARMATI CONTINUANO A SOTTOPORRE I CIVILI AD ABUSI ORRIBILI E SEMPRE PIÙ MIRATI</p>



<p>di <strong>Staffetta sanitaria Rojava (*)</strong></p>



<p>Come di consueto per i documenti tradotti da&nbsp;<strong>Staffetta sanitaria</strong>&nbsp;qualche parola di presentazione per spiegare le motivazioni e in qualche modo orientarne la lettura.</p>



<p>La notizia sull’esistenza di questo documento viene dal sito di Ric – Rojava information center che in un articolo dal&nbsp;<em>titolo “United Nations -Report-on-war-crimes-atrocities-committed-by-turkish-and-other-forces-in-Syria”<a href="http://www.staffettasanitaria-rojava.it/2020/10/27/rapporto-della-commissione-onu-di-inchiesta-sulla-siria-niente-mani-pulite-dietro-le-prime-linee-e-i-titoli-dei-giornali-gli-attori-armati-continuano-a-sottoporre-i-civili-ad-abusi-orribili-e-sempre/#_ftn1?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>[1]</strong></a></em>&nbsp;ne forniva una sintesi. &nbsp;Pur apprezzando moltissimo il lavoro di documentazione di Ric, per la metodologia e la correttezza dell’approccio utilizzato, abbiamo ritenuto importante tradurre il documento ufficiale, di cui sul sito della Commissione diritti umani dell’ONU<a href="http://www.staffettasanitaria-rojava.it/2020/10/27/rapporto-della-commissione-onu-di-inchiesta-sulla-siria-niente-mani-pulite-dietro-le-prime-linee-e-i-titoli-dei-giornali-gli-attori-armati-continuano-a-sottoporre-i-civili-ad-abusi-orribili-e-sempre/#_ftn2?utm_source=rss&utm_medium=rss">[2]</a>&nbsp;manca del tutto la versione in Italiano.</p>



<p>Perché il documento ufficiale? Perché pensiamo che in alcuni casi la&nbsp;<em>Fonte</em>&nbsp;<em>e la Forma sia il contenuto.&nbsp;</em>Se Ric può essere considerata una fonte partigiana, i relatori di questa commissione ufficiale dell’ONU sono nella posizione di poter presentare un documento nelle assisi internazionali a cui tutti gli attori politici (compreso il nostro governo) non possono sottrarsi.</p>



<p>E’ proprio in questa veste che il documento assume una sua rilevanza. Infatti, riteniamo che il “ceto politico” che da tempo segue la causa curda in Italia sia già consapevole di questa situazione, ma non crediamo sia lo stesso per quello che riguarda gli Amministratori locali e va smascherata la “postura” dell’ autorità di governo, con particolare riferimento all’ineffabile Ministro degli esteri, principale alleato in Europa della Turchia, di cui ha sponsorizzato le mire espansionistiche in Libia e copre quelle nel Mediterraneo.  In questo documento la Turchia è pesantemente attaccata e quindi o il governo denuncia questo rapporto come infondato e dovrebbe tenerne conto.</p>



<p>D’altra parte, ribadiamo che se una ONG italiana può denunciare la Grecia per le condizioni dei minori nell’hot spot di Samos<a href="http://www.staffettasanitaria-rojava.it/2020/10/27/rapporto-della-commissione-onu-di-inchiesta-sulla-siria-niente-mani-pulite-dietro-le-prime-linee-e-i-titoli-dei-giornali-gli-attori-armati-continuano-a-sottoporre-i-civili-ad-abusi-orribili-e-sempre/#_ftn3?utm_source=rss&utm_medium=rss">[3]</a>, arrivando fino alla Corte penale internazionale, ancora non capiamo perché nessuna denuncia sia stata promossa contro la Siria e la Turchia per le tante e palesi violazioni come l’uso del fosforo bianco<a href="http://www.staffettasanitaria-rojava.it/2020/10/27/rapporto-della-commissione-onu-di-inchiesta-sulla-siria-niente-mani-pulite-dietro-le-prime-linee-e-i-titoli-dei-giornali-gli-attori-armati-continuano-a-sottoporre-i-civili-ad-abusi-orribili-e-sempre/#_ftn4?utm_source=rss&utm_medium=rss">[4]</a>&nbsp;da parte dell’esercito turco o l’omicidio di Hevrin Khelef&nbsp;<a href="http://www.staffettasanitaria-rojava.it/2020/10/27/rapporto-della-commissione-onu-di-inchiesta-sulla-siria-niente-mani-pulite-dietro-le-prime-linee-e-i-titoli-dei-giornali-gli-attori-armati-continuano-a-sottoporre-i-civili-ad-abusi-orribili-e-sempre/#_ftn5?utm_source=rss&utm_medium=rss">[5]</a>&nbsp;e più in generale la condizione dei&nbsp; detenuti e le restrizioni alle libertà fondamentali in Turchia e nei territori amministrati dal regime Siriano. Seppure la denuncia non avrà seguito, il fatto stesso che i “comandanti in capo”, dei due regimi siano indagati per crimini di guerra diventerebbe, a livello comunicativo e politico, un fatto in sé e quantomeno aumenterebbe l’imbarazzo di ricevere e fare alleanze a livello governativo,&nbsp; personaggi sotto indagine per fatti tanto gravi.&nbsp; Così come dovrebbe imbarazzare gli amministratori locali che fanno ponti d’oro ad ambasciatori ed esponenti di un regime che da decenni è sotto accusa per le gestione dei diritti umani.</p>



