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	<title>salute Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>ASA: 40 anni di lotta contro l&#8217;HIV</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 09:07:44 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p><br>Oggi è la giornata mondiale contro l&#8217;Hiv e cosí ho di deciso di presentarvi ASA (Associazione Solidarietà Hiv). Sono venuto in contatto con questa realtà grazie al mio padre putativo Gianni e insieme abbiamo collaborato al mercatino dell&#8217;associazione per un po&#8217; di tempo. ASA opera sul territorio milanese da 1985 e alcune delle sue principali attività sono:</p>



<ul><li>Centralino informativo </li><li>Counseling telefonico e vis-à-vis</li><li>Assistenza psicologica specialistica e individuale </li><li>Hiv a quattrocchi: serate informative per persone con hiv, tenute da persone con hiv</li><li>Mercatino (BASAr) a cadenza mensile di raccolta fondi</li><li>Corsi di yoga</li><li>Omniateca: centro multimediale di documentazione (riviste italiane e straniere, opuscoli, manifesti e foto).<br>Tra le attività ci sono anche giornate di test rapidi hivy, sifilide, epatite C, in sede e all&#8217;esterno (locali, luoghi di aggregazione).<br>Intervisto ora, il presidente dell&#8217;associazione, ovvero l&#8217;infettivologo Massimo Cernuschi. <br>Puoi dirci qualcosa circa la diffusione del virus ad oggi?<br>L&#8217;amministrazione Trump col taglio dei finanziamenti al Welfare ha portato ad un blocco delle di  politiche di sostegno al trattamento e alla prevenzione del virus  soprattutto nell&#8217;Africa subsariana e nell&#8217;Europa dell&#8217;Est. <br>Il dato più preoccupante, per quanto riguarda l&#8217;Italia, riguarda il continuo aumento delle persone a cui viene diagnosticata tardivamente l’infezione da HIV (con bassi CD4 o in AIDS), nel caso specifico, si tratta soprattutto di maschi eterosessuali.<br>Parlaci della Prep…<br>In Italia la Prep è solo in compresse, esistono da poco ma non ancora registrate le soluzioni iniettabili da prendere ogni 2/6 mesi. La prep è più efficace del profilattico, l&#8217;unico rischio è rappresentato dal non seguire le incazioni dei medici per questo le iniezioni sarebbero una soluzione migliore. <br>Estiste anche la Doxy Pep per le infezioni batteriche a trasmissione sessuale che consiste in un  antibiotico da prendere entro 72 ore dal rapporto a rischio. <br>Come trattano i media il tema dell&#8217;Hiv?<br>Si scrive solamente dei casi eclatanti; per esempio di coloro che vengono denunciati per non aver informato della propria  positività, spesso dimenticandosi di specificare che si tratta di persone in cura, da anni, con farmaci antiretrovirali.<br>ASA ha seguito un progetto dell&#8217;oms per formazione dei giornalisti che si è rivelato un insuccesso in quanto a partecipazione. Generalmente in occasione della giornata contro l&#8217;Hiv i giornali cercano sempre storie strappalacrime, quindi non si vuole davvero informare le persone sul questo tema.<br>Aggiungo che purtroppo non si fa campagna sul tema U=U perciò lo stigma verso le persone sieropositive resta, così come la paura del contagio. Le istituzioni per prime, tramite gli organi di stampa, non fanno passare il messaggio che attualmente chi ha il virus dell&#8217;hiv prende semplicemente una pillola al giorno.<br>Che impatto emotivo ha oggi lo scoprire di aver contratto il viris?<br>Lo stigma è ancora fortemente presente soprattutto nelle piccole realtà di provincia e questa spaventa e condiziona ancora molto soprattutto i persone con hiv. Ringrazio Massimo della disponibilità e vi invito ad a dare un occhio al sito di ASA anche per avere risposta alle varie domande sull&#8217;argomento trattato e per conoscere di più sull&#8217;associazione. </li><li>ASA ONLUS MILANO &#8211; Home Asa</li></ul>
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		<title>AMSI: su un totale di 47.600 medici stranieri, in Italia ci sono circa 24 mila medici specialisti</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 08:05:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>AMSI: SU UN TOTALE DI 47.600 MEDICI&#160;STRANIERI, IN ITALIA CI SONO CIRCA 24 MILA MEDICI SPECIALISTI (DI CUI 10 MILA CON SPECIALIZZAZIONE ITALIANA E 14 MILA SPECIALISTI GIA’ ALL&#8217;ESTERO). OLTRE IL 75% NON LAVORA&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p><strong>AMSI: SU UN TOTALE DI 47.600 MEDICI&nbsp;STRANIERI, IN ITALIA CI SONO CIRCA 24 MILA MEDICI SPECIALISTI (DI CUI 10 MILA CON SPECIALIZZAZIONE ITALIANA E 14 MILA SPECIALISTI GIA’ ALL&#8217;ESTERO). OLTRE IL 75% NON LAVORA NEL PUBBLICO.</strong></p>



<p><strong>Aodi: “Italia della sanità in emergenza: da una parte l’irrisolta carenza di specialisti italiani (ecco i nostri dati aggiornati sulla carenza), dall’altra gli specialisti stranieri sono palesemente ostacolati nella loro carriera da numerose criticità. L’Europa ci supera in lungo e in largo come opportunità di carriera e retribuzioni. Servono riforme concrete”</strong></p>



<p>ROMA 6 AGO 2025 &#8211; L’Italia vive una doppia emergenza: da un lato la carenza di medici specialisti italiani, dall’altro la difficoltà di integrare appieno i medici specialisti di origine straniera già presenti e formati. Secondo le stime&nbsp;di AMSI,&nbsp;ASSOCIAZIONE MEDICI DI ORIGINE STRANIERA IN ITALIA, su circa&nbsp;47.600 medici stranieri in attività, circa&nbsp;24 mila&nbsp;sono specialisti di cui 10 mila specialisti in Italia e 14 mila specialisti già all&#8217;estero. Un numero di certo insufficiente a colmare il vuoto lasciato dai colleghi italiani, nonostante la loro professionalità e la loro presenza in reparti strategici. Perché sono così pochi? C’è una ragione di fondo? Partiamo dall’inizio.&nbsp;</p>



<p><strong>Specialisti italiani insufficienti, reparti sotto pressione</strong></p>



<p>Più del 50% dei medici italiani ha più di 55 anni, e molte specialità soffrono di un ricambio generazionale inadeguato. In discipline come&nbsp;medicina d’urgenza, anestesia, pediatria e radiologia, la carenza media supera il&nbsp;20-25% del fabbisogno reale. Nei pronto soccorso, in alcune regioni, la voragine di specialisti italiani arriva a sfiorare il&nbsp;40%, con turni spesso sostenuti da personale a contratto o in libera professione.</p>



<p><strong>Specialisti stranieri in Italia: pochi e ostacolati</strong></p>



<p>I medici specialisti stranieri operano soprattutto in reparti chiave:&nbsp;chirurgia generale, ortopedia, fisiatria, ginecologia ,medicina generale anestesia e rianimazione, radiologia, pediatria ed emergenza-urgenza. Le nazionalità più rappresentate sono da noi sono i paesi arabi africani, i paesi dell&#8217;est e del sud America e in particolare principalmente: palestinesi, giordani, libanesi, siriani, argentini, cubani, africani del Camerun e del Congo. Quelli specialisti in Italia invece provengono da Romania, Albania, Egitto, Tunisia, Moldavia e dal Sud America (quelli già specialisti nei loro paesi di origine).</p>



<p>Nonostante la loro competenza, oltre il&nbsp;75% dei medici specialisti stranieri lavora in libera professione, a causa di&nbsp;barriere burocratiche&nbsp;come l’obbligo di cittadinanza nei concorsi e procedure lente di riconoscimento dei titoli. Questo frena la loro piena integrazione nel sistema sanitario pubblico, privando ospedali e servizi territoriali di risorse preziose.</p>



<p><strong>Europa decisamente più avanti: integrazione rapida, meno burocrazia, stipendi che superano il doppio i nostri</strong></p>



<p>In Europa la situazione è diversa: la media di medici specialisti stranieri sul totale è superiore al&nbsp;15%, con picchi del 25-30% in&nbsp;Germania e Regno Unito. Qui i professionisti vengono inseriti più rapidamente grazie a procedure snelle e contratti stabili, colmando i vuoti in specialità carenti. La Francia, con circa il 12% di medici stranieri, utilizza questi professionisti soprattutto in aree rurali e reparti con alta domanda.</p>



<p><strong>Il caso Veneto e l’impegno della Regione per l’inserimento dei professionisti stranieri&nbsp;</strong></p>



<p>Il Veneto è la prima Regione italiana ad avvalersi della possibilità, prevista fino al 2027 dal decreto Cura Italia, di impiegare medici stranieri con specializzazione conseguita all’estero ma non ancora riconosciuta in Italia. La misura, motivata dall’emergenza di copertura dei turni nei pronto soccorso e nei reparti più in sofferenza, ha suscitato forti critiche da parte di ordini professionali e sindacati, che la definiscono una soluzione “creativa” e priva di adeguate garanzie per law sicurezza dei pazienti.</p>



<p>In questo contesto, ecco l’intervento del&nbsp;<strong>Prof. Foad Aodi, presidente AMSI, presidente Umem (Unione Medica Euromediterranea), presidente Movimento Uniti per Unire, nonché medico, giornalista internazionale ed esperto in salute globale, Direttore dell’AISC, Agenzia Mondiale Britannica Informazione Senza Confini, membro del Registro Esperti FNOMCEO e 4 volte consigliere dell&#8217;OMCeO di Roma e docente dell’Università di Tor Vergata.).&nbsp;</strong></p>



<p>Aodi sottolinea la necessità di un approccio equilibrato: riconoscere il valore dei professionisti già presenti in Italia, ma al tempo stesso adottare procedure rigorose di verifica delle competenze e dei titoli, per trasformare un provvedimento emergenziale in una strategia strutturale di integrazione.</p>



<p><strong>Aodi: «Il Veneto apre una strada, ma servono garanzie e rispetto per chi è già in Italia»</strong></p>



<p>«Da un lato – afferma Foad Aodi, presidente di AMSI, l’Associazione dei medici di origine straniera in Italia – la decisione del Veneto apre per la prima volta un percorso di inserimento per professionisti stranieri già presenti sul territorio, anche senza riconoscimento formale dei titoli. Un segnale importante che, se gestito correttamente, può rappresentare una svolta. Ma attenzione: servono criteri rigorosi e rispetto per le competenze reali».</p>



<p>Aodi evidenzia che non tutti i percorsi di specializzazione esteri sono sovrapponibili a quelli italiani: «La pediatria in Ucraina dura due anni, la chirurgia plastica in Brasile tre. Le differenze nei percorsi formativi sono sostanziali e vanno verificate caso per caso. La legge è generale, ma ogni singola storia professionale merita un’analisi approfondita».</p>



<p>In Italia sono già presenti migliaia di medici stranieri specializzati all’estero ma non ancora riconosciuti: «Si tratta di professionisti formati nella seconda, terza e quarta fase migratoria – prosegue Aodi – Paesi dell’Est, Nord Africa, Medio Oriente. Molti di loro lavorano da anni nei reparti più critici, ma sono fermi a causa della burocrazia».</p>



<p><strong>La proposta: valorizzare chi ha esperienza concreta</strong></p>



<p>Aodi rilancia una proposta concreta: «Tra i nostri iscritti ci sono centinaia di medici italiani e di origine straniera che hanno maturato&nbsp;oltre cinque anni di esperienza nella stessa branca specialistica, pur senza una specializzazione universitaria. È una risorsa che può essere valorizzata se documentata e verificata dai direttori sanitari e generali delle strutture dove hanno lavorato. In molti paesi – dall’America Latina all’Asia – l’esperienza clinica vale quanto un titolo».</p>



<p>Secondo Aodi, per affrontare la grave carenza di specialisti, soprattutto nei pronto soccorso e nei reparti ad alta intensità, occorre guardare alle competenze realmente acquisite: «L’esperienza conta, e va affiancata a percorsi seri di verifica dei titoli e della lingua. Bisogna distinguere tra improvvisazione e reale integrazione professionale. La cura del paziente deve restare al centro».</p>



