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	<title>Sana&#039;a Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Yemen. Un anno dopo l&#8217;offensiva di Hodeidah MSF continua a ricevere feriti di guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2019 09:06:26 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="https://www.notiziegeopolitiche.net/wp-content/uploads/2019/04/medici-senza-frontiere-yemen.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.notiziegeopolitiche.net/wp-content/uploads/2019/04/medici-senza-frontiere-yemen.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a><figcaption>(Foto: Msf).</figcaption></figure></div>



<p><em>di Francesca Mapelli</em> * – (notiziegeopolitiche.net)</p>



<p>A un anno dal 13 giugno 2018, quando le forze leali al presidente Hadi, appoggiate dalla Coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita ed Emirati (SELC), lanciavano un’offensiva militare su Hodeidah, Medici Senza Frontiere (MSF) continua a ricevere feriti da arma da fuoco, per la maggior parte civili, nell’ospedale Al Salakhanah, a nord-est della città. Vengono portate qui anche le vittime di incidenti stradali, ustioni o fratture, e più in generale chi ha bisogno di un intervento chirurgico di emergenza.<br>Da ottobre 2018, quando MSF ha cominciato a supportare questa struttura, sono stati curati in totale 6.600 pazienti, tra cui 440 feriti di guerra. L’intervento di MSF presso l’ospedale Al Salakhanah è iniziato dalla riabilitazione del pronto soccorso e delle sale operatorie per poter fornire assistenza medica e chirurgica d’urgenza. Un supporto che si è rivelato fondamentale quando, il mese successivo, è stata sferrata una seconda offensiva da parte delle forze sostenute dalla SELC, con pesanti combattimenti e bombardamenti aerei.<br>“Ci sono scontri ogni giorno, soprattutto di notte, vicino all’area di Al Salakhana. I proiettili hanno raggiunto anche l’ospedale e alcune case, diversi bambini restano feriti per le pallottole vaganti” racconta Hisham Al-Dawa, coordinatore dei progetti di MSF a Hodeidah.<br>Gli yemeniti che vivono nelle regioni settentrionali del Paese dipendono dai rifornimenti che transitano dal porto di Hodeidah, un punto strategico sul Mar Rosso. L’affaccio sul mare consente anche a molti abitanti di vivere di pesca, attività per nulla sicura a causa del conflitto. La barca di Yasser Ahmed, pescatore, è stata colpita da un attacco aereo notturno in cui sono morte 7 persone. “Eravamo andati in mare per due giorni. Erano le 3:30 di notte quando un aereo ci ha attaccato. Ho perso due fratelli, un nipote e diversi amici. Siamo pescatori, passiamo tutto il tempo in mare. Non stavamo commettendo alcun crimine, stavamo solo cercando di lavorare per vivere” racconta Ahmed.<br>Dopo quattro anni di guerra, le parti in conflitto e i loro alleati internazionali hanno provocato il collasso del sistema sanitario pubblico nel paese, che non riesce a soddisfare i bisogni di 28 milioni di yemeniti. Per questo sono riemerse malattie come difterite, morbillo e colera. Riguardo quest’ultima, tra il 1° gennaio e il 1° maggio 2019, MSF ha ammesso 10.000 casi sospetti di colera presso le proprie strutture nei governatorati di Amran, Hajjah, Sanaa, Ibb e Taiz, osservando dal mese di aprile una diminuzione dei pazienti in tutti i Centri di trattamento.<br>Lo scorso 16 maggio, a seguito dei bombardamenti su Sanaa da parte della coalizione SELC, MSF ha donato kit medici supplementari al Kwait Hospital che ha ricevuto in pochissimo tempo 48 feriti e 4 morti. L’impatto del conflitto è particolarmente forte anche a Taiz e nella città di Abs, nel governatorato di Hajjah, dove gli scontri continuano a poca distanza da un ospedale supportato da MSF.</p>



<p>Le richieste di MSF.<br>MSF chiede a tutte le parti in conflitto di garantire la protezione dei civili e del personale medico, di permettere a feriti e malati di accedere all’assistenza sanitaria e di allentare le restrizioni alle organizzazioni umanitarie per permettere loro di rispondere in modo tempestivo agli ingenti bisogni della popolazione. MSF invita, infine, le organizzazioni umanitarie internazionali ad incrementare la loro risposta, aumentando il personale esperto nelle aree in cui i bisogni sono maggiori e garantendo una fornitura tempestiva e di qualità degli aiuti.</p>



<p><em>Quello in Yemen è il più grande intervento di MSF in una zona di conflitto. MSF ha aumentato le proprie attività nel paese dall’inasprirsi del conflitto nel 2015. Oggi lavora in 12 ospedali e centri sanitari e fornisce supporto a oltre 20 strutture in 11 governatorati: Abyan, Aden, Amran, Hajjah, Hodeidah, Ibb, Lahj, Saada, Sanaa, Shabwah e Taiz. Da marzo 2015 a dicembre 2018, le équipe di MSF hanno eseguito 81.102 interventi chirurgici, fornito cure a 119.113 feriti di guerra, fatto nascere 68.702 bambini e curato più di 116.687 casi sospetti di colera. MSF impiega in Yemen più di 2.200 operatori internazionali e locali e fornisce incentivi a 700 dipendenti del Ministero della Salute</em>.</p>