<p>Due parole sul documento. Fondamentalmente è diviso in tre parti, in ognuna delle quali si analizzano i comportamenti degli eserciti regolari e milizie alleate, &nbsp;relativamente al rispetto delle convenzioni internazionali nel corso dei conflitto armato e nella vita civile. &nbsp;Nella prima si analizzano i comportamenti dell’Esercito siriano nei confronti delle popolazioni dei territori amministrati o nei quali hanno portato il conflitto. Nella seconda sono descritti i comportamenti delle Forze democratiche siriane e della milizie di autodifesa curde, con particolare riferimento al campo profughi di Hal Hol<a href="http://www.staffettasanitaria-rojava.it/2020/10/27/rapporto-della-commissione-onu-di-inchiesta-sulla-siria-niente-mani-pulite-dietro-le-prime-linee-e-i-titoli-dei-giornali-gli-attori-armati-continuano-a-sottoporre-i-civili-ad-abusi-orribili-e-sempre/#_ftn6?utm_source=rss&utm_medium=rss">[6]</a>. Nella terza parte sono denunciate le efferate iniziative dell’esercito nazionale siriano (insieme di milizie islamiste alleate della Turchia) e dello stesso esercito turco relativamente ai territori dell’Amministrazione autonoma invasi (in primo luogo Afrin), alle incursioni nei territori gestiti dal regime siriano e nei territori gestiti dall’Amministrazione Autonoma della Siria del nord e dell’est.</p>



<p>In ognuna di queste sezioni vengono riportate testimonianze e documenti relativamente alle violazioni riguardanti i detenuti, le libertà fondamentali, le proprietà. Molti dettagli vengono specificati in riferimento alle operazioni di “cambiamento demografico” esito di tutte queste violazioni condotte in modo sistematico e pianificato principalmente dalla Turchia.</p>



<p>Ci auguriamo che questo documento venga letto anche dai supporter del regime siriano a cui nessun alibi può essere ancora assegnato in funzione di alleanze nello scacchiere internazionale che nostalgicamente utilizzano lenti del secolo scorso, semmai queste erano inadeguate già allora.</p>



<p>Concludiamo ribadendo che dal modesto punto di vista di chi come noi si occupa di solidarietà attiva e diretta in materia sanitaria verso le popolazioni della Siria del nord e dell’est, nessuna guerra o ideologia vale la vita delle donne, degli uomini, dei minori (siano questi curdi, siriani, turchi, ecc.) e dell’ambiente (inteso come paesaggio e patrimonio culturale) che vengono maciullati per le aspirazioni delle rispettive elite.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><a href="https://mega.nz/file/Twsn3IwA#j_hVvnqeivim_SqmBq6DK2kE_IbYGcpCnjvYPQdGSW4?utm_source=rss&utm_medium=rss">SCARICA IL DOCUMENTO</a></p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Zehra Dogan. Opere dalle carceri turche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jan 2020 08:58:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Caffè, matite, curcuma, pacchetti di sigarette: materiali poveri, clandestini rubacchiati in carcere per restare vivi e per opporre resistenza all&#8217;abuso di Potere. Le opere dell&#8217;artista curda. Zehra Doğan è un&#8217;artista e&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4475-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13402" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4475-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4475-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4475-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Caffè, matite, curcuma, pacchetti di sigarette: materiali poveri, clandestini rubacchiati in carcere per restare vivi e per opporre resistenza all&#8217;abuso di Potere.  Le opere dell&#8217;artista curda.  <br>Zehra Doğan è un&#8217;artista e giornalista curda con cittadinanza turca. È la direttrice di Jinha, un&#8217;agenzia di stampa curda femminista con un personale tutto femminile. Da febbraio 2016 Doğan ha vissuto a Nusaybin, una città turca al confine con la Siria. Il 21 luglio 2016 è stata arrestata in un bar a Nusaybin <br>Zehra Doğan  sono esposte al museo di Santa Giulia di Brescia nella mostra intitolata &#8220;Avremo giorni migliori. Opere dalle carceri turche&#8221;, giustamente prorogata fino al 1 marzo 2020.</p>



<p>Un&#8217;artista e un&#8217;opera politiche. Una mostra assolutamente da visitare per capire l&#8217;attualità in un&#8217;area del nostro mondo. </p>



<p></p>



<h4>MUSEO DI SANTA GIULIA</h4>



<p>via Musei 81/b <strong>• Brescia</strong><br><br></p>



<h4>DAL 16 NOVEMBRE 2019 AL 1 MARZO 2020</h4>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4478-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13403" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4478-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4478-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4478-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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<p></p>
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		<title>Giustizia per Hevrin Khalaf</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Dec 2019 08:05:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Hevrin Khalaf è stata assassinata sabato 12 ottobre, mentre si recava ad Hasakah con alcuni attivisti del suo nuovo partito, di cui era la Segretaria Generale, il Partito Siriano del Futuro. Hevrin era una paladina&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Hevrin Khalaf è stata assassinata sabato 12 ottobr</strong>e, mentre si recava ad Hasakah con alcuni attivisti del suo nuovo partito, di cui era la <strong>Segretaria Generale, il Partito Siriano del Futuro.</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="680" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Siria-uccisa-attivista-diritti-donne-1024x680.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13396" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Siria-uccisa-attivista-diritti-donne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Siria-uccisa-attivista-diritti-donne-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Siria-uccisa-attivista-diritti-donne-768x510.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p></p>



<p><strong>Hevrin era una paladina dei diritti umani</strong>, dei&nbsp;<strong>diritti delle donne</strong>&nbsp;ed era una donna simbolo della&nbsp;<strong>lotta delle donne e del popolo curdo.</strong></p>



<p><strong>È stata vittima di un agguato ben preparato</strong>&nbsp;che la stampa filo-governativa turca ha addirittura rivendicato come un grande successo.</p>



<p><strong>È stato un efferato assassinio di una donna che “dava fastidio”,</strong>&nbsp;una donna colta, mediatrice e sempre presente, di fatto “Ministro degli Esteri” del Rojava, la Siria Curda del Nord.</p>



<p>La Comunità Europea ha condannato quanto avvenuto, come condanna l’aggressione turca del popolo Curdo, ma questo non basta.</p>