<p><strong>I rapporti con gli ordini: «Servono dialogo e coraggio»</strong></p>



<p>Aodi critica la reazione negativa di sindacati e ordini: «Ogni volta che si propone un’apertura ai medici stranieri, si alzano barricate. Invece non abbiamo mai sentito una proposta costruttiva. Solo la Federazione nazionale degli infermieri e quella dei podologi hanno avviato un dialogo aperto con noi per valorizzare le competenze e affrontare insieme le criticità: lingua, iscrizione, formazione continua».&nbsp;</p>



<p>Infine, un richiamo al passato: «Fino a pochi anni fa – ricorda Aodi – AMSI dialogava direttamente con gli ordini professionali, con un clima di apertura e rispetto. Oggi sembra che ogni proposta venga respinta in blocco. Ma&nbsp;il problema non è solo la scarsità di specialisti: è la mancanza di volontà politica di risolverlo in modo strutturale.Non si tratta di scegliere tra italiani e stranieri, ma di costruire una sanità che integri chi è già qui, con competenza e trasparenza».&nbsp;</p>



<p><strong>Regioni con maggiore carenza di specialisti</strong></p>



<p>Al sud e in molte regioni del Centro‑Nord il sistema sanitario è sull’orlo del collasso per la mancanza di medici specialisti. In Calabria circa il&nbsp;28% dei medici attivi raggiungerà l’età pensionabile nei prossimi anni, senza ricambio adeguato. La Liguria è tra le regioni più vulnerabili, con una delle percentuali più alte di medici over 55 e una formazione specialistica che non riesce a compensare l’esodo generazionale. Anche il Veneto e la Lombardia vedono vuoti rilevanti: fino al&nbsp;25–30% dei posti vacanti&nbsp;in discipline come emergenza-urgenza e anestesia. In diverse regioni del Sud (escluse solo Puglia e Sicilia) le falle arrivano a superare la media nazionale, rendendo urgente una programmazione mirata.</p>



<p><strong>Regioni con maggiore presenza di specialisti stranieri</strong></p>



<p>Le regioni con la maggiore presenza di specialisti stranieri coincidono in gran parte con quelle a più alta concentrazione di popolazione straniera residente. La Lombardia si distingue nettamente, ospitando la quota più elevata del totale nazionale:&nbsp;oltre il 12% degli specialisti&nbsp;stranieri in Italia lavora nelle strutture lombarde. Seguono Emilia‑Romagna, Veneto e Lazio, dove la presenza straniera è superiore al&nbsp;10‑13%&nbsp;e diventa cruciale nei reparti più colpiti dalla carenza italiana. In particolare, nelle grandi città come Milano e Roma gli specialisti stranieri rappresentano una componente essenziale nella copertura delle branche critiche.</p>



<p><strong>Aodi: “Semplificare, aprire i concorsi e trattenere chi già lavora qui e facilitare ingresso di nuove leve. No a discriminazioni e pregiudizi”</strong></p>



<p>«Non possiamo più permetterci un sistema che da un lato soffre la carenza di specialisti italiani e dall’altro tiene in panchina quelli stranieri che già lavorano nei nostri ospedali – dichiara il presidente AMSI – che potrebbero rappresentare, con le loro competenze, una soluzione importare per i nostri deficit. Serve&nbsp;eliminare l’obbligo di cittadinanza nei concorsi, velocizzare il&nbsp;riconoscimento dei titoli, e dare&nbsp;accesso prioritario ai concorsi a chi opera in Italia da almeno 5 anni. Così potremo trattenere chi già lavora con noi e attrarre nuove competenze. Altrimenti, con le offerte che arrivano da Germania, Regno Unito, Belgio, Olanda e Paesi del Golfo, rischiamo di perdere anche chi è già qui».</p>



<p><strong>Proposte AMSI</strong></p>



<p><strong>• Abolire l’obbligo di cittadinanza nei concorsi pubblici</strong></p>



<p><strong>• Riconoscimento rapido dei titoli esteri</strong></p>



<p><strong>• Accesso prioritario ai concorsi per chi lavora in Italia da almeno 5 anni</strong></p>



<p><strong>• Contratti pubblici stabili e incentivi economici per trattenere i professionisti stranieri</strong></p>



<p><strong>• Coordinamento nazionale per un censimento dei fabbisogno dei specialisti e professionisti della sanità in Italia e quali specialisti e sanitari in particolare.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Per completare le informazioni, abbiamo indicato il numero degli specialisti con titolo conseguito in Italia e quello con titolo ottenuto all’estero: rispettivamente 10 mila e 14 mila professionisti.</strong></p>



<p><strong>Per quanto riguarda le fasi migratorie, la maggioranza degli specialisti in Italia proviene dalla prima fase, caratterizzata dall’arrivo di studenti stranieri. Le altre quote si distribuiscono tra:</strong></p>



<p><strong>• la seconda fase, dopo la caduta del Muro di Berlino, con l’arrivo di professionisti dai Paesi dell’Est;</strong></p>



<p><strong>• la terza fase, legata alla Primavera Araba;</strong></p>



<p><strong>• la quarta fase, avviata durante la pandemia.</strong></p>



<p>In merito alla collaborazione istituzionale, ricordiamo il periodo delle presidenze Melidandri e Del Barone all’interno della FNOMCeO e ordini dei medici, con cui, per la prima volta in Italia, abbiamo avviato un dialogo strutturato per i medici e i professionisti della sanità di origine straniera. In quell’occasione è stata istituita una collaborazione proficua, che auspichiamo possa essere ripresa anche dagli attuali esponenti, anziché chiudere la porta all’AMSI e al suo consiglio direttivo. Non siamo solo numeri o usa e getta.&nbsp;</p>



<p><strong>Riepilogo dei dati (AMSI 31 LUGLIO 2025)</strong></p>



<p><strong>MEDICI SPECIALISTI STRANIERI IN ITALIA: 24MILA SU UN TOTALE DI 47.600</strong></p>



<p><strong>MEDICI SPECIALISTI IN EUROPA: SUPERA IN MEDIA DEL 15% I NUMERI ITALIANI CON PICCHI DEL 25-30%</strong></p>



<p><strong>RETRIBUZIONI: IN GERMANIA, OLANDA, BELGIO, REGNO UNITO, PER I MEDICI SPECIALISTI STRANIERI SUPERANO DEL DOPPIO I NOSTRI. IN SVIZZERA, NORD EUROPA, PAESI DEL GOLFO ANCHE IL TRIPLO E IL QUADRUPLO.</strong></p>



<p><strong>FUGHE: ENTRO IL 2027 RISCHIAMO DI PERDERE IL 30% DI QUESTI PROFESSIONISTI STRANIERI ATTRATTI DALL’ESTERO E DA NOI INSERITI SOLO AL 25% NEL PUBBLICO.</strong></p>



<p><strong>In Italia i medici totali sono circa 250.000. I medici stranieri sono 47.600, di cui circa 24 mila specialisti. Operano soprattutto in anestesia, radiologia, pediatria, ginecologia, chirurgia generale, fisiatria, ortopedia, medicina generale ed emergenza-urgenza. Più del 75% lavora in libera professione per ostacoli burocratici e limitazioni nei concorsi. In Europa la quota di specialisti stranieri è oltre il 15%, con Paesi come Germania e Regno Unito che superano il 25-30%. L’Italia rischia di rimanere indietro se non rimuove le barriere che oggi impediscono di valorizzare e trattenere queste competenze.</strong></p>
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		<title>Droghe, tra gli adolescenti è boom di psicofarmaci senza ricetta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 10:29:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da vita.it) Nel 2024 un giovane su quattro, tra i 15 e i 19 anni, ha fatto uso di una sostanza psicoattiva illegale. Cresce il numero dei morti per uso di cocaina/crack (80) e&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da vita.it)</p>



<p>Nel 2024 un giovane su quattro, tra i 15 e i 19 anni, ha fatto uso di una sostanza psicoattiva illegale. Cresce il numero dei morti per uso di cocaina/crack (80) e il consumo di psicofarmaci senza prescrizione medica tra i giovanissimi: nell&#8217;ultimo anno ne ha fatto uso il 12% dei 15-17enni. Trend in forte aumento per il gioco d’azzardo tra gli studenti. Ecco i dati della Relazione annuale al Parlamento 2025</p>



<p>di&nbsp;<a href="https://www.vita.it/autore/ilaria-dioguardi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Ilaria Dioguardi</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.vita.it/wp-content/uploads/2025/06/mohammed-sultan-farooqui-zo54kYyeRtQ-unsplash.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>Un quadro articolato del fenomeno delle tossicodipendenze in Italia. È ciò che emerge dalla&nbsp;<a href="https://www.politicheantidroga.gov.it/media/v5dlr0fu/relazione-al-parlamento-2025.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia 2025</a>, pubblicata in occasione del&nbsp;26 giugno, Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droga. Da una parte, il consumo di sostanze psicotrope tra i giovani è leggermente diminuito, dall’altra si registra un&nbsp;<strong>aumento di morti attribuite all’uso di cocaina/crack</strong>, 80 nel 2024, e dell’<strong>uso di antidepressivi senza prescrizione tra i giovanissimi</strong>. Oltre un milione e 420mila ragazzi ha giocato d’azzardo nell’ultimo anno.</p>



<h3>910mila giovani hanno consumato droghe almeno una volta nella vita</h3>



<p>Nel 2024, il consumo di cannabinoidi è passato dal 22% al 21%, le Nuove sostanze psicoattive – Nps dal 6,4% al 5,8%, i cannabinoidi sintetici dal 4,6% al 3,5%, gli stimolanti dal 2,9% al 2,4%, la cocaina dal 2,2% all’1,8%, gli allucinogeni dal 2% all’1,2%, gli oppiacei sono rimasti stabili all’1,2%. Questo trend denota una diminuzione del consumo di sostanze più pericolose e complesse, a fronte di un uso ancora significativo della&nbsp;<strong>cannabis</strong>, che rimane la&nbsp;<strong>droga più diffusa tra i ragazzi</strong>.</p>



<p>Partendo dai dati rilevati tramite lo Studio Espad Italia 2024 che ha coinvolto 20.201 studenti tra i 15 e i 19 anni, si stima che&nbsp;<strong>nel 2024 quasi 910mila giovani tra 15 e 19 anni, pari al 37% della popolazione studentesca</strong>, abbia&nbsp;<strong>consumato una sostanza psicoattiva illegale almeno una volta nella vita</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>620mila studenti</strong>, sempre tra i 15 e i 19 anni (25%), ne abbia fatto&nbsp;<strong>uso nel corso dell’ultimo anno</strong>. Il consumo di queste sostanze è più comune tra i ragazzi (28%) rispetto alle ragazze (22%).</p>



<h3>Cannabis: consumo diffuso e formulazioni più potenti</h3>



<p><strong>La cannabis resta la sostanza psicoattiva più diffusa in Italia</strong>, con il 77% delle segnalazioni da parte delle forze di polizia per uso personale. Inoltre, è la sostanza primaria per il 13% degli utenti in carico presso i Servizi dipendenze patologiche – SerD. È significativo l’aumento della concentrazione di Thc (tetraidrocannabinolo) nei prodotti a base di hashish, la cui potenza è quadruplicata dal 2016 (dal 7% del 2016 al 29% del 2024), soprattutto nelle formulazioni di nuova generazione e nei liquidi utilizzati per le sigarette elettroniche.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Nel 2024, per la prima volta, il numero di decessi direttamente attribuiti alla cocaina/crack (80 casi) è risultato equivalente a quello legato all’assunzione di eroina/oppiacei (81 casi)</p></blockquote>



<h3>Cocaina, decessi in netto aumento</h3>



<p>La cocaina si conferma una delle sostanze con il maggiore impatto sanitario e sociale in Italia. Nel 2024, il 35% dei decessi direttamente accertati per intossicazione acuta letale è stato attribuito a questa sostanza, percentuale che risulta in aumento nel corso degli anni e che ha raggiunto l’anno scorso il suo massimo storico.&nbsp;<strong>Nel 2024, per la prima volta, il numero di decessi direttamente attribuiti alla cocaina/crack (80 casi) è risultato equivalente a quello legato all’assunzione di eroina/oppiacei (81 casi)</strong>. La cocaina è responsabile del 30% dei ricoveri ospedalieri legati a droghe (costante rispetto al 2023). Tra gli utenti in carico presso i SerD, il 23% fa uso di cocaina come sostanza primaria e il 3,3% di crack (cocaina base). Ancor più di alcol e tabacco, la cocaina è la sostanza più frequentemente associata al policonsumo.</p>