<p><em>* Ufficio stampa di Medici Senza Frontiere</em>.</p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Lo YEMEN al Festival della fotografia etica</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Oct 2018 16:38:15 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_113755.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11565" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_113755.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2391" height="2119" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_113755.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2391w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_113755-300x266.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_113755-768x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_113755-1024x908.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 2391px) 100vw, 2391px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con questo articolo <i><b>Associazione per i Diritti umani</b></i> inizia a pubblicare una sua selezione delle mostre del <span style="color: #cc0000;"><b>Festival della Fotografia Etica</b></span>, manifestazione organizzata a Lodi durante il mese di ottobre. Un appuntamento annuale ormai imperdibile!</p>
<p>La prima esposizione, secondo noi importante, riguarda lo Yemen. Presentata nella sezione “Uno sguardo sul mondo” è a cura del fotografo <b>Olivier Laban-Mattei. </b></p>
<p><b>Titolo “YEMEN. Le rovine di quella che era una volta la “felice Penisola arabica”.</b></p>
<p>Dalla Presentazione: “Yemen, giugno 2017. Più di 10.000 morti, metà dei quali sono civili. I bombardamenti intensivi di campi militari, ma anche di case, scuole e musei. Un&#8217;epidemia di colera che ha interessato oltre 1 milione di persone. La guerra iniziata in Yemen nel 2015 è un conflitto devastante, ed è praticamente senza testimoni esterni”.</p>
<p>Ecco perchè riteniamo importante questa mostra perchè, tramite immagini così forti, si può “entrare” in una situazione pericolosa e drammatica, poco presente sulla stampa nazionale e internazionale perchè pochi possono entrare nel Paese, ma anche perchè pochi se ne vogliono occupare.</p>
<p>Lo Yemen è un territorio entrato in quel teatro di guerra più ampio che vede coivolti Arabia saudita e Iran , Siria e Iraq. E&#8217; una guerra per il Potere geopolitico ed economico nel Medioriente.</p>
<p>Lo Yemen, oggi, è diviso tra Nord e Sud. A nord, dove è situata la capitale Sana&#8217;a, esiste una forma di governo formata dagli ufficiali del movimento ribelle Houthi; a sud, in cui la città principale è Aden, la reggenza è in mano ad un&#8217;altra forma di governo, riconosciuta dalla comunità internazionale e sostenuta dalla coalizione saudita. Entrambe le fazioni non permettono ai giornalisti di entrare nei confini del Paese e di portare notizie all&#8217;estero. Un bravo e coraggioso fotogiornalista ci è riuscito. Ed ecco le sue foto.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_121536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11566" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_121536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="3456" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_121536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_121536-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_121536-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_121536-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a><a 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		<title>Da cosa nasce la crisi umanitaria nello Yemen</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2018 06:19:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Valentina Tatti Tonni Hanna Lahoud è morto. Ucciso a Taiz, nello Yemen del sud il 21 aprile 2018. Amato da tutti, era di origini libanesi e prestava servizio nella Croce Rossa, nel&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b> </b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">di Valentina Tatti Tonni</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-223.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10690" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-223.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="474" height="266" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-223.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-223-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Hanna Lahoud è morto. Ucciso a Taiz, nello Yemen del sud il 21 aprile 2018. Amato da tutti, era di origini libanesi e prestava servizio nella Croce Rossa, nel programma che si occupa dei detenuti. Un agguato, dato che i colleghi che erano in macchina con lui sono rimasti illesi. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un’altra vita spezzata che si unisce alle migliaia di morti su allarme lanciato dalle Nazioni Unite.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 2012 a seguito della Primavera Araba anche la Repubblica dello Yemen attraversa un periodo di stallo istituzionale. Mentre il Nord era riuscito a ottenere l’indipendenza dall’impero ottomano, il Sud era inizialmente controllato dall’impero britannico e dai suoi protettorati. Quando gli inglesi si ritirarono venne instaurato un regime marxista, sulla spinta dei sovietici da sempre interessati al Medio Oriente: lo Yemen del sud nella penisola araba negli anni Settanta infatti strinse rapporti con l’URSS, la Cina e Cuba. Nel Nord invece venne instaurato un regime assolutista con a capo </span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/%27Ali_%27Abd_Allah_Saleh?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">ʿAlī ʿAbd Allāh Ṣāleḥ</span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (che verrà assassinato nel dicembre del 2017): con la caduta dell’Unione Sovietica, i due stati si uniranno per formare lo Yemen moderno. Tuttavia nel 1994 già ci furono tentativi di secessione, raggiunti, ma non approvati dalla comunità internazionale. Il potere di </span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/%27Ali_%27Abd_Allah_Saleh?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ṣāleḥ</span></span></span></a><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">è stato passato a </span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/%27Abd_Rabbih_Mansur_Hadi?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">ʿAbd Rabbih Manṣūr Hādī</span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, anche se fu ben presto destituito nel colpo di stato del 2015.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-222.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10691" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-222.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="475" height="266" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-222.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 475w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-222-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 475px) 100vw, 475px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">E così arriviamo ai giorni nostri. Nel 2015 il gruppo armato sciita zaydita Huthi, pur essendo una minoranza, riesce a far dimettere gli alti funzionari del governo tra cui appunto il Presidente</span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/%27Abd_Rabbih_Mansur_Hadi?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> Hādī</span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> e il primo ministro. Il Paese viene affidato ad un “governo tecnico”, come lo chiameremo noi, vicino all’ex presidente e questa decisione fa sorgere sempre più scontento tra la popolazione, tanto più che al Sud quattro amministrazione regionali decidono di voler prendere ordini dal governo centrale. E’ il caos. Gli Huthi dopo aver preso il controllo della capitale Sana’a costringono </span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/%27Abd_Rabbih_Mansur_Hadi?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> Hādī</span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> alla fuga. Lui si va a rifugiare al Sud nella città di Aden che proclama come capitale transitoria. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La tensione sale e il 25 marzo 2015 gli Huthi, alleati con forze militari fedeli a</span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/%27Ali_%27Abd_Allah_Saleh?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> Ṣāleḥ</span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> e sostenuti dall’Iran, lanciano un’offensiva contro Aden. Nel frattempo l’ex presidente non è rimasto fermo aspettando la cattura ma si è rifugiato al confine, in Arabia Saudita. I sauditi prendono le sue parti e il giorno dopo attaccano con aerei militari gli Huthi, attacchi che secondo l’ONU avrebbero causato più vittime di quante ce ne fossero state in partenza, ricevendo aiuti militari da Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia. Proprio il nostro Paese di recente, il 18 aprile scorso, sarebbe sotto accusa per gli ordigni lanciati nello Yemen: la Rete Italiana per il Disarmo insieme al Centro Europeo per diritti umani e costituzionali Ecchr avrebbe affiancato l’associazione yemenita Mwatana presentando denuncia alla Procura di Roma La richiesta è che venga eseguita un’indagine sulle responsabilità penali dell’Autorità Italiana che autorizza l’esportazione degli armamenti, nonché un’indagine sull’operato dell’azienda di proprietà tedesca Rwm Italia SpA che avrebbe prodotto la bomba. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nello scorrere della guerra civile, la popolazione è in fuga ed è così che si è creato il lungo cordone, gente scampata alla morte diventa profugo di una nuova tragedia umanitaria. Il conflitto iniziato per l’egemonia e la conquista del territorio, ha invece reso povero lo Stato. Lo Yemen è oggi come una stele di cemento forellato, ma la guerra non accenna a finire nonostante i moniti delle Nazioni Unite, i salvataggi delle Ong sul campo, i numeri delle vittime in crescita e quel missile che lo Yemen ha lanciato sulla capitale saudita Riad e che ha fatto presagire per molti l’inizio di un conflitto ancora più pericoloso: che sia cioè solo un capro espiatorio punitivo contro l’Iran. </span></span></span></p>