<p>Non si può accettare la semplice condanna dell’assassinio di&nbsp;<strong>Hevrin Kahalaf, è necessario individuare gli assassini e i loro mandanti e processarli davanti a un tribunale internazionale.</strong></p>



<p>Sono stati violati i trattati internazionali ed il “Il Diritto umanitario” che è il corpo di norme internazionali che governano le situazioni di conflitto armato, sia di carattere nazionale che internazionale.</p>



<p>I diritti umani sono comunque e sempre&nbsp;inderogabili, anche nelle situazioni più estreme.<br><strong>E l’assassinio di Hevrin Khalaf è un crimine di guerra e un crimine contro l’umanità.</strong></p>



<p><strong>Non si può rimanere spettatori.</strong></p>



<p><strong>Si chiede con forza che la Comunità internazionale e l’Unione Europea intervengano concretamente</strong>&nbsp;affinché vengano&nbsp;<strong>individuati e processati tutti coloro che si sono resi responsabili di questo efferato assassinio.</strong></p>



<p>Con altrettanta forza si chiede che i governi europei e le istituzioni a livello internazionale mettano in campo immediatamente misure determinate e vincolanti per fermare il contesto nel quale ha potuto avere luogo questo orrendo crimine: la guerra di aggressione e la pulizia etnica in corso nel nordest della Siria in spregio del diritto internazionale.</p>



<p>Per firmare la petizione:  <br><a href="https://www.change.org/p/unione-europea-giustizia-per-hevrin-khalaf?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.change.org/p/unione-europea-giustizia-per-hevrin-khalaf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </p>
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		<title>La lettera delle donne curde al mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2019 08:04:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le donne curde hanno chiesto a tutte di unirsi contro l’offensiva nel Paese Il titolo della loro lettera è: “A tutte le donne e ai popoli del mondo che amano la liberà” “Come donne&#46;&#46;&#46;</p>
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<p> Le donne curde hanno chiesto a tutte di unirsi contro l’offensiva nel Paese </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="560" height="315" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/200618763-208701dc-6a44-4618-80d7-f088163c3100.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13156" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/200618763-208701dc-6a44-4618-80d7-f088163c3100.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/200618763-208701dc-6a44-4618-80d7-f088163c3100-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></figure></div>



<p>Il titolo della loro lettera è: “A tutte le donne e ai popoli del mondo che amano la liberà”<br></p>





<p>“Come donne di varie culture e fedi delle terre antiche della Mesopotamia vi mandiamo i più calorosi saluti. Vi stiamo scrivendo nel bel mezzo della guerra nella Siria del Nord-Est, forzata dallo Stato turco nella nostra terra natale. Stiamo resistendo da tre giorni sotto i bombardamenti degli aerei da combattimento e dei carri armati turchi.<br>Abbiamo assistito a come le madri nei loro quartieri sono prese di mira dai bombardamenti quando escono di casa per prendere il pane per le loro famiglie. Abbiamo visto come l’esplosione di una granata Nato ha ridotto a brandelli la gamba di Sara di sette anni, e ha ucciso suo fratello Mohammed di dodici anni.<br>Stiamo assistendo a come quartieri e chiese cristiane vengono bombardate e a come i nostri fratelli e sorelle cristiani, i cui antenati erano sopravvissuti al genocidio del 1915, vengono adesso uccisi dall’esercito del nuovo impero Ottomano di Erdogan. Due anni fa, abbiamo assistito allo Stato turco che ha costruito un muro di confine lungo 620 chilometri, attraverso fondi Ue e Onu, per rafforzare la divisione del nostro Paese e per impedire a molti rifugiati di raggiungere l’Europa.<br>Adesso stiamo assistendo alla rimozione di parti del muro da parte di carri armati, di soldati dello Stato turco e jihadisti per invadere le nostre città ed i nostri villaggi. Stiamo assistendo ad attacchi militari. Stiamo assistendo a come quartieri, villaggi, scuole, ospedali, il patrimonio culturale dei curdi, degli yazidi, degli arabi, dei siriaci, degli armeni, dei ceceni, dei circassi e dei turcomanni e di altre culture che qui vivono comunitariamente, vengono presi di mira dagli attacchi aerei e dal fuoco dell’artiglieria. Stiamo assistendo a come migliaia di famiglie sono costrette a fuggire dalle loro case per cercare rifugio senza avere un luogo sicuro dove andare.<br>Oltre a questo, stiamo assistendo a nuovi attacchi di squadroni di assassini di Isis in città come Raqqa, che era stata liberata dal terrore del regime dello Stato Islamico due anni fa con una lotta comune della nostra gente. Ancora una volta stiamo assistendo ad attacchi congiunti dell’esercito turco e dei loro mercenari jihadisti contro Serêkani, Girêsipi e Kobane. Questi sono solo alcuni degli incidenti che abbiamo affrontato da quando Erdogan ha dichiarato guerra il 9 ottobre 2019.<br>Mentre stiamo assistendo al primo passo dell’attuazione dell’operazione di pulizia etnica genocida della Turchia, assistiamo anche all’eroica resistenza delle donne, degli uomini e dei giovani che alzano la loro voce e difendono la loro terra e la loro dignità. Per tre giorni i combattenti delle Forze siriane democratiche, insieme alle YPG e alle JPY hanno combattuto con successo in prima fila per impedire l’invasione della Turchia e dei massacri. Donne e uomini di tutte le età sono parte di tutti gli ambiti di questa resistenza per difendere l’umanità , le acquisizioni e i valori della rivoluzione delle donne in Rojava. Come donne siamo determinate a combattere fino a quando otterremo la vittoria della pace, della libertà e e della giustizia. Per ottenere il nostro obiettivo contiamo sulla solidarietà internazionale e la lotta comune di tutte le donne e gente che ama la libertà.”</p>



<h3>Richieste delle donne</h3>



<p>&#8211; Fine dell’invasione e dell’occupazione della Turchia nella Siria del nord<br>&#8211; Istituzione di una No-Fly zone per la protezione della vita dela popolazione nella Siria del nord e dell’est<br>&#8211; Prevenire ulteriori crimini di guerra e la pulizia etnica da parte delle forze armate turche<br>&#8211; Garantire la condanna di tutti i criminali di guerra secondo il diritto internazionale<br>&#8211; Fermare la vendita di armi in Turchia<br>&#8211; Attuare sanzioni economiche e politiche contro la Turchia<br>&#8211; Adottare provvedimenti immediati per una soluzione della crisi politica in Siria con la partecipazione e la rappresentanza di tutte le differenti comunità nazionali, culturali e religiose in Siria.