<h3>79 nuove sostanze psicoattive</h3>



<p>Nel 2024, il Sistema nazionale di allerta rapida per le droghe (News-D) che ha gestito, in totale, 437 segnalazioni, ha identificato&nbsp;<strong>79 nuove sostanze psicoattive circolanti sul territorio nazionale</strong>. Il 32% delle segnalazioni dall’Italia ha interessato sostanze d’abuso classiche, già inserite nelle tabelle del Testo unico sugli stupefacenti. Malgrado il trend di consumo tra i giovani risulti in lieve calo rispetto al biennio precedente, l’uso di queste sostanze costituisce una minaccia persistente.</p>



<h3>Antidepressivi senza prescrizione, in crescita tra i giovanissimi</h3>



<p>Il consumo di sostanze psicoattive tra i giovani, rilevato tramite lo Studio Espad Italia 2024 e che ha coinvolto 20.201 studenti tra i 15 e i 19 anni provenienti dalle scuole secondarie di secondo grado di tutto il Paese, conferma un quadro complesso e multiforme, che include sostanze illegali quanto legali. Nel 2024, si stima che&nbsp;<strong>oltre 500mila studenti tra i 15 e i 18 anni non ancora compiuti&nbsp;</strong>abbiano fatto&nbsp;<strong>uso di tabacco</strong>, mentre&nbsp;<strong>quasi 360mila&nbsp;</strong>hanno riportato&nbsp;<strong>almeno un episodio di intossicazione alcolica durante l’anno</strong>. Entrambi questi fenomeni mostrano una maggior prevalenza tra le ragazze.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>510mila studenti di 15-19 anni hanno fatto uso di psicofarmaci senza prescrizione nel corso della vita, 180mila tra 15 e 17 anni ne hanno fatto uso solo nell’ultimo anno (il 12% del totale)</p></blockquote>



<p><strong>Dal 2021 si è registrato un incremento costante nel consumo di psicofarmaci senza prescrizione medica tra i giovani</strong>. Nel 2024, questa tendenza ha raggiunto i valori più alti di sempre: se la stima è di&nbsp;<strong>510mila studenti di 15-19 anni&nbsp;</strong>che&nbsp;<strong>hanno fatto uso di queste sostanze senza prescrizione nel corso della vita</strong>, nella fascia&nbsp;<strong>15-17 anni</strong>&nbsp;sarebbero&nbsp;<strong>180mila ad averne fatto uso solo nell’ultimo anno</strong>&nbsp;(<strong>il 12%&nbsp;</strong>del totale di quella fascia di età), con una prevalenza più che doppia tra le studentesse.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Circa un milione e 530mila ragazzi (il 62% degli studenti) ha giocato d’azzardo almeno una volta nella vita</p></blockquote>



<h3>Gioco d’azzardo e nuove dipendenze digitali: il dato più alto di sempre</h3>



<p>È in forte crescita la tendenza al gioco d’azzardo tra i giovani.&nbsp;<strong>Circa un milione e 530mila ragazzi (il 62% degli studenti) riferisce di aver giocato d’azzardo almeno una volta nella vita</strong>, mentre&nbsp;<strong>oltre un milione e 420mila ragazzi lo hanno fatto nell’ultimo anno</strong>, facendo registrare nel 2024 il dato più alto di sempre. Anche il mondo dei videogiochi rappresenta criticità per molti ragazzi: lo scorso anno più di 290mila studenti minorenni hanno mostrato comportamenti a rischio con i videogame, spesso associati a reazioni emotive forti quando era preclusa loro la possibilità di giocare. Per quanto riguarda l’uso di internet, nel 2024 oltre 320mila studenti hanno fatto un uso problematico del web.</p>



<p><em>Foto di&nbsp;<a href="https://unsplash.com/it/foto/uomo-in-camicia-a-righe-bianche-e-nere-che-fuma-zo54kYyeRtQ?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mohammed Sultan Farooqui</a>&nbsp;su&nbsp;<a href="https://unsplash.com/it/foto/uomo-in-camicia-a-righe-bianche-e-nere-che-fuma-zo54kYyeRtQ?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unsplash</a></em></p>
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		<title>Una sentenza della Corte dei diritti dell&#8217;Uomo. Per restare umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2024 13:30:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(di Damiano Aliprandi, www.news-forumsalutementale.it) Associazione Per i diritti umani, nel 2025, si occuperà del tema del benessere mentale e oggi pubblichiamo questa notizia importante. Per la prima volta, grazie all’impegno di L’Altro Diritto –&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/men.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="700" height="465" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/men.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17798" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/men.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/men-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></figure>



<p></p>



<p>(di Damiano Aliprandi, www.news-forumsalutementale.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss </p>



<p></p>



<p><strong>Associazione Per i diritti umani, nel 2025, si occuperà del tema del benessere mentale e oggi pubblichiamo questa notizia importante.</strong></p>



<p>Per la prima volta, grazie all’impegno di L’Altro Diritto – Società della Ragione Onlus e Fondazione Franco Basaglia, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha stabilito che l’Italia ha violato i diritti umani di un paziente psichiatrico, immobilizzato con forza e trattato con farmaci pesanti in un ospedale. Questa pratica è stata condannata come inumana e degradante. La recente sentenza della CEDU nel caso Lavorgna c. Italia rappresenta un precedente di grande rilievo per il sistema giudiziario italiano, poiché è la prima volta che la Corte condanna l’Italia per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo in un caso di contenzione meccanica e farmacologica all’interno di un reparto psichiatrico. La sentenza riconosce che il trattamento riservato al paziente durante la sua degenza presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) dell’Ospedale di Melzo è stato inumano e degradante, in violazione del divieto assoluto di trattamenti inumani e degradanti stabilito dall’articolo 3 della Convenzione.</p>



<p>Il caso coinvolge Matteo Lavorgna, diciannovenne all’epoca dei fatti, affetto da un disturbo psicotico non altrimenti specificato. Il giovane era stato ricoverato volontariamente il 30 settembre 2014 su consiglio del suo psichiatra, il quale aveva ritenuto necessario un intervento protetto per evitare che la situazione degenerasse. Tuttavia, in seguito a un episodio di aggressività verso i genitori durante una visita, lo SPDC aveva applicato misure di contenzione meccanica, immobilizzando Lavorgna al letto per quasi otto giorni consecutivi, nonostante fosse già sottoposto a pesanti sedazioni farmacologiche. Il ricorso, depositato presso la CEDU, si basava sulla denuncia del giovane per maltrattamenti e coercizione da parte del personale medico, con accuse riguardanti anche l’omissione di un’adeguata verifica sulla necessità di prolungare la contenzione meccanica, nonostante Lavorgna fosse in stato di calma apparente e sotto controllo medico. In Italia, la sua denuncia era stata archiviata dal tribunale, che aveva ritenuto legittimo l’uso della contenzione in quanto misura necessaria per evitare rischi futuri.</p>



<p>Nella sentenza del 7 novembre scorso, la Corte di Strasburgo ha stabilito che il trattamento subito da Lavorgna costituisce una violazione sostanziale e procedurale dell’articolo 3 della Convenzione. La Corte ha, infatti, evidenziato come la prolungata contenzione meccanica non fosse giustificabile, in quanto la condizione di pericolo che ne aveva determinato l’applicazione non persisteva più con tale intensità, mancando così di motivazioni oggettive e necessarie. Inoltre, la Corte ha censurato l’inefficacia dell’indagine condotta in Italia, non ritenendola conforme agli standard richiesti per un accertamento trasparente e indipendente. Gli interventi delle due associazioni sopracitate hanno contribuito in modo significativo alla decisione della Corte, sostenendo che, in assenza di norme chiare sui limiti della contenzione meccanica in ambito psichiatrico, tale pratica debba essere giustificata solo in casi di necessità assoluta e comprovata, come prevede l’articolo 54 del Codice penale. Le organizzazioni hanno evidenziato che la contenzione non può essere usata a scopo cautelare, ma esclusivamente per rispondere a un pericolo concreto e imminente, come confermato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione italiana nel caso Mastrogiovanni.</p>



<p>La decisione della CEDU apre un’importante riflessione sulla necessità di stabilire regolamentazioni più precise e rigide in merito all’uso della contenzione in contesti psichiatrici. Il caso Lavorgna solleva interrogativi su un utilizzo della contenzione che appare non solo ingiustificato dal punto di vista della necessità medica, ma anche lesivo della dignità umana. Tale pratica si pone in contrasto con il principio di proporzionalità richiesto per le misure restrittive della libertà individuale. Inoltre, la sentenza sollecita una riforma dei protocolli sanitari italiani, poiché attualmente mancano norme specifiche che disciplinino la contenzione meccanica e farmacologica. La Corte Europea ha ribadito che la contenzione meccanica non deve essere considerata un intervento terapeutico, ma un mezzo di sicurezza, utilizzabile solo come ultima risorsa e per il minor tempo possibile. La condanna dell’Italia segna, quindi, un passo significativo verso una maggiore tutela dei diritti delle persone affette da disturbi psichiatrici e potrebbe stimolare il legislatore italiano a intervenire con normative specifiche, in linea con gli standard di diritti umani delineati dalla CEDU e dalle linee guida del Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura (CPT).Una sentenza della Corte dei diritti dell&#8217;Uomo. Per restare umani.</p>
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		<title>XXIX Rapporto ISMU sulle migrazioni 2023</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Feb 2024 08:21:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, Palazzo Emilio Turati, Via Meravigli 9/B, Milano Fondazione ISMU ETS stima che al 1° gennaio 2023 gli stranieri presenti in Italia siano circa&#160;5 milioni e 775mila,&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/ismu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="725" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/ismu-725x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17433" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/ismu-725x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 725w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/ismu-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/ismu-768x1085.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/ismu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 803w" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" /></a></figure>



<p>Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, Palazzo Emilio Turati, Via Meravigli 9/B, Milano</p>



<p>Fondazione ISMU ETS stima che al 1° gennaio 2023 gli stranieri presenti in Italia siano circa&nbsp;<strong>5 milioni e 775mila, 55mila in meno rispetto alla stessa data del 2022</strong><a href="https://www.ismu.org/xxix-rapporto-sulle-migrazioni-2023-comunicato-stampa-13-2-2024/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribers+lista+1%263%29&amp;utm_campaign=6431fd9839-29%C2%B0RAPPORTO+ISMU+MIGRAZIONI_dem_COPY_06&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-6431fd9839-126455418#_ftn1&utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a>. Il bilancio demografico mostra una significativa crescita della popolazione straniera residente in Italia (+110.000 unità). Diminuisce, invece, la componente irregolare, che si attesta sulle 458mila unità, contro le 506mila dell’anno precedente. Il calo degli irregolari è dovuto principalmente all’avanzamento delle regolarizzazioni attuate nel 2022 a completamento delle procedure di “emersione 2020”.&nbsp; Da segnalare la consistente riduzione dei “regolari non residenti”: il loro numero è sceso da 293mila a 176mila (-117mila).</p>



<p>Per quanto riguarda il lavoro, il 2023 ha segnato il record storico delle assunzioni di personale immigrato – 1.057.620 persone – programmate dalle imprese italiane (fonte Unioncamere – ANPAL). Permangono, però, numerose criticità, che mostrano la necessità di una nuova governance dei processi migratori e di inclusione (oggetto di analisi del&nbsp;<a href="https://www.ismu.org/libro-bianco-sul-governo-delle-migrazioni-economiche?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Libro bianco sul governo delle migrazioni</em></a>&nbsp;elaborato da ISMU).</p>