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		<title>Yemen: intensi combattimenti e blocco delle importazioni lasciano la popolazione senza cure</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Dec 2017 06:57:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie da Medici Senza Frontiere (MSF) Una settimana di pesanti violenze, accompagnata dal blocco che impedisce tutti i rifornimenti vitali in Yemen, mostra ancora una volta l’assoluto disprezzo delle parti in guerra nei confronti&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Notizie da Medici Senza Frontiere (MSF)</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/msf217237_medium-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9923" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/msf217237_medium-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="760" height="380" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/msf217237_medium-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 760w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/msf217237_medium-2-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 760px) 100vw, 760px" /></a></p>
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<p>Una settimana di pesanti violenze, accompagnata dal blocco che impedisce tutti i rifornimenti vitali in Yemen, mostra ancora una volta l’assoluto disprezzo delle parti in guerra nei confronti della <strong>popolazione civile, dei pazienti e delle strutture mediche nel Paese</strong>.</p>
<p>Dal 29 novembre, pesanti combattimenti nelle strade e nuovi bombardamenti aerei stanno paralizzando la città di Sana’a, mentre la popolazione locale è costretta a rimanere in casa per diversi giorni, e i feriti sono impossibilitati a ricevere le cure mediche di cui hanno bisogno. Secondo fonti locali, alcune ambulanze chiamate per soccorrere i feriti sono finite in mezzo agli scontri, che hanno provocato <strong>oltre 100 vittime</strong>. Sebbene MSF non abbia ricevuto le necessarie garanzie dalle parti in conflitto per muoversi all’interno della città di Sana&#8217;a, è riuscita comunque ad assicurare <strong>forniture mediche gratuite agli ospedali della capitale</strong>.</p>
<p>Intanto, gli scontri si sono estesi ad altre zone del Paese, come i governatorati di Hajjah, Amran e Ibb. Lo scorso 2 dicembre, MSF ha ricevuto 28 feriti di guerra nei suoi due ospedali di Khamer e Houth. Nelle prime ore del mattino del 4 dicembre, un attacco aereo ha colpito l&#8217;ospedale di Al Gamhouri, sostenuto da MSF, nella città di Hajjah. <strong>Il pronto soccorso, la sala operatoria e l&#8217;unità di terapia intensiva sono stati danneggiati</strong>, costringendo 12 pazienti del pronto soccorso all’evacuazione. Nonostante i danni, l&#8217;ospedale è riuscito a ricevere, poco dopo l’attacco, 22 vittime dei bombardamenti aerei di Hajjah. Nella stessa struttura erano stati assistiti altri 38 feriti nei giorni compresi tra il 2 e il 3 dicembre.</p>
<p>“I servizi sanitari sono stati ripetutamente attaccati. Ancora una volta le parti in conflitto non stanno risparmiando dai combattimenti le strutture mediche, mettendo così a repentaglio la vita dei pazienti e del personale medico”, dichiara <strong>Steve Purbrick, coordinatore dei progetti di MSF ad Hajjah</strong>. &#8220;I civili devono essere in grado di fuggire o cercare assistenza medica, le ambulanze devono essere autorizzate a raggiungere i feriti e gli ospedali devono essere protetti”.</p>
<p>Gli ultimi scontri avvengono mentre lo Yemen è ancora alle prese con un <strong>paralizzante blocco delle importazioni commerciali e umanitarie</strong> imposto dalla Coalizione guidata dall’Arabia Saudita un mese fa. Sebbene sia stato consentito l’ingresso ad alcuni voli e navi umanitarie, il blocco è ancora in vigore per le importazioni commerciali di merci, come il <strong>cibo e il carburante</strong>. Questo blocco impedisce alla popolazione yemenita di avere accesso ai beni di prima necessità, comprese le medicine e le forniture mediche.</p>
<p>Dall’inizio dei combattimenti e dell’imposizione del blocco,<strong> il prezzo del carburante è aumentato di oltre il 200% e in generale tutti i prezzi dei beni primari, come acqua e cibo,</strong><strong>sono aumentati drammaticamente</strong>.</p>