</p>
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		<title>Una guerra per procura</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Oct 2019 07:08:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Guido Viale (Da pressenza.com) La guerra di Erdogan contro il Rojava è fatta per deportare&#160; una grande parte dei profughi siriani che l’Europa non vuole accogliere in un territorio trasformato in un enorme&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Guido Viale (Da <a href="http://pressenza.com?utm_source=rss&utm_medium=rss">pressenza.com</a>)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="648" height="392" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13133" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 648w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/image-300x181.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 648px) 100vw, 648px" /></figure></div>



<p>La guerra di Erdogan contro il Rojava è fatta per deportare&nbsp; una grande parte dei profughi siriani che l’Europa non vuole accogliere in un territorio trasformato in un enorme campo di concentramento a cielo aperto; dopo averne scacciato le popolazioni, curde e non solo, che lo abitano e lo hanno difeso con tutti i mezzi. È dunque inutile girarci attorno: quella di Erdogan è una “guerra per procura” fatta per conto dell’Europa. A nulla valgono le dissociazioni e l’invito alla moderazione dei governi europei: l’Europa non muoverà un dito per fermare Erdogan, come non lo ha fatto di fronte alle sue continue violazioni della legalità e dei più elementari diritti umani, soprattutto a partire dal 2016, data del patto scellerato per affidare alla Turchia la “custodia” dei profughi siriani in transito verso il nostro continente.</p>



<p>D’altronde, questa combinazione di finta indignazione, ma di sostanziale complicità e aperta collaborazione (la Turchia è e resta un membro della Nato e le armi che utilizza contro i curdi sono in buona parte di fabbricazione europea, con annesse istruzioni per usarle “al meglio”) è lo stesso atteggiamento adottato dall’Unione europea nei confronti della Libia, ovvero delle bande criminali che la governano: a parole, indignazione e dissociazione dai loro crimini &#8211; omicidi, schiavismo, stupro, estorsioni, annullamento della dignità &#8211; ormai riconosciuti non solo dalle Ong, ma anche dalle agenzie dell’Onu e persino da diversi ministri dei paesi membri; nei fatti, trattative, appoggio politico, forniture militari, finanziamenti e persino riconoscimenti ufficiali dei trafficanti libici, come rivelato dal quotidiano Avvenire a proposito di uno dei loro capi più feroci. Non sono le ONG a stringere accordi con i trafficanti libici, ma tutta l’Unione, e per suo conto il Governo italiano, che promuovono e sostengono il martirio dei profughi intrappolati in Libia per “difendere i propri confini”!</p>



<p>A fare le spese dell’aggressione scatenata da Erdogan è l’unica democrazia del Medio Oriente, che non è Israele, ormai costitutivamente impegnato in pratiche di apartheid e di repressine feroce dei nativi del suo territorio, ma la confederazione multietnica, tollerante, femminista ed ecologista del Rojava: una vera minaccia, non dall’esterno, ma dall’interno, per i regimi dispotici che spadroneggiano nella regione con la protezione dell’Occidente.</p>



<p>Dove porta tutto ciò? Alla scomparsa di quel che resta della “civiltà europea”. L’Europa non si ritiene in grado di accogliere i profughi siriani, anche solo temporaneamente; in attesa di un ritorno alla pace in cui evidentemente non crede e che non fa nulla per promuovere: con il loro arrivo “la stabilità tra i governi sarebbe messa di fronte a una prova che non è in grado di sostenere&#8230;e la sopravvivenza dell’Unione europea sarebbe messa in discussione” scrive Andrea Bonanni su Repubblica; ma il suo è il pensiero di molti se non tutti. Ma perché mai, allora dovrebbe reggere una prova del genere la Turchia, senza precipitare, come è successo, in una condizione di rigetto radicale della democrazia e dei diritti umani? Lungi dal tener lontani i pericoli per la democrazia, gli accordi con la Turchia o con la Libia sono l’inizio della sua trasformazione in ciò che l’Europa sostiene di non voler mai diventare: uguale a loro.</p>



<p>Finché profughi e migranti verranno trattati come un peso e un costo al proprio interno (una minaccia per “lo stile di vita europeo”) e come nemici all’esterno (questo è non altro vuol dire “difendere le frontiere”) non esiste altra prospettiva che la militarizzazione della vita sociale (anche e soprattutto contro il dissenso e l’opposione interna) e la guerra per respingere “l’invasione”. Ma se nelle “fortezze” è difficile entrare per i profughi, sarà sempre anche più difficile uscirne per i cittadini europei, anche solo per “fare affari”, cioè per sostenere “lo stile di vita europeo”.</p>