<p>Sul fronte scolastico, il numero degli alunni con background migratorio nelle scuole italiane è tornato a crescere a un ritmo che lascia presumere che, in circa 10 anni, si potrà arrivare al traguardo di un milione di alunni con background migratorio (nell’a.s. 2021/22 il numero si attesta a 872.360 presenze)<strong>.&nbsp;</strong>Si segnala, inoltre, che i nati in Italia rappresentano il 67,5% degli alunni con cittadinanza non italiana.</p>



<p>Per quanto riguarda le confessioni religiose, ISMU stima che al 1° luglio 2023 i cristiani nel loro complesso rappresentino la maggioranza assoluta (53,1%) tra gli stranieri residenti in Italia, con una presenza di immigrati cattolici che si attesta al 17,0% (i musulmani rappresentano il 29,7%).</p>



<p>Sono questi alcuni dei principali dati del&nbsp;<strong>XXIX Rapporto sulle migrazioni 2023</strong>, elaborato da&nbsp;<strong>Fondazione ISMU ETS</strong>&nbsp;(Iniziative e Studi sulla Multietnicità), che viene presentato oggi 13 febbraio, dalle 9.00 alle 13.00, presso la Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, Palazzo Emilio Turati, in via Meravigli 9/B, Milano. L’evento viene trasmesso anche in diretta streaming&nbsp;<strong>sul canale&nbsp;</strong><a href="https://www.youtube.com/user/FondazioneIsmu?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>YouTube</strong></a>&nbsp;e&nbsp;<strong>sul&nbsp;</strong><a href="https://www.ismu.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>sito</strong></a>&nbsp;di ISMU.</p>



<p>Alla presentazione, realizzata in collaborazione con Fondazione Cariplo e moderata dal Segretario Generale di Fondazione ISMU ETS,&nbsp;<strong>Nicola Pasini</strong>, partecipano:&nbsp;<strong>Giovanni Azzone,</strong>&nbsp;Presidente Fondazione Cariplo;&nbsp;<strong>Gian Carlo Blangiardo</strong>, Presidente Fondazione ISMU ETS;&nbsp;<strong>Romano Guerinoni</strong>, Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi;&nbsp;<strong>Livia Elisa Ortensi,&nbsp;</strong>Responsabile Settore Statistica Fondazione ISMU ETS.</p>



<p>Nel corso del convegno si terranno due tavole rotonde. La prima, dal titolo&nbsp;<strong>“Migrazioni: fanno crescere la povertà o creano ricchezza”</strong>&nbsp;con gli interventi di<strong>&nbsp;Andrea Dellabianca,</strong>&nbsp;Membro della Giunta della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Presidente di Formaper;&nbsp;<strong>Nicola Saldutti</strong><strong>,&nbsp;</strong>Caporedattore Economia del&nbsp;<em>Corriere della Sera</em>;&nbsp;<strong>Laura Zanfrini,</strong>&nbsp;Responsabile Settore Economia, Lavoro e Welfare Fondazione ISMU ETS.</p>



<p>A conclusione del convegno, la tavola rotonda dal titolo&nbsp;<strong>“Per un’informazione responsabile sulle migrazioni”</strong>&nbsp;con gli interventi di:&nbsp;<strong>Paola Barretta</strong>, Portavoce Associazione Carta di Roma;&nbsp;<strong>Eleonora Camilli,&nbsp;</strong>Giornalista per&nbsp;<em>Redattore Sociale</em>&nbsp;e&nbsp;<em>La Stampa</em>;&nbsp;<strong>Cristina Giudici</strong>, Contributor per&nbsp;<em>Il Foglio</em>&nbsp;e consulente di Fondazione Gariwo;&nbsp;<strong>Vittorio Longhi</strong>, Giornalista e formatore per l’ONU;&nbsp;<strong>Alidad Shiri</strong>, Editorialista del quotidiano&nbsp;<em>Alto Adige</em>.</p>



<h4>1) MIGRAZIONI IN ITALIA<a href="https://www.ismu.org/xxix-rapporto-sulle-migrazioni-2023-comunicato-stampa-13-2-2024/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribers+lista+1%263%29&amp;utm_campaign=6431fd9839-29%C2%B0RAPPORTO+ISMU+MIGRAZIONI_dem_COPY_06&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-6431fd9839-126455418#_ftn2&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>[2]</strong></a></h4>



<p><strong>L’immigrazione al 1° gennaio 2023.&nbsp;</strong>Fondazione ISMU ETS stima che al 1° gennaio 2023 gli stranieri presenti in Italia siano circa 5 milioni e 775mila, 55mila in meno rispetto alla stessa data del 2022<a href="https://www.ismu.org/xxix-rapporto-sulle-migrazioni-2023-comunicato-stampa-13-2-2024/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribers+lista+1%263%29&amp;utm_campaign=6431fd9839-29%C2%B0RAPPORTO+ISMU+MIGRAZIONI_dem_COPY_06&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-6431fd9839-126455418#_ftn3&utm_source=rss&utm_medium=rss">[3]</a>. Il bilancio demografico del 2022 mostra una significativa crescita dei residenti, la cui quota relativa sul totale della popolazione residente in Italia è passata dal 8,5% all’8,7% (+110mila unità). Si registra, invece, una moderata diminuzione del numero di irregolari, dovuta dal prevalere dell’effetto riduttivo delle regolarizzazioni attuate nel 2022 a completamento delle procedure di “emersione 2020” rispetto all’incremento prodotto dai flussi di irregolarità e dalla mancata presentazione/accettazione delle richieste di asilo o protezione riconducibili al fenomeno degli arrivi non autorizzati, per lo più via mare. Questi ultimi hanno subìto, nel corso dell’anno, un significativo aumento (+57%).</p>



<p><strong>Effetto “emersione 2020”: diminuiscono gli irregolari.&nbsp;</strong>Come già accennato, alla data del 1° gennaio 2023 ISMU stima una moderata diminuzione della componente irregolare, che si attesta sulle 458mila unità, contro le 506mila dell’anno precedente. Gli irregolari costituiscono il 7,9% della presenza straniera complessiva.</p>



<p><strong>Diminuiti i regolari non residenti.</strong>&nbsp;Nel 2022 va segnalata la consistente riduzione dei cosiddetti “regolari non residenti”, cioè gli stranieri presenti sul territorio italiano, in possesso di un valido titolo di soggiorno, ma non inclusi (o non ancora) nel collettivo dei registrati in anagrafe. Il loro numero è sceso da 293mila a 176mila (-117mila). Si tratta per lo più di cittadini comunitari o di nuovi soggiornanti, presenti in Italia anche a seguito di procedure di accoglienza, che al momento non hanno eletto la loro residenza anagrafica in un comune italiano.</p>



<p><strong>Gran parte degli</strong><strong>&nbsp;stranieri proviene da Paesi terzi.</strong>&nbsp;Al 1° gennaio del 2023, tra gli stranieri regolarmente presenti in Italia la componente extra-Ue è di circa tre quarti del totale. L’aumento di 166mila unità rispetto alla stessa data del 2022 conferma la tendenza alla ripresa “post-Covid” avviata lo scorso anno. Il 40% di cittadini non comunitari proviene da quattro Paesi: Ucraina, Marocco, Albania e Cina.&nbsp; Seguono undici Paesi con quote di presenze regolari extra-UE comprese tra il 2% e il 5%. Nell’ordine: India, Bangladesh, Egitto, Filippine, Pakistan, Moldova, Sri Lanka, Senegal Nigeria, Tunisia e Perù. Nel complesso le prime quindici nazionalità coprono più di tre quarti del totale.</p>



<p><strong>Ucraini in Italia.</strong>&nbsp;Fondazione ISMU ETS rileva che l’aumento degli stranieri provenienti da Paesi terzi nel 2022 va quasi del tutto attribuito alle vicende che hanno determinato la forte crescita della popolazione ucraina, una presenza che, tra l’altro, era da tempo consolidata nella realtà italiana. Al 1° gennaio 2022 gli ucraini in Italia con regolare permesso di soggiorno erano poco più di 230mila, la gran parte (81,2%) con un titolo di lungo periodo. Dopo lo scoppio della guerra si sono avuti consistenti nuovi arrivi in Italia, con un picco nel mese di maggio 2022. Nel corso dell’anno gli ingressi si sono poi largamente ridotti e, alla fine del 2022, si contavano in Italia circa 146mila cittadini ucraini sotto protezione temporanea, di cui quasi 54mila minori. La pressione migratoria si è affievolita dall’inizio del 2023 assestandosi su una media di poco meno di 350 nuovi permessi al mese, a fronte di 67mila permessi rilasciati tra il 2 marzo e il 30 aprile 2022 e di ulteriori 27mila permessi rilasciati tra maggio e luglio.</p>



<p><strong>Acquisizioni di cittadinanza in aumento.</strong>&nbsp;Nel corso del 2022 gli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza sono circa 214mila, contro i 121.457 dell’anno precedente. I cittadini non comunitari divenuti italiani nel 2022 sono in prevalenza marocchini, albanesi e ucraini.</p>



<p><strong>In calo il tasso di natalità degli stranieri.</strong>&nbsp;Il ruolo dell’immigrazione nel mitigare i numeri del nostro “inverno demografico” resta importante: le 393mila nascite registrate in Italia nel 2022 sono il 27% in meno rispetto al dato del 2002, ma sono il prodotto di un aumento del 56% dei nati stranieri e una diminuzione del 33% di quelli italiani.</p>



<p>Tuttavia, sebbene tra il 2002 e il 2022 i nati stranieri siano saliti da 34mila a 53mila (mentre gli italiani sono scesi da 505mila a 340mila), va rilevato che il loro contributo a supporto della bassa natalità nel nostro Paese tende sempre più ad attenuarsi. Le 53mila nascite nel 2022 sono 27mila in meno rispetto al massimo osservato nel 2012 (con 80mila nati). I tassi di natalità della popolazione straniera vanno infatti progressivamente convergendo verso quelli degli italiani: dai 23,5 nati per mille abitanti del 2004 (con oltre 14 punti di vantaggio sugli autoctoni) si è scesi nel 2022 a un più modesto 10,4 per mille (con solo circa 4 punti in più).</p>



<p><strong>Sbarchi e ingressi via terra.&nbsp;</strong>Gli sbarchi registrati sulle coste italiane nel 2023 hanno raggiunto volumi simili a quelli del periodo 2014-2017, gli anni della cosiddetta crisi dei rifugiati. In particolare, tra l’1 gennaio e il 31 dicembre 2023 gli sbarchi ammontano a 157mila, con una crescita del 67,1% rispetto allo stesso periodo del 2022 e del 133,6% rispetto al 2021. I decessi nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale sono in crescita da 1.417 a 2.498, pari rispettivamente a 9 e 13 ogni 1.000 tentati attraversamenti. Il numero complessivo di persone decedute dal 2014 è oltre 22mila, di cui 485 bambini.</p>



<p>Nel 2023 sono aumentati i flussi dalla Tunisia (+200% nei primi 10 mesi rispetto al dato complessivo 2022) e leggermente diminuiti quelli dalla Libia (-2.4%). Se consideriamo i paesi d’origine delle persone sbarcate nel 2023 è cresciuto il numero di cittadini originari della Guinea (che costituiscono l’11,6% del totale) seguiti da quelli di Tunisia (11%), Costa d’Avorio, (10,2), Bangladesh (7,7%) ed Egitto (7,0%).</p>



<p>In crescita anche gli arrivi alle frontiere terrestri: nel 2022 alla frontiera con la Slovenia erano stati 13.500 (+44% rispetto al 2021), prevalentemente da Pakistan, Afghanistan, Bangladesh, India e Nepal. Nel 2023 gli ingressi tra gennaio e novembre sono stati oltre 11.000, ancora prevalentemente da Pakistan, Afghanistan, Bangladesh.</p>



<p><strong>Richieste d’asilo.</strong>&nbsp;Passando alle richieste d’asilo, va precisato che solo una parte delle persone entrate irregolarmente in Italia fanno domanda. Inoltre, non tutte derivano dagli sbarchi, ma anche da ingressi via terra, corridoi umanitari, ingressi alla frontiera aeroportuale, ingressi ai sensi del regolamento di Dublino. Nel 2022 le richieste d’asilo sono state 84.289 (di cui 7.090 reiterate), con una crescita del 57% rispetto al 2021, quando le domande erano state 53.609. Nel 2023 le richieste d’asilo verso l’Italia sono state invece 135.820, presentate primariamente da cittadini del&nbsp;Bangladesh (17,3%), dell’Egitto (13,5%) e del Pakistan&nbsp;(12,6%).</p>



