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	<title>Sana Cheema Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;: Sana Cheema. &#8220;L&#8217;ho uccisa io&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2018 07:42:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/lho-uccisa-io-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10677" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/lho-uccisa-io-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="571" height="116" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/lho-uccisa-io-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 571w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/lho-uccisa-io-2-300x61.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 571px) 100vw, 571px" /></a></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrzia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ha confessato il padre di Sana Cheema, la ragazza italo-pakistana residente a Brescia. Lo ha fatto solo dopo l’arrivo dei risultati dell’autopsia. Fino a quel momento aveva affermato, insieme alla complicità di qualche parente-conoscente, chela figlia, <b>sua figlia</b>, era deceduta per morte naturale.</p>
<p>Invece no, la ragazza è stata uccisa da lui, con l’aiuto di qualcuno, per strangolamento. Con una modalità così efferata da causarle la rottura dell’osso del collo.</p>
<p>Doveva sposare un uomo che aveva scelto lui. SUO PADRE. Un uomo pakistano in un matrimonio combinato. Anche il resto della famiglia era d’accordo…? O forse semplicemente non poteva intervenire? Sua madre, avrebbe potuto avere un ruolo in questa decisione imposta e dire la sua? Non credo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/3719857_0844_sana.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10678" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/3719857_0844_sana.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="660" height="227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/3719857_0844_sana.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/3719857_0844_sana-300x103.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></a></p>
<p>Era arrivata in Italia insieme alla sua famiglia all’età di 10 anni. Aveva frequentato le scuole, imparato la lingua del Paese ospitante e cresciuta in un contesto accogliente, faceva parte di un mondo lavorativo e sociale dove si sentiva inclusa.<br />
Non è bastato spostarsi, crescere, studiare. O forse solo lei aveva assimilato il senso dell’ evolversi e diventare donna libera di pensare e scegliere.</p>
<p><b>Non accade solo in Pakistan, abbiamo numeri, casi e vite anche nel nostro Bel Paese</b> che di bello, attualmente, conserva ben poco rispetto ai diritti. Soprattutto quelli riservati alle donne.</p>
<p><b>Abbiamo mondi femminili dove è lontana la libertà di pensiero, di azione. Esprimersi e scegliere diventa arduo e coraggioso. Tocca rischiare la vita o obbedire alla follia.</b></p>
<p><b>Confessano tutti o la maggior parte di loro</b>, sono quelli che non cercano il suicidio nell’immediatezza dei loro crimini.<br />
<b>Padroni con le mogli, Padroni con le figlie, le fidanzate, le compagne, le amanti. Padroni delle vite di queste donne.<br />
</b>Crescere negli anni un figlio, indipendentemente dal fatto che sia maschio o femmina e non riuscire a comprendere il concetto di rispetto verso l’individuo equivale a un delitto. Al quale si aggiunge troppo spesso la violenza, la morte.</p>
<p>Sana Cheema, sarà un altro simbolo. Rappresenterà la visione malata che appartiene ad altri mondi e anche al nostro. Aveva studiato e non bastava. Lavorava e non bastava. Gestiva un’agenzia di pratiche automobilistiche ed era autonoma. Non bastava.<br />
Doveva sposare un uomo scelto da suo padre.</p>
<p>Queste sono storie che devono essere raccontate nelle scuole, approfondite in un parallelo storia-contemporanea e Leggi. Evoluzione e diritti, affinché nascano dibattiti volti a sostenere le coscienze.</p>
<p>Sana Cheena aveva solo 25 anni e una vita davanti.</p>
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