<p>C’è un’alternativa a tutto ciò? Sì. Trattare profughi e migranti non come un peso e un nemico, ma come una risorsa e una benedizione: non solo economica (per il loro lavoro e il loro contributo a pagarci le pensioni), ma anche demografica e culturale: per sopperire a tutti i vuoti che la vecchia Europa non sa più colmare. Questa prospettiva è la conversione ecologica, il Green New Deal imposto dalla crisi climatica e affrontato non come una delega ai governi, alle imprese e alla finanza, di ciò che non hanno saputo né voluto fare finora, nonostante gli allarmi che risalgono ad almeno trent’anni fa; bensì come un processo di attivazione e di mobilitazione dal basso, come interpreta questa formula Naomi Klein nel suo ultimo libro <em>Il mondo in fiamme</em>: un processo da portare avanti insieme ai profughi e ai migranti già arrivati sul “nostro” suolo, ma anche ai molti che cercheranno ancora di arrivarci; per preparare insieme a quelli di loro che lo vogliono (e sono in tanti) un ritorno volontario nelle loro terre per risanarle e ricostruirle; dopo aver imposto con una mobilitazione comune quella pacificazione che le grandi potenze che governano gli attuali conflitti non sapranno mai nè individuare nè promuovere.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="960" height="519" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/72044106_116002183141170_92468472629428224_n-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13134" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/72044106_116002183141170_92468472629428224_n-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/72044106_116002183141170_92468472629428224_n-1-300x162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/72044106_116002183141170_92468472629428224_n-1-768x415.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>
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		<title>Vertice UE / Turchia: richiesta del ritiro da Afrin e rispetto dei diritti fondamentali delle minoranze in Turchia</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2018 07:14:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani sostiene la seguente richiesta: &#160; &#160; In occasione dell&#8217;odierno vertice tra Turchia e Unione Europea in Bulgaria, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede all&#8217;Europa di pretendere dalla Turchia&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/03/31/vertice-ue-turchia-richiesta-del-ritiro-da-afrin-e-rispetto-dei-diritti-fondamentali-delle-minoranze-in-turchia/">Vertice UE / Turchia: richiesta del ritiro da Afrin e rispetto dei diritti fondamentali delle minoranze in Turchia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> sostiene la seguente richiesta:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/43871013.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10408" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/43871013.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="260" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/43871013.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/43871013-300x252.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In occasione dell&#8217;odierno vertice tra Turchia e Unione Europea in Bulgaria, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede all&#8217;Europa di pretendere dalla Turchia l&#8217;immediato ritiro delle proprie truppe e di quelle dei loro alleati da Afrin nel Kurdistan siriano. L&#8217;invasione turca ha causato la fuga in massa di più di 170.000 persone, ha portato violenza e distruzione e ha ulteriormente destabilizzato una regione già fragile. Per l&#8217;APM, l&#8217;invasione e il terrore turco ad Afrin discreditano in toto la Turchia come interlocutore con l&#8217;Europa. L&#8217;APM chiede però che l&#8217;Europa si soffermi anche sulla grave situazione dei diritti umani in Turchia. Il governo turco deve finalmente concedere la libertà di culto a Cristiani, Aleviti e Yezidi e un&#8217;ampia autonomia alla regione kurda in Turchia garantendo la parità linguistica tra il turco e il kurdo. Solo in questo modo possono essere poste le basi per la democrazia e la pace.</p>
<p>Secondo l&#8217;APM è però improbabile che il governo turco possa procedere con riforme di questo tipo considerato che la Turchia è oggi il maggiore carcere mondiale per giornalisti, sindaci, parlamentari di opposizione, scrittori e scienziati. La collaborazione con la Turchia dovrebbe presupporre la liberazione dei prigionieri politici e il rispetto dei diritti democratici fondamentali. Finché il regime di Erdogan viola in modo così palese la libertà di stampa, di opinione, di associazione e di organizzazione non vi può essere alcuna base su cui ampliare la collaborazione tra Europa e Turchia.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/175516750-9101236a-3b9c-4769-b951-87492beab309.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10409" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/175516750-9101236a-3b9c-4769-b951-87492beab309.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="495" height="330" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/175516750-9101236a-3b9c-4769-b951-87492beab309.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 495w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/175516750-9101236a-3b9c-4769-b951-87492beab309-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a></p>
<p>Secondo l&#8217;APM, non basta che l&#8217;Europa comunichi al regime di Erdogan le sue perplessità sulla violazione dei diritti democratici fondamentali nel paese, è ora che tragga le conclusioni dall&#8217;attuale e sempre più grave situazione e quindi ponga fine alla collaborazione tra gli apparati di polizia europei e turchi e decida finalmente l&#8217;embargo alla vendita di armamenti e tecnologie per la sicurezza alla Turchia. Quanto l&#8217;Europa faccia finta di ignorare la situazione di repressione in Turchia è dimostrato dall&#8217;interesse manifestato dalla Turchia per l&#8217;ammodernamento dei carri armati Leopard 2. Secondo quanto dichiarato dalla stessa ditta produttrice Rheinmetall un accordo in tal senso è già stato negoziato cinque mesi fa, e secondo i dati forniti dal Ministero federale per l&#8217;Economia tedesco, tra il 18 dicembre 2017 e il 24 gennaio 2018 sono stati autorizzati 31 esportazioni di armamenti in Turchia. Considerata l&#8217;invasione turca ad Afrin, in cui i carri armati tedeschi sono stati massicciamente usati, è ora che l&#8217;Europa ponga immediatamente fine alle sue esportazioni di armi in Turchia.</p>