<p><strong>Religioni.&nbsp;</strong>Fondazione ISMU ETS stima che al 1° luglio 2023 la maggioranza assoluta della popolazione straniera residente in Italia sia di religione cristiana (53,1%). Gli immigrati ortodossi, tra cui è ricompresa la maggior parte degli ucraini, sono saliti al 29,2%. I cattolici si attestano al 17,0%. Gli evangelici sono scesi al 2,7%, mentre i copti e gli altri cristiani rimangono sostanzialmente invariati (rispettivamente 1,6% e 2,6%). I musulmani rappresentano il 29,7%, seguiti da buddisti (3,3%), induisti (2,1), sikh (1,7%) e altre religioni (0,4%). Gli atei o agnostici sono il 9,7%. In termini assoluti, includendo nei conteggi anche i minori di qualsiasi età, si stima che in Italia al 1° luglio 2023 ci siano circa un milione e 521mila musulmani, un milione e 499mila ortodossi e 870mila cattolici.</p>



<h4>2) IL LAVORO</h4>



<p>Dopo la battuta d’arresto provocata dalla pandemia, nel passaggio dal 2021 al 2022 si è registrato un netto miglioramento dei principali indicatori del mercato del lavoro italiano: una tendenza proseguita anche nel 2023. Nel 2022, la crescita dell’occupazione dei 15-64enni, che è tornata ai livelli pre-Covid, è imputabile per il 78,3% agli italiani e per il 21,7% agli stranieri (dati Eurostat). Quella degli attivi è attribuibile per il 70,7% agli italiani e per il 29,3% agli stranieri e la riduzione della disoccupazione per l’83,4% agli italiani e per il 16,6% agli stranieri. Nel 2022 gli stranieri rappresentano il 10,8% delle forze di lavoro tra i 15 e i 64 anni, il 10,4% degli occupati e il 15,9% dei disoccupati. Dal punto di vista settoriale, il comparto con la più elevata incidenza di stranieri sul totale di occupati è quello dei servizi personali e collettivi (31,6%), seguito a distanza da agricoltura (17,7%), ristorazione e turismo (17,3%), costruzioni (15,6%).</p>



<p><strong>Prevale il “lavoro povero”.</strong>&nbsp;Nel 2022, per i lavoratori extracomunitari occupati a tempo indeterminato la retribuzione media annua è stata pari a 19.251 euro, quella del totale dei lavoratori pari a 27.523 euro. Per i dipendenti a tempo determinato, per gli extra-europei è stata pari a 9.508 euro, cioè inferiore dell’8,3% rispetto a quella del totale dei lavoratori (10.365 euro). Infine, la retribuzione dei lavoratori domestici extra-UE, pur essendo leggermente superiore a quella della generalità dei lavoratori (verosimilmente per il numero maggiore di ore lavorate), ammonta a soli 7.945 euro. Si tratta di livelli retributivi che confermano un’immigrazione fortemente coinvolta nel fenomeno del “lavoro povero”, a sua volta anticamera, per molti lavoratori stranieri e per le loro famiglie, della caduta in una condizione di povertà assoluta o relativa.</p>



<p><strong>Gender gap: penalizzate soprattutto le donne extra-UE.&nbsp;</strong>Tra le donne lavoratrici, quelle extra-europee risultano maggiormente penalizzate. Nel 2022 i tassi di occupazione femminili delle donne extra-Ue sono molto più bassi rispetto alle italiane (43,7% contro 51,5%). Invece, nell’ambito della popolazione proveniente da Paesi dell’Unione, i tassi di occupazione femminili risultano più elevati rispetto a quelli delle italiane. Particolarmente coinvolte nel fenomeno dell’inattività sono le donne provenienti da Bangladesh (92,3%), Pakistan (89,8%) ed Egitto (85,1%). Le più colpite dalla disoccupazione sono le egiziane (68,5% nel 2022). Tra i fattori penalizzanti: bassi livelli di istruzione e competenza linguistica, difficoltà sul fronte della conciliazione con gli impegni familiari, esposizione alla discriminazione.</p>



<p><strong>Permane il problema dell’<em>overqualification</em>.&nbsp;</strong>Rispetto agli altri Paesi, l’Italia attrae una immigrazione poco istruita: la metà degli immigrati nati all’estero ha una bassa istruzione formale e solo il 12% ha una laurea, rispetto al 20% dei nativi. Ciò nondimeno, la quota di lavoratori stranieri laureati occupati in una professione&nbsp;<em>low</em>&nbsp;o&nbsp;<em>medium skill</em>&nbsp;è pari al 60,2% nel caso dei cittadini non UE e al 42,5% nel caso degli UE, a fronte del 19,3% stimato per gli italiani. Pesa il mancato riconoscimento dei titoli acquisiti all’estero: meno del 3% degli stranieri possiede un titolo estero riconosciuto in Italia.</p>



<p>Secondo i dati di uno studio&nbsp;<em>ad hoc</em>&nbsp;Istat (2023a) discussi all’interno del Rapporto, sul problema dell’<em>overqualification&nbsp;</em>incidono anche fattori legati alla cittadinanza – italiana per nascita, straniera o italiana per acquisizione – e al genere. Per esempio, il vantaggio di possedere la laurea, rispetto alla licenza media, è di circa 40 punti percentuali in termini di tasso di occupazione tra gli italiani dalla nascita, quasi si dimezza tra i naturalizzati e scende sotto i 9 punti tra gli stranieri. Tra le donne, possedere una laurea migliora il tasso di occupazione di ben 51 punti tra le autoctone, di 29 punti tra le naturalizzate e di soli 17 punti tra le straniere. Per chi ha al massimo la licenza media, il tasso di occupazione degli stranieri è invece superiore a quello degli autoctoni e dei naturalizzati.</p>



<p><strong>La domanda di lavoro immigrato è in crescita.&nbsp;</strong>Da elaborazioni di Fondazione ISMU ETS su dati Eurostat, si prevede che dal 2024 alla fine del decennio la popolazione dell’UE in età attiva (15-64enni) diminuirà di oltre 6 milioni di unità già nei primi sei anni, e poi di altri 13 milioni entro il 2040, pur in presenza di flussi migratori in entrata. Si aggraveranno, dunque, le difficoltà di reclutamento già oggi sperimentate dalle imprese in vari settori (sanitario e assistenziale, manifatturiero, commercio al dettaglio, ospitalità, trasporti, costruzioni). L’Italia è peraltro, insieme alla Bulgaria, il Paese europeo dove le forze lavoro tra i 15 e i 64 anni hanno l’età media più elevata (attorno ai 43 anni e mezzo, fonte Istat). Nei prossimi anni, via via che i&nbsp;<em>baby boomers</em>&nbsp;raggiungeranno l’età del pensionamento, le imprese avranno difficoltà a gestire il turnover.</p>



<p>Il 2023 ha segnato il record storico delle assunzioni di personale immigrato – 1.057.620&nbsp; persone – programmate dalle imprese italiane (fonte Unioncamere – ANPAL). L’importazione di forza lavoro dall’estero si sta dunque affermando come un’opzione condivisa da molti Paesi europei, a dispetto di un quadro politico dominato dalla preoccupazione di ridurre la pressione migratoria irregolare e gestire i flussi di richiedenti asilo. Tra le tendenze ricorrenti: l’introduzione di sistemi “a punti” e altre misure per rendere il proprio Paese maggiormente ricettivo nei confronti dei lavoratori qualificati; l’ampliamento dei profili professionali inseriti nelle&nbsp;<em>shortages lists</em>; il ritorno in auge degli accordi bilaterali con i Paesi d’origine. A tale proposito, il&nbsp;<a href="https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2023/01/Volume_Libro-bianco-sul-governo-delle-migrazioni-economiche.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Libro bianco sul governo delle migrazioni</strong></a>&nbsp;elaborato dal Settore Economia e Lavoro di Fondazione ISMU (disponibile al seguente link:&nbsp;<a href="https://www.ismu.org/libro-bianco-sul-governo-delle-migrazioni-economiche?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ismu.org/libro-bianco-sul-governo-delle-migrazioni-economiche?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>) contiene un ricco insieme di indicazioni relative sia alle auspicabili modifiche del quadro normativo, sia ad aspetti di ordine procedurale e organizzativo, indirizzate sia ai decisori pubblici e sia a tutti gli attori coinvolti nella gestione dei processi migratori e di inclusione occupazionale dei lavoratori immigrati.</p>



<h4>3) GLI ALUNNI STRANIERI E IL SISTEMA SCOLASTICO ITALIANO</h4>



<p>Nell’anno scolastico 2021/2022 persiste lo svantaggio degli studenti non italiani amplificato dagli anni della pandemia e da nuove emergenze, come quella derivante dal flusso di donne e di minori (anche soli) provenienti dall’Ucraina nel corso del 2022. Come evidenziato dal&nbsp;<a href="https://www.ismu.org/alunni-con-background-migratorio-in-italia-famiglia-scuola-societa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Report nazionale ISMU 4/2022, Alunni con background migratorio in Italia. Famiglia, scuola, società</a>&nbsp;(Santagati, Colussi, 2022), le alleanze educative tra famiglie, scuole, territorio, enti locali e del Terzo settore si sono rivelate cruciali per fare fronte alle difficoltà del quotidiano. Tuttavia, nonostante le esperienze di solidarietà e l’impegno verso una più ampia inclusione, permangono discriminazioni e disparità di trattamento.</p>



<p><strong>Aumentati gli alunni stranieri.&nbsp;</strong>Dopo la decrescita temporanea del 2020/21, nell’a.s. 2021/22 il numero degli alunni con background migratorio si attesta a 872.360 presenze (quasi +7.000), pari al 10,6% del totale degli iscritti nelle scuole italiane. All’inizio dell’a.s. 2023/2024 i valori attesi degli alunni non italiani nelle scuole statali erano di 869.336. Nell’aprile del 2023 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha certificato la presenza di 888.880 alunni con entrambi i genitori stranieri per l’anno scolastico 2022/23. A tale ritmo di crescita, si presume che in circa 10 anni si potrà arrivare al traguardo di un milione di alunni con background migratorio.</p>



<p><strong>Il 44% degli alunni stranieri è di origine europea.&nbsp;</strong>Gli studenti con cittadinanza non italiana (CNI) sono originari di quasi 200 Paesi differenti e il 44% circa di essi è di origine europea. Più di 1⁄4 è di origine africana, attorno al 20% di origine asiatica e quasi l’8% dell’America latina. La cittadinanza più numerosa è rappresentata dalla Romania con oltre 151mila studenti. Seguono Albania (quasi 117mila studenti) e Marocco (111mila).</p>



<p><strong>Accolti più di 27mila studenti ucraini.</strong>&nbsp;Al 13 giugno 2022 sono 27.506 gli studenti ucraini accolti nelle scuole: 12.713 nelle primarie, 6.148 nelle scuole dell’infanzia, 6.086 nelle secondarie di primo grado e 2.559 nelle secondarie di secondo grado. Altri 3.019 sono stati accolti dai Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti. Il numero maggiore di studenti ucraini si è inserito in Lombardia (5.748), Emilia-Romagna (3.218) e Campania (2.744).</p>



<p><strong>Un quarto degli alunni con CNI in Lombardia.&nbsp;</strong>I dati del 2021/22 confermano che la maggioranza degli studenti con cittadinanza non italiana si concentra nelle regioni settentrionali, a seguire nel Centro e nel Mezzogiorno. La Lombardia accoglie 222.364 alunni con background migratorio, seguita da Emilia-Romagna (106.280) e Veneto (96.105). In Emilia-Romagna gli studenti con CNI rappresentano, in rapporto alla popolazione scolastica regionale, il 17,4%, il valore più elevato a livello nazionale. Segue la Lombardia con il 16,3% di alunni con CNI ogni 100 iscritti nelle scuole di diverso ordine e grado. La provincia italiana con il più alto numero di studenti stranieri è Milano (80.189), seguita da Roma (63.946) e Torino (39.184).</p>