<p>“Il blocco e i recenti combattimenti hanno avuto un <strong>effetto devastante anche sulla nostra azione medica</strong>”, afferma <strong>Djoen Besselink, capo missione in Yemen per MSF</strong>. “L&#8217;aumento del costo del carburante, ad esempio, comporta che le persone debbano pagare di più per il trasporto negli ospedali, o perfino scegliere tra recarsi in ospedale o comprare il cibo per la propria famiglia. <strong>Gli ospedali stessi stanno lottando per permettersi i costi del carburante</strong> e l’aumento del prezzo potrebbe spingere alcuni dei pochi ospedali ancora funzionanti a chiudere. La distruzione e lo sfaldamento dei servizi sanitari nel Paese”, aggiunge Besselink, “sono stati un segno distintivo del conflitto negli ultimi due anni e mezzo.</p>
<p>Il blocco contribuisce in modo significativo a questo smantellamento e deve essere immediatamente revocato. Le navi e gli aerei commerciali devono essere ammessi nei porti del nord per prevenire ulteriori sofferenze inutili”.</p>
<h2>Testimonianza di Fatima</h2>
<p>Fatima siede sul letto accanto a Ishaq, <strong>il suo bambino di 18 mesi</strong>. Sono arrivati il giorno prima al centro di trattamento del colera gestito da MSF nella città di Al Qaeda, nel governatorato di Ibb, dopo un viaggio di quattro ore da Shokan, un villaggio situato nel distretto di Mawia, nel governatorato di Taiz.</p>
<p>“Si è ammalato tre giorni fa”, racconta Fatima, “ma all’inizio abbiamo sperato migliorasse, e abbiamo aspettato”. Dopo due giorni, il bambino continuava ad avere diarrea e vomito, quindi i suoi genitori hanno preso in prestito 9.800 YER/riyal da un vicino per coprire i costi del trasporto necessari per raggiungere una farmacia privata vicino al loro villaggio. “Gli hanno fatto un’iniezione e siamo tornati a casa”. Il mattino dopo, poiché Ishaq non dava segni di miglioramento, un vicino ha consigliato a Fatima di portarlo nella città di Al Qaeda, dove aveva saputo che <strong>MSF forniva gratuitamente assistenza sanitaria per il trattamento del colera</strong>. “Non siamo venuti il primo giorno perché non avevamo i soldi per pagare il viaggio. Ci eravamo già fatti prestare dei soldi da un vicino per andare alla farmacia, quindi nessuno voleva prestarcene altri. Ma mio marito li ha convinti”.</p>
<p>Per raggiungere il centro, il marito di Fatima ha dovuto prendere in prestito altri 30.000 YER/riyal. “<strong><em>Abbiamo pagato 20.000 YER/riyal per affittare una macchina e altri 10.000 per il carburante</em></strong>”. Fatima spera che suo figlio venga dimesso oggi poiché il prezzo del carburante cresce di giorno in giorno, e così anche i debiti in cui incorreranno per pagare per il viaggio di ritorno.</p>
<p>Come lavoratore giornaliero, il marito di Fatima guadagnava 1.500 YER al giorno. Ma non riesce più a lavorare tutti i giorni. “<em>A causa della guerra, le persone non hanno soldi e quindi non mi danno lavoro</em>”. Per restituire parte dei soldi avuti in prestito, Fatima sta considerando di vendere le due capre di famiglia, che potrebbero rendere loro circa 13.000 YER.</p>
<p>“<em><strong>A causa della guerra, non possiamo neanche permetterci di comprare il cibo</strong>. C’è cibo nei negozi ma mancano i soldi per comprarlo</em>.” Stando ai suoi racconti, prima 10 kg di grano costavano 4.000 YER, mentre adesso ne costano 9.000.</p>
<p>Oltre al colera, Ishaq soffriva già in precedenza di malnutrizione acuta – una condizione che non implica necessariamente l’ospedalizzazione, ma richiederebbe che il bambino ricevesse porzioni supplementari di cibo ogni due settimane per alcuni mesi. Dopo essere stato dimesso dal centro, Ishaq verrà registrato nel programma nutrizionale dell’Ospedale di Al Qaeda e riceverà il trattamento per 14 giorni. Ma, dati gli elevati costi del trasporto, è improbabile che i suoi genitori possano riportarlo in ospedale e <strong>senza gli adeguati controlli le sue condizioni peggioreranno di nuovo</strong>.</p>
<h2>Il muto silenzio attorno alla guerra in Yemen</h2>
<p>Valentina, pediatra MSF, è da poco rientrata dalla sua missione a Khamer, in Yemen.</p>
<p>&#8220;<strong>Porto inciso nella memoria ogni singolo istante</strong> di una delle esperienze più intense che abbia finora vissuto. Da qualche tempo l&#8217;area di Khamer sembra essere un&#8217;oasi parzialmente più protetta dai bombardamenti rispetto ad altre zone del Paese, ma si possono toccare con mano tutte le ripercussioni dirette e indirette di una guerra che da anni sta dilaniando il paese. Impossibilità da parte della popolazione ad accedere alle strutture sanitarie, risorse economiche in via di esaurimento, epidemie dovute alla riduzione delle coperture vaccinali o alle scarse condizioni igieniche: tutti fattori che incidono pesantemente sullo stato di salute del popolo yemenita, e, come accade spesso, <strong>i bambini sono tra i primi a pagarne le conseguenze</strong>&#8220;.</p>
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