<p>MOZIONE N. 880/18 &#8220;Solidarietà con la regione autonoma Rojava/Siria del nord &#8211; Fermiamo l&#8217;avanzata militare turca verso Afrin&#8221;: <a href="http://www2.landtag-bz.org/documenti_pdf/idap_504407.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www2.landtag-bz.org/documenti_pdf/idap_504407.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1522564948046000&amp;usg=AFQjCNFc8HIl7nEQ_ewlgmQIBS02dwvcZQ&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">www2.landtag-bz.org/documenti_<wbr /></span>pdf/idap_504407.pdf</a></p>
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		<title>Siria del Nord: appello contro l&#8217;invasione turca di Afrin</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Feb 2018 09:09:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Solidarietà con la popolazione del Rojava-Siria del Nord Associazione per i Diritti umani si unisce al seguente appello: Dal 20 gennaio 2018 l&#8217;esercito turco, insieme a gruppi islamisti, sta attaccando la regione di Afrin,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Solidarietà con la popolazione del Rojava-Siria del Nord</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> si unisce al seguente appello:</p>
<p>Dal 20 gennaio 2018 l&#8217;esercito turco, insieme a gruppi islamisti, sta attaccando la regione di Afrin, un cantone del territorio autonomo del Rojava-Siria del Nord. La maggioranza della popolazione di Afrin sono curdi, yezidi e arabi aleviti, inoltre ci vivono minoranze di siriani arabi, armeni e cristiani-assiri. La città di Afrin, collocata nell&#8217;estremo Nordovest della Siria, nonostante i ripetuti attacchi dei gruppi islamisti (Al-Nusra e altri) e dell&#8217;esercito turco, finora ha saputo difendersi e mantenere pace e stabilità. Anzi, Afrin dal 2015 ha accolto centinaia di migliaia di profughi provenienti da Aleppo e altre zone riconquistate dalle truppe di Assad. Solo fino al 20 gennaio scorso, perché ora l&#8217;esercito turco e i suoi alleati islamisti raccolti sotto la sigla FSA (armata siriana libera) non solo attaccano i campi profughi, ma causano anche nuove ondate di profughi. Ci sono già centinaia di vittime sia civili sia fra le forze di autodifesa del cantone di Afrin, centinaia di feriti in ospedali bersagliati dalle forze aeree turche. La Turchia non solo bombarda quartieri abitati con l&#8217;aviazione e da terra, ma anche le infrastrutture civili, i sistemi idrici ed elettrici, fabbriche e strade. Sono provate da registrazioni video crimini di guerra, maltrattamenti e tortura di soldatesse e civili curdi.</p>
<p>L&#8217;esercito turco, affiancato dalle forze islamiste, ad Afrin sta portando avanti una guerra di aggressione contro un territorio all&#8217;interno dei confini della Siria. L&#8217;attacco turco punta all&#8217;occupazione di tutto il cantone di Afrin nell&#8217;intento dichiarato di compiere una pulizia etnica. Si tratta di una palese violazione del diritto internazionale che va condannato da ogni istituzione e comunità che si fonda sul diritto internazionale. È senza dubbi un&#8217;aggravante che lo Stato aggressore, la Turchia, sia membro della NATO e del Consiglio d&#8217;Europa e che compia questi attacchi con carri armati LEOPARD di produzione tedesca e con armamenti forniti dai partner della NATO. Si tratta di un attacco militare contro le forze di difesa del Rojava-Siria del Nord che non solo si sono eroicamente difese contro l&#8217;ISIS a Kobane e in tanti altri posti del territorio autonomo, ma sono state la forza decisiva per sconfiggere l&#8217;ISIS e liberare tutti i territori occupati dall&#8217;ISIS. Si trovano sotto attacco proprio quelle forze che hanno difeso anche la sicurezza dei paesi europei.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/siria-afrin3-1000x600.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10248" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/siria-afrin3-1000x600.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/siria-afrin3-1000x600.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/siria-afrin3-1000x600-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/siria-afrin3-1000x600-768x461.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><span class="credits">Credits: GEORGE OURFALIAN/AFP/Getty Images</span></p>
<p>Afrin è uno dei tre territori autogestiti della Federazione democratica della Siria del Nord. È dal 2012 che la popolazione locale sta costruendo il suo progetto di &#8220;confederalismo democratico&#8221; nonostante la guerra civile e l&#8217;embargo imposto da tutte le parti. Si tratta di un progetto politico assolutamente innovativo per tutta la regione, che coniuga l&#8217;autodeterminazione democratica con una società rispettosa dei diritti delle minoranze, con pari diritti delle etnie e religioni, di uomini e donne. Questo sistema potrà servire da modello per una Siria pacifica, democratica e federale, la grande speranza di milioni di siriani sfiniti da 7 anni di guerra civile.</p>
<p>Questo modello merita la nostra solidarietà. Gli attacchi turchi svuotano ogni prospettiva di soluzione pacifica e anzi destabilizzano anche tutto il Nord della Siria, esasperano la situazione umanitaria di milioni di persone finora risparmiate dagli orrori della guerra e causano nuove ondate di profughi, anche verso l&#8217;Europa. Inoltre, soprattutto le varie minoranze, curdi, cristiani, aleviti e yezidi sono seriamente confrontanti con la minaccia della deportazione e genocidio.</p>