<p><strong>Le scuole italiane non toccate dal fenomeno migratorio sono il 18%.&nbsp;</strong>Nell’a.s. 2021/22 le scuole senza allievi con CNI scendono al 18%. Aumenta leggermente la fascia con meno del 30% di alunni di origine immigrata (74,8%). Le scuole con il 30% e oltre di alunni con background migratorio sono il 7,2% del totale.</p>



<p><strong>I nati in Italia rappresentano il 67,5% degli alunni con CNI.</strong>&nbsp;I nati in Italia figli di immigrati sono passati da 577.071 nel 2020/21 a 588.986: quasi 12mila unità in più. Dalla prima rilevazione dell’a.s. 2007/08 ad oggi, il gruppo si è triplicato e rappresenta il 67,5% degli alunni con CNI.</p>



<p><strong>Cresce l’incidenza delle seconde generazioni.&nbsp;</strong>Più dei due terzi degli alunni censiti come italiani sono costituiti da seconde generazioni. L’incidenza percentuale delle seconde generazioni cresce in tutti i livelli scolastici, a parte le primarie. Nelle scuole dell’infanzia, 83 sono i nati in Italia ogni 100 alunni con background migratorio, 73,6 alla primaria, 66,9 alle secondarie di primo grado e 48,3 in quelle di secondo grado.</p>



<p><strong>Un quarto degli studenti con CNI è in ritardo scolastico.&nbsp;</strong>Il ritardo scolastico rimane un aspetto problematico. Nell’a.s. 2021/22 riguarda il 25,4% degli stranieri (gli italiani sono l’8,1%). Nel complesso, il ritardo fra i non italiani si è ridotto nel tempo. Tuttavia, le percentuali di studenti in ritardo sono ancora molto elevate, soprattutto nelle secondarie di secondo grado, dove quasi la metà degli studenti di origine immigrata è in ritardo di uno o più anni (48,4%). Altri due fenomeni che continuano a essere preoccupanti sono l’abbandono precoce degli studi e la lontananza dal sistema di istruzione/formazione/lavoro. Nel 2022 gli ELET cioè i giovani che si sono fermati alla scuola secondaria di primo grado, sono ancora il 28,7% dei 18-24enni stranieri, ovvero il triplo degli autoctoni, che scendono al 9,7%. I giovani in condizione di NEET (Not in Education, Employment or Training, ovvero i giovani che non studiano né lavorano) fra i 15 e i 29 anni si attestano al 29% del totale, circa il doppio degli italiani (17,9%).</p>



<p><strong>Cresce la presenza nei licei.&nbsp;</strong>Negli ultimi dieci anni gli alunni con background migratorio sono rimasti una componente stabile degli istituti tecnici, mentre si è ridotta la quota negli istituti professionali ed è cresciuta in eguale misura la presenza nei licei. Nell’a.s. 2021/22 sul totale degli alunni con background migratorio il 32% frequenta il liceo. Seguono gli iscritti agli istituti tecnici, precedendo la quota dei non italiani negli istituti professionali (28,9%), che continua lentamente a scendere.</p>



<p><strong>Rapporto INVALSI 2023.</strong>&nbsp;Gli allievi stranieri di prima generazione, nella classe V secondaria di secondo grado, in Italiano conseguono in media un esito significativamente più basso di uno studente-tipo<a href="https://www.ismu.org/xxix-rapporto-sulle-migrazioni-2023-comunicato-stampa-13-2-2024/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribers+lista+1%263%29&amp;utm_campaign=6431fd9839-29%C2%B0RAPPORTO+ISMU+MIGRAZIONI_dem_COPY_06&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-6431fd9839-126455418#_ftn4&utm_source=rss&utm_medium=rss">[4]</a>&nbsp;di 9,5 punti. Quelli di seconda generazione hanno un esito inferiore di 8,1 punti. In Matematica, le prime generazioni conseguono mediamente un esito più basso dello studente tipo di meno 2 punti, mentre le seconde generazioni hanno un esito più basso di 3 punti. In Inglese, gli allievi di prima generazione conseguono un esito più elevato dello studente tipo, nella lettura (circa +9,2 punti) e nell’ascolto (+11,1 punti). Anche i risultati delle seconde generazioni sono migliori di quelli dello studente tipo, con circa 5 punti in più nella prova di&nbsp;<em>reading</em>&nbsp;e circa 8 punti in più in quella di&nbsp;<em>listening</em>.</p>



<h4>4) LA SALUTE</h4>



<p>In un contesto internazionale caratterizzato da una evoluzione dei sistemi di welfare in generale e del welfare sanitario in particolare, il XXIX Rapporto sulle migrazioni 2023 analizza i dati europei sulla salute degli stranieri. Tale analisi mette a confronto la salute tra Paesi e gruppi di età e cittadinanza diversa sottolineando, tra l’altro, come l’auto-percezione della salute dei cittadini non comunitari sia peggiore rispetto a quella dei cittadini nazionali in dieci Stati membri. Vengono analizzate, inoltre, le iniziative delle istituzioni europee volte a garantire la salute mentale dei migranti, che nel nuovo approccio globale alla salute mentale lanciato dalla Commissione europea nel giugno 2023 viene posta sullo stesso piano della salute fisica. Infine, vengono riportati i dati italiani e l’impatto di iniziative di policy come il decreto Cutro sulla salute dei migranti.</p>



<p><strong>Ricoveri.</strong>&nbsp;Dai dati Istat 2023 emerge che nel 2021 i cittadini stranieri provenienti da Paesi dell’area europea (esclusa l’Italia) rappresentano il 3,2% di tutti i ricoveri in regime ordinario, seguiti dai ricoveri di cittadini provenienti da Paesi dell’area africana (1,6%), asiatica (1,1%) e americana (0,6%).</p>



<p><strong>Parti.&nbsp;</strong>I dati più recenti (Ministero della Salute) indicano che, nel 2021, i parti di madri di cittadinanza non italiana erano il 19,9% del totale, in leggera flessione rispetto allo stesso dato del 2020 (21%). Al momento del parto le madri straniere hanno in media 31 anni contro i 33,1 delle italiane.</p>



<h4>5) IL TEMA IMMIGRAZIONE NELLE ELEZIONI REGIONALI ITALIANE</h4>



<p>Il 2023 è stato l’anno delle elezioni per il rinnovo della Giunta e del Consiglio regionale in tre regioni: Lombardia, Lazio e Friuli-Venezia Giulia. Rispetto ad altre consultazioni elettorali precedenti, e anche alla competizione per il rinnovo del Parlamento del 25 settembre 2022, il tema immigrazione non ha catalizzato una forte attenzione. Da un’analisi dei programmi elettorali svolta da Fondazione ISMU ETS risulta che, nelle tre regioni, la issue immigrazione era presente nei programmi di sei candidati su otto. Inoltre, diversamente rispetto al passato, il tema non è stato inserito sotto il cappello “legalità e sicurezza” nel programma di alcun candidato (con la parziale eccezione di Massimiliano Fedriga in Friuli-Venezia Giulia), ma è stato inserito all’interno delle aree welfare, formazione e lavoro, mostrando, almeno superficialmente, un tentativo di valorizzazione dell’immigrazione con un inquadramento volto non solo a rilevarne i problemi. Tuttavia, se al momento delle elezioni in Lombardia e Lazio la situazione a livello nazionale permetteva ai partiti di mettere in secondo piano la issue immigrazione, la tragedia di Cutro, avvenuta nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, ha fatto riemergere la questione, e ciò potrebbe almeno in parte spiegare la maggiore rilevanza che il tema ha assunto nelle successive elezioni in Friuli-Venezia Giulia. Il tema è tornato prepotentemente in primo piano a livello nazionale, e anche a livello europeo dove resterà dominante nel corso del 2024, in vista della competizione elettorale del 6-9 giugno che vedrà contrapposti ancora una volta sovranisti e globalisti, europeisti e antieuropeisti, sostenitori delle società aperte e sostenitori delle società chiuse.</p>



<p><strong>Il XXIX Rapporto sulle migrazioni 2023 di Fondazione ISMU ETS tratta anche altre tematiche di attualità quali: il Patto sulla migrazione e l’asilo, la questione dei corridoi umanitari, le tensioni tra Kosovo e Serbia, l’Europa e suoi rapporti con i Paesi africani, la violenza familiare e i minori, la <em>issue</em> immigrazione nell’opinione pubblica europea. Inoltre, uno specifico approfondimento è dedicato alla guerra in Ucraina.</strong></p>



<p></p>



<p>Per scaricare il report: https://www.ismu.org/ventinovesimo-rapporto-sulle-migrazioni-2023/?utm_source=rss&utm_medium=rss<a href="https://www.ismu.org/ventinovesimo-rapporto-sulle-migrazioni-2023/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ismu.org/ventinovesimo-rapporto-sulle-migrazioni-2023/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>***</p>



<h6><a href="https://www.ismu.org/xxix-rapporto-sulle-migrazioni-2023-comunicato-stampa-13-2-2024/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribers+lista+1%263%29&amp;utm_campaign=6431fd9839-29%C2%B0RAPPORTO+ISMU+MIGRAZIONI_dem_COPY_06&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-6431fd9839-126455418#_ftnref1&utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a>&nbsp;Valori revisionati sulla base delle successive revisioni Istat post censimento 2018.<br><a href="https://www.ismu.org/xxix-rapporto-sulle-migrazioni-2023-comunicato-stampa-13-2-2024/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribers+lista+1%263%29&amp;utm_campaign=6431fd9839-29%C2%B0RAPPORTO+ISMU+MIGRAZIONI_dem_COPY_06&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-6431fd9839-126455418#_ftnref2&utm_source=rss&utm_medium=rss">[2]</a>&nbsp;Alcuni dati riportati nel comunicato stampa possono differire da quelli pubblicati nel XXIX Rapporto sulle migrazioni 2023, poiché riaggiornati dopo la pubblicazione del volume.<br><a href="https://www.ismu.org/xxix-rapporto-sulle-migrazioni-2023-comunicato-stampa-13-2-2024/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribers+lista+1%263%29&amp;utm_campaign=6431fd9839-29%C2%B0RAPPORTO+ISMU+MIGRAZIONI_dem_COPY_06&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-6431fd9839-126455418#_ftnref3&utm_source=rss&utm_medium=rss">[3]</a>&nbsp;Valori revisionati sulla base delle successive revisioni Istat post censimento 2018.<br><a href="https://www.ismu.org/xxix-rapporto-sulle-migrazioni-2023-comunicato-stampa-13-2-2024/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribers+lista+1%263%29&amp;utm_campaign=6431fd9839-29%C2%B0RAPPORTO+ISMU+MIGRAZIONI_dem_COPY_06&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-6431fd9839-126455418#_ftnref4&utm_source=rss&utm_medium=rss">[4]&nbsp;</a>Definito nelle analisi INVALSI come un allievo di sesso maschile, in regola con gli studi, che frequenta un istituto tecnico nel Centro Italia, italiano, di condizione socioeconomica e culturale pari alla media nazionale.</h6>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2024/02/25/xxix-rapporto-ismu-sulle-migrazioni-2023/">XXIX Rapporto ISMU sulle migrazioni 2023</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Caregivers: una testimonianza e una richiesta importanti</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Feb 2024 11:14:29 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Anna Mognaschi</p>



<p>Caregivers è una parola inglese che significa &#8220;Colui o colei che si prende cura; prendersi cura, quindi, di una persona che non è autosufficiente in un dato momento della sua vita. Io sono caregiver da più di trent&#8217;anni. Ho una figlia disabile in carrozzina che si chiama Martina. Essere caregiver è un lavoro perché di lavoro si tratta e per 24 ore al giorno per tutto l&#8217;anno.</p>



<p>Un caregiver deve essere molte cose tutte insieme indipendentemente dal ruolo che ha nella famiglia di moglie, madre, figlio, marito o padre: io sono maestra, infermiera, psicologa, amica, e madre. Alcuni pensano che essere caregiver sia un dovere divino o una punizione: io penso sia semplicemente un dato di fatto. Parlerò semplicemente della mia esperienza perché non voglio che nessuno si senta offeso o non si riconosca in quello che dico (noi portatori di cure siamo anche un po&#8217; permalosi).</p>



<p>Ho lasciato il lavoro perché nessuno poteva prendersi cura di mia figlia tranne me. La mia famiglia ha avuto una vita faticosa non infelice, ma molto faticosa. Abbiamo rinunciato a molto, soprattutto per il problema delle barriere architettoniche che riempiono le nostre città; abbiamo faticato molto per portare Martina a scuola e all&#8217;università per la questione della mobilità cittadina; abbiamo obbligato asili e scuole ad installare rampe, scivoli e montascale attraverso l&#8217;aiuto di associazioni di settore perché le istituzioni sono sempre state latitanti; abbiamo rincorso bonus, sovvenzioni, agevolazioni, regalucci vari sempre scoperti attraverso il solo passaparola; abbiamo cercato soluzioni impossibili per recarci al mare, in  montagna e in città d&#8217;arte perché abbiamo sempre voluto che nostra figlia facesse più esperienze possibili.  Inoltre, vivere tutto questo tempo insieme porta inevitabilmente a una specie di simbiosi per cui ad un certo punto non ci distinguevamo più l&#8217;una dall&#8217;altra. È forse questo il problema più importante secondo me di un caregiver: riuscire a dare l&#8217;autonomia dovuta alla persona di cui ci si prende cura, qualunque sia la gravità della sua disabilità. È stata una presa di coscienza lenta e dolorosa riuscire a creare una sorta di distacco fra di noi e l&#8217;abbiamo fatto con un gruppo di auto-mutuo aiuto composto da persone nella nostra stessa situazione.</p>



<p>Una cosa che ancora non riesco ad accettare è il mancato riconoscimento da parte delle istituzioni del mio ruolo di educatrice, infermiera, maestra, psicologa, operatrice socio sanitaria, operatrice socio assistenziale, educatrice domestica etc. etc. Molto più semplice sarebbe stato affidare mia figlia ad un istituto che sarebbe costato alla Regione o al Comune migliaia di euro ogni mese: ma chi appartiene al settore di competenza fa proprio affidamento sull&#8217;amore tra familiari per lasciare completamente in mano alle famiglie la cura delle persone non autosufficienti, elargendo ogni tanto un contentino che non è mai sicuro per gli anni a venire, in modo che si possa vivere in un totale senso di incertezza che fa molto bene alle nostre coronarie!</p>



<p>A 36 anni dalla nascita di Martina molte cose sono migliorate, soprattutto nella mobilità cittadina (abitiamo nel quartiere Comasina, a Milano) e nell&#8217;erogazione di alcune misure per poter accedere ad un assistenza personalizzata; erogazione annuale, concessa ovviamente secondo il budget a disposizione delle istituzioni, quindi ansia e tormento fino alle prossime graduatorie: come dicevo prima, questa è la mia esperienza e non posso parlare a nome di altri che non conosco, ma per quelli che conosco &#8211; e sono tanti &#8211;  la situazione è simile alla mia.</p>



<p>Ho settant&#8217; anni e quello che desidero di più ancora è il riconoscimento giuridico e formale della nostra posizione di caregivers, una possibile pensione e uno stipendio per chi di noi è in età lavorativa e che la passiamo ad accudire i nostri cari. </p>
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		<title>Riportare Ilaria Salis in Italia. Subito.</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 12:50:31 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Patrizio Gonnella (da antigone.it)</p>



<p></p>



<p>L’arretramento dello Stato di diritto ungherese è da ieri sotto gli occhi di tutti. E a tutti è sbattuto in faccia con quelle immagini di Ilaria Salis ammanettata mani e piedi tra due poliziotti incappucciati e in tuta mimetica. È la più esplicita rappresentazione di sé che potesse fare la giustizia penale ai tempi di Viktor Orbàn. È una iconografia poliziesca da regime. Una fotografia che le autorità ungheresi, per nulla preoccupate della presenza di osservatori esterni e di telecamere, hanno voluto ostentare al mondo per raccontare ciò che a loro dire dovrebbe incutere la giustizia penale: terrore, sfiducia, umiliazione, vergogna.&nbsp;</p>



<p>Ciò accade in un paese dove il potere politico ha cercato negli ultimi anni di minare l’indipendenza della magistratura e dove si è aperta la possibilità per il procuratore generale di interferire nell’autonomia decisionale dei procuratori territoriali. Il rapporto dell’Unione europea sullo stato di diritto in Ungheria del 2022 aveva evidenziato come fosse cambiata l’architettura della magistratura inquirente prevedendo tra magistrati vincoli di subordinazione che odorano di controllo, influenza, ingerenza. Nella vicenda giudiziaria di Ilaria Salis si percepisce qualcosa di così sproporzionato rispetto ai fatti realmente accaduti da evocare l’assenza di un giudizio equilibrato e indipendente.&nbsp;</p>



<p>La procura ha formalizzato una richiesta a undici anni di carcere di fronte a lesioni personali lievissime. Qualche graffio o poco più. Pene così alte il codice italiano Rocco di epoca fascista le ha previste nel caso di lesioni consistenti in malattie inguaribili, perdita di un senso o di un arto.&nbsp;</p>



<p>Ilaria Salis è da quasi un anno in custodia cautelare in una delle prigioni di Budapest. Ha finora dovuto sopportare condizioni detentive durissime, sia per la materialità delle stesse che per il regime a lei imposto. Un regime, di parziale isolamento, che a noi si riserva a persone di elevatissimo profilo criminale. In un recente documento presentato dall’Hungarian Helsinky Comittee al Comitato europeo per la prevenzione della tortura, in occasione della visita ispettiva del marzo 2023 nelle prigioni magiare di cui ancora non è pubblicato il relativo rapporto, si denuncia come le organizzazioni della società civile non abbiano più possibilità di accedere ai luoghi di detenzione.&nbsp;</p>



<p>L’amministrazione penitenziaria ungherese ha rescisso unilateralmente gli accordi di cooperazione con l’Hungarian Helsinky Committee. Così le prigioni di quel paese sono tornate all’opacità del regime precedente. Ugualmente sono stati indeboliti tutti i meccanismi istituzionali di controllo delle carceri e delle stazioni di polizia. Di fronte a un caso del genere è obbligo morale e giuridico delle autorità del nostro paese fare tutto il possibile per sottrarre Ilaria Salis a quelle condizioni. Vanno offerte tutte le rassicurazioni utili a riportare Ilaria in Italia in esecuzione di una misura cautelare non detentiva.&nbsp;</p>



<p>Ci dispiace che il ministro Nordio, durante il question time al senato sul caso Salis, abbia affermato che l’Italia non avrebbe una buona reputazione nel campo della cooperazione giudiziaria in quanto, dopo avere ottenuto l’estradizione di Silvia Baraldini (anno 1999), l’avrebbe poi addirittura bene accolta all’aeroporto e le avrebbe fatto scontare una pena solo parziale. Beh, di quella stagione e di quella storia ricordo i dettagli. Anche lì vi era una pena sproporzionata, assurda: quarantatré anni per un delitto senza spargimento di sangue. Una pena eseguita contro una persona che non stava bene.&nbsp;</p>



<p>Fortunatamente in Italia alcuni magistrati sensibili al diritto e ai diritti umani ridussero le afflizioni ingiustamente subite da Silvia Baraldini. Dunque, di quella storia e del comportamento delle autorità politiche e giudiziarie di allora il ministro della giustizia dovrebbe essere fiero, da garantista quale si definisce. Infine, qualche giorno fa il ministro ha negato l’estradizione in Argentina del sacerdote Franco Reverberi accusato di tortura e omicidio durante il regime fascista di Videla. Ha dichiarato che lo ha fatto in quanto attento alle condizioni di salute del presunto torturatore. Ora gli chiediamo di preoccuparsi delle condizioni di salute psico-fisiche di Ilaria Salis, pregiudicate da una carcerazione inumana e sproporzionata.</p>



<p>________________________________________________________________________________________________________________________________________________</p>



<p>Ricordiamo che Ilaria Salis è in carcere da un anno in Ungheria, accusata di aver aggredito alcuni manifestanti di estrema destra. Rischia 24 anni di galera per lesioni che sono passate in pochi giorni. Ieri è stata portata in aula con le mani e i piedi legati: immagini che hanno scosso non solo l&#8217;Italia ma l&#8217;Europa stessa di fronte all&#8217;Ungheria. Come può la democrazia coesistere con queste forme di violenza di Stato e di violazione dei diritti umani?</p>



<p></p>
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		<title>MSF: a Gaza non ci sono luoghi sicuri per l&#8217;assistenza sanitaria</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jan 2024 10:55:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>MSF a Gaza&#160;denuncia che negli ultimi tre mesi a causa degli incessanti attacchi delle forze israeliane nella Striscia di Gaza non ci sono più luoghi sicuri dove fornire assistenza sanitaria alle persone. I continui&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p><strong>MSF a Gaza</strong>&nbsp;denuncia che negli ultimi tre mesi a causa degli incessanti attacchi delle forze israeliane nella Striscia di Gaza non ci sono più luoghi sicuri dove fornire assistenza sanitaria alle persone.</p>



<p>I continui ordini di evacuazione e gli attacchi alle strutture sanitarie hanno ripetutamente costretto organizzazioni come la nostra ad evacuare gli ospedali e a lasciare indietro i pazienti.</p>



<p>La quantità di&nbsp;<strong>spazi sicuri per le organizzazioni</strong>&nbsp;che forniscono supporto sanitario alle persone è ora&nbsp;<strong>fisicamente inesistente</strong>.</p>



<p>I continui ordini di evacuazione e gli attacchi alle strutture sanitarie hanno ripetutamente costretto organizzazioni come la nostra ad&nbsp;<strong>evacuare gli ospedali e a lasciare indietro i pazienti</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>Lasciare l’ospedale di Al-Aqsa e i nostri pazienti è stata una decisione devastante</strong>&nbsp;e l’ultima cosa che avremmo voluto fare. Gli attacchi dei droni, il fuoco dei cecchini e i bombardamenti nelle immediate vicinanze dell’ospedale hanno reso lo spazio troppo insicuro per lavorarci. Le condizioni di instabilità ci fanno sentire incapaci. Non c’è praticamente<strong>&nbsp;nessuno spazio sicuro</strong>&nbsp;per fornire alle persone un’assistenza medica anche minima”.<strong>Enrico Vallaperta</strong>Referente medico del progetto MSF a Gaza</p></blockquote>



<p>Il 6 gennaio, le&nbsp;<strong>nostre équipe sono state costrette ancora una volta ad evacuare un ospedale</strong>. I team hanno lasciato l’ospedale Al-Aqsa nell’Area di Mezzo di Gaza, dopo che le&nbsp;<strong>forze israeliane hanno emesso ordini di evacuazione</strong>&nbsp;per i quartieri circostanti l’ospedale. Questa evacuazione forzata ha limitato il nostro accesso alle scorte di farmaci, confermando la<strong>&nbsp;difficoltà per le attività mediche</strong>&nbsp;e il deteriorarsi continuo delle condizioni di sicurezza.</p>



<h2>Il sistema sanitario di Gaza è collassato</h2>



<p><strong>Il sistema sanitario di Gaza è praticamente collassato</strong>. L’Organizzazione Mondiale della Sanità riferisce che&nbsp;<strong>solo 13 dei 36 ospedali di Gaza sono ancora parzialmente funzionanti</strong>: 9 nel sud e 4 nel nord. I due ospedali principali nel sud di Gaza stanno operando con una capacità di posti letto tre volte superiore alla loro e stanno esaurendo le forniture di base e il carburante.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Siamo gradualmente messi all’angolo in un perimetro molto restrittivo nel sud di Gaza, a Rafah, con possibilità sempre più limitate di offrire cure mediche, mentre i bisogni aumentano disperatamente. Con l’avanzare dell’assalto a Gaza, abbiamo dovuto evacuare diverse strutture sanitarie nel nord della Striscia e poi nell’Area di Mezzo. Oggi ci limitiamo a lavorare principalmente nel sud, perché non possiamo lavorare altrove.<strong>&nbsp;Stiamo esaurendo gli ospedali e siamo costretti a lasciare indietro i pazienti</strong>“.<strong>Thomas Lauvin</strong>Coordinatore dei progetti di MSF a Gaza</p></blockquote>