<p>Nella stessa Turchia chiunque protesta contro questa guerra di aggressione viene tacciato di essere traditore della patria e terrorista. Finora più di 600 persone sono state arrestate perché si sono pronunciate pubblicamente e sui social media contro l&#8217;invasione in Afrin. Tutti i governi europei, tutti gli europei amanti della pace, della democrazia e dei diritti umani sono chiamati ad opporsi a questa guerra voluta dal regime di Erdogan. I governi europei, incluso quello italiano, devono impegnarsi all&#8217;intero dell&#8217;ONU, dell&#8217;Ue, della NATO e del Consiglio d&#8217;Europa affinché venga immediatamente fermato l&#8217;attacco dell&#8217;esercito turco contro Afrin. Tutti i governi europei e soprattutto quelli dei paesi membri della NATO devono cessare ogni rifornimento di armi alla Turchia. Per contro vanno ripresi gli sforzi per le trattative di pace fra lo Stato turco e le forze politiche curde, interrotte nel 2015, vanno riprese le trattative internazionali per una soluzione pacifica del conflitto all&#8217;interno della Siria. L&#8217;Italia e gli altri Stati europei devono riconoscere immediatamente la Federazione democratica della Siria del Nord e appoggiare l&#8217;autonomia, garantire aiuti umanitari per il Cantone di Afrin e la protezione dei profughi. La difesa di questa regione non solo è anche nel nostro interesse, ma è un atto moralmente dovuto nei confronti di una popolazione che chiede i propri diritti fondamentali. Anche se la gratitudine non è propriamente una categoria della politica internazionale, benché in Europa regni un&#8217;indifferenza desolante nei confronti delle popolazioni siriane, ci richiamiamo alla solidarietà umana con chi per anni e con enormi sacrifici ha difeso il resto del mondo contro la minaccia del terrorismo dell&#8217;ISIS.</p>
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		<title>Afrin: Appello alla NATO &#8211; Yezidi nel Nord della Siria in grave pericolo</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Feb 2018 07:06:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; La NATO deve fermare la guerra della Turchia contro la popolazione civile! &#160; Continuano gli attacchi contro il popolo kurdo-yazida di Afrin; la popolazione  è drammaticamente in pericolo. Nei giorni scorsi l&#8217;aviazione turca&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>La NATO deve fermare la guerra della Turchia contro la popolazione civile!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/49fb04db-c76a-4f73-acc6-9a783c113a5a_large.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10086" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/49fb04db-c76a-4f73-acc6-9a783c113a5a_large.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="850" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/49fb04db-c76a-4f73-acc6-9a783c113a5a_large.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/49fb04db-c76a-4f73-acc6-9a783c113a5a_large-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/49fb04db-c76a-4f73-acc6-9a783c113a5a_large-768x510.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/49fb04db-c76a-4f73-acc6-9a783c113a5a_large-1024x680.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>Continuano gli attacchi contro il popolo kurdo-yazida di Afrin; la popolazione  è drammaticamente in pericolo. Nei giorni scorsi l&#8217;aviazione turca ha bombardato soprattutto i villaggi kurdo-yazidi ai margini della regione di <span class="il">Afrin</span>. I loro villaggi, attualmente difesi dalle truppe kurde di autodifesa dell&#8217;YPG, sono infatti sotto attacco sia da parte delle truppe dell&#8217;IS via terra sia dai bombardamenti aerei dell&#8217;aviazione turca. Nella regione di <span class="il">Afrin</span> vivono tra i 20.000 e i 30.000 Yazidi. Se dovessero essere catturati dalle milizie dell&#8217;IS i civili Yazidi saranno vittime di orrendi crimini, come era già successo tre anni e mezzo fa nel nord dell&#8217;Iraq. Nell&#8217;agosto del 2014 l&#8217;IS era entrata nel Sinjar (Shengal) nel nord dell&#8217;Iraq, dove la popolazione è composta principalmente da kurdi-yazidi e aveva scatenato contro la popolazione un&#8217;ondata di violenza e terrore pari a un genocidio. E&#8217; solamente grazie alle truppe di autodifesa kurde dell&#8217;YPG che decine di migliaia di Yazidi furono salvati.</p>
<p>Lo scorso lunedì 29 gennaio, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è rivolta al Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg chiedendo che venga convocata immediatamente una seduta del Patto del Nord Atlantico (NATO) e vengano prese misure idonee per fermare la guerra di aggressione condotta dal partner della NATO Turchia contro l&#8217;enclave di <span class="il">Afrin</span> nel nord della Siria. Nella sua lettera a Stoltenberg, l&#8217;APM afferma che la NATO non può restare a guardare senza intervenire mentre un suo paese membro viola il diritto internazionale e attacca una regione pacifica di un paese vicino.</p>
<p>Secondo le fonti dell&#8217;APM finora tutti i villaggi yazidi e i villaggi in cui vivono anche Yazidi sono stati attaccati dall&#8217;aviazione turca. Basufan, Baadi, Barad, Kimar, Iska, Shadere, Ghazzawiya, Burj Abdalo e Ain Dara hanno subito i bombardamenti turchi, il piccolo villaggio di Qestel Cindu è stato attaccato addirittura più volte. Sono gli stessi villaggi che già erano stati attaccati nel 2013 dalle truppe dell&#8217;IS e da altri gruppo radical-islamici equipaggiati militarmente proprio dalla Turchia che da quegli attacchi si aspettava la fine della resistenza kurda.</p>
<p>Nel comunicato si legge: La Nato non può continuare a tacere mentre si ripetono gli stessi crimini contro l&#8217;umanità, ancora una volta grazie all&#8217;aiuto di un paese membro della NATO. L&#8217;aggressione militare della Turchia contro <span class="il">Afrin</span> viola il diritto internazionale. La Turchia non ha ricevuto alcun mandato per questi attacchi, né dal governo siriano e né tanto meno dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Non regge nemmeno il pretesto della Turchia che sostiene di agire secondo il diritto all&#8217;autodifesa come fissato nell&#8217;articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite poiché la Turchia non è mai stata attaccata dalle truppe kurde della regione autonoma del Rojava-Nord del Siria.</p>