<p>Diversi ospedali in cui lavoravamo si sono trovati in questa situazione:&nbsp;<strong>l’Indonesian Hospital</strong>&nbsp;nel nord di Gaza è stato costretto ad essere<strong>&nbsp;evacuato a ottobre</strong>.&nbsp;<strong>L’ospedale Al-Shifa</strong>, il più grande di Gaza, è stato&nbsp;<strong>colpito</strong>&nbsp;e il personale è stato costretto a&nbsp;<strong>evacuare a novembre</strong>. Poi&nbsp;<strong>l’ospedale di Al Awda</strong>, ospedale in cui lavoriamo dal 2018,<strong>&nbsp;è stato colpito e tre medici</strong>, due dei quali facevano parte del nostro staff,&nbsp;<strong>sono stati uccisi</strong>.</p>



<p>Ora,&nbsp;<strong>questo schema si sta ripetendo nel Sud</strong>, che ospita un numero di persone cinque volte superiore a quello di prima della guerra, con meno posti per fornire assistenza sanitaria.</p>



<h2>Il sud di Gaza bombardato</h2>



<p>Il sud di Gaza è stato<strong>&nbsp;bersagliato da intensi bombardamenti</strong>&nbsp;dalla rottura della tregua di novembre e il bisogno di cure d’emergenza, chirurgiche e post-operatorie è enorme nell’area. La mancanza di capacità ospedaliera sta privando i<strong>&nbsp;pazienti di cure adeguate e di condizioni igieniche accettabili</strong>, con il risultato di un numero crescente di ferite infette e di procedure mediche eseguite in condizioni estreme. Molte&nbsp;<strong>donne sottoposte a taglio cesareo vengono dimesse appena sei ore dopo il parto</strong>&nbsp;per fare spazio ad altre donne incinte, mentre alcune vengono semplicemente allontanate e partoriscono nelle tende.</p>



<h2>MSF a Gaza</h2>



<p>Rimaniamo impegnati a<strong>&nbsp;fornire assistenza medica</strong>&nbsp;a Gaza e&nbsp;<strong>chiediamo la protezione degli ospedali</strong>, del personale medico e dei pazienti. Le nostre équipe stanno attualmente&nbsp;<strong>fornendo supporto pre e post parto</strong>&nbsp;presso l’Imarati Maternity Hospital, mentre presso l’Indonesian Hospital di Rafah MSF supporta la popolazione di Gaza con la fisioterapia e le cure post-operatorie. Sempre a Rafah, presso la clinica Al-Shaboura, offriamo&nbsp;<strong>consulenze sanitarie di base,</strong>&nbsp;<strong>medicazioni</strong>&nbsp;di ferite e&nbsp;<strong>consulenze per la salute mentale</strong>. Supportiamo l’European Hospital di Gaza con una&nbsp;<strong>piccola capacità chirurgica</strong>&nbsp;e il team di infermieri assiste i pazienti che necessitano di medicazioni. Ad Al Awda, nel nord di Gaza, e all’ospedale Nasser di Khan Younis, i nostri operatori umanitari lavorano in<strong>&nbsp;condizioni estremamente difficili, anche per la mancanza di cibo e forniture mediche a causa degli attacchi aerei e dei combattimenti</strong>&nbsp;nelle vicinanze.</p>



<p>Ribadiamo il nostro appello per un <strong>cessate il fuoco immediato</strong> che risparmi le vite dei civili, ripristini il flusso di assistenza umanitaria e ristabilisca il sistema sanitario da cui dipende la sopravvivenza della popolazione di Gaza.</p>
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		<title>Più di 150 medici stranieri rischiano di perdere l&#8217;accesso alla specializzazione a causa del permesso di soggiorno per studio</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jan 2024 09:39:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Foad Aodi: appello al Presidente della Repubblica e al Governo italiano ed i ministri competenti per risolvere la questione dei medici stranieri, basta muri contro di loro siamo stanchi Così la richiesta e l&#8217;appello&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><em>Foad Aodi: appello al Presidente della Repubblica e al Governo italiano ed i ministri competenti per risolvere la questione dei medici stranieri, basta muri contro di loro siamo stanchi</em></strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="200" height="200" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17346" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a></figure></div>



<p>Così la richiesta e l&#8217;appello dell&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) insieme alla Commissione medici e professionisti della sanità stranieri &#8211; giovani e al Movimento Uniti per Unire al Presidente della repubblica e al Presidente del Governo Italiano e ai ministri competenti per risolvere e consentire ai medici stranieri che hanno superato la prova di ammissione di accedere alle specializzazioni senza muri burocratici; vista l&#8217;enorme carenza di medici specialisti e infermieri in Italia non è umano continuare a mettere muri contro i professionisti della sanità di origine straniera senza motivi validi anche perchè  in numerose regioni stanno salvando la sanità pubblica e privata.</p>



<p>.<strong>Quali sono i requisiti generali per l’accesso ai concorsi pubblici e all&#8217;esame di specializzazione? Cittadinanza italiana o cittadinanza di uno degli Stati membri dell’Unione Europea? Ai sensi dell’art. 38 D.Lgs. 165/01 e s.m.i, possono partecipare: i cittadini italiani o i cittadini di uno degli Stati Membri dell’Unione Europea e i loro familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro, che siano titolari del diritto di soggiorno oppure i cittadini di Paesi terzi che siano titolari del permesso di soggiorno UE o che siano titolari dello status di rifugiato ovvero dello stato di protezione sussidiaria (ai candidati non italiani è in ogni caso richiesta un’adeguata conoscenza della lingua italiana).</strong></p>



<p><strong>La storia</strong>: sta succedendo in tutta Italia. Medici stranieri extracomunitari esclusi dalla specializzazione anche se vincitori di concorso. Hanno scelto di spostarsi dal loro Paese e luogo di origine per formarsi al meglio e iniziare un percorso formativo, ma si trovano in un limbo di insicurezze, con stipendi bloccati, con colleghi che decadono dalla graduatoria ogni tot giorni e con risposte ambigue e senza puri riferimenti di legge dalle segreterie universitarie, dal nord al sud. Chi di loro ha richiesto spiegazioni in merito ha ricevuto come risposta “seguirà il provvedimento motivato dell&#8217;esclusione “. I giovani medici, oltre il carico di stress dell&#8217;inizio di un nuovo percorso in un altro Paese, devono affrontare tutti i giorni anche la pressione da parte dell&#8217;università di provvedere al più presto con la conversione del permesso di studio in permesso di lavoro, pena esclusione dalla specializzazione, cosa attualmente impossibile per chi vuole iniziare un percorso di formazione inquadrato come borsa studio e che ha ricevuto dal Paese di provenienza un Visto di studio. Tale decisione è stata comunicata tramite decreto aggiuntivo del 23 novembre art 4 comma 4 dal MIUR agli Atenei ma in nessun modo ai medici direttamente interessati da questo provvedimento.&#8221; </p>



<p>L&#8217;Amsi insieme al Movimento Uniti per Unire esprime il suo rammarico per questo trattamento nei confronti dei giovani colleghi che vengono esclusi da un giorno all&#8217;altro e senza preavviso o un minimo di garanzie nonostante frequentassero regolarmente nei reparti ospedalieri a loro assegnati dalla Scuola di Specializzazione. ln Italia mancano medici, in tutte le specialità, e se il trattamento è questo non ci possiamo lamentare dei “cervelli in fuga” e delle carenze di personale SSN. Amsi ribadisce il suo impegno a sostenere tutti i professionisti della sanità italiani e di origine straniera come fa da sempre. Più di 1000 strutture e dipartimenti e poliambulatori e servizi pubblici e privati non hanno chiuso grazie all&#8217;ingresso dei professionisti della sanità di origine straniera; più di 3300 professionisti della sanità italiani hanno chiesto all&#8217;Amsi, da maggio del 2023, di volere lavorare all&#8217;estero (Paesi del Golfo) con aumento del 60% da settembre; più di 7 mila richieste di professionisti della sanità giunte all&#8217;Amsi negli ultimi 3 anni, più di 100 mila professionisti della sanità di origine straniera esercitano in Italia con un aumento del 45% di ingressi negli ultimi 3 anni e poi di 1000 convegni e congressi per tutte le professioni e tutte e nazionalità dal 2000 in collaborazione con le nostre associazioni e comunità appartenenti al Movimento Uniti per unire e Unione medica euro mediterranea (UMEM). &#8220;Sono alcune cifre che rendono la nostra realtà tra i primi difensori della sanità in Italia e anche all&#8217;estero e non accettiamo più muri, offese e distinzioni di professionisti e medici di serie A e serie B&#8221;, <strong>così dichiara Foad Aodi Presidente AMSI e docente a Contratto all&#8217;Università di Tor Vergata.</strong></p>



<p>Infine, l&#8217;Amsi si rivolge a tutti gli albi professionali di prendere posizione e tutelare i nostri colleghi perché siamo tutti medici italiani e rispettiamo i nostri doveri e la legge italiana, ma chiediamo che vengano rispettati i diritti senza discriminazione.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. HIV: dati incoraggianti</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Dec 2023 10:39:57 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/af.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="728" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/af-1024x728.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17342" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/af-1024x728.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/af-300x213.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/af-768x546.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/af.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p><br>Il primo dicembre è la giornata mondiale per la lotta contro l&#8217;HIV, ma questo è solo uno dei motivi che mi porta a parlare di questo virus.<br>E&#8217; ancora viva l&#8217;attenzione su questo tema? La situazione in Africa è immutata? L&#8217;Iss riferisce che quest&#8217;anno, in Italia, tra gli over 50, la quota delle diagnosi tardive (con una situazione immunitaria compromessa) arriva all&#8217;80%. Alla luce del dato appena fornito, non possiamo di certo affermare che colpisca solo ragazzi disattenti e disinformati.<br>L&#8217;Africa, però è ancora il Paese più colpito dalla pandemia di HIV.<br>L&#8217;origine del virus non è del tutto chiara. Ha compiuto un salto di specie dai primati all&#8217;uomo e secondo alcuni epidemiologi si è inizialmente diffusa, nei primi del &#8216;900, nelle metropoli coloniali africane come il Congo, a seguito dei processi di inurbamento e di concentrazione della popolazione.<br>La scarsa resistenza dell&#8217;HIV rende poco accreditata l&#8217;ipotesi secondo cui l&#8217;uso di siringhe non sterili abbia contribuito alla diffusione del virus.<br>E&#8217; decisamente più probabile che ci sia una correlazione tra i piani di aggiustamento strutturale imposti dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale e la pandemia. I piani di aggiustamento già citati, infatti, portarono al collasso dei sistemi sanitari, all&#8217;impoverimento della popolazione e conseguentemente al fatto che molte donne per sopravvivere si trovarono costrette a<br>mercificare il proprio corpo.<br>Che dire però della situazione attuale? Alcuni Paesi come Botswana, Ruanda, Eswatini, Tanzania, e Zimbabwe hanno attuato politiche efficaci nel contenere i contagi e curare i malati di Aids. Si è raggiunto il cosidetto “95-95-95”: il 95% delle persone che vivono con il virus è consapevole del proprio stato, il 95% di queste persone è in trattamento antiretrovirale e il 95% di coloro che sono in trattamento ha carica virale non rilevabile (e perciò non trasmissibile). Altri 16 Paesi , di cui otto in Africa sub-sahariana, regione in cui vive una buona parte delle persone HIV positive del mondo, sono sulla buona strada raggiungere questo obiettivo.<br>I programmi di sensibilizzazione dei Paesi africani “virtuosi” sono basati sulle comunità e non stigmatizzano le popolazioni più a rischio, come omosessuali, sex-worker o tossicodipendenti. I governi di questi Paesi hanno pensato a programmi che affrontano le disuguaglianze e forniscono finanziamenti adeguati.<br>Tornando nel nostro Paese, segnalo l&#8217;associazione con cui sono venuto in contatto per sapere di più sul virus, si tratta di ASA. L&#8217;associazione non fornisce solo informazioni, ma svolge una serie di attività di sensibilizzazione e supporto. Ecco il sito: asamilano30.org</p>
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