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		<title>Siria del Nord: la Turchia riaccende il conflitto attaccando il Cantone di Afrin. Un appello</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jan 2018 07:22:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente turco Erdogan mette in conto una nuova catastrofe umanitaria destabilizzando l&#8217;intero Medioriente. L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) è profondamente preoccupata per l&#8217;aggressione militare della Turchia contro la pacifica regione kurda di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente turco Erdogan mette in conto una nuova catastrofe umanitaria destabilizzando l&#8217;intero Medioriente.</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) è profondamente preoccupata per l&#8217;aggressione militare della Turchia contro la pacifica regione kurda di Afrin nella Siria del Nord. L&#8217;APM si appella urgentemente ai paesi europei affinché si impegnino seriamente a porre fine ai bombardamenti turchi contro i villaggi della vicina regione kurda di Afrin provocando in tal modo non solo una nuova catastrofe umanitaria ma rischiando anche di destabilizzare l&#8217;intero Medio Oriente. Proprio la regione amministrata dai Kurdi nel nord della Siria, nella quale hanno trovato rifugio centinaia di migliaia di profughi provenienti da altre parti della Siria sconvolta dalla guerra civile, ha contribuito a creare un&#8217;esile equilibrio nella regione che ora rischia di essere distrutto.</p>
<p>Da giorni l&#8217;esercito turco e le milizie islamiche siriane, sostenute dalla Turchia, stanno attaccando con artiglieria pesante, carri armati e lanciamissili i villaggi e le città del Cantone di Afrin. Nella regione vivono Kurdi musulmani, Yezidi, Cristiani e decine di migliaia di profughi arabi provenienti da Aleppo e da altre regioni siriane. Per tutti loro Afrin era finora un luogo abbastanza sicuro, ma ora rischiano di dover nuovamente fuggire. Secondo il referente per il Medio Oriente dell&#8217;APM, siamo di fronte a una tragedia umanitaria che deve essere assolutamente fermata!</p>
<p>Prima della guerra civile siriana, nella città di Afrin abitavano circa tra i 44.000 e gli 80.000 abitanti, ora nella regione omonima vivono all&#8217;incirca un milione di persone, di cui quasi la metà sono profughi, principalmente provenienti da Aleppo. La maggioranza della popolazione della regione sono Kurdi sunniti, ma vi è anche un villaggio kurdo-alevita e diverse decine di migliaia di Yezidi, i cui villaggi si trovano nelle zone limitrofe alla regione di Afrin e continuano a subire gli attacchi dei gruppi islamici radicali e dell&#8217;esercito turco. Gli aiuti umanitari di cui i civili di Afrin hanno urgente bisogno non riescono ad arrivare a destinazione ma vengono bloccati dalla Turchia che mantiene chiuse le frontiere.</p>
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<p>Bolzano, 23 gennaio 2018</p>
<p>Alla Giunta provinciale dell&#8217;Alto Adige<br />
c.a. Presidente della Provincia dott. Arno Kompatscher</p>
<p>al Consiglio Provinciale dell&#8217;Alto Adige<br />
c.a. Presidente del Consiglio Roberto Bizzo</p>
<p>Alla frazione parlamentare &#8220;Autonome Gruppe &#8211; Gruppo Autonomie&#8221;<br />
c.a. Senatore Karl Zeller &#8211; Roma</p>
<p>Lo scorso 20 gennaio la Turchia ha iniziato un attacco per terra con l&#8217;appoggio dell&#8217;aviazione del cantone di Afrin che è parte della regione autonoma del Rojava-Siria del Nord. Sono stati colpiti il centro della città di Afrin, alcuni villaggi e il campo profughi Rubar causando numerose vittime anche tra la popolazione civile. Diverse unità corazzate sono entrate ad Afrin e sono state respinte dalle unità di auto-difesa kurde. L&#8217;Esercito Libero Siriano appoggia l&#8217;offensiva turca da sud. La Turchia ha minacciato di voler estendere il terrore di stato ad Afrin.</p>
<p>Questa offensiva rappresenta di fatto una guerra d&#8217;attacco contro un paese vicino. Il membro della Nato Turchia viola così il diritto dei popoli e il diritto internazionale umanitario. Afrin è una delle regioni più stabili e sicure della Siria sconvolta dalla guerra civile. Ha accolto quasi tanti profughi quanti sono i suoi abitanti, non costituisce una minaccia per la Turchia e non ha intrapreso alcuna operazione su suolo turco. La leadership politica della regione Siria del Nord-Rojava ha sempre affermato di voler difendere solamente la federazione democratica della Siria del Nord. Il paese membro del Consiglio Europeo Turchia si è quindi macchiato di crimini e terrore contro la popolazione kurda, contro altri gruppi etnici e contro i profughi accolti nel paese vicino.</p>
<p>Le forze di auto-difesa del Rojava, YPG e SDF, non solo hanno mantenuto la stabilità e la sicurezza della regione autonoma ma anche contribuito in modo determinante a combattere e respingere le milizie dell&#8217;IS. Avendo fornito le truppe di terra nella guerra, esse hanno sopportato il peso maggiore della guerra contro l&#8217;IS durante la quale hanno lamentato diverse migliaia di cadute e caduti. Ora sono sotto attacco da parte di uno stato che ha invece sostenuto in diverso modo l&#8217;ascesa e la diffusione dell&#8217;IS in Siria. Gli Usa, la Russia, l&#8217;Iran, l&#8217;UE e le Nazioni Unite devono impegnarsi affinché la popolazione kurda e gli altri gruppi etnici della Siria del Nord non restino senza protezione in balia del terrore turco.</p>
<p>Il Sudtirolo si è mostrato solidale con l&#8217;auto-organizzazione democratica dei Kurdi e degli altri gruppi etnici. La mozione 663/16 &#8220;Solidarietà e sostegno alla popolazione e alle esperienze democratiche nel territorio di Rojava&#8221;, approvata il 15 settembre 2016 dal Consiglio Provinciale, sottolinea il diritto alla libertà, la sicurezza e l&#8217;autonomia dei Kurdi e degli altri gruppi di popolazione della regione Rojava. La mozione esorta la Giunta Provinciale &#8220;a operarsi per sviluppare iniziative di sostegno volte alla promozione e salvaguardia delle esperienze democratiche e autonomiste nel territorio di Rojava dentro la prospettiva di un paese libero, democratico, pluriculturale e pluriconfessionale&#8221;. La prima condizione affinché ciò sia possibile è la salvaguardia della sicurezza fisica e della vita delle persone e la pace. La nostra Provincia ha infine mostrato interesse e solidarietà per l&#8217;esperienza democratico-federale del Rojava-Siria del Nord con il congresso scientifico tenuto il 21 aprile 2017 presso L&#8217;EURAC Bolzano. Ora il cantone di Afrin e l&#8217;intera regione della Rojava necessitano del sostegno e della solidarietà concreta di tutto il mondo. Per questo motivo chiediamo con urgenza al Consiglio provinciale, alla Giunta Provinciale e ai parlamentari altoatesini a Roma di rivolgersi al ministro degli esteri e al governo italiano affinché intervengano con ogni mezzo politico disponibile e a ogni livello per la tutele della regione di Afrin.</p